Primo Piano

Rossano: la Giornata Internazionale di Preghiera contro la Tratta

Rossano – In occasione della seconda Giornata Mondiale contro la tratta di persone e contro tutte le forme di schiavitù e sfruttamento , l’Ufficio Migrantes della Diocesi Rossano - Cariati in questa settimana si è fatta promotrice  di una serie di momenti dove si è riflettuto e pregato contro la tratta e contro tutte le forme di schiavitù. Sono milioni nel mondo donne, bambini, uomini che sono sfruttati da persone senza scrupoli per fine di lucro. Un momento molto bello è ricco di preghiera è stata l’Adorazione Eucaristica fatta nella Parrocchia  Madonna del Buon Consiglio in contrada Amica. In quest’ Ora di Adorazione oltre a pregare e a meditare si sono lette diverse testimonianze di persone che sono riuscite a liberarsi dalle catene della schiavitù.
Altro momento, sempre nella Parrocchia Madonna del Buon Consiglio, che ha visto la partecipazione di molte persone, è stata una celebrazione Eucaristica nel quale si è ricordata la figura di Santa Giuseppina Bakita, la giovane sudanese che da piccola venne sfruttata e solo dopo anni di lotta è stata liberata e divenuta cristiana prese l’abito di religiosa canossiana. Nel 1947 morì e fu canonizzata da Giovanni Paolo II. Durante la celebrazione don Giuseppe Pisani, vice direttore della pastorale per i migranti della diocesi Rossano-Cariati, ha voluto ricordare come in questo Anno Santo venga concessa a tutti i nostri fratelli sfruttati la capacità di vivere da persone libere e protagoniste del loro futuro. Al termine della celebrazione Eucaristica, Giovanni Fortino, direttore dell’Ufficio Migrantes ha sottolineato l’urgenza di combattere queste forme di violenza e farsi da tramite per cercare una soluzione a questo problema. (Antonio La Banca)
 

Papa in Messico: la preghiera davanti alla Madonna di Guadalupe

Città del Messico - Papa Francesco in silenziosa preghiera davanti la Morenita, la Madonna di Guadalupe, è sicuramente l’immagine simbolo di questo viaggio in Messico, ferito dalla corruzione, dalla violenza, dal narcotraffico, metastasi che divora. È un Papa che consegna alla madre di Dio sofferenze e lacrime del popolo messicano, perché nella costruzione del “santuario della vita” nessuno può essere lasciato fuori e tutti siamo necessari specialmente quelli che non contano perché non sono all’altezza delle circostanze.
Il santuario di Dio, dice Francesco nell’omelia guadalupana “è la vita dei suoi figli, di tutti e in tutte le condizioni, in particolare dei giovani senza futuro esposti a una infinità di situazioni dolorose, a rischio, e quella degli anziani senza riconoscimento, dimenticati in tanti angoli”. Santuario di Dio sono le famiglie “che hanno bisogno del minimo necessario per potersi formare e sostenere”, ed è “il volto di tanti che incontriamo nel nostro cammino”. La guarda a lungo, in silenzio, con calma, seduto nel Camarin, la piccola sala dietro l’icona mariana. Le chiede di accompagnare tante vite, asciugare tante lacrime. Ricordando l’apparizione all’indio Juan Diego, afferma che Dio “ha risvegliato e risveglia la speranza dei più poveri, dei piccoli, dei sofferenti, degli sfollati e degli emarginati, di tutti coloro che sentono di non avere un posto degno in queste terre”.
È una preghiera di speranza per questo popolo, “dove non ci sia bisogno di emigrare per sognare; dove non ci sia bisogno di essere sfruttato per lavorare; dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l’opportunismo di pochi. Una terra – dice all’Angelus a Ecatepec, la città delle donne scomparse e uccise – che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte”. È un Papa che mette in guardia da una triplice tentazione: la ricchezza che emargina, la vanità che esclude, l’orgoglio che vede superiorità di qualunque tipo.
Guarda a una chiesa capace di uscire, di stare accanto a chi soffre, è in difficoltà; una chiesa che non si rifugia in condanne generiche, ma che si muove con coraggio profetico “avvicinando e abbracciando la periferia umana e esistenziale dei territori desolati delle nostre città”. Una chiesa che coinvolge comunità parrocchiali, scuole, istituzioni, politica: “solo così si potrà liberare totalmente dalle acque in cui purtroppo annegano tante vite, sia quella di chi muore come vittima, sia quella di chi davanti a Dio avrà sempre le mani macchiate di sangue, per quanto abbia il portafoglio pieno di denaro sporco e la coscienza anestetizzata”. Solo una chiesa “capace di proteggere il volto degli uomini che vanno a bussare alla sua porta è capace di parlare loro di Dio. se non decifriamo le loro sofferenze, se non ci accorgiamo dei loro bisogni, nulla potremmo offrire”. Ai piedi della Morenita, in quella lunga e silenziosa preghiera, Papa Francesco avrà posto anche l’incontro storico con il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, soprattutto il cammino che è iniziato con quell’abbraccio all’aeroporto dell’Avana.
Un’isola, Cuba, diventata capitale dell’unità, ha detto Francesco, crocevia di dialogo tra chiese separate dal 1054. Due vescovi e due fratelli che si sono incontrati, che hanno parlato liberamente delle chiese loro affidate; che insieme hanno deciso di ritrovarsi per costruire processi di pace, in terre dove la violenza e il fondamentalismo mette a rischio la stessa presenza dei cristiani. Un incontro concluso con la firma di una dichiarazione comune nella quale i trenta punti hanno come scopo principale quello di indicare un cammino comune per contrastare il secolarismo, ma anche l’indifferenza che non fa vedere le sofferenze di tanti uomini e donne. C’è bisogno di una “maggiore integrazione tra le chiese cristiane”, ne sono convinti al Patriarcato ortodosso, anche a causa delle diversa attenzione ai temi etici da parte delle chiese della Riforma, rispetto alla chiesa cattolica. Un incontro storico, dicevamo, che apre la porta alla speranza di giungere alla piena unità tra le chiese; che guarda al prossimo Concilio pan ortodosso che si aprirà il 14 giugno a Creta, e che rimette in primo piano una speranza coltivata da Giovanni Paolo II prima, e da Benedetto XVI, successivamente, di un viaggio a Mosca del Papa. L’incontro è un dono di Dio, ha detto Francesco commentando l’abbraccio con Kirill, e a Cuba “si è vissuto un giorno di grazia”. (Fabio Zavattaro – SIR)
 

Mci Svizzera: da oggi la visita di mons. Savino

Cassano allo Ionio - Missione svizzera per il Vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, che da oggi, venerdì 12 febbraio 2016 sino a lunedì 15 febbraio, farà visita ai due sacerdoti diocesani, don Saverio Viola e don Francesco Diodati, che lì prestano servizio come missionari per la comunità italiana.

Germania-Scandinavia: novità nelle MCI

Francoforte - A partire dal 15 settembre 2015 è stata assegnata alla Comunità cattolica italiana di Cristo Re Stuttgart/Vaihingen, dopo 4 anni di attesa, una Gemeindereferentin, al 50%, Maria Di Miero.  Alla Missione di Monaco di Baviera è arrivata alla fine di settembre Sr. Maria, che si occupa soprattutto della terza età e delle visite alle famiglie. Sr. Cinzia aveva chiesto di essere trasferita per motivi di salute. Alla Missione di Wuppertal opera dal primo di gennaio il nuovo "Pastoralrefent" Placido (Dino) Tirendi, licenziato in Teologia del Matrimonio e della Famiglia, attualmente dott.do in Antropologia Teologica. A Remscheidt (Mci di Solingen) è arrivato da poco don Patrice Nizeye Zimulinda, della diocesi di San Miniato, che collaborerà con il parroco Aphrodis. Francesco Bonsignore è dal primo febbraio 2016 il nuovo segretario della MCI di Amburgo, con questi orari di lavoro: lunedì dalle 14 alle 18, il venerdì dalle 9 alle 13. A tutti i nuovi arrivati: grazie della disponibilità, benvenuti e buon lavoro. (P. Tobia Bassanelli)
 

MCI: è morto don Guido Severi. Lunedì i funerali a Cesena

Cesena - E’ spirato, ieri, dopo aver ricevuto i conforti della fede a Cesena don  Guido Severi. Aveva 95 anni. Ordinato sacerdote  nella Chiesa di Cesena il 29 aprile 1946 e dopo aver svolto diversi servizi di cappellania in diocesi- Borello, Martorano, Cesenatico , S. Giorgio -  ha chiesto ed ottenuto di dedicarsi alla assistenza degli emigrati italiani in Germania. Viene destinato alla Missione di Stoccarda nel luglio 1957 e nel 1960 diviene Rettore della sede di Loerrach ai confini con la Svizzera nel Land Baden-Wuertenberg, diocesi di Friburgo di Brisgovia ove rimane fino al 1968. In quegli anni  completa anche la sua formazione intellettuale frequentando corsi estivi in diverse Università europee, Beziers, Londra, Freburg ed  anche nella Fordam University (USA), conseguendo nel 1964 la laurea in lingue moderne. Dal 1968 al 1982 regge la Missione di Wetzlar, sempre in Germania, ma diocesi di Limburg/Lahn ed opera anche in quella di Albstadt.  Contemporaneamente ha svolto attività di cappellano di bordo in alcune navi da crociera. Ha pubblicato anche un libro “Giovani 2000” con l’intento di richiamare la gioventù moderna ai valori spirituali. E’ rientrato definitivamente in diocesi  di Cesena nel 1996. A Cesenatico soprattutto ed in Germania don Guido viene ricordato da sacerdoti e laici per la sua vorticosa attività e per l’originalità dei suoi interventi e delle iniziative. La  Messa esequiale avrà luogo lunedì 15 febbraio, alle ore 10,00, nella Cattedrale di Cesena presieduta dal Vescovo Mons. Douglas Regattieri.

La Migrantes esprime vicinanza ai parenti e ringraziamento a don Guido, affidandolo ora al  Pastore dei pastori per il  riposo di serenità e di pace eterna nella Casa del Padre. (S.R.)   

Treviso: una “Guida per richiedenti asilo”

Treviso - Una guida informativa per i migranti, stampata in 3mila copie e in 5 lingue (italiano, inglese, francese, arabo e bengalese), con informazioni di base per i richiedenti asilo, che tengano in considerazione i nostri usi, costumi, regole e consuetudini. Presentata a Treviso, la guida porta il titolo di “Guida per richiedenti asilo” ed è la prima fase del progetto “Insieme nell’accoglienza”.  Il progetto prevede quattro settori d’interesse: la guida informativa sulle prime necessità, la promozione del senso dell’accoglienza e del volontariato, l’orientamento e l’approccio al mondo del lavoro e alcuni brevi percorsi professionalizzanti.
 

Tratta: una fiaccolata a Torino

Torino . Nel tardo pomeriggio di sabato scorso il centro di Torino è stato illuminato da una fiaccolata di solidarietà con le donne vittime della tratta e di denuncia dello sfruttamento della prostituzione. Alla marcia, che si è snodata dalla Basilica del Corpus Domini, hanno partecipato 300 persone che al termine hanno gremito la vicina chiesa di San Rocco per una veglia di preghiera e un momento di festa. Promossa in occasione della festa liturgica di santa Bakhita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con l’Ufficio Migrantes diocesano, Amici di Lazzaro, Gruppo Abele e Sermig, realtà che si occupano di liberare le donne dalla schiavitù della prostituzione, la manifestazione aveva come obiettivo far riflettere i torinesi su una realtà "scomoda". «Abbiamo intitolato la fiaccolata, partita proprio dalla basilica del Corpus Domini "Questo è il mio corpo" – spiega don Fredo Olivero dell’Ufficio Migrantes e rettore della chiesa di San Rocco – una provocazione certo: i corpi di queste donne nuove schiave e vittime di ingiustizia e sopruso come i corpi dei nostri fratelli costretti ad emigrazioni forzate via mare o attraverso il deserto ci devono richiamare al Corpo martoriato del Signore anch’egli vittima di un ingiustizia».
I volontari che hanno organizzato la fiaccolata ogni giorno cercano di incontrare per le strade le donne costrette a prostituirsi, in maggioranza straniere e in particolare nigeriane, prospettando loro percorsi di fuga e creando legami di sostegno e di ascolto in un clima di minacce continue da parte degli sfruttatori che intercettano la volontà delle ragazze di "uscire dal giro". Eppure qualcuna di loro ce la fa ed ha voluto partecipare alla marcia e alla preghiera.
«Alla fiaccolata hanno partecipato anche quattro minorenni africane che abbiamo accolto nelle nostre comunità – conclude don Fredo – il momento più commovente è stato quando una di loro, 15 anni, al termine della preghiera ha voluto dedicarci spontaneamente un canto e una danza per esprimere la gioia di aver riconquistato la sua dignità. È stato come un inno di ringraziamento e di liberazione. Gesù come abbiamo letto nel Vangelo durante la Veglia ha avuto il coraggio di mettersi dalla parte della prostituta: vogliamo seguire il suo esempio, consapevoli che è faticoso in una società che preferisce condannare anziché comprendere». (Marina Lomunno)
 

Papa in Messico: fra gli “ultimi” in fuga verso il sogno americano

Città del Messico - Tremila chilometri separano il Chiapas dal deserto roccioso del Chihuahua, dove l’America Latina diventa Texas. Tremila chilometri dura il pellegrinaggio degli irregolari centroamericani per le terre messicane, nella dolorosa salita verso l’Eldorado statunitense. Tremila chilometri è la distanza tra le due frontiere, Sud e Nord, che papa Francesco ha scelto di visitare. E di dissolvere in un abbraccio capace di oltrepassare i muri, che distruggono la vita dei migranti senza fermarne il flusso. Il Messico ne è la dimostrazione emblematica.
La barriera high tech, sorvegliata da 21mila agenti – che blinda un terzo del confine settentrionale – non arresta la fuga dalla violenza di oltre 400mila centroamericani, ogni anno. Quando l’emergenza
si è fatta mediatica, nell’estate 2014, con il boom di bimbi soli diretti verso gli Usa, il Messico ha risposto chiudendo la frontiera meridionale, con il Plan Frontera Sur. Un “suggerimento” di Washington, sostengono fonti ben informate. Di nuovo le misure di sicurezza hanno solo reso più difficile e doloroso l’esodo.
«Per timore di essere intercettati e rimpatriati, cercano nuove rotte. Più nascoste e invisibili, dunque pericolose», denuncia fra’ Tomás González, direttore del rifugio “Los 72” a Tenocique, Tabasco, uno degli snodi emergenti del flusso. «In media ospitiamo 150 persone al giorno che ci raccontano ogni genere di abusi. Da parte di narcos ma anche della polizia migratoria: le estorsioni sono molto più frequenti», continua il religioso.
Il moltiplicarsi dei posti di blocco, in particolare, crea imbuti facilmente individuabili dal crimine organizzato, per cui i migranti sono un “bottino” da rivendere nel mercato del sesso, degli organi, del lavoro schiavo. Ogni anno vengono rapiti decine di migliaia di irregolari. L’équipe de “Los 72” ha documentato tre recenti sequestri di massa.
«Hanno chiesto riscatti tra i 3 e i 12mila dollari. Come fanno a pagare se sono poveri? – aggiunge fra’ Tomás –. Chi ha parenti negli Usa è costretto a chiamarli. A questi ultimi fanno ascoltare le loro grida di dolore mentre li torturano… e a quel punto vendono tutto quel che hanno. Chi non ha parenti o denaro, viene ucciso». I migranti lo sanno. Eppure continuano a partire. Sempre di più. L’insostenibile violenza centroamericana fa crescere gli sfollati, «in genere famiglie intere che spesso cercano di restare in Messico ma non trovano opportunità. Non solo: sono minacciate dal crimine organizzato. Così non hanno altra scelta che proseguire verso Nord», afferma Ailsa Winton, esperta del Colegio de la Frontera Sur. All’incubo dei narcos si somma quello della deportazione che per tanti significa morte. «In Chiapas, Oaxaca o Tabasco, la polizia ferma i bus e rimpatria decine, centinaia di irregolari alla volta», afferma Enrique Coraza, sempre del Colegio de la Frontera Sur. L’anno scorso il Messico ha espulso oltre 107mila centroamericani, in media 2mila alla settimana, oltre 30mila in più rispetto agli Usa. Non sorprende, dunque, che per esperti ed attivisti, il Plan Frontera Sur sia solo un appalto del «lavoro sporco» – e costoso in termini di risorse e immagine – da parte di Washington al vicino. (Lucia Capuzzi – Avvenire)
 

Mattarella: muri e fili spinati non sono la risposta all’emergenza

Roma - «Le risposte basate su non lungimiranti considerazioni di mera politica interna, i muri e i fili spinati eretti per proteggersi e "deviare il traffico", non ci metteranno in condizione di gestire un fatto di dimensioni epocali, non destinato ad esaurirsi nel breve volgere di qualche anno». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando, nel suo discorso alla Columbia University, del fenomeno dei migranti.
Le migrazioni, per il capo dello Stato, «costituiscono uno dei grandi eventi ricorrenti nella storia dell’umanità: non ha alcun senso combatterle, dobbiamo invece governarle. L’unica risposta possibile è quindi quella di un impegno che nasca da una rinnovata unità di intenti da parte della comunità internazionale e, per quanto riguarda il mio Paese in particolare, dalla più stretta collaborazione fra Stati membri e Istituzioni dell’Unione Europea». Per Mattarella, «occorrerà una dose ancor maggiore di leadership, per passare da soluzioni emergenziali a provvedimenti strutturali, di lungo periodo, che riescano a rispondere efficacemente a questa crisi, assorbendo, con lungimiranza, possibili effetti destabilizzanti che il fenomeno migratorio porta inevitabilmente con sé».
 

ISMU: richiedenti asilo: l’Italia è al quarto posto in Europa

Milano - In Italia tra gennaio e novembre 2015 sono state presentate oltre 77mila domande di protezione internazionale, un terzo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva oggi l’Ismu che ha aggiornato sul proprio sito i dati relativi all’immigrazione in Italia e in Europa. In particolare i migranti che fanno domanda di asilo in Italia provengono da Nigeria (21%), Pakistan (12%) e Gambia (10%). Nei primi undici mesi del 2015 le Commissioni Territoriali hanno esaminato circa 61.400 domande con un incremento del 92% rispetto allo stesso periodo del 2014; di queste il 5% ha ottenuto il riconoscimento di status rifugiato, il 15% la protezione sussidiaria, e il 23% la protezione umanitaria (ha dunque avuto esito positivo il 43% delle domande esaminate). Durante il terzo trimestre 2015 (da luglio a settembre 2015), 413.815 richiedenti asilo hanno fatto per la prima volta richiesta di protezione internazionale negli stati membri dell’Unione Europea, un numero quasi doppio rispetto al secondo trimestre del 2015. Nel corso del terzo trimestre, il numero di siriani e di iracheni in cerca di protezione internazionale è più che triplicato rispetto al trimestre precedente (rispettivamente quasi 138.000 e 44.500); mentre il numero di afgani è raddoppiato a più di 56.500. La Siria rappresenta ancora nel terzo trimestre il principale paese di cittadinanza dei richiedenti asilo nella UE, le cui domande di protezione internazionale costituiscono un terzo del totale. Il maggior numero di richieste è stato registrato in Germania e Ungheria (108mila per entrambi), seguono la Svezia (42.500), l’Italia (28.400) e l’Austria (27.600).
 

Ismu: aggiornamenti immigrazione in Italia e in Europa

Milano - Dopo le cifre record registrate nel 2015 in cui in Europa è giunto oltre un milione di migranti attraverso il Mediterraneo (il più alto numero rilevato negli anni), anche il 2016 è iniziato con nuovi consistenti sbarchi: con una media di oltre 2mila ingressi al giorno, 65.775 persone nel solo mese di gennaio hanno attraversato il Mediterraneo approdando in Grecia (60.502 migranti), dove continua il massiccio afflusso di siriani e afgani provenienti dalle zone in guerra del Medio Oriente, e in Italia (5.273), dove giungono, attraverso la rotta libica, migranti provenienti da paesi africani quali Eritrea, Nigeria e Somalia. Sono questi gli ultimi aggiornamenti sull’immigrazione che la Fondazione Ismu ha pubblicato sul sito www.ismu.org in base ai dati forniti dalle maggiori organizzazioni internazionali che si occupano di migrazioni e dalle Istituzioni europee.
Rispetto al 2014 gli ingressi in Italia, nel 2015, sono complessivamente diminuiti del 9,7%, evidenzia l’Istituto. Tuttavia nel mese di dicembre 2015 sono stati registrati 9.395 arrivi sulle nostre coste, oltre 2.600 migranti in più rispetto a dicembre 2014. Anche a gennaio di quest’anno, rispetto allo stesso mese del 2015, si registra un aumento degli sbarchi sulle coste italiane (+50%).
Su 1 milione e 15.078 migranti arrivati in Europa nel 2015, oltre 300mila sono minori. In particolare la percentuale di minori tra gli arrivi è più significativa in Grecia (35%) rispetto all’Italia (11%) dove giungono in prevalenza uomini adulti.  Tra i minori sbarcati in Italia è rilevante il numero di quelli che giungono da soli: sono oltre 12mila i minori non accompagnati arrivati nel 2015, provenienti soprattutto da Eritrea (oltre 3mila), Egitto (1.711), Gambia e Somalia (1.300 da ciascun paese).
 Nel 2015 hanno perso la vita nel Mediterraneo 3.771 persone  (nel 2014 i morti e i dispersi sono stati 3.500). Nel mese di gennaio 2016 hanno perso la vita in mare 366 migranti. La maggioranza di questi decessi è stata registrata tra le persone che tentavano di giungere in Grecia.
 

Calabria: nasce un polo universitario per i lavoratori stranieri

Catanzaro - Lunedì scorso, nella sede dell’Arcidiocesi di Catanzaro e Squillace, durante una conferenza stampa pubblica, è stato firmato un accordo che permette a tutti gli stranieri residenti nella città di Catanzaro e nel resto della regione Calabria, di iscriversi alle facoltà on line dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno. Alla presenza dell’arcivescovo, mons. Vincenzo Bertolone, Presidente anche della Conferenza Episcopale Calabra, hanno firmato l’accordo il Rettore dell’Uninettuno, Maria Amata Garito e il Presidente dell’Area Assistenza Agenzia per stranieri Catanzaro Antonella Comes.
Grazie a questa intesa, sia gli studenti stranieri che quelli italiani potranno conseguire regolarmente un titolo di studio universitario - riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca – e beneficiare di una riduzione del 50% sulle tasse di iscrizioni per gli studenti stranieri, mentre per gli studenti italiani il 20%. Gli iscritti alle facoltà telematiche Uninettuno, avranno accesso alle video lezioni, collegandosi alla piattaforma di e-learning dell’Ateneo (www.uninettunouniversity.net) e – in linea con il modello didattico dell’Università telematica – avranno a disposizione materiali di approfondimento multimediali e ipertestuali, sessioni interattive di aule virtuali in live streaming, chat e forum. Un traguardo importante che rientra nel progetto “Istruzione senza confini”, presentato lo scorso dicembre a Roma dall’Università Uninettuno e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dalle principali associazioni delle comunità straniere in Italia. “Istruzione senza confini” nasce, infatti, con l’obiettivo principale di  facilitare agli immigrati l’accesso alle istituzioni formative italiane e straniere e di consentire il riconoscimento dei loro titoli di studio ottenuti nei paesi di provenienza. La Calabria è stata scelta come regione pilota per avviare il progetto, un segnale forte che mira all’integrazione dei numerosi lavoratori stranieri residenti nel territorio (soprattutto filippini, marocchini, indiani, bengalesi e cittadini provenienti dai paesi dell’Est Europa), ai quali sarà messo a disposizione un polo tecnologico, nei locali dell’ Area Assistenza Agenzia per stranieri, sita in Catanzaro alla Via XX Settembre, 57 all’interno dei quali potranno compiere il loro percorso di apprendimento a distanza. Gli esami e i seminari di approfondimento saranno svolti, invece, all’interno delle sale dell’Arcidiocesi di Catanzaro. “Ancora una volta – afferma il Rettore di Uninettuno, Garito - il modello psico-pedagogico creato dalla nostra Università telematica sarà messo al servizio di una reale diffusione del Sapere, senza confini geografici e in maniera assolutamente democratica. La scelta della Calabria – regione chiave del nostro Mezzogiorno – per avviare il progetto “Istruzione senza confini” non è certo casuale e oggi si carica di un altissimo valore simbolico”. “Un progetto, ha detto Mons. Bertolone, che valorizza il contesto culturale che Catanzaro offre e permette di proseguire ad operare sulla via dell’integrazione e della solidarietà attraverso il lavoro che l’ Area Assistenza Agenzia per stranieri ha dimostrato di saper far bene per lo sviluppo del nostro territorio già con la Festa dei popoli a luglio e del concerto multietnico a dicembre e questo accordo offre agli immigrati la possibilità concreta di realizzarsi nel mondo lavorativo”.
 
 
 
 
 
 

CEI: è online il sussidio liturgico per la Quaresima

Roma - È on line il sussidio per la Quaresima curato dall’Ufficio liturgico nazionale della CEI. “Il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco – scrive il direttore, don Franco Magnani, nell’introduzione – ci invita ad andare al cuore del mistero di Dio, amore misericordioso, forte e potente da poter perdonare, risanare, far risorgere anche dal peccato più grande”.
Tra gli appuntamenti da tenere presente, il Congresso eucaristico nazionale, in programma a Genova dal 15 al 18 settembre: un evento la cui preparazione “non è avulsa dall’anno liturgico, ma parte integrante dell’esperienza, ed avviene proprio nel vivere la liturgia in tutte le sue potenzialità”. Il nucleo ispiratore del sussidio, nella sua parte biblica, è l’immagine della terza domenica di Quaresima, tratta dall’Esodo: “Il fuoco che arde e non si consuma”, come “immagine potente dell’amore divino, dell’inesauribilità della misericordia che attrae e sorprende”.
Per il tempo di Pasqua, il nucleo biblico è quello della Messa vespertina di Pasqua, tratto dal Vangelo di Luca: “Non ardeva a noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?”. Oltre agli schemi liturgici per ogni domenica di Quaresima, il sussidio contiene una sezione dedicata alla Quaresima e il triduo pasquale, alla celebrazione della “Via Crucis” e alla celebrazione della Riconciliazione.
 

Washington: Mattarella incontra la comunità italiana

Washington - Nel corso della sua visita negli Stati Uniti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato la nostra collettività all’Ambasciata italiana a Washington.
Il discorso del Capo dello Stato è stato introdotto dall’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Claudio Bisogniero che ha ricordato come negli Usa risiedano attualmente oltre 250.000 connazionali di cui circa 6.500 presenti a Washington. Una comunità, quella italiana, in cui, secondo Bisogniero, convivono le realtà dell’emigrazione storica, riunita intorno alle grandi associazioni anche regionali, e quella della nuova comunità italiana composta da funzionari di organizzazioni internazionali, docenti universitari e ricercatori. Due collettività che trovano spazio negli organismi rappresentativi della nostra comunità. “Di tutti i nostri connazionali e in particolare degli italo americani – ha concluso Bisogniero - voglio sottolineare con orgoglio le loro storie di sacrificio e di successo e il loro grandissimo contributo al rafforzamento dei rapporti fra l’Italia e Stati Uniti e alla diffusione di un immagine positiva del nostro Paese in America”. 
“Vi sono italiani da più generazioni che sono cittadini americani, - ha esordito il Presidente Mattarella - connazionali che risiedono abitualmente, e poi c’è chi lavora qui per anni e poi ritorna in Italia, connazionali che lavorano in vari ambienti portando con grande prestigio una conoscenza presso gli altri del nostro paese e delle sue qualità. Tutti voi date una presentazione di grande rilievo all’Italia”. “C’è un’amicizia antica tra Usa e Italia - ha poi ricordato Mattarella - che va anche alle origini della nostra unità nazionale, si è sviluppata nel corso del tempo e da sette decenni è strettissima, piena di collaborazione, di momenti importanti” .
“Questa amicizia – ha proseguito Mattarella - ci consente di esaminare e di affrontare insieme le sfide di oggi e quelle del futuro” perché “le sfide cambiano, ma l’amicizia tra Stati Uniti e Italia e la collaborazione internazionale sono decisive per affrontare le sfide, i nuovi problemi e i nuovi pericoli che si presentano”. 
A proposito dell’Italia il Presidente ha aggiunto che “è in corso un ampio e articolato processo di riforme che ha come obiettivo di rendere il nostro Paese più moderno, più efficiente e più capace di potersi esprimere nelle sedi internazionali”.
“Tutti coloro che sono impegnati in vari settori,  dall’economia alla scienza, dalla cultura all’arte, - ha aggiunto Mattarella - sanno che i confini del mondo sono sempre più labili e meno importanti e che si realizza sempre di più un provvido coinvolgimento di aree,  regioni e Paesi prima esclusi dal protagonismo in questi vari ambienti di impegno. Questo rende più impegnativo il compito dei Paesi sviluppati, ma più giusto il mondo. L’Italia, che ha sempre inteso collaborare con i Paesi in vai di sviluppo, cerca di fare la sua parte affinché questo avvenga con equilibrio, apertura e collaborazione reciproca, con beneficio di tutti e in particolare dei Paesi più poveri. Per uno sviluppo armonico del mondo l’Italia svolge la sua parte e cerca di svolgerla sempre meglio”.
“Incontrando le comunità di italiani all’estero – ha continuato il Presidente della Repubblica - ci si sente a casa, perché il clima, il modo di pensare, l’atteggiamento e l’impegno che esprimono gli italiani che lavorano in altri paesi è lo stesso che impiegherebbero in Italia. Il modo di porgersi, la capacità di creare rapporti umani e relazioni con gli altri è un clima e  un’attitudine che caratterizza gli italiani e li rende simpatici agli altri interlocutori. Vi ringrazio – ha concluso Mattarella rivolgendosi alla platea - per quello che fate e il lavoro che svolgete che serve al prestigio del nostro Paese e alla comunità internazionale”. (Inform)  
 

Centro Astalli: con i migranti morti in mare “muore la nostra civiltà”

Roma - Decine di migranti ogni giorno muoiono nel tentativo di giungere in Europa. Davanti a questa tragedia che si consuma a pochi chilometri da casa nostra il Centro Astalli lancia un appello ai mezzi di informazione e all’opinione pubblica in generale: “non smettiamo di raccontare, di denunciare, di contare. Dal nostro punto di vista ogni morto in mare merita la prima pagina”, afferma oggi padre Ripamonti, presidente del Centro.
“Siamo – aggiunge in una nota - in una stagione politica in cui, mai come ora, le decisioni vengono prese sulla base del consenso popolare, e si fondano su paure vere o indotte. I mass media hanno un ruolo fondamentale, una responsabilità imprescindibile nel mettere al centro la persona, i suoi diritti e nel dare notizie su quante accade alle porte d'Europa. Si compia lo sforzo di sgretolare luoghi comuni e pregiudizi che non aiutano a capire ma rendono incomprensibili fenomeni che vanno decodificati e raccontati alla luce di dati, analisi di contesti geopolitici internazionali e delle storie dei protagonisti”. Oggi – conclude p. Ripamonti - il silenzio è assordante. Ogni migrante morto è un fallimento per la nostra civiltà e per il nostro diritto.  Libertà e democrazia non crescono su un tappeto di morti. Con quei migranti muore la nostra civiltà”.
 

Vicenza: elezioni per il “Consiglio degli stranieri”

Vicenza - Il prossimo 14 febbraio quattro liste di lavoratori immigrati si sfideranno alle urne per l'elezione del primo "Consiglio Comunale degli stranieri extracomunitari e apolidi", che sarà composto da 21membri con funzioni consultive e propositive rispetto alla normale attività consiliare. Alle sue sedute saranno sempre presenti il Sindaco, un consigliere di minoranza e uno di maggioranza del Consilio "ufficiale". E viceversa, due consiglieri stranieri potranno sedere e intervenire nel Consiglio Comunale, ma non votare. Gli aventi diritto al voto sono stranieri maggiorenni regolarmente residenti in città. In tutto, 11.112 secondo l'anagrafe comunale, rappresentativi di 105 nazionalità, tra le quali spiccano quella serba, moldava, albanese, bosniaca, filippina, cinese pachistana e de Bangladesh. I temi in discussione sono la sicurezza, l'integrazione, la buona sanità e la buona scuola, ma un impegno trasversale accomuna le quattro liste: promuovere la cultura dei diritti/doveri e lavorare per costruire insieme una società più coesa e accogliente. ( Luciano Carpo)
 

Miur selezione di assistenti di lingua italiana all’estero

Roma – E’ stato pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, l'Università e la Ricerca l'avviso per la selezione di assistenti di lingua italiana all'estero che affiancheranno i docenti della materia in servizio presso le istituzioni scolastiche di Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito e Spagna – Paesi con cui sono stati stipulati Accordi culturali e relativi protocolli esecutivi – per l'anno scolastico 2016/2017. L'attività svolta coprirà un periodo di circa 8 mesi presso uno o più istituti di vario ordine e grado, per un impegno di regola di 12 ore settimanali e fronte del quale viene corrisposto un compenso variabile a seconda del Paese di destinazione. Tra i requisiti necessari alla partecipazione la cittadinanza italiana, l'età non superiore ai 30 anni, il non aver già svolto il ruolo di assistente di lingua italiana all'estero su incarico del Miur, non essere legato da vincoli di impiego con amministrazioni pubbliche e l'aver conseguito entro il 1° gennaio 2015 un diploma di laurea specialistica/magistrale nelle materie umanistiche con almeno due esami di lingua o letteratura o linguistica italiana e almeno due in lingua o letteratura o linguistica del Paese per il quale si presenta la domanda. Tutti i requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza dell'avviso, fissata il 29 febbraio 2016. La domanda di partecipazione alla selezione deve essere presentata entro tale termine esclusivamente tramite l'applicazione disponibile online all'indirizzo http://www.trampi.istruzione.it/asl e per uno solo dei Paesi sopra menzionati. Il numero dei posti dipende dalle disponibilità dei Paesi partner ed è suscettibile di variazioni in qualsiasi momento della procedura.
 

Carpi: il vescovo e la diocesi vicino ai profughi

Carpi - Nei primi giorni di aprile il Vescovo di Carpi, mons.  Francesco Cavina si recherà a Erbil, nel Kurdistan, per una breve missione, su invito della Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, nei campi profughi che ospitano i cristiani iracheni fuggiti dalle loro città a causa della guerra e dell’avanzata dell’Isis.
La scelta del presule è l’occasione per la comunità diocesana per aprire lo sguardo e il cuore sulla situazione drammatica in cui versano intere popolazioni nel Medio Oriente e per raccogliere concretamente l’accorato appello dei Pastori di quelle comunità: “Abbiamo estremo bisogno del vostro aiuto, ma quello che vi chiediamo ora è la misericordia. Pregate e digiunate affinché il Signore abbia misericordia di noi”. La diocesi predisposto un cammino quaresimale che attraverso la preghiera, il digiuno e la carità, esprimerà concretamente, attraverso la presenza del Vescovo, la vicinanza della Diocesi di Carpi ai cristiani di Erbil.
La prima tappa è prevista per il 10 febbraio, Mercoledì delle ceneri, con l’adesione alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (www.acs-italia.org). Monsignor Cavina presiederà la solenne liturgia delle Ceneri presso la chiesa parrocchiale di Rolo alle ore 20.30.
Durante la Quaresima parrocchie, comunità e gruppi sono invitati ad animare occasioni di preghiera, digiuno e solidarietà per i cristiani perseguitati in Medio Oriente con questa intenzione: “Porterai la loro Croce per un giorno?”. In questo periodo sarà possibile effettuare donazioni ai riferimenti indicati dal Centro Missionario diocesano. Infine il 24 marzo, giornata dei missionari martiri, quest’anno mercoledì santo, le offerte che verranno raccolte nel corso della solenne Messa Crismale, saranno consegnate al Vescovo e portate a Erbil per i fratelli cristiani perseguitati.
 

Trentino: giovedì la presentazione del Rapporto Immigrazione

Trento - Una fotografia quantitativa e qualitativa dell'immigrazione in Trentino con spunti e focus specifici per un'analisi a 360 gradi del fenomeno. Verrà presentata giovedì 11 febbraio 2016, a partire dalle ore 9, presso la sala conferenze del Dipartimento di Economia e Management a Trento, l'edizione 2015 del Rapporto sull’immigrazione in Trentino del Cinformi. La ricerca è curata dai sociologi Maurizio Ambrosini, Paolo Boccagni e Serena Piovesan. Aprirà i lavori l'assessore provinciale alla Salute e Politiche sociali Luca Zeni. Seguiranno gli interventi dei curatori del Rapporto immigrazione e di Gianni D'Amato dell'Università di Neuchâtel - Swiss Forum for Migration and Population Studies.
Il Rapporto presenta dati essenziali e piste di approfondimento per conoscere il fenomeno in termini non preconcetti o ideologici. Lo studio offre infatti i risultati di un’attività di ricerca che da anni si propone con rigore scientifico di far chiarezza sull’evoluzione della stabilizzazione della popolazione immigrata sul territorio Trentino e su specifici temi socialmente rilevanti. Dunque un contributo concreto di riflessione su una questione di grande attualità che ha implicazioni per tutta la comunità della provincia, dal momento che va ad includere le trasformazioni socio-economiche, le sfide della convivenza in una società plurale, la capacità inclusiva del territorio fino alla qualità dei servizi. Il Rapporto si presenta inoltre come punto di riferimento istituzionale per l’operatività degli strumenti di accoglienza e di inclusione dei cittadini immigrati, offrendo così a tutti i soggetti sociali che a vario titolo operano nel campo della migrazione e più in generale alla comunità trentina l’opportunità di integrare conoscenze e di creare occasioni di dialogo con i “nuovi trentini”.
 

La croce di Lampedusa: un’opera di Béa Kayani

Lampedusa - La croce di Lampedusa è l'opera realizzata dall'artista britannica Béa Kayani durante il suo soggiorno appena trascorso sull'isola e nata dall'incontro e dalla collaborazione con l'ebanista locale Francesco Tuccio.
Béa è un’artista contemporanea che lavora viaggiando per il mondo e che utilizza varie forme espressive, quali la pittura, il video e la fotografia, per comunicare una personale percezione di alcuni aspetti naturali, architettonici, umani e politici che hanno catturato la sua sensibilità. Con un interessante tocco di astratto e figurativo realizza delle vere e proprie opere multimediali. La scelta di Lampedusa arriva dopo l’esperienza in un altro confine, Calais, quello della Francia verso l’Inghilterra. A degli attenti ascoltatori isolani che trascorrono con lei una particolare serata, la giovane spiega con poche e semplici parole che proprio partendo da quell’esperienza è stata più forte la curiosità di conoscere l’isola, di capire se la sua gente fosse diversa e di raccontare, quindi, non solo la storia del viaggio dei migranti, ma anche quella di Lampedusa e del cuore dei suoi abitanti. Colpita dal significato delle croci realizzate con il legno delle barche sulle quali viaggiano, ne contatta l’autore, Tuccio e chiede una possibile collaborazione. Finalmente, negli ultimi giorni di gennaio arriva sull’isola per vedere con i propri occhi quello che la sua anima voleva già rappresentare. Lasciandosi riscaldare dal sole e trasportare dal vento, gira per le strade, si presenta alla gente e, grazie al sostegno degli uomini e delle donne della parrocchia, partecipa alle riunioni in chiesa, collabora con i gruppi solidali, conosce operatori impegnati nell’accoglienza e fa esperienza dell’arrivo di migranti al molo Favarolo. Proprio la sera in cui si trova al molo, si convince ancora di più che Lampedusa non è Calais, che su questo confine è tutto più tranquillo e molto più umano. Così, accolta anche lei con affetto dai lampedusani, assorbe l’energia giusta che gli permette di realizzare assieme al “falegname delle croci” questo pannello alto più di due metri e largo meno di due, usando vernice, carbone, sabbia e carta, dove è incastonata una croce fatta con il legno dei barconi. Ripete Béa: “Lampedusa è diversa. È calore, cura e compassione”.
L’installazione donata a Lampedusa è adesso esposta all'interno della sede dell'Area Marina Protetta Isole Pelagie; della sua sistemazione si è occupato personalmente il vicesindaco Damiano Sferlazzo. “Lampedusa è oggi simbolo di un valore umano - spiega Sferlazzo - che ha contribuito a creare un percorso da seguire in un’epoca di chiusura umanitaria ed è quindi con orgoglio che riceviamo questi contributi di pregio e cultura con cui onorare le pagine della nostra storia recente”.
Béa Kayani lascia con tristezza l’isola, ma il suo non è un addio: su questo piccolo pezzo di terra, che lei non riesce nemmeno a trovare sulla mappa, ha conosciuto una grande famiglia. (Maria Veronica Policardi – Migrantes Lampedusa)