Primo Piano

“La guida” di Cuneo: alcune proposte per un’Europa più solidale

Cuneo - “Alla vigilia del Consiglio europeo straordinario dei capi di Stato e di governo, i media europei non hanno lesinato i titoli altisonanti: dall’Europa ‘al bivio’ all’Ue ‘sul bordo del baratro’ fino a ‘Europa, ultima chiamata’ e via seguitando. Motivi di preoccupazione sono molti ed evidenti, dalla ripresa economica lenta e ancora fragile ai conflitti armati alle frontiere dell’Ue, fino alla pressione, presente e futura, esercitata sui Paesi europei dai flussi migratori, da alcuni anni di dimensioni insolite”. Lo scrive Franco Chittolina nell’editoriale dell’ultimo numero de “La guida”, settimanale cattolico di Cuneo, intitolato “Europa alla resa dei conti”.
L’articolo affronta, dati alla mano, la situazione migratoria nel Vecchio continente, per affermare che “se ne ricavano due considerazioni elementari: parlare di invasione è almeno sproporzionato, se non fuorviante”; e dimenticare la distribuzione dei profughi nell’Ue “non aiuta a capire la complessità del problema”. Chittolina ripercorre dunque le proposte e gli accordi in sede comunitaria – compreso il più recente e discusso, emerso dal vertice con la Turchia il 7 marzo – per far fronte a tale emergenza. Una specifica attenzione viene riservata alle posizioni assunte in materia da Italia, Germania e Commissione Ue. Per poi concludere che occorrono in questo frangente storico “parole chiare e proposte praticabili per un’Europa capace di ritrovare la strada della solidarietà da cui è nata e grazie alla quale potrà continuare a vivere e prosperare”.
 
 

CEI: durante il Consiglio Permanente l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nelle diocesi

Genova - Sarà il Seminario Maggiore di Genova ad accogliere, da lunedì 14 a mercoledì 16 marzo, la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente.
Aperta dalla prolusione del Presidente, il card. Angelo Bagnasco, preparerà l’Assemblea Generale di maggio, che avrà il suo fulcro attorno alla “Riforma del clero a partire dalla formazione permanente”. All’ordine del giorno anche la verifica dell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nelle diocesi, nonché informazioni sulla Giornata Mondiale della Gioventù (Cracovia, 26-31 luglio 2016) e sul XXVI Congresso Eucaristico Nazionale (Genova, 15 - 18 settembre 2016).
 

È possibile spiegare l’Islam a chi ha paura dei musulmani?: un convegno a Brescia

Brescia - È possibile spiegare l’Islam a chi ha paura dei musulmani? Non solo si può, si deve. È la convinzione del Movimento dei Focolari che sul tema organizza un incontro domani, venerdì 11 marzo,  alle 20.30 nella chiesa di San Lorenzo a Gussago.
Ma come si fa a passare dalla paura alla fiducia? Confrontandosi con la vita, con esperienze che cambiano i rapporti tra le persone. Come quella di Halima, mamma marocchina impegnata nel sociale e nel volontariato; di Nadia, giovane italiana che lavora in un centro profughi; di Zouhair, studente musulmano che ha scoperto quanto i cristiani siano lontani dagli stereotipi ricorrenti anche tra gli islamici; di Omar, un siriano che racconta la sofferenza di un popolo vittima della dittatura e degli interessi della geopolitica. E insieme alla loro, l’esperienza del giornalista e scrittore Michele Zanzucchi che all’interrogativo iniziale ha dedicato un libro al centro da mesi di tanti appuntamenti di approfondimento in varie parti d’Italia. “C’è una grande mutazione delle comunità islamiche in Italia – ha scritto il giornalista nel sito on line di Città Nuova, il mensile di cui è direttore – sempre più attente all’autonomia dai Paesi di origine. Sono comunità composte prevalentemente da giovani che hanno fatto propri i parametri del vivere civile italiano mantenendo una fede seria e impegnata”.
Il convegno di domani è lo sviluppo di un percorso avviato all’indomani degli attentati di Parigi dall’Istituto comprensivo di Gussago quando dirigente e docenti crearono un’occasione di riflessione per i giovani delle terze medie per aiutarli a leggere i tragici fatti di terrorismo. L’incontro nasce dalla collaborazione del Comune di Gussago, Biblioteca, Istituto comprensivo, Federazione islamica della Lombardia, Consultorio familiare onlus e di molte altre realtà associative.
 

Mons. Perego: una politica che ripensi il futuro come incontro con l’altro

Roma – I migranti: fenomeno globale, integrazione possibile”: questo il tema di un convegno, promosso da “Retinopera” che si è svolto ieri pomeriggio a Roma. Tra gli interventi quello di mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes che ha trattato il tema “La cultura dell’incontro: proposte di percorsi di accoglienza, inclusione e integrazione” sottolineando la necessità di una proposta politica e sociale, che “ripensi il futuro dell’Italia come un Paese che sappia incontrare l’altro”.
In Italia, secondo il direttore della Migrantes, vivono cinque milioni di stranieri e 100mila rifugiati: da qui l’esigenza di “coniugare attorno a questo ‘popolo’ una riflessione che solleciti una cultura
non dello scarto ma dell’incontro, che poggi su quattro pilastri fondamentali: il rispetto, l’accoglienza, l’inclusione e l’integrazione”. “Non c’è rispetto nello sfruttamento del lavoro dei migranti che crea perdita di contributi, riduzione dei salari, conflitti coi lavoratori italiani”. Rispetto – ha spiegato -  è ad esempio il ricongiungimento familiare, il contrasto all’abbandono scolastico o ancora il ricorso a pene alternative al carcere. “Se 9 detenuti italiani su 10 accedono alle pene alternative, mentre 9 stranieri su 10 restano in carcere” che rispetto è?. . Mons. Perego ha quindi parlato di un ripensamento della scuola, “che ha gli stessi programmi di 25 anni fa con le classi piene di stranieri”, delle città “come fece La Pira col quartiere dell'Isolotto a Firenze, quando invece si creano quartieri ghetto senza verde, scuole, parchi e poi ci meravigliamo se sono insicuri”, etc. E ancora il tema della cittadinanza: un bambino nato in Italia deve aspettare la maggiore età per diventare italiano mentre un italo-argentino di quarta generazione che non parla più italiano può avere il doppio passaporto”. Infine, integrazione che “non è assimilazione ma relazione
biunivoca”. Di dati e numeri ha parlato il sociologo delle migrazioni, Maurizio Ambrosini evidenziando che l’immigrazione oggi in Italia è stazionaria. La maggioranza non proviene da paesi arabi ma europea, in gran parte femminile. Inoltre non è una immigrazione prevalentemente da paesi islamici ma da paesi di fede cristiana. Dati snocciolati dal sociologo e che raccontano una immigrazione diversa da quella raccontata oggi dai media.  Per Ambrosini “le politiche di chiusura falliscono perché c' è un mercato del lavoro: tra 2008 e 2015 gli stranieri sono passati dal 7% al 10% dei lavoratori. Vogliamo il turismo? Non possiamo restringere quello che è anche il principale canale d' ingresso dei migranti. Vogliamo stranieri nelle università? Però non arrivano da Oxford ma dalla Cina: Cameron con l' India protesta per gli studenti che poi vanno a lavorare, ma dimentica che risanano i bilanci con rette più alte che quelle dei britannici”.
Al convegno anche il tema degli aspetti giuridici nei processi di integrazione  affidato a Palo Morozzo della Rocca. (Raffaele Iaria)
 

Per l’Italia migranti economici: ma i gambiani scappano dal dittatore

Milano - Ogni mattina all’alba, l’appuntamento quotidiano con la tortura in una stazione di polizia del Gambia. Per un’ora al giorno e per due interminabili settimane Salica, nome di fantasia per proteggere lui e la sua famiglia, giovane gambiano di 28 anni, è stato incatenato a un tavolo e sottoposto a sevizie di ogni genere dagli agenti di polizia che nel 2014 lo avevano arrestato. La sua colpa? Insegnare ai ragazzi delle scuole superiori “Leadership and management”, disciplina considerata eversiva dal governo del minuscolo stato dell’Africa occidentale e di conseguenza abolita dal piano di studi. Solo grazie all’intervento di uno zio che paga una cauzione di 25 mila dalasi (pari circa a 600 euro, una cifra astronomica per un insegnante) riesce ad uscire dall’incubo. Ma ormai per Salica il suo paese, Yahya Jammeh, non è più sicuro e sceglie la fuga, sapendo che rischiare diventa l’unico atto di protezione possibile per lui e la sua famiglia. Comincia una odissea durata due anni, prima di approdare lo scorso ottobre a Lampedusa. Una storia come quella di tanti altri giovani fuggiti dal piccolo stato. Come ha confermato ieri il Viminale, in questi mesi sono diventati la prima etnia a sbarcare in Italia dalla rotta libica.
Dall’1 gennaio al 15 febbraio 2016 sono stati 891 i gambiani approdati sulle nostre coste, di questi 245 sono minori non accompagnati. Hanno messo a rischio le loro vite affrontando un viaggio pieno di insidie per sfuggire ad un governo che ha reintrodotto la pena di morte e continua a soffocare il dissenso politico e sociale sapendo che se venissero rimpatriati li aspetterebbe la galera per aver commesso il "reato" di rendersi irreperibili. Anche se le domande di protezione dei maggiorenni spesso vengono respinte e sono considerati ancora migranti economici.
Torniamo a Salica. «Sono partito da solo – racconta con voce gentile il giovane–. Ho camminato a lungo attraversando prima il Senegal, poi il Mali dove a Gao ho incontrato un tale di nome Musa, un trafficante che si è offerto di portarmi fino a Tripoli. Nella capitale libica sono stato consegnato ad altri due trafficanti, Manding e Kugateh. Quest’ultimo è un nigerino. Mi hanno obbligato a lavorare per loro, viceversa non mi avrebbero fatto imbarcare per la Sicilia». Gli chiediamo in cosa consistesse il suo lavoro. «Facevo il muratore nelle case dei libici, è stata molto dura ho avuto paura, i trafficanti erano dei tipi crudeli».
Eppure Salica è considerato dallo Stato italiano un "migrante economico", uno di quelli che l’Ue non vuole. Gli hanno fatto firmare un documento senza traduzione e perciò, non appena approdato a Lampedusa, ha ricevuto un provvedimento di respingimento differito con l’obbligo di lasciare il nostro Paese entro sette giorni. Questo giovane, che non ha un euro in tasca, fuggito da un regime dittatoriale che nel novembre 2014 ha negato l’accesso nelle carceri gambiane agli ispettori dell’Onu, viene così respinto dall’Italia con un provvedimento che due mesi dopo è stato dichiarato illegittimo perché  presuntivo. Le ong siciliane hanno recentemente denunciato la pratica delle questure dell’isola: «Non si può negare la possibilità a queste persone di presentare domanda di protezione internazionale mentre le questure continuano ad emettere misure del genere, sapendo che i migranti che faranno ricorso sono una minima percentuale. Tutti gli altri resteranno nella clandestinità». Così l’iter di chi arriva si allunga ulteriormente, i rifugiati sbarcati ad ottobre, come Salica, tra ricorsi e lentezze burocratiche successivamente all’annullamento del provvedimento di espulsione differita, non sono ancora riusciti a chiedere asilo e sono quindi al di fuori di ogni accoglienza pubblica. E in questo quadro sono a dir poco allarmanti le notizie relative ad un accordo bilaterale tra Italia e Gambia per il controllo dell’immigrazione. (Marina Pupella – Avvenire)
 

Immigrati: 200mila partenze nel 2015

Roma - Oltre ai 100mila cittadini italiani che lo scorso anno sono andati all'estero, secondo la Fondazione Migrantes anche 200mila immigrati, dopo aver vissuto per anni in Italia, spesso con figli nati qui, sono tornati a casa o sono andati in altri Paesi dove è più facile trovare lavoro.
Secondo l’Istat nel 2015 almeno 45mila stranieri si sono cancellati dall’anagrafe italiana. Per la Fondazione Migrantes, che ha il polso della situazione, la cifra è molto più alta: lo scorso anno sarebbero andati vita dall’Italia almeno 200mila immigrati, riferisce oggi il Sir. Una stima che tiene conto di quelli che hanno perso il lavoro e dopo un anno di disoccupazione non possono più rinnovare il permesso di soggiorno, di quelli che partono senza comunicare il cambio di residenza, degli espulsi (circa 14mila lo scorso anno), dei rimpatri volontari assistiti (339 nel 2015, diverse centinaia ogni anno) e degli stagionali. A tornare a casa sono soprattutto romeni, ecuadoriani, peruviani, polacchi, marocchini. I meno lontani scelgono una migrazione part-time o “circolare”: tre o sei mesi in Moldavia o in Tunisia, gli altri in Italia. Quelli che hanno cittadinanza italiana, spesso con figli nati in Italia, si spostano in Germania, Francia, Olanda, Belgio, Gran Bretagna. Sono tante le storie di quelli che tornano, spesso motivate dalla chiusura delle fabbriche al Nord o dalla difficoltà di trovare lavoro nelle famiglie italiane, che risparmiano sull’assistenza agli anziani o ai bambini.  “C’è una moria di partenze – afferma mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes -. Il dato Istat è assolutamente sottostimato perché molti vanno all’estero senza comunicare il cambio di residenza. In tutte le regioni del Nord e del Centro i numeri delle presenze di immigrati stanno calando; mettendo insieme un po’ di dati si arriva almeno a 200mila rientri nel 2015”. Tornano a casa soprattutto quelli che lavorano nelle imprese – nel settore edile in particolare – , nell’agricoltura, nel turismo. “Il vero problema è che l’immigrazione si è fermata e l’Italia sta vivendo una nuova stagione di emigrazione”. Sono stati infatti 100mila gli italiani che lo scorso anno sono andati all’estero. Mentre i richiedenti asilo che riempiono le pagine dei giornali sono una presenza temporanea: tra quelli che sono arrivati (circa 350mila dal 2014 ad oggi) circa 250mila hanno continuato il viaggio verso altri Paesi europei. Nei centri oggi sono accolte 104mila persone. Su 60 milioni e 656mila di residenti in Italia, gli stranieri sono 5 milioni e 54mila (8,3% della popolazione, dati Istat).
 

Fondazione San Vito: il “modello integrazione” studiato dal Dickinson College

Mazara del Vallo - Il “modello integrazione” proposto tramite i laboratori e le attività svolte dalla Fondazione San Vito Onlus di Mazara del Vallo è finito al centro dello studio da parte di un gruppo di 14 studenti del Dickinson College di Carlisle, comune degli Stati Uniti d'America, capoluogo della contea di Cumberland nello Stato della Pennsylvania. Gli studenti, che stanno sviluppando la seconda fase del progetto “Mosaic”, dopo le tappe di Padova, Prato e Bologna, sono arrivati a Palermo dove hanno assistito alla messa in scena di uno spettacolo con migranti e una giornata l’hanno dedicata alla visita della casba a Mazara del Vallo e allo studio del “modello integrazione” promosso dalla Fondazione San Vito Onlus. Ad accompagnarli tre docenti di storia e sociologia. «Lo scorso anno – spiega Nicoletta Marini Maio, italiana d’origine ma docente presso il College americano – il progetto ha coinvolto Toulouse in Francia, Malaga in Spagna e alcune città del Marocco. In questa seconda fase, invece, le tre settimane di ricerca sul campo sono state sviluppate in Italia, con interviste e raccolta dati in alcune città italiane sino ad arrivare a Mazara del Vallo». Presso la Fondazione i 14 studenti e i tre docenti hanno avuto modo di confrontarsi con gli operatori, conoscendo da vicino i percorsi di integrazione messi in atto su più livelli: il centro “Voci dal Mediterraneo” frequentato non soltanto dai ragazzi mazaresi ma anche maghrebini, il progetto “Nuovi italiani” che ha coinvolto dieci donne tunisine che hanno ora costituito una cooperativa per catering di cucina tunisina e le attività di accompagnamento per i nuclei familiari maghrebini tramite la Caritas diocesana. Su sollecitazione di uno studente statunitense, il presidente della Fondazione, Vilma Angileri, ha anche raccontato l’esperienza della prima accoglienza svolta dal sodalizio sino a qualche mese fa: «Nella nostra Fondazione i migranti sub-sahariani che abbiamo ospitato hanno trovato un ambiente familiare – ha detto l’Angileri – con loro abbiamo creato un rapporto diretto, coinvolgendoli nelle nostre attività con un rapporto di vicinanza e amicizia». Alla platea – presente anche il vice presidente della Fondazione, Vito Puccio – ha raccontato il contesto della casba di Mazara del Vallo, il sociologo-giornalista Francesco Mezzapelle. «I nostri studenti, dopo questa esperienza sul campo, hanno acquisito una visione diversa del fenomeno delle migrazioni nel Mediterraneo – ha detto la professoressa Marini Maio – qui in Fondazione, per la prima volta, abbiamo sentito parlare di emozioni vissute, abbiamo toccato con mano le esperienze di vera integrazione. Ecco, il nostro compito sarà quello di rappresentare agli americani il fenomeno delle migrazioni nel Mediterraneo diverso da quello che ci viene proposto dai media». Nei locali della Fondazione i 14 studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con gli allievi del centro “Voci dal Mediterraneo” e con alcune donne tunisine della cooperativa “Nuovi Italiani” che hanno offerto dolcetti maghrebini e thè verde con pinoli.


 

Mons. Perego: una particolare attenzione pastorale ai minori stranieri non accompagnati

Roma – In Italia per i minori stranieri non accompagnati  manca un “progetto di accompagnamento, anche nella nostra azione pastorale”. A dirlo ieri sera mons.  Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, durante il convegno “Migrazione al femminile: risolvere emergenze attuali guardando al passato. Il modello di Madre Assunta”, promosso dalle suore scalabriniane e dall’Ambasciata brasiliana presso la Santa Sede. Per mons. Perego “l'attenzione ai minori è uno dei temi importanti della pastorale migratoria. E' una frontiera non solo di ieri ma anche di oggi. Ce lo ricordano i volti dei minori non accompagnati che segnano la migrazione. Nel 2015 c'è stata una loro crescita in Europa. L'ultimo dato ci parla di un milione di rifugiati sbarcati sulle coste e tra questi il 25% sono minori. Nel 2016 il trend è ulteriormente in crescita. Tra gennaio e febbraio uno sbarcato su 3 è un minore”. “I dati in Italia chiedono un'attenzione nuova: nel 2014 sono arrivati in Italia più di 13mila minori non accompagnati – ha aggiunto - Nel 2015 più di 11mila non accompagnati e 5902 risultano non reperibili. Non è possibile che l'arrivo di un minore non accompagnato non veda immediatamente un percorso di tutela. Di questi solo 1000 in strutture familiari e 9mila – siamo tornati indietro – in una sorta di orfanotrofi”. All’incontro è intervenuto anche p. Fabio Baggio, preside del Simi (Scalabrinian internazional migration institute) secondo il quale “la migrazione costruisce il Regno di Dio. Il progetto di Dio di unire i popoli in un'unica Chiesa passa attraverso la migrazione, che non è un male ma è un bene”. Secondo alcuni dati illustrati da padre Baggio, durante l'incontro, tra il 1869 e il 1886 emigrano oltre 2,3 milioni di italiani: quasi 1,5 milioni in Europa o nel bacino del Mediterraneo, e oltre 600mila oltreoceano. La popolazione nel 1861 era di 21,7 milioni (il 10 per cento del totale). Tra il 1887 e il 1900 emigrano oltre 3,7 milioni di italiani: 2,1 milioni oltreoceano, 1,6 milioni in Europa o nel bacino del Mediterraneo. Nel 1881 la popolazione è di 27,3 milioni (13 per cento i migranti). “L'aumento è dipeso dagli agenti di emigrazione: da chi li trasporta. In quel periodo si riempiono stive e ponti”, ha spiegato padre Baggio. Dal 1901 al 1913 sono 8 milioni gli italiani ad espatriare: 4,7 milioni oltreoceano, 3,3 migranti in Europa o bacino del Mediterraneo. Nel 1903 c'è un massimo storico degli espatri (872mila). Nel 1901 la popolazione italiana era di quasi 33 milioni (il 24 per cento emigrava). Dal 1869 al 1913 ci sono stati oltre 13 milioni di migranti, “la maggior parte giovani, molti maschi e minori non accompagnati. Non ci sono più famiglie”, ha spiegato. (R. Iaria)
 

Card. Scherer: l’impegno di sr. Marchetti a fianco dei migranti italiani in Brasile

 Roma - “I Santi e i Beati non sono figure mitiche o idealizzate. Beata Assunta Marchetti è profondamente legata alla città di San Paolo, è una persona reale che camminava per le strade, attenta e sensibile specie ai più poveri e abbandonati. Tra questi molti italiani emigrati. I Santi e i beati sono stati buoni cristiani, figli fedeli della Chiesa di Cristo”. Con queste parole il card.  Odilo Pedro Scherer, arcivescovo  di San Paolo del Brasile ha aperto il convegno “Migrazione al femminile: risolvere emergenze attuali guardando al passato. Il modello di Madre Assunta”, promosso dalle Suore Scalabriniane e dall’Ambascia del Brasile presso la Santa Sede. Il porporato ha ricordato il momento della beatificazione della religiosa, cofondatrice delle missionarie scalabriniane, sottolineando l’importanza del luogo, il Brasile, dove la religiosa ha operato, con gesti concreti e pratici a fianco dei migranti. Una “testimonianza di vita “molto significativa per il nostro tempo”.
Per l’arcivescovo di Lucca, mons. Italo Castellani, Madre Assunta Marchetti, originaria della sua diocesi,  aveva il carisma della donna “forte e sapiente. Amò intensamente il prossimo, dedicandosi ai migranti, agli orfani, ai malati. La sua testimonianza ha una attualità sconvolgente in questo anno di Giubileo – ha aggiunto  il presule perché la religiosa “si è fatta migrante, una di loro. Papa Francesco ci invita a una Chiesa in uscita, missionaria. Quale conversione comporta Madre Marchetti alle nostre comunità? Ci sono tre possibili passaggi di vita: uscire dalla tentazione ricorrente del 'si è sempre fatto così”, uscire dal diffuso relativismo pratico, uscire aprendo occhi e cuore alle necessità di umanità. Questo è il grande orizzonte della beata Marchetti”.
 I Santi e i Beati, come dice San Bernardo da Chiaravalle, “non hanno bisogno della nostra lode. Siamo noi che desideriamo ricordarli, rendere loro omaggio e chiedere la loro efficace intercessione. Sono loro pagine vive del Vangelo”, ha evidenziato sr. Leocadia Mezzomo, postulatrice della causa di canonizzazione di Madre Assunta Marchetti: “le sorelle di oggi, come quelle di ieri, sanno che la loro vocazione è pienamente apostolica, senza limiti di luogo o tempo e che sempre è per l'onore per lo sposo celeste e per la vita per le persone affidate. Così ha vissuto Assunta, giovane camaiorese che si è fatta carico dei bambini oltremare. Il suo amore è stato vero amore di Dio”. Per 53 anni in Brasile la religiosa – ha ricordato sr. Mezzomo - si prodigò nel bene fino alla fine. Fu madre per i bimbi orfani e poi educatrice, catechista, medico, laureata nella scuola della vita. Si prodigò nel servizio ai più bisognosi. E' stata sorella nella fede, madre premurosa, maestra di vita”. La Beata Marchetti e le compagne “ rappresentano già, secondo quanto dice il Papa, una Chiesa in uscita. Sono state missionarie samaritane. Quanto bisogno c'è oggi di donne così, come Madre Assunta. La vita della cofondatrice delle scalabriniane è stata umile ed affascinante. Assunta seppe vivere la vocazione alla maternità esercitandola oltre gli stereotipi più comuni. Figli non nati dal suo grembo, ma dal suo amore di donna consacrata. La sua tenerezza era ferma, decisa, discretamente dolce, materna”, ha concluso. (Raffaele Iaria)
 
 
 
 
 

ONU: 4200 morti in mare

Ginevra - Mentre l'Unione Europea litiga e non trova l'accordo, alza i muri e alimenta l'onda xenofoba, l'emergenza migranti diventa giorno dopo giorno sempre più drammatica. Da inizio 2015, sono  oltre 4.200 i morti, di cui 330 bambini solo in Grecia, secondo le stime dell' Onu. Uomini, donne, anziani e minorenni che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere via mare le coste europee. «Circa un milione di persone ha raggiunto finora l' Europa» ha detto Sabine Freizer, delegata Onu per l' Ufficio regionale Europa e Asia Centrale per l' uguaglianza di genere, intervenendo ieri a Istanbul in un convegno per l' 8 marzo. «E la maggioranza di quelli che hanno intrapreso i viaggi sui barconi sono donne e bambini» ha aggiunto la delegata. Anche in questi primi mesi del 2016, i numeri sono impressionanti: secondo i dati diffusi dall' Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) sono già 141.141 i migranti arrivati sulle coste greche e italiane, 444 quelli invece che non ce l' hanno fatta. 347 sono morti nell' Egeo, fra cui 60 bambini, 97 invece i migranti che hanno perso la vita nel canale di Sicilia, nel tentativo di raggiungere le coste italiane, dove, invece, sempre da inizio anno, sono sbarcate 9.294 persone. «In Italia abbiamo avuto un incremento di arrivi soprattutto da parte delle popolazioni subsahariane - spiega Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell' OIM - più che raddoppiati somali e sudanesi mentre ci attendiamo una nuova ondata di eritrei tra la primavera e l' estate». Intanto è preoccupazione sul progetto d' accordo Ue-Turchia che potrebbe prevedere nuovi respingimenti. L' intesa, che sarà finalizzata al prossimo vertice europeo, prevede innanzitutto che la Turchia si riprenda tutti i migranti 'economici' (quelli che non hanno diritto alla protezione internazionale) che sono arrivati in Grecia dopo aver attraversato illegalmente la frontiera. Inoltre, saranno rimandati indietro, anche i profughi che avrebbero diritto alla protezione internazionale (siriani compresi) ma che sono approdati illegalmente nelle isole greche dell' Egeo partendo dalle coste turche. «Sono profondamente preoccupato da qualsiasi accordo che possa implicare un respingimento a tappeto da un Paese ad un altro senza le protezioni di salvaguardia previste dalla legge internazionale» ha dichiarato l' Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati, Filippo Grandi al parlamento europeo. «Una persona che chiede asilo può essere rimpatriata solo se la sua protezione viene garantita» ha aggiunto Grandi. Ma c'è anche molta confusione sulle modalità relative alla richiesta di protezione internazionale. Fra le persone cioè che fuggono dalla guerra e i cosiddetti migranti economici. Chi si ritrova lontano dal proprio Paese (dal quale è fuggito in cerca di lavoro) ma poi, in seguito a violenze, soprusi o sfruttamenti non è più in grado di rientrare. Come è il caso ad esempio dei migranti subsahariani che, una volta arrivati in Libia da lì non riescono a fare il ritorno al proprio Paese e la via meno pericolosa rimane quella di tentare la traversata e raggiungere l'Europa. Oppure come può essere il caso, ad esempio di una donna migrante marocchina che, dopo aver subito una violenza e dato alla luce un bambino, non può più ritornare nel suo Paese d' origine perché ripudiata dalla famiglia. Poi ci sono anche le persecuzioni religiose. «Sono migranti economici o 'forzati' che di fatto diventano persone vulnerabili - prosegue il funzionario OIM - e in Italia, in particolare, ci troviamo così di fronte a un flusso migratorio misto e complesso, per il quale manca anche una normativa chiara e precisa». (Daniela Fassini – Avvenire)
 
 

Parlamento Europeo: garantire sicurezza per le donne che chiedono asilo

Strasburgo – Il Parlamento europeo ha approvato oggi, in occasione della Giornata Internazionale delle donne, una risoluzione per una riforma delle politiche di migrazione e di asilo dell’Unione, che “deve comprendere misure di genere per garantire la sicurezza delle donne che chiedono asilo, molte delle quali viaggiano con bambini piccoli e altre persone a carico”, per lo più anziane. Alcuni aspetti della risoluzione hanno diviso l’emiciclo; infatti nella votazione finale i sì sono stati 388, 150 i voti contrari e 159 le astensioni. In particolare il testo approvato afferma che “le forme di violenza basate sul genere, inclusi lo stupro, la violenza sessuale, le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e la violenza domestica, devono essere riconosciuti come validi motivi per richiedere asilo” in Europa. Un tema, riferisce oggi l’agenzia Sir, che ha diviso l’aula è stato quello dedicato alle discriminazioni Lgbt in fase di accoglienza migranti. La relazione chiede inoltre misure specifiche per rendere meno difficile la permanenza delle donne nei centri di accoglienza, fra cui: zona notte e servizi igienici separati per genere; personale e interpreti femminili; consulenza traumi per le donne che hanno subito violenza di genere; cure specifiche e attenzioni per i bambini.
 

Palermo: oggi incontro sul “protagonismo” delle donne immigrate

Palermo  - A Palermo, presso il Salone Lavitrano” del Palazzo Arcivescovile, oggi pomeriggio, Tavola rotonda promossa dalle Associazioni “Camminiamo insieme”, “Arcobaleno di popoli” e con l’apporto dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Palermo. L’incontro vuole rendere visibile il protagonismo delle donne con particolare attenzione alle donne immigrate, e vuole dare voce a donne che condividono la vita con le gioie e le difficoltà, a donne che cercano di leggere le loro situazioni esistenziali in alcuni ambiti della vita, a donne immigrate che cercano alleanze per vivere meglio la loro condizione umana ed il loro ruolo di madri e/o professioniste, con le loro peculiarità e diversità.
 

Madre Marchetti: modello di fraternità

Roma – “Migrazione: risolvere emergenze attuali guardando al passato. Il modello di Madre Assunta Marchetti”. È questo il tema del convegno in programma oggi alle 15 all’Auditorium
“Padre Agostino Trapé” del centro congressi Augustinianum di Roma.
L’incontro è organizzato e promosso, nell’ambito delle celebrazioni per la beatificazione di Assunta Marchetti, dall’ambasciata del Brasile presso la Santa Sede e dalla Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, Scalabriniane. Interverranno il cardinale arcivescovo di San Paolo, in Brasile, Odilo Pedro Scherer, monsignor Italo Castellani, vescovo di Lucca, monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, suor Leocadia Mezzomo, postulatrice della causa di beatificazione, suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale
delle Suore Scalabriniane.
 

MCI Paderborn: il benvenuto al nuovo missionario

Paderbon - Domenica 28 febbraio doppio evento alla Missione Cattolica Italiana  di Paderborn: il congedo di p. Pierino come parroco della Comunità (comunque continuerà a reggere quella di Lippstatd), e l’ingresso ufficiale del nuovo missionario, don Marcin, sacerdote di origine polacca ma incardinato nella diocesi di Ravenna, dove era cappellano a Pinarella di Cervia fino al suo arrivo in Germania. La concelebrazione delle 11,30 nella Franziskanerkirche, presieduta da p. Pierino, ha offerto l’occasione di pregare per ambedue, ringraziando il primo per tutto il lavoro svolto ed augurando al secondo di continuarne il generoso impegno missionario. La diocesi era rappresentata dal Domvikar mons. Dr. Michael Bredeck, responsabile del progetto sviluppo, che ha letto il decreto di nomina. (T.B.)
 

Consiglio europeo: rinvio su tema migranti

Bruxelles - “Il Consiglio europeo ritornerà sul fascicolo della migrazione in tutti i suoi aspetti in occasione del Consiglio europeo di marzo per consolidare ulteriormente l’attuazione congiunta europea della nostra strategia globale in materia di migrazione”: sono le parole conclusive della “Dichiarazione finale” – diffusa nella notte – del summit svoltosi ieri nella capitale belga. I 28 capi di Stato e di governo Ue hanno incontrato il premier turco Ahmet Davutoglu per poi riunirsi e fare, per l’ennesima volta – riferisce oggi il Sir -  il punto sull’emergenza-profughi che preme sull’Ue. Il rimando di ogni decisione al prossimo vertice del 17-18 marzo la dice lunga sulla posta in gioco, sulle divisioni interne all’Unione, sulle difficoltà di accogliere le richieste (qualcuno ha detto esplicitamente “i ricatti”) di Ankara. Il governo turco chiede più soldi (6 miliardi anziché i 3 già promessi dall’Unione) per tenere entro i propri confini i profughi che arrivano dalla Siria; pretende inoltre l’accelerazione dei negoziati per l’adesione alla “casa comune” e la liberalizzazione dei visti entro giugno. Ma di Ankara pochi governi si fidano: e le ultime repressioni alla libertà di stampa confermano i timori europei.
 

Il piccolo migrante ritrova la sua famiglia

Hannover - Una famiglia afghana ha riabbracciato dopo un anno ad Hannover il figlio di 10 anni, smarritosi durante la fuga dal loro Paese e ritenuto morto durante l’affondamento di un barcone nella tratta fra la Turchia e l’isola greca di Lesbo. Il ragazzo, che invece si trovava su un’altra imbarcazione e si era salvato, è stato rintracciato in Svizzera da un volontario della Croce rossa: aveva trovato accoglienza presso un’altra famiglia afghana. «Sono davvero contento di rivedere i miei genitori», ha detto il ragazzo, di cui è stato fornito solo il nome, Mahdi, appena atterrato all’aeroporto di Hannover. «Il sentimento è indescrivibile», ha detto la madre, mentre il padre ha aggiunto: «Sono stati momenti molto difficili per noi». I genitori sono rifugiati in un paesino vicino Lueneburg, nel nord della Germania: ora Mahdi vivrà qui assieme ai genitori, mentre la scuola locale è già stata allertata per l’iscrizione. La famiglia era partita dall’Afghanistan nel gennaio 2015 per sfuggire alle persecuzioni e al matrimonio forzato che attendeva le due sorelle. Quattro mesi di cammino, poi l’arrivo sulla costa turca. Lì si era smembrata all’imbarco: la calca, le spinte, le grida e i profughi trascinati a forza sulle barche da trafficanti senza scrupoli. Facile perdersi, anche se si prova a tenersi per mano. E Mahdi si era perso. Per giorni, il resto della sua famiglia lo aveva atteso al porto di Mitilene, il capoluogo di Lesbo, senza successo. Quindi il mesto proseguimento verso la terra promessa, quella Germania che nei mesi successivi sarebbe diventata la meta di flussi più robusti. (Giulio Isola – Avvenire)
 

Comece: nominati il nuovo segretario generale

Bruxelles - Due nuovi vicepresidenti e un nuovo segretario generale: novità rilevanti alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), organismo ecclesiale europeo con base a Bruxelles. Al termine dell’Assemblea plenaria della scorsa settimana i vescovi hanno proceduto ad alcune nomine delle quali il segretariato dà notizia oggi. I vicepresidenti supplementari sono mons. Czeslaw Kozon, vescovo di Copenaghen, che alla Comece rappresenta la chiesa scandinava, e mons. Rimantas Norvila, vescovo di Vilkaviškis (Lituania). L’Assemblea ha inoltre nominato nuovo segretario generale per un mandato di tre anni padre Olivier Poquillon, attualmente priore del convento dei Domenicani Saint Pierre Martyr a Strasburgo, che però entrerà in carica solo “tra alcuni mesi”. Nel frattempo la funzione è stata assegnata – a partire dal 16 maggio – all’assistente del segretario generale, Michael Kuhn. I vescovi “hanno tenuto a ringraziare padre Patrick Daly”, segretario generale uscente, “per il lavoro svolto in questi quattro anni”. Olivier Poquillon, classe 1966, nato a Maison-Laffitte, dopo studi giuridici è entrato in convento nel 1994, ha studiato teologia ed è stato ordinato sacerdote nel 2001. Ha acquisito un bagaglio di conoscenze europee e internazionali alla Missione della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, ha quindi insegnato all’università di Mosul in Iraq; dal 2008 al 2013 è stato delegato dell’Ordine dei Domenicani presso le Nazioni Unite a Ginevra.
 

Migrantes Savona: ogni mese una Messa in lingua spagnola

Savona - La diocesi di Savona-Noli, grazie all’Ufficio diocesano Migrantes, offre una nuova importante opportunità a tutti i fedeli cattolici originari dell’America latina ovvero la possibilità di partecipare a una Messa in lingua spagnola a Savona. La celebrazione, che ha debuttato a febbraio come raccontato in anteprima esclusiva sul giornale diocesano “Il Letimbro”, si svolgerà la seconda domenica di ogni mese nella chiesa di sant’Andrea e dunque il prossimo appuntamento sarà il 13 marzo alle 15.30.
“L’iniziativa, voluta fortemente dalla comunità ecuadoriana e dal nostro Ufficio pastorale che l’ha sostenuta – spiega Davide Carnemolla della Migrantes – è divenuta realtà grazie alla disponibilità del vicario don Antonio Ferri, del parroco don Silvio Delbuono, che ha reso fruibile la chiesa di sant’Andrea, e di padre Gianfranco dei Cappuccini che si è impegnato a celebrare in lingua spagnola”. Come detto, la Messa è stata richiesta in primo luogo dai fedeli ecuadoriani, ma è ovviamente aperta a tutte le comunità latinoamericane presenti sul  territorio.
 

Migrazioni: commissione Ue su consiglio di oggi

Bruxelles -  “I controlli di frontiera temporanei non solo ostacolano la libera circolazione delle persone, ma comportano anche ingenti costi economici”. È quanto sostenuto dalla Commissione europea in un documento predisposto in vista del Consiglio europeo di oggi che dovrà affrontare il tema delle migrazioni. La Commissione ha stimato, riferisce il Sir, che “il pieno ripristino dei controlli di frontiera nello spazio Schengen genererebbe costi diretti immediati fra i 5 e i 18 miliardi di euro all’anno (pari allo 0,05%-0,13% del Pil)”. La cifra è – anche comprensibilmente – tutt’altro che precisa. Questi costi sarebbero concentrati “su certi attori e regioni, ma avrebbero inevitabilmente un impatto sull’insieme dell’economia europea”. Diversi gli esempi avanzati dall’Esecutivo: “Stati membri come la Polonia, i Paesi Bassi o la Germania dovrebbero affrontare più di 500 milioni di euro di costi supplementari per il trasporto su strada delle merci”; “le imprese della Spagna o della Repubblica ceca dovrebbero sostenere esborsi supplementari di più di 200 milioni di euro”; “i controlli di frontiera costerebbero a 1,7 milioni di lavoratori frontalieri fra 1,3 e 5,2 miliardi di euro in termini di tempo perduto”. Inoltre: “potrebbero andare persi come minimo 13 milioni di pernottamenti turistici, con un costo totale di 1,2 miliardi di euro”; e “i governi dovrebbero sostenere tra gli 0,6 e i 5,8 miliardi di euro di costi amministrativi per aumentare il personale per i controlli di frontiera”.
Mentre la Commissione insiste per “salvare Schengen” e la libera circolazione, mette in luce la necessità di garantire la protezione delle frontiere esterne: “Proteggere le frontiere esterne dell’Ue e garantire controlli di frontiera efficaci è un presupposto fondamentale in uno spazio di libera circolazione, che deve essere garantito da una responsabilità comune”. Nel mese di dicembre la Commissione ha presentato una proposta per una Guardia costiera e di frontiera europea. La Commissione afferma: “In qualunque Stato membro, un afflusso massiccio di migranti porrebbe sotto forte pressione i controlli alle frontiere esterne. La frontiera esterna della Grecia subisce attualmente questa grave pressione, e occorre affrontare immediatamente le attuali lacune nella gestione delle frontiere”. Nei prossimi mesi sarà necessario adottare una serie di misure chiaramente definite, con varie forme di aiuto alla Grecia. Anche per arginare il numero di arrivi in Grecia proseguono le trattative Ue per un accordo con Ankara: uno scambio fra aiuti finanziari e impegno della Turchia a ospitare i profughi siriani. Anche di questo si tornerà a parlare oggi a Bruxelles.
 

Mci Germania e Scandinavia: conclusi gli esercizi spirituali

Francoforte - Predicati da p. Giancarlo Pani, si sono svolti nei giorni scorsi, nel convento di Maria Laach, gli Esercizi Spirituali per gli operatori pastorali delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Vi hanno partecipato circa 30 operatori pastorali tra sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e laici. Il tema centrale della misericordia nella Bibbia è stato approfondito anche con l’ausilio di dispense e con l’utilizzo dell’ultimo libro di p. Pani: “Giona. Il profeta tradito da Dio”. Nella valutazione conclusiva sono stati proposti temi per gli Esercizi del prossimo anno, che si terranno a Neustadt an der Weinstrasse, nella Bildungshaus dei Sacerdoti del S. Cuore, sul Vangelo di Giovanni, con riferimento specifico al tema dell’unità dei credenti.