Primo Piano

Migrantes: nuovo coordinatore per i cattolici ucraini

Roma – Il nuovo coordinatore per la comunità cattolica ucraina in Italia sarà don Voloshin Volodymyr. La nomina è arrivata dal Consiglio Permanente della CEI che si è riunito a Genova ed è stato diffusa oggi con la presentazione del comunicato finale. A don Voloshin Volodymyr, che sostituirà don Yaroslav Semehen, gli auguri di un proficuo lavoro.
 
 

Consiglio europeo: migranti, Ue cerca un accordo con la Turchia

Bruxelles-  Giochi aperti al Consiglio europeo. La seconda giornata del summit dei capi di Stato e di governo dell’Ue si apre in mattinata con un faccia-a-faccia tra il presidente Donald Tusk e il premier turco Ahmet Davutoglu. Tusk (accompagnato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e dal premier olandese Mark Rutte, presidente di turno del Consiglio dei ministri Ue) porterà al capo del governo di Ankara una serie di proposte emerse nella prima giornata del vertice. L’Ue sembra disposta a raggiungere un accordo: 3 miliardi di euro per la Turchia, con la possibilità (non la certezza) di aggiungerne altri 3, quale sostegno all’accoglienza dei 2,5 milioni di profughi giunti in territorio turco; ritorno in Turchia dei siriani giunti illegalmente in Grecia; trasferimento di un pari numero (attorno ai 70mila probabilmente) di profughi che hanno diritto a chiedere asilo in Europa. La Turchia chiede inoltre la liberalizzazione dei visti dei cittadini turchi verso l’Ue a partire da giugno e – più difficile da ottenere – l’apertura di nuovi capitoli negoziali per l’adesione: su questo tema le perplessità sono diffuse e c’è, al momento, il veto di Cipro, che ha mezza isola occupata dai turchi. Ieri il vertice ha diffuso le “Conclusioni” ufficiali sugli aspetti economici e della governance; nessun testo, invece, sulle migrazioni, perché si attendono appunto i lavori di oggi, cui è stato invitato lo stesso Davutoglu. La cancelliera tedesca Angela Merkel, lasciando stanotte la sede del Consiglio, ha parlato di trattative in corso “tutt’altro che facili”. Per il presidente francese François Hollande “c’è ancora molto da fare”. Fra i mediatori emergono il premier greco Tsipras – il cui Paese sta subendo la pressione migratoria mediorientale – e quello italiano Matteo Renzi. Lo stesso Renzi è fortemente preoccupato, avvicinandosi la stagione primaverile, dalla ripresa degli sbarchi di profughi provenienti dall’Africa. Sullo stesso tema ieri ha lanciato un avvertimento il premier britannico David Cameron. Renzi invece ha allargato il discorso sulle ragioni di fondo delle migrazioni, affermando che se si intende “ridurre l’immigrazione selvaggia, l’unica soluzione è fare investimenti nei Paesi d’origine”. (SIR)
 
 

CEI: non aver paura ad aprirsi alla solidarietà verso i migranti

Roma - “L’urgenza di superare un’informazione allarmistica e ideologica per riconoscere cause, responsabilità e dimensioni di un fenomeno che, insieme a enormi problematiche, porta con sé un contributo di ricchezza per tutto il Paese e, quindi, un reciproco vantaggio”. Il Consiglio Permanente della CEI, riunitosi nei giorni scorsi a Genova ha affrontato in questi termini le questioni legate all’immigrazione, soffermandosi in particolare sulla verifica dell’accoglienza nelle diocesi italiane dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Già nella prolusione il card. Angelo Bagnasco, che ha aperto i lavori -  “chiedeva come l’Europa, a fronte di questo tragico esodo, possa pensare di erigere muri e scavare fossati, invece di avviare processi di vera integrazione, secondo onestà, tempi rapidi, regole e fiducia da parte di tutti”,  si legge nel comunicato finale presentato oggi. Approfondendo tale prospettiva, i Vescovi – voce di “una Chiesa che ha il Vangelo in mano” – si sono lasciati “interrogare” dalle situazioni di instabilità del Medio Oriente e, più ancora, del Nord Africa, facendosi “solidali” con quanti chiedono protezione internazionale; hanno “condiviso la preoccupazione per gli esiti di gestione dei flussi migratori, che segnalano una vera e propria selezione – e, quindi, un’esclusione – di nazionalità”; hanno sottolineato la “necessità di procedure celeri ed efficaci nell’identificazione e nel ricollocamento in Europa, come anche nella messa a punto di un serio programma di inserimento abitativo e lavorativo”. In particolare – spiega il comunicato - è emersa la condizione dei minori non accompagnati – per i quali ancora “si stenta ad avviare percorsi di affidamento in strutture familiari – e quella di quanti si sono visti negare il permesso di soggiorno umanitario: sono persone senza prospettive, che rischiano di cadere in situazione di irregolarità, andando a esporsi a condizioni di insicurezza, irreperibilità e sfruttamento”. Partendo dalle accoglienza attive – che nelle strutture ecclesiali coinvolgono oltre ventimila persone  e che, quindi, costituiscono un quinto dell’intero sistema di accoglienza in Italia – i Vescovi hanno “rimarcato la necessità di giungere a un sistema unico e diffuso, che risponda a standard e procedure comuni e sia sottoposto a verifiche puntuali rispetto ai servizi da erogare e alla trasparenza nella gestione dei fondi. Di qui anche la richiesta, per l’accoglienza dei rifugiati, di poter attivare un accreditamento da parte di enti e strutture del privato sociale e del no profit”. Sul fronte “interno”, il Consiglio Permanente ha riconosciuto l’importanza di sostenere un percorso culturale che aiuti “le comunità a non aver paura ad aprirsi”: l’esperienza – è stato osservato – fa toccare con mano come la solidarietà generosa di tanti diventi via di testimonianza e di annuncio. (Raffaele Iaria)
 
 

Insinna regala dona la sua barca in beneficienza per i migranti

Roma - “Perché la mia vita deve valere più della tua? E perché io devo stare con le mani in mano e respingerti? Non mi hanno insegnato questo i miei genitori né la mia fede cattolica. L’ho fatto anche fin troppo tardi”. Così Flavio Insinna, in un’intervista a ‘Effetto Notte’, il rotocalco di informazione cinematografica di Tv2000 condotto da Fabio Falzone in onda questa sera alle 23.15 e domenica alle 00.30, ha motivato la decisione di donare in beneficenza la propria barca all’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere impegnata nel soccorso di migliaia di migranti. “La barca non ha valore economico – ha aggiunto Insinna - avrà valore quando gli sbarchi si arresteranno. Molti dicono: ‘aiutiamoli a casa loro’ ma non hanno più una casa. Papa Francesco all’ennesima tragedia del mare ha detto sono fratelli come noi, sono morti mentre cercavano la felicità”. Durante l’intervista l’attore e presentatore ha anche ricordato Alberto Sordi a cui ha prestato la voce nel dvd ‘Una storia tutta italiana’, dedicato proprio al grande attore romano. “Abbiamo talmente riso con Sordi – ha aggiunto Insinna - che ci siamo dimenticati che il grande Alberto ci stava avvertendo di come saremmo andati a finire e di dove stavamo andando. Ci ha fatto vedere il tirchio, il ladro e l’imbroglione ma voleva dire ‘così non si fa’”.
 

Migranti: da gennaio quasi 2 bimbi morti ogni giorno

Roma - Da inizio anno, quasi due bambini al giorno hanno perso la vita in mare, tra la Turchia e la Grecia. Nel solo mese di Febbraio, sono oltre 14mila i minorenni sbarcati sulle isole. I giovani e giovanissimi rappresentano ormai il  40% circa dei migranti arrivati. “Sono proprio i bambini a pagare il prezzo più alto di questa emergenza” denuncia Save the Children. Ma non c’è solo l’allarme naufragi e bimbi morti in mare, l’emergenza è anche sulla terra ferma. Una volta superata la traversata infatti, ora i bambini si ritrovano bloccati alle frontiere, con il rischio di venire separati dai genitori e di cadere in mano ai trafficanti. La ong internazionale da sempre attenta ai piccoli più fragili chiede ai leader europei di impletare la politica dei ricollocamenti e offrire canali legali per l’accesso ai paesi europei. Da ieri, inoltre è stato deciso che i mezzi della Guardia costiera italiana impegnati nella ricognizione del Mar Egeo porteranno a bordo pediatri per fornire assistenza specialistica ai bambini migranti. In base al protocollo di collaborazione tra la Guardia costiera e la Fondazione Pediatria e Famiglia, quattro medici volontari partiranno sabato per Samos in via sperimentale. Intanto in mare si continua a morire. La guardia costiera libica ha rinvenuto 4 cadaveri e soccorso 187 migranti sulla cui imbarcazione era scoppiato un incendio.
Dall’inizio dell’anno, secondo l’ACNUR circa 12mila migranti sono già arrivati via mare in Italia dalla Libia. Il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2015.
 

Migrantes: promuovere e proteggere la dignità dei migranti

Roma - “È una proposta vergognosa che si aggiunge ad altre, come se si andasse nella logica di nuovo pacchetto sicurezza”. Così il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, commenta ad “Avvenire” la proposta avanzata ieri su una norma che “specifichi bene in che termini la forza può essere usata per i foto segnalamenti” per i migranti. “Dobbiamo proteggere i nostri concittadini – ha detto il ministro Alfano - che devono esattamente sapere chi entra nel territorio nazionale ed europeo, e al tempo stesso i nostri poliziotti, che non possono essere lasciati senza una cornice normativa chiara. Perché poi magari si sveglia qualcuno e li denuncia per aver usato la forza”. Secondo Perego il progetto, se attuato, otterrà l’effetto contrario: “Non vi sarà maggiore sicurezza, e al contrario si creerà conflittualità sociale, per non dire del rischio di disordini nei centri per migranti, e questo solo perché ci si dimentica di chi sono le persone che stanno arrivando e del perché stanno fuggendo”. Per il direttore della Migrantes “democrazia vuol dire tutelare i diritti fondamentali, proteggere e promuovere la dignità delle persone, la loro vita, facilitare i percorsi di ricongiungimento familiare. E la situazione ai confini dell’Europa richiede canali e iniziative umanitarie”.
 

Giornalismo e migrazione: presentata la prima ricerca sull’Hate Speech

Roma - In occasione della Giornata mondiale contro il razzismo, che si celebrerà lunedì prossimo, 21 marzo, la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE, hanno presentato la ricerca “L’odio non è un’opinione. Hate speech, giornalismo e migrazioni”. La ricerca, realizzata da COSPE nell’ambito del progetto europeo (Italia, Belgio, Germania e Repubblica Ceca i paesi coinvolti) contro il razzismo e la discriminazione su web, “Brikcs”– Building Respect on the Internet by Combating hate Speech”, ha approfondito questo fenomeno tramite l’analisi di casi studio ed interviste a testate e testimoni privilegiati.Ha coinvolto 4 direttori e caporedattori (Fan Page, Il Tirreno, l’Espresso, Il Post); 3 staff incaricati di community management (Il Fatto Quotidiano, Repubblica, La Stampa), 3 esperti di social media strategy, 3 blogger di testate nazionali, 2 esponenti di associazioni attive nel settore media e immigrazione (ANSI e Carta di Roma), 2 organismi pubblici di tutela (OSCAD – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori  e UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). L’UNAR nel 2014 ha registrato 347 casi di espressioni razziste sui social, di cui 185 su Facebook e le altre su Twitter e Youtube. A queste se ne aggiungono altre 326 nei link che le rilanciano per un totale di 700 episodi di intolleranza, con un trend in crescita per il 2015, anno in cui i giornali europei hanno dovuto affrontare lo scenario di una delle più grandi crisi umanitarie senza riuscire, in gran parte, a restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio a livello globale e nazionale. E’ in contesti come questi - hanno ribadito durante la presentazione - che si moltiplicano le espressioni di incitamento all’odio razziale nei confronti di rifugiati, migranti e minoranze: sono i forum dei giornali online, i commenti a margine degli articoli, le pagine Facebook delle testate nazionali e locali, i luoghi virtuali in cui “dilagano i discorsi d’odio che prendono di mira i rifugiati e i cittadini di origine straniera e purtroppo si tratta di un fenomeno difficilmente monitorabile e controllabile”. Più in generale, infatti, la ricerca mette in risalto le “problematiche di gestione delle proprie community”: dalla libertà di espressione alla necessità di regolamentazione, dal ruolo dei giornalisti a quello dei social media manager, dall’obiettivo di informare a quello di coinvolgere e le soluzioni diverse da parte delle redazioni, in una fase di sperimentazione contraddistinta da una difficoltà di adattamento alla dimensione digitale.  Per questo, alla ricerca seguiranno in ogni paese altre iniziative per combattere il fenomeno: “un decalogo per social media manager, un percorso formativo per insegnanti, toolkit multimediale, e un evento finale di sensibilizzazione”. Inoltre, con lo slogan “Silence hate - Changing words changes the world” e l’hashtag #silencehate prende il via il 21 marzo, la campagna europea contro l’hate speech on line.  L’obiettivo della campagna web è proprio porre l’attenzione sulla “necessità di impedire la diffusione dell’odio e promuovere un uso consapevole della rete: uno sforzo collettivo, che veda impegnati le testate, i lettori, i proprietari dei social network e che riparta da quegli elementi costitutivi della Rete stessa, la libertà e la partecipazione”. 
 

Ismu: oggi a Roma un convegno sui minori stranieri

Roma - La Fondazione Ismu, in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e Sapienza Università di Roma, ha promosso, per oggi pomeriggio a Roma un seminario sul tema “I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e inclusione”, organizzato con il patrocinio dell’Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio). L’incontro vuole essere un focus di approfondimento sul tema sempre più cruciale dei minori stranieri non accompagnati e sulla questione legata alla loro accoglienza. Nel corso degli ultimi anni, soprattutto in seguito all’instabilità economico-politica che ha interessato i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, si è intensificato l’arrivo di minori non accompagnati via mare (e non), spesso in condizione di particolare vulnerabilità psicologica e fisica ed esposti a rischio di marginalità sociale, evidenzia l’Ismu sottolineando che il seminario intende essere un’occasione di confronto tra istituzioni e organismi interessati al fine di mettere in luce le principali criticità che l’Italia, e più in generale i paesi membri dell’UE, incontrano oggi, nella gestione di questo fenomeno. Al seminario interverranno Mario Panizza, Rettore Università Roma Tre; Mariella Enoc, Presidente Fondazione Ismu; Mario Morcellini, Pro Rettore alle Comunicazioni istituzionali SapienzaUniversità di Roma, Lucia Chiappetta Caiola, Direttrice Dipartimento Scienze della Formazione - Università Roma Tre; Carmelina C. Canta, Università Roma Tre; Giovanni Giulio Valtolina, Fondazione Ismu. Alla tavola rotonda, coordinata da Andrea Bixio, Sapienza Università di Roma, parteciperanno: Mario Morcone, Ministero dell’Interno; Stefania Congia, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Giovanna Boda, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati; Marina D’Amato, Docente di Sociologia - Università Roma Tre; Vincenzo Cesareo, Fondazione Ismu.
 

Migranti: il 3 ottobre la giornata in memoria dei morti in mare

Roma – In Italia il 3 ottobre sarà la Giornata della memoria, in ricordo di tutte le vittime dell’immigrazione. Ieri è arrivato il voto definitivo del Senato. Soddisfazione è stata espressa dal presidente del Senato Grasso e dalla presidente della Camera Boldrini oltre che dal Comitato 3 ottobre, promotore della proposta di legge. La Giornata sarà celebrata in tutta Italia nell’anniversario della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando a causa del naufragio di una imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti vi furono 366 morti accertati e circa 20 dispersi. Da quel giorno ad oggi l’ACNUR stima che oltre 8 mila persone abbiano perso la vita in mare, di cui circa 450 solo nei primi mesi del 2016.
Finora quest’anno oltre 153 mila persone, di cui un terzo bambini, hanno attraversato il Mediterraneo. L’Alto commissariato auspica che la Giornata della memoria e dell’accoglienza “promuova una profonda riflessione sulla istituzione di vie legali che consentano alle persone in fuga di arrivare in Europa senza rischiare la vita nel Mediterraneo”.
 

Migrantes Cuneo: oggi incontro sulla donna migrante

Cuneo - La Migrantes della diocesi di Cuneo, in collaborazione con l’associazione “ Fratellanza – Vllaznia” propone anche quest’anno la serata culturale  “ Volti di donna”, in ambito delle attività organizzate per la festa della Donna dal Comune di Cuneo con l’assessorato alle Pari opportunità. L’incontro si terrà questo pomeriggio alle 17.00 presso la Sala San Giovanni in Via Roma n.4 a  Cuneo .Durante la serata ci saranno testimonianze di donne migranti dai vari paesi del mondo come costruttrici di un mondo nuovo e tessitrici di vita. Canti e danze delle  varie comunità Migrantes, a cura dell’ Ufficio Pastorale Migrantes di Cuneo e dell’associazione Fratellanza-Vllaznia. Al convegno parteciperò Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes
 

Panama: settecento emigranti cubani in situazione critica chiedono una soluzione diplomatica

Città di Panama  - Il Card. José Luis Lacunza, Vescovo di David, ha ricevuto un rapporto sulla situazione dei cubani a Paso Canoas, e ha annunciato che ne informerà i Vescovi del Paese e insieme rifletteranno al riguardo. La nota, riportata dall’agenzia  Fides informa che Siexdel Candanedo, responsabile della Caritas a Chiriqui ha riferito che a Paso Canoas ci sono ancora più di 700 cubani compresi bambini, donne incinte e malati. Candanedo ha detto inoltre che il Card. Lacunza incontrerà i sacerdoti di Paso Canoas e i gruppi della società civile per cercare di migliorare le condizioni degli immigrati. Secondo un primo rapporto dell'organizzazione “Giustizia e Pace” della Chiesa cattolica, negli ultimi giorni numerosi cubani sono arrivati alla frontiera Panama-Costa Rica per chiedere aiuto nel loro viaggio verso gli Stati Uniti. Un comunicato del gruppo di emigranti cubani giunti a Paso Canoas ha ringraziato il governo del Panama per l'assistenza fornita ai 1.300 cubani arrivati lì, ma adesso la situazione è diventata critica e chiedono l'aiuto dello stato per una soluzione diplomatica.
 
 

Brescia: un convegno su migrazioni e nuovi scenari

Brescia - “Migrazioni: cambiamenti in atto e nuovi scenari”; sarà questo il tema di un convegno che si svolgerà a Brescia il prossimo 22 marzo, presso l’aula magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’incontro, patrocinato della Congrega della Carità Apostolica, ha l’obiettivo di presentare alla città il ventunesimo Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). Dopo il saluto da parte di Mario Taccolini (Delegato Rettorale per la sede di Brescia), Giuseppe Ungari (Presidente del Consiglio Comunale di Brescia), Alberto Broli (Presidente della Congrega) e Valerio Valenti (Prefetto di Brescia), si terranno quattro interventi. Vincenzo Cesareo (Segretario Generale della Fondazione Ismu) si soffermerà su “Migrazioni e nuovi scenari in atto”, Gian Carlo Blangiardo (Università degli Studi di Milano Bicocca, Fondazione Ismu) parlerà de “Il mutamento delle dinamiche migratorie”, Maddalena Colombo (Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore Cirmib) dedicherà la propria relazione a “I minori e la scuola: inclusione, integrazione, interculturalità”, mentre Marco Caselli (Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Ismu) affronterà il  tema dell’Associazionismo e transnazionalismo degli immigrati.
 

Canale di Sicilia: soccorse 2.481 migranti, tre i morti

Milano - Tornano a gonfiarsi i numeri delle traversate nel Canale di Sicilia. Dopo la chiusura della rotta balcanica e la crescente incertezza in Libia, i trafficanti hanno ripreso a spingere in acqua centinaia di migranti. Sono complessivamente 2.481 quelli soccorsi negli ultimi tre giorni nel canale di Sicilia. Solo ieri ne sono stati tratti in salvo, nel corso di 12 operazioni coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera, 1.467. Le unità intervenute hanno recuperato anche i corpi di 3 migranti deceduti durante la traversata. In particolare, Nave Diciotti della Guardia Costiera ha soccorso sei gommoni, portando in salvo 750 migranti e recuperando 2 cadaveri. Alle operazioni hanno preso parte unità della Marina Militare che hanno soccorso cinque gommoni con a bordo complessivamente 635 migranti e recuperato il terzo cadavere; infine, l’unità norvegese Siem Pilot – inserita nel dispositivo Frontex – ha salvato 82 migranti a bordo di un gommone. A questi, si uniscono i 951 migranti tratti in salvo martedì nel Canale di Sicilia. Il tributo di vite umane è altissimo. I morti nel Mediterraneo nei primi due mesi e mezzo del 2016 sono stati 456, di cui 354 nel Mediterraneo orientale (rotta greca), 97 nel Mediterraneo centrale (rotta italiana), 5 nel Mediterraneo occidentale (rotta spagnola). Gli arrivi via Mediterraneo nel 2016 sono stati 152.697. Nel 2015 furono complessivamente 1.011.712, di cui circa 853mila nel Mediterraneo orientale e circa 153mila nel Mediterraneo centrale. I dati, aggiornati al 15 marzo 2016, sono dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). «L’Italia – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim per il Mediterraneo – è diventata efficiente per quanto riguarda il soccorso e la prima accoglienza. Ma in Grecia i migranti devono addirittura pagarsi il biglietto per i traghetti verso il Pireo». Numeri confermati anche dalle Nazioni Unite. «Più di un milione di persone, essenzialmente rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, sono entrati in Grecia dal 2015», ha spiegato l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Dall’inizio di quest’anno, più di 143mila persone sono arrivate in Grecia dopo essere passate dalla Turchia. Da gennaio i morti sulla rotta per l’arcipelago ellenico sono stati 448 (3.771 nell’anno 2015). L’analisi delle statistiche conferma che a fuggire sono soprattutto famiglie. Attualmente, donne e bambini rappresentano circa il 60 per cento degli arrivi, mentre secondo l’Acnur questa percentuale era inferiore al 30 per cento nel giugno 2015. La guerra in Siria ha provocato più di 270mila morti in cinque anni. Circa 4,8 milioni di siriani sono stati costretti a fuggire dal loro Paese e 6,6 milioni sono sfollati all’interno della Siria. In mancanza di una stabilizzazione la pressione non potrà che aumentare. Al confine con la Grecia, intanto, migliaia di migranti e profughi restano bloccati dopo la chiusura delle frontiere con la Macedonia. Skopje, temendo nuovi blitz dei profughi, come i duemila che hanno guadato un fiume per aggirare il blocco, ha deciso di dispiegare altri contingenti dell’esercito. «Non si tratta di nuove truppe ma solo di un loro spostamento», hanno spiegato fonti governative. (Nello Scavo – Avvenire)
 

Rom e sinti: il 23 marzo la presentazione di “Roma, oltre le baraccopoli”

Roma - Negli anni Ottanta, nella Capitale, si abbattevano le ultime baracche dove per trent’anni avevano vissuto circa 100 mila “baraccati” italiani.
Oggi, tuttavia, nella città di Roma si registra ancora la presenza di baraccopoli – in linea con la definizione di “baraccopoli” dell’agenzia delle Nazioni Unite UN-Habitat - abitate da 9 mila persone, in prevalenza cittadini di origini rom, italiani e stranieri.
Mercoledì 23 marzo 2016 alle ore 12 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini – via IV Novembre 119/a, Roma (secondo piano) – l’Associazione 21 luglio presenta “Roma: Oltre le baraccopoli. Agenda politica per ripartire dalle periferie dimenticate”.  L’Agenda, alla cui stesura hanno contribuito personalità del mondo accademico, intende fornire strumenti collaudati a quanti amministreranno la città di Roma per mutare radicalmente le politiche nei confronti di chi vive nelle baraccopoli.
Nel corso della presentazione verranno sottoposte ai candidati a sindaco proposte concrete per dare una risposta anche ai cittadini dei quartieri che vivono in prossimità delle baraccopoli e per superare definitivamente il “sistema” costoso dei "campi nomadi".

Papa Francesco: tanti migranti oggi “non sento l’accoglienza”

Città del Vaticano - Papa Francesco coglie ogni occasione per  portare all’attenzione il dramma di tanti profughi che cercano di raggiungere l’Europa. “Quanti nostri fratelli stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care!”, ha detto questa mattina, parlando a braccio, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro davanti a migliaia di pellegrini e di fedeli provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo.
 “In questi casi – ha spiegato il pontefice – uno può chiedersi: dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti?”. “E che anche quando cercano di entrate in un’altra parte, gli chiudono la porta”, ha detto ancora  ed essi “sono lì, al confine, perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono, che soffrono all’aria, senza cibo, e non possono entrare. Non sentono l’accoglienza”.
Papa Francesco ha quindi concluso: “A me piace tanto  quando vedo le nazioni, i governanti, che aprono il cuore e aprono le porte”. Tema della meditazione di oggi del Papa è stato “Misericordia e consolazione” continuando il ciclo di catechesi sulla misericordia nella prospettiva biblica. Soffermandosi sui capitoli 30 e 31 del libro del profeta Geremia il pontefice ha sottolineato che “la misericordia di Dio si presenta con tutta la sua capacità di confortare e aprire il cuore degli afflitti alla speranza”. “Oggi vogliamo anche noi ascoltare questo messaggio di consolazione: si rivolge agli israeliti che sono stati deportati in terra straniera e preannuncia il ritorno in patria. Questo rientro è segno dell’amore infinito di Dio Padre che non abbandona i suoi figli, ma se ne prende cura e li salva. L’esilio – ha aggiunto -  era stata un’esperienza devastante per Israele. La fede aveva vacillato perché in terra straniera, senza il tempio, senza il culto, dopo aver visto il paese distrutto, era difficile continuare a credere alla bontà del Signore”. (Raffaele Iaria)
 

Mattarella visita la Scuola Statale Italiana di Addis Abeba

Addis Abeba – “La cultura è il miglior biglietto da visita di un Paese. E' per definizione un patrimonio da preservare e coltivare con molta cura ed applicazione. Anche in questo, Etiopia e Italia sono simili, poiché possono vantare entrambe una civiltà antica e multiforme che incorpora ricche tradizioni popolari e che riconosce, nella diversità, un patrimonio prezioso. In questa visione, voi, cari studenti, rappresentate una testimonianza, forse la più efficace, la più straordinaria, di quanto vivi siano i rapporti tra Italia e Etiopia”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando gli alunni della Scuola Statale Italiana di Addis Abeba, nella seconda giornata della Visita di Stato nella Repubblica Federale Democratica di Etiopia. Successivamente il Capo dello Stato ha deposto una corona al Monumento della Vittoria Arat Kilo. Presso la Residenza dell'Ambasciatore d'Italia ha incontrato il personale dell'Ambasciata e un gruppo di imprenditori e funzionari italiani delle Organizzazioni Internazionali.
 

Alunni stranieri: uno su tre è nato in Italia

Roma - Quasi uno su tre degli studenti stranieri presenti nelle scuole secondarie italiane è nato nel nostro Paese: è uno dei dati che emergono dall’indagine Istat sull’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni. Quanto all’andamento scolastico, se gli stranieri hanno mediamente mezzo punto in meno degli italiani in Matematica e Italiano, gli alunni cinesi risultano più bravi in Matematica, anche rispetto agli italiani. L’indagine, condotta dall’Istat nel 2015 e cofinanziata da Ue e Ministero dell’Interno e riguardante le scuole secondarie di primo e secondo grado con almeno cinque alunni di cittadinanza straniera, conferma la maggiore difficoltà degli studenti stranieri a scuola: il 27,3% ha dovuto ripetere uno o più anni scolastici. Ma sono soprattutto i nati all’estero ad avere esperienza di ripetenze (31%), mentre per i nati in Italia la quota è più vicina a quella degli italiani, rispettivamente 18,7% e 14,3%. I docenti delle scuole dove è più elevata l’incidenza di alunni stranieri ammettono più frequentemente situazioni di difficoltà e la necessità di modificare le modalità della propria didattica. É nato in Italia dunque il 30,4% degli studenti stranieri, mentre il 23,5% è arrivato prima dei 6 anni, il 26,2% è entrato in Italia tra i 6 e i 10 anni e il 19,9% è arrivato a 11 anni e più.
 

Mons. Perego: basta paura sugli arrivi

Roma - Barikamà è arrivato in Italia molti anni fa. Dopo aver partecipato alla rivolta dei braccianti di Rosarno nel 2010, il suo viaggio si ferma a Roma. Con i suoi nove fratelli qui inizia a fare semplicemente quello che faceva in Africa: lo yogurt biologico.
Così crea una cooperativa sociale che porta il suo nome (in lingua bambara significa resistente), in cui è stato avviato un progetto di micro-reddito che dà lavoro ad altri immigrati. La storia di Barikamà, a chiusura della giornata di riflessione sui flussi migratori e le politiche di accoglienza, organizzato da Vises (la onlus di riferimento di Federmanager) in collaborazione con l’università Luiss, non è solo una buona pratica. Ma la dimostrazione che l’accoglienza non deve diventare un semplice dovere di assistenza, ma un progetto di futuro e un’occasione di sviluppo. Per l’Europa, in preda ad una crisi demografica senza precedenti e allo squilibrio dei sistemi pensionistici. Ma anche per gli stessi migranti, che al di qua del Mediterraneo cercano quella giustizia sociale difficile nei Paesi d’origine. Il punto di partenza è però la fine della «gigantografia della paura sulle migrazioni» che stanno facendo alzare muri ai confini tra gli Stati in Europa. I numeri degli stranieri accolti nel continente infatti – due stranieri ogni mille abitanti – è il ragionamento di partenza del direttore della fondazione Migrantes monsignor Giancarlo Perego, «non sono certamente cifre da invasione», ma si ha questa impressione «per la debolezza della politica europea e italiana, incapaci di governare l’accoglienza di chi fugge». Le strategie finora messe in atto, invece, «sono segnate dall’ideologia e basate sulla sicurezza», più che sul diritto alla protezione. Il fenomeno migratorio, perciò, secondo monsignor Perego, dovrà essere l’occasione «per rinnovare l’economia, ripensare i luoghi di vita e le città». Non è ancora un treno passato, visto che i flussi migratori per i prossimi non si fermeranno. Anzi il 2016 con 154mila arrivi in Italia nei primi due mesi, di cui 135mila via mare, rischia di toccare un nuovo record. Sbaglia chi pensa che il fenomeno «scomparirà» o intende affrontarlo «con la demagogia», ricorda la presidente di Vises Rita Santarelli, e sarà difficile da risolvere «con una politica ingessata», che ragiona «per schemi e ideologie». Concretezza e «senso di realtà, che vuol dire buon senso» sono al contrario le caratteristiche che dovrebbero orientare qualsiasi ragionamento, senza dimenticare – dice alla fine – che «gli stranieri sono una ricchezza non un pericolo». Basta pensare a modelli di integrazione diversi, «come i corridoi umanitari che possono essere replicati» gli fa eco Paolo Morozzo Della Rocca della Comunità di Sant’Egidio, puntando anche su «un’alleanza tra società civile, istituzioni e imprenditoria». (Alessia Guerrieri)
 

Il 3 ottobre giornata contro l’indifferenza

Roma – Si vota oggi al Senato la legge che istituisce la giornata della memoria dei migranti morti in mare. Dovrebbe essere il 3 ottobre perché il 3 ottobre 2013 morirono vicino alle coste di Lampedusa 366 persone, tra cui molte donne e bambini, tutti eritrei. Il cammino iniziato ad aprile alla Camera si chiude al Senato grazie alla battaglia condotta dal "Comitato 3 ottobre" che lanciò una petizione sui social per la legge raccogliendo 30 mila firme e alla sensibilità di buona parte dei parlamentari italiani. Il prossimo 3 ottobre, nel terzo anniversario del naufragio - una delle più grandi catastrofi marittime del secolo nel Mediterraneo - ci auguriamo sia qualcosa più di una commemorazione. È giusto ricordare che le nostre istituzioni da quel naufragio sono state colpite, esattamente come il popolo italiano, e ne hanno tratto ispirazione per dare vita a grandi operazioni umanitarie. Dopo il 3 ottobre 2013 l’allora premier Enrico Letta decise infatti di lanciare Mare Nostrum, grazie alla quale la Marina Militare e la Guardia Costiera hanno salvato in un anno la vita di 100 mila persone attirandosi le ingiuste critiche di molte cancellerie per le quali, in sostanza, i salvataggi di esseri umani avrebbero favorito i trafficanti. Il governo Renzi ha agito in continuità e l’operazione Triton, che ha raccolto il testimone di Mare Nostrum anche se doveva essere un pattugliamento europeo circoscritto, nei fatti grazie all’attenta regia italiana ha evitato molte stragi e ha attirato le stesse critiche infondate. Perché il 3 ottobre fu invece uno stimolo a squarciare il velo sul racket che dalla Libia gestisce senza scrupoli il traffico di esseri umani. La nostra magistratura ha inflitto una condanna esemplare (30 anni) a uno scafista somalo che torturava i migranti e che era stato riconosciuto dalle sue vittime. E poche settimane fa ha condannato gli organizzatori eritrei ed etiopi  di quel viaggio che prevedeva di sovraccaricare il peschereccio chiudendo nella stiva di chi - madri e figli - aveva pagato di meno. Accuse infondate che costituivano i prodromi della crisi dei migranti che da questa estate mina le fondamenta stesse dell’Ue. Il segnale politico che oggi il Parlamento italiano può dare a Bruxelles è forte, l’approvazione è una risposta netta a quegli Stati che perseguono la politica dei muri e della chiusura dei confini. E, nell’intenzione dei promotori, è un ricordo di tutti i morti - si stima siano 450 solo in questa striscia temporale del 2016 - dei viaggi della speranza. Il 3 ottobre diventi giorno di lotta all’indifferenza. (Paolo Lambruschi – Avvenire)
 
 

Le migrazioni al centro del congresso Congresso Aicree

Montesilvano - Rilanciare il progetto per l’Europa federale coinvolgendo gli Enti locali e regionali: questo è l’obiettivo della prossima Assemblea Congressuale Nazionale che si svolgerà a  Montesilvano (Pescara) i giorni 17 e 18 marzo prossimi. “L’Unione Europea si trova in una situazione di notevole criticità”. Recita il documento politico preparatorio al Congresso: “l’ondata migratoria, proveniente in particolare dall’area mediterranea dell’Africa e dal Medio Oriente, sta evidenziando la crisi dell’Unione Europea che ha le sue radici nel mancato completamento dell’assetto istituzionale avviato con il Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992)”. L’AICCRE opererà perché i rapporti con i Paesi mediterranei dell’Africa e con quelli medio orientali siano impostati e sviluppati dall’Unione Europea sulla base di strategie autenticamente sopranazionali e di politiche mediterranee volte al perseguimento di una integrazione euro-araba-africana che superi la concezione coloniale che ha caratterizzato detti rapporti nell’ottocento e nel novecento.  All’interno dei lavori dell’Assemblea, si svolgeranno due sessioni plenarie internazionali “Nord-sud dialogo sulle migrazioni. Buone pratiche ed esperienze degli Enti locali”, organizzate con il supporto della Commissione europea e Platforma.