Primo Piano

Gentiloni: “le collettività italiane nel mondo parte integrante del sistema Paese”


Roma - Con l'intervento del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si è aperta ufficialmente ieri, nella Sala delle Conferenze internazionali della Farnesina, l'assemblea plenaria del nuovo Cgie, in un clima rarefatto dalle notizie degli attentati che si erano appena avvenuti a Bruxelles.
E alle vittime di questi nuovi atti terroristici Gentiloni ha voluto dedicare, insieme a tutti i presenti, un minuto di silenzio e di raccoglimento. “Ci troviamo in un momento molto particolare e delicato di una città che ci è molto cara, non solo perchè sede delle istituzioni europee, ma anche – ha ricordato il ministro – perché abbiamo con essa rapporti e relazioni di molti decenni, così come è testimoniato quest'anno dall'importante anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, una data che ci ricorda le dimensioni dell'emigrazione italiana e i drammi sociali cui essa ha dato luogo, oltre che le moltissime storie di successo che l'hanno accompagnata”.
Per Gentiloni, tuttavia, “la riflessione suscitata da un contesto così drammatico” non deve impedire di trarre profitto da questa prima giornata di lavori del Consiglio generale da poco rinnovato nella sua composizione, pur ricordando “come esso si trovi ad affrontare un contesto tra i più difficili degli ultimi anni, specie in alcune aree del mondo”. Il Ministro segnala il contrasto tra le tensioni che si accumulano in Europa e in Oriente e il clima di distensione che si respira invece, in un contesto geografico diverso, con la visita di questi giorni del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Cuba. E in un contesto internazionale così complesso “l'Italia può rivendicare di aver svolto un ruolo politicamente importante e all'altezza della sua tradizione, specie – rileva Gentiloni, - rispetto alla crisi migratoria in corso in Europa”. “Noi sappiamo che si tratta di un fenomeno che non è nato oggi e che avrà una dimensione di lungo periodo, dinamica – aggiunge – che ci è molto chiara per ragioni storiche e, in particolare, per l'andamento di quegli stessi flussi migratori di cui l'Italia è stata protagonista”. Due le consapevolezze che il nostro Paese ha maturato grazie alla propria storia: “siamo sempre stati coscienti dal fatto che occorre intervenire sulle radici dei flussi, come la guerra e la povertà, per ridurre la loro portata e poterli gestire – spiega Gentiloni; - così come lo siamo sulla necessità che l'Europa risponda a tali sfide con soluzioni comuni”. Il Ministro segnala come appaia oggi “incredibile” aver pensato che i flussi migratori potessero essere considerati un problema unicamente italiano, dopo quanto avvenuto sulla rotta balcanica; e ribadisce come “la storia delle nostre collettività all'estero ci insegni come le risposte civili e ben organizzate siano le uniche politicamente sostenibili e praticabili per affrontare il futuro”.
Egli si sofferma poi su quanto sia ancora oggi importante numericamente la presenza e l'emigrazione italiana all'estero, spesso non inquadrata nelle statistiche ufficiali, e come essa abbia una tendenza al rinnovamento “che richiede un aggiornamento continuo del nostro approccio”. Un aggiornamento che il Ministro ritiene debba orientarsi seguendo alcune direttrici prioritarie: “rendere la comunità parte integrante del sistema Paese e della sua capacità di forza e attrazione, il cosiddetto soft power, esercitabile in tutto il mondo; impegnarsi nel coinvolgimento in tale prospettiva anche della nuova emigrazione, che ha numeri importanti che spesso sfuggono alle statistiche; tutelare all'interno delle collettività le componenti più deboli (si pensi alla situazione venezuelana), nostro dovere storico; ammodernare le nostre strutture, rendendo progressivamente fruibili online i servizi consolari, una tendenza inevitabile e l'unica strategia con cui guardare al futuro, pur senza dimenticare – ammonisce - di assistere chi resta indietro; comprendere e valorizzare il ruolo fondamentale delle nostra collettività per la promozione dell'offerta culturale e di lingua italiana”. Su questo ultimo fronte Gentiloni segnala come tante cose siano parte della cultura italiana, richiamando in particolare l'enogastronomia di qualità cui il Maeci ha dedicato da ultimo un'iniziativa di promozione e rilevando invece come il sistema di promozione culturale risulti oggi “impoverito da anni di spending review”, pur presentando un rafforzamento in particolari aree geografiche. “Abbiamo il dovere di constatare che in alcuni contesti le nostre scuole e gli Istituti Italiani di Cultura costituiscono una straordinaria offerta rivolta non solo alle nostre collettività. Si tratta di un'offerta culturale di qualità di cui dobbiamo essere molto orgogliosi – conclude il Ministro, augurandosi che tali esempi positivi possano essere sempre più diffusamente replicati anche in sinergia con dicasteri come il Miur.
“Non eravamo più abituati a vedere il nostro presidente alle assemblee nelle quali si dibatte il futuro delle comunità italiane all'estero e si definiscono le proposte da presentare a Governo e Parlamento per valorizzarle nell'interesse dell'Italia – ha affermato di seguito il neo eletto segretario generale, Michele Schiavone. Egli ha poi ricordato come il nuovo Cgie includa rappresentanti di 17 Paesi diversi, invece dei 31 presenti nel precedente Consiglio generale, ed ha espresso la necessità che esso riacquisti “la piena dignità istituzionale per ridiventare l'interlocutore privilegiato di tutti coloro che si occupano delle politiche per il mondo italiano nel mondo, e anche dei vertici della struttura e della rete diplomatico consolare”. Ha ricordato la funzione svolta dal Cgie “di raccordo fra Comites e parlamentari” e consistente, più in particolare, nella “sintesi, proposta e programmazione” di indicazioni che spetta ai parlamentari trasformare in proposte di legge. “Gli attuali Comites e Cgie appena rinnovati non sono affatto delegittimati, come sostiene qualcuno, dalla scarsa partecipazione al voto, causata dai tempi ristrettissimi per la registrazione al voto, scarsa informazione, rinvii e cambiamenti di date e grande confusione in tutto l'iter di preparazione alla consultazioni – afferma Schiavone, ringraziando le associazioni per il contributo dato anche in questo frangente e per l'impegno di auto-rinnovamento attualmente in corso. Per il segretario generale “la struttura della rappresentanza degli italiani all'estero va protetta e rafforzata attraverso una intelligente riforma dei primi due livelli” – Comites e Cgie, - le cui ipotesi devono essere approfondite dai soggetti direttamente interessati “per una proposta di legge che andrà finalizzata soltanto dopo il completamento della riforma costituzionale”. Si tratta di un primo tema di lavoro per cui è necessaria un'analisi di vecchia e nuova emigrazione, mentre la seconda priorità è data dall'insegnamento di lingua e cultura italiana all'estero, settore anch'esso interessato da proposte di riforma e che per Schiavone deve recuperare e incrementare i fondi a disposizione. Altro tema di primaria importanza è la ristrutturazione della rete consolare, “che deve partire con il controllo degli effetti delle recenti chiusure di sedi e agenzie consolari e la predisposizione di un quadro di interventi per l'erogazione di servizi, che dia fondi sufficienti per le missioni dei consoli itineranti e l'incremento dell'uso delle nuove tecnologie, affiancato – aggiunge Schiavone – da un rivisitazione di compiti sussidiari e insostituibili soddisfatti dai patronati, specie in Paesi di grandi dimensioni e limitata presenza di consolati”. Il segretario generale richiama infine la necessità di “analizzare e vedere nella giusta dimensione il fenomeno delle nuove mobilità dei giovani”, riflessione che dovrà servire a fare in modo che essa divenga “un elemento portante del futuro dell'Italia nel mondo”. “Chiedo – conclude Schiavone - un dialogo aperto, sereno e costante con il Ministro e l'intera struttura del Maeci per adempiere a tutti i compiti e rivitalizzare l'esercizio di tutte le facoltà che la legge dà al Cgie al fine di produrre suggerimenti e proposte a Governo e Parlamento, al servizio di tutti gli italiani nel mondo che noi rappresentiamo”.
In attesa dell'intervento di Gentiloni, il segretario aveva già pregato i consiglieri di intervenire con suggerimenti sul metodo di lavoro e con indicazioni sui temi da trattare con più urgenza, già a partire da questa plenaria, anche se in gran parte assorbita dal disbrigo della formalità dovute all'insediamento. Un invito accolto e condiviso da Norberto Lombardi (nomina governativa, Pd) che chiede venga proseguito il confronto sui corsi di lingua e cultura e sulla riforma dell'editoria in questi mesi all'esame del Parlamento e che riguarda anche l'editoria in lingua italiana diffusa all'estero. Altri temi richiamati, le difficoltà manifestate dai Comites sulla carenza di fondi loro destinati e la drammatica situazione della collettività italiana in Venezuela. Sul metodo di lavoro si sofferma invece Riccardo Pinna (Sud Africa) che suggerisce di valutare l'opportunità di accorpare alcune delle Commissioni che compongono il Consiglio generale; Giuseppe Stabile (Spagna) segnala, tra i temi ancora non menzionati e che dovrebbero invece essere oggetto di discussione, le difficoltà relative all'applicazione di imposte come Imu e Tari ai connazionali residenti all'estero, così come il confronto su modalità che facilitino l'esercizio del voto all'estero; Mirko Dolzadelli (Cgil, Cisl, Uil - frontalieri) richiama le questioni che riguardano i lavoratori frontalieri e le nuove mobilità, in particolare quelle connesse all'accordo tra Italia e Svizzera all'esame del Parlamento; Andrea Mantione (Paesi Bassi) gli effetti della chiusura dei consolati, in particolare sulle richieste che poi si riversano sui patronati presenti all'estero; Nello Collevecchio (Venezuela) torna sulla situazione del Venezuela segnalando l'aumento vertiginoso della criminalità, le difficoltà in particolare dei pensionati italiani residenti in quel Paese, determinate da un'inflazione fuori controllo e dal tasso di cambio applicato, e l'irreperibilità di medicine e generi di prima necessità; Fernando Marzo (Belgio) richiama le difficoltà connesse alla ricezione della Rai in Europa e all'accessibilità dei servizi consolari; Paolo Da Costa (Svizzera) sollecita il Cgie a riappropriarsi del suo ruolo politico e di interlocuzione con il Governo; Aniello Gargiulo (Cile) torna sulle difficoltà degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana e auspica un approfondimento dei temi di interesse della collettività con il coinvolgimento dei Comites e al di là del ricorso a formulari; Tony Mazzaro (Germania) richiama il ruolo dei connazionali nella diffusione e promozione del made in Italy nelle società di accoglienza; Cesare Villone (Brasile) chiede sia affrontato il tema di una riforma dell'Aire, dal momento che un gran numero di cittadini italiani residenti all'estero – sostiene – non reputano necessaria l'iscrizione. (Viviana Pansa – Inform)
 

Italiani all’Estero: il Cgie elegge i vice segretari generali

Roma – Dopo l’elezione del Segretario Generale il Cgie – Consiglio Generale Italiani all’Estero – ha eletto i vicesegretari.  Per i paesi paesi Anglofoni Extra Europei è stata riconfermata Silvana Mangione (Usa). Mariano Gazzola (Argentina) è, invece, il nuovo vicesegretario generale per l’America Latina. Pino Maggio (Germania) è stato eletto per l’Europa e l’Africa del Nord. Infine, per il Gruppo di nomina governativa è stato eletto  il coordinatore nazionale della Filef  Rodolfo Ricci.
 

Papa Francesco: la lavanda dei piedi con i profughi del “Cara” di Castelnuovo di Porto

Città del Vaticano - Primo giovedì santo non romano per Papa Francesco che ha deciso di celebrare la Messa in Coena Domini a Castelnuovo di Porto, al Cara, uno dei più grandi centri di prima accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati d'Italia collocato all'estrema periferia di Roma, e da aprile gestito dalla cooperativa Auxilium.
La lavanda dei piedi sarà quindi a 12 giovani profughi ospiti del Centro di accoglienza. "Sarà un segno semplice ma eloquente", ha commentato sull'Osservatore Romano monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.  Nell'aprile 2015 Papa Francesco si era già interessato al Cara, per le continue proteste degli ospiti che lamentavano la mancata erogazione del pocket money, che a detta degli ospiti stessi, doveva essere erogato in contanti. Per tale ragione Papa Francesco aveva inviato l'arcivescovo Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, che portò la benedizione del Papa agli ospiti e agli operatori. 
 

Ambasciatore Belgio: “non ci sono italiani negli ospedali”

Roma -  “Noi ci stiamo già attivando presso gli ospedali, fino adesso nessun ospedale di quelli che abbiamo contattato ci ha comunicato la presenza di italiani ma questo non è un dato definitivo”. Lo ha detto l’Ambasciatore d’Italia a Bruxelles, Vincenzo Grassi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000 commentando gli attentati di Bruxelles. “La rete cellulare in Belgio – ha aggiunto l’Ambasciatore Grassi - funziona molto male, diversi ospedali sono subissati di chiamate e noi stessi abbiamo difficoltà a rispondere all’insieme dei quesiti che arrivano in ambasciata. E’ una situazione ancora molto confusa”. “Non abbiamo per il momento evidenza – ha ribadito l’ambasciatore - che ci siano italiani coinvolti. Gli ospedali ovviamente pensano prima a curare i feriti e poi successivamente procedono all’identificazione. Un monitoraggio completo lo avremo solo nel corso della giornata, quando le autorità belghe avranno completato la messa in sicurezza di questi luoghi e dopo un bilancio più preciso delle vittime”.
 

Referendum del 17 aprile: agevolazioni per il viaggio agli elettori residenti all’estero

Roma - In vista del referendum indetto il 17 aprile 2016 sono previste le agevolazioni di viaggio in Italia per gli elettori residenti all'estero che abbiano presentato entro i termini di legge l'opzione di voto in Italia. In particolare, per gli elettori residenti all'estero, è prevista una riduzione del 70% della tariffa standard sui biglietti ferroviari emessi per il percorso di Trenitalia (tariffa italian elector).Il viaggio di andata può essere effettuato al massimo un mese prima del giorno di apertura del seggio elettorale e quello di ritorno non può avere inizio se non dopo l'apertura dello stesso. I biglietti del treno con tariffa agevolata sono validi esclusivamente per il treno ed il giorno prenotati e non devono essere convalidati prima della partenza. Per usufruire della riduzione è necessario presentare al momento dell'acquisto del biglietto il documento d'identità, la tessera elettorale e la timbratura della stessa che certifichi l'avvenuta votazione per il viaggio di ritorno. Tutte le indicazioni sulle agevolazioni previste e le modalità per usufruirne sono specificate al link: http://www.trenitalia.com/tcom/Informazioni/Elettori.
 

CGIE: Schiavone nuovo Segretario generale

Roma - Michele Schiavone è il nuovo Segretario generale del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Ad eleggerlo, ieri l’assemblea plenaria del nuovo CGIE che è riunita, fino a venerdì’ prossimo, alla Farnesina.  Il nuovo segretario si è detto “onorato e lusingato di dare il benvenuto a tutte le colleghe ed i colleghi”, auspicando che “questa casa” possano diventare per loro “un punto di ritrovo” ed ha invocato la necessità di guardare ai giovani, “siano essi espressione di quelle quarte, quinte se non seste generazioni che chiedono servizi ed assistenza siano i ragazzi protagonisti delle ‘nuove mobilità’”.
 

Bruxelles: la comunità italiana vive “momenti di grande paura”

Bruxelles - La comunità italiana che risiede a Bruxelles vive momenti di “grande paura” dopo gli attentati di questa mattina all’aeroporto e alla metro che ha causato diversi morti e feriti. A dirlo oggi a www.migrantesonline.it  - è il referente Migrantes per le comunità cattoliche italiane in Belgio, Mons. Giovanni Battista Bettoni parlando del dispiegamento di forze in tutta la città e del divieto di uscire dalle proprie abitazioni e luoghi di lavoro. “Anche io dovevo uscire per portare la comunione agli ammalati ma non ho potuto farlo”. Momenti  di “angoscia e molta  paura, molto più che degli attentati della volta scorsa”, spiega il sacerdote che in queste ore sta cercando di contattare i nostri connazionali . Il “clima come potete immaginare è veramente molto particolare”, conclude  Mons. Bettoni da molti anni nella città belga dove vivono, secondo i dati dell’anagrafe consolare, circa 100mila italiani. (Raffaele Iaria)
 

Migrantes: la nuova strage del terrorismo non può alimentare le paure in Europa e fermare l’accoglienza e la tutela dei diritti

Roma  - “Il dolore e la rabbia degli attentati di Bruxelles non possono fermare la tutela e la protezione internazionale di chi è in fuga dalla guerra e dalla persecuzione. La sicurezza oggi non è a rischio  per l’arrivo di persone che hanno visto le loro case e la loro vita distrutta da bombardamenti e da violenze, ma da un terrorismo irrazionale anche nato e cresciuto dentro le nostre città europee” - commenta Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes dopo gli attentati di questa mattina. “La nuova strage di Bruxelles non può diventare una ragione in più per innescare un percorso  doppio di sofferenza per i migranti: costretti a lasciare il loro Paese, fermati e rifiutati ai confini dell’Europa”, conclude Mons. Perego.
Paure e perplessità sulle scelte europee in tema di protezione internazionale sono state espresse anche dai diversi rappresentanti della Commissione europea integrazione della COMECE (Commissione degli Episcopati della comunità Europea) il 16 marzo a Bruxelles all’incontro del COMECE, a cui ha partecipato per l' Italia la Fondazione Migrantes, prima dell’accordo del 18 marzo tra Unione Europea e Turchia, intesa di cui sino ad oggi non è stato possibile accedere al testo integrale. Come Fondazione Migrantes non possiamo che chiederci se la mancanza del testo integrale non sia la diretta conseguenza di un patto “impresentabile”. È vergognoso che il Continente al momento più ricco al mondo, quale è l’Europa, di fronte alla crisi maggiore di rifugiati dopo la Seconda Guerra Mondiale, non riesca a fare di meglio che chiudere le proprie frontiere. Ricordiamo che nel 2015 le domande d’asilo presentate in tutti i 28 paesi che compongono l’Unione Europea sono state poco più di un milione a fronte di più di 550 milioni di abitanti totali. Le domande d’asilo complessive non possono rimanere tutte a carico solo dei primi Paesi di approdo (Italia, Grecia, e Malta) o di chi non ha chiuso le proprie frontiere (Germania, Svezia e pochi altri). La decisione di chiudere le proprie frontiere – l’Ungheria è stata la prima seguita a ruota da Austria, Slovenia e Croazia – non può essere una pratica accettata in Europa, quella stessa Unione Europea che proclama che la solidarietà è alla base dei propri principi costituivi e fondativi.
Troviamo inquietante che chi sta arrivando in Grecia da lunedì 21 marzo venga considerato “irregolare”, e se almeno per 71.000 siriani sembra rimanere la possibilità di entrare regolarmente dalla Turchia scambiati con altre persone arrivate irregolarmente in Grecia nel corso del 2016, ci chiediamo quale destino attenda invece le altre persone che altrettanto dal nostro punto di vista hanno diritto di fare domanda d’asilo scappando da Paesi dove la situazione è tutt’altro che tranquilla.
Che fine faranno gli iracheni, gli afgani, i pakistani e le persone in fuga dal Bangladesh e quelli che scappano da Etiopia, Eritrea, Somalia e numerosi altri Paesi del Centro e del Sud dell’Africa dove a loro volta alcuni gruppi di estremisti stanno mettendo a dura prova la popolazione quali, Libia, Tunisia, Nigeria, Mali?
Le persone che sono disperate e non hanno alternative non le fermeremo né con muri né con frontiere armate, ma le obbligheremo così facendo a percorrere vie piene di ostacoli e a stare ancora più a lungo in mano ai trafficanti umani. Se non riscopriremo presto che quello che potrà salvare loro è anche quello che può salvare noi ci renderemo conto che chiudendo le frontiere, violando i trattati internazionali e respingendo le persone che fuggono o provando a farle entrare con il contagocce chi sta perdendo di più in realtà siamo noi, cioè l’Unione Europea che non sembra sapere più che i diritti umani fondamentali non bisogna solo saperli scriverle sulla carta, ma metterli alla base delle proprie azioni. La sicurezza, anche dopo gli attentati di queste ore a Bruxelles, non può nascere dalla chiusura, ma dal riconoscimento delle persone che va oltre l'identificazione,  una relazione nuova con le persone, da percorsi di inclusione sociale: tutto ciò che esclude alimenta contrapposizione e conflittualità sociale.  O l'Europa ritorna sui passi della solidarietà o non avrà futuro!
 

Malta: una mostra sulle tradizioni pasquali fra Italia, Malta e Spagna

La Valletta – Sarà inaugurata questo pomeriggio all’Istituto di Cultura italiano a La Valletta una mostra fotografica sulle “Tradizioni della Settimana Santa fra Italia, Malta e Spagna” realizzata da Ken Scicluna. La mostra, raccontando uno dei periodi “forti” della Chiesa Cattolica che culmina con la festa della Resurrezione di Gesù, vuole dimostrare come le tradizioni di questo tempo si siano mescolate e abbiano assimilato caratteristiche originarie dai paesi vicini. La mostra sarà visitabile fino al 5 aprile durante l’orario di apertura dell’Istituto di Cultura.
 

Barcellona: la solidarietà della comunità italiana dopo l’incidente che ha causato la morte di 13 studenti

Barcellona -  La comunità italiana presente a Barcellona desidera “stringersi ai familiari del tragico incidente in prossimità della località di Freginals (Spagna) in cui hanno trovato la morte 13 studentesse del programma Erasmus di cui 7 di nazionalità italiana”. A dirlo è don Luigi Usubelli, il sacerdote incaricato da Migrantes per la cura pastorale della comunità italiana di Barcellona, una delle città europee con maggiore presenza di nostri connazionali. Ieri il vescovo diocesano di Tortosa, mons. Enrique Benavent Vidal, accompagnato dal parroco, ha fatto visita ai famigliari e portando le condoglianze del nunzio apostolico mons. Renzo Fratini. .
Papa Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio per le vittime dell’incidente. Nel testo, inviato tramite il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a monsignor Enrique Benavent Vidal, vescovo di Tortosa, pap Francesco cita la “dolorosa notizia che ha provocato la morte di un gruppo di giovani studentesse” e offre preghiere di suffragio per le vittime e auguri di “pronta guarigione” dei feriti. Infine, il Papa indirizza sentimenti di “vicinanza e consolazione alle famiglie che piangano tale irreparabile perdita”, chiedendo al Signore che “doni loro la serenità spirituale e la speranza cristiana”.Oggi don Usubelli,  visiterà le famiglie offrendo un appoggio spirituale.
A Barcellona – dice don Usubelli -  sono già iniziate le vacanze pasquali. Per questo motivo molti italiani sono già rientrati per raggiungere i loro cari. Molti di loro hanno appreso la notizia direttamente in Italia. Per coloro che sono rimasti a Barcellona è stata “una terribile giornata man mano che arrivavano le notizie. Unendoci al lutto cittadino proclamato per due giorni – ha aggiunto -  pregheremo con intensità nelle celebrazioni della Settimana Santa. C’è molto smarrimento e senso d’impotenza soprattutto tra i molti giovani che per motivi di studio o lavoro hanno scelto Barcellona come luogo dove dare un futuro ai propri sogni. Così come queste sette ragazze il cui sogno si è infranto in una notte”. (Raffaele Iaria)
 

Ancora tragedie nel Mediterraneo

Roma - Non si ferma la lunga scia di morte nel Mediterraneo. La Guardia costiera libica ha recuperato i cadaveri di quattro donne morte dopo il naufragio di un’imbarcazione che stava trasportando 586 migranti al largo di Tripoli. Altri trenta profughi risultano ancora dispersi. Tra le persone salvate ci sono invece undici bambini e sessanta donne, alcune delle quali incinte. Intanto, sono 254 i migranti, tra loro 35 minori, sbarcati ieri al porto di Catania, in Sicilia. A bordo dell’imbarcazione è stato ritrovato anche un cadavere. Dopo le operazioni di accoglienza affidate al coordinamento di protezione civile comunale e alle associazioni di volontariato, i migranti sono stati trasferiti in alcuni centri della provincia a Giarre e ad Acireale.
E sempre ieri, è giunta a Cagliari la nave militare spagnola con a bordo 666 migranti salvati nelle acque tra la Libia e l’Italia. Tra questi circa 150 donne e una quarantina di bambini. È previsto che 300 rimangano nella provincia di Cagliari mentre gli altri saranno distribuiti nelle strutture delle altre province. Ieri, infine, due migranti sono stati trovati morti su un barcone in prossimità dell’isola greca di Lesbo. La loro imbarcazione — stando alle ricostruzioni dei testimoni — trasportava decine di migranti provenienti dalla vicina Turchia. Sul piano politico, si fa sempre più complessa l’attuazione dell’accordo tra Unione europea e Turchia. La Commissione Ue ha approvato oggi l’attuazione immediata dell’accordo, che comporta l’apertura di 54.000 posti per il ricollocamento di rifugiati nella Ue. Da ieri, ha sottolineato il portavoce della Commissione, coloro che arrivano nelle isole greche «non sono eleggibili per la ricollocazione» secondo le vecchie regole, ma solo seguendo le nuove. Critiche, intanto, da Ankara. «Se prendessimo esempio dall’Ue, dovremmo chiudere le nostre frontiere ai rifugiati» ha dichiarato oggi il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, accusando direttamente i Paesi europei di non aver seguito la sua proposta di istituire una zona di sicurezza nel nord della Siria, in cui accogliere i rifugiati. «Tutti quelli che non hanno accettato una no-fly zone e una zona libera dal terrore in Siria ora si lamentano della situazione dei rifugiati» ha detto il presidente turco. Il Governo greco ha frenato sull’intesa. Da Atene il portavoce dell’Esecutivo per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, ha detto che la Grecia avrà bisogno di più tempo per attuare il programma di rimpatrio dei migranti stabilito nell’intesa con la Turchia. «Ci vorranno più di 24 ore» ha detto. Anche le forze di sicurezza greche sono scettiche sulla possibilità di realizzare l’intesa. «Stiamo ancora aspettando i rinforzi promessi dall’Europa per smaltire più velocemente le richieste d’asilo: traduttori, avvocati, funzionari di polizia» hanno riferito fonti della polizia greca. Bruxelles ha sottolineato che a breve saranno chiariti i criteri per il ricollocamento dei migranti. «Le modalità sulla riammissione saranno discusse e anche se le operazioni non si fanno materialmente oggi, si faranno nei prossimi giorni» hanno spiegato i portavoce dell’Unione. Secondo Bruxelles, però, in Grecia sono già stati inviati almeno duecento agenti di polizia in diversi centri. Sabato scorso Frontex ha lanciato due richieste per ottenere l’invio di esperti, a cui quattro dei 28 Governi europei hanno dato risposta immediata.
In particolare Parigi e Berlino, che spingono per una rapida attuazione dell’accordo, si sono già offerti di inviare 600 tra poliziotti ed esperti di asilo alla Grecia. Inoltre i ministri dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, e tedesco Thomas de Maizière, in una lettera inviata alla Commissione, hanno sottolineato «la particolare urgenza di far arrivare il sostegno alla penisola ellenica». (Osservatore Romano)
 

Mons. Savino: davanti al dramma dei profughi le risposte “non possono tardare”

Cassano allo Ionio - “I migranti e i rifugiati ci interpellano, insistentemente, in questi giorni, e le nostre risposte non possono tardare”. Ad affermarlo è il vescovo di Cassano Allo Ionio, Mons. Francesco Savino in un messaggio agli uomini e alle donne impegnati nelle istituzioni politiche della diocesi che ha incontrato oggi. “È sotto gli occhi di tutti – scrive -  la drammatica situazione di tanti uomini e donne che abbandonano la propria terra per entrare in Europa, rimanendo vittime delle tragedie del mare”. Nell’Anno giubilare della Misericordia, Papa Francesco – sottolinea il presule - ha invitato il popolo cristiano a riflettere sull’“accoglienza dei forestieri”, per non dimenticare che Cristo è presente tra i “più piccoli”, e che alla fine della vita saremmo giudicati dalla nostra risposta d’amore. “È peraltro evidente – aggiunge - che il fenomeno migratorio va oltre il credo religioso, dunque non può non intercettare anche la responsabilità delle istituzioni civili e politiche cui spetta il compito di attrezzarsi con urgenza in questo impegno umano e sociale”.
“Non possiamo nascondere che si è purtroppo sviluppata – conclude il presule - una ‘globalizzazione dell’indifferenza’, a cui siamo chiamati a rispondere” facendoci “artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità”. (Raffaele Iaria)
 

Italiani all’Estero: da oggi la prima riunione del nuovo Cgie

Roma _ - Inizierà oggi alla Farnesina il primo incontro del nuovo Consiglio generale degli italiani all'estero (Cgie). I neo consiglieri si incontreranno presso la Sala delle Conferenze internazionali, accolti dal benvenuto del direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Maeci, Cristina Ravaglia, e procederanno, dopo una prima fase di conoscenza reciproca, all'elezione del segretario generale. Domani gli interventi del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, e quello del sottosegretario di Stato con delega per gli Italiani all’Estero, Vincenzo Amendola, che illustrerà la relazione sulle attività del Governo a favore degli italiani all’estero. Sempre domani si procederà con il voto dei membri del Comitato di Presidenza. Mercoledì 23 marzo, dopo la proclamazione degli eletti e l’insediamento del Comitato di presidenza, vi sarà l’approvazione dell’Ordine del Giorno dei lavori, la delibera sulla costituzione delle Commissioni tematiche, la formazione delle stesse e l’approvazione del Regolamento interno del Cgie. La giornata successiva, giovedì 24 marzo, verrà invece dedicata alla riunione delle Commissioni tematiche, alla nomina degli organi direttivi e al dibattito sulla previsione delle date e delle modalità delle riunioni d’area. Infine, venerdì 25 marzo, il lavoro proseguirà con il dibattito e la votazione degli Ordini del giorno.
 
 

Card. Scola: poca cosa l’accordo UE-Turchia

Milano - “Vediamo infatti le fatiche della nostra Europa: dopo tanto travaglio, l'intesa raggiunta sulla questione dei migranti mi pare un po' poco. È sufficiente impegno di questo tipo? Non è troppo poca cosa rispetto al grande bisogno in cui i migranti si trovano e da cui fuggono?". E’ quanto ha detto l'arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, ha presieduto in Duomo la Messa nella domenica delle Palme, l'appuntamento che ha aperto la Settimana Santa. La celebrazione è stata preceduta dalla benedizione degli ulivi e dalla processione, partita dalla chiesa di Santa Maria in Camposanto che sorge dietro al Duomo.
Nella sua omelia il card. Scola ha affermato he Gesù “va, in piena coscienza, verso il ludibrio della croce. Piena consapevolezza e piena libertà, dunque, nell’assumere la scelta d’amore più radicale della storia”. “Quanto noi viviamo l’amore con questi connotati?”, ha domandato l’arcivescovo, per il quale “troppo spesso il nostro amare si esprime per frammenti”. Secondo il card. Scola, “c’è una radicale differenza tra l’umile potenza di Gesù che si fa servo sofferente e il potere. È una differenza decisiva anche nell’edificazione della società, soprattutto in quella plurale di oggi”. “Forse si può costruire una società senza far riferimento a Dio come taluni domandano, ma una simile società sarà a favore o contro l’uomo?”. “Iniziamo la Settimana Santa di questo speciale anno di grazia, il Giubileo della misericordia”, ha ricordato il card. Scola, che si è augurato che “il gesto concreto di passare la Porta Santa ci immedesimi più profondamente con il Passaggio (Pasqua) che il Signore fece dalla morte alla vita, rendendoci – come i numerosi martiri cristiani ci testimoniano – segni della sua misericordia”.
 

Per non dimenticare e imparare ad amare

Lamezia Terme - Abbiamo vissuto la sera di lunedì  14  marzo , un forte momento di   preghiera scaturita dal cuore,  davanti alla croce di Lampedusa . L’ufficio Migrantes della diocesi di Lamezia terme, insieme alla comunità Missionari della Via con la collaborazione del  centro Insieme , ha organizzato nella Chiesa di Santa Chiara una veglia di preghiera  con la partecipazione di tanti  immigrati , molti dei quali sono arrivati in Italia proprio  con i barconi . Desideravamo proprio  coinvolgere i ragazzi del Centro di Accoglienza “ Malgrado Tutto “ e quello di Lucchino  e con grande sorpresa nostra , grazie all’impegno dei Fratelli della comunità di Santa Chiara che hanno dato la loro disponibilità ad accompagnare i ragazzi , la Chiesa era piena.  Canti , preghiere,  due testimonianze  e ho visto tante lacrime  affiorare negli occhi dei ragazzi, in particolare quando abbiamo ricordato quelli che non ce l’hanno fatta. Molti di loro hanno visto morire amici e parenti e sanno che solo la  protezione di Dio gli ha salvato la vita.  Bella la presenza anche di alcuni sacerdoti  della Diocesi e alcune religiose con membri delle comunità parrocchiali . Non vogliamo dimenticare, diciamo non “ alla globalizzazione dell’indifferenza “ e la croce  ci mette davanti al dono immenso di Dio padre per noi e ci esorta  ad amare questi nostri fratelli come ci  ha amato Lui
Grazie a fra Umile   che ha guidato la preghiera e a tutti quelli che con lo sguardo fisso in Gesù Cristo  cercano di  rendere la misericordia, visibile e contagiosa. (Sr. Manuela, Ufficio Migrantes – diocesi di Lamezia Terme)
 
 

Papa Francesco: tanti coloro che non vogliono occuparsi del “destino” dei migranti

Città del Vaticano - Nel momento della Passione Gesù prova sulla sua pelle l’indifferenza. Ancora una volta Papa Francesco prende spunto dalla lettura della Parola di Dio per rivolgere il suo pensiero al tema dei migranti.  Ieri, durante la celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme , commentando il vangelo del giorno, quello della Passione di Gesù, il pontefice ha rivolto il suo sguardo ai rifugiati.  “Penso  - ha detto - a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati, a coloro dei quali molti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”.
L’intera omelia del pontefice è stata dedicata agli ultimi giorni di Gesù al quale "viene negata ogni giustizia" e "prova  sulla sua pelle anche l’indifferenza perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino".  E poi, a braccio, il pensiero ai migranti che confermano la sua preoccupazione per la situazione di tante persone  in fuga da guerre e conflitti, principalmente da Siria e Medio Oriente, ma anche dall’Africa. Già mercoledì scorso il Papa aveva invitato all’accoglienza e ad aprire le porte ai migranti: è “bello quando le nazioni e i governanti aprono le porte” aveva detto.
 

Card. Parolin in Macedonia: “non si possono lasciare soli i Paesi dove giungono i flussi di migranti”

Città del Vaticano - Nella sua prima giornata a Skopje il Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha incontrato le massime autorità macedoni: il Presidente della Repubblica, Gjorge Vanov, e il primo Ministro ad interim, Emil Dimitriev. Per risolvere la crisi dei migranti è necessario un approccio di solidarietà e un rapporto umano ha ribadito il card. Parolin, dopo l’incontro con il Premier macedone ad interim Emil Dimitriev. Secondo il porporato “dobbiamo guardare ai migranti come persone in disagio, donne, bambini e anziani, che si trovano in una situazione molto difficile e hanno bisogno di aiuto”. In seguito alla politica di restrizioni all’accesso dei migranti, intrapresa dagli altri Paesi sulla rotta balcanica, dall’inizio di marzo la Macedonia ha chiuso la sua frontiera per i profughi privi di documenti. Per il segretario di Stato, “per arrivare a una soluzione umana e giusta è necessario il dialogo tra i Paesi di origine dei migranti, i Paesi di transito e le destinazioni finali, ambite dai profughi”. “Non si possono lasciare soli – ha ribadito il cardinale – i Paesi in prima linea che subiscono il flusso dei migranti, essi hanno bisogno di aiuto”. Il porporato ha sottolineato anche “la grande attenzione da parte delle autorità statali nei confronti della comunità cattolica”, rapporto caratterizzato da un’apertura e da buona volontà per risolvere le eventuali questioni sospese. Il card. Parolin ha menzionato anche i valori comuni tra la Santa Sede e la Macedonia: la promozione della pace, dei valori spirituali, la tutela della vita e la tolleranza per le diversità.
 
 

Migranti e rifugiati persone accoglienti

Roma - Ogni mercoledì, alla tradizionale udienza, piazza S. Pietro sta diventando il pulpito da cui Papa Francesco continuamente richiama il mondo e la Chiesa sul dramma dei profughi e dei rifugiati e sulla responsabilità di ognuno, singoli e Paesi, all’accoglienza e alla tutela di chi oggi è in fuga per la guerra, i cambiamenti e i disastri ambientali, le persecuzioni politiche e religiose, le nuove schiavitù. Anche mercoledì 16 marzo il Papa, commentando alcune pagine del profeta Geremia, che rileggono “l’esperienza devastante” dell’esilio per Israele, ha voluto ricordare le sofferenze e le speranze di tante persone oggi in cammino: “Fratelli che stanno vivendo in questo tempo – ha richiamato il Pontefice – una drammatica e reale situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care”. Papa Francesco ha nel cuore i 60 milioni di rifugiati nel mondo, e con il pensiero e la preghiera, attraversando l’Albania che oggi sta tentando di ricostruire le macerie materiali e spirituali della persecuzione e della guerra civile, ci accompagna per mano in Grecia a guardare negli occhi le migliaia di persone ammassate ai confini, respinte dalla nostra Europa: uomini e donne come noi, “che soffrono il freddo, senza cibo”, ma soprattutto” che non sentono l’accoglienza”. Il realismo del Papa è disarmante, lontano da un racconto falsificato delle migrazioni a cui siamo abituati dalla politica e dal mondo dell’informazione.
Di fronte a queste scene drammatiche di rifiuto, di respingimenti, di dolore, il Papa invita a guardare con stima alle nazioni che aprono le porte ai profughi e rifugiati oggi.
I dieci Paesi del mondo più accoglienti sono oggi la Turchia, con oltre 2 milioni di profughi (siriani); il Pakistan, con 1 milione e mezzo (afgani); il Libano con 1 milione e 200mila (siriani); l’Iran, con 1 milione (afgani); l’Etiopia, con 700mila (sud sudanesi, somali, eritrei); la Giordania, con 650mila (siriani); il Kenya, con 550mila (somali); l’Uganda, con 428mila (sud sudanesi); il Ciad, con 420 mila; il Sudan, con 356 mila (sud sudanesi).
I poveri sono le persone più accoglienti. I primi dieci Paesi che l’UNHCR indica come i Paesi dove sono accolti più profughi e rifugiati sono in Africa e in Asia, in Medio Oriente. Non in Europa. La ricca Europa, con 550 milioni di persone ha accolto nel 2015 un numero di persone pari a quelle accolte dal Libano, Paese con 4 milioni e 300mila persone. La Turchia, oggi richiesta da noi di fermare e ospitare i rifugiati, accoglie quasi il doppio dei rifugiati presenti nei Paesi dell’Unione europea. È lo scandalo europeo! Sono le contraddizioni di un mondo europeo che non si ricorda della propria storia, ma soprattutto non guarda al futuro. L’Europa preferisce spendere dai 3 ai 6 miliardi di euro perché la Turchia fermi i profughi oggi, come ieri la Libia, che utilizzare le stesse risorse per ripensare le nostre città e paesi, dove sono più i morti delle nascite, aprendo case e nuovi quartieri all’accoglienza. Certamente è il segno di una democrazia indebolita, forse anche un segno di debolezza della nostra evangelizzazione. (Gian Carlo Perego – SIR)