Primo Piano

UE: sistema delle quote, gravi ritardi

Bruxelles - Porre fine all’attuale regolamento di Dublino sull’asilo, istituire corridoi umanitari e una centralizzazione del sistema di asilo a livello UE, con un meccanismo permanente di ridistribuzione
dei richiedenti asilo. Come spesso accade, Strasburgo si rivela più audace di quanto riesca a fare la Commissione Europea o, meno ancora, gli Stati membri. Ieri l’assemblea UE ha infatti approvato una risoluzione (che però non ha valore giuridicamente vincolante) relativa al rapporto presentato dall’eurodeputata del Pd ed ex ministro all’Integrazione Cécile Kyenge e dalla popolare maltese Roberta Metsola. Il tutto mentre la stessa Commissione presentava dati aggiornati sull’attuale piano di ridistribuzione di migranti, registrando, ancora una volta, gravi ritardi.
Nella risoluzione, approvata con 459 sì, 206 no e 52 astenuti, si propone l’istituzione di un sistema centralizzato per la raccolta e l’assegnazione delle domande di asilo. Lo schema, che potrebbe includere una quota per ogni Stato membro dell’Ue, dovrebbe funzionare sulla base degli hotspot (i centri di registrazione e prima accoglienza) a partire dai quali dovrebbe aver luogo la distribuzione all’interno dell’Unione. Previsto anche il ponte umanitario, con un meccanismo vincolante di reinsediamento di profughi direttamente dai campi fuori UE (ad esempio in Turchia, Libano, Giordania) nell’UE.
Le proposte del Parlamento Europeo sono decisamente più ambiziose di quanto, parrebbe, siano disposti ad andare gli stati membri. Solo pochi giorni fa la Commissione ha proposto due "opzioni"
per rivedere Dublino. Una prevede di mantenerlo così com’è, ma con una ripartizione di richiedenti asilo in situazione di emergenza per alleggerire il peso degli stati più esposti. E una seconda invece con un meccanismo permanente di ridistribuzione. Idea che ha già suscitato le proteste dei paesi dell’Est, mentre ieri il premier francese Manuel Valls a Strasburgo ha detto che Parigi al massimo potrebbe considerare la prima opzione. Proprio ieri, inoltre, in un rapporto la Commissione ha lamentato gravi insufficienze sul fronte dell’attuazione del piano di ridistribuzione dei 160.000 richiedenti asilo da Grecia e Italia varato a settembre. I progressi su questo campo, spiega la Commissione, «sono nel complesso insoddisfacenti»: al momento siamo a 1.145 ridistribuiti da Italia e Grecia (rispettivamente 530 e 615). «Gli sforzi sui ricollocamenti devono aumentare in modo marcato per rispondere all’urgente situazione umanitaria in Grecia e per evitare qualsiasi peggioramento della situazione in Italia» ha avvertito ieri il commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. Siamo lontanissimi dal ricollocamento di 6.000 richiedenti asilo al mese chiesto lo scorso 16 marzo dal commissario: da allora sono state ricollocate appena 208 persone.
Ieri inoltre la Commissione ha presentato un rapporto sul rispetto della normativa Schengen da parte della Grecia, soprattutto sul fronte del controllo della frontiera esterna. La Commissione ritiene che
Atene abbia fatto «progressi significativi», avvertendo però che «sono necessari ulteriori miglioramenti al Piano d’azione e la sua attuazione». Se i progressi saranno ritenuti insufficienti, potrebbe scattare l’articolo 26 del Codice Schengen, che consentirebbe di mantenere controlli alle frontiere interne fino a due anni. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
 

Giovani italiani in Australia: una ricerca della Fondazione Migrantes

Roma - Verrà presentato  a Roma, martedì 19 aprile, alle ore 15,00, nell’Auditorium “V. Bachelet” - The Church Palace - il volume Giovani italiani in Australia. Un “viaggio” da temporaneo a permanente.
Promosso dalla Fondazione Migrantes ed edito da Tau, il volume è frutto di due anni di studio, analisi e ricerca. Prima opera nel suo genere, essa fornisce un'analisi dettagliata del fenomeno migratorio italiano in Australia: partendo dai dati statistici che illustrano i flussi migratori dall’Italia all’Australia nell’ultimo decennio, gli autori - Michele Grigoletti e Silvia Pianelli - hanno approfondito la grandezza e complessità degli eventi in atto e, attraverso le storie dei protagonisti, hanno portato alla luce i motivi, le sensazioni, i pensieri e le paure che caratterizzano il recente nuovo fenomeno migratorio.
Un video-reportage 88 giorni (nelle farm australiane): viaggio fra sogni, speranze e pensieri dei giovani italiani in Australia, inserito nel volume,  che testimonia l’esperienza di vita e di lavoro di migliaia di giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che ogni anno lavorano la terra australiana in zone rurali, lontane dalle principali città. Il reportage è una testimonianza visiva dello spaccato giovanile del 2016; mostra e fa capire come mai i giovani hanno fatto questa scelta, dove e con chi vivono, cosa pensano del proprio futuro e cosa si aspettano dall’Australia.
L’anteprima è disponibile anche sul sito www.88giorni.it.
Alla presentazione interverranno Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes; gli autori del libro, Michele Grigoletti e Silvia Pianelli; il regista del video-reportage 88 giorni nelle farm australiane, Matteo Maffesanti; l’Ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; i parlamentari Francesco Giacobbe e Marco Fedi e Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. I lavori saranno moderati dal giornalista del Tg2, Enzo Romeo.
La ricerca sarà presentata  anche a Bergamo, giovedì 21 aprile, su iniziativa dell’Ente Bergamaschi nel Mondo e a Verona, sabato 23 aprile, su iniziativa dell’Associazione Veronesi nel Mondo.
 
 

Milano: domani un seminario sulle migrazioni americane

Milano - “Dalla linea al territorio: le migrazioni americane tra processi storici, economici e identitari”. Questo il tema di un seminario che si svolgerà domani allo Iulm, la Libera università di lingue e comunicazione di Milano su iniziativa del dipartimento di studi classici, umanistici e geografici insieme alla Fondazione Università Iulm e al Master in Comunicazione per le relazioni internazionali (Micri). L’obiettivo è quello di promuovere “un dialogo interdisciplinare che, a partire da temi legati al superamento delle frontiere (reali e immaginarie), possa aprire un dialogo tra docenti, studenti e la città di Milano”. Per l’occasione saranno ospiti dell’Università Iulm due esperte del tema del Center for Research on North America della Universidad Nacional Autónoma de México (Unam): Silvia Núñez García ed Elizabeth Gutiérrez Romero, rispettivamente direttrice e segretaria accademica del centro studi. La prima parte dell’incontro (ore 11-13), presso la sede Iulm, si aprirà con il saluto del rettore Mario Negri; quindi una tavola rotonda intitolata “Le migrazioni americane: esperienze per l’Europa e per Milano”, che coinvolgerà alcuni studiosi e rappresentanti delle istituzioni e consoli dei Paesi americani presenti a Milano. “L’idea – secondo i promotori – è quella di offrire spunti per tentare una riflessione alla ricerca di chiavi di lettura utili a decifrare le prospettive future dell’Europa e della metropoli milanese”. Il seminario continuerà (dalle 15 alle 17) con le relazioni di Silvia Núñez García ed Elizabeth Gutiérrez Romero.
 

Oltre duemila persone soccorse nel Canale di Sicilia

Milano - Oltre duemila migranti salvati in meno di 24 ore. È l’ultimo bilancio delle operazioni di soccorso attivate nella sola giornata di ieri dalla guardia costiera italiana e libica. In particolare, 1.850 persone sono state soccorse nel canale di Sicilia nel corso di 8 distinte operazioni attivate dalla centrale operativa di Roma della Guardia costiera, mentre altre 250 sono state recuperate dalla Marina militare. Tutte le imbarcazioni in avaria erano dirette in Italia che è diventata così la meta principale degli sbarchi dopo l’accordo tra Europa e Turchia. Le rotte che partono dall’Egitto e dalla Libia attraverso il canale di Sicilia sono anche le più pericolose. Tra una settimana, il prossimo 18 aprile, si celebrerà l’anniversario del drammatico naufragio dove, esattamente un anno fa, persero la vita 800 migranti. Intanto una coppia siriana ha potuto riconoscere in foto il cadavere del proprio figlio, uno dei quattro che avevano perso tra le onde del mare agitato proprio su quella stessa rotta nel naufragio del 2 agosto 2014. Durante la trasmissione televisiva 'Chi l’ha visto?' la coppia aveva lanciato un appello e mostrato la foto di uno dei bambini - l’unica in loro possesso. Il volto trasmesso in tv è stato riconosciuto da un agente della polizia scientifica della Questura di Agrigento. Il poliziotto aveva assistito all’autopsia effettuata sul ragazzo pochi giorni dopo il naufragio. La coppia di siriani, su invito della Questura di Agrigento, ha potuto così riconoscere il cadavere del figlio, Mohammed, che ora si trova tumulato nel cimitero di Ribera, un piccolo comune dell’Agrigentino. Oltre a lui, la coppia aveva perso altri tre figli: Omar, Esrà, Rama, che risultano ancora oggi dispersi. I genitori hanno raccontato di essere fuggiti in Egitto dalla Siria nel giugno del 2011 e poi da lì in Libia dove si fermarono quasi 3 anni. Nell’estate del 2014, una notte, i migranti furono imbarcati, assieme ad altri profughi, su un peschereccio che si trovava in una spiaggia isolata di Zawara. Nel naufragio finirono tutti in mare. La madre per un po’ tenne aggrappati a sé due dei quattro figli. Ma il tentativo di salvarli risultò invano. (Daniela Fassini)
 

Mons. Galantino agli incaricati di Sovvenire: aumenteremo le risorse per la carità

Bologna - Una Chiesa sempre più nel segno della condivisione dei beni e della trasparenza. L'ha delineata il Segretario generale della CEI, il Vescovo Nunzio Galantino, aprendo a Bologna il Convegno nazionale degli incaricati diocesani per il Sovvenire. Al centro della sua riflessione, davanti ai circa 200 delegati che sul territorio promuovono la partecipazione economica dei fedeli alla missione della Chiesa italiana, attraverso l' 8xmille e le Offerte per i sacerdoti, convocati dal Servizio promozione CEI, il tema di quest' anno "Condivisione dei beni per un umanesimo di misericordia". «Sta a noi essere capaci di sognare la Chiesa in Italia, di innovare con libertà di fronte alle sfide del presente, come ci ha chiesto Papa Francesco al Convegno Ecclesiale di Firenze, anche sul fronte della corresponsabilità economica verso la missione della Chiesa - ha evidenziato Galantino -. Sta a noi testimoniare il Vangelo anche con l' utilizzo trasparente dei beni, in quanto noi stessi comunità nata da un dono, quello di Cristo per il suo popolo. Non siamo infatti solo "ammortizzatori" nel sempre più esteso servizio ai poveri oggi in Italia. La sfida è piuttosto quella di ispirare all' intero Paese modelli di convivenza innovativi, là dove il Governo è in affanno sul fronte dell'inclusione sociale degli ultimi. Riportiamo al centro la misericordia e la condivisione, facendoci promotori del nuovo umanesimo in Cristo». Ringraziando gli incaricati diocesani per la loro quasi trentennale opera di formazione sul territorio, ha esortato le Chiese regionali e i sacerdoti a mettere al centro il servizio per il Sovvenire. «Anche nella prossima Assemblea generale di maggio chiederemo alle diocesi di spiegare sempre meglio come vengono utilizzati i fondi: dai bilanci alla comunicazione sui media locali. Di far conoscere quantità, capillarità ed efficacia delle opere realizzate grazie alle firme. Oggi, a fronte di un miliardo di euro all'anno assegnatoci liberamente dai contribuenti, restituiamo in servizi alle persone e al Paese undici volte tanto». Infine Galantino ha anticipato che nella stessa Assemblea dei vescovi italiani verrà stabilito un ulteriore aumento delle risorse destinate alla carità per 10 milioni di euro, dotando questa voce di ulteriori fondi, dopo l' incremento del 32% già deliberato negli ultimi anni. «Il Giubileo della misericordia è per tutti occasione di ripartenza in una più piena e fedele sequela di Cristo» ha detto Donato Negro, arcivescovo di Otranto e presidente del Comitato per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, mettendo al centro di questa prima giornata «l'umanesimo del Buon Samaritano che vive di comunione e condivisione». Il responsabile del Servizio promozione Cei, Matteo Calabresi, ripercorrendo le iniziative in corso (tra cui la proposta "I Feel Cud" per le parrocchie e il concorso per i media diocesani "8xmille senza frontiere") ha posto l' accento sugli ulteriori criteri di trasparenza economica per le realtà che richiedono il contributo di fondi 8xmille, espressi nel documento del Consiglio episcopale permanente, il mese scorso. «Nel cambiamento d' epoca che viviamo, presi nella tempesta perfetta delle crescenti disuguaglianze, dell' impoverimento e delle migrazioni, il modello individualista e liberista è in crisi - ha chiarito in conclusione Elisa Manna, sociologa del Censis -. La consapevolezza che siamo tutti in comunione, di aria, di energia, di vita, e dunque la comunione dei beni, è l' unica risposta. Ed è in grado di parlare del Vangelo anche ai non credenti ». (Laura Delsere – Avvenire)
 

Papa Francesco: un raggio di luce per chi è solo

Città del Vaticano – “Tutti noi cristiani siamo chiamati a comunicare il messaggio di risurrezione a quanti incontriamo, specialmente a chi soffre, a chi è solo, a chi si trova in condizioni precarie, agli ammalati, ai rifugiati, agli emarginati”.
A dirlo è stato ieri Papa Francesco durante la preghiera del regina Coeli, che nel periodo pasquale sostituisce l’Angelus. “La presenza di Gesù risorto – ha detto il pontefice -  trasforma ogni cosa: il buio è vinto dalla luce, il lavoro inutile diventa nuovamente fruttuoso e promettente, il senso di stanchezza e di abbandono lascia il posto a un nuovo slancio e alla certezza che Lui è con noi”. “Se a uno sguardo superficiale – ha proseguito Papa Francesco – può sembrare a volte che le tenebre del male e la fatica del vivere quotidiano abbiano il sopravvento”, la Chiesa “sa con certezza che su quanti seguono il Signore Gesù risplende ormai intramontabile la luce della Pasqua”. Questo perché, ha spiegato, “il grande annuncio della Risurrezione infonde nei cuori dei credenti un’intima gioia e una speranza invincibile”. “Cristo è veramente risorto! Anche oggi la Chiesa continua a far risuonare questo annuncio festoso: la gioia e la speranza continuano a scorrere nei cuori, nei volti, nei gesti, nelle parole”. “A tutti – ha poi concluso - facciamo arrivare un raggio della luce di Cristo risorto, un segno della sua misericordiosa potenza”.
Dopo la preghiera il pontefice ha rinnovato l’appello “per la liberazione di tutte le persone sequestrate in zone di conflitto armato; in particolare – ha detto -  desidero ricordare il sacerdote salesiano Tom Uzhunnalil, rapito ad Aden nello Yemen il 4 marzo scorso”.
 

Fisc: da cinquanta anni insieme per dare voce a chi non ce l’ha

Roma – Il popolo dei giornali diocesani in piazza San Pietro con Papa Francesco. Non era mai successo. Quasi seimila persone sono giunte da un centinaio di diocesi italiane.
Nell’anno del cinquantesimo di fondazione della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici, l’occasione è stata preziosa per una sosta di riflessione, di silenzio, di preghiera e di recupero delle ragioni di un servizio spesso svolto senza i riflettori della notorietà. Nell’Anno Santo della misericordia è stato importante vivere il Giubileo assieme al successore di Pietro. I nostri periodici, da sempre, desiderano porsi come compagni di viaggio nei confronti di chi abita, opera, soffre e gioisce nei mille territori del nostro Paese. Il Papa invita ad andare nelle periferie, geografiche ed esistenziali. Noi da oltre un secolo diamo voce a chi non ce l’ha, come abbiamo ricordato ieri mattina a Francesco nel brevissimo incontro avuto a tu-per-tu. Gli abbiamo detto che siamo abituati a stare in prima linea, a farci compagni di viaggio alle donne e agli uomini di oggi, alla maniera dei discepoli di Emmaus. Il nostro non è uno sforzo che dipende da noi, ma solo una presa di coscienza. Abbiamo un messaggio di speranza da portare. Non tanto facendo prediche o alimentando riflessioni filosofiche, ma dando spazio alle storie dei “santi di tutti i giorni” di cui sono ricche le nostre comunità locali. Un impegno e una responsabilità non da poco per chi ha coscienza che dietro a ogni notizia, anche la più banale, ci sono sempre le persone. Non possiamo permetterci di sopravvivere. Desideriamo essere “santamente inquieti”, animati da un “sacro fuoco” che ci fa andare lungo le strade dei nostri territori per metterci in ascolto di chi lo abita. Senza pregiudizi, senza risposte preconfezionate, anzi capaci di suscitare domande, di creare dibattito, di aprire spazi di condivisione, di confronto franco e sincero. Paolo VI, nel giorno della costituzione della Fisc, il 26 novembre 1966, ricordò le parabole evangeliche del piccolo seme e del fermento nella pasta. Quelle consegne rimangono del tutto attuali anche per noi. Anche senza grandi mezzi, i nostri giornali si pongono a sostegno delle comunità in cui sono inseriti a pieno titolo, con quel carattere popolare che li contraddistingue. Popolari, cioè in grado di interpretare le attese di chi abita la cosiddetta provincia italiana, quella che spesso non trova spazio sui grandi network. E poi ancora, giornali della Chiesa, giornali della gente, con il punto di vista dichiarato fin dalla testata. Ben radicati nelle origini e in un dato territorio, ma sempre attenti a ciò che accade in Italia e nel mondo, capaci di fare alzare lo sguardo, anche oltre le stelle. Giornali locali solo per ambito di diffusione, ma desiderosi di dare sapore all’esperienza umana, senza nulla escludere dal suo ambito di interesse, anzi assicurando senso pieno a ogni vicenda umana. Se ci siamo sempre definiti come piazze, il luogo per eccellenza in cui la gente si incontra, adesso Francesco ci invita a costruire ponti, a farci promotori di rapporti nuovi, a favorire una Chiesa in uscita. Una responsabilità che accogliamo volentieri, oggi come ieri, con sguardi e cuori rivolti al futuro. (Francesco Zanotti - Presidente della Fisc)
 

Europarlamento: le migrazioni tra i temi della sessione plenaria

Strasburgo – Anche il nodo migrazioni tra i temi al centro dei lavori dell’Europarlamento che si svolgerà da oggi al 14 aprile a Strasburgo. Come di consueto nella città alsaziana sono presenti anche la Commissione UE e i rappresentanti del Consiglio dei Ministri dell’Unione. Oltre ai temi all’ordine del giorno, emergono gli ultimi elementi della cronaca europea internazionale, compreso il referendum britannico sulla permanenza nell’UE, la situazione in Medio oriente e nel Nagorno-Karabakh, il problema dei rifugiati con l’esplosiva situazione a Idomeni al confine greco-macedone, il punto sui negoziati e la situazione interna in Turchia, Albania, Bosnia-Erzegovina.
 

Fisc: sabato udienza con Papa Francesco

Città del Vaticano – la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici (Fisc) compie 50 anni. Per ricordare questo evento sono arrivati a Roma 5000 persone tra direttori, collaboratori e lettori dei vari giornali per partecipare all’Udienza con Papa Francesco alla quale hanno partecipato oltre 40mila fedeli provenienti da ogni parte del mondo.
I giornali si sono presentati al pontefice con le parole di Papa Paolo VI, che ha definito la stampa cattolica “opportuna per la formazione di una opinione pubblica sana e favorevole; ma ancora tanto bisognosa di unità, sostegno, vigore, diffusione”.
Nella sua meditazione Papa Francesco ha parlato della carità evidenziando che fare l’elemosina “può sembrare una cosa semplice”, ma “dobbiamo fare attenzione a non svuotare questo gesto del grande contenuto che possiede. L’elemosina — ha spiegato — è “un gesto d’amore che si rivolge a quanti incontriamo; è un gesto di attenzione sincera a chi si avvicina a noi e chiede il nostro aiuto”. “Ci sono pagine importanti nell’Antico Testamento, dove Dio esige un’attenzione particolare per i poveri che, di volta in volta, sono i nullatenenti, gli stranieri, gli orfani e le vedove. E nella Bibbia questo è un ritornello continuo, eh?: il bisognoso, la vedova, lo straniero, il forestiero, l’orfano… È un ritornello. Perché Dio vuole che il suo popolo guardi a questi fratelli nostri”, ha sottolineato Bergoglio: Dio non ci 
chieda "di fare l’elemosina per essere lodati e ammirati 
dagli uomini per la nostra generosità: non è l’apparenza che 
conta - ha detto - ma la capacità di fermarsi per guardare in 
faccia la persona che chiede aiuto". "Ma fare l’elemosina - ha 
concluso - dev’essere per noi anche una cosa che sia un 
sacrificio". “Dai generosamente e, 
mentre doni, il tuo cuore non si rattristi”. Ciò significa, ha detto il papa - che 
la carità richiede, anzitutto, un atteggiamento di gioia 
interiore. Offrire misericordia non può essere un peso o una 
noia da cui liberarci in fretta". "Quanta gente giustifica se 
stessa col dire: ’Dare l’elemosina a questo che andra’ a comprare 
vino per ubriacarsi?’. ’Ma questo non ha altra strada, e tu cosa 
fai di nascosto? Tu sei giudice di questa persona che spende una 
moneta per comprare il vino?’", ha ammonito il Papa che ha termine dell’udienza ha salutato, tra gli altri, anche i membri della Fisc, guidati dal presidente Francesco Zanotti, che hanno alzando copie dei propri giornali. La Fisc nasce il 26 novembre 1966 come associazione dei numerosi settimanali diocesani, soprattutto con lo scopo di “raccogliere l’eredità culturale, sociale ed ecclesiale delle varie testate sorte già alla fine dell’800, nel solco del Movimento cattolico italiano e alla luce dell’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII”. Quello stesso giorno i “padri fondatori”, chiesero udienza a Paolo VI. Il papa ricordò di non riuscire pensare “a un settimanale diocesano senza ricordarci delle parabole evangeliche del piccolo seme, che cresce fino a prendere misura e funzione di pianta, e del fermento immenso nella pasta, a cui infonderà sviluppo e sapore nuovi. Al regno dei cieli – aggiungeva - mancano spesso i grandi mezzi, di cui dispone il regno della terra. Vogliamo dire che la nostra causa cattolica, anche nello sforzo per la sua validità e per la sua estensione, manca normalmente di mezzi proporzionati al suo merito e al suo bisogno; essa vive e combatte con strumenti inadeguati, che spesso più la umiliano che non la esaltino”.
“Avanti pertanto con saggezza e con coraggio: si allarghi – concludeva - la rete dei fogli settimanali cattolici; si perfezioni la loro fattura e il nerbo della loro parola; si diffonda in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni associazione, in ogni famiglia la voce cattolica nella sua interpretazione diocesana; si stringa la Federazione di codesti benemeriti fogli settimanali; e si corrobori in tutto il Paese il tono della vita cattolica per merito loro!”. (R.I.)
 
 

Mons. Galantino: viaggio del Papa a Lesbo “gesto di grande coraggio”

Roma - La visita di Papa Francesco a Lesbo di sabato prossimo rappresenta un gesto “di grande coraggio in un momento in cui non è politicamente corretto andare in un luogo della vergogna”. A dirlo è stato il Segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, commentando il viaggio del pontefice sull’isola greca. Parlando poi di alcune decisioni di chiusura nei confronti dei migranti il presule ha sottolineato che le politiche di chiusura “non portano da nessuna parte. Capisco la fatica di dover affrontare in maniera decisa questi eventi – ha detto - però se ognuno pensa di chiudere le porte o al contrario, di aprirle da solo, verremo travolti da questo fenomeno, perché il dramma e la disperazione delle persone non si fermano né con il filo spinato né con i muri”. Chiudendo le porte le nazioni – ha spiegato Mons. Galantino – “perdono l’opportunità di aprire il loro cuore alla condivisione”.
 

Papa Francesco nell’Esortazione “Amors Laetetia”: distinguere tra “mobilità umana” e “migrazioni forzate”

Città del Vaticano – Papa Francesco nel secondo capitolo dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, presentata questa mattina, invita a distinguere tra “mobilità umana” e “migrazioni forzate”.
Il pontefice ricorda che nell’ultimo Sinodo sulla famiglia, dell’ottobre scorso, ha dato “una grande importanza a questa problematica”, affermando che «tocca, con modalità differenti, intere popolazioni, in diverse parti del mondo”. Per il papa “la mobilità umana corrisponde al naturale movimento storico dei popoli, può rivelarsi un’autentica ricchezza tanto per la famiglia che emigra quanto per il Paese che la accoglie”. Altra cosa, invece – spiega il pontefice nell’Esortazione che segue i due sinodi dei vescovi dedicati alla famiglia - “è la migrazione forzata delle famiglie, frutto di situazioni di guerra, di persecuzione, di povertà, di ingiustizia, segnata dalle peripezie di un viaggio che mette spesso in pericolo la vita, traumatizza le persone e destabilizza le famiglie”.
“L’accompagnamento – si legge nel testo - dei migranti esige una pastorale specifica rivolta alle famiglie in migrazione, ma anche ai membri dei nuclei familiari rimasti nei luoghi d’origine”. Ciò – aggiunge - deve essere attuato “nel rispetto delle loro culture, della formazione religiosa e umana da cui provengono, della ricchezza spirituale dei loro riti e tradizioni. Le migrazioni appaiono particolarmente drammatiche e devastanti per le famiglie e per gli individui quando hanno luogo al di fuori della legalità e sono sostenuti da circuiti internazionali di tratta degli esseri umani”. Una cosa che riguarda anche “donne e bambini non accompagnati, costretti a soggiorni prolungati nei luoghi di passaggio, nei campi profughi, dove è impossibile avviare un percorso di integrazioni”. (Raffaele Iaria)
 

Rom e Sinti: presentato il rapporto annuale dell’Associazione 21 Luglio

Roma – “Malgrado i ripetuti richiami degli organismi internazionali e gli obiettivi fissati nella Strategia Nazionale d’Inclusione, l’Italia persevera nella segregazione e nella discriminazione delle comunità rom e sinte, finanziando la progettazione e la costruzione di nuovi ‘campi rom’ e il rifacimento di quelli esistenti, perpetrando sgomberi forzati e rendendosi terreno fertile per la diffusione di un clima di ostilità e intolleranza che trova spazio anche nel discorso politico e mediatico”. Lo denuncia oggi l’Associazione “21 luglio” che in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti ha presentato il proprio Rapporto Annuale.
Dalla mappatura condotta da Associazione 21 luglio, emerge che dei circa 180 mila rom e sinti che vivono attualmente nel nostro Paese, circa 35 mila vivono in emergenza abitativa e di essi quasi 20 mila in insediamenti voluti, progettati e gestiti dalle istituzioni. Si contano infatti 145 insediamenti formali per soli rom - il 76% dei quali è ubicato in Veneto, Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Sardegna – e 10 “centri di raccolta”, il 93% dei quali si trova a Milano, Roma e Napoli. L’86% dei rom residenti nei “campi” vive nel Lazio, in Campania, Lombardia e Toscana, con la regione Lazio che, da sola, raggiunge una percentuale del 41%, con la quasi totalità nella Capitale. Nonostante tra le priorità della Strategia Nazionale ci sia il superamento della “politica dei campi”, in Italia, nel 2015 – spiega l’associazione - si sono “continuati a registrare interventi mirati alla costruzione di nuovi ‘campi’ o alla manutenzione straordinaria di quelli esistenti. Da Vicenza a Genova, da Pistoia a Napoli, sino a Lecce, questi interventi, che reiterano politiche che negli anni hanno restituito marginalizzazione e violazioni dei diritti umani, hanno interessato circa 1.780 persone a fronte di un impegno economico superiore ai 14 milioni di euro”. 
Il Rapporto cita  il recente progetto di un “eco-villaggio” per soli rom a Giugliano, in provincia di Napoli, dove le autorità locali intendono trasferire i 260 rom attualmente residenti nel “campo” di Masseria del Pozzo, costruito dalle stesse autorità nel 2013. Nello stesso tempo cita, tra i pochi esempi di comuni italiani che hanno optato per il superamento dei “campi” il Comune di Alghero che, attraverso fondi della Regione Sardegna, ha avviato un progetto di quattro anni mediante il quale ha reperito abitazioni sul mercato privato per 60 persone che vivevano nell’insediamento formale di Fertilia, evitando dunque sia lo sgombero forzato che la costruzione di un nuovo “campo”. L’Associazione 21 luglio evidenzia che uno dei principali ostacoli per l’efficacia delle politiche inclusive rivolte a rom e sinti è rappresentato dal “proliferare dell’antiziganismo, ovvero il clima di ostilità e intolleranza verso rom e sinti che, a sua volta, si alimenta di stereotipi e pregiudizi diffusi, nonché dei discorsi d’odio pronunciati da rappresentanti politici e istituzionali”. Nel 2015, l’Osservatorio nazionale sui discorsi d’odio di Associazione 21 luglio ha rilevato 265 casi di discorsi d’odio contro rom e sinti, di cui il 55% classificati di gravità alta. Il Rapporto Annuale contiene inoltre un focus sulla situazione a Roma, dove oggi circa 8 mila persone vivono in “baraccopoli istituzionali”, micro insediamenti e “centri di raccolta”. Nel solo 2015, nella Capitale, le autorità locali hanno condotto 80 sgomberi forzati (+135% rispetto all’anno precedente, quando gli sgomberi erano stati 34). 
 

Como: il 15 aprile la “Carta dell’Accoglienza dei richiedenti asilo”

Como - «Sono tanti e differenti i motivi che ci spingono a scappare dal nostro Paese di origine… non siamo alla ricerca di ricchezze… desideriamo solo mettere in salvo la nostra vita». Sandi, 26 anni, un diploma in Scienze infermieristiche in Nigeria, da 8 mesi in Italia, quasi tutti trascorsi a Como (escluse le due settimane passate a Catania, subito dopo l’approdo sulle coste siciliane partito dalla Libia) ha portato la sua testimonianza durante la presentazione, presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari di Como, della “Carta dell’accoglienza dei richiedenti asilo”. Nel capoluogo lariano, ospite presso l’Opera don Guanella, Sandi sta studiando per ottenere la licenza media valida in Italia e, contemporaneamente, sta seguendo un corso per ausiliare socio-assistenziale. «Sono stato accolto e aiutato – ha detto ancora –: chiedo a Dio di darmi il coraggio per affrontare le difficoltà, impegnarmi nella scuola e nel volontariato, aumentare le mie capacità, affinché possa ricambiare tutto il bene che ho ricevuto».
Parole significative che raccontano come l’accoglienza migranti, se fatta con cuore e intelligenza, possa diventare una risorsa per tutti. Dalla consapevolezza di quanto sia importante far conoscere, soprattutto all’esterno, come si opera in questo ambito spesso oggetto di polemiche, è nata l’idea di redigere la “Carta”. Il documento è frutto di un lavoro che ha visto protagonisti la Rete-Caritas diocesana (con le sue cooperative e le realtà parrocchiali) e Acli Como, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes, la Fondazione Padri Somaschi e l’Opera don Guanella. Un coordinamento che ha in carico oltre duecento richiedenti asilo nella sola provincia lariana (dove sono accolti più di 1500 migranti). «La “Carta” nasce a Como ma ha un orizzonte più ampio e si rivolge a tutta la diocesi. Trattandosi di una “buona prassi” è a disposizione di chiunque voglia confrontarsi e mettersi in dialogo, per lavorare insieme in un ambito, quello dei flussi migratori, che è sempre più strutturale, pur conservando i caratteri dell’emergenza», dice il direttore della Caritas Roberto Bernasconi.
Dieci i punti che caratterizzano la “Carta”: l’accoglienza deve essere diffusa, su un territorio ampio, in piccoli gruppi; capace di coinvolgere senza imporsi, in strutture e contesti adeguati; con una gestione condivisa dagli stessi ospiti. Un altro punto irrinunciabile, sui cui gli estensori hanno molto insistito e lavorato, riguarda le motivazioni, le qualità e le competenze degli operatori (volontari compresi), in tutti gli ambiti in cui l’accoglienza si articola. Così come c’è la consapevolezza che solo capacità linguistiche e occupazionali possono assicurare integrazione.  La scuola di italiano (coordinata dalle Acli, ospitata presso la parrocchia cittadina di Como-Sant’Orsola) in due anni ha formato 120 ragazzi. «I docenti– spiega Emanuela Colombo, della cooperativa “Acli-Questa Generazione” – hanno delle qualifiche particolari, per favorire l’apprendimento anche in ragazzi che spesso non hanno ricevuto un’alfabetizzazione nemmeno nella lingua di origine». Talvolta l’insegnamento è integrato con la musica e la danza, due componenti forti della cultura africana, che hanno favorito i ragazzi nello studio. Più di 100 sono stati anche i partecipanti ai percorsi professionalizzanti (in settori con idraulica, cucina, panetteria, imbiancatura, servizio di sala…), mentre da inizio 2016 sono partiti oltre 20 tirocini lavorativi. «Tutte necessità – ci ha detto ancora Colombo – indicate dalle imprese del territorio. Si è cercato di dare una risposta alla domanda-offerta occupazionale dell’economia locale, alla ricerca di figure che, pur in epoca di sofferenza lavorativa, si reperiscono con difficoltà». «Vorremmo che fosse evidente – sottolineano sia Seveso che Bernasconi – che l’accoglienza migranti non ha tolto nulla ai servizi che da sempre mettiamo a disposizione di chi si rivolge a noi, ma anzi, le ha moltiplicate, dandoci anche la possibilità di assumere una ventina di giovani italiani, con competenze molto particolari nei campi del sociale e della cooperazione internazionale».
«Sono a casa, in famiglia, non in un “centro di accoglienza” – è il sentimento del camerunense Jonathan –. Qui mi sento una persona e nessuno, neanche per strada, mi ha mai fatto percepire come diverso». Jonathan, attualmente tirocinante come aiuto-idraulico, segue anche dei corsi di teatro. «La cosa più bella da quando sono arrivato in Italia è che ho trovato persone disponibili ad ascoltarmi… è quanto di più prezioso potesse accadermi – ha detto commosso –. Sono profondamente grato per questo e prego Dio, tutti i giorni, perché doni agli operatori la forza necessaria a svolgere il loro lavoro».
Da metà aprile, infine, torna operativo l’hub di prima accoglienza presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” di Como. Per tutto l’inverno ha dato alloggio notturno ai senza tetto della città. Ora – pulito, imbiancato e allestito dagli stessi ragazzi che lo scorso anno sono passati da qui in attesa di una sistemazione nelle comunità o nelle parrocchie – è pronto ad accogliere fino a 40-50 persone. «Negli ultimi mesi – ricorda il direttore Caritas Bernasconi – Como non ha visto arrivi molto numerosi… Aveva una sorta di “bonus” per aver ospitato, lo scorso anno, 200 persone in più rispetto alla quota di ripartizione prevista. Siamo, però, consapevoli di quanto la situazione, a livello mondiale ed europeo, sia cambiata… Quindi  eccoci pronti a tendere la mano ai fratelli e alle sorelle che ci chiedono aiuto».
La “Carta dell’accoglienza dei richiedenti asilo” verrà presentata pubblicamente alla cittadinanza venerdì  15 aprile, alle ore 21.00, presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” (in viale Cesare Battisti, 8). La serata, oltre a illustrare i contenuti del documento, si completerà con la testimonianza del giornalista del “Settimanale della diocesi di Como” Michele Luppi il quale, nei giorni a ridosso della Pasqua, ha visitato i campi profughi sulla “Rotta dei Balcani”. (Enrica Lattanzi)
 
 

L’altro sono i rifugiati: la ventitreesima riunione del Comitato internazionale di collegamento

Varsavia - Si è tenuta a Varsavia dal 4 al 7 aprile 2016 la riunione del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico, costituito nel 1970. E’ l’organo ufficiale di collegamento tra la Santa Sede e la comunità ebraica mondiale, il foro autorevole del dialogo continuo tra la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo e il Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose (Ijcic). Rappresentanti ebrei e cattolici dai cinque continenti hanno preso parte alla riunione, presieduta congiuntamente dal cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo, e dal signor Martin Budd, presidente dell’Ijcic. La conferenza si è aperta con un evento pubblico al quale hanno presenziato le autorità di entrambe le comunità ebraica e cattolica, i capi civili e di governo di Varsavia e della Polonia, rappresentanti della Santa Sede, della Chiesa polacca e dello Stato d’Israele L’agenda del dialogo, che si tiene ogni due anni, ha avuto per tema «L’Altro nella tradizione ebraica e cattolica: i rifugiati nel mondo di oggi». Allo scopo di fornire una base religiosa e accademica alle discussioni successive, le sessioni si sono aperte con analisi approfondite delle fonti tradizionali che riguardano la visione de «l’Altro» dal punto di vista sia ebraico sia cattolico. Ciascun relatore, in conformità con il carattere accademico del suo intervento, ha riconosciuto la tensione dialettica tra universalità e particolarità entro ciascuna delle due tradizioni, sottolineando
l’importanza e l’integrità morale che sono componenti essenziali per accogliere «l’Altro» secondo l’autocomprensione delle rispettive tradizioni. Le presentazioni, e la discussione che ne è seguita, hanno precisato che le nostre rispettive Scritture sacre ci forniscono un modello di riferimento per affrontare urgenti problemi sociali come l’odierna crisi dei rifugiati. In risposta ai comandamenti religiosi ebraici e cristiani, la conferenza ha trattato l’attuale crisi di rifugiati che tocca gran parte dell’Europa, riconoscendo le tensioni tra l’obbligo di amare lo straniero con la sua dignità in quanto creato a immagine di Dio da una parte, e dall’altra il riguardo dovuto alla sicurezza e alla preoccupazione per il cambiamento. Anche se gli ultimi cinquant’anni hanno visto un’ampia apertura senza precedenti tra le nostre due comunità in molti luoghi, non ultimo a livello internazionale, tuttavia negli anni più recenti costatiamo l’insorgere di sviluppi problematici che ci riguardano entrambi. Dopo aver trattato il modo in cui le nostre rispettive tradizioni c’incoraggiano ad aiutare gli altri, abbiamo esaminato come le nostre due comunità attualmente si trovano nella situazione di essere “altri”. L’antisemitismo nei discorsi e nei fatti è riapparso in Europa e altrove, mentre la persecuzione di cristiani, in misura notevole nella maggior parte del Vicino oriente e in parte dell’Africa, ha raggiunto livelli che non si vedevano da tempo. I partecipanti hanno sottolineato che l’antisemitismo è una realtà che assume varie forme, un pericolo non solo per gli ebrei ma anche per gli ideali democratici, e che per combatterlo sono necessari programmi educativi aggiornati e rinnovati. Essi hanno osservato che la persecuzione di cristiani ha avuto di anno in anno un incremento dal 2012 al 2015, riconoscendo l’obbligo nel rendere presente alla coscienza del mondo questo problema, e la responsabilità morale nel dar voce a coloro che non hanno voce. I partecipanti, quale riconoscimento dell’indiscutibile storicità della Shoah e del suo significato, hanno reso visita al campo di sterminio di Treblinka. Durante la cerimonia commemorativa delle vittime, le autorità hanno affermato il loro impegno a non permettere mai che tale tragedia venga dimenticata, né a consentire che al mondo un’altra volta si compia una simile negazione della dignità di ciascun essere umano, a qualunque razza, religione o popolo appartenga. La loro visita a una istituzione cattolica di assistenza sociale e al Museo Polin di storia del popolo ebraico ha posto in evidenza il ruolo importante svolto dalle comunità ebraica e cattolica nella vita polacca contemporanea. La conferenza ha messo in luce l’esperienza polacca di transizione dal comunismo, con la sua repressione, alla libertà di riflessione e di espressione della fede religiosa in una nuova società. In continuità con il percorso dell’Ilc durante 45 anni dalla sua istituzione, i rappresentanti hanno riaffermato il loro permanente impegno per un dialogo aperto e costruttivo, quale modello di comprensione interreligiosa e interculturale nel mondo, soprattutto nei confronti delle autorità religiose delle comunità musulmane. Essi hanno parimenti riespresso il loro proposito di collaborare per affrontare i bisogni che affiorano nelle loro comunità dovunque si trovino, e per comunicare
i loro messaggi trascendenti a un mondo così profondamente bisognoso delle affermazioni genuine e premurose proposte dalle loro due tradizioni religiose.
 

Papa a Lesbo: per p. Lombardi “vede una emergenza”

Citta del Vaticano – Papa Francesco va a Lesbo “perché vede lì un’emergenza importante, come era andato a Lampedusa. Va adesso che c’è questa situazione difficile e di intensa sofferenza sul fronte dell’Egeo”. A dirlo il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dopo l’annuncio ufficiale della visita di Papa Francesco, sabato 16 aprile, sull’isola greca.
La situazione oggi chiama, ha aggiunto alla “solidarietà e alla responsabilità tutte le comunità dei credenti” e ha un innegabile “valore ecumenico”, poiché si svolge in territorio a maggioranza ortodossa. Parlando quindi alla Radio Vaticana, il gesuita ha aggiunto che “questo è naturalmente un invito alla responsabilità e all’impegno per tutti. Il Papa non fa degli atti di carattere direttamente
politico; fa degli atti di carattere umano, morale e religioso estremamente significativi che richiamano però la responsabilità di ognuno, a seconda del suo compito e della sua situazione nella società e nei rapporti con gli altri”.
Naturalmente la visita rappresenta anche “un invito ai politici ad agire nella ricerca delle soluzioni più umane, rispettose e solidali nei confronti delle persone che soffrono in questi grandi movimenti problematici del mondo di oggi”. (R.I.)
 

Il Papa e la barriera dell’indifferenza

Milano - Il Papa che andrà il 16 aprile a Lesbo sembra dire all' Europa qualcosa di semplice: la direzione presa con il vertice UE-Turchia, il respingimento di profughi e migranti dalla Grecia alla Turchia nell'operazione "uno a uno", non va nella direzione giusta per un Continente che si vuole terra del diritto e della accoglienza. E, essendo Francesco uomo che preferisce i fatti alle parole, ha deciso di andare, subito e di persona a Lesbo, in uno di quei campi profughi che sono diventati di fatto delle prigioni. Forse nessun viaggio papale è mai stato organizzato con tanta rapidità. Francesco, evidentemente, aveva fretta. La ragionevole e sacrosanta fretta di dire all' Europa che sta sbagliando. Le navi che cominciano a partire da Lesbo per la Turchia sono cariche di uomini che hanno affrontato il deserto, la guerra, i trafficanti, il mare e la fame. Li si risospinge in un Paese che non offre complete garanzie in fatto di diritti umani. Davvero tutto questo non è violazione della Convenzione di Ginevra, si domandano in molti? Mentre i cronisti che assistono alle partenze scrivono di "deportazioni". Ma l' Unione Europea pare soddisfatta. Secondo l' accordo raggiunto, la Turchia assume - a pagamento - il ruolo di "tappo" al flusso dei profughi, e il problema si sposta dunque oltre i nostri confini. A Lesbo, a Idomeni però c' è gente che giura che non si farà rispedire indietro. Ci sono anche centinaia di ragazzini soli. Che ne sarà di loro, ricacciati fuori dall' Europa? Sembra di immaginare la fretta di Francesco, a spronare la macchina organizzativa vaticana. Sembra di immaginare, a fronte di ogni obiezione, la sua tenace volontà di andare. Tre anni fa, quando andò a Lampedusa, il suo gesto era un grido contro i naufragi, contro le stragi in mare in un Occidente distratto, che a quelle stragi si era abituato. Oggi, mentre l' inferno siro-iracheno ha moltiplicato i profughi, l' andare di Francesco ha una valenza ancora più netta: contro una logica che produce accordi senza senso, perché senza umanità. Come l' intesa che, lasciando alla Turchia il compito di vagliare le richieste di asilo, sospinge una marea di uomini e donne, fuggiti da guerra e fame, nel terreno di un più che possibile arbitrio. Perciò è a Lesbo, l' ultimo lembo d' Europa nell' Egeo, che Francesco vuole andare. Là dove si caricano le navi di chi ha rischiato la vita per nulla, dei respinti, degli sconfitti, il Papa vuole andare. Già alla Domenica delle Palme, parlando dell' indifferenza che Cristo ha sperimentato su di sé avviandosi verso la morte, Francesco aveva accostato quella solitudine a quella dei profughi - «di cui molti non vogliono assumersi la responsabilità». Parlava a noi occidentali, e prima di tutto a noi cristiani, ben sapendo come si possa definirsi tali e poi magari alzare muri e sbarrare porte, mandando, come ora l' Austria al Brennero, i soldati ai confini. È, questa indifferenza, ci ha detto Francesco, la stessa che duemila anni fa ha lasciato andare a morte un innocente. Per il Papa ciò che sta accadendo da anni nel Mediterraneo e nei Balcani è proprio figura della Croce. Lo ha detto il Venerdì santo alla Via Crucis: il Mediterraneo e l' Egeo divenuti «un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata». P iù chiaro di così, che cosa? Poteva solo decidere di andare: lui, in persona, con la sua veste bianca, accanto al Patriarca di Costantinopoli e al Vescovo di Atene, nei campi profughi. Di nuovo, come a Lampedusa o sul muro che divide il Messico dagli Stati Uniti, Francesco si è posto sul confine del "primo mondo", accuratamente sigillato di sospetto, a dirci che sbarrare quelle porte potrà forse rispondere a calcoli politici, o a timori di "invasioni", o alla logica prudente in cui quasi tutti viviamo: però, ricacciare indietro chi muore e domanda di vivere non è cristiano, non è civile e non è umano. Nel quotidiano rumore di notizie più o meno importanti, dentro al nostro opaco chiasso, sopra alle nostre comode ragioni, Francesco a Lesbo sarà parola incarnata. Incontrerà quelli che si sono giocati tutto, e quelli che hanno perso, lungo la strada, un figlio o un fratello. Incontrerà gli umiliati, i trafficati, gli stipati come bestie su barche da niente, e spinti in mare dentro alla notte oscura; e i bambini, quelle centinaia di bambini e ragazzi che nemmeno hanno la madre o il padre accanto, e si danno il coraggio da soli. Le tv di tutto il mondo mostreranno, accanto al Papa, le loro facce, i loro occhi carichi di domanda, tra il filo spinato e gli agenti di Frontex. E sarà, quel giorno a Lesbo, difficile fare finta di non vedere dov' è, il nostro Dio della Croce. Dove, se non in quegli occhi? Forse non fermerà, il viaggio del Papa, le navi della "controtratta" che risospingono indietro le schiere di ultimi. Ma dirà a noi, che guardiamo, di chi sono volto, quegli uomini. E chi siamo noi, che guardiamo altrove. (Marina Corradi – Avvenire)
 
 

Giornata internazionale dei rom: Ccee-Cec, “stop a odio ed esclusione”

Bruxelles -  “Incoraggiamo le nostre comunità cristiane in Europa a continuare a sostenere il benessere dei rom e a lavorare attivamente per porre fine a discorsi di odio e all’esclusione sociale. Dobbiamo camminare insieme”. Lo affermano in una nota congiunta, alla vigilia della Giornata internazionale dei rom (8 aprile), i segretari generali della Conferenza delle Chiese europee (Cec) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). “Ci appelliamo a tutti affinché gli emarginati siano accolti e sia riconosciuta la loro dignità umana in quanto dono di Dio. I rom, con la loro tradizione, fede e cultura unica, sono anche chiamati a portare i loro valori all’interno della società europea, in quanto cittadini responsabili”. Cec e Ccee affermano ancora: “I rom hanno un secolare senso di identità europea condivisa e di libera circolazione attraverso i confini politici, culturali e religiosi. Sono una delle popolazioni indigene dell’Europa che non gode però di un trattamento di uguaglianza in termini di rispetto e onore tra le altre”. “Il fatto che essi vivano in circostanze di continua discriminazione e addirittura persecuzione è una vergogna per i Paesi europei. La via d’uscita principale a queste difficili condizioni dei rom e delle loro famiglie passa attraverso la conoscenza, il lavoro, la fede. La loro inclusione è una necessaria indicazione del nostro impegno per una identità europea condivisa e la libera circolazione delle persone, dei beni e delle idee in Europa”.(SIR)
 

Commissione UE “no a ogni forma di discriminazione” di rom e sinti

Bruxelles – “L’uguaglianza davanti alla legge e la non discriminazione sono valori fondamentali dell’Unione europea. Nonostante ciò, l’antiziganismo è ancora molto diffuso a livello mondiale ed europeo. L’esclusione, la disuguaglianza e la discriminazione che molti rom continuano a incontrare sono in netto contrasto con i valori fondamentali dell’Unione”. In occasione della Giornata internazionale dei rom, che si celebra domani, 8 aprile, si registra una ferma presa di posizione della Commissione Ue. Una dichiarazione congiunta che, riferisce l’agenzia SIR - porta le firme del vicepresidente Frans Timmermans e delle commissarie Marianne Thyssen, Vĕra Jourová e Corina Creţu. “I rom non godono delle stesse condizioni di accesso all’occupazione, all’istruzione, all’alloggio e all’assistenza sanitaria. Gli sgomberi forzati dei rom continuano a destare preoccupazione. I bambini rom spesso non hanno accesso a un’istruzione della stessa qualità degli altri bambini, alimentando il circolo vizioso della povertà. Questo è il motivo per cui crediamo sia urgente facilitare l’accesso all’istruzione in particolare ai bambini rom”. Le istituzioni europee e gli Stati membri “si impegnano a lottare contro la discriminazione e la segregazione e a migliorare l’integrazione della comunità rom”. Sebbene l’integrazione dei rom spetti in primo luogo agli Stati membri, la Strategia Europa 2020 (inclusione sociale) “considera prioritarie – secondo i commissari – quelle misure che favoriscano l’inclusione socioeconomica della popolazione rom e prevengano la discriminazione”. In tale contesto, con il motto “Per i rom, con i rom” la Commissione sta svolgendo attività di comunicazione mirate “a contrastare la discriminazione e gli stereotipi contro la popolazione rom”. Per il periodo 2014-2020 la Commissione ha inoltre previsto ulteriori finanziamenti per misure volte all’inclusione sociale attraverso la politica di coesione. Con l’adozione all’unanimità della raccomandazione del Consiglio del 2013, gli Stati membri hanno inoltre ribadito anche “l’impegno di promuovere l’inclusione dei rom. Tuttavia, occorre fare di più, non solo a livello nazionale ma anche in particolare a livello locale. Per questo l’Unione europea continua a sostenere le autorità nazionali, ma anche e soprattutto gli attori locali, negli sforzi per tutelare i diritti fondamentali dei rom”. I commissari concludono: “Adesso dobbiamo garantire un’attuazione efficace di queste iniziative. Nel suo ruolo di custode dei trattati, la Commissione continuerà a sostenere e monitorare le politiche antidiscriminatorie degli Stati membri al fine di garantire che siano rispettati i diritti fondamentali di tutti. I rom sono parte integrante della nostra Unione e non devono essere lasciati in disparte”.
 

Migrantes: la visita del Papa a Lesbo un gesto ecumenico e un segno profetico di misericordia

Roma - “La visita a Lesbo di Papa Francesco, con  il Patriarca Bartolomeo I e l’arcivescovo Hieronimus II il 16 aprile prossimo è un’altra tappa dei viaggi della misericordia che il Papa ha realizzato a partire dal viaggio di Lampedusa nel 2013, con un’attenzione particolare al mondo dei migranti e dei rifugiati”. E’ quanto afferma Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes dopo l’annuncio della visita dato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Dopo Lampedusa, nel luglio del 2013, il Papa ha incontrato e condiviso le sofferenze dei rifugiati e richiedenti asilo al Centro Astalli di Roma, al confine tra Messico e Stati Uniti, al Cara di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, “richiamando sempre il dovere dell’accoglienza, del rispetto e della tutela della dignità di ogni persona  costretta a migrare, ricordando anche le cause di chi oggi è in fuga e bussa alle porte dell’Europa: le guerre, i disastri ambientali, le persecuzioni politiche e religiose, la miseria”. “Oltre che una tappa dei viaggi della speranza - aggiunge mons. Perego -, la visita del Papa a Lesbo è anche una tappa importante nel cammino ecumenico, che negli ultimi decenni ha sempre trovato una rinnovata forza a partire da temi  e attenzioni sociali come le migrazioni, la pace, la salvaguardia del creato”. “L’augurio è che questa visita contribuisca  a portare l’attenzione di migliaia di persone, tra cui molti bambini, ammassati alla frontiera greca e promuova un’azione nuova dell’Unione europea, perché  esca da una grave battuta d’arresto nella gestione dei rifugiati - fortemente militarizzata e con nuovi luoghi di reclusione dei migranti che sbarcano sulle coste italiane e greche - e stimoli la disponibilità di ogni paese all’accoglienza di numeri significativi di richiedenti asilo e rifugiati”, conclude il Direttore generale della Migrantes. (R.Iaria)
 

Papa Francesco a Lesbo il 16 aprile

Città del Vaticano - Papa Francesco visiterà l’Isola  greca di Lesbo e porterà la sua vicinanza e il suo sostegno ai profughi e ai migranti. La data è stata ufficializzata pochi minuti fa dalla Sala Stampa della Santa Sede. “Accogliendo gli inviti di Sua Santità Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e del Presidente della Repubblica di Grecia, Francesco si recherà a Lesvos sabato 16 aprile 2016″, si legge nella nota vaticana nella quale si evidenzia che “il Santo Padre, Sua Santità Bartolomeo e Sua Beatitudine Hieronimus II, Arcivescovo di Atene di tutta la Grecia, incontreranno i profughi lì ospitati”.
Papa Francesco è molto attento al dramma dei profughi come ha dimostrato sin dal suo primo viaggio  da pontefice proprio a Lampedusa l’8 luglio del 2013 e al centro Astalli di Roma. Lo scorso 17 marzo durante il suo viaggio in Messico ha voluto celebrare messa a Ciudad Juarez, al confine tra Messico e Stati Uniti. Giovedì Santo ha scelto il Cara di Castelnuovo di Porto per la celebrazione della Lavanda dei piedi a 12 profughi ospiti del Centro a pochi chilometri da Roma. (Raffaele Iaria)