Primo Piano

Ravaglia: le partenze di italiani dal nostro Paese sono aumentate del 50% negli ultimi dieci anni

Roma - “Le partenze di italiani dal nostro Paese sono aumentate del 50% negli ultimi dieci anni. A differenza dei migranti del passato, chi parte oggi conosce molto più spesso di allora l’estero perché vi ha studiato, o semplicemente per turismo. Importante è il movimento di professionisti e ricercatori, ma numerosi sono oggi come allora coloro che si recano all’estero per cercarvi un futuro migliore senza possedere una specifica esperienza professionale”. A dirlo questo pomeriggio Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero intervenendo alla presentazione del volume Giovani italiani in Australia. Un “viaggio” da temporaneo a permanente promosso dalla Fondazione Migrantes. Per Ravaglia gli Uffici della rete diplomatico consolare italiana, insieme ai diversi organismi legati alla presenza di nostre comunità all’estero e anche attraverso il supporto dei mezzi informativi e informatici, “stanno da tempo adoperandosi per fornire informazioni sulle opportunità di lavoro, sulla normativa fiscale e su altri aspetti logistici dei Paesi di accoglienza per facilitarvi l’insediamento dei nuovi migranti”. L’Australia è una delle destinazioni extraeuropee di maggiore attrazione per i nostri migranti, molti dei quali “vi giungono – ha detto -  con il visto vacanze lavoro (più di trentamila negli ultimi tre anni). Alcuni di loro hanno incontrato  problemi anche gravi a seguito dei quali, grazie alla mobilitazione dei nostri Uffici diplomatico consolari e di vari attori della comunità italiana residente, le Autorità australiane sono state indotte a valutare la possibilità di adottare iniziative specifiche per la tutela dei nostri connazionali. E’ possibile che molti di loro resteranno in Australia dove acquisiranno probabilmente uno spazio speciale nel quadro della Comunità italiana nel Paese, tradizionalmente costituita dai migranti che vi si sono stabiliti in passato e dai loro figli, italo australiani a pieno titolo”
 

I primi passi dei giovani italiani in Australia

Roma - Dall’idea alla realizzazione del libro: cosa ha spinto la nascita del gruppo Australia Solo Andata e i motivi che hanno portato alla realizzazione di un volume dedicato ai giovani italiani in Australia. Di questo ha parlato Michele Grigoletti, uno dei autori della ricerca “Giovani italiani in Australia. Un viaggio da ‘temporaneo’ a permanente” promosso dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi a Roma. Grigoletti ha parlato dei primi passi del viaggio migratorio dei giovani italiani che raggiungono l’Australia e decidono di intraprendere 88 giorni di lavoro nelle farm australiane, lontano dalle principali città. Un viaggio non solo fisico ma anche personale, un viaggio di crescita e scoperta di sé che porta i giovani italiani a crescere e riscoprire valori dimenticati. Un accenno anche al fenomeno migratorio Australia-Nuova Zelanda, che vede molti giovani richiedere un visto Working Holiday e trasferirsi in Nuova Zelanda per non rientrare in Italia.
Ai residenti temporanei, si affiancano anche i residenti permanenti e i nuovi cittadini australiani. La complessa realtà giovanile è stata esaminata, nel volume della ricerca,  attraverso un’analisi dettagliata – ha detto Grigoletti - delle varie tipologie di visto utilizzate in entrata. Il 30 settembre 2015, 22.390 cittadini italiani erano fisicamente presenti in Australia con un visto di residenza temporaneo.
Dal visto Working Holiday ai compromessi per rimanere in Australia ha parlato invece Silvia Pianelli che insieme a Grigoletti ha curato la ricerca. Silvia Pianelli ha illustrato  anche similitudini e differenze fra la migrazione degli anni ‘50 e quella attuale, attraverso uno study case che potrebbe essere il punto di partenza per unire due generazioni così distanti ma così simili.
 “Raccontare attraverso le immagini l'esperienza che molti giovani italiani stanno facendo nelle farm è stata una pratica artistica molto stimolante”, ha detto Matteo Maffesanti, regista del video reportage 88 giorni nelle farm australiane contenuto nel volume. “Un'esperienza personale dal grande impatto emotivo, che mi ha permesso di scoprire – ha aggiunto -  e comprendere una realtà prima sconosciuta. Luoghi remoti, silenziosi, terre sconfinate, intrise di sudore, che impongono una poetica visiva dai colori accesi, centrata sul rapporto intimo tra l'uomo e la natura. Un'avventura che si srotola lentamente, tra il lavoro nei campi e la vita scomoda in roulotte, come in un brusco ritorno alle fatiche delle prime migrazioni. Un esperienza forte, vera, in grado di lasciare una traccia indelebile nel percorso di crescita dei nostri protagonisti, disposti a mettersi in gioco con la disinvoltura dell'eroe. Emozioni che filtrano attraverso le parole, ma soprattutto gli occhi dei tanti giovani che abbiamo incontrato, ragazzi che nonostante la fatica quotidiana, vivono questa avventura con determinazione, alla scoperta di se stessi e delle numerose possibilità che il viaggio offre”. Sono giovani con una “grande duttilità al cambiamento”, ha concluso, che hanno “la capacità di reinventarsi, una sorta di predisposizione alla trasformazione. Italiani coraggiosi, pronti a lottare per il proprio futuro e consapevoli di vivere una sfida importante. Ragazzi maturi che, in Australia, stanno scoprendo la possibilità di sviluppare in pieno le loro capacità, quelle stesse che l’Italia non ha riconosciuto”.
 
 
 

Migrantes: cresce la presenza degli italiani in Australia

Roma - Con 1.355 visti di residenza permanente concessi a cittadini italiani e un aumento del 21,7% rispetto all’anno precedente, il 2014-15 conferma un trend che vede crescere la presenza di cittadini italiani in Australia anche nella categoria delle “aggiunte permanenti” alla popolazione residente. Dal 2005 al 2015 sono, infatti, 7.576 i cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente. Molti di questi non sono nuovi arrivi, ma persone che hanno già vissuto in Australia a titolo temporaneo. Al 30 giugno 2015, i cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente in loco rappresentano l’80,4% del totale dei visti permanenti rilasciati a nuovi arrivati.
Nel 2014-15, 824 cittadini italiani hanno ottenuto la cittadinanza australiana. Negli ultimi 15 anni si contano 11.797 italiani ai quali è stata conferita la cittadinanza australiana. I dati sono contenuti nel volume della Fondazione Migrantes “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” presentato oggi a Roma.
 

Mons. Di Tora: i giovani amano l’Italia

Roma - “Il tema della mobilità giovanile è, negli ultimi anni, particolarmente seguita dalla Fondazione Migrantes come dimostra questa ennesima ricerca che riguarda i giovani italiani in Australia e Nuova Zelanda”. A dirlo è stato oggi il Presidente della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora, portando il suo saluto ai partecipanti alla presentazione del volume della Migrantes “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente”. Per il presule  Papa Francesco “sprona i giovani a non lasciarsi rubare la speranza e questo è un volume di speranza e di entusiasmo, di giovani che amano l’Italia, ma che descrivono minuziosamente gli errori compiuti, le cose che non vanno. Ed è da quegli errori che bisogna ripartire mettendo al centro le loro esigenze espresse ma che dicono a noi che siamo chiamati a fare, ciascuno nella propria posizione, la direzione da prendere, da dove dobbiamo partire per fare e, soprattutto, per fare meglio”. 
 

Migrantes: un video-reportage “88 giorni nelle farm australiane” oggi a Roma

Roma – Nel volume-ricerca della Fondazione Migrantes “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” presentato oggi a Roma, anche un video-reportage registrato nelle cittadine di Griffith, nel Nuovo Galles del Sud, durante la stagione della raccolta delle zucche e delle angurie, del riso e del cotone; e a Shepparton, Tatura e Murchison, nel Victoria, durante la stagione della raccolta delle mele, delle pere e dei pomodori. Queste zone sono accomunate tra loro dalla presenza di una storica comunità italiana, stabilitasi negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Negli ultimi anni, le città di Griffith e Shepparton sono diventate sempre più conosciute e una tappa quasi obbligatoria per molti dei giovani italiani alla ricerca di farms dove poter lavorare. Sulla base di centinaia di interviste raccolte, e dopo aver individuato i concetti e le parole chiave, nel video-reportage vengono evidenziati i concetti fondamentali raccontati in prima persona da 20 testimoni privilegiati.
Queste testimonianze permettono di comprendere le reali intenzioni dei giovani italiani in Australia e la loro analisi dimostra l’importanza delle farm come esperienza di crescita personale, di maturazione e di evoluzione, e mostra che le motivazioni della partenza, associate ai benefici e ai valori riscoperti, svolgono un ruolo fondamentale nella scelta del giovane italiano di rimanere in Australia per un tempo molto più lungo di quanto inizialmente preventivato. In breve è possibile affermare che un giovane che lascia l’Italia perché non ha “nulla da perdere”, che durante gli 88 giorni in farm ha trovato “meritocrazia” e ha riscoperto la capacità di credere ancora in se stesso, sia incline a rimanere in Australia e a cercare ogni possibile via per prolungare la residenza.
Il trailer di 5 minuti (https://vimeo.com/129090121) è stato premiato con il primo premio al FILEF Film Festival di Sydney, mentre il video-reportage è stato inserito in vari Festival cinematografici sia in Italia che in Australia.
 

Migrantes: chi sono i giovani italiani che vivono in Australia

Roma - Giovani forti, tenaci, coraggiosi, pronti a mettersi alla prova, consapevoli di cosa significa fare sacrifici e compromessi, umili ma decisi. Questo l’identikit dei giovani italiani in Australia tracciato nel volume-ricerca della Fondazione Migrantes “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” presentato oggi a Roma.  Contrariamente allo stereotipo spesso presentato dai media italiani, la ricerca restituisce un’immagine completamente diversa: non si tratta di “bamboccioni”, né di persone che disprezzano opportunità di lavoro che non rispettino le proprie qualifiche, soprattutto in un paese straniero, dove sembra quasi un passaggio obbligato l’accettazione di lavori umili e con paghe relativamente basse. I giovani che emigrano in Australia, al contrario, conoscono e apprezzano i valori della cultura italiana: la famiglia, ad esempio, considerata un punto di riferimento imprescindibile, un sostegno costante nei momenti di difficoltà. Essi amano l’Italia e la cultura italiana, amano il cibo e le tradizioni che li sostengono in quanto radici profonde della loro identità. Rifiutano con forza (e con rabbia) gli aspetti attualmente negativi dell’Italia: la percepiscono come un Paese vecchio, stanco, incapace di mostrare dinamicità in un mondo in continuo cambiamento; un Paese ingiusto, incapace di offrire possibilità o di applicare la tanto desiderata meritocrazia, soprattutto in ambito lavorativo. Vedono l’Australia come il luogo in cui il lavoratore, di qualunque nazionalità, viene rispettato e pagato il giusto, anche se giovanissimo e alla prima esperienza. La “terra dei canguri” è un Paese dinamico, meritocratico, che offre possibilità, ma che non regala niente perché il prezzo da pagare è alto e richiede sacrifici, costanza, perseveranza e tanti compromessi.
 

Migrantes: i giovani italiani in Australia

Roma - L’arrivo di italiani in Australia supera da tre anni lo storico flusso migratorio degli inizi degli anni Cinquanta, con più di 24.000 nuove presenze suddivise in residenti temporanei, residenti permanenti e nuovi cittadini australiani. Ai 14.138 giovani italiani arrivati in Australia, nel 2014-15, con un visto Working Holiday, si aggiungono i 5.602 giovani italiani titolari del visto Student e i 2.105 professionisti del visto Skilled Work, solo per elencare la tipologia dei visti più numerosi.
Sono solo alcuni dei dati della ricerca  “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” della Fondazione Migrantes e presentata oggi pomeriggio a Roma.
Ai dati dei cittadini italiani arrivati in Australia con un visto temporaneo, vanno aggiunti i 1.355 cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente e gli 824 cittadini italiani che hanno acquisito la cittadinanza australiana, per un totale (parziale) di 24.024 giovani italiani solo negli ultimi dodici mesi, evidenzia la ricerca curata da Michele Grigoletti e Silvia Pianelli: un moderno fenomeno migratorio che, quindi, nel 2014-15 ha raggiunto e superato il numero di italiani emigrati in Australia nel 1950-51 i quali, secondo le statistiche del Department of Immigration, furono 19.007.
Nel 2014-15 l’Italia si posiziona, nella categoria di visto vacanza-lavoro in Australia, al sesto posto per numero totale di visti e quarta nazione europea, portando la presenza dei giovani italiani al 7,0% del totale nazionale, preceduta, se prendiamo in considerazione i valori assoluti, solo dai britannici (44.703; -1,0%), taiwanesi (26.648; -9,2%), tedeschi (26.327; -1,8%), coreani (25.589; -4,8%) e francesi (23.375; -9,1%).
La presenza di giovani maschi italiani è la più elevata tra tutte le nazionalità. Ogni 100 giovani italiani, infatti, 66 sono ragazzi e 34 sono ragazze (66,0%), più di Francia (57,0%) e Germania (47,0%) dove addirittura è maggiore la presenza femminile come pure per le nazioni del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia) e dell’Estremo Oriente (Giappone, Hong Kong e Taiwan).
Dal confronto europeo, l’analisi del primo visto vacanza-lavoro dimostra anche che i giovani italiani sono più “anziani” rispetto ai coetanei francesi e tedeschi, nella fascia d’età compresa tra i 26 e i 30 anni.
La ricerca si arricchisce di  video-reportage - contenuto nel volume - 88 giorni nelle farm australiane -  che testimonia l’esperienza di vita e di lavoro di molti giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che ogni anno lasciano l’Italia e viaggiano per l’Australia seguendone le stagioni della raccolta della frutta e della verdura, lavorando la terra in zone rurali, lontane dalle principali città. Il video-reportage è una testimonianza visiva dello spaccato giovanile, mostra e chiarisce come mai i giovani hanno fatto questa scelta, dove e con chi vivono, cosa pensano del proprio futuro e cosa si aspettano dall’Australia. L’anteprima è anche disponibile sul sito www.88giorni.it.
 

 

Papa Francesco al Centro Astalli: continuare con coraggio nell’accoglienza dei rifugiati

Roma - Continuare con coraggio nell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati. E’ l’invito rivolto da Papa Francesco in un videomessaggio inviato al Centro Astalli in occasione del 35mo anniversario di Fondazione. “Troppe volte – ha detto Francesco rivolgendosi ai rifugiati nel video – non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società”. Trattati come un peso, “un problema, un costo, siete invece un dono”, la testimonianza di come “il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l’ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità”.
Il pontefice ha qui quindi ringraziato tutti gli operatori del Centro “perché mostrate nei fatti che se si cammina insieme la strada fa meno paura” incoraggiandoli “a continuare. Trentacinque anni sono solo l’inizio di un percorso che si fa sempre più necessario, unica via per una convivenza riconciliata”. “Siate sempre testimoni – ha poi detto il Papa - della bellezza dell’incontro. Aiutate la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati. Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra”.
 

Frontex: 10mila profughi a marzo

Milano - Boom di arrivi a marzo. L’effetto dell’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia sposta la rotta dei migranti. Rispetto al mese di febbraio, è più che raddoppiato il numero di persone in fuga da guerre, carestie e persecuzioni sbarcate in Italia nel mese di marzo. Il numero è addirittura più che triplicato rispetto invece a dodici mesi fa. Dal 1° al 31 marzo, l’agenzia europea Frontex ha registrato 9.600 sbarchi in Italia a fronte dei 2.283 arrivi sempre da noi, via mare, di un anno fa. Sempre secondo la stessa agenzia Europea, in conseguenza dell’accordo raggiunto con Ankara per fermare i flussi migratori, sono invece notevolmente calati gli arrivi in Grecia: ne sono stati registrati 26.460, cioè meno della metà di quelli registrati a febbraio. L’aumento di sbarchi a marzo in Italia, secondo Frontex, si spiega con il miglioramento delle condizioni meteorologiche. Quasi tutti i migranti arrivati erano originari dell’Africa sub-sahariana, principalmente di Nigeria, Somalia e Gambia. Per quanto riguarda gli arrivati in Grecia, invece, la maggior parte dei migranti sbarcati sulle isole sono originari di Siria, Afghanistan e Iraq.
 

Centro Astalli: presentato il Rapporto Annuale 2016

Roma - Anche nel 2015 il numero di rifugiati approdati nel nostro Paese è stato consistente (153.842 al 31 dicembre 2015), anche se di molto inferiore allo straordinario flusso registrato verso la Grecia e attraverso i Balcani, composto in gran parte da cittadini siriani. Arrivano invece soprattutto dall’Africa e in misura minore dal Medio Oriente (Pakistan, Afghanistan, Iraq) i richiedenti asilo che approdano sulle nostre coste. Le richieste di protezione presentate in Italia nel corso dell’anno sono state 83.970, con un incremento di circa 20.000 domande rispetto al 2014. Continua, anche se in misura sempre minore, il fenomeno dei cosiddetti “transitanti”, cioè di quei migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali e sudanesi) che dopo lo sbarco in Italia scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo. Sono alcune sottolineature contenute nell’edizione 2016 del Rapporto del Centro Astalli, presentato questa mattina a Roma.
Sempre più sistematicamente i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d’Italia: più che in passato anche i territori del nord sono coinvolti nell’accoglienza di chi è arrivato da poco, come testimonia il crescente impegno delle realtà della rete territoriale del Centro Astalli. Roma resta però – spiega il Rapporto - un polo di attrazione importante, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nel percorso di integrazione e cerca, nelle grandi città, più estese reti di sostegno informale. Dopo l’estate gli effetti del cosiddetto “approccio hotspot” previsto dalle decisioni del Consiglio d’Europa hanno portato, specialmente in Sicilia, a “crescenti difficoltà nell’accesso alla protezione: centinaia di persone in seguito ai cosiddetti ‘respingimenti differiti’ sono state abbandonate senza assistenza”. Il Centro Astalli, insieme agli altri enti di tutela, si sta adoperando non solo per dare sostegno materiale e assistenza legale, ma anche per denunciare le violazioni affinché il diritto d’asilo continui ad essere pienamente garantito.
L’accoglienza – si ribadisce - resta la sfida maggiore che l’Italia si è trovata ad affrontare nel corso del 2015: il totale dei posti disponibili ha superato i 100.000, ma si è registrato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento del sistema SPRAR. Alla scadenza dell’ultimo bando è risultata infatti “insufficiente la risposta degli enti locali, che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi. Più che mai urgente invece sarebbe abbandonare meccanismi emergenziali e programmare un’accoglienza mirata fin da subito a facilitare i processi d’integrazione”.
I percorsi verso l’autonomia restano “ardui e fragili, specialmente per i rifugiati più segnati dai traumi della fuga e del viaggio e per i nuclei familiari”. Nel 2015 sono cresciute le richieste di aiuto per gli affitti, soprattutto da parte di famiglie con bambini. Ancora più faticoso è il percorso per madri sole con uno o più minori a carico. Le opportunità di formazione e tirocinio per gli ospiti dei centri di accoglienza, anche se possono fare la differenza per le singole persone, restano ancora episodiche, in mancanza di un piano organico per l’integrazione che veda l’impegno non occasionale di tutte le istituzioni competenti. L’auspicio è che nel 2016 si compiano passi avanti significativi in questo senso.
Gli ostacoli più “incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono probabilmente quelli burocratici”. Il 2015 ha visto l’introduzione di nuovi criteri e procedure per l’utilizzo degli indirizzi fittizi, per l’iscrizione anagrafica e per il rinnovo dei permessi di soggiorno, con non poche ripercussioni sulla quotidianità di molte persone. Un lungo e paziente lavoro di dialogo e mediazione con le istituzioni competenti ha portato alla soluzione della maggior parte delle difficoltà, anche se alcuni punti restano ancora da chiarire: è stato comunque un anno di disagi e di incertezza, che ha contribuito ad aumentare nei rifugiati la sensazione di esclusione e di incomprensione che troppo spesso caratterizza i loro rapporti con la burocrazia, si legge nel testo. Nel 2015 il Centro Astalli, grazie al contributo dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato € 25.000 in contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio di permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 287 rifugiati riconosciuti. Proprio nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia, viene loro chiesto un pagamento non irrilevante, che nel caso dei nuclei familiari diventa un ostacolo significativo.
Un altro “paradosso”, ancora tutto da risolvere, riguarda le modifiche legislative stabilite in merito all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. Il rapporto evidenzia anche le difficoltà delle persone vulnerabili “sempre più a rischio di esclusione”.
Il Centro Astalli invita a guardare ai rifugiati con occhi diversi e sottolinea che la risposta della società civile è spesso generosa e pronta a raccogliere le sfide dell’incontro con flessibilità e concretezza. A Roma varie  le Congregazioni religiose che hanno accolto  o che si stanno preparando a vivere questa esperienza. Questa e altre esperienze positive continuano purtroppo a trovare “poca attenzione in un racconto mediatico non sempre scevro da toni allarmistici e a volte anche xenofobi: durante il 2015 il Centro Astalli – si evidenzia nel rapporto - ha continuato nel suo servizio di promozione di un'informazione corretta e una maggiore consapevolezza e serenità rispetto a questi temi, attraverso un costante lavoro con i media e una capillare attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione”. Quasi 24.000 studenti sono stati coinvolti nei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città italiane e alcuni progetti specifici sono stati realizzati per moltiplicare le opportunità di incontro e di approfondimento a Roma e nel Lazio.
Nel 2015, nelle 8 città in cui il Centro Astalli opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova) 554 volontari hanno reso possibili, con il loro impegno, diversi servizio e sostenuto le attività del Centro attraverso offerte e donazioni. Particolarmente significativo è stato l’impegno di 17 giovani in Servizio Civile, nell’ambito del progetto Rete Bianca e Bernie e del programma Garanzia Giovani: un’occasione importante di formazione e di servizio, che dallo scorso anno è aperta anche ai cittadini stranieri.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Napoli: “fateci finire la scuola”

Napoli - Una proroga dello sgombero per consentire ai bambini di completare l’anno scolastico e agli adulti di trovare alloggio: è quanto hanno chiesto ieri mattina un centinaio di residenti nel campo rom di via delle Brecce a Gianturco di Napoli che si sono radunati davanti Palazzo San Giacomo, sede del Comune. In piazza moltissimi bambini: tra le 1.300 persone che vivono nel campo rom, infatti, figurano circa 400 minori. Lo sgombero è stato fissato per il prossimo 23 aprile e il provvedimento è stato notificato lo scorso 22 marzo.
«Tutti noi sappiamo – si legge in un volantino distribuito durante la protesta – che i campi non sono soluzioni abitative consone né per bambini, né per adulti. Così come non lo è la strada. Per questo – prosegue il volantino – pretendiamo proposte accettabili per tutti gli abitanti sotto sgombero». I capofila della protesta hanno ricordato «che la comunità rom a Napoli non è numericamente aumentata negli ultimi 15 anni» e che «moltissimi dei nostri figli sono nati e cresciuti qui, eppure non è stata costruita alcuna soluzione stabile che permetta di uscire dall’emergenza». La richiesta, al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, è di un nuovo alloggio.
 

Card. Vegliò: nuovo “martirio” nel Mediterraneo

Città del Vaticano - “Purtroppo incomincia di nuovo il martirio nel Mediterraneo. Una volta sbarrata la via dei Balcani, i flussi ritornano sul Mediterraneo. E in questo mare, purtroppo, siamo abituati a questa tragica realtà: che molti partano e non tutti arrivino. Quest’ultima notizia lo sta proprio a dimostrare. Di fronte a quello che avviene, che cosa si può fare? E’ una grande tristezza. Pregare, sperando che l’Europa li riceva con più generosità. Questi, però, già nel venire muoiono nel Mediterraneo. Poveretti! Succubi e soprattutto vittime di criminali in questi barconi indecenti, che non dovrebbero nemmeno navigare da soli e che vengono invece caricati di povere persone”. Con queste parole il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, commenta la nuova tragedia del Mar Mediterraneo, a pochi giorni dalla visita di Papa Francesco al campo profughi di Lesbo.
Il porporato, parlando alla radio Vaticana, del recente viaggio di Papa Francesco a Lesbo, ha detto che  quando il Papa si muove, è “un segno concreto che lui vuole dare a chi è al mondo. Cosa vuol dire questo viaggio a Lesbo? Cosa voleva dire il viaggio a Lampedusa? Vuole dire che la Chiesa è vicina ai migranti, ai rifugiati, che non li lascia mai soli. Questi gesti, queste azioni impressionano, perché è l’unico leader al mondo – posso dire – che può fare queste cose. Non solo che può fare, ma che fa! Poi ci riporta in primo piano il fenomeno migratorio. Come lo risolviamo? Un altro aspetto che il Papa ha sottolineato, non trattandosi di cose, di pacchi postali, di numeri, ma di persone, è che queste soluzioni devono garantire sempre il rispetto, la tutela e la dignità di quelli che, poveretti, sono costretti a immigrare”. Il card. Vegliò parla di viaggio umanitario: “Quando il Papa fa questi appelli, fa questi gesti, li fa soprattutto a favore di quelli che soffrono, dell’umanità sofferente. Che poi questo suo viaggio, queste sue parole, acquistino anche un significato politico, mi sembra così normale e anche così giusto. Certo, in questo momento è un segno, credo, preciso, non solo per il mondo intero, che sia più sensibile al mondo delle migrazioni, ma proprio diretto all’Europa: è come una scossa all’Europa. Nel campo profughi di Lesbo – ha spiegato il card. Vegliò -  il Papa ha detto che c’è da piangere, perché ci sono troppi ghetti, e ha detto di gestire questa catastrofe, che è la più grande e la più grave dalla Seconda Guerra Mondiale”. E parlando dell’iniziativa di portare in Italia tre famiglie di profughi il pontefice – ha spiegato il presidente del dicastero vaticano  -  ha voluto “dimostrare che i problemi non si risolvono con le chiacchiere, non si risolvono con le parole, che servono e sono necessarie, ma è anche bello quando uno dalla teoria passa all’azione”.
 

Scalabriniane: chi chiude porte a migranti sostiene violazioni diritti umani

Roma - “Il segnale che il Papa ha voluto dare nella sua visita di Lesbo è fin troppo chiaro per l'intero pianeta: l'emergenza migranti si affronta con ecumenismo, solidarietà, dialogo e confronto. E' il segnale di quella Chiesa in uscita, di missione, che tutti i giorni si rimbocca le maniche e lavora per migliorare le condizioni di vita degli ultimi del mondo”. Lo ha detto in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale della Congregazione di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “La presenza del patriarca ortodosso Bartolomeo testimonia che la Chiesa di Cristo è unita. Le confessioni del mondo sanno essere confessioni di pace ed è doveroso come queste frontiere politiche siano abbattute per dare, ognuno di noi, un piccolo aiuto in uno scenario internazionale particolarmente delicato – ha aggiunto – L'ecumenismo sa essere una delle risposte concrete per i migranti. L'Europa segua l'esempio del pontefice: abbandoni il progetto di costruzioni di reti e muri e apra le proprie porte. Fuggire da una guerra è un dramma emotivo, sociale, familiare, comunitario. Fuggire da una guerra significa violentare la serenità della propria vita. Noi a queste persone non possiamo dire 'no', ma dobbiamo dare una risposta chiara. La politica europea deve fare altrettanto, visto che dal secondo dopoguerra, con la costituzione del processo di unificazione, è stato creato uno Stato sovranazionale che, a livello internazionale, ha sempre valorizzato le politiche di rispetto dei diritti umani. Chi chiude le porte, chi omette di aiutare, chi non risolve i problemi chiude gli occhi davanti a queste migliaia di persone disperate, è un favoreggiatore e un sostenitore di violazioni dei diritti dell'individuo”. “Speriamo anche che il viaggio del Papa a Lesbo non sia strumentalizzato – ha proseguito – ma sia un segno eloquente per le nostre coscienze, una riflessione teologica e ci aiuti a non cadere mai nella tentazione di pensare che terrorismo è uguale a migrazione e per questo è giusto chiudere le frontiere”. (G.V.)
 
 

Centro Astalli: oggi la presentazione del rapporto annuale

Roma - Presso il Teatro Argentina, alle ore 11.00, il Centro Astalli presenta il Rapporto annuale 2016, una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2015 si sono rivolti alla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l’Associazione offre.
Intervengono Romano Prodi sugli sviluppi geopolitici nell’area del Mediterraneo e il ruolo della Libia e gli effetti sul flusso di migranti verso l’Italia; p. Camillo Ripamonti,  presidente Centro Astalli, Marino Sinibaldi, presidente Teatro di Roma.
Ad aprire i lavori il saluto del Presidente del Senato Pietro Grasso. Il Rapporto, attraverso il resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere uno strumento per aiutare a capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo. Quanti di loro riescono a ottenere una forma di protezione. Quanti hanno rischiato la vita affrontando viaggi per mare o per terra ai limiti della sopravvivenza per giungere in Europa. Per ogni servizio, il Rapporto contiene statistiche e commenti con cui si racconta la presenza di migranti forzati che da gennaio a dicembre 2015 sono entrati in contatto con l’Associazione e le sue sedi territoriali.
 

Migrantes: nell’indifferenza dell’Europa, una nuova tragedia annunciata

 Roma - “Nell'indifferenza dell'Europa, che continua a respingere, a chiudersi di fronte al dramma dei migranti forzati, assistiamo oggi a una nuova tragedia nel Mediterraneo: si tratta di ‘una tragedia annunciata’”. Ad affermarlo è oggi il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, dopo la diffusione della notizia di una ennesima s tragedia dei migranti. Sarebbero, infatti, oltre 400 i migranti considerati dispersi nel Mediterraneo, conseguenza dell’affondamento di un barcone su cui viaggiavano nel tentativo di raggiungere l'Italia dall'Egitto. “La nuova tragedia – aggiunge Mons. Perego -  cade esattamente a un anno  da un’altra strage, quella in cui persero la vita probabilmente da un minimo di 700 a un massimo di 950 migranti, le cui salme ancora in fondo al mare vengono recuperate in queste settimane, grazie a un'operazione umanitaria del governo italiano. Questo nuovo evento luttuoso ci dice che è sempre più necessario presidiare il Mediterraneo e impegnarsi a creare corridoi umanitari, che permettano non solo di salvare le persone in mare ma di accompagnarle in un percorso di inclusione e di integrazione sociale nei diversi paesi dell’Unione europea. Anche il Papa da Lesbo, insieme all’arcivescovo di Atene e al patriarca di Costantinopoli hanno chiesto che il Mediterraneo cessi di essere una tomba”. “Al loro  appello – conclude il direttore Migrantes -  oggi dobbiamo rispondere in maniera concreta: togliendo i migranti dalle mani dei trafficanti e dal rischio di un viaggio pericoloso, mettendo a sistema in Europa i corridoi umanitari, oggi sperimentati solo per poche persone”.  (R. I.)
 

Papa Francesco: a Lesbo “ho visto tanto dolore”

 
Città del Vaticano – “Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa” Francesco ieri mattina, dopo la preghiera del Regina Coeli (che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus) ha parlato del suo viaggio a Lesbo sabato scorso accompagnato dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo e dall’Arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia”.
Il Pontefice dopo aver ringraziato “quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita” e ricordato la presenza dei due leader religioso ha sottolineato che questo ha voluto “significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore. Abbiamo visitato – ha detto -  uno dei campi dei rifugiati: provenivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Africa, da tanti Paesi. Abbiamo
salutato circa 300 di questi profughi, uno ad uno. Tutti e tre: il Patriarca Bartolomeo, l’Arcivescovo Leronymos ed io. Tanti di loro erano bambini; alcuni di loro – di questi bambini – hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni, alcuni morti annegati in mare. Ho visto tanto dolore!”. Papa Francesco ha quindi voluto raccontare “un caso particolare”, quello di un giovane quarantenne, incontrato sabato con i suoi due figli: “lui è musulmano e mi ha raccontato che era sposato con una ragazza cristiana, si amavano e si rispettavano a vicenda. Ma purtroppo questa ragazza è stata sgozzata dai terroristi, perché non ha voluto rinnegare Cristo e abbandonare la sua fede. E’ una martire! E quell’uomo piangeva tanto”. (Raffaele Iaria)
 

Migranti: 400 somali dispersi in mare

 Milano - Oltre 400 migranti, la maggior parte dei quali somali, sono dati per dispersi nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Italia dall'Egitto a bordo di quattro barconi. Lo scrive il Mail online citando la Bbc in Arabo, che a sua volta cita media locali. Secondo il tabloid britannico la maggior parte dei migranti fuggiva da Somalia, Etiopia ed Eritrea. Secondo i media somali, una trentina di loro sarebbero stati tratti in salvo. L'ambasciatore somalo in Egitto ha detto alla Bbc in arabo che le vittime sarebbero oltre 400.
 

Vescovi nordest su Europa e barriere

 
Verona -  I Vescovi del Triveneto esprimono “apprezzamento” per quanto le realtà istituzionali, associative ed ecclesiali “stanno facendo per rispondere all'accoglienza dei numerosi rifugiati che giungono nel Nordest” ed invitano le comunità cristiane di queste terre a essere “sempre più generose e concretamente attente a questi fratelli e sorelle portatori di tante sofferenze”.
E’ quanto si legge in una nota  della Conferenza Episcopale del Triveneto riunitasi nel Centro diocesano di spiritualità S. Fidenzio di Novaglie (Verona).
I Vescovi “condividono le preoccupazioni per le chiusure d'accesso prospettate da parte di alcune nazioni europee e in particolare, per quanto riguarda lo Stato confinante” prosegue la nota e danno “pieno appoggio alla recente dichiarazione rilasciata dal Vescovo di Bolzano-Bressanone Mons. Ivo Muser lo scorso 13 aprile dal titolo "L'Europa ha bisogno di soluzioni comunitarie e non di nuove barriere".
 
 

Dodici rifugiati in aereo con Papa Francesco: per padre Lombardi “un gesto di accoglienza”

Città del Vaticano – Dodici rifugiati sono salite sull’aereo di Papa Francesco e sono arrivate sabato a Roma. Il pontefice – ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi  – ha voluto fare “un gesto di accoglienza” nei confronti dei rifugiati. Si tratta di tre famiglie, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone – ha spiegato padre Lombardi che erano già presenti nei campi di accoglienza di Lesvos prima dell’accordo fra Unione Europea e Turchia. “L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. Tutti i membri delle tre famiglie – ha aggiunto -  sono musulmani. Due famiglie vengono da Damasco, una da Deir Azzor (nella zona occupata dal Daesh). Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle tre famiglie saranno a carico del Vaticano”.
Durante il viaggio Papa Francesco ha spiegato l’iniziativa: “è stata – ha detto -  un’ispirazione di una settimana fa, che mi è venuta da un mio collaboratore. Io ho accettato subito  perché ho sentito che era lo Spirito che parlava. Tutte le carte sono in regola: i documenti, lo Stato vaticano, italiano e greco hanno dato il visto. Sono ospiti del Vaticano e si aggiungono alle due famiglie già ospitate dalle due parrocchie vaticane”.
Il Papa ha spiegato anche la scelta delle tre famiglie musulmane: “non ho fatto distinzioni tra cristiani e musulmani, queste tre famiglie hanno le carte in regola e si poteva fare. C’erano due famiglie cristiane che non avevano i documenti in regola… Tutti e dodici hanno la documentazione in regola. Non è un privilegio, tutti sono figli di Dio”. “Oggi – ha aggiunto – esistono i ghetti! E alcuni dei terroristi che hanno compiuto attentati sono figli e nipoti di persone nate nel Paese, in Europa. Che cosa è successo? Non c’è stata una politica di integrazione, e questo per me è fondamentale”. Di qui il richiamo all’Esortazione post-sinodale sulla famiglia in cui “c’è una parte sull’integrazione per le famiglie in difficoltà. L’Europa deve riprendere la capacità di integrare. Di questa capacità abbiamo bisogno, di un insegnamento e di un’educazione all’integrazione”. (R.I.)
 
 

Papa a Lesbo: la dichiarazione congiunta

Lesbo - “Noi, Papa Francesco, Patriarca ecumenico Bartolomeo e Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos, ci siamo incontrati sull’isola greca di Lesbo per manifestare la nostra profonda preoccupazione per la tragica situazione dei numerosi rifugiati, migranti e individui in cerca di asilo, che sono giunti in Europa fuggendo da situazioni di conflitto e, in molti casi, da minacce quotidiane alla loro sopravvivenza”. Si apre così la Dichiarazione congiunta firmata oggi nel Mòria refugee camp che ospita circa 2.500 profughi richiedenti asilo, da, nell’ordine, Ieronymos II, Francesco e Bartolomeo.
Ecco il testo integrale:
Noi, Papa Francesco, Patriarca Ecumenico Bartolomeo e Arcivescovo di Atene e di Tutta la Grecia Ieronymos, ci siamo incontrati sull’isola greca di Lesbo per manifestare la nostra profonda preoccupazione per la tragica situazione dei numerosi rifugiati, migranti e individui in cerca di asilo, che sono giunti in Europa fuggendo da situazioni di conflitto e, in molti casi, da minacce quotidiane alla loro sopravvivenza. L’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo.
La tragedia della migrazione e del dislocamento forzati si ripercuote su milioni di persone ed è fondamentalmente una crisi di umanità, che richiede una risposta di solidarietà, compassione, generosità e un immediato ed effettivo impegno di risorse. Da Lesbo facciamo appello alla comunità internazionale perché risponda con coraggio, affrontando questa enorme crisi umanitaria e le cause ad essa soggiacenti, mediante iniziative diplomatiche, politiche e caritative e attraverso sforzi congiunti, sia in Medio Oriente sia in Europa.
Come capi delle nostre rispettive Chiese, siamo uniti nel desiderio della pace e nella sollecitudine per promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione. Mentre riconosciamo gli sforzi già compiuti per fornire aiuto e assistenza ai rifugiati, ai migranti e a quanti cercano asilo, ci appelliamo a tutti i responsabili politici affinché sia impiegato ogni mezzo per assicurare che gli individui e le comunità, compresi i cristiani, possano rimanere nelle loro terre natie e godano del diritto fondamentale di vivere in pace e sicurezza. Sono urgentemente necessari un più ampio consenso internazionale e un programma di assistenza per affermare lo stato di diritto, difendere i diritti umani fondamentali in questa situazione divenuta insostenibile, proteggere le minoranze, combattere il traffico e il contrabbando di esseri umani, eliminare le rotte di viaggio pericolose che attraversano l’Egeo e tutto il Mediterraneo, e provvedere procedure sicure di reinsediamento. In questo modo si potrà essere in grado di assistere quei Paesi direttamente impegnati nell’andare incontro alle necessità di così tanti nostri fratelli e sorelle che soffrono. In particolare, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo greco che, nonostante le proprie difficoltà economiche, ha risposto con generosità a questa crisi.
Insieme imploriamo solennemente la fine della guerra e della violenza in Medio Oriente, una pace giusta e duratura e un ritorno onorevole per coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Chiediamo alle comunità religiose di aumentare gli sforzi per accogliere, assistere e proteggere i rifugiati di tutte le fedi e affinché i servizi di soccorso, religiosi e civili, operino per coordinare le loro iniziative. Esortiamo tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso.
L’Europa oggi si trova di fronte a una delle più serie crisi umanitarie dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Per affrontare questa grave sfida, facciamo appello a tutti i discepoli di Cristo, perché si ricordino delle parole del Signore, sulle quali un giorno saremo giudicati: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. […] In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40).
Da parte nostra, in obbedienza alla volontà di nostro Signore Gesù Cristo, decidiamo con fermezza e in modo accorato di intensificare i nostri sforzi per promuovere la piena unità di tutti i cristiani. Riaffermiamo con convinzione che «riconciliazione [per i cristiani] significa promuovere la giustizia sociale all’interno di un popolo e tra tutti i popoli […]. Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un’accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi e a chi cerca asilo in Europa» (Charta Oecumenica, 2001). Difendendo i diritti umani fondamentali dei rifugiati, di coloro che cercano asilo, dei migranti e di molte persone che vivono ai margini nelle nostre società, intendiamo compiere la missione di servizio delle Chiese nel mondo.
Il nostro incontrarci oggi si propone di contribuire a infondere coraggio e speranza a coloro che cercano rifugio e a tutti coloro che li accolgono e li assistono. Esortiamo la comunità internazionale a fare della protezione delle vite umane una priorità e a sostenere, ad ogni livello, politiche inclusive che si estendano a tutte le comunità religiose. La terribile situazione di tutti coloro che sono colpiti dall’attuale crisi umanitaria, compresi tantissimi nostri fratelli e sorelle cristiani, richiede la nostra costante preghiera.