Primo Piano

Papa Francesco: il sacerdote cammina con i passi dei poveri

Città del Vaticano - C’era attesa per il discorso di Papa Francesco all’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana. Molti si aspettavano un'allocuzione incentrata sull’attuale momento dell’Italia dal punto di vista politico e sociale soprattutto dopo le recenti polemiche sulla legge sulle unioni civili. Ma il Papa non lo sfiora nemmeno lontanamente. Ha voluto entrare direttamente sul tema al centro dell’assemblea e cioè il rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Il pontefice ha delineato alcune caratteristiche che hanno “tanti parroci che si spendono nelle nostre comunità” ed ha posto l'accento su alcune “proposte formative su cui investire con coraggio”. Quindi nessun accenno politico ma nemmeno “una riflessione sistematica sulla figura del sacerdote”. Piuttosto “capovolgere la prospettiva” mettendosi in ascolto di “qualcuno dei tanti parroci che si spendono nelle nostre comunità”: “lasciamo – ha detto - che il volto di uno di loro passi davanti agli occhi del nostro cuore e chiediamoci con semplicità: che cosa ne rende saporita la vita? Per chi e per che cosa impegna il suo servizio? Qual è la ragione ultima del suo donarsi?”. Le risposte a queste domande, ha spiegato, “vi aiuteranno a individuare anche le proposte formative su cui investire con coraggio”. Quindi sacerdoti non burocrati o funzionari, uomini che non mirano all’efficienza, ad “ambizioni di carriera e potere” ma persone “sempre 
disponibili”, “credibili”, sacerdoti che 
”camminano con il cuore e il passo dei poveri”, uomini “di pace e 
riconciliazione, segno e strumento della tenerezza di Dio, 
attento a diffondere il bene con la stessa passione con cui 
altri curano i loro interessi”, uno, il prete, che, “con i suoi limiti, si 
gioca fino in fondo”.
L’Italia, come tanti paesi del mondo, sta cambiando: in questo contesto la vita del prete “diventa eloquente, 
perchè diversa, alternativa”. Per il Papa “colui che vive per 
il Vangelo, entra così in una condivisione virtuosa: il pastore 
è convertito e confermato dalla fede semplice del popolo santo 
di Dio, con il quale opera e nel cui cuore vive. Questa 
appartenenza - ha aggiunto – è il sale della vita del presbitero; fa sì che il suo tratto distintivo sia la comunione, 
vissuta con i laici in rapporti che sanno valorizzare la partecipazione di ciascuno. In questo tempo povero di amicizia 
sociale, - ha raccomandato papa Bergoglio - il nostro primo 
compito è quello di costruire comunità; l’attitudine alla 
relazione è quindi, un criterio decisivo di discernimento 
vocazionale”. 
 Quindi una vita senza agenda “da difendere”, ma consegnare  “ogni mattina al Signore il suo tempo per lasciarsi incontrare dalla gente e farsi incontro. Così, il nostro sacerdote non è un burocrate o un anonimo funzionario dell’istituzione; non è consacrato a un ruolo impiegatizio, né è mosso dai criteri dell’efficienza”. In questo tempo “povero di amicizia sociale – ha sottolineato - il nostro primo compito è quello di costruire comunità”. Infine, parlando della “gestione delle strutture e dei beni 
economici” ha dedicato un passaggio del suo discorso 
all’importanza di liberarsi di ciò che non serve, che appesantisce. “Mantenete – ha detto - 
soltanto ciò che può servire per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio”. 

A salutare il papa  il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei nel suo breve intervento ha detto :“sappiamo quanto il nostro popolo guardi a noi, alla nostra missione di primi annunciatori dell’amore di Dio e di pastori chiamati ad avere a cuore ognuna delle persone e delle comunità affidate alla nostra cura pastorale”. Il pontefice, incontrando poi i direttori degli uffici li ha ringraziati: “il vostro è un lavoro nascosto ma che sostiene la Chiesa italiana, come le radici di un albero che non si vedono ma che portano linfa o come le fondamenta di una casa che restano nascoste ma che sostengono tutto”, ha riferito a Tv 2000 don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio per la Famiglia della Conferenza episcopale italiana. (Raffaele Iaria)

Card. Scola alla festa delle Genti: “qui nasce la nuova Milano, la nuova Italia”

Milano- Ieri l'arcivescovo di Milano, il card.  Angelo Scola, ha presieduto a Rho presso il Santuario della Beata Vergine Addolorata la Festa diocesana delle Genti in occasione della Solennità di Pentecoste. Presenti nella grande chiesa molte etnie in rappresentanza di tutti i popoli che abitano Milano, immigrati nel capoluogo ambrosiano recentemente o da maggior tempo.
Nella sua omelia il cardinale Scola ha sottolineato «il bellissimo gesto vissuto da tutti come costruttori diretti di pace e di giustizia», commosso «di poter celebrare, anche quest’anno l'Eucarestia con la nuova Milano che qui oggi è rappresentata». A Pentecoste la chiesa celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e l'arcivescovo ha spiegato che «questo miracolo si ripete anche oggi. Nell’unico Spirito di Cristo, tante lingue, culture, popoli esprimono veramente la Chiesa Santa di Dio che è cattolica, cioè universale, raccogliendo il tutto della famiglia umana e valorizzando in essa ogni nazione ed etnia. La grande trasformazione che sta avvenendo nel mondo e anche nelle terre ambrosiane è caratterizzata da questo mescolamento. Così vediamo che, grazie alla vostra presenza, nasce la nuova Milano, Italia e, Dio lo voglia, la nuova Europa. Sono convinto che tra venti o trent’anni questo tipo di Eucaristia sarà normale in tutte le nostre chiese, cosicché, lentamente, vedrà la luce il nuovo cittadino milanese». Il porporato ha ricordato la responsabilità, anzitutto educativa, che ne deriva. «Il modo in cui crescerete i vostri figli, come attori della metropoli del domani, chiede due precise condizioni: la serietà nel vivere l’amore coniugale in un clima di serenità e pace in famiglia e l’inserimento nella vita ecclesiale delle nostre terre».
La preoccupazione è primariamente per le nuove generazioni: «In Europa costatiamo – sottolinea, infatti, Scola – che i giovani tendono ad allontanarsi dalla vita della Chiesa, assumendo, in questo, l’attitudine tanti loro coetanei italiani. Non è bene per loro, perché sarà difficile che siano artigiani di pace e di giustizia (questo il titolo delle Festa delle Genti 2016) se non seguono Gesù. Raccomando tale responsabilità ai genitori e ai nonni che non devono avere paura di richiamare i ragazzi a un cammino retto che li renda capaci di giustizia e di amore. Impegnatevi in famiglia, nelle Comunità, ma anche nelle parrocchie, nei movimenti, nelle articolazioni della Diocesi»
Infine un pensiero anche per giovani originari dello Sri Lanka e delle Filippine, che, figli di immigrati, diventeranno preti in Duomo l’11 giugno prossimo: «sono il frutto della vostra fede e faranno parte, a pieno titolo, del presbiterio ambrosiano».
 

I sindaci di Riace e di Sutera parlano di “integrazione e accoglienza” a Messina

Messina - Quella dell’immigrazione è una questione estremamente attuale e incombente, una realtà con la quale è necessario confrontarsi quotidianamente, a Messina più che in altre parti d’Italia e d’Europa. Il convegno, tenutosi nella mattinata di sabato 14 maggio nei locali del Palacultura, dal titolo “Migranti: l'integrazione è possibile. Prassi esemplari d'accoglienza” è riuscito a portare delle testimonianze concrete di alcune realtà di accoglienza, quali quella di Riace (nell’estrema provincia di Reggio Calabria) e quella di Sutera (vicino Caltanissetta). Ad introduzione dell’incontro (dopo la presentazione del  giornalista Marcello Mento) Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes ha messo in luce, in contrasto rispetto le facili strumentalizzazioni politiche e gli atteggiamenti discriminatori di paura, le potenzialità dell’immigrazione, vista come risorsa umana e sociale, piuttosto che come minaccia, ricordando che la storia, troppo spesso trascurata, quella della Sicilia in particolare, è una storia di migrazioni, tant’è che ad oggi si contano oltre 713mila cittadini siciliani sparsi per il mondo.
Guardando all’immigrazione ha poi evidenziato come l’accoglienza non sia qualcosa di incommensurabile, tant’ è che, dati alla mano, se la  prima accoglienza fosse gestita in maniera condivisa da ognuno degli oltre ottomila comuni italiani, ciascun comune ospiterebbe 15 migranti, un numero insignificante rispetto alle grandi cifre che tanto atterriscono la politica più becera e una crescente parte della popolazione.
Fulcro del convegno è stata la vivida testimonianza di chi ha lasciato le parole per provare concretamente l’integrazione. Dapprima Mimmo Lucano, sindaco del piccolo comune di Riace, la cui iniziativa ha riscosso l’attenzione della stampa internazionale, al punto che già il celebre regista Wim Wenders ne ha brillantemente raccontato l’esperienza nel documentario “Il Volo” (2009).
Il comune di Riace, avviato come molti altri verso un lento spegnimento, ha trovato proprio nell’immigrazione una nuova linfa, grazie all’idea portata avanti dal sindaco Lucano, che a partire dal 2004 (anno della sua prima elezione, ndr.) ha sviluppato un modello, una prassi di accoglienza esemplare che ha portato ad oggi ad integrare oltre 500 immigrati nel tessuto sociale del paese (il quale conta adesso 1800 abitanti).
«Interazione piuttosto che integrazione» ha precisato lo stesso Lucano, proprio per sottolineare che a Riace si è sviluppata una vera e propria cooperazione tra la popolazione locale e i migranti, che supera la semplice accoglienza, spesso ridotta al “vitto e alloggio”, ma creando una nuova coesione sociale, ridando nuova vita al paese. L’esperienza di Riace è un chiaro esempio di come la volontà e l’umanità possano più della paura e della discriminazione, perché come lo stesso sindaco Lucano ha ribadito «L’accoglienza è la normalità!».
Altro momento fondamentale è stato l’intervento di Giuseppe Grizzanti, sindaco di Sutera, piccolo comune nisseno, che è stato negli ultimi tre anni un importante esempio di accoglienza. Anche Sutera, che a partire dagli anni sessanta ha vissuto un drastico spopolamento, di fronte alla possibilità di mettersi in gioco attivamente ha voluto provare a creare un propositivo modello di integrazione. Così nel 2013, quando al neoletto sindaco Grizzanti, viene chiesto di mettere a disposizione dei loculi per i corpi di migranti, spenti dal mare e dall’indifferenza, si chiede perché non accogliere invece dei morti « i vivi»? Sutera aderisce quindi al progetto SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), che si occupa della cosiddetta “seconda accoglienza” sul territorio nazionale. Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione e l’associazione “I Girasoli”, un iniziale nucleo di 15 immigrati (ad oggi raddoppiati) si è integrato con il passare del tempo, per quanto sia questa un’esperienza ancora recente, nella realtà di Sutera, si sta rendendo attivo nel paese quello scambio culturale e sociale che è intrinseco nella diversità e nel confronto.
Nel corso della mattinata, sono intervenuti anche il sindaco di Messina, Renato Accorinti e l’assessore alle politiche sociali Nina Santisi, che hanno raccordato le «prassi di accoglienza» alla situazione di Messina la quale, affacciata sul Mediterraneo e sulle sue immani tragedie, non può certo esimersi dal confronto con l’immigrazione. E’ stato ribadito l’impegno dell’amministrazione in tal senso, che è all’opera per la riqualificazione di alcune delle numerose aree smilitarizzate del territorio, in modo da renderle fruibili come centri di prima accoglienza, ma anche sul piano pratico dell’impegno nell’accoglienza dei migranti, in particolare dei minori non accompagnati, circa 1500 fino ad ora, non senza trascurare le difficoltà del gestire un così grande movimento di persone.
A concludere il convegno gli interventi di Nino Conti Nibali, presidente della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti e Lucy Fenech, responsabile del centro Senza Frontiere entrambi promotori dell’incontro insieme all’Ufficio Diocesano Migrantes. Arricchente anche la riflessione di padre Felice Scalia, che ha sottilmente rievocato le ragioni profonde che stanno alla base del fenomeno delle migrazioni, le disuguaglianze economiche e sociali e le responsabilità che l’Occidente (non geografico, ma economico) ha in questa situazione, e che spesso cerca di nascondersi. (Giuseppe Cannata)
 

Giordania – Inaugurato ad Amman il “giardino della misericordia”

Amman - Una azienda dedita all'agricoltura “sostenibile”, con 600 olivi piantati su un terreno di 10mila metri quadri, che impiega 15 lavoratori, scelti tra i profughi iracheni, ma anche tra i giordani disoccupati: è questo il “giardino della misericordia”, progetto solidale inaugurato ad Amman, presso il Centro “Nostra Signora della Pace”, alla presenza di Sua Beatitudine Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, e dell'Arcivescovo Alberto Ortega Martin, Nunzio apostolico in Giordania e Iraq. L'iniziativa, finanziata per volere di Papa Francesco con le offerte dei fedeli raccolte presso il padiglione della Città della Santa Sede a Expo Milano 2015, rappresenta, riferisce l’agenzia Fides -  un segno concreto della sollecitudine pastorale della Sede Apostolica e delle Chiese locali verso le popolazioni del Medio Oriente, travolte dai conflitti e dalle emigrazioni forzate. “Il Giardino della Misericordia” ha sottolineato durante l'inaugurazione l'Arcivescovo Mons. Ortega Martin, “non è solo il luogo in cui i rifugiati e le persone bisognose possono trovare un lavoro e un salario, ma può anche diventare un luogo di dialogo e di incontro tra persone di religioni diverse, secondo quanto è stato scritto da Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia".
 
 

Papa: festa dei Popoli “segno di unità e diversità delle culture”

Città del Vaticano - “Che questa festa, segno di unità e della diversità delle culture, ci aiuti a capire che il cammino verso la pace è questo: fare l’unità, rispettando le diversità”. Così Papa Francesco, ieri al termine della preghiera del Regina Coeli, ha volito salutare i partecipanti alla Festa dei Popoli della diocesi di Roma, giunta alla 25ma edizione che si è svolta in piazza San Giovanni in Laterano.
Momento clou della manifestazione – promossa fra gli altri dall’Ufficio Migrantes diocesano – la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione CEI per le Migrazione e della Fondazione Migrantes. nella sua omelia il presule si è chiesto “come possiamo celebrare la festa di Dio senza i migranti. Ed è proprio tra i migranti – ha spiegato -  che vediamo tanti abbandonati in veri campi di detenzione, solo perché sono richiedenti asilo e faticano a trovare i loro diritti…”. Per il presidente di Migrantes il cristianesimo si è sempre posto in contrapposizione al rifiuto dello straniero: “Le diversità devono essere utilizzate come punti di convergenza e di dialogo”, ha sottolineato. Alla festa anche il vescovo armeno di Aleppo, Boutros Marayati. Una “presenza significativa – ha spiegato il direttore Migrante di Roma e Lazio, Mons. Pierpaolo Felicolo, sottolineando come il mondo migrante di Roma ha voluto “abbracciare, attraverso  Mons. Marayati, i fratelli e le sorelle che vivono ad Aleppo e in tutta la Siria sostenendoli in questo tempo di violenza, distruzione e guerra”.
Mons. Felicolo ha quindi evidenziato come questo momento di festa sia una occasione “per incontrarsi, per conoscersi, per entrare in rapporto. E per far conoscere la realtà dell’immigrazione”: “non il 'problema' dell’immigrazione ma la realtà dell’immigrazione”. (Raffaele Iaria)
 
 

Migrantes Cagliari: i primi passi di una pastorale rivolta ai migranti

Cagliari - “Stiamo prendendo coscienza di quello che c’è”, afferma padre Stefano Messina. Religioso dell’ordine dei missionari oblati, è stato chiamato dal vescovo di Cagliari  ad occuparsi dell’Ufficio diocesano Migrantes. Arrivato in Sardegna con i suoi confratelli nella parrocchia di San Giovanni Bosco, da alcuni mesi si occupa di questo Ufficio, operativo in tante diocesi italiane nell’assistenza e nel sostegno ai migranti, di qualsiasi nazionalità.
“La Caritas in diocesi ha svolto un’opera davvero importante – sottolinea padre Stefano – sul fronte dell’accoglienza. E questo sta agevolando il compito dell’Ufficio da me diretto. Se la Caritas è più impegnata sul fronte della promozione umana, Migrantes invece si occupa in modo particolare dell’evangelizzazione e dell’accompagnamento, anche culturale, della persona, a prescindere dal proprio credo religioso, nel rispetto della fede professata. Comunque dove Migrantes è presente, si prende cura degli italiani all’estero, dei migranti e dei rifugiati, dei rom e dei sinti e dello spettacolo viaggiante”. L’Ufficio diocesano è già all’opera, in questi mesi, per impostare l’attività pastorale per il prossimo anno. “Stiamo studiando – sottolinea padre Messina – la possibilità di avviare dei progetti di costruzione di oratori internazionali. In modo particolare ci concentreremo sull’oratorio presente nella parrocchia di san Giovanni Bosco a Selargius, con la presenza attiva al suo interno dei migranti. La comunità parrocchiale ha manifestato ampia disponibilità a questo progetto, che ritengo sia personalmente molto bello, perché apporta integrazione. Ci sarà spazio per lo sport, anzitutto, ma si sosterrà anche lo studio della lingua italiana e, inoltre, saranno operativi dei servizi sanitari, grazie alla disponibilità manifestata al riguardo di alcuni medici. Cercheremo anche di coltivare i talenti che i migranti possiedono, e attiveremo dei corsi di computer, per incentivare l’alfabetizzazione informatica e l’uso di internet”. (M.L.S.- Avvenire Cagliari)
 

Reggio Calabria: domani la festa dei Popoli

Reggio Calabria - Quest’anno la Festa dei Popoli della diocesi di Reggio calabria-Bova, che coinvolge italiani e immigrati di una quindicina di diverse etnie, si differenzia da quelle degli anni precedenti per una doppia particolarità....

Guardia Costiera salva circa 1.000 rifugiati e migranti nelle coste italiane

Roma - Circa 1.000 persone di varie nazionalità, tra cui famiglie di rifugiati e bambini non accompagnati, sono stati salvati ieri durante operazioni coordinate da Frontex. In una di queste operazioni, circa 500 persone, che viaggiavano da diversi giorni dall’Egitto in due imbarcazioni da pesca, sono state salvate al largo della Sicilia, a sud-est di Capo Passero.
Secondo la Guardia Costiera Italiana, in questo gruppo ci sarebbero alcune persone siriane e irachene insieme a persone di altre nazionalità.
A parte le due barche da pesca che sono partite dall’Egitto, si ritiene che ci fossero altre più piccole imbarcazioni partite dalla Libia, spiega in una nota l’UNHCR:  lo sbarco delle circa 1.000 persone salvate ieri è oggi in corso in quattro diverse località nel Sud d’Italia: Catania, Palermo, Augusta e Crotone, e durerà probabilmente tutto il giorno.
Quest’anno, ad oggi, sono arrivati in Europa, via mare, 187.920 rifugiati e migranti. 155.765 approdati in Grecia e 31.252 in Italia.
 

Migrantes: non dimenticare un’attenzione integrale alla vita del migrante

Roma - “La follia del partire, la follia del restare”: questo il titolo di un volume di Simone Varisco, edito dalla Tau e inserito nella collana della Fondazione Migrantes “Testimonianze ed esperienze delle migrazioni” presentato oggi presso la sala Marconi della Radio Vaticana.
A presentarlo, oltre all’autore, P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede; Federica Gaspari, Psicologa sociale, Cooperativa sociale Parsec; Elisabetta Mondello, Docente di letteratura e direttrice del Master in Editoria, giornalismo e management culturale dell'Università La Sapienza di Roma; Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes.
Ha moderato i lavori Luis Badilla Morales, direttore del Sismografo.
“l'identità difficile e incerta del migrante italiano di ieri connotata dalla ‘doppia assenza’ descritta da Abdelmalek Sayad, dagos in Australia e austragliero ritornato in Italia – ha detto Federica Gaspari -  così come per quello di oggi rappresenta una condizione di vulnerabilità allo sviluppo di disagi fisici e psichici. L'esclusione e l'isolamento soprattutto da un punto di vista della comunicazione e della lingua fanno sì – ha spiegato - che l'espressione del sintomo, fisico e psicologico, rappresentino una forma simbolica, a volte l'unica, di contatto con la realtà esterna”.
Per Elisabetta Mondello il libro di Varisco dimostra ancora una volta fino a qual punto le microstorie, in questo caso le vicende di alcuni immigrati italiani in Australia alla fine dell’800, “raccontino realmente una macrostoria, quella dolorosa dell’immigrazione”. Le antiche storie degli immigrati italiani, destinati in percentuali sconvolgenti alla malattia psichica, interrogano – ha spiegato - il lettore sul destino dei migranti di ogni nazionalità e paese, “condannati ancor oggi allo sradicamento, allo sfruttamento e ad infiniti disagi dalla ‘cultura dello scarto’ che, nell’800 come oggi, li disumanizza e li considera superflui”.
Il volume – secondo Mons. Perego – “induce necessariamente  a una correlazione tra le storie di emigrazione di ieri e le storie di migrazioni di oggi, per non dimenticare un’attenzione integrale– sempre sottolineata dal Magistero sociale della  Chiesa fin dall’inizio – alla vita del migrante, di cui la salute, come la famiglia, la scuola, oltre al lavoro sono elementi importanti. La disabilità mentale di ieri, frutto di sradicamento, di solitudine, di violenze, ci dovrebbero aiutare – ha sottolineato il direttore di Migrantes - a una lettura non superficiale e pregiudiziale delle storie e della vita dei migranti oggi, soprattutto di chi è oggi un migrante forzato, in fuga da situazioni drammatiche e che sbarca sulle coste dell’Italia e dell’Europa”.
Per l’autore dello studio, Simone Varisco – la pubblicazione è “un’occasione per fare memoria del passato emigratorio degli italiani e degli europei in genere, richiamandoli al contempo ad un maggiore spirito di carità e di indulgenza verso i migranti che giungono oggi alle nostre porte, ma ancor più intende dimostrare come alcuni dei caratteri delle migrazioni del passato si ripropongano, sostanzialmente immutati, ai giorni nostri”. (R. Iaria)
 

Palermo: esposizione sul tema degli sbarchi

Palermo - La solidarietà degli studenti del Liceo Artistico “Vincenzo Ragusa e Osama Kiyohara” di Palermo, di fronte al fenomeno degli sbarchi si esprime e si rende concreta nell’Esposizione dei loro lavori che avverrà presso la Chiesa S. Maria dei Miracoli, Piazza Marina, a Palermo dal 13 al 15 Maggio 2016.
Gli studenti del Liceo artistico V. Ragusa e O. Kiyohara, sotto la guida dei loro docenti, per il secondo anno consecutivo, hanno raccolto la duplice sfida di esprimere in forme artistiche le riflessioni sui temi della accoglienza dei migranti, dell’intercultura e della solidarietà con i bambini della scuola primaria di Elinkine, un piccolo villaggio a 20 minuti di piroga dalla foce del fiume Casamance, a circa 60 km da Ziguinchor, in Senegal. Con la mostra, oltre a sensibilizzare sul fenomeno migratorio, gli alunni desiderano contribuire all’acquisto all'arredamento delle aule.
Il percorso formativo ha avuto come protagonisti gli alunni, ma è stata fortemente stimolata dai docenti e da alcuni esponenti dell’ufficio Migrantes di Palermo e dall’associazione Arcobaleno di popoli. (Sergio Natoli - Ufficio Migrantes Palermo)
 

50 anni dell’Usmi: per Scalabriniane un “punto di riferimento”

Roma - Compie 50 anni e rappresenta un punto di riferimento per tutte le religiose del mondo. E' l'UISG (Unione internazionale delle superiori generali) che ha svolto a Roma, a partire dallo scorso 9 maggio, la sua assemblea generale. Sono state circa 850 le superiori generali che hanno partecipato alla XX assemblea plenaria, con un incontro che ha avuto per tema “Tessere la solidarietà globale per la vita”. Al termine delle giornate – che si sono concluse il 13 maggio – le religiose si sono incontrate con Papa Francesco nel corso di una udienza generale.
“L'UISG è un organismo importante per tutte noi – ha spiegato suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane – Insieme avviamo un grande confronto grazie a differenti carismi e culture. In più di 850 hanno partecipato all'assemblea, segno che vogliamo tutte dare risposte alle tante sfide quotidiane della vita consacrata. E' un incontro che ha avuto un peso importante visto che si è celebrato nell'anno del Giubileo della Misericordia. E' un anno di grazia e che viviamo rivolte agli altri, in un servizio concreto per aiutare i più vulnerabili. La congregazione delle Suore Missionarie Scalabriniane si congratula ed è solidale con la UISG per l’apertura di due comunità intercongregazionali a servizio dei migranti in Sicilia: siamo coscienti che l'unione faccia la forza. Una grande forza nel nome di Dio e per ascoltare il clamore dei migranti alle frontiere, chiuse”.
 
 

Padre Lombardi: Papa Francesco guarda ai migranti come persone

“Il tema della disabilità mentale va affrontato con rispetto così come va affrontato con rispetto il tema della migrazione. Così come fa papa Francesco che richiama costantemente l’attenzione verso l’uomo e la donna migrante in quanto persona”. A dirlo oggi pomeriggio il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, intervenendo alla presentazione del volume “La follia del partire. La follia del restare” di Simone Varisco, edito dalla Tau e promosso dalla Fondazione Migrantes....

Messina: veglia di Pentecoste presieduta dall’Amministratore apostolico con i migranti

Messina – Domani alle ore 20.30, nella Basilica Cattedrale di Messina, sarà celebrata la Veglia di Pentecoste, presieduta dall’Amministratore apostolico, Mons. Benigno Luigi Papa, e intitolata “Vieni Spirito Santo e rendici capaci di Misericordia”.
Il momento liturgico è promosso, come da alcuni anni, dalle Aggregazioni laicali riunite nella Consulta diocesana e dall’Ufficio diocesano Migrantes. “Ci ritroveremo – dice il direttore Migrantes Santino Tornesi - in piazza Duomo per dare inizio alla celebrazione e poi, attraverso la Porta Santa, faremo ingresso in Basilica. Pregheremo insieme lo Spirito Santo nella solennità della Pentecoste, perché vogliamo essere segno di unità, nella ricchezza dei diversi doni e carismi. Invocheremo la presenza dello Spirito su di noi e sulle nostre realtà, consapevoli che Dio ripone in noi, in modo sorprendente e gratuito, la sua Speranza. Particolarmente, in questo Anno giubilare, chiederemo allo Spirito di renderci capaci di ridonare la Misericordia ricevuta in dono”.
La Veglia è un momento molto importante, in cui la Chiesa locale riconferma la sua vocazione di popolo di Dio e rifonda il suo essere famiglia che dialoga, che s’interroga e, soprattutto, che cerca forza nello Spirito. Alla celebrazione una folta presenza di migranti.
 

Messina: l’integrazione è possibile

Messina - Pienamente consapevole che la sfida epocale delle migrazioni oggi assume connotazioni complesse per numero di rifugiati in cerca di scampo, per le cause che provocano questi flussi inarrestabili, per l’Europa in cui si cerca un approdo di vita, la società civile, fino ad oggi spettatrice, si interroga se al di là di posizioni estreme di rifiuto oppure di ghettizzazione quasi militarizzata, non ci sia la possibilità di integrazione, fino a trasformare in risorsa ciò che oggi sembra solo sventura. L’Ufficio diocesano Migrantes di Messina, la Piccola Comunità Nuovi Orizzonti, l’Associazione “Senza Frontiere – I Care” invitano le comunità cittadine e le autorità al Palazzo della Cultura di Messina (viale Boccetta, 343), domani, dalle ore 10 alle 12.30, per confrontarsi in vista di una partecipazione attiva che possa contribuire alla soluzione del presente dramma umanitario. (S.T.)
 

Milano: il card. Scola alla Festa delle Genti

Milano - Domenica 15 maggio, giorno di Pentecoste, alle ore 10.00, al Santuario della Beata Vergine Addolorata a Rho, l’arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, presiederà la celebrazione eucaristica per la Festa diocesana delle Genti, promossa dall’ufficio diocesano per la Pastorale dei migranti (Migrantes).
“Il cardinale Scola celebra personalmente la Festa delle Genti nella solennità di Pentecoste, perché questo giorno ricorda nella Sacra Scrittura il momento in cui i popoli della terra tornano a essere un’umanità capace di comprendersi - spiega don Alberto Vitali, responsabile Migrantes-. In questo anno giubilare, abbiamo scelto di intitolare la festa diocesana “Genti di Misericordia. Artigiani di pace e giustizia”, per sottolineare l’universalità di questo dono di grazia, fonte del costante lavorio necessario affinché genti di lingua e cultura diversa, ma con fede e umanità comuni, come sono i migranti che vivono nella Diocesi di Milano, siano capaci di accogliersi gli uni gli altri e costruire la pace”.
 

Card. Scola “la paura dei migranti è radicata ma dobbiamo cercare soluzioni”

Milano - L’Arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, intervistato da Radio Marconi sulle migrazioni e sui nuovi muri che si stanno costruendo in Europa introduce i temi che saranno trattati nel corso dell'incontro dei Dialoghi di Vita Buona “Confini e migrazioni, paure e soluzioni” che si terrà il prossimo 23 maggio 2016 alle ore 20.30 al Piccolo Teatro Studio Melato.
“In questi tempi si torna a costruire muri davanti al fenomeno migratorio: sentiamo che la paura è radicata anche in taluni strati del nostro popolo. Dobbiamo – ha detto -  però per partire dalle soluzioni: per questo con il Comitato scientifico abbiamo pensato di parlare di migrazioni, paura e soprattutto di soluzioni al prossimo incontro dei Dialoghi di vita buona”.
“Sono contento – ha poi sottolineato -  che stiano affiorando delle ipotesi secondo le quali il nostro Paese possa prendere l’iniziativa di affrontare il problema dell'arrivo di grandi numeri di migranti in maniera organica, mettendo a disposizione strutture adeguate, attraverso una ospitalità sobria, ma accurata. Un'accoglienza che deve essere però accompagnata dallo studio lingua, da qualche forma di lavoro, da una individuazione chiara della logica dei loro diritti. Una via – ha concluso -  che può consentire all’Italia di non subire più l’iniziativa degli altri paesi europei, ma di elaborare una proposta così che pure loro abbiano a coinvolgersi, fino anche alla responsabilità economica”.
Il 23 maggio all’incontro al Piccolo Teatro interverrà anche il prof. Antoine Messarra, membro del Consiglio Costituzionale libanese e titolare della Cattedra Unesco di Religioni comparate, mediazione e dialogo dell’Université Saint-Joseph di Beirut, che porterà l’esperienza del Libano.
Il card. Scola si è soffermato poi su un altro aspetto del dramma migratorio: “Non ha senso – ha detto -  la distinzione tra migranti economici e profughi, si tratta certo di fare le verifiche ma essi fuggono da una miseria endemica, cercano dignità e quelle libertà realizzate di cui noi tutti abbiamo bisogno”. Oltre a Messarra all'incontro del 23 al Piccolo Teatro interverranno anche il sociologo Aldo Bonomi, Cristina Pasqualini del Rapporto giovani dell'Istituto Toniolo, il prefetto Mario Morcone, Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell’Interno, Riccardo Redaelli dell’Università Cattolica di Milano.
 

Italiani nel Mondo: domenica la nuova puntata di “Cristianità” su Rai Italia

Roma - La festa di Pentecoste che celebra la prima Pentecoste cristiana ossia il momento nel quale lo Spirito Santo, anima della Chiesa, è disceso sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo per dimorare definitivamente nella vita ecclesiale di tutti i secoli. Lo Spirito, soffio di Dio, ha dato inizio all’evangelizzazione della Chiesa. E ancora: i segni, i simboli e i doni dello Spirito Santo, spirito rinnovatore, di unità e santificatore, spirito di comunione e di amore per tutti. Infine la Chiesa dei nostri giorni, guidata da Papa Bergoglio e la moderna evangelizzazione mediante la tecnologia, concede selfie ai fedeli, giovani e non solo, occupa tutti gli spazi dell’universo telematico. Questi gli argomenti di domenica 15 maggio a  “Cristianità”, la trasmissione di cultura religiosa di Rai Italia, condotta da sr. Miryam Castelli in onda alle 10,00 e rivolta ai nostri connazionali all’estero.
Al centro la S. Messa di Pentecoste presieduta da Papa Francesco nella Basilica Vaticana e la preghiera del Regina Coeli dalla finestra del Palazzo apostolico. Tra gli ospiti:  Padre Corrado Maggioni della Congregazione del Culto Divino e Carlo Napoli, giornalista e scrittore.
 

Trento: popoli in festa in piazza Fiera sabato e domenica

Trento - Diciassettesima Festa dei Popoli, sabato 14 e domenica 15 maggio, a Trento in Piazza Fiera. L'appuntamento è organizzato dalla diocesi di Trento in collaborazione con Provincia, Comune capoluogo, Ministero dell'Interno e Unione Europea (Fondo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi). Il programma prevede per domani dalle ore 15.30 un pomeriggio di giochi per giovani e ragazzi. In serata, alle 20.30 Concerto gruppi etnici. Domenica 15 maggio alle 10.30 la “sfilata dei popoli” per le vie della città con la Banda di Vigolo Vattaro. Alle 12.00 il saluto dell'Arcivescovo, Mons. Lauro Tisi e delle autorità e dalle ore 13.30 i popoli si presentano: danze, canti e folklore dal mondo.
 

Papa Francesco: servono risposte politiche alla crisi dei migranti

Città del vaticano -  “La crisi dei profughi, le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno, è una di quelle a cui mi sento particolarmente vicino”. A dirlo è stato oggi Papa Francesco parlando ai partecipanti alla Conferenza internazionale “Iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà – L’emergenza profughi la nostra sfida”, organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice, a 25 anni dalla promulgazione della Lettera Enciclica di San Giovanni Paolo II.
Papa Francesco ha quindi ricordato il suo recente viaggio a Lesbo confidando di essere stato “testimone di strazianti esperienze di sofferenza umana, specialmente di famiglie e bambini”.
“Era mia intenzione, insieme ai miei fratelli Ortodossi il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Geronimo – ha aggiunto - di offrire al mondo una maggiore consapevolezza di queste ‘scene di tragico e davvero disperato bisogno’, e di ‘darvi risposta in un modo degno della nostra comune umanità’. Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana”.
Nel suo intervento il pontefice ha evidenziato come la lotta contro la povertà non è “soltanto” un problema economico, ma “anzitutto” morale, tant’è vero che l’intera comunità mondiale è chiamata a individuare “risposte politiche, sociali ed economiche” all’attuale crisi dei profughi. L’impegno della comunità internazionale, delle istituzioni, del mondo degli affari per un progresso economico volto “al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane”. Per il Papa occorre lavorare per  “porre le fondamenta per una cultura economica e degli affari che sia più inclusiva e rispettosa della dignità umana”: “come San Giovanni Paolo II ha più volte rilevato, l’attività economica non può essere condotta in un vuoto istituzionale o politico, ma possiede una essenziale componente etica; deve inoltre sempre porsi al servizio della persona umana e del bene comune”.
D’altra parte - come “l’esperienza quotidianamente ci mostra”, ha aggiunto papa Bergoglio - una visione economica “esclusivamente” orientata al profitto e al benessere materiale è “incapace” di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione “che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali”: “Un’economia dell’esclusione e dell’iniquità ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili”.
Il papa ha poi parlato della situazione occupazionale dei giovani sottolineando gli alti tassi di disoccupazione giovanile “sono uno scandalo che non solo richiede di essere affrontato anzitutto in termini economici, ma che va affrontato anche, e non meno urgentemente, come una malattia sociale, dal momento che la nostra gioventù viene derubata della speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione”. (Raffaele Iaria)




 

Papa: coppia siriana portata da Lesbo a Roma si racconta a Tv2000

Roma – Oggi, 13 maggio, alle 17.30, “Il diario di Papa Francesco” ospita in studio Hasan Zaheda e Nour Essa, una delle coppie siriane che Papa Francesco ha portato con sé di ritorno da Lesbo.
Hasan e Nour hanno entrambi 31 anni e sono ingegneri. Insieme al figlio di due anni, Riad, vivevano in una zona periferica di Damasco, Al Zapatani, al centro di continui bombardamenti. Sono per questo fuggiti verso la Turchia dove hanno preso un gommone che li ha portati fino in Grecia, accolti nel centro per immigrati di Lesbo che Papa Francesco ha visitato lo scorso 16 aprile.
Nell’intervista di Gennaro Ferrara, il racconto del loro paese di origine, il ricordo della traversata, l’emozione dell’incontro con il Santo Padre e la speranza di una vita nuova che ricomincia da Roma.