Primo Piano

Ventimiglia: per settanta migranti si aprono le porte della parrocchia

Ventimiglia - "Ho spalancato le porte della mia parrocchia ai migranti". La storia di accoglienza arriva da Ventimiglia, teatro negli ultimi mesi di una resistenza pacifica da parte di centinaia di stranieri in attesa di varcare il confine verso la Francia. Padre Francesco Marcoaldi, frate della congregazione Figli di Maria Immacolata, stamattina ha annunciato che la decisione è stata presa: una settantina di migranti che erano accampati nella cittadina saranno ospitati in parrocchia, con il benestare del vescovo di Ventimiglia-Sanremo Mons. Antonio Suetta. Il gesto del religioso ha evitato a questo gruppo di essere sgomberato. "Ho avuto apertura dal vescovo e io ho spalancato le porte della mia parrocchia ai migranti. Resteranno qui fino a quando non sarà trovata una soluzione a questo problema. Resteranno qui fino a quando è necessario. Ai pasti ci pensa la Caritas" ha detto ancora padre Francesco.
"Lancio un appello ai parroci della diocesi affinché seguano l'esempio di padre Francesco ed aprano le porte delle loro parrocchie ai migranti", ha detto  Mons. Antonio Suetta, che in queste ore è in trattativa con la Prefettura di Imperia per la realizzazione di una tendopoli nel parcheggio del seminario a Bordighera. "Non sarà una soluzione immediata - dice il vescovo - e nel frattempo c'è bisogno di trovare una sistemazione, per questo chiedo ai sacerdoti di aprire le parrocchie". Il vescovo ieri aveva spiegato di essere pronto a autorizzare un accampamento. "Con il sindaco di Ventimiglia stiamo lavorando per evitare qualsiasi soluzione forzosa e disordini. La situazione è ancora tutta in fieri, ma noi abbiamo già dato la disponibilità a montare una tendopoli in un terreno del seminario, attivando una collaborazione con la Croce Rossa per una cucina da campo e con la Protezione Civile per i servizi igienici" ha spiegato.
 

Don Zerai: “in aumento partenze da Egitto”

Roma -  “Si stanno intensificando le partenze di profughi dall’Egitto verso l’Europa. Soprattutto eritrei ed etiopi hanno scelto la via egiziana per paura della presenza dell’Isis in Libia. I cristiani in particolare hanno il timore di essere presi di mira dall’Isis”. Lo ha detto Don Mussie Zerai, fondatore e presidente dell’agenzia Habeshia, tra i candidati al Premio Nobel per la Pace, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000.
“Le carceri egiziane – ha aggiunto don Zerai - sono già piene di profughi perché entrati illegalmente nel Paese. Le autorità egiziane stanno procedendo anche al rimpatrio nei Paesi d’origine. L’Europa ha pagato alcune nazioni, con diversi mezzi e la Cooperazione internazionale, affinché impedissero il flusso in uscita dai loro territori verso il Nord”. “C’è un flusso di profughi – ha proseguito don Zerai - che sta cercando di raggiungere l’Europa dall’unica porta rimasta semi-chiusa: il mare. Queste persone stanno rischiando molto: maltrattamenti, abusi, sequestri. Nei giorni scorsi ho ricevuto una chiamata da una ragazzo sequestrato per 5 mesi in Egitto che è riuscito a fuggire. Era stato sequestrato insieme ad altre 14 persone ed è stato chiesto un riscatto di 30 mila dollari ciascuno. Due persone sono state ammazzate perché non riuscivano a pagare. Nonostante questi abusi e violenze queste persone tentano di arrivare comunque in Europa”. “E’ necessario dare un segnale di speranza a queste persone – ha concluso don Zerai - con canali d’accesso legali e corridoi umanitari. E questo l’Unione europea non lo sta facendo. Servono dei canali legali per sottrarre i profughi dalle mani dei trafficanti. E’ la disperazione che spinge questa gente ad affidarsi ad accettare offerte di canali illegali. Se non risolviamo il problema alla radice è come svuotare il Mediterraneo con un cucchiaio”.
 
 
 

Papa Francesco: i migranti non sono un pericolo ma sono in pericolo

Città del Vaticano - Vertice in Vaticano sull’emergenza migranti. Sabato, nell’atrio dell’aula Paolo VI, hanno preso la parola Osayande, un giovane nigeriano che ha visto morire accanto a sé in mare la propria famiglia, e quattrocento alunni delle scuole medie calabresi, arrivati alla stazione vaticana con il treno dei bambini. Papa Francesco si è presentato all’incontro portando in mano il giubbotto salvagente di una bimba siriana morta mentre cercava di raggiungere con i genitori la spiaggia di Lesbo: insieme ai disegni donatigli dai piccoli durante la visita al campo profughi dell’isola greca, il Pontefice custodisce il salvagente tra le sue cose più care, da mercoledì scorso, quando, durante l’udienza in piazza San Pietro, lo ha ricevuto dalle mani di Óscar Camps, responsabile dell’associazione spagnola Proactiva Open Arms, in lacrime per non essere riuscito a salvare quella giovanissima vita.
Per prima cosa, il Papa ha stretto in un abbraccio il ragazzo nigeriano che gli ha subito confidato di aver trovato a Lamezia Terme, in don Giacomo Panizza e nella sua comunità per minori stranieri, quel riferimento che lo ha portato a essere accolto da una famiglia italiana. Insieme hanno ha recitato l’Avemaria, nel ricordo di tutti i migranti morti in mare. E soprattutto nel ricordo di quella piccola siriana: aveva appena sei anni, ha detto il Papa, e non sappiamo neppure quale fosse il suo nome. Ma “ognuno di voi — ha chiesto ai ragazzi calabresi — le dia il nome che vuole, nel suo cuore. Lei è in cielo e ci guarda. Chiudiamo gli occhi, pensiamo a lei e diamole un nome”. Con la certezza, ha aggiunto, che la Madonna la stringe in un abbraccio per darle un bacio.
Con i bambini Francesco ha quindi dato vita a un vivacissimo scambio di pensieri su come e perché accogliere i migranti. Prendendo spunto dal disegno di Giuseppe, che il Papa ha chiamato accanto a sé per spiegare la bellezza di un gruppo di bambini, con i colori della pelle diversi, che giocano insieme. E poi il dialogo aperto, senza giri di parole, con Antonio, Guglielmo, Ariston (fuggito dallo Sri Lanka) e Sabba. L’emergenza dei migranti è stata affrontata dal Papa e dai suoi giovani interlocutori a partire dall’immagine evocativa delle onde del mare: quel mare che in Calabria è tanto bello ma che, purtroppo, a volte diventa persino sepolcro per i migranti in cerca di salvezza, di una vita migliore, di un lavoro.
Nel botta e risposta con i ragazzi, il Pontefice ha sollecitato tutti a destarsi dall’indifferenza e a rompere gli indugi per accogliere gli altri come fratelli. L’accoglienza — ha spiegato — significa prendersi cura dell’altro. E a questo proposito ha attualizzato la parabola del buon samaritano, invitando i presenti a compiere gesti concreti di accoglienza: stringere la mano, allargare le braccia e avere anche quella tenerezza che porta a dare un bacio, una carezza.
“I migranti non sono un pericolo, ma sono in pericolo” ha ripetuto il Papa, citando una frase della lettera che gli hanno scritto i bambini per chiedergli di incontrarlo. E su questa verità il Pontefice ha insistito, chiedendo di ripetere più volte e a voce alta: “Non sono un pericolo, ma sono in pericolo”. Perché lo straniero non è pericoloso e cattivo. E non deve spaventare solo perché ha un colore diverso della pelle, una cultura o una religione differente. La vita, infatti, è condividere, perché siamo tutti fratelli e abbiamo Dio come padre. Sollecitato da un bambino che gli ha chiesto come si possa dirsi cristiani, andare a messa, e poi rifiutare i migranti, Francesco ha parlato apertamente di ipocrisia. Invitando a non essere egoisti, ma ad avere il coraggio di compiere scelte generose di condivisione. Da parte loro i bambini hanno espresso al Papa la loro indignazione di fronte alla mancata accoglienza che è sempre “un’ingiustizia”. E Antonio, dieci anni, è arrivato a dire che le persone che non fanno accoglienza “sono bestie”. In realtà — ha precisato il Papa — Antonio non voleva insultare nessuno ma il cuore dell’uomo deve essere capace di tenerezza.
Francesco non ha mancato di ricordare i veri valori del gioco e dello sport, il senso di “fare squadra insieme”, riprendendo le parole di una bambina romana secondo cui lo sport insegna l’amicizia, a “non barare e a rispettare il prossimo”. E ha risposto alla domanda di un’altra ragazzina romana su cosa prova a essere Papa. Semplice, la risposta: “me lo ha chiesto Gesù”.
Il treno con i bambini, un Frecciargento partito da Lamezia sabato presto, è arrivato alle 11.20 alla stazione vaticana. Ad accompagnarli la presidente del gruppo Ferrovie dello Stato, Gioia Ghezzi. Ad accoglierli i cardinali Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, promotore dell’iniziativa nell’ambito del Cortile dei gentili. I ragazzi sono arrivati cantando “Portati dalle onde”, accompagnati anche da sessanta coetanei che fanno parte dell’orchestra Quattrocanti di Palermo, un realtà che sta offrendo grandi opportunità di riscatto a molti giovani proprio attraverso la musica. E da cinquanta rappresentanti dell’associazione romana Sport senza frontiere, impegnata nelle periferie nel garantire opportunità di svago gratuite per favorire l’inserimento sociale. Osservatore Romano)
 
 

Reggio Calabria: sgomento fra i giovani volontari che hanno accolto le salme dei migranti

Roma - Sul molo di Reggio Calabria i volontari del Coordinamento diocesano per l'emergenza sbarchi, hanno atteso ieri l'arrivo delle 45 salme causate dall'ultima tragedia del mare. Fra loro 36 donne, 3 bambini, fra cui un neonato di 8 mesi . Con loro anche 629 migranti sopravvissuti al naufragio. “La cosa più impressionante è il container frigorifero di 17 metri che è stato predisposto al porto per ospitare le salme allo sbarco. Prego il Signore che doni agli europei occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli», ha commentato Giovanni Fortugno del Coordinamento diocesano. 
 

Card. Vegliò: no ai muri, non è un’invasione

Roma -  Come può l’Europa risolvere il problema delle migrazioni? “Una domanda difficile, che certo non si risolve facendo muri. Non si può nemmeno accogliere tutti indiscriminatamente, anche se un continente di 550 milioni di abitanti parla di invasione per meno di un milione di profughi”. Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, il Cardinale Antonio Maria Vegliò, ribadisce che “i rifugiati devono avere la precedenza e hanno tutto il diritto di chiedere asilo e ricevere accoglienza”. Ma “se dei 28 paesi solo 4 o 5 li accolgono e gli altri costruiscono muri, non se ne esce”. Occasione è la benedizione dei rinnovati locali del Centro Astalli di via del Collegio Romano, il centro d’ascolto socio-legale a due passi dalla centralissima via del Corso, appena ristrutturato grazie al contributo della Fondazione Bnl. Ogni anno più di mille i rifugiati che arrivano alla struttura dei gesuiti. Nigeria, Mali, Repubblica democratica del Congo, Afghanistan, Gambia i paesi più presenti. Per “i migranti sociali l’Europa deve aiutare i Paesi poveri. E porre fine alle guerre smettendo la vendita di armi. A favore dei rifugiati non c’è conferenza episcopale che non abbia fatto qualcosa”. Vegliò ha ringraziato padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro: “Voi siete al servizio dei rifugiati, cioè del Signore che si è identificato nello straniero, come dice Matteo, e bussa alla porta di questo centro con la sua mano”. (L. Liv.)
 

Migrantes Lamezia Terme : domenica festa dei Popoli

Lamezia Terme - Rinviata a causa del maltempo due settimane fa, si svolgerà domenica la Festa dei Popoli nella diocesi di Lamezia Terme su iniziativa dell’Ufficio Migrantes. “In questo particolare momento storico, celebrare la festa dei popoli a Lamezia Terme è un’occasione per sentirci parte anche noi di questa storia, una storia di sofferenza e di speranza, che interpella la coscienza di ognuno di noi. Anche sul nostro territorio sono tante le persone e le famiglie che giungono da altri Paesi”, spiega sr. Manuel Simoes, direttrice dell’ufficio Migrantes: come ufficio insieme ad altre realtà ecclesiali e associative, siamo riusciti ad avviare dei percorsi positivi di integrazione. Ma il lavoro da fare è ancora tanto e serve il contributo di tutti i cittadini”. La religiosa ricorda che nel 2015 Lamezia è risultata la città più multietnica della Calabria, dove si registrano circa 4290 emigrati, pari al 6 % della popolazione residente. “Noi siamo chiamati ad aprire cuori e mani, come ci chiede Papa Francesco, per venire incontro a tanti fratelli che arrivano nella nostra città fuggendo da guerre e povertà estreme per avere una vita migliore. I migranti non chiedono assistenzialismo, ma di poter ricostruire la loro vita ed essere protagonisti della vita della nostra comunità”. La direttrice Migrantes invita i cittadini a partecipare alla festa di domenica: “un segnale di quella cultura dell’accoglienza e della reciprocità che la nostra città porta avanti ogni giorno, grazie al lavoro e al volontariato di tante persone che dimostrano concretamente di voler vincere l’indifferenza, per costruire una città solidale e accogliente verso tutti”.
 

Migrantes: le morti in mare richiamano la responsabilità dell’accoglienza

Roma - Morte e vita si sono affrontati in un prodigioso duello”. La morte di decine di persone nel Mediterraneo e il salvataggio di una bimba orfana del Camerun sulla nave della Marina militare ci ricordano e attualizzano il passaggio della sequenza pasquale. E’ una lotta che certamente, per la speranza cristiana, avrà come esito la vita, ma che chiede impegno e responsabilità”.
E’ quanto afferma oggi Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo i recenti naufragi che hanno causato la morte di decine di persone. “La crescita esponenziale della vendita di armi da parte dei paesi europei – aggiunge il sacerdote - un piano Marshall per l’Africa che stenta a partire, i corridoi umanitari non lasciati alla buona volontà di qualcuno, ma  organizzati da tutti i paesi europei e da altri paesi del mondo, in forza di un diritto internazionale  che già li prevede, un’operazione nel Mediterraneo che non controlla fin dalla partenza i viaggi delle imbarcazioni nel Mediterraneo, un sistema di accoglienza non diffuso nei Paesi europei, un permesso di soggiorno per protezione umanitaria negato  a tutti coloro che sono arrivati  in Europa nel 2014 e nel 2015 e che attendono da oltre un anno e mezzo un permesso nei centri o che sono stati più volte rimandati da un paese all’altro, in attesa che si possa realmente e concretamente – grazie al piano Marshall per l’Africa – offrire condizioni per un rimpatrio assistito, sono gli atti di responsabilità che mancano all’Europa e che  faranno ulteriormente crescere le morti nel Mediterraneo nei prossimi mesi, anche di numerosi bambini,  e alimenteranno sfruttamento, violenze, oltre che la ricchezza dei trafficanti di esseri umani”.
Nelle comunità cristiane – sottolinea il direttore Migrantes – “siamo chiamati ad alimentare, dopo l’appello di papa Francesco e il vademecum dei Vescovi italiani, una corretta informazione sulle storie di chi sbarca sulle nostre coste, per evitare letture distorte e false che alimentano  paure e discriminazioni; esperienze di accoglienza diffusa, in parrocchia e famiglia, che  si aggiungono  ai circa 2.000 luoghi accoglienza che ospitano nelle strutture ecclesiali oltre 23.000 persone; 1000 microprogetti che possano dare una segno chiaro e concreto di cooperazione allo sviluppo  nei Paesi di origine delle persone migranti che sbarcano sulle nostre coste. A tutto questo si aggiunga una nuova storia di ‘obiezione di coscienza alle armi’, a fronte di chi alimenta paura e sicurezza solo attraverso muri e armi diffuse. Dalla responsabilità di ciascuno per la pace e per la giustizia, per l’accoglienza e la cooperazione rinasce la democrazia in Europa e si prepara il futuro. Per l’Italia, Lampedusa, Pozzallo, Augusta e tutti i porti devono diventare una ‘porta aperta’ e non un luogo chiuso (hot spot) per salvare, accogliere e tutelare  le vittime di conflitti, di disastri ambientali, di tratta e violenza”, conclude Mons. Perego.
 

UE al G7: aiutateci sui profughi

Bruxelles – “È stata evitata un’ecatombe, ma il dramma continua. Anche oggi è presumibile ci siano stati tanti morti in mare. Il nostro lavoro strepitoso per cercare di salvare quante più persone possibile, rischia di essere un lavoro insufficiente a rispondere alle grandi problematiche”. Dal G7, in corso in Giappone, il premier Matteo Renzi parla dei naufragi al largo delle coste libiche. Quello di mercoledì, dove sono stati tratti in salvo oltre 550 migranti ma altri cento (e non una trentina come si temeva all’inizio) potrebbero non avercela fatta e quello di ieri, con 96 persone soccorse. I vertici dell’Ue chiedono aiuto. “L’Europa ha bisogno del sostegno e della solidarietà del G7 – chiedono Donald Tusk e Jean Claude Juncker – perché quello dell’immigrazione è un dramma da affrontare tutti insieme”.
Dopo la chiusura del corridoio balcanico e con il bel tempo, riesplode l’emergenza sulla rotta del Mediterraneo centrale dalle coste africane verso la Sicilia. I più numerosi arrivano da Nigeria, Gambia e Somalia. Quest’anno, secondo i dati OIM al 15 maggio, il totale delle persone sbarcate sulle coste dell’Ue dalle rotte mediterranee è stato di 189.414: di queste 32.486 sono arrivate in Italia (i morti sono stati 976) e 155.837 in Grecia (376 decessi). Stando ai dati di Frontex, ad aprile il numero degli arrivi di migranti in Italia ha superato - per la prima volta dal giugno del 2015 - quelli in Grecia. L’inversione di tendenza tra Grecia e Italia, precisa Frontex, si è verificata nonostante gli 8370 arrivi registrati sulla rotta del Mediterraneo centrale evidenzino riduzioni del 13% rispetto al dato di marzo e del 50% rispetto allo stesso mese del 2015.
 

Flavour, la piccola stella di Lampedusa

Lampedusa - Lampedusa è il punto nascita d’Europa. È il parroco della più grande delle isole Pelagie, don Mimmo Zambito a dare questa nuova immagine dell’isola sulla quale, in questi anni, sono approdati migliaia di uomini, donne e bambini e nella quale è stata accolta con immenso amore la piccola Flavour, la bimba di nove mesi giunta senza alcun familiare a Lampedusa. La mamma della piccola sarebbe morta per gravi ustioni riportate durante il viaggio e prima di morire ha affidato la figlia ad una compagna di sventura perché la portasse in salvo. E così è stato, il gruppo di migranti è stato soccorso nel Canale di Sicilia e portato da una motovedetta della Capitaneria di porto al porto lampedusano.
«Sia che arrivi bambina, sia che arrivi adulta – ci dice don Zambito – tu nasci alla vita ed alla dignità ed alla cittadinanza europea che in questo momento viene misconosciuta da questa incertezza giuridica nella quale i richiedenti asilo vengono collocati. La vita – prosegue il parroco di Lampedusa – e la dignità sono un dono di Dio e Lampedusa con i suoi operatori, Guardia Costiera e Marina Militare, l’attestano con la loro azione di salvataggio dalla morte».
E la piccola Flavour a Lampedusa è come se fosse realmente nata un’altra volta e il destino le avesse già preparato dei nuovi 'genitori'. Un nuovo papà, Pietro Bartolo, direttore sanitario di Lampedusa, al quale appena giunta sull’isola è stata affidata e con il quale è rimasta alcune ore, quelle necessarie a comprenderne lo stato di salute. Domani arriverà a Palermo, per andare nell’unica struttura specializzata per ospitare neonati e ospiti in tenera età. E una nuova mamma, Rossana Perri, direttrice del centro di primo soccorso e accoglienza dell’isola, per 24 ore tutore legale di Flavour che insieme agli operatori del Centro ha prestato le cure necessarie alla bimba. In poche ore è scattata per lei una piccola gara di solidarietà. È emozionata la direttrice del centro quando ci parla della piccola che nel pomeriggio di ieri è stata affidata a un dirigente della Questura di Agrigento per essere condotta a Palermo in una casa famiglia. Appena giunta al centro le sono state prestate le attenzioni che ogni mamma riserva al proprio bambino: bagnetto, cambio abiti, pappa e poi nanna in una sorta di culletta.
«Anche se non sono mamma – ci racconta Perri – credo di aver provato, con queste piccole esperienze, quello che provano le mamme con i bambini appena nati». Flavour non è la prima esperienza fatta dalla direttrice del centro con bambini in tenera età giunti sull’isola senza i genitori o parenti che se ne potesse prender cura. «In questo anno e mezzo di gestione – racconta la direttrice del centro – questa è la terza volta in cui ci troviamo ad accogliere dei bambini così piccoli e soli. Abbiamo avuto una bimba più piccola di Flavour ed un bambino, nell’aprile del 2015, che avrà avuto all’incirca 2 anni ed è stato con noi quasi una settimana». E anche se è stata solo per alcune ore la 'mamma' di Flavour, il distacco sarà più difficile per la direttrice del centro. «Con loro si creano dei legami di affinità completamente diversi da quelli che si vengono a creare con gli altri ospiti del centro perché qui vi è bisogno di cure, di protezione ed accudimento ». E non nasconde l’emozione quando le chiediamo cosa ha provato nel momento in cui ha dovuto lasciare la 'sua' piccola. «Anche se andrà in un posto più adatto a lei – conclude – ho provato la stessa sensazione delle mamme che lasciano per la prima volta il figlio all’asilo ». (Marilisa della Monica – Avvenire)
 

Vaticano: presto un summit di città europee sui rifugiati

 
Roma – Un summit di città europee sui rifugiati. E’ quanto sta preparando il Vaticano. Ad annunciarlo il Presidente della Pontificia Accademia per le Scienze sociali, Mons. Marcelo Sanchez Sorondo, incontrando il Sindaco di Madrid, Manuela Carmena. A riferirlo il blog “Il Sismografo” diretto dal vaticanista Luis Badilla. Il presule, che è stato ricevuto ieri nel Palazzo di Cibeles, non ha ancora fornito alcuna data per il summit trattandosi per ora di un progetto.
Intanto ieri una nuova tragedia di migranti nel Mar Mediterraneo. La seconda in due giorni.  Ieri oltre 4mila i migranti tratti in salvo, sempre nelle stesse acque. Uomini, donne, bambini (tanti bambini), adolescenti soli e donne incinte.  E a poco meno di 24 ore dal naufragio del motopeschereccio al largo della Libia (con 560 migranti tratti in salvo e 5 salme di chi non ce l’ha fatta - ma potrebbero essere un centinaio le vittime rimaste intrappolate nella stiva secondo il racconto dei testimoni) ieri mattina un altro drammatico ribaltamento: un centinaio di migranti sono stati avvistati aggrappati a un barcone in legno rovesciato a circa 35 miglia nautiche dalle coste libiche. In 96 ce l’hanno fatta, c’è anche un bambino di 5 anni ricoverato all’ospedale di Lampedusa in stato di ipotermia. Ma si temono alcune decine di vittime, forse 30.
Secondo l’UNHCR dall’inizio del 2016 sono stati 37.785 i migranti giunti in Italia. (R. Iaria)
 

Torino: la vicinanza della chiesa diocesana dopo la morte della piccola Steffy

Torino – “Siamo profondamente addolorati per l’improvvisa morte della piccola Steffy”. E’ quanto si legge in una nota dell’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia e della Migrantes diocesana dopo la porta della bambina  nata a Torino il 6 marzo 2016 e accolta con la mamma Blessing presso la casa del Cottolengo di Lemie insieme ad altri rifugiati.
“La perdita di una bimba di così tenera età – si legge nel testo - colpisce tutti e suscita tante domande. Ciò che importa però in questo momento è condividere con un abbraccio fraterno e solidale, la sofferenza della sua mamma”. La Chiesa diocesana è “vicina” anche alla comunità di Lemie e ai responsabili e animatori del centro di accoglienza e chiede a tutti, e in particolare ai media, di “rispettare il loro dolore” invitando “a pregare il Signore della vita perché accolga con gioia nel suo Regno la bambina e infonda nel nostro cuore tanta forza e speranza in Lui”.
 

Riano: lunedì 30 maggio presentazione del volume “Un paese nel paese”

Riano - “Un paese nel paese. Il senso dei luoghi nell’esperienza di migrazione”: questo il titolo di un volume – curato nella  collana della Fondazione Migrantes Testimonianze e Esperienze delle Migrazioni ed edito da Tau - , che sarà presentato lunedì 30 maggio alle ore 18.00 presso la Sala Parrocchiale di Belvedere in Via dei Costaroni a Riano (RM).
Il volume indaga da un punto di vista antropologico la nascita della frazione Belvedere di Riano. Interverranno - oltre all’autore Luca Abbruzzetti -   Roberto Di Marco (Sindaco di Isola del Gran Sasso), Mons. Gian Carlo Perego (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e Laura Faranda (Ordinario di Antropologia Culturale – Università La Sapienza di Roma) moderati da  Romolo Bali (Direttore de “il Nuovo”).

 

Catanzaro: un convegno su l’accoglienza che “fa la differenza”

Catanzaro – “Solidarietà: l’accoglienza che fa la differenza”. Questo il tema di un convegno che si è svolto ieri a Catanzaro su iniziativa della Fondazione “Città Solidale Onlus” presieduta da don Pietro Puglisi, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes. Al convegno, presso il Seminario Regionale, sono intervenuti, fra gli altri, il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro- Squillace e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra.
Nel raccontare la sua esperienza il card. Montenegro ha richiamato storie drammatiche di vicende umane, che hanno commosso e fatto pensare a tutti i presenti, in particolare ai tanti giovani presenti in sala che hanno ascoltato il concetto di razzismo che spesso  alberga nel cuore dei loro coetanei. Per il cardinale la schiavitù degli immigrati con il lavoro nero, lo sfruttamento dei minori, il mercato della prostituzione, il traffico d’organi…è ancora oggi presente. “La gente scappa, come siamo scappati noi quando la fame era diventata grande e quando non riuscivamo a sopravvivere. Ecco – ha spiegato - noi continuiamo a commentare questi fatti e ci meravigliamo e ci scandalizziamo che succedano questi eventi tristi. Però, siamo anche un po’ responsabili perché se la politica italiana, e quella europea soprattutto, non sceglie di affrontare il problema come si deve, noi continueremo a piangere e a vedere continuare i morti, mentre saremo solo spettatori passivi”. La presenza di persone provenienti da diversi paesi del mondo può essere importante per i nostri territori. “Come dice papa Francesco – ha detto ancora il card. Montenegro - non possiamo vivere come se fossimo in una bolla di sapone . Forse dovremmo essere meno colonizzatori e cercare aiutare quelle terre in difficoltà che non riescono a denunciare un’ingiustizia che esiste. Se oggi c’è migrazione, il male non è la migrazione, la migrazione è solo un sintomo, il male più grande è l’ingiustizia”.
La giornata di convegno si è conclusa con la consegna del  “3° Premio Città Solidale”: un riconoscimento simbolico a territori e realtà che stanno vivendo l’esperienza dell’accoglienza e della solidarietà. A ritirare il premio sono stati : l’Arcidiocesi di Agrigento, nella persona del cardinale Montenegro,  i comuni di Catanzaro, Gasperina, San Pietro Apostolo e Squillace, rappresentati dai sindaci  e la parrocchia “Sant’Antonio” del Conventino di Catanzaro, da anni impegnata nel volontariato e nell’accoglienza con la mensa dei poveri.  (G.S.)
 

Africani francofoni: domenica scorsa il pellegrinaggio nazionale a Bologna

Bologna – Domenica scorsa, 22 Maggio, le comunità cattoliche africane francofone si sono ritrovati al Santuario della Madonna di san Luca di Bologna. Un pellegrinaggio iniziato con un raduno di tutte le comunità accanto allo stadio di Bologna. A piedi fino al palazzo della Croce Rossa, le comunità hanno avuto l’avvio con la benedizione del vescovo, mons. Barthélemy  Adoukonou, Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura. Il pellegrinaggio è iniziato con una camminata verso il santuario. Una camminata lunga con  Maria accanto – dice don Mathieu Malick Faye, coordinatore nazionale delle comunità cattoliche africane francofone in Italia: “abbiamo capito che camminavamo con Madre Maria con tutta la fatica della salita ma anche con la perseveranza che avevamo nei cuori recitando il rosario per gruppi e alla fine arrivare ai piedi della croce. Una gioia aver raggiunto il culmine, la croce di Cristo che abbiamo baciato all’arrivo”. Il Pellegrinaggio è continuato con la conferenza in tre sale guidati da tre predicatori: Don Denis Kibangu Malonda, don Germain NZinga e il coordinatore don Mathieu Malick Faye sul tema: “Alla scuola di Maria, madre della misericordia: ‘Fate tutto ciò che vi dira’”.
“Siamo andati alla scuola di Maria camminando con lei – aggiunto il coordinatore - per salire al Golgota, per cercare di fare la volontà del Figlio”. E’ seguita la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo. Al pellegrinaggio hanno partecipato perone provenienti da 20 comunità presenti in diverse città italiane: circa 1500 persone. Le comunità africane francofone d’Italia vivranno, poi a Roma, dal 18 al 19 giugno, il Giubileo a san Pietro.
 
 

Congresso Eucaristico: a portare il Santissimo Sacramento una motovedetta impegnata nel soccorso dei migranti

Roma - Arriverà dal mare, a bordo di un natante, il Santissimo Sacramento, per la grande adorazione del Congresso eucaristico nazionale di Genova. Come del resto avvenne anche nel 1923,
quando il capoluogo ligure ospitò per la prima volta l’evento. Ma il bucintoro di allora (una riproduzione dell’antica imbarcazione ducale) sarà sostituito da una motovedetta della Marina, che ha partecipato al salvataggio di molti migranti in mare.
 

Migranti: ieri una tragedia sfiorata

Roma – Stavolta i soccorritori non ce l’hanno fatta a salvare tutti. E così cinque persone sono morte nel naufragio di un barcone con circa 500 migranti a bordo, al largo della Libia. L’imbarcazione si è infatti rovesciata quando già era stata avvistata da una unità della Marina italiana. Si teme ci siano altre persone disperse. Questa ennesima tragedia arriva nel giorno in cui i dati sottolineano che il numero delle persone morte annegate nel mese corrente è diminuito del 24 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Un dato positivo, verrebbe da dire, non fosse che si tratta comunque di ben 1.370 vite umane stroncate. Ma è anche un dato che conferma come le traversate nel Canale di Sicilia non conoscano tregua. Come dimostrano i 5.000 migranti salvati negli ultimi due giorni.
A proposito degli arrivi, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) stima a oltre 191.000 il numero di migranti e rifugiati giunti in Europa attraversando il Mediterraneo dall’inizio del 2016 fino al 21 maggio. In particolare, si tratta di arrivi in Italia e Grecia, ma anche a Cipro e in Spagna. Di barriere ha parlato anche è tornato a parlare ieri il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in occasione delle commemorazioni del centenario della Grande Guerra. In visita ad Asiago, località del Veneto simbolo della battaglia passata alla storia come “offensiva di primavera” e teatro di un terribile bombardamento che la rase completamente al suolo, Mattarella ha parlato di pace non scontata, sottolineando che “il progresso e le conquiste civili possono essere mantenute dall’Europa solo garantendo la pace e non alzando le barriere”. (fonte Osservatore Romano)
 

I migranti in campo: un calcio ai pregiudizi

Taranto - Si chiamano Talsano Africa United e sono l’esempio di come il calcio possa fare meraviglie quando è messo al servizio dell’inclusione sociale e dell’integrazione. Vengono da Senegal, Gambia, Guinea. Sono in 22, tutti richiedenti asilo classe 1997 e 1998, ed insieme hanno vinto il campionato provinciale juniores, battendo i coetanei del Villa Castelli, provincia di Brindisi. A Taranto, i dirigenti dell’associazione sportiva dilettantistica Talsano, nata anni fa nella parrocchia Madonna di Fatima, li hanno notati giocare in un campo abbandonato, nei pressi del centro di prima accoglienza in cui sono ospiti. Subito hanno proposto all’ong Salam, che gestisce la struttura, di poterli tesserare. Così nel dicembre scorso sono iniziati gli allenamenti, guidati da mister Diego Lecce e dal vice Jawo Alfusaney, anch’egli ospite del centro, che si è prestato a tradurre e dare una mano nei consigli tattico-tecnici. Ogni settimana una partita in un paese diverso della provincia, per provare a vincere diffidenza e pregiudizi. La serata di premiazione, con tanto di trofeo, targhe ed attestati è stata aperta da un momento di preghiera interreligioso, guidato dal sacerdote del quartiere e da uno dei ragazzi di fede islamica. Tanta l’emozione dei calciatori nel vedere le loro foto sui quotidiani locali. “Volevamo lanciare un segnale e ci siamo riusciti. I ragazzi – racconta il presidente Giuseppe Fornaro – uscivano tra gli applausi degli avversari a fine gara. Il divario atletico e tecnico ha fatto il resto ma questa è prima di tutto la vittoria del cuore”. (Marina Luzzi – Avvenire)
 

MCI Germania: a giugno il meeting dei giovani

Francoforte – Lo scorso fine settimana si è tenuto a Simmern, in Germania, il  Convegno Nazionale dei Laici, con 42 partecipanti di diverse Missioni. Fra qualche settimana sarà la volta dei giovani che si ritroveranno il 18  e il 19 giugno il Meeting per educatori ed animatori nelle MCI in Germania (dai 16 ai 30 anni), sul tema “Beati i misericordiosi” (Mt 5,7). Si terrà presso la Fraternità Francescana di Betania (Kapuzinerplatz 8, 63739 Aschaffenburg, tel 06021- 583920).
 

LabRom: presentata rete per la prima infanzia

Roma - Ieri seconda e ultima giornata di lavoro, presso la sede della Fondazione Migrantes, nell'ambito dell'iniziativa LabRom, il laboratorio di discussione, incontro e dialogo sul tema rom e sinti in Italia, al quale partecipano attivisti rom e non rom, ricercatori, professionisti e operatori pastorali, promosso da Associazione 21 luglio Onlus, Fondazione Migrantes, Reyn (Romanì Early Years Network), Legacoopsociali nazionale, Cooperativa Animazione Valdocco, Naga, Popica Onlus, MO.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale), Un Mondo di Mondi.
Il tema al centro delle riflessioni ė stato la condizione dell'infanzia rom, con un focus specifico sulla prima infanzia. La giornata si ė aperta con i saluti ufficiali della Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Filomena Albano, ai quali sono seguiti le relazioni della pedagogista dell'Università Milano Bicocca Susanna Mantovani ("I primi anni di vita come finestra di opportunità") e del responsabile monitoraggio diritti umani di Associazione 21 luglio, che ha fatto il punto sulla condizione dei rom in emergenza abitativa in Italia.
Diverse le esperienze e le testimonianze condivise nel corso della prima parte della giornata, tutte inerenti al tema dell'infanzia rom: la ricercatrice Angela Tullio Cataldo ha affrontato il fenomeno delle adozioni dei bambini rom nel Lazio, Giovanni Giustiniani di A Roma insieme ha parlato della questione dei minori in carcere nella città di Roma, Simone Zamatei di Abcittà Cooperativa ha illustrato il progetto Sar San ("Come stai?" in lingua romanes), mentre Layla Bules e Fabrizio Baldo di Atd Quarto Mondo hanno presentato la loro esperienza di una biblioteca di strada a Roma.
Infine Christian Picucci di Popica Onlus ha condiviso l'esperienza della squadra di calcio giovanile Birilli, un progetto che utilizza il calcio e lo sport come strumento privilegiato di inclusione sociale, e il giovane attivista rom Ahmet Sadikov, di Mazara del Vallo, ha parlato della sua esperienza educativa, tra arte, musica e tradizioni, con i bambini rom e non che vivono nella "kasbah" della cittadina siciliana.
La seconda parte della giornata è stata invece dedicata ai lavori in gruppo. I partecipanti si sono infatti suddivisi in tre tavoli nei quali hanno affrontato diverse riflessioni poi portate in seduta plenaria. I tavoli erano: Emergenza prima infanzia rom: criticità, bisogni e strategie d'intervento e sviluppo; Risorse per il sostegno alla genitorialità: linee d'azione, esperienze, servizi, materiali; Dalle nuove criticità alle nuove pratiche: la formazione dei professionisti della prima infanzia.
Nel corso di LabRom ė stata infine presentata la rete REYN, un network per la prima infanzia rom in Italia, che ha l'intento di riunire professionisti e paraprofessionisti impegnati in varie aree del Paese su questa tematica. La rete REYN Italia sarà parte di una rete REYN internazionale e offrirà ai partecipanti opportunità professionali per migliorare il proprio lavoro e apprendere nuove pratiche. (D.G)


 

Festa dei popoli: il grazie dei migranti ai bergamaschi

Bergamo - Spagnolo, ucraino, tagalog, italiano, francese, inglese, tamil, cingalese: sono tante le lingue che si sono parlate ed ascoltate durante la Festa dei popoli che si è vissuta nella parrocchia di San Francesco, nella giornata in cui la Chiesa celebra la Pentecoste. Parole che hanno espresso in modo diverso la stessa voglia di stare insieme, di accogliersi, di pregare, di incontrarsi nel segno della Misericordia.
«La nostra parrocchia – spiega don Mario Marossi, parroco a San Francesco – si caratterizza per una presenza multiculturale, multilinguistica, multireligiosa; intende offrire accoglienza a tutti, e ogni domenica diventa una sorta di laboratorio di chiesa pluri-versale».
La festa è iniziata la mattina sul sagrato della chiesa dove, prima della Messa, si sono ricordati gesti importanti. A partire dal fatto che quest’anno la Festa dei popoli ha visto la stretta collaborazione tra diverse realtà: la comunità parrocchiale di San Francesco, le comunità cattoliche di altra madrelingua, il centro di accoglienza di richiedenti asilo di via Gleno della Caritas diocesana, la cooperativa Ruah, i partecipanti al corso per operatori della pastorale migratoria. «Una festa nel segno della misericordia in questo anno giubilare – sottolinea don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio Migrantes –, nel Vangelo l’incontro e l’accoglienza  dell’altro si intreccia con l’incontro e l’accoglienza di Dio. Nel volto dello straniero si riconosce il volto di Dio. Lo ripetiamo oggi in una giornata di festa».
Tante bandiere esposte, farfalle e gru di carta appese agli ulivi nel prato davanti alla chiesa, e tre «azioni» che mostrano opere di misericordia, che anticipano il Giubileo dei Migranti, in programma il prossimo settembre.
Presenti anche alcuni giovani richiedenti asilo ospiti a Castione della Presolana che stanno seguendo un percorso catecumenale che li porterà al battesimo. I parrocchiani di San Francesco «mettono in scena» l’accoglienza dei pellegrini: una donna incinta chiede aiuto a chi le volta le spalle con indifferenza. La comunità di San Lazzaro ha portato la propria esperienza di preghiera settimanale «per i vivi e per i morti». Gli ecuadoriani hanno ricordato tutti i bambini che soffrono nel mondo; i peruviani hanno rivolto il pensiero a quanti faticano per mancanza di lavoro, incomprensioni, tradimento; infine i boliviani hanno ricordato chi migrando trova la morte in mare e nel deserto, a causa della guerra.
I giovani richiedenti asilo ospitati in via Gleno sono stati protagonisti della terza opera di misericordia: «perdonare le offese ». «Vogliamo ringraziare la gente bergamasca che ci ha accolto» dicono. E come gesto di pace hanno donato un piccolo ulivo alla parrocchia, all’Ufficio Migrantes, alla comunità di San Lazzaro e alla cooperativa Ruah.
«La misericordia di Dio si manifesta nelle persone che incontrate lungo i vostri sentieri», sono le parole di Papa Francesco pronunciate in occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato, riportate in diverse lingue su un medaglione distribuito a tutti, che dall’altro lato riporta l’immagine scelta dalla diocesi come simbolo dell’anno giubilare, «Il buon samaritano» di Van Gogh.
Durante la celebrazione all’altare sono stati portati frutti provenienti da tutto il mondo, mentre in una sala vicina i fedeli musulmani stavano pregando. Coinvolto il Centro culturale islamico di Vertova, proprio per lasciare fuori da questa giornata questioni politiche e polemiche in merito alla comunità di via Cenisio per la quale l’Ufficio migranti sta operando per una mediazione. «Per noi è importante essere qui oggi – dice Aziz Lhou del Centro di Vertova – perché si può pregare tutti insieme per la pace, per il dialogo. Sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci separano». Dopo la Messa, animata dai filippini con danze e canti, il pranzo è stato un altro momento forte di condivisone: «I parrocchiani hanno preparato la pasta, i ragazzi del Gleno gli antipasti e i dolci sono espressione di tutte le culture». I diversi gruppi hanno animato il pomeriggio con canti e balli, mentre si sono disputate alcune partite del torneo Bergamondo. (Laura Arnoldi)