Primo Piano

Migrantes Lodi: domani la Festa dei Popoli

Lodi - Ogni anno il 2 giugno la diocesi di Lodi, tramite l’ufficio Migrantes, chiama a raccolta i fratelli e le sorelle stranieri che abitano nel territorio per la tradizionale Festa dei Popoli che quest’anno vive la sua undicesima edizione. La data del 2 giugno non è casuale. Si è fatta la scelta di un giorno di festa e dunque non lavorativo per permettere un’adeguata partecipazione di tutti coloro che lo desiderassero e si è scelta una data di una festa laica e quindi non marcata dalla nostra ricca tradizione religiosa proprio per significare l’apertura a tutte le  persone indipendentemente dal credo professato. Alcune iniziative dell’Ufficio Migrantes hanno giusta mente una Connotazione religiosa (la Giornata Mondiale di gennaio, il pellegrinaggio a livello regionale del mese di ottobre, il pellegrinaggio diocesano in occasione della festa di santa Cabrini…) ma la Festa dei Popoli, no: è
festa dell’incontro, dell’amicizia tra i popoli, dello scambio e della conoscenza delle altre culture,
è semplicemente il riconoscimento dell’altro che mi sta davanti e che condivide con me il cammino
dell’umanità. Quest’anno è la comunità parrocchiale di San Bartolomeo apostolo in Casalpusterlengo che ci accoglie. Debbo ringraziare di cuore il parroco, il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il Gruppo Missionario e tutte le persone rappresentanti del variegato mondo dell’associazionismo per la disponibilità e la generosità dimostratami in occasione degli incontri organizzativi tenuti negli scorsi mesi, così come il mio sincero grazie va al Sindaco che
rappresenta tutta la comunità civile che abita sul territorio. Mi preme cogliere l’occasione per ricordare e ribadire alcuni pensieri che ispirano l’azione pastorale della nostra diocesi e che speriamo vengano sempre più condivisi e specialmente vissuti dalle nostre comunità parrocchiali. Il fenomeno migratorio è sotto gli Occhi di tutti e non possiamo ignorarlo e tanto meno liquidarlo con facili slogan o sbrigative prese di posizioni spesso antitetiche con il Vangelo che come cristiani siamo impegnati a vivere. Vangelo che oggi si può e si deve incarnare anche attraverso il valore fraterno dell’accoglienza. L’accoglienza dello straniero non è Compito solo della Chiesa Cattolica ma di tutti, in primis della società civile e delle istituzioni che ci governano. I cristiani, anche attraverso il dialogo ecumenico e Interreligioso possono e devono contribuire, nell’esercizio della carità e  dell’accoglienza, per una rinnovata ed efficace testimonianza evangelica. La Festa dei Popoli di quest’anno ha Come slogan “Incontrarsi per conoscersi e vivere insieme”. Solo un’effettiva e  reciproca conoscenza può aiutarci a vincere diffidenze e paure che trovano nell’ignoranza, cioè nella non conoscenza dell’altro, terreno fertile per alimentare la divisione e il rifiuto di coloro che invece il Vangelo ci invita sempre comunque a vedere come fratelli. Ecco perché quest’anno la Festa dei Popoli sarà caratterizzata anche dalla presenza di stands e di momenti di aggregazione in cui i fratelli migranti ci faranno conoscere la loro storia, le loro tradizioni, i loro modi di vivere. Per una mattina ci sarà a Casale una “Piazzetta dei Popoli” in cui potremo condividere amicizia, allegria, fraternità che poi proseguiranno con il pranzo e l’animazione prevista nel pomeriggio in oratorio. Infine un ringraziamento alla comunità islamica di Casalpusterlengo che si è associata alla preparazione di questa giornata e l’invito che è rivolto a tutti: anche noi lodigiani, possiamo condividere questa festa che è segno e profezia, seppur pallida e incompleta, di quel banchetto dei popoli al quale Dio chiama da sempre tutte le genti. Rinnovando il ringraziamento a chi ci accoglie e a tutti coloro che vorranno condividere il nostro invito a partecipare, lanciamo già l’appello per il prossimo anno 2017: la Festa dei Popoli si tiene là dove si è invitati ed accolti. (don Antonello Martinenghi, Direttore Ufficio Migrantes della Diocesi di Lodi)
 

Don de Stasio: la disponibilità all’ascolto dei missionari italiani in emigrazione

Zurigo - Le parole e l’invito di domenica scorsa di Papa Francesco, durante il Giubileo dei Diaconi, “mi fanno pensare a quella frase del salmo 8: ‘che cosa è l’uomo perché te ne curi?’ Prendersi cura, esser disponibili, vivere lo stile dell’accoglienza e del servizio sull’esempio di Gesù, che senza misura ha dato tutto se stesso per noi, gratis per giunta”. Così il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera, don Carlo De Stasio, parla del suo servizio alle comunità italiane in terra elvetica.  Don De  Stasio è in Svizzera da 12 anni a servizio dei migranti italiani di ieri e di oggi, assieme ad altri preti, religiose e  assistenti pastorali, collaboratrici e collaboratori pastorali.  “Il mio tempo – ci dice - trascorre passando da un luogo all’altro…. l’ufficio della missione, le diverse chiese su comuni diversi della stessa MCI, le case dei nostri connazionali, l’ospedale e le diverse case di riposo, le tante riunioni a vari livelli…..non ci sono orari, o meglio, gli orari d’ufficio ci sono, ma poi viene il bello! Penso che oggi noi tutti – aggiunge il sacerdote - viviamo in un’epoca segnata da accelerazioni, velocizzazioni, così che i ‘disturbi’ del vivere il tempo si sono fatti più evidenti e gravi”. Per don De Stasio l’accoglienza e la disponibilità vengono vissute “non solo nell’incontro ‘faccia a faccia’ ma anche mediante le tante e-mail che giungono, le telefonate che arrivano non solo al telefono dell’ufficio parrocchiale, ma anche al cellulare, compagno fedele di viaggio che ti segue ovunque giorno e notte, o magari attraverso i messaggi che giungono da WhatsApp”. “Alle volte – racconta - il tempo lo vivo come il nemico contro cui debbo lottare, il fantasma che mi insegue; non ho tempo, sono divorato dal tempo. Il tempo rischia di diviene l’idolo a cui sono quotidianamente alienato. Ma non è il tempo l’ambito in cui si gioca la mia  fedeltà al Signore, alla comunità, alle singole persone? Faccio già tanto, molto, forse troppo….e Papa Francesco mi chiede di non avere orari……piú di cosi? Forse debbo imparare a vivere il tempo come dono e impegno; debbo ‘santificare’ il mio tempo, cioè imparare a disciplinarlo, separarlo, riservarlo intelligentemente, stabilendone priorità, ciò che dev'essere centrale, i momenti di riposo. Mi pare giusto come preti darci una regola, non per essere formalistici o legalistici ma per vivere l’ ‘oggi”’ di Dio armonizzando le esigenze del ministero assieme a quelle umane e perché no, a quelle legate al giorno di riposo e di festa”. (Raffaele Iaria)
 

Albanesi in Italia: domenica scorsa il pellegrinaggio nazionale al Santuario di Genazzano

Roma - I nuovi mezzi di comunicazione moderna hanno reso particolarmente fruttuoso il passaparola che si sono dati quest'anno gli albanesi per raggiungere numerosi il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (RM). Si contavano circa un migliaio di persone provenienti non soltanto, come ormai tradizione da quasi venti anni, dai diversi centri pastorali d’immigrati sparsi in Italia (quattro pullman soltanto da Pistoia), ma anche dalla stessa Albania, per celebrare e festeggiare insieme l'annuale appuntamento d’incontro e preghiera, organizzato dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, presso la Vergine, protettrice dell'Albania. Appena giunti al santuario i pellegrini si sono organizzati per una processione lungo le vie cittadine, addobbate con le tipiche e artistiche infiorate del Corpus Domini, inneggiando alla Vergine con canti tradizionali di Scutari, da cui la tradizione vuole che l'icona miracolosamente provenga. Ritrovarsi a Genazzano per gli immigrati albanesi è come tornare a casa per affidare alla Vergine Santa, in una corale preghiera, le incertezze della vita quotidiana e le proprie speranze. Guardare l'immagine di Maria, ha esordito nell’omelia mons. Angelo Massafra, metropolita di Scutari e presidente della Conferenza Episcopale Albanese, significa rivedere unite ai piedi di Lei le famiglie divise dall'emigrazione; … “legati alla Vergine per essere fiduciosi, particolarmente in questo anno giubilare, nella misericordia di Dio: questo è il senso del pellegrinaggio, questa è l’espressione della fede del nostro popolo albanese che anche in emigrazione riesce a testimoniare con la preghiera la vittoria della fede sulle difficoltà umane”. Tutto ciò, continuando mons. Massafra, ci viene confermato in maniera quasi simbolica dal fatto che il Santo Padre Francesco ha firmato il decreto per la Beatificazione dei 38 martiri albanesi del regime comunista proprio il 26 aprile, giorno consacrato alla Madonna del Buon Consiglio perché ricorda la sua apparizione miracolosa a Genazzano. La celebrazione eucaristica, dopo l’omelia, ha avuto un momento particolarmente solenne ed emozionante perché il vescovo ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a una coppia di sposi albanesi, rispettivamente di 46 e 54 anni.  La liturgia di questi sacramenti nella particolare circostanza del pellegrinaggio ha evidenziato ancora una volta il fatto che ricevere i sacramenti per i nostri immigrati è da inquadrare in una cornice più ampia di rinascita in tanti sensi, infatti, in questa dimensione religiosa si manifesta vivo negli albanesi anche il desiderio di riscoprire la loro vera autenticità, annullata violentemente durante i circa 50 anni di regime comunista, intesa come volontà di recuperare la propria identità sia culturale che religiosa, di manifestare e far riconoscere la propria dignità umana, le risorse culturali e civili e la capacità di inserimento positivo nella nuova società. I cittadini di Genazzano e in primis il sindaco, F. Ascenzi, che ci hanno accolto con gioia, hanno notato con una certa simpatia che la processione della Madonna fosse guidata dalla bandiera nazionale albanese e aggiungo che anche il canto finale con cui si è conclusa la liturgia eucaristica è stato l’inno nazionale albanese, conosciuto anche come inno della bandiera (Himni i Flamurit), quasi a sottolineare non solo un forte sentimento patrio, ma anche l'identità religiosa della nuova Albania che, nel suo sentimento religioso, manifesta sempre più il desiderio di affidare il proprio futuro alla benedizione della Madonna. (Don Pasquale Ferraro, Coordinatore nazionale della pastorale per gli albanesi in Italia)
 

Mantova: i bambini scrivono ai coetanei del campo profughi di Idomeni

Mantova  - “Speriamo che i grandi la smettano di farvi male e che l’Europa vi accolga”. È una delle letterine (autore Luca, 8 anni), scritte dai bambini di una scuola elementare di Pegognaga, nel Mantovano, ai loro coetanei del campo profughi di Idomeni, in Grecia, prima dello sgombero. L’iniziativa è stata di un maestro, Claudio Gorreri, che ha avuto l’idea di coinvolgere i suoi alunni sul dramma dei migranti dopo la visita di Papa Francesco al campo profughi dell’isola di Lesbo, in Grecia. Per mesi ha parlato con delicatezza ai bambini di due classi terze della scuola elementare di Pegognaga, del dramma di queste persone, fuggite dalla guerra e dalla fame. Per spiegare loro quanto sta accadendo ha letto i giornali in classe e ha anche realizzato un video. Quindi ha invitato i bambini a scrivere lettere e poesie che poi ha inviato al quotidiano “Gazzetta di Mantova” che ieri le ha pubblicate.  “Nella speranza – ha detto il maestro – che le loro parole volino lontano”.
 

Per i migranti il 2016 è anno di morte

Ginevra - Si fa di giorno in giorno più grave il bilancio delle tragedie legate alle migrazioni attraverso il Mediterraneo: solo la scorsa settimana sono infatti annegate 880 persone e non 700 come precedentemente calcolato. Tra di loro donne e bambini e persino neonati, come testimoniano alcune drammatiche immagini. L’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati rende pubblico un altro agghiacciante dato: sono almeno 2510 le persone che hanno perso la vita tentando la rotta mediterranea solo dall’inizio di quest’anno.
Il portavoce, William Splinder, sottolinea come “il 2016 si stia rivelando un anno particolarmente letale” per la disperata fuga migratoria che passa dal Mediterraneo.
Nella cronaca, ci sono altri arrivi a Caserta, in Campania, dove alcuni cittadini stanno preparando sbarramenti in strada per evitare il passaggio del convoglio con i migranti. E poi nel Salento, in Puglia, dove sono stati intercettati nuclei familiari, con 14 bambini, presumibilmente sbarcati senza essere individuati nella notte. E nella città siciliana di Catania sono stati intercettati e fermati 16 presunti scafisti. Guardando invece a Ventimiglia, in Liguria, dopo lo sgombero della tendopoli, il centinaio di migranti che erano stati ospitati nella parrocchia di San Nicola, lasciata la chiesa, stanno marciando verso il valico di frontiera di Ponte San Ludovico. Altri sono attesi nel seminario della diocesi, dove si sta organizzando l’accoglienza. Sul piano europeo, l’Europarlamento ha dato il suo primo voto in commissione alla creazione di un’Agenzia per i Confini e per la Guardia costiera europea, proposta dalla Commissione. Non si prevede un corpo di uomini dell’agenzia stessa ma la possibilità di mettere in atto con grande rapidità una forza di 1500 uomini, scelti dai singoli Stati membri. Sempre in tema di migrazioni, c’è poi un richiamo a Obama che ci porta negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta il New York Times, al presidente degli Stati Uniti giungono critiche da diversi fronti, in particolare da 27 democratici firmatari di una lettera e da membri del Congresso. Le critiche partono dal ricordare che, a otto mesi dalla notizia che l’America avrebbe accolto 10.000 rifugiati siriani, ne sono arrivati finora solo 2500. Ci sono poi le critiche per le misure giudicate troppo dure nei confronti di altri migranti, quelli del centro America. A Obama si ricorda che gli Stati Uniti siederanno al summit sui rifugiati previsto a settembre durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite. (Osservatore Romano)
 

Mons. Galantino: la Chiesa italiana apre le porte ai migranti

Roma - “La partenza di migranti in fuga da situazioni drammatiche avviene sempre più in situazione di insicurezza, attraverso trafficanti senza scrupoli, al punto tale da rendere difficile ogni soccorso soprattutto in acque libiche non presidiate dalle operazioni di salvataggio delle navi europee. Quelle morti sono uno schiaffo alla democrazia europea, incapace di salvaguardare e proteggere persone in fuga da situazioni create anche dalla politica estera e da scelte economiche europee”. A dirlo questa mattina, in una intervista a “La Repubblica, è il segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, commentando le recenti morti – circa 1000 – dei nubifragi di migranti. Il presule evidenzia la mancanza di “coraggio” nel creare “canali umanitari” - previsti dal diritto internazionale - verso i Paesi disponibili all' accoglienza, “per favorire partenze in sicurezza ed evitare violenze, sfruttamento e morti”.
Nell’intervista a Paolo Rodari il Segretario Generale dell’Episcopato Italiano parla anche della proposta del Viminale di realizzare degli hotspot in mare per identificare i migranti. “L' hotspot è una riedizione in brutta copia dei luoghi di trattenimento di persone”, evidenzia Mons. Galantino sottolineando che Organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani, come la Fondazione Migrantes e la Caritas Italiana, hanno già ricordato che i migranti salvati in mare hanno “il diritto, sulla base di una storia personale e non di una lista di cosiddetti ‘paesi sicuri’, di presentare domanda d' asilo e al ricorso se una domanda non venisse accolta. Sulle navi questo percorso di protezione internazionale non è possibile. Come non è pensabile l' utilizzo di navi destinate al soccorso per far stazionare nel Mediterraneo migliaia di persone in attesa di una non precisata destinazione. A meno che le si voglia riportare nei porti della Libia e dell' Egitto, condannandole a nuove forme di sfruttamento”. Mons. Galantino ricorda l’accoglienza ai migranti nelle diocesi e parrocchie italiane che hanno messo a disposizione oltre 2mila strutture per ospitare più di 23mila richiedenti asilo e rifugiati, quasi 5mila dei quali solo grazie ai contributi dei fedeli. “In collaborazione con i comuni italiani – spiega - cerchiamo inoltre di favorire sul territorio un' accoglienza diffusa, attraverso un accompagnamento personalizzato dei 120mila giovani che sono arrivati tra noi. Le iniziative avviate da Caritas e Migrantes vogliono diventare percorsi di inclusione e integrazione sociale, fino a valutare - ed è la proposta CEI di 1000 microrealizzazioni - anche un rientro assistito in patria. Un conto è riempirsi la bocca di aiutare le persone a casa loro e un conto è realizzare - grazie anche a una rete di centinaia di associazioni e Ong cattoliche riunite nella Focsiv da 40 anni - concreti progetti di cooperazione internazionali nei Paesi d' origine dei migranti”. L' accoglienza dei richiedenti asilo – aggiunge poi il segretario generale della CEI - deve essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. “Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro”. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare "corridoi umanitari". In questo modo “si eviterebbe – spiega - anche la crescita di una tratta di esseri umani oggi gestita da mafie e da terrorismo”. Il presule parla poi della possibilità di “offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno e che oggi costituiscono un popolo che si allarga sempre più. In questo modo si ripartirebbe dalla legalità per costruire successivamente percorsi di giustizia e di solidarietà”.
 

Tutelare i diritti dei minori rom nel sud Italia

Reggio Calabria - Nel Sud Italia circa 4.500 minori rom vivono oggi in emergenza abitativa all'interno di insediamenti istituzionali e informali. I loro diritti umani vengono costantemente violati, dal diritto a un alloggio adeguato al diritto all'istruzione e al gioco.
Se ne è parlato stamane presso il Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria nella seconda giornata dell'iniziativa LabRom, il laboratorio di discussione, incontro e dialogo sul tema rom e sinti in Italia, al quale partecipano attivisti rom e non rom, ricercatori, professionisti e operatori pastorali, promosso da Associazione 21 luglio Onlus, Fondazione Migrantes, Reyn (Romanì Early Years Network), Legacoopsociali nazionale, Cooperativa Animazione Valdocco, Naga, Popica Onlus, MO.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale), Un Mondo di Mondi.
Dall'incontro ė emersa soprattutto la necessità, per educatori e istituzioni, di affrontare la tematica dell'infanzia rom con le stesse prospettive con le quali ci si approccia alle esigenze, ai bisogni e ai diritti di ogni bambino al mondo. Per la psicologa dell'età evolutiva Severina Tuoto, intervenuta durante l'incontro, fondamentale deve essere la cura dello sviluppo cognitivo del bambino rom, così come di tutti gli altri bambini. "In questo senso - ha affermato Tuoto - dobbiamo essere consapevoli che il contesto nel quale un bambino nasce è determinante per lo sviluppo cognitivo del piccolo, così come lo saranno le capacità dei propri genitori e la scuola dell'infanzia, che rappresenta il primo momento in cui il bambino incontra l'altro". A LabRom è stata analizzata in particolare la condizione dell'infanzia rom nelle città di Reggio Calabria e Cosenza. Luana Ammendola di Mo.Ci. Ha illustrato un progetto per venire incontro ai bisogni di scolarizzazione dei bambini rom dell'ex insediamento informale di Vaglio Lise. Numerose le difficoltà incontrate dal progetto, secondo Ammendola, tra cui la resistenza dei genitori dei bambini italiani ad accogliere minori rom nelle classi dei propri figli, la lontananza del campo dalla scuola e il diverso livello di competenze dei minori rom, molti dei quali andavano a scuola per la prima volta nella vita. Il tema della prima infanzia rom è stato ampiamente discusso anche nel pomeriggio, con i partecipanti che hanno dialogato scambiandosi idee, esperienze, spunti e buone pratiche.  Nel corso della giornata, infine, è stata illustrata ai partecipanti la possibilità di aderire alla rete REYN Italia, un network per la prima infanzia rom che vuol riunire professionisti e para professionisti impegnato nel settore dell'infanzia rom nel nostro Paese. La rete era stata precedentemente lanciata a Torino e Roma, durante l'iniziativa LabRom che si è tenuta in queste d'uscita.



 

MCI Germania e Scandinavia: il missionario è sempre pronto all’ “ascolto” di chi ha bisogno

Francoforte - "Le parole del Papa sono molto auspicabili anche se rimangono difficoltà oggettive”. A dirlo è il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, padre Tobia Bassanelli, commentando l’invito di Papa Francesco a non guardare gli orari nell’apertura delle Chiese. Una “disponibilità sempre presente” quella dei missionari che seguono la comunità italiana: “il missionario  è sempre disponibile ad ascoltare chi è nel bisogno. Le difficoltà oggettive sono soprattutto dovute – spiega - al fatto che noi missionari spesso, negli ultimi anni, copriamo territori molto vasti dove sono presenti le nostre comunità e spesso non riusciamo sempre a rispondere anche se facciamo di tutto per essere reperibili e pronti all’ascolto”. Per Padre Bassanelli l’ impegno del sacerdote è anche quello di “uscire” ed essere presente dove ci sono fedeli che “chiamano per esigenze particolari” come nel caso di persone ammalate o famiglie con "particolari esigenze”. L’impegno pastorale, quindi, "non sempre si traduce" in una presenza nella struttura parrocchiale o della Missione Cattolica, spiega ancora il delegato delle MCI in Germania evidenziando anche la difficolta di avere laici disponibili. In Germania le Missioni Cattoliche Italiane sono 83 seguite da 74 missionari.  (R. Iaria)
 
 

Mons. Morosini: superare i nostri egoismi

Reggio Calabria - Una croce con 45 chiodi conficcati ha guidato ieri sera la processione partita dalla Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio di Reggio Calabria e ha raggiunto l’ampio spiazzale dell’aeroporto dove è stato parcheggiato il grande camion frigorifero della Croce Rossa, sacrario mobile dei 45 naufraghi migranti morti. Una commemorazione promossa dal Coordinamento Diocesano migranti e alla quale hanno aderito anche i rappresentanti di alcune comunità musulmane della città  che hanno camminato accanto ai cristiani in silenzio. L’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, dopo la lettura del vangelo fatta da Padre Bruno Mioli, responsabile dell’ufficio Migrantes, ha tenuto una breve riflessione: “Dietro le mie spalle ci sono le salme di questi nostri fratelli per i quali noi stiamo pregando. Questa preghiera è anche la denuncia per una speranza che non doveva finire”. Da qui la richiesta forte “perché la società ha le possibilità di evitare queste morti ma deve superare i suoi egoismi”.
 

Parroco Ventimiglia: i migranti “non sono pericolosi”

Roma - “Vorrei lanciare un appello a tutti: non sono persone pericolose, la maggior parte dei profughi è in cerca di una soluzione ai propri problemi. Sono scappati per motivi gravi. Bisogna accoglierli e trattarli bene”. Lo ha detto il parroco di San Nicola da Tolentino a Ventimiglia, don Francesco Marcoaldi, frate della congregazione Figli di Maria Immacolata, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “Il governo – ha aggiunto il parroco - prenda provvedimenti in difesa e non contro i migranti”.
“Abbiamo ospitato nel salone della nostra parrocchia - ha raccontato don Marcoaldi - oltre 100 migranti. Dopo la chiusura del centro d’accoglienza la maggior parte di questi ragazzi vivevano sulla spiaggia o sotto i ponti. La stessa popolazione si è trovata sperduta perché questi ragazzi hanno cominciato a girare per le strade chiedendo l’elemosina”.
“Mi sento impotente – ha concluso il parroco - non dipende da me risolvere i problemi di queste persone. Il mio contributo è ospitarli per tutto il tempo necessario”.
 

OIM: 1000 i migranti morti

Milano - Giorno dopo giorno è sempre più drammatico il bilancio dei migranti morti nel Mediterraneo. Sono probabilmente mille – e non 700 come già si temeva all’inizio – quelli che non ce l’hanno fatta nei tre terribili naufragi della scorsa settimana. Mille morti in tre giorni. Da mercoledì a venerdì. Lo conferma il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, Flavio Di Giacomo. «Abbiamo parlato con i sopravvissuti – spiega Di Giacomo – e in base ai loro racconti sono "almeno" mille le persone disperse negli ultimi tre naufragi. Il barcone capovolto e recuperato dalla marina militare (le cui immagini del ribaltamento in diretta hanno fatto il giro del mondo, ndr) aveva almeno 150 marocchini e tra i 50 e 100 subsahariani chiusi nella stiva». È difficile rincorrere i numeri fra salvataggi, dispersi e cadaveri trovati vicino alle barche semiaffondate. Ma ogni numero è un uomo.
«L’anno scorso, nello stesso periodo, i morti erano 1.800, quest’anno siamo già a 2.550 – aggiunge il portavoce – la settimana è stata intensa: 13mila persone sbarcate in pochi giorni. Per la prima volta dopo mesi vediamo arrivare non solo gommoni ma anche barche e motopescherecci che navigano a fatica e addirittura, come abbiamo visto, anche senza motore. Sono proprio queste barche, più grandi, che fanno alzare vertiginosamente i numeri: per ogni partenza aumentano gli arrivi e per ogni naufragio aumentano i numeri dei morti».
Proseguono intanto gli sbarchi, soprattutto sulle coste meridionali dell’Italia. A Pozzallo sono sbarcati in 321, tra loro anche 130 minori. Altri 346 sono arrivati a Brindisi e 400 circa a Corigliano. Ma, ancora una volta, sono i più giovani le principali vittime dell’emergenza umanitaria in atto. Ogni mese, con gli sbarchi arrivano in media mille minorenni non accompagnati. E, secondo le previsioni dell’Unicef questa cifra potrebbe anche aumentare. Proprio in previsione del forte incremento che si verificherà durante l’estate. La stragrande maggioranza dei bambini che utilizzano la pericolosa rotta tra la Libia e l’Italia, sono adolescenti soli, che hanno affrontato terribili abusi, sfruttamenti e hanno rischiato la vita in ogni fase del loro viaggio. Per proteggerli, l’Unicef sosterrà l’Italia in diverse attività legate proprio ai minori, soprattutto quelli non accompagnati: dal monitoraggio degli standard di accoglienza, alla verifica delle condizioni di vita nei centri presenti in Sicilia, Calabria e Campania. «Non possiamo più tollerare la continua perdita di vite umane. Dobbiamo assicurare a tutti i bambini migranti e rifugiati assistenza e protezione, ma
soprattutto un futuro» ha detto Giacomo Guerrera, presidente Unicef Italia. (Daniela Fassini – Avvenire)
 

LabRom a Reggio Calabria: la “questione rom” nel sud Italia

Reggio Calabria - Si ė aperto questa mattina a Reggio Calabria, presso il Seminario arcivescovile Pio XI, il terzo appuntamento di LabRom, il laboratorio di discussione, incontro e dialogo sul tema rom e sinti in Italia, al quale partecipano attivisti rom e non rom, ricercatori, professionisti e operatori pastorali, promosso da Associazione 21 Luglio, Fondazione Migrantes, Reyn (Romanì Early Years Network), Legacoopsociali nazionale, Cooperativa Animazione Valdocco, Naga, Popica Onlus, MO.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale), Un Mondo di Mondi. L'appuntamento di Reggio Calabria, che segue quelli che hanno avuto luogo nelle settimane scorse a Torino e Roma, si è focalizzato sulla condizione di emergenza abitativa delle comunità rom nel sud Italia. Le città di Napoli, Cosenza e Catanzaro sono state al centro degli interventi di alcuni dei relatori, in particolare di padre Domenico Pizzuti, che ha raccontato la situazione dei rom nel "campo" di Scampia, a Napoli; di Maria Gabriella Pizzuti, che ha parlato delle condizioni di vita dei rom a Catanzaro, dove non risultano campi; di Maria Francesca D'Agostino, che si è invece soffermata sullo sgombero forzato che ha coinvolto nei mesi scorsi le famiglie rom che vivevano nel "campo" di Vaglio Lise a Cosenza.
Da sottolineare anche la testimonianza di Ferizai Jusf, rom kosovaro che vive a Messina, il quale ha raccontato la fuga dal proprio Paese e gli anni trascorsi, tra discriminazione e esclusione sociale, in un "campo rom" messinese, chiuso negli anni scorsi in virtù di un progetto virtuoso adottato dal Comune, volto a favorire l'inclusione delle comunità rom.
I partecipanti a LabRom, nella seconda parte della giornata, si sono quindi suddivisi in gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha affrontato un tema specifico: la partecipazione dei rom nelle politiche di desegregazione abitativa; il ruolo delle istituzioni e la funzione della Strategia Nazionale per l'inclusione dei rom nella desegregazione abitativa; le politiche abitative rivolte ai rom comunitari e extracomunitari. Domani il laboratorio si focalizzerà sulla condizione dei minori rom e sarà proposto ai partecipanti di aderire a una rete nazionale, REYN Italia, che rappresenta un network per la prima infanzia rom rivolto a professionisti e paraprofessionisti che lavorano con i bambini rom e le loro famiglie. (D.G.)



 

Onu: 700 dispersi in una settimana, 40 sono bambini

Roma - I numeri dell'Onu confermano che quella appena conclusa è stata una delle peggiori settimane di sempre: tre naufragi, 65 corpi recuperati, 700 dispersi almeno 40 dei quali bimbi. Una strage nella strage, quella dei più piccoli, che l'Unicef chiama con l'unico nome possibile: “genocidio”. Il fatto che non vi siano state partenze non tranquillizza certo il Viminale, dove è chiaro a tutti che l'esodo non è affatto finito e che le stime ipotizzate grazie alle informazioni d'intelligence raccolte in Libia - a fine anno saranno oltre duecentomila i migranti sbarcati in Italia - restano attualissime. Per questo le parole di Martin Kobler non cambiano gli scenari. L'inviato dell'Onu in Libia ha sostenuto che "non ci sarà una nuova ondata migratoria" poiché nel 2016 le partenze dalla Libia verso l'Italia sono diminuite di un terzo. I dati del Viminale, aggiornati a venerdì, dicono però una cosa diversa: è vero che il flusso dalla Libia ha subito un calo - dal 1 gennaio sono arrivati 32.591 migranti contro i 37.819 sbarcati nello stesso periodo del 2015 - ma è anche vero che nello stesso periodo sono più che raddoppiate le partenze dell'Egitto. 4.414 quest'anno contro i 1.854 dell'anno scorso. Numeri ancora esigui, si fa notare, ma comunque da tenere presenti poiché confermano che la rotta è ufficialmente riaperta. In ogni caso, se si guardano i valori assoluti si vede che non c'è stata alcuna riduzione: quest'anno sono arrivati poco più di 41mila migranti, nel 2015 erano 41.485.
Ma c'è un altro problema che preoccupa l'Italia ed è strettamente legato all'atteggiamento dell'Europa. Mentre si discute il migration compact, infatti, da Bruxelles continuano a spingere affinché l'Italia apra nuovi hotpost e, soprattutto, i Cie. Strutture controllate dalla polizia dove dovrebbero andare tutti quei migranti che non hanno diritto allo status di rifugiato. Non sfugge a nessuno che l'obiettivo dell'Europa è far sì che i migranti non lascino l'Italia per altri paesi. Ma Roma ha altre idee, in particolare che sia proprio l'Unione europea a farsi carico dei rimpatri di chi non ha diritto di restare. Per il momento, però, l'Italia non ha intenzione di alzare i toni e dunque si lavorerà sull'unico fronte su cui non ci sono frizioni, vale a dire gli hotspot. Ai quattro già aperti - Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto - ne seguiranno altri. I primi dovrebbero essere quelli di Mineo e Messina, anche se non c'è ancora una decisione ufficiale, seguiti da uno in Sardegna e uno in Calabria. C'è poi il problema dell'accoglienza. Ad oggi infatti sono ospitati nelle strutture oltre 116mila migranti e 15mila minori. Il sistema ancora tiene ma è al limite: un altro paio di settimane come quella appena passata e si va in emergenza. Senza contare che per quanto riguarda i minori il problema va risolto subito, perché mancano le strutture adeguate. (fonte Avvenire.it)
 
 

Comunità Papa Giovanni XXIII: da Ventimiglia a Reggio Calabria un esempio che va esteso in tutta Italia

Roma – “Invitiamo tutte le parrocchie d'Italia a seguire l'invito del vescovo di Ventimiglia Mons. Antonio Suetta ad accogliere i profughi. Di fronte a questi fratelli disperati occorre una mobilitazione generale di tutta la Chiesa, non solo singoli esempi virtuosi che già ci sono”.
L'appello viene da Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. “Se tutte le parrocchie si attivassero saremmo in grado di rispondere a tutti – prosegue –. Inoltre eviteremmo di creare concentrazioni di immigrati e potremmo invece garantire l'inserimento di piccoli gruppi nelle comunità locali, favorendo una piena integrazione”.
Un modello di accoglienza diffusa viene da Reggio Calabria, dove la Comunità Papa Giovanni XXIII opera in rete con altre organizzazioni della Chiesa locale. “Qui siamo in prima linea – racconta Giovanni Fortugno, responsabile del Coordinamento sbarchi –. Vediamo questi fratelli arrivare, incrociamo i loro sguardi e non possiamo rimanere indifferenti. Ieri dalla nave sono scesi 629 vivi, e poi sono stati fatti scendere i 45 già morti, tra cui 3 bambini. Stasera faremo una veglia di preghiera nei pressi del container frigorifero dove sono custoditi i loro corpi. Pregheremo anche con le comunità musulmane. Qui tutte le parrocchie si sono già aperte all'accoglienza”.
 

Mons. Suetta: “vogliamo accoglienza umana”

Roma – “Stiamo pensando ad alcuni siti, per ora ne abbiamo individuati almeno tre, dove organizzare delle tendopoli garantendo sufficienti condizioni igienico-sanitarie, pasti, assistenza, consulenza e accompagnamento psicologico”. Lo ha detto il vescovo di Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ricordando che “ieri abbiamo accolto 20 profughi in seminario su richiesta della Prefettura. Queste persone sono già tra i richiedenti asilo, sono dunque in una fase più avanzata del loro percorso”.
“L’iniziativa – ha spiegato il vescovo - è stata improvvisata perché poco prima che il parroco si recasse in centro per la processione eucaristica che dovevamo fare insieme si sono presentati al cancello delle opere parrocchiali alcuni migranti chiedendo ospitalità. Il parroco li ha giustamente accolti e dato loro la possibilità di trascorrere la notte in salone, la Caritas ha poi provveduto ai pasti. Abbiamo evitato che queste persone fossero trasportate non sappiamo dove”.
“Questo tipo d’accoglienza – ha sottolineato il vescovo - non la facciamo contro le istituzioni ma in collaborazione, in modo da eliminare i disagi in città ma soprattutto dare un’accoglienza umana a queste persone fuggite senza nulla dai loro Paesi”. “Mercoledì – ha concluso il vescovo - faremo un incontro aperto alla cittadinanza per discutere queste tematiche e radunare alcuni volontari”.   
 

Reggio Calabria: cristiani e musulmani in preghiera per i 45 migranti morti in mare

Reggio Calabria -  Cristiani e musulmani si ritroveranno insieme questa sera a Reggio Calabria per una veglia di preghiera per tutte le vittime del mare, in particolare per i 45 naufraghi che sono morti durante lo sbarco di sabato scorso e condotti al Porto reggino nel pomeriggio di ieri. La Veglia è promossa dal Coordinamento Ecclesiale diocesano per gli Sbarchi (al quale aderisce anche l’ufficio Migrantes diocesano), già autori, durante lo sbarco di ieri, di uno straordinario lavoro di accoglienza e di prima assistenza, rattristato però dallo sbarco delle 45 salme. "Nel giorno del Corpus Domini – ha detto don Nino Pangallo, direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria-Bova - il Signore ci ha visitato nei corpi trafitti dei migranti: 36 donne e 3 bambini tra le 45 vite spezzate".
La veglia si terrà questa sera alle ore 20,00 davanti alla chiesa di S. Maria del Buon Consiglio a Ravagnese. Tutti i fedeli cammineranno – informa una nota della diocesi -  insieme verso il Reparto Volo della Polizia di Stato, dove le salme sono temporaneamente situate, all'interno di un container frigorifero della Croce Rossa Italiana. Proprio davanti al container è previsto un momento di riflessione e di preghiera per tutte le vittime del mare. Saranno presenti l'arcivescovo Mons. Giuseppe Fiorini Morosini e i rappresentanti delle comunità musulmane. (Raffaele Iaria)