Primo Piano

Siracusa: Domenica scorsa la festa dei popoli

Siracusa - Sì, almeno per una volta quelle di Maria sono state certamente lacrime di gioia e di compiacimento nel vedere i Suoi figli multicolori che abitano nel territorio di Siracusa ritrovarsi insieme sotto il Suo sguardo vigile e materno per una giornata di festa e fraternità. Domenica 5 giugno, infatti, nello spazio esterno del Santuario, davanti alla Cripta ove è custodito il Reliquiario con le lacrime della Madre, si è svolta la Festa dei Popoli, organizzata per la prima volta anche a Siracusa per iniziativa degli Uffici Diocesani di Pastorale Migrantes, Pastorale Giovanile, Collaborazione Missionaria fra le Chiese, Ecumenismo e Dialogo Interreligioso. Ed è stata veramente festa, gioia del ritrovarsi insieme e riconoscersi fratelli!
Già da prima mattina (ore 7,15!) la vita ha iniziato a pulsare per la preparazione del luogo: montare stand e gazebo, trasportare tavoli e sedie, impostare tutto l'impianto sonoro e musicale per il quale dobbiamo un sentito ringraziamento alla Gepi Servizi, che ci ha accompagnato lungo tutta la giornata curando musiche, danze, suoni, interventi sul palco.È proprio vero: la Provvidenza ci è venuta incontro in ogni modo!
Tutto è stato manifestazione della paternità di Dio che desiderava si osasse questa Festa: dal sostegno all'iniziativa da parte degli altri Uffici diocesani che con il loro entusiasmo ci hanno incoraggiato e dato sprint, all'approvazione e stima dei vari esponenti della società civile (Prefettura, Comune, Protezione Civile, CRI, AVIS) che hanno approvato la nostra idea. E  innanzitutto l'accoglienza del Santuario che ci ha spalancato con gratuità e massima disponibilità l'abbraccio della Madre: non era, infatti, per nulla scontato che con una schiera di più di 200 persone, con usi e costumi differenti anche nella gestione delle singole cose e luoghi, ed un nugolo infinito di bambini, tutto filasse liscio, tutto restasse sano e ritornasse a sera al proprio posto; non era certo  garantito che il piazzale venisse lasciato pulito e in ordine ed il prato altrettanto soffice di quanto lo avevamo trovato al mattino. A sera, se ci fosse stato ancora fiato per cantare, avremmo dovuto veramente terminare con un coro unanime:  Magnificat!
Dopo la Messa delle ore 10,30 la festa alla presenza anche del Questore, Dr. Cageggi, che è venuto a farci visita e si è intrattenuto per alcune ore: ha sfilato con noi, ha incontrato gli uni e gli altri, ha riconosciuto il piccolo Brigth (6 anni, nigeriano, residente a Solarino) che lo ha preso per mano e non lo ha mollato più, ci ha assicurato del suo sostegno e della sua stima perché ... "queste non sono parole ma è vita!" è celebrazione della vita che semina accoglienza e fratellanza in risposta a quanti spargono diffidenza. Salutato il Questore, Damiano e Marisa della Pastorale Giovanile hanno girato per i vari stand muniti di microfono e lasciando libero chi lo desiderasse di presentare il proprio Paese e la propria cultura. Si sono così susseguiti: lo SriLanka ove cristiani e buddisti facevano insieme bella mostra della loro Patria e dei loro tipici oggetti artigianali;  la Romania, con splendide icone di ogni misura, dolci e vini tipici, che ci è stato detto è presente nella provincia di Siracusa con ben 5000 persone; la Tunisia ed il Magreb, con le Associazioni che si preoccupano di abbattere qualsiasi tipo di frontiera nelle relazioni umane, e con un piccolo ma alquanto commuovente "Museo delle Migrazioni" con materiale di recupero degli sbarchi; il Brasile e l'Albania, luoghi di origine delle due suore scalabriniane coinvolte nell'accoglienza dei migranti in arrivo; il Cenacolo Domenicano di Solarino con due stand: il primo gestito dalle ragazze italiane inserite nelle loro due Comunità di Accoglienza, ove erano esposti i loro piccoli lavori di auto-finanziamento, e l'altro con tutti i colori dell'Africa ospitata nel loro SPRAR ed una quantità incalcolabile di bambini e neonati.
I bambini sono stati realmente la carta vincente di questa giornata: vederli giocare insieme serenamente e appassionatamente, vederli parlarsi e comprendersi pur pronunciando suoni incomprensibili agli uni o agli altri, è stato un poco come assaggiare e degustare il futuro - di questa nostra Sicilia e non solo - quel futuro che tutti speriamo si dispieghi e prenda consistenza quando riusciremo ad assaporare la convivialità delle differenze e a vivere serenamente insieme parlando l'unico linguaggio a tutti comprensibile: quello dell'amore, del rispetto e della stima reciproca. Allora sapremo anche essere capaci di rivolgerci insieme a Dio, pur chiamandolo con nomi differenti, ma dicendogli tutti: "Grazie! So che Tu ci ami insieme!".
La mattinata si è conclusa ascoltando la testimonianza di Remon, ragazzo egiziano arrivato da solo circa 3 anni or sono all'età di 14 anni e che ora vive in una famiglia di appoggio ad Augusta. Ci ha raccontato che ha deciso di fuggire poiché i suoi compagni di classe lo maltrattavano  in quanto cristiano e perché aveva capito che mai, come cristiano, avrebbe potuto ambire di giungere all'Università e diventare ingegnere elettronico come desiderava. Con molta pacatezza ha descritto la sua dis-avventura e le sofferenze di alcuni giorni chiuso in una stanza in attesa dell'imbarco,  poi i 7 giorni di traversata su 3 barconi differenti, uno più fatiscente dell'altro, infine l'avvistamento della costa illuminata (Porto Palo) che lui credeva essere Milano perché identificava l'Italia con Milano, ove vivono alcuni parenti. E ancora, il primo mese all'Umberto I ove era il n. 92, la Casa di Accoglienza di Priolo, e finalmente il tentativo di inserimento in una famiglia, fallito le prime due volte. Ora da un anno o poco più è con Marilena e Carmelo (della rete di tutori di AccoglieRete) che lo hanno accolto come figlio e dai quali si sente accolto e amato senza riserve e che lui stesso ama di tutto cuore pur continuando a sentire la nostalgia della lontananza dai suoi genitori e da suo fratello Andro.
Il pranzo è stato un altro momento forte e di grande fratellanza: i piatti sono circolati da un popolo all'altro e tutti hanno gustato di tutto, confermando il detto popolare che "quel che è nel piatto del vicino è sempre migliore!". È stata una magnifica condivisione di cibi e sapori, alla quale, notando la folla scura, si sono spontaneamente aggiunti autoinvitandosi alcuni di coloro che vivono sostando accanto ai semafori, elemosinando da noi non solo gli spiccioli ma prima ancora un sorriso ed un gesto di riconoscimento della loro dignità di persone umane.
Nel pomeriggio canti, musiche e danze dei vari Paesi - anche l'Italia - per ogni età e cultura fino al crollo della stanchezza e la decisione di procedere tutti insieme al riordino di stand e locali prima del rientro a casa. Stanchi ma soddisfatti e pronti a ricominciare quanto prima.
La giornata si è conclusa con la preghiera introdotta da P. Luigi Corciulo: la Chiesa - ci ha ricordato - è la casa di ciascuno, è il luogo ove tutti sappiamo di poter essere accolti, varcarne la soglia significa volersi impegnare nell'accoglienza vicendevole, giorno dopo giorno. (Sr. Maria Grazia Pennisi – Migrantes Siracusa)
           
 
 

MCI Germania: sabato i festeggiamenti per il 50mo della MCI di Francoforte

Francoforte - “Ero forestiero e mi avete ospitato. La risposta della Comunità Cattolica Italiana di Francoforte alle sfide dell‘emigrazione”: Questo il tema di un convegno che si svolgerà sabato prossimo a Francoforte, in Germania, in occasione delle celebrazioni per il 50mo anniversario della Fondazione della Missione Cattolica Italiana.
Al convegno interverranno, fra gli altri, Mons. Silvano Ridolfi, missionario a Francoforte dal 1955 al 1965, Mons. Vincenzo Viva, Rettore del Collegio romano “Propaganda Fide, il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, padre  Tobia Bassanelli e Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes.
Il giorno successivo, domenica 12 giugno, alle ore 11,30, nella Chiesa St. Antonius, una solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento, presieduta dal vescovo ausiliare di Limburg Mons. dr. Thomas Löhr.
 

Morire di speranza: il 23 giugno una veglia ecumenica a Roma

Roma – Si svolgerà il prossimo 23 giugno, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, la veglia di preghiera “Morire di speranza”, in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa. L’iniziativa – promossa dalla Fondazione Migrantes insieme a Centro Astalli, Caritas Italiana, Comunità di S. Egidio, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Acli, Associazione Papa Giovanni XXIII - si svolgerà, in contemporanea, in molte città italiane, tra cui Vicenza, Catania e Trento.
 

Migrantes Savona: il 10 giugno lo spettacolo dei “Foresti”

Savona - Dopo il successo di giovedì 26 maggio presso il teatro della parrocchia di San Paolo a Savona, compagnia dei “Foresti” della Migrantes diocesana di Savona-Noli, ripresenta il suo nuovo spettacolo venerdì prossimo 10 giugno alle 21 alle Officine Solimano - Teatro dei Cattivi Maestri. Protagonisti Meryen El Hallam, Patricia Mero, Ahmed El Shaarawi, Marialavia Zaccarini, Iryna Sanotskaya, Davide Carnemolla, Anastasia Pirogova, Monica e Arianna. Una ladra si introduce furtivamente in una casa signorile ma...non può immaginare che vivrà la notte più movimentata della sua vita. In un atto unico brillante e a tratti surreale si misura un gruppo teatrale multinazionale e multietnico alle prese con un testo italianissimo che mette in scena vizi e virtù nostrane. Nei giovani attori colpisce l’entusiasmo di chi ama il nostro paese e, pur tra le molte difficoltà, trae spunto dallo studio di un testo teatrale per approfondire e migliorare la propria conoscenza della lingua italiana.
 

Migration Compact, Carta blu: strade alternative per prevenire e arginare il problema-profughi

Strasburgo -  “Dovremmo avere tanti Zlatan”, per dimostrare che l’integrazione “è possibile” e “può portare risultati positivi per tutti”. La figura esemplare evocata è quella del centravanti svedese Ibrahimović, pluridecorato sul campo e strapagato da club di mezza Europa, di papà bosgnacco e mamma croata, fuggiti dalla ex Jugoslavia e riparatisi in Svezia, dove il futuro campione nasce nel 1981. A evocare questa, certo inconsueta, storia di migrazione è Frans Timmermans, vice presidente vicario della Commissione europea. A Strasburgo è arrivato per presentare, martedì 7 giugno, il nuovo Migration Compact. E, proprio per sintetizzare le varie proposte dell’Esecutivo, cerca di spiegare che, se ben governati, i flussi migratori non sono da demonizzare e se ne possono trarre persino dei vantaggi.
La Commissione Ue si presenta nella sede dell’Europarlamento – dove cerca una sponda legislativa – per lanciare due differenti iniziative sul versante delle migrazioni.
Ma questa volta non si parla di emergenza-profughi.
Il Collegio guidato da Juncker non vuole aggirare – e semmai ribadisce – l’ostacolo della prima accoglienza, dei barconi nel Mediterraneo, della rotta balcanica, degli insuccessi dei precedenti progetti sui ricollocamenti, sul controllo delle frontiere, sui rimpatri. Gli Stati Ue, spaventati, marciano a ranghi sparsi e al massimo si possono arginare i problemi più immediati… Restano infatti tutti gli interrogativi sull’accoglienza dei rifugiati e sulla protezione internazionale. Si impone però la necessità di guardare oltre, a monte (dove si origina il fenomeno migratorio) e a valle (l’integrazione di chi giunge in Europa per vie ufficiali per lavorare oppure chi ottiene il diritto alla protezione internazionale). Che fare, dunque? Timmermans, assieme all’Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, illustra il Migration Compact, sostanzialmente un piano di investimenti per lo sviluppo socio-economico dei Paesi di origine e transito delle migrazioni, affinché i flussi siano prevenuti ed evitati. Il commissario alle migrazioni, Dimitris Avramopoulos, dal canto suo mette sul tavolo un piano d’azione per sostenere gli Stati membri nell’integrazione dei cittadini di Paesi terzi, anche tramite la cosiddetta Blu card.
Il Migration Compact consiste, sostanzialmente, in una serie di “patti” tra Ue e Paesi di provenienza dei migranti (senza una previa distinzione tra persone e popoli che fuggono dalla guerra o dalle persecuzioni, oppure dalla fame, dai disastri ambientali…), così da prevenire le migrazioni aiutando Stati africani e del Medio Oriente a imboccare la via dello sviluppo.
In una prima fase le nazioni coinvolte sarebbero Giordania, Libano, Niger, Nigeria, Senegal, Mali e Etiopia, Tunisia e Libia. Federica Mogherini chiarisce: “Milioni di persone si spostano nel mondo, un fenomeno che riusciremo a gestire solo agendo a livello globale e in piena collaborazione. Per questo proponiamo un nuovo approccio finalizzato alla creazione di partenariati forti con Paesi strategici. Ferma restando la priorità di salvare vite in mare e smantellare le reti di trafficanti, il nostro obiettivo è stimolare la crescita nei nostri Paesi partner”. Aggiunge: “Siamo pronti ad aumentare il supporto finanziario e operativo e a investire nello sviluppo economico e sociale a lungo termine, nella sicurezza, nello Stato di diritto e nei diritti umani, nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone e nella lotta contro le cause della migrazione”.
I “patti su misura”, sviluppati “in funzione della situazione e delle necessità di ciascuno Stato”, contano però al momento su cifre modeste, e da verificare. Intanto sono a disposizione 500 milioni dal bilancio Ue, che potrebbero diventare 2-3 miliardi di euro, per passare, in cinque anni, a 8 miliardi. Poi, come sempre, la Commissione conta sull’impegno finanziario degli Stati membri, su un non ben definito “effetto moltiplicatore”, cui aggiungere gli investimenti dei partner africani o mediorientali (anche privati), per una cifra che lievita a 62 miliardi di euro! Il Migration Compact (che ora passa al vaglio di Parlamento e Consiglio Ue) è un piano dettagliatissimo: benché, secondo molti eurodeputati, assomigli troppo all’accordo con la Turchia – soldi in cambio di migranti ripresi –, giudizio che l’Esecutivo respinge.
Timmermans del resto sa bene che “muri” e populismi attingono a piene mani dagli sbarchi incontrollati, dai migranti “irregolari”… Invita a “rispettare ogni vita umana”, ma subito ricorda che “le regole dell’asilo vanno rispettate, altrimenti si proceda con i rimpatri”.
Sempre a Strasburgo Dimitris Avramopoulos illustra le proposte per favorire l’immigrazione legale (di cui l’ingrigita Europa “ha bisogno”) nonché l’integrazione dei migranti che ottengono la protezione internazionale. “Interventi – chiarisce il commissario – che andranno a beneficio delle imprese europee che desiderano attirare persone di talento e qualificate da tutto il mondo”. “Se vogliamo infatti gestire la migrazione sul lungo periodo, dobbiamo iniziare a investire ora; è nell’interesse di tutti”. Il sistema della Carta blu, risalente al 2009 e rivisto, “renderà più facile e appetibile per i cittadini di Paesi terzi altamente qualificati venire a lavorare nell’Unione”. Il commissario assicura però che non si tratta di generare una “fuga di cervelli” dai Paesi poveri. Del resto, riflette a voce alta, “il costo della non integrazione sarebbe ben maggiore rispetto a quello degli investimenti – ad esempio in formazione – necessari per l’integrazione”. (Gianni Borsa – Sir)
 
 

Rom in Italia: Commissione europea contro il razzismo esprime preoccupazioni

Roma - La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri-European Commission against Racism and Intolerance), in un rapporto dedicato all’Italia, esprime preoccupazione per la condizione di forte emarginazione e discriminazione dei rom residenti in Italia, soprattutto in materia di diritto all’alloggio. Il rapporto sottolinea “le condizioni di segregazione ed estrema precarietà degli insediamenti istituzionali, sia per le condizioni igienico-sanitarie sia per le difficoltà nell’accesso ai servizi”.
A ricordarlo è una nota dell’Associazione 21 luglio, che ha accompagnato la delegazione europea durante un sopralluogo realizzato a Roma nel settembre 2015 presso l’insediamento formale di Castel Romano e il centro di accoglienza per soli rom “Best House Rom”.  L’Ecri accoglie con soddisfazione la sentenza del Tribunale civile di Roma del 30 maggio 2015  che ha riconosciuto come gli insediamenti di comunità rom siano “una forma di segregazione e discriminazione fondati sulle origini etniche, in violazione del diritto italiano ed europeo”. Tuttavia, per quanto apprezzabile, la Commissione sottolinea come alla sentenza non sia seguita per il momento “alcuna risposta idonea corredata da soluzioni alternative”. Per questo individua la necessità di procedere ad una concreta applicazione della Strategia nazionale per l’inclusione dei rom, completando l’istituzione dei tavoli regionali – ad oggi sono solo 11 su 20 – e potenziando il ruolo strategico dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), in modo da fornire le risorse necessarie per poter coordinare, monitorare e valutare la Strategia. L’Ecri esprime le sue raccomandazioni anche in materia di sgomberi forzati perpetrati dalle autorità italiane ai danni di uomini, donne e bambini rom che vivono negli insediamenti non autorizzati. Sgomberi che “non comportano un miglioramento delle condizioni abitative o igienico-sanitarie ma, anzi, hanno l’effetto involontario di riprodurre altrove la stessa situazione precaria e insalubre che ha portato allo sgombero dal luogo precedente”, sottolinea. Associazione 21 luglio ribadisce l’urgenza di affrontare la questione nelle diverse città, specie da parte degli amministratori locali che risulteranno vincenti alle elezioni di giugno.
 

Savona: le celebrazioni per la Giornata del Rifugiato

Savona – Si celebra lunedì 20 giugno la Giornata mondiale del rifugiato, un’iniziativa internazionale che si vivrà anche nella diocesi di Savona. A organizzare e promuovere la Giornata non ci sono solo realtà diocesane, ma anche quelle impegnate sul medesimo fronte, come Progetto città, le Botteghe della solidarietà di Savona e di Varazze, Rete Radié Resch, Find the cure, Nuovo film studio col patrocinio della Provincia di Savona. La Giornata, in realtà, sarà accompagnata da un intero mese di iniziative, di vario genere. Si coglie così anche la ricorrenza del 65° anniversario della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati, approvata in una conferenza speciale delle Nazioni unite nel luglio del 1951, in risposta alle esigenze manifestatesi durante i due conflitti mondiali e non diminuiti nel periodo successivo. Tre i momenti di maggior richiamo: l’attore e autore senegalese Mohamed Ba, giovedì 16 giugno porterà a Savona “Gli invisibili”, spettacolo teatrale che ripercorre il viaggio di due africani verso una vita migliore e pone a tutti la domanda sul proprio destino e sulla propria sorte se non si fosse nati nel nord del mondo. Domenica 19 giugno la testimonianza di padre Mussie Zerai, prete eritreo giunto in Italia oltre vent’anni fa, dopo una fuga dal regime, e divenuto un vero simbolo dei migranti: a lui hanno a lungo fatto riferimento i viaggiatori in difficoltà, un uomo che si è fatto ponte tra le emergenze in mare e le istituzioni al lavoro per salvarli. In prima linea contro i trafficanti di vite umane, don Zerai è stato anche tra i candidati al premio Nobel per la pace nel 2015. Sul fronte diocesano, invece, la teologa e suora domenicana Antonietta Potente parlerà sabato 2 luglio del senso dell’accoglienza al giorno d’oggi nella vita cristiana.
 

Noi stiamo dalla parte di chi è costretto a fuggire: UNHCR e la Giornata Mondiale del Rifugiato

Ginevra - La Giornata Mondiale del Rifugiato è l’appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si celebra in tutto il mondo il 20 giugno.
Mentre conflitti e violenze spingono sempre più famiglie a lasciare le proprie case, aumentano parallelamente tensioni e preoccupazioni nell’opinione pubblica, spesso alimentate da intolleranza e disinformazione. La Giornata Mondiale del Rifugiato 2016, come appuntamento chiave della Campagna globale #WithRefugees (1 Giugno – 19 Settembre), intende contrastare questo clima di intolleranza e incoraggiare la solidarietà con i rifugiati, spiega l’UNHCR.
“Ogni giorno la guerra spinge migliaia di famiglie a lasciare le proprie case. Persone come te, persone come me. Per fuggire dalla violenza, hanno lasciato ogni cosa alle spalle - tranne le loro
speranze e i loro sogni. L’UNHCR crede che ogni persona meriti di vivere al sicuro. Noi stiamo dalla parte di chi è costretto a fuggire. Tu?”, queste le parole del messaggio della campagna che mira a far conoscere i rifugiati attraverso le lenti dei sogni e delle speranze che appartengono ad ogni persona, in ogni luogo. La speranza/il sogno di prendersi cura della propria famiglia, di avere un lavoro, di andare a scuola, di avere un posto da chiamare casa…
Raccontando storie di persone rifugiate, dei loro sogni e speranze che tutti condividiamo, vogliamo rendere un tema così globale e urgente più tangibile e accessibile al largo pubblico, spiega una nota che invita ad organizzare per la Giornata Mondiale del Rifugiato iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema e a sostenere la campagna #WithRefugees.
La campagna prevede una Petizione per chiedere ai governi di “garantire che ogni bambino rifugiato abbia un’educazione; garantire che ogni famiglia rifugiata abbia un posto sicuro in cui vivere; garantire che ogni rifugiato possa lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità”. Per inviare un messaggio chiaro ai leader mondiali affinché agiscano con solidarietà e condivisione delle responsabilità, la petizione verrà presentata il 19 settembre all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. I materiali della Campagna #WithRefugees sono disponibili sul sito www.unhcr.it/withrefugees.
 

Migrantes Genova: “per vincere la paura del diverso servono incontri, non convegni”

Genova -  “Per superare la paura del diverso servono incontri e non convegni o discorsi”. Così don Giacomo Martino, aiuto pastorale a Genova Sampierdarena e direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Genova spiega quanto emerso grazie al percorso di conoscenza reciproca tra ragazzi italiani e i coetanei richiedenti asilo ospitati nelle strutture genovesi. “Siamo stati contattati da S. Egidio – ha aggiunto – con l’idea di portare alcuni dei giovani migranti, ospitati nelle nostre strutture, a raccontare le loro storie in alcune classi di una sola scuola. Col passare del tempo l’iniziativa ha coinvolto tutte e trenta le classi dell’istituto ed anche il personale tecnico ed ausiliario ha richiesto un incontro appositamente per loro. Alla fine, dai primi incontri previsti in quella scuola siamo arrivati ad organizzarne centinaia in altre dieci scuole diverse”. Il cammino – riferisce l’agenzia SIR -  è stato particolarmente fruttuoso, ha aggiunto: “si è percepito come sia facile passare dalla percezione dello straniero a quella dell’amico semplicemente conoscendo l’altro. E’ stato proprio un bell’incontro umano prima di tutto”. I giovani richiedenti asilo, ha spiegato ancora don Giacomo, “hanno avuto il coraggio di raccontare anche episodi molto personali come alcune sevizie e torture subite ma senza mai cadere nel pietismo, sempre con molta dignità”. Come conseguenza di questi incontri, molti ragazzi genovesi si sono resi disponibili ad insegnare l’italiano ai giovani migranti.
 

Nell’Italia patria degli inattivi gli immigrati lavorano di più

Milano – L’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui il tasso di attività degli immigrati supera quello degli altri cittadini. Può sembrare scontato che gli stranieri rispetto agli italiani abbiano più bisogno di trovare rapidamente un lavoro e che quindi vadano ad arricchire, nelle statistiche sull’occupazione, la schiera degli “attivi”, che mette assieme chi ha un’occupazione e chi la sta cercando.
In realtà però i dati pubblicati ieri dall’Eurostat mostrano che nella maggioranza dei paesi dell’Unione europea il tasso di attività dei cittadini locali è superiore a quello degli immigrati extra europei: la media è del 77,3% per i primi e del 69,8% per i secondi. Olanda, Finlandia, Germania e Francia sono i paesi in cui questa differenza è più ampia: nel caso di Berlino, per esempio, il tasso di attività dei tedeschi (83%) è superiore di quasi venti punti rispetto a quello degli immigrati non europei (64,7%). Da un punto di vista di integrazione questo è un problema: se gli immigrati, per scelta o per forza, non sono disposti a lavorare e restano fuori dalla vita economica integrarli nella società che li ospita diventa molto più complicato. Nel nostro paese questo problema non c’è. L’Italia fa parte di un gruppetto di nove paesi (ci fanno compagnia Grecia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Cipro, Ungheria e Repubblica Ceca) nei quali il rapporto tra locali e stranieri è invertito. Nel nostro paese il tasso di attività degli immigrati non europei è del 72,6%, un dato migliore della media europea (che è al 69,8%) ma non certo esaltante, considerato che siamo decimi nella “classifica” dell’attività degli stranieri. Ma quel 72,6% è sufficiente per consentire agli immigrati in Italia di superare la media nazionale, dato che gli italiani hanno un tasso di attività del 67,9%, che è di gran lunga il più basso dell’intera Unione europea (in nessun altro paese si riscontra un dato inferiore al 70% e siamo di oltre dieci punti sotto la media dell’Ue). Difficilmente, insomma, possiamo usare questi numeri per proporci come esempio di integrazione lavorativa degli stranieri. Restiamo piuttosto un esempio negativo di partecipazione al lavoro in generale e di integrazione lavorativa delle donne in particolare, dato che il tasso di attività femminile (50,4%) è il penultimo d’Europa, migliore solo di quello della piccola Malta. Anche in questo caso le straniere, con il loro 56,4%, superano le italiane. Il tasso di attività, però, non dice tutto: un conto è cercare lavoro, un conto è lavorare davvero. Se si guarda alla disoccupazione i numeri Eurostat mostrano quanto l’integrazione degli stranieri sia difficile per tutti: in Svezia, caso tra i più gravi, il tasso di disoccupazione degli stranieri è del 30,3%, quello degli svedesi del 6,4%. In Germania la disoccupazione dei tedeschi è al 4,1%, quella degli stranieri al 12%.
La media europea è una disoccupazione al 19,1% per gli stranieri e dell’8,9% per i locali. L’Italia, dove è senza lavoro il 16,7% degli immigrati e l’11,4% dei "locali", vista in quest’ottica è quasi un esempio positivo. (Pietro Saccò- Avvenire)
 
 

Sora: le parrocchie aprono le loro porte ai profughi

 Sora – La Caritas e l’ufficio Migrantes della diocesi di Sora- Cassino-Aquino-Pontecorvo, stanno rispondendo all’appello della Prefettura di Frosinone, che sta affrontando l’emergenza profughi causata dagli ultimi sbarchi. Dopo le concitate comunicazioni di questi giorni, gli arrivi si stanno succedendo di continuo e proseguiranno di certo fino a raggiungere il limite di capienza delle strutture. Sono arrivati presso il centro servizi Caritas “Cittadini dal mondo” di Sora, una trentina di ragazzi provenienti da Somalia, Marocco, Camerun, Congo, Guinea Conakry, Sierra Leone, Sudan, Ciad, Eritrea, in attesa di essere inviati presso altre strutture del territorio convenzionate con la Prefettura. Con questi ultimi arrivi la  diocesi raggiunge la quota degli attuali settanta immigrati accolti e accompagnati a definire il loro status, nella speranza di ottenere un permesso di soggiorno in Europa. La Caritas diocesana ha accolto senza copertura economica diverse persone, anche attraverso il progetto «Map».Hanno già dato la disponibilità immediata alcune parrocchie della diocesi, in particolare la parrocchia di Santa Maria Assunta a Posta Fibreno e la parrocchia di San Simeone Profeta ad Alvito, che hanno attivato, proprio in queste ore, l’accoglienza di nove persone. Intanto la parrocchia di Santa Maria e San Marcello a San Donato Val Comino ha dato alloggio in questi mesi ad altre cinque persone. Il grazie va ai parroci, monsignor Antonio Lecce, don Alberto Mariani e a don Akuino Toma Teofilo per la disponibilità e per l’animazione della loro comunità parrocchiale, e alle tante persone che volontariamente e volentieri prestano la propria opera di sostegno e soccorso. Tutto questo è reso possibile a partire dalla sollecitudine del vescovo Mons. Gerardo Antonazzo, che ha collaborato con la Prefettura di Frosinone e ha messo a disposizione personale, locali e risorse della Chiesa locale. (fonte LazioSette)
 

Feltre: i migranti islamici portano in spalla la statua di Maria

Feltre - Domenica, vigilia dell’inizio di ramadan, otto profughi musulmani ospiti a Feltre prima hanno pregato per conto loro e poi hanno portato a spalla la Madonna dell’inutile, alternandosi lungo undici chilometri a piedi con i ragazzi di Villa San Francesco, la comunità che ha organizzato la processione (lo fa ogni 5 anni). E poi con i volontari dell’Unitalsi, gli alpini, altri giovani, alcune mamme, perfino i sindaci con tanto di fascia tricolore e alcune parlamentari. In un pomeriggio di sole e pioggia, i numerosi pellegrini hanno pregato, cantato e riflettuto. La statua della Madonna nasce una ventina d’anni fa da un’idea dell’allora arcivescovo Loris Capovilla, scomparso lo scorso 26 maggio, che a un amico scultore ha suggerito di confezionarla con rottami di ferro e altri rifiuti.
E Capovilla stesso l’ha donata alla comunità, diretta da Aldo Bertelle, fondata dal Cif del patriarcato di Venezia e inaugurata dall’allora patriarca Angelo Roncalli. Tra i minori assistiti, anche alcuni immigrati senza genitori. E sono stati proprio costoro ad invitare i profughi. «Penso agli 8 profughi musulmani che hanno portato la Madonna nel tratto iniziale e poi anche per una seconda tappa nel lungo cammino che ci ha portati qui alla meravigliosa Cooperativa Arcobaleno – ha detto Giuseppe Andrich, vescovo emerito di Belluno-Feltre –. Ora abbiamo un Papa che parla di “scarti”. Tutti noi siamo rappresentati da questa Madonna perché la vita è attraversata da sentimenti d’inutilità, di perdita di senso, magari anche solo per un attimo. Ciascuno di noi talvolta è “scarto”».
Vescovi e sacerdoti, alternatisi nella preghiera, hanno indossato stole donate alla comunità da papa Francesco, da Giovanni Paolo II, da Giovanni XXIII, da Capovilla o da don Diana. Il Rosario che Andrich ha sgranato era la corona che Giovanni XXIII recitava prima della morte. «Essere niente, eppure figli amati sempre – ha evidenziato Andrich – perché la misericordia di Dio non ha confini, non esclude nessuno, ama tutti». (Francesco Dal Mas – Avvenire)
 

Migrantes Lodi: un successo la festa dei popoli

Lodi – “Se ci conosciamo, non abbiamo paura l’uno dell’altro”. Questo il messaggio centrale della Festa dei Popoli svoltasi il 2 giugno scorso  a Casalpusterlengo con il titolo “Incontrarsi per conoscersi e vivere insieme”, che ha avuto in mattinata un momento pubblico in Piazza del Popolo ed è proseguita all’oratorio con il pranzo e la sfida sportiva tra continenti. Diverse le realtà di Casalpusterlengo che quest’anno hanno ospitato la Festa organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes: con la parrocchia e la comunità civile anche ProLoco, gruppo missionario, Acli, Caritas, Azione cattolica e Centro islamico.
Proprio dal Centro culturale islamico in mattinata è partito il corteo che poi ha raggiunto la piazza dove sono intervenuti il sindaco Gianfranco Concordati, il parroco don Pierluigi Leva, il rappresentante della comunità islamica e il direttore dell’Ufficio Migrantes don Antonello Martinenghi.
Nel giorno del 70esimo della Repubblica Italiana, non è mancato un riferimento alla Costituzione che riconosce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione. E si è osservato un minuto di silenzio in ricordo del giovanissimo casalino Aaron Bertoncini e dei bambini e dei ragazzi che hanno perso la vita nel Mare Mediterraneo. Dopo gli stand con musica e danze, la Festa è proseguita all’oratorio “Casa del Giovane” dove il pranzo è stato condiviso dai gruppi provenienti da Nigeria, Egitto, Senegal, Marocco, Togo, Camerun, ma anche Ecuador, Perù e Bolivia, con qualche rappresentante dell’Est Europa.
Presenti poi i giovani di Burkina Faso e Mali, tra i richiedenti asilo a Casalpusterlengo. Insieme al parroco e a don Martinenghi c’erano gli altri sacerdoti della parrocchia, don Giuseppe
Spizzi e don Emanuele Campagnoli, oltre a don Andrea Tenca direttore di Caritas lodigiana e a don Angelo Dragoni assistente dei cattolici latino americani.
“Grazie per averci ospitato qui, ci sentiamo accolti”, ha detto il rappresentante della comunità islamica. Tra le giovani mamme egiziane c’era anche la mediatrice culturale Khattab Azza. Nel pomeriggio, spazio alla partita di calcio: arbitro nigeriano, uno dei portieri con la maglia del Qatar Airlines ad avvertire: “Bella zio, vieni a fare la foto di rito”. Commenta don Martinenghi: “Per il primo anno abbiamo avuto la forte presenza islamica e un momento pubblico in piazza. Il prossimo anno la Festa sarà legata al centenario di Santa Francesca Cabrini”. (Il Cittadino)
 

I migranti in campo:un calcio ai pregiudizi

Taranto - Si chiamano Talsano Africa United e sono l’esempio di come il calcio possa fare meraviglie quando è messo al servizio dell’inclusione sociale e dell’integrazione. Vengono da Senegal, Gambia, Guinea. Sono in 22, tutti richiedenti asilo classe 1997 e 1998, ed insieme hanno vinto il campionato provinciale juniores, battendo i coetanei del Villa Castelli, provincia
di Brindisi.
A Taranto, i dirigenti dell’associazione sportiva dilettantistica Talsano, nata anni fa nella parrocchia Madonna di Fatima, li hanno notati giocare in un campo abbandonato, nei pressi del centro di prima accoglienza in cui sono ospiti. Subito hanno proposto all’ong Salam, che gestisce la struttura, di poterli tesserare. Così nel dicembre scorso sono iniziati gli allenamenti, guidati da mister Diego Lecce e dal vice Jawo Alfusaney, anch’egli ospite del centro, che si è prestato a tradurre e dare una mano nei consigli tattico-tecnici.
Ogni settimana una partita in un paese diverso della provincia, per provare a vincere diffidenza e pregiudizi.
La serata di premiazione, con tanto di trofeo, targhe ed attestati è stata aperta da un momento di preghiera interreligioso, guidato dal sacerdote del quartiere e da uno dei ragazzi di fede islamica. Tanta l’emozione dei calciatori nel vedere le loro foto sui quotidiani locali.
“Volevamo lanciare un segnale e ci siamo riusciti. I ragazzi – racconta il presidente Giuseppe Fornaro – uscivano tra gli applausi degli avversari a fine gara. Il divario atletico e tecnico ha fatto il resto ma questa è prima di tutto la vittoria del cuore”. (Marina Luzzi – Avvenire)
 
 

Il 21 giugno la Festa della Musica

Roma -  A partire da quest'anno, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo promuove la Festa della Musica, in collaborazione con i Ministeri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Giustizia, della Difesa, dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Salute, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’ANCI e con il supporto di SIAE.
Nata in Francia più di 30 anni fa, la Festa della Musica è diventata ormai da tempo un evento di dimensione europea, in cui strade e piazze delle nostre città, ma anche ospedali, conservatori, teatri, centri culturali, stazioni ecc. diventano per un giorno, il 21 giugno, lo scenario di esibizioni musicali di ogni genere.
Il sabato precedente, la Capitale italiana della cultura (quest'anno Mantova) ospita l'anteprima della Festa, tutta dedicata ai giovani.
Naturalmente, in questo contesto il ruolo degli Enti Locali è fondamentale. Da qui l’invito a tutte le città d'Italia a partecipare, iscrivendosi al sito www.festadellamusica.beniculturali.it. Da quest’anno le iscrizioni, che dovranno pervenire complete di programma entro e non oltre il 10 giugno, saranno completamente gratuite per le amministrazioni, che dovranno solo nominare un referente che segua il cartellone della città.
 

“ESTATE in cammino da MIGRANTI” con le missionarie secolari scalabriniane

Stoccarda-Solothurn - Davanti alle realtà così provocanti e drammatiche dei rifugiati e profughi in tutto il mondo, ci si sente piccoli, non si sa più cosa dire, cosa fare.
E tu dove andrai quest’estate?
Fuggire lontano?  Per qualche settimana? Partire?… mmm forse...  Ma se si evade per pochi giorni, le domande restano dentro… queste persone non sono più lontane, ma nostri vicini di casa, compagni di viaggio, di studio, cercano qui in Europa, come noi, un futuro. Diventare amici è possibile e diventa occasione di conoscere la realtà non da fuori, ma da dentro.
E allora sì, partire, ma con gli altri, mettersi in viaggio insieme, accettando la sfida della condivisione e della ricerca del senso più profondo di ciò che stiamo vivendo e che si va preparando per il Futuro. Anche noi, tutti migranti!
Nei Centri Internazionali qui in Europa e in America Latina impariamo insieme a lasciarci trasformare nel nostro modo di pensare, di vedere, di relazionarci con l’altro, lasciandoci stupire da ogni diversità. L’incontro tra giovani di diverse culture, lingue, nazionalità e fedi religiose che vivremo anche quest’estate (visita in carcere o a un centro di prima accoglienza, momenti di preghiera e di festa, scambio di vita…) diventerà occasione di sperimentare passi nuovi di dialogo e di accoglienza dell’altro e di anticipare già nell’oggi il futuro verso cui camminiamo: una comunione nella diversità.
Dove? Quando? Quanto costa? Come ci si iscrive?
Ci sono due proposte europee, in Svizzera, Solothurn dal 14 agosto (domenica) al 20 agosto (sabato) e in Germania, Stoccarda, dal 2 al 4 settembre (fine settimana).
Per partecipare non ci sono quote fisse. Nella nostra storia e nel nostro quotidiano missionario, sperimentiamo sempre di nuovo che la scelta della comunione dei beni, sia materiali che spirituali, può diventare fermento di criteri nuovi nel mondo.  
Questo stesso stile di vita, che si ispira ai primi cristiani (cfr. Atti 4,32) e va decisamente contro corrente, lo vivremo anche in questi due incontri estivi: ognuno, con semplicità, offre ciò che può per contribuire alle spese delle giornate che vivremo insieme; sarà già un segno visibile di una comunione più profonda di vita e di fede.
Per info e iscrizioni consulta il sito www.scala-mss.net e chiamaci o scrivici, entro la fine di giugno. (B.M.)
 
 

Migrantes: “il sonno della ragione genera mostri”

Roma - “Il sonno della ragione genera mostri”. Questa frase pronunciata dal grande costituzionalista Piero Calamandrei può aiutarci a leggere alcune reazioni politiche all’intervista a un quotidiano italiano del Segretario generale della CEI, il Vescovo Nunzio Galantino della settimana scorsa.
Il Segretario della CEI nell’intervista partiva dalla crescita drammatica del numero degli arrivi e di morti in mare di migranti in fuga e che guardano all’Europa per  ricordare, da una parte le ragioni economiche e politiche internazionali che sono alle origini delle migrazioni forzate oggi  (guerra, disastri ambientali, sfruttamento, tratta…)  e, dall’altra, per proporre la creazione di  un sistema europeo e mondiale di “corridoi umanitari”, previsti dal diritto internazionale, che diventassero una sorta di collocamento guidato e in sicurezza dei richiedenti asilo, che sostituisse il purtroppo fallito loro ricollocamento  previsto dalle direttive europee (solo 1000 persone su 65.000 ). Un’azione politica efficace, condivisa – quella dei ‘corridoi umanitari’ - che avrebbe, tra l’altro, inferto un duro colpo ai trafficanti di esseri umani, primi finanziatori del terrorismo internazionale: un’azione che ‘il sonno della ragione’ non ha preso in considerazione. Come non sono state prese in considerazione le riserve sulla creazione di ‘hot spot galleggianti’  nel Mediterraneo – tra l’altro in questi giorni condivise  da tutte le Organizzazioni internazionali e dagli stessi organismi europei – semplicemente perché non sarebbe  tutelato il diritto personale alla protezione internazionale, ma anche perché non sarebbe chiarito il destino di chi non avesse visto riconosciuto tale diritto. La poca attenzione, poi, alle esperienze di cooperazione internazionale della Chiesa – forte di oltre 40 anni di progetti  e microrealizzazioni di Caritas Italiana e della FOCSIV, con 12.000 operatori e volontari nei Paesi più poveri del mondo – e alla proposta di rafforzare progetti di rimpatrio assistito, laddove è possibile, e per creare le condizioni di una vita dignitosa nei Paesi di origine dei migranti, dimostra come ‘aiutiamoli a casa loro’ per qualcuno  è più uno slogan elettorale, un’opinione qualunquista o, peggio ancora, un modo nuovo per creare semplicemente dei campi profughi nei Paesi di origine o disponibili all’accoglienza (è ancora triste il ricordo dei campi profughi in Libia dopo le primavere arabe del 2011, dove sono spariti centinaia di giovani, di cui ancora oggi le madri del Marocco e della Tunisia sperano di ritrovare almeno i corpi). Infine, il Segretario generale invitava a ripartire dalla legalità, da un permesso di soggiorno per protezione umanitaria per chi non ha diritto all’asilo – previsto dalla legislazione vigente in tema di immigrazione e asilo – a coloro che oggi – circa 100.000 persone – sono ospiti nei CAS, nei CARA, così da evitare ulteriori storie di sfruttamento che indignano l’opinione pubblica quando  capitano in Turchia, ma passano sotto silenzio quando sono a casa nostra: un modo intelligente per valorizzare percorsi di accoglienza in atto e risorse impegnate. Invece, ‘il sonno della ragione’, alimentato da superficialità, interessi elettorali, populismi di maniera, continua a generare mostri: morti innocenti, sfruttamento, abbandono, muri e conflittualità sociale. Ancora una volta ai naufragi che generano morte corrisponde il naufragio di una politica demagogica. (Mons. Gian Carlo Perego – Direttore generale Migrantes).
 
 

“Fammi vedere”: il concorso del Cir sul diritto d’asilo

Roma - “Fammi vedere” è il titolo del terzo concorso di cortometraggi sul diritto d’asilo - della durata massima di due minuti - promosso dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir). Il termine ultimo per presentare i video prodotti è il 15 ottobre 2016.
I temi dei cortometraggi devono riguardare il mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati, trattando aspetti legati all’accoglienza e all’integrazione delle persone che fuggono da persecuzioni, violenze e torture e che cercano protezione in Italia. Gli autori devono mettere al centro del racconto la persona umana, i suoi diritti, le sue necessità, la sua dignità tramite il linguaggio cinematografico e il proprio originale punto di vista.
Entro il 20 ottobre 2016 la segreteria tecnica del Cir selezionerà tra i partecipanti un numero massimo di quindici cortometraggi che saranno sottoposti al giudizio di un comitato ristretto della giuria che individuerà i cinque finalisti. I tre corti vincitori del concorso otterranno rispettivamente un premio di 1.000/500/300 euro.
 

Mons. Galantino: forse possiamo fare di più nell’accoglienza in Italia

Roma - “L’Europa opulenta di mezzo miliardo di persone non può rifiutare l’accoglienza di un numero maggiore di richiedenti asilo e rifugiati scaricando la responsabilità di accogliere oltre 2 milioni di richiedenti asilo e rifugiati a un Paese extraeuropeo come la Turchia. Anche il nostro Paese, che si sta distinguendo per il salvataggio in mare di molti migranti deve fare un passo avanti, strutturando un piano diffuso di accoglienza nei comuni italiani”. E’ quanto ha scritto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, sull’edizione del “Sole 24 Ore” di sabato scorso, in un articolo dal titolo “Il grido silenzioso dei sommersi”.
Il segretario generale della CEI affronta l’emergenza migratoria e segnala le numerose vittime dei giorni scorsi, tra cui molti bambini. Parla di “una strage silenziosa, un bollettino di guerra che si ripete regolarmente, che vede già dall’inizio dell’anno oltre 2.500 morti e dispersi”. “Da queste morti – scrive - sale un grido di pace, anzitutto. I morti parlano. Anzi gridano. I 19 conflitti alimentati negli ultimi sei anni anche da armi europee, la cui vendita è cresciuta a dismisura negli ultimi tre anni, alimentano le migrazioni forzate anche sulle nostre coste, dove le nazionalità più rappresentate sono Eritrea e Nigeria, paesi di antichi e nuovi conflitti”. Inoltre “da queste morti viene un grido di accoglienza”.
Oggi, spiega Galantino, “sono accolti in Italia circa 120mila richiedenti asilo e rifugiati, di cui 23mila nelle strutture ecclesiali: forse possiamo fare di più in un Paese di 60 milioni di persone. Forse possiamo fare di più anche come comunità ecclesiali, rispondendo all’appello fatto alle Chiese in Europa da Papa Francesco, il 6 settembre scorso”.
Per Mons. Galantino da queste morti “ritorna anche una richiesta forte di cooperazione internazionale. Si parla di un piano per l’Africa, ma sembra essere ancora una volta un piano dell’Europa per lasciare ai Paesi dell’Africa sub-sahariana o del Corno d’Africa la responsabilità di riprendere o non far partire i migranti. Un piano per l’Africa chiede di fermare le multinazionali che stanno acquistando migliaia di ettari e cacciando le persone e le loro famiglie; chiede di ripartire dai beni essenziali – scuola, salute, lavoro – valorizzando e implementando” non macro-realizzazioni, ma microrealizzazioni, “valorizzando la rete di centinaia di associazioni e ong anche italiane e dei 12mila cooperatori e volontari”. I mille progetti “che in questo anno giubilare come Chiese in Italia siamo chiamati a realizzare vanno proprio in questa direzione: segni di diritto, quello a vivere nella propria terra, che oggi è negato non solo dalle guerre, dai disastri ambientali e dalla persecuzione politica, ma anche dalla fame, dalla mancanza di acqua, di strutture sanitarie, di scuole soprattutto nell’Africa sub-sahariana”.
 
 

Migrantes: giovedì a Milano la presentazione del volume “La follia del partire, la follia del restare”

 
Milano – “La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell'emigrazione italiana in Australia alla fine dell'Ottocento”, di Simone Varisco, edito da Tau e promosso dalla Fondazione Migrantes sarà presentato a Milano giovedì 9 giugno alle ore 17.00 all'Uban Center di Galleria Vittorio Emanuele II 11/12.
Attraverso un approccio storico, il volume tratta il tema d'attualità della malattia mentale connessa al fenomeno migratorio. Un disagio che colpisce, ieri come oggi, tanto gli italiani che lasciano il nostro Paese quanto coloro che giungono in Europa.
Oltre all'autore, storico e ricercatore, interverranno all'incontro Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes; Alberto Passerini, Psichiatra, Psicoterapeuta, Presidente e fondatore della S.i.s.p.i. di Milano e Cristina Pasqualini, ricercatrice di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica di Milano. I lavori saranno moderati da Paolo Bustaffa, coordinatore di Eurcom - Giornalisti per l'Europa.