Primo Piano

Confederazione Europea dei Sindacati (CES):”Iniziativa sindacale per i rifugiati”

Roma – Si svolgerà mercoledì 15 giugno presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi di Roma l’ “Iniziativa sindacale per i rifugiati” promossa dalla Confederazione europea dei Sindacati (CES). All’incontro interverranno Luca Visentini, Segretario generale della CES; Susanna Camusso, Segretaria generale della CGIL; Annamaria Furlan, Segretaria generale della CISL e Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL. Con loro anche delegazioni sindacali di 13 paesi.
I partecipanti adotteranno una dichiarazione dove chiederanno a tutti gli stati membri dell’Unione Europea di “aprire dei canali sicuri e legali per i richiedenti asilo” e di “porre fine ai pagamenti verso la Turchia come modo per sfuggire ai propri obblighi internazionali”; “sostenere tutti gli individui e le organizzazioni impegnate a dare ai richiedenti asilo una vita sicura e dignitosa in Europa”; “includere i rifugiati nel mercato del lavoro, assicurando pari condizioni di lavoro e remunerazioni per i rifugiati e i lavoratori locali”; “investire nei servizi pubblici e nella crescita economica a beneficio delle comunità locali e dei rifugiati”.
 
 

Premio L’anello debole 2016: in finale il video Migrantes sui giovani in Australia

13 Giugno 2016 - Capodarco di Fermo - 19 cortometraggi divisi in 5 categorie, per una durata complessiva di 3 ore e 11 minuti. Sono i video finalisti del premio L’anello debole 2016, che il 24 giugno saranno proiettati durante la “Notte dei corti” all’interno del Capodarco L’Altro Festival. Tra questi il video di Matteo Maffesanti “88 giorni nelle farm australiane”, una faccia inedita dell’emigrazione italiana contemporanea allegato al volume “Giovani Italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” di Michele Grigoletti e Silvia Pianelli. Dalle decisioni della giuria di qualità è emerso come sempre un ricco assortimento di temi, ma anche connessioni tra le opere che hanno determinato casualmente i focus di questa edizione. Tra essi, l’immigrazione, la disabilità, la condizione delle donne, l’infanzia a Gaza, la precarietà di giovani e adulti. E alcuni sguardi originali su come possono cambiare le visioni del nostro corpo. I video della realtà erano divisi quest’anno nei Corti (fino a 30’ di durata) e nei Cortissimi (fino a 6’) e gli 8 finalisti sono tutti italiani. Le 5 opere per i Corti della realtà sono, oltre al volume  “88 giorni nelle farm australiane”, “Oro bianco, lavoro nero”, sui migranti del moscato piemontese; “Addio Turchia” e “Dalla Siria all’Europa a tutti i costi”, le due opere sull’esodo dei migranti nel 2015 scelte tra le numerose selezionate “Nata viva”, storia di una donna “che per i primi 5 minuti della sua vita non ha respirato”. Tre i finalisti per i Cortissimi della realtà: “Marian”, su un misterioso senzatetto giardiniere; “Anche su una gamba sola” (con animazione), su cosa succede se un prestigioso docente universitario ha un infortunio; “La piscina di Gaza”, il progetto visionario e concreto di un istruttore di nuoto. Stessa distinzione per gli 8 video di fiction, provenienti per metà da autori stranieri: le 5 opere per i Corti di fiction sono: “Bellissima”, sull’amore per una ragazza esclusa; “The postmodern pioneer plaque” (Serbia/Spagna), su come ci presenteremmo oggi ad ipotetici abitanti di altri pianeti; “We can’t live without cosmos” (Russia, animazione), la struggente amicizia tra due aspiranti astronauti; “Getting fat in a healthy way” (Bulgaria/Germania); “Quasi eroi”, l’amore tenero e stralunato tra due giovanissimi di periferia. Tre i finalisti per i Cortissimi di fiction: “La sua Africa”, parodia dell’impegno nella cooperazione internazionale; “112” (Argentina/Spagna), su una strana telefonata a un servizio di pronto intervento; “One day in july” (animazione), con cui si ritorna tragicamente sulla spiaggia di Gaza. Infine, sono tre i finalisti per la categoria dei video Ultracorti (fino a 60”): “L’amore al tempo della carta” (animazione), sul riciclo; “Una donna”, sul trucco quotidiano di una bellissima ragazza; e lo spot “Autismo” (animazione) realizzato dalla Rai per la giornata mondiale del 2 aprile 2016. Nella maratona della “Notte dei corti” del 24 giugno, oltre a vedere tutti questi video, il pubblico potrà conoscerne anche gli autori che saranno intervistati da Andrea Pellizzari. Chi fa parte della giuria popolare potrà inoltre dare un voto alle opere e questa valutazione, insieme a quella già espressa dalla giuria di qualità, determinerà i vincitori che saranno premiati sabato 25 giugno. La stessa giuria ha invece deciso di non designare alcun finalista per categoria Audio cortometraggi.

Mons. Perego: “giovani e migranti in fuga”

Milano – «L’Italia non solo è in crisi sul piano economico, ma la più grande crisi è quella di aver perso capacità di attrazione persino sugli immigrati, che stanno abbandonando l’Italia (con una crescita di soli 11 mila unità). Per non dire dell’incapacità ad attirare il mondo della ricerca, della scuola e dell’università». Don Giancarlo Perego è costretto a usare argomenti da economista per spiegare, lui che è direttore della fondazione Migrantes della CEI, il declino di un Paese da rianimare.
Qual è il dato che più dovrebbe preoccupare?
Le cifre erano note. Ma per vedere numeri di questo genere occorre tornare al Dopoguerra, quando l’Italia non vedeva capacità sufficiente per sfamare la sua gente. Sono infatti sempre di più gli italiani che emigrano. Le nostre missioni all’estero ci segnalano continuamente giovani e famiglie che bussano alla porta cercando un alloggio, un lavoro. Tanti partono all’avventura, senza neanche sapere dove andare, ma sapendo che in Paesi come la Germania, dove abbiamo 67 missioni, si può sperare di sfamare la famiglia o si possono mettere a frutto i propri studi. E poi bisogna riflettere sugli immigrati.
In quale modo?
Sono 107 mila i lavoratori connazionali che hanno lasciato l’Italia a fronte di 30mila lavoratori stranieri che sono arrivati. Da solo questo dato è in grado di sfatare tante leggende. Perciò non è più prorogabile una riflessione seria sulle politiche migratorie.
Da cosa suggerisce di cominciare?
Dall’ammettere che non si va da nessuna parte con scelte orientate alla chiusura, alla distinzione tra italiani stranieri. Occorre affrontare il tema della cittadinanza, valorizzando l’immigrazione con buone politiche familiari, a fronte di una drammatica denatalità. Questo è il tema vero per l’Italia del futuro». (Nello Scavo – Avvenire)
 

Fond. Di Vittorio: senza stranieri economia al collasso

Roma - L’economia italiana può fare a meno dei lavoratori stranieri? No, secondo lo studio della Fondazione Di Vittorio della Cgil. Nel 2015 i residenti stranieri in Italia erano circa 5 milioni (con un aumento di circa 3,5 milioni rispetto al 2003), di cui più del 70% non comunitari. Sono concentrati nelle regioni centro-settentrionali (poco meno dell’85%) e sono mediamente più giovani degli italiani (gli over 64 sono meno del 3% mentre tra i residenti di cittadinanza italiana la stessa percentuale supera il 21%). Gli immigrati - prosegue lo studio - contribuiscono in misura crescente a produrre ricchezza: nel 2014 il loro apporto è stimato in circa 125 miliardi di euro, pari all’8,6% del pil totale. Questa produzione di ricchezza viene adeguatamente retribuita? Il dato reso noto dalla Cgil è impietoso: a parità di ore lavorate, gli stranieri guadagnano circa un quarto in meno degli italiani e, nel corso dell’ultimo quinquennio, la distanza si è ulteriormente ampliata.
 
 

Mons. Galantino: “grati del riconoscimento” di Mattarella per l’impegno della Chiesa italiana sui migranti

Roma - "Oltre al grande impegno della Chiesa italiana sul fronte dell’accoglienza, ormai da vent’anni stiamo portando avanti un lavoro importante nei Paesi di partenza. Soltanto nel 2015 abbiamo sostenuto 748 progetti, per un totale di oltre 93 milioni di euro derivanti dai fondi dell’Otto per mille. E il trend è in continua crescita”. Lo dichiara al Sir monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, che ha incontrato il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla vigilia del convegno promosso dal Settore per la Catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale sul tema “… e tu mangerai sempre alla mia tavola” (2 Sam 9,1-13) in programma nell’Aula Paolo VI. Oltre a parlare dell’argomento dell’incontro, Mons. Galantino ha colto l’occasione per dialogare con Mattarella del “tema dell’immigrazione, che ci sta particolarmente a cuore come Chiesa italiana”: “Siamo grati del riconoscimento del Presidente per il nostro impegno”.
 
 

ISTAT: 200 le nazionalità presenti in Italia

Roma - Sono circa 200 le nazionalità presenti nel nostro Paese; per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (22,9%) seguita da quella albanese (9,3%).
Il dato è contenuto nel Rapporto demografico annuale diffuso oggi dall'Istat. Al 31 dicembre 2015 in Italia risiedono  60.665.551 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera (8,3% dei residenti a livello nazionale, 10,6% al Centro-nord).
Nel corso del 2015 il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità.
Il movimento naturale della popolazione ha fatto registrare un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 162 mila unità. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 66 mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto più ampio e pari a 227.390 unità.
Continua la diminuzione delle nascite in atto dal 2008. Nel 2015 i nati sono meno di mezzo milione (-17 mila sul 2014) di cui circa 72 mila stranieri (14,8% del totale).
I decessi sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. Si tratta di un incremento sostenuto, da attribuire a fattori sia strutturali sia congiunturali. L'eccesso di mortalità ha riguardato i primi mesi dell'anno e soprattutto il mese di luglio, quando si sono registrate temperature particolarmente elevate per un periodo di tempo prolungato.
Il movimento migratorio - spiega il rapporto ISTAT - con l'estero mostra un saldo positivo di circa 133 mila unità, seppure in flessione rispetto agli anni precedenti.
Restano stabili le iscrizioni dall'estero, pari a 280.078 e per il 90% riferite a stranieri. Le cancellazioni per l'estero sono invece in aumento, superano le 100 mila per gli italiani (di nascita e naturalizzati) mentre sono quasi 45 mila per gli stranieri.
Si conferma la maggiore attrattività delle regioni del Nord e del Centro, verso le quali si indirizzano i flussi migratori provenienti sia dall'estero sia dall'interno.
Prosegue la crescita delle acquisizioni di cittadinanza: ammontano a 178 mila i nuovi cittadini italiani nel 2015.
 
 

Cinema e migrazioni: da oggi una rassegna a Roma

Roma - Da questa sera l'associazione DUN online e l'associazione Eidos  promuovono da stasera una rassegna su cinema e migrazione dal titolo S-CAMBIAMO IL MONDO con il patrocinio di Amnesty International, Ministero dei Beni Culturali, Associazione Italiana Psicologia Analitica
La rassegna realizzata con la collaborazione della Cineteca Nazionale e del Centro Sperimentale di Cinematografia si svolgerà a Roma presso la Sala Trevi fino a domenica 12 giugno.
Alla proiezione dei film prescelti sul tema della migrazione si alterneranno incontri di riflessione e scambio tra registi, personaggi della cultura, psicoanalisti, filosofi, sociologi.
La rassegna è a esclusivi fini umanitari, l’ingresso è libero. Saranno presenti tra il pubblico esponenti delle culture extra europee e seconde generazioni di migranti.


 

#WITHREFUGEES: la campagna globale dell’UNHCR

Ginevra – E’ partita ieri la campagna #WithRefugees, promossa dall’UNHCR in occasione della  la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra  il 20 Giugno.
La campagna, che durerà fino al 19 settembre, ha come obiettivo quello di far conoscere i rifugiati attraverso i loro sogni e le loro speranze: prendersi cura della propria famiglia, avere un lavoro, andare a scuola, avere un posto da chiamare casa. 
Per mostrare ai leader mondiali che il pubblico globale sta dalla parte dei rifugiati, l’UNHCR lancia la petizione #WithRefugees per inviare un messaggio ai governi affinché lavorino insieme e facciano la loro parte per i rifugiati. La petizione #WithRefugees verrà presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Quartier Generale ONU a New York il 19 Settembre, e chiede ai governi di garantire che ogni bambino rifugiato abbia un’educazione, che ogni famiglia rifugiata abbia un posto sicuro in cui vivere, che ogni rifugiato possa lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità.
La petizione, le storie dei rifugiati e delle rifugiate, le testimonianze di solidarietà di volti famosi della cultura, dello sport e dello spettacolo, nonché informazioni sugli eventi in programma sono disponibili sul sito della campagna
Tanti gli eventi di celebrazione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che culmineranno nella giornata di lunedì 20 giugno. L’evento principale a Firenze con una tavola rotonda, spettacoli, etc.
 
 

Spettacolo viaggiante: il 16 giugno Giubileo con Papa Francesco

Città del Vaticano - Rappresentanti del mondo dello spettacolo viaggiante e popolare saranno ricevuti in Udienza speciale da Papa Francesco , giovedì 16 giugno, in occasione del pellegrinaggio a Roma nell’Anno Santo della Misericordia.
Professionisti del circo, esponenti di associazioni, esercenti di luna park e delle fiere, artisti di strada, madonnari e burattinai, componenti di bande musicali e di gruppi folcloristici si incontreranno a Roma per un pellegrinaggio di due giorni, che prevede la Messa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere (mercoledì 15 giugno) e l’Udienza (giovedì 16 giugno). 
Sono attesi circa 6.000 partecipanti provenienti dall’Europa (Francia, Germania, Italia, Olanda, Romania, Spagna, Svizzera, Ucraina e Ungheria), dall’America (Argentina, Canada, Cile, Perù e Stati Uniti d’America) e dall’Africa (Kenya).
L'organizzazione dell’evento è promossa dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in collaborazione con la Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, l’Ufficio “Migrantes” della Diocesi di Roma e Associazioni di categoria (particolarmente Ente Nazionale Circhi e Associazione Nazionale Esercenti dello Spettacolo Viaggiante, ambedue dell’Italia).  Il programma prevede alle 18,30 di mercoledì 15 giugno, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, messa celebrata dal card. presieduta dal card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. A seguire, dalle 21,15 alle 23,00, vari artisti metteranno in scena diversi spettacoli in piazza di Santa Maria in Trastevere.
Alle 7,30 di giovedì 16 giugno  i pellegrini sfileranno in corteo lungo Via della Conciliazione fino a Piazza San Pietro, dove alcuni di loro si esibiranno in varie forme d’arte. I partecipanti si dirigeranno in Aula Paolo VI, dove saranno ricevuti in Udienza dal Papa. Prima dell’arrivo del Pontefice, gli artisti presenteranno varie performance e testimonianze.  
Dopo l’Udienza, i pellegrini si incammineranno verso la Basilica di San Pietro per il Passaggio della Porta Santa. 
 
 

Mons. Galantino: “siamo posti innanzi alla sfida della multiculturalità e alla necessità dell’integrazione”

Monza - Stiamo vivendo «tempi fragili» e «difficili», come dimostra la «tragica vicenda «di tanti nostri fratelli che, spinti dalla guerra e dalla povertà, sono mossi ad affrontare l’abbandono della loro terra e della famiglia, in cerca di condizioni più dignitose per sé e i loro cari». Una ricerca che trova l’Italia e l’Europa impegnate nella gestione dei flussi migratori con scelte «dettate da logiche occasionali o difensive». Il vescovo Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI torna a parlare del tema dell’immigrazione. Lo fa nel suo intervento a Monza in occasione del V anniversario del riconoscimento da parte dell’Unesco del Duomo di Monza con la Regina Teodolinda, a «monumento e testimone di una cultura di pace». E proprio guardando alla lezione lasciataci della regina longobarda e dall’allora Papa, San Gregorio Magno, il Segretario generale della CEI ha indicato questi due personaggi storici come esempi di costruttori di pace «in un’epoca di popoli belligeranti». Ecco allora, tornando ai giorni nostri, l’auspicio che «l’Europa sia capace, anche grazie all’apporto del nostro Paese e di ognuno di noi, di riscoprire i valori fondamentali che hanno ispirato i suoi costituenti, oltre che i valori che nei secoli ne hanno ispirato la convivenza. Siamo posti innanzi alla sfida della multiculturalità e alla necessità dell’integrazione», che significa «ridefinizione, capacità di ripensarsi insieme e insieme intravedere il futuro». Insomma, avverte Galantino, «più che mai oggi è necessaria la virtù del discernimento», consapevoli che «non ci sono questioni locali nel mondo globalizzato, ma la sorte delle persone più lontane riguarda anche noi. Non c’è niente di neutrale e non è possibile rimanere tali, perché l’indifferenza produce disparità e questa genera violenza, mentre l’impegno disinteressato è sempre foriero di bene». (Enrico Lenzi - Avvenire)
 

Ong: in Italia “serve accoglienza dignitosa”

Roma -  “Si stima che siano almeno 10mila in Italia i rifugiati e richiedenti asilo che vivono insediamenti informali (stazioni ferroviarie, palazzi occupati, campi spontanei), in condizioni critiche, con uno scarso o del tutto assente accesso alle cure mediche e privi di qualsiasi forma di assistenza. La cronica mancanza di posti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e l’assenza di strutture per i migranti in transito, rischiano di incrementare il numero degli insediamenti informali e la popolazione all’interno degli stessi”. È quanto si legge in un appello congiunto sottoscritto da 14 Organizzazioni non governative, tra cui Intersos, Focsiv, Aibi, Amref, Asgi, Medici per i diritti umani, Medici senza frontiere Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia. “Gli insediamenti spontanei a Ventimiglia e a Roma in via Cupa, costituiscono soltanto due degli esempi più recenti e gravi – si legge nel documento – In questi casi, a fronte degli sforzi di vari attori della società civile di assistere i migranti riguardo le necessità di cibo, servizi igienici, orientamento socio-sanitario di base, le istituzioni hanno reagito con sgomberi forzati, espulsioni, trasferimenti di migranti da una parte all’altra dell’Italia”. Da qui l’appello “alle istituzioni competenti, nazionali e locali, di mettere in campo tutte le misure necessarie ad assicurare condizioni di vita dignitose e il rispetto dei diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla salute, a tutti i migranti forzati presenti nel nostro Paese, bambini, donne e uomini, anche a coloro che si trovano al di fuori del sistema di accoglienza governativo, qualunque sia il loro status giuridico”. “Il godimento di diritti fondamentali, come il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, a non subire abusi e violenze – sottolineano le ong firmatarie – non possono dipendere dallo status giuridico dei migranti forzati né dalla loro volontà di cercare protezione nel nostro Paese o di considerarlo soltanto un transito verso altri Stati dell’Unione europea”.
 
 

Migrantes: bene il Rapporto del Censis sugli immigrati

Roma – “Ha fatto molto bene il Censis a mettere in luce un aspetto troppo spesso dimenticato o rimosso: l’importanza economica e sociale dell’immigrazione per il nostro Paese. Senza immigrati, l’Italia e l’Europa muoiono”. E’ quanto sottolinea Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes commentando l’analisi sulla situazione dell’Italia senza l’apporto degli immigrati contenuta nel Rapporto Censis presentato ieri. “Il futuro dell’Italia passa attraverso la capacità di gestire l’incontro con il mondo dell’immigrazione e la sua integrazione nella società – avverte Mons. Perego in una dichiarazione all’agenzia AdnKronos - E’ un discorso che, anche al di là degli aspetti umanitari messi sempre in evidenza da Papa Francesco e dalla Chiesa e che restano fondamentali, ha una sua piena validità in termini di mera ’convenienza’, nonostante gli allarmi lanciati in continuazione da una certa politica demagogica che guarda solo agli interessi elettorali. Non si tratta di un’espressione di bontà, ma semplicemente di dimostrare intelligenza e lungimiranza”.
Ricorda il Direttore generale di Migrantes: “Più volte, anche attraverso i nostri rapporti, abbiamo messo in luce il peso economico e sociale positivo che deriva al nostro Paese dalla presenza dei migranti, per quanto riguarda le attività economiche e produttive o il mondo della scuola, il welfare familiare o le pensioni. Purtroppo, sono dati incontestabili ma che faticano a emergere nella comunicazione quotidiana, sui giornali e alla tv. Eppure, è proprio questo il vero volto dell’immigrazione, che con il suo contributo sta cambiando in meglio la realtà italiana ed europea”.
 

Venezia: da oggi la consulta e il meeting dei veneti nel mondo

Venezia - Da oggi a sabato 11 giugno le Associazioni dei veneti nel mondo e dei giovani oriundi residenti all’estero si danno appuntamento a Venezia per la ‘tre-giorni’ di incontro della Consulta e il meeting dei giovani oriundi veneti residenti all’estero. Un appuntamento annuale promosso e organizzato dalla Regione Veneto, in ottemperanza alla legge n. 2 del 2003 a favore dei veneti nel mondo, per fare sintesi delle esperienze associative locali e internazionali e per tutelare e promuovere i legami con la terra d’origine e le sue istituzioni da parte di chi è emigrato in altri paesi e continenti. Attualmente sono circa 260 mila i veneti residenti all’estero, iscritti all’Aire, che hanno la doppia cittadinanza. Ma sono oltre 4 milioni gli emigranti veneti e i loro discendenti, disseminati in Europa, America Latina, America del Nord, Sudafrica, Australia.
 
 

Censis: come sarebbe l’Italia senza immigrati?

Roma - Come sarebbe l'Italia senza gli immigrati? Sarebbe un Paese con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno e sull'orlo del crac demografico. Gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani e mostrano una maggiore propensione a fare figli. Le nascite da almeno un genitore straniero in Italia fanno registrare un costante aumento: +4% dal 2008 al 2015, a fronte di una riduzione del 15,4% delle nascite da entrambi i genitori italiani. Dei 488.000 bambini nati in Italia nel 2015, anno in cui si è avuto il minor numero di nati dall'Unità d'Italia, solo 387.000 sono nati da entrambi i genitori italiani, mentre 73.000 (il 15%) hanno entrambi i genitori stranieri e 28.000 (quasi il 6%) hanno un genitore straniero. Il dato è stato fornito ieri dal Censi secondo il quale è vero che il nostro sistema di gestione dei flussi migratori ha dovuto affrontare crescenti difficoltà. Il numero complessivo degli ospiti nelle strutture di prima e seconda accoglienza è passato dai 22.118 del 2013 ai 123.038 al 6 giugno 2016, con un aumento del 456%. Ma il nostro modello di integrazione degli stranieri che si stabilizzano sul territorio nazionale funziona.
Gli alunni stranieri nella scuola (pubblica e privata) nel 2015 erano 805.800, il 9,1% del totale. Senza gli stranieri a scuola (la maggioranza dei quali sono nati in Italia) si avrebbero 35.000 classi in meno negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68.000 insegnanti, vale a dire il 9,5% del totale. Anche sul mercato del lavoro la perdita dei migranti significherebbe dover rinunciare a 693.000 lavoratori domestici (il 77% del totale), che integrano con servizi a basso costo e di buona qualità quanto il sistema di welfare pubblico non è più in grado di garantire.
Gli stranieri mostrano anche una voglia di fare e una vitalità che li porta a sperimentarsi nella piccola impresa, facendo proprio uno dei segni distintivi del nostro essere italiani. Nel primo trimestre del 2016 i titolari d'impresa stranieri sono 449.000, rappresentano il 14% del totale e sono cresciuti del 49% dal 2008 a oggi, mentre nello stesso periodo le imprese guidate da italiani diminuivano dell'11,2%. Anche i trattamenti previdenziali confermano che il rapporto tra «dare» e «avere» vede ancora i cittadini italiani in una posizione di vantaggio. I migranti che percepiscono una pensione in Italia sono 141.000: nemmeno l'1% degli oltre 16 milioni di pensionati italiani. Quelli che beneficiano di altre prestazioni di sostegno del reddito sono 122.000, vale a dire il 4,2% del totale. Tutti segnali di quel modello di integrazione dal basso, molecolare, diffuso sul territorio che ha portato oltre 5 milioni di stranieri (che rappresentano l'8,2% della popolazione complessiva), appartenenti a 197 comunità diverse, a vivere e a risiedere stabilmente nel nostro Paese e che, alla prova dei fatti, ha mostrato di funzionare bene e di non aver suscitato i fenomeni di involuzione patologica che si sono verificati altrove in Europa, dove i territori ad altissima concentrazione di immigrati sono esposti a più alto rischio di etnodisagio. Dei 146 comuni italiani che hanno più di 50.000 abitanti, solo 74 presentano una incidenza di stranieri sulla popolazione che supera la media nazionale. Tra questi, due si trovano al Sud: Olbia in Sardegna, con il 9,7% di residenti stranieri, e Vittoria in Sicilia, con il 9,1%. Brescia e Milano sono i due comuni italiani con più di 50.000 residenti che presentano la maggiore concentrazione di stranieri, che però in entrambi i casi è pari solo al 18,6% della popolazione. Seguono Piacenza, in cui gli stranieri rappresentano il 18,2% dei residenti, e Prato con il 17,9%.
 
 

Migrante ucciso: per Mons. Demasi occorre “superare l’emergenza”

Polistena -  “Non è certamente facile la vita dei migranti della tendopoli-baraccopoli di San Ferdinando. Una vita fatta di stenti in condizioni di assoluto degrado che logora il corpo e la mente. Nonostante tutto questo, i ragazzi che abitano la tendopoli, grazie anche alla presenza ‘coagulante’ di un sacerdote quale don Roberto Meduri, riescono a vivere in un clima di pacifica convivenza fra di loro. Ma qualcuno di tanto in tanto avverte maggiormente il peso di questa situazione terribile e cerca di evadere con l’uso-abuso di alcool e conseguenti comportamenti violenti”. Per Mons. Pino Demasi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, sta qui la “genesi” del grave episodio di ieri che ha portato alla morte di un giovane immigrato del Mali ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere dopo essere stato ferito dal giovane. Un episodio – spiega Mons. Demasi – che suona come “campanello di allarme e che deve spingere tutti all’impegno per superare l’emergenza”. In questo senso “stiamo collaborando con la Prefettura per l’attuazione di un piano, sancito da un protocollo d’intesa, che prevede interventi su vari versanti”. Tra questi il superamento delle condizioni di “invivibilità con l’abbattimento dell’attuale tendopoli-baraccopoli” e la creazione di una nuova tendopoli per 450 persone con tutti i servizi necessari e la presenza di un “ente” che affianchi i migranti stessi nella gestione; lotta al lavoro nero e al caporalato ed elargizione di incentivi a chi insieme al “lavoro vero dà risposte dignitose nel campo abitativo” e iniziative di “vera integrazione”.
 

Migrante ucciso: per don Meduri “servono percorsi d’integrazione”

San Ferdinando -  “Un barcone in balia delle onde mai arrivato a riva”. Così il parroco di Bosco di Rosarno, don Roberto Meduri, definisce la tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove ieri un immigrato del Mali ha perso la vita in modo tragico. In questo territorio – spiega il sacerdote che il Sir ha raggiunto telefonicamente mentre si trovava proprio nella tendopoli – “non si va oltre le formalità” e questo “impedisce un reale percorso di integrazione” per gli immigrati che qui vivono. Il rischio è quello di “lasciare ogni cosa al suo destino”. Parlando poi del giovane ventisettenne ucciso ieri, don Meduri racconta di una persona “non violenta”, ma affetta da “turbe psichiche” che lo portavano a “isolarsi dagli altri”.
Questa mattina un centinaio di migranti hanno inscenato, per le strade del piccolo centro – diretti al Municipio – una marcia che rischia di “essere strumentalizzata da alcuni e perdere il vero senso dell’iniziativa”. “Tranne qualche piccolo caso”, dice don Meduri, i circa 500 giovani migranti che oggi vivono nella tendopoli (durante l’anno sono molti di più, ndr) sono “tranquilli e in questi giorni stanno vivendo, tra digiuno e preghiera il periodo del ramadan”.
“Servono – conclude don Meduri – percorsi d’integrazione. Noi, come parrocchia, cerchiamo di farlo attraverso anche alcune attività sportive come una squadra di calcio formata di soli migranti”.
 

Il mondo casa comune: la Festa dei popoli di Bari

Bari - Si è svolta a Bari, nei giorni scorsi, la Festa dei popoli, giunta quest’anno all’undicesima edizione. L’iniziativa è stata presentata presso Palazzo di Città da Koblán Amissah Bonaventure e Taysir Hassan dell’Associazione culturale Abusuan di Bari, alla presenza dell’assessore al Welfare, Francesca Bottalico, e alle Politiche educative giovanili, Paola Romano, del Rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Antonio Uricchio, del missionario comboniano Padre Ottavio Raimondo e della dirigente della Scuola secondaria di primo grado “Tommaso Fiore” di Bari, professoressa Licia Positò. La Festa dei popoli intitolata Il mondo casa comune, da quest’anno ha avuto una connotazione metropolitana ed il progetto è stato classificato al VI posto, nella graduatoria nazionale. L’iniziativa globale intitolata MigrArti indetta dal Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo) è stata promossa a favore della valorizzazione delle culture e delle popolazioni immigrate in Italia, nell’ottica di contribuire allo sviluppo del confronto e del dialogo interculturale e all’inclusione sociale.
Gli appartenenti alle diverse comunità straniere presenti nel capoluogo pugliese, nei loro pittoreschi costumi tradizionali, dalla spiaggia di Pane e pomodoro, insieme alle scolaresche di Bari, hanno aperto la parata della Festa dei popoli, sfilando a suon di musica verso il Parco Perotti, trasformato per l’occasione in una grande casa comune. In questo posto, diventato luogo di scambio fra le culture, si è potuto effettuare il giro del mondo grazie all’arte, alla musica, alle percussioni africane e brasiliane, alle danze orientali, afgane, georgiane, nigeriane, eritree, mauriziane e sikh, agli spettacoli etnici e alle tavole rotonde. I vari video proiettati sul maxi schermo, gli spettacoli teatrali, le fotografie, i giochi, i laboratori per bambini e ragazzi, l’allestimento di stand dedicati all’artigianato, alla gastronomia internazionale e al trucco, hanno arricchito e diversificato la manifestazione. Particolarmente interessante è risultato il progetto basato sullo studio e sulla identificazione delle peculiarità che rendono unica e irripetibile l’immagine che corrisponde all’idea di bellezza nelle diverse popolazioni.
Pur prendendo parte ogni giorno al programma di attività, non è facile raccontare tutto, i minimi particolari riguardanti le varie performance di danze di diverse etnie, le esibizioni di artisti e gruppi musicali provenienti da varie parti del mondo, la presenza significativa delle scuole, di musicisti autoctoni come l’Orchestra dell’Università di Bari “Athenaeum”, Dario Skepisi, Michele Lobaccaro e tanti altri ancora. Entusiasta la partecipazione numerosa del pubblico, alla scoperta della storia e delle culture delle comunità straniere. La Festa dei popoli va oltre i confini metropolitani e condivide questa sua grande ricchezza fatta di idee, pensieri e culture, non solo con la cittadinanza barese ma anche con la città di Lecce. Quest’ultima, partner del progetto, organizzerà una residenza artistica in collaborazione con una compagnia di teatro tunisino e di Istanbul per produrre e portare a Bari lo spettacolo realizzato. Nell’ambito di questa Festa, diventata un vero e proprio Festival, è stato possibile visitare presso il Salone degli affreschi dell’Ateneo, due mostre fotografiche: La Rivoluzione dei Gelsomini curata da Diego De Razzo e Teheran oggi – Iran 2016 a cura di Marjan Asadi, giovane artista di origini iraniane, residente a Lecce e studentessa dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo salentino. La Festa dei popoli è stata un’esperienza indimenticabile per tutti i partecipanti. È stata il risultato di un percorso creativo decentrato tra Bari e Lecce, all’insegna della conoscenza e del rispetto tra i popoli, del dialogo interreligioso e interculturale, contro il razzismo, i conflitti e i muri di indifferenza che non permettono la costruzione delle storie di inclusione. (Simona Paula Dobrescu - Mediatrice Interculturale)
 

Tivoli: il vescovo ha incontrato immigrati e profughi

Tivoli - Come previsto dal calendario diocesano delle attività pastorale, il vescovo di Tivoli, Mons. Mauro Parmeggiani ha incontrato questo martedì 7 giugno 2016 un gruppo di immigrati e profughi. L’incontro promosso dall’ufficio Migrantes si è svolto nella parrocchia Santa Maria Goretti di Villalba. Un incontro che vuole essere uno luogo privilegiato dove il Vescovo esprime ai migranti la sua premura pastorale. L’immigrazione rappresenta senza dubbio nel contesto odierno una periferia esistenziale tra le più emblematiche della miseria della nostra umanità. Perciò interroga profondamente anche la nostra chiesa diocesana e incontra la profonda preoccupazione del Vescovo. Per l’immigrato questa attenzione della chiesa che culmina nella sollecitudine del pastore diventa fonte di incoraggiamento e di conforto umano, morale e spirituale.
Hanno partecipato circa 50 persone di varie realtà del fenomeno migratorio nel nostro territorio. Immigrati presenti nel tessuto delle nostre comunità da decenni e per lo più integrati con famiglie stabili di cui latino americani, filippini ed altri; e profughi giunti di recente, quasi tutti ancora ospiti delle strutture accreditate dalla prefettura. Davanti al Vescovo essi hanno dato la loro testimonianza. Si è dato voce prima al racconto tragico della storia di migrazione di alcuni tra i profughi presenti. Storie veramente drammatiche che ha permesso di percepire quante ferite porta con sé questa esperienza, ma anche quanto coraggio e speranza portano nel cuore questi ragazzi quasi tutti giovanissimi. Dopo i ragazzi dei centri di accoglienza, ha dato la propria testimonianza un padre di famiglia immigrato dal Peru in Italia dal 1992, ormai integrato nel contesto sociale ed ecclesiale. Queste storie di migrazione hanno permesso a tutti di comprendere quanto abbiamo bisogno di sentire il sostegno gli uni degli altri.
In seguito la lettura di un estratto del messaggio di Papa Francesco per Giornata mondiale dei Migranti e rifugiati 2016 con il tema “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”, ha introdotto l’intervento del Vescovo per dare il suo  messaggio. Una parola paterna piena di premura e di sollecitudine per questa situazione davvero difficile in una epoca particolarmente complicata nel profilo socio economico già dell’Italia stessa e dell’Europa in generale. Come Padre e Pastore della chiesa di Tivoli, egli ha detto con insistenza che la chiesa guarda con attenzione alle persone migranti e vuole farsi vicina a loro prima di tutto per essere segno della presenza amorevole e misericordiosa di Dio che non abbandona nessuno dei suoi figli. Perciò con disponibilità essa vuole essere mano tesa per offrire servizi di sostegno non solo materiale ma anche sociale, morale e spirituale. In queste situazioni infatti, la fede è veramente fondamentale ed è di importanza primaria per affrontare le difficoltà. In questo senso egli ha presentato ai partecipanti i vari servizi sociali promossi dalla nostra diocesi invitandoli a non esitare di usufruirne: la Caritas diocesana e le Caritas parrocchiali, le mense, il consultorio diocesano, il CAV, la casa per ragazze madri… Infine, il Vescovo ribadisce il suo incoraggiamento  per quanto si fa nel cammino delle comunità dei migranti e ha invitato a maggiore impegno di integrazione socio culturale ma anche ecclesiale, poiché i migranti sono portatori di ricchezza spirituale che deve essere un dono per tutti. La vostra di preghiera animata e gioiosa, dice il Vescovo, farebbe bene anche alle comunità parrocchiali, ricordando la sua esperienza di visite fatte in Brasile.
L’incontro si è concluso con una preghiera per le vittime dei viaggi in mare e non, nel tentativo di immigrare verso l’Europa e il Vescovo ha impartito la benedizione finale. (Don Denis Kibangu Malonda - Direttore Diocesano Migrantes Tivoli)
 
 

Immigrato ucciso in Calabria: per Mons. Milito “ulteriore evidente segno della difficoltà di relazioni serene”

Oppido Mamertina - “Sorpreso e addolorato”. Con queste parole il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Francesco Milito, parla del “triste episodio”, accaduto ieri nella tendopoli di San Ferdinando, dove un immigrato, originario del Mali, ha accoltellato un carabiniere che ha reagito uccidendolo con un colpo di pistola. Il carabiniere era intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due immigrati. L’episodio è un “ulteriore evidente segno della difficoltà di relazioni serene”, dice il vescovo che “nell’affidare alla misericordia di Dio il fratello sottratto alla vita e l’agente coinvolto nella vicenda, prega e chiede che si ricerchino sempre da tutti le vie del dialogo, costruttivo e sereno, la reciproca comprensione e la concordia vicendevole, superando le immancabili difficoltà per un clima disteso, lontano da ogni tensione di violenza”.(R.I.)
 

Papa: ieri all’udienza generale un incontro con profughi e rom

Città del Vaticano – Al termine dell’udienza generale di ieri mattina in Piazza San Pietro Papa Francesco ha incontrato un gruppo di 110 profughi, 83 richiedenti asilo e 27 immigrati in cerca di lavoro, accolti dall’associazione Migrantes. San Francesco della diocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino. “Vogliamo decollare per una dignità di vita e se possibile far ritorno nelle nostre terre con le competenze professionali, e anche spirituali, che stiamo acquisendo in Italia per dare una mano alla nostra gente”, hanno detto i profughi al pontefice. “Sono persone in cerca di lavoro, altri con problemi di salute, e anche una famiglia rom”, spiega don Doriano Carraro, direttore della Migrantes diocesana. Gli immigrati – ha aggiunto il sacerdote – “vivono in sei strutture, canonica compresa, e per loro non manca la formazione spirituale, con particolare riferimento al carisma focolarino, e culturale oltre che lavorativa”. Al Papa il gruppo ha regalato un “cesto della speranza”, fatto a mano dai profughi, per metterci dentro volti, storie e sogni di immigrati e rom.