Roma - Da anni Fondazione Migrantes, l’Associazione Centro Astalli, Caritas Italiana, Sant’Egidio, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Acli, promuovono "Morire di Speranza", una veglia di preghiera, per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa. Oltre a quella di Roma, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, sono ormai oltre 30 le veglie che si svolgeranno in Italia giovedì 23 giugno. Durante le preghiere “Morire di Speranza” saranno letti i nomi e le storie di quanti sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Un'invocazione perché nasca una cultura di accoglienza e cessino le tragedie nel Mediterraneo.
Primo Piano
Mattarella visita il centro San Saba
Roma - Giornata Mondiale del Rifugiato, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dei 35 anni di attività della sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia, si è recato al centro di accoglienza San Saba dove il Centro Astalli ospita 30 uomini richiedenti asilo e rifugiati in convenzione con il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Il Presidente Mattarella, accompagnato dal Presidente del Centro Astalli P. Camillo Ripamonti, ha visitato alcuni locali di San Saba e si è intrattenuto con i rifugiati accolti. Ad attenderlo nello spazio esterno della struttura, circa 200 rifugiati assistiti nei diversi servizi del Centro Astalli che hanno preso parte all'evento.
“Di fronte al fenomeno migratorio – ha detto - vi sono due scelte: una è far finta che non esista, illudendosi che per fermarlo basti qualche barriera ai confini tra gli Stati, senza rendersi conto che è un fenomeno epocale. L’altra è affrontarlo e governarlo con senso di responsabilità, con politiche serie e concrete che garantiscano sicurezza. Occorre una scelta e la scelta che abbiamo fatto sempre è la seconda. Occorre che la faccia anche l’Europa”.
“Di fronte al fenomeno migratorio – ha detto - vi sono due scelte: una è far finta che non esista, illudendosi che per fermarlo basti qualche barriera ai confini tra gli Stati, senza rendersi conto che è un fenomeno epocale. L’altra è affrontarlo e governarlo con senso di responsabilità, con politiche serie e concrete che garantiscano sicurezza. Occorre una scelta e la scelta che abbiamo fatto sempre è la seconda. Occorre che la faccia anche l’Europa”.
Mattarella: rifugiati “dramma dell’umanità che non conosce soste”
Roma - “Rivolgo il mio grato saluto a quanti hanno voluto sottolineare la ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato, richiamando l’attenzione su un dramma dell’umanità che non conosce soste”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al delegato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per il Sud Europa, Stephane Jaquemet. “Questa significativa ricorrenza- aggiunge- giunge in un momento particolarmente tormentato, caratterizzato da ingentissimi flussi di profughi e, con essi, di rifugiati. Parallelamente, si manifestano e crescono – in un quadro di non trascurabile conflittualità politica e sociale – timori istintivi e generici appelli alla difesa, alla chiusura, all’innalzamento di muri e barriere”.
“Il tema che avete scelto per questa edizione- continua-, ovvero ”con i rifugiati dalla parte di chi è costretto a fuggire sollecita a richiamare i cittadini e la comunità internazionale a uno sforzo di comprensione e compenetrazione con le esigenze primarie di chi è in fuga, di chi chiede il nostro aiuto, di chi cerca rifugio, sottraendosi a catastrofi indicibili”. “Il drammatico flusso di bambini, donne e uomini forzati a viaggi guidati dalla disperazione richiede infatti un impegno consapevole, forte e determinato- dice ancora Mattarella-: impegno umanitario, per salvare la vita di chi fugge; impegno economico, per disporre di risorse adeguate ad affrontare l’emergenza; impegno politico, per attenuare le ragioni dei conflitti e del sottosviluppo e per governare un fenomeno epocale con intelligenza e lungimiranza”. “L’Italia ha ben presenti queste priorità- sottolinea-, ed è da tempo impegnata in prima linea, determinata a continuare a fornire un contributo convinto e costruttivo, su molteplici fronti, richiedendo con forza un impegno autenticamente corale da parte della comunità internazionale, a partire dalla Unione Europea”. “Soltanto così, tramite un autentico ”multilateralismo della comprensione”, potremo vincere una sfida che chiama in causa il nostro progresso civile, il nostro definirci europei, la nostra aderenza ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In questo spirito, che so animare, ogni giorno, i vostri sforzi, rinnovo a tutti voi il mio più sincero ringraziamento e caloroso augurio”, conclude. (Dire)
“Il tema che avete scelto per questa edizione- continua-, ovvero ”con i rifugiati dalla parte di chi è costretto a fuggire sollecita a richiamare i cittadini e la comunità internazionale a uno sforzo di comprensione e compenetrazione con le esigenze primarie di chi è in fuga, di chi chiede il nostro aiuto, di chi cerca rifugio, sottraendosi a catastrofi indicibili”. “Il drammatico flusso di bambini, donne e uomini forzati a viaggi guidati dalla disperazione richiede infatti un impegno consapevole, forte e determinato- dice ancora Mattarella-: impegno umanitario, per salvare la vita di chi fugge; impegno economico, per disporre di risorse adeguate ad affrontare l’emergenza; impegno politico, per attenuare le ragioni dei conflitti e del sottosviluppo e per governare un fenomeno epocale con intelligenza e lungimiranza”. “L’Italia ha ben presenti queste priorità- sottolinea-, ed è da tempo impegnata in prima linea, determinata a continuare a fornire un contributo convinto e costruttivo, su molteplici fronti, richiedendo con forza un impegno autenticamente corale da parte della comunità internazionale, a partire dalla Unione Europea”. “Soltanto così, tramite un autentico ”multilateralismo della comprensione”, potremo vincere una sfida che chiama in causa il nostro progresso civile, il nostro definirci europei, la nostra aderenza ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In questo spirito, che so animare, ogni giorno, i vostri sforzi, rinnovo a tutti voi il mio più sincero ringraziamento e caloroso augurio”, conclude. (Dire)
Migrantes Crema: chi accoglie conosce
Crema - Il 70% dei giovani italiani ritiene che i migranti siano troppi e per molti di loro la presenza di immigrati rende insicuro il paese (più del 60% la pensa in questo modo). Quasi il 40% dei giovani italiani si dichiara ostile verso i migranti; ma anche i non nati in Italia sono diffidenti nei confronti del paese ospitante (32,9%). Emerge un’immagine di timore reciproco, che alimenta la paura nei confronti di chi lascia la propria terra per cercare prospettive di vita migliori nel nostro paese. I dati emergono dalle rilevazioni effettuate dall’Istituto Toniolo e inserite nel Rapporto Giovani 2016 e proprio il sentimento di paura verso chi scappa da miseria, guerre e persecuzioni e approda nel nostro Paese e nelle nostre città corre il rischio di essere strumentalizzato.
Da dove nasce questa paura e soprattutto come fare per superarla? Come affrontare il dramma della migrazioni? È una domanda questa che cerchiamo di affrontare quotidianamente negli incontri personali, con gli studenti nelle scuole, con le donne e gli uomini delle nostre Comunità parrocchiali, ma ci rendiamo conto che la risposta deve essere articolata in modo differente, utilizzando strumenti diversi e complementari. Per questo otto anni fa è nata l'idea di organizzare un momento di incontro dove i Popoli presenti sul territorio potessero uscire dall'anonimato quotidiano e si presentassero in una forma completamente nuova: la forma della “FESTA”. Un popolo che fa festa non può far paura, un popolo che si diverte e che ti vuole coinvolgere, indossando gli abiti migliori, offrendoti i cibi più saporiti, invitandoti a danzare non può far paura. È questo il senso della “Festa dei popoli” che si è svolta ieri pomeriggio presso l'Oratorio della Parrocchia dei Santi Lorenzo e Francesco, nel quartiere dei Sabbioni.
Il titolo della Festa “Chi accoglie conosce”. “Accogliere non è solo lasciar entrare qualcuno nella tua casa – dice Kizito Sesana missionario e scrittore comboniano – Accogliere è un atteggiamento del cuore che si lascia interpellare dall'altro. È voglia di incontrare, di confrontarsi, di dialogare. Curiosità, meraviglia, sorpresa, attenzione, rispetto per comprendere in profondità la novità e l'unicità della persona che ti sta dinanzi. È un mettersi in ascolto che non cerca le differenze per opporvisi, ma stimola l'altro a crescere nelle sue qualità positive.
Accogliere è non essere invidioso o geloso, anzi, è gioire nel vedere che anche l'altro cresce nel reciproco accettarsi”. Musica, cibo, sport, laboratori sono tutte occasioni per conoscere, apprezzare, stimolare l'altro che porta qualcosa di nuovo che noi non abbiamo o che potremo imparare anche noi in futuro. Non disprezzo, non invidia, non stupida e vuota concorrenza, ma il saper riconoscere che la differenza e la sua accettazione sono il segreto di ogni crescita. Non il ripetere le stesse cose, ma la ricerca costante di nuove idee, di nuovi progetti, di nuove soluzioni ci farà guardare al futuro con curiosità e non con paura, con interesse e non con indifferenza, con ottimismo e non con diffidenza. E questo è anche il senso dello spettacolo teatrale: “Samia, storia di un'atleta”, ispirato alla storia vera di una donna vera, Samia, atleta somala, perita nel naufragio di un barcone mentre cercava un nuovo futuro sportivo in Italia. Un'atleta che non si è arresa mai perché la diversità, la ricerca, la fede sono il vero sale della vita. (a cura dell'Ufficio Migrantes – Crema )
Da dove nasce questa paura e soprattutto come fare per superarla? Come affrontare il dramma della migrazioni? È una domanda questa che cerchiamo di affrontare quotidianamente negli incontri personali, con gli studenti nelle scuole, con le donne e gli uomini delle nostre Comunità parrocchiali, ma ci rendiamo conto che la risposta deve essere articolata in modo differente, utilizzando strumenti diversi e complementari. Per questo otto anni fa è nata l'idea di organizzare un momento di incontro dove i Popoli presenti sul territorio potessero uscire dall'anonimato quotidiano e si presentassero in una forma completamente nuova: la forma della “FESTA”. Un popolo che fa festa non può far paura, un popolo che si diverte e che ti vuole coinvolgere, indossando gli abiti migliori, offrendoti i cibi più saporiti, invitandoti a danzare non può far paura. È questo il senso della “Festa dei popoli” che si è svolta ieri pomeriggio presso l'Oratorio della Parrocchia dei Santi Lorenzo e Francesco, nel quartiere dei Sabbioni.
Il titolo della Festa “Chi accoglie conosce”. “Accogliere non è solo lasciar entrare qualcuno nella tua casa – dice Kizito Sesana missionario e scrittore comboniano – Accogliere è un atteggiamento del cuore che si lascia interpellare dall'altro. È voglia di incontrare, di confrontarsi, di dialogare. Curiosità, meraviglia, sorpresa, attenzione, rispetto per comprendere in profondità la novità e l'unicità della persona che ti sta dinanzi. È un mettersi in ascolto che non cerca le differenze per opporvisi, ma stimola l'altro a crescere nelle sue qualità positive.
Accogliere è non essere invidioso o geloso, anzi, è gioire nel vedere che anche l'altro cresce nel reciproco accettarsi”. Musica, cibo, sport, laboratori sono tutte occasioni per conoscere, apprezzare, stimolare l'altro che porta qualcosa di nuovo che noi non abbiamo o che potremo imparare anche noi in futuro. Non disprezzo, non invidia, non stupida e vuota concorrenza, ma il saper riconoscere che la differenza e la sua accettazione sono il segreto di ogni crescita. Non il ripetere le stesse cose, ma la ricerca costante di nuove idee, di nuovi progetti, di nuove soluzioni ci farà guardare al futuro con curiosità e non con paura, con interesse e non con indifferenza, con ottimismo e non con diffidenza. E questo è anche il senso dello spettacolo teatrale: “Samia, storia di un'atleta”, ispirato alla storia vera di una donna vera, Samia, atleta somala, perita nel naufragio di un barcone mentre cercava un nuovo futuro sportivo in Italia. Un'atleta che non si è arresa mai perché la diversità, la ricerca, la fede sono il vero sale della vita. (a cura dell'Ufficio Migrantes – Crema )
UNHCR: 1 persona su 113 costretta alla fuga nel mondo
Ginevra - Nel 2015, guerra e persecuzioni hanno portato ad un significativo aumento delle migrazioni forzate nel mondo, che hanno toccato livelli mai raggiunti in precedenza e comportano sofferenze umane immense. Questo è quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati.
Il rapporto annuale Global Trends dell’UNHCR, che traccia le migrazioni forzate nel mondo basandosi su dati forniti dai governi, dalle agenzie partner incluso l’Internal Displacement Monitoring Centre, e dai rapporti dell’organizzazione stessa, riporta circa 65.3 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, rispetto ai 59.5 milioni di un anno prima. Per la prima volta viene superata la soglia dei 60 milioni di persone.
Il totale di 65.3 milioni comprende 3.2 milioni di persone che erano in attesa di decisione sulla loro richiesta d’asilo in paesi industrializzati a fine 2015 (il più alto totale mai registrato dall’UNHCR), 21.3 milioni di rifugiati nel mondo (1.8 milioni in più rispetto al 2014 e il dato più alto dall’inizio degli anni novanta), e 40.8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all’interno dei confini del loro paese (il numero più alto mai registrato, in aumento di 2.6 milioni rispetto al 2014).
A livello globale, con una popolazione mondiale di 7.349 miliardi di persone, questi numeri significano che 1 persona su 113 è oggi un richiedente asilo, sfollato interno o rifugiato – un livello di rischio senza precedenti secondo l’UNHCR. In tutto, il numero di persone costrette alla fuga è più alto del numero di abitanti della Francia, del Regno Unito o dell'Italia.
In molte regioni del mondo le migrazioni forzate sono in aumento dalla metà degli anni novanta, in alcuni casi anche da prima, tuttavia il tasso di incremento si è alzato negli ultimi cinque anni. Le ragioni principali sono tre: le crisi che causano grandi flussi di rifugiati durano, in media, più a lungo (ad esempio, i conflitti in Somalia o Afghanistan stanno ormai entrando rispettivamente nel loro terzo e quarto decennio); è maggiore – spiega il rapporto - la frequenza con cui si verificano nuove situazioni drammatiche o si riacutizzano crisi già in corso (la più grave oggi è la Siria, ma negli ultimi cinque anni anche Sud Sudan, Yemen, Burundi, Ucraina, Repubblica Centrafricana, etc.); la tempestività con cui si riescono a trovare soluzioni per rifugiati e sfollati interni è andata diminuendo dalla fine della Guerra Fredda. Fino a 10 anni fa, alla fine del 2005, l’UNHCR registrava circa 6 persone costrette a fuggire dalla propria casa ogni minuto. Oggi questo numero è salito a 24 ogni minuto, quasi il doppio della frequenza del respiro di una persona adulta.
“Sempre più persone sono costrette a fuggire a causa di guerre e persecuzioni. Questo è di per sè preoccupante, ma anche i fattori che mettono a rischio i rifugiati si stanno moltiplicando,“ ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati. “Un numero spaventoso di rifugiati e migranti muore in mare ogni anno; sulla terraferma, le persone che fuggono dalla guerra trovano la loro strada bloccata da confini chiusi. La politica in alcuni paesi gravita sempre più verso restrizioni nell’accesso alle procedure d’asilo. Oggi viene messa alla prova la volontà dei paesi di collaborare non solo per i rifugiati ma anche per l’interesse umano collettivo, e ciò che deve davvero prevalere è lo spirito di unità.”
Il rapporto annuale Global Trends dell’UNHCR, che traccia le migrazioni forzate nel mondo basandosi su dati forniti dai governi, dalle agenzie partner incluso l’Internal Displacement Monitoring Centre, e dai rapporti dell’organizzazione stessa, riporta circa 65.3 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, rispetto ai 59.5 milioni di un anno prima. Per la prima volta viene superata la soglia dei 60 milioni di persone.
Il totale di 65.3 milioni comprende 3.2 milioni di persone che erano in attesa di decisione sulla loro richiesta d’asilo in paesi industrializzati a fine 2015 (il più alto totale mai registrato dall’UNHCR), 21.3 milioni di rifugiati nel mondo (1.8 milioni in più rispetto al 2014 e il dato più alto dall’inizio degli anni novanta), e 40.8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all’interno dei confini del loro paese (il numero più alto mai registrato, in aumento di 2.6 milioni rispetto al 2014).
A livello globale, con una popolazione mondiale di 7.349 miliardi di persone, questi numeri significano che 1 persona su 113 è oggi un richiedente asilo, sfollato interno o rifugiato – un livello di rischio senza precedenti secondo l’UNHCR. In tutto, il numero di persone costrette alla fuga è più alto del numero di abitanti della Francia, del Regno Unito o dell'Italia.
In molte regioni del mondo le migrazioni forzate sono in aumento dalla metà degli anni novanta, in alcuni casi anche da prima, tuttavia il tasso di incremento si è alzato negli ultimi cinque anni. Le ragioni principali sono tre: le crisi che causano grandi flussi di rifugiati durano, in media, più a lungo (ad esempio, i conflitti in Somalia o Afghanistan stanno ormai entrando rispettivamente nel loro terzo e quarto decennio); è maggiore – spiega il rapporto - la frequenza con cui si verificano nuove situazioni drammatiche o si riacutizzano crisi già in corso (la più grave oggi è la Siria, ma negli ultimi cinque anni anche Sud Sudan, Yemen, Burundi, Ucraina, Repubblica Centrafricana, etc.); la tempestività con cui si riescono a trovare soluzioni per rifugiati e sfollati interni è andata diminuendo dalla fine della Guerra Fredda. Fino a 10 anni fa, alla fine del 2005, l’UNHCR registrava circa 6 persone costrette a fuggire dalla propria casa ogni minuto. Oggi questo numero è salito a 24 ogni minuto, quasi il doppio della frequenza del respiro di una persona adulta.
“Sempre più persone sono costrette a fuggire a causa di guerre e persecuzioni. Questo è di per sè preoccupante, ma anche i fattori che mettono a rischio i rifugiati si stanno moltiplicando,“ ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati. “Un numero spaventoso di rifugiati e migranti muore in mare ogni anno; sulla terraferma, le persone che fuggono dalla guerra trovano la loro strada bloccata da confini chiusi. La politica in alcuni paesi gravita sempre più verso restrizioni nell’accesso alle procedure d’asilo. Oggi viene messa alla prova la volontà dei paesi di collaborare non solo per i rifugiati ma anche per l’interesse umano collettivo, e ciò che deve davvero prevalere è lo spirito di unità.”
Migranti: Tv2000 presenta docu-film “Diario dell’altra Europa” su accoglienza senza muri
Roma– E’ il diario dell’altra Europa: quella che non costruisce muri di filo spinato ma che si rimbocca le maniche e accoglie oltre 1 milione di persone in fuga da guerre e persecuzioni religiose. Tv2000 in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato presenta un docu-film realizzato dall’inviato Vito D’Ettore, in onda oggi, lunedì 20 giugno, all’interno della trasmissione “Siamo noi” alle 15.20 e in seconda serata alle 23. Un reportage di 47’ che ha impegnato 8 mesi di lavoro lungo la cosiddetta ‘rotta balcanica’, 29 ore di girato, 6 Paesi coinvolti: Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Slovenia, Austria. Nel docu-film le sofferenze e le speranze dei profughi attraverso le storie dei volontari impegnati nella più grande crisi umanitaria dal dopoguerra. Da un lato i muri di filo spinato costruiti per impedire l’invasione musulmana, dall’altro ragazzi giovanissimi che rischiano la vita per salvare donne e bambini. Il reportage, in tutti i suoi momenti, è raccontato in forma di diario. Si inizia con la costruzione del muro di filo spinato deciso dal premier ungherese Orban, agli sgomberi dei campi profughi nel nord della Grecia dopo la definitiva chiusura delle frontiere. “Siamo così bombardati dai numeri – commenta il direttore di Rete di Tv2000, Paolo Ruffini - che abbiamo perso la capacità di guardare le persone. Di guardarle negli occhi. E di capire. Il lavoro di Vito D’Ettorre è un pugno nello stomaco, uno schiaffo che fa piangere. Che ci mette davanti alla realtà, e ci fa vergognare di quel che siamo diventati rinnegando noi stessi, le nostre radici. E ci apre gli occhi su un mondo che osserviamo senza vedere. Operando una gigantesca rimozione. Questo documentario è un racconto dal di dentro di qualcosa che vorremmo invece guardare dal di fuori. Rimanendo estranei. Senza riconoscere negli altri noi stessi. Vito ha visto nei bambini profughi i suoi figli. E nei genitori in fuga se stesso. Ha camminato con loro. E sofferto con loro. Per questo il suo racconto ci interroga, e ci lascia sgomenti”.
Tra gli ospiti il Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio e il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego.
Tra gli ospiti il Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio e il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego.
Cgil Cisl Uil: dare un futuro ai minori non accompagnati
Roma – “Su 50 mila persone sbarcate quest’anno sulle nostre coste, oltre 7 mila sono minori non accompagnati, il doppio rispetto al 2015. Lo ha documentato l’Unicef. Questi bambini ed adolescenti hanno affrontato spaventosi rischi per arrivare in Europa, attraversando il deserto del Sahara, tra privazioni e violenze; sono stati poi caricati su gommoni e carrette del mare e lasciati al loro destino da trafficanti criminali. Molti di loro non ce l’hanno fatta e sono scomparsi nel Mediterraneo –assieme ai 2.800 morti dei primi cinque mesi del 2016; altri affrontano ulteriori difficoltà nei centri di accoglienza, privati dei loro genitori e con la prospettiva di un futuro incerto”. A loro il sindacato italiano vuol dedicare la Giornata Mondiale del Rifugiato, chiedendo all’Italia ed all’Europa di “istituire corridoi umanitari per questi piccoli rifugiati, creare per loro ponti e non muri, offrire una volta arrivati in Europa un percorso concreto di accoglienza e protezione, sanando gli orrori che questi bambini hanno dovuto soffrire, a partire dalla perdita delle loro famiglie”. Per Cgil, Cisl e Uil bisogna soprattutto evitare che questi minori “spariscano”, perché la scomparsa di un bambino può “significare traffico di esseri umani, nuovo schiavismo, traffico d’organi e violenze di vario tipo. Vogliamo anche dedicare questa giornata ai 20 bambini morti di sete la settimana scorsa ad Assamaka, nel deserto del Niger. Loro sognavano un nuovo futuro ed hanno invece sofferto la peggiore delle morti. Perché questo non continui a succedere, l’Europa deve abbandonare la logica dell’egoismo e dell’ipocrisia ed aprire le porte a chi fugge dalla guerra, della povertà e della disperazione”.
Cgil, Cisl, Uil chiedono al Governo Italiano, e all'UE di uscire dalla gestione emergenziale, esprimono “grande preoccupazione per la deriva culturale ed etica rispetto al tipo di accoglienza messa in campo per i minori non accompagnati che rischiano di essere segregati, ed esposti a fenomeni di ghettizzazione ed emarginazione”.
Cgil, Cisl, Uil chiedono al Governo Italiano, e all'UE di uscire dalla gestione emergenziale, esprimono “grande preoccupazione per la deriva culturale ed etica rispetto al tipo di accoglienza messa in campo per i minori non accompagnati che rischiano di essere segregati, ed esposti a fenomeni di ghettizzazione ed emarginazione”.
Migrantes Sora: domani veglia di preghiera nelle parrocchie per i migranti
Sora – Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti. Con la Giornata Mondiale del Rifugiato l’UNHCR vuole invitare il pubblico ad una riflessione sui milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita. E soprattutto non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata. Storie di sofferenze, di umiliazioni ma anche storie di chi vuole ricominciare a ricostruire il proprio futuro. La Migrantes Diocesana di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, che ha a cuore l’accompagnamento pastorale nei confronti di tutti i migranti ed in special modo per i più sofferenti, uomini, donne e bambini che fuggono dalla disperazione, propone per tutte le comunità parrocchiali della Diocesi una veglia di preghiera. Siamo convinti che oggi, più che mai, invocare lo Spirito Santo per chiedere la Grazia e il coraggio dell’accoglienza è una invocazione necessaria. Il titolo della Veglia è eloquente Non abbiate paura! Ed è rivolto in modo particolare a tutti noi che siamo alla sequela di Cristo e che siamo chiamati a non avere paura “sporcarci le mani” ogni giorno per i fratelli più sofferenti. Desideriamo chiedere la Grazia di non abituarci a queste gravi ingiustizie che subiscono i nostri fratelli e preghiamo per i tanti troppi morti in mare, per le famiglie spezzate, per i bambini che subiscono in questo loro migrare prove che li segneranno per tutta la vita. Siamo uomini e donne di Speranza, questo è il tempo per viverla concretamente.
L’appuntamento per la veglia è nelle parrocchie il 21 giugno. (Luigi Pietroluongo - Vice direttore Migrantes Diocesi Sora Cassino Aquino e Pontecorvo)
L’appuntamento per la veglia è nelle parrocchie il 21 giugno. (Luigi Pietroluongo - Vice direttore Migrantes Diocesi Sora Cassino Aquino e Pontecorvo)
Papa Francesco: i rifugiati sono persone come tutti
Città del Vaticano – Papa Francesco ritorna sul tema dei profughi con l’invito a accoglierli e a considerarli come noi. Ieri mattina, al termine della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro il pontefice ha ricordato che oggi si celebra in tutto il mondo la “Giornata Mondiale del Rifugiato” che è stata promossa, come è noto, dalle Nazioni Unite.
“I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici. Le loro storie e i loro volti - ha detto Papa Francesco - ci chiamano a rinnovare l’impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace”.
“I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici. Le loro storie e i loro volti - ha detto Papa Francesco - ci chiamano a rinnovare l’impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace”.
Catania: domenica il Giubileo dei Migranti
Catania - Sul sagrato della Basilica collegiata di Catania di via Etnea è previsto per domenica 19 giugno, ore 17, un raduno delle comunità multietniche e l’inizio del rito del Giubileo dei migranti promosso dall’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi in collaborazione con il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio e delle varie associazioni cittadine impegnate nella mobilità umana. Successivamente, spiega una nota della diocesi, il pellegrinaggio dei fedeli percorrerà via Etnea per raggiungere la Porta Santa della Basilica cattedrale di Catania, dove alle ore 18 seguirà la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania. L’iniziativa “si svolge in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che sarà celebrata in tutto il mondo il 20 giugno, appuntamento che si ripete ogni anno per volontà dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione dei rifugiati”.
MCI Germania: Feste del 50° a Wiesbaden e di Limburg
Francoforte - In questo fine settimana la Comunità italiana di Wiesbaden festeggia il 50° di fondazione. Si inizia sabato 18 giugno, alle ore 18.00, con un concerto di musica italiana. Si prosegue domenica 19 giugno con la solenne messa di ringraziamento (alle ore 13.00) presiedeuta dall’Amministratore apostolico della diocesi di Limburg, Mons. Wolfgang Rösch. Seguono alle 14.30 i festeggiamenti. Le manifestazioni si svolgono negli ambienti della Chiesa St. Andreas (Aßmannshäuser Str. 11).
La Missione Cattolica Italiana di Limburg festeggia il 50° di Fondazione sabato 2 luglio con una celebrazione eucaristica nel Duomo, alle ore 10.15 presieduta dal vescovo emerito della arcidiocesi di Lanciano-Ortona mons. Carlo Ghidelli. Tra i molti concelebranti mons. Silvano Ridolfi ed il Delegato nazione delle MCI padre Tobia Bassanelli. Dopo la messa, sempre in Duomo, ci sarà l’atto ufficiale, con interventi delle autorità, la consegna di una medaglia d’oro a connazionali che da 50 anni vivono nella MCI di Limburg-Wetzlar
La Missione Cattolica Italiana di Limburg festeggia il 50° di Fondazione sabato 2 luglio con una celebrazione eucaristica nel Duomo, alle ore 10.15 presieduta dal vescovo emerito della arcidiocesi di Lanciano-Ortona mons. Carlo Ghidelli. Tra i molti concelebranti mons. Silvano Ridolfi ed il Delegato nazione delle MCI padre Tobia Bassanelli. Dopo la messa, sempre in Duomo, ci sarà l’atto ufficiale, con interventi delle autorità, la consegna di una medaglia d’oro a connazionali che da 50 anni vivono nella MCI di Limburg-Wetzlar
Latino Americani: a Bologna il III° incontro Hermandades Señor De Los Milagros in Italia
Bologna - Si svolgerà domani e domenica a Bologna il Terzo incontro nazionale de Hermandades Señor De Los Milagros in Italia con un ricco programma che prevede relazioni, momenti di preghiera e di adorazione eucaristica e una liturgia presieduta, domenica, dall’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi. L’iniziativa è promossa dal coordinamento pastorale pe i cattolici latino americani in Italia e dalla comunità cattolica peruviana. L’incontro cade nel Giubileo straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco. “Il tema della Misericordia attraversa, unitamente al tema della Croce, il mistero dell’Incarnazione, a cui si ispira la spiritualità del Señor De Los Milagros, cara al popolo cattolico latinoamericano”, scrive in un messaggio il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Giancarlo Perego: “lasciarsi guidare dalla Misericordia di Dio nella nostra vita significa camminare nella giustizia e nella carità, costruire la civiltà dell’amore”. “Ai piedi dell’immagine mariana, che la tradizione vuole dipinta dall’ evangelista Luca, conservata nel Santuario di Bologna, invochiamo Dio, ricco di misericordia, perché accompagni – conclude il direttore Migrantes - voi, riuniti in questo importante Convegno, i bambini, i ragazzi, i giovani le famiglie latinoamericane, soprattutto emigrate in Italia e in Europa, perché la nostra testimonianza di fede possa trasfigurare le nostre città, rendendole capaci di accoglienza e di solidarietà”.
Migrantes: le proposte per la Giornata mondiale del rifugiato 2016
Roma - “Dal 1990 al 2015, in 25 anni, l’Italia ha accolto oltre mezzo milione di domande d’asilo, riconoscendo un diritto fondamentale. La Giornata mondiale del Rifugiato del 2016 trova l’Italia impegnata non solo nel salvataggio nel Mare Mediterraneo di migranti in fuga, ma anche nell’accoglienza e nella protezione internazionale di circa 120.000 persone nella diverse strutture, di cui circa 25.000 nelle strutture ecclesiali”, ricorda Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra lunedì 20 giugno.
Nonostante questo impegno diffuso, rimangono alcuni problemi aperti che portano la Fondazione Migrantes, in occasione di questa Giornata, a segnalare e rilanciare sette proposte e impegni.
1) Riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda di protezione internazionale, da una parte riformando il sistema delle commissioni territoriali, prevedendo più formazione e personale dedicato; dall’altra aumentandone il numero per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati, che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta. I tempi lunghi di attesa, infatti, portano le persone a rimanere in accoglienza senza una risposta anche per un anno e mezzo – due anni, con la dimissione o l’allontanamento dal centro di accoglienza, e i conseguenti rischi della irreperibilità, di insicurezza e di sfruttamento delle persone.
2) Rimane necessario aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati (stimati nei prossimi mesi in 40.000), per evitare la situazione di irregolarità per molte persone, soprattutto al Sud, che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza. Ripartire dalla legalità è fondamentale sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese.
3) Arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche rispetto ai servizi che deve erogare e rispetto alla trasparenza nella gestione dei fondi. Per questo sarebbe utile che l’accoglienza dei rifugiati, nella prospettiva della legge quadro sui servizi alla persona e della legge 328, possa vedere come gli altri servizi sociali, la possibilità di un impegno non volontario dei Comuni, di un accreditamento da parte di enti e strutture del privato sociale e del no profit, un piano di zona e un tavolo territoriale, superando l’empasse di una logica statalista che vede solo i Comuni e nessun altro come soggetti proponenti di un progetto di accoglienza dei rifugiati. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza. Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del Ministero dell’Interno dell’ottobre 2015 ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei 30-35 euro giornalieri solo 2,50 euro (meno del 10%) è dato direttamente agli ospiti, mentre per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza. L’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, seppur ottima, se non è seguita, da quando le persone hanno la certezza di poter rimanere in Italia, da un serio programma di inserimento abitativo e lavorativo crea solo marginalizzazione, rischio di sfruttamento e frustrazione. Per questo, servono programmi specifici a livello nazionale e regionale volti a facilitare l’inserimento socio-economico, abitativo dei titolari di protezione internazionale, come di ogni altra persona che in quel territorio si trovano in situazione di difficoltà rispetto alla casa o al lavoro. A riguardo, può essere preziosa la sinergia tra Stato-Terzo Settore e Chiesa (come alcune esperienze dimostrano in diverse realtà italiane).
4) Rispetto ai minori stranieri non accompagnati bisogna davvero riuscire a superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati (oserei dire piccoli orfanatrofi) e arrivare a forme diversificate di accoglienza che prevedano non solo accoglienze in centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semiautonomia: un sistema di accoglienza familiare, unico e interno al sistema di accoglienza per richiedenti asilo nazionale: cosa che si è dichiarato già nella Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014, ma che si è ancora lontani dall’aver realizzato. Infine, occorre affidare i minori non accompagnati, in tempi brevi, a tutori specifichi, volontari e formati, evitando cumuli di tutele, assolutamente inutili e inefficaci, ad assessori e sindaci.
5) L’impegno a riconoscere il diritto di rimanere nella propria terra, non a parole ma nei fatti attraverso programmi di cooperazione internazionale che favoriscano lo sviluppo dei popoli più poveri. La Chiesa in Italia, grazie all’8 per mille, ha destinato 93 milioni di euro per circa 750 progetti, ha messo in cantiere nell’anno giubilare 1000 progetti diocesani 2016 nei Paesi di origine dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, di rientro assistito nei paesi d’origine, anche in collaborazione con la FOCSIV e i 12.000 missionari, operatori internazionali del mondo cattolico.
6) Segnalare all’Europa con preoccupazione gli esiti delle politiche di gestione di questi flussi migratori: gli hotspots, la relocation e i rimpatri sono misure di controllo delle frontiere, che stanno operando una vera e propria selezione di nazionalità ammesse nell’Unione (Siria, …), lasciando migliaia di persone escluse dall’ingresso bloccate senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti. In Italia sono già attivi 4 hotspots (Lampedusa, Trapani e Pozzallo, Taranto), altri saranno aperti, che di fatto sono centri chiusi che somigliano più a dei CIE che a dei Centri di accoglienza, nei quali al momento si sta operando, attraverso le operazioni di identificazione condotte da Frontex, Europol ed Easo, una preselezione fra migranti ai quali viene consentito di presentare la domanda di asilo e altri ai quali questa possibilità viene negata, sulla base della provenienza da una nazione considerata “sicura”. Ciò contravviene al principio contenuto nella Convenzione di Ginevra e recepito dall’ordinamento italiano secondo cui la domanda di protezione internazionale può essere presentata da tutti e tutti hanno diritto ad un esame individuale e completo della domanda.
Nonostante questo impegno diffuso, rimangono alcuni problemi aperti che portano la Fondazione Migrantes, in occasione di questa Giornata, a segnalare e rilanciare sette proposte e impegni.
1) Riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda di protezione internazionale, da una parte riformando il sistema delle commissioni territoriali, prevedendo più formazione e personale dedicato; dall’altra aumentandone il numero per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati, che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta. I tempi lunghi di attesa, infatti, portano le persone a rimanere in accoglienza senza una risposta anche per un anno e mezzo – due anni, con la dimissione o l’allontanamento dal centro di accoglienza, e i conseguenti rischi della irreperibilità, di insicurezza e di sfruttamento delle persone.
2) Rimane necessario aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati (stimati nei prossimi mesi in 40.000), per evitare la situazione di irregolarità per molte persone, soprattutto al Sud, che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza. Ripartire dalla legalità è fondamentale sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese.
3) Arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche rispetto ai servizi che deve erogare e rispetto alla trasparenza nella gestione dei fondi. Per questo sarebbe utile che l’accoglienza dei rifugiati, nella prospettiva della legge quadro sui servizi alla persona e della legge 328, possa vedere come gli altri servizi sociali, la possibilità di un impegno non volontario dei Comuni, di un accreditamento da parte di enti e strutture del privato sociale e del no profit, un piano di zona e un tavolo territoriale, superando l’empasse di una logica statalista che vede solo i Comuni e nessun altro come soggetti proponenti di un progetto di accoglienza dei rifugiati. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza. Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del Ministero dell’Interno dell’ottobre 2015 ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei 30-35 euro giornalieri solo 2,50 euro (meno del 10%) è dato direttamente agli ospiti, mentre per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza. L’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, seppur ottima, se non è seguita, da quando le persone hanno la certezza di poter rimanere in Italia, da un serio programma di inserimento abitativo e lavorativo crea solo marginalizzazione, rischio di sfruttamento e frustrazione. Per questo, servono programmi specifici a livello nazionale e regionale volti a facilitare l’inserimento socio-economico, abitativo dei titolari di protezione internazionale, come di ogni altra persona che in quel territorio si trovano in situazione di difficoltà rispetto alla casa o al lavoro. A riguardo, può essere preziosa la sinergia tra Stato-Terzo Settore e Chiesa (come alcune esperienze dimostrano in diverse realtà italiane).
4) Rispetto ai minori stranieri non accompagnati bisogna davvero riuscire a superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati (oserei dire piccoli orfanatrofi) e arrivare a forme diversificate di accoglienza che prevedano non solo accoglienze in centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semiautonomia: un sistema di accoglienza familiare, unico e interno al sistema di accoglienza per richiedenti asilo nazionale: cosa che si è dichiarato già nella Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014, ma che si è ancora lontani dall’aver realizzato. Infine, occorre affidare i minori non accompagnati, in tempi brevi, a tutori specifichi, volontari e formati, evitando cumuli di tutele, assolutamente inutili e inefficaci, ad assessori e sindaci.
5) L’impegno a riconoscere il diritto di rimanere nella propria terra, non a parole ma nei fatti attraverso programmi di cooperazione internazionale che favoriscano lo sviluppo dei popoli più poveri. La Chiesa in Italia, grazie all’8 per mille, ha destinato 93 milioni di euro per circa 750 progetti, ha messo in cantiere nell’anno giubilare 1000 progetti diocesani 2016 nei Paesi di origine dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, di rientro assistito nei paesi d’origine, anche in collaborazione con la FOCSIV e i 12.000 missionari, operatori internazionali del mondo cattolico.
6) Segnalare all’Europa con preoccupazione gli esiti delle politiche di gestione di questi flussi migratori: gli hotspots, la relocation e i rimpatri sono misure di controllo delle frontiere, che stanno operando una vera e propria selezione di nazionalità ammesse nell’Unione (Siria, …), lasciando migliaia di persone escluse dall’ingresso bloccate senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti. In Italia sono già attivi 4 hotspots (Lampedusa, Trapani e Pozzallo, Taranto), altri saranno aperti, che di fatto sono centri chiusi che somigliano più a dei CIE che a dei Centri di accoglienza, nei quali al momento si sta operando, attraverso le operazioni di identificazione condotte da Frontex, Europol ed Easo, una preselezione fra migranti ai quali viene consentito di presentare la domanda di asilo e altri ai quali questa possibilità viene negata, sulla base della provenienza da una nazione considerata “sicura”. Ciò contravviene al principio contenuto nella Convenzione di Ginevra e recepito dall’ordinamento italiano secondo cui la domanda di protezione internazionale può essere presentata da tutti e tutti hanno diritto ad un esame individuale e completo della domanda.
Casale Monferrato: una iniziativa in Municipio per la Giornata Mondiale del Rifugiato
Casale Monferrato – Lunedì prossimo, 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, alle ore 11,30 nella Sala del Consiglio Comunale di Casale Monferrato, un incontro che prevede – informa il direttore Migrante diocesano Claudio Debetto - la prolusione del Sindaco, Titti Palazzetti e l'intervento di un Richiedente Asilo.
Roma: oggi convegno su “Nuove cittadine, non solo lavoratrici domestiche”
Roma - Si terrà questo pomeriggio domani 17 giugno, dalle ore 16.00 alle ore 19.30, a Roma, Piazza di San Calisto 16, la Tavola rotonda “Nuove cittadine, non solo lavoratrici domestiche. Percorsi di riflessione ed inclusione sociale verso la cittadinanza”, promossa dalle Acli Colf, l’associazione delle Acli che, da oltre sessant’anni si occupa della tutela e promozione culturale delle collaboratrici familiari italiane e immigrate, in collaborazione con Caritas Internationalis, in occasione del V° anniversario dell’adozione da parte dell’Ilo della Convenzione Internazionale sulle lavoratrici e lavoratori domestici.
La tavola rotonda ospiterà vari interventi a partire dal racconto delle esperienze delle Acli Colf a livello territoriale, per aprire un confronto sulle questioni che si intrecciano tra lavoro domestico e di cura, e i percorsi di inclusione sociale che hanno vissuto e stanno vivendo molte colf e badanti straniere presenti nel nostro Paese – in particolare donne.
Alla fine dell’incontro sarà possibile visitare la Mostra Internazionale sulle Moderne forme di schiavitù “Dietro il codice a barre” (Ressources Humaines Sans Frontiéres).
Raffaella Maioni, Responsabile Nazionale Acli Colf, associazione da sempre impegnata nella lotta per il riconoscimento e la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori domestici, e Maria Suelzu, migration officer di Caritas Internationalis, nel promuovere questo incontro, sottolineano «l’importanza di riflettere su questi temi unendo la prospettiva nazionale con quella internazionale per garantire dignità a queste donne e uomini che fanno parte delle nostre comunità sempre più transnazionali».
La tavola rotonda ospiterà vari interventi a partire dal racconto delle esperienze delle Acli Colf a livello territoriale, per aprire un confronto sulle questioni che si intrecciano tra lavoro domestico e di cura, e i percorsi di inclusione sociale che hanno vissuto e stanno vivendo molte colf e badanti straniere presenti nel nostro Paese – in particolare donne.
Alla fine dell’incontro sarà possibile visitare la Mostra Internazionale sulle Moderne forme di schiavitù “Dietro il codice a barre” (Ressources Humaines Sans Frontiéres).
Raffaella Maioni, Responsabile Nazionale Acli Colf, associazione da sempre impegnata nella lotta per il riconoscimento e la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori domestici, e Maria Suelzu, migration officer di Caritas Internationalis, nel promuovere questo incontro, sottolineano «l’importanza di riflettere su questi temi unendo la prospettiva nazionale con quella internazionale per garantire dignità a queste donne e uomini che fanno parte delle nostre comunità sempre più transnazionali».
Soccorsi record: 13mila migranti salvati dal mare in una settimana
Milano - Numeri da record. Sono quelli dei migranti salvati nel Mediterraneo centrale: ben 13mila, in una sola settimana, quella dal 20 al 27 maggio. «Si tratta del numero totale più alto mai riportato nell’area» conferma il direttore dell’agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri. In generale, il numero di migranti arrivati in Italia a maggio (complessivamente 19mila) è stato il doppio rispetto agli arrivi di aprile: questo a causa soprattutto delle partenze da Egitto e Libia, mentre gli arrivi sulle isole greche sono calati del 60%. Anche se proprio ieri, la guardia costiera greca ha salvato 57 persone da una barca a vela che si era rovesciata al largo dell’isola di Lesbo. Oggi la rotta via mare più battuta è però quella che va dalla Libia a Malta, Lampedusa e Sicilia. Ma nelle ultime settimane, ed è questo anche il motivo dell’escalation dei salvataggi, l’agenzia europea ha registrato un incremento delle partenze dei migranti dalle coste dell’Egitto. Un viaggio lungo, affrontato a bordo di pescherecci ormai relitti, con motori malfunzionanti, senza il gasolio sufficiente per la traversata e stracarichi di persone.
E proprio questa nuova rotta egiziana rappresenta il tema caldo sul tavolo dell’agenda europea per quanto riguarda le politiche d’immigrazione. «L’aumento degli arrivi dall’Egitto ci preoccupa – ha detto Olivier Onidi, vice direttore generale della Commissione europea per l’Immigrazione e coordinatore delle politiche per la rotta del Mediterraneo centrale, nel corso dell’audizione in commissione Libertà civili del Parlamento europeo – Stiamo discutendo, anche con le autorità egiziane, per capire se ci sono punti deboli della catena di controllo dei flussi e di lotta al traffico di esseri umani».
Con l’aumento dei flussi, Onidi lancia anche l’allarme sul rischio di più morti nel Mediterraneo. Finora, ha spiegato, si è avuto un aumento del 30% delle vittime rispetto al 2015 e se continua così, a fine anno, il numero sarà anche maggiore.
Vista la situazione, secondo l’Ue è necessario intensificare la presenza nel canale di Sicilia. Oltre a pianificare lo spostamento di equipaggiamento tecnico e di guardie di frontiera dall’Egeo, Bruxelles rivolge un appello agli Stati affinché forniscano a Frontex più imbarcazioni per dare pieno supporto all’Italia.
Ma rimane calda anche la questione al Brennero, l’altra frontiera al centro delle polemiche e delle proteste sui migranti di passaggio. Anche se negli ultimi giorni è calato il silenzio, gli austriaci vanno avanti e continuano a lavorare su quello che chiamano «il management di confine». «Entro la fine di giugno saranno pronti 90 container che serviranno nel caso si dovessero registrare migranti in arrivo» ha dichiarato il governatore della regione del Tirolo, Gunther Platter, malgrado le rassicurazioni all’Italia dei mesi scorsi sullo stop del muro al Passo.
Intanto calano le richieste d’asilo in Europa nel primo trimestre 2016, rispetto all’ultimo del 2015: secondo i dati Eurostat, in tutto sono state 287.085, contro le 426mila dell’ultimo periodo dello scorso anno. Sebbene anche l’Italia veda numeri in calo del 10%, dalle 24.710 domande ricevute nel quarto trimestre 2015 alle 22.335 dei primi tre mesi del 2016, il Paese è al secondo posto in Europa (8%), dopo la Germania (175mila; 61%), per richieste ricevute. Seguono Francia, Austria e Gran Bretagna. (Daniela Fassini – Avvenire)
E proprio questa nuova rotta egiziana rappresenta il tema caldo sul tavolo dell’agenda europea per quanto riguarda le politiche d’immigrazione. «L’aumento degli arrivi dall’Egitto ci preoccupa – ha detto Olivier Onidi, vice direttore generale della Commissione europea per l’Immigrazione e coordinatore delle politiche per la rotta del Mediterraneo centrale, nel corso dell’audizione in commissione Libertà civili del Parlamento europeo – Stiamo discutendo, anche con le autorità egiziane, per capire se ci sono punti deboli della catena di controllo dei flussi e di lotta al traffico di esseri umani».
Con l’aumento dei flussi, Onidi lancia anche l’allarme sul rischio di più morti nel Mediterraneo. Finora, ha spiegato, si è avuto un aumento del 30% delle vittime rispetto al 2015 e se continua così, a fine anno, il numero sarà anche maggiore.
Vista la situazione, secondo l’Ue è necessario intensificare la presenza nel canale di Sicilia. Oltre a pianificare lo spostamento di equipaggiamento tecnico e di guardie di frontiera dall’Egeo, Bruxelles rivolge un appello agli Stati affinché forniscano a Frontex più imbarcazioni per dare pieno supporto all’Italia.
Ma rimane calda anche la questione al Brennero, l’altra frontiera al centro delle polemiche e delle proteste sui migranti di passaggio. Anche se negli ultimi giorni è calato il silenzio, gli austriaci vanno avanti e continuano a lavorare su quello che chiamano «il management di confine». «Entro la fine di giugno saranno pronti 90 container che serviranno nel caso si dovessero registrare migranti in arrivo» ha dichiarato il governatore della regione del Tirolo, Gunther Platter, malgrado le rassicurazioni all’Italia dei mesi scorsi sullo stop del muro al Passo.
Intanto calano le richieste d’asilo in Europa nel primo trimestre 2016, rispetto all’ultimo del 2015: secondo i dati Eurostat, in tutto sono state 287.085, contro le 426mila dell’ultimo periodo dello scorso anno. Sebbene anche l’Italia veda numeri in calo del 10%, dalle 24.710 domande ricevute nel quarto trimestre 2015 alle 22.335 dei primi tre mesi del 2016, il Paese è al secondo posto in Europa (8%), dopo la Germania (175mila; 61%), per richieste ricevute. Seguono Francia, Austria e Gran Bretagna. (Daniela Fassini – Avvenire)
Giubileo Spettacolo Viaggiante: tanti gli artisti dello spettacolo viaggiante che si recano “con la loro arte nelle zone colpite da guerre, calamità naturali e violenze
Città del vaticano – A salutare il Papa in apertura dell’udienza con il mondo dello spettacolo viaggiante è stato, nell’Aula Paolo VI, questa mattina, il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti sottolineando che questo popolo...
Giubileo dello Spettacolo Viaggiante: il discorso integrale di Papa Francesco
Città del Vaticano - Pubblichiamo il testo integrale pronunciato questa mattina da papa Francesco incontrando gli artisti dello spettacolo viaggiante arrivati a Roma per il loro Giubileo...
Papa allo spettacolo viaggiante: siete “artigiani” della festa e del bello
Città del Vaticano - “Artigiani” della “festa, della meraviglia, del bello”. Così Papa Francesco ha definito, questa mattina, il mondo dello spettacolo viaggiante e popolare: circensi e fieranti, giostrai, lunaparkisti e artisti di strada, madonnari e componenti di bande musicali.
Giubileo spettacolo viaggiante: il papa accarezza due cuccioli di tigre e di pantera
Città del Vaticano – “Gli animali sono parte essenziale dello spettacolo circense”. Così è stato presentato al Papa un cucciolo di tigrotto di sei mesi che ha voluto accarezzare.