Primo Piano

Insalaco: “maneggiare termini e nozioni in maniera consapevole e responsabile”

Roma - Le migrazioni sono da tempo al centro del dibattito pubblico, spesso per "polemiche strumentali che puntano ad alimentare paura e diffidenza". A dirlo questa mattina Luca Insalaco, giornalista e avvocato, intervenendo al corso di formazione Migrantes "Linee di pastorale migratoria". Per Insalaco è "importante dunque, riuscire a maneggiare termini e nozioni in maniera consapevole e responsabile". Dopo una disamina dei principali istituti in materia di diritto dell'immigrazione, partendo dalla fase di ingresso in Italia degli stranieri fino alle dinamiche della loro necessaria integrazione il relatore ha affrontato il tema della cittadinanza, oggetto di una riforma attualmente all'esame del Senato e delle modalità di ingresso e di soggiorno, regolari e irregolari, degli stranieri in Italia, soffermandosi sulla condizione giuridica dei richiedenti asilo e sul loro trattamento. Insalaco ha quindi trattato i temi sul l'integrazione degli stranieri attraverso il lavoro, l'istruzione, il diritto all'unità familiare e il riconoscimento dei diritti sociali con esempi legati alla sua attività professionale. "Un modo, questo - ha spiegato - non solo per dare immediatezza all'esposizione, ma rendere i contenuti concretamente utilizzabili dai 60 partecipanti al corso nella loro attività pastorale".
 

In nome delle vittime

Roma - Viviamo le giornate più luminose dell’anno, quelle nelle quali sembra non debba mai scendere la sera. Per certi versi sono fotografia di una società che corre, s’affanna, progetta, lavora. Con questi ritmi occorre uno sguardo davvero attento per riuscire a scorgere persone per le quali ogni momento spinge la stagione della vita verso l’inverno.
Ci sono situazioni che obbligano a riporre in fretta nel baule dei ricordi quello che è stato; danno una nuova misura alle cose; suscitano reazioni, a volte anche imprevedibili, di rassegnazione e chiusura, di rabbia e ribellione.
Quando si conosce la forza devastante della violenza, degli abusi psicologici e fisici, si finisce esposti al vento dell’insicurezza e al freddo dell’impotenza.
Il pensiero va a quanti, nel mondo della comunicazione, senza speculazioni morbose ci aiutano a dare un nome a realtà che, diversamente, rimarrebbero invisibili, nonostante siano tutt’altro che rare. Grazie perché ci obbligate a fermarci davanti a queste contraddizioni del nostro tempo e della nostra cultura, che arrivano a calpestare la vita di bambini, donne e anziani. Grazie perché ci provocate ad affrontare una riflessione non facile, superando indifferenze diffuse, ma non per questo meno colpevoli.  (don Ivan Maffeis) 
 

Migranti: oggi veglia di preghiera in 30 città italiane per i morti in mare

Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, Comunità di Sant’Egidio, Acli, Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese evangeliche e Associazione Papa Giovanni XIII promuovono, come ogni anno, una veglia in memoria di tutte le vittime dei viaggi verso l’Europa.

Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 28.000 persone, di cui 4.273 soltanto nel corso nel 2015. Più dei cinque anni precedenti messi insieme. Il 2015 è stato l’anno più drammatico per i migranti in cerca di salvezza in Europa. E il 2016 purtroppo si mostra altrettanto agghiacciante: da gennaio ad oggi risultano morte in mare almeno 1.380 persone.
Il dato è aggiornato al 26 maggio 2016 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale. Ma i numeri reali potrebbero essere molto più grandi. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia, spiegano i promotori.

Oltre a quella di Roma, nella basilica di Santa Maria in Trastevere – oggi giovedì 23 giugno,  presieduta da mons. Angelo Becciu,  sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede - si terranno preghiere ecumeniche in più di 30 città italiane. Sarà un momento di celebrazione comune per lanciare un appello unanime: fermare l’ecatombe dei migranti in viaggio, attraverso l’attivazione da parte dei governi nazionali e dell’UE di vie d’accesso legali e sicure.
Durante le preghiere “Morire di Speranza” saranno letti i nomi e le storie di quanti sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Una memoria che deve farsi impegno affinché cresca una cultura di accoglienza e cessino le tragedie ai confini dell’Europa.
 

Confindustria: gli stranieri producono l’8,7% del PIL

Roma - Il lavoro degli stranieri in Italia 
ha superato nel 2015 il valore di 120 miliardi di euro, pari 
all’8,7%  del Pil. La presenza di immigrati ha, negli 
anni di espansione (1998-2007), innalzato la crescita cumulata 
del Pil di 3,9 punti percentuali (dal 10,5% al 14,4%) e, negli 
anni della crisi (2008-2015), limitato la sua discesa di tre 
punti (da -10,3% a -7,3%). E’ quanto evidenzia il rapporto “Immigrati: da emergenza a opportunità”, realizzato dal Centro 
studi Confindustria. 
Le migrazioni internazionali, sottolinea il rapporto, sono 
un’opportunità sia per chi lascia il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita sia per le nazioni ospitanti, per lo 
più avanzate, dove l’invecchiamento demografico alimenta il 
conflitto di interessi intergenerazionale, minaccia la 
sostenibilità dei sistemi di welfare e rallenta il progresso 
economico. Dal 2000 ad oggi la popolazione italiana sarebbe 
diminuita senza l’apporto degli immigrati, il cui peso sui 
residenti è salito dal 3,7% al 9,7%. Anche per questa ragione, 
segnala Confindustria, "vanno combattuti i pregiudizi 
contro gli stranieri, sia con l’aiuto dei dati reali, che 
delineano un quadro diverso da quello che spesso appare sui 
media, sia con proposte concrete in grado di favorire 
l’integrazione". 

Per il Rapporto  raramente gli immigrati sottraggono lavoro agli autoctoni (come crede invece 
quasi il 40% degli italiani). Al contrario, aiutano a crearlo e 
a renderlo più produttivo.
 

Medico di famiglia : fino ai 18 anni per i figli di migranti senza permesso di soggiorno

Bologna - Non solo il pediatra, ma anche il medico di famiglia fino al compimento del diciottesimo anno d’età: d’ora in poi in Emilia-Romagna avranno diritto ad averlo anche ragazzi e ragazze minorenni, figli di migranti senza permesso di soggiorno.
Lo prevede un accordo firmato dalla Regione Emilia Romagna e organizzazioni sindacali dei medici di famiglia (Fimmg, Snami, Smi, Intesa sindacale) e approvato dalla Giunta regionale. L’accordo amplia quanto era stato introdotto due anni fa con il riconoscimento del diritto al pediatra dalla nascita fino ai 14 anni anche per i migranti senza permesso di soggiorno. Oggi i bambini in carico al Servizio sanitario regionale sono 198.
In base all’accordo, il medico potrà prescrivere visite specialistiche ed esami che si possono fare solo negli ospedali e ambulatori pubblici dell’Emilia-Romagna. I farmaci che il medico prescriverà saranno forniti solo dalle farmacie dell’Emilia-Romagna.
I genitori devono scegliere il medico nella sede dell’Azienda Usl del territorio dove vivono, e questo vale per tutti. Al momento della scelta, nel caso in cui si tratti di migranti senza permesso di soggiorno, allo sportello dell’Azienda viene consegnata loro la tessera sanitaria del proprio figlio o figlia con il codice Stp (Stranieri Temporaneamente Presenti).
La tessera sanitaria è valida solo in Emilia-Romagna, ha durata di un anno e si può rinnovare fino ai 18 anni solo se il ragazzo o la ragazza continuano a vivere sul territorio regionale.
 

GMM: il Papa dedica la giornata ai minori “vulnerabili e senza voce”

Città del Vaticano -  “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” . Questo il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 15 gennaio 2017.
La migrazione - si legge in una nota - è “un fenomeno mondiale, non solo europeo o mediterraneo. Tutti i Continenti sono toccati da questa realtà che non riguarda esclusivamente persone in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita, ma anche adulti e minorenni che fuggono da vere tragedie.
È necessario garantire che in ogni Paese i migranti in arrivo, e le loro famiglie, godano del pieno riconoscimento dei propri diritti. Ciò che preoccupa maggiormente è la condizione dei minori nel contesto della migrazione internazionale. Infatti, i bambini e le donne rappresentano le categorie più vulnerabili all’interno di questo grande fenomeno e proprio i minorenni sono i più fragili, spesso invisibili perché privi di documenti o senza accompagnatori”.
Con il tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, Papa Francesco vuole focalizzare l’attenzione sui più piccoli tra i piccoli. Spesso, i bambini arrivano soli nei Paesi di destinazione, non sono in grado di far sentire la propria voce e diventano facilmente vittime di gravi violazioni dei diritti umani.
In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sarà pubblicato, come consuetudine, un Messaggio del Pontefice.  Questa ricorrenza - ricorda la Sala Stampa della Santa Sede - trova la sua origine nella lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni” che la Sacra Congregazione Concistoriale inviò il 6 dicembre 1914 agli Ordinari Diocesani Italiani. In essa, si chiedeva per la prima volta di istituire una giornata annuale di sensibilizzazione sul fenomeno della migrazione e anche per promuovere una colletta a favore delle opere pastorali per gli emigrati italiani e per la formazione dei missionari d’emigrazione. Conseguenza di quella missiva fu, il 21 febbraio 1915, la celebrazione della prima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
 

P. Bentoglio: il ruolo del missionario con i migranti oggi

Roma - Nella pastorale delle migrazioni, così come nel fenomeno della mobilità in generale, “tutto cambia con sorprendente rapidità. Da una parte, oggi i flussi migratori ripropongono lo stesso schema tragico delle migrazioni dei secoli XIX e XX; dall’altra, la realtà odierna mostra un volto più variegato e più complesso”. A dirlo il Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, p. Gabriele Bentoglio, durante il corso di Linee di pastorale migratoria in corso a Roma. Oggi – ha detto il religioso – “assistiamo ad un tale rimescolamento di popoli, di culture e di religioni che qualcuno ha profetato un inevitabile ‘scontro delle culture’. In effetti, aumentano in misura impressionante i profughi e i richiedenti asilo, vittime delle guerre, della miseria e dei cambiamenti climatici”. Oggi – ha sottolineato p. Bentoglio dopo aver ripercorsoalcuni documenti del magistero e del ruolo del missionario dei migranti – vivianmo in un tempo di “immigrazione massiccia di persone appartenenti a religioni non cristiane in Paesi di antica tradizione cristiana. Questo fa emergere il volto eterogeneo della convivenza umana, dove possono sorgere incomprensioni e tensioni”. Il fenomeno migratorio, a cui “spesso le istituzioni stanno assistendo con indifferenza e incapacità di gestione, continua a denunciare lo squilibrio fra le diverse aree del mondo, dove la disparità di accesso alle risorse rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Capita anche a noi di essere spettatori di immani tragedie e di sentirci incapaci di percepire il travaglio storico della nuova umanità che si sta plasmando sotto i nostri occhi, di cui l’emigrazione costituisce la parte più appariscente e che a tutti richiede concreta solidarietà”. Per padre Bentoglio i missionari dei migranti “continuano ad essere chiamati all’accoglienza, al riconoscimento della dignità umana e dei diritti inalienabili di ogni persona, al rispetto delle differenze culturali e religiose, a sensibilizzare le istituzioni perché si impegnino a promuovere il bene comune: in una parola, i missionari hanno il difficile compito di indicare la via da percorrere in una società che si proclama rispettosa dei diritti umani, ma spesso solo a parole”. I missionari – ha poi concluso – “si impegnano a servire i popoli nella costruzione di un’unica famiglia umana”.

Papa Francesco: i rifugiati “sono nostri fratelli”

Città del Vaticano - "Quante volte noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, ma evitiamo di toccare la mano. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo!”.  È' quanto ha detto il Papa oggi durante l’udienza di oggi, dedicata alla guarigione del lebbroso. Papa Francesco ha sottolineato come Gesù rimase “profondamente colpito” da quell’uomo: “Contro le disposizioni della Legge di Mosè, che proibiva di avvicinarsi a un lebbroso, Gesù stende la mano e persino lo tocca”. “Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché lui è in essi”, il monito di Francesco: “Toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione”. È a questo punto che il Papa ha fatto riferimento a un gruppo di ragazzi rifugiati seduti sul palco vicino a lui, lasciando da parte il testo scritto: “Toccare gli esclusi! Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi: tanti pensano di loro che era meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati. Ma tanti li considerano esclusi: per favore, sono i nostri fratelli!”. I 15mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro hanno salutato queste parole con un fragoroso applauso. “Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti!”, ha proseguito il Papa sempre fuori testo.
 

Spettacolo viaggiante: “particolare attenzione” verso queste persone che arrivano e che hanno “bisogno di essere accolti dalla comunità locale”

Roma - “Il Concilio Vaticano II ha dato l’avvio ad una profonda trasformazione della pastorale, compresa la pastorale riguardante particolari categorie. Per cui anche la pastorale fra i circhi e gli Spettacolisti Viaggianti va continuamente aggiornandosi. Già in precedenza erano state coinvolte la parrocchia di sosta e la diocesi, perciò gli artisti circensi e fieranti sono già orientati all’incontro con la comunità parrocchiale di arrivo e di sosta”.  E’ quanto ha detto ieri sera don Mirko Dalla Torre, incaricato della pastorale Migrantes per lo spettacolo viaggiante intervenendo al corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” organizzato dalla Fondazione Migrantes. Il sacerdote – che opera da 15 anni in questa pastorale – ha ricorsato il magisterro dei Papi ed ha sottolineato che il mondo dei circhi e dei luna park riflette “una società e una cultura molto vasta. Caratterizzato da costanti spostamenti e diretto a creare occasioni di festa e divertimento, esso è soggetto a costante mobilità. La sua configurazione è complessa, non costituisce una realtà omogenea ed i gruppi itineranti sono identificati in base all’attività professionale, che si esprime nell’industria dei grandi circhi, di quelli piccoli e familiari, nei parchi di divertimento stagionali e fissi, nelle giostre e simili, con varie componenti etniche, sociali e religiose”. In Italia i circi sono 140 mentre non si conoscono dati certi sulle imprese di lunapark mobili mentre quelli fissi sono 40. L’evangelizzazione della gente dello spettacolo viaggiante, intesa nella sua “accezione più ampia come annuncio della Parola di Dio, accompagnata dall’amministrazione dei sacramenti e dalla testimonianza, costituisce l’obiettivo prioritario della pastorale specifica per i Circensi e i Fieranti. L’opera evangelizzatrice – ha detto don Dalla Torre -  richiede un forte impegno spirituale e il segreto del suo successo, nel mondo circense e fierante, sta in parte nella qualificata formazione degli Operatori pastorali, nella loro generosità e dedizione al servizio, ma anche nell’apertura, nella disponibilità e nel pieno coinvolgimento dei Circensi e dei Fieranti stessi, come protagonisti e non soltanto come destinatari dell’azione pastorale”. Mentre la parrocchia, con le sue strutture pastorali, viene incontro alle necessità della popolazione cristiana che vive sul territorio, aiutandola a riconoscersi nella comunità locale, per la gente del luna park e soprattutto per quella del circo è “praticamente impossibile appartenere ad una comunità ecclesiale tradizionale. Le condizioni di vita, gli impegni di lavoro e la sistemazione logistica nelle periferie urbane spesso non favoriscono né la partecipazione alla vita della comunità cristiana locale né la pratica e il consolidamento della fede. A ciò bisogna aggiungere il fatto che tutto il nucleo familiare è assorbito dalla fatica dei preparativi e dell’esecuzione degli spettacoli, in particolare nei giorni festivi e in quelli che immediatamente li precedono. Questo rende problematico e, non di rado, persino impossibile frequentare la parrocchia locale e ancor meno sentire di appartenervi. Spesso la loro fede, trasmessa dai familiari, trova sostegno in sacerdoti e laici amici, capaci di capire i loro valori e disponibili all’accoglienza, all’ascolto e al rispetto”. Da qui la richiesta ad una “particolare attenzione” verso queste persone che arrivano e che hanno “bisogno di essere accolti dalla comunità locale”.
 

Morire di Speranza: domani preghiera ecumenica per le vittime dei viaggi verso l’Europa

Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, Comunità di Sant’Egidio, Acli, Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese evangeliche e Associazione Papa Giovanni XIII promuovono, come ogni anno, una veglia in memoria di tutte le vittime dei viaggi verso l’Europa.

Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 28.000 persone, di cui 4.273 soltanto nel corso nel 2015. Più dei cinque anni precedenti messi insieme. Il 2015 è stato l’anno più drammatico per i migranti in cerca di salvezza in Europa. E il 2016 purtroppo si mostra altrettanto agghiacciante: da gennaio ad oggi risultano morte in mare almeno 1.380 persone.
Il dato è aggiornato al 26 maggio 2016 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale. Ma i numeri reali potrebbero essere molto più grandi. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia, spiegano i promotori.

Oltre a quella di Roma, nella basilica di Santa Maria in Trastevere - domani giovedì 23 presieduta da Mons. Angelo Becciu,  sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede - si terranno preghiere ecumeniche in più di 30 città italiane. Sarà un momento di celebrazione comune per lanciare un appello unanime: fermare l’ecatombe dei migranti in viaggio, attraverso l’attivazione da parte dei governi nazionali e dell’UE di vie d’accesso legali e sicure.
Durante le preghiere “Morire di Speranza” saranno letti i nomi e le storie di quanti sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Una memoria che deve farsi impegno affinchè cresca una cultura di accoglienza e cessino le tragedie ai confini dell’Europa.
 

Mons. Lojudice: occorre “superare” i campi rom

Roma - “Superare i campi rom per superare la ghettizzazione e per iniziare un processo di integrazione”. A dirlo è stato  il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Paolo Lojudice intervenendo al corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” organizzato dalla Fondazione Migrantes. Il presule ha citato alcuni dati sulla presenza dei rom in Italia: una presenza di circa 160mila persone. Di questi circa 70mila sono cittadini italiani.Mons. Lo Judice ha parlato della sua esperienza pastorale accanto ai rom della città di Roma, dell’attività promosse durante il suo ministero di direttore spirituale al Seminario Maggiore di Roma facendo conoscere da vicino ai seminaristi la realtà dei campi rom presenti in città con delle vere e proprie missioni anche per periodi lunghi e del coordinamento pastorale che sta nascendo, con il contributo della Migranrtes diocesana a Roma. Nella diocesi capitolina ha detto mons. Lojudice “non mancano presenze nei campi con attività per aiutarli nella loro vita quotidiana” e accompagnarli nell’esperienza di fede. Il presule ha quindi  ha ricordato i tanti sacerdoti, religiosi e religiose che per anni hanno vissuto con il popolo rom in baracche o camper sottolineando che per i rom occorre un aiuto a “riappropriarsi della loro identità ma anche relazionarsi all’esterno”.
 

Migrantes: le buone prassi al corso di formazione in corso a Roma

Roma - Far conoscere le esperienze che funzionano in giro per il mondo, offrire strumenti pratici e consultabili per quanti sono impegnati sui temi dei rifugiati. Questo l’obiettivo  dell’Osservatorio permanente sui rifugiati “Vie di Fuga” (http://viedifuga.org) attivo dal 2011 presentato ieri pomeriggio al corso di formazione Migrantes da Cristina Molfetta della Migrantes di Torino. “Dalla fine del 2009 -. ha detto Molfetta -  è attiva all’interno dell’Ufficio Migrantes di Torino una redazione che si occupa di richiedenti asilo, rifugiati politici e titolari di protezione internazionale”. Questo - ha spiegato -  ha portato alla pubblicazione di un primo “Rapporto rifugiati". In seguito la redazione con l’aiuto della Fondazione Migrantes ha dato vita a “Viedifuga”, un “osservatorio informativo italiano specializzato a 360 gradi sui temi della protezione internazionale” che si rivolge a “un pubblico eterogeneo, dando possibilità di accesso e consultazione attraverso porte d’ingresso diversificate”: dagli operatori sociali ai professionisti dell'informazione; dai volontari ai rifugiati e richiedenti asilo; dai giuristi ai cittadini interessati a questi temi, agli studenti. Un sito, quindi, ricco di notizie, approfondimenti ed eventi oltre ad uno spazio dedicato alle normative, alle buone pratiche, ai documenti e indirizzi utili. Molfetta ha quindi citato alcuni dati sulla presenza di immigrati negli Sprar: ad aprile i posti occupati risultano 20570 mentre nei cas e nei Cara i posti occupati risultano, a maggio 2016, circa 120mila. Per quanto riguarda le domande d'asilo a fino maggio ne risultavano presentate 38.970.
 

Udienza generale: papa Francesco con alcuni rifugiati

Città del Vaticano - Papa Francesco, all'udienza generale del mercoledì, ha voluto far sedere accanto a sé un gruppo di rifugiati, tutti di colore, probabilmente africani, con in mano lo striscione dell’associazione che li ha assiste che ha sede a Firenze. Poi ha spiegato questo gesto ai fedeli presenti in piazza San Pietro: "Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi. Tanti pensano di loro che è meglio se fossero rimasti nella loro terra. Ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore: sono i nostri fratelli. Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti. Lascia venire tutti".

 

Migrantes: le migrazioni sono “luoghi su cui ridisegnare la vita delle nostre comunità cristiane”

Roma - “Il mondo delle migrazioni e la mobilità non solo sono dei ‘segni dei tempi’, ma sono  dei luoghi su cui ridisegnare la vita delle nostre comunità cristiane”. A dirlo, ieri pomeriggio, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, aprendo i lavori del Corso di formazione su  “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes. Per mons. Perego entrare in questo mondo chiede un percorso  di formazione, che aiuti a riconoscere i “segni” e al tempo stesso a costruire “percorsi”. E’ quello che intende fare il Corso di formazione della Migrantes, che ogni anno “aiuta – ha detto - i nuovi direttori e operatori pastorali, i cappellani delle  comunità cattoliche di  altra lingua sempre più numerosi tra noi (circa 2500). Un percorso che fa incrociare la conoscenza dei dati, le esperienze  nelle comunità,  con il lavoro pastorale degli uffici diocesani  e regionali Migrantes, luoghi importanti per far crescere una ‘cultura dell’incontro’, che è una cultura del rispetto, dell’accoglienza, dell’inclusione e dell’integrazione”. Al corso,che si concluderà venerdì 24 giugno, sono iscritti 60 operatori provenienti da oltre 35 diocesi italiane.
 

Migrantes: da oggi il Corso di formazione

Roma - Provengono da oltre 35 diocesi italiane i 60 partecipanti al corso di formazione su “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e che si aprirà oggi a Roma. L’iniziativa è destinata alle seguenti categorie: direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e loro collaboratori; cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina; religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni; seminaristi e juniores. I lavori della prima giornata saranno aperti da un intervento di mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes. Seguirà una relazione affidata a Cristina Molfetta dell’Ufficio Migrantes di Torino che parlerà dell’Osservatorio permanente sui rifugiati “Via di Fuga” e del Rapporto sulla Protezione Internazionale promosso da Migrantes, caritas ed altri organismi. Non mancheranno esperienze affidate a don Mirko Dalla Torre sullo spettacolo viaggiante, Don Carlo de Stasio sulla pastorale degli italiani nel mondo e mons. Paolo Lo Judice, vescovo ausiliare di Roma sulla pastorale con i rom e i sinti.
 

Unhcr: tre paesi producono metà dei rifugiati del mondo…

Roma - Tra i paesi coperti dal report Global Trends dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e diffuso ieri, la Siria con 4.9 milioni di rifugiati, l’Afghanistan con 2.7 milioni e la Somalia con 1.1 milioni rappresentano da soli oltre la metà dei rifugiati sotto mandato Unhcr nel mondo. Allo stesso tempo, la Colombia, con 6.9 milioni, è il paese con il più alto numero di sfollati interni, seguita dalla Siria, con 6.6 milioni, e l’Iraq, con 4.4 milioni. Lo Yemen è il paese che ha dato origine al maggior numero di nuovi sfollati interni nel 2015: 2.5 milioni di persone, il 9% della sua popolazione.
Nel 2015, gran parte dell’attenzione è stata catturata dalle difficoltà dell’Europa nella gestione del milione e oltre di rifugiati e migranti arrivati via mare nel Mediterraneo, tuttavia il rapporto mostra come la maggior parte dei rifugiati del mondo fosse altrove. L’86% dei rifugiati sotto mandato Unhcr nel 2015 erano in paesi a basso o medio reddito, in prossimità di situazioni di conflitto. Questo dato aumenta fino al 90%  se vengono inclusi anche i rifugiati palestinesi che rientrano sotto il mandato dell’organizzazione sorella dell’Unhcr, l’Unrwa. Nel mondo, la Turchia è il principale paese ospitante, con 2.5 milioni di rifugiati. Il Libano invece ospita il più alto numero di rifugiati rispetto alla popolazione nel paese (183 rifugiati ogni 1.000 abitanti). La Repubblica Democratica del Congo ospita il maggior numero di rifugiati in relazione alla grandezza dell’economia del paese (471 rifugiati per ogni dollaro pro capite PIL, misurato a parità di potere d’acquisto).
Tra i paesi industrializzati, il 2015 è stato anche un anno record per numero di nuove richieste d’asilo, con 2 milioni di richieste (che hanno contribuito ai 3.2 milioni di casi ancora pendenti alla fine dell’anno). La Germania ha ricevuto più richieste d’asilo di qualsiasi altro paese (441.900), un numero che riflette la prontezza e la capacità del paese nell’accoglienza delle persone fuggite verso l’Europa attraverso il mar Mediterraneo. Gli Stati Uniti rappresentano il secondo paese con il più alto numero di richieste d’asilo (172.000), in gran parte ricevute da persone che sono fuggite dalla violenza dei gruppi armati in America Centrale. Numeri significativi di richieste d’asilo sono stati registrati anche in Svezia (156.000) e in Russia (152.000).
 

Bologna : gli africani francofoni ricordano san Lwanga

Bologna - Nei giorni scorsi la Comunità cattolica africana «Saint Marc Evangéliste et Saint Charles Lwanga» di Bologna ha ricevuto la visita dell’arcivescovo mons. Matteo Zuppi per la Messa, durante la quale sono stati commemorati san Carlo Lwanga, co–patrono della comunità, e i dieci anni di presenza della comunità presso la parrocchia Sant’Antonio di Savena.
«Per me è una grande gioia incontrare nuovamente la Comunità francofona» ha affermato l’Arcivescovo all’inizio della celebrazione, nel corso della quale ha elogiato i valori delle diversità, esortando ad andare al di là dei pregiudizi e ad essere misericordiosi come il Signore, e ha sottolineato l’importanza di avere un luogo dove incontrarsi, una casa dove nessuno è straniero. Don Gabriel Louis Tsamba, cappellano della Comunità francofona, ha ricordato la storia della comunità, lodando l’operato dei suoi predecessori, don Come e don Christophe, e l’aiuto ricevuto dalla Comunità San Giovanni. Battezzata il 10 giugno 2015 con i nomi di due Santi, la comunità raggruppa cittadini provenienti da vari paesi africani, come Camerun, Gabon, Congo, Costa d’Avorio, Burkina–Faso, Mali, Congo Brazzaville, Togo, Benin. Don Gabriel ha ringraziato l’Arcivescovo, monsignor Andrea Caniato, incaricato diocesano per la pastorale degli immigrati (Migrantes), don Mario Zacchini, parroco di Sant’Antonio di Savena, e la sua comunità, le Suore missionarie del Lavoro che, assieme a don Robert Midura Nemeye, sono stati i «pionieri» nel gettare le basi della comunità francofona una ventina di anni or sono, e la delegazione della comunità anglofona «Santa Bakhita», guidata da monsignor Daniel Kamara. Dopo la Messa, c’è stata la condivisione della cena a base di piatti tipici africani, tra cui il mitico ndolè del Camerun. (Vincent Togo, Comunità africana francofona di Bologna)
 

Bari: Auxilium celebra i rifugiati al Cara

Bari - Stamane al Cara, centro accoglienza richiedenti asilo, di Bari Palese gestito da Auxilium, in collaborazione con i frati domenicani custodi della Basilica di San Nicola, si terranno alcune iniziative nel quadro delle celebrazioni per la Giornata internazionale del rifugiato. Alle 10.30 il rettore padre Ciro Capotosto e i frati porteranno il quadro storico di san Nicola all’interno del Centro di accoglienza.
Dopo una preghiera davanti al monumento per le vittime di Lampedusa, realizzato dagli ospiti, ci sarà la piantumazione di un albero di ulivo per la fraternità dei popoli (nei pressi del monumento) da parte del Rettore. Seguirà una visita al Cara, tra i più importanti Centri del sistema accoglienza in Italia. Il quadro storico di san Nicola sarà esposto in mensa, dove è previsto un momento di condivisione e convivialità con gli ospiti: una breve preghiera per i bambini, alcuni canti religiosi dei cristiani copti eseguiti dagli eritrei, uno scambio di doni. Alle 18.30 celebrazione della Messa in Basilica per operatori e migranti.
 

Rifugiati: nasce #TuNonSaiChiSonoIo, storie di migranti

Roma - In occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati nasce il progetto giornalistico “#TuNonSaiChiSonoIo”, che nei prossimi mesi racconterà, con una serie di video in prima persona, le storie dei tanti esuli arrivati in Italia da Paesi del Mediterraneo, dell'Africa e del Medio Oriente. Il progetto è frutto della collaborazione tra Agi e i giornalisti indipendenti di Next New Media, e vedrà come protagonisti i migranti, con le loro differenze in termini di vissuto, provenienza, aspettative ed esperienze di integrazione, e con le loro paure, le loro speranze e le loro aspettative.
Il progetto # intende unire contenuti di approfondimento e modalità di fruizione tipiche dei nuovi media, con l'obiettivo di contribuire al dibattito sul fenomeno delle migrazioni, aggiungendo ai fatti di cronaca ed ai dati statistici anche la conoscenza diretta di chi ha deciso di lasciare il proprio Paese per vivere in Italia e in Europa.
I video saranno pubblicati sul portale Agi.it con cadenza settimanale, e verranno messi a disposizione di associazioni, istituzioni e altri mezzi di informazione secondo i criteri Creative Commons 3.0 (Non commerciale – Non opere derivate) perché possano condividerli od ospitarli sulle proprie piattaforme online, in modo da contribuire nel modo più ampio possibile alla loro diffusione.
 

Olimpiadi: domani la presentazione della campagna “Gioca a favore della Vita”

Roma - Presso la Sala Marconi della Radio Vaticana domani alle 13.00, conferenza stampa della UISG e del Progetto “Talitha Kum Rete contro la Tratta di persone” per presentare la Campagna contro la tratta durante le Olimpiadi di Rio 2016. La campagna si chiama “Gioca a favore della Vita” e sarà realizzata principalmente attraverso i mezzi di comunicazione e i social media. Sono previste azioni di piazza, volantinaggi e sensibilizzazioni nelle città di Rio e di Manaus. In diverse località del Brasile saranno diffusi materiali informativi e realizzati incontri di sensibilizzazione e prevenzione soprattutto con i gruppi di rischio. Talitha Kum si impegna a lanciarla a livello globale perché l’attenzione sia più ampia ed efficace possibile: informare e responsabilizzare la cittadinanza, la stampa, le agenzie di viaggio, le organizzazioni sportive è il nostro obiettivo. Il messaggio della campagna è di speranza, è un invito a fare il bene, a contrastare la banalità della violenza e dello sfruttamento con la creatività e la bellezza dello sport. La campagna è stata già lanciata in Brasile a cura della rete brasiliana delle religiose contro la tratta di persone “Um Grito pela Vida” il 31 maggio scorso, scegliendo lo stesso slogan utilizzato durante la coppa del mondo di calcio realizzata in Brasile nel 2014: in quell’occasione ha contribuito a un aumento del 42% delle denunce di sfruttamento sessuale di bambini ed adolescenti e di situazioni di tratta di persone. Alla Conferenza stampa parteciperanno: card. João Braz de Aviz, Prefetto del Dicastero per la Vita Consacrata; sr. Eurides Alves de Oliveira, Coordinatrice della Rete “Um Grito pela Vida” (collegamento video); Alessandra Sensini, velista italiana e campionessa di windsurf (Oro Sidney 2000); suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum.