Primo Piano

Fermo: la città unanime condanna il razzismo

Fermo -  È il giorno del lutto. La prima volta di un consiglio comunale riunito in sessione straordinaria con le assemblee provinciale e regionale in un clima irreale, con bandiere e serrande abbassate, in una città scossa da un ciclone emotivo e mediatico che sta lasciando tante ferite. Così, se anche la Lega Nord non esita a sottolineare pubblicamente la sua distanza dalla riunione del Consiglio regionale fuori sede a Fermo, il Consiglio comunale riesce ad approvare un documento unanime firmato da tutte le forze politiche - con cui stigmatizza l’accaduto, ponendo così fine alla sequela di interventi sparsi e polemiche nate a caldo dopo la vicenda. Alla condanna per l’atto di violenza razziale da cui è partito tutto, l’assemblea aggiunge l’auspicio di «un sempre maggiore impegno da parte di tutte le realtà politiche, istituzionali, sociali e associative per monitorare e contrastare ogni tentativo di infiltrazione o spontanea sedimentazione nella nostra comunità, di sentimenti o pulsioni di matrice razzista». Preoccupa, tuttavia, il crescere dell’insofferenza verso i migranti, che si esprime nella violenza in quest’occasione manifestata a Fermo, ma che serpeggia un po’ ovunque, come rileva ad esempio la prefettura di Ancona a fronte della resistenza in Vallesina alla notizia dell’arrivo dei profughi. Meno della metà dei Comuni marchigiani ne ospitano. Una minore resistenza favorirebbe una maggiore capillarizzazione con più possibilità di integrazione. I profughi a Fermo, ospiti nel Seminario Arcivescovile, hanno deciso di metterci la faccia, con testimonianze che sottolineano i percorsi di sofferenza. In serata la manifestazione , promossa dal Comune, con una settantina di associazioni e movimenti, su 'Integrazione, accoglienza e solidarietà', con la partecipazione di Moni Ovadia, Modena City Ramblers, Marlene Kuntz. (Vincenzo Varagona – Avvenire)
 

Parlamentari europei e africani a Roma e Lampedusa

Roma - Dal 13 al 15 luglio 2016, una missione conoscitiva dell'assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, composta da deputati europei e africani visiterà Roma e Lampedusa.
Nella mattinata di domani i membri della missione incontreranno una delegazione di deputati italiani, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e i rappresentanti di organizzazioni non-governative e internazionali quali l'UNHCR, l'OIM, l'Arci ed Emergency. Successivamente è previsto un incontro con il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Benedetto Della Vedova, e con il Sottosegretario all'Interno, Domenico Manzione.
La missione conoscitiva raggiungerà Lampedusa, dove, nella mattinata di giovedì 14 luglio 2016, dopo  una riunione con il sindaco Giusy Nicolini, gli eurodeputati e i deputati africani visiteranno una delle navi italiane impegnate nelle operazioni di soccorso in mare dei migranti e le aree dove vengono gestiti gli sbarchi. Seguiranno, nel pomeriggio, una visita all'hotspot di Lampedusa, un incontro con i cittadini, ulteriori colloqui con le organizzazioni non-governative e internazionali attive sull'isola e un incontro con esponenti della Marina Militare italiana.
Nella giornata di venerdì 15 luglio 2016 la missione incontrerà lo staff dell'agenzia per il controllo delle frontiere esterne UE Frontex, impegnata nell'operazione Triton, e dei rappresentanti dell'Ufficio Europeo per l'Asilo (EASO) e di Europol ed Eurojust.
 
 

Immigrati: storie di chi aiuta l’Italia a crescere

Roma -  Clarisse Essane Niagne viene dalla Costa D’Avorio e, dopo molti impieghi, oggi lavora a Roma per l’ambasciata del suo Paese. Atef Metwally, d’origine egiziana, è un dipendente della pubblica amministrazione, mentre Ajay Rattan, indiano, fa l’imprenditore a Latina, nel Lazio, e studia per diventare «sommelier dell’olio d’oliva. Vorrei organizzare un import-export verso il mio Paese». Tre storie a lieto fine di immigrati che sostengono l’economia, che hanno chiuso ieri alla Camera il convegno «Aiutiamo l’Italia a crescere», al quale hanno preso parte esponenti politici, rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e analisti di Confindustria. L’incontro è iniziato con un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’attentato a Dacca e il povero Emmanuel, il profugo nigeriano ucciso a Fermo. «L’immigrazione – spiega l’organizzatrice Renata Polverini (Fi), vice presidente della commissione Lavoro di Montecitorio – è un arricchimento» e mostrarlo, dati alla mano, allontana i discorsi di «chi usa utilizza linguaggi duri e sbagliati». In Italia, conferma l’Istituto ricerche economiche e sociali, vivono oltre 4 milioni di stranieri in età lavorativa: fra loro, 2 milioni e 360mila hanno un’occupazione. In un momento «in cui l’Italia perde capacità d’attrazione, con una crescita solo di 11mila immigrati», spiega monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, gli immigrati sono una «realtà significativa, da valorizzare per la crescita». (V.R.S. – Avvenire)
 

Santa Cabrini: un francobollo a 70 anni dalla canonizzazione

Roma - Il 7 luglio di settant’anni fa Pio XII proclamava santa Francesca Saverio Cabrini, poi dichiarata (17 settembre 1950) patrona degli emigranti. Per celebrare l’anniversario della canonizzazione, il ministero italiano dello Sviluppo economico ha emesso, il 7 luglio, un francobollo commemorativo, del valore di 0,95 euro. Il francobollo – spiega l’Osservatore Romano - è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia, su carta bianca e autoadesiva: vi è raffigurato un ritratto della santa sullo sfondo del chiostro della prima sede dell’Istituto del Sacro Cuore di Gesù a Codogno, nei pressi di Lodi. Il francobollo, prodotto in seicentomila esemplari, e i prodotti filatelici correlati possono essere acquistati presso gli uffici postali abilitati, gli Spazio Filatelia di Roma, Milano, Venezia, Napoli, Trieste, Torino, Genova e sul sito (poste.it).
 
 

241 migranti salvati al largo della Libia

Milano - Ancora due interventi ieri davanti alle coste libiche e 241 migranti tratti in salvo da Nave Responder dell’ong Moas, che ha soccorso un barcone con a bordo 133 migranti tra cui sei bambini e 108 recuperati su un gommone in difficoltà a est di Tripoli da Sos Mediterranee con Aquarius. Si va verso un’altra estate di emergenza. Infatti secondo Frontex il numero degli arrivi di migranti in Italia a maggio, circa 19 mila, ha conosciuto un’accelerazione a cifre doppie rispetto ad aprile. Nei primi cinque mesi del 2016 è giunto nella penisola un numero di richiedenti asilo «in linea con il flusso delle stesso periodo del 2015», anche se a maggio «il numero complessivo è raddoppiato per via di un aumento dei migranti provenienti dall’Africa occidentale e dal Corno d’Africa». E, secondo gli ultimi dati dell’OIM, fino al 6 luglio gli arrivi in Europa sono stati 230.885, soprattutto in Italia (70.978) e Grecia (158.527). I morti sono stati 2.920, oltre mille in più dei 1.838 dello stesso periodo 2015. Il principale Paese di partenza è la Libia, seguita dall’Egitto.
 

Genova: fedeli si tassano per ospitare poveri e profughi

Genova - Giovanni Paolo II molto probabilmente l’avrebbe definita "fantasia della carità". Quello che è certo è che a Genova un gruppo di fedeli ha iniziato a tassarsi per dare un alloggio a persone in difficoltà tra cui alcuni migranti da poco arrivati a Genova ed attualmente ospitati nei centri di accoglienza. «L’idea – ha spiegato Laura Scursatone, docente di Filosofia e Storia in un liceo genovese – è venuta ad alcune persone che sono solite frequentare la Messa per i lavoratori che monsignor Nicolò Anselmi celebra tutti i mercoledì mattina, durante la pausa pranzo, nella chiesa delle Vigne». La proposta è stata subito accolta da monsignor Anselmi – che oltre che parroco della basilica di Nostra Signora delle Vigne è anche vescovo ausiliare della diocesi – ed è stata estesa agli altri parrocchiani durante le messe del sabato e della domenica. «La richiesta con cui siamo partiti è di soli 10 euro al mese per persona ma – come ha spiegato Scursatone – ci sono persone che offrono di più e altre che portano in chiesa anche i soldi di conoscenti, amici e parenti che non frequentano la nostra chiesa». La colletta è partita a maggio. Inizialmente, gli aderenti erano una trentina, ma il loro numero attuale è cresciuto fino a raggiungere quasi 50 adesioni. «Ci sono benefattori che donano molto di più di 10 euro e altre persone che, in previsione delle vacanze estive, hanno già versato le quote per i prossimi mesi», ha aggiunto la referente del progetto.
Gli appartamenti attualmente presi in carico dalla parrocchia sono tre. Da un punto di vista formale sono affittati al parroco delle Vigne, in qualità di legale rappresentante della parrocchia. Uno degli alloggi è già occupato da una famiglia italiana che viveva, sempre nel centro storico, in condizioni di disagio e di precarietà. Gli altri due verranno affidati, con molta probabilità ad agosto appena termineranno i lavori di ristrutturazione, ad alcuni migranti. Il primo verrà consegnato ad una famiglia proveniente dalla Nigeria. Il secondo a 4 ragazzi attualmente ospitati presso un centro di accoglienza. «Speriamo che la nostra idea si possa esportare anche in altre realtà – ha concluso Scursatone – perché è una cosa semplice e non è difficile da realizzare».
Dello stesso avviso anche monsignor Anselmi che, dopo aver espresso «un grande grazie ai laici che hanno deciso di tassarsi», ha parlato di «una iniziativa che si spera si possa replicare altrove», ricordando che l’accoglienza diffusa, dei piccoli numeri, «si spera possa portare anche ad una integrazione migliore». (Adriano Torti – Avvenire)
 

Un successo la prima tappa australiana di “Giovani Italiani in Australia”

Melbourne  - Un successo la prima tappa australiana della ricerca «Giovani italiani in Australia. Un  “viaggio” da temporaneo a permanente», edito da Tau Editrice per Fondazione Migrantes.
Gli autori Michele Grigoletti e Silvia Pianelli, dell’equipe Australia Solo Andata  http://www.australiasoloandata.com/) hanno presentato il contenuto della pubblicazione al Museo Italiano-Co.As.It. di Melbourne (http://www.museoitaliano.com.au/museo-italiano/news/story/273). Il folto pubblico  composto da studiosi, ricercatori, insegnanti, giovani italiani, italo-australiani e australiani di varie età,  è stato attivo e ha interagito con gli autori ponendo domande e condividendo esperienze personali.
Fra i temi di maggiore interesse la percezione dei giovani alla definizione di “migrante”, lo stigma nell’uso corrente di tale parola e il concetto di “cervelli in fuga” ritenuto generico e superficiale. Sono emerse le difficoltà pratiche che giovani italiani incontrano in Australia, non solo a livello di integrazione ma anche economico, e la percezione dei giovani rispetto all’Italia, che in alcuni casi lasciano “sbattendo la porta”, e all’Australia, vista come un Paese che offre opportunità e permette di riscoprire se stessi e le proprie capacità. Sono emerse occasioni di confronto tra le diverse anime della comunità italiana: la conoscenza della lingua inglese “è stato l’ostacolo più grande della mia generazione” ha affermato un rappresentante della comunità storica. Si è parlato di razzismo e di differenze di genere, storicamente l’immigrazione italiana in Australia è stata prettamente maschile: ieri come oggi.
La serata si è aperta con il benvenuto di Alexander Parise, a nome del Museo Italiano; a seguire l’intervento di Padre Maurizio Pettenà, direttore dell’Australian Catholic Migrant and Refugee Office, che ha sottolineato l’importanza di documentare le storie dei migranti, di tracciare i cammini delle persone che lasciano la propria famiglia alla ricerca di qualcosa che l’Italia, in questo momento, non offre. A seguire l’intervento di Michele Grigoletti che si è focalizzato sul fenomeno del visto Working Holiday: l’autore ha spiegato nel dettaglio come avviene la scelta migratoria; come mai i giovani scelgono l’Australia, come vivono l’esperienza delle farm. Tra i valori che i giovani riscoprono, la capacità di credere in se stessi e il sentirsi forti e invincibili. Al termine dell’intervento è stato proiettato un estratto del video 88 giorni nelle farm australiane, (https://vimeo.com/129090121)  realizzato dal regista Matteo Maffesanti in collaborazione con i ricercatori. Di fronte alle forti frasi pronunciate dagli intervistati il pubblico ha sdrammatizzato con risate liberatorie.
A seguire l’intervento di Silvia Pianelli che ha illustrato il fenomeno del visto studente come compromesso per prolungare la permanenza in Australia, la realtà del lavoro nero, il visto lavorativo 457, l’accesso alla cittadinanza e ha concluso con le similitudini fra l’esperienza migratoria degli anni ’50 e quella attuale. Al termine della serata gli autori si sono intrattenuti con il pubblico rispondendo alle numerose domande.
Prossimo appuntamento il 28 luglio all’Istituto Italiano di Cultura di Sydney. http://www.iicsydney.esteri.it/iic_sydney/it/gli_eventi/calendario/2016/07/restare-or-ritornare-focus-sulla.html
 
 

Cassano Ionio: il vescovo incontra gli immigrati

Cassano allo Ionio - Il vescovo di Cassano all’Jonio, Mons. Francesco Savino,  a termine delle Cresime dei ragazzi della Parrocchia “Annunciazione del Signore” in Francavilla Marittima, ha incontrato i giovani immigrati ospitati presso i locali della Fondazione Rovitti. Qualche minuto per esprimere sincera vicinanza e affetto.
“Gli immigrati non sono un problema – afferma il Vescovo – ma una risorsa, in loro si rivela il volto concreto di Dio nella storia di oggi. La sfida reale è passare dall’indifferenza alla fraternità restituendo loro ciò che è stato tolto da politiche di aggressione nei loro confronti”.
Mons. Savino  ha colto l’occasione per fare appello a tutte le famiglie “poiché diventino casa d’accoglienza per tutti i nostri fratelli”.
Un momento importante per la comunità parrocchiale, guidata da Padre Yves Mawa Dokery, e per Francavilla che ha accolto con grande sensibilità e prossimità i giovani immigrati arrivati da varie parti dell’Africa subsahariana.
 

Eurocathinfo.eu: un servizio per l’unità spirituale dell’Europa

Basilea - E’ nella festa di San Benedetto da Norcia, Patrono dell’Europa, che il Ccee  mette online la nuova versione del portale ‘eurocathinfo’ dell’informazione istituzionale delle Conferenze Episcopali in Europa.
Dopo un anno di intenso lavoro per compiere il restyling del Portale europeo da parte dell’Azienda portoghese noMundo (nomundo.pt), Eurocathinfo – spiega una nota - è un progetto europeo che si avvale del contributo di vari collaboratori in Europa, tra cui il segretario del portale, Marin Oberan, della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina. “Abbiamo deciso di lanciare la nuova versione di eurocathinfo nel giorno della festa di San Benedetto da Norcia, Patrono dell’Europa, perché seguendo il fondatore dell’ordine benedettino, il portale vuole essere uno strumento e il cemento di quell’unità spirituale di cui l’Europa ha oggi più che mai bisogno, afferma Mons. Duarte da Cunha, Segretario generale del Ccee, e prosegue “Come Benedetto che con la sua attività evangelizzatrice seppe unificare popoli divisi sul piano linguistico, etnico e culturale nei ‘tempi bui’ dell’agonia dell’impero romano, ormai esausto, il portale vuole oggi essere una testimonianza di questa missione della Chiesa che mai ha rinunciato a costruire e unire l’unico popolo di Dio attraverso l’annuncio di Cristo in Europa nella certezza che il cristianesimo ha ancora oggi un ruolo fondamentale da rivestire nella costruzione della casa comune europea”.
 

Mons. Conti: la divisione uccide

Fermo: “Mi dà fastidio quando i media definiscono i migranti disperati”. A dirlo è stato ieri l’arcivescovo di Fermo, Mons. Luigi Conti, durante i funerali di Emmanuel Chidi Nnamdi, il nigeriano ucciso, ospite, insieme alla moglie, nella comunità di Capodarco. "Mi dà fastidio quando i media definiscono i migranti disperati. Noi lo siamo, non loro. Noi rischiamo di uccidere la loro speranza”, ha detto il presule spiegando che è “la divisione che uccide, non questo o quel fratello della comunità. Da oltre due anni questa città – ha aggiunto Mons. Conti - si è dimostrata ospitale, ma veramente ospitale. Lo riconoscono i nostri fratelli scappati dalle guerre, dalla fame, dalla persecuzione religiosa. Anche il nostro fratello Emmanuel e la sua promessa sposa lo hanno riconosciuto. Noi fermani siamo ospitali. Chiedo a tutti un supplemento di vicinanza e di fraternità”.
 

Papa Francesco: “Quel migrante che tanti vogliono cacciare via” è Gesù

Città del Vaticano - Nel Giorno del Giudizio, “il Signore potrà dirci: ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via ero Io...”. Papa Francesco commenta la parabola del Buon Samaritano e non dimentica i fatto di cronaca di questi giorni anche se non li cita. “La nostra fede produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Sono di quelli che selezionano la gente secondo il proprio piacere?”, si è chiesto il pontefice evidenziando che “queste domande è bene farcele e farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia”. Tre ani fa, proprio nel suo primo viaggio  a Lampedusa aveva detto che “Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i più bisognosi”.
E nel commentare la parabola, letta ieri in tutte le chiese del mondo, ha invitato, citando una celebre canzone di Mina, a non fare parole e a “non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è”. “Dipende da me essere o non essere prossimo – la decisione è mia -, dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile”, ha detto il Papa invitando a “fare opere buone, non solo dire parole che vanno al vento”:  “Parole, parole, parole”. “No, fare, fare!”, ha esclamato il Papa, secondo il quale “mediante le opere buone che compiamo con amore e con gioia verso il prossimo, la nostra fede germoglia e porta frutto”.
 

Viminale: 4,23% di arrivi in più rispetto al 2015

Roma - Aumentano gli sbarchi rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al 6 luglio di quest’anno sulle coste italiane sono sbarcati 76.809 migranti, il 4,23% in più rispetto allo stesso periodo del 2015 (quando i migranti sbarcati erano stati 73.691). Il dato è stato aggiornato dal Viminale dopo l’incremento di arrivi degli ultimi giorni. Al momento nel circuito di accoglienza sono ospitati 132.489 migranti. Intanto proseguono gli sbarchi dei migranti soccorsi nelle ultime ore. Sono in tutto oltre 2100 le persone sbarcate in Sicilia fra Palermo, Trapani e Porto Empodocle. Mentre domani a Crotone è previsto l’arrivo in mattinata della nave mercantile 'Topaz Responder' con a bordo 266 migranti. Dopo le attività di preidentificazione, i migranti verranno accompagnati al Cda-Cara 'S. Anna ' di Isola Capo Rizzuto dove proseguirà l’attività di identificazione, foto segnalamento e screening sanitario.
 
 

Pozzallo: oggi un documento di “Argomenti2000” sull’immigrazione

Pozzallo - Sarà presentato oggi a Pozzallo presso la sala consiliare del Comune, un documento sull’immigrazione promosso da “Argomenti2000” che raggruppa diverse persone provenienti dall’associazionismo cattolico. Il documento sarà presentato da Rita Visini, coordinatore della Commissione politiche sociali della Conferenza Stato Regioni, Antonella Bullara dell’assessorato ai Servizi sociali della Regione Sicilia, don Paolo Catinello della Fondazione Migrantes e Ernesto Preziosi, presidente di “Argomenti2000”. All’inizio dei lavori sarà trasmesso un videomessaggio del cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento.
 

Santa Cabrini: un francobolli a 70 anni dalla canonizzazione

Roma - Il 7 luglio di settant’anni fa Pio XII proclamava santa Francesca Saverio Cabrini, poi dichiarata (17 settembre 1950) patrona degli emigranti. Per celebrare l’anniversario della canonizzazione, il Ministero Italiano dello Sviluppo Economico ha emesso, il 7 luglio, un francobollo commemorativo, del valore di 0,95 euro. Il francobollo – spiega l’Osservatore Romano - è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia, su carta bianca e autoadesiva: vi è raffigurato un ritratto della santa sullo sfondo del chiostro della prima sede dell’Istituto del Sacro Cuore di Gesù a Codogno, nei pressi di Lodi. Il francobollo, prodotto in seicentomila esemplari, e i prodotti filatelici correlati possono essere acquistati presso gli uffici postali abilitati, gli Spazio Filatelia di Roma, Milano, Venezia, Napoli, Trieste, Torino, Genova e sul sito (poste.it).
 

Papa Francesco: “siano rispettati i popoli indigeni”

Città del Vaticano -  “Voglio chiedere, a nome dei popoli indigeni, che sia rispettato il nostro stile di vita, i nostri diritti e le nostre tradizioni. Mi ascolteranno?”. A rivolgere la domanda al  Papa,  nel video per le intenzioni di preghiera per il mese di luglio, è una giovane indigena che, nella sua lingua madre, si fa interprete delle esigenze di tutti i popoli indigeni.  “Voglio farmi eco e portavoce dei desideri più profondi dei popoli indigeni – le risponde Francesco – E voglio che tu unisca la tua voce alla mia”. Mentre nel video scorrono le immagini dei volti di donne e uomini di diverse etnie e culture, il Papa chiede quindi ai fedeli, in questo mese di luglio, di pregare “con tutto il cuore perché siano rispettati i popoli indigeni, minacciati nella loro identità e perfino nella loro stessa esistenza”. (SIR)
 
 

Rom: la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa entra nell’Alleanza contro l’antigitanismo

Bruxelles -   La Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), organismo che fa capo alla Conferenza delle Chiese europee (Cec), è entrata a far parte dell’Alleanza contro l’anti-gipsisismo. L’annuncio è stato dato da una nota del  servizio per le comunicazioni della Cec. L’alleanza è una coalizione che ad oggi ha ricevuto l’adesione da una settantina di organizzazioni europee e che cerca di far crescere la consapevolezza in Europa sulla discriminazione verso il popolo rom, promuovendo la conoscenza delle caratteristiche e abitudini di questo speciale gruppo etnico. L’alleanza ha appena pubblicato un “documento di riferimento” (http://antigypsyism.eu) che sottolinea come “la stigmatizzazione morale legata ad altre forme di razzismo è ampiamente assente dall’anti-gipsismo”, al punto che “rimproverare i rom e compiere azioni discriminatorie nei loro confronti è troppo spesso ritenuto legittimato e giustificabile”.
 

Mons. Perego: “Hanno ammazzato Emanuel, Emanuel è vivo”

Roma - “Hanno ammazzato Emanuel, Emanuel è vivo”. Alla notizia del brutale gesto, trasformato in omicidio di Emanuel, giovane sposo nigeriano, richiedente asilo, cristiano, da parte di un coetaneo italiano, nelle strade di Fermo ho ripensato e parafrasato le parole di una famosa canzone di Francesco De Gregori. Le parole condannano un omicidio, frutto certamente di un clima intollerante, purtroppo diffuso non solo nelle Marche, ma anche in altre regioni d’Italia e d’Europa, che sta trasformando le discriminazioni e le conflittualità addirittura in atti di morte. Una morte assurda, ma preparata da questo clima sociale e politico che si nasconde dietro la mano omicida. Al tempo stesso, “Emanuel è vivo”, nella sua famiglia, in sua moglie e nella sua figlia morta in grembo, negli altri giovani richiedenti asilo accolti nel seminario vescovile di Fermo, nei tanti  giovani che sono arrivati o stanno arrivando in Italia e in fuga soprattutto dall’Africa violentata e offesa da terrorismo, guerre, sfruttamento. Tocca a noi ora responsabilmente aiutare a guardare a questi volti e a queste storie con occhi diversi, con parole diverse, con una cura diversa. E’ paradossale che questa morte avvenga proprio nelle Marche, la regione italiana che insieme al Veneto e all’Umbria sta segnando per la prima volta nel 2015 il calo del numero degli immigrati: rifiutare fino ad uccidere i migranti significa anche preparare la morte delle nostre città, significa non guardare al futuro.  (Mons. Giancarlo Perego – Direttore Generale Fondazione Migrantes) 
 

Sono responsabili anche i maestri del coro xenofobo

Milano  -  Prima le bombe contro i parroci, contro le chiese aperte agli ultimi, agli "scarti", ai migranti. Ben quattro in poche settimane. Ieri la morte violenta di Emmanuel, richiedente asilo nigeriano.  Saranno gli inquirenti a indagare su possibili collegamenti, ma quello che è certo è che a Fermo, come denuncia don Vinicio Albanesi, si è creato un clima pesante, fomentato da chi non tollera la presenza dei migranti. Un clima nel quale si intrecciano gruppi ultrà, razzismo e ideologie stantie. Una miscela mefitica che non inquina solo le terre marchigiane. Mentre non cessano i duri viaggi della disperazione e della speranza, mentre tanti italiani si rimboccano le maniche e aprono il cuore all’accoglienza, generosa e efficiente, c’è chi soffia sul fuoco. Come stupirsi se poi qualcuno prende alla lettera le minacce di «ricacciarli a casa loro» e scaglia invettive per strada? Emmanuel e la sua compagna erano fuggiti dalla violenza jihadista, avevano subito la violenza dei trafficanti, non pensavano certo di subire violenza nel Paese dove speravano di ricostruire il loro futuro. Una violenza che non racconta la vera Italia, che accoglie e protegge. Ma oltre alla ricerca delle responsabilità personali, va detto con chiarezza che non deve trovare spazio l’intolleranza. Che uccide sempre anche quando urla, insulta e cavalca il malcontento, usando la xenofobia per incassare dividenti politici. Nessuno si può tirare fuori. (Avvenire
 

Reagisce ad attacchi razzisti alla moglie e viene ucciso

Fermo – E’ riuscito a fuggire alla violenza di Boko Haram in Nigeria, ha attraversato il Niger, la Libia e, infine, il Mediterraneo, per poi morire in Italia per mano di un balordo razzista. Si è spenta ieri pomeriggio, la giovane vita di Emmanuel Chidi Namdi, migrante nigeriano di 36 anni, da dieci mesi ospitato, con la moglie Chinyery di 24 anni, nel seminario arcivescovile di Fermo, insieme ad altri 124 profughi, di cui 19 nigeriani.
Scampato con la giovane compagna alle bombe dei terroristi islamici, che avevano preso d’assalto la chiesa dove stava pregando, uccidendo i genitori della coppia e una figlioletta, Emmanuel era stato successivamente picchiato da malviventi locali in Libia, riuscendo a imbarcarsi per l’Italia. Durante la traversata, la compagna, incinta,  aveva purtroppo perso il bambino. Poi lo sbarco a Palermo e l’approdo a Fermo, dove anziché una vita migliore ha trovato la morte.
A far scattare la furia omicida del pregiudicato 35enne italiano – conosciuto dalle forze dell’ordine come un capo ultrà della tifoseria della locale squadra di calcio, la Fermana – la reazione dell’immigrato ai pesanti insulti razzisti nei confronti della compagna.
Tutto è cominciato nel primo pomeriggio di martedì. Emmanuel e la moglie stanno passeggiando per le vie di Fermo, quando la donna è fatta oggetto di un’aggressione verbale di stampo xenofobo da parte dell’italiano. «Scimmia africana», avrebbe gridato all’indirizzo della  giovane, che è stata anche strattonata a più riprese e gettata a terra, riportando ferite guaribili in sette giorni. Alla reazione dell’uomo a difesa della moglie, è scattata l’aggressione con un palo della segnaletica stradale, divelto e usato come un’arma dall’ultrà.
Questa, almeno, la ricostruzione fatta dalla donna agli inquirenti. Opposta la versione dell’italiano, che ha dichiarato di essersi difeso dall’immigrato e di averlo successivamente colpito con un pugno al volto. Sta di fatto che Emmanuel, ripetutamente colpito, è crollato a terra dove è stato ancora fatto oggetto di calci e pugni. Soccorso e portato in ospedale, è entrato in coma irreversibile, fino al decesso, sopraggiunto nel pomeriggio.
A questo punto, la morte potrebbe anche cambiare la posizione dell’aggressore, in un primo momento denunciato a piede libero. Un altro uomo, che ha assistito al brutale pestaggio, è stato invece sentito come testimone.
Intanto, Fermo è sotto choc e si interroga sull’episodio che non ha precedenti in città, dove gli stranieri sono numerosi e ben integrati e dove i richiedenti asilo vengono chiamati a raccontare le loro storie nelle scuole e nei raduni scout. (Paolo Ferrario)
 

Gmg: Casa Italia a Cracovia

Roma - Si dice "casa" e si dice tutto. Una porta che si apre, qualcuno che ti aspetta, le cose che ti servono… Chi è in viaggio, soprattutto se in un Paese lontano dalla propria cultura, fa alla svelta ad avere nostalgia di casa.
Soprattutto noi italiani: non è solo il bisogno di avere ciò che serve; è proprio la necessità di trovare anche solo qualcuno che parli la nostra lingua, qualcuno che possa ascoltarci, capirci.
Certo, i giovani parlano l’inglese meglio degli adulti, ma non è solo la lingua. Nel suono di parole comprensibili e vicine, c’è il respiro di non sentirsi soli, di poter scambiare le impressioni del viaggio, di chiedere e offrire suggerimenti su dove andare a mangiare, dove trovare quel cappello tanto curioso visto in giro, come fare per visitare un luogo, un monumento o vedere un artista di strada. Insomma, è la condizione della casa che permette di essere pellegrini con un filo ancora attaccato a qualcuno. È il gioco delle relazioni che magicamente sembra funzionare in modo diverso e più intenso proprio quando si è lontani dagli affetti quotidiani.
È così che abbiamo pensato Casa Italia. Quando a Cracovia, due anni fa, il Comitato organizzatore locale (Col) ci chiese  come volevamo organizzare Casa Italia, cosa volevamo fare, quali sarebbero state le necessità e di quanti spazi avremmo avuto bisogno, noi abbiamo incominciato a raccontare tutte queste cose. La loro reazione fu, scherzando: «Il castello del Wawel va bene?». Beh, in effetti non siamo poi tanto lontani (via Bernardinska è praticamente a ridosso del castello) e gli spazi sono davvero notevoli.
Saremo ospiti dell’Università San Giovanni Paolo II e dei Frati Bernardini, con spazi per i servizi e spazi per l’incontro fra gruppi di giovani. Casa Italia sarà già aperta e operativa quando i giovani italiani arriveranno a Cracovia per la Gmg. E, se ne avranno voglia, ci sarà una "casa" per loro pronta ad accoglierli per qualsiasi necessità. Un gruppo di giovani animatori saranno a disposizione per i servizi necessari e per offrire informazioni; la segreteria sarà aperta per supportare gli accompagnatori e i responsabili dei gruppi; un media center farà da ponte con l’Italia rilanciando informazioni e materiale che sarà pubblicato sui siti Web e rilanciato sui social. Saranno presenti i media legati alla Cei: Avvenire, Sir, Tv2000, Radio InBlu. E anche la redazione della rubrica di RaiUno, «A Sua Immagine». Nel cortile di Casa Italia, accessibile a tutti i pellegrini italiani, sarà disponibile una rete wifi libera e gratuita che permetterà ai giovani italiani di comunicare con parenti e amici. Accanto al cortile di Casa Italia, la chiesa dei Bernardini, una delle chiese storiche più belle di Cracovia che sarà uno dei luoghi di catechesi per gli italiani; a dieci minuti a piedi, l’alloggio dei vescovi italiani. A pochi passi, poi, c’è il grande prato di Blonia che ospiterà i grandi eventi, dalla cerimonia di accoglienza del Santo Padre, alla Via Crucis.
Terremo le porte aperte, perché anche se siamo in una terra lontana, non manchi a nessuno un luogo accogliente, una mano tesa, il sorriso di un volto per far sentire ciascuno a proprio agio come a… casa! (don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile Cei)