Primo Piano

GMG: il programma di Papa Francesco in Polonia

Città del Vaticano - Una quindicina di appuntamenti pubblici, sette dei quali legati direttamente alla GMG, e gli altri con la Chiesa e la nazione polacca; nove tra discorsi e omelie pronunciati: si può riassumere in queste cifre il quindicesimo viaggio internazionale di Papa Francesco, che la prossima settimana avrà come meta la Polonia. A presentarne il programma ai giornalisti che accompagneranno il Pontefice è stato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Durante la visita, che inizierà nel pomeriggio di mercoledì 26 per concludersi la sera di domenica 31, Papa Francesco incontrerà inizialmente il presidente della Repubblica, le autorità del Paese e poi i vescovi nel complesso monumentale del Wavel a Cracovia. E nelle prime tre sere rinnoverà la tradizione dei suoi predecessori di affacciarsi dalla finestra dell’arcivescovado cracoviense, dove pernotterà durante tutto il soggiorno in Polonia, per salutare i giovani.
Per la comunità ospitante assumono particolare importanza anche le soste di giovedì 28 a Częstochowa, con la celebrazione della messa in occasione dei 1050 anni del battesimo della nazione, di venerdì 29 all’ospedale pediatrico di Cracovia e ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Qui a differenza di Wojtyła e Ratzinger, che pronunciarono rispettivamente un’omelia e un discorso, Papa Francesco ha scelto di restare in silenzio. Significative la coincidenza della data con il 75° anniversario della condanna a morte di san Massimiliano Kolbe, martire del nazismo, e la presenza, tra i sopravvissuti e i giusti tra le nazioni che saluteranno il Pontefice, di una donna centenaria che ospita un pellegrino della GMG. Francesco ascolterà il salmo 130 cantato da un rabbino e tradotto da un prete cattolico: rappresenta una famiglia cattolica sterminata per aver salvato alcuni ebrei durante la seconda guerra mondiale. Infine sabato 30 a Łagiewniki il Papa visiterà i luoghi legati alla vita di Faustina Kowalska e di Giovanni Paolo ii, per sottolineare lo stretto legame tra questi due santi, la città di Cracovia, la spiritualità della divina misericordia e la giornata mondiale della gioventù 2016. Proprio il raduno internazionale delle nuove generazioni, il secondo a cui partecipa dopo Rio2013, costituisce il principale filo conduttore del viaggio di Papa Francesco. La giornata di Cracovia, giubileo dei giovani incentrato sul tema della misericordia, ha già più di 335.000 iscritti, ma gli organizzatori prevedono la presenza di oltre un milione e mezzo di persone, accompagnate da quasi un migliaio di vescovi, tra i quali settanta cardinali. Riconfermando lo schema delle edizioni precedenti con la cerimonia di accoglienza giovedì sera, la via crucis venerdì, la confessione di alcuni giovani, il pranzo con dodici di loro e la veglia con adorazione eucaristica sabato, e la messa conclusiva di domenica mattina, per l’edizione 2016 sono stati inseriti alcuni momenti peculiari. Come l’arrivo di Papa Francesco e di alcuni disabili a bordo di un tram elettrico a Błonia — il grande parco verde nel cuore di Cracovia sede dei primi due raduni di massa — e la benedizione di due case, una per i poveri e una per gli anziani abbandonati.
 

Mark giovane stilista nigeriano in fuga da violenze ed estorsioni

Roma – Mark ha 23 anni e viene dalla Nigeria. Nel suo Paese faceva lo stilista e aveva una piccola attività. “Era un buon lavoro”, racconta. Fino a quando un gruppo armato ha iniziato a pretendere il pizzo e a minacciarlo: se non avesse pagato, avrebbe dovuto unirsi alla banda armata. Mark non poteva fare la prima cosa, e non voleva fare la seconda. Sperava di poter resistere, invece alla fine quegli uomini hanno ucciso suo padre. Da lì la decisione di scappare, la traversata di fortuna attraverso il Niger e la Libia, la paura e il trauma di attraversare il mare di notte, senza acqua e senza sapere come sarebbe andata a finire.
Mark è il protagonista del nuovo episodio del progetto giornalistico #TuNonSaiChiSonoIo che racconta, attraverso una serie di video disponibili su Agi.it,  le storie dei tanti migranti arrivati in Italia da Paesi del Mediterraneo, dell'Africa e del Medio Oriente.
Il progetto è frutto della collaborazione tra Agi  e i giornalisti indipendenti di Next New Media  e vede come protagonisti i migranti con le loro differenze in termini di vissuto, provenienza ed esperienze di integrazione, con le loro paure, speranze e aspettative.
 

Sbarchi: ieri salvati 567 migranti

Milano - Mentre continuano nei porti siciliani gli sbarchi di migranti, ieri la nave di Medici senza frontiere ha recuperato 22 corpi in un gommone che si aggiungono ad altri due cadaveri. Ieri sono stati salvati nelle acque del Canale di Sicilia altre 567 persone nel corso di cinque operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia Costiera. Alle attività hanno partecipato navi della Marina Militare italiana e irlandese e delle ong Moas e Medici senza Frontiere. In tre giorni sono state recuperate in mare oltre 4mila persone. I migranti sbarcati ieri sono complessivamente 2.126, tra i quali numerose donne e bambini. L’arrivo di altre due navi con 1.469 profughi è previsto per oggi. Oltre 3500 persone in 24 ore, insomma, in porti in cui la situazione diventa difficile anche per la presenza di minori non accompagnati. Ieri mattina nel porto commerciale di Augusta è infatti approdata la nave «Carlo Margottini» della Marina militare con 602 migranti, prevalentemente di origine sub sahariana, tra i quali 59 donne e 140 minori. Nel pomeriggio l’arrivo più consistente al porto di Palermo: dal pattugliatore «Borsini» della Marina Militare sono sbarcate 1.146 persone – tra cui 354 donne (23 incinte), 45 minori accompagnati e 63 non accompagnati - e un cadavere recuperato da un gommone. Sempre nel pomeriggio, nel porto di Trapani è attraccata la Responder dell’organizzazione umanitaria Moas con 378 profughi. Tra di loro anche una bambina di un anno e 90 donne. Nel porto di Pozzallo è previsto infine l’arrivo della Bourbon Argos di Medici senza frontiere, con 628 migranti, mentre altri 841 sbarcheranno a Catania dalla Reina Sopia della Eunavfor Med, che trasporta un cadavere. (P. Lambruschi – Avvenire)
 

Cosenza: domani dibattito su accoglienza dei migranti e “fortezza Europa”

Cosenza - Entra nel vivo il “Summer Fest 2016” organizzato dalla Bottega del Mondo Otra Vez e dal Teatro dell’Acquario al Bistrot Bio Etico di Via Galluppi a Cosenza. Le due realtà, da anni impegnate su tante questioni sociali, propongono il 21 luglio (ore 19) un dibattito intitolato “Fortress Europe, storie di denunce e accoglienze”, per raccontare cosa si muove sul territorio calabrese in merito all’accoglienza dei migranti, come funzionano i centri e quanti comuni hanno aderito al bando Sprar (Servizio per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati). Lo sguardo si allargherà anche ai confini dell’Europa e negli altri continenti. Interverranno, tra gli altri: Pino Fabiano, dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano; Elma Battaglia, attivista dello Spazio sociale Rialzo e del Comitato PrendoCasa; Emanuela Guzzo della ong Moci;  Luigi Ferraro volontario dell’ambulatorio medico “Senza Confini” Auser di Cosenza; Emilia Corea, operatrice dell’Associazione La Kasbah; Giacomo Zandonini, giornalista freelance. Secondo gli organizzatori del “Summer Fest” sarà “un’occasione per parlare a più voci di accoglienza sul nostro territorio, per denunciare quello che non va e avere la possibilità di conoscere le tante esperienze positive nella nostra provincia”. “Questa è la terra di Mimmo Lucano e di altri sindaci che nel tempo hanno saputo cogliere l’aspetto più importante e bello del fenomeno migratorio – osserva Fabio Rizza, presidente della cooperativa sociale Otra Vez di Cosenza -, ovvero l’incontro con altre culture, la possibilità di ridare vita ad alcuni borghi abbandonati nel sud della Calabria. Noi vogliamo affermare il diritto di ognuno a muoversi liberamente, vogliamo ribadire ancora una volta che le differenze ci piacciono e ci contaminano. Da quando abbiamo iniziato questa avventura abbiamo ospitato alcune comunità di migranti che vivono a Cosenza, perché crediamo nell’accoglienza senza ‘se’ e senza ‘ma’”.

GMG: in arrivo i primi giovani nelle diocesi polacche

Cracovia - Si aprono oggi (fino al 25) in Polonia le “Giornate nelle diocesi”, antipasto della Giornata mondiale della Gioventù che si svolgerà nella città di Cracovia dal 26 al 31 luglio, con Papa Francesco. I primi gruppi di pellegrini sono già da qualche giorno giunti nelle diocesi polacche, altri arriveranno in questi giorni. Per tutti un denso programma di appuntamenti non solo religiosi ma anche sportivi, culturali, iniziative di solidarietà e a sfondo sociale. A Lublino stanno arrivando giovani da Francia, Belgio e Filippine e da altri 26 Paesi, per un totale di 3500 pellegrini. Celebrazione clou è prevista il 23 nella arena locale con 17 mila persone. I primi ad arrivare nella diocesi di Przemysl sono stati il 18 luglio 38 giovani dalla Malesia. In totale l’arcidiocesi ospiterà 694 pellegrini. Nella diocesi di Rzeszow si contano 14 uruguaiani, 52 filippini, 30 cinesi, 14 canadesi. In arrivo anche francesi. Alla fine i giovani ospitati saranno 1400. La diocesi di Tarnow si prepara ad ospitare 5500 giovani, italiani, malgasci, ucraini, ruandesi, francesi, cechi, slovacchi, sud coreani, ecuadoregni, boliviani, congolesi e statunitensi. Domenica messa per tutti. Attese 10 mila persone. L’arcidiocesi di Poznan accoglie oltre 2500 ospiti, alcuni dei quali da Capo Verde, 800 quelli ospitati dalla chiesa locale di Bialystok, in gran parte italiani, svizzeri, lituani e angolani. La diocesi di Elk si sta popolando di italiani, lituani, lettoni, siberiani, argentini e tedeschi.

Reggio Calabria: la diocesi accoglie 63 minori migranti

Reggio Calabria - 63 minori migranti per 6 mesi, distribuiti in gruppi su 5 diverse strutture tra Reggio Calabria  (39 minori) e Bagnara Calabra (24 minori). Questa l’iniziativa – dal titolo Filoxenia -  della diocesi di Reggio Calabria-Bova, che partirà domani, 21 luglio, alla presenza dell’arcivescovo Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, di rappresentanti della Prefettura di Reggio Calabria  presso l’ Istituto  S. Maria degli Angeli, delle Suore Figlie di Maria Immacolata a Bagnara Calabra. La diocesi ha risposto ad una richiesta della Prefettura e degli Enti locali di strutturare servizi di prima accoglienza in particolare per i minori mettendo a disposizione alcuni posti letto per la “Prima Accoglienza di Minori Stranieri non Accompagnati” dislocati nei vari territori. Nella città calabrese dal 2014 sono arrivati oltre 40.000 migranti. Per far fronte a questo la diocesi, attraverso l’attività dei due uffici Pastorali Caritas e Migrantes, ha dato vita a un Coordinamento di Enti e Associazioni Cattoliche denominato “Coordinamento Diocesano Sbarchi” che opera con attività di esclusivo volontariato presso il Porto di Reggio Calabria durante gli sbarchi. 
 

Papa Francesco: alla GMG “un mosaico di volti diversi”

Città del Vaticano - “Ho un grande desiderio di incontrarvi, per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù, che è il Volto della Misericordia”.
A dirlo ieri sera Papa Francesco in un videomessaggio ai giovani a pochi giorni dal Viaggio Apostolico in Polonia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù nel quale esprime tutta la sua gioia e trepidazione per l’incontro a Cracovia. Una occasione “felice per incontrare la cara nazione polacca”: “tutto sarà nel segno della Misericordia, in questo Anno Giubilare, e nella memoria grata e devota di San Giovanni Paolo II, che è stato l’artefice delle Giornate mondiali della gioventù, ed è stato la guida del popolo polacco nel suo recete cammino storico verso la libertà”.
Nel messaggio il pontefice si rivolge ai giovani di ogni parte d’Europa, Africa, America, Asia e Oceania: “Benedico i vostri Paesi, i vostri desideri e i vostri passi verso Cracovia” perché siano “un pellegrinaggio di fede e di fraternità”. (R. Iaria)
 

Sbarchi: salvati 2.500 in 24 ore

Milano - Giornata incandescente ieri nel Canale di Sicilia. Con 26 operazioni di salvataggio, coordinate nella prima parte della giornata dalla Guardia costiera sono stati soccorsi circa 2500 migranti. Su uno dei gommoni recuperati è stato trovato il cadavere di un uomo. Le operazioni sono coordinate dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera e sono state coinvolte navi della Marina militare italiana, della Marina militare irlandese, di organizzazioni non governative come Moas e Medici senza frontiere e unità del dispositivo Eunavformed.
Un’ulteriore conferma dell’elevata pressione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale viene dai dati diramati ieri da Frontex relativi al mese di giugno, con 22.500 migranti giunti sulle coste italiane a giugno, in aumento del 24% rispetto a maggio. Il totale degli arrivi nel primo semestre del 2016 ha raggiunto così quota 69.500, vicino alle cifre di un anno fa.
I nigeriani rappresentano il 17% di tutti i migranti rilevati sulla rotta del Mediterraneo centrale, seguiti da cittadini che giungono da Eritrea e Sudan.
Il numero di migranti che hanno viaggiato sulla rotta del Mediterraneo orientale a giugno, arrivando principalmente in Grecia, ha raggiunto quota 1450, con un calo del 95% rispetto allo stesso mese del 2015. Il crollo - spiega Frontex - è il risultato di diversi fattori, tra cui gli accordi Ue-Turchia e le rigorose politiche di confine applicate dall’ex Repubblica iugoslava di Macedonia al confine con la Grecia. I siriani hanno continuato a rappresentare la quota maggiore di arrivi in Grecia, davanti
a pakistani, afgani e iracheni. Le isole greche dell’Egeo orientale hanno visto anche l’arrivo di molti migranti provenienti dall’Africa. Nei Balcani occidentali, il numero di migranti che hanno attraversato i confini esterni dell’Ue a giugno si è attestato a vicino al 3.500, leggermente superiore rispetto a maggio. I cittadini afghani hanno rappresentato quasi la metà dei rilevamenti.
 

Nizza: salito a sei il numero delle vittime italiane

Roma - È salito a sei il bilancio delle vittime italiane della strage di Nizza: nel corso della notte, informa la Farnesina, le autorità francesi hanno formalizzato l'avvenuto riconoscimento di quattro connazionali e un giovane italo-americano. Si tratta di Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset e Angelo D'Agostino. A questi nomi si aggiunge quello del novantenne milanese Mario Casati, che era stato riconosciuto ieri sera. E Nicolas Leslie, uno studente di 20 anni che frequentava il terzo anno alla University of California (Berkeley). Leslie, viveva a Del Mar, una cittadina vicino a San Diego: si trovava a Nizza per un programma di interscambio universitario. La sua famiglia si trasferì nel sud della California dall'Italia quando lui era bambino.
 

Mark giovane stilista nigeriano in fuga da violenze ed estorsioni

Roma – Mark ha 23 anni e viene dalla Nigeria. Nel suo Paese faceva lo stilista e aveva una piccola attività. “Era un buon lavoro”, racconta. Fino a quando un gruppo armato ha iniziato a pretendere il pizzo e a minacciarlo: se non avesse pagato, avrebbe dovuto unirsi alla banda armata. Mark non poteva fare la prima cosa, e non voleva fare la seconda. Sperava di poter resistere, invece alla fine quegli uomini hanno ucciso suo padre. Da lì la decisione di scappare, la traversata di fortuna attraverso il Niger e la Libia, la paura e il trauma di attraversare il mare di notte, senza acqua e senza sapere come sarebbe andata a finire. Mark è il protagonista del nuovo episodio del progetto giornalistico #TuNonSaiChiSonoIo che racconta, attraverso una serie di video disponibili su Agi.it,  le storie dei tanti migranti arrivati in Italia da Paesi del Mediterraneo, dell'Africa e del Medio Oriente.
Il progetto è frutto della collaborazione tra Agi  e i giornalisti indipendenti di Next New Media  e vede come protagonisti i migranti con le loro differenze in termini di vissuto, provenienza ed esperienze di integrazione, con le loro paure, speranze e aspettative.
 

Mons. Bertolone: maggiore attenzione ai migrati e ai rom

Catanzaro - Sogno una Catanzaro che continui ad amare ed a lasciarsi amare dai migranti, dai poveri, dai rom, ma anche dai poveri catanzaresi che  per dignità  restano in disparte. Per loro non si fa mai abbastanza”. Questo il monito rivolto in cattedrale dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Mons. Bertolone, Presidente della Cec, nella solennità di San Vitaliano, Patrono della città capoluogo e della diocesi. Al mondo politico e alla istituzioni Mons. Bertolone ha chiesto maggiore attenzione verso i migranti, i rom ed i diseredati, rendendo le periferie della città più pulite, ospitali e vivibili.
 

Nizza: per la Farnesina cinque le vittime italiane

Roma - È salito a cinque il bilancio delle vittime italiane della strage di Nizza: nel corso della notte, informa la Farnesina, le autorità francesi hanno formalizzato l'avvenuto riconoscimento di ulteriori quattro connazionali. Si tratta di Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset e Angelo D'Agostino. A questi nomi si aggiunge quello del novantenne milanese Mario Casati, che era stato riconosciuto ieri sera. Il ministro Gentiloni e la Farnesina esprimono vicinanza e solidarietà ai famigliari e agli amici esprimono vicinanza e solidarietà ai famigliari e agli amici delle vittime del barbaro attentato", prosegue il ministero degli Esteri. "Le famiglie sono state informate e stanno ricevendo tutta la necessaria assistenza da parte del personale del nostro Consolato e dell'Unità di Crisi", conclude la nota. Mario Casati, residente a Milano, era originario della Brianza e si trovava a Nizza con un’amica, Maria Grazia Ascoli, 79 anni, anche lei ancora tra i dispersi. Ex imprenditore manifatturiero, era originario di Villa Raverio, frazione di Besana in Brianza. I due erano insieme ad Angelo D’Agostino, 71 anni e alla moglie Gianna Muset, 68 anni, la coppia di Voghera (Pavia). «Mario e Maria Grazia erano due persone sole che si sono trovate in tarda età», spiega una nipote della signora Ascoli. «Ognuno aveva la propria abitazione, ma a entrambi piaceva andare in vacanza. Proprio per questo motivo si trovavano a Nizza, per assistere alle celebrazioni del 14 luglio. Mario Casati aveva anche un appartamento». Tra le vittime anche Carla Gaveglio, di 48 anni, di Piasco (Cuneo), la donna che il marito e la figlia di 14 anni cercavano da giorni. Erano insieme ad assistere ai fuochi d'artificio quando c'è stata la sparatoria, e la donna era stata vista l'ultima volta su una barella mentre l'ambulanza la portava in ospedale. Inutili i tentativi dei familiari di rintracciarla. Se dunque è acclarato che il bilancio è di 84 vittime, solo 72 sono state formalmente identificate: 12 di loro non hanno ancora un nome certo. Ieri in una conferenza stampa il procuratore di Parigi Francois Molins ha precisato che dei 74 feriti ancora in ospedale, 28 sono in rianimazione. Tra questi, 19 versano ancora in pericolo di vita.
 
 

Cade l’embargo hotspot: la stampa potrà entrare

Roma -  Cade l'embargo sugli hotspot che raccolgono migranti e rifugiati in Italia. I giornalisti li potranno visitare.  È questo il risultato dell'incontro che si è tenuto nei giorni scorsi al Viminale tra la Federazione Nazionale della Stampa, rappresentata dal componente della segreteria Paolo Butturini, l'Associazione Carta di Roma, rappresentata dal presidente Giovanni Maria Bellu e dalla coordinatrice Martina Chichi, e il capo del Dipartimento Libertà civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno prefetto Mario Morcone.
Fino a ora, da quando sono stati istituiti, gli hotspot sono stati chiusi agli organi di informazione. Le richieste di visita sono state sempre respinte “in considerazione delle esigenze organizzative per lo svolgimento delle attività”, come si legge nei dinieghi. Nell'incontro si è individuata una procedura che consentirà, almeno con cadenza mensile, a delegazioni di giornalisti, di visitare gli hotspot con un preavviso di dodici ore.
I criteri per la composizione di queste delegazioni saranno individuati dalla Fnsi e da Carta di Roma con l'obiettivo di esercitare una effettiva attività di controllo e di garantire la possibilità di visitare gli hotspot al maggior numero di colleghi, anche della stampa estera.
«Non si tratta - dichiara il presidente dell'Associazione Carta di Roma - di una apertura piena, ma è comunque un risultato di rilievo. Dobbiamo ringraziare il prefetto Morcone per aver individuato questa soluzione che consideriamo un primo passo verso la realizzazione dell'obiettivo di garantire agli organi di informazione la possibilità di raccontare ai cittadini uno degli aspetti più discussi e delicati delle nuove politiche dell'immigrazione».
 «Anche la Fnsi si associa ai ringraziamenti al prefetto Morcone - afferma Paolo Butturini - Il sindacato ha esercitato, e proseguirà a farlo, un ruolo di tutela del diritto dei cittadini a una corretta informazione che si deve coniugare con il massimo di libertà e trasparenza. La delicata questione dei migranti, specie in un momento di grande tensione internazionale, va affrontata fornendo all'opinione pubblica tutti gli elementi utili a formare un giudizio consapevole».

Migranti: soccorse in mare 451 persone

Milano - La rotta della speranza attraverso il Mediterraneo continua a essere una delle più battute. Ieri mattina 451 migranti sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia. La Guardia costiera e la Marina militare hanno condotto sei operazioni di salvataggio di diverse imbarcazioni, cui hanno preso parte anche le ong Moas e Medici senza frontiere. In salvo tra gli altri 27 donne, di cui 6 incinte, e 28 minori (20 non accompagnati). Sul tema della prima accoglienza, che resta caldissimo, si è registrata la presa di posizione dell’Anci Sicilia.
Il presidente Leoluca Orlando ha scritto al ministro dell’Interno Angelino Alfano per spiegargli che «i comuni siciliani luoghi di sbarco non sono più in condizioni di sopportare da soli il peso di questa continua emergenza». L’Anci lamenta l’assenza di «una reale operazione di redistribuzione nelle altre regioni » e chiede un incontro urgente al ministro. Intanto l’Ue prova a intervenire a monte della questione.
 

Mons. Moraglia: non chiudere gli occhi davanti ai “nostri fratelli” immigrati

Venezia - “Il dramma di un numero sempre crescente di uomini, donne e bambini costretti a migrare per non morire richiedono, a noi e alle nostre comunità, un amore nuovo, un’intelligenza creativa, un coraggio indomito”, mentre “il terrorismo – piaga del nostro tempo – si macchia sempre più di sangue innocente, anche quello dei bambini”. A dirlo è stato ieri pomeriggio il patriarca di Venezia, Mons. Francesco Moraglia, in  occasione della messa per la festa del Redentore, con la quale Venezia ricorda ogni anno la fine della terribile peste del 1577. Cosa vuol dir “incarnare il Vangelo dinanzi alle urgenze di oggi, al fenomeno dei migranti e dei rifugiati con le loro storie di dolore e morte?”, si è chiesto il presule sottolineando che il flusso imponente di migranti ha trovato ieri e oggi una politica “impreparata che deve essere messa dinanzi alle proprie responsabilità. Dall’Onu all’Europa e ai governi nazionali, le responsabilità politiche sono diffuse”. Siamo chiamati in causa in quanto cittadini e credenti. Tutto ciò domanda – ha detto - una “visione umana e cristiana delle cose che non si lasci rinchiudere in una polemica fine a se stessa o in un generico buonismo; l’Onu e gli Stati europei tutti (e non solo alcuni) devono farsi carico di tale situazione”. Per Mons. Moraglia “una politica che non è in grado di prevedere e governare, almeno in parte, l’esodo di milioni di uomini in fuga da condizioni di ‘non-vita’ lascia perplessi; in ogni modo, nessuno può far finta di non vedere quanto sta accadendo. Allora dobbiamo far nostro il motto di don Lorenzo Milani: ‘I care’, ossia mi interessa, mi sta a cuore. Nella scuola di Barbiana ‘I care’ era il comune riferimento; in esso si ha apertura, accoglienza, coinvolgimento e responsabilizzazione. ‘I care’ non è solo provocazione verbale; è appello alla coscienza, perché non sia testimone muta di una tragedia . I primi decenni del ventunesimo secolo saranno ricordati come gli anni della migrazione di intere popolazioni da condizioni di vita impossibili”. Ogni giorno – ha proseguito il Patriarca di Venezia -  vediamo immagini di salvataggi e annegamenti. I viaggi che noi diciamo “della speranza” - ma per chi li compie sono i viaggi “della disperazione” - sono “l’ultima carta nel tragico poker della vita di uomini, donne e bambini di serie B. Un’ultima carta che si gioca tra ostilità, cinismo, indifferenza, talvolta razzismo, nella speranza d’incontrare - come dice Papa Francesco - costruttori di ponti e non di muri.  Questa seconda tragedia, ossia che venga meno in noi il senso dell’umanità e della pietà cristiana, non è da sottovalutare perché riguarda la coscienza e, quando si parla di coscienza, la posta in gioco è sempre alta perché ne va dell’uomo. Il rischio è far diventare abitudine il fatto che migliaia di persone muoiano; alla fine ciò diventerà ‘normale’ e così si sarà spento l’umano e il cristiano che è in noi. E l’Europa sarà ancora meno a misura d’uomo”. (R. Iaria)
 

Immigrati e religioni in Italia: gli ortodossi sono più numerosi dei musulmani

Milano - Secondo le più recenti stime della Fondazione Ismu gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 che professano la religione cristiana ortodossa sono i più numerosi (oltre 1,6 milioni), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni), e dai cattolici (poco più di un milione). Passando alle appartenenze religiose minori, i buddisti stranieri sono stimati in 182mila, i cristiani evangelisti in 121mila, gli induisti in 72mila, i sikh in 17mila, i cristiano-copti sono circa 19mila. L’indagine dell’Ismu mette in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è molto variegato e sfata il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’islam. Per quanto riguarda le incidenze percentuali i musulmani sono il 2,3% della popolazione complessiva (italiana e straniera), i cristiano-ortodossi il 2,6%, i cattolici l’1,7%. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani residenti in Italia provenga dal Marocco (424mila), seguito dall’Albania (214mila), dal Bangladesh (100mila), dal Pakistan (94mila), dalla Tunisia, (94mila) e  dall’Egitto (93mila). La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiano-ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 265mila presenze; segue il Lazio (260mila), il Veneto (176mila), il Piemonte (163mila), l’Emilia Romagna (157mila) e la Toscana (116mila). Le incidenze maggiori si registrano nel Lazio in cui i cristiano-ortodossi stranieri sono il 4,4% della popolazione complessiva, in Umbria (4%), in Piemonte (3,7%) e in Veneto (3,6%).  La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 368mila (pari al 26% del totale degli islamici presenti in Italia). Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 183mila musulmani (pari al 12,8% del totale degli islamici in Italia), al terzo il Veneto dove i musulmani sono 142mila  (pari al 10% del totale), al quarto il Piemonte con 119mila presenze. Per quanto riguarda la provenienza, quella relativa ai marocchini costituisce la principale collettività nazionale musulmana in ciascuna delle quattro regioni con il maggior numero di cittadini stranieri che appartengono all'islam (ovvero in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Nel Lazio invece primeggiano i bangladeshi e in Toscana gli albanesi. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 277mila presenze, seguita dal Lazio (152mila), dall’Emilia Romagna (95mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto (78mila) e dal Piemonte (78mila). In Liguria e in Lombardia gli stranieri cattolici residenti son il 2,8% della popolazione residente totale italiana e straniera, nel Lazio sono il 2,6% e in Umbria il 2,4%.

Lampedusa: da oggi Summer school sulla mobilità umana

Lampedusa - Si aprirà oggi a Lampedusa la Summer School dell’Università Cattolica sul tema “Mobilità umana e giustizia globale. Un mare di speranza. Migranti forzati alle porte dell’Europa”. Ricercatori e operatori - impegnati nello studio dei fenomeni e nella loro gestione concreta - ripercorreranno le origini delle emergenze umanitarie e delle politiche intraprese a livello nazionale ed europeo; approfondiranno il ruolo fondamentale dei soggetti della società civile e delle risorse che rendono possibile ai migranti affrontare e vincere la disperazione; si soffermeranno, infine, sulla natura “profetica” delle migrazioni, illustrandone le implicazioni teologiche e pastorali. Tra gli interventi di questa settima edizione Giunta quello introduttivo di Laura Zanfrini, direttore della School, sul dilemma dell’Europa divisa tra paura e speranza; Eva Millona, consulente alla Casa Bianca  e direttore esecutivo della Immigrant and Refugee Advocacy Coalition in Massachusetts; il sindaco dell’isola, Giuseppina Maria Nicolini, Germano Garatto della Fondazione Migrantes, Giovanni Valtolina, responsabile del settore Minori e Famiglia della Fondazione Ismu di Milano, padre Fabio Baggio, preside dello Scalabrini International Migration Institute, padre Gabriele Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti e monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
 

Migrantes Acireale: oggi la “Festa del mare””

Acireale – Questa sera a Torre Archirafi, si terrà la IV edizione della festa del mare sul tema “U mari è amaru”. La serata è organizzata dall’ufficio Migrantes-Settore Stella Maris della diocesi di Acireale ed è pensata per dare voce alla pastorale dedicata a chi lavora in mare.
Interverranno don Natale Ioculano direttore dell’Ufficio nazionale dell’Apostolato del mare, e il capitano di lungo corso Orazio Pappalardo.
 

Nizza, cinque italiani dispersi

Nizza - A quattro giorni dall'attentato terroristico sulla Promenade des Anglais, le autorità francesi non hanno ancora diramato la lista ufficiale delle 84 vittime. Tra queste si teme ci siano almeno cinque italiani, di cui non si hanno più notizie: si tratta di Carla Gaveglio, di 48 anni, di Piasco (Cuneo) (che era insieme alla figlia di 14 anni rimasta ferita) dei coniugi Angelo D'Agostino (71) e Gianna Muset (68), di Voghera (Pavia); e dei loro amici Mario Casati (90) e Maria Grazia Ascoli (77), milanesi. Parenti e amici hanno setacciato l'ospedale Pasteur, dove sono ricoverati i feriti, ma senza trovarne traccia. L'ultima speranza era legata alla Rianimazione, dove c'è ancora una persona non identificata, ma è un ventenne. Niente anche negli altri ospedali della Costa Azzurra. Il cerchio si stringe fatalmente. I funzionari del Consolato e dell'Unità di crisi della Farnesina ripetono all'unisono che si parla di persone "non rintracciate", anche se i loro sguardi stanchi per lo stress e le poche ore di sonno dicono altro. E la macabra lista potrebbe allungarsi con qualche altro nome. "A Nizza vivono tanti italiani, molti anziani, alcuni non hanno figli né parenti prossimi che potevano segnalare la scomparsa", spiegano al consolato. Mentre la Farnesina domenica sera ha fatto sapere che sono "una decina" i connazionali coinvolti tra "irreperibili" e feriti, in attesa di informazioni ufficiali da parte delle autorità francesi. Nella lista degli italiani dispersi - in tutto una decina di nomi - c'erano anche Salvatore Sal Sermoneta, la moglie Wioletta Podporo e la figlioletta Siead: l'allarme è scattato sabato quando la prima figlia di Sermoneta, che da ore cercava invano di contattare il padre, ha chiamato la Farnesina. Poco dopo è apparso anche un messaggio sulla bacheca di Facebook del consolato generale. Il lieto fine, per loro, è arrivato quando i Sermoneta hanno contattato dei familiari in Polonia: stanno tutti bene e sono a Londra, da Nizza non sono nemmeno passati.
 
 

Papa Francesco: ascoltare e accogliere il migrante

Città del Vaticano - L’ospitalità “rischia di essere trascurata” oggi. Papa Francesco, ieri mattina all’Angelus, ha parlato dell’accoglienza oggi. “Si dà vita a varie istituzioni che provvedono a molte forme di malattia, di solitudine, di emarginazione, ma diminuisce la probabilità per chi è straniero, emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo: perché è straniero, profugo, migrante, ascoltare quella dolorosa storia”, ha detto il pontefice: “Persino nella propria casa, tra i propri familiari, può capitare di trovare più facilmente servizi e cure di vario genere che ascolto e accoglienza” perché oggi “siamo talmente presi, con frenesia, da tanti problemi – alcuni dei quali non importanti – che manchiamo della capacità di ascolto. Siamo indaffarati continuamente e così non abbiamo tempo per ascoltare”.
Dopo l’Angelus Papa Francesco ha parlato della tragedia di Nizza. “nei nostri cuori è vivo il dolore per la strage che, la sera di giovedì scorso, a Nizza, ha falciato tante vite innocenti, persino tanti bambini. Sono vicino ad ogni famiglia e all’intera nazione francese in lutto”, ha detto il pontefice: “Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari; Egli disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello”, ha pregato invitando tutti i presenti a farlo recitando una Ave Maria. (R. Iaria)