Primo Piano

La Chiesa in Polonia: vicini a chi fugge dalla propria terra

Cracovia - Nei giorni scorsi il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca, l’arcivescovo Stanisław Gądecki, in un’omelia pronunciata nel santuario di Jasna Góra a Częstochowa, ha lanciato un appello alla misericordia e all’accoglienza verso chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni. Invitando i fedeli a vincere le paure del momento, il presule ha rinnovato l’invito della Chiesa polacca a rispondere alle sollecitazioni di Papa Francesco, il 6 settembre 2015, durante l’angelus domenicale, affinché parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta Europa si attivassero per «esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi».
Un appello, quello del presule, che acquista maggior significato se si considera che in Polonia il problema dei rifugiati non sia ancora avvertito come un’emergenza: il Paese, infatti, non si trova lungo le rotte dei principali flussi migratori in Europa. Lo scorso anno, ad esempio, delle oltre dodicimila richieste d’asilo pervenute alle autorità, solo 295 sono state inoltrate da cittadini siriani. Non mancano però le paure alimentate dalle notizie di cronaca e da prese di posizione di alcune parti politiche.
Da parte sua la Chiesa, già a partire dal 2009 ha organizzato nelle varie diocesi raccolte di fondi destinate, senza distinzione di religione, ai profughi provenienti soprattutto da Sudan, Nigeria, Egitto, Libano, Siria e Iraq. Inoltre la Caritas aiuta attualmente nel Paese circa tremila migranti. E l’invito dei vescovi polacchi affinché ogni parrocchia s’impegnasse concretamente nell’accoglienza dei profughi, fu rivolto già il giorno prima dell’appello lanciato da Papa Francesco. Di fronte poi alle parole del Pontefice, l’arcivescovo Gądecki l’8 settembre scrisse: «La Chiesa cattolica in Polonia, chiamata a prestare sostegno ad altre persone, in maniera particolare nell’anno della misericordia, farà tutto ciò che sarà in suo potere per aiutare i profughi nella loro drammatica situazione» e, spiegando che la Conferenza episcopale affidava alla Caritas Polska la responsabilità di organizzare e di coordinare tutte le iniziative in merito, sottolineò la responsabilità delle autorità nazionali nel dover garantire il controllo, la sicurezza e i servizi di base per i profughi.
Lo scorso 30 giugno, proprio nella sede della Conferenza Episcopale, è stato firmato un messaggio congiunto delle Chiese cristiane polacche nel quale, ribadendo l’invito a tutti i fedeli di pregare e di prestare aiuto concreto ai bisognosi, si raccomanda di «non perdere di vista la ragione principale dell’attuale crisi migratoria, e cioè le guerre nel Medio oriente e in Africa. Da lì scaturisce la necessità di pregare per la pace, di continuare negli sforzi di mediazione e di appellarsi incessantemente alla coscienza dei governanti». Molte persone, si legge ancora nel documento, «sono rimaste nei propri Paesi, e lì attendono che il nostro aiuto arrivi direttamente nelle regioni colpite. Al contempo dobbiamo prenderci cura di coloro che hanno deciso di lasciare la terra dei loro avi».
 
 

GMG: alla festa degli italiani anche Papa Francesco in diretta video e artisti del circo

 
Cracovia - Papa Francesco interverrà in diretta video durante la serata di musica e spettacolo, pensata per i giovani italiani che si ritroveranno a Cracovia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, in programma domani,  27 luglio alle 20.30 nel piazzale antistante il Santuario di San Giovanni Paolo II vicino il Santuario della Divina Misericordia. L’evento ‘Live da Cracovia’ organizzato dal Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale italiana sarà trasmesso in diretta su Tv2000 e su inBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane.
Una serata, condotta da Lodovica Comello e Giuseppe Pinetti, che regalerà grandi emozioni, a partire dalla presenza degli acrobati del Cirko Vertigo, passando per la musica di grandi artisti di fama internazionale come i Nomadi, Renzo Arbore L’Orchestra Italiana, Simona Molinari. Per finire col ritmo e il coinvolgimento di Valerio Jovine, Moreno e il dj Vincenzo Molino. E ancora tante storie e gesti da vivere. Tra questi, il passaggio dei due segni simbolo delle GMG, la Croce di San Damiano e la Madonna di Loreto, che saranno consegnati ai giovani polacchi dalle mani dei loro coetanei italiani.
 

GMG: rifugiati siriani portano la Croce durante la Via Crucis

Cracovia - “Ogni giorno giungono immagini di guerra e notizie di attentati terroristici, davanti a cui non vogliamo restare indifferenti: ricorderemo, uno per uno, tutti i conflitti che insanguinano il mondo”. Lo scrivono su Facebook i giovani di Sant’Egidio in viaggio in queste ore verso Cracovia, annunciando che è in programma una speciale Preghiera per la Pace durante le Giornate Mondiali della Gioventù che cominciano oggi.
La preghiera per la Pace si terrà mercoledì 27 luglio, alle 19 nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in ulica Misjonarska 37, a poche centinaia di metri dal parco di Błonia. Presiederà l'arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Zuppi. Oltre ai rifugiati siriani saranno presenti anche giovani provenienti da altre aree difficili del mondo, come l’Ucraina e il Pakistan.
Venerdì 29 luglio, invece, nel parco di Błonia, la delegazione internazionale dei giovani di Sant’Egidio animerà la prima stazione della Via Crucis presieduta da Papa Francesco, che sarà dedicata alle opere di misericordia, in particolare ad "accogliere i forestieri". Insieme ai rifugiati siriani, la croce della GMG verrà portata da una coppia di senza dimora polacchi, che sono riusciti ad abbandonare la vita in strada.
 

Mons. Migliore: i giovani faranno fiorire il disegno della misericordia messa in atto

Cracovia - Con la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia si chiude la missione di Nunzio apostolico in Polonia di Mons. Celestino Migliore. Quale è bilancio di questi nove anni? 
“Per me è più che positivo, dice in questa intervista a www.migrantesonline.it: “è’ vero che  un bilancio oggettivo richiede di sentire tutte le campane, ma nell’insieme posso dire di aver trascorso in Polonia anni splendidi, stimolanti sotto ogni profilo e gratificanti per la mia attività di sacerdote e rappresentante del Papa”.
Lei ha compiuto la seconda missione in Polonia. La prima volta ha servito negli anni di transizione dal sistema comunista. Come è cambiata la Polonia e la Chiesa cattolica?
Venticinque anni fa, ho lavorato in Polonia per quasi tre anni come segretario, e mi è toccato di riaprire la Nunziatura e preparare l’arrivo del primo Nunzio dopo la lunga parentesi del regime comunista. Fu una sfida assai stimolante. Allora si è proceduto alla riforma dell’amministrazione ecclesiastica. Misura necessaria e anche opportuna nel tempo. Una riforma di quella portata non si è ancor potuta fare da altre parti. Ora concludo sei anni come Nunzio: anni splendidi.  Nel frattempo, la Chiesa in Polonia si è meglio organizzata per servire la comunità cristiana e la società. Basti pensare all’assiduo lavoro per motivare e rinforzare i contenuti della pietà popolare; alla rete di centri per la nuova evangelizzazione; agli sforzi di quelle diocesi che organizzano la catechesi parrocchiale per tutte le fasce d’età; alla capillare solidarietà di diocesi e parrocchie; alle iniziative di incontro e proposta cristiana per i giovani; alle varie scuole sorte per la preparazione dei formatori nei seminari e nelle case religiose e alle iniziative volte a diffondere la dottrina sociale della Chiesa tra imprenditori, lavoratori e attivisti sociali. Si può dire che la Chiesa è una foresta che cresce nella silenziosa fatica quotidiana, anche se spesso si ode piuttosto il fragore di alcuni alberi che cadono e lo stridio dei rami secchi.
Al termine della Sua missione la Giornata Mondiale della Gioventù. Cosa si aspetta? Che i giovani facciano l’esperienza e si rivestano di misericordia. Papa Francesco ci dice spesso che misericordia non è solo devozione, ma soprattutto stile di vita, pratica di vita cristiana, criterio di azione sociale e internazionale. La misericordia oggi interpella tutti: individui e comunità, governi e sistemi economici, interessi personali e nazionali, assurdità ideologiche che distruggono interi Paesi  e producono massicce ondate di rifugiati e migranti. L’opera di misericordia spirituale di ‘consigliare i dubbiosi’ ha un ruolo importante a fronte dello stravolgimento dell’idea dei diritti e dei doveri delle persone. Si esita o si trascura di garantire il debole e l'indifeso rispetto alla persona adulta, istruita, sana o ben curata. Si spacciano per di­ritti umani e progresso civile pratiche che avviliscono la persona umana e portano alla disgregazione della società. L’ultima delle tradizionali quattordici ope­re di misericordia, ‘pregare Dio per i vivi e per i morti’, ci mette in guardia dalla presunzione e dall'orgoglio di chi pensa di poter camminare da solo e fi­darsi solo di sé. Per questo Papa Francesco  ricorderà ai giovani che siamo un popolo in faticoso cammino e non degli arrivati.
Quale erano le sfide più grandi nell’organizzazione della GMG? 
Ogni GMG è un grande evento che richiede monumentali organizzazione, logistica, regia, ma anche collaborazione, solidarietà fattiva, supporto di preghiera e compassione, nel senso di ‘patire con e per’ questo evento affinché sia un momento di Dio e non un mero successo umano. Talora avevo l’impressione che stessimo realizzando un ricamo di cui per ora vediamo soprattutto il risvolto aggrovigliato di fili diversi sul quale, poi, la fraternità, la festa, la preghiera e l’audacia dei giovani faranno fiorire il disegno della misericordia messa in atto.
Gli italiani costituiranno una della presenze più forti tra i partecipanti. Quali i suggerimenti per vivere al meglio questi giorni? 
Alcuni dei giovani che si metteranno in viaggio per la GMG non saranno in grado di dire con certezza perché si sono incamminati. È il dubbio su se stessi, sulle scelte compiute, sulla condizione in cui si sono posti, a costituire un primo elemento di miseria umana. Questi interrogativi instillano il senso della precarietà personale a cui rispondono solo atti di misericordia.  Altri giovani si mettono in viaggio per ragioni precise e nobili, come la testimonianza pubblica della propria fede, la consolazione spirituale di una vasta comunità di credenti, la speranza di trovare risposte ai propri interrogativi. Perché io mi trovo ora a condividere giornate di festa e fede con altri giovani, a bussare alla porta di un santuario o a quella di un confessionale? La profondità di questa domanda richiama il ruolo della misericordia nella comunità dei giovani, negli organizzatori, nel personale del santuario e del confessionale. Altri partono per trovare una dimora fraterna almeno per qualche giorno, un luogo di pace e di amicizia. Eppure un luogo che corrisponda pienamente a quanto si cerca non c’è. Giunti alla meta si ritrova anche lì la persistenza dell’incredulità, dell’indifferenza, delle proprie sofferenze interiori. A che cosa è servita la gran fatica del pellegrinaggio? Ecco un’altra domanda che immediatamente richiede il valore aggiunto della misericordia. 
Gli italiani sono una minoranza in Polonia. Lei ha avuto modo di incontrarli? Come vivono in Polonia?
Si tratta di una comunità composita: imprenditori, ristoratori, studiosi, artisti, medici, studenti, giovani sacerdoti formatisi nel Seminario Redemptoris Mater, operai specializzati, artigiani.  Spesso si trasferiscono per alcuni anni con le loro famiglie. Altri invece hanno sposato un polacco o una polacca e si sono stabiliti qui. La mia attività ed i numerosi viaggi nel Paese mi hanno lasciato poche occasioni per frequentare  i connazionali. Ho comunque fatto amicizia con alcune famiglie e, nell’insieme, credo di poter dire che gli italiani si trovano a loro agio in questo Paese ed i polacchi si mostrano particolarmente empatici. Mutua stima e buona collaborazione sono inscritte anche nei rispettivi inni nazionali: l’inno polacco ricorda l’ospitalità ricevuta in Italia dai patrioti polacchi ai tempi della spartizione del loro Paese; quello italiano recita, tra l’altro: ‘già il sangue d’Italia e il sangue polacco bevè col cosacco ma il cor le bruciò’.
Un tema delicato nei rapporti tra Italia e Polonia è l’accoglienza dei rifugiati che in grandi numeri stanno arrivando in Europa. Un tema che viene diversamente affrontato dalla Conferenza episcopale polacca. Come questo tema si sviluppa nei rapporti tra la Santa Sede e la Chiesa cattolica in Polonia? 
La solidarietà è tale quando prende in considerazione tutti gli aspetti di un determinato problema da risolvere. E questo si è cercato di fare, soprattutto nella prospettiva dell’integrazione dei nuovi arrivi, giacché il fenomeno dei rifugiati perde ogni giorno di più il carattere di emergenza temporanea per assumere quello dell’integrazione. La Chiesa in Polonia si è mossa anche nella linea del buon samaritano, l’approccio raccomandato da Papa Francesco, che senza disconoscere i problemi reali del fenomeno, offre subito un’assistenza immediata. (A.A.)
 
 
 

Quarantuno migranti morti a ovest di Tripoli

Milano - Ancora una tragedia nel Mediterraneo. L'ultima risalirebbe a cinque o sei giorni fa anche se i corpi dei 41 migranti, morti sulle spiagge di Sabrata, città costiera a 70 km ad ovest di Tripoli, sono stati ritrovati soltanto sabato scorso.
Si tratta di "un numero eccezionalmente elevato", secondo una fonte del comune della città libica, se si considera che, di solito, ad essere ritrovati sono uno o due cadaveri al giorno. Annegati su un barcone, come decine di altri, tutti i giorni, i migranti tentavano di sbarcare in Sicilia alla ricerca di una vita migliore. I corpi, individuati da un gruppo di volontari, sono stati trasferiti in un centro di medicina legale per il prelievo del dna e poi saranno sepolti. Uno sguardo alla storia delle ultime settimane di questa disperata fuga dall'Africa verso l'Europa, che, spesso, costa la vita, ci restituisce, insieme al numero delle vittime, anche le statistiche di quelli che sono riusciti a salvarsi. L'operazione Sophia, nata un anno fa, con il concorso di 24 Paesi, è tra quelle che ha avuto maggiore successo.
Fino al mese scorso ha fermato oltre 70 scafisti e neutralizzato 170 imbarcazioni, salvando 17000 vite in mare. Si tratta di una svolta positiva nella lotta contro quei trafficanti di esseri umani che guadagnano, soprattutto durante l'estate, da un commercio di morte. Anche la guardia costiera libica viene addestrata per contrastarli ed i salvataggi proseguono in modo incessante nel canale di Sicilia: oltre 7000 soltanto nell'ultima settimana da parte di mezzi militari italiani. Nemmeno dieci giorni fa una ventina di migranti erano annegati nel Canale di Sicilia prima dell'arrivo dei soccorsi, perché il loro gommone si era sgonfiato, mentre in 366 - tutti provenienti da Paesi subsahariani - erano riusciti a salvarsi.
Due settimane prima, una strage di donne: dieci le vittime, 107 i superstiti: un incidente avvenuto proprio nel giorno in cui ad Augusta arrivava il relitto del peschereccio affondato il 18 aprile 2015, che aveva provocato la morte di circa 700 migranti. La peggiore tragedia di sempre. I mesi estivi sono i più redditizi per i trafficanti di esseri umani che, dal 2011, sfruttando il caos politico seguito alla fine di Gheddafi, fanno fortuna sulla pelle delle migliaia di persone in fuga ogni anno dalla guerra e dalla povertà nei loro Paesi. La scia di morte, tuttavia, non si ferma. Sono circa 3000 le vittime dei primi sei mesi del 2016 mentre cercavano di raggiungere l'Europa, secondo le stime dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni, mille in più rispetto allo stesso periodo del 2015. Ed il principale paese di partenza si conferma proprio la Libia.
 

Otello: nel segno dei migranti

Roma - Una tempesta in mare. Come quelle sorprendono i migranti in arrivo dall’Africa, ribaltando imbarcazioni, spezzando drammaticamente vite umane. Otello la scampa. A guardarlo oggi, il Moro raccontato da William Shakespeare e messo in musica da Giuseppe Verdi potrebbe essere giunto in Occidente su un gommone. Un barcone della fortuna che ha solcato il Mediterraneo carico di uomini in cerca di una vita migliore. Poi la carriera militare. Infine la follia, con l’uccisione di Desdemona e il suicidio. Storia che la cronaca nera potrebbe raccontare identica. Anche nell’odio di Jago e di una società dove lo straniero, il diverso sono guardati con sospetto.
Piani inclinati, grandi muri davanti al muraglione dello Sferisterio di Macerata raccontano come un mondo che alza barriere è destinato a precipitare nell’abisso. Vuole parlare al nostro oggi l’Otello di Verdi che ha inaugurato l’edizione 2016 del Macerata opera festival. «Il teatro e la lirica devono sempre cercare di essere in relazione con il mondo, da un punto di vista socio-politico e umano. Il fatto che i migranti arrivino sulle nostre spiagge attraversando il Mediterraneo, mettendo a repentaglio la propria vita, è una delle macchie più gravi dei nostri giorni» racconta Paco Azorín. Il regista spagnolo, nome sul quale molti teatri d’opera nel mondo stanno scommettendo, firma l’allestimento dell’opera che ha aperto il cartellone numero cinquantadue della rassegna lirica marchigiana. Mediterraneo il titolo scelto dal direttore artistico Francesco Micheli per rileggere attraverso il melodramma una contemporaneità dove parole come straniero, migrante, rifugiato risuonano ogni giorno, per raccontare con la lirica un dramma davanti al quale non si può rimanere indifferenti. «Non deve farlo l’arte. L’opera nasce dal bisogno di mettere al centro la società, parlando della vita e delle relazioni tra le persone attraverso il canto» racconta Micheli convinto che «i contrasti umani raccontati nelle opere possono essere superati attraverso il dialogo, esercizio che da sempre il Mediterraneo, luogo di incontro tra diversi popoli, invita a fare».
Otello, Norma e Trovatore i titoli del cartellone 2016 che sino al 14 agosto proveranno a far rispecchiare nella musica dell’Ottocento la nostra quotidianità. «Sulle piccole imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo troviamo tantissimi Otello, stranieri che a loro modo cercano una vita migliore tra noi, in un paese lontano dalle loro radici» riflette Azorín, spiegando poi che «nello spettacolo realizzato per Macerata non parlo solo del personaggio shakespeariano, ma soprattutto di un individuo che è diverso in un mondo a lui avverso». Impresa non semplice quella di far dialogare Otello con la nostra attualità. Anche perché il Moro, il «selvaggio dalle gonfie labbra » come lo definisce il libretto di Arrigo Boito, ci viene presentato come lo straniero che per gelosia uccide la propria donna. «Otello – spiega Azorín – come tutti i personaggi di Shakespeare è una metafora dell’umanità e raccoglie in sé tutte le più grandi contraddizioni possibili: essere allo stesso tempo assassino, punitore, innocente, modello, eroe ed antieroe». Un Otello che non lascia indifferenti. «Ma questo deve essere il compito dell’arte che se vuole avere un ruolo attivo nella società deve senza nessun dubbio saper parlare al presente. L’opera se non fa questo è destinata ad essere solo intrattenimento, passatempo ludico per chi può permettersi di acquistare il biglietto» conclude Azorín. A Macerata l’opera dialoga con la città. «Abbiamo lavorato per un anno sulle tematiche delle opere in cartellone con gli studenti delle scuole della città che in questi giorni sono venuti alle prove generali» racconta Micheli che firmerà una serata dedicata a Medea tra la musica di Luigi Cherubini e il film di Pasolini e finalizzata a raccogliere fondi per il progetto di Medici senza frontiere Milioni di passi dedicato proprio ai migranti. «Un’altra straniera, Medea. Poi il migrante Enea, al quale saranno dedicate una serie di letture» spiega il direttore artistico.
Dopo Otello stasera tocca a Norma. «Il melodramma di Bellini, che per molti è l’opera delle opere, il trionfo del belcanto, è ambientata in un mondo barbarico e primordiale dai registi siciliani Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi che per la parte visiva si sono ispirati alle tele dell’artista sarda Maria Lai, reti che intrappolano la protagonista» spiega ancora il direttore artistico del festival. Il verdiano Trovatore dal 31 luglio torna nell’allestimento ideato nel 2013 da Francisco Negrin. «Azucena è la zingara, emblema di chi nella nostra società vive ai margini. E il coro è fatto da soldati morti di tutte le guerre per dire l’inutilità di qualsiasi conflitto » racconta Micheli per il quale «la realtà con la quale abbiamo a che fare tutti i giorni ci avvicina drammaticamente le tematiche presenti nelle opere e noi come artisti non possiamo non farci interrogare. Dedicare la nostra rassegna al Mediterraneo è un dovere in questo momento storico, ma anche un segno di speranza perché le cose possano cambiare».(PIERACHILLE DOLFINI  - Avvenire)
 
 

GMG: tra i giovani Etienne, seminarista a Napoli

Lublino – In questi giorni, normalmente tranquilli in questo periodo estivo, i palazzi dell’Università Cattolica di Lublin, dedicata a San Giovanni Paolo II, si sono riempiti dall’entusiasmo e dall’energia di tanti giovani provenienti da diversi Paesi del Mondo. Ad ospitarli i padri dehoniani e
Pliszczyn, il più internazionale gruppo della diocesi.
Tra questi Etienne, un giovane seminarista dehoniano, originario del  Madagascar, che vive a Napoli.  “Ho fatto questo viaggio con gioia, con speranza per rafforzarmi nella vita spirituale, anche per incontrare altri studenti di altre nazioni diversi dal mio Paese”, dice.
Etienne ha deciso di diventare sacerdote nonostante diverse difficoltà. “Provengo da una famiglia cristiana già da diverse generazioni. Anche mio fratello fa parte di una altra congregazione. Anche lui mi chiedeva perché ho scelto la vita religiosa, forse meglio fare il medico. Ho detto che questa è la strada che il Signore ha scelto per me e io seguo Lui”.
In Polonia vorrebbe tornare anche in altre occasioni. “La cosa che mi piace - osserva - è che la gente prega molto intensamente. Ho visto alcune differenze, prima della Comunione c’è il momento di raccoglimento, questo non l’ho visto in altre parti”.
All’Università cattolica di Lublino, dove ha insegnato Karol Wojtyła, il gruppo ha visitato la cappella, il palazzo principale con la mostra, il museo che contiene vari oggetti di Giovanni Paolo II e il famoso cortile con la statua del neo-eletto Papa polacco che abbraccia in ginocchio il card. Wyszyński. I giovani hanno ascoltato la lezione di don Andrzej Szostek, già rettore e studente di Karol Wojtyła. (A.A.)
 
 

GMG: Da Lecce una mediatrice culturale impegnata con i rifugiati

Lublino - Simona di Lecce, una giovane e sorridente ragazza italiana, all’inizio del pellegrinaggio in Polonia saluta gli amici in polacco. Per lei la Polonia non è anonima. Dopo il liceo linguistico ha deciso di studiare le lingue slave, ha scelto il polacco perché “in quel periodo dicevano che la lingua polacca per quanto riguarda i rapporti commerciali era importante”. Poi, l’ultimo anno ha studiato all’Università Cattolica di Lublin. Oggi è consacrata dell’Istituto dei Servi della Sofferenza e lavora come mediatrice interculturale con i migranti con disabilità fisica che raggiungono l’Italia dalla Siria, dal Kurdistan e dall’Iraq.
“Amo la Polonia, amo i polacchi - dice con un sorriso grande - Sono stata anche diverse volte in altre nazioni slave, però la Polonia è più vicina a noi. Mi sento a casa a differenza di altre nazioni slave dove sono molto più distaccati. Io lì ho sofferto molto”. È tornata parecchie volte, adesso qui ha portato un gruppo dei giovani di padre Pio dal sud d’Italia. “Quando dovevamo scegliere per la Giornata Mondiale dove stare prima di Cracovia ho detto dobbiamo andare a Lublin”.
A Lecce Simona è impegnata nell’assistenza legale e sanitaria con i rifugiati e richiedenti asilo politico. La maggioranza non avevano problemi economici, però hanno dovuto all’improvviso, a causa della guerra, lasciare le loro case e scappare. Tra di loro vi sono ingegneri, informatici, anche diplomatici e giornalisti.
“Quando arrivano nel Sud Italia - racconta - non vogliono andare via perché si sentono a casa”: “lavoro da tanto tempo con loro e posso dire che mai ho avuto problemi. Sempre grande rispetto”. E aggiunge: “Loro sono una risorsa e non un problema”. (A.A.)
 

GMG: in Polonia dopo 26 ore di viaggio

Cracovia - Un viaggio di 26 ore in un pullman di linea polacca per arrivare alla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia. E’ quello che hanno fatto 25 ragazzi  che hanno viaggiato da Prato fino a Lublino Cracovia. Un viaggio che di solito fanno molti polacchi che vengono a lavorare in Italia.
“E’ stato molto duro - confessa Ilaria - perché non si riusciva a dormire nemmeno la notte. Infatti, quando siamo arrivati eravamo molto stanchi. Alla fine l’importante è essere arrivati. Anche se siamo stati seduti per 26 ore ci siamo divertiti”.  “Siamo gemellati con Lublino e cerchiamo di fare tutte le cose insieme a loro. Siamo uniti polacchi e italiani insieme, spiega sr. Deborah che con altre tre suore domenicane accompagna il gruppo. 
Da Prato a Lublin sono arrivati ragazzi molto giovani. “All’inizio ero molto emozionata e anche spaventata dall’idea. Perché è la prima volta che da sola vivrò due settimane lontano da casa senza genitori. Però ora che sono qui con i miei amici, conoscendo le persone, mi sto divertendo. Ci stiamo preparando per la veglia con il Papa. Sono parecchio emozionata, dice Ilaria che per  la prima volta partecipa alla GMG. 
Il pellegrinaggio di questi giorni è stato preceduto da un anno di preparazione.  “Da quando ci hanno detto che saremmo venuti qui in Polonia, spiega Tommaso, anche lui alla prima esperienza.
Nel gruppo ci sono anche alcuni ragazzi che hanno già partecipato alla GMG. Come Massimiliano, giovane studente che è venuto in Polonia con la sua ragazza. “E’ la mia seconda GMG, dice: nel 2011 partecipai a quella di Madrid. Fu un momento molto importante per me. Anche nella mia fede mi aiutò tanto a crescere, approfondire questo mio percorso. Quindi ho scelto di venire qui con le suore che ho conosciuto tramite quell’avventura, con la mia ragazza che ho conosciuto tramite le suore, per vivere insieme questo momento di fede e di unione".
 

Mons. Galantino: “non possiamo invocare Dio e respingere i profughi”

Cracovia – “Continuo a domandarmi come si possa con la stessa bocca invocare il Padre e pronunziare dei ‘no’ decisi e spezzanti di fronte al bisogno del fratello! Continuo a domandarmi come si possa elevare la propria mente a Dio e semmai impegnare la stessa mente a trovare giustificazioni per chiudere il proprio cuore dinanzi a chi è profugo e perseguitato!”. A dirlo è stato ieri il Segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, presiedendo  a Cracovia, nella chiesa di San Bernardo da Siena dei padri Bernardini accanto a Casa Italia una celebrazione eucaristica che ha dato avvio alla settimana della GMG per i giovani italiani.
Nell’omelia della Messa, trasmessa su Rai Uno, il presule ha sottolineato che “la preghiera non è evasione dai problemi e dalle responsabilità, ma esperienza viva, fatta di ascolto e di risposta, mediante la quale con Dio si instaura un rapporto autentico che spinge ad essere audaci”. Per Mons. Galantino una preghiera autentica “contribuisce a rinnovare il mondo e la società in cui viviamo. Sono tanti i motivi di dolore e di preoccupazione che incontriamo attorno a noi: un circolo di violenza e di follia omicida tenta di avvolgere lo spazio pubblico e di trascinare in basso, nel timore e nella tristezza, la convivenza umana. Ciò rischia di alimentare la diffidenza e dar vita a un individualismo ancora più esasperato, che non può che spegnere la felicità di ognuno”. Dando inizio alla XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, ha concluso, “vogliamo che questi giorni di incontro e di riflessione, di preghiera e di festa, siano un’occasione propizia per contrastare questa mentalità, così contraria all’uomo. Un’opportunità per dire che c’è un altro modo di vivere. Questo dovete fare voi giovani. Questo viene chiesto oggi alla Chiesa. Con la preghiera e l’esempio”. (R. Iaria)
 
 

GMG: a Casa Italia aiuto per i connazionali

Cracovia - Con il tradizionale taglio del nastro apre ufficialmente i battenti Casa Italia, il punto di riferimento per tutti i giovani e non solo che dal nostro Paese arriveranno a Cracovia. Da ieri  in via Bernardynska 3, alle pendici del colle sul quale si staglia il celebre castello del Wawel, batte infatti un cuore tricolore. Un luogo familiare, aperto ogni giorno dalle 8.30 alle 23. All’accoglienza ci sono venti ragazzi riconoscibili dalle divise colorate. L’allestimento, ideato e realizzato da un gruppo di studenti dell’Accademia della grafica del patronato San Vincenzo di Bergamo, presenta sulla facciata le immagini dell’Italia da cartolina: la Scala di Milano, Giovanni XXIII, la Nazionale azzurra che solleva la Coppa del Mondo nella notte di Berlino 2006, la pizza e gli spaghetti. Una volta varcato il cancello, sulla parete interna dell’imponente struttura che abitualmente ospita l’Università San Giovanni Paolo II, campeggiano le gigantografie della banda di paese, delle mani che impastano o che cuciono, di un pallone sporco su un campetto di terra battuta.
Basta entrare per avere informazioni e materiali, risolvere problemi, ristorarsi, ma soprattutto incontrarsi, stare insieme e condividere esperienze, anche con chi è rimasto a casa. Nel grande cortile è stata predisposta una zona wi-fi gratuita per consentire a chiunque di mettersi in contatto con la famiglia e gli amici, postare commenti e foto sui social network, comunicare in tempo reale emozioni e sensazioni di un’avventura unica. All’interno, invece, sono operativi la segreteria, al lavoro per supportare gli accompagnatori e i responsabili dei gruppi e far fronte alle eventuali necessità, un ufficio del consolato italiano e un presidio medico. Insieme alle redazioni dei media promossi dalla CEI – Avvenire, Tv2000, radio InBlu, agenzia Sir, e a quella della trasmissione Rai A Sua immagine – è presente il team dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali per raccontare la GMG sul sito www.gmg2016.it e sui relativi profili Facebook, Twitter e Instagram, oltre che per fornire assistenza ai giornalisti italiani inviati a Cracovia. E dato che le parole d’ordine sono condivisione e accoglienza, a Casa Italia sono disponibili alcune sale dove i gruppi che ne fanno richiesta possono fare riunioni o incontrarsi con il loro vescovo, mentre è sempre aperta la cappella per pregare e fermarsi qualche istante in silenzio.(Stefania Careddu)
 
 

GMG in Polonia: l’incoraggiamento di Papa Francesco

Città del Vaticano - Sono migliaia i giovani che stanno raggiungendo, in queste ore, Cracovia e la Polonia per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. Anche Papa Francesco parteciperà all’incontro. “Anch’io partirò mercoledì prossimo, per incontrare questi ragazzi e ragazze e celebrare con loro e per loro il Giubileo della Misericordia, con l’intercessione di san Giovanni Paolo II”, ha detto ieri mattina al termine della preghiera mariana dell’Angelus: “vi chiedo di accompagnarci con la preghiera. Fin da ora saluto e ringrazio quanti stanno lavorando per accogliere i giovani pellegrini, con numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici. Un pensiero speciale – ha poi aggiunto - rivolgo ai tantissimi loro coetanei che, non potendo essere presenti di persona, seguiranno l’evento attraverso i mezzi di comunicazione. Saremo tutti uniti nella preghiera!”. Terzo pontefice dopo un polacco e un tedesco a visitare la Polonia, papa Francesco sarà il primo papa latinoamericano a Cracovia e Czestochowa, nel sud del Paese che resta la roccaforte della Chiesa polacca, con tassi di frequenza a messa attorno al 50% nelle città e oltre il 70% nelle campagne. La Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra in Polonia è diventata  il giubileo dei giovani. E’ dedicata infatti alla misericordia. Un tema scelto prima della convocazione del Giubileo. (R. Iaria)
 

Roma: domenica lo spettacolo REFUGEES

Roma - Dare voce a coloro che voce non hanno: questo è il messaggio racchiuso nello spettacolo REFUGEES, in scena ai Giardini della Filarmonica Romana, il 24 Luglio, nell’ambito del Festival “I Solisti del Teatro”. Rifugiati, questo termine, spesso usato impropriamente, racchiude diverse tipologie di persone note e sconosciute: esseri umani accomunati da un destino avverso.
Lo spettacolo vuole rappresentare simbolicamente la figura del rifugiato, raccontando quattro storie vere curate dal Centro Astalli. Grazie alla collaborazione di Donatella Parisi, le storie sono state riadattate per la messa in scena, che vede protagonisti ragazzi provenienti dal Kurdistan, dalla Colombia, dalla Siria, dal Congo e dal Mali.
Prosa, danza, canto, musica e immagini creano empatia nello spettatore, coinvolgendolo e portandolo a riflettere e immedesimarsi.
Celati dietro le statistiche, con un elenco indefinito di volti e nomi, emergono essere umani con le loro vicende. Fa da sfondo, un excursus storico di rifugiati celebri e dell’emigrazione di massa degli italiani a inizio secolo. Filmati e foto inedite sugli sbarchi a Lampedusa e sull’esodo di popoli in Ungheria e nel resto d’Europa, daranno rilievo a quello che è il fenomeno che sta interessando l’intera umanità.
Letizia Dalla Nora introdurrà lo spettacolo con un excursus storico di rifugiati noti, tra cui: Gesù, Miriam Makeba, Isabelle Allende, Albert Einstein, Rudolf Nureyev e tanti altri.
Cuore dello spettacolo le storie raccontate da Valeria Contadino e  Ugo Bentivegna, accompagnate al pianoforte da Marco Ciardo,  con interventi canori di Enrica Arcuri che interpreta grandi classici, con la partecipazione dei ballerini Yari Molinari, Rosario Marotta e Agnese Allegra. La quinta storia sarà raccontata direttamente da Soumaila, un ragazzo del Mali arrivato da poco in Italia e in attesa del riconoscimento dello Status di Rifugiato Politico.
Lo spettacolo terminerà con la storia di Maria, giovane siciliana emigrata in Argentina agli inizi del ‘900, interpretata da  Valeria Contadino.
 
 

Lampedusa: oggi la conclusione della Summer school sulla mobilità umana

Lampedusa – “I fatti che hanno investito l'Europa in questi giorni dimostrano, una volta di più, come il destino del nostro continente sia indissolubilmente intrecciato al tema delle migrazioni”. Giunta alla sua settima edizione la Summer school “Mobilità umana e giustizia globale. Un mare di speranza. Migranti forzati alle porte dell’Europa”, in corso fino ad oggi a Lampedusa, l'avamposto d'Europa, in “un frangente particolarmente delicato nella pluridecennale vicenda della relazione tra l'Europa e l'immigrazione”. Commenta così i giorni della Summer school la direttrice Laura Zanfrini, che aggiunge: «La folta partecipazione, dall'Italia e dall'estero, testimonia di un diffuso bisogno di comprendere un fenomeno che ci si presenta oggi con dimensioni tanto copiose quanto imprevedibili nella loro evoluzione, ma anche di leggerlo sia nelle sue dimensioni economiche, politiche, sicuritarie, che egemonizzano un dibattito pubblico prigioniero di opposte strumentalizzazioni, sia soprattutto nelle sue implicazioni etiche. Quelle che ci rendono consapevoli di come scelte e non scelte in tema di governo della mobilità umana costituiscono la cartina di tornasole della nostra civiltà, dei valori che vogliamo lasciare in dote alle giovani generazioni, della concezione della giustizia”. Molte le testimonianze in questi giorni tra le quali i commenti a caldo degli studenti, alcuni del Boston College americano, e della loro tutor Eva Millona, gli interventi del vicesindaco di Lampedusa Damiano Massimiliano Sferlazzo, di mons. Franco Agnesi, delegato per la pastorale Migrantes della Conferenza episcopale lombarda.
Inoltre - continua Laura Zanfrini - «nelle parole di don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, la frontiera che separa l'Europa dall'Africa si tramuta qui nella frontiera tra la morte e la vita, capace di suscitare una empatia che è il vero volto dell'umano. Ed è la frontiera tra l'Europa della paura e quella della speranza, di un continente percorso da insicurezze e preoccupazioni identitarie, e tuttavia in grado di cristallizzare l'anelito di libertà e di riscatto di milioni di donne e uomini delle periferie del mondo”.
Alla Summer School dell’Università Cattolica ricercatori e operatori hanno ripercorso le origini delle emergenze umanitarie e delle politiche intraprese a livello nazionale ed europeo approfondendo il ruolo fondamentale dei soggetti della società civile e delle risorse che rendono possibile ai migranti affrontare e vincere la disperazione.
Tra gli interventi anche quelli di Germano Garatto della Fondazione Migrantes, Giovanni Valtolina, della Fondazione Ismu di Milano. E ancora, padre Fabio Baggio, preside dello Scalabrini International Migration Institute, padre Gabriele Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e di mons. Gian Carlo Perego, direttore generale di Migrantes.
 
 

Centro Astalli: “non rimanere indifferenti” davanti ai morti in mare

Roma - “Non è più possibile rimanere indifferenti dinanzi al continuo ripetersi di tragedie evitabili”. E’ quanto afferma il Centro Astalli dopo l’ennesima notizia di 21 donne e un uomo morti nel tentativo di raggiungere le coste della Sicilia.
“È necessario garantire canali umanitari sicuri a quanti, in fuga da conflitti e persecuzioni, cercano protezione – sottolinea -. È l’unica strada percorribile per evitare che trafficanti di esseri umani continuino a mettere in pericolo vite innocenti, lucrando sulla disperazione. Mai come in questo momento è necessario uscire dalla logica dell’emergenza”. Questa “non è un’emergenza degli ultimi giorni – ricorda -, ma un fenomeno ampiamente previsto e in quanto tale fuori da ogni canone di eccezionalità. I governi, se uniti, non avrebbero difficoltà a gestire un numero di migranti pressoché invariato rispetto all’anno scorso”. “L’Europa ha il dovere di creare alternative al traffico di esseri umani come canali umanitari e programmi di reinsediamento, al vaglio da tempo sui tavoli istituzionali, mai diventati adeguatamente operativi – questa la richiesta del Centro dei gesuiti -. Soccorrere non basta. È necessario prevenire attraverso ingressi protetti e un’accoglienza dignitosa e organizzata che tenga in considerazione la volontà dei migranti. Politiche e misure volte esclusivamente ad evitare gli arrivi e chiudere le frontiere sono evidentemente destinate a fallire oltre ad avere un costo altissimo in termini di risorse economiche ma soprattutto di vite umane. L’esperienza di questi anni mostra ad un Europa pigra e impaurita che le migrazioni sono un fenomeno che va gestito perché non può essere impedito”.
 

Australia: un convegno sull’emigrazione italiana

Melbourne - "International and Comparative Perspectives on Australian Labour Migration’ Workshop": questo il tema di un convegno in corso in Australia e che  per la prima volta porta l'attenzione sulla migrazione temporanea in Australia e le problematiche legislative ad esso legate. Promosso dal  "Centre for Employment & Labour Relations Law" della Facoltà di Legge dell'Università di Melbourne, il programma ha visto ieri  e vedrà oggi la presentazione di tre ricercatori italiani. Si tratta di Giovanni Di Lieto (Monash University), Michele Grigoletti (Australia Solo Andata autore, insieme a Silvia Pianelli del volume “Giovani italiani in Australia” promosso dalla Migrantes e Maria Azzurra Tranfaglia (Melbourne Law School).
In particolare, Giovanni Di Lieto ha presentato "The Transnational Future of Industrial Citizenship: Searching for a new governance model to break the temporary-permanent divide of migrant work"; Michele Grigoletti oggi parlerà di "Temporary labour migration: the Italian experience in Australia" evidenziando i risultati della ricerca “Giovani italiani in Australia. Un “viaggio” da temporaneo a permanente”, edito da Tau Editrice per Fondazione Migrantes e del trailer del video-reportage "88 giorni nelle farm australiane". "Temporary Migrant Workers from Italy: Expectations and Reality" l’intervento di Maria Azzurra Tranfaglia (Melbourne Law School).
 

Reggio Calabria: la diocesi accoglie minori non accompagnati in cinque strutture

Reggio Calabria – Un appartamento confiscato alla ’ndrangheta, una canonica parrocchiale, un istituto di suore, un parco creato da un ex missionario, una casa famiglia. Sono le cinque strutture che ospiteranno 63 minori non accompagnati nel progetto “Filoxenia” della diocesi di Reggio Calabria-Bova, con la prefettura reggina e i comuni di Reggio Calabria e Bagnara Calabra.
“Il nostro impegno non è garantire posti letto ma un clima, un ambiente capace di generare accoglienza e fraternità”, spiega il direttore della Caritas diocesana, don Nino Pangallo. Così, aggiunge, “abbiamo provato a immaginare e strutturare un modello che non privilegi i grandi numeri, come purtroppo altrove accade, ma strutture a misura d’uomo, con piccoli gruppi e in spazi adeguati, che abbiano come obiettivo offrire ai ragazzi non solo un tetto, ma anche un’opportunità di crescita e che si collochino sul territorio integrandosi con le comunità locali”. Cinque minori saranno ospitati nella parrocchia S. Nicola di Bari S. Maria della Neve a Reggio Calabria che già accoglie un egiziano maggiorenne. Sono infatti una decina quelle che accolgono uno o due ex minorenni. E l’accoglienza è impegno quotidiano nella Comunità Papa Giovanni XXIII in tre case famiglie. In quella chiamata “Annunziata” ora se ne aggiungeranno 12, sia femmine che maschi. Così anche nell’Istituto S. Maria degli Angeli a Bagnara, dove il Centro Reggino di Solidarietà fondato 25 anni fa da don Mario Picchi per accogliere tossicodipendenti «si metterà in gioco» ospitando 29 minori. Altri 15 saranno accolti dai padri Somaschi nel quartiere reggino di Gallico all’interno del “Parco della mondialità”, creato da un missionario saveriano trasformando un’area degradata. L’ultimo gruppo sarà ospitato nella “Casa Anawin”, poveri di Dio, un appartamento confiscato. A seguirli l’associazione “Abakhi” (costruttori, in lingua Zulu), costituita dai volontari del Coordinamento ecclesiale sbarchi.
L’appartamento fa parte del progetto sui beni confiscati, di riconversione sociale, educazione alla legalità e servizio agli ultimi. Una vera rete di accoglienza e solidarietà. Ieri il “via” a Bagnara con la presenza dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Giuseppe Fiorini Morosini e del prefetto Claudio Sammartino. Seduto tra di loro il piccolo Jonathan, 4 anni del Camerun, giunto a Reggio Calabria il 25 giugno senza la mamma che non riuscendo a salire sul barcone lo aveva affidato a un’altra donna. Ma proprio ieri sera c’è stato il ricongiungimento tra il bimbo e la sua mamma arrivata anche lei in Calabria. Un altro segno di speranza. «Con queste iniziative – afferma il vescovo – rispondiamo alla pressante richiesta di Gesù». Poi sottolinea con forza come «questo è frutto anche dei fondi dell’8x1000 contro cui alcuni si scagliano come se fossero rubati allo Stato». Ma soprattutto, aggiunge, «è una risposta a chi di fronte alle violenze è tentato di cadere in impulsi di morte pensando sia giustizia. Non è giustizia!». Invece, insiste il vescovo, «aprire gli occhi su una nuova pagina di storia. Non illudiamoci gli sbarchi non finiranno, non saranno le nostre chiusure egoistiche a fermarli. Dobbiamo invece saper accogliere e collaborare».
È quello che sottolinea anche il prefetto. «Questo è il vero volto della Calabria, la sua parte migliore, che accoglie e costruisce. Non quella della ’ndrangheta, della corruzione e della collusione». Un esempio, dice, «di sussidiarietà, di contagio positivo che si sta allargando. Una rete
di solidarietà solidissima e attivissima. Uno Stato amico che ha il compito di regia e di valorizzazione del volontariato. Il grido che viene dai migranti ci dice che abbiamo poco tempo. Questa è la strada giusta. Oggi si gira una pagina che abbiamo scritto tutti insieme. Ma domani (oggi per chi legge, ndr) arriva già un'altra nave con 450 migranti». (Antonio Maria Mira – Avvenire)
 

Como: appello di Mons. Coletti sull’accoglienza ai migranti

Como - Nelle ultime settimane, presso la Stazione ferroviaria di Como-San Giovanni, si è venuta a creare “una particolare situazione”: la presenza di numerose persone originarie dell’Africa (con una significativa maggioranza da Somalia, Eritrea, Gambia, più altre nazionalità in ordine sparso) e dirette verso il Nord Europa, in particolare la Germania. I numeri sono molto variabili: in questi giorni, però, si è registrato un flusso in crescita costante. Si è così passati dagli iniziali 70-80 (scesi anche a 20) fino agli oltre 150 migranti di domenica e i 200 di inizio settimana. “Colpisce la loro giovane età: alcuni sono poco più che bambini, ma ci sono anche famiglie, donne in stato di gravidanza (talune sole) e mamme con neonati di pochi mesi”, scrive il vescovo Mons. Diego Coletti in un appello che sarà pubblicato sul numero de “Il Settimanale della diocesi di Como” di sabato prossimo. “Sono giunti a Como dopo aver lasciato i centri di accoglienza italiani in cui erano ospitati: il loro obiettivo è attraversare la Svizzera le cui autorità, in mancanza di documenti regolari o di una formale richiesta di asilo, procedono con la riammissione in Italia di coloro che si trovano sul territorio della Confederazione”, evidenzia il presule: “E’ una realtà molto complessa. Un fenomeno di cui non è al momento possibile ipotizzare il successivo sviluppo”. La comunità diocesana si è attivata in un intervento straordinario per venire incontro alle necessità primarie di chi sosta nell’area della Stazione. Importante anche l’attività di mediazione culturale e di approfondimento di legislazioni e contesti per comprendere quali strade intraprendere. “Grande – scrive Mons. Coletti - la generosità dimostrata da molte persone, soprattutto giovani, che spontaneamente si sono messe a disposizione per portare sostegno e conforto ai migranti”. Intanto fino a domenica prosegue la raccolta di beni di prima necessità presso il Punto Unico della Croce Rossa Italiana, in via Italia Libera 11. In questo Anno Santo della Misericordia – prosegue il presule - “sentiamo forte il richiamo di papa Francesco a essere Chiesa in uscita, che sa andare incontro alle periferie materiali ed esistenziali degli uomini e delle donne del nostro tempo. La Misericordia si declina non solo nelle opere spirituali, nell’essere perdonati e nel perdonare, ma anche nell’ascolto e nell’accoglienza, nel portare conforto attraverso le opere corporali (che, tra l’altro, contemplano proprio il dare da mangiare e da bere ad affamati e assetati e ospitare i viandanti…). Saper affrontare con intelligenza, buon senso e gran cuore questa “sfida” (più che emergenza) umanitaria, per la nostra Chiesa diocesana può diventare un’opera-simbolo del Giubileo, che è un tempo di grazia nel quale la preghiera non si esaurisce nella pur bella e partecipata celebrazione, ma sa tradursi in concreta testimonianza di Vangelo e sostegno all’agire quotidiano”. Per Mons. Coletti tutti sono chiamati a fare qualcosa, “senza ingenuità, ma con senso di misericordiosa giustizia ed equità”. Da qui l’invito alle istituzioni “perché si superino le legittime incertezze e si affrontino i problemi, nel solco della correttezza e della legalità, nel rispetto delle competenze, delle professionalità e delle responsabilità di ciascuno” e alla società civile perché “non si disperdano le forze e le risorse, ma si operi insieme, in un coordinamento in cui ognuno può assolvere a un compito differente ma complementare”. Alla comunità cristiana Mons. Coletti chiede una “concreta” disponibilità all’accoglienza attraverso le persone, le strutture, la progettualità: “È un cammino di cui non si nascondono le difficoltà, ma che può essere per tutti un’occasione di crescita comune, di condivisione. Un sostegno a un’umanità affaticata e ferita che ci mette in discussione, di fronte a cambiamenti epocali che richiedono risposte dagli orizzonti ampi”.
 

La GMG nei media della CEI

Roma - “Ho un grande desiderio di incontrarvi per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù”. Alla vigilia della 31ª Giornata Mondiale della Gioventù, Papa Francesco  si rivolge ai giovani di ogni dove – 90mila quelli in partenza dall’Italia – e ne benedice i passi, perché “siano un pellegrinaggio di fede e di fraternità”. Quei passi saranno raccontati da Cracovia in presa diretta anche dai giornalisti dei nostri media: dall’Agenzia Sir ad Avvenire – che giungerà in ogni famiglia dei partecipanti – da inBlu Radio  a Tv200. In particolare, Tv2000 e inBlu Radio trasmettono in diretta la Messa d’apertura (domenica 24, alle 11), la cerimonia d’accoglienza a Papa Francesco (mercoledì 27, alle 16) e, alle 20.30, lo spettacolo Live da Cracovia; la Via Crucis (venerdì 29, alle 18), la grande veglia di preghiera (sabato 30, alle 19) e la Messa in cui il Papa rinnoverà il mandato ai giovani (domenica 31, alle 11). Inoltre, Tv2000 seguirà la visita del Papa al Monastero della Madonna Nera di Jasna Gora (giovedì 28 alle 10.30) e quella al campo di Auschwitz-Birkenau (venerdì 29 alle 9.30). Il palinsesto prevede dalle 7.30 lo speciale di Bel tempo si spera, mentre il pomeriggio sarà curato da Siamo Noi.
InBlu Radio dedicherà una programmazione speciale con un diario quotidiano che darà voce ai ragazzi delle diocesi italiane; anche il programma d’informazione religiosa Ecclesia raddoppia.
Significativo anche l’impegno di Rai 1, grazie alla “nostra” squadra di A Sua Immagine (con le puntate dei sabati 23 e 30 luglio, dalle 17.10 e della domenica mattina, oltre alla diretta della Via Crucis) e dello stesso Tg1, con un’ampia programmazione dedicata.
Il nostro Ufficio coordinerà il lavoro di aggiornamento continuo – news, foto, video e social – del sito CEI della Pastorale giovanile, così da coinvolgere in un’esperienza di incontro “nel segno della Misericordia” anche chi a Cracovia non avrà la possibilità di esserci. (I. Maffeis, Direttore Ucs CEI)
 

Migrantes Catania in visita al campo rom Zia Lisa dopo l’incendio

Catania – “Vicinanza” e “solidarietà” è stata espressa dalla diocesi di Catania alle famiglie rom vittime dell'incendio che nei giorni scorsi ha distrutto l'accampamento di via Divino Amore nel quartiere Zia Lisa. I volontari della Migrantes diocesana, diretta dal diacono Giuseppe Cannizzo, hanno  visitato le poche famiglie ancora presenti sul posto nel tentativo di ricostruire nuovi accampamenti di fortuna nonostante i ripetuti richiami delle autorità a lasciare la zona per motivi di sicurezza. Uno scenario “desolante” quello a cui hanno assistito i volontari, che – informa una nota - tra ceneri ancora fumanti e aria malsana, hanno distribuito beni di prima necessità, alimenti per bambini e vestiario di stagione. Lo stesso campo, l'anno scorso, nel mese di agosto, era stato già oggetto di un rogo che distrusse in parte la baraccopoli, quest'anno invece le fiamme lo hanno raso al suolo totalmente.
"Ancora una volta ci troviamo a commentare un episodio spiacevole, le cui cause restano ignote, - ha spiegato il direttore della Migrantes -  il nostro pensiero è andato subito ai numerosi bambini che hanno vissuto attimi terribili. Come Chiesa continueremo la nostra pastorale accanto alle famiglie invitandole a scegliere un nuovo presidio più sicuro evitando ogni forma di ghettizzazione". L’ufficio Migrantes della diocesi siciliana durante l'anno visita periodicamente le famiglie dei diversi campi rom della città offrendo loro supporto spirituale e quando possibile un aiuto concreto per il sostentamento quotidiano attraverso donazioni di vestiario, generi alimenti e alimenti per l'infanzia. La Migrantes – si legge nella nota - continuerà a collaborare con il Comune e con le associazioni facenti parti del Presidio Leggero al fine di “garantire l'inclusione sociale dei rom  nella comunità cittadina in nome dell'accoglienza e dell'integrazione”.