Primo Piano

GMG: alla Via Crucis il grido degli ultimi

Cracovia - Peccato e liberazione. Sofferenza e cura. Morte e Risurrezione. Il legno della croce porta su di sé tutto il dolore del mondo, ogni lacrima che l'uomo potrà versare, le angosce così profonde cui è persino difficile dare un nome. Al tempo stesso significa riscatto, è luce per il buio dell'anima, è seme di speranza. Perché la croce ha senso solo se apre alla vita nuova, se dopo la condanna arriva la libertà, se il Calvario è scala verso il cielo. Si sviluppa intorno all'enorme distanza, cioè al filo sottile, che separa la miseria dalla grandezza, la schiavitù del peccato dal perdono, la Via Crucis che oggi alle 18 i giovani della GMG percorreranno insieme nella cornice del parco Jordan a Blonia in Cracovia. Al centro, i piccoli del Vangelo, cioè i più grandi agli occhi di Dio. Poveri della storia che hanno gli occhi dei migranti in fuga dalla guerra, delle vittime della tratta, di chi perde il lavoro per un decimale in più nel bilancio di un' azienda. Le meditazioni preparate dal vescovo ausiliare di Cracovia, Gregorz Rys, saranno declinazioni diverse intorno all'unico tema della misericordia, architrave della Chiesa e, soprattutto, nome di Dio. Un Padre che non si rassegna al rifiuto e non si dà per vinto, sottolinea papa Francesco, fin quando il peccato non è stato sconfitto. E che con il suo esempio chiama l'uomo ad abbracciare, come Gesù il legno della croce, ogni scartato e vinto per restituirgli la dignità dei figli amati. Ecco allora l' importanza delle opere di misericordia, segno concreto dell' amore che si fa servizio, del desiderio di costruire muri, della chiamata alla fraternità. Impegni che a Cracovia diventeranno preghiera cadenzata con il ritmo delle 14 Stazioni della Via Crucis, a ciascuna delle quali corrisponderà un'opera. Sette quelle corporali, altrettante le spirituali, stasera significativamente mescolate tra loro, a testimoniare l'unità dell'uomo e la sua dipendenza da Dio. Si inizierà, ed è una scelta importante, dal tema "alloggiare i pellegrini". E poi dar da mangiare agli affamati, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, visitare gli ammalati, visitare i carcerati, perdonare le offese, istruire gli ignoranti, consolare i dubbiosi, vestire gli ignudi, sopportare pazientemente le persone moleste, dare da bere gli assetati. E per meglio documentare, se così si può dire, come il cuore si debba aprire alla carità, a portare la croce dei giovani saranno movimenti e associazioni, che hanno nell'attenzione agli ultimi la loro carta d' identità. Dalla Comunità di Sant'Egidio all'Aiuto alla Chiesa che soffre, dall'Arche di Jean Vanier alla "Fermata Gesù", dal Cenacolo fino alla Comunità ospedale domestico, nata due anni fa proprio a Cracovia per preparare nella preghiera questa Gmg polacca. Un raduno che vuole lasciare in eredità segni concreti non solo nei cuori ma anche visibili alla luce del sole. Come il murale che sarà dipinto durante la Via Crucis dall'artista Aleksey Talco, come i racconti dolenti dei profughi siriani, come la storia della coppia di senza tetto che è riuscita a lasciare la strada. Perché non esiste niente di più concreto della vita dell'uomo, nulla che scaldi più di un abbraccio. E chissà che non siano proprio gli ultimi, cioè i prediletti dal Padre secondo il Vangelo, i primi a trovare riparo sotto le querce, una per ogni Stazione, che saranno piantate davanti al Santuario di Giovanni Paolo II. Segni di vita nuova. Semi di misericordia. (Riccardo Maccioni – Avvenire)
 

Papa Francesco ai giovani: un cuore misericordioso sa accogliere il profugo e il migrante

Cracovia - “Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante”. Papa Francesco parla ai giovani riuniti a Cracovia, in Polonia per la Giornata Mondiale della Gioventù e fa l’identikit del giovane misericordioso. I giovani possono cambiare il mondo, è la convinzione del pontefice che parla nel suo primo incontro di massa con i ragazzi della 31.ma GMG nel parco Blonia. Per il Papa la misericordia “ha sempre il volto giovane” e questo perché  “un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare le comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti. Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione”. Nel suo discordo ai giovani, circa 500mila secondo gli organizzatori – ha detto: “nei miei anni vissuti da Vescovo ho imparato una cosa – ne ho imparate tante, ma una voglio dirla adesso -: non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose. È stimolante, sentirli condividere i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare”. E dopo aver detto che non bisogna arrendersi ha evidenziato che “è un dono del cielo poter vedere molti di voi che, con i vostri interrogativi, cercate di fare in modo che le cose siano diverse. E’ bello, e mi conforta il cuore, vedervi così esuberanti. La Chiesa oggi vi guarda – direi di più: il mondo oggi vi guarda – e vuole imparare da voi, per rinnovare la sua fiducia nella Misericordia del Padre che ha il volto sempre giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che sempre ci porta avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose”. E poi l’invito a chiedere al Signore: “lanciaci nell’avventura della misericordia, l’avventura di costruire ponti e abbattere muri, recinti e reti… Spingici all’ascolto di coloro che non comprendiamo, di quelli che vengono da altre culture, altri popoli, anche di quelli che temiamo perché crediamo che possono farci del male”. (Raffaele Iaria)
 

Siro Malabaresi: il coordinatore in Italia diventa Visitatore Apostolico in Europa

Città del Vaticano – Papa Francesco questa mattina ha nominato Visitatore Apostolico per i fedeli siro-malabaresi residenti in Europa Mons. Stephen Chirappanath, del clero dell’Eparchia di Irinjalakuda, elevandolo all’episcopato e assegnandogli la sede titolare di Slebte.
Mons. Stephen Chirappanath, coordinatore Migrantes per la pastorale dei siro-malamaresi in Italia - è nato il 26 dicembre 1961 a Puthenchira. Dopo gli studi filosofici e teologici presso il St. Thomas Apostolic Seminary, Vadavathoor, ha conseguito il dottorato in teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. Parla il malayalam, l’inglese, l’italiano e il tedesco. Dal 2011 è Procuratore dell’Arcivescovo Maggiore a Roma e Coordinatore per i fedeli siro-malabaresi in Italia, uffici che continuerà a svolgere.
Nei recenti decenni, l’emigrazione degli Indiani in occidente è andata crescendo notevolmente. Ormai – informa una nota pubblicata sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede - esistono comunità siro-malabaresi in diversi Paesi d’Europa: Italia, Austria, Danimarca, Francia, Germania e Svizzera, oltre a Irlanda. Il numero dei fedeli varia da 11.125 nell’Italia e 7.768 nell’Irlanda, a soltanto 30 in Danimarca, con un totale di circa 30.000. Ci sono circa 20 centri per la Celebrazione della qurbana in Italia, 16 in Irlanda, 10 in Austria e meno negli altri Paesi, con circa 35 sacerdoti. Il Visitatore Apostolico ha il compito di visitare i fedeli della sua Chiesa residenti in Europa, interagendo con gli Ordinari del luogo ai quali essi sono affidati, riferendo alla Sede Apostolica circa la loro cura pastorale.
 

MSNA: presentato il rapporto Anci 2016

Roma - E' stato presentato questa mattina a Roma, presso la Sala Conferenze dell’Anci, il Rapporto Anci-Cittalia 2016 che fa il punto sulle politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati realizzate dai Comuni presi in esame da una indagine che copre il decennio 2004-2014 (il 56% del totale dei comuni, pari al 73% della popolazione italiana nel 2014).
L’attenzione è stata focalizza sui percorsi di integrazione che riguardano la fase di prima e seconda
accoglienza nonché sui minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo.
Dal Rapporto emerge come sia cresciuto in questi anni l’impegno dei comuni e dell’Anci nella presa in carico dei minori stranieri non accompagnati. Infatti il numero dei minori accolti (in prima e seconda accoglienza) è risultata in costante crescita dal 2011.
Nel 2014, ultimo anno dell’indagine, i Minori stranieri non accompagnati presi in carico sono stati 13mila, di questi sono 9.229 i minori collocati in accoglienza (il 68,2% dei MSNA presi in carico con un incremento del 43,2% sul 2013 e del 51,2% sul 2006).
Il 96% dei giovani presi in carico dai servizi sociali sono maschi (la fascia 16-17 anni è cresciuta, dal 2006, fino all’80% nel 2014). Sempre nel 2014, oltre la metà dei minori (53,8%) proviene da quattro paesi: Egitto (21,5%, Bangladesh (13,2%), Gambia (10%), Albania 9,1%).
Si registra poi un aumento di minori richiedenti protezione internazionale nel decennio, passando dai 251 del 20°6 agli oltre 3000 del 2014 (passando dal 3,2% sul totale dei minori presi in carico dai servizi sociali del 2006 al 23,4% nel 2014.
 

Nuoro: un Premio agli emigranti

Nuoro - Il Comune di Nuoro in collaborazione con la Pro Loco ha istituito la prima edizione del premio per gli Emigranti “Redentore e Runchine d’oro, d’argento e bronzo. Anno 2016”. La partecipazione è riservata esclusivamente ai cittadini nativi di Nuoro residenti all’estero o nella penisola che hanno fatto rientro in città.
Nuoro intende in questo modo dimostrare affetto e vicinanza ai figli della sua terra che per tante ragioni sono emigrati verso terre lontane senza mai dimenticare la loro città e perciò meritevoli di un riconoscimento speciale per aver saputo tener sempre vivo quel richiamo di appartenenza al loro paese natio e per avervi fatto ritorno, spiega una nota.
Il 1° premio “Runchine d’oro” verrà assegnato al nativo nuorese che rientra dal paese extraeuropeo più distante.
Il 2° premio “Runchine d’argento” verrà assegnato al nativo nuorese che rientra dal paese europeo più lontano. Il 3° premio “Runchine di bronzo” verrà assegnato al nativo nuorese che rientra dalla città italiana più distante.
La commissione giudicatrice sarà formata da un rappresentante del Comune, uno della Pro Loco, un giornalista de L’Unione Sarda, uno de La Nuova Sardegna e uno de L’Ortobene, il settimanale della diocesi . Le domande corredate di copia del biglietto di viaggio e documento d’identità, dovranno pervenire entro il 20 agosto e potranno essere inviate per posta, via email (proloconuorostorica@gmail.com) o consegnate a mano alla Sede della Pro Loco in viale Trieste 88 a Nuoro (telefono 0784/35501). La cerimonia si svolgerà il 29 agosto in cima al Monte Ortobene subito dopo la celebrazione della Santa Messa.
 

Giovani Italiani in Australia: concluso il workshop sulla migrazione temporanea

Melbourne - Si è concluso venerdì scorso il convegno intitolato "International and Comparative Perspectives on Australian Labour Migration’ Workshop" organizzato dal "Centre for Employment & Labour Relations Law" della Facoltà di Legge dell'Università di Melbourne, che ha portato l'attenzione del mondo accademico sulla migrazione temporanea in Australia e le problematiche legislative ad esso legate.
Tra le conclusioni della due giorni la necessità di una collaborazione interdisciplinare in materia di immigrazione, nelle aree di diritto e sociologia, tra i vari esperti del settore in particolare nell'analisi della situazione lavorativa dei migranti.
Un esempio di attiva collaborazione è il lavoro svolto da Michele Grigoletti e Peter Mares nel rendere pubblico nei media australiani e italiani il caso di Camilla Pivato.
Michele Grigoletti e Silvia Pianelli, autori della ricerca "Giovani Italiani in Australia, Un viaggio da temporaneo a permanente" edito da Tau Editrice per Fondazione Migrantes, hanno collaborato con Peter Mares, giornalista australiano, autore di "Not Quite Australian: How Temporary Migration Is Changing the Nation" [Non abbastanza australiano: come la migrazione temporanea sta cambiando l'Australia ndr], nel rendere pubblico il caso di Camilla Pivato, una protagonista del documentario "88 giorni nelle farm australiane" prodotto per Fondazione Migrantes, la quale è stata raggirata da un falso agente d'immigrazione. Il caso continua ad essere un esempio di come i migranti temporanei devono essere maggiormente tutelati ed è stato recentemente riportato dal servizio radio australiano "The Law Report".
La platea di studiosi ed esperti ha apprezzato il trailer del reportage "88 giorni nelle farm australiane" che ha dato una voce e un volto umano ai tanti migranti che spesso sono considerati un numero o un semplicemente problema. Il documentario, promosso dalla Fondazione Migrantes, sarà proiettato in Australia al prossimo Italian Film Festival.
 

Non possiamo rimanere prigionieri delle nostre paure

Cracovia - Pellegrinaggio giubilare al Santuario della Divina Misericordia. Poi Messa con i vescovi italiani e serata di festa. Non si può negare che questo Santuario ha contribuito (anche attraverso la devozione e la fede di San Giovanni Paolo II) a far sì che la parola “misericordia” entrasse nel vocabolario della fede. Una devozione forte, questa. Legata alla Pasqua, cuore dell’esperienza e della misericordia cristiana. Eppure c’è il rischio, che la misericordia diventi una specie di devozione.
La misericordia a cui il Papa ha richiamato i giovani in occasione di questa GMG fa riferimento a una delle beatitudini: beati i misericordiosi. Un’opera, dunque. Un mettersi all’opera che ciascuno è chiamato a vivere per poter tirar fuori l’umanità più vera e più bella che ci sia dato di sperimentare.
Nell’incontro e nella fraternità, nella gioia di camminare insieme e nel silenzio della meditazione, i giovani italiani hanno vissuto questa esperienza: un cammino perché possiamo diventare persone capaci di gesti e parole di misericordia. Dopo la celebrazione della Messa (luogo principale della memoria di Gesù misericordioso), abbiamo vissuto un bellissimo momento di festa: segno che nell’incontro e nell’apertura reciproca, troviamo la possibilità fondamentale di vivere la misericordia. I giornalisti mi chiedono se abbiamo paura, se viviamo nella paura che qualcosa possa accadere. Sinceramente no: nessuno di noi si aspetta qualcosa di brutto o salta per aria per un palloncino che scoppia. Questo non ci sta mettendo al riparo dai pericoli, però ci ricorda che non possiamo rimanere prigionieri delle nostre paure. Vivere la vita senza affrontarne i rischi e i pericoli, è come ricevere un bel pacco dono e non scartarlo mai per paura di rovinarlo.
Saranno i sorrisi di questi ragazzi, sarà la loro spontaneità nel salutare e riconoscere la presenza di chiunque li incroci, ma nessuno qui sente di poter essere indifferente per l’altro. Vivere un mondo dove ci si sente accolti e ospitati: questa è la misericordia che ci fa passare da una situazione di ostilità a uno stile di accoglienza e fraternità.
Durante la festa, il Papa ha salutato i giovani italiani e ne ha ascoltato alcune domande. Ha fatto un gesto che – forse – diventerà il segno di questa Gmg: parlando di incontro, ha intrecciato le dita delle mani in un gesto che ricorda la preghiera, ma che in quel momento voleva indicare la gioia dell’incontro.
Un’ultima annotazione: la festa, come sempre, ci ha fatto sentire uniti nel dono di incontrare il saluto del Papa, ma anche nella possibilità di far festa insieme. La musica ha permesso ai ragazzi di scatenarsi e di far esplodere la gioia come solo loro sanno fare. Com’è che gli italiani all’estero sono sempre così uniti e quando sono a casa sono così divisi? Ho una speranza: che non si debba aspettare la fine dei tempi, perché questo rebus possa essere sciolto. Perché erano troppo belli quei ragazzi che rappresentavano il popolo italiano…( Michele Falabretti – Direttore Pastorale Giovanile CEI)
 
 

Papa Francesco ai giovani italiani: “costruire ponti umani”

Cracovia-  “Come facciamo noi giovani a vivere e a diffondere la pace in questo mondo che è pieno di odio?”. A interpellare il Papa, ieri sera, nei circa venti minuti di colloquio a braccio durante il collegamento video dall’episcopio per la “Festa degli italiani” sono stati tre giovani di Verona, accompagnati da un sacerdote, che erano a Monaco nei giorni dell’attentato, sulla strada della GMG, è stato consigliato loro di tornare a casa e così hanno fatto. Successivamente è stata offerta loro l’opportunità di partecipare al grande appuntamento di Cracovia. “Tu hai detto due parole chiave: pace e odio”, la risposta di Francesco: “La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono, crescono le divisioni e l’odio. I ponti invece uniscono: quando c’è il ponte, l’odio può andare via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro”. “Noi abbiamo nelle nostre possibilità, tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano”, l’incoraggiamento del Papa: “Quando stringi una mano a un umico, tu fai un ponte umano, quando colpisci un altro, costruisci il muro. L’odio cresce sempre con i muri”. “Delle volte succede che tu vuoi fare il ponte e ti lasciano con la mano tesa, dall’altra parte, non la prendono”. “Non dobbiamo subire le umiliazioni, ma sempre fare i ponti”, l’esortazione: “Tu sei stato fermato e tornato a casa, poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta. Questo è l’atteggiamento: se c’è una difficoltà, torno indietro e vado avanti. Non lasciarci cadere per terra, sempre cercare il modo per fare ponti”. “Fate ponti voi, tutti, prendete le mani!”, l’invito alla folla radunata nella spianata davanti al Santuario della Misericordia: “Io voglio vedere tanti ponti umani. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani!”. (SIR)
 
 

Paura e risposta

Cracovia - Scrivo al termine di una giornata raccontata dai media con l’inchiostro della paura che assedia l’Europa. Il martirio di p. Jacques abbatte prepotentemente distanze geografiche e culturali, fino a congiungere una cittadina della Normandia con Aleppo, Mosul, Qamishli... È una prossimità dalla quale invano ci si vorrebbe sottrarre, erigendo barriere e confini o agitando lo spettro di una guerra di religione.
Scrivo da Cracovia, sulla scorta delle prime parole di Papa Francesco: invitano a partire dalla propria identità per animare il dialogo, a far prevalere la memoria ‘buona’, a trasformare le difficoltà in opportunità; ad accogliere la vita in ogni suo stadio e in ogni suo volto.
In una città intrecciata dalle lingue del mondo, la Chiesa si fa pellegrina, la mano in quella dei giovani. Con loro pone segni di preghiera, gesti di riconciliazione, pace e festa, cultura dell’incontro. Sono già la risposta di domani, la più profonda, l’unica possibile. (d. Ivan Maffeis)
 

Onu e Milan in campo per i giovani siriani

Milano  - Nello sport come nella vita, l’educazione è alla base di qualunque successo. Un concetto alla base anche dell’impegno di Fondazione Milan. La Public Charity legata ai colori rossoneri, dopo la positiva collaborazione con UNHCR all’interno del progetto Sport for Peace, ha deciso infatti di dare un ulteriore contributo all’Agenzia ONU per i rifugiati. Questo permetterà a 90 bambini siriani rifugiati in Libano di poter continuare a studiare. 
La donazione consentirà a questi bambini di frequentare il secondo turno scolastico, un programma realizzato dal Ministero dell’Istruzione Libanese con la collaborazione di UNHCR. Dal 2013 in poi, infatti, a causa dell’incremento costante del numero dei rifugiati siriani in fuga dalla guerra, il sistema scolastico libanese ha raggiunto la saturazione e non ha più avuto le risorse per consentire ai bambini siriani di frequentare le lezioni. Da questa difficoltà è nata l’esigenza di creare un turno pomeridiano per garantire il percorso scolastico a tutti i bambini presenti sul territorio. 
La collaborazione tra Fondazione Milan e UNHCR è iniziata nel 2010, come risposta alla grave emergenza umanitaria che aveva colpito il Pakistan in seguito alla terribile alluvione. È poi proseguita su progetti legati all’istruzione e all’integrazione. Nel 2012 Fondazione Milan ha garantito un anno di lezioni in aule nuove e pulite in Libano per profughi siriani, con materiali didattici adeguati e con insegnanti formati. Nel biennio 2014-2015, è stato finanziato il progetto Sports for Peace, grazie al quale, fra le altre cose, oltre 2mila bambini siriani e libanesi hanno avuto la possibilità di praticare diversi sport insieme e, soprattutto, di socializzare.

Gmg: Papa Francesco salutato da un gruppo di rifugiati

Città del Vaticano - E’ previsto intorno alle 16 l’arrivo di Papa Francesco in Polonia. Un viaggio apostolico di cinque giorni in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa è salito sull’aereo alle 13.54. Il rullaggio è cominciato alle ore 14.03. L’Alitalia A321/4000 tra Roma e Cracovia coprirà 1.089 km in due ore di volo e sorvolerà gli spazi aerei dell’ Italia, la Croazia, la Slovenia, l’Austria, la Slovacchia e la Polonia. Durante il volo, come di consueto, la conferenza stampa con i giornalisti.
Verso le 13.30, davanti alla Casa Santa Marta, al momento di prendere l’automobile per l’aeroporto di Fiumicino, il Pontefice è stato salutato da un gruppo di quindici giovani rifugiati, nove ragazzi e sei ragazze, di diverse nazionalità, giunti da poco in Italia e ancora privi di documenti per recarsi all’estero. I giovani, accompagnati dall’Elemosineria Apostolica, hanno augurato al Papa “un buon viaggio e una felice partecipazione alla GMG, a cui essi non possono partecipare ma a cui si uniscono spiritualmente”. (R.I.)
 

GMG: i timori dei giovani

Cracovia - La paura si percepisce tra i giovani che in queste ore stanno vivendo le giornate in preparazione all’incontro con Papa Francesco per la GMG a Cracovia.  Ma nonostante questo molti sono arrivati e stanno partecipando attivamente alle varie iniziative in programma “Certamente la paura c’è - confessa Samuele, un giovane studente che è venuto con altri ragazzi dalla diocesi di Arezzo - però noi vogliamo testimoniare che c’è un mondo migliore, ci sono delle persone che vogliono andare aldilà delle divisione, delle barrire, della violenza. La Giornata Mondiale della Gioventù sarà una occasione per dimostrare questo e per dire che esiste un mondo ancora più grande, più bello di quello del male con dei giovani che vogliono costruire la pace. Cerchiamo di vincere la paura e la preoccupazione con questo”. (A.A.)
 

GMG: a casa Italia un “paese” in miniatura

Cracovia - “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (Cesare Pavese, La luna e i falò). Dopo le semplici (anche se sincere) piccole cerimonie di apertura; soprattutto dopo un anno di lavoro da parte di un gruppo di ragazzi e di allestimento nelle ultime due settimane, oggi finalmente Casa Italia è diventata una casa. Aperta e accogliente, dove i primi gruppi di giovani pellegrini italiani si sono ritrovati dopo essere arrivati a Cracovia. Oggi osservavo come è entrato un gruppo numeroso di ragazzi: alfieri in testa (un paio di loro con lunghe canne di plastica su cui sventolava una bandiera italiana), hanno infilato il portone e hanno guadagnato il centro del cortile con una marcia goffa, andata a perdersi nel nulla. Un modo un po’ ingenuo per dire: “ci siamo, e siamo noi – tutti insieme”.
Si sa, lontani da casa ci si sente subito più uniti e vicini; ma non basta: l’esercizio di abitare una casa – ci piacerebbe – dovrebbe essere qualcosa che continua anche quando si rientra nei propri spazi di vita quotidiana. I ragazzi si muovono per le strade di Cracovia e non è possibile non sentirli, non vederli. Ma la loro simpatia non sarebbe sufficiente, se non li portasse a comprendere il valore della fraternità. C’è qualcosa di misterioso nei legami che si manifesta in un modo speciale quando si è in viaggio, lontani da casa: i ragazzi si prendono per mano, si guardano negli occhi, cantano, ridono e scherzano; qualcuno, persino, si mette un po’ in disparte e abbozza un discorso più impegnativo. Tutto questo non sarebbe sufficiente se si fermasse lì.
Abbiamo pensato Casa Italia come (appunto) a una casa: uno di quei luoghi che si fa “paese” in miniatura, perché la convivenza è una pratica a cui esercitarsi.
Nel segno della fraternità: unica speranza di poter superare davvero le paure. In questi giorni i giovani stanno offrendo una grande testimonianza di coraggio, perché il loro ritrovarsi sfida le paure degli adulti. Ma apparirebbe solo come il gesto di incoscienza di chi è preso dalle frenesie giovanili, se non ci fosse anche l’esercizio di una convivenza sognata e cercata nel segno della fraternità. Casa Italia è stata pensata come un luogo su cui viene evidenziata una facciata, ma con l’invito ad andare oltre e a cogliere i piccoli segni di un quotidiano faticosamente conquistato.
“Inaspettatamente” (scrivono i ragazzi) si apre un mondo che non si poteva nemmeno sognare.
La speranza è che questo possa accadere davvero, non tanto qui a Cracovia (le condizioni ci sono e probabilmente accadrà), ma soprattutto nel momento in cui i ragazzi torneranno a casa. A ritrovare il proprio Paese e i propri affetti, a scoprire che il mondo li attende da sempre perché la loro presenza possa dire qualcosa di nuovo.
Buona GMG a tutti i ragazzi e alle famiglie che li seguono dall’Italia. È iniziato il loro viaggio. Ancora tutto da scrivere e da raccontare. (don Michele Falabretti – SIR)
 

Migranti: nasce il progetto “Refugart”

Milano - Sono diventati i protagonisti dell’emergenza sbarchi: lasciati a migliaia sulle spiagge, raccolti e impilati in attesa d’essere chissà come (e chissà dove) smaltiti. I giubbotti di salvataggio dei migranti sono vuoti a perdere, non interessano a nessuno, ma raccontano storie di vite disperate e piene di speranza, ognuna diversa e a suo modo speciale. È in quest’ottica che è nato, all’American School di Barcellona, il progetto Refugart: obiettivo, rendere gli studenti consapevoli di quel che avviene nel Mediterraneo. La scuola ha fatto arrivare dall’isola greca di Lesbo qualche centinaio di giubbotti (lì in questi mesi se ne sono accumulati 450mila), e a ogni ragazzo è stato dato il compito di studiare un progetto che li mettesse al centro. Di lì ha preso forma l’idea geniale di Achilleas Souras, 15 anni. Che coi giubbotti ha disegnato e poi realizzato una tenda termica capace di offrire un riparo ai rifugiati. La sua invenzione, che assomiglia a un igloo, nasce dalla passione per il Lego e ha preso il nome di "Sos", acronimo di "Save our souls" (salva le nostre anime): «Ho deciso di chiamarlo così – spiega il giovane – perché l’sos è un segnale internazionale di pericolo, emergenza, soprattutto se viene dal mare. Ho pensato che, se i giubbotti sono in grado di offrire una protezione in mare, forse potevano farlo anche sulla terraferma». Il progetto, che è esposto al Museo Marittimo di Barcellona, sta facendo il giro del mondo sul web, collezionando migliaia di consensi. «Necessita ancora di qualche modifica, all’interno fa o troppo caldo o troppo freddo». Ma Achilleas ha solo 15 anni. (Avvenire)
 

GMG: oggi la festa degli italiani con la partecipazione anche degli acrobati del Cirko Vertigo

Cracovia - Dalle diocesi polacche più remote sono arrivati nei giorni scorsi a Cracovia alla spicciolata, soprattutto con carovane di pullman: ora è il momento di condividere un pezzo di cammino tutti insieme. Sono attesi in 90mila oggi alla Festa degli italiani: una giornata di preghiera e profonda spiritualità, che si concluderà a tarda sera con due ore di musica e spettacolo in cui, c' è da scommetterci, si libererà tutta l' energia positiva dei ragazzi. E con una novità che è anche una perla preziosa: il dialogo con Papa Francesco, che interverrà in video-collegamento dalla Curia arcivescovile per rispondere alle domande dei giovani. Il tutto in un luogo tra i più simbolici della fede polacca: la collina di Lagiewniki, dove fianco a fianco sorgono tre edifici fortemente significativi. C'è il vecchio monastero di mattoni rossi dove visse santa Faustina Kowalska, l'adiacente Santuario della Divina Misericordia, abbagliante nel suo candore, e infine al di là della collina, il nuovissimo Santuario di San Giovanni Paolo II. Anche oggi la GMG sarà seguita con collegamenti in diretta e servizi da TV2000, InBlu e, in streaming, dal sito www.gmg2016.it. E proprio ai piedi della collina di Lagiewniki è previsto di prima mattina il ritrovo di tutti i gruppi di pellegrini italiani: ciascuno si aggregherà al proprio vescovo o, nel caso non fosse presente, ad un altro. Ogni pastore terrà una meditazione itinerante di apertura della giornata al propri gruppo e a piedi tutti percorreranno l' ultimo tratto fino alla Porta Santa che si trova davanti al Santuario. L'organizzazione è particolarmente efficiente: tra le 13 e le 16 l' attraversamento della Porta sarà riservato agli italiani. Tutti perciò avranno la possibilità di compiere quello che è il gesto giubilare per eccellenza, e per di più nel luogo stesso in cui la misericordia - alla quale è dedicato l'Anno Santo - ha la sua "casa" e i suoi due apostoli più devoti, santa Faustina e san Giovanni Paolo II, che sono anche i due "patroni" della GMG di Cracovia. Organizzazione efficiente, si diceva, e rigorosa: per gli italiani non sarà possibile attraversare la Porta Santa in altri giorni. In fondo anche questo ha un senso: o tutti insieme o niente…
I numeri sono imponenti - oltre ai 90mila giovani, con loro ci sono 130 vescovi e altre centinaia di sacerdoti - ma lo spazio è davvero ampio: alle 16.30 nel prato davanti al santuario il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI, presiederà la Messa concelebrata da tutti i vescovi. Dopo la celebrazione, ancora un breve pellegrinaggio verso la collina adiacente, alla Basilica di San Giovanni Paolo II, dove i ragazzi potranno cenare. E arriva anche l' ora della festa, perché la GMG è un pellegrinaggio che ha al centro la preghiera, la riflessione e la crescita spirituale dei ragazzi arrivati da tutte le parti del mondo con le loro domande e le loro speranze, ma è anche una festa , un' occasione per conoscersi e per divertirsi. Ecco il perché di una serata di musica e spettacolo, che sarà eccezionalmente aperta da un collegamento video con Papa Francesco, che dalla residenza in cui alloggerà, la Curia arcivescovile, in centro città, dialogherà con i giovani. L' evento "Live da Cracovia", organizzato dal Servizio nazionale di pastorale giovanile della CEI, sarà condotto da Lodovica Comello e Giuseppe Pinetti. La garanzia è che regalerà grandi emozioni, a partire dalla presenza degli acrobati del Cirko Vertigo, passando per la musica di grandi artisti sempre amati come i Nomadi, Renzo Arbore e l' Orchestra italiana e Simona Molinari. Per finire col ritmo e il coinvolgimento di artisti apprezzati dai giovanissimi come Valerio Jovine, il rapper Moreno e il dj Vincenzo Molino.  (Antonella Mariani – Avvenire)
 

Vescovi Italiani: il dolore e la preghiera per Rouen

Cracovia – “Il ricordo e la preghiera” per padre Jacques Hamel, il sacerdote assassinato ieri in una chiesa nei pressi di Rouen, in Francia, ha aperto il primo incontro dei Vescovi italiani, giunti in 136 a Cracovia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù.
Il “dolore” per questo attentato – si legge in una nota -  è reso ancora “più forte” proprio dalla distanza rispetto al clima e al significato dell’evento in corso in Polonia: la presenza di 90 mila giovani italiani, provenienti da 179 diocesi e accompagnati da 2292 sacerdoti, è all’insegna dell’incontro, della gioia e della fraternità tra i popoli.
“La notizia proveniente dalla Normandia – scrivono i presuli - viene ad aggiungersi a quelle relative ai numerosi episodi di violenza che nelle ultime settimane hanno suscitato sconcerto e preoccupazione. Ancora una volta, il messaggio evangelico e l’esperienza della Chiesa diventano motivo per non arrendersi a logiche di chiusura o di vendetta, ma per costruire - con una rinnovata testimonianza di fede - una società riconciliata e aperta alla speranza”. (R.I.)
 

Migrantes: l’assassinio di p. Jacques “non indebolisca la cultura dell’incontro”

Roma - L'assassinio di Padre Jacques “non indebolisca la cultura dell'incontro”. E' quanto chiede Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, commentando il "barbaro assassinio" del sacerdote francese avvenuto ieri mattina in Francia durante la celebrazione della Santa Messa.
Un episodio che "scuote le coscienze di ognuno di noi", evidenzia il direttore dell'organismo pastorale della CEI sottolineando che si tratta di "un nuovo omicidio che colpisce un innocente, come tanti altri nel mondo, che rappresenta - agli occhi del terrorismo - un simbolo della civiltà occidentale. Mentre preghiamo il  Signore, ricco di misericordia, per il parroco ucciso e per la persona ferita  siamo vicini al vescovo e al presbitero dell' arcidiocesi di Rouen, alla Chiesa di Francia. Dobbiamo - aggiunge - avere il coraggio di mantenere il nostro cuore libero dall'odio, ponendoci di fronte al nuovo martirio  in terra europea con la mente rivolta alle parole di Gesù: 'Avete inteso che fu detto: ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano'". 
Per Mons. Perego "ogni cedimento alla cultura della vendetta, alla superficiale e pericolosa coniugazione tra terrorismo e islam, tra migrazione e terrorismo, genera paura, odio, conflittualità diffusa e indebolisce la cultura dell'incontro, la civiltà dell'amore, la sola  che può dare un futuro all’Europa". (Raffaele Iaria)
 

Rom: “Summer school” di Sant’Egidio con il sostegno della Migrantes

Roma - Dopo alcuni giorni in cui erano rimasti isolati a causa degli incendi che hanno interessato la via Pontina, finalmente i bambini in età scolare del campo rom di Castel Romano - il più grande del Lazio, dove vivono centinaia di famiglie - hanno potuto iniziare la Scuola estiva della Pace, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio con il sostegno della Fondazione Migrantes e del Miur. Questa settimana, il primo gruppo  è arrivato a Rocca di Papa dove, per tutta l'estate, la Comunità terrà un soggiorno diurno con attività didattiche, tenuto da un gruppo di volontari: ci sono giovani, universitari, ma anche insegnanti e professionisti che hanno scelto di dedicare la loro estate a far vivere ai giovanissimi rom una sorta di "Summer school". L'iniziativa è nata con un duplice obiettivo: innanzitutto rompere l'isolamento umano e sociale del campo rom favorendo un'esperienza di integrazione, e, allo stesso tempo, aiutare il recupero scolastico dei bambini che durante l'anno hanno frequentato la scuola saltuariamente o comunque con difficoltà.  La Scuola estiva è composta da cinque classi che prendono il nome dai colori dell'arcobaleno. I bambini trascorrono insieme tutta la giornata, tra momenti di studio e giochi comuni. Si sta insieme in allegria e si imparano tante cose, che potranno essere messe a frutto nel prossimo anno scolastico.
 

Samauel calciatore nigeriano fuggito dalle violenze di Boko Haram

Roma - Samuel ha 27 anni e sul volto porta ancora le cicatrici di un'aggressione subita in Libia mentre scappava dal suo Paese per arrivare in Italia. Viene dalla Nigeria, dove faceva il calciatore e ora il suo sogno più grande è di giocare anche qui. Ha deciso di fuggire dal suo Paese per paura delle continue violenze dei terroristi di Boko Haram.
Samuel è stato accolto dal centro Baobab di via Cupa a Roma e ora spera "di fare qualcosa di buono", in modo che suo padre possa essere orgoglioso dell'uomo che è diventato.
La sua storia è la terza del progetto #TuNonSaiChiSonoIo di Agi e Next New Media che racconta le persone migranti e le loro storie oltre i numeri e la cronaca degli arrivi in Italia.
I video di #TuNonSaiChiSonoIo pubblicati sul portale Agi.it sono a disposizione di associazioni, istituzioni e altri mezzi di informazione che potranno, seguendo i criteri Creative Commons 3.0 (Non commerciale – Non opere derivate), condividerli od ospitarli sulle proprie piattaforme online, in modo da contribuire nel modo più ampio possibile alla loro diffusione.
 

Soriano: da domenica scorsa una messa per gli immigrati romeni

Soriano - Per venire incontro alle esigenze di immigrati romeni, che vivono nel territorio di Soriano, nella chiesa di Sant’Antonio da Padova, guidata dal parroco monsignor Enzo Celesti, si celebrerà ogni domenica, alle ore 7, una Messa greco-bizantina in lingua romena, officiata da un sacerdote di rito bizantino.