Primo Piano

Marcinelle: le iniziative ieri in Belgio

Marcinelle -Sessant’anni fa una tragedia tra le più gravi della storia dei lavoratori italiani nel mondo. Siamo in Belgio, a Marcinelle. E’ l’8 agosto del 1956: nel pozzo minerario di  Bois du Cazier un incendio riempì di fumo tutto il pozzo minerario, provocando la morte di 262 lavoratori dei 274 presenti in quel momento. Di questi 136 erano italiani. Una  tragedia che costituì, come ha scritto il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in un messaggio - 
uno dei “più sanguinosi incidenti sul lavoro della storia 
italiana ed europea. Una tragedia assurta a simbolo delle 
sofferenze, del coraggio e dell’abnegazione dei nostri 
concittadini che lottavano - attraverso il duro lavoro - per 
risollevare se stessi e le loro famiglie dalla devastazione del 
secondo conflitto mondiale”.  “Proprio in questi stessi anni, i 
popoli europei, nell’anelito verso un futuro migliore, fatto di 
pace e prosperità – aggiunge - decisero di intraprendere un percorso comune, 
pienamente consapevoli di come le antiche divisioni avessero 
portato il continente a una lacerante devastazione, umana e 
materiale”. 


Mattarella auspica che la memoria dei 
martiri del lavoro italiano all’estero “possa costituire un 
esempio di impegno e di dedizione, ma anche un continuo sprone a 
migliorare le condizioni della sicurezza sul lavoro, ovunque nel 
mondo”.

A Marcinelle, in rappresentanza dell’Italia, il presidente del Senato Pietro Grasso che nel suo intervento ha evidenziato come questo luogo rappresenti oggi “un luogo di dolore ma sempre di più anche di speranza, perché anche da qui è partito il processo dell’integrazione europea, che ha prodotto libertà e diritti, assicurando la dignità e la sicurezza del lavoro come uno dei suoi principali obiettivi”. Per Grasso  “ricordare quel lungo cammino, ripensare a come eravamo e vivevamo rafforza la nostra determinazione ad accogliere con spirito di solidarietà chi oggi è costretto a migrare e ha diritto alla protezione internazionale, senza trascurare il dovere di ridurre le diseguaglianze e le marginalità che rendono le nostre società più vulnerabili al fondamentalismo e all’illegalità” annunciando che in autunno il Senato ospiterà una mostra dedicata a Marcinelle, rivolta soprattutto ai più giovani. "I nostri 
predecessori hanno ambito a costruire un’Europa unita, solidale, 
promotrice di pace e sviluppo, di quei valori di tolleranza e di 
libertà", ed è ad essa che "guardano oggi con speranza uomini e 
donne, che fuggono da guerre e violazioni dei diritti 
fondamentali, da sottosviluppo e disparità, e che in troppi 
casi, al pari delle vittime di Marcinelle, sono pronti a pagare 
con la loro vita la ricerca di un futuro migliore", ha scritto in un messaggio il ministro degli esteri Paolo Gentiloni.

 “I numeri sempre più alti di nuovi emigranti italiani (nel 2015 oltre 108.000) costretti, per mancanza di lavoro o di un lavoro adeguato alle competenze maturate, a lasciare il nostro Paese, - spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego - rende attuale il tema della sicurezza e della tutela sul lavoro dei nostri emigranti. Come anche, l’aumento del numero degli incidenti sul lavoro e delle morti sul lavoro ripropongono il tema della sicurezza e tutela de lavoratori immigrati in Italia”.

Alla celebrazione di Marcinelle anche il sottosegretario agli Affari Esteri, 
Vincenzo Amendola che ha letto il messaggio di Gentiloni e ha deposto, al cimitero, una corona di fiori al monumento “Sacrificio dei minatori italiani”, l’Ambasciatore d’Italia Vincenzo Grassi, l’ambasciatrice Cristina Ravaglia, direttore 
generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, autorità locali 
tra cui il ministro dei Trasporti François Bellot in rappresentanza 
del Governo federale, il ministro Paul Furlan in rappresentanza del 
Governo regionale vallone, e l’ex premier belga Elio Di Rupo. 
(Raffaele Iaria)

 

Marcinelle: 1956-2016: un ricordo di mons. Bettoni referente delle Mci in Belgio

Bruxelles - Ogni anno, l’otto agosto, é un momento importante e significativo per le comunità di origine straniera del Belgio, per la comunità italiana e per il Belgio stesso. Una data che riporta alla memoria la tragedia della miniera nell’infernale cava del Bois du Cazier, in Vallonia, nei pressi di Charleroi, in cui persero la vita 262 minatori di cui 136 italiani. Un dramma...

Migrantes: muri e politiche di chiusura rischiano di non tutelare i lavoratori emigranti

Roma - Dal 2001, l’8 agosto, si celebra la Giornata Nazionale del Sacrificio e del Lavoro Italiano nel Mondo. La data rimanda alla tragedia mineraria belga di Marcinelle quando, l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, di cui 136 italiani: il numero più numeroso dei 600 italiani morti nelle miniere tra il 1946 e il 1956. Uno dei morti di Marcinelle, Attilio Dassogno, originario di Berbenno (SO), è rimasto sepolto in quella miniera, perché il suo corpo non è mai stato recuperato.
Il X Rapporto Italiani nel Mondo 2015 ha riservato particolare attenzione a Marcinelle e a tutti gli eventi tragici  nella storia del lavoro migrante in Europa. “I numeri sempre più alti di nuovi emigranti italiani (nel 2015 oltre 108.000) costretti, per mancanza di lavoro o di un lavoro adeguato alle competenze maturate, a lasciare il nostro Paese, - spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego - rende attuale il tema della sicurezza e della tutela sul lavoro dei nostri emigranti. Come anche, l’aumento del numero degli incidenti sul lavoro e delle morti sul lavoro – hanno superato per la prima volta le 1000 unità nel 2015 – ripropongono il tema della sicurezza e della tutela sul lavoro degli immigrati in Italia. Al tempo stesso – continua il Direttore della Migrantes -, la situazione di paura di chiusura, con il ritorno dei confini e delle barriere doganali tra paesi europei, pone il problema rinnovato di come tutelare la partenza e i viaggi di chi dall’Italia, italiano o immigrato in Italia, decide di  raggiungere un altro Paese europeo, per la ricerca di un lavoro”.
“Allora, in questo giorno il ricordo e la preghiera si unisce all’impegno per la tutela e la sicurezza dei lavoratori emigranti e immigrati, in un Europa che ritrovi la sua unità, il valore di essere una ‘casa comune’ – conclude Mons. Perego.
 

Marcinelle: il ricordo dell’Azione Cattolica a Berbenno

Como - L'8 agosto l'Azione Cattolica della diocesi di Como si unirà alla comunità parrocchiale di Berbenno di Valtellina per fare memoria  della tragedia di Marcinelle avvenuta esattamente sessant'anni fa (8 agosto 1956). I motivi sono due: il primo è che uno delle 262 vittime (136 erano italiani) era originario  di Regoledo di Berbenno. Il suo nome è Attilio Dassogno, poco più che trentenne, sposato e padre di due figlioletti. Una lapide lo ricorda nel cimitero perché il suo corpo non venne mai restituito alla famiglia. Il secondo motivo è di cogliere nella  memoria un insegnamento per l'oggi che vede migliaia di persone in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla violazione dei diritti umani, dall'ingiustizia”.
“Nel cimitero di Berbenno  –  dice il presidente diocesano Paolo Bustaffa  – cercavo una traccia di quel minatore e sul muro di sinistra trovai la lapide con la foto di Attilio Dassogno, poco più di trent'anni, sposato e papà di due bimbi. L'associazione pensò di ritrovarsi a Berbenno nel 60° anniversario della tragedia e fui  particolarmente lieto di trovare nel parroco, don Feliciano Rizzella  un immediato e decisivo consenso nato anche dalla sua sensibilità operosa per le persone  immigrate”.
Il sito minerario Bois du Cazier a Marcinelle, oramai dismesso, fa parte dei patrimoni storici dell'Unesco e qui l'8 agosto di ogni anno la campana “Maria Mater Orphanorum” diffonde 262 rintocchi accompagnati dai nomi delle vittime. Si aggiungono dieci rintocchi in memoria di altri disastri minerari o tragedie sul lavoro Dal 2001  la giornata dell'8 agosto è  stata proclamata “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”.
 “Oggi – aggiunge il presidente diocesano di Ac – a quei rintocchi se ne devono aggiungere altri in memoria di quanti sono morti  e ancora muoiono in mare, nel deserto e nei campi  della disumanità mentre cercavano e cercano di fuggire dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, dall'ingiustizia. Sono rintocchi che dovrebbero risuonare nella coscienza e diventare un monito e un motivo per una più matura e diffusa testimonianza cristiana di condivisione e accoglienza”.
 

Avviati i corsi per mediatori interculturali del “Centro Mediterraneo di Studi e Formazione Giorgio La Pira di Pozzallo”

Roma - Completato il momento inaugurale del Centro Mediterraneo di Studi e Formazione Giorgio La Pira (promosso dalla Fondazione Migrantes e Comitato Firenze-Pozzallo e gestito dalla cooperativa Fo.Co; Patrocini della Fondazione e del Cenro Internazionale Studenti La Pira di Firenze), avvenuto lo scorso 25 giugno, il giorno 30 dello stesso mese, a Pozzallo, è stato avviato il primo Corso per Mediatori Interculturali. Nel primo modulo (30 giugno-2 luglio), sono state affrontate le tematiche della dimensione sociologica e antropologica delle migrazioni, aspetti normativi e buone pratiche organizzative, mentre nel secondo modulo (14-16 luglio) gli argomenti trattati sono stati quelli della mediazione interculturale, comunicazione, dialogo e identità.
I corsi, patrocinati dal Servizio Centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e protezione, mirano a formare la figura del mediatore ed a fornire ogni tipologia di consulenza sotto l’aspetto sociale, economico, giuridico e psicologico.
Attraverso questa proposta educativa, il Centro si pone l’obiettivo di formare mediatori interculturali con competenze e conoscenze che li rendano capaci di facilitare l’incontro tra persone diverse attraverso la funzione di mediazione linguistico-culturale e nella capacità di de-codificare i codici dei due attori della relazione (migrante ed operatore) e di aiutare il cittadino straniero a leggere e comprendere la cultura italiana alla luce delle culture di appartenenza e delle reciproche aree di pregiudizio. Il corso si propone, inoltre, di fornire strumenti conoscitivi e operativi per svolgere le funzioni di mediazione negli ambiti vitali ed estremamente sensibili del settore socio-sanitario e giuridico.
Questo primo corso di formazione è frequentato da 38 stranieri provenienti da diversi paesi dell’Africa Occidentale e Orientale, dall’area del Maghreb e del continente asiatico. Alcuni dei corsisti stanno già lavorando come mediatori in diverse realtà d’accoglienza presenti in tutta la Sicilia e da altre zone d’Italia come il Lazio ed il Piemonte. I giovani partecipanti si sono mostrati molto interessati e, stimolati dai relatori intervenuti, sono riusciti a sviscerare problematiche consuetudinarie e altre meno usuali, di fronte alle quali, spesso, risulta difficoltoso dare risposte o assumere decisioni.
Soddisfazione è stata manifestata anche dagli organizzatori del corso per l’elevato livello qualitativo della formazione e per la risposta della classe che, giorno dopo giorno, è sempre più coinvolta e convinta di affrontare con serietà questo percorso dal momento che, dalle scelte dei mediatori culturali, spesso, dipendono le vite dei migranti che quotidianamente sbarcano sulle coste italiane. (Giovanni De Simone)
 

Morti in mare: oltre quattromila nel 2016

Roma - I corpi di 120 migranti sono stati trovati sulle coste della Libia negli ultimi 10 giorni. Lo ha affermato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) specificando che si tratterebbe delle vittime di un naufragio di cui non si era a conoscenza prima del ritrovamento dei cadaveri. In totale, in base ai dati Oim sono 4.027 i migranti morti nel 2016, tre quarti dei quali sono deceduti nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa.
 

Oggi Papa Francesco ad Assisi

Assisi - Nell'Anno santo della misericordia, Papa Francesco ha scelto di andare alla Porziuncola di Assisi, pellegrino tra i pellegrini questo pomeriggio nell’VIII centenario del Perdono di Assisi.
L'arrivo di Papa Francesco è previsto ad Assisi, e in particolare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli intorno alle 15.40. La visita si concluderà alle 18. Il ritorno a Roma è in programma per le 19.
Per l’occasione i Ministri generali francescani hanno scritto una lettera nella quale si interrogano su quanto “ci sentiamo responsabili, come Francesco, di riportare pace e riconciliazione, anzitutto nelle nostre stesse fraternità, quando ci sono divisioni, come pure nelle lotte politiche, religiose, economiche, sociali del nostro tempo?”. “Un tale impegno, così attivo e militante, nasce dalla profondità della contemplazione dell’amore di Dio per me”, spiegano i religiosi: “Proprio perché mi sento raggiunto personalmente dall’indulgenza del Padre, nasce in me la forza, il coraggio, la splendida follia di intervenire, come può fare un povero innamorato di Dio: con il canto, non con un solenne discorso e tanto meno con la forza. Francesco, con la sua intelligente semplicità, non convoca il Vescovo e il Podestà per cercare di risolvere le loro contese. Francesco sa bene che questa non è la sua via: egli invece li convoca per ascoltare un canto, perché solo puntando lo sguardo più in alto, verso la bellezza di Dio, sulle ali della musica, i due contendenti potranno ritrovare le ragioni più alte per la pace”. “Noi francescani, nel mondo di oggi – scrivono i frati – probabilmente non siamo chiamati spesso ad affrontare e risolvere i complessi problemi del mondo offrendo soluzioni tecniche o entrando nel merito di difficili questioni, spesso più grandi di noi: siamo però chiamati a trovare le vie per animare gli uomini alla riconciliazione e alla pace toccando il loro cuore con la testimonianza della minorità, della semplicità, della bellezza e del canto, della verità di relazioni fraterne e immediate che riportano a ciò che è essenziale, che fanno capire agli uomini di oggi, come al Podestà e al Vescovo di Assisi, che vale la pena di vivere nella pace, relativizzando i problemi concreti e scegliendo la via del perdono”. “Iniziare a parlare del perdono e riconciliazione con i fratelli – la proposta – per giungere a parlare della misericordia di Dio, come fa Francesco nel Testamento. Quello che importa è che non separiamo mai i due elementi, perché Gesù nel Vangelo insegna che il primo comandamento parla contemporaneamente dell’amore di Dio e del prossimo, che non possono essere separati”. “Questo centenario ci aiuti a provare una salutare vergogna perché nessuno sembra prendersi cura di mettere pace e concordia nella realtà conflittuale in cui viviamo e ci faccia crescere nella creativa capacità di trovare maniere nuove per cantare un canto comprensibile agli uomini e alle donne del nostro tempo”, la proposta finale.
 

Cittadinanza: ennesimo rinvio della legge

Roma - “Quando i diritti vanno in vacanza”: contesta “la beffa dell’ennesimo rinvio per la legge sulla cittadinanza” la Campagna “L’Italia sono anch’io“, promossa da 22 organizzazioni sociali e sindacali, tra cui la Fondazione Migrantes. “I palazzi della politica vanno in vacanza e ancora una volta siamo costretti ad assistere all’ennesimo rinvio dell’approvazione del testo di riforma della legge sulla cittadinanza - si legge in una nota -. Una riforma che, per non scontentare la componente moderata dell’attuale governo, ha tralasciato buon parte delle modifiche necessarie, concentrandosi soltanto sulle norme che riguardano i minorenni. E, nonostante i vuoti legislativi di questo provvedimento, la maggioranza continua a fuggire dalle proprie responsabilità, nascondendosi dietro a continui rinvii”. La Campagna  ha depositato in Parlamento nel 2012 due proposte di legge di iniziativa popolare, una delle quali chiedeva con forza una riforma della legge di cittadinanza più giusta ed efficace. “Continuiamo a sostenere che, nonostante le carenze, si tratti comunque di un passo in avanti fondamentale, non più rinviabile, e reso sempre più necessario dal clima di crescente odio che si respira nel Paese e in Europa - sottolinea -. Un odio alimentato da partiti e movimenti politici xenofobi per attrarre consenso, senza curarsi dei colpi mortali inferti nelle nostre comunità alla pacifica convivenza. A fronte della diffusione di sentimenti di odio e intolleranza, le giovani generazioni di cittadini e cittadine di origine straniera potranno portare un contributo positivo, attivando dinamiche che producano coesione sociale, se la nostra società saprà dare risposte adeguate”.
 

Sicilia: a settembre il seminario Fisc su “Raccontare i migranti”

Noto - “Raccontare i migranti”. Questo il tema del XXV Seminario di aggiornamento professionale "Mons. Alfio Inserra" che si svolgerà dal 22 al 25 settembre nalla diocesi di Noto, in Sicilia, su iniziativa della delegazione Fisc della Sicilia in collaborazione con il periodico diocesano della diocesi di Noto “La Vita Diocesana” e l’Ucsi.
La scelta di tenere il Seminario 2016 nella Diocesi di Noto, che comprende centri di due province, Ragusa e Siracusa, trae motivazione anche dalla rete di esperienze che può offrire questo territorio nell’ambito di un’accoglienza e integrazione degli immigrati che si inserisce nel duplice orizzonte di cammini di liberazione dal basso e della convivialità delle differenze, spiegano i promotori sottolineando che quanto ai cammini di liberazione, si tratta di una serie di misure che danno vita a quello, che oggi si chiama welfare generativo e che si condensa nell'azione della Fondazione della comunità Val di Noto ed esemplifica nei cantieri educativi o in progetti come le ripartenze di persone fragili, grazie al raccordo tra accoglienza e inserimento lavorativo ma non solo (come nella “Casa don Puglisi”).
Nell’ambito del territorio, a Pozzallo (Ragusa), “esiste un’esperienza diversa, quella del Cas (Centro accoglienza straordinaria), dove i migranti vivono chiusi dentro, mentre la città si lascia appena sfiorare dai temi che li interessano.
Più interessanti sono i segni presenti in Diocesi. Che caratterizzano ed esaltano la nostra collocazione mediterranea: da un’accoglienza ai migranti che li inserisce in reti familiari (con possibilità di ascoltare dolore e far emergere sogni) alla provvidenziale presenza di una comunità missionaria che ci dà il respiro e la dimensione effettiva del mondo”.
 

Migrantes Savona – Noli : la scuola di teatro

Savona - L’esperienza della scuola di alfabetizzazione della Migrantes diocesana di Savona – Noli è ormai consolidata e proficua. Lo dicono i numeri (ormai si sfora ogni anno la quota di 200 cittadini stranieri che usufruiscono delle lezioni di italiano) e le belle e positive relazioni che in tanti anni si sono intessute e solidificate. Oltre all’obiettivo primario della didattica, la scuola Migrantes si è contraddistinta perché ha sempre provato a creare un luogo dove i migranti e i volontari della scuola di italiano potessero conoscersi maggiormente, crescere nell’accoglienza reciproca e lavorare per una più proficua integrazione. La breve premessa riguardante la scuola era necessaria per parlarvi di un progetto parallelo che alcune volontarie della Migrantes, ormai circa 8 anni fa, avevano ideato e portato avanti come sempre con tanta passione e volontà. Il progetto era semplice: dedicare 2 ore settimanali di volontariato alla creazione di un “corso di teatro”. Queste ore oltre a rappresentare un ulteriore momento di apprendimento della lingua italiana si sono tradotte da subito in un rafforzamento dell’integrazione e della conoscenza reciproca. Si è creato un gruppo affiatato che col passare degli anni ha vissuto momenti difficili e faticosi ma anche pieni di entusiasmo e felici e, come è naturale in casi come questo, si è modificato nella composizione dei partecipanti e nelle finalità stesse del progetto iniziale.
E’ ormai da 3 anni che il gruppo si è però cementato e il piccolo zoccolo duro di attori, attrici e volontarie ha calamitato nuove forze ed entusiasmi. Il “corso di teatro” non esiste più: si è evoluto in una “compagnia teatrale amatoriale”. Da due anni questa compagnia si è data il nome di “Foresti”e ha continuato a preparare, provare ed offrire momenti di svago tramite le commedie che annualmente mette in scena in occasione delle Feste dalla Scuola ma anche durante le Giornate del Rifugiato che la Migrantes collabora a creare insieme alla Caritas diocesana.
I Foresti hanno portato in scena commedie di Pirandello, Goldoni, Calvino per citare solo alcuni degli autori più famosi. Ma hanno portato e messo in scena soprattutto la partecipazione, la gioia, la voglia di stare insieme, l’affetto che li lega. Si sono creati legami veramente solidi fra le persone. E si è raggiunto appieno l’obiettivo dell’integrazione vera.
Della compagnia fanno parte attualmente attori e attrici di diverse nazionalità: egiziana, marocchina, russa, ucraina, ecuadoriana, italiana. Ma negli anni hanno partecipato persone dalle Filippine, Moldavia, Sri Lanka, Albania, Bolivia, Senegal… Insomma una composizione eterogenea ma altresì coesa nello spirito di amicizia.
Molto lavoro è stato fatto dalle volontarie che negli anni si sono impegnate a curare le relazioni, facendo attenzione alle dinamiche fra le persone, curando i tanti particolari e le varie situazioni che si sono create in questo progetto.
In occasione della scorsa Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno 2016, I Foresti hanno portato in scena una nuova commedia la cui videoripresa è stata registrata in un dvd e distribuito ai simpatizzanti e ai conoscenti della Migrantes di Savona – Noli.
 
 

GMG: nel 2019 a Panama

Cracovia - Sarà Panama ad ospitare, tra tre anni, La Giornata Mondiale della Gioventù. Ad annunciarlo lo stesso Papa Francesco al termine della GMG di Cracovia.  “La Provvidenza di Dio sempre ci precede. Pensate che ha già deciso quale sarà la prossima tappa di questo grande pellegrinaggio iniziato nel 1985 da san Giovanni Paolo II! E perciò vi annuncio con gioia che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù – dopo le due a livello diocesano – sarà nel 2019 a Panama. Invito i vescovi del Panama ad avvicinarsi per una benedizione”. Ad ascoltarlo oltre un milione e mezzo di giovani al Campus Misericordiae di Cracovia. A loro il Papa ha detto che durante le giornate della Gioventù “abbiamo sperimentato la bellezza della fraternità universale in Cristo, centro e speranza della nostra vita. Abbiamo ascoltato la sua voce, la voce del Buon Pastore, vivo in mezzo a noi. Egli ha parlato al cuore di ciascuno di voi: vi ha rinnovati con il suo amore, vi ha fatto sentire la luce del suo perdono, la forza della sua grazia. Vi ha fatto sperimentare la realtà della preghiera. È stata una ‘ossigenazione’ spirituale perché possiate vivere e camminare nella misericordia una volta ritornati ai vostri Paesi e alle vostre comunità”. 
 

Anche in Italia domani musulmani nelle chiese cattoliche

Roma - Anche in Italia, e non solo in Francia, domenica 31 luglio, prima della celebrazione della Santa Messa, delegati delle comunità musulmane si recheranno in alcune chiese del Paese per esprimere cordoglio e solidarietà per il barbaro omicidio perpetrato contro padre Jacques Hamel nella piccola chiesa di Saint Etienne du Rouvray...

Fino alle radici del dolore innocente

Cracovia - ll Papa pellegrino ad Auschwitz, Prokocim, Parco Jordan C'è una sofferenza che toglie il fiato, che spegne la voce, che piega le spalle. E ti lascia lì da solo, senza più parole da dire...

L’eco del silenzio…

Cracovia - Quando il Papa convoca i giovani, lo fa chiamandoli attorno alla Croce di Gesù. Così questo venerdì – ieri - ha un carattere del tutto particolare, perché...

MCI Francia: morto don Codutti

Chambéry – Si svolgeranno lunedì nella cattedrale di Chambéry i funerali di don Giovanni Battista Codutti, missionario della comunità italiana di Chambéry, scomparso il 27 luglio scorso. A presiederli il vescovo della diocesi Mons. Philippe Ballot. Con lui il coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia, don Ferruccio Sant ed altri missionari italiani e sacerdoti della diocesi. Friulano d’origine, salesiano, dopo un tirocinio in Venezuela (1954-1960) e il noviziato a Chieri (TO), è rientrato a Lione per la frequenza della teologia e gli studi sociologici e psicologici presso l’Università cattolica e statale. Ordinato sacerdote a Lione nel 1964, ha svolto in città il suo servizio pastorale come insegnante e cappellano di un centro per giovani in situazione di disagio. Successivamente, attento al mondo dell’emigrazione degli italiani in Francia negli anni ’60, è stato nominato prima collaboratore e poi cappellano della missione cattolica italiana di Lione; e poi, nel 1996 alla missione cattolica di Chambéry. “Prego il Signore con i familiari e la missione cattolica di Chambery – scrive in un messaggio, il direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego - perché Dio Padre, ricco di misericordia, accolga don Giovanni che ha amato e servito la sua Chiesa tra gli emigranti, negli oltre 50 anni di sacerdozio. La passione, la fermezza di don Giovanni, oltre che un dono per la Chiesa, - ha aggiunto - sono una strada per continuare il nostro cammino a favore dei migranti”. Ai familiari e alla missione cattolica di Chambéry, le condoglianze del Presidente della Migrantes, Mons. Guerino di Tora, del direttore generale e di tutta Fondazione, unitamente all’assicurazione di un ricordo nella preghiera.
 

FVG: residenti all’estero e progetti Efasce in Consiglio regionale

Trieste - "Voi siete i nostri migliori ambasciatori. È stato, infatti, grazie all'esemplare comportamento dei nostri migranti se, 40 anni fa, abbiamo potuto risollevarci dalle macerie del terremoto anche grazie alla grande solidarietà che ci è arrivata dall'estero, da parte dei nostri corregionali in primis, ma pure da chi friulano non era però ha ritenuto doveroso aiutare le famiglie di chi stava lavorando con tanta serietà in un Paese lontano".
È stato questo il passaggio più toccante del benvenuto dato dal vicepresidente del Consiglio regionale, Paride Cargnelutti, a una cinquantina di nipoti e figli di emigrati friulani, ripreso anche dal presidente di Efasce (Ente friulano assistenza sociale culturale emigranti) - Pordenonesi nel mondo, Michele Bernardon. Giunti da Argentina, Uruguay, Brasile, Stati Uniti, Canada ma anche Francia, nei giorni scorsi, i corregionali friulani hanno raggiunto Pordenone in occasione di due progetti culturali organizzati da Efasce: Young Adults 2016 (sesta edizione), per giovani fino ai 35 anni, e Ri-Scoprire il Friuli (prima edizione), per adulti e bambini. Entrambi i progetti - ha spiegato Bernardon -, che si svilupperanno fino al 3 agosto, sono volti allo studio della lingua italiana, della cultura regionale e prevedono visite sul territorio anche a importanti realtà turistiche, imprenditoriali e istituzionali. E come istituzione, non poteva dunque mancare una visita all'Assemblea legislativa regionale, quell'Assemblea - ha fatto presente sempre Bernardon - che nel 1976, appunto, non ha dimenticato i suoi figli partiti per trovare lavoro all'estero e ha fatto leggi dove, nell'assegnazione dei contributi per la ricostruzione, ha dato loro gli stessi diritti dei residenti.
Se siamo risorti - ha spiegato Cargnelutti - è perché la popolazione colpita era fatta in prevalenza di carpentieri e muratori che hanno ritirato su le case da soli; perchè la politica ha saputo parlare a voce univoca con proprie leggi e di fronte allo Stato; per l'aiuto economico dei Fogolârs furlans sparsi nel mondo ma anche degli Stati in cui si trovavano.
 
 

Settimanale cattolico polacco: “in Polonia sentimenti xenofobi e antislamici”

Roma - “Solo lo 0,5% della popolazione polacca è di origine straniera, eppure ci sono fortissimi sentimenti antislamici e la xenofobia, un fenomeno relativamente nuovo di cui è difficile spiegare i motivi. Il Paese sta contraddicendo la propria tradizione multiculturale e plurireligiosa, siamo diventati un Paese con una sola cultura: sono scomparsi gli ebrei, gli ucraini, i bielorussi, i lituani che abitavano qui da secoli. Siamo diventati un monolite nazionale e religioso”. Lo ha detto il caporedattore del settimanale cattolico polacco Tygodnik Powszechny, Piotr Mucharski, in un’intervista rilasciata all’inviato di Tv2000, Massimiliano Cochi. Sul Tygodnik Powszechny scrisse, da giovane sacerdote e successivamente da cardinale, anche Karol Wojtyla.
“L’atmosfera di destra, l’atmosfera nazionalista – ha proseguito Mucharski  - ha definito il cittadino con due parole che vanno sempre insieme: polacco-cattolico. Tutti gli altri sono già sospetti, stranieri, persone che non appartengono a questa tribù. La Polonia è divisa, è una divisione dolorosa”. “C’era in Polonia – ha sottolineato Mucharski - la tradizione della cosiddetta ‘Chiesa aperta’, di una Chiesa che non entrasse nelle cose della politica e dei partiti. Se oggi Wojtyla fosse vivo i rappresentanti della Chiesa polacca non si sarebbero permessi di dire queste parole troppo forti sull’Islam, sui musulmani e sull’immigrazione. Si vede che Francesco gli sembra più lontano. Questa parte più tradizionalista difende l’identità del polacco cattolico e allo stesso tempo aderisce direttamente al partito nazionalista che ora è al governo. C’è addirittura chi nelle gerarchie ecclesiastiche afferma che la Polonia libera sia nata solo un anno fa quando è salito al potere questo partito”. “In questi 26 anni – ha ricordato Mucharski - la Polonia ha fatto grandi progressi. Siamo riusciti a costruire una democrazia e anche un certo benessere. Progressi che però non si riflettono esattamente sulla società. E’ un momento strano della storia con il Paese in teoria sta andando benissimo ma con la gente vuole un cambiamento. Sia dal punto di vista politico che anche della Chiesa, c’è una significativa svolta verso destra”.
“Non è un segreto – ha ribadito Mucharski  - che qui c’è un problema con l’insegnamento di Papa Francesco sui temi dell’ immigrazione, della povertà, della solidarietà con i poveri e anche su alcune sane critiche. Molti sono rimasti sorpresi quando due o tre settimane fa nelle chiese polacche è stata letta la lettera del Episcopato Polacco in occasione della GMG: non viene mai nominato Papa Francesco, ma per tre volte si cita Giovanni Paolo II, come se fosse ancora lui il Papa”. “Spero che la Chiesa – ha concluso Mucharski  - possa trarre due lezioni da questa GMG: la prima sulla fratellanza con gli immigrati e con chi viene da fuori, l’altra sulla Misericordia. Cracovia è la città del culto della Misericordia che è nato proprio qui. Sarei molto naïve se avessi troppe speranze riguardo al messaggio portato da questo incontro, ma a me importa che cosa diranno i giovani stranieri ai giovani polacchi, ai polacchi cattolici che crescono in questo Paese monoculturale. Spero che loro spieghino ai nostri giovani che il cattolicesimo non chiude, non limita, ma apre il cervello al mondo. E penso che qui l’insegnamento dell’ ottantenne, Francesco, e dei diciottenni che si chiameranno Angela o Giovanni, sarà lo stesso e che sarà un messaggio che dirà due cose: sii misericordioso e non avere paura dei tuoi fratelli dall’Africa, dall’Asia, da dovunque essi vengano”.
 
 
 

Rom e sinti: il Consiglio d’Europa richiama l’Italia

Roma - Il Consiglio d’Europa tira le orecchie all’Italia sui rom. Nel suo quarto rapporto, il comitato consultivo per la protezione delle minoranze nazionali raccomanda il governo italiano ad elaborare e adottare senza indugi una legislazione specifica per proteggere le comunità rom, sinti e camminanti. Nel documento si evidenzia anche «il notevole aumento» di comportamenti xenofobi e anti-nomadi negli ultimi anni nonché l’uso «sempre più comune» da parte di politici e media di un linguaggio «discriminatorio, intollerante e razzista» e gli attacchi, verbali e fisici, registrati nei confronti dei centri di raccolta dei richiedenti asilo. Il comitato constata che l’implementazione della strategia nazionale per l’inclusione di queste comunità adottata nel 2011 «è stata lenta dato che non sono stati stanziati fondi» e che nonostante le molte proposte presentate in Parlamento per introdurre leggi contro la discriminazione di rom, sinti e camminanti, nessun testo è stato adottato sinora. Il comitato - che denuncia l’uso del termine "nomadi" per queste comunità, "utilizzato per giustificare la politica di alloggiare queste minoranze nei campi" – chiede alle autorità di «fare sforzi effettivi per prevenire, combattere e sanzionare l’ineguaglianza e la discriminazione di cui questi gruppi sono vittime». Strasburgo chiede inoltre di migliorare la loro situazione rispetto all’alloggio, che dovrebbe essere in case e non campi, e di assicurare la scolarizzazione dei minori. «In Italia – si legge nella nota diffusa dal Consiglio d’Europa – mentre un clima di apertura e tolleranza prevale verso le persone appartenenti a riconosciute e ormai consolidate minoranze linguistiche, c’è stato un notevole incremento della xenofobia negli ultimi anni». Inoltre, da parte di politici e una parte dei media «è diventato più normale il ricorso a un linguaggio discriminatorio, intollerante e razzista».