Primo Piano

Circo: futuro incerto anche in televisione

Roma - Perché tanta contrarietà nei confronti del circo? Chissà cosa avrebbe detto il grande Federico Fellini che trasformò lo spettacolo circense in poesia cinematografica? Non ce ne vogliano gli animalisti, ma non comprendiamo questa lotta senza quartiere che ha finito per condizionare anche la programmazione televisiva.
Addio, ad esempio, al circo con gli animali su Rai 3. A dare l’annuncio con un tweet, qualche settimana fa, è stata la stessa neo direttrice della rete, Daria Bignardi: «Dal 2017 il circo con gli animali non ci sarà». Speriamo almeno rimanga quello senza, visto che il messaggio sui social era in questo senso equivoco e parlava di «ultimo anno del circo su Rai 3», che è rimasto l’unico canale, con Circo estate (la domenica in prima serata), ad offrire una vetrina televisiva a questo particolare spettacolo dal vivo che una volta veniva considerato «il più bello del mondo». La situazione è ben diversa rispetto agli anni Novanta e ai primi anni Duemila quando gli appuntamenti dedicati erano numerosi: Sabato al circo (Mediaset, 1989-1993) con Gerry Scotti e Susanna Messaggio, Il grande circo di Rete 4 (1992) con Giorgio Mastrota, Festival internazionale stelle del circo (Mediaset, sempre nel 1992), Campioni del circo (Rete 4, 1996) con Paola Perego, Stelle sull’acqua (Rai 1, 1995) con Carmen Russo, Stasera circo (Rete 4, 2000) con Miriana Trevisan, Il circo per l’estate (Rete 4, 2005) con Emanuela Folliero e Reality circus condotto da Barbara D’Urso nel 2006.
A condurre il rammentato Circo estate, di cui domenica è andata in onda un’altra puntata di questa serie iniziata il 17 luglio, è da sei anni a questa parte Andrea Lehotska, che ogni volta viene affiancata da personaggi diversi tra comici, ventriloqui e maghi come la coppia formata da Luca Regina e Tino Fimiani, in arte Lucchetino, o Samuel Barletti, vincitore della quinta edizione di Italia’s got talent. O ancora i Jashgawronsky brothers, specializzati nel produrre virtuosismi musicali a partire da qualsiasi oggetto gli capiti sotto mano. Con loro (ma con il limite di essere in studio e non materialmente al circo) la Lehotska ha presentato artisti provenienti da tutti i continenti, stelle di fama mondiale e anche nuove promesse, sempre che il circo abbia un futuro: quello in televisione è al momento molto incerto. (Andrea Fagioli - Avvenire)
 

Camera di Commercio di Milano: le rimesse dei lavoratori stranieri crescono del 3%

Milano - Il paradosso delle rimesse degli immigrati è tutto lombardo: l’anno scorso sono aumentate del 3,3% sfiorando 1,2 miliardi, contro un dato negativo nel resto d’Italia (- 1,5%). In Lombardia, insomma, il lavoro c’è per gli stranieri, secondo la Camera di commercio di Milano: e le rimesse lombarde pesano per il 22% sul totale italiano, con Milano che è seconda a livello nazionale (11,5% totale con 605 milioni di euro) superata da Roma (15,6%). In media, l’importo inviato nel Paese di provenienza è di mille euro. Nel dettaglio, a Milano le rimesse sono state di circa 605 milioni di euro, stabili rispetto al 2014 quando erano state quasi 607 milioni.
Certo, negli ultimi anni la situazione è decisamente cambiata: rispetto al 2011 le rimesse si sono ridotte del 41,3%. Oggi le Filippine, con 102 milioni di euro (17% del totale), sono il primo Paese di destinazione, seguito dal Perù (con 80 milioni di rimesse), ed Ecuador, terzo con 43 milioni di euro. Continua la crisi delle rimesse verso la Cina, che nel giro di pochi anni, tra 2013 e 2015, è passata dal primo posto, con quasi 220 milioni di rimesse al quarto, con 42 milioni (-47,4% in un anno, 38 milioni di euro in meno).
Crescono inoltre le imprese di stranieri in Lombardia: quest’anno sono arrivate a quota 95mila, in crescita del 5,3% in un anno. In provincia di Milano nel 2015 sono state 43.570 mila le imprese straniere attive: di queste, la maggior parte, oltre 33mila, sono individuali. Tra le comunità più attive in città ci sono egiziani, cinesi e marocchini e poi i bengalesi, che quest’anno hanno superato i rumeni, che rappresentano ora la quinta nazionalità. (Andrea D’Agostino)

Migrantes: “con l’accoglienza dei profughi nelle parrocchie lo Stato risparmia 50 milioni di euro”

Rimini : Cinquecento parrocchie per cinquemila profughi: è il dato che meglio sintetizza la risposta delle parrocchie italiane all’appello di Papa Francesco ad accogliere gratuitamente profughi. A fornirlo al Meeting di Rimini è stato monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione della Cei, “Migrantes”. Alla fiera riminese, infatti, è allestita la mostra “Migranti, la sfida dell’incontro”, all’interno della quale, due volte al giorno lungo tutto il Meeting fino al 25 agosto  /siti_migrantes/migrantes_online/00017840_Meeting_di_Rimini__la_sfida_dell_incontro_in_una_mostra.html) si dialoga con i migranti e le persone che si occupano di soccorso, accoglienza e integrazione. Numeri significativi anche alla luce di quanto fatto risparmiare allo Stato Italiano, vale a dire “cinquanta milioni di euro”.
“Abbiamo voluto rispondere a questo appello per vivere appieno l’Anno della Misericordia” ha detto mons. Perego che ha ricordato come le ragioni della accoglienza diffusa facciano parte del background storico italiano. “Moltissimi sfollati della prima guerra mondiale sono stati accolti in tutta Italia da altre famiglie. Crediamo si possa valorizzare la società civile e non istituzionalizzarla. La nostra è una storia di de-istituzionalizzazione – ha continuato – abbiamo visto che un’istituzionalizzazione porta a un grande spreco e, come per Roma capitale, a corruzione”. Da superare è la paura, “un sentimento normale di fronte al nuovo”, ma che può diventare “lacerante e portatrice di chiusura tutte le volte che non si accetta il fatto che l’altro è un bene. In questo senso ci troviamo di fronte ad una sfida educativa. Occorre educare le persone all’incontro”. A testimonianza di quanto appena affermato Perego ha offerto alcuni dati. Da una indagine sull’accoglienza, su 10 famiglie che non avevano avuto esperienze di accoglienza, 8 dichiaravano di aver paura di questa onda migratoria. La stessa domanda posta a famiglie che invece l’avevano accolto anche sporadicamente altre persone in famiglia porta un dato completamente rovesciato: 1 su 10 dichiara di aver paura.
“È importante conoscere – ha ribadito il direttore di Migrantes – su 128 nazionalità straniere presenti in Italia, solo 60 sono presenti in carcere, non viene mai detto che un immigrato che lavora non commette reati, e anche il dato del 30% di stranieri nelle carceri italiane è un dato che va letto attraverso la lente delle pene alternative alla detenzione delle quali normalmente gli stranieri non possono godere”. Infine una stoccatina a chi afferma “aiutiamoli a casa loro”. “Il diritto a rimanere nella propria terra ha bisogno di investimenti e di condivisione di bisogni – ha ammonito il sacerdote – non si può dire ciò quando l’unica ricchezza che gli diamo sono le armi, quando continuiamo a dargli le briciole dei nostri investimenti nelle loro terre, senza dimenticare che ci sono nazioni in cui c’è la guerra”.
 

Meeting di Rimini: la sfida dell’incontro in una mostra

Rimini - Ci vuole un bel coraggio per dire “Tu sei un bene per me” - come recita il titolo del Meeting di Rimini di quest'anno - anche di fronte a uno sconosciuto. Uno che arriva da lontano, diverso da te per la lingua che parla, per le sue abitudini, per il suo modo di vivere. Cosa permette di dirlo? Cosa consente di non incasellarlo a priori nelle categorie della paura o dell'indifferenza? “Migranti, la sfida dell'incontro”, una delle mostre-clou del Meeting, prova a rispondere. Non anzitutto ricorrendo a un'analisi o schierandosi o appellandosi a buoni sentimenti, ma proponendo un percorso di immedesimazione nelle vicende umane di chi lascia la propria terra in cerca di un futuro migliore.
Sono 244 milioni le persone che vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nati, 60 milioni i rifugiati, 1 milione 250mila coloro che nel 2015 hanno chiesto asilo o protezione umanitaria nell'Unione Europea, più di 3mila i morti annegati nelle acque del Mediterraneo quest'anno. Numeri che danno la misura di un fenomeno epocale, che sta cambiando il volto di interi Paesi, che mette in discussione equilibri secolari, che pone interrogativi nuovi. Ma anche ai numeri ci si può assuefare, se non si scorge la carne. Lo dice a chiare lettere Papa Francesco, e non è un caso che la sua frase campeggi all'ingresso della mostra: “Non bisogna mai dimenticare che i profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie”.
Il visitatore viene accompagnato in un percorso che è insieme di conoscenza e di incontro.
La prima è necessaria per capire che i flussi migratori diretti verso l'Italia e l'Europa sono le conseguenze di scenari economici, bellici, politici, etnici, ambientali di cui ci rendiamo conto solo quando ne misuriamo le conseguenze in casa nostra. Occorre alzare lo sguardo, e rendersi conto che non stiamo attraversando “solo” un'epoca di cambiamenti, ma un vero e proprio cambiamento d'epoca. Lo ricordano le storie dei migranti raccontate sulle pareti e nei video della mostra. Per questo, conoscenza e incontro vanno insieme. Per questo ogni giorno, due volte al giorno - alle 14.15 e alle 18.15, in uno spazio attiguo alla mostra - vengono proposti dialoghi con migranti che raccontano le loro storie o con persone che si sono misurate con il tema della migrazione e soprattutto hanno accettato la sfida dell'incontro. (vedi /siti_migrantes/migrantes_online/00017831_Meeting_di_Rimini_Un_caffe_con serie_di_incontri_sulle_migrazioni.html)
Al centro della mostra campeggia la Croce di Lampedusa, costruita da un falegname dell'isola con le assi di uno dei tanti barconi approdati in questi anni con il loro carico di dolore e di speranza.
Non un sacrario per i “caduti delle migrazioni”, ma un modo per fare memoria che tutto il dolore del mondo – anche quello dei migranti morti in mare – partecipa del sacrificio che Cristo ha compiuto sul Calvario. Un sacrificio fatto per tutti, senza distinzioni di razze e nazionalità, dal quale possiamo imparare cosa vuol dire incontrare “l'altro”, quanto l'altro sia necessario per il compimento della nostra umanità, quanto la nostra identità sia alimentata dal confronto e dalla conoscenza.
In una stagione in cui la parola identità viene concepita come una fortezza da difendere dagli assalti dei nemici, o come una spada da brandire contro coloro che attentano ai “nostri valori”, la mostra propone esperienze che testimoniano la possibilità di una convivenza tra persone che provengono da percorsi sociali, culturali e religiosi differenti. Non sono tutte rose e fiori, si dirà... E certamente la convivenza è frutto di una fatica quotidiana e non è immune da contraddizioni e da conflitti. Ma la storia ci sta proponendo una sfida alla quale non possiamo sottrarci.
Le migrazioni rilanciano un interrogativo fondamentale: chi è l'altro per me, cosa rende possibile incontrarsi e convivere? Ricevendo il Premio Carlo Magno, il 6 maggio 2016, Papa Francesco ha messo in luce lo smarrimento che pervade il Vecchio Continente, tentato di “voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione”. Si è domandato: “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell'uomo, della democrazia e della libertà?”. E ha auspicato “un'Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”, invitando a riscoprire “l'ampiezza dell'anima europea, nata dall'incontro di civiltà e popoli”. È il sogno di un nuovo umanesimo, che accetta la sfida dell'incontro sottesa ai grandi spostamenti migratori. Una sfida che riguarda i governanti e i grandi decisori, ma che non può lasciare indifferente nessuno di noi. (Giorgio Paolucci)

Migrantes in Ucraina: un monumento per gli emigranti ucraini in Italia

Roma - Un monumento in memoria dell’emigrazione ucraina  al santuario di Zarvanytsia è stato inaugurato durante la visita di una delegazione della Fondazione Migrantes in Ucraina conclusasi sabato.
La benedizione del monumento presso il santuario mariano è iniziata con una Liturgia Pontificale nella cattedrale di Zarvanutsia presieduta da mons. Vasyl Semenuik, Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Ternopil-Zboriv e concelebrata da mons. Josyf Milan, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Kyiv, responsabile del dipartimento della pastorale migratoria. Dopo la  liturgia il rito di benedizione del monumento presieduto da mons. Milan al quale hanno partecipato mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes  e mons. Pierpaolo Felicolo direttore della Migrantes di Roma  - che guidavano la delegato dell’organismo pastorale della Cei – il Coordinatore Nazionale per gli ucraini in Italia don Volodymyr Voloscyn, il Rettore della Basilica di Santa Sofia a Roma e già coordinatore nazionale don Marco Yaroslav Semehen. Il progetto del monumento è iniziato cinque anni fa su iniziativa di don Vasyl Potochniak, primo Coordinatore Nazionale per gli ucraini in Italia, scomparso un anno fa. Il progetto è stato realizzato da un scultore di Kyiv Oles Sydoryk, con il sostegno economico della Fondazione Migrantes e i contributi delle comunità ucraine emigrate.
Il contributo e la partecipazione all'inaugurazione del monumento agli emigranti ucraini,  vuole essere un “segno di riconoscenza e di vicinanza delle nostre Chiese in Italia ai tanti emigranti presenti nelle nostre comunità,  soprattutto donne, di cui non sempre consideriamo il sacrificio di lasciare la propria terra e la famiglia", ha detto mons. Perego al termine del viaggio che è stato anche l'occasione per visitare a Kiev la piazza di MaiDan,  dove vennero uccisi 100 giovani ucraini, e per pregare per la pace in questo Paese nella chiesa di legno costruita nel luogo dell'eccidio, tra lapidi e fotografie a ricordo.
"E stato anche importante conoscere e condividere il dramma dei molti profughi accolti nelle strutture ecclesiali ucraine, in continuo aumento a causa della guerra ancora in corso, nonostante la tregua di Minsch del 2015, e che vede in pericolo nella zona franca al confine con la Crimea almeno 100.000 civili, tra cui molte donne e bambini", ha aggiunto mons. Perego. (Raffaele Iaria)
 

Bologna: immigrati anglofoni in ritiro spirituale

Bologna - Nei giorni scorsi a Bologna si è svolta un’esperienza singolare: il primo ritiro spirituale per i profughi arrivati in Emilia–Romagna, intitolato «Si arricchisce presso Dio (Lc 12,13–21)», su iniziativa di don Daniel Kamara e Marialinda Farella.
All’incontro, durato quattro giorni, hanno partecipato molti profughi convenuti da diverse parti della regione: i ragazzi africani che arrivano dall’Italia meridionale che vengono assegnati per lo smistamento in Emilia– Romagna, transitano infatti dal Centro Mattei, e qui incontrano don Daniel e Marialinda che si prendono cura di loro fornendo un sostegno spirituale e talvolta materiale. Dal Mattei vengono trasferiti nelle varie strutture della regione; Father Daniel e Sister Linda (come li chiamano i ragazzi) rimangono in contatto con loro e cercano di creare relazioni con le persone e i parroci che li accolgono. Il ritiro è cominciato venerdì 12 agosto, con l’accoglienza da parte dei membri della comunità anglofona «Santa Josephina Bakita che hanno dato il benvenuto ai ragazzi offrendo loro bibite fresche e cibo africano. Alle 18 la Messa è stata celebrata da don Tarcisio Nardelli, parroco del Cuore Immacolato di Maria, che con grande generosità ha messo a disposizione dei ragazzi la canonica e le sale parrocchiali; don Giacomo Stagni ha fornito i materassi e del the per la colazione. Sabato 13 la mattina si è svolto un incontro sulle virtù umane e cristiane, mentre al pomeriggio i ragazzi sono andati in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di San Luca recitando il Rosario, per poi celebrare la Messa nella parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, invitati dal parroco mons. Stefano Ottani.
Domenica 14 il centro della giornata è stata l’Eucaristia celebrata al Cuore Immacolato di Maria insieme alla comunità africana anglofona, a cui è seguito un momento di convivialità in occasione della festa di ringraziamento delle donne della comunità. La sera è stato poi proiettato un film su Santa Bakhita. Lunedì 15, a conclusione del ritiro, i ragazzi hanno partecipato alla Messa della solennità dell’Assunta a Villa Revedin, dove sono stati accolti con grande gioia dall’arcivescovo, mons. Matteo Zuppi; i ragazzi lo hanno salutato e abbracciato con affetto, ringraziandolo come pastore per l’accoglienza ricevuta e per il dono di questo ritiro, con la speranza che quanto prima possa ripetersi. (fonte BolognaSette)
 

Migranti: due dispersi, un morto e 550 persone soccorse

Roma - Sono salite a 7 le vittime dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo che ha provocato la morte anche di due bambine, di otto mesi e cinque anni. L’Acnur, presente a Trapani per lo sbarco delle 304 persone soccorse, ha raccolto i racconti dei superstiti.
«I migranti hanno ricostruito l’episodio dicendo che viaggiavano in 27, tutti di nazionalità siriana, a bordo di una piccola imbarcazione che ha iniziato a riempirsi di acqua fino a ribaltarsi. La nave del Moas ha soccorso 20 persone - e cinque salme - e due sono disperse». Intanto proseguono gli sbarchi e i soccorsi. Due piccole barche con a bordo 19 migranti sono sbarcate sulle spiagge del Sulcis, in zona Porto Pino. Mentre sono circa 550 le persone salvate nei giorni scorsi nel canale di Sicilia nel corso di sei distinte operazioni di soccorso coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera. Nel corso della giornata è stato recuperato anche un corpo senza vita. I migranti si trovavano a bordo di 4 gommoni e due piccole imbarcazioni ormai alla deriva.
 

Mattarella: no ai muri

I grandi conflitti interni e le crisi internazionali legate alle migrazioni e al rischio terrorismo si combattono con le 'armi' del dialogo e della nostra civiltà. Tocca a Sergio Mattarella...

Giovani Italiani in Australia: una ricerca di fronte a 130 insegnanti d’italiano

Sydney – Nei giorni socrsi a Sydney si è tenuta la “NSW Cross-sectoral Italian teachers conference: innovating and invigorating Italian”, la conferenza per lo sviluppo professionale degli insegnati d’Italiano presso le scuole pubbliche e private del Nuovo Galles del Sud (Australia). L’evento è stato organizzato dall’Associazione delle Scuole Indipendenti del NSW, Coasit e Dipartimento di Educazione del Nuovo Galles del Sud (Association of Independent Schools of NSW, Coasit, Department of Education of NSW)...

Atleti rifugiati alle olimpiadi: bisogna fare squadra

Rio - Tutti i team di Rio sono straordinari, ma questo le batte tutte. La squadra Atleti Rifugiati Olimpici, per la prima volta nella storia, gareggia alle olimpiadi: un evento che supera i vessilli nazionali per riscoprire la persona in quanto essere dinamico e sociale, ostinato a tal punto da attraversare terre e mari per affermare il proprio bisogno e volontà di vita...

Marcinelle: l’Italia ricorda la tragedia di 60 anni fa

Roma - Dal 2001 l’8 agosto viene celebrata la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Questo a ricordo dell’immane tragedia di Marcinelle e degli altri eventi che hanno causato, in vari momenti, la morte di lavoratori italiani in varie parti del mondo...