Primo Piano

Migranti: raccolta fondi del settimanale ‘Parola di Vita’

Cosenza – “Ero nudo e mi avete vestito”: questa la raccolta fondi promossa dal settimanale “Parola di Vita” della diocesi di Cosenza – Bisignano e dal Santuario diocesano Santa Maria di Mendicino a favore dei migranti che arrivano sul territorio calabrese. Un invito ai lettori alla solidarietà per l’acquisto di un kit composto da maglia, pantalone, intimo e t-shirt, “per vestire e ridare dignità a chi raggiunge le nostre coste” si legge in una nota. 
“Ci siamo ancora una volta resi conto – spiegano il settimanale– di quanto i nostri sforzi da soli non bastino a soddisfare le richieste di quanti scendono a terra letteralmente nudi. Tutti, donne uomini e bambini sono scalzi, in tanti con vestiti laceri e senza una maglietta. Numerosi quelli che hanno contratto la scabbia e, ricevute le prime cure, devono cambiarsi con abiti nuovi e puliti”.

Terremoto: tra i morti anche stranieri

Rieti - Non ci sono soltanto italiani fra le vittime del sisma che il 24 agosto ha squassato Amatrice e i paesi vicini. La tragedia ha colpito duramente anche la comunità rumena, che nella zona conta almeno 8 mila persone.
Solo in provincia di Rieti ne vivono più di 5 mila: una presenza che negli ultimi dieci anni è addirittura quintuplicata. Sugli Appennini molti hanno trovato un lavoro e una vita serena, integrandosi senza grossi problemi con la gente del posto. Ma poi la montagna ha tremato. Dieci romeni sono morti sotto le macerie, 3 inglesi, i canadese, 1 spagnolo, 1 salvadoregno, ma il bilancio potrebbe essere più grave: altri risultano ancora dispersi. In Italia centrale negli ultimi anni si sono trasferiti anche diversi inglesi, per altri motivi. Sedotti dai placidi paesaggi e dai ritmi di vita slow dei piccoli e pittoreschi borghi, lasciano le brume di Londra e dintorni per venire ad immergersi nell’italianway of life. Uno scenario idilliaco, magari inseguito per anni, che è andato in pezzi in pochi secondi, cattivi e interminabili.

Mci Svizzera: solidarietà e gesti concreti in aiuto delle popolazioni terremotate

Zurigo - Assieme a tutta la Chiesa in Svizzera partecipiamo al dolore delle popolazioni colpite dal grave sisma che ha travolto una vasta area dell’Italia centrale.
Preghiamo per quanti hanno perso la vita, affermando la nostra fede e speranza di cristiani di fronte alla morte; preghiamo per la pronta guarigione dei tanti feriti nel corpo e nello spirito, perché non rimangano nella notte del dolore, dello sconforto e della paura ma grazie anche alla solidarietà ritrovino speranza e fiducia nel domani.
Esprimiamo gratitudine per le tante persone che si stanno prodigando per portare soccorso e sollievo alle popolazioni duramente provate dal terremoto e ci auguriamo che le istituzioni pubbliche diano risposte concrete a quanti hanno perso tutto.
Vogliamo anche noi, missioni cattoliche di lingua italiana in Svizzera esprimere collegialmente un gesto concreto e generoso di solidarietà mediante una raccolta fondi a sostegno delle popolazioni terremotate proposta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. (Don Carlo De Stasio – Coordinatore Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera)
 

La bandiera di tutti noi

Roma - Prima «noi», poi «loro». Non è mica colpa «nostra», è colpa «loro». «Noi» non siamo razzisti. Anzi, «noi» siamo fin troppo buoni e «loro» se ne approfittano. E adesso? Adesso è venuto giù un pezzo d' Italia, la falce implacabile del terremoto ha mietuto le sue vittime senza chiedere il passaporto o il permesso di soggiorno. Adesso gli sfollati siamo noi. Tutti noi, cioè con «noi» anche «loro». E conta poco, anzi niente, che perfino in queste ore di lutto ci sia chi gioca a «noi» e «loro»: mettiamoci «loro» nelle tende», «noi» andiamo nelle strutture dove sono ospitati; prendiamo per «noi» i fondi stanziati per «loro »… Ma siamo uguali, ugualmente fragili. Lo saremmo sotto le bombe e i colpi di mortaio che martirizzano Aleppo, lo siamo sotto le macerie di Amatrice, Accumoli, Arquata. Esseri umani. Carne, sangue, anime. Non c' è differenza tra il Medio Oriente e il Lazio o le Marche, quando si muore innocenti. Quando a 8 mesi o a 10 anni si saluta la vita senza ancora averla assaggiata. Quando paghi il prezzo di un figlio o di un genitore alla vacanza 'del cuore' nel paesino della nonna, dove vai pochi giorni all' anno. Il paese che in estate vede triplicare la sua popolazione. Se il terremoto avesse bussato a ottobre avrebbe inghiottito meno vite, pensi. E capisci che non servono i carri armati. Basta uno scrollone di 142 infiniti secondi. Non deve essere poi tanto diverso lo stato d' animo di chi sopravvive ma resta senza casa. Il terremoto, come la guerra, può trasformarti in un richiedente asilo. Cambia poco se la tenda è montata nel campo sportivo dove fino a ieri giocavi a pallone con gli amici. L' angoscia e la paura non si misurano in metri e nemmeno in miglia marine. Una delle foto simbolo di questo sisma è quella di un ragazzo salvato, strappato alle macerie e coperto con il Tricolore. I suoi tratti sono esotici, dicono che sia peruviano. «Il ragazzo sentiva freddo, era sotto choc. Gli ho dato un bacio sulla guancia e gli ho detto: 'Dai è finita'. Piangeva. 'C' è mia mamma sotto', diceva. Ho trovato delle bandiere italiane in una piazza e le ho messe sul petto al ragazzo, per coprirlo», ha raccontato uno dei soccorritori. Chissà, forse le bandiere erano ancora appese a qualche balcone per via dei recenti campionati europei di calcio. Si dice che a noi italiani il Tricolore piaccia soprattutto allo stadio, poi quando è il momento di onorarlo ci tiriamo indietro. Non è del tutto vero, per fortuna. Lo sapevamo già ma lo dimostra una volta di più proprio quel soccorritore, che la bandiera nazionale l' ha onorata eccome. Dando salvezza e riparo a uno straniero, un essere umano, un fratello. Lo dimostrano quei soccorritori, tutti. Volontari o in uniforme, che da due giorni e due notti non si fermano, scavano, sorreggono, nutrono, confortano, semplicemente ascoltano. Perché essere italiani significa, innanzi tutto, amare l' Italia. Se sei nato qui e sghignazzi al telefono nella notte buia di un altro terremoto, fregandoti le mani al pensiero dei lauti guadagni che potrai fare con la ricostruzione, sei davvero italiano? Se, Dio non voglia, avessi risparmiato in materiali e in tecniche di sicurezza per ristrutturare qualche edificio pubblico che mercoledì non ha resistito all' urto della terra, sei italiano? Per l' anagrafe, solo per l' anagrafe. Per l' anagrafe non lo sono, invece, i venti richiedenti asilo provenienti dal Nord Africa che sono partiti da Monteprandone (Ascoli Piceno) per dare il loro contributo nei paesi delle Marche colpiti dal sisma. Non lo sono gli ospiti dello Sprar di Roccella Ionica, che hanno deciso di devolvere il loro pocket money (sì, i 2 euro e mezzo al giorno che tanto indignano i demagoghi di casa nostra) ai terremotati. E non sono italiani nemmeno i migranti alloggiati a Taranto, che si sono messi a disposizione per portare soccorsi nel cuore lacerato della nostra patria. «Nostra» e un po' anche «loro», perché in questo modo dimostrano di amarla. O, come minimo, di essere umani. Che di questi tempi è tantissimo. Perché l' umanità le bandiere non le brandisce, le usa per salvare. (Danilo Paolini- Avvenire)
 

Canadà: Calgary rende omaggio ai 100 anni di Trento Longaretti

La comunità italiana di Calgary è invitata ad un ciclo di incontri di spiritualità, percorrendo tre ambiti di vita come la natura, l’arte e la storia. Tre coincidenze accadono proprio nel calendario di settembre: il 1° con la giornata mondiale per la cura del creato istituita l’anno scorso da papa Francesco e celebrata da tempo anche nella chiesa ortodossa; il 22 con la memoria liturgica del beato Luigi Monti, infermiere ed educatore dell’Ottocento; il 27 con il 100° compleanno del maestro d’arte Trento Longaretti che compirà in settembre i 100 anni.
La Parrocchia “Maria madre del Redentore”, voluta dagli immigrati italiani e oggi divenuta plurilingue con la presenza di una comunità inglese e di una crescente comunità ispanica, ha promosso una serie di iniziative. Si inizierà giovedì 8 settembre, con la presentazione della lettera di papa Francesco “Laudato sì’”.
Venerdì 9 settembre sarà l’arte pittorica a suggerire spunti di riflessione. La chiesa della parrocchia conserva opere dell’artista italiano Trento Longaretti, tra cui una grande “Ultima cena”. Anche la chiesa di s. Andrew ha sulla facciata alcuni mosaici dell’importante artista che ha realizzato oltre 6000 opere in vari paesi del mondo.  La città di Calgary è onorata di custodire tali opere e, con questo evento di settembre, partecipa ai festeggiamenti per il 100° compleanno dell’artista.
Sabato 10 settembre, si entrerà nell’affascinante campo della storia, luogo della fede e dell’impegno dell’uomo. La riflessione metterà in risalto l’attualità delle figure dei santi, con un particolare approfondimento sul beato Luigi Monti

Terremoto: la solidarietà degli italiani all’estero

Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero segue con “dolore” e “partecipazione” la tragedia causata dal sisma, che ha colpito alcuni comuni del centro Italia nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria e si stringe con “solidarietà attorno alle popolazioni provate da questa ennesima testimonianza di sacrificio”. Il Cgie esprime condoglianze alle famiglie delle vittime e “chiama a raccordo tutte le rappresentanze istituzionali all’estero, dai Comites agli Enti, alle singole associazioni italiane e straniere vicine all’Italia, invitandole a compiere un grande sforzo di solidarietà per le famiglie delle vittime, gli sfollati e i feriti per agevolare e assicurare loro il ritorno alla normalità”.
Le consigliere ed i consiglieri del CGIE sono impegnati – si legge in una nota - nei vari paesi di residenza a coordinare gli aiuti e gli interventi di primo soccorso al fine di far giungere alle popolazioni colpite dal terremoto, attraverso le diverse organizzazioni umanitarie presenti sul luogo, beni di prima necessità.
“In questo slancio di solidarietà constatiamo, attraverso le numerose sollecitazioni pervenuteci da diverse zone del mondo, quanto forte e sentito sia tutt’oggi - prosegue la nota - il legame esistente tra le comunità italiane all’estero con la madre patria ed in particolare con le aree colpite dal sisma, bacino storico di grande emigrazione”.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si farà promotore presso tutti i Comites presenti nel mondo di una proposta tesa a realizzare un intervento a sostegno di un’iniziativa pubblica da realizzare in uno dei comuni toccati dal terremoto.
 

Terremoto: migranti al lavoro nelle tendopoli

Arquata del Tronto - Difficile non notarli nella loro divisa arancio fluorescente. Pelle scura, guanti alle mani e cappellino in testa per proteggersi dal sole, canticchiano ritmate canzoni africane e accennano qualche passo di danza mentre lavorano. Vengono dalla Nigeria, dal Mali, dal Senegal, ma sono ormai talmente riconoscenti nei confronti del nostro Paese che li ha salvati da un barcone alla deriva, che ora si sentono parte della nostra nazione. E quindi, adesso che l' Italia intera dopo le lacrime della prima ora sta facendo arrivare nel cuore dello Stivale beni di prima necessità e volontari, anche loro vogliono fare la propria parte.
«L' Italia mi ha accolto quando fuggivo dalle guerre in corso nel mio Paese - è il coro unanime -. Adesso non potevo che ricambiare il favore». Jamakoho Diarra, Amadou Tidiane e Jones Tigian sono solo tre dei venti richiedenti asilo gestiti dall' associazione Gus (Gruppo umana solidarietà) di Monteprandone, nell' Ascolano, che da ieri stanno dando una mano a ripulire le aree in cui sono state allestite le due tendopoli nel Comune di Arquata del Tronto. «Quando ho visto le immagini in tv l' altra notte mi sono sentito male - racconta in uno stentato italiano Jamakoho, da otto mesi in Italia - queste case distrutte mi ricordano il mio Paese, il Mali». Loro che sono scappati dai conflitti non possono non immedesimarsi nello scenario da bombardamento che si sono trovati davanti arrivando a Pescara del Tronto. Jones proviene invece dalla Nigeria, ha appena 21 anni ed è qui da poco più di un anno. «Noi vogliamo aiutare, siamo tristi per tutto questo dolore - aggiunge senza nemmeno alzare la testa dal suo lavoro di rasatura dell' erba -. Non pensate che non ci faccia male al cuore». Qui ci sono «famiglie distrutte - aggiunge questo ragazzone alto e riccio con collane al collo - tanto quanto sono le nostre. Non possiamo stare a guardare, dobbiamo darci da fare». Ha bisogno invece dell' amico traduttore Amadou, perché con lui si può parlare sono in francese. «Je suis très attristé - ripete - vous ne pouvez pas rester indifférent à toute cette déstruction» . È molto addolorato e continua a insistere che non si può rimanere indifferenti davanti a tutta questa distruzione, «nessun essere umano può». Così Amadou ha deciso, come gli altri, di rendersi utile, anche se sa che il suo è «solo un piccolo gesto di solidarietà».
Proprio mentre il lavoro nel quadrante assegnato loro volge al termine, il trascinatore del gruppo Leon chiama tutti a raccolta: è l' ora della preghiera. Così si tolgono le scarpe e, rivolti verso la Mecca, si inginocchiano con il volto a terra. Tutti si fermano per un minuto a guardarli, in segno di rispetto, anche se nel campo da ultimare c' è ancora tanto da fare. Il rispetto per chi, da lontano e di un' altra religione, è venuto ad aiutare volontariamente si dimostra anche così. Con il silenzio, mentre pregano. (A.Guerrieri)
 

Terremoto: giovani nordafricani a Arquata del Tronto

Arquata del Tronto - Un gruppo di migranti nordafricani residenti a Monteprandone, nelle Marche, , in queste ore sono ad Arquata del Tronto, uno dei comuni più colpiti dal terremoto della scorsa notte, per dare il loro contributo, in appoggio alla macchina dei soccorsi e in aiuto alla Protezione Civile. Letizia Bellabarba del Gus (Gruppo Umano di Solidarietà) di Ascoli Piceno, spiega a La Repubblica il lavoro dei giovani africani: “I nostri ragazzi hanno chiesto di lavorare, quest’area va ripulita per installare il Centro Operativo Comunale di Arquata, che diventerà area di riferimento della Protezione Civile e dei volontari, ci sarà la connessione internet e tutto ciò che permetterà alla macchina organizzativa di funzionare."
I ragazzi risiedono nel comune di Monteprandone e sono tutti nordafricani, “vengono da Senegal, Costa D’Avorio, Benin ecc.” spiega ancora Bellabarba. Stefano Stracci, sindaco di Monteprandone, scrive il sito internet RivieraOggi, anche lui ad Arquata assieme ai migranti ospitati nel suo comune si pronuncia sulla vicenda: “Sono contento che i ragazzi abbiano dimostrato senso di solidarietà verso le comunità che li hanno ospitati, li abbiamo accompagnati su loro richiesta. Speriamo che questo contributo aiuti l’organizzazione, sono 30 i ragazzi dei centri di accoglienza che si aggiungono agli operatori del comune di Monteprandone”.
 

Terremoto: un gruppo di giovani cinesi in aiuto nelle zone colpite

Firenze - Un gruppo di giovani cinesi, residenti a Firenze, sta per raggiungere i luoghi colpiti dal terremoto della scorsa notte. Con loro, riferisce l’agenzia Redattore Sociale, un carico di beni di prima necessità. L’iniziativa è promossa dall’associazione dei giovani cinesi di Firenze. Il furgone dovrebbe partire tra stasera e domani mattina, al momento sono coinvolti due ragazzi di origini cinesi, profondamente colpiti dal sisma e intenzionati ad essere in prima linea per aiutare le popolazioni colpite. La raccolta dei prodotti è stata effettuata tra i loro amici, molti dei quali cinesi o di origini cinesi.
 

Non sono numeri, sono persone : migranti la sfida dell’incontro

Rimini - Ieri pomeriggio , all’inizio dell’incontro delle 15.00 nel Salone Intesa Sanpaolo B3, scorrono le immagini del video di apertura della mostra “Migranti, la sfida dell’incontro” visitabile nella Piazza A1 del meeting di Rimini. “Le immagini toccanti e le parole che Papa Francesco, in visita all’isola di Lesbo, ha pronunciato lo scorso 16 aprile sono importanti per condurci all’immedesimazione con le vite di sessanta milioni di rifugiati presenti in Europa. Quale compito spetta a noi?”. Queste le parole con cui Giorgio Paolucci introduce le riflessione dei relatori presenti sul palco: mons. Silvano Maria Tomasi, membro del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Romano Prodi, Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e Naguib Sawiris, Direttore Generale e Presidente del CdA di Orascom Telecom Media and Technology Holding Sae.
Mons. Tomasi ha sviluppato il tema dell’accoglienza come strada percorribile per lo sviluppo dei paesi che si trovano ad accogliere migranti: “Il nostro mondo non funziona bene se migliaia di persone hanno trovato la morte nel fondo del Mediterraneo - sottolinea il presule - mentre noi ci trinceriamo dietro le barriere della paura. Perché non accogliamo chi scappa da situazioni impossibili?”. Oggi prevale la paura, eppure le migrazioni sono un fenomeno costante nella storia umana. Il problema è che l’esodo è iniziato e non si sa per quanto potrà durare, perciò domina l’incertezza. Aggiunge il presule: “Vi sono uomini e donne, ispirati dal messaggio del Vangelo o anche solo dal proprio cuore, che esercitano l’accoglienza in nome del fatto che l’altro mi dà la possibilità di capire me stesso”. “L’altro può diventare una forza propulsiva vera – conclude Tomasi - per una società così fortemente in crisi sul piano demografico. Abbiamo bisogno dei migranti, che possono essere efficacemente integrati. L’accoglienza che si offre è la preparazione alla nuova società e una strada verso il futuro”. Ma ciò può accadere solo in un contesto sociale che condivide valori e orientamenti comuni.
Per Romano Prodi l’Europa si mostra miope di fronte alle sfide dell’immigrazione. Ci si muove in modo disordinato, senza un progetto unitario e strategie coordinate. Lo dimostrano in modo evidente il comportamento nei confronti dei rifugiati siriani e libici, che tra l’altro “dovrebbero godere di una precedenza sui migranti economici”. Il professore affronta poi le difficoltà non solo dell’accoglienza, ma dell’integrazione: “Molti rimangono alcuni anni in Italia, ma proprio perché manca una vera integrazione, i più dotati dopo un po’ partono attirati da mete più promettenti”. Un percorso solido di integrazione si può compiere comunque solo in tempi molto lunghi e questo non fa altro che aumentare la paura della perdita del welfare state. Secondo il relatore anche la deriva in senso populista (vedi il consenso a Trump negli Stati Uniti o a Le Pen in Francia) che comporta l’essere disposti a rinunciare in tutto o in parte alla democrazia ha origine dalla paura.
Sawiris concorda sul fatto che il problema dei migranti rivela una strategia miope della comunità internazionale: «Non si è voluto sostenere i fermenti che venivano dal movimento delle primavere arabe». Un’ipotesi da percorrere per l’imprenditore egiziano è comprare un’isola del Mediterraneo dove realizzare una patria per il flusso di migranti e avviare con loro un modello di sviluppo: costruire case, ospedali, scuole. “La fattibilità finanziaria c’è, manca solo la libertà politica”. Un accenno quindi al tema della paura: “Gli europei non possono non avere paura: i mass media si concentrano solo sulle cattive notizie”.
 

Terremoto : ospiti dello SPRAR di Gioisa Ionica devolvono pocket money

Roma - La furia del sisma che ha colpito l’Italia centrale ieri mattina non ha risparmiato neanche le strutture dello SPRAR che ospitano i rifugiati e i richiedenti asilo. Ad Amatrice, in particolare, sono crollate tutte le cinque strutture presenti sul territorio comunale.
Ma la rete di solidarietà si è attivata anche tra gli stessi migranti: gli ospiti delle strutture SPRAR di Gioiosa Ionica, in Calabria, hanno deciso di devolvere il loro pocket money ai migranti ospitati fino a oggi ad Amatrice.
In un primo momento, tra i migranti ospitati ad Amatrice, quattro erano rimasti feriti, mentre altri quattro erano dispersi. Al momento resta un solo disperso, mentre sette persone sono state trasferite negli ospedali per ricevere cure adeguate, e nessuno sarebbe in pericolo di vita. Si spera per la sorte dell’unico disperso rimasto, mentre sono già stati attivati i trasferimenti in altre strutture per i 24 beneficiari di protezione rimasti senza strutture di accoglienza: per 16 di loro è già stato disposto il trasferimento.
L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani auspica che iniziative come quella dei richiedenti asilo di Gioiosa Ionica possano velocemente estendersi a tutte le altre strutture SPRAR presenti nei Comuni italiani.
 

Marocco: dramma al circo di Massimiliano Lauciello

Roma - Questa notte, intorno alle 3, alcune persone hanno aggredito a colpi di coltello Massimiliano Lauciello e i suoi familiari, che si trovano in Marocco col loro complesso, il Circo Massimo. Purtroppo – riferisce il sito dell’Enc (Ente Nazionale Circhi)  il bilancio è tragico: il figlio diciottenne di Massimiliano, Alessandro, è morto subito a seguito dei fendenti che l’hanno raggiunto. Colpito anche il padre, ora ricoverato in gravissime condizioni e rischia la vita. Gli aggressori (non è ben chiaro se solo uno) hanno accoltellato anche il personale del circo intervenuto, pare altre quattro persone. Le notizie sono ancora frammentarie ma di certo il quadro è drammatico – scrive il sito: “non si conoscono al momento le ragioni dell’aggressione mortale. Il tutto pare sia accaduto in maniera fulminea e i circensi non hanno avuto modo di rendersi conto di quanto stava avvenendo. Pare infatti che gli aggressori, marocchini, nel cuore della notte abbiano chiamato i Lauciello mentre stavano dormendo e una volta usciti dalle roulotte è iniziata la feroce aggressione”.
La famiglia Lauciello era in Marocco dal 2014, dopo aver lasciato Corato, e stava lavorando con una struttura affittata dalla famiglia Mavilla. La moglie di Massimiliano, Samira, è di nazionalità marocchina.
Al giornale online Coratolive.it Massimiliano spiegava: “La mia gestione qui sta avendo davvero un grande successo. Io ragiono da imprenditore oltre che da artista e appassionato. E forse è proprio qui la chiave dei risultati che stiamo raggiungendo. All’inizio non è stato facile. Devo dire grazie a tutti gli amici del Marocco che mi hanno aiutato, per le piccole e per le grandi cose”. La sua attività in Italia è nata nel mondo del luna park e poi i suoi interessi si sono indirizzati sul circo (ha fatto anche il segretario per vari complessi). “Il circo Massimo è sempre stato il mio sogno sin da bambino”, diceva. Purtroppo quel sogno è stato tragicamente interrotto.
L’Ente Nazionale Circhi sta seguendo l’evolversi della situazione e tramite Federico Eichberg ha attivato tempestivamente l’ambasciatore italiano in Marocco che è già sul luogo della tragedia e sta parlando con le autorità di Kinitria. Per info ulteriori www.circo.it.
 

Cantare la speranza in dodici lingue

Rimini - Una delle ventuno storie raccontate nel catalogo della mostra ‘Migranti, la sfida dell’incontro’ – ha introdotto Giorgio Paolucci al Meeting di Rimini – è quella di Raymond Bahati, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo. In Italia da quindici anni, ha realizzato il sogno di laurearsi in Psicologia alla Cattolica di Milano e di creare il coro multietnico Elikya che, appunto, canta la speranza in dodici lingue”.
“La sollecitazione a venire in Italia e ad iscrivermi a Psicologia – ha raccontato Raymond Bahati - mi è venuta da don Francesco Pedretti, che ho conosciuto in Africa. Io non volevo venire in Italia e la mamma, che comanda nelle società matriarcali, diceva che lo studio della psicologia, che non esiste in Congo, non serve a niente”. Dopo la laurea, è nato il desiderio di coltivare la passione per il canto e la musica. Elikya, che in congolese significa speranza, è un coro, un laboratorio e un’amicizia in cui ci sono cattolici, musulmani, evangelici ed anche atei. “Cantiamo alle messe e fuori dalle messe, ai matrimoni, in concerti ed anche alla ‘Festa del vino’, perché bisogna uscire dai confini ecclesiastici. Tre anni fa – continua il direttore del coro – siamo diventati un’associazione: nello statuto si dice che la nostra esperienza nasce da una base cristiana, ma questo non ha impedito a non cristiani di far parte del coro e di sentirsi in famiglia”. Non scegliamo le persone del coro, ha proseguito Bahati, ma le accogliamo e “se c’è chi sa cucire, ma non sa cantare, facciamo un concerto sfilata. Ogni componente si sente accettato così com’è”.
L’incontro col direttore di Elikya si è svolto ieri pomeriggio in Piazza A1, presso la mostra “Migranti” ed è andato avanti sollecitato dalle domande di Paolucci, giornalista e curatore della esposizione, e poi da quelle del pubblico. È stato anche proposto un video di un’esibizione del coro davanti a Papa Benedetto, in occasione del Convegno sulla famiglia tenutosi a Milano nel giugno 2012. Il coro multietnico si è esibito anche davanti a Papa Francesco che, ascoltato un arrangiamento africano di “Ubi caritas”, ha apprezzato il risultato e ha incoraggiato il percorso: “Non abbiate paura delle contaminazioni”. L’affermazione di Francesco è stata sottolineata, in chiusura da Paolucci, insieme ad un altro guadagno del dialogo col direttore di Elikya: “Ogni incontro produce qualcosa”.
Bahati, infine, ha coinvolto i presenti nell’esecuzione di un canto africano – “una canzone di speranza” – con l’aggiunta di movimenti di danza e di animazione.
 

Ue: “Premio Cese per la società civile” a cittadini e gruppi che accolgono i migranti

Bruxelles - “Da quasi due anni l'afflusso - massiccio e senza precedenti - di profughi che arrivano nell’Unione europea da Paesi lacerati dalla guerra o sottosviluppati esercita un forte impatto sulla vita politica e sociale dell’Europa. La fornitura di vitto e alloggio per le masse di profughi che raggiungono l’Ue, l'aiuto da prestare a queste persone affinché si familiarizzino con le nuove realtà e con le differenze culturali, nonché il sostegno da offrire loro durante il processo di integrazione sono stati e continuano a rappresentare una sfida di rilievo a cui gli Stati membri interessati hanno potuto far fronte solo grazie all'appoggio spontaneo ed eccezionale dei cittadini e della società civile in generale”. Per queste ragioni il Cese (Comitato economico e sociale, organismo consultivo dell’Unione europea con sede a Bruxelles) con l'edizione 2016 del proprio riconoscimento per la società civile vuole “premiare le organizzazioni della società civile o i privati cittadini che hanno contribuito in misura significativa a raccogliere questa sfida, aiutando profughi e migranti e promuovendo in tal modo i valori e la coesione europei”.
Il premio per la società civile 2016 sarà attribuito alle iniziative, già attuate o ancora in corso, che soddisfano uno o più dei seguenti criteri: fornire ai migranti/profughi le prime risposte e un aiuto immediato; offrire assistenza sociale, alloggio e servizi sanitari; offrire un sostegno concreto e consulenza; combattere la xenofobia, il razzismo e la discriminazione; combattere lo sfruttamento e promuovere il rispetto reciproco; sensibilizzare in materia di diritti e doveri; offrire una formazione ai cittadini di Paesi terzi e alle comunità di accoglienza.
L’elenco completo dei requisiti per partecipare e il modulo di candidatura sono disponibili sul sito internet del Cese (Premio Cese per la società civile 2016, http://www.eesc.europa.eu/). Le candidature devono essere inviate direttamente al Comitato economico e sociale. Il termine per la presentazione delle candidature è il 9 settembre 2016.
Il riconoscimento, del valore complessivo di 50mila euro da ripartire tra un massimo di 5 vincitori, verrà assegnato il 15 dicembre 2016. Possono candidarsi al premio le organizzazioni della società civile ufficialmente registrate nell’Unione europea e attive a livello europeo, nazionale, regionale o locale. È inoltre consentita la partecipazione di privati cittadini.

Terremoto: papa Francesco rinvia la catechesi per l’udienza del mercoledì

Città del Vaticano -  Papa Francesco ha deciso di rinviare alla prossima settimana l’udienza generale del Mercoledì dopo  il tragico terremoto che ha colpito il centro d’Italia, devastando intere zone e lasciando morti e feriti.  “Non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore”, ha detto il pontefice in piazza san Pietro, rivolgendosi ai fedeli convenuti esprimendo dolore per le vittime del sisma e invitando i presenti a recitare con lui il Rosario per le vittime. “Sentire il sindaco di Amatrice dire: ‘Il paese non c’è più – ha detto papa Francesco – e sapere che tra i morti ci sono anche i bambini mi commuove davvero tanto. E per questo voglio assicurare a tutte queste persone nei pressi di Accumoli, Amatrice o altrove, nella diocesi di Rieti, di Ascoli Piceno e le altre in tutto il Lazio e l’Umbria e nelle Marche, la preghiera e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio di tutta la Chiesa che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno, anche del nostro abbraccio, qui, in piazza”. Nel ringraziare tutti i volontari e gli operatori della Protezione civile che stanno soccorrendo le popolazioni, “vi chiedo – ha detto ancora il Papa – di unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore Gesù, che si è sempre commosso dinanzi al dolore umano, consoli questi cuori addolorati e doni loro la pace per l’intercessione della Beata Vergine Maria”. “Lasciamoci commuovere con Gesù”, ha quindi concluso: “rimandiamo alla prossima settimana, dunque,  la catechesi di questo mercoledì e vi invito a recitare con me per questi nostri fratelli e sorelle una parte del Santo Rosario”.
 

Terremoto: Cei, 1milione di euro e colletta il 18 settembre in tutte le Chiese

Roma - In conseguenza al sisma che questa mattina ha colpito il centro Italia, la Presidenza della CEI dispone l’immediato stanziamento di 1 milione di euro dai fondi dell’otto per mille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali.
La Chiesa che è in Italia si raccoglie in preghiera per tutte le vittime ed esprime fraterna vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Le diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali sono invitate ad alleviare le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere. A tale scopo, la Presidenza della CEI indice una colletta nazionale, da tenersi in tutte le Chiese italiane il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come – si legge in una nota - "frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite".
Le offerte raccolte dovranno essere inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 specificando nella causale "Colletta terremoto centro Italia".
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
- on line (sul sito www.caritas.it)
- Banca Prossima, piazza della Libertà 13, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
- Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
- UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119.
 

Milano: oltre 450 ragazzi stranieri aiutati nell’orientamento scolastico

Milano - Sono 458 i giovani ragazzi stranieri, fra i 14 e i 25 anni, aiutati dallo sportello Cerco - Offro Scuola, il progetto del Comune di Milano dedicato agli immigrati arrivati in Italia per l’orientamento scolastico. Oltre 50 i giovani solo nelle ultime sei settimane.
Lo sportello, diventato un servizio permanente dopo essere nato come progetto pilota finanziato da fondi europei, è stato aperto nel gennaio 2015 per fornire accoglienza, consiglio e accompagnamento all’iscrizione ai neo arrivati, con il coinvolgimento delle famiglie.
Si tratta in maggioranza di filippini, peruviani e salvadoregni, cingalesi ed egiziani.

L’accoglienza diffusa, un modello italiano

Rimini - Nel Padiglione A1 in uno spazio a latere della mostra “Migranti, la sfida dell’incontro” due volte al giorno lungo tutta la settimana del Meeting si dialoga con i migranti e le persone che si occupano di soccorso, accoglienza e integrazione. Domenica Questa sera alle ore 18.15 è stata la volta di mons. Gian Carlo Perego, Direttore di Migrantes (Cei), intervistato da Giorgio Paolucci.
Parla con fermezza e dovizia di dati il sacerdote, da sempre impegnato con i temi dell’immigrazione, spiegando le esigenze e le ragioni della accoglienza diffusa: “Moltissimi sfollati della prima guerra mondiale sono stati accolti in tutta Italia da altre famiglie. Questa idea fa parte del nostro background storico. Crediamo si possa valorizzare la società civile e non istituzionalizzarla. La nostra è una storia di de-istituzionalizzazione - continua Perego - abbiamo visto che un’istituzionalizzazione porta a un grande spreco e, come per Roma capitale, a corruzione”. Il sacerdote rievoca l’appello del Pontefice del 6 settembre scorso: “Rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi”. “Abbiamo voluto rispondere a questo appello – dice Perego - per vivere appieno l’Anno della Misericordia, tra l’altro tale mobilitazione ha portato allo Stato Italiano un risparmio di cinquanta milioni di euro”.
Si affronta poi il tema della paura. “La paura è un sentimento normale di fronte al nuovo, ma essa può diventare lacerante e portatrice di chiusura tutte le volte che non si accetta il fatto che l’altro è un bene. In questo senso ci troviamo di fronte ad una sfida educativa. Occorre educare le persone all’incontro”. A testimonianza di quanto appena affermato Perego offre alcuni dati. Da una indagine sull’accoglienza, su 10 famiglie che non avevano avuto esperienze di accoglienza, 8 dichiaravano di aver paura di questa onda migratoria. La stessa domanda posta a famiglie che invece l’avevano accolto anche sporadicamente altre persone in famiglia porta un dato completamente rovesciato: 1 su 10 dichiara di aver paura. Il direttore di Migrantes prosegue offrendo una lettura dei dati più profonda rispetto a tante interpretazioni che ci giungono dai media. “È importante conoscere: su 128 nazionalità straniere presenti in Italia, solo 60 sono presenti in carcere, non viene mai detto che un immigrato che lavora non commette reati, e anche il dato del 30% di stranieri nelle carceri Italiane è un dato che va letto attraverso la lente delle pene alternative alla detenzione delle quali normalmente gli stranieri non possono godere”.
E a chi dice “aiutiamoli a casa loro”, cosa rispondere, chiede Paolucci? Il sacerdote è fermo e deciso: “Il diritto a rimanere nella propria terra ha bisogno di investimenti e di condivisione di bisogni. Non si può dire ciò quando l’unica ricchezza che gli diamo sono le armi, quando continuiamo a dargli le briciole dei nostri investimenti nelle loro terre, senza dimenticare che ci sono nazioni in cui c’è la guerra”.
Da ultimo il giornalista propone una domanda sulla situazione dell’accoglienza, terribilmente frammentata, in Europa. “Questa crisi migratoria ha mostrato il volto debole dell’Europa sociale - afferma Perego - l’Europa ha un sistema comune di asilo ma si tratta di un accordo statico che occorre trasformare affinché i paesi più esposti alle onde migratorie non facciano effetto-tappo, in modo che queste persone vengano distribuite in tutto il continente europeo. Purtroppo non c’è ancora una giusta distribuzione e un impegno collettivo”. Il sacerdote afferma che c’è bisogno di un piano nazionale di asilo come esigenza di un paese che sposa una linea coerente di giustizia sociale. E rivolge la sua critica anche all’Italia: “In un paese che riesce ad accogliere 40 milioni di turisti possiamo accogliere persone che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni”.
Occorre alzare lo sguardo, non sono anzitutto numeri ma volti, storie e persone.
 

Weiler (Eui): “vero problema Europa non sono i migranti ma il calo demografico”

Rimini - “Fa ridere che oggi in Europa non si riesca a risolvere il problema dei migranti. Esattamente 100 anni fa, più o meno 10 milioni di europei, lasciarono l’Europa per costruirsi un futuro altrove e sono stati assorbiti da un Paese, gli Usa, che all’epoca aveva circa 200 milioni di abitanti. Oggi un milione di rifugiati non può essere assorbito da un Vecchio Continente di 500 milioni di abitanti?” Lo ha detto e Joseph Weiler, Presidente dell’Istituto universitario europeo (Eui), che ieri pomeriggio, ha partecipato all’incontro “Quo Vadis Europa?”, organizzato nell’ambito del Meeting di Rimini. Un dibattito andato in contemporanea con il summit di Ventotene. Per il presidente il vero problema del Vecchio Continente è il calo demografico. “Gli Europei non fanno bambini. È un suicidio – ha detto senza mezzi termini – fra 20 anni ci saranno pochi a guadagnare e tanti da sostenere nel sistema del welfare. Se non si fanno bambini allora servono migranti, e non solo un milione, ma 10, 15 milioni di migranti”. “Il problema – ha aggiunto – non sono i Governi o gli Stati membri, ma i popoli europei che hanno perso i propri valori e vivono una crisi spirituale. Non si può dare la colpa ai Governi per questo”. Weiler ha ricordato che i “mattoni” dell’identità europea sono tutti nella “eredità ellenistica e giudaico-cristiana”. Al dibattito ha partecipato anche Enzo Moavero Milanesi, docente di Diritto dell’Ue e direttore della School of Law dell’Università Luiss Guido Carli di Roma. Quest’ultimo ha concordato con quanto affermato da Weiler: l’Ue “è lasciata da sola ad affrontare il problema e manca degli strumenti normativi sufficienti per farlo. Potrebbe darseli”. Per Moavero “esiste una responsabilità dei governi, dei leader politici, che è anche storica, perché oggi non si vuole affrontare in modo forte e condiviso questa crisi con la stessa forza con cui negli anni ‘50, a pochi anni dalla fine della guerra mondiale, i leader si strinsero la mano, in modo lungimirante. Oggi prima di prendere una decisione si va a guardare la ricaduta sui social media e sui sondaggi. Così si rischia di mancare completamente la questione. L’Europa ha bisogno di leader – ha concluso – non basta vedersi nei vertici, serve incontrarsi condividere e capaci di essere pragmatici dallo sguardo lungo come lo ebbero De Gasperi, Schumann e Adenauer”. (SIR)
 

Svizzera: il pellegrinaggio degli africani alla Madonna Nera di Einsielden

Zurigo -  Si  svolgerà sabato prossimo, 27 agosto, il  pellegrinaggio alla Madonna Nera di Einsielden  compiuto dagli africani residenti in Svizzera.
L’evento è organizzato con il patrocinio di “Migratio”, il servizio per i migranti della Conferenza episcopale elvetica. Oltre 350 i pellegrini attesi che, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, attraverseranno anche la Porta Santa dell’Abbazia. L’iniziativa avrà inizio alle 10.30 con l’incontro di tutti i pellegrini sul sagrato della Chiesa. Da qui prenderà avvio la Via Crucis con canti di diversi Paesi africani. L’incontro culminerà, poi, alle 12.30, con la celebrazione eucaristica all’interno del luogo di culto, presieduta da mons. Alain de Raemy, responsabile della Pastorale dei migranti nella diocesi di Losanna-Ginevra-Friburgo.