Primo Piano

MCI Belgio: “Non-Ti-Scordar-Di-Me” per i terremotati dell’Italia Centrale

Bruxelles - Le Missioni Cattoliche Italiane in Europa e nel mondo si stanno mobilitando in questi giorni per essere vicini alle popolazioni colpite dal sima del 24 agosto scorso. Una mobilitazione che è partita subito con l’adesione alla colletta nazionale promossa dalla CEI e con altre iniziative di varie genere. (vedi www.migrantesonline.it).
Le MCI del Limburgo in Belgio e le parrocchie locali si sono unite per rispondere all'appello dei vescovi italiani a contribuire nella raccolta di fondi e grazie alla generosità – ci dice il missionario don Gregorio Aiello - di due aziende locali sono state acquistate 1000 piantine di “Non-Ti-Scordar-Di-Me” che saranno vendute nei prossimi giorni nelle zone del Limburgo belga in cui sono maggiormente presenti le comunità di origine italiana che si sono formate al tempo della grande emigrazione verso le miniere di carbone il cui ricavato sarà inviato alla Caritas.
 

Papa Francesco: “non voltarsi dall’altra parte” davanti alle povertà

Città del vaticano - Davanti all’amore, a “questo contenuto così essenziale della fede”, “la Chiesa non potrebbe mai permettersi di agire come fecero il sacerdote e il levita nei confronti dell’uomo lasciato mezzo morto per terra. Non si può distogliere lo sguardo e voltarsi dall’altra parte per non vedere le tante forme di povertà che chiedono misericordia”.
E’ quanto ha detto sabato mattina Papa Francesco, nell’udienza giubilare per i volontari e gli operatori di misericordia precisando che  “questo voltarsi dall’altra parte per non vedere la fame, le malattie, le persone sfruttate,  è un peccato grave! È anche un peccato moderno, è un peccato di oggi. Noi cristiani non possiamo permetterci questo. Non sarebbe degno della Chiesa né di un cristiano ‘passare oltre’ e supporre di avere la coscienza a posto solo perché abbiamo pregato o perché sono andato a Messa la domenica”. Per il Papa “il Calvario è sempre attuale; non è affatto scomparso né rimane un bel dipinto nelle nostre chiese. Quel vertice di compassione, da cui scaturisce l’amore di Dio nei confronti della miseria umana, parla ancora ai nostri giorni e spinge a dare sempre nuovi segni di misericordia”.
“Non mi stancherò mai di dire – ha ricordato – che la misericordia di Dio non è una bella idea, ma un’azione concreta. Non c’è misericordia senza concretezza. La misericordia non è fare il bene di passaggio, è coinvolgersi lì dove c’è il male, dove c’è la malattia, dove c’è la fame, dove ci sono tanti sfruttamenti umani. Anche la misericordia umana non diventa tale, cioè umana, fino a quando non ha raggiunto la sua concretezza nell’agire quotidiano”. La verità della misericordia, infatti, “si riscontra nei nostri gesti quotidiani che rendono visibile l’agire di Dio in mezzo a noi”.
 

Papa Francesco: la missione di Madre Teresa “testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”

Città del Vaticano - Madre Teresa, la “Santa” di Calcutta che ha dedicato la sua vita per i più poveri del mondo è ufficialmente “Santa” per tutta la Chiesa cattolica. Ieri mattina, davanti a oltre 120mila persone, in Piazza San Pietro, Papa Francesco, ha presieduto  il rito di canonizzazione. Con lui 70 cardinali, 400 vescovi e oltre 1700 sacerdoti oltre a migliaia di volontari, che hanno concluso il Giubileo a loro dedicato.
“Beatam Teresiam de Calcutta Sanctam esse decernimus et definimus ac Sanctorum Catalogo adscribimus...": queste le parole del Papa accolto da un grande applauso. Nell’omelia  il pontefice ha evidenziato la “missione” di Madre Teresa di Calcutta “nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali”. Una missione che  “permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”. “Oggi – ha detto ancora Papa Francesco - consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità!”. Il Pontefice ha, poi, ammesso: “Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle ‘Madre Teresa’” auspicando che  “questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione”. Una santa "generosa dispensatrice della misericordia divina” che nella sua vita non ha mai mancato di rendersi disponibile a tutti “attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”. “Si è impegnata – ha spiegato il Papa - in difesa della vita proclamando incessantemente che 'chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero'. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini - dinanzi ai crimini! - della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il 'sale' che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere, per piangere la loro povertà e sofferenza”. (Raffaele Iaria)
 

Terremoto: l’impegno delle comunità cattoliche italiane nel mondo

Roma - Gli italiani che vivono all’estero stanno seguendo con “dolore” e “partecipazione” la tragedia causata dal sisma del 24 agosto scorso esprimendo “solidarietà” alle popolazioni colpite. Assieme a tutta la Chiesa in Svizzera “partecipiamo al dolore delle popolazioni colpite” e “preghiamo per quanti hanno perso la vita, affermando la nostra fede e speranza di cristiani di fronte alla morte”, afferma il coordinatore delle Missioni cattoliche Italiane in Svizzera, don Carlo de Stasio che esprime anche “gratitudine per le tante persone che si stanno prodigando per portare soccorso e sollievo alle popolazioni duramente provate dal terremoto” augurandosi che le istituzioni pubbliche diano risposte concrete a quanti hanno perso tutto”. Le MCI parteciperanno alla raccolta fondi promossa dalla CEI esprimendo così “collegialmente un gesto concreto e generoso di solidarietà”.  Anche le comunità cattoliche italiane in Germania si sono attivate da subito “Siamo vicini – dice il coordinatore nazionale p. Tobia Bassanelli -  ai connazionali qui residenti che provengono dalle regioni più danneggiate e che hanno perso familiari, amici, compaesani, o l’abitazione”. Oltre all’invito alla preghiera le MCI in Germania accolgono la proposta della CEI a devolvere le collette di domenica 18 settembre 2016 ai terremotati mentre il fondo di solidarietà è disponibile ad accogliere ogni offerta. Iniziative varie in queste ore si stanno svolgendo tra le comunità cattoliche italiane in diverse Paesi d’Europa e del mondo, come in Canada.  Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero ha chiamato a raccordo tutte le rappresentanze istituzionali, dai Comites agli Enti, alle singole associazioni italiane e straniere vicine all’Italia, invitandole a compiere un grande sforzo di solidarietà per le famiglie delle vittime, gli sfollati e i feriti per agevolare e assicurare loro il ritorno alla normalità”. Il CGIE si farà promotore presso tutti i Comites presenti nel mondo di una proposta tesa a “realizzare un intervento a sostegno di un’iniziativa pubblica da realizzare in uno dei comuni toccati dal terremoto”. (Raffaele Iaria)
 

Pontificia Università Lateranense: un corso sulle migrazioni

Roma – la Pontificia Università Lateranense, in collaborazione con la Villanova University di Philadelphia, prosegue nel percorso di approfondimento dei temi che rappresentano le priorità di una Chiesa moderna e impegnata nelle opere di bene. Papa Francesco ha ricordato che “come l’amministratore fedele e prudente ha il compito di curare attentamente quanto gli è stato affidato, così la Chiesa è consapevole della responsabilità di tutelare e gestire con attenzione i propri beni, alla luce della sua missione di evangelizzazione e con particolare premura verso i bisognosi”.
In particolare, il focus di quest’anno della Scuola Internazionale di Management Pastorale sarà indirizzato alla gestione del flusso migratorio, anche a seguito dell’intesa fra la PUL e il Ministero dell’Interno che permetterà di accogliere nei corsi universitari 20 ragazzi rifugiati provenienti da Iraq, Eritrea e Siria.
Il Corso di Alta Formazione Universitaria in Management Pastorale è rivolto alle figure chiave del mondo missionario-ecclesiastico: parrocchie, diocesi, enti e congregazioni religiose, organizzazioni profit e no profit, liberi professionisti e dirigenti.
Sono cinque le aree di studio principali: progettazione dei bisogni della comunità, gestione delle risorse economiche, creazione e management del no-profit dell’impresa sociale, innovazione nella gestione delle risorse umane e nei processi organizzativi, comunicazione strategica.
La sesta è il focus speciale dedicato ai migranti: dalla gestione dei flussi fino alla comunicazione che vada oltre la conoscenza e la sensibilizzazione.
“Tutto ciò che la Chiesa è, ha e fa ha di mira esclusivamente la felicità degli infelici. Metteremo buone idee al servizio delle buone opera” dichiara Mons. Enrico dal Covolo, Rettore della Pontificia Università  Lateranense:  “la Chiesa di oggi e di domani è chiamata a fare ancora di più la sua parte al servizio del “Bene fatto bene” come ogni giorno ci ricorda la Fede in cui crediamo”.
Il Management Pastorale rappresenta un sistema di pensiero pratico che integra elementi di imprenditorialità, allo scopo di rivolgersi al bene comune e alla missionarietà  all’interno non di una logica di profitto ma di dono.
 

Migrantes: dal ricordo di Aylan l’impegno per la tutela dei minori immigrati che attraversano il Mediterraneo

Roma - Un anno fa, il 2 settembre 2015, l’immagine di  Aylan, il bambino siriano di tre anni annegato nelle acque dell'Egeo e ritrovato sulla spiaggia turca di Bodrum, scuoteva l’opinione pubblica europea. Aylan, nel 2015 è stato uno degli oltre 700 bambini morti nel Mediterraneo.
“A un anno di distanza  continua il cammino di tanti minori con i familiari, ma soprattutto non accompagnati  - solo questi  sono 40.000 tra il 2014 e il 31 agosto 2016 sbarcati sulle nostre coste – e continuano le morti di minori nel Mediterraneo, stimati in almeno 500 – commenta Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. “Il ricordo di Aylan aiuta a riconsiderare il dramma di tanti minori in fuga da guerre, da calamità naturali e che condividono il cammino delle proprie famiglie o di tanti adulti. Forse per questi minori che arrivano nel nostro Paese, anche per i tanti che non riescono ad attraversare il ‘Nostro Mare’  sarebbe prioritario un impegno maggiore nella tutela, nella accoglienza familiare nei nostri comuni e un’attenzione maggiore anche nell’accompagnamento del loro cammino in Europa, alla ricerca dei loro familiari. In questo modo, il ricordo di Aylan sarebbe onorato”, conclude Mons. Perego.
 

Reggio Calabria: si parte con “Fiducia” per dare lavoro a donne immigrate

Reggio Calabria - Si chiama “Fiducia” e ha l’obiettivo di formare le donne immigrate e favorire la nascita di una cooperativa per servizi alle famiglie. Lo hanno spiegato bene in conferenza stampa coordinata dalla giornalista Paola Suraci con la presenza dell’avvocato Sefora Longo, nella sede dell’Anolf Provinciale di Reggio Calabria. Il progetto interregionale Fiducia è promosso dall’Anolf Sicilia in collaborazione con Centro Astalli, associazione Il tempo, Anolf Calabria e Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria.
“Il progetto Fiducia, Famiglie Immigrate Donne Unite nei Centri per l’Inclusione lavorative Anolf – ha spiegato Federica Sgro, dell’Anolf Calabria – ha come obiettivo quello di garantire l’inclusione socio lavorativa delle donne immigrate nell’ambito dell’assistenza familiare. Le donne, infatti, rappresentano il 50% della popolazione immigrata, e rischiano una doppia discriminazione, poiché straniere e donne. L’obiettivo del progetto è proprio quello di aumentare i livelli occupazionali delle donne immigrate, garantire e migliorare l’efficienza, l’assistenza e di ridurre il rischio discriminazione. Il progetto mira oltre ad avere un confronto con enti locali, terzo settore, rappresentanti del lavoro, anche la sottoscrizione di 20 patti territoriali, per l’attuazione di osservatori regionali, l’organizzazione di una piattaforma per l’inclusione lavorativa delle donne”.
“Bisogna creare una vera e propria rete sociale – ha continuato Federica Sgro – per costruire accoglienza, integrazione e inclusione attraverso delle politiche di welfare da strutturare anche tra pubblico e privato. Quindi nel momento in cui si parla di inclusione in un Europa dove spesso si alzano dei muri, rappresenta un buon segnale. L’inclusione è il modo migliore e rappresenta il miglior antidoto alla discriminazione. Oltretutto sappiamo che la Calabria e la Sicilia sono state e sono terre di migranti che hanno fatto grande i tanti paesi, quindi accogliere l’immigrati rappresenta per il nostro territorio una vera e propria ricchezza”.
Le aree su cui punta il progetto sono i dodici distretti territoriali, nove dei quali distribuiti sul territorio della Sicilia, e tre sul territorio della Calabria. “Le aree calabresi interessate – ha spiegato Daniela Rossi, coordinatrice dei Centri Fiducia Calabria – sono Reggio Calabria, Cosenza e Crotone. Si lavorerà per accompagnare la start-up di una cooperativa per sostenere l’imprenditorialità delle donne immigrate nel settore strategico dell’assistenza domiciliare integrata. Gli sportelli Fiducia sono già operativi e si stanno attuando azioni di animazione territoriale al fine di individuare le donne immigrate da coinvolgere nel progetto”.
“Le donne immigrate che parteciperanno – ha detto Giuseppina Federico, responsabile del Centro Fiducia di Reggio Calabria – saranno formate professionalmente per essere delle valide assistenti domiciliari e lavorare a fianco delle famiglie che hanno necessità”.
Per maggiori informazioni contatta l’Anolf Nazionale alla casella di posta elettronica: anolf@anolf.it .
 

Terremoto: solidarietà dagli artisti di strada

Roma - Francesco e Gemma, due noti artisti di strada di Termoli , hanno avviato una raccolta fondi per le vittime del terremoto. Una vera gara di solidarietà quella che si sta muovendo in questi giorni a favore delle vittime del terremoto che ha colpito il Centro Italia lo scorso 24 agosto. Tragedia che ha visto una vera e propria mobilitazione di volontari i quali hanno portato, in quelle aree disastrate, il loro aiuto materiale oltre a beni di ogni genere.
Francesco e Gemma, da tempo in tournée nelle principali città italiane, alla notizia del sisma  hanno reso noto di volere avviare una raccolta fondi. Parte dei proventi delle serate che stanno realizzando saranno devoluti ai paesi terremotati. «Una piccola goccia nel mare della solidarietà che in questi giorni la fa da padrona in un luogo dove la disperazione e tangibile, evidenziano.
 

CEI: tre milioni e mezzo di euro per i profughi siriani

Roma - La Presidenza della CEI, grazie ai fondi dell’8xmille, ha stanziato un finanziamento di circa due milioni di euro che permetterà a 3647 famiglie di profughi cristiani (caldei, siro-cattolici e siro-ortodossi) in fuga da Mosul e dalla Piana di Ninive, di trovare temporaneamente alloggio in case in muratura, prese in affitto dalla Diocesi Caldea di Erbil.
Un altro milione e seicentomila euro serviranno poi a garantire cibo, assistenza medica e generi di prima necessità ad oltre 12.000 famiglie della comunità cristiana di Aleppo, attraverso i Padri Francescani e l’Associazione pro Terra Santa.
Entrambi i finanziamenti saranno erogati in due soluzioni: il secondo bonifico partirà solo dopo che sarà stata presentata la documentazione attestante il buon esito delle prime spese effettuate, spiega una nota.
 
 

Firenze: un Master per chi opera con i migranti

Firenze - In un’Europa che sta affrontando una migrazione mai vista nella storia recente, non ci si può improvvisare ‘accoglienti’: gli operatori delle strutture che ospitano sono sufficientemente qualificati? conoscono le normative? sono in grado di fronteggiare le necessità amministrative e sanitarie del migrante, nel rispetto della sua cultura d’origine? Il Master che sta per prendere il via all’Università degli Studi di Firenze, per l’anno accademico 2016/2017, garantisce l’acquisizione di strumenti professionali fino ad oggi lasciati alla buona volontà del singolo operatore, in quanto al momento non è ancora formalmente richiesto un livello di formazione qualificata in questo ambito. Anche se, di fatto, risulta indispensabile. Il corso in Immigration Management, frutto del coinvolgimento di tre Dipartimenti universitari (Scienze giuridiche, Scienze politiche e sociali, Medicina sperimentale e clinica), vede la sostanziale collaborazione della Fondazione Opera Santa Rita – Onlus promossa dalla diocesi di Prato, e si colloca all’interno di un progetto più ampio, quello del “Laboratorio congiunto”, che lega insieme vari enti, in modo da realizzare un centro unico di interesse, monitoraggio e azione sulle problematiche dell’accoglienza ai migranti, in particolare sul piano formativo, sociale e sanitario.
Il programma formativo del Master fiorentino, oltre al contesto normativo e geopolitico, ha un valore aggiunto: l’aspetto sanitario, con 100 ore di lezione (su una totalità di 250), per capirne di più su patologie trasmissibili e non trasmissibili, progettazione e implementazione dei percorsi di prevenzione, gestione degli screening, concetti di malattia nelle diverse culture.
“Conoscere i bisogni sanitari della popolazione migrante – spiega il professor Pietro Modesti, coordinatore del Master – è fondamentale: non si può separare l’aspetto clinico dalla conoscenza delle caratteristiche di una comunità di migranti, in quanto a cultura, abitudini, credenze, ecc. Inoltre, se ignoriamo i rischi sanitari che corrono (come ipertensione e diabete, per esempio), tra dieci anni il Servizio sanitario nazionale si troverà soffocato da infarti e ictus. Dobbiamo prevenire il problema: lavorare oggi per evitare notevoli difficoltà nel prossimo futuro, quando la popolazione migrante comincerà ad invecchiare”.
Il programma prevede anche un tirocinio formativo di 400 ore da svolgere nel proprio luogo di lavoro per chi opera stabilmente in strutture che si occupano di immigrazione (e saranno ritenute idonee); per gli altri, è previsto uno stage all’interno della Fondazione Opera Santa Rita o presso altri enti pubblici, privati o no-profit impegnati nel campo.
Chi è interessato deve presentare domanda di ammissione entro il 30 settembre.
Maggiori info sul sito dell’Università degli Studi di Firenze al link www.unifi.it/cmpro-v-p-10774.html#migranti o scrivendo al professor Pietro Modesti, coordinatore del Master, all’indirizzo: pa.modesti@unifi.it ( C.P.)
 

I 7mila profughi respinti dalla Svizzera

Milano - Ismail ha solo 17 anni, ma si è già lasciato alle spalle un viaggio infernale attraverso il deserto e il Mar Mediterraneo. Ha sfidato la morte, pur di fuggire dall' Eritrea ed è arrivato in Italia, da solo, nell' aprile 2016. In base a quanto previsto dal programma europeo di relocation, di distribuzione, ha chiesto di essere trasferito in Svizzera dove già vive un fratello maggiore. Nel frattempo, anche i suoi fratellini (10 e 14 anni appena) sono riusciti ad arrivare in Italia. Ismail li raggiunge e decide di portarli a Como: da lì spera di poter passare la frontiera e chiedere asilo in Svizzera. Ma al valico di Chiasso, i tre fratelli vengono respinti, per ben cinque volte. Stesso destino per Mussie, 16 anni: voleva raggiungere il fratello, che in Svizzera ha ottenuto lo status di rifugiato. Dopo ben quattro tentativi andati a vuoto, il ragazzino si presenta alle guardie di frontiera con una dichiarazione di voler presentare domanda di protezione internazionale. Di nuovo, non ha potuto chiedere asilo ed è stato rimandato in Italia.
Due storie di frontiere sbarrate e di diritti negati contenute nel dossier realizzato da Asgi (Associazione studi giuridici sull' immigrazione) e dall' associazione svizzera 'Firdaus' in cui si denunciano numerose violazioni della normativa vigente sul diritto d' asilo da una parte e dall' altra della frontiera che separa Como da Chiasso. «Tra luglio e agosto le autorità svizzere hanno effettuato quasi 7mila riammissioni in Italia di cittadini stranieri, di cui almeno 600 hanno riguardato minori non accompagnati », denunciano le due associazioni. Si tratta di persone che sono state fermate dalle autorità elvetiche e che sono state rimandate in Italia per ingresso o soggiorno irregolare. Tornando così ad affollare il parco davanti alla stazione ferroviaria di Como dove, da settimane, vivono diverse centinaia di migranti (400-500), prevalentemente eritrei ed etiopi. Particolarmente gravi le violazioni dei diritti dei minori non accompagnati, stigmatizzate nel rapporto: la maggior parte dei ragazzini rimandati in Italia, infatti, «non è stata collocata in strutture di accoglienza per minori, né per essi risulta essere stato nominato un tutore, secondo quanto previsto dalla legge», denuncia il rapporto. «Quasi tutti i migranti che abbiamo ascoltato riferiscono di non aver mai ricevuto adeguate informazioni riguardo a tali diritti e più in generale sulla protezione internazionale, né all' arrivo in Italia né successivamente - spiega Anna Brambilla dell'Asgi -. Sia alle frontiere italiane che a quelle svizzere si riscontra una grave carenza di servizi di informazione e orientamento legale, oltre che di interpreti delle lingue maggiormente diffuse tra questi migranti». Inoltre, in base alle informazioni raccolte, molte delle persone respinte hanno un familiare a cui ricongiungersi una volta varcata la frontiera. Pertanto, in base a quanto previsto dal Regolamento Dublino, avrebbero diritto a riabbracciare i propri familiari. «Dal nostro punto di vista, il diritto di chiedere asilo non è stato e non sarà garantito se ciascuna delle persone respinte dal confine svizzero non potrà nuovamente esprimersi sulla propria volontà di chiedere protezione internazionale alla Svizzera», aggiunge Lisa Bosia Mirra, presidente dell' associazione Firdaus. Dal canto suo, la polizia di frontiera svizzera ha risposto precisando che i migranti vengono ascoltati da un agente che deve valutare le intenzioni del soggetto (se vuole chiedere asilo o meno) ma in questa fase non è prevista la presenza di mediatori. Al termine di questo colloquio è l' agente a decidere se la persona è realmente intenzionata a chiedere asilo o meno. Il respingimento - infatti - avviene sulla base di un accordo bilaterale siglato tra Roma e Berna nel 1998, che prevede anche una procedura semplificata per la riammissione dello straniero rintracciato nella zona di frontiera che non vuole chiedere asilo in Svizzera. Ancor più difficile, a questo punto, capire come mai Robiel e Ismail, che volevano raggiungere i propri familiari residenti nei cantoni elvetici, siano stati rimandati in Italia. (Ilaria Sesana)
 
 

Mons. Perego: anche dal terremoto esce un’Italia ‘diversa’

“Anche il terremoto ha mostrato il volto di un’Italia ‘diversa’, sempre più europea,  multietnica con la presenza di persone provenienti soprattutto dalla comunità europea, ma anche da altri paesi del mondo. Tra i 292 morti, tra i numerosi feriti e i dispersi si contano anche almeno 16 morti tra i migranti (10 rumeni, 3 inglesi, 1 canadese, 1 spagnolo, 1 salvadoregno), 16 immigrati ancora dispersi e 5 migranti feriti in Ospedale. “Il peso più grande delle morti si conta nella comunità rumena che, non solo in Italia (con oltre 1 milione di presenze), anche nei comuni di Amatrice (37,7%), di Accumuli (63,2%) e di Arquata del Tronto (51,6%), zone dell’epicentro del terremoto. Una presenza, quella rumena, diffusa in tutto il territorio del sisma (con oltre 8.000 persone) e che ha portato a una grande attenzione dei mezzi di comunicazione della Romania – come ho potuto vedere direttamente, essendo in Romania in quei giorni – spiega Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Migrantes -, fin dalle prime ore del terremoto. Tra i morti migranti ci sono spose, madri, le cosiddette ‘badanti’, lavoratori e lavoratrici in agricoltura e stagionali nelle coltivazioni di fragole e lamponi, anche dei ragazzi e degli studenti rappresentanti  di uno spaccato del nostro Paese che vede  ormai 400.000 famiglie miste,  2 milioni e trecentomila lavoratori,  oltre 1 milione e duecentomila minori, 800.000 studenti stranieri nelle scuole, come ha ricordato il recente XXV Rapporto immigrazione di Caritas e Migrantes. Accanto ai terremotati, come hanno dimostrato diverse testimonianze sono corsi anche molti immigrati e anche richiedenti asilo e rifugiati , cristiani e islamici,  che hanno dato il loro contributo al salvataggio delle persone, alla donazione del sangue per i feriti, all’ospitalità: un altro tassello del volontariato in un’Italia diversa - ricorda ancora il Direttore della Fondazione Migrantes. Vicini ai terremotati si sono dimostrate subito le comunità dei cinesi a Prato e in Italia, come anche le comunità di emigranti italiani in Svizzera, Germania e in Canada che hanno promosso una raccolta fondi a favore dei terremotati.  Anche il terremoto segnala per le nostre città e paesi un cammino di integrazione che non può che ripartire da una condivisa cultura dell’incontro e del dono” conclude Mons. Perego.
 

Coordinamento Enti locali per la pace su migranti: non ad emergenzialismo

Roma - Da più di un mese, a Como è scoppiata un'emergenza umanitaria causata dalla decisione della Svizzera di chiudere i confini. Circa 500 migranti vivono accampati nei pressi della stazione ferroviaria. Grazie all'impegno di cittadini, gruppi e associazioni, la città ha reagito all'insegna della solidarietà. Ma il problema resta, e in assenza di un'iniziativa nazionale ed europea, è destinato ad aggravarsi si legge in una nota della Presidenza del Coordinamento degli Enti locali per la pace e di diritti umani che si è riunito ieri a Como per riflettere su questa ennesima crisi e “mettere fine alla logica dell'emergenza che ancora oggi impedisce una gestione seria e responsabile del problema”. Le proposte emerse verranno approfondite nelle prossime settimane e presentate il prossimo 9 ottobre nel corso della Marcia Perugi -Assisi della pace e della fraternità. Tutti gli Enti Locali sono invitati a condividere “le buone pratiche realizzate e a segnalare le criticità che devono essere affrontate”.
Per uscire dalla logica dell’emergenza bisogna “andare alle radici del problema: sradicare la miseria, fermare le guerre, difendere i diritti umani; definire una politica europea e mondiale, organizzare una gestione intelligente; formare la coscienza civile”, si legge in un appello. Il piano pubblico, suggeriscono, deve essere fatto di strutture “distribuite per davvero sul territorio”, con operatori “formati e formatori, insegnanti, psicologi, medici, procedure ordinarie, programmi di riconoscimento, di formazione, di accompagnamento e di ricollocamento, risorse adeguate”. L’attività di accoglienza nei territori, sottolineano, “non può essere ignorata o improvvisata” ma va “progettata e organizzata tenendo conto delle migliori esperienze”. Tutto ciò, concludono, “non deve gravare esclusivamente sulle nostre finanze ma deve essere sostenuto dall’Unione europea, che non può permettersi di rompere il vincolo di solidarietà su cui è nata”.
 

Papa istituisce Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano: si occuperà anche di Migranti

Città del Vaticano - Oggi sarà pubblicato su “L’Osservatore Romano” il Motu Proprio istitutivo del nuovo “Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale”, insieme al relativo Statuto. Questi  documenti sono stati approvati da Papa Francesco – informa la sala Stampa della Santa Sede - il 17 agosto scorso, su proposta del Consiglio dei Cardinali.
Nel nuovo Dicastero confluiranno, dal 1° gennaio 2017, il Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace, il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari. In quella data, questi quattro Dicasteri cesseranno dalle loro funzioni e verranno soppressi. Una sezione del nuovo Dicastero esprime in maniera speciale la sollecitudine del Papa per i profughi ed i migranti. Infatti, non può esserci oggi un servizio allo sviluppo umano integrale senza una “particolare attenzione al fenomeno migratorio”, si legge nella nota della sala Stampa della Santa Sede. Per questo tale sezione è posta ad tempus direttamente sotto la guida del Papa.
Contemporaneamente Papa Francesco ha nominato Prefetto del nuovo Dicastero il  card. Peter Kodwo Appiah Turkson, attualmente Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
 

Terremoto: il dramma nascosto dei romeni

Milano - Anche la Romania piange i suoi morti. Tra le 292 vittime del sisma, infatti, ci sono 11 romeni, mentre 6 sono feriti e ricoverati. Non solo: circa 30 romeni sono sfollati e vivono nelle tende nella zona di Amatrice. Sette salme sono già arrivate ieri in Romania con due convogli funebri, domani sarà lutto nazionale.
La comunità romena, che conta oltre un milione di persone nel nostro Paese, è stata dunque particolarmente colpita dal sisma del 24 agosto e in questi giorni si è stretta in preghiera, intorno ai morti e ai loro familiari. In Romania paesi interi sono in lutto. Dai sindaci, fino alle famiglie delle vittime, il dolore si respira dappertutto. La maggior parte delle vittime è rappresentata da badanti partite dai loro villaggi per aiutare anziani italiani, divenute nel tempo preziosa risorsa per i connazionali rimasti in patria, a cui inviavano soldi. Tra i drammi di questo terremoto, c’è la storia di Steluta Novac, 47 anni, di Vaslui, la zona più povera della Romania. «Non aveva una famiglia sua, ma aiutava tutti» dicono adesso di lei. Anche Elena Olaru, ha raccontato la stampa romena, nonostante i suoi 67 anni lavorava da oltre 10 anni ad Amatrice come badante. In questo modo riusciva a mandare i soldi necessari per le cure del suo nipote, ammalato di leucemia.
Un bambino di 11 anni è rimasto orfano: la mamma Aurelia, romena, e il papà Fabio, italiano, non ce l’hanno fatta. Violeta Moldovan, una donna di 37 anni, invece si trovava ad Amatrice per sorridere, in vacanza. In questi giorni, la stampa romena ha riportato storie strazianti ma anche di grande coraggio come quella dei fratelli Chirilus che a San Lorenzo sono riusciti a salvare nove persone. Loro non si considerano eroi, ma un vigile del fuoco li ha definiti «fantastici », ha scritto il sito di notizie romeno ziare.com.
Il governo di Bucarest, intanto, ha annunciato che stanzierà 6mila euro per i bambini rimasti orfani, 1.000 euro per ciascun deceduto e 1.000 euro ai parenti fino a quelli di secondo grado. Altri 10.000 euro andranno alle persone le cui abitazioni sono state distrutte nel terremoto. Dovrebbero essere una cinquantina le famiglie di romeni pronte a usufruire degli aiuti stanziati da Bucarest.
Da ieri il primo Ministro romeno, Dacian Ciolos, già Commissario Europeo all’Agricoltura, si trova insieme al Ministro del Lavoro, Dragos Pislaru, in Italia, ad Amatrice, per una visita nelle zone colpite. Ha incontrato i suoi connazionali feriti, ha consolato chi ha perso tutto. Poi ha partecipato insieme al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ai funerali di stato di Amatrice. «Siamo insieme all’Italia per affrontare le sfide» ha detto, ricordando i rapporti di amicizia tra i due Paesi, testimoniati oltre che dalla presenza di oltre un milione di romeni nella penisola, anche dall’impegno di diversi imprenditori italiani che hanno scelto la Romania. (Mihaela Iordache)
 

Migranti: salvataggi da record

Milano - Sono riprese a pieno ritmo le operazioni di soccorso nel mar Mediterraneo: nella giornata di lunedì circa 6.500 persone sono state recuperate nel corso di ben 40 diverse operazioni di salvataggio nel tratto di mare che separa la Libia dalle coste italiane, 3mila ieri. Così in appena 4 giorni s’è raggiunto il record senza precedenti di 13mila persone tratte in salvo.
Oltre alla Marina militare e alla Guardia costiera, anche i mercantili e le navi attrezzate per il soccorso da diverse ong sono intervenute: tra i soccorsi anche una giovane mamma eritrea che viaggiava sola con i suoi due gemellini di pochi giorni, nati all’ottavo mese di gravidanza. «Uno dei due bambini presentava segni di patologie legate alla prematurità: ipotermia, ipoglicemia e difficoltà all’alimentazione », spiega Antonia Zemp, coordinatrice del team medico di Medici senza frontiere che con la nave 'Dignity I' ha tratto in salvo circa 3mila persone in un solo giorno. La mamma e i neonati sono stati immediatamente trasferiti all’ospedale di Palermo. Storie di speranza arrivano anche dalla fregata 'Fasan' della Marina militare dove è stata battezzata una bimba di tre mesi proveniente dalla Nigeria e salvata lunedì in un’operazione di soccorso a nord della Libia. La mamma, di religione cattolica, ha chiesto al cappellano di bordo di officiare il rito. Un primo gruppo di 1.200 migranti ha toccato terra a Messina ieri sera, mentre altri sbarchi sono previsti per la giornata di oggi tra Palermo, Augusta, Pozzallo, Cagliari e Corigliano Calabro. Il bel tempo e il mare calmo hanno spinto gli scafisti a mettere in acqua sempre più gommoni e vecchi pescherecci. Imbarcazioni stipate all’inverosimile che – in alcuni casi, come già avvenuto negli ultimi mesi – non erano state nemmeno dotate di un telefono satellitare per chiamare i soccorsi in alto mare. Fortunatamente, la rapidità e la capillarità degli interventi ha evitato nuove stragi: solo due le vittime registrate. Che si vanno ad aggiungere alle oltre 3.100 persone che dall’inizio del 2016 hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.
Non si sa, invece, quanti siano i minori (accompagnati e non) che toccheranno terra nella giornata di oggi. «Lunedì a Trapani sono arrivate circa 800 persone, tra cui 60-70 minori non accompagnati, soprattutto somali, alcuni erano molto piccoli», spiega Giovanna Di Benedetto di Save the children. Da inizio anno al 22 agosto scorso, erano 16.500 i bambini e gli adolescenti arrivati in Italia, di questi ben 14.700 hanno viaggiato da soli. In soli otto mesi è stato superato il numero registrato lo scorso anno, quando furono circa 12.300 minori non accompagnati censiti.
Ed è proprio l’accoglienza dei più piccoli la nuova emergenza. L’ampliamento della rete della primissima accoglienza e dei posti nel servizio Sprar a loro dedicati, seppure molto importante, non è sufficiente. Così, per far fronte a questa situazione, è in fase di discussione un provvedimento che prevede per il prefetto la possibilità di attivare strutture ricettive temporanee in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di minori non accompagnati. Una proposta che è stata criticata dall’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e dal Cnca (Comitato nazionale delle comunità di accoglienza). «Siamo consapevoli delle difficoltà – spiega Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del Cnca – ma la soluzione non può essere quella di attivare nuovi Cas, che non assicurano adeguati standard e che dovrebbero essere temporanei, ma in cui si finisce per passare parecchi mesi». Il rischio «è che si vada a creare un sistema parallelo, un passo indietro rispetto alle garanzie che offre il sistema ordinario, che invece andrebbe potenziato », conclude Marelli. (Ilaria Sesana – Avvenire)
 
 
 

Milano: oggi il card. Scola incontrerà i profughi ospiti della parrocchia di Bruzzano

Milano – Oggi pomeriggio, martedì 30 agosto, alle ore 16, in via Acerbi 39 a Milano, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, incontrerà i profughi ospiti della Parrocchia della Beata Vergine Assunta di Bruzzano, quartiere alla periferia nord di Milano, dove è in fase conclusiva il progetto di accoglienza estiva. Il cardinale Scola dialogherà con loro e con i tanti volontari che si sono mobilitati da Bruzzano e da altre parrocchie e che in queste settimane hanno dato il loro prezioso e fondamentale apporto per accogliere oltre 100 persone al giorno. L’incontro sarà anche un momento di festa: saranno serviti dolci e bevande tipiche dei Paesi di origine degli ospiti, principalmente Eritrea, Etiopia e Somalia. Il progetto è iniziato lo scorso 22 luglio e si concluderà venerdì 2 settembre, secondo lo spirito del piano di accoglienza diffusa sollecitato dal cardinale Scola. Nella parrocchia di Bruzzano, in particolare, l’accoglienza è avvenuta con la collaborazione della Casa della Carità.
 

Andria: quando la solidarietà non ha colore, ma ha calore

Andria – Domani, mercoledì 31 agosto alle ore 19:30, la Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” della diocesi di Andria, con la partecipazione degli ospiti delle Case Famiglia, dei richiedenti asilo politico e protezione internazionale ricorderanno le vittime del terremoto che ha colpito le popolazioni del centro Italia. Presiederà l’Eucaristia il vescovo,   Mons. Luigi Mansi, Vescovo della Diocesi di Andria.
Tale iniziativa è stata fortemente voluta dai richiedenti protezione internazionale del servizio Sprar ospiti presso Casa “S. Croce-R. Livatino” e dai profughi, ospiti delle strutture di accoglienza, che hanno deciso di devolvere a favore degli sfollati il pocket money- la piccola somma che viene assegnata ai rifugiati per le spese personali. Si sono uniti a questa proposta anche gli ospiti delle varie case famiglia presenti sul territorio andriese come anche i volontari e i collaboratori.
E’ sorprendete vedere come il dolore unisce – si legge -realizza al tempo stesso quello che potremmo definire “l’ecumenismo della solidarietà”, che supera ogni differenza di religione, di etnia e di cultura. Ed è così che ancora “una volta scopriamo che la storia ci precede e che altri anticipano con gesti concreti quel futuro che noi con fatica riusciamo a scorgere”.
 

“88 GIORNI nelle farm australiane”: a Favara al Farm Film Festival.

Agrigento - Dal 1 al 4 settembre 2016 presso il Farm Cultural Park di Favara (Agrigento) si svolgerà il “Farm Film Festival 2016, Rassegna Internazionale di cortometraggi” e venerdi 2 settembre verrà proiettato il documentario “88 giorni nelle farm australiane” (www.88days.com) promosso da Fondazione Migrantes. Uno dei soli 5 documentari in concorso.
Il Farm Film Festival di Favara-Agrigento è un progetto che attraverso esibizioni, residenze per artisti, talk, laboratori e workshop coinvolge e racconta le persone e i luoghi che stanno cambiando il mondo. Una rassegna internazionale volta alla proiezione di cortometraggi capaci di raccontare, con linguaggi poco scontati, “storie di cambiamento” emozionanti e coinvolgenti.
“Move! Do something: People and Places that are changing the world” è lo slogan del Farm Film Festival. La traduzione letterale è “Datti una mossa” un’incitazione alla voglia di cambiare, di diventare protagonisti di storie belle di sviluppo territoriale durevole e sostenibile anche attraverso la creazione di Centri Culturali Indipendenti come Farm Cultural Park. L’obiettivo è non solo quello di sensibilizzare l’opinione comune su quelle persone e quei luoghi che stanno ripensando il futuro, ma anche di promuovere comportamenti proattivi rispetto alla trasformazione della società.
In questo contesto si inserisce la proiezione del documentario “88 giorni nelle farm australiane” opera dei ricercatori Michele Grigoletti e Silvia Pianelli, con la regia di Matteo Maffesanti – dell’equipe di “Australia Solo Andata” – che racconta il viaggio tra sogni, speranze e pensieri di migliani di giovani italiani che ogni anno lavorano la terra australiana.
L’evento in corso dal 1 al 4 settembre 2016 è alla sua prima edizione è organizzato dal giovane regista video maker agrigentino Marco Gallo.
Favara è un comune della provincia di Agrigento (Sicilia) terra di emigrazione giovanile verso l’Australia. I giovani italiani che hanno fatto un’esperienza nelle farm australiane possono ancora inviare la loro testimonianza attraverso il sito: www.88days.com
88 giorni nelle farm australiane è un viaggio tra sogni, speranze e pensieri dei giovani italiani in Australia. Il titolo è ispirato al numero di giorni necessari per l'ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro. Il documentario vuole dare voce alle migliaia di giovani italiani che ogni anno lavorano la terra australiana, raccogliendone le storie e svelandone la verità.
 
 

MCI Germania a fianco dei terremotati dell’Italia Centrale

Francoforte - Le Comunità Cattoliche Italiane in Germania sono vicine alle popolazioni dell’Italia centrale colpite dal grave sisma di mercoledì mattina 24 agosto.  In particolare – dice il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia – “vogliamo essere vicini ai connazionali qui residenti che provengono dalle regioni più danneggiate (Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria), che hanno perso familiari, amici, compaesani, o l’abitazione”.  Oltre alla “vicinanza nella preghiera”, le Mci accolgono la proposta della Conferenza Episcopale Italiana (che ha subito destinato un milione di euro per i primi soccorsi) di devolvere per i terremotati le collette di domenica 18 settembre.  
Il fondo di solidarietà della Delegazione è disponibile da subito ad accogliere le offerte (delle Comunità parrocchiali come di altre istituzioni e dei singoli) devolute per i terremotati.   Questo il recapito bancario per i versamenti:   Italienische MissionareSolidaritätsfonds 
IBAN: DE53 5019 0000 0000 276014 BIC: FFVBDEFF 
Terremoto centro Italia