Primo Piano
MSNA: il rapporto di Oxma
Nonostante l'impegno della società civile e di molti comuni e regioni - osserva ancora Oxfam - il sistema di accoglienza italiano appare ancora inadeguato. I centri hotspot realizzati da Ue e autorità italiane, per registrare i nuovi arrivi e velocizzare le procedure di respingimento ed espulsione, sono in cronico sovraffollamento. Mentre il soggiorno massimo dovrebbe durare 48-72 ore, molti ragazzi finiscono per rimanere bloccati per settimane, spesso senza potersi cambiare e chiamare i parenti. La situazione nei centri di prima e seconda accoglienza, dove i minori vengono trasferiti dopo la registrazione, in molti casi non è migliore. Oxfam chiede perciò alle autorità italiane e ai partner europei di intervenire immediatamente per garantire ai minori non accompagnati alloggi adeguati e sicuri e il supporto di cui necessitano per poter vivere in modo dignitoso.
Migrazioni: a Milano torna la Tenda della pace
CEI: nella colletta pro-Ucraina raccolti nelle diocesi 1.230mila euro
A due anni dallo scoppio della guerra, nella regione orientale del Donbass, fra militanti separatisti filorussi e forze governative ucraine, si contano almeno 9mila morti, di cui 2.500 civili; a questi si aggiungono 21mila feriti. Il problema più difficile è legato alla situazione di migliaia di persone intrappolate in aree di conflitto, dove soprattutto anziani e bambini rimangono spesso senza alcuna possibilità di movimento. “Penso – diceva Papa Francesco lo scorso 3 aprile lanciando la colletta – al dramma di chi patisce le conseguenze della violenza in Ucraina: di quanti rimangono nelle terre sconvolte dalle ostilità che hanno causato già varie migliaia di morti, e di quanti – più di un milione – sono stati spinti a lasciarle dalla grave situazione che perdura. Ad essere coinvolti sono soprattutto anziani e bambini. Oltre ad accompagnarli con il mio costante pensiero e con la mia preghiera, ho sentito di decidere di promuovere un sostegno umanitario in loro favore”. Da qui l’invito ad “unirsi” alla colletta con un generoso contributo.
Como: l’accoglienza dei migranti passa anche attraverso la formazione
Le sfide della Misericordia oggi in Europa
Roma - Nell’Anno della Misericordia e proseguendo un cammino avviato insieme a diversi organismi cattolici europei, la Commissione CCEE Caritas in Veritate organizza a Sarajevo, dal 15 al 18 settembre - in collaborazione con la Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina un incontro sull’urgenza e l'attualità delle Opere di Misericordia oggi in Europa. Seguendo l’invito espresso da Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo (Misericordiae Vultus, 15), i responsabili degli organismi che in Europa riuniscono molte realtà che con il loro lavoro quotidiano rendono concreto la Misericordia di Dio e mostrano l’attualità delle opere di misericordia, s’incontreranno a Sarajevo insieme ai delegati delle Conferenze episcopali, che rappresentano a loro volta il lavoro delle Chiese locali in quest’ambito, e ai rappresentanti dei dicasteri vaticani.
I lavori prevedono momenti di riflessione e di testimonianza intesi a mostrare come al centro dell’azione della Chiesa sta la persona umana sempre bisognosa dell’amore di Dio. Guardando prima a ogni opera di misericordia corporale con l’aiuto degli organismi direttamente coinvolti in questi ambiti, i partecipanti si soffermeranno poi sulle “nuove opere di misericordia”: quelle legate alle urgenze che attanagliano l’Europa oggi e che sono rivolte all’accoglienza dei migranti e rifugiati, alla dignità del lavoro e al mondo della politica. Nel corso dell’incontro i partecipanti visiteranno cinque opere di misericordia presenti a Sarajevo. Al termine dei lavori, i partecipanti ascolteranno attraverso una intervista video a Jean Vanier, come proprio la volontà di testimoniare la misericordia di Dio sia stata alla base della fondazione della comunità “L’Arca” e del movimento “Fede e Luce”.
Migranti: ad Augusta i due piccoli che hanno perso la madre
Alla fine, di 150 persone, ne hanno perse 7. Sette cadaveri nell’acqua, cinque donne e due uomini. E tra i vivi, sconvolti, quei due bimbi soli che cercavano la mamma. Una scena ancora più straziante.
C’erano anche quei piccoli orfani del mare tra i 354 migranti sbarcati ieri ad Augusta. La nave Moas Croce Rossa, sempre lunedì, è riuscita a intercettare altre due imbarcazioni. Ora ci vorrà il tempo, e la forza, per chiedere loro di raccontare quello che hanno passato nel viaggio che dall’Africa subsahariana li ha portati in Libia, e poi tra i flutti. È l’ennesimo dramma dei bambini. Con l’ennesimo punto interrogativo su ciò che riserverà ora il futuro. Ormai i minori soli – e lo dice l’UNHCR – rappresentano il 15% degli arrivi e alla fine di luglio quelli sbarcati in Italia erano ben 13.705 (nel 2015 si erano fermati a 12.360). Un esercito che il nostro Paese non ha più strutture né progetti dedicati per gestire. La Sicilia, poi, è al collasso. A Palermo nella notte tra martedì e ieri ne sono arrivati altri 15: pioveva e hanno preferito tenerli sulla nave, invece che sulla banchina, in mezzo ai grandi. Si aggiungono ai 153 della settimana scorsa, soltanto 44 dei quali verranno trasferiti: 30 nel centro locale di Ciminna gestito dalla Caritas, 14 a Bologna. Il resto, in emergenza, lo fa il Comune: «Una parte, circa 25 – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – li possiamo accogliere nelle strutture della nostra area metropolitana per gli altri vedremo il da farsi, auspicando che si metta in atto quanto anticipato dal ministero per il piano di distribuzione nazionale».
E nell’attesa di risposte sull’argomento è intervenuto con forza anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ricordando come sia fondamentale offrire «una adeguata tutela delle persone di minore età che sono particolarmente vulnerabili. È necessario poter assicurare loro modalità e standard appropriati ai loro specifici bisogni, garantendo uniformità di trattamento ed omogeneità di servizi su tutto il territorio nazionale e in ogni fase dell’accoglienza».
In fuga 50 milioni di bambini
Sono circa 50 milioni nel mondo i minori che fuggono dalla guerra o dalla ferocia di qualche dittatura o di bande criminali, da cataclismi o dalla nera miseria. Sradicati, appunto, nella loro innocenza, vittime di un mondo governato da adulti dissennati. Viaggiano soli (i cosiddetti 'minori non accompagnati') o tenuti per mano da chi vorrebbe proteggerli e non sempre riesce. Sono il ventre molle della migrazione, la parte più vulnerabile, a rischio durante l’esodo ma anche all’arrivo, quando cadono facilmente preda di ogni genere di sfruttamento.
Cinquanta milioni di piccoli sradicati nel 2015, dunque – fa sapere l’agenzia Onu per l’infanzia –, il doppio rispetto al 2005, il triplo se parliamo dei minori non accompagnati. Per più della metà, 28 milioni, sono stati i conflitti a farli fuggire dalle loro case: 17 milioni sono rimasti nel loro stesso Paese ma da sfollati, 10 milioni si sono rifugiati all’estero, un altro milione sono richiedenti asilo in attesa di decisione. Che futuro possono avere? Anzi, ci sarà un futuro per loro? Un minore sradicato 'ha cinque volte più probabilità di non frequentare la scuola rispetto ai suoi coetanei', dice il rapporto Unicef, ed è ancora Anthony Lake a ricordare che il prezzo «per non aver fornito a questi piccoli le opportunità di istruzione e di una infanzia normale» lo pagheremo tutti, presto o tardi. «La nostra compassione davanti alle immagini di Aylan e Omran deve unirsi ad azioni concrete per ogni singolo bambino», conclude.
Eppure non va così. Che la compassione la pratichino più i poveri che i ricchi è cosa nota, meno nota è la sproporzione tra benessere e accoglienza. Sono i Paesi più poveri al mondo a sostenere il carico maggiore, come spiega Justin Forsyth, vicedirettore Unicef: «Il peso di questa immigrazione senza difese non è distribuito in modo equilibrato, per questo dobbiamo tutti impegnarci di più e condividere l’impegno». Basti pensare che un Paese in ginocchio come il Libano ospita il più grande numero di rifugiati rispetto alla sua popolazione, con un rifugiato ogni 5 abitanti. Facile il confronto: nel Regno Unito 1 persona su 530 è un rifugiato, negli Stati Uniti 1 ogni 1.200. Se poi analizziamo i Paesi secondo i livelli di reddito, troviamo che la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e il Pakistan ospitano la più alta concentrazione di rifugiati... Sempre secondo i dati dell’Unicef, la metà dei rifugiati che hanno chiesto asilo nel 2015 sono minori e di questi ben il 45% provengono da Siria e Afghanistan. E hanno presentato richiesta di asilo in 78 Paesi.
In vista del summit dell’Onu sulle migrazioni del 19 settembre, Unicef esorta quindi le nazioni a considerare 'prioritaria' l’accoglienza dei minori e soprattutto prova – con i fatti – che 'laddove ci sono rotte legali e sicure, la migrazione può offrire opportunità sia per i bambini che migrano, sia per le comunità in cui arrivano'. L’analisi sull’impatto delle migrazioni sui Paesi ad alto reddito, infatti, mostra che i migranti hanno dato di più, con tasse e contributi sociali, rispetto all’aiuto che hanno ricevuto. Hanno inoltre 'riempito le lacune nel mercato del lavoro sia con le persone più specializzate che con quelle meno', e hanno contribuito alla crescita economica e all’innovazione. Compassione e misericordia dovrebbero essere motivi sufficienti, insomma, ma qualora non bastassero, vegliare su un’immigrazione tutelata e dignitosa 'conviene' a tutti, soprattutto a chi accoglie. A partire dal diritto/ dovere a un’istruzione per tutti i bambini che arrivano sulle nostre terre, nostri cittadini di domani, cartina tornasole di quello che saremo in futuro. (Lucia Bellaspiga – Avvenire)
Profughi: piano per la ripartizione nei Comuni
L'Anci pone le sue condizioni, chiedendo di evitare che i migranti vengano "paracadutati" dal prefetto sul territorio di un comune all'insaputa del sindaco. Il piano è stato discusso al Viminale in una riunione presieduta dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, cui hanno partecipato - tra gli altri - il presidente dell'Anci, Piero Fassino, il capo della Polizia, Franco Gabrielli ed il capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero, Mario Morcone.
Sono 151mila i migranti attualmente ospiti del sistema d'accoglienza nazionale, un numero record. La maggior parte (115mila) è stata sistemata in strutture temporanee ed i continui sbarchi (superata quota 121mila quest'anno) rendono sempre più complicata una gestione ordinata del fenomeno. Sono tanti i sindaci che protestano perché si vedono “paracadutati” migranti sul loro territorio dai prefetti senza preavviso. Un malcontento che Fassino ha portato all'attenzione di Alfano, invocando "un salto di qualità nel sistema di accoglienza" e ponendo una serie di condizioni al ministro, la prima delle quali è proprio quella di "non ridurre i sindaci a meri destinatari di flussi decisi dalle prefetture". L'Anci ha inoltre chiesto meccanismi incentivanti per i Comuni e la possibilità di impegnare i migranti in lavori socialmente utili.
La discussione è stata avviata con i responsabili del ministero, che hanno fatto presente a Fassino la difficoltà di concertare gli arrivi sul territorio quando sbarcano migliaia di persone in pochi giorni. Il piano proposto da Alfano, comunque, prende in considerazione esclusivamente i richiedenti asilo ed i rifugiati. L'obiettivo, ha sottolineato, "è quello di strutturare un sistema di accoglienza dei migranti, diffuso sull'intero territorio nazionale, che garantisca una ripartizione equilibrata" ed "auspichiamo la condivisione di tutti i sindaci su questo nuovo sistema", pensato per rispondere "in maniera flessibile ai fabbisogni di accoglienza che si potranno registrare nel corso del tempo".
In media si pensa di distribuire 2,5 migranti ogni mille abitanti, differenziando i Comuni in tre classi: fino a 2.000 abitanti, con più di 2.000 abitanti e le città metropolitane. Nel primo caso il massimo dei migranti assegnati è 5; nell'ultimo si scende a 1,5 ogni mille abitanti. Fermo restando che ogni Comune può chiedere di accogliere più persone di quante glie ne spetterebbero secondo il modello messo a punto.
Il pilastro del piano, ha sottolineato Alfano, è "l'adesione volontaria allo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo), da parte dei Comuni, cui viene presentata l'alternativa tra l'entrare in un sistema ordinario e istituzionale o assistere al trasferimento di richiedenti asilo sul proprio territorio, stabilito a livello centrale sulla base di un piano nazionale di ripartizione".
In altre parole, è la posizione del Viminale, il Comune che non aderisce allo Sprar non potrà lamentarsi se gli verranno assegnati quote di migranti senza concertazione.
MCI Svizzera: confermato coordinatore don Carlo De Stasio
Rom e Sinti: ad ottobre il III Congresso Italiano delle comunità romanès
Allarme minori migranti soli: arrivi raddoppiati
Davanti a cifre così allarmanti l’Ue deve porre al centro della politica sui migranti i diritti dell’infanzia e le esigenze che possono avere durante tutto il percorso dal Paese di origine fino a quello di destinazione. L’appello è stato lanciato ieri da Save the Children nell’incontro con le istituzioni europee e internazionali tenutosi nell’Aula consiliare di Palazzo Valentini a Roma.
«Ora più che mai è necessario che l’Unione Europea attui una politica comune che garantisca effettiva protezione ai bambini, in particolar modo quelli che viaggiano soli», ha affermato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. Nell’occasione l’organizzazione umanitaria ha presentato il una sorta di pamphlet di raccomandazioni agli Stati membri sulle politiche migratorie. Una priorità assoluta è rappresentata dai salvataggi in mare. A questo proposito l’organizzazione avvierà nei prossimi giorni un’operazione di ricerca e di salvataggio nel Mediterraneo centrale.
Vos Hestia, la nave di Save the Children che batte bandiera italiana, sarà di stanza ad Augusta in Sicilia e, con i suoi 25 metri di lunghezza, potrà soccorrere 300 persone per volta. Alle operazioni parteciperanno anche a due gommoni di salvataggio. A bordo dell’imbarcazione, squadre di professionisti offriranno cibo, cure e sostegno psicologico soprattutto ai minori non accompagnati.
Save the Children esorta le autorità ad assicurare ai migranti vie sicure e legali per raggiungere l’Europa ed evitare così di finire in mano ai trafficanti; una politica dei rimpatri responsabile che eviti ritorsioni; protezione umanitaria per chi non può godere dello status di rifugiato, ma rischia egualmente la vita; il rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare e la fine della detenzione dei minori come sta avvenendo in Grecia. Inoltre i bambini, da soli o con la famiglia, dovrebbero avere la priorità nel ricollocamento all’interno dell’Ue. Un appello accolto dal sottosegretario all’interno Domenico Manzione. «L’Italia - ha assicurato - si fara promotrice di questa proposta in Europa, anche se realisticamente non è facile visto quello che sta succedendo». Quanto al piano, che prevede il trasferimento dei minori migranti non accompagnati dalle regioni del Sud al Nord, che doveva partire il 23 agosto scorso, Manzione assicura che sarà operativo a breve e contribuirà ad alleggerire le strutture del meridione. Intanto ieri, in un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il presidente dell’Anci Piero Fassino ha «sollecitato la necessità di un salto di qualità nel sistema di accoglienza. In particolare le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di Comuni e questo determina un addensamento evidente in alcune realtà». L’Anci è «per un sistema di accoglienza più ampio e per una distribuzione più diffusa, puntando soprattutto «sui sindaci che non possono – ha concluso Fassino – essere semplici destinatari dei flussi decisi dalle prefetture».( Stefano Nassisi – Avvenire)
La carità ci spinge: i volontari e gli sbarchi di migranti
Migrantes Torino: accoglienza in parrocchia 2016
La settimana successiva, in occasione dell’Angelus del 6 settembre, Papa Francesco lanciava l’appello alle Parrocchie di tutta Europa “ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”
A un anno di distanza, la Migrantes della diocesi di Torino fa un primo bilancio delle risposte date da unità pastorali, singole parrocchie, congregazioni, associazioni e movimenti in merito all’accoglienza di rifugiati. In un anno ad aprire le loro porte sono state molte realtà sul territorio e altre stanno ancora organizzandosi per avviare un’esperienza di ospitalità gratuita.
Sono ad oggi 255 i rifugiati ospitati gratuitamente e 115 i richiedenti asilo accolti in prima accoglienza CAS in strutture messe a disposizione dalla diocesi. Delle 255 persone accolte, 135 sono rifugiati (quindi con titolo di protezione riconosciuto) ospitati gratuitamente da 16 parrocchie singole, 8 Unità pastorali, 7 congregazioni, dal Seminario diocesano e dalla Diocesi di Torino. Si tratta di progetti concordati con la Migrantes Torino e ogni singolo beneficiario, con durata media di 12-18 mesi. Altri 80 abitano nell’ex pensionato dei Missionari della Madonna di La Salette, una struttura occupata da rifugiati qualche anno fa, che la Diocesi ha deciso di ristrutturare a proprie spese nell’ambito di un progetto complesso che vede lavorare insieme più soggetti del privato sociale e i rifugiati stessi. Altre 40 persone sono ospitate in alloggi messi a disposizione dal Comune di Torino in un progetto gestito dalla Fondazione M. Operti.
Ogni percorso individuale, sostenuto e finanziato unicamente con risorse private, prevede un lavoro di rete volto al raggiungimento dell’autonomia dei beneficiari. Si tratta per lo più di persone che hanno ottenuto una protezione internazionale e che non sono ancora inseriti sul territorio, soprattutto dal punto di vista lavorativo e alloggiativo. Sono persone fuori da qualsiasi tipo di accoglienza istituzionale, ma che hanno ancora bisogno di aiuto. Uomini, donne sole, donne con figli e qualche famiglia.
Accanto all’ospitalità delle parrocchie e di altre organizzazioni, la Migrantes di Torino ha dato una risposta alle tante famiglie che hanno contattato l’Ufficio per offrire la disponibilità ad accogliere nelle proprie case rifugiati e rifugiate. Attualmente sono 47 i rifugiati , usciti da percorsi di prima accoglienza, ospitati in famiglia, grazie a un progetto con il Comune di Torino, nell’ambito dell’Accoglienza SPRAR. Sono tre i minori non accompagnati affidati, 28 gli adulti in famiglia e 16 gli uomini ospitati dai salesiani.
“Al di là dei numeri, l’esperienza di questo anno ha visto capovolgersi il paradigma dell’accoglienza dei profughi – afferma Sergio durando, Direttore della Migrantes di Torino -. Non più grandi numeri in poche strutture, bensì poche persone accolte dalle comunità. Si tratta di un’esperienza di prossimità, di conoscenza reciproca, di relazioni che nascono e crescono. Di integrazione. La speranza è che questa esperienza faticosa e importante possa essere solo l’inizio di un processo che incarni il Vangelo dell’accoglienza. Perché l’esperienza vissuta possa non concludersi con l’Anno della Misericordia, ma che diventi un modus operandi”.
UE: “Nell’accoglienza degli immigrati siamo ormai vicini al limite”
Migrantes: un anno di impegno nell’accoglienza dei richiedenti asilo nelle comunità cristiane
Un’altra strage in mare: quindici morti
Intanto, oggi al Viminale, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ed il presidente dell’Anci, Piero Fassino, si vedranno per mettere a punto un piano di redistribuzione dei migranti presenti nel sistema di accoglienza.
Sette delle quindici vittime, cinque donne e due uomini, sono cadute in mare durante le operazioni di salvataggio condotte dal Moas e dalla Croce Rossa, «in uno dei soccorsi più difficili dall’inizio della missione congiunta nel Mar Mediterraneo», riferisce una nota del Moas. Altre 183 persone, divise su tre diverse imbarcazioni, sono state salvate dall’equipaggio di Responder nel corso della giornata, mentre 171 sono state trasferite da altre navi di ricerca e soccorso presenti in mare, per un totale di 354 persone attualmente salve a bordo della nave Moas e ora sottoposte alle cure del team medico sanitario di Croce Rossa.
«Dopo aver avvistato un gommone stracarico di persone – raccontano i soccorritori – l’equipaggio di Responder si è avvicinato per cominciare a distribuire i salvagenti come da procedura standard. In un attimo, le persone migranti, a bordo del gommone già pieno d’acqua, sono entrate nel panico - terrorizzate anche a causa dell’abbondante fuoriuscita di gasolio dal motore - e hanno cominciato a gettarsi in acqua per cercare di salvarsi raggiungendo la nave di Moas il prima possibile. Alcuni membri dell’equipaggio si sono lanciati per soccorrere le persone in mare. Alla fine, 134 persone, tra cui 99 uomini, 29 donne e 6 bambini, sono stati tratti in salvo su Responder ». Sulle coste italiane sono così proseguiti gli arrivi dei profughi. Ieri pomeriggio è approdata nel porto di Reggio Calabria la nave “Capitano Michele Fiorillo” con a bordo 119 migranti tra cui due sole donne e 117 uomini adulti. I profughi sono stati soccorsi dal pattugliatore d’altura della Guardia costiera nell’ambito degli interventi davanti alle coste libiche. Non sono stati segnalati particolari problemi di ordine sanitario tra i 119 che provengono da Bangladesh, Marocco, Pakistan, Libia, Senegal, Nigeria e Sudan. Sulla banchina del porto è subito entrata in attività la rete di accoglienza ed assistenza che, con il coordinamento della Prefettura di Reggio Calabria, vede impegnati i medici di frontiera del Ministero della Salute, del servizio 118, i volontari dell’Ordine dei Medici, il coordinamento ecclesiale sbarchi della Caritas diocesana di Reggio Calabria, Croce Rossa e associazioni di volontariato.
La Protezione civile regionale ha allestito la tenda pressurizzata per il trattamento dermatologico dei profughi, che vengono forniti del necessario prima di essere identificati e foto segnalati. Tutti saranno destinati in centri di accoglienza della regione.
Infine, resta «critica» la situazione nell’hotspot di Lampedusa, dove sono ospitati più di mille profughi, rispetto a una capienza massima di circa 480 posti. I posti a disposizione dentro il centro sono attualmente anche meno a causa di un padiglione per 150 persone ancora fuori uso dopo un incendio avvenuto lo scorso maggio. Dai 1.600 dei giorni scorsi il numero è sceso con alcuni trasferimenti che sono avvenuti con aliscafo a gruppi di 150 persone dirette a Porto Empedocle. Il numero che rimane ancora alto lascia immaginare anche delle situazioni difficili di vivibilità all’interno del centro che sono abbastanza precarie come sottolinea Mediterranean Hope, l’associazione di prima accoglienza/ assistenza che opera a favore dei migranti durante gli sbarchi. Intanto secondo quanto riferisce la prefettura, sarebbero previsti altri trasferimenti per snellire numericamente la struttura di prima accoglienza dell’isola. Inoltre a Lampedusa, domenica, sono arrivati anche 38 tunisini che non sono passati dall’hotspot ma sono stati subito trasferiti a Porto Empedocle. (Paolo Ferrario – Avvenire)
Migranti: salito ad otto il numero dei cadaveri recuperati
Gli interventi - scrive l’agenzia Ansa - di soccorso coordinati oggi dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera sono stati finora 19 e sono stati tratti in salvo oltre duemila migranti. Operano nelle acque a ridosso delle coste libiche unità italiane della stessa Guardia Costiera e della Marina Militare, navi inquadrate nel dispositivo Eunavformed e mezzi di Organizzazioni non governative.
Ragusa: conclusa la Summer School sulle migrazioni
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, , monsignor Giancarlo Perego ha idealmente concluso la nove gironi dedicata alla formazione dei 30 iscritti. Quella del direttore è stata una vera lezione sulle problematiche dell’immigrazione, del viaggio e delle fasi dell’accoglienza. Un incontro che si è svolto nella sala del Centro Polifunzionale di Viale Colajanni a Ragusa e che ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico. “Abbiamo deciso di aprire a chiunque lo volesse questo incontro – spiega Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché sicuri dell’interesse che avrebbe suscitato la relazione di monsignor Perego. Ci sembrava giusto concludere così un percorso formativo che ha riscosso un plauso unanime e al di sopra delle nostre aspettative. Un risultato dovuto alla collaborazione con la Prefettura di Ragusa, il Libero Consorzio dei Comuni e all’altissimo livello dei docenti e dei testimoni coinvolti”.
“L’Italia – ha ricordato mons. Perego - vive una situazione in cui cresce il numero degli emigranti che lasciano il nostro Paese e, nel contempo, vede una crescita notevole dei richiedenti asilo e protezione internazionale. Dal 2014 ad oggi 425 mila persone sono arrivate lungo le nostre coste. Ciò impone una maggiore attenzione alle politiche migratorie”. Il rafforzamento della rete nazionale del Sistema di protezione e richiedenti asilo (SPRAR) e una inversione di rotta nel pensare il fenomeno sono i due capisaldi su cui monsignor Perego incentra il suo pensiero. “L’Italia deve strutturare i propri luoghi di arrivo e partenza, stazioni, porti e aeroporti, dotandoli di uffici per l’immigrazione. Il tema del viaggio, infatti, non riguarda solo il nostro Stato, ma anche quelli della destinazione finale del percorso migratorio; i due terzi dei richiedenti asilo giunti in Italia vanno altrove. La politica dell’accoglienza deve sganciarsi dalla logica della sicurezza per ancorarsi a quella dell’integrazione. Per far questo occorre pensare alle cause che spingono le persone ad un viaggio spesso estenuante, al loro arrivo in condizioni di sicurezza e ad una ospitalità che sia in grado di dare le giuste risposte nel minor tempo possibile”. Varie le proposte emerse nel corso dell’incontro. “Alla luce dei fatti e non delle ideologie – conclude il relatore – si potrebbe pensare a concedere una protezione umanitaria a coloro i quali non saremo comunque in grado di rimpatriare. Dobbiamo abbandonare la logica dei respingimenti perché storicamente non ha mai prodotto buoni risultati e creare, piuttosto, corridoi umanitari che salvino vite umane togliendole dalle mani dei trafficanti di persone. Sviluppare il sistema integrato dei progetti territoriali Sprar garantirebbe più lavoro ai nostri ragazzi e maggiori servizi agli stranieri. Infine dobbiamo pensare concretamente all’aiuto ai Paesi di origine eliminando o contrastando le cause dell’emigrazione forzata. La condivisione dei beni e la giustizia socio economica sono i due fattori fondamentali per risolvere buona parte di questo complesso problema”. Il progetto della Summer school è stato realizzato con il supporto della Scuola per Assistenti Sociali “F. Stagno D’Alcontres”, Praticare Onlus, Diocesi di Ragusa, Cvx-Lega Missionaria e in collaborazione con Prefettura, Questura, Provincia ed il comune di Comiso e di Ragusa.
Messico: in 18 mila pregano per la famiglia e i migranti
"Non possiamo rimanere indifferenti alla voce di Dio che oggi attraverso l'Eucaristia ci continua a parlare. Nel Vangelo, Dio parla a Giuseppe attraverso un sogno e dà un'indicazione molto concreta: Alzati prendi la tua famiglia, curala, proteggila, e Giuseppe ascolta la voce di Dio, prende la sua famiglia, la porta in Egitto per prendersi cura di essa e proteggerla dal nemico, la salva, la custodisce" ha detto il Vescovo durante l'omelia, “così anche noi riguardo alle nostre famiglie, dobbiamo seguire la voce di Dio”.
Sullo stesso altare costruito per la celebrazione di Papa Francesco per i migranti, durante la sua visita in Messico, insieme a Mons. Torres hanno concelebrato il Segretario della Conferenza Episcopale Messicana, alcuni Vescovi del Messico e degli Stati Uniti. Questa Messa è stata la celebrazione finale della "Marcia per le famiglie", organizzata pensando alle famiglie di tanti messicani divisi dalla frontiera, e nel programma degli eventi per l'Anno della Misericordia.