Primo Piano

Rom e Sinti: ad ottobre il III Congresso Italiano delle comunità romanès

Roma  - La Fondazione romanì Italia in collaborazione con la propria rete delle associazioni promuove  il III° congresso delle comunità romanès e delle associazioni in Italia. Tema dell’incontro – che si svolgerà a Silvi Marina (Te) dal 22 al 23 ottobre – sarà "Welfare plurale e comunitario per il futuro della minoranza romanì".
 

MSNA: il rapporto di Oxma

Roma - Il numero di bambini migranti e rifugiati non accompagnati arrivati quest'anno in Europa attraverso l'Italia è raddoppiato. A fronte però di un sistema di accoglienza che non riesce a fornire loro il supporto necessario. A rilevarlo è il nuovo rapporto di Oxfam "Grandi speranze alla deriva". Ogni giorno 28 bambini non accompagnati semplicemente "scompaiono" a causa di un sistema inefficace e inadeguato. Nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati "scomparsi", essendo scappati dai centri d'accoglienza per continuare il loro viaggio e raggiungere altri Paesi europei dove hanno conoscenti e parenti. Ragazzi che diventano così invisibili, uscendo dai radar della legge, e diventando ancor più vulnerabili violenze e sfruttamento. Molti infatti - si legge in una nota dell'Oxfam - si ritrovano confinati a tempo indeterminato in centri da cui non possono uscire, costretti in alloggi inadeguati e insicuri, senza informazioni sui loro diritti. Dopo la chiusura della rotta dei Balcani occidentali e l'accordo tra l'Unione Europea e la Turchia, l'Italia si è ritrovata ancora una volta ad essere il principale punto di accesso per i migranti diretti in Europa. La maggior parte dei bambini che arrivano da soli via mare provengono da Egitto, Gambia, Eritrea, Nigeria e Somalia. Secondo gli ultimi dati dell'UNHCR, il numero di minori soli arrivati in Europa è aumentato nel 2016, fino a rappresentare il 15% di tutti gli arrivi. Alla fine di luglio, secondo l'UNHCR, erano ben 13.705 i minori non accompagnati sbarcati in Italia: un numero maggiore del totale di quelli arrivati nel 2015 (12.360 bambini).
Nonostante l'impegno della società civile e di molti comuni e regioni - osserva ancora Oxfam - il sistema di accoglienza italiano appare ancora inadeguato. I centri hotspot realizzati da Ue e autorità italiane, per registrare i nuovi arrivi e velocizzare le procedure di respingimento ed espulsione, sono in cronico sovraffollamento. Mentre il soggiorno massimo dovrebbe durare 48-72 ore, molti ragazzi finiscono per rimanere bloccati per settimane, spesso senza potersi cambiare e chiamare i parenti. La situazione nei centri di prima e seconda accoglienza, dove i minori vengono trasferiti dopo la registrazione, in molti casi non è migliore. Oxfam chiede perciò alle autorità italiane e ai partner europei di intervenire immediatamente per garantire ai minori non accompagnati alloggi adeguati e sicuri e il supporto di cui necessitano per poter vivere in modo dignitoso.
 

Migrazioni: a Milano torna la Tenda della pace

Milano - Ogni anno dal 2001 l’associazione Pace Sant’Angelo, gruppo costituente della Casa per la pace, organizza a fine settembre alle colonne di San Lorenzo di Milano la Tenda del silenzio, che – come si legge sul sito dell’associazione – “rappresenta una grande tenda spoglia, provvisoria e povera dove chiunque può fermarsi in silenzio a dare testimonianza della sua volontà di pace”. L’iniziativa di quest’anno avrà come tema principale quello dei migranti (il titolo sarà infatti “Essere profughi: la sfida del coraggio”) e si terrà in due date distinte alle colonne di San Lorenzo, luogo simbolo della movida milanese: domenica 18 settembre dalle 16 alle 21 e lunedì 19 settembre dalle 9 alle 21. Quest’anno però, parallelamente alla tenda del silenzio, avrà luogo un’altra iniziativa che vede come protagonisti la comunità ecclesiale di Sant’Angelo, il Forum delle religioni a Milano e la Casa per la pace. Queste realtà – si legge nel comunicato – “oltre al silenzio, invitano a tre momenti di dialogo: la dimensione personale di essere donna e profuga; la dimensione cittadina di un rinnovato messaggio alla città e infine la dimensione delle politiche di pace, la vera sfida”. Gli incontri si terranno alle colonne di San Lorenzo la domenica e il lunedì dalle 18 alle 19. (SIR)
 

CEI: nella colletta pro-Ucraina raccolti nelle diocesi 1.230mila euro

Roma - Nelle diocesi italiane sono stati raccolti complessivamente 1.230.000,00 euro nella colletta pro-Ucraina voluta da Papa Francesco lo scorso 24 aprile. Lo rende noto oggi l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, puntualizzando che “la somma, già inviata in Segreteria di Stato, esprime la vicinanza e la solidarietà della nostra Chiesa a una situazione drammatica più volte segnalata dallo stesso Pontefice”.
A due anni dallo scoppio della guerra, nella regione orientale del Donbass, fra militanti separatisti filorussi e forze governative ucraine, si contano almeno 9mila morti, di cui 2.500 civili; a questi si aggiungono 21mila feriti. Il problema più difficile è legato alla situazione di migliaia di persone intrappolate in aree di conflitto, dove soprattutto anziani e bambini rimangono spesso senza alcuna possibilità di movimento. “Penso – diceva Papa Francesco lo scorso 3 aprile lanciando la colletta – al dramma di chi patisce le conseguenze della violenza in Ucraina: di quanti rimangono nelle terre sconvolte dalle ostilità che hanno causato già varie migliaia di morti, e di quanti – più di un milione – sono stati spinti a lasciarle dalla grave situazione che perdura. Ad essere coinvolti sono soprattutto anziani e bambini. Oltre ad accompagnarli con il mio costante pensiero e con la mia preghiera, ho sentito di decidere di promuovere un sostegno umanitario in loro favore”. Da qui l’invito ad “unirsi” alla colletta con un generoso contributo.
 

Como: l’accoglienza dei migranti passa anche attraverso la formazione

Como - L’accoglienza passa anche attraverso la formazione. È questo il messaggio lanciato ieri, presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari, dalla rete Acli-Caritas di Como, in occasione della consegna degli attestati di frequenza a una cinquantina di giovani migranti (con una netta maggioranza di uomini e alcune donne, provenienti in massima parte dall’Africa sub-sahariana, più una piccola rappresentanza dal Pakistan). Tutti, nel primo semestre 2016, hanno seguito dei corsi di qualificazione professionale organizzati in collaborazione con la cooperativa “Sol.co.” e con l’Enaip: 15 studenti per l’itinerario di aiuto-cuoco (per un totale di 80 ore); 15 aspiranti camerieri (72 ore di formazione), 12 allievi (per 50 ore) sia per il percorso come imbianchini, sia per la sartoria. A consegnare i diplomi erano presenti il sindaco Mario Lucini e, in rappresentanza della Prefettura, il dirigente Nicola Venturo. «Negli ultimi cinque anni – ha ricordato Luisa Seveso, in rappresentanza delle Acli – abbiamo organizzato almeno 8 semestri di cammini formativi. Un’iniziativa nata con la prima emergenza Nord-Africa del 2011 e poi potenziata nel 2013». Attualmente sono 200 le persone che afferiscono ai corsi Acli-Caritas: ovvero tutti i richiedenti asilo o protezione internazionale che, sul territorio del Comune di Como (che ospita 750 migranti secondo la suddivisione fatta da Ministero e Prefetture sulla base del numero di abitanti), sono accolti da Acli, Caritas, Padri Somaschi e Opera Don Guanella. In linea di massima sono persone presenti in Italia da quasi due anni: hanno documenti temporanei e sono in attesa o del primo pronunciamento delle commissioni territoriali o dei risultati del ricorso rispetto a un diniego. «Ognuno di loro – ci spiega Mario Brillante, responsabile dei “Servizi per l’integrazione” della cooperativa “Acli – Questa generazione” – ha prima seguito un corso di italiano. Abbiamo quindi mappato le competenze (a partire dalle esperienze maturate nei Paesi di origine) o le aspirazioni, indirizzandoli, successivamente, sulla proposta formativa più adatta a loro». Nelle prossime settimane si chiuderanno altri due itinerari: uno per la manutenzione del verde, l’altro sull’agricoltura, realizzati insieme alla “Fondazione Minoprio” (eccellenza comasca sul fronte agrario) e alla cooperativa Caritas “Si può fare – Terra”. Fino a oggi un quarto dei migranti che ha seguito l’orientamento professionale Caritas-Acli ha avuto la possibilità di fare anche un tirocinio e, in una decina di casi, ci sono state anche delle assunzioni. «Molti hanno delle abilità molto raffinate – aggiunge Luisa Seveso – ricordo un giovane abilissimo nell’intagliare il legno; mentre un corso di sartoria ha collaborato con una Casa di riposo per la realizzazione delle divise del personale». «Vi siete impegnati e adesso le vostre competenze sono certificate – ha sottolineato Roberto Bernasconi di Caritas Como –. Mi auguro che queste qualifiche possano esservi di aiuto nel vostro cammino di inserimento nella società italiana ed europea alla quale, con il vostro entusiasmo, sapere portare nuova linfa». «Accogliere vuol dire creare le condizioni per consentire alle persone di diventare parti attive della comunità, per svolgere compiutamente il proprio ruolo di cittadini – ha affermato il sindaco Lucini –. Momenti come questi sono occasioni di crescita preziose sia per chi è accolto sia per chi accoglie». Il giovane Pierre, a nome di tutti, ha espresso il suo ringraziamento per le opportunità ricevute e per l’attenzione che hanno sentito nei loro confronti. «I percorsi formativi – conclude Mario Brillante – sono stati organizzati utilizzando le risorse economiche riconosciute dal Ministero a chi è impegnato nell’accoglienza, perché crediamo che oltre a vitto e alloggio sia indispensabile investire su questo tipo di servizi, per promuovono la dignità delle persone e le aiutano a progettare il loro futuro». (Elena Lattanzi)
 

Le sfide della Misericordia oggi in Europa

Roma - Nell’Anno della Misericordia e proseguendo un cammino avviato insieme a diversi organismi cattolici europei, la Commissione CCEE Caritas in Veritate organizza a Sarajevo, dal 15 al 18 settembre - in collaborazione con la Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina un incontro sull’urgenza e l'attualità delle Opere di Misericordia oggi in Europa. Seguendo l’invito espresso da Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo (Misericordiae Vultus, 15), i responsabili degli organismi che in Europa riuniscono molte realtà che con il loro lavoro quotidiano rendono concreto la Misericordia di Dio e mostrano l’attualità delle opere di misericordia, s’incontreranno a Sarajevo insieme ai delegati delle Conferenze episcopali, che rappresentano a loro volta il lavoro delle Chiese locali in quest’ambito, e ai rappresentanti dei dicasteri vaticani.
I lavori prevedono momenti di riflessione e di testimonianza intesi a mostrare come al centro dell’azione della Chiesa sta la persona umana sempre bisognosa dell’amore di Dio. Guardando prima a ogni opera di misericordia corporale con l’aiuto degli organismi direttamente coinvolti in questi ambiti, i partecipanti si soffermeranno poi sulle “nuove opere di misericordia”: quelle legate alle urgenze che attanagliano l’Europa oggi e che sono rivolte all’accoglienza dei migranti e rifugiati, alla dignità del lavoro e al mondo della politica. Nel corso dell’incontro i partecipanti visiteranno cinque opere di misericordia presenti a Sarajevo. Al termine dei lavori, i partecipanti ascolteranno attraverso una intervista video a Jean Vanier, come proprio la volontà di testimoniare la misericordia di Dio sia stata alla base della fondazione della comunità “L’Arca” e del movimento “Fede e Luce”.
 

Migranti: ad Augusta i due piccoli che hanno perso la madre

Augusta -  La loro mamma non ce l’ha fatta. Quando lunedì mattina, poco prima dell’alba, la nave della missione congiunta Moas Croce Rossa italiana è arrivata vicino al gommone, ormai in avaria e pieno d’acqua, la gente ha cominciato a gettarsi in acqua. Erano disperati, in panico. Nemmeno il tempo di predisporre il soccorso, di preparare i giubbotti di salvataggio: i volontari anche loro hanno dovuto lanciarsi in acqua e cercare di salvare più vite possibili nell’inferno di urla e mani e teste e carburante.
Alla fine, di 150 persone, ne hanno perse 7. Sette cadaveri nell’acqua, cinque donne e due uomini. E tra i vivi, sconvolti, quei due bimbi soli che cercavano la mamma. Una scena ancora più straziante.
C’erano anche quei piccoli orfani del mare tra i 354 migranti sbarcati ieri ad Augusta. La nave Moas Croce Rossa, sempre lunedì, è riuscita a intercettare altre due imbarcazioni. Ora ci vorrà il tempo, e la forza, per chiedere loro di raccontare quello che hanno passato nel viaggio che dall’Africa subsahariana li ha portati in Libia, e poi tra i flutti. È l’ennesimo dramma dei bambini. Con l’ennesimo punto interrogativo su ciò che riserverà ora il futuro. Ormai i minori soli – e lo dice l’UNHCR – rappresentano il 15% degli arrivi e alla fine di luglio quelli sbarcati in Italia erano ben 13.705 (nel 2015 si erano fermati a 12.360). Un esercito che il nostro Paese non ha più strutture né progetti dedicati per gestire. La Sicilia, poi, è al collasso. A Palermo nella notte tra martedì e ieri ne sono arrivati altri 15: pioveva e hanno preferito tenerli sulla nave, invece che sulla banchina, in mezzo ai grandi. Si aggiungono ai 153 della settimana scorsa, soltanto 44 dei quali verranno trasferiti: 30 nel centro locale di Ciminna gestito dalla Caritas, 14 a Bologna. Il resto, in emergenza, lo fa il Comune: «Una parte, circa 25 – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – li possiamo accogliere nelle strutture della nostra area metropolitana per gli altri vedremo il da farsi, auspicando che si metta in atto quanto anticipato dal ministero per il piano di distribuzione nazionale».
E nell’attesa di risposte sull’argomento è intervenuto con forza anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ricordando come sia fondamentale offrire «una adeguata tutela delle persone di minore età che sono particolarmente vulnerabili. È necessario poter assicurare loro modalità e standard appropriati ai loro specifici bisogni, garantendo uniformità di trattamento ed omogeneità di servizi su tutto il territorio nazionale e in ogni fase dell’accoglienza».
 

In fuga 50 milioni di bambini

Milano  - Due immagini indelebili di bambini in fuga dal loro Paese: il curdo Aylan, inerte sulla spiaggia turca come una bambola rotta, ucciso a 3 anni dal mare mentre con la famiglia cercava salvezza in Europa, e Omran, siriano, vivo ma coperto di polvere e sangue, estratto dalle macerie della sua casa bombardata, che ci guarda stordito come a chiedere un perché. È a queste due immagini che il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake, dedica l’impressionante rapporto intitolato 'Sradicati' e dedicato ai bambini costretti per vari motivi a scappare lontano dal loro luogo d’origine: «Pensate che ogni immagine come quelle di Aylan e di Omran rappresenta milioni di altri bambini come loro, in pericolo», ha detto. Ed è vero.
Sono circa 50 milioni nel mondo i minori che fuggono dalla guerra o dalla ferocia di qualche dittatura o di bande criminali, da cataclismi o dalla nera miseria. Sradicati, appunto, nella loro innocenza, vittime di un mondo governato da adulti dissennati. Viaggiano soli (i cosiddetti 'minori non accompagnati') o tenuti per mano da chi vorrebbe proteggerli e non sempre riesce. Sono il ventre molle della migrazione, la parte più vulnerabile, a rischio durante l’esodo ma anche all’arrivo, quando cadono facilmente preda di ogni genere di sfruttamento.
Cinquanta milioni di piccoli sradicati nel 2015, dunque – fa sapere l’agenzia Onu per l’infanzia –, il doppio rispetto al 2005, il triplo se parliamo dei minori non accompagnati. Per più della metà, 28 milioni, sono stati i conflitti a farli fuggire dalle loro case: 17 milioni sono rimasti nel loro stesso Paese ma da sfollati, 10 milioni si sono rifugiati all’estero, un altro milione sono richiedenti asilo in attesa di decisione. Che futuro possono avere? Anzi, ci sarà un futuro per loro? Un minore sradicato 'ha cinque volte più probabilità di non frequentare la scuola rispetto ai suoi coetanei', dice il rapporto Unicef, ed è ancora Anthony Lake a ricordare che il prezzo «per non aver fornito a questi piccoli le opportunità di istruzione e di una infanzia normale» lo pagheremo tutti, presto o tardi. «La nostra compassione davanti alle immagini di Aylan e Omran deve unirsi ad azioni concrete per ogni singolo bambino», conclude.
Eppure non va così. Che la compassione la pratichino più i poveri che i ricchi è cosa nota, meno nota è la sproporzione tra benessere e accoglienza. Sono i Paesi più poveri al mondo a sostenere il carico maggiore, come spiega Justin Forsyth, vicedirettore Unicef: «Il peso di questa immigrazione senza difese non è distribuito in modo equilibrato, per questo dobbiamo tutti impegnarci di più e condividere l’impegno». Basti pensare che un Paese in ginocchio come il Libano ospita il più grande numero di rifugiati rispetto alla sua popolazione, con un rifugiato ogni 5 abitanti. Facile il confronto: nel Regno Unito 1 persona su 530 è un rifugiato, negli Stati Uniti 1 ogni 1.200. Se poi analizziamo i Paesi secondo i livelli di reddito, troviamo che la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e il Pakistan ospitano la più alta concentrazione di rifugiati... Sempre secondo i dati dell’Unicef, la metà dei rifugiati che hanno chiesto asilo nel 2015 sono minori e di questi ben il 45% provengono da Siria e Afghanistan. E hanno presentato richiesta di asilo in 78 Paesi.
In vista del summit dell’Onu sulle migrazioni del 19 settembre, Unicef esorta quindi le nazioni a considerare 'prioritaria' l’accoglienza dei minori e soprattutto prova – con i fatti – che 'laddove ci sono rotte legali e sicure, la migrazione può offrire opportunità sia per i bambini che migrano, sia per le comunità in cui arrivano'. L’analisi sull’impatto delle migrazioni sui Paesi ad alto reddito, infatti, mostra che i migranti hanno dato di più, con tasse e contributi sociali, rispetto all’aiuto che hanno ricevuto. Hanno inoltre 'riempito le lacune nel mercato del lavoro sia con le persone più specializzate che con quelle meno', e hanno contribuito alla crescita economica e all’innovazione. Compassione e misericordia dovrebbero essere motivi sufficienti, insomma, ma qualora non bastassero, vegliare su un’immigrazione tutelata e dignitosa 'conviene' a tutti, soprattutto a chi accoglie. A partire dal diritto/ dovere a un’istruzione per tutti i bambini che arrivano sulle nostre terre, nostri cittadini di domani, cartina tornasole di quello che saremo in futuro. (Lucia Bellaspiga – Avvenire)
 
 

Profughi: piano per la ripartizione nei Comuni

Roma - Il ministero dell'Interno vara il piano per una ripartizione "equilibrata" di richiedenti asilo in tutti i Comuni italiani: si parla di una media di 2,5 ogni mille abitanti, che scendono a 1,5 per i 15 Comuni metropolitani.
L'Anci pone le sue condizioni, chiedendo di evitare che i migranti vengano "paracadutati" dal prefetto sul territorio di un comune all'insaputa del sindaco. Il piano è stato discusso al Viminale in una riunione presieduta dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, cui hanno partecipato - tra gli altri - il presidente dell'Anci, Piero Fassino, il capo della Polizia, Franco Gabrielli ed il capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero, Mario Morcone.
Sono 151mila i migranti attualmente ospiti del sistema d'accoglienza nazionale, un numero record. La maggior parte (115mila) è stata sistemata in strutture temporanee ed i continui sbarchi (superata quota 121mila quest'anno) rendono sempre più complicata una gestione ordinata del fenomeno. Sono tanti i sindaci che protestano perché si vedono “paracadutati” migranti sul loro territorio dai prefetti senza preavviso. Un malcontento che Fassino ha portato all'attenzione di Alfano, invocando "un salto di qualità nel sistema di accoglienza" e ponendo una serie di condizioni al ministro, la prima delle quali è proprio quella di "non ridurre i sindaci a meri destinatari di flussi decisi dalle prefetture". L'Anci ha inoltre chiesto meccanismi incentivanti per i Comuni e la possibilità di impegnare i migranti in lavori socialmente utili.
La discussione è stata avviata con i responsabili del ministero, che hanno fatto presente a Fassino la difficoltà di concertare gli arrivi sul territorio quando sbarcano migliaia di persone in pochi giorni. Il piano proposto da Alfano, comunque, prende in considerazione esclusivamente i richiedenti asilo ed i rifugiati. L'obiettivo, ha sottolineato, "è quello di strutturare un sistema di accoglienza dei migranti, diffuso sull'intero territorio nazionale, che garantisca una ripartizione equilibrata" ed "auspichiamo la condivisione di tutti i sindaci su questo nuovo sistema", pensato per rispondere "in maniera flessibile ai fabbisogni di accoglienza che si potranno registrare nel corso del tempo".
In media si pensa di distribuire 2,5 migranti ogni mille abitanti, differenziando i Comuni in tre classi: fino a 2.000 abitanti, con più di 2.000 abitanti e le città metropolitane. Nel primo caso il massimo dei migranti assegnati è 5; nell'ultimo si scende a 1,5 ogni mille abitanti. Fermo restando che ogni Comune può chiedere di accogliere più persone di quante glie ne spetterebbero secondo il modello messo a punto.
Il pilastro del piano, ha sottolineato Alfano, è "l'adesione volontaria allo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo), da parte dei Comuni, cui viene presentata l'alternativa tra l'entrare in un sistema ordinario e istituzionale o assistere al trasferimento di richiedenti asilo sul proprio territorio, stabilito a livello centrale sulla base di un piano nazionale di ripartizione".
In altre parole, è la posizione del Viminale, il Comune che non aderisce allo Sprar non potrà lamentarsi se gli verranno assegnati quote di migranti senza concertazione.
 

MCI Svizzera: confermato coordinatore don Carlo De Stasio

Zurigo - Don Carlo De Stasio è stato confermato coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera. La nomina è stata ufficializzata dalla Conferenza Episcopale Svizzera durante l’assemblea ordinaria che si conclude oggi. Sacerdote della diocesi di Tivoli don De Stasio è dal 2004 missionario prima nella Missione Cattolica Italiana di Baden-Wettingen e successivamente a WinterThur.  Nel 2012 ha sostituito, come coordinatore nazionale delle MCI in Svizzera, Mons. Leandro Tagliaferro. In Svizzera attualmente sono presenti 46 Missioni Cattoliche di Lingua Italiana nelle quali operano 51 sacerdoti.  

 

Rom e Sinti: ad ottobre il III Congresso Italiano delle comunità romanès

Roma  - La Fondazione romanì Italia in collaborazione con la propria rete delle associazioni promuove  il III° congresso delle comunità romanès e delle associazioni in Italia. Tema dell’incontro – che si svolgerà a Silvi Marina (Te) dal 22 al 23 ottobre – sarà "Welfare plurale e comunitario per il futuro della minoranza romanì".
 
 

Allarme minori migranti soli: arrivi raddoppiati

Roma - Dal 2015 sono più di 398mila bambini - il 30% di tutti i migranti - giunti in Europa via mare. Soltanto in Italia, secondo le stime di Save the Children, nei primi 8 mesi del 2016 sono arrivati 15.300 minori non accompagnati, quasi il doppio di quelli sbarcati da gennaio ad agosto del 2015. Inoltre dall’inizio dell’anno sono più di 3.100 le persone che hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo, 500 in più di quelle dello scorso anno. Di questi 137 sono bambini.
Davanti a cifre così allarmanti l’Ue deve porre al centro della politica sui migranti i diritti dell’infanzia e le esigenze che possono avere durante tutto il percorso dal Paese di origine fino a quello di destinazione. L’appello è stato lanciato ieri da Save the Children nell’incontro con le istituzioni europee e internazionali tenutosi nell’Aula consiliare di Palazzo Valentini a Roma.
«Ora più che mai è necessario che l’Unione Europea attui una politica comune che garantisca effettiva protezione ai bambini, in particolar modo quelli che viaggiano soli», ha affermato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. Nell’occasione l’organizzazione umanitaria ha presentato il una sorta di pamphlet di raccomandazioni agli Stati membri sulle politiche migratorie. Una priorità assoluta è rappresentata dai salvataggi in mare. A questo proposito l’organizzazione avvierà nei prossimi giorni un’operazione di ricerca e di salvataggio nel Mediterraneo centrale.
Vos Hestia, la nave di Save the Children che batte bandiera italiana, sarà di stanza ad Augusta in Sicilia e, con i suoi 25 metri di lunghezza, potrà soccorrere 300 persone per volta. Alle operazioni parteciperanno anche a due gommoni di salvataggio. A bordo dell’imbarcazione, squadre di professionisti offriranno cibo, cure e sostegno psicologico soprattutto ai minori non accompagnati.
Save the Children esorta le autorità ad assicurare ai migranti vie sicure e legali per raggiungere l’Europa ed evitare così di finire in mano ai trafficanti; una politica dei rimpatri responsabile che eviti ritorsioni; protezione umanitaria per chi non può godere dello status di rifugiato, ma rischia egualmente la vita; il rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare e la fine della detenzione dei minori come sta avvenendo in Grecia. Inoltre i bambini, da soli o con la famiglia, dovrebbero avere la priorità nel ricollocamento all’interno dell’Ue. Un appello accolto dal sottosegretario all’interno Domenico Manzione. «L’Italia - ha assicurato - si fara promotrice di questa proposta in Europa, anche se realisticamente non è facile visto quello che sta succedendo». Quanto al piano, che prevede il trasferimento dei minori migranti non accompagnati dalle regioni del Sud al Nord, che doveva partire il 23 agosto scorso, Manzione assicura che sarà operativo a breve e contribuirà ad alleggerire le strutture del meridione. Intanto ieri, in un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il presidente dell’Anci Piero Fassino ha «sollecitato la necessità di un salto di qualità nel sistema di accoglienza. In particolare le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di Comuni e questo determina un addensamento evidente in alcune realtà». L’Anci è «per un sistema di accoglienza più ampio e per una distribuzione più diffusa, puntando soprattutto «sui sindaci che non possono – ha concluso Fassino – essere semplici destinatari dei flussi decisi dalle prefetture».( Stefano Nassisi – Avvenire)
 
 
 

La carità ci spinge: i volontari e gli sbarchi di migranti

Corigliano - "La carità ci spinge". Continuano gli sbarchi in Calabria. L'associazione parrocchiale "Madonna del Rosario onlus" di Mendicino nella trincea della carità. Giovani e adulti della provincia di San Nicola hanno celebrato la domenica della canonizzazione di madre Teresa con il settimo sbarco di migranti nel porto di Corigliano. "Non potevamo non essere qua - dice Matteo uno dei diciotto volontari a Famiglia Cristiana - per completare la celebrazione del giorno del signore; venerandolo nella carne di tanti fratelli, oggi abbiamo partecipato così, da lontano ma anche così vicini alla canonizzazione di madre Teresa di Calcutta". Dall'alba di domenica fino quasi a mezzanotte e dopo aver celebrato la messa insieme al parroco che li accompagna, in questa avventura di grande carità e di misericordia, i volontari della parrocchia di Mendicino hanno dato il loro contributo collaborando allo sbarco di 850 migranti giunti su una imbarcazione che li ha soccorsi in mare aperto. Di concerto con la prefettura l' associazione coordinata da Don Enzo Gabrieli si occupa di vestiario e di prima accoglienza, una delle fasi più delicate e anche più commoventi che tocca fortemente il cuore dei volontari. "Papa Francesco lo ha detto proprio oggi di madre Teresa - aggiunge Antonio Acri, seminarista della parrocchia parlando sempre con la rivista dei paolini - parlando del volontariato: la nostra ricompensa sta nel servizio che offriamo, in quegli occhi che riusciamo ad illuminare anche per un attimo con un segno di speranza". L'associazione, Longa Manus, della Caritas parrocchiale sta portando avanti l'iniziativa "vesti chi è nudo"; si tratta in sostanza di offrirei un kit per un migrante che si realizza davvero con pochi euro: uno slip, una maglietta, un pantaloncino e delle ciabatte. "Per dare dignità a chi arriva sulle nostre coste-aggiunge Francesco Reda-veramente senza nulla. È un'esperienza di fede, Che coinvolge sensibilizzare la comunità parrocchiale della città di Mendicino, un servizio per il quale con tanta passione ci impegniamo alla luce di quella esperienza cristiana Che viviamo nell'eucarestia nella comunità. Il nostro volontariato è illuminato da quel percorso personale comunitario Che ci spinge anche nella fatica correre dove c'è il fratello nella sofferenza bisogno". Nei sette sbarchi nei quali l'associazione parrocchiale ha prestato il suo  servizio sono stati accolti quasi 5000 migranti provenienti da diversi Stati africani nel solo porto di Corigliano, in provincia di Cosenza.
 

Migrantes Torino: accoglienza in parrocchia 2016

Torino - Era il 29 agosto 2015 quando l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, faceva appello alla buona volontà di famiglie e unità pastorali della diocesi perché dessero accoglienza alle tante persone rifugiate presenti sul territorio in condizioni di bisogno.
La settimana successiva, in occasione dell’Angelus del 6 settembre, Papa Francesco lanciava l’appello alle Parrocchie di tutta Europa “ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”
A un anno di distanza, la Migrantes della diocesi di Torino fa un primo bilancio delle risposte date da unità pastorali, singole parrocchie, congregazioni,  associazioni e movimenti  in merito all’accoglienza di rifugiati. In un anno ad aprire le loro porte sono state molte realtà sul territorio e altre stanno ancora organizzandosi per avviare un’esperienza di ospitalità gratuita.
Sono ad oggi 255 i rifugiati ospitati gratuitamente e 115 i richiedenti asilo accolti in prima accoglienza CAS in strutture messe a disposizione dalla diocesi. Delle 255 persone accolte, 135 sono rifugiati (quindi con titolo di protezione riconosciuto) ospitati gratuitamente da 16 parrocchie singole, 8 Unità pastorali, 7 congregazioni, dal Seminario diocesano e dalla Diocesi di Torino. Si tratta di progetti concordati con la Migrantes Torino e ogni singolo beneficiario, con durata media di 12-18 mesi. Altri 80 abitano nell’ex pensionato dei Missionari della Madonna di La Salette, una struttura occupata da rifugiati qualche anno fa, che la Diocesi ha deciso di ristrutturare a proprie spese nell’ambito di un progetto complesso che vede lavorare insieme più soggetti del privato sociale e  i rifugiati stessi. Altre 40 persone sono ospitate in alloggi messi a disposizione dal Comune di Torino in un progetto gestito dalla Fondazione M. Operti.
Ogni percorso individuale, sostenuto e finanziato unicamente con risorse private, prevede un lavoro di rete volto al raggiungimento dell’autonomia dei beneficiari. Si tratta per lo più di persone che hanno ottenuto una protezione internazionale e che non sono ancora inseriti sul territorio, soprattutto dal punto di vista lavorativo e alloggiativo. Sono persone fuori da qualsiasi tipo di accoglienza istituzionale, ma che hanno ancora bisogno di aiuto. Uomini, donne sole, donne con figli e qualche famiglia.
Accanto all’ospitalità delle parrocchie e di altre organizzazioni, la Migrantes di Torino ha dato una risposta alle tante famiglie che hanno contattato l’Ufficio per offrire la disponibilità ad accogliere nelle proprie case rifugiati e rifugiate. Attualmente sono 47 i rifugiati , usciti da percorsi di prima accoglienza, ospitati in famiglia, grazie a un progetto con il Comune di Torino, nell’ambito dell’Accoglienza SPRAR. Sono tre i minori non accompagnati affidati, 28 gli adulti in famiglia e 16 gli uomini ospitati dai salesiani.
“Al di là dei numeri, l’esperienza di questo anno ha visto capovolgersi il paradigma dell’accoglienza dei profughi – afferma Sergio durando, Direttore della Migrantes di Torino -. Non più grandi numeri in poche strutture, bensì poche persone accolte dalle comunità. Si tratta di un’esperienza di prossimità, di conoscenza reciproca, di relazioni che nascono e crescono. Di integrazione. La speranza è che questa esperienza faticosa e importante possa essere solo l’inizio di un processo che incarni il Vangelo dell’accoglienza. Perché l’esperienza vissuta possa non concludersi con l’Anno della Misericordia, ma che diventi un modus operandi”.
 

UE: “Nell’accoglienza degli immigrati siamo ormai vicini al limite”

Roma - «L’Europa è vicina al limite» sulla sua capacità nell’accogliere nuovi flussi di rifugiati. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, in conferenza stampa a margine del summit del G20 ad Hangzhou, in Cina. «La comunità del G20 – ha aggiunto – deve iniziare a condividere la responsabilità» del fenomeno: ci sono 65 milioni di persone in fuga nel mondo e 4 milioni quelli che hanno dovuto lasciare la propria casa nella sola Siria. L’Europa - come aveva già fatto al G7 di Ise-Shima in Giappone, solo tre mesi fa - torna così a chiedere a tutti a collaborare. E mette sul piatto il suo modello, quel Piano esterno (il Migration Compact) che deve combattere le rotte dell’immigrazione clandestina, aiutando i Paesi di origine. Con fondi pubblici che attraggano quelli privati. Un piano fortemente spinto dall’Italia e da Renzi che, però, non condivide fino in fondo il rischio «collasso» evocato da Bruxelles (i numeri sono più o meno in linea con il passato, rimarca il premier) e invita l’Ue a farsi carico direttamente del problema dei rimpatri di chi non ha il diritto di restare. «Dobbiamo salvare tutti» in mare «ma non possiamo accogliere tutti», ha spiegato. «Abbiamo concordato sul fatto che bisogna fare di più per combattere le cause delle ragioni delle migrazioni di massa», ha spiegato il premier britannico Theresa May. Da parte sua, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ammonito che il risultato a oggi non è sufficiente. In una nota, ha ricordato che l’anno scorso, quando la Turchia era presidente del G20, manifestò nel vertice di Antalya la necessità di cercare soluzioni ai problemi del terrorismo e della crisi dei rifugiati. A suo modo di vedere le cose, a quasi un anno da quella riunione, «il G20 ha sospeso l’esame» della gestione della crisi dei rifugiati.
 

Migrantes: un anno di impegno nell’accoglienza dei richiedenti asilo nelle comunità cristiane

Roma - E’ passato un anno da quando, il 6 settembre 2015, papa Francesco, per prepararsi con “un gesto concreto” all’ Anno Santo della misericordia, invitava le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri, i santuari di tutta Europa ad accogliere una famiglia di profughi. “Da allora  - spiega Mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes - l’impegno delle Chiese in Italia, già significativo per le oltre 22.000 persone accolte, grazie anche al Vademecum redatto dal Consiglio permanente della CEI, ma anche a un magistero ricco e puntuale di numerosi Vescovi italiani, si è allargato ad almeno 30.000 richiedenti asilo e rifugiati, con un impegno che è andato oltre la collaborazione istituzionale con le Prefetture (i CAS) e i Comuni (gli SPRAR), per trovare forme nuove e familiari di accoglienza in parrocchia, per oltre 5.000 richiedenti asilo e rifugiati, e in famiglia per almeno 500 adulti, grazie anche al progetto di Caritas Italiana (Rifugiato a casa mia)”. Oltre le parrocchie e le famiglie - continua il direttore di Migrantes - determinante in questo anno è stato anche l’impegno di oltre 60  istituti religiosi femminili e di molti istituti maschili (dai salesiani, ai padri Bianchi, dai gesuiti ai comboniani, agli scalabriniani, ai padri somaschi, solo per citarne alcuni), che hanno ripensato gli spazi delle loro case o hanno destinato strutture all’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, con una particolare attenzione ai minori, alle donne sole con bambini, alle persone più fragili”. In alcune realtà, come la diocesi di Bergamo o di Cremona, in questo anno le accoglienze sono quasi raddoppiate; alcune parrocchie di periferia a Como come a Ventimiglia  stanno offrendo un ‘gesto concreto’ di accoglienza di almeno 500 persone sbarcate sulle coste italiane e oggi in cammino verso altri paesi europei; in altre come Torino, attraverso la Migrantes diocesana, la diocesi  ad oggi accoglie 250 persone, di cui 115 accolte in strutture diocesane convenzionate come CAS e SPRAR, mentre 135 accolte gratuitamente in 16 parrocchie, 8 unità pastorali, 7 congregazioni religiose maschili e femminili, il seminario diocesano. “Quest’ultimi si tratta di persone – spiega Sergio Durando, direttore della Migrantes di Torino – che hanno ottenuto una forma di protezione internazionale o umanitaria e che non sono ancora inseriti in altre accoglienze istituzionali”. “Tante famiglie poi – continua il direttore Migrantes di Torino – hanno contattato l’ufficio per offrire la disponibilità ad accogliere nelle proprie case rifugiati e rifugiate. Attualmente sono 47 i rifugiati (di cui 3 minori non accompagnati), usciti da percorsi di prima accoglienza, ospitati in famiglia, grazie a un progetto con il Comune di Torino, nell’ambito dell’accoglienza SPRAR”. “Alla luce dei nuovi arrivi e a un’accoglienza istituzionale che ha raggiunto  ormai ile 150.000 persone (2,5 ogni mille abitanti), la speranza è che l’appello del Papa, a un anno di9 distanza, alimenti ancora nelle comunità cristiane l’esigenza di ‘gesti concreti’ di accoglienza, nonostante un ‘vento contrario’, alimentato da populismi  e informazioni esasperate sul tema migranti e rifugiati che stanno investendo l’Europa, indebolendo la sua storia democratica e solidale” – conclude Mons. Perego. (R.I.)
 

Un’altra strage in mare: quindici morti

Milano - Un’altra giornata di super-lavoro per la Centrale operativa della Guardia Costiera, che ieri ha coordinato 23 operazioni di soccorso ai migranti nel Canale di Sicilia, portando in salvo 2.700 persone. In azione anche unità navali della Marina militare, del dispositivo Eunavformed e di ong come Sos Mediterranee, Medici senza frontiere e Moas. Purtroppo, anche ieri si sono contati dei morti. Quindici migranti hanno perso la vita in tre differenti circostanze: sette cadaveri sono stati recuperati dalla Marina Militare durante il salvataggio di 118 superstiti di un gommone in difficoltà, altri sette sono caduti in acqua da un’imbarcazione durante le operazioni di salvataggio, mentre l’ottavo cadavere è stato recuperato a bordo di una piccola imbarcazione diretta verso le coste italiane.
Intanto, oggi al Viminale, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ed il presidente dell’Anci, Piero Fassino, si vedranno per mettere a punto un piano di redistribuzione dei migranti presenti nel sistema di accoglienza.
Sette delle quindici vittime, cinque donne e due uomini, sono cadute in mare durante le operazioni di salvataggio condotte dal Moas e dalla Croce Rossa, «in uno dei soccorsi più difficili dall’inizio della missione congiunta nel Mar Mediterraneo», riferisce una nota del Moas. Altre 183 persone, divise su tre diverse imbarcazioni, sono state salvate dall’equipaggio di Responder nel corso della giornata, mentre 171 sono state trasferite da altre navi di ricerca e soccorso presenti in mare, per un totale di 354 persone attualmente salve a bordo della nave Moas e ora sottoposte alle cure del team medico sanitario di Croce Rossa.
«Dopo aver avvistato un gommone stracarico di persone – raccontano i soccorritori – l’equipaggio di Responder si è avvicinato per cominciare a distribuire i salvagenti come da procedura standard. In un attimo, le persone migranti, a bordo del gommone già pieno d’acqua, sono entrate nel panico - terrorizzate anche a causa dell’abbondante fuoriuscita di gasolio dal motore - e hanno cominciato a gettarsi in acqua per cercare di salvarsi raggiungendo la nave di Moas il prima possibile. Alcuni membri dell’equipaggio si sono lanciati per soccorrere le persone in mare. Alla fine, 134 persone, tra cui 99 uomini, 29 donne e 6 bambini, sono stati tratti in salvo su Responder ». Sulle coste italiane sono così proseguiti gli arrivi dei profughi. Ieri pomeriggio è approdata nel porto di Reggio Calabria la nave “Capitano Michele Fiorillo” con a bordo 119 migranti tra cui due sole donne e 117 uomini adulti. I profughi sono stati soccorsi dal pattugliatore d’altura della Guardia costiera nell’ambito degli interventi davanti alle coste libiche. Non sono stati segnalati particolari problemi di ordine sanitario tra i 119 che provengono da Bangladesh, Marocco, Pakistan, Libia, Senegal, Nigeria e Sudan. Sulla banchina del porto è subito entrata in attività la rete di accoglienza ed assistenza che, con il coordinamento della Prefettura di Reggio Calabria, vede impegnati i medici di frontiera del Ministero della Salute, del servizio 118, i volontari dell’Ordine dei Medici, il coordinamento ecclesiale sbarchi della Caritas diocesana di Reggio Calabria, Croce Rossa e associazioni di volontariato.
La Protezione civile regionale ha allestito la tenda pressurizzata per il trattamento dermatologico dei profughi, che vengono forniti del necessario prima di essere identificati e foto segnalati. Tutti saranno destinati in centri di accoglienza della regione.
Infine, resta «critica» la situazione nell’hotspot di Lampedusa, dove sono ospitati più di mille profughi, rispetto a una capienza massima di circa 480 posti. I posti a disposizione dentro il centro sono attualmente anche meno a causa di un padiglione per 150 persone ancora fuori uso dopo un incendio avvenuto lo scorso maggio. Dai 1.600 dei giorni scorsi il numero è sceso con alcuni trasferimenti che sono avvenuti con aliscafo a gruppi di 150 persone dirette a Porto Empedocle. Il numero che rimane ancora alto lascia immaginare anche delle situazioni difficili di vivibilità all’interno del centro che sono abbastanza precarie come sottolinea Mediterranean Hope, l’associazione di prima accoglienza/ assistenza che opera a favore dei migranti durante gli sbarchi. Intanto secondo quanto riferisce la prefettura, sarebbero previsti altri trasferimenti per snellire numericamente la struttura di prima accoglienza dell’isola. Inoltre a Lampedusa, domenica, sono arrivati anche 38 tunisini che non sono passati dall’hotspot ma sono stati subito trasferiti a Porto Empedocle. (Paolo Ferrario – Avvenire)
 
 
 
 

Migranti: salito ad otto il numero dei cadaveri recuperati

Roma -  E’ salito ad otto il numero dei cadaveri recuperati oggi nel Canale di Sicilia dalle navi che operano per il salvataggio dei migranti: sette persone sono morte dopo essere caduti in mare da una gommone, un’altra è stata recuperata a bordo di una piccola imbarcazione diretta verso l’Italia.
Gli interventi - scrive l’agenzia Ansa -  di soccorso coordinati oggi dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera sono stati finora 19 e sono stati tratti in salvo oltre duemila migranti. Operano nelle  acque a ridosso delle coste libiche unità  italiane della stessa Guardia Costiera e della Marina Militare, navi inquadrate nel dispositivo Eunavformed e mezzi di Organizzazioni non governative.

Ragusa: conclusa la Summer School sulle migrazioni

Ragusa - Si è conclusa sabato scorso la prima edizione della Summer school promossa dalla Fondazione San Giovanni Battista sul tema “Migranti e  rifugiati: teoria, pratiche e competenze”.
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, , monsignor Giancarlo Perego ha idealmente concluso la nove gironi dedicata alla formazione dei 30 iscritti. Quella del direttore è stata una vera lezione sulle problematiche dell’immigrazione, del viaggio e delle fasi dell’accoglienza. Un incontro che si è svolto nella sala del Centro Polifunzionale di Viale Colajanni a Ragusa e che ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico. “Abbiamo deciso di aprire a chiunque lo volesse questo incontro – spiega Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché sicuri dell’interesse che avrebbe suscitato la relazione di monsignor Perego. Ci sembrava giusto concludere così un percorso formativo che ha riscosso un plauso unanime e al di sopra delle nostre aspettative. Un risultato dovuto alla collaborazione con la Prefettura di Ragusa, il Libero Consorzio dei Comuni e all’altissimo livello dei docenti e dei testimoni coinvolti”.
“L’Italia – ha ricordato mons. Perego -  vive una situazione in cui cresce il numero degli emigranti che lasciano il nostro Paese e, nel contempo, vede una crescita notevole dei richiedenti asilo e protezione internazionale. Dal 2014 ad oggi 425 mila persone sono arrivate lungo le nostre coste. Ciò impone una maggiore attenzione alle politiche migratorie”. Il rafforzamento della rete nazionale del Sistema di protezione e richiedenti asilo (SPRAR) e una inversione di rotta nel pensare il fenomeno sono i due capisaldi su cui monsignor Perego incentra il suo pensiero. “L’Italia deve strutturare i propri luoghi di arrivo e partenza, stazioni, porti e aeroporti, dotandoli di uffici per l’immigrazione. Il tema del viaggio, infatti, non riguarda solo il nostro Stato, ma anche quelli della destinazione finale del percorso migratorio; i due terzi dei richiedenti asilo giunti in Italia vanno altrove. La politica dell’accoglienza deve sganciarsi dalla logica della sicurezza per ancorarsi a quella dell’integrazione. Per far questo occorre pensare alle cause che spingono le persone ad un viaggio spesso estenuante, al loro arrivo in condizioni di sicurezza e ad una ospitalità che sia in grado di dare le giuste risposte nel minor tempo possibile”. Varie le proposte emerse nel corso dell’incontro. “Alla luce dei fatti e non delle ideologie – conclude il relatore – si potrebbe pensare a concedere una protezione umanitaria a coloro i quali non saremo comunque in grado di rimpatriare. Dobbiamo abbandonare la logica dei respingimenti perché storicamente non ha mai prodotto buoni risultati e creare, piuttosto, corridoi umanitari che salvino vite umane togliendole dalle mani dei trafficanti di persone. Sviluppare il sistema integrato dei progetti territoriali Sprar garantirebbe più lavoro ai nostri ragazzi e maggiori servizi agli stranieri. Infine dobbiamo pensare concretamente all’aiuto ai Paesi di origine eliminando o contrastando le cause dell’emigrazione forzata. La condivisione dei beni e la giustizia socio economica sono i due fattori fondamentali per risolvere buona parte di questo complesso problema”. Il progetto della Summer school è stato realizzato con il supporto della Scuola per Assistenti Sociali “F. Stagno D’Alcontres”, Praticare Onlus, Diocesi di Ragusa, Cvx-Lega Missionaria e in collaborazione con Prefettura, Questura, Provincia ed il comune di Comiso e di Ragusa.
 

Messico: in 18 mila pregano per la famiglia e i migranti

Ciudad Juarez  - Da Ciudad Juarez (Messico), 15 Vescovi delle diocesi della zona di frontiera tra Stati Uniti e Messico, hanno partecipato alla celebrazione per la difesa della famiglia e dei migranti. Secondo una nota pubblicata da Fides, circa 18 mila persone sabato sera, 3 settembre, presso il Centro Convegni El Punto, hanno partecipato alla Messa presieduta da mons. Jose Guadalupe Torres Campos, Vescovo di Ciudad Juarez, Chihuahua.
"Non possiamo rimanere indifferenti alla voce di Dio che oggi attraverso l'Eucaristia ci continua a parlare. Nel Vangelo, Dio parla a Giuseppe attraverso un sogno e dà un'indicazione molto concreta: Alzati prendi la tua famiglia, curala, proteggila, e Giuseppe ascolta la voce di Dio, prende la sua famiglia, la porta in Egitto per prendersi cura di essa e proteggerla dal nemico, la salva, la custodisce" ha detto il Vescovo durante l'omelia, “così anche noi riguardo alle nostre famiglie, dobbiamo seguire la voce di Dio”.
Sullo stesso altare costruito per la celebrazione di Papa Francesco per i migranti, durante la sua visita in Messico, insieme a Mons. Torres hanno concelebrato il Segretario della Conferenza Episcopale Messicana, alcuni Vescovi del Messico e degli Stati Uniti. Questa Messa è stata la celebrazione finale della "Marcia per le famiglie", organizzata pensando alle famiglie di tanti messicani divisi dalla frontiera, e nel programma degli eventi per l'Anno della Misericordia.