Primo Piano

Migranti: l’appello dei vescovi della Provincia di Frosinone

Roma – “Le nostre Chiese diocesane si stanno impegnando, non senza fatica, a mettere a disposizione strutture ecclesiastiche per l’accoglienza dei migranti, a garantire accompagnamento sia alle persone che ci vengono direttamente affidate dalle Autorità pubbliche, sia a coloro che comunque bussano alla nostra porta. Registriamo nelle ultime settimane ripetute insofferenze, che spesso giungono alle cronache, verso la presenza dei migranti. Sentiamo quindi il dovere di rivolgere un appello alle comunità cristiane, ai responsabili delle istituzioni del territorio, e in modo particolare ai Sindaci, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. E' un passaggio del messaggio dei vescovi Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo
Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni-Alatri sull’accoglienza dei migranti nelle diocesi della provincia di Frosinone .
“Mentre con spirito di autentica carità cristiana ci prepariamo alla Grande colletta ecclesiale nazionale a favore delle popolazioni terremotate di Amatrice e Arquata del Tronto, che si terrà in tutte le chiese domenica 18 settembre 2016, allo stesso modo non possiamo rimanere insensibili alla situazione dei migranti che, in fuga da conflitti, persecuzioni e pericoli, povertà, stanno giungendo nella nostra terra”, si legge nel testo. “Le nostre Chiese diocesane – proseguono - si stanno impegnando, non senza fatica, a mettere a disposizione strutture ecclesiastiche per l’accoglienza dei migranti, a garantire accompagnamento sia alle persone che ci vengono direttamente affidate dalle Autorità pubbliche, sia a coloro che comunque bussano alla nostra porta. Registriamo – proseguono i presuli - nelle ultime settimane ripetute insofferenze, che spesso giungono alle cronache, verso la presenza dei migranti. Sentiamo quindi il dovere di rivolgere un appello alle comunità cristiane, ai responsabili delle istituzioni del territorio, e in modo particolare ai Sindaci, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
I presuli ringraziano “i tanti per gli sforzi finora compiuti” e si rivolgono “soprattutto alle comunità parrocchiali, alle comunità religiose, alle aggregazioni ecclesiali che ancora non hanno avuto modo di esprimere segni concreti di accoglienza: è questa l’ora di fare ognuno la propria parte, ognuno secondo le proprie possibilità, senza risparmi, reticenze o calcolo di interessi”. Ai responsabili delle istituzioni del territorio e in modo particolare ai Sindaci chiedono che ogni istituzione, in particolare ogni Comune, “si impegni a dare segni concreti di ospitalità ai migranti richiedenti l’asilo politico mettendo a disposizione per l’ospitalità strutture di proprietà pubblica che non sono più utilizzate (ad esempio edifici scolastici abbandonati); favorendo, nei rispettivi Comuni, la presenza di organismi qualificati che si occupino dell’accoglienza; favorendo iniziative di conoscenza delle persone migranti, delle loro storie personali, dei Paesi di provenienza; favorendo l’attivazione di progetti di impegno sociale, a servizio della comunità, dei migranti ospiti nei diversi Comuni; denunciando eventuali abusi e cattivo uso di risorse pubbliche che si dovessero verificare in un’attività tanto delicata”. Ogni Istituzione, e in particolare ogni Comune, nessuno escluso, può “fare qualcosa”, spiegano i tre vescovi: “la nostra terra, che, tra le prime in Italia, ha conosciuto una massiccia emigrazione, non merita che problemi planetari, drammi personali e situazioni oggettivamente difficili vengano affrontati in modo irrazionale, fomentando paure dovute solo alla mancata conoscenza, e gridando in modo istintivo”. “Invitiamo tutti alla reciproca collaborazione, all’approfondimento dei problemi e delle situazioni, a rappresentare in modo civile e nelle sedi opportune eventuali difficoltà che si possano riscontrare, con l’obiettivo di superarle, perché insieme possiamo trovare risposte adeguate e intervenire là dove si riscontrassero comportamenti inadeguati da parte di coloro che abbiamo accolto con spirito di fraternità. A tutti gli uomini e le donne di buona volontà – concludono - le nostre Chiese si pongono quotidianamente accanto agli uomini e alle donne della nostra terra, condividendo le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, soprattutto dei poveri e delle famiglie in difficoltà a causa della crisi e della disoccupazione. Rivolgiamo a tutti un invito all’impegno, all’accoglienza, alla conoscenza della realtà dei migranti. Ogni iniziativa promossa dalla Chiesa al servizio degli uomini è aperta alla collaborazione di uomini e donne di buona volontà. Invitiamo tutti coloro che sono disponibili, ad esprimere concretamente la loro solidarietà concreta ai fratelli migranti presenti nelle nostre città e nei nostri paesi, anche in collaborazione con le iniziative ecclesiali in corso”. (R.I.)
 
 

“Esodi”: mappa delle 5 rotte

Roma - Tutte finiscono sulla costa libica o egiziana, ma le rotte su cui viaggiano i migranti dell’Africa sub-sahariana cambiano a seconda del Paese di provenienza e nessuna garantisce di raggiungere l’Europa. Nel 90% dei casi, chi le attraversa dichiara di essere stato vittima di violenza, tortura o trattamenti inumani. Una geografia complessa a cui Medu (Medici per i diritti umani), ha provato a dare una logica sulla base delle testimonianze raccolte dai migranti assistiti.
Il risultato è una mappa interattiva in grado di fornire un’idea del viaggio affrontato da chi parte da Mali, Niger, Costa d’Avorio, Sudan e altri Paesi sub-sahariani. La mappa (Esodi, consultabile sul sito dell’associazione) si basa su risposte fornite da mille migranti seguiti da Medu.
Le testimonianze vengono per la maggior parte dagli insediamenti informali di Roma e dai centri di accoglienza per richiedenti asilo di Ragusa e Mineo. Altre arrivano da Ventimiglia ed Egitto. Tutti luoghi in cui l’associazione opera. Cinque le rotte individuate, quella principale dell’Africa occidentale attraversa Niger e Libia passando dal Canale di Sicilia. Un tragitto che dura in media 20 mesi. Il mezzo più utilizzato per attraversare il deserto è il pick-up su cui vengono caricate fino a 30 persone in condizioni disumane. Chi viene dal Corno d’Africa impiega invece circa 15 mesi, è costretto a sostare in Etiopia o in Sudan per poi raggiungere Bengasi o Alessandria e imbarcarsi per la Sicilia. Il costo del viaggio è più alto, i pericoli gli stessi. La possibilità di venire sequestrati o incarcerati e subire estorsioni è elevata, tortura e violenze sono la norma mentre le donne diventano schiave sessuali. (Matteo Marcelli – Avvenire)
 

Papa Francesco: “uccidere in nome di Dio è satanico”

Città del Vaticano - Papa Francesco ha celebrato questa mattina, a Casa Santa Marta, una messa “in segno di vicinanza ai familiari di Padre Jacques Hamel e tutta la comunità di Rouen, Francia”. Nella sua omelia, a braccio, il pontefice ha ricordato la figura del sacerdote sgozzato mentre diceva messa nella parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray da due giovani terroristi francesi lo
scorso 26 luglio, in un attentato poi rivendicato dal cosiddetto Stato islamico (Isis).
Padre Hamel è un  martire – ha evidenziato il Papa richiamando il martirio dei cristiani che ancora oggi prosegue: “lui fa parte della catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere o con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia, diciamo la parola: è satanica. E quanto piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: ‘Uccidere in nome di Dio è satanico’”. Padre Jacques Hamel –ha detto ancora Papa Francesco - è stato “sgozzato nella Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione. Ma c’è una cosa, in quest’uomo, che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino. E ha detto chiaramente: ‘Vattene, Satana!’. Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: ‘Vattene, Satana!’”. E questo per il papa è  “esempio di coraggio”. Padre Hamel è un martire e “i martiri sono beati – dobbiamo pregarlo, che ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico”.
Alla Messa di questa mattina, come aveva annunciato ieri il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha partecipato un gruppo di 80 pellegrini della diocesi di Rouen,  insieme al loro vescovo, Monsignor Dominique Lebrune e i cardinali  del consiglio che coadiuva il Papa nella riforma della Curia riunito in questi giorni in Vaticano. (Raffaele Iaria)
 
 

Livorno: ieri una Messa al Circo

Livorno - Il circo Beppino Medini, da qualche giorno è approdato nella zona Porta a Terra di Livorno e il titolare Fabrizio Medini ha voluto incontrare il Direttore dell'Ufficio Migrantes fra' Emilio Kolaczyk dei Padri Trinitari, per farsi conoscere e condividere quelle che sono le qualità e difficoltà di un circo che da quindici anni ha puntato la spettacolarità dell'arte circense sulle esibizioni di trapezisti, acrobati, giocolieri e clown.
Fra' Emilio con l'affabilità e la capacità di ascolto che lo contraddistinguono, oltre ad offrire un aiuto materiale perché come ben sappiamo questi circhi hanno al loro interno veri artisti ma i guadagni sono pochi, ha accolto la richiesta di poter celebrare proprio nel giorno del Nome di Maria, una Messa dentro la tensa struttura, alla quale hanno preso parte anche due fratellini acrobati che inizieranno l'anno scolastico qui a Livorno. Durante l'omelia fra' Emilio ricordando come nelle figure di Maria ed Elisabetta abbiamo la rivelazione di un Dio al quale nulla è impossibile, ha sottolineato che anche nel mondo circense quando le difficoltà sono molte e sembrano insormontabili, ecco che Dio fa sentire la sua vicinanza. La Chiesa livornese quindi si unisce in preghiera e invoca su tutti gli artisti la benedizione del Signore perché in questo mondo dove tutto è affidato alle meravigliose qualità artistiche dei circensi non si spengano i riflettori che tutti i pomeriggi e tutte le sere illuminano gli artisti che da sempre fanno felici i piccoli e grandi spettatori. Gli spettacoli saranno fino al due ottobre e anche don Luciano Cantini e padre Michelle della Parrocchia Madre Teresa di Calcutta hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza. (Monica Leonetti Cuzzocrea)
 

Migranti: nuovi sbarchi

Milano - Tra sbarchi, nuovi arrivi e fiocchi azzurri (domenica mattina a bordo della nave Acquarius di Msf è nato il piccolo Newton Oman, figlio di madre e padre nigeriani), il 2016 non è ancora 'l’anno peggiore' degli sbarchi. Con gli ultimi 800 migranti giunti ieri nel porto di Palermo, sono in tutto 126.931 i migranti arrivati fino ad oggi sulle coste italiane. Il 3,95% in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Ma le strutture sul territorio sono al collasso. La procedura dei trasferimenti e dei rimpatri concordati con l’Ue va infatti a rilento. Le questure di Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna accolgono i migranti sbarcati ed effettuano le operazioni di foto segnalamento prima di procedere con la ridistribuzione sul territorio. Ma le Regioni del Nord incrociano le braccia. E l’asse del centrodestra Liguria- Lombardia-Veneto si rinsalda proprio sui migranti: i tre governatori ieri si sono incontrati a Genova e, fra le altre cose, hanno anche stilato una sorta di decalogo sull’immigrazione da inviare al governo. Un documento che attinge dall’esperienza di governo del centrodestra nel 2011 quando al ministero dell’Interno c’era proprio l’attuale governatore lombardo, Roberto Maroni. Toti, Maroni e Zaia chiedono di «riconvocare il tavolo nazionale sull’immigrazione» che non si riunisce da un anno e per questo i governi regionali di Liguria, Lombardia e Veneto «non riconoscono le quote e le modalità di assunzione a essi attribuite». Le tre Regioni chiedono di «dichiarare lo stato di emergenza, bloccare i flussi alla partenza e fare accordi bilaterali con i Paesi d’origine ». Risposte «non ideologiche ma di buon senso», spiegano. Intanto scatta il piano Ue da 30 miliardi. Oggi l’Unione europea confermerà infatti il plafond di investimenti per la migrazione verso i Paesi africani di origine e transito dei flussi migratori. L’entità delle risorse è stata confermata dal vice ministro per la Cooperazione internazionale Mario Giro, a Bruxelles per una riunione informale dei ministri dello Sviluppo. Il piano, spiega l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, è uno dei «pilastri su cui è destinata a poggiare la politica europea per la migrazione e punta ad attivare un ingente flusso di investimenti pubblici e privati verso Paesi africani», per cercare di risolvere le cause delle migrazioni alla radice, e stringere accordi di riammissione per i rimpatri dall’Europa. (Daniela Fassini)
 
 

CEI: da giovedì 15 il Congresso Eucaristico nazionale

Roma - Da giovedì 15 a domenica 18 settembre si svolgerà a Genova il 26° Congresso Eucaristico Nazionale. L’Eucaristia sorgente della missione: «Nella tua Misericordia a tutti sei venuto incontro» è il tema attorno al quale si ritroveranno, nel capoluogo ligure, delegazioni provenienti dalle diocesi di tutta Italia.
Alle ore 20.30 di giovedì 15 settembre avrà luogo, in piazza Matteotti,  la S. Messa di apertura del Congresso che sarà presieduta dal card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Inviato Speciale del Papa per l’evento.
Il programma del giorno seguente, nello spirito dell’Anno Giubilare, sarà caratterizzato dalla visita dei delegati a 46 luoghi simbolici, dove le 14 opere di misericordia spirituale e corporale vengono esercitate quotidianamente: carceri, ospedali, centri di accoglienza e di ascolto, scuole, mense per i poveri.
Particolarmente suggestivo si annuncia l’appuntamento principale di sabato 17: a partire dalle ore 16.45 si svolgerà una solenne Adorazione Eucaristica nella cornice del Porto Antico. Il Ss.mo Sacramento sarà portato a bordo di una motovedetta della Capitaneria di Porto che nei mesi scorsi è stata impegnata in missioni di soccorso ai profughi.
La S. Messa conclusiva, preceduta dalla processione delle Confraternite italiane, si svolgerà in piazzale Kennedy alle ore 10.30 di domenica 18 e sarà presieduta dal card. Bagnasco. La Presidenza della CEI, per evidenziare lo stretto legame tra l’Eucarestia e la carità vissuta, ha scelto proprio questa data perché si tenga in tutte le parrocchie italiane la Colletta Nazionale a beneficio delle popolazioni colpite dal sisma dello scorso 24 agosto.
Le giornate del Congresso Eucaristico saranno segnate dall’alternarsi di proposte spirituali (tra cui le catechesi di 8 vescovi, celebrazioni penitenziali e l’adorazione eucaristica notturna nella chiesa di San Matteo) e culturali (visite guidate alla città).
Nelle due serate di venerdì 16 e sabato 17 sono in programma rispettivamente un concerto presso il Teatro Carlo Felice e una serata in piazza Matteotti animata dai giovani delle diocesi liguri.
 

Aiuto alla Chiesa che Soffre: la situazione dei Cristiani in Venezuela va peggiorando

Roma - “Bisogna aprire quanto prima un corridoio umanitario.” È l’appello di Don Erwin Guerrero, della Diocesi venezuelana di San Cristoforo. Il sacerdote ha visitato la sede romana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, denunciando le sofferenze dei Cristiani venezuelani. “Quando i Vescovi, nei loro documenti ufficiali, chiedono il rispetto della Costituzione e dei diritti umani, il Governo reagisce negativamente. In Venezuela c’è mancanza di cibo e medicine, la crisi economica e monetaria sono peggiorate, ma il Governo nega sistematicamente questa situazione, e reagisce con dichiarazioni contro la Chiesa, cercando di colpire, con accuse e disprezzo, la Conferenza episcopale.”. La Chiesa venezuelana, aggiunge il sacerdote, “si è attivata per far affluire aiuti umanitari, ma il Governo, negando la crisi in atto, impedisce il loro accesso perché a suo dire il popolo non ne avrebbe bisogno. ”. Don Guerrero fa esempi concreti: “La nostra Diocesi ha un seminario con 350 studenti, e siamo stati costretti a farli tornare a casa in anticipo per mancanza di cibo”.  Ma non ci sono solo i seminari. “Gestiamo anche case per anziani, ma non possiamo far avere loro cibo e medicine”, e questo nonostante “abbiamo disponibilità di tonnellate di aiuti alimentari. La Chiesa si è attivata presso le autorità competenti per permettere il loro accesso e la loro distribuzione, ma le autorizzazioni non sono state concesse”. Si tratta, scandisce il sacerdote, di “una strategia del Governo, consistente nell’ostacolare gli aiuti provenienti dall’estero, e fra gli altri, da Aiuto alla Chiesa che Soffre.”. Le ombre sono quindi molte: “Con la Presidenza di Maduro la situazione è ancora peggiorata, basti pensare alla gravissima crisi monetaria”.
 Vi sono problemi che riguardano anche specificamente le relazioni fra Stato e Chiesa. “Esiste una convenzione fra Stato e Chiesa in merito all’educazione. Parte dei finanziamenti necessari sono concessi annualmente a discrezione del Presidente della Repubblica. Questo è uno strumento di ricatto, di cui fanno le spese circa 900 istituzioni educative gestite dalla Chiesa, che complessivamente segue circa un milione di alunni, appartenenti soprattutto alle fasce sociali più povere. Ma la minaccia di revocare tale sostegno finanziario fa sì che il Presidente perda consensi proprio fra questi strati più poveri della popolazione”. Don Guerrero aggiunge: “Il popolo venezuelano vede nella Chiesa l’istituzione più credibile, e sa che essa può ricevere aiuti dall’estero, anche tramite Aiuto alla Chiesa che Soffre. Per questo confida nel suo aiuto”. Per aiutare la Chiesa che soffre in Venezuela “è necessario che in Occidente si continui a parlare di questa situazione. Tutti devono conoscere la miseria del nostro popolo. Gli aiuti disponibili, anche quelli di Acs, debbono arrivare ai poveri, e per far questo è necessaria una maggiore pressione internazionale e un’immediata apertura di un corridoio umanitario”.
 
 
 
 

Papa Francesco: domani messa in ricordo di P. Hamel

Città del Vaticano – Domani, 14 settembre, Papa Francesco celebrerà, nella cappella di Casa Santa Marta “in segno di vicinanza” ai familiari di P. Jacques Hamel e tutta la comunità di Rouen in Francia. Ad annunciarlo è stato questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, George Burke. Un gruppo di 80 pellegrini della diocesi di Rouen, insieme al loro vescovo, Mons. Dominique Lebrun, assisteranno alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso il 26 luglio nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. La messa sarà ripresa e diffusa in diretta dal Centro Televisivo Vaticano.
 

“Il Prix Italia” a Lampedusa

Roma - Lampedusa al centro dell’informazione, come simbolo di cosa deve essere oggi il servizio pubblico. Questa la motivazione che ha spinto la presidente della Rai Monica Maggioni a spostare da Torino all’isola siciliana la prossima edizione dello storico Prix Italia, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre. «Lo scopo è sensibilizzare i media di tutto il mondo sul problema del­l’immigrazione portando la loro attenzione sull’isola siciliana, ma non solo – spiega ad Avvenire il segretario generale del Prix Italia Vittorio Argento –. Centrale sarà il tema delle nuove tecnologie per rendere l’informazione sempre più reale e coinvolgente». Il concorso internazionale, organizzato dalla Rai sin dal 1948, per programmi di qualità, radio, tv e Internet vedrà partecipare 89 enti radiotelevisivi pubblici e privati (fra cui anche Tv2000), in rappresentanza di 34 Paesi.
“Quest’anno la manifestazione durerà meno, ma sarà molto più significativa nei contenuti – anticipa Argento –. Dell’espressione 'servizio pubblico' ci si riempie la bocca in continuazione, poi però va fatto. Noi riteniamo che andare a Lampedusa, luogo-simbolo di uno dei fenomeni sociali, politico e culturali più importanti di questo millennio, sia servizio pubblico. Stiamo mettendo sotto i riflettori un fenomeno epocale”. Ma attenzione, aggiunge il segretario generale, “noi non andiamo a visitare un parente malato. Lampedusa è un esperimento riuscito di convivenza e grande civiltà”.
Il Prix Italia vedrà quindi il concorso internazionale e la presentazione di alcune novità Rai. Fra queste la fiction Il coraggio di vincere con Adriano Giannini e Nino Frassica, su un giovane senegalese talento del pugilato, Lontano dagli occhi, reportage di Raitre sull’odissea dei migranti nel canale di Sicilia e una serata evento di Rai5 Approdi. Uomini in viaggio: suoni e voci dal Mediterraneo con Paolo Fresu e Massimo Popolizio, oltre a Fuocoammare di Gianfranco Rosi. “La parte dedicata ai seminari e agli incontri è di livello altissimo – prosegue Argento –. Per esempio Ylab, una iniziativa Rai, Prix Italia ed Ebu, esplora i nuovi modi di presentare le notizie per un pubblico digitale, cui partecipano giovani giornalisti di tutto il mondo, per sviluppare le tecniche di ripresa con gli smartphone». Tutto questo permette di riprendere in modo più ravvicinato e realistico i protagonisti delle notizie. Verrà inoltre indagata un’altra rivoluzione giornalistica, quella della realtà virtuale. “Un racconto a 360 gradi ti permette di essere immerso nella realtà: provate a immaginare di stare su una barca di migranti – aggiunge Argento –. Oggi il pubblico giovane va attratto con le tecnologie digitali, per poter veicolare i contenuti importanti”. Si parlerà anche di come usare i 'big data' per interpretare il fenomeno migratorio e si analizzerà l’importanza del mezzo radiofonico con Helen Boaden, direttore di Bbc Radio e Schiwa Schlei, tra gli inventori della tedesca Refugee Radio che mette in contatto i rifugiati tra loro. In che modo la migrazione sta cambiando l’Europa e il giornalismo? Proveranno a darne risposta Claudio Cappon, segretario generale Copeam e Jean Paul Fitoussi, presidente di Ofce. Le conclusioni spetteranno il 2 ottobre al presidente Rai Monica Maggioni, e gli altri ospiti: il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Paolo Gentiloni e a Frans Timmermans, primo vice presidente della Commissione Europea. (Angela Calvini - Avvenire)
 
 

La scuola interculturale è laboratorio sociale: una esperienza

Roma - A Bolzano le aule hanno già accolto i propri studenti, invece, nelle maggior parte delle altre regioni della Penisola il nuovo anno scolastico ha preso avvio oggi 12 settembre. Gli studenti di origine straniera accolti dalla comunità scolastica sono circa 800 mila, in base a quanto emerso dal rapporto Miur- Ismu pubblicato quest’anno. Il 5,1% delle scuole mostra il 30% di alunni di origine straniera. Il comune con maggior numero di discenti con cittadinanza non italiana è Roma, mentre Milano si distingue per avere la più ampia comunità di studenti di origine straniera nati in Italia. Secondo i dati Istat, editi nel medesimo 2016, più di 300 mila alunni provenienti da altre nazioni frequentano le scuole secondarie. Di quest’ultimi il 30,4% sono nati in Italia, il 23,5% è arrivato prima dei 6 anni, il 26,2% è giunto nella Penisola tra i 6 e i 10 anni ed il 19,9% alle soglie dell’adolescenza, dopo gli 11 anni. La stima dei discenti provenienti da altre nazioni nella scuola primaria ammonta a circa 500 mila alunni. Riportiamo la testimonianza di uno studente proveniente dalla Romania. “Nel 2005 mia madre partì per lavorare in Italia e sfamare la nostra famiglia, perché a quei tempi non c’era tanto cibo e la gente riusciva a malapena a mangiare”- racconta il ragazzo. “Nel 2007 partii anch’io per l’Italia e quando rividi mia madre, dopo due anni passati a soffrire, non esistevano emozioni descrivibili. Per me era il dono più grande che Dio potesse regalarmi. Quando arrivai a casa di mia madre incontrai i proprietari, le loro due figlie e diventammo subito amici” – confida lo stesso. Dopo un paio di anni: un altro trasferimento per motivi di lavoro, in un paesino del sud della Lombardia. “Quando vidi la casa mi accorsi che mancavano le coperte e quindi dormivamo scoperti, per fortuna era ancora autunno. Quando iniziai la prima elementare imparai pian piano l’italiano” e da lì l’opportunità di socializzare e crescere all’interno della comunità accogliente. La scuola è il laboratorio dove si fa esperienza di sé e degli altri: essa è catalizzatore di norme sociali, modi di fare ed autonomie. Oggi “sono contento della mia vita” – attesta l’adolescente che parla un italiano da invidiare: per lui la scuola ha fatto la differenza.  
 

Vaticano: un convegno su una economia più umana

Città del Vaticano  - Si terrà all’Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, il prossimo 21 settembre alle 18.00, il convegno “Verso un’economia più umana e giusta. Un nuovo paradigma economico inclusivo in un contesto di disuguaglianze crescenti” con la partecipazione, in qualità di relatori, del Premio Nobel per l’Economia 2015, Angus Deaton, docente presso l'Università di Princeton, dell'economista francese, Jean-Paul Fitoussi, docente presso l'Università Luiss, e dell'economista belga,  Dominique Y van der Mensbrugghe, docente presso l'Università di Purdue.
Il Convegno è organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura, nel contesto degli eventi del “Cortile dei Gentili”.
Gli organizzatori spiegano che “il tema scelto per il convegno vuole stimolare una riflessione su un tema centrale nell’attuale dibattito politico ed accademico ed al quale l’opinione pubblica è sempre più sensibile, ossia quello delle relazioni tra economia e società e della necessità di definire
nuovi modelli economici più umani ed inclusivi”.
Gli studi della UNDP (United Nations Development Programme) rilevano che, a livello globale, tra il 1990 ed il 2015 il tasso di povertà delle famiglie è sceso di oltre due terzi e, in valore assoluto, il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di estrema povertà è sceso da 1.9
miliardi a 836 milioni di persone; il tasso di mortalità infantile si è più che dimezzato; 2,6 miliardi di persone in più hanno avuto accesso a fonti d’acqua potabile nonostante la popolazione globale sia cresciuta da 5.3 a 7.3 miliardi.
Sempre secondo la UNDP, quasi 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e vivono con meno di due dollari al giorno; circa l’80% della popolazione globale ha diritto a solo il 6% delle cure sanitarie disponibili e più del 50% della ricchezza globale è posseduta dall’1% della popolazione: sia i Paesi ad alto reddito sia quelli a basso reddito risultano ugualmente vulnerabili ai problemi che le disuguaglianze possono causare.
 

Chiese d’Europa: le nuove sfide in un incontro svoltosi in Slovacchia

Roma - Ventisette anni dopo la caduta dei regimi comunisti in Europa Centro Orientale, l’Europa affronta nuove sfide. Le più grandi tra di loro sono la crisi della famiglia, connessa con quella demografica, la crisi della fede e dell’identità culturale. Ultimamente, molti paesi fanno fronte alle numerose migrazioni provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa. Nei giorni 8 e 9 settembre, i rappresentanti delle Conferenze Episcopali dell’Europa Centro-orientale si sono incontrati in Slovacchia, Paese che presiede il Consiglio dell’Unione Europea, per riflettere su questi temi.
Secondo i partecipanti è fondamentale che tra gli Stati europei ci sia un vero partenariato basato sulla uguale dignità di tutti i popoli e sul rispetto reciproco. Ugualmente, è importante che le strutture pubbliche, nazionali ed europee sviluppino un vero dialogo con i rappresentanti delle Chiese cristiane oppure con gli esponenti di altre religioni.
I vescovi ritengono necessario risvegliare la riflessione sull’identità Europea, la quale è stata sempre connessa con la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna. Soltanto la società con la prole è una società con la speranza. La Chiesa è consapevole del suo obbligo di rendere testimonianza della buona novella di Cristo nel mondo. E’ per questo che apprezza e aiuta la famiglia, la comunità umana fondamentale secondo il progetto del Creatore. Sfortunatamente, alcune decisioni delle strutture europee mettono la famiglia e la protezione della vita in pericolo. Attualmente, l’Europa, prima di tutto, ha bisogno di famiglie stabili e di una politica demografica prudente. L´immigrazione non è una soluzione della crisi demografica. I partecipanti all’incontro sono profondamente toccati dalla sofferenza delle persone che sono in fuga davanti ai conflitti bellici, soprattutto quelli che devastano la Siria. Allo stesso tempo, sentono sofferenza per gli attacchi terroristici commessi in Europa, con tante vittime. Di conseguenza, ritengono giusto sviluppare più comunicazione con il mondo islamico e dedicare maggiori sforzi per aiutare i più bisognosi in base al divino comandamento della carità. I vescovi sentono il dovere speciale di aiutare i cristiani perseguitati, ma non escludono dal loro cuore nessun’altra persona umana bisognosa di aiuto, sia nelle regioni di crisi del mondo, sia nei nostri paesi. Perseguendo questi scopi umani e cristiani, bisogna procedere con generosità e saggezza, valutando le circostanze culturali, religiose ed economiche dei popoli europei e di quelli che arrivano. I vescovi avvertono la differenza fondamentale tra la situazione nei paesi europei, che sono destinazioni del flusso migratorio e di quelli dell’Europa centro-orientale, che sono paesi di transito - con un tenore di vita che arriva solo al 20 % di quello occidentale. In questi Paesi, i migranti generalmente non desiderano restare. L’aiuto che deve essere prestato a loro potrà richiedere azioni speciali, a volte diversi da quelli adottati da altri Paesi. In tutto questo contesto, è legittimo e anche necessario riflettere su come concepire il futuro del continente europeo, su quali valori edificare la società e che posto riservare alla religione. I vescovi pregano per tutte le vittime della violenza, della guerra e del terrorismo. Nello stesso tempo, rivolgono un serio appello ai responsabili di tutti i Paesi europei affinché sviluppino una comune e profonda riflessione del futuro. Si augurano che l’Europa diventi un continente che metta al primo posto il rispetto verso la vita umana – dal concepimento fino alla morte – e anche che il sostegno alla famiglia e al matrimonio occupi il primo posto nella consapevolezza dei rappresentanti pubblici.
 

Scuola e immigrati: una realtà preziosa

Milano - La 'questione migranti' ha tenuto banco per tutta l’estate nel circo mediatico. Ancora una volta quasi sempre all’insegna dell’ “emergenza” o comunque della problematicità: la ripresa degli sbarchi sulle coste italiane conseguente alla riattivazione della rotta del Mediterraneo centrale dopo la (semi) chiusura di quella balcanica, i blocchi alle frontiere con la Francia, la Svizzera e l’Austria, la 'scoperta' (ciclica) di ghetti nelle campagne dove esplode il lavoro stagionale irregolare.
È facile prevedere che tra qualche giorno a questa catena di aspetti problematici si aggiungerà un nuovo anello, legato alla presenza degli allievi stranieri nelle scuole.
Non mancherà qualche capopopolo pronto a denunciare l’ennesima 'invasione', non mancheranno cronache giornalistiche che descrivono classi-pollaio dove gli italiani sono diventati una minoranza, polemiche legate al velo, proteste per la mancanza di risorse adeguate (laboratori linguistici, mediatori culturali)... Insomma, una scuola già affollata di problemi appesantita dalla presenza dei figli degli immigrati o di ragazzi arrivati tra noi da soli. La speranza, ovviamente, è che la previsione si riveli sbagliata. E che, assieme a noi, in tanti aprano gli occhi su quello che, pur tra innegabili ed evidenti difficoltà, è diventato in questi anni il più grande laboratorio di integrazione operante nel nostro Paese. Sono più di 815mila gli alunni con cittadinanza non italiana, il 9,2% della popolazione scolastica, un universo multietnico rappresentato da 194 nazionalità. I 'neoarrivati' – cioè coloro che sono entrati nel sistema scolastico nell’ultimo anno e quindi, prevedibilmente, con maggiori difficoltà di apprendimento – non arrivano al 5%, mentre più della metà è nata e cresciuta qui (mediamente il 55%, con una punta dell’85% nelle scuole dell’infanzia): ragazzi stranieri dal punto di vista giuridico, ma spesso italiani nella sostanza, con una buona padronanza linguistica e che hanno già fatto un significativo percorso di acculturazione. Un percorso che in molti casi li trasforma in 'ponti' tra la società ospitante e quella di origine nei confronti dei loro genitori. L’Italia, a differenza di altri Paesi, ha privilegiato la pratica dell’inclusione scolastica evitando la costruzione di luoghi di apprendimento separati. Negli anni si è affermato un modello interculturale che tende a valorizzare i contributi provenienti dalle diverse identità, nella consapevolezza che lo studente di origini straniere può costituire un’occasione per ripensare e rinnovare l’azione didattica a vantaggio di tutti, un’occasione di cambiamento per tutta la scuola. Per tanti dirigenti e docenti – all’opera in centinaia di esperienze locali spesso poco illuminate dai media perché non 'fanno notizia' – educare significa mettersi in gioco in prima persona di fronte a una realtà che pone interrogativi nuovi, spesso faticosa, ma in cui la diversità non è di per sé sinonimo di negatività, non è vissuta come un ostacolo ma diventa occasione per interpretare al meglio il compito educativo e per generare un bene per tutti.
Un amico insegnante mi diceva: “Si fanno tanti convegni e seminari sugli stranieri a scuola, si affinano metodi e strumenti didattici... ma la questione fondamentale è guardare all’altro come una risorsa, una presenza che ci costringe a tornare alle origini di un lavoro scomodo e affascinante come il nostro. Lavorando con i ragazzi stranieri si scopre che la vera integrazione non è qualcosa che neutralizza la diversità ma la valorizza, e che per agevolare un percorso di integrazione l’insegnante non deve annacquare se stesso, ma andare più a fondo di ciò che tiene in piedi la sua vita e la società in cui viviamo. E per farlo c’è bisogno di un continuo confronto con l’altro”. È così che la vita in classe diventa un piccolo grande cantiere in cui si impara ad 'abitare' insieme, a conoscersi e a stimarsi, a sperimentare che si è necessari l’uno all’altro, che si è parte di uno stesso popolo. Per dirla con le parole di papa Francesco, molte volte echeggiate su queste colonne, i migranti “prima di essere numeri, sono volti, nomi, storie”. Persone con cui misurarsi a partire dalla comune appartenenza alla stessa famiglia umana, e che ripropongono l’ineludibilità della sfida educativa, l’unica per cui vale la pena fare scuola. A tutti coloro che continuano a raccoglierla, l’augurio di un buon anno di lavoro. (Giorgio Paolucci)
 

Fiera del Levante: spazio Pugliesi nel Mondo

Bari - In occasione dell'80esima edizione della Fiera del Levante di Bari, che si è aperta sabato (fino a domenica 18 settembre), la Sezione Internazionalizzazione-Pugliesi nel Mondo della Regione Puglia sarà presente presso il padiglione 110 con un fitto calendario di iniziative istituzionali. All'interno del padiglione è stato allestito lo Spazio Pugliesi nel mondo, un'area ottagonale a vista interamente dedicata ai pugliesi residenti all'estero. Lo Spazio Pugliesi nel mondo è concepito come un'area in cui i visitatori della Fiera saranno messi in reciproca comunicazione con i pugliesi all'estero con l'obiettivo inclusivo di mantenere la comunità regionale interconnessa, coniugando questo legame nella prospettiva dello sviluppo delle relazioni economiche e della promozione turistica e culturale. 
Molte le attività ospitate nello “Spazio”. Tra “#ConnectingPuglia2016”, attraverso i canali social istituzionali e i mass media (tv locali, web tv, radio, siti web, blog) gestiti dalle Associazioni di pugliesi in tutto il mondo, si potrà ascoltare il racconto dei protagonisti della Puglia fuori dalla Puglia. Si realizzeranno inoltre collegamenti con i corregionali negli Stati Uniti, Canada, Australia, Europa, Cina, che hanno già partecipato a progetti regionali, veicolando la promozione dei prodotti e della cultura pugliese nei nuovi Paesi di residenza; “Emergency Exit”: la web serie, il viaggio itinerante in sette cortometraggi alla ricerca delle storie dei giovani pugliesi all’estero raccontato con la sensibilità e la maestria della regista barese Brunella Filì, in un equilibrio costantemente precario tra andare, restare e ritornare. E ancora l’emigrazione di ieri e di oggi: due tavole rotonde di approfondimento. Si parlerà delle dinamiche relative all’emigrazione in un momento storico delicato come quello dell’immediato secondo dopoguerra nell’incontro “Il problema dell’emigrazione nel dibattito della Costituente” organizzato in collaborazione con l’IPSAIC e il CORECOM. Si affronterà invece a tutto tondo la tematica relativa alla nuova mobilità nella tavola rotonda “Cambiare Paese o cambiare il Paese? Le migrazioni giovanili contemporanee: politiche, trend e nuove sfide per italiani ed europei. Focus: i giovani pugliesi nel mondo”.
 

Scuola: sono “stranieri” anche se il 55% è nato in Italia

Milano - Sono nati in Italia, si sentono italiani, parlano la nostra lingua, ma per la legge sono comunque stranieri. È la curiosa situazione di tanti bambini, adolescenti e giovani che frequentano la scuola da “immigrati” pur avendo sempre vissuto nel nostro Paese. Un fenomeno destinato ad aumentare, visto che sono sempre più numerosi gli studenti figli di immigrati ma nati in Italia. In questa condizione si trova il 55,3% degli 814.187 alunni stranieri (pari al 9,2% della popolazione scolastica totale), secondo l’ultimo rapporto Ismu-Miur.
Dal 2007 sono più che raddoppiati e continuano ad aumentare. “Vivono questa situazione con grande fatica – commenta Erica Colussi, ricercatrice Ismu –. Sentirsi italiani senza esserlo giuridicamente è complicato sia per loro che per la scuola e può creare problemi anche sul versante della carriera scolastica, soprattutto alle superiori”. Dove, stando sempre al rapporto Ismu-Miur, la presenza di alunni figli di famiglie immigrate è in rapido aumento ed è cresciuta dal 14% al 23% negli ultimi anni. “Anche questi dati – prosegue Colussi – ci ricordano come sia ormai inderogabile e urgente arrivare a una definizione della nuova legge sulla cittadinanza, per dare più stabilità a questi ragazzi”. Che, in quando “stranieri”, spesso sono penalizzati anche sul versante dell’orientamento scolastico dopo la terza media. “Per loro – riprende l’esperta dell’Ismu – le uniche strade possibili sembrano essere quelle della formazione professionale. In questo modo si tarpano le ali a quanti, invece, avrebbero anche le potenzialità per affrontare un percorso liceale, verso cui però non sono indirizzati proprio perché considerati stranieri e, quindi, per certi versi non idonei”. Sotto questo aspetto, precisa Colussi, qualcosa potrebbe cambiare con la Buona scuola, che prevede anche la formazione degli insegnanti all’inclusione degli immigrati, oltre che servizi di orientamento e motivazionali per prevenire la dispersione scolastica. (Paolo Ferrario – Avvenire)
 

Belluno: apre l’ultima domenica del mese il Museo delle Migrazioni

Belluno - Apertura straordinaria per il Museo Interattivo delle migrazioni di Belluno. A partire da settembre (primo appuntamento il 25), il museo interattivo delle migrazioni sarà aperto ogni quarta domenica del mese nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00, senza necessità di prenotazione. Come sempre, i visitatori potranno optare per la visita guidata (su prenotazione) o per i tre percorsi con le guide virtuali da 30, 60 e 120 minuti.
Per maggiori informazioni su orari e costi è possibile visitare il sito www.mimbelluno.it e la pagina Facebook, oppure telefonare all’Associazione Bellunesi nel Mondo allo 0437 941160 o ancora scrivere una mail a info@mimbelluno.it.

Papa Francesco: “non c’è peccato da cui non possiamo risorgere”

Città del Vaticano - Un “Padre dalle braccia aperte, che tratta i peccatori con tenerezza e compassione”. Questo è il vero volto di Dio secondo Papa Francesco. Ieri, commentando le letture del giorno, tratte dal capitolo 15 del Vangelo di Luca, il pontefice, durante la preghiera mariana dell’Angelus ha voluto sottolineare che questo capitolo rappresenta il “capitolo della misericordia”. “Non c’è peccato in cui siamo caduti da cui, con la grazia di Dio, non possiamo risorgere”, ha detto il pontefice: “non c’è un individuo irrecuperabile, nessuno è irrecuperabile, perché Dio non smette mai di volere il nostro bene, anche quando pecchiamo!”. Tre parabole quella lette ieri: quella del pastore che lascia le 99 pecore per andare in cerca di quella perduta, della donna che ha perso una moneta e la cerca finché non la trova e quel del padre che accoglie il figlio che si era allontanato. Tre parabole per “far capire che Dio Padre è il primo ad avere verso i peccatori un atteggiamento accogliente e misericordioso”. Per Papa Francesco Dio “dimentica il passato” e questa è la sua “debolezza”: la “debolezza di Dio quando ci abbraccia e ci perdona, perde la memoria, dimentica il passato” sottolineando che “quando il peccatore si converte e si fa ritrovare da Dio non lo attendono rimproveri e durezze, perché Dio salva, riaccoglie a casa con gioia e fa festa”.
Dopo la recita dell’Angelus il Papa ha invitato ad una speciale preghiera per il Gabon, che sta attraversando “un momento di grave crisi politica. Affido al Signore  - ha detto Francesco - le vittime degli scontri e i loro familiari. Mi associo ai Vescovi di quel caro Paese africano per invitare le parti a rifiutare ogni violenza e ad avere sempre come obiettivo il bene comune. Incoraggio tutti, in particolare i cattolici, ad essere costruttori di pace nel rispetto della legalità, nel dialogo e nella fraternità”. Bergoglio ha quindi ricordato la beatificazione, ieri a Karaganda, in Kazakhstan, di Ladislao Bukowinski, sacerdote e parroco, perseguitato per la sua fede.” Quanto ha sofferto quest’uomo! Quanto! Nella sua vita ha dimostrato sempre grande amore ai più deboli e bisognosi e la sua testimonianza appare come un condensato delle opere di misericordia spirituali e corporali”. (Raffaele Iaria)
 

Masci: mini guida per la raccolta firme sulla dignità dei profughi del 2 ottobre

Roma – Il Movimento adulti scout cattolici italiani ha redatto una mini guida sugli aspetti amministrativi per la raccolta firme a favore dei migranti in vista della giornata di mobilitazione del 2 ottobre nelle principali piazze italiane. La Petizione popolare per la tutela giuridica e la dignità di profughi e rifugiati – sostenuta dal Copercom e da Focsiv (Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontario) – è rivolta al Parlamento italiano e al Parlamento europeo. La mini guida, insieme a manifesti, dépliant e volantini inviati a tutte le comunità Masci presenti sul territorio nazionale, “agevolerà gli Adulti Scout nell’organizzazione dei tavoli per la raccolta delle adesioni”. Tutto il materiale, “disponibile per l’animazione di incontri e dibattiti (in comunità, fra comunità, ma soprattutto fuori dalle comunità)”, è scaricabile dalla homepage del sito associativo. “Lo scopo della raccolta firme – spiega la presidente Sonia Mondin – è individuare corridoi umanitari sicuri, per consentire il transito ai migranti vittime di guerre, persecuzioni, catastrofi e dittature. Ma anche garantire un’accoglienza degna e rispettosa dei diritti della persona, accelerando le procedure di identificazione e definizione delle richieste di asilo”. Inoltre, occorre “superare, a livello europeo, i vincoli del Regolamento di Dublino, progettando e realizzando veri percorsi di integrazione”. Infine, conclude Mondin, è necessario “realizzare interventi politici ed economici nelle nazioni di partenza dei migranti per la risoluzione nonviolenta dei conflitti e la creazione di condizioni di pace e giustizia sociale”.
 

Ambulanti: il 53,4% è straniero

Monza - Al mercato, per le strade e nelle piazze della Penisola sempre meno le bancarelle di italiani e sempre più imprenditori stranieri. Delle oltre 190mila imprese attive in Italia nel commercio ambulante, a giugno 2016, il 53,4% è gestito da imprenditori nati all’estero. Dai fiori alla frutta, dall’abbigliamento ai prodotti per la cura della casa e della persona, sono complessivamente più di 100mila gli imprenditori provenienti da tutto il mondo che commerciano “on the road” (+5,7% in un anno) sorpassando i colleghi italiani. Ci sono persino settori del commercio ambulante al dettaglio, come la vendita di bigiotteria e chincaglieria, in cui i connazionali rappresentano solo il 6% del totale delle imprese attive, si tratta di circa 1.400 ambulanti nati in Italia contro gli oltre 22mila imprenditori stranieri. Anche nel settore dell’abbigliamento, tra vendita di tessuti, vestiti e articoli tessili per la casa gli stranieri superano gli italiani (53,1%). Nell’alimentare resiste invece il “made in Italy”: nella vendita di prodotti ortofrutticoli gli stranieri sono solo l’11,8%, il 5% nel commercio ambulante di pesce, e il 4,9% nella vendita di carni.
La concentrazione più alta è in Calabria e in Sardegna, dove la quota di stranieri sul totale degli ambulanti raggiunge circa il 70%, e in Campania il 61,2%. Tra le prime 20 province in Italia per presenza di commercianti stranieri al primo posto c’è Catanzaro con 2.247 bancarelle di imprenditori nati all’estero, pari al 78,5% del totale, poi ci sono Reggio Calabria e Pisa (rispettivamente 77,2% e 74,8%), Palermo (74,7% del totale ambulanti) e superano il 70% di stranieri anche Caserta, Sassari, Cagliari e Nuoro. Tra le prime venti province anche la Lombardia con Milano (6.233 stranieri, 67,1% del totale) e Sondrio (175 stranieri, 65,5%). In valori assoluti la patria degli affari per strada è Napoli, con 9.371 bancarelle di stranieri (+21,9% in un anno) su un totale di circa 16mila attività. È quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.
 

Mons. Perego: “Muro a Calais non fermerà i migranti”

Roma – “I muri non fermeranno gli immigrati. Abbatterli è una necessità importante per la crescita e lo sviluppo dell’Europa”. Lo ha detto il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Giancarlo Perego, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la decisione della Gran Bretagna di finanziare la costruzione di un muro a Calais per bloccare il cammino di migliaia di migranti.
“Tutte le volte che abbiamo creato muri – ha aggiunto Mons. Perego - li abbiamo dovuti successivamente abbattere perché erano un segno di divisione grave che impoveriva entrambi le popolazioni divise dal muro: l’ultimo abbattimento è stato quello del 1989 che ha generato la nuova ricchezza della Germania”. “Il muro a Calais – ha proseguito Mons. Perego - è un altro segnale di un’Europa che sta perdendo un principio fondamentale della sua istituzione: la libertà di movimento. Viene forte rinnovare l’invito fatto da Papa Francesco sull’impegno della tutela dei diritti umani che non può essere un’utopia per l’Europa ma qualcosa di fondamentale. E’ necessario superare la preoccupazione per la sicurezza e creare le condizioni per una nuova inclusione e integrazione sociale nel contesto europeo. E questo non chiede assolutamente muri”.
La costruzione di muri, ha concluso Mons. Perego, determina “la crescita del 30% dei costi del trasferimento delle merci. E’ uno spreco di risorse importanti che invece potrebbero essere impiegate per costruire progetti d’inclusione, integrazione e accompagnamento sociale”.