Primo Piano

UNHCR: superata la quota di 300.000 arrivi nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno

Ginevra - Nella giornata odierna il numero di rifugiati e migranti che dall’inizio dell’anno hanno raggiunto le coste europee ha superato la soglia delle 300.000 persone, secondo i dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Un numero notevolmente inferiore rispetto ai 520.000 arrivi via mare registrati nei primi nove mesi del 2015, ma superiore ai 216.054 arrivi registrati durante tutto il 2014.
Uno sguardo più da vicino ai due principali paesi di arrivo, Grecia e Italia, rivela importanti differenze. Gli arrivi in Italia di quest'anno seguono lo stesso andamento dell'anno scorso, con l’arrivo di 130.411 rifugiati e migranti nel corso del 2016, e 132.071 nel corso dei primi nove mesi dello scorso anno. In entrambi gli anni, gli arrivi sono aumentati nel mese di maggio e hanno raggiunto il loro picco nel mese di luglio. Tuttavia, sono sempre di più le persone che arrivano in Italia e che rimangono nel paese. Ad oggi, le richieste di asilo sono più che raddoppiate in Italia, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oltre 158.000 persone sono attualmente ospitate in strutture di accoglienza in Italia.
Al contrario, la Grecia ha assistito a un massiccio aumento del numero di arrivi via mare lo scorso anno: 385.069 persone, dall’inizio dell’anno fino a fine settembre. L’incremento era iniziato ad agosto, con 107.843 arrivi, e ha raggiunto il picco nel mese di ottobre, con il più alto numero di arrivi registrato nel corso dell’anno (211.663). Quest'anno vi è stato un forte calo: dai 67.415 arrivi nel mese di gennaio fino a poco più di 2.000 nel mese in corso, portando il totale di quest'anno a 165.750 unità; un calo del 57% rispetto ai 385.069 arrivi registrati in Grecia nel corso dei primi nove mesi dello scorso anno.
Anche le principali nazionalità che arrivano in Grecia (Siria, 48%; Afghanistan, 25%; Iraq, 15 %; Pakistan, 4% e Iran, 3%) sono diverse rispetto a quelle che raggiungono l'Italia (Nigeria, 20%; Eritrea, 12%; Gambia / Guinea / Sudan / Costa d’Avorio, 7% ciascuna). Nel Mediterraneo nel suo complesso, cinque nazionalità rappresentano il 68% di tutti gli arrivi (Siria, 30%; Afghanistan, 16%; Iraq, 10%; Nigeria, 7%; Eritrea, 5%).
Nonostante il numero di arrivi via mare di quest'anno (300.000) sia inferiore del 42% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (520.000), il numero di persone che risultano morte e disperse finora nel 2016 (3.211) è inferiore solo del 15% rispetto al numero totale di perdite nell'intero 2015 (3.771). Di questo passo il 2016 sarà l'anno più letale mai registrato nel Mar Mediterraneo.
Questa situazione sottolinea l'urgente necessità – si legge in una nota dell’UNHCR - che gli Stati “aumentino i canali di ammissione dei rifugiati, tra cui il reinsediamento, la sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e schemi di borse di studio per studenti, in modo da fornire alternative ai viaggi pericolosi nelle mani dei trafficanti. Allo stesso tempo, il piano concordato un anno fa tra l'Unione Europea (UE) e gli Stati membri per il ricollocamento di 160.000 richiedenti asilo principalmente dalla Grecia e dall'Italia verso altri paesi europei deve essere pienamente attuato. Finora, meno di 5.000 richiedenti asilo sono stati trasferiti dalla Grecia (3.791) e dall’Italia (1.156), un numero che corrisponde solamente al 3% del target fissato. L’UNCHR ha chiesto agli Stati membri dell'UE di aumentare il proprio impegno, anche in favore di minori non accompagnati e separati, di accelerare la registrazione e il trasferimento dei candidati, e di inserire altre nazionalità in fuga da guerre e persecuzioni tra quelle che possono avere accesso al programma di ricollocamento. Un ricollocamento efficace è cruciale per aumentare la condivisione di solidarietà e responsabilità in Europa, e per garantire una migliore gestione dei movimenti, contribuendo anche ad affrontare i movimenti secondari irregolari e il ricorso a reti di trafficanti. Ciò è particolarmente importante data la situazione umanitaria in Grecia, e il crescente numero di persone che rimangono in Italia e che qui presentano richiesta di asilo”.
 
 
 

Card. Parolin all’ONU: un maggiore impegno verso i migranti

Città del Vaticano - La “proliferazione” di ogni tipo di armi “aggrava le situazioni di conflitto e provoca enormi danni umani e materiali, causando larghi movimenti di rifugiati e migranti e minando profondamente lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura”. E’ quanto ha detto il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, intervenendo al Summit dell’ONU sulle migrazioni, in corso a New York.  Nel suo intervento, diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede – Parolin ha detto che “fronteggiare le cause profonde dello spostamento di persone richiede una forte volontà politica” ed ha esortato a prestare “urgente attenzione alla piaga di quei migranti che scappano dalle situazioni di povertà estrema e degrado ambientale”. “Nonostante questi ultimi non siano riconosciuti come migranti e rifugiati dalle convenzioni internazionali – ha detto il porporato - e dunque non godono di nessuna particolare protezione legale soffrono moltissimo e sono i più vulnerabili per il traffico di esseri umani e le varie forme di schiavitù”.
 

OMS: assicurare vaccinazioni ai bambini migranti sia una priorità globale

New York - Con un record di 65,3 milioni di sfollati in tutto il mondo, garantire livelli adeguati di vaccinazione tra i bambini migranti è una sfida in molte parti del mondo. “I bambini coinvolti in emergenze umanitarie hanno molte più probabilità di interrompere il ciclo di vaccinazioni rispetto a quelli che vivono in un ambiente stabile – ha affermato Flavia Bustreo Vice Direttore Generale Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. – Perdere queste vaccinazioni espone i bambini al rischio di contrarre una malattia infettiva, come ad esempio la polmonite o la diarrea che possono diventare mortali”. E’ stato questo il tema al centro dell’intervento dell’OMS durante la 71˚ Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York che ha acceso i riflettori sull’emergenza migranti e rifugiati, la guerra in Siria e la crisi in Libia.
I bambini rappresentano un terzo dei 50.000 rifugiati, richiedenti asilo e migranti che attualmente vivono in Grecia. I più vulnerabili sono i bambini piccoli che non hanno ancora ricevuto alcuna vaccinazione perché l’assistenza sanitaria nel loro Paese è stata interrotta da disordini civili e guerre. Lo scorso anno in Iraq più di 340.000 bambini non hanno ricevuto la loro terza iniezione di vaccino per la poliomielite attraverso i servizi standard a causa delle crisi che affliggono il paese. Infatti, non solo i vaccini salvano un grande numero di vite, ma sono anche economicamente vantaggiosi, relativamente facile da consegnare e, in molti casi, forniscono una protezione per tutta la vita, affermano all’Oms.
“Le vaccinazioni, però, richiedono una copertura ad alto livello, più bambini riceveranno le loro dosi, minori saranno le possibilità che siano esposti a malattie come la difterite, il morbillo e la meningite, che per i più piccoli, se non vaccinati possono diventare mortali, si diffondano poi in tutta la popolazione. Questo ci porta al cuore del problema per rifugiati e migranti. Il rischio che queste malattie si trasmettano è solito aumentare quando grandi gruppi di persone si muovono, vivono in luoghi sovraffollati o sospendono il loro ciclo di vaccinazioni. Una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla necessità della vaccinazione delle persone in emergenze umanitarie critiche, ha individuato numerosi rischi dalle malattie prevenibili con il vaccino – spesso aggravate dalla mancanza di cibo, acqua potabile e servizi igienici adeguati” continua Flavia Bustreo.
 
 

Rai Uno: questa sera una fiction realista sugli immigrati

Roma - Le storie di chi ogni giorno a Lampedusa si prodiga con grande generosità e spirito umanitario per salvare e accogliere i migranti in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni. Sullo sfondo  la vita di un'isola diventata confine simbolico dell'Europa, una piccola striscia di terra dove, tra mille difficoltà, convivono i pochi residenti e le centinaia di uomini, donne e bambini che ogni giorno affrontano i pericoli del mare in cerca di un futuro migliore. Una miniserie con Claudio Amendola e Carolina Crescentini, per la regia di Marco Pontecorvo. Due puntate in prima visione tv, in onda questa sera e domani mercoledì 21 settembre. Titolo della fiction Lampedusa Dall’orizzonte in poi che spiega meglio di tante parole il dramma dei migranti.
Nel cast ci sono anche Marta Gastini, Gaetano Bruno, Peppino Mazzotta, Massimo Wertmüller, Paola Tiziana Cruciani.
 

Milano: Casa della Carità torna ad accogliere i profughi

Milano -  Su richiesta del Comune di Milano, la Casa della carità ha aperto le porte a 58 profughi. Da lunedì notte nella sede di via Brambilla 10 sono accolti uomini, donne e bambini, tra cui alcuni minori non accompagnati, provenienti da Eritrea, Siria, Afghanistan, Somalia ed Egitto. Spiega il presidente della Fondazione, don Virginio Colmegna: “Abbiamo messo a disposizione il nostro auditorium, come tante altre volte in passato è successo, essendo già tutti occupati gli altri posti disponibili in Casa della carità. L’abbiamo fatto per evitare che tanti bambini e tante famiglie dormissero per strada”.
Tutti i profughi accolti saranno seguiti da mediatori culturali, medici e avvocati e usufruiranno di tutte le strutture della Casa. Nello spirito della Fondazione, l’accoglienza ai profughi sarà del tutto gratuita: per far fronte ai costi dell’iniziativa, che non prevede alcun stanziamento di fondi pubblici, è stata lanciata una raccolta fondi straordinaria.
Questa nuova iniziativa, che arriva in un momento in cui il sistema di accoglienza milanese è nuovamente sotto pressione, conferma l’impegno già mostrato dalla Fondazione durante l’estate con il progetto realizzato a Bruzzano in collaborazione con la parrocchia della Beata Vergine Assunta nel cui oratorio sono state ospitate, gratuitamente e grazie all’apporto di oltre 100 volontari, 365 persone tra cui molte donne e molti bambini.
“Leggo e sento di iniziative e proposte che cominciano finalmente ad animare il dibattito politico e sociale, cittadino e nazionale, per individuare soluzioni nuove e condivise sul tema dell’accoglienza, superando leggi, norme e consuetudini superate e inefficaci. Per questo, mentre daremo ospitalità a questi nuovi profughi in via Brambilla, abbiamo pensato di organizzare momenti di incontro e dibattito con operatori ed esperti del settore con l’obiettivo di confrontarsi su come uscire dall’emergenza che continua a riproporsi in modo sempre uguale e costruire un nuovo modello di accoglienza”, conclude don Colmegna.
 
 

Papa Francesco: oggi pranzo con alcuni migranti

Assisi - La “guerra tocca tutti”, non è lontana. Papa Francesco  durante la liturgia eucaristica a Casa Santa parla della giornata della Pace di oggi a poche ore dalla sua partenza per Assisi per partecipare all’incontro di preghiera interreligioso “Che il nostro cuore sia un cuore di uomo o di donna di pace”, ha auspicato e pregato papa Francesco: “oltre le divisioni delle religioni: tutti, tutti, tutti! Perché tutti siamo figli di Dio. E Dio è Dio di pace. Non esiste un dio di guerra: quello che fa la guerra è il maligno, è il diavolo, che vuole uccidere tutti”. Di fronte a questo non possono esserci divisioni di fede”. Oggi giornata di “preghiera, penitenza e pianto per la pace; giornata per sentire il grido del povero. Questo grido che ci apre il cuore alla misericordia, all’amore e ci salva dall’egoismo”.
Il Papa pranzerà, ad Assisi, nel refettorio del Sacro Convento, con diversi  ospiti in rappresentanza di varie religioni e confessioni cristiane. Con loro anche la partecipazione di una delegazione del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto (Roma), gestito dalla cooperativa sociale “Auxilium”. Parteciperanno al pranzo alcuni migranti (provenienti da Siria, Eritrea, Nuova Guinea, Nigeria, Pakistan e Afghanistan) e una famiglia siriana di Yarmuk, la città assediata dai miliziani dello stato islamico. Tra gli invitati anche due profughi con alle spalle storie forti come: Ibraim un ragazzo della Nuova Guinea e Nura una giovane eritrea. (R. Iaria)
 

Papa Francesco oggi ad Assisi per la Giornata della Pace

Assisi - Papa Francesco ha chiesto ad ognuno di noi di  “vivere” oggi una “Giornata di preghiera per la pace. Oggi – ha spiegato domenica all’Angelus - più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace! Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza - ha aggiunto -  siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli”. Da qui l’invito ad ognuno affinché “si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito”. Ed oggi, in questa giornata dedicata alla Pace il pontefice sarà ad Assisi per l’incontro tra fedi e culture  sul tema “Sete di Pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla diocesi di Assisi- Gualdo Tadino-Nocera Umbra e dalle Famiglie francescane.
Il Papa arriverà nella città umbra intorno alle 11.00. Subito dopo incontrerà il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, un rappresentante musulmano, Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e primate anglicano, Efrem II, patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia, un rappresentante dell’Ebraismo, il capo supremo dei Tendai (Giappone). Nel pomeriggio l’incontro personale del Papa con i maggiori leader delle varie religioni, e momenti di preghiera in vari luoghi della città. Quindi, nella Basilica Inferiore di San Francesco, la preghiera ecumenica dei cristiani. Alle 17,15 è previsto il discorso di Francesco. Prima della conclusione, un momento di silenzio per le vittime delle guerre, la firma dell’appello di pace, l’accensione di due candelabri e lo scambio della pace. (R. Iaria)
 

Migrantes Triveneto: domani pellegrinaggio al Santo di Padova

Padova - Si svolgerà nella giornata di domani, martedì 20 settembre, nella Basilica di S. Antonio a Padova, il pellegrinaggio inter-diocesano dei sacerdoti ed operatori pastorali “etnici” organizzato dalla Pastorale triveneta Migrantes nell’ambito dell’Anno giubilare straordinario della Misericordia.
L’incontro coinvolgerà, quindi, tutti coloro che seguono direttamente e da vicino - in particolare sul piano pastorale e spirituale - persone, famiglie e comunità cristiane di diverse nazionalità stabilmente presenti nei territori del Nordest a vario titolo (perché immigrate in Italia per motivi di studio, lavoro o scambio culturale) ed inserite nella vita delle Chiese di queste regioni. Tra le comunità più numerose si segnalano oggi quelle di nazionalità romena, cingalese, ucraina, filippina ed altre provenienti da alcuni Paesi africani.
“Sarà un’occasione unica - scrive Mons. Luigi Bressan, Vescovo delegato della Conferenza Episcopale Triveneto per il settore Migrantes, nell’invito - di conoscere la spiritualità del Santo, venerato in tutto il mondo, anche al di fuori del cristianesimo. Attendiamo tutti i sacerdoti e i religiosi che operano in questo campo di servizio pastorale, sia italiani che non italiani. Sarà una bella giornata di spiritualità fraterna”.
La giornata giubilare degli operatori pastorali triveneti Migrantes avrà inizio alle ore 9.30 di martedì 20 settembre presso lo Studio Teologico del Santo; dopo i saluti iniziali di Mons. Luigi Bressan e fra Giorgio Laggioni ci sarà un’introduzione multimediale alla basilica e alla vita di Sant’Antonio. Seguirà un momento di preghiera con riflessione del teologo fra Alessandro Ratti, grande conoscitore degli scritti del Santo, sul tema “Sant’Antonio, testimone itinerante della Misericordia”. Nel pomeriggio, dopo il pranzo comunitario, alle ore 14.45 i pellegrini attraverso la Porta della Misericordia e seguiranno - guidati sempre da Mons. Bressan e fra Laggioni - il percorso giubilare nella basilica del Santo dove, all’altar maggiore, si terrà la concelebrazione eucaristica. La giornata giubilare si concluderà intorno alle ore 16.00.
 

CCEE: il dovere cristiano di dare speranza

Sarajevo - Misericordia significa non scappare dal dolore, dalle ingiustizie e dalle molteplici sofferenze del nostro tempo ma renderle occasioni di speranza e di salvezza attraverso l’amore cristiano. In qualsiasi opera di misericordia, è la persona umana, nella sua dignità e nella sua integrità, il punto di partenza e il fine dell’azione della Chiesa. Ma anche nell’esercizio della misericordia, non basta il gesto occasionale che spesso è frutto dell’emozione cangiante e porta alla delega deresponsabilizzante. All’opera di misericordia è chiamato ogni cristiano e tutta la comunità cristiana, anzi l’intera umanità! Per realizzarla bisogna sapere anche educare, condividere e testimoniare: è quanto i partecipanti all’incontro CCEE di Sarajevo hanno espresso nella loro quattro giorni di lavoro (15-18 settembre).
Proseguendo un cammino avviato insieme a diversi organismi cattolici europei, la Commissione CCEE Caritas in Veritate in collaborazione con la Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina ha promosso un incontro tra quanti in Europa sono protagonisti delle Opere di Misericordia. E’ stata anche l’occasione per una riflessione sull’urgenza, l'attualità della Misericordia oggi in Europa e le diverse forme d’impegno della Chiesa.
I lavori hanno visto diversi momenti di riflessione e di testimonianza che hanno mostrato come al centro dell’azione della Chiesa sta la persona umana. Non è a un anonimo individuo, ma è alla persona, nel limite del suo essere creatura sempre bisognosa di relazioni non solo umane e di sperimentare l’amore di Dio, verso cui si china la Chiesa quando dà da mangiare attraverso il Banco alimentare, quando visita i carceri, quando accoglie il migrante o il rifugiato, quando cura e visita l’ammalato,  quando seppellisce i defunti, quando difende il lavoro dignitoso o porta nel mondo della politica il ricco patrimonio della dottrina sociale della Chiesa. Dalle numerose attività messe in campo da questi organismi ecclesiali emerge un senso di gratitudine e di viva speranza per l’audacia creativa e la capacità innovativa con cui affrontano le varie forme di povertà. Attraverso le Opere di Misericordia, la Chiesa cattolica in Europa sa di educare al senso della sofferenza umana, che riconosce e apprezza il valore di ogni singola vita ed evita lo scarto delle persone. Allo stesso tempo, i partecipanti hanno rilevato alcuni fenomeni che interpellano la Chiesa e l’intera società in Europa. In un tempo di grandi sfide, appare quanto mai urgente ridare speranza all’Europa. Questo è possibile attraverso una presenza che viva un amore cristiano evangelizzato che non si riduce a pure sentimentalismo. Allo stesso tempo, i partecipanti hanno più volte rilevato come la privatizzazione della fede nei Paesi secolarizzati ha spesso portato a una spaccatura tra le opere di misericordia spirituali e quelle materiali, in quanto le opere “materiali”, percepite come espressione pubblica della propria fede, non vengono sempre ben accolte dalle istituzioni secolari. Non di rado, infatti, l’apparato giuridico e amministrativo messo in campo dai Governi in Europa, pur apprezzando l’immenso servizio che le varie organizzazioni ecclesiali rendono all’intera società, sembrano voler ridurre l’impegno cristiano a mera filantropia privandolo dal suo riferimento religioso. La moltiplicazione, la diversità e il peso dell’apparato giuridico e amministrativo rendono oggi difficile gestire la solidarietà. Con il tempo, tutti questi elementi hanno portato a una separazione tra “l’atto”, che nasce dalla fede e l’annuncio cristiano: a volte sembra che sia possibile fare del bene solo al costo di rinunciare all’annuncio della parola di Gesù. Se la Chiesa, condanna chiaramente un’attività caritatevole subordinata e motivata dal mero proselitismo, ricorda tuttavia che, per il cristiano, non è possibile separare le opere dalla propria fede, in quanto è proprio la persona di Cristo ad esserne fonte e sostegno.
 

Nunzi apostolici: appello contro la violenza e per la Pace

Città del Vaticano - I Rappresentanti Pontifici, riuniti con Papa Francesco a Roma nei giorni scorsi per la celebrazione del Giubileo Straordinario della Misericordia, rivolgono un pressante appello alla Comunità internazionale e a quanti hanno responsabilità di governo affinché si “adoperino ancor più efficacemente ad arrestare la violenza e a risolvere pacificamente i conflitti in varie parti del mondo”. E’ quanto si legge oggi in una nota diffusa dalla sala Stampa della Santa Sede. I nunzi esprimono “solidarietà a tutte le vittime innocenti e a quanti subiscono discriminazioni e persecuzioni a motivo della fede religiosa e per loro elevano la preghiera al Padre di ogni misericordia”.
 

MCI Germania: pubblicata la storia delle sei Missioni nella diocesi di Limburg

Limburg - In occasione del 50° della Missione Cattolica Italiana di Limburg, istituita contemporaneamente a quelle di Francoforte e Wiesbaden, don Lupo ha pubblicato un libro (in italiano e in tedesco) sulla storia delle sei missioni di lingua italiana presenti nella Diocesi di Limburg (Francoforte Centro, Francoforte-Nied, Bad Homburg, Limburg, Wetzlar e Wiesbaden). Ha ripreso in parte i testi del suo volume “Die Italienischen Katholischen Gemeinden in Deutschland” (di 600 pagine, edito con la Lit Verlag Münster nel 2005), integrandoli con gli avvenimenti degli ultimi 10 anni. “Da 50 anni la diocesi di Limburg – scrive nell‘introduzione – sostiene queste sei Missioni con personale, strutture e finanze, nella coscienza che tutti gli immigrati cattolici fanno parte della chiesa locale e da questa devono essere accolti e assistiti”. Chiudono il volume due capitoli dedicati ai Delegati italiani ed ai Referenti della Diocesi per la pastorale degli stranieri.
 
 

“Sete di pace”: lo spirito di Assisi torna a spirare nella città di San Francesco

Assisi - 1986-2016: lo Spirito di Assisi torna a spirare dalla città di san Francesco trent’anni dopo la prima realizzazione dell’intuizione profetica di Giovanni Paolo II che qui convocò la grande Giornata mondiale di preghiera per la pace, nella convinzione che le grandi religioni avessero, come ha ricordato ieri Andrea Riccardi, il compito comune di “far fronte alla sfida della pace di fronte al mondo”. Non una “stravaganza”, ha aggiunto il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, non un “evento isolato” o la “follia di un giorno”, ma appunto una “profezia” che “da subito assunse il sapore della storia”. Trent’anni da quel 1986, dunque, nei quali lo spirito di Assisi, ha detto ancora Riccardi, “ha camminato: ha affratellato, ha fatto crescere azioni di pace, ha creato la consapevolezza del legame tra comunità religiose differenti, ha contrastato l’asservimento delle religioni alla guerra e al terrorismo”; un percorso che ha chiarito come “non c’è egemonia che possa tenere insieme un mondo così frammentario e complesso come quello globale”, un mondo in cui “la governance mondiale stenta a realizzarsi. Eppure c’è bisogno di una visione globale ed ecumenica: la coscienza che formiamo un’unica umanità”. E a sua volta, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I citando il recente Sinodo della Chiesa Ortodossa, ha ricordato che: “un dialogo interreligioso serio è di significativo aiuto per promuovere una fiducia reciproca, la pace e la riconciliazione”, un “evento comune, un’impresa collettiva” che “deve essere la risposta ecumenica alla responsabilità ecumenica”. 
Da ieri e fino a martedì la Comunità di Sant’Egidio insieme alla diocesi di Assisi e alle Famiglie francescane   proclamando la sua “sete di pace” con numeri imponenti e presenze significative: 511 esponenti di diverse tradizioni religiose tra i quali molti provenienti da regioni colpite da conflitti come Siria, Iraq, Nigeria; l’intera comunità francescana del Sacro Convento, 12.000 partecipanti, più di 1.500 volontari per l’organizzazione, 29 panel su importanti temi di attualità: Europa, Africa, Medio Oriente, Islam, ecologia, povertà, ecumenismo, dialogo, il ruolo dei credenti per arginare la violenza e il terrorismo.
Ieri all’inaugurazione anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha commentato: “Il dialogo tra le religioni, tra credenti e non credenti, il dialogo della cultura può molto, più di quanto sembri, perché lo scontro contro la violenza estremista è anche scontro culturale. Quindi la cultura può prevalere sull’estremismo”. E martedì pomeriggio, alla cerimonia conclusiva, parlerà  Papa Francesco, che intanto ha mandato il suo saluto da piazza San Pietro: “Sull’esempio di San Francesco, uomo di fede e di mitezza, siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli”.
Proprio all’insegnamento di Papa Francesco si è rifatto il filosofo polacco Zygmunt Bauman, uno degli intellettuali più autorevoli della nostra epoca, per descrivere la “dimensione cosmopolita” nella quale oggi viviamo, nella quale “ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti”, perché “siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri”. E per “capire come integrarci senza rinunciare alla nostra identità”, occorre, come insegna papa Francesco, “promuovere una cultura del dialogo, imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena di ascoltare”; considerare che “l’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro non è pura carità, ma un obbligo morale, passando dall’economia liquida che usa la corruzione ad una cultura che permetta l’accesso alla terra mediante il lavoro”; e infine porre la cultura del dialogo al centro dell’educazione, che è un processo a lunghissimo termine, da perseguire con pazienza, coerenza e pianificazione: una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere”. Nel messaggio inviato ai partecipanti, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che ricorda con commozione la sua visita alla Comunità di Trastevere l’anno scorso, indica il “cammino da percorrere” per vincere le sfide del nostro tempo e lo ricava dal metodo, dal “lavoro” di Sant’Egidio, che “con il suo carattere interreligioso e interculturale, riafferma che solo attraverso il dialogo e il negoziato possiamo trovare soluzioni sostenibili alla violenza”. E Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità, nel saluto agli ospiti delle Chiese ortodosse e delle Chiese orientali ed evangeliche presenti alla Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Assisi Mons. Domenico Sorrentino nella Basilica Superiore di San Francesco, ha ricordato che la “voce di pace e di fraternità universale” che trent’anni fa si levò dal colle assisiate, “oggi è più forte e lo spirito che la sorregge si è diffuso e ha dato coraggio a tanti nel mondo”; ed ha l’ambizione di parlare “anche nel nome di chi non ha voce perché è sopraffatto dalla guerra e dalla violenza”, affinché “la speranza di pace che noi incarniamo dia sollievo, consolazione e forza a chi soffre per la guerra, per il terrorismo e la violenza”.
Alcune testimonianze, nella prima giornata dell’Incontro, hanno dato conto di come lo spirito  di pace di Assisi e il cammino comune di questi 30 anni abbia generato tante paci locali. Così Faustin Archange Touadéra, Presidente della Repubblica Centrafricana,  ha ricordato che nel suo paese la pace è stata resa possibile “perché uomini e donne di fede non hanno accettato la logica dello scontro di religione”, e grazie al lavoro della Comunità di Sant’Egidio, che durante gli anni più difficili della crisi, non ha mai “smesso di parlare con le comunità religiose, i gruppi armati e i partiti politici, per ricordare a tutti i centrafricani che la loro storia è la convivenza pacifica tra fedi e culture diverse”; fino a diventare “non solo un amico del nostro popolo, ma in un certo senso parte del popolo centrafricano”. E Baleka Mbete, presidente dell’Assemblea nazionale sudafricana, ha descritto la trasformazione del suo paese da “teatro di guerra”, da “Stato canaglia” a “nazione arcobaleno”, indirizzato, anche se “ancora in formazione”, sulla strada di una “pace sostenibile” avendo scelto “la via della giustizia di  transizione, invece di una infinita caccia alle streghe e infinite punizioni”. Mohammed Sammak, Consigliere politico del Gran Muftì del Libano, ha detto che “affrontare il tema dell’estremismo religioso è un dovere innanzitutto dei musulmani” che hanno il dovere di liberare la loro religione dal ‘dirottamento’ cui gli estremisti hanno sottoposto l’Islam usandolo come “strumento di vendetta, movimento totalitario in nome della religione”. L’Islam, invece, crede nel pluralismo e considera la diversità tra gli uomini un’espressione del dovere divino che le persone siano differenti tra loro”. Allo stesso modo, il rabbino israeliano Avraham Steinberg ha ricordato l’insegnamento biblico e del Talmud, che non vedono “alternativa alla pace per la coabitazione internazionale”, per cui “uccidere per disaccordo è la colpa più grande, e nessuna al mondo timorata di Dio può giustificarlo”. L’arcivescovo di Rouen, mons. Dominique Lebrun, ricordando l’assassinio di padre Jacques Hamel, al termine della Messa che stava celebrando, ha chiesto “la grazia che il riconoscimento del martirio non sia una bandiera innalzata per combattere e condannare; ma la gioia di rendere grazie per il dono di un prete che ha donato la sua vita in nome di Cristo”.
 
 
 

Migrantes: l’Europa ripensi i corridoi umanitari e percorsi di legalità per la sicurezza dei richiedenti asilo

Roma - Papa Francesco ha ricordato, parlando agli ex studenti dei Gesuiti, ancora una volta le continue morti di richiedenti asilo nel Mediterraneo. “E’ un dato di fatto che in meno di nove mesi nel Mediterraneo si è già superato il numero dei morti dello scorso anno”, dice Mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes commentando all’AdnKronos, le parole del Pontefice, che ha paragonato il bacino del Mediterraneo a un cimitero.
“Il Mediterraneo è diventato un luogo di morte anziché un luogo dove poter ritrovare sicurezza e pace, dopo una situazione di violenza, guerra e terrorismo lasciata alle spalle”, ha aggiunto Mons. Perego chiedendo all’Europa di “ascoltare “questo grido di dolore e a ripensare la possibilità dei corridoi umanitari da parte di tutti i 27 Paesi. Siamo davanti all’esperienza del ricollocamento che al momento è fallita, ora bisogna far partire i migranti in sicurezza”.
 

Papa Francesco: “il Mediterraneo, un cimitero””

Città del Vaticano - Quella dei profughi «è la crisi umanitaria più grande dopo la Seconda guerra mondiale», tanto che il Mediterraneo è diventato «un cimitero». È questo l’ennesimo grido di dolore lanciato da papa Francesco sottolineando come «in questo frangente della storia » ci sia «un grande bisogno di persone che ascoltino il grido dei poveri e che rispondano con compassione e generosità». Lo ha fatto ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro europeo degli ex alunni dei gesuiti riuniti in questi giorni a Roma per discutere sul tema «Migrazione globale e crisi dei rifugiati: è tempo di contemplare e agire».
Il Pontefice ha osservato che «tragicamente, nel mondo oggi più di 65 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare i loro luoghi di residenza», un numero «senza precedenti», «oltre ogni immaginazione», che è «ora più grande dell’intera popolazione dell’Italia!». E dopo aver evocato i conflitti armati in Siria e in Sud Sudan, ha sottolineato come queste guerre abbiano come conseguenza proprio le ondate migratorie che hanno reso il Mediterraneo un «cimitero». Papa Francesco ha quindi ricordato come nel corso di quest’Anno della misericordia milioni di fedeli hanno compiuto il pellegrinaggio alla Porta Santa, «facendo memoria del fatto che la misericordia di Dio dura per sempre ed è rivolta a tutti». «Anche con il vostro aiuto – ha quindi aggiunto rivolgendosi agli ex alunni dei gesuiti – la Chiesa sarà capace di rispondere più pienamente alla tragedia umana dei rifugiati mediante atti di misericordia che promuovano la loro integrazione nel contesto europeo e al di là di esso». «Vi incoraggio perciò – ha esortato – a dare il benvenuto ai rifugiati nelle vostre case e comunità, in modo che la loro prima esperienza d’Europa non sia quella traumatica di dormire al freddo nelle strade, ma quella di un’accoglienza calda e umana».
 
 

A Trento la Croce di Lampedusa

Trento - Due legni, staccatisi da uno dei tanti barconi della speranza e inchiodati tra loro. E’ costruita così la croce di Lampedusa, realizzata da un falegname lampedusano per diventare simbolo del dramma dei migranti. “Portatela ovunque!”, si è raccomandato Papa Francesco quando l’ha benedetta, nell’aprile 2014, dando il via a una singolare staffetta spirituale lungo l’Italia. Ora la croce dei migranti fa tappa a Trento, su iniziativa della diocesi (Ufficio Pellegrinaggi, Commissione Giustizia e Pace, Caritas, Migrantes e Centro Missionario). Vi è approdata ieri, domenica 18 settembre, accolta in clima di preghiera in Duomo, dove rimarrà nella giornata di oggi, lunedì 19, per essere poi esposta nelle cappelle degli ospedali S. Chiara e San Camillo nei due giorni successivi (nei quali è prevista la celebrazione della Santa Messa alle 17.30), e  ritornare quindi in Duomo, dove giovedì 22 e venerdì 23 sono invitati alla riflessione gruppi di catechesi e scolaresche (alle 17.00 di giovedì l’appuntamento è per gli insegnanti di religione di tutte le scuole). Nel contesto di questo evento, venerdì 23 settembre tutte le parrocchie della città sono invitate a fare una giornata di digiuno, la cui conclusione sarà celebrata alle 20.15 sempre in cattedrale con l’arcivescovo Mons. Lauro Tisi che presiederà una veglia di riflessione e preghiera per i perseguitati e le vittime dei “viaggi della speranza”. Le offerte (corrispettive del digiuno) raccolte in questa circostanza saranno devolute alle popolazioni dei campi profughi di Siria e Iraq. Sabato 24 settembre la croce dei migranti sarà collocata all’Auditorium S. Chiara nel contesto dell’assemblea diocesana che darà il via a un nuovo anno pastorale della Chiesa trentina. L’ultima tappa della presenza in diocesi della croce di Lampedusa sarà domenica 25 settembre: accompagnerà il Pellegrinaggio da S. Maria Maggiore al Duomo, in occasione del Giubileo dei Malati e dei volontari, con inizio alle ore 14.30.

 

Card. Bagnasco: vescovo “pastori di una Chiesa esperta in umanità”

Genova - Con una celebrazione eucaristica presieduta dal card. Angelo Bagnasco, si è concluso a Genova il Congresso Eucaristico nazionale. Il porporato, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha evidenziato come il vescovi del nostro Paese sono “pastori di una Chiesa esperta in umanità: la nostra voce – ha detto -  è discreta, ma ora, come una vela al largo, sostenuta dal vento dello Spirito - prende vigore e proclama : ’O uomini che ci ascoltate: la nostra gioia è grande e si chiama Gesù’”. Per il card. Bagnasco “questo è l’annuncio che attraversa i secoli, con il quale oggi il Santo Padre Francesco ci incoraggia a uscire incontro a ogni uomo. Come Chiesa italiana, a lui rivolgiamo il nostro pensiero affettuoso e grato: il vincolo della preghiera e lo sguardo a Gesù-Eucaristia ci rendono uno in quella inscindibile comunione di affetti e intenti, che nella liturgia trova fonte e culmine”. “Nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, è viva l’attesa di una pienezza di felicità e di un per sempre nell’amore; attesa più grande di ciò che è temporale e puramente mondano”, ha sottolineato il presidente dei vescovi italiani secondo il quale "l’Eucaristia è proprio questo dono, dove la Parola si fa Carne e Sangue, Pane che nutre di grazia la vita, principio e forza di un nuovo modo di stare nel mondo. Entrare  - ha spiegato - nel dinamismo eucaristico significa lasciarsi plasmare da Cristo, affidarsi al suo amore obbediente, farsi condurre dallo Spirito. Mangiare questo Pane non può, quindi, ridursi a un’abitudine, né a un gesto di  amicizia fraterna; è aprirsi a Colui che è così grande da farsi tanto piccolo! E’ divenire come la goccia d’acqua versata nel calice del vino fino a ritrovare se stessi nel mistero di  Dio, capaci di nuove relazioni con tutti”. Dal palco di piazzale Kennedy, affacciato sul mare, davanti a 15mila persone, il card. Bagnasco ha rivolto un pensiero alle vittime del terremoto, a cui ha espresso, a nome di tutta la Chiesa italiana “vicinanza fraterna”: è a loro che sono destinate le offerte della Messa. Ieri in tutto il nostro Paese la  CEI ha promosso una raccolta per le persone colpite dal sisma. Durante il Congresso – ha detto ancora Bagnasco – “abbiamo visto e incontrato il Signore nel nostro popolo, nella nostra Chiesa, nel volto della nostra gente. Abbiamo intensamente pregato e sperato perché il Congresso eucaristico non fosse soltanto un programma da svolgere, con date e appuntamenti, ma un evento da vivere, cioè un incontro con Gesù”.
 
 

ONU: da oggi assemblea generale sui flussi migratori

New York – Prenderà avvio oggi a New York l'Assemblea generale delle Nazioni Unite in materia di flussi migratori e rifugiati politici.
Nel summit che vedrà riuniti, nei giorni 19 e 20 settembre, i governi di tutto il mondo ci si aspettano linee condivise sull'accoglienza, considerato che si tratta di un fattore globale che interessa tutte le nazioni benestanti. Si assiste a dati inediti. Le stime parlano di 65 milioni di persone che fuggono dai conflitti e 19 milioni dalla povertà. Negli scorsi giorni la spiaggia che costeggia il ponte di Brooklyn era stata invasa dall'arancione dei giubbotti di salvataggio raccolti sulle spiagge greche in un'iniziativa promossa dall'Oxfam in seno alla petizione #StandAsOne che chiede di potenziare i soccorsi in mare e implementare le opportunità di ingresso legale in Europa così da indebolire il traffico di esseri umani. Inoltre l'Oxfam insiste sul bisogno di assicurare a tutte le persone in arrivo, oltre ai bisogni primari e assistenza medica, standard di accoglienza comuni. Infine la stessa confederazione umanitaria chiede investimenti internazionali per la crescita economica e sociale nelle aree svantaggiate così da creare le condizioni favorevoli alla permanenza e allo sviluppo bio-sociale della persona nei paesi d'origine. Anche l'UNHCR chiede con la petizione #WithRefugees che sia assicurata protezione ai rifugiati e sottolinea la necessità della triade formazione, lavoro, casa. Entrambe le organizzazioni hanno presentato all'Assemblea Onu circa 250 mila firme a sostenere i diritti dei migranti ed il bisogno di un intervento sistemico e globale. (DM)
 

Papa Francesco: domani giornata di preghiera per la Pace

Città del Vaticano – Sempre più c’è bisogno di pace nel mondo.  Papa Francesco, che domani sarà ad Assisi per l’incontro di preghiera per la pace, a trent’anni da quello storico convocato da Giovanni Paolo II. Ieri, al termine dell’Angelus, ha invitatole parrocchie, le associazioni ecclesiali e i fedeli di tutto il mondo a “vivere” una “Giornata di preghiera per la pace. Oggi – ha spiegato - più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace! Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza n- ha aggiunto -  siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli”.
“Così martedì – ha concluso -  tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito”.
Prima della preghiera il pontefice, commentando le letture del giorno, ha detto che  “il percorso della vita necessariamente comporta una scelta tra due strade: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. “Non si può oscillare – ha spiegato -  tra l’una e l’altra, perché si muovono su logiche diverse e contrastanti”. (Raffaele Iaria)
 

MCI Svizzera: da lunedì il convegno nazionale

Roma – “L’omelia: parole che fanno ardere i cuori”. Questo il tema del Convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera che si svolgerà dal 19 al 213 settembre ad Alghero.
I lavori saranno aperti - dopo i saluti del coordinatore nazionale don Carlo De Stasio - dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Giancarlo Perego che tratterà il tema “L’omelia tra Vangelo e storia: come è cambiata l’omelia nel corso della storia della Chiesa”.
Nei giorni di convegno sono previste relazioni di Mons. Fabio Trudu, Ordinario di Liturgia alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, sul tema “L’omelia tra annuncio della parola, celebrazione liturgica e vita della comunità” e “Preparare e pronunciare l’omelia. La comunicazione al servizio dell’annuncio della fede nella liturgia”, oltre a momenti di riflessione e dibattito e ad alcune celebrazioni eucaristiche presiedute  ad Alghero dal vescovo di Alghero-Bosa, Mons. Mauro Maria Morfino e  a Sassari dall’arcivescovo della città, Mons. Paolo Atzei. (R. I.)
 

Germania dai giovani cattolici il via campagna per integrazione e accoglienza dei rifugiati

Roma -  La Federazione dei Giovani cattolici tedeschi (Bdkj) ha lanciato una campagna annuale per l’integrazione e l’accoglienza dei rifugiati gestita da tutte le associazioni cattoliche e i gruppi diocesani, che prenderà ufficialmente il via oggi. Sotto il motto “Il tempo futuro. Insieme per una terra colorata”, porterà i giovani cattolici – informa l’agenzia SIR -  a inventare azioni comuni contro ogni tipo di razzismo, populismo e misantropia. “In qualità di associazioni giovanili cattoliche, ci siamo impegnati per una società solidale e aperta”, ha detto ieri, durante una conferenza stampa a Düsseldorf, la presidente nazionale della Bdkj, Lisi Maier. Con “Il tempo futuro” “intendiamo mettere in chiaro, prima delle elezioni” (fissate a settembre 2017) “come vogliamo che sia il nostro Paese nei prossimi 4 anni di governo ed oltre”. Secondo Maier “una politica sostenibile non può esser supportata da ideologie nazionaliste e misantrope”. “Insieme con il maggior numero di bambini, adolescenti e giovani-adulti in Germania, vogliamo raggiungere le 35mila ore di attività complessiva in un anno – spiega il presidente federale, don Dirk Bingener – e 35mila ore corrispondono a circa quattro anni, la durata di una legislatura del Parlamento tedesco”.