Milano – “Può essere facile dire che il muro di Calais è inaccettabile. Auspicare ponti e non muri. Ma la paura è una bestia nera, la si vince solo con un paziente lavoro di educazione”. Ne è convinto il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano secondo il quale in questa “nuova fase è necessario rompere l’isolamento in cui l’io è precipitato rivolgendosi alle moltissime comunità che, come vedo nelle visite pastorali, arricchiscono la vita di città e paesi. Sono – ha detto il porporato in una intervista a “Famiglia Cristiana”, in edicola questa settimana - nuovi corpi intermedi. Buone relazioni danno sicurezza e capacità di iniziativa. L’accoglienza diffusa nella nostra diocesi– cito solo il ben noto esempio di Bruzzano – è un modo privilegiato per vincere la paura”.
Primo Piano
Papa Francesco: questa mattina la partenza per la Georgia
Città del Vaticano - È iniziato questa mattina il 16° viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco che si reca in Georgia e in Azerbaijan, seconda tappa della più ampia visita nel Caucaso, che a giugno ha visto il Papa Francesco in Armenia. L’aereo con a bordo il Pontefice (un A321 dell’Alitalia) è decollato dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino verso le ore 9 ed è previsto che atterri allo scalo internazionale di Tbilisi alle ore 15 (le 13 di Roma), dopo quattro ore di volo.
“Nel momento in cui mi accingo a compiere il mio viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian – scrive il Papa in un messaggio al presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella - per favorire l’incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, per rafforzare il cammino dell’unità dei cristiani e per confermare la comunità cattolica nella fede, mi è caro rivolgere a lei, signor Presidente, e alla nazione italiana il mio cordiale saluto, che accompagno con fervidi auspici per il progresso spirituale civile e sociale della diletta Italia”.
“Nel momento in cui mi accingo a compiere il mio viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian – scrive il Papa in un messaggio al presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella - per favorire l’incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, per rafforzare il cammino dell’unità dei cristiani e per confermare la comunità cattolica nella fede, mi è caro rivolgere a lei, signor Presidente, e alla nazione italiana il mio cordiale saluto, che accompagno con fervidi auspici per il progresso spirituale civile e sociale della diletta Italia”.
Migrantes Lombardia: il programma del pellegrinaggio regionale di domenica
Milano - I migranti che vivono in Lombardia si ritroveranno domenica 2 ottobre al Santuario S. Maria del Fonte presso Caravaggio per il loro pellegrinaggio regionale sul tema “Perdonaci… come noi perdoniamo”. L’iniziativa è promossa dagli ufficio Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda e prevede, dopo una breve presentazione del luogo a cura del rettore don Antonio Mascaretti, la recita del santo Rosario, il passaggio della Porta Santa e la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Franco Agnesi, vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione CEI per le Migrazioni. La celebrazione sarà animata da vari gruppi etnici.
3 ottobre 2016: per fare memoria dei migranti vittime innocenti
Roma - Sono trascorsi tre anni da quel tragico naufragio a poche decine di metri dalle coste dell’isola di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, che causò la morte di 366 persone. Le immagini delle bare, una accanto all’altra, nell’hangar dell’aeroporto militare, è ancora presente nella nostra memoria e non possiamo dimenticarle facilmente. L’Italia – ricorda oggi la Fondazione Migrantes - reagì a quella tragedia creando l’operazione ‘Mare nostrum’, che ha dato “vita” a tanti uomini e donne che tentavano di raggiungere le nostre coste: 170.000 le persone salvate in un anno. Dall’ ottobre 2014 l’operazione ‘Mare Nostrum’ è stata sospesa, perché l’Europa – spiega una nota dell’organismo pastorale – “non ha voluto farsene carico, non ha voluto considerare il Mediterraneo un Mare anche europeo”. Da allora sono oltre 270.000 le persone migranti salvate nel Mediterraneo, con navi anche di altri stati europei oltre che dell’Italia e con navi di Organizzazioni private, ma ancora troppi sono stati i morti: dal 3 ottobre 2013 ad oggi oltre 11.500 migranti, e il Mediterraneo è diventato un ‘cimitero’, come ha ricordato papa Francesco.
Da quest’anno, la data del 3 ottobre è diventata la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, con una legge voluta dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica il 21 marzo 2016. E’ una Giornata della memoria, “al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”. E’ una Giornata – spiega la Migrantes - per “educare le giovani generazioni a raccogliere la sfida delle migrazioni tutelando la vita e la dignità delle persone e, per chi crede, è una Giornata per pregare e gridare ancora che le persone che sbarcano non sono clandestini, ma migranti in fuga, uomini e donne come noi”.
L’Organismo Pastorale della CEI auspica che la celebrazione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione possa “diventare anche l’occasione per condividere la volontà di costruire corridoi umanitari e vie legali che accompagnino in sicurezza i migranti e le loro famiglie nel loro cammino e che consentano l’ingresso in Italia e in Europa senza altre vittime innocenti”. (Raffaele Iaria)
Migrantes Lombardia: domenica il pellegrinaggio regionale. La presentazione del delegato regionale
Milano - L’annuale pellegrinaggio dei migranti delle diocesi lombarde, in questo Anno Santo della Misericordia, non può che assumere i connotati del Giubileo, che tutti insieme vorremo vivere in questa prima domenica del mese di ottobre. Il mese di ottobre è il mese missionario ed è anche il mese dedicato alla devozione della Vergine Maria venerata come Regina del Santo Rosario. Diventa significativo che il nostro Giubileo si celebri al Santuario della Madonna del Fonte in Caravaggio, luogo caro a tanti fedeli lombardi, ma anche di tutte le altre regioni del nostro Paese e a tanti stranieri che vivono in mezzo a noi e che qui convengono, come noi domenica 2 ottobre, per pregare e così testimoniare la loro fede. Il nostro pellegrinaggio giubilare, quindi, non può che assumere la tonalità della misericordia. Dio Padre, ci ricorda la Vergine, “estende la sua misericordia di generazione in generazione su quelli che lo temono” (Lc 1,50).
In questo pellegrinaggio invochiamo la misericordia del Signore su noi tutti. Invochiamo il suo perdono: “Perdonaci, Signore!”. E il Signore nel suo grande amore e nella sua grande misericordia ci perdona e ci perdonerà sempre. Il perdono del Signore porta con sé l’esigenza del saperci perdonare tra noi. “Perdonaci… come noi perdoniamo” è il motto del pellegrinaggio di quest’anno che come un’eco richiama le parole della preghiera del Signore: “Perdona i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. La meta spirituale del nostro pellegrinaggio vuole essere proprio questa capacità di accogliere il perdono di Dio per saperci perdonare dal profondo del cuore. Ecco perché all’inizio della Santa Messa che concluderà la giornata, alcune famiglie di migranti, rappresentanti tutti i continenti, saliranno all’altare per ricevere l’abbraccio del celebrante come simbolo del perdono del Signore e poi al momento dello scambio della pace questo abbraccio
ricevuto (il perdono) diventerà abbraccio con tutta l’assemblea (il perdono donato e scambiato). Per questo, al termine della preghiera del Rosario che introduce il pellegrinaggio, attraverseremo la Porta Giubilare e faremo memoria del nostro Battesimo: siamo figli di Dio e fratelli tra di noi!
Questa è la radice e la memoria dell’essere l’un per l’altro misericordia e perdono. Interceda per noi la Vergine Maria affinché da questo pellegrinaggio scaturisca, come l’acqua dalla fonte, la nostra conversione per perdonarci di vero cuore gli uni gli altri affinché questo perdono raggiunga le nostre comunità, le nostre Chiese e il mondo intero. (don Antonello Martinenghi, Direttore regionale Migrantes Lombardia)
In questo pellegrinaggio invochiamo la misericordia del Signore su noi tutti. Invochiamo il suo perdono: “Perdonaci, Signore!”. E il Signore nel suo grande amore e nella sua grande misericordia ci perdona e ci perdonerà sempre. Il perdono del Signore porta con sé l’esigenza del saperci perdonare tra noi. “Perdonaci… come noi perdoniamo” è il motto del pellegrinaggio di quest’anno che come un’eco richiama le parole della preghiera del Signore: “Perdona i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. La meta spirituale del nostro pellegrinaggio vuole essere proprio questa capacità di accogliere il perdono di Dio per saperci perdonare dal profondo del cuore. Ecco perché all’inizio della Santa Messa che concluderà la giornata, alcune famiglie di migranti, rappresentanti tutti i continenti, saliranno all’altare per ricevere l’abbraccio del celebrante come simbolo del perdono del Signore e poi al momento dello scambio della pace questo abbraccio
ricevuto (il perdono) diventerà abbraccio con tutta l’assemblea (il perdono donato e scambiato). Per questo, al termine della preghiera del Rosario che introduce il pellegrinaggio, attraverseremo la Porta Giubilare e faremo memoria del nostro Battesimo: siamo figli di Dio e fratelli tra di noi!
Questa è la radice e la memoria dell’essere l’un per l’altro misericordia e perdono. Interceda per noi la Vergine Maria affinché da questo pellegrinaggio scaturisca, come l’acqua dalla fonte, la nostra conversione per perdonarci di vero cuore gli uni gli altri affinché questo perdono raggiunga le nostre comunità, le nostre Chiese e il mondo intero. (don Antonello Martinenghi, Direttore regionale Migrantes Lombardia)
Prato: domenica 2 ottobre la “Festa dei popoli”
Prato - Sul palco ci saranno canzoni e danze provenienti da tutto il mondo. Si alterneranno ballerine dello Sri Lanka ed egiziane, cantanti cinesi e marocchini. Un gruppo di richiedenti asilo ospiti in città farà ascoltare dei brani reggae e rap. Non solo, ci sarà anche l’energia della Rut Band e una sfilata di moda curata da Noè Maggini, stilista di origine sinti che vive al campo nomadi di Prato, chiamato a presentare la sua nuova collezione.
Non poteva che chiamarsi «Mille volti, una sola città», l’edizione 2016 della Festa dei Popoli, la manifestazione promossa quest’anno da Caritas, Migrantes e Centro missionario. Le tre realtà diocesane si sono messe insieme per promuovere una «cultura dell’incontro» e una conoscenza reciproca a partire dalle diverse realtà che ogni giorno convivono in una città multietnica e multiculturale come Prato.
L’appuntamento, aperto a tutta la città, è per domenica 2 ottobre. La giornata si aprirà alle 10 con la celebrazione della messa internazionale presieduta dal vescovo Mons, Franco Agostinelli in San Domenico. Partecipano le comunità cattoliche straniere di Prato, che animeranno la celebrazione con canti e preghiere in lingua. Alle 13 c’è il pranzo comunitario in Sant’Anna. Mentre fino alle 18, in piazza Duomo i gruppi e le associazioni missionarie di Prato allestiranno degli stand con vendita di artigianato proveniente da tutto il mondo. Ci sarà anche la mostra fotografica con immagini dedicate all’impegno missionario dei pratesi. Nel pomeriggio, dopo le 15, spazio alla musica in piazza Duomo. In caso di pioggia lo spettacolo si terrà nel teatro del Convitto Cicognini.
I colori e le musiche della Festa dei Popoli daranno il via alle iniziative dell’«Ottobre Missionario 2016». Gli altri appuntamenti sono in programma giovedì 15 ottobre alle 10 nella sala conferenze della Biblioteca Lazzerini, con la presentazione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes mentre giovedì 20 ottobre, ci sarà la veglia di preghiera missionaria alle ore 21,15 nella chiesa di Galcetello.
Non poteva che chiamarsi «Mille volti, una sola città», l’edizione 2016 della Festa dei Popoli, la manifestazione promossa quest’anno da Caritas, Migrantes e Centro missionario. Le tre realtà diocesane si sono messe insieme per promuovere una «cultura dell’incontro» e una conoscenza reciproca a partire dalle diverse realtà che ogni giorno convivono in una città multietnica e multiculturale come Prato.
L’appuntamento, aperto a tutta la città, è per domenica 2 ottobre. La giornata si aprirà alle 10 con la celebrazione della messa internazionale presieduta dal vescovo Mons, Franco Agostinelli in San Domenico. Partecipano le comunità cattoliche straniere di Prato, che animeranno la celebrazione con canti e preghiere in lingua. Alle 13 c’è il pranzo comunitario in Sant’Anna. Mentre fino alle 18, in piazza Duomo i gruppi e le associazioni missionarie di Prato allestiranno degli stand con vendita di artigianato proveniente da tutto il mondo. Ci sarà anche la mostra fotografica con immagini dedicate all’impegno missionario dei pratesi. Nel pomeriggio, dopo le 15, spazio alla musica in piazza Duomo. In caso di pioggia lo spettacolo si terrà nel teatro del Convitto Cicognini.
I colori e le musiche della Festa dei Popoli daranno il via alle iniziative dell’«Ottobre Missionario 2016». Gli altri appuntamenti sono in programma giovedì 15 ottobre alle 10 nella sala conferenze della Biblioteca Lazzerini, con la presentazione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes mentre giovedì 20 ottobre, ci sarà la veglia di preghiera missionaria alle ore 21,15 nella chiesa di Galcetello.
Un altro naufragio: 4 corpi recuperati, 23 dispersi
Milano - Ancora un altro naufragio. Numeri più piccoli rispetto a quello di una settimana fa di fronte alle coste dell’Egitto, ma non meno drammatico. L’ultima tragedia del mare è avvenuta più a Est. Nel mar Egeo, di fronte alle coste turche di Bodrum. Almeno 4 corpi sono stati recuperati dalla guardia costiera turca. Lo riporta l’agenzia statale Anadolu, secondo cui è affondato un gommone, diretto probabilmente in Grecia, con a bordo 31 persone. Tra queste, altre 4 sono state soccorse, mentre 23 risultano disperse. L’imbarcazione era salpata da Bodrum, nella provincia occidentale di Mugla, prima di rovesciarsi, 4 miglia al largo, nei pressi dell’isola di Kara Ada. Negli ultimi anni migliaia di persone dalla Turchia hanno tentato di attraversare l’Egeo per raggiungere la Grecia e poi l’Europa. Si tratta del primo naufragio mortale da settimane nel mar Egeo, dove il flusso di profughi e migranti si è drasticamente ridotto a seguito dell’accordo di marzo tra UE e Turchia. In poco meno di un anno e mezzo, nelle acque del Mediterraneo «sono stati salvati circa 240mila migranti nell’ambito di 1.700 interventi di ricerca e soccorso» ha detto Valter Girardelli, capo di Stato Maggiore della Marina, in audizione davanti al Comitato Schengen presieduto da Laura Ravetto. «È un dato complessivo», ha spiegato l’ammiraglio - che comprende Mare sicuro ed EunavforMed - ma è significativo che 70mila di questi migranti siano stati soccorsi da unità militari, che svolgono dunque sostanzialmente un’azione di concorso, e tutti gli altri da unità delle organizzazioni non governative, da mercantili in transito e dalla Guardia costiera». Quanto alle imbarcazioni, nello stesso periodo «la Marina ne ha rese inutilizzabili 608, di cui 104 barconi, 486 gommoni e 18 piccoli natanti».
La CEI finanzia 132 progetti per oltre 13 milioni di euro
Roma - Sono 132 i progetti sostenuti dal Comitato per gli interventi caritativi a favore de Terzo Mondo della Chiesa italiana. Un impegno che ha previsto un finanziamento complessivo di 13 milioni e 537.327 euro. Il quadro è stato reso noto dal Comitato nei giorni scorsi, fornendo anche una suddivisione per aree geografiche: 9.233.045 euro per 75 progetti in Africa; 1.768.086 euro per 37 progetti in America Latina; 2.223.784 euro per 18 progetti in Asia; e 312.412 euro per 2 progetti in Medio Oriente. Tra i progetti più interessanti quello finanziato in Angola per la costruzione di una falegnameria, con fornitura di macchinari e con la formazione del personale per un gruppo di lavoratori locali nella diocesi di Mbanza Congo. L’iniziativa è realizzata con il sostegno del ministero dell’Industria angolano. Sempre in terra africana vi è un progetto finanziato in Burkina Faso per migliorare le condizioni di vita della popolazione rurale nel distretto di Garango attraverso un corso di formazione rivolto ad operatori sanitari, educatori, insegnanti e famiglie (alle quali sono destinati stufe e servizi igienici) e la realizzazione di due nuovi pozzi ed il ripristino di altri due attualmente non funzionanti. Di particolare interesse anche un’attività di imprenditorialità agro-pastorale e artigianale in Camerun per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di 400 giovani disoccupati (sotto-qualificati, ragazze madri, scavatori di sabbia e conducenti di moto taxi). Si prevede la creazione di cooperative e l’acquisto di equipaggiamenti per la produzione e di veicoli per il trasporto e la commercializzazione dei prodotti.
Andando in America Latina vi è un progetto finanziato in Ecuador dove il fenomeno della dipendenza da alcol è molto diffuso. Qui sarà costruito un centro terapeutico di riabilitazione per alcolisti e una casa di accoglienza per ragazze madri: questo centro, oltre alle cure mediche, offrirà percorsi di sostegno umano e psicologico per una piena riabilitazione. In Asia il Comitato richiama l’attenzione su un’iniziativa in Cambogia: un programma di assistenza sanitaria e formazione umana rivolto in particolare ai malati nella zona di Phnom Penh, per dare assistenza sanitaria a tutti, ma soprattutto ai poveri e alle loro famiglie.
Andando in America Latina vi è un progetto finanziato in Ecuador dove il fenomeno della dipendenza da alcol è molto diffuso. Qui sarà costruito un centro terapeutico di riabilitazione per alcolisti e una casa di accoglienza per ragazze madri: questo centro, oltre alle cure mediche, offrirà percorsi di sostegno umano e psicologico per una piena riabilitazione. In Asia il Comitato richiama l’attenzione su un’iniziativa in Cambogia: un programma di assistenza sanitaria e formazione umana rivolto in particolare ai malati nella zona di Phnom Penh, per dare assistenza sanitaria a tutti, ma soprattutto ai poveri e alle loro famiglie.
Mons. Galantino: continua nelle parrocchie l’accoglienza di migranti
Bari – “Quando abbiamo davanti facce e storie di immigrati dovremmo ricordare perché si sono messi in cammino”. A dirlo è stato ieri il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso di “Notti sacre”, rassegna di spettacolo, arte, pensiero e musica organizzata dalla diocesi di Bari-Bitonto. Per il segretario della CEI ci sono gli immigrati economici che “vengono da territori che sono stati depredati” e gli immigrati che “vengono dai luoghi di guerra”. “Abbiamo dimenticato - ha aggiunto - quello che succedeva al nostro Sud da dove la gente si spostava” per trovare un lavoro e una vita più dignitosa. Però, quando si parla di immigrazione, se ne parla erroneamente in termini di sicurezza”. “A differenza di quello che certa stampa sta dicendo, nelle nostre parrocchie e nelle nostre strutture non si è fermata l’accoglienza agli immigrati. E, vista l’attenzione – ha spiegato il Segretario Generale della CEI - con la quale si sta seguendo l’invito del Papa, evidentemente non si fermerà”.
Commissione Episcopale per le Migrazioni: Mons. Cornacchia nuovo membro
Roma – I vescovi italiani, durante il Consiglio Permanente che si è concluso ieri, hanno nominato Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nuovo membro della Commissione CEI per le Migrazioni. La nomina è stata ufficializzata oggi nel comunicato finale dei lavori del Consiglio. A Mons. Cornacchia l’augurio della Fondazione Migrantes per un proficuo ministero a fianco delle comunità migranti.
Migrantes: i vescovi nominano due nuovi coordinatori etnici
Roma – I vescovi italiani, durante il Consiglio Permanente che si è concluso ieri, hanno confermato p. Paulino Elmer Bumanglag, coordinatore nazionale della comunità filippina in Italia e don Xianming Kong, nuovo coordinatore della comunità cinese. La nomina è stata ufficializzata oggi nel comunicato finale dei lavori del Consiglio.
Ai coordinatori l’augurio della Fondazione Migrantes per un proficuo ministero tra le comunità filippina e cinese in Italia.
Ai coordinatori l’augurio della Fondazione Migrantes per un proficuo ministero tra le comunità filippina e cinese in Italia.
Istat: in aumento i cittadini non comunitari che diventano italiani
Roma - I cittadini non comunitari che ogni anno diventano italiani sono in aumento. Lo registra oggi l’Istat nel report sui cittadini non comunitari che evidenzia come da meno di 50 mila nel 2011 sono diventati quasi 159 mila nel 2015. Il numero maggiore di acquisizioni di cittadinanza riguarda albanesi (35.134) e marocchini (32.448) che insieme rappresentano oltre il 42% delle acquisizioni. Tra il 2014 e il 2015 sono diminuite le acquisizioni per
matrimonio, dal 14% al 9%. Per le donne si passa dal 25% al 16%. Il 42% di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2015 ha meno di venti anni. Cresce il numero di chi acquisisce la cittadinanza per trasmissione dai genitori o perché, nato in Italia, al compimento del diciottesimo anno di età sceglie la cittadinanza italiana: da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015. L’istituto di statistica italiana sottolinea che prosegue la flessione del numero di nuovi permessi di soggiorno concessi. Durante il 2015 ne sono stati rilasciati 238.936, il 3,9% in meno rispetto al 2014. Tale diminuzione ha interessato in misura maggiore le donne (-4,8% contro il -3% degli uomini). La flessione riguarda in particolare gli ingressi per motivi di lavoro (-35.312, pari al -62%). Se nel 2014 rappresentavano il 23% dei nuovi ingressi, nel 2015 sono scesi al 9%. Continua invece a ritmi sostenuti la crescita dei permessi per asilo e protezione umanitaria (+19.398 ingressi, pari a +40,5%) che nel 2015 arrivano a rappresentare il 28,2% dei nuovi ingressi (19,3% nel 2014, 7,5% nel 2013). I principali paesi di cittadinanza delle persone in cerca di asilo e protezione internazionale sono Nigeria, Pakistan e Gambia che insieme coprono il 43,8% dei flussi in ingresso per questa motivazione.
Chiese in Europa: tedeschi, francesi e svizzeri a confronto su migrazioni
Berlino - I Presidenti delle Conferenze Episcopali Tedesca, francese e svizzera si sono confrontati ieri, a Berlino, sull’attualità ecclesiale e sugli sviluppi del dibattito sociale. Il cardinale Reinhard Marx, presidente dei vescovi tedeschi, gli omologhi francese, l’arcivescovo Georges Pontier, e svizzero, il vescovo Charles Morerod, hanno dibattuto – riferisce il Sir - il tema “Migrazione e identità culturali e religiose in Europa. Le sfide della Chiesa che si presentano alla Chiesa”, insieme con 50 tra ecclesiastici e accademici. Il confronto è partito da alcune domande sul rapporto tra migrazione, origini dei migranti, cambiamenti demografici ed identità sociale e formazione culturale europea; sui sistemi per una convivenza pacifica nel pluralismo e sulle risposte che offre la Chiesa agli attuali sviluppi. È stato evidenziata la crisi dei classici modelli di integrazione nell’identità europea. E la necessità che le leggi nazionali sull’immigrazione si raffrontino coi diritti dell’uomo e i principi giuridici internazionali. Marx, Pontier e Morerod hanno detto alla fine che “quando abbiamo a che fare con i problemi della migrazione, parliamo di un problema che tocca la Chiesa e la nostra fede. Noi riconosciamo Dio in ogni persona che chiede la nostra protezione. Anche se ogni Paese offre soluzioni e differenti, allo stesso tempo la dignità umana non è negoziabile. E La migrazione continuerà nei prossimi decenni e sarà all’ordine del giorno delle nostre società e della Chiesa”.
Migranti: 1.200 redistribuzioni mensili. Ne erano previste 6mila
Bruxelles - Il programma di ridistribuzione di richiedenti asilo da Italia e Grecia va ancora a rilento, ma sta vedendo un’accelerazione. Il messaggio lanciato ieri dal commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos vuole essere di incoraggiamento: il mese di settembre, secondo i dati della Commissione Europea, ha visto una impennata di ridistribuzioni, per la precisione 1.202 (di cui 1.026 dalla Grecia, il resto dall’Italia), portando il totale dei ricollocamenti dal varo del programma (settembre 2015) per ridistribuire 160.000 richiedenti asilo dai due paesi mediterranei in tre anni a 5.651 (4.455 dalla Grecia e 1.196 dall’Italia). Quanto basta perché Avramopoulos esulti, i numeri, dice, «dimostrano che il ricollocamento può essere accelerato se vi è volontà politica e senso di responsabilità». Sarà, ma siamo lontanissimi dai 6.000 trasferimenti al mese auspicati la scorsa primavera da Bruxelles per centrare l’obiettivo, la Commissione anzi ammette come, ai ritmi attuali, per completare i ricollocamenti ci vorrebbero 28 anni. Per questo ieri Avramopoulos è tornato ad appellarsi agli stati membri a «cooperare, la ridistribuzione deve essere un successo», ha detto. Il tutto mentre i flussi verso l’Italia restano ingenti - la Commissione nel rapporto presentato ieri parla di 52.656 arrivi solo da luglio, tra cui 7.036 minori non accompagnati - e chiede all’Italia di aumentare gli hotspot (i centri di accoglienza e identificazione gestiti insieme alle agenzie Ue), visto che 1.600 posti dei quattro esistenti (Pozzallo, Lampedusa, Trapani e Taranto) «sono insufficienti». La Commissione spiega d’altro canto che «sono stati risolti molti colli di bottiglia» in un incontro a Roma, il 15 settembre, co-presieduto da Commissione e governo italiano, con stati membri e organismi Ue e internazionali, che, sostiene Bruxelles, «dovrebbe portare a una significativa accelerazione». Ieri comunque Bruxelles ha annunciato che la Germania accoglierà ogni mese 500 richiedenti asilo dall’Italia e altrettanti dalla Grecia e il Belgio 100. Aggiungendosi a Francia, Finlandia, Olanda, Portogallo che già hanno cifre mensili, si danno da fare anche Estonia Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta. Rimane il problema dei paesi dell’Est che rifiutano di accogliere richiedenti asilo. Ieri Avramopoulos ha ricordato che la direttiva sulla ridistribuzione «è legge Ue, non è opzionale». Eppure aggiunge di non voler avviare una procedura d’infrazione, «siamo qui per convincere», insiste, ma è un approccio che non ha smosso di un millimetro quei paesi. «La ridistribuzione – ribadisce il commissario – resta una priorità per l’Ue», avvertendo che «la crisi migratoria non è finita».
Sullo sfondo resta il futuro dello spazio senza frontiere di Schengen. In un piano presentato a inizio anno, la Commissione aveva indicato dicembre per il ritorno alla normalità, ora è invece molto più sfumata: Avramopoulos si è limitato ad affermare che i controlli ad alcuni tratti dei confini in Svezia, Danimarca, Germania, Austria (non al Brennero), «erano necessari, e rimangono entro le norme Ue», aggiungendo che la Commissione «non vede la necessità» di proporre l’immediato ritorno alla normalità. Bisognerà aspettare la raccomandazione che Bruxelles presenterà il 12 novembre per sapere se davvero i controlli termineranno entro fine anno, ma sono pochi a scommetterci. Almeno, procedono i preparativi per il nuovo corpo di guardie di frontiera Ue, su cui la Commissione punta per la fine dei controlli: dal 6 dicembre diverrà operativo un pool di 1.500 guardie per interventi rapidi ai confini esterni, dal 6 gennaio il nuovo corpo Ue inizierà a occuparsi di rimpatri. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)
Sullo sfondo resta il futuro dello spazio senza frontiere di Schengen. In un piano presentato a inizio anno, la Commissione aveva indicato dicembre per il ritorno alla normalità, ora è invece molto più sfumata: Avramopoulos si è limitato ad affermare che i controlli ad alcuni tratti dei confini in Svezia, Danimarca, Germania, Austria (non al Brennero), «erano necessari, e rimangono entro le norme Ue», aggiungendo che la Commissione «non vede la necessità» di proporre l’immediato ritorno alla normalità. Bisognerà aspettare la raccomandazione che Bruxelles presenterà il 12 novembre per sapere se davvero i controlli termineranno entro fine anno, ma sono pochi a scommetterci. Almeno, procedono i preparativi per il nuovo corpo di guardie di frontiera Ue, su cui la Commissione punta per la fine dei controlli: dal 6 dicembre diverrà operativo un pool di 1.500 guardie per interventi rapidi ai confini esterni, dal 6 gennaio il nuovo corpo Ue inizierà a occuparsi di rimpatri. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)
Esteri: riaprirà presto l’Ambasciata di Santo Domingo
Roma - Il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale riaprirà l'ambasciata italiana a Santo Domingo. Lo ha dichiarato il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, durante il Question Time a Montecitorio, in risposta ad una interrogazione parlamentare. L’Ambasciata era stata chiusa nel 2014.
Anche il pubblico del circo può attingere al “bonus diciottenni”
Roma - Il progetto, denominato “18app”, è in fase iniziale e prevede che il Governo assegni un bonus, da spendere in cultura, ai cittadini residenti sul territorio nazionale, nati nel 1998, quindi che compiono 18 anni nel 2016. Il bonus ha validità, oltre – fra gli altri – che per l’acquisto di biglietti o abbonamenti per teatri e cinema, l’acquisto di libri, l’accesso a musei, mostre, aree archeologiche, parchi naturali, ecc., anche per l’acquisto di biglietti per spettacoli dal vivo, circhi compresi.
Per limitarsi ad una prima panoramica generale va detto che il beneficio economico ha il valore nominale di 500 euro e che per usufruirne occorre che, sia i circhi e sia i diciottenni che desiderano aderire, debbano accreditarsi sull’apposito sito: www.18app.italia.it. Solo accreditandosi, infatti, si potrà essere inseriti tra i luoghi nei quali sarà possibile spendere il bonus, previsto dall’art. 1 comma 979 L.208/2015. Il bonus è ottenibile fino al 31 dicembre 2017 e ci si può già accreditare sul sito citato. Cosa importante da conoscere, tutte le strutture che si accrediteranno saranno elencate all’interno della piattaforma attraverso la quale il giovane potrà geo-localizzare quelle a lui più vicine. La piattaforma rinvierà al sito della struttura al fine di consentire al diciottenne di conoscerne la programmazione.
Per limitarsi ad una prima panoramica generale va detto che il beneficio economico ha il valore nominale di 500 euro e che per usufruirne occorre che, sia i circhi e sia i diciottenni che desiderano aderire, debbano accreditarsi sull’apposito sito: www.18app.italia.it. Solo accreditandosi, infatti, si potrà essere inseriti tra i luoghi nei quali sarà possibile spendere il bonus, previsto dall’art. 1 comma 979 L.208/2015. Il bonus è ottenibile fino al 31 dicembre 2017 e ci si può già accreditare sul sito citato. Cosa importante da conoscere, tutte le strutture che si accrediteranno saranno elencate all’interno della piattaforma attraverso la quale il giovane potrà geo-localizzare quelle a lui più vicine. La piattaforma rinvierà al sito della struttura al fine di consentire al diciottenne di conoscerne la programmazione.
La Croce di Lampedusa a Modena
Modena – La Croce di Lampedusa benedetta da Papa Francesco il 9 aprile del 2014, arriva a Modena, grazie alla disponibilità di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus di Milano, promotrice del viaggio della Croce stessa, e per il mese dell’ottobre missionario si farà fulcro di una serie di momenti in cui non si offriranno risposte confezionate, ma ci si porrà sempre nuove domande sui tanti temi che la Croce di Lampedusa porta con sé. L’apertura dell’iniziativa sarà Lunedì 3 ottobre alle 21.00: in occasione della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, l’arcivescovo Abate Mons. Erio Castellucci presiederà la celebrazione eucaristica alla presenza della “Croce di Lampedusa”. La messa sarà animata da MISSIO – Ufficio Animazione Missionaria Diocesana. La Chiesa di San Giovanni Battista sarà aperta per visite dal venerdì alla domenica dalle 18 alle 21. A partire dal 9 ottobre, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “B. C. Ferrini” in collaborazione con la Biblioteca Diocesana “Ferrini&Muratori” propone una serie di iniziative a cadenza settimanale (il giovedì alle ore 18.30 e la domenica sera alle ore 21 con entrata libera fino ad esaurimento posti): dalla musica di “Diritto a Rinascere”, suite del Garilli Sound Project, alle parole di Arnoldo Mosca Mondadori, di padre Giuseppe Barzaghi, del monaco di Bose Ludwig Monti; dalle scene del film documentario “Come il peso dell’Acqua” di Giuseppe Battiston Stefano Liberti Marco Paolini e Andrea Segre, alla performance di Tiziana Cera Rosco, alla recitazione di Alessandro Berti.
Chiese d’Europa: “riscoprire il dono dell’ospitalità”
Madrid - Se la gente conosce sempre più il dramma di migliaia di migranti che ogni giorno tentano la sorte nel giungere sul territorio europeo attraversando il Mediterraneo su gommoni fatiscenti e il deserto in lunghe marcie della morte, meno note sono invece le storie di generosità, condivisione e di genuina accoglienza che accompagna il fenomeno migratorio degli ultimi tempi. Dopo l’urgenza dell’accoglienza, la Chiesa cattolica è in prima linea nell’emergenza legata all’integrazione di migliaia di migranti. A Madrid, i vescovi e delegati responsabili per la pastorale dei migranti in Europa si sono confrontati sui ‘modelli’ d’integrazione, le buone pratiche e le sfide poste alla società europea.
Dopo aver affrontato la questione dell’accoglienza nel 2015, i direttori nazionali per la pastorale dei migranti si sono soffermati nell’anno della misericordia sulla sfida dell’integrazione. L’incontro si è svolto a Madrid dal 26 al 27 settembre su invito del vescovo di Albacete, Mons. Ciriaco Benavente Mateos, Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni della Conferenza Episcopale Spagnola. L’integrazione dei migranti e dei rifugiati è un fenomeno complesso e multiforme per il quale non esiste un modello unico, ma varie esperienze legate alle esigenze e alle possibilità del territorio che accoglie, si legge nel comunicato finale dei lavoro diffuso questa mattina: “non è appannaggio di un settore particolare della società civile e/o d’istituzioni ecclesiali, ma di tutta la società perché è la persona intera, nella sua integralità – ossia come persona bisognosa di un lavoro, di una casa, ma anche degli affetti di una famiglia e di un sostegno spirituale - che va accolta. Né è un affare del solo migrante o richiedente asilo ma corre su un binario parallelo che mette in gioco anche la responsabilità e la capacità della comunità accogliente chiamata a fare spazio alla diversità”. Nel suo approccio, la Chiesa cerca sempre di promuovere questa “duplice dimensione” con un lavoro che tenga conto sia delle esigenze dell’immigrato, nella sua integralità e dignità di persona, che di quelle della comunità accogliente. “I muri prima di essere realtà fisiche – prosegue la nota - sono muri che s’innalzano nel cuore degli uomini. L’ignoranza e la paura sono di fatto i primi ostacoli da sormontare. La gente deve poter comprendere cosa significa essere un rifugiato, cosa significa aver la propria vita contenuta in un semplice zaino”. La vera sfida dell’integrazione passa “innanzitutto attraverso un lavoro educativo di tutta la società”. Da qui la necessità di “educare la gente al dialogo e all’incontro. Infatti, l’incontro con il diverso, se realizzato con le giuste disposizioni, è sempre arricchente e s’inserisce nell’ottica dello scambio dei doni. Quest’accompagnamento delle comunità accoglienti deve essere realizzata in concerto da tutte le istanze sociali ed ecclesiali presenti sul territorio. Solo un’educazione all’incontro e al dialogo permetterà di sradicare ingiustificate paure, sostenute spesso da stereotipi e luoghi comuni, che alimentano sempre più in Europa sentimenti xenofobi”.
Tra le varie esperienze esplorate dai partecipanti, il mezzo pedagogico-pastorale privilegiato nel promuovere una reale integrazione appare essere quello del “fare insieme”. E’ nel fare insieme, azioni e attività concrete, che il migrante e la comunità accogliente si percepiscono come un tutt’uno. Nell’anno della Misericordia, i direttori nazionali hanno poi ricordato come la misericordia prima di essere “dovere”, ma è dapprima un dono che bisogna sapere accogliere. Sarà quindi forse nel riscoprire il significato e l’obbligo dell’ospitalità che il cristiano potrà meglio rispondere alla sfida dell’integrazione. In quest’ottica, la parrocchia rappresenta senz’altro “uno spazio privilegiato in cui può realizzarsi una vera pedagogia dell'incontro e del dialogo”. Nelle sue varie articolazioni, la comunità parrocchiale può divenire “palestra di ospitalità, luogo in cui si compie lo scambio di esperienze e di doni, fucina della convivenza pacifica a cui tutti aspirano”.
A Madrid, i direttori nazionali hanno anche discusso alcuni temi affrontati precedentemente e ancora attuali, quali la tratta di esseri umani (il lavoro del Santa Marta Group) e la presenza immigrati cinesi in Europa.
Nella Parrocchia “Santa Maria del Silenzio” insieme a una delegazione diocesana per la pastorale dei migranti di Madrid, i partecipanti hanno celebrato l’eucarestia animata da un coro africano e presieduta dall’Arcivescovo della città, Mons. Carlos Osoro Sierra. Successivamente, presso il centro accoglienza ‘San Ignacio’ dei padri Gesuiti di Madrid hanno incontrato un nutrito gruppo di giovani africani e hanno potuto così apprezzare concretamente le varie iniziative messe in campo dal centro ignaziano per promuovere l’integrazione in particolare attraverso il lavoro e l’educazione. I lavori si sono conclusi con l’incontro con il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il Cardinale Ricardo Blázquez Pérez, nella sede della Conferenza Episcopale e un incontro a Toledo – città particolarmente impegnata nel lavoro con i migranti - con l’arcivescovo locale, Mons, Braulio Rodríguez Plaza.
Dopo aver affrontato la questione dell’accoglienza nel 2015, i direttori nazionali per la pastorale dei migranti si sono soffermati nell’anno della misericordia sulla sfida dell’integrazione. L’incontro si è svolto a Madrid dal 26 al 27 settembre su invito del vescovo di Albacete, Mons. Ciriaco Benavente Mateos, Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni della Conferenza Episcopale Spagnola. L’integrazione dei migranti e dei rifugiati è un fenomeno complesso e multiforme per il quale non esiste un modello unico, ma varie esperienze legate alle esigenze e alle possibilità del territorio che accoglie, si legge nel comunicato finale dei lavoro diffuso questa mattina: “non è appannaggio di un settore particolare della società civile e/o d’istituzioni ecclesiali, ma di tutta la società perché è la persona intera, nella sua integralità – ossia come persona bisognosa di un lavoro, di una casa, ma anche degli affetti di una famiglia e di un sostegno spirituale - che va accolta. Né è un affare del solo migrante o richiedente asilo ma corre su un binario parallelo che mette in gioco anche la responsabilità e la capacità della comunità accogliente chiamata a fare spazio alla diversità”. Nel suo approccio, la Chiesa cerca sempre di promuovere questa “duplice dimensione” con un lavoro che tenga conto sia delle esigenze dell’immigrato, nella sua integralità e dignità di persona, che di quelle della comunità accogliente. “I muri prima di essere realtà fisiche – prosegue la nota - sono muri che s’innalzano nel cuore degli uomini. L’ignoranza e la paura sono di fatto i primi ostacoli da sormontare. La gente deve poter comprendere cosa significa essere un rifugiato, cosa significa aver la propria vita contenuta in un semplice zaino”. La vera sfida dell’integrazione passa “innanzitutto attraverso un lavoro educativo di tutta la società”. Da qui la necessità di “educare la gente al dialogo e all’incontro. Infatti, l’incontro con il diverso, se realizzato con le giuste disposizioni, è sempre arricchente e s’inserisce nell’ottica dello scambio dei doni. Quest’accompagnamento delle comunità accoglienti deve essere realizzata in concerto da tutte le istanze sociali ed ecclesiali presenti sul territorio. Solo un’educazione all’incontro e al dialogo permetterà di sradicare ingiustificate paure, sostenute spesso da stereotipi e luoghi comuni, che alimentano sempre più in Europa sentimenti xenofobi”.
Tra le varie esperienze esplorate dai partecipanti, il mezzo pedagogico-pastorale privilegiato nel promuovere una reale integrazione appare essere quello del “fare insieme”. E’ nel fare insieme, azioni e attività concrete, che il migrante e la comunità accogliente si percepiscono come un tutt’uno. Nell’anno della Misericordia, i direttori nazionali hanno poi ricordato come la misericordia prima di essere “dovere”, ma è dapprima un dono che bisogna sapere accogliere. Sarà quindi forse nel riscoprire il significato e l’obbligo dell’ospitalità che il cristiano potrà meglio rispondere alla sfida dell’integrazione. In quest’ottica, la parrocchia rappresenta senz’altro “uno spazio privilegiato in cui può realizzarsi una vera pedagogia dell'incontro e del dialogo”. Nelle sue varie articolazioni, la comunità parrocchiale può divenire “palestra di ospitalità, luogo in cui si compie lo scambio di esperienze e di doni, fucina della convivenza pacifica a cui tutti aspirano”.
A Madrid, i direttori nazionali hanno anche discusso alcuni temi affrontati precedentemente e ancora attuali, quali la tratta di esseri umani (il lavoro del Santa Marta Group) e la presenza immigrati cinesi in Europa.
Nella Parrocchia “Santa Maria del Silenzio” insieme a una delegazione diocesana per la pastorale dei migranti di Madrid, i partecipanti hanno celebrato l’eucarestia animata da un coro africano e presieduta dall’Arcivescovo della città, Mons. Carlos Osoro Sierra. Successivamente, presso il centro accoglienza ‘San Ignacio’ dei padri Gesuiti di Madrid hanno incontrato un nutrito gruppo di giovani africani e hanno potuto così apprezzare concretamente le varie iniziative messe in campo dal centro ignaziano per promuovere l’integrazione in particolare attraverso il lavoro e l’educazione. I lavori si sono conclusi con l’incontro con il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il Cardinale Ricardo Blázquez Pérez, nella sede della Conferenza Episcopale e un incontro a Toledo – città particolarmente impegnata nel lavoro con i migranti - con l’arcivescovo locale, Mons, Braulio Rodríguez Plaza.
Forum Terzo settore a Renzi: cambiare rotta sul tema migranti
Roma - “Cambiare rotta subito” nell’affrontare l’assistenza dei migranti in Italia, con 600 milioni di euro che le strutture di accoglienza stanno aspettando. Lo chiede il Forum del Terzo al presidente del Consiglio Matteo Renzi. La cifra che le strutture di accoglienza aspettano è “necessaria alle cooperative per far fronte alle spese di assistenza per chi arriva, ma anche per i propri operatori che da oltre sei mesi non ricevono lo stipendio”. L’ultimatum lanciato dalle cooperative, in assenza delle risorse entro la data fissata al 30 settembre, vedrà saltare gli accordi stipulati con prefetture e Comuni e quindi “il rischio che almeno 20 mila migranti finiscano per strada”. Il Ministro dell’Interno, una quindicina di giorni fa, aveva sollecitato al Ministero dell’Economia le risorse mancanti. “Da più parti si reclama un piano nazionale per l’accoglienza dei migranti poiché il flusso delle persone provenienti dalle zone di conflitto, sotto dittatura, dalla guerra o per fame prosegue da diversi anni e nessuno è in grado di fermarlo, se non si interviene per interrompere le cause più profonde – spiega il portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore Pietro Barbieri -. Abbiamo nascosto la polvere sotto il tappeto evitando di assumerci le nostre responsabilità al punto di sotto finanziare l’accoglienza, di farla finire persino in un sottobosco di rapporti casuali o peggio criminali, ed ora addirittura non vengono pagati coloro che in questo clima hanno cercato di fare ciò che era possibile”. Da qui l’appello al presidente del Consiglio a “cambiare rotta subito, partendo dal sanare queste situazioni che hanno dell’incredibile”.
Naufragio Egitto: sale a 204 il numero dei morti recuperati
Roma - Sale a 204 il numero dei morti del drammatico naufragio di una settimana fa davanti alle coste egiziane. Ieri il recupero di «33 nuovi corpi in mare» informa il sindaco della città di Metoubas, Ali Abdel Sattar, all’agenzia di stampa egiziana Mena.
«Tra i cadaveri – aggiunge il primo cittadino – sei dei quali sono stati identificati, c’è anche un bambino di 4 anni ». I migranti scampati alla tragedia sono in tutto 164 ma all’appello risultano ancora centinaia di dispersi.
Sarebbero stati infatti almeno 450, o addirittura 600 - secondo alcuni testimoni - i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa su un’imbarcazione che poteva trasportare al massimo 150 persone. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha fatto sapere che sta ancora valutando l’incidente e di ritenere che a bordo dell’imbarcazione ci fossero circa 300 persone. Secondo le autorità si tratta di migranti egiziani, sudanesi, eritrei e somali, che sarebbero stati diretti in Italia. Tra le persone tratte in salvo dalla guardia costiera egiziana ci sarebbero anche i quattro scafisti che sono poi stati arrestati.
Tra le vittime molte donne e bambini, mentre alcuni sopravvissuti hanno raccontato di essere stati in mare per sette-otto ore prima di essere salvati. Alcuni superstiti hanno anche raccontato che alcuni scafisti avevano iniziato a gettare in mare i migranti di origine subsahariana, provenienti cioè da Sudan, Somalia ed Etiopia. Intanto la pagina Facebook dei servizi marittimi del petrolio ha annunciato che si è riusciti a recuperare il barcone naufragato nel Mediterraneo. Attualmente si trova a 12 metri di profondità. «Le forze di sicurezza stanno lavorando per aprire le porte della stiva dove si stima potrebbero esserci 50 corpi», ha detto ad "Agenzia Nova" Wahdan Al Sayed, portavoce del governatorato egiziano Beheira.