Primo Piano

Migrantes Genova: al via un campus per i migranti

Genova – Un campus per i migranti in via Coronata numero 100 a Genova. L’iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi, guidato da Mons. Giacomo Martino, prenderà il via domani per settanta profughi accolti nelle strutture gestite dall'Ufficio Migrantes negli appartamenti di via del Campo, all'ex clinica universitaria al San Martino e a Coronata. Una full immersion sui banchi da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18. Tra le materie le sei ore settimanali dedicate alla conoscenza della lingua italiana, una di educazione civica e una di economia domestica oltre ad un piano di studi da scegliere. Tra corsi di sartoria, edilizia, agraria, anche fotografia e musica. Ma da lunedì prossimo, le porte delle aule – riferisce Repubblica - appena ridipinte e ristrutturate si apriranno a 240 migranti: quelli accolti nelle strutture di tutta la città.
Il progetto, unico nel suo genere, è interamente finanziato dalla Chiesa, attraverso l'Ufficio diocesano per la pastorale Migrantes di Genova, che opera attraverso la cooperativa “Un'altra storia”. “È bello fare discorsetti — racconta don Giacomo Martino, direttore dell'Ufficio diocesano Migrantes — ma  a questi ragazzi si danno alternative, oppure il rischio è che finiscano a fare l'elemosina per strada, spesso preda del racket, per raccogliere pochi soldi e spedirli a casa alle loro famiglie. Ecco, noi proviamo invece a fornire loro degli strumenti. E a impegnarci nel far proseguire questa esperienza di formazione con borse lavoro: quattro ore al giorno per 270 euro al mese, ci atteniamo alle tabelle del Comune di Genova”.
 
 

Papa Francesco: quanti stranieri ci danno buoni esempi?

Città del Vaticano - “Quanti stranieri, anche persone di altre religioni, ci danno esempio di valori che noi talvolta dimentichiamo o tralasciamo”.
E’ quanto ha detto Papa Francesco ieri nell’omelia della messa per il Giubileo Mariano in Piazza san Pietro. Per Papa Francesco "anche la Madre di Dio, insieme col suo sposo Giuseppe, - ha rimarcato Papa Bergoglio - ha sperimentato la lontananza dalla sua terra. Per lungo tempo anche lei è stata straniera in Egitto, lontano dai parenti e dagli amici". Papa Bergoglio commentava il brano del Vangelo della guarigione di dieci lebbrosi e quello del secondo libro dei Re, del lebbroso Naaman, comandante dell’esercito del re di Aram, ammalato di lebbra, che "per guarire accetta il suggerimento di una povera schiava e si affida alle cure del profeta Eliseo, che per lui è un nemico. Naaman - ha osservato Papa Francesco - è disposto ad umiliarsi. Ed Eliseo non pretende niente da lui, gli ordina solo di immergersi nell’acqua del fiume Giordano. Tale richiesta lascia Naaman perplesso, addirittura contrariato: può essere veramente un Dio quello che chiede cose così banali? Vorrebbe tornarsene indietro, ma poi accetta di immergersi nel Giordano e subito guarisce". "E’ significativo - ha spiegato il pontefice  - che Naaman e il samaritano siano due stranieri".
 

Evangelizzare l’Europa: conclusa l’assemblea del Ccee

Montecarlo - L’incontro annuale del CCEE, Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che quest’anno compie quarantacinque anni, si è svolto nel Principato di Monaco su invito dell’Arcivescovo locale, Mons. Bernard Barsi. I lavori “intensi e proficui” si sono svolti in un clima di “consolidata fraternità e con amore pastorale per i popoli del continente”. Partendo dalla “profonda esperienza di unità” sperimentata in questi giorni, i vescovi hanno riaffermato “il loro impegno a riflettere sulle vie che è necessario percorrere oggi per valorizzare le varie realtà sociali ed ecclesiali”. Sulla scia dell’annuncio del tema del prossimo Sinodo dei vescovi, i presidenti hanno deciso di orientare le prossime tappe della riflessione e del lavoro del CCEE alla cura pastorale de giovani, della loro fede e del discernimento vocazionale. L’assise di Monaco è stata arricchita dall’incontro con il Principe Alberto II, che ha accolto e ricevuto in udienza nel Palazzo Principesco i rappresentanti dell’episcopato europeo. A Monaco, i Presidenti delle Conferenze episcopali hanno eletto la nuova Presidenza del CCEE per il quinquennio 2016-2021. Alla carica di Presidente, è stato eletto il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza episcopale italiana. Alla carica di Vice-Presidenti, il Cardinale Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster e Presidente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, e l’arcivescovo di Poznań, Mons. Stanisław Gądecki, Presidente della Conferenza episcopale polacca. L’assemblea plenaria ha ringraziato i membri della Presidenza uscente, il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Presidente dal 2006 al 2016) e l’Arcivescovo di Scutari-Pült, Mons. Angelo Massafra, per il lavoro svolto per il bene della Chiesa e per la dedizione nel promuovere la comunione fraterna tra gli episcopati europei. Tra i temi affrontati quest’anno: la missione del CCEE nella Chiesa in Europa; la situazione dei cristiani nel mondo, e in particolare in Terra Santa; i rapporti con le chiese ortodosse alla luce del recente incontro di Cuba e della dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill. A questo scambio hanno partecipato anche i rappresentati ospiti degli organismi ecclesiali continentali per l’Africa (Secam), l’America Latina (Celam), l’Asia (FABC) e l’Oceania (FBCO) informando tra l’altro i partecipanti delle sfide della Chiesa nei loro rispettivi continenti. A Nizza, i vescovi si sono recati presso il memoriale per le vittime dell’attentato del 14 luglio 2016 sulla “Promenade des anglais” per un breve momento di preghiera e di raccoglimento. Nel corso dell’incontro sono stati ascoltati i rapporti delle commissioni del CCEE. L’Assemblea ha apprezzato l’impegno e i progetti confermando la propria gratitudine e stima per il lavoro svolto. I vescovi hanno poi ascoltato i rapporti dei rappresentanti ecclesiali che seguono l’attività delle Istituzioni europee, mostrando il loro apprezzamento per il servizio svolto dalla Nunziatura Apostolica a Bruxelles, dalla COMECE e dalla Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. I lavori si sono conclusi con l’adozione di un chiaro e forte messaggio di condanna delle persecuzioni contro i cristiani nel mondo e delle varie forme d’intolleranza o di discriminazione subite dai cristiani in Europa. (Il messaggio è presente alla fine del comunicato). La prossima Assemblea plenaria si svolgerà dal 28 settembre al 1 ottobre 2017 a Mińsk (Bielorussia) su invito dell’Arcivescovo locale, Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, Presidente della Conferenza episcopale bielorussa.
 
 

Papa: 17 nuovi cardinali

Città del Vaticano – 13 elettori in un eventuale conclave e 4 ultraottantenni. Sono i nuovi cardinali che Papa Francesco ha annunciato ieri.  Nomi scelti dalla “periferia” del mondo. Su 13 neo-cardinali elettori solo uno è curiale, di freschissima nomina: il neo Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita Mons. Kevin Joseph Farrell. Insieme a Farrell il Papa ha nominato altri due statunitensi: William J. Tobin, Arcivescovo di Indianapolis e con un passato da Segretario della Congregazione per i Religiosi, e Blase J. Cupich, Arcivescovo di Chicago. Berretta rossa, con una scelta inedita, anche per l’italiano, Mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, che non ha voluto abbandonare la popolazione siriana sotto le bombe. Anche da Cardinale – ha detto il Papa – resterà in quella terra martoriata. Insieme con lui anche  l’arcivescovo della capitale del Centrafrica, Bangui, la città dove Papa Francesco, un anno fa, ha scelto di aprire la prima porta santa del Giubileo della Misericordia. E proprio alla viglia della conclusione di questo Anno santo ci sarà il Concistoro, il terzo del pontificato di papa Bergoglio.
“La loro provenienza da 11 Nazioni – ha detto il pontefice – esprime l’universalità della Chiesa che annuncia e testimonia la Buona Novella della Misericordia di Dio in ogni angolo della terra”.
L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, ha proseguito, manifesta inoltre “l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo”. Domenica 20 novembre, Solennità di Cristo Re, a conclusione dell’Anno Santo Straordinario della Misericordia, ha detto ancora il Papa, “concelebrerò la Santa Messa con i nuovi Cardinali, con il Collegio Cardinalizio, con gli Arcivescovi, con i Vescovi e con i Presbiteri”.
Ecco la lista completa dei nuovi cardinali: Mons. Mario Zenari, che “rimane Nunzio Apostolico nell’amata e martoriata Siria” (Italia); Mons. Dieudonné Nzapalainga,  Arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana); Mons. Carlos Osoro Sierra, Arcivescovo di Madrid (Spagna); Mons. Sérgio da Rocha, Arcivescovo di Brasilia (Brasile); Mons. Blase J. Cupich, Arcivescovo di Chicago (U.S.A.); Mons. Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dhaka (Bangladesh); Mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, Arcivescovo di Mérida (Venezuela); Mons. Jozef De Kesel, Arcivescovo di Malines-Bruxelles (Belgio); Mons. Maurice Piat, Arcivescovo di Port-Louis (Isola Maurizio); Mons. Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (U.S.A.); Mons. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); Mons. John Ribat, Arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea); Mons. Joseph William Tobin, Arcivescovo di Indianapolis (U.S.A.). A loro si aggiungono “due arcivescovi ed un Vescovo Emerito che si sono distinti nel loro servizio pastorale ed un Presbitero che ha reso una chiara testimonianza cristiana”. Tra questi l’italiano, mons. Renato Corti, per anni Vescovo ausiliare a Milano con il card. Carlo Maria Martini prima di guidare la diocesi di Novara. Con lui anche mons. Anthony Soter Fernandez, Arcivescovo Emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); Mons. Sebastian Koto Khoarai,  Vescovo Emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho) e il “reverendo” Ernest Simoni, presbitero dell’Arcidiocesi di Shkodrë-Pult (Scutari – Albania). "Preghiamo per i nuovi Cardinali, affinché, confermando la loro adesione a Cristo, Sommo Sacerdote misericordioso e fedele (cf Eb 2,17), mi aiutino nel mio ministero di Vescovo di Roma e di “principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione”, ha detto il pontefice.
 

CCEE: il Card. Bagnasco eletto Presidente

Montecarlo – E’ il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il nuovo Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.
Ad eleggerlo, sabato scorso, sono stati i vescovi e i cardinali d’Europa riuniti a Monte Carlo per l’annuale Assemblea plenaria del CCEE.
Il Cardinale Bagnasco prende la carica lasciata dal cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest che ha guidato il CCEE per due mandati, dal 2006 al 2016. Nella stessa sessione elettiva, sono stati eletti anche i due vice presidenti del CCEE: sono il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, e mons. Stanislaw Gadecki, Arcivescovo di Poznan. La nuova presidenza è entrata effettivamente in carica subito l’elezione.
 
 

Migrantes: quasi 5milioni gli italiani all’estero. Circa 110mila nell’ultimo anno

Roma - Al 1° gennaio del 2016 sono 4.811.163 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2015 è di 174.516 iscrizion Roma - i (+3,8% di crescita). La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (oltre 2,5 milioni) e per nascita (1.888.223).
Pur restando indiscutibilmente primaria l’origine meridionale dei flussi, si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. Ciò consegue dal fatto che, negli ultimi anni, pur restando la Sicilia con 730.189 residenti la prima regione di origine degli italiani residenti all’estero seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Calabria, il confronto tra i dati degli ultimi anni, pone in evidenza una marcata dinamicità delle regioni settentrionali, in particolare della Lombardia e del Veneto.
Da gennaio a dicembre 2015, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 107.529. Rispetto all’anno precedente si registrano 6.232 partenze in più (+6,2% di crescita). Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente: l’Europa, quindi, si conferma essere l’area continentale maggiormente presa in considerazione dai trasferimenti degli italiani che vanno oltre confine.
La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto seguita dal Veneto (10.374), dalla Sicilia (9.823), dal Lazio (8.436), dal Piemonte (8.199) e dall’Emilia Romagna (7.644).
La Germania (16.568) è stata, lungo il corso del 2015, la meta preferita dagli italiani andati oltreconfine: a seguire, con una minima differenza, il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).
Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni e la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni).
Il Volume
Per l’edizione 2016 la pubblicazione, unica nel suo genere in Italia, conserva la struttura dell’anno precedente. L’attenzione per la mobilità di oggi si definisce con la sezione dedicata alle Indagini e quella dedicata alle Esperienze contemporanee dove vengono presi in considerazione luoghi –Londra, Lussemburgo, Colonia e Buenos Aires – e temi – le partenze dei pensionati, le nuove rotte migratorie dei giovani e la difficile decisione di partire o non partire della generazione dei Millennials italiani –, che cercano di indagare caratteristiche, modalità, peculiarità delle nuove forme di mobilità in relazione all’esperienza passata e al contesto nazionale ampliato all’identità e all’esperienza europea o internazionale e cosmopolita. Per la prima volta, il volume si occupa di un tema destinato a diventare sempre più popolare, quello cioè dei nuovi migranti di origini non italiane, ma che sono recentemente partiti dall’Italia con cittadinanza italiana. Sono i cosiddetti “nuovi italiani”, le cui caratteristiche somatiche ci farebbero “etichettare” come cinesi, nigeriani, indiani, bengalesi, marocchini e che invece, dopo anni di permanenza in Italia, non solo hanno acquisito la cittadinanza italiana ma, essendo anche loro coinvolti dalla negativa congiuntura economica e occupazionale, decidono di lasciare l’Italia e provare a cercare altrove la realizzazione di se stessi. Il caso specifico analizzato in questa sede e quello dei bengalesi italiani che stanno migrando dall’Italia alle città britanniche, soprattutto Londra ma anche Birmingham e Manchester.
La cittadinanza, la condizione linguistica, l’italicità, il Made in Italy, il ruolo delle Missioni Cattoliche in Europa e la figura del “missionario d’emigrazione” sono, invece, i temi presenti nelle Riflessioni.
L’ultima sezione – lo Speciale – è dedicata al complesso tema della presenza degli italiani negli spazi urbani, ovvero dove vivono gli italiani residenti fuori dei confini nazionali. Sono prese in analisi 32 città che coprono tutte le aree continentali.
Ne è nata una sezione ricca e variegata, in cui il presente si lega al passato e viceversa, in un rapporto vitale e sostanziale in cui al centro è sempre il migrante con la sua storia e la sua identità, la sua cultura e le sue abilità, individuo che lascia tracce nello spazio che attraversa, addomestica terreni, crea nuovi luoghi. Il territorio non è della storia, ma di chi lo abita ed è destinato a non essere sempre uguale a se stesso, ma a riportare fedelmente ogni traccia lasciata dagli uomini che lo hanno attraversato. Chiudono gli allegati socio-statistici e la bibliografia ragionata delle più recenti pubblicazioni dedicate all’emigrazione italiana.
A questa edizione – di oltre 500 pagine – hanno collaborato 60 autori con 51 diversi contributi ed approfondimenti dall’Italia e dall’estero.
A presentarlo, fra gli altri, da Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes; lDelfina Licata, Curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo; Sabrina Prati, Dirigente Istat - Servizio Registro della popolazione, statistiche demografiche e condizioni di vita; Don Luigi Usubelli, Cappellano per la comunità italiana a Barcellona, il Sen. Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, mons.  Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes e il Direttore di TV2000, Paolo Ruffini, che ha illustrato il video del Rapporto Italiani nel Mondo 2016.
I migranti dall’Italia “portatori sani” di italianità
Da recenti studi condotti dalla Fondazione Migrantes molti degli attuali migranti italiani non riescono né a concepirsi né a definirsi tali, ma parlano di sé come di viaggiatori. Che si autopercepisca o meno per ciò che davvero è, il migrante italiano è da sempre col suo migrare “portatore sano di italianità” e l’italianità la si è esplicata in modi molto diversi tra loro: il gusto, la lingua, il business, la sensibilità artistica e, quindi, la moda e il design, la musica, la pittura e cosi via.
La mobilita è una risorsa, ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro.
Solo con il giusto equilibrio tra partenze e rientri avviene la “circolazione”, che è l’espressione migliore della mobilità in quanto sottende tutte le positività che derivano da un’esperienza in un luogo altro e dal contatto con un mondo diverso.
La mobilità porta con sé la creazione di contatti il cui incentivo e sostegno determina lo scambio a più livelli – di conoscenze, buone prassi, ecc. – in modo che effettivamente l’incontro sia un arricchimento vicendevole per un miglioramento di tutti e non la perdita da parte di qualcuno.
Questa premessa è fondamentale per sottolineare il grave problema dell’Italia di oggi, il cosiddetto brain exchange, cioè la non capacita non solo e non tanto di trattenere ma di attrarre dei talenti, un flusso che deve essere bidirezionale, quindi, tra il paese di partenza e quello di arrivo e che riesca nel tempo a soddisfare ma soprattutto ad esaltare le capacita dei soggetti coinvolti. Solo attraverso questa strada di valorizzazione continua e bidirezionale è possibile passare dal brain exchange al brain circulation evitando il depauperamento dei giovani e più preparati di alcuni paesi a favore di altri – cosa sempre più spesso denunciata in Italia – e spingendo alla realizzazione della migrazione come effettivo e concreto fattore di sviluppo sociale ed economico, tema tanto caro ai padri fondatori dell’Unione Europea.
Il sogno originario dei padri fondatori dell’Unione Europea era grande, difficile, complesso ma lo è ancora di più per chi lo ha ereditato ed è combattuto oggi sempre più spesso tra le proposte comuni e le rivendicazioni di autonomia. Aiuterebbe probabilmente la gestione di questo conflitto il pensare che la corretta politica dovrebbe tutelare non tanto (e non solo) la liberta di circolazione, ma due forme di diritto diverse ma legate tra loro ovvero il diritto di migrare e il diritto di rimanere nella propria terra e questo accade solo e unicamente se al centro di ogni ragionamento e di ogni azione si pone la persona e il suo benessere e non l’interesse – economico o politico – di alcuni a danno di altri. Il diritto di migrare o di restare come fattore di “sviluppo integrale”, quindi, ovvero volto alla “promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” e proprio per questo fortemente legato alla pace, anzi ne è il presupposto fondamentale perché se il benessere è armonioso e condiviso crea efficienza, equità e felicità pubblica.
Solidarietà, giustizia sociale e carità universale: tre elementi di estrema attualità che vanno letti all’interno di una cooperazione internazionale strutturale alla politica e alla economia di ogni paese in termini concreti e reali di cittadinanza globale, di qualità della vita e dell’ambiente, di superamento dei conflitti per motivi politici, religiosi, altro.
 
 
 
 
 
 

Papa Francesco: nel 2018 il Sinodo dei Vescovi sui giovani

Città del Vaticano - Un Sinodo dedicato ai giovani. Precisamente al tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Si terrà nell'ottobre 2018.
Come informa una nota vaticana, Papa Francesco, «dopo aver consultato, come è consuetudine, le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e l’Unione dei Superiori Generali, nonché aver ascoltato i suggerimenti dei Padri della scorsa Assemblea sinodale e il parere del XIV Consiglio Ordinario, ha stabilito che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Spiega la nota vaticana: «Il tema, espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani, è in continuità con quanto emerso dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all'incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all'edificazione della Chiesa e della società».
Come spiega il sito vaticano «il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione permanente voluta da Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Concilio Vaticano II di mantenere vivo lo spirito positivo generato dall’esperienza conciliare. Letteralmente la parola “sinodo”, derivata da due parole greche, syn che significa “insieme” e hodos che vuol dire “strada” o “via “, significa “camminare insieme”. Un Sinodo è un’assemblea o un incontro religioso in cui vescovi, riuniti intorno e con il Santo Padre, hanno l’opportunità di interagire e di condividere informazioni ed esperienze, nella ricerca comune di soluzioni pastorali che abbiano una validità e un’applicazione universali. Il Sinodo, in generale, può essere definito come un’assemblea di vescovi che rappresentano l’episcopato cattolico e che hanno il compito di aiutare il Papa nel governo della Chiesa universale dando il proprio consiglio. Papa Giovanni Paolo II ha definito il Sinodo come “un’espressione e uno strumento particolarmente fecondi della collegialità dei Vescovi».
 

Diocesi di Treviso: oggi preghiera per i migranti morti

 
Treviso – Questa sera alle 20.30 in Casa della Carità, si celebrerà con la partecipazione del Vescovo Mons. Gianfranco Agostino, un momento di preghiera per i migranti morti durante il loro viaggio. Questo appuntamento porta il nome di Ascoltiamo il silenzio. “Viaggi della speranza che sono diventati tragedie nella traversata del Mediterraneo,  del deserto del Sahara e molti in altre rotte di terra o di mare. Sono uomini, donne e  bambini  - spiega la diocesi - in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni per le quali in molte parti del mondo ancora si muore. Si tratta di persone in cerca di un luogo sicuro, che, in molti casi, sono andati comunque incontro alla morte”. Questa preghiera è nata pensando a ciascuno di loro: “anche una sola di queste vite perse in mare, in un viaggio di dolore e disperazione, è una sconfitta per tutti che non può lasciarci indifferenti. Queste morti sono un richiamo alla responsabilità, per guardare alla realtà delle migrazioni mettendo sempre in primo piano la vita di ognuno e il pieno rispetto dei diritti umani. Siamo sicuri che ‘le grandi acque non possono e non debbono spegnere l’amore e la speranza’. Invochiamo l’aiuto di Dio perché non anneghi nel nostro cuore e nel cuore del mondo l’impegno per una pace fondata sulla giustizia e sul rispetto di ogni persona e di ogni popolo. Custodiamo tutto questo nella preghiera e nel silenzio, affinché possa portare frutto nei nostri passi quotidiani”.
 

Barcellona: la realtà degli italiani

Roma - A Barcellona risiedono circa 80mila italiani: “una comunità nella comunità”. A dirlo il missionario italiano a Barcellona, don Luigi Usubelli portando la sua esperienza durante la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Un italiano che vive a Barcellona – ha spiegato -  “non si sente migrante perché percepisce la cultura del luogo molto vicina alla propria e anche per la vicinanza con l’Italia”. Il sacerdote ha evidenziato che i lavoratori qualificati sono aumentati, ma “c’è un bisogno di inclusione sociale. Ho incontrato giovani che praticano lavori umili, anche per 3 euro l’ora, pur di non far ritorno in Italia a carico delle proprie famiglie. Qui si sentono vivi perché comunque riescono a sentirsi partecipi di quello che la città offre”. Durante la presentazione è intervenuto anche Pierferdinando Casini che ha sottolineato la crisi demografica che tocca il nostro Paese aggravata ulteriormente dall’emigrazione di molti giovani negli ultimi anni. E parlando della recente emigrazione ha citato come il Ministero degli Esteri ha chiuso alcuni consolati in alcuni Paesi ma li ha aperti in altri dove è maggiore la presenza degli italiani negli ultimi anni.
 
 

Mons. Perego: il Rim 2016 “un tassello dell’Italia Migrante”

Roma -  Il Rapporto italiani nel mondo 2016 racconta “un tassello dell’Italia migrante”. A dirlo oggi è stato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, concludendo i lavori di presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2016.  Per Perego “noi siamo abituati a leggere ogni giorno i numeri degli sbarchi degli arrivi e non siamo abituati a leggere i numeri delle partenze dall’Italia. 154.000 arrivi sulle nostre coste nel 2015 e 174.000 cittadini italiani in più all’estero nel 2015, di cui 107.000 iscritti all’AIRE, cosa hanno in comune? Entrambi questi mondi migranti in arrivo e in partenza dall’Italia sono  per la maggior parte, il 56%, giovani tra i 18 e i 32 anni; il 20% in entrambi dei casi sono minorenni; entrambi questi mondi condividono pregiudizi, non accoglienza, solitudine,  entrambi, infine, vedono un diritto negato:  non hanno il diritto di rimanere nella propria terra”. Cosa hanno di diverso questi mondi giovanili migranti: chi parte dall’Italia, parte per scelta e in libertà; chi arriva e sbarca in Italia è costretto a lasciare il proprio Paese a causa di guerre, disastri ambientali, persecuzione politica e religiosa, povertà estrema, ha detto il direttore di Migrantes: “cosa ricercano i giovani in partenza e in arrivo? Nuove e pari opportunità sul piano lavorativo, scolastico? Cosa ci insegnano i giovani italiani oggi all’estero? Ci ricordano, e sono il 75% di questo parere, che l’esperienza in emigrazione è utile per un confronto con le diverse culture. Queste migrazioni in partenza e in arrivo chiedono  - ed è lo speciale di quest’ anno del rapporto italiani nel mondo - di ripensare le città e le capitali del mondo come luoghi di incontro e non di scontro, valorizzando e ripensando alcuni luoghi  come le piazze, le stazioni, i porti, gli aeroporti, le periferie che diversamente rischiano di costruire nella stessa città mondi distanti fra loro. E l’impegno della Chiesa vicina a chi è in cammino oggi chiede di ripensare strade per un accompagnamento integrale della persona, in particolare dei giovani, guardando alle loro esperienze culturali, storie religiose, sogni, per condividere un cammino insieme”.
 

Migrantes: le proposte del Rapporto Italiani nel Mondo 2016

Roma - La migrazione è fatta di nomi e cognomi per cui è fondamentale il riuscire ad avere dati quanto più attendibili possibili e non per “riconoscere” le persone quanto per “studiare” strumenti e prassi ad hoc rispetto ai diversi contesti di emigrazione e alle molteplici peculiarità di coloro che partono oggi, ma che trovano in diversi contesti comunità di presenza storica. Notevolmente alto, lo si sa, è il numero di chi non ottempera all’obbligo di legge – iscriversi all’AIRE è, secondo la legge n. 470 del 27 ottobre 1988, un diritto-dovere del cittadino –, non si cancella dal comune italiano e non si iscrive all’AIRE. Le motivazioni che portano a questo atteggiamento sono molteplici e complesse. Va detto che tra le cause principali vi è sicuramente la non informazione, la disinformazione – quindi tanto il non sapere quanto l’essere a conoscenza di cose sbagliate, vere in parte o parzialmente esatte – e il fatto che le attuali partenze hanno caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelle considerate nella regolamentazione dell’iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti fuori dei confini nazionali. Andrebbe, in altre parole, riconsiderata l’iscrizione alla luce delle nuove esigenze della mobilità degli italiani, delle attuali peculiarità della mobilità che fanno della residenza all’estero non più un qualcosa di continuativo nel tempo (per oltre 12 mesi afferma la già citata legge), ma di discontinuo, precario, caratterizzato da continue partenze, rientri e spostamenti nell’ambito dello spazio comune europeo. Quest’ultimo deve essere tenuto presente nel momento in cui oggi muoversi non significa solo spostarsi dal proprio Stato di nascita, ma entrare in un altro luogo a cui, comunque, si appartiene come cittadini di diritti e nel quale si lavora, si studia, ci si forma e ci si arricchisce culturalmente e professionalmente per poi mettere a disposizione del proprio paese o dell’Europa stessa quanto appreso. Il vero problema sta nel tempo che passa tra lo spostamento e la registrazione: allora la soluzione sta nel riuscire ad ottenere, quasi in tempo reale, l’informazione dello spostamento di un italiano non solo dall’Italia, ma anche da un altro luogo fuori dei confini nazionali, e il suo trasferimento altrove. Non essendo ancora riusciti ad ottenere un metodo valido, resta necessario, pertanto, il fare rete fra studiosi di varie discipline, ricercatori e strutture che hanno la possibilità di accedere e lavorare a dati, ripulirli e renderli sempre più leggibili per favorire il confronto e il dialogo con le istituzioni preposte all’accompagnamento e alla valorizzazione delle persone in mobilità.
La mobilità è un’esperienza per la quale occorre preparazione. Muoversi oggi richiede consapevolezza e scelte mirate. Non si può più partire all’avventura come si faceva a fine Ottocento e inizio Novecento quando l’Argentina, gli Stati Uniti, il Brasile si conoscevano attraverso le cartoline di amici e parenti o i coupon delle Compagnie di Navigazione. Oggi il mondo è a portata di un click, cosa che permette non solo di “essere”, se non fisicamente ma sicuramente virtualmente, in ogni luogo del mondo. Non tutto il Pianeta è a misura di una persona che è alla ricerca del suo luogo ideale dove valorizzare se stesso, la sua identità, le sue competenze e conoscenze.
Se vi è oggi un problema in molti di coloro che stanno partendo è proprio il non essere attrezzati per farlo e diventa necessario lavorare dall’Italia e dall’estero per una sorta di “cassetta degli attrezzi” che prepari alla partenza, all’arrivo e alla permanenza.
Cittadinanza come molteplicità di diaspore. L’idea da maturare è il passaggio a una nuova civilizzazione in cui il meticciato non significa tradire la propria origine, ma arricchirsi delle opportunità date dal mondo e dalle innumerevoli culture che lo abitano. Con questo pensiero è possibile sia vivere ovunque restando se stessi e mantenendo la propria identità sia partecipare alla cittadinanza del mondo, al cosmopolitismo. È questo il senso di una cittadinanza che non ha confini ma elementi di caratterizzazione specifici rispetto alle radici di ciascun soggetto che
vi partecipa. Una partecipazione che coinvolge e non discrimina, guidata dalla solidarietà e dal rispetto reciproco, dove il dialogo e la interrelazione tra le persone diventa l’unico codice di comprensione al fine di un interesse comune. Tale proposta diviene ancora più necessaria oggi a seguito delle tensioni europee e dei rigurgiti di nazionalismo che hanno fatto erigere muri e dimenticare la storia recente di alcuni territori in cui proprio le derive nazionalistiche hanno prodotto periodi bui. La cosiddetta “politica delle porte aperte” va costruita insieme e orientata da meccanismi concordati tra le parti e sostenute dalle proiezioni demografiche ed economiche di un’Europa, unita e non, sempre più “stanca e invecchiata, non fertile e vitale” richiamando le parole di papa Francesco pronunciate il 6 maggio 2016 quando ha ritirato il Premio Carlo Magno. Un cittadinanza attiva, vera, credibile che si esplichi nello stare insieme, nei valori fondanti di solidarietà, di aggregazione, di partecipazione democratica e di responsabilità collettiva, in una rappresentanza sincera e onesta. In questo senso si richiama, e ci si augura prosegua al meglio, il lavoro del neoeletto Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) e del neocostituito Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM). Su queste basi concordiamo sulla convocazione della Prima Conferenza della Mobilità Italiana nel Mondo, da preparare congiuntamente con CGIE, MAECI, MIUR, Regioni, Associazioni e Com.It.Es., per avere un luogo deputato in cui comprendere, mettere a fuoco e superare le criticità, gli strumenti inutili o superati e creare nuovi modelli di rappresentanza, per calarsi operativamente in questo passaggio epocale.
 
 

Mons. Di Tora: studiare l’emigrazione anche per superare i nuovi muri ostili

Roma - “Uomini e donne, giovani e anziani in particolare sono i protagonisti in questo Rapporto 2016 dedicato alla mobilità italiana. Sempre di più, infatti, a partire sono anche famiglie; i numeri dei minori sono sempre più significativi come significative sono le storie che ci giungono dai pensionati per i quali la Fondazione Migrantes sta conducendo una indagine ad hoc che sarà presentata il prossimo anno”.  Presidente della Fondazione Migrantes, Mons, Guerino Di Tora, intervenendo alla presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo redatto dall’organismo pastorale della CEI. Per il presule “l’Europa tutta, e quella unita in particolare, costruita con passione e intelligenza politica e per la quale tanto si è lavorato, si sta frantumando sulla solidarietà e dimostra che il cammino di unione realizzato in questi anni aveva a fondamento prioritariamente l’economia e non la giustizia sociale”. Di Tora ha aggiunto: “Ritornano gli individualismi, i nazionalismi; ritorna la paura dell’incontro: dimostrazioni di un’Europa che non riesce a fare un passo in avanti in termini di umanità e civiltà. E i poveri, i migranti rischiano di essere le prime vittime di queste nuove chiusure, più che le cause”. “Anche per sottolineare la difficile realtà dei nostri migranti che continuiamo a studiare la mobilità, legandola all’Europa, all’Italia e quindi a noi stessi alla nostra storia e alla nostra identità. E ogni anno scopriamo cose diverse del passato e si manifestano aspetti nuovi del presente”. “Non serve una lettura fine a se stessa. Questa – ha detto Di Tora - deve diventare dialogo e proiettarsi dal pensare al fare. Un libro è uno strumento culturale che deve suscitare riflessione. L’invito alla lettura è un invito a farsi delle domande, a stimolare dibattito, proiettandoci nella mobilità nelle diverse direzioni: dall’Italia all’estero, di chi oggi parte dai nostri comuni e verso l’Italia, di chi oggi sbarca sulle nostre coste, cerca di superare i muri ostili innalzati per difesa della propria identità, proviene da tutti i Paesi del mondo, parla italiano, inglese o swahili, prega Dio o Allah o Budda”.
 

I “nuovi” italiani in partenza: Londra e gli italiani bengalesi

Roma - Sono migranti due volte: hanno intrapreso un viaggio dal Bangladesh verso l’Europa, si sono fermati almeno dieci anni in Italia e poi si sono spostati nuovamente verso il Regno Unito. Sono i bengalesi italiani che stanno migrando dall’Italia alle città britanniche, soprattutto Londra ma anche Birmingham e Manchester.
Almeno 5 mila famiglie in tutto il Regno Unito, quindi almeno 20 mila persone, sono di provenienza bengalese e cittadinanza italiana. La stima è di Golam Tipu, voce della comunità italo-bengalese e membro del Com.It.Es. londinese che
rappresenta i cittadini italiani al Consolato di Londra: «Non ci sono dati ufficiali ma, lavorando nella comunità, quello che vedo e un fenomeno sempre in crescita: almeno 5 mila famiglie con una media di 4 persone per famiglia».
Le località britanniche più interessate dalla presenza dei migranti italiani di origine bengalese sono alcuni grossi sobborghi di Londra come Ilford – che si trova nella zona nord-est della citta a 14 km dal centro – e Tower Hamlets – la roccaforte storica della comunità bengalese nell’East End della citta – dove i bengalesi raggiungono il 32% della popolazione, contro il 3% dell’intera capitale britannica e l’1% del Regno Unito. Il 48% e migrante di prima generazione.
C’è una differenza generazionale tra gli italiani bengalesi e gli italiani di prima generazione nella scelta del proprio trasferimento dall’Italia al Regno Unito: gli expat italiani d’Italia sono in prevalenza giovani, spesso single in cerca di una realizzazione personale mentre gli italiani bengalesi sono spesso padri di famiglia che si trasferiscono con moglie e figli e trovano impiego nella ristorazione, nel piccolo commercio, nei mezzi di trasporto privato come i minicab, ma anche nel settore legato alle tecnologie.
Un caso rappresentativo di questo fenomeno è quello della piccola comunità veneta di Alte Ceccato, una frazione di Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza. Secondo i dati Istat del 2015 il paese conta 2.045 abitanti stranieri, più un numero imprecisato di nuovi cittadini italiani che provengono da Stati europei ed extraeuropei e che sono classificati come “italiani” senza un riferimento specifico al proprio background etnico. Francesco Della Puppa ne ha studiato le caratteristiche nel libro Una baglatown del nordest: «Ad Alte Ceccato c’è stato un boom di 200 acquisizioni della cittadinanza su 1.600 residenti bengalesi – sottolinea Della Puppa – e nel 2012 ben 60 famiglie, i cui componenti sono iscritti nell’elenco degli italiani residenti all’estero, hanno lasciato l’Italia per trasferirsi nel Regno Unito». Il motivo principale che spinge i migranti bengalesi a lasciare l’Italia per il Regno Unito è economico, quindi legato alle tematiche legate al lavoro: «In Italia – spiega Golam Tipu – gli immigrati di prima generazione stanno faticando e vedono un futuro nero per i propri figli. Il Bangladesh fa parte del Commonwealth e gli inglesi sono stati da noi per 200 anni: abbiamo quindi le tradizioni inglesi nel sangue».
La molla di questa nuova migrazione è proprio quella della realizzazione sociale, non tanto per sé quanto per il futuro dei propri figli.
 
 

Mattarella: la nostra cultura è anche l’immensa ricchezza che gli italiani hanno seminato nel mondo

Roma - I flussi migratori che guardano oggi all’Europa e agli Stati Uniti hanno una portata di durata epocale. Affrontarli con intelligenza e con visione è necessario per costruire un mondo migliore con lo sviluppo dei Paesi di origine. La conoscenza e la cultura hanno un grande compito: aiutarci a vivere il nostro tempo cercando di essere costruttori e artefici di uno sviluppo sostenibile che ponga al centro il valore della persona umana”. E’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio alla Fondazione Migrantes in occasione della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo.
Per il Capo dello Stato “la nostra cultura, del resto, è anche l’immensa ricchezza che gli italiani, nel tempo, hanno seminato nel mondo, abbellendo e rendendo più prosperi tanti territori nei diversi Continenti. E questa cultura è poi tornata, accresciuta, nella nostra comunità”.
Mattarella incoraggia la Migrantes, impegnata a fianco deli italiani che emigrano e dei migranti che giungono nel nostro Paese per “aiutarli ad affrontare i numerosi problemi quotidiani e per favorire, in questo modo, la convivenza e l’integrazione sociale”. Mattarella ricorda  che l’Italia ha una storia antica di emigrazione. Una storia di “sofferenze e di speranze. Una storia di riscatto sociale, di straordinarie affermazioni personali e collettive, ma anche di marginalità patite e di lacerazioni”. Oggi – ha scritto Mattarella - il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato. Riguarda fasce d'età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze”. Per il presidente della Repubblica la mobilità dei giovani italiani verso altri Paesi dell'Europa e del mondo “è una grande opportunità, che dobbiamo favorire, e anzi rendere sempre più proficua. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia. Dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani – ha concluso - devono poter andare liberamente all'estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate”.
 
 

Migrantes: l’analisi storica dei dati dell’emigrazione italiana dal 2006 al 2016

Roma - Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti a oltre 4,8 milioni. Un incremento che, in valore assoluto, ha riguardato tutti i continenti e tutti gli Stati soprattutto quelli che, nel mondo, accolgono le comunità più numerose di italiani come l’Argentina, la Germania e la Svizzera. Tuttavia le variazioni più significative degli ultimi 11 anni hanno riguardato la Spagna (+155,2%) e il Brasile (+151,2%). A scriverlo è oggi il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato questa mattina a Roma.
Da gennaio a dicembre 2015 le iscrizioni all’AIRE sono state 189.699. Di queste oltre la metà il 56,7% sono avvenute per solo espatrio. In altri termini, nell’ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese alla volta dell’estero. Rispetto al 2015 si registrano 6.232 partenze in più. Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente: l’Europa, quindi, si conferma essere l’area continentale maggiormente presa in considerazione dai trasferimenti degli italiani che vanno oltre confine. In brusca riduzione, invece, l’America meridionale (-14,9% di variazione in un anno ovvero più -2.254 italiani in meno nell’ultimo anno). Stabile l’America centro-settentrionale e solo 352 connazionali in più in un anno per le altre aree continentali contemplate dall’AIRE (Asia, Africa, Australia, Oceania, Antartide).
Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni è la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età sono in aumento rispetto allo scorso anno tranne gli over 65 anni (erano 7.205 nel 2014 sono 6.572 nel 2015). Oltre alla riduzione degli italiani che si allontanano dall’Italia in tarda età occorre sottolineare la loro specificità di genere: se per tutte le altre classi di età, infatti, prevalgono i maschi, in questo caso – complice probabilmente la superiore aspettativa di vita femminile – le donne, soprattutto di età superiore agli 85 anni, sono il 62,6% rispetto ai maschi loro coetanei. Si tratta, probabilmente, di donne che, dopo un periodo di emigrazione vissuto all’estero con i mariti e un rientro in Italia dopo la pensione, rimaste sole alla morte del coniuge, raggiungono i figli e i nipoti nati, cresciuti e pienamente inseriti fuori dei confini nazionali. Il 60,2% di chi è andato all’estero nel 2015 è celibe o nubile, il 33,0% è coniugato. Da gennaio a dicembre 2015, gli italiani sono andati in 199 paesi differenti partendo da 110 province italiane diverse. La Lombardia, con 20.088 partenze, e la prima regione in valore assoluto seguita da una importante novità ovvero il balzo in avanti del Veneto (10.374) che fa scendere la Sicilia (9.823) alla terza posizione – era la seconda nel 2015 – seguita dal Lazio (8.436), dal Piemonte (8.199) e dall’Emilia Romagna (7.644).
 
 

Mons. Di Tora: una azione culturale ed educativa per dare risposte al tema immigrazione

Roma - Oggi il tema dell'immigrazione vien spesso letto, dai principali media  "spesso come emergenza e non come una realtà che deve trovare uno spazio nelle nostra città". A dirlo ieri pomeriggio il Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Guerino Di Tora aprendo i lavori dell'Incontro congiunto dei Direttori regionali Migrantes, i Coordinatori nazionali etnici e di Delegati e coordinatori delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa. Per il presule oggi occorre rispondere alla paura con una "azione culturale ed educativa per dare risposte concrete che mirano all'integrazione del migrante". "Nell’immagine del migrante - ha detto ancora monsignor Di Tora - c’è la figura di Cristo che chiede di essere accolto. L’invito, allora, è quello – come dice Papa Francesco – di lavorare per costruire ponti e non muri".  A presentare l'incontro il Direttore generale della Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego che ha parlato della cura pastorale dei migranti cattolici in Italia . In Italia - ha detto - operano 800 centri pastorali presenti nelle diverse diocesi italiane, con 1500 cappellani e 18 coordinatori etnici nazionali che assicurano, a livello nazionale, l'assistenza religiosa ai migranti residenti in Italia.  Una "presenza importante" che va "curata e seguita attentamente. Molti gli interventi previsti con esperienze nelle varie diocesi italiane.
 

Il cardinale Bagnasco visita il centro immigrati di Massa Marittima

Massa - Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, ha visitato ieri il Centro di prima accoglienza di Marina di Massa “Casa Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù” su invito del vescovo della diocesi di Massa Pontremoli, Giovanni Santucci. Era presente anche il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, accompagnato dal viceprefetto vicario La Rosa e del vicequestore vicario Angeloni. Ha ricevuto gli ospiti il direttore della Caritas di Massa. Almo Puntoni. All’arrivo nel Centro, il cardinale Bagnasco è stato accolto da una cinquantina di ospiti, che si sono disposti in cerchio e si sono messi a pregare, dando così il benvenuto all’ospite. Un gesto semplice che ha contribuito a creare un clima familiare, in grado di superare barriere linguistiche e culturali
 

Messina: parte il progetto “Nostra Signora Libertà”

Messina - Si chiama “Nostra Signora Libertà” il nuovo progetto teatrale ideato e diretto da Angelo Campolo per la compagnia “DAF - Teatro dell'Esatta Fantasia”, promosso con la Caritas e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela. Spettacoli, laboratori e un ciclo di incontri con italiani e minori stranieri non accompagnati, ospiti del Centro di seconda accoglienza istituito presso la Casa delle Suore “Figlie del Divino Zelo” di Faro superiore - Messina. «In continuità con il lavoro svolto l’anno scorso – ha dichiarato Angelo Campolo – che in questa stagione porteremo in scena a Torino, Lampedusa e Roma, la nostra compagnia continua un percorso di ricerca teatrale incentrato sull’incontro con lo straniero attraverso la pratica del Teatro. Oggetto di studio sarà il nostro rapporto con il cibo, visto come elemento identitario attraverso il quale raccontare la propria storia personale e inevitabilmente quella collettiva del proprio Paese d’origine». Il progetto prevede, infatti, un cartellone di 4 spettacoli che andranno in scena a partire da fine novembre fino ad aprile 2017 al Teatro Annibale Maria di Francia. I bambini della Notte, 19 e 20 novembre, Gli invitati alla cena di Nerone, 11 e 12 febbraio, Terra che non sa, 4 e 5 marzo e Vento da Sud Est, 22 e 23 aprile. Sempre a partire da novembre, avranno inizio i due grandi laboratori teatrali aperti ai giovani under 30, che includeranno la partecipazione attiva dei giovani “ospiti” del Centro di  seconda accoglienza e che si svolgeranno presso l’Istituto “S. Brigida”. «Dopo due anni di attività alla Sala Laudamo, segnati dal successo di pubblico e critica, ma soprattutto dalla bellezza di aver realizzato un percorso formativo e umano che ha avvicinato tanti giovani e tanto “nuovo” pubblico a teatro – ha raccontato Angelo Campolo – il nostro percorso si è ancor più rafforzato e ha trovato in Caritas e Migrantes due nuovi “compagni di viaggio” che con coraggio hanno deciso di sostenere un progetto sperimentale come il nostro. Quello che presentiamo è un progetto “aperto” che nel suo sviluppo si aprirà a contaminazioni e incontri con altre personalità o realtà artistiche; penso al Coro dell’Ufficio Migrantes che da anni lavora sul territorio». «La Caritas Diocesana, organismo pastorale della Diocesi di Messina, – come ha precisato il suo direttore don Giuseppe Brancato – ha subito accolto con favore ed immediatamente sposato l'idea progettuale proposta da DAF, vedendo nel laboratorio teatrale un momento privilegiato di integrazione e di scambio di sensibilità tra i ragazzi italiani ed i ragazzi ospiti della comunità delle “Figlie del Divino Zelo” di Faro Superiore. Inoltre, il teatro, usando una molteplicità di linguaggi, riesce a tirar fuori dall'uomo tutta una serie di sensazioni ed emozioni che possono aiutarlo nella crescita umana, spirituale e sociale». Il diacono Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio Migrantes, ha evidenziato che «quello dei minori stranieri non accompagnati è un volto delle migrazioni forzate che, per la sua particolare vulnerabilità, chiede di essere maggiormente attenzionato. Il progetto, attraverso la realizzazione di attività culturali e teatrali, vuole raggiungere un duplice obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica per consolidare la cultura dell’accoglienza e fornire ai giovani migranti ulteriori strumenti per il rafforzamento dei loro percorsi individuali». “Nostra Signora Libertà” sarà curato da Simone Corso nello studio della drammaturgia, da Sarah Lanza in quello dei movimenti scenici, da Giulia Drogo nella direzione tecnica e vedrà sulla scena gli attori e performer: Michele Falica, Luca D'Arrigo, Patrizia Ajello, Angelo Campolo, Veronica Capodici, Ilaria Tartaglia, Giuseppe Capodicasa, Carmelo Crisafulli.
 

Genitori siriani lanciano appello: “nostri figli scomparsi dopo salvataggio in mare autorità italiane”

Roma – “I nostri due figli sono vivi, aiutateci a ritrovarli”. Così una coppia di genitori siriani, ai microfoni di Tv2000, ha lanciato un appello al Papa e alle istituzioni italiane per riuscire a rintracciare i loro figli scomparsi l'11 ottobre 2013 dopo il salvataggio in mare, tra Malta e Lampedusa, del barcone su cui stavano viaggiando.
Il padre dei due bimbi ha chiesto un aiuto direttamente a Papa Francesco: “Se può aiutarci, lo faccia, la supplico. Sono sicuro che i miei figli siano vivi ma non so nulla di loro da tre anni". Un grido di dolore lanciato anche dalle madre che in lacrime a Tv2000 ha aggiunto: “I miei figli sono vivi, sono arrivati in Italia ma dove sono ora ?".
Della richiesta di aiuto di questa famiglia si è fatta carico suor Paola Agheorghiesei, italiana ma di origini romene. È a Lampedusa da due anni grazie alla ‘Congregazione dei poveri di don Morinello’ per volontà di Papa Francesco che in occasione della visita sull’isola ha chiesto un rafforzamento della presenza dei religiosi. Suor Paola, insieme alle sue consorelle, lavora giorno e notte per aiutare i migranti che arrivano a Lampedusa donando vestiti, cibo e contatti per rintracciare i parenti. La casa dove vive suor Paola è in un vicolo del centro di Lampedusa tra le casette dei pescatori. In questi giorni sta ospitando due famiglie siriane, provenienti dalla Germania, entrambe non hanno notizie dei figli e sono giunte a Lampedusa per raccogliere qualche informazione utile a rintracciarli. Una coppia di genitori ha raccontato a suor Paola che l'11 ottobre 2013 erano su un barcone tra Malta e Lampedusa quando è stata lanciata la richiesta di soccorso. Secondo la loro ricostruzione, le autorità maltesi e quelle italiane discussero a lungo su chi dovesse intervenire: “Alla fine – ha spiegato suor Paola a Tv2000 - venne raggiunto un compromesso: gli italiani avrebbero salvato i bambini mentre i maltesi gli adulti. Da quel momento la famiglia è stata divisa e questi genitori non hanno più rivisto i loro figli”.
“Chiunque sappia qualcosa – ha proseguito suor Paola - si faccia avanti. Quale futuro migliore si può dare a dei bambini, lontani dai loro genitori? Se questi bimbi sono vivi e sono stati adottati, sappiano che la loro mamma e il loro papà non smetteranno mai di cercarli perché vogliono trovare l'altra metà dell'anima. Ma non è stato fatto tutto per ricongiungere questa famiglia”.
Dai documenti mostrati dalla famiglia c'è solo quello relativo al DNA che ha evidenziato che il DNA dei genitori non è stato ritrovato in nessuno dei morti recuperati dal naufragio dell'11 ottobre 2013. Il bambino più piccolo si chiama Mohammad Hazima, è nato a Damasco il 16 aprile 2005 mentre il più grande si chiama Ahmad Hazima, nato anche lui a Damasco, il 6 marzo 2002.
 

Migrantes: oggi e domani l’incontro dei Direttori regionali, Delegati MCI e Coordinatori etnici

Roma – Si svolgerà oggi e domani, al The Church Palace – Domus Mariae l’incontro dei Direttori regionali Migrantes, i Coordinatori nazionali etnici e i Delegati/Coordinatori delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa.  I lavori saranno aperti alle ore 16.00 di oggi pomeriggio dalla relazione introduttiva di Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes sul tema “La cura pastorale dei migranti cattolici in Italia: sguardo generale”.
Domani l’incontro si concluderà con la partecipazione alla presentazione dell’XI Rapporto Italiani nel Mondo” redatto dalla Fondazione Migrantes.