Primo Piano

Chiese in Europa su la cura pastorale dei migranti cattolici orientali

Fatima - L’incontro annuale dei vescovi delle chiese orientali cattoliche in Europa si svolge quest’anno a Fátima (Portogallo), su invito del Patriarca di Lisbona, il card.  Manuel Clemente, presidente della Conferenza episcopale portoghese.
In questo incontro-pellegrinaggio al santuario mariano di Fátima, di cui ricorrerà nel 2017 il centesimo anniversario delle apparizioni, i vescovi rappresentanti 15 Chiese cattoliche orientali in Europa insieme a vescovi rappresentanti diverse conferenze episcopali dei Paesi dell’Europa occidentale (Italia con Mons. Guerino Di Tora Presidente della Commissione C.E.I. per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna) si confronteranno sulla sfide della cura pastorale dei migranti cattolici orientali in quei Paesi. In effetti, sin dal crollo dei regimi totalitari nei Paesi dell’Est-Europeo, un flusso massiccio di migranti cattolici di rito orientale, appartenenti quindi prevalentemente a chiese sui iuris, hanno iniziato una nuova vita nei Paesi Occidentali. Dopo vent’anni, con un flusso abbastanza costante di nuovi migranti e la nascita della seconda generazione fra i primi arrivati, le chiese locali che accolgono, prevalentemente di rito latino nei Paesi occidentali, sono confrontate a nuove sfide in termini di preservazione dell’identità culturale ed ecclesiale di questi migranti.
Nel santuario mariano, insieme al prefetto per la Congregazione per le Chiese orientali, il Card. Leonardo Sandri, i partecipanti analizzeranno pertanto alcune questioni e sfide legate a questo particolare fenomeno migratorio. La situazione economica dei Paesi dell’Est-Europeo che porta alle migrazioni con il contributo dell’economista, João Luís César das Neves, la questione dell’integrazione, arricchita dalle testimonianze di una famiglia romena e di una docente che lavora quotidianamente con i “figli” dei migranti o ancora il rapporto tra chiesa che accoglie e chiesa di origine. L’incontro, scandito dalla celebrazione quotidiana dell’eucarestia in vari riti orientali, a testimonianza della ricchezza delle varie tradizioni liturgiche nella Chiesa cattolica, prevede anche una visita al Santuario di Nostra Signora a Nazaré e una preghiera di affidamento, nel santuario di Fátima, presieduta dal Segretario del dicastero vaticano preposto alla cura delle Chiese orientali, l’arcivescovo slovacco mons. Cyril Vasil’.
All’incontro, organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), parteciperà tra l’altro, quale suo primo incontro in qualità di nuovo Presidente del CCEE, il Card. Angelo Bagnasco.
I lavori si concluderanno domenica 23 ottobre con la celebrazione della divina liturgia presieduta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč nella Chiesa della Santissima Trinità e il passaggio della Porta Santa della Misericordia.



 
 

Giovani Migranti: nasce il Coordinamento nazionale Nuove Generazioni Italiane

Roma – Nei giorni scorsi, nella sala D'Antona del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si è svolto un incontro tra le associazioni della rete Filo diretto che hanno deciso di dare vita al CoNNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane. 
Il percorso che ha condotto alla nascita del CoNNGI è iniziato nel 2014, con una call  pubblica lanciata dalla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il Portale Integrazione Migranti. La call  ha dato il via all'iniziativa "Filo diretto con le seconde generazioni"; le associazioni di giovani con background migratorio che hanno aderito sono oltre trenta. Attraverso il dialogo e il lavoro condiviso, queste realtà associative hanno elaborato un Manifesto (nel 2014) contenente numerose proposte di intervento negli ambiti scuola-lavoro-cultura-cittadinanza attiva e lo hanno presentato al Ministro Poletti in occasione di un incontro pubblico.
Le associazioni hanno proceduto all'approvazione del logo e del nome "Coordinamento nazionale Nuove Generazioni Italiane", all'approvazione del testo di un Protocollo d'intesa che sancisce la nascita del Coordinamento e all'approvazione di una nuova versione del Manifesto. Il Protocollo è stato sottoscritto da venti associazioni che, con la loro firma, hanno altresì aderito ai principi contenuti nel Manifesto 2016.
Tra i principali obiettivi del CoNNGI, vi è la promozione di un nuovo approccio alle politiche di inclusione e partecipazione che tenga maggiormente in considerazione i reali bisogni delle nuove generazioni, attraverso la creazione e il consolidamento di rapporti stabili con istituzioni e organizzazioni a livello nazionale e internazionale.
Inoltre, il Coordinamento consentirà di promuovere un proficuo scambio tra le associazioni che rappresentano i giovani con background  migratorio. Le attività del CoNNGI saranno basate sui principi e sulle priorità enunciati nel Manifesto.
Tra i primi impegni del CoNNGI c'è quello di sviluppare una campagna, rivolta alle istituzioni internazionali, nazionali e locali, che promuova la nascita del Coordinamento e il Manifesto. Le associazioni lavoreranno, mettendo in gioco le proprie competenze, sui diversi ambiti tematici del Manifesto (scuola, lavoro, cultura, cittadinanza). Uno dei primi passi sarà inoltre quello di organizzare - a marzo del 2017, in collaborazione tra MIUR, MLPS e Istituto Cervi di Reggio Emilia - il convegno "Costruttori di ponti", che sarà incentrato sugli ambiti tematici contenuti nel Manifesto.
Il Portale Integrazione Migranti ha messo a disposizione del CoNNGI un'area dedicata, che include le informazioni sul Coordinamento e sul Manifesto, e che è curata dalle associazioni aderenti. L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha offerto al CoNNGI un supporto per le future attività, all'interno di uno scenario che vede i giovani con background migratorio protagonisti dei processi di crescita, integrazione e co-sviluppo.
 

Donne per la pace e la cultura dell’incontro: un incontro da domani a Bari

Bari - Si aprirà nel pomeriggio di domani a Bari (Hotel Park Elizabeth in Mariotto) la 2^ Conferenza con le donne del Medio Oriente e del Mediterraneo  sul tema “Donne operatrici di pace per una cultura dell’incontro e del dialogo”. L’evento, che si concluderà domenica 23 ottobre, è organizzato dall’Umofc – Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche e dal Fiac- Forum internazionale di Azione cattolica, in collaborazione con l’Azione cattolica della diocesi di Bari e la Delegazione regionale della Puglia.
L’appuntamento d’inizio è alle ore 17.30 all’Università degli studi “Aldo Moro” (Sala Aldo Moro) per l’incontro pubblico cui interverranno l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci; il sottosegretario del Pontificio Consiglio Giustizia e pace, Flaminia Giovanelli e la presidente generale Umofc, Maria Giovanna Ruggieri.
“Oggi siamo tutti interpellati – afferma Ruggieri - dalle sfide delle migrazioni e delle emergenze più urgenti che si vivono intorno al Mediterraneo sul quale si affacciano e si incontrano tre continenti”. “Obiettivo principale della Conferenza – prosegue la presidente dell’Umofc che raggruppa 100 organizzazioni femminili cattoliche di tutto il mondo – è favorire l’incontro e l’ascolto di donne di queste aree che affrontano spesso difficoltà, sofferenze e discriminazioni ma che, allo stesso tempo, sono impegnate nel costruire ponti nella vita quotidiana insieme a fedeli di altre confessioni e religioni, superando diffidenze ed ostacoli per arrivare a una convivenza pacifica”.
Il progetto, frutto di scelte fatte insieme da donne di diverse organizzazioni a livello nazionale e mondiale, prosegue la riflessione iniziata nella prima Conferenza tenutasi ad Amman nel 2014. Nel pomeriggio di giovedì 20 ottobre si alterneranno le testimonianze di rappresentanti dei paesi del Medio Oriente e del Maghreb più segnati dai conflitti e dalle tensioni sociali, tra le quali quella di Pascale Warda, dell’Organizzazione per i diritti umani Hammurabi con sede a Baghdad ed Erbil, impegnata nell’assistenza umanitaria alle minoranze religiose perseguitate dall’Isis e attiva nella proposta di una pace “sostenibile” per il futuro dell’Iraq; della suora comboniana Anna Maria Sgaramella, oggi a Gerusalemme e per dieci anni in Egitto e della coppia di coniugi Marah e Ameer Mousa, rifugiati siriani in Italia. Un momento speciale di preghiera ecumenica si svolgerà, venerdì 21 ottobre, nella Cripta della Basilica di San Nicola per elevare una supplica per la pace in Siria e in tutta l’area del Medio Oriente. Alla conferenza di Bari parteciperanno oltre 200 persone provenienti da 36 Paesi.
 

Migrantes in occasione della Giornata europea contro la tratta un permesso di protezione sociale per i migranti in fuga accolti in Italia e in Europa

Roma - La decima edizione della Giornata europea contro la tratta, che si celebra oggi, 18 ottobre, quest’anno  invita a portare l’attenzione sul mondo dei migranti in fuga che sbarcano in Italia e arrivano  in Europa. Tra di essi  riconosciamo non solo  vittime di guerra, persecuzioni religiose politiche, disastri ambientali, ma anche molte vittime di tratta. Purtroppo, troppo spesso in Italia  viene negato dalle Commissioni territoriali  un titolo di soggiorno, perché non si riconoscono tra i migranti persone che non solo sono vittime di tratta  alla partenza, ma anche nel loro viaggio sono state  vittime di trafficanti. La presenza  di molte vittime di tratta tra i diniegati, tra l’altro presenti  nelle diverse strutture di prima accoglienza  anche da molti mesi se non da quasi due anni,  chiede un intervento del Governo per garantire  un permesso di protezione sociale per evitare che oltre alla partenza, o durante il viaggio, ma anche nel nostro Paese molti uomini e donne migranti cadano in una nuova forma di sfruttamento,  alimentando ulteriormente il mondo della prostituzione (dove si contano già almeno 35.000 persone) o del lavoro (con oltre 400.000 lavoratori vittime di sfruttamento grave e tratta).  E’ un  atto  di giustizia sociale e di tutela della dignità di molte persone, tra cui  donne giovani provenienti in particolar modo dai paesi dell’Africa sub-sahariana, che l’Italia, ma anche l’Europa dovrebbero riconoscere come importante per celebrare non solo a parole, ma nei fatti, una Giornata europea contro la tratta. (Don Gian Carlo Perego  - Direttore generale Fondazione Migrantes)



 

Quando lo sport discrimina i migranti

Roma – C’è anche lo sport che  discrimina. E non si tratta solo di cori, striscioni e insulti razzisti allo stadio. Ma c’è anche una "burocrazia" che rende difficile ai giovani migranti iscriversi alla Lega e alle federazioni giovanili per giocare a calcio.
Le associazioni Progetto Diritti e Antigone hanno lanciato un paio di anno fa la polisportiva Atletico Diritti, con una squadra composta da immigrati, detenuti o ex detenuti e studenti universitari. In base all’esperienza fatta hanno stilato il dossier "La discriminazione nel calcio. Non per tutti i calciatori vigono le stesse regole", presentato ieri alla Camera.
Ad esempio, si legge nel dossier, per il tesseramento da dilettante di un minore italiano sopra i 16 anni non serve alcun documento. Per iscrivere un ragazzo straniero non comunitario sono richiesti sette certificati diversi: compreso quello lavorativo dei genitori e un certificato di residenza storico. Una «burocrazia inspiegabile e ridondante», fatta di documenti e permessi a volte difficili da reperire. Di fatto sono inoltre esclusi dai campionati federali quei calciatori in attesa del rilascio del permesso di soggiorno, ma anche quelli con certificato in scadenza prima della fine del campionato e coloro che hanno un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. Inoltre, la necessità di presentare i documenti lavorativi dei genitori rischia in concreto di tenere fuori dalla possibilità di un tesseramento i figli di chi ha richiesto la protezione internazionale e che ancora non ha trovato un lavoro. Tutta questa burocrazia, nota il dossier, da un lato si spiega con la condivisibile volontà di bandire dal calcio il fenomeno della tratta di minori, ma dall’altro crea delle preclusioni più restrittive di quelle imposte dalle leggi dello Stato. Al contrario, evidenziano le associazioni, la Federcricket è uno degli esempi di come i regolamenti potrebbero essere molto più «semplici e comprensivi»: per il tesseramento di un non comunitario basta un permesso di soggiorno in corso di validità o la copia del ricorso in tribunale del diniego della protezione internazionale.
 

Firenze: aperti ieri gli Stati Generali della lingua italiana


Firenze - Al via ieri nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze la seconda edizione degli Stati generali della lingua italiana intitolata "Italiano come lingua viva", percorso di riflessione e approfondimento sull'importanza della diffusione della nostra lingua quale asse fondamentale della proiezione internazionale del paese. Proiezione che molto deve alla capacità di attrazione esercitata dalla cultura e dall'immagine dell'Italia nel mondo ma cui occorre saper cogliere le potenzialità dei nuovi strumenti di promozione culturale e inserirsi in un contesto profondamente mutato dalla globalizzazione.
A dare il benvenuto ai partecipanti il sindaco della città di Firenze, Dario Nardella, che ha definito gli Stati generali  “un appuntamento ormai consueto” e rilevato il valore aggiunto di "una positiva e necessaria continuità" dell'iniziativa. Ha ribadito il "rapporto speciale e unico che lega la lingua italiana alla città di Firenze" e segnalato come il 90% del lessico fondamentale oggi in uso sia quello contenuto nella Divina Commedia, testimonianza del legame indissolubile con il dialetto fiorentino e dell'origine della nostra lingua. Due le "direttrici" della promozione dell'italiano oggi: quella che attiene al significato e al suo corretto uso tra gli italiani, per cui è necessario evitare "l'impoverimento e la mortificazione derivante dal sovrautilizzo ingiustificato di termini inglesi", tenendo presente che questo determina anche "una mortificazione della capacità creativa connessa alla nostra lingua" e anche a livello della vita quotidiana, come, ad esempio, in tutte le pratiche dell'accoglienza; e la diffusione fuori dai confini nazionali. Nardella insiste poi sulla capacità della nostra lingua di "costruire ponti" e ripropone come ancora valide le sfide già elaborate nel corso della prima edizione, sollecitando ad ampliare gli interventi all'estero, pensando a progetti che coinvolgano le nostre opere liriche e sinfoniche o ad una sorta di "erasmus delle arti", anche con l'ausilio delle università straniere presenti in Italia, con la promozione di cinema e televisione, anche attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie, e ricordando che "l'esportazione della nostra lingua è spesso un viatico per l'esportazione di tutto il resto".
"Due anni fa abbiamo scoperto un continente dell'Italia all'estero, realtà complessa cui afferiscono le comunità di italiani residenti all'estero, le nuove mobilità ma anche gli amanti della nostra lingua e cultura - afferma il vice ministero degli Esteri, Mario Giro, ribadendo come l'identità italiana sia e venga percepita "come un processo di relazione e non un assillo etnico". "Da quella prima edizione gli Stati generali sono rimasti convocati per continuare a formulare proposte su come potenziare la diffusione della nostra lingua e cultura e l'ampiezza di questo continente - ha proseguito il vice ministro, ricordando come a testimonianza della nostra forza attrattiva vi sia la crescita del numero di studenti di italiano nel mondo, oggi quantificati in 2,3 milioni (erano 1,5 milioni nel 2014). Per Giro il nostro soft power è intrinseco alla nostra lingua: "strumento comunicativo, parte fondante della nostra storia ma anche capacità di analizzarla con il nostro sguardo particolare, esercizio di influenza piuttosto che ingerenza sull'altro; l'italiano - ricorda il vice ministro - è la lingua del cuore, si impone da sola, ha una potenzialità legata alla sua storia e cultura, è antidoto al pessimismo del nostro tempo, è la lingua del sì, ed è un errore pensare che essa sia debole". "Dobbiamo invece essere consapevoli della nostra forza, della ricchezza della nostra lingua, del fatto che il futuro è  di chi sarà capace di andare in mare aperto, di coniugare conoscenze e culture - aggiunge Giro, precisando come proprio uno dei compiti degli Stati generali sia "darci consapevolezza di questo strumento prezioso", oltre che "proporre iniziative, trasmettere uno slancio di energie e di idee per potenziare la diffusione della lingua della bellezza". L'Italia è dunque "una grande potenza culturale spesso inconsapevole - afferma Giro - e la chiamata a raccolta intende generare tale consapevolezza e risvegliare fiducia, stima e orgoglio.
Non ha partecipato all'apertura per sopraggiunti impegni istituzionali il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, mentre è intervenuto il presidente del consiglio Matteo Renzi che ha parlato di una "grande battaglia che dobbiamo fare e vincere insieme": "fare una gigantesca scommessa culturale sul made in Italy", a cui concorre uno stanziamento sul fronte della promozione linguistica inserito in legge di Stabilità - annuncia il premier. "Il numero di chi studia oggi la nostra lingua è strepitoso, anche se molto piccolo rispetto ad altri Paesi - ha affermato Renzi, ricordando però come ci si trovi dinnanzi a realtà molto diverse e come "il nostro percorso non possa essere giocato nella logica dei grandi numeri". Ricorda però come la promozione linguistica accompagni quella commerciale e sia anzi un volano di quest'ultima e come l'Italia sia il secondo paese nella graduatoria dei marchi commerciali, con una capacità attrattiva universalmente riconosciuta dal fatto "che molto spesso si definisce italiano ciò che italiano non è - segnala il premier, richiamando il fenomeno dell'italian sounding. "Tale fenomeno, così come la parola crisi, rappresenta per noi anche un'opportunità, è un'evocazione chiara del bello che l'Italia esprime - afferma il presidente del Consiglio che sollecita tutti alla "scommessa culturale sul made in Italy, al racconto di un paese diverso, che non nega i problemi reali, ma tenta di affrontarli per quelli che sono, in una cornice internazionale in cui l'Italia può essere elemento di attrazione". Una "scommessa sulla cultura" che coinvolge però tutta l'industria, culturale e non solo. "Il governo c'è - continua, sollecitando anche la Rai a fare la sua parte ed estendendo la sollecitazione a tutti. "Il mondo ha bisogno di bellezza e di qualità, ha bisogno di noi e per vincere questa scommessa - precisa Renzi - dobbiamo essere operativi e concreti e non piangerci addosso per le difficoltà della globalizzazione". "Dobbiamo guardare invece al futuro con lo sguardo innamorato del nostro paese, sguardo spesso più degli stranieri che interno al paese stesso - conclude Renzi, ribadendo come il futuro dell'Italia non sia solo nella sua memoria, ma anche nella "lingua viva" cui è dedicata questa due giorni fiorentina. 
Accoglie la sollecitazione di Renzi a nome della Rai la presidente Monica Maggioni, che riconosce come l'azienda di Stato non possa accontentarsi di quanto fatto sino ad oggi, ma occorrano idee "per proiettarsi in modo diverso nel mondo". Per quanto riguarda la diffusione di lingua e cultura la riflessione non può fare a meno di investire gli strumenti oggi a disposizione e Maggioni segnala in proposito come la nuova app della Rai, Rai play, sia stata scaricata anche all'estero, per il 10% degli utenti, sia da italiani all'estero che da amanti del paese. "Dobbiamo avviare progetti specifici e pensare alla nostra lingua anche come piattaforma di incontro per chi arriva sulle nostre coste ma anche per coloro che si trovano all'estero, pensare a cosa vogliamo trasmettere con essa, a fare in modo che essa sia luogo in cui ci si incontra e si costruiscono modelli diversi da quelli dello scontro e della paura. La Rai c'è e ci sarà - conclude Maggioni - per ripensare noi e la lingua italiana in un contesto globale, dove la globalizzazione rappresenta un'opportunità per un'offerta di qualità". 
Il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, ha parlato di un "ritardo accumulato nel dare all'Italia una proieizione internazionale, ritardo frutto di introversione politica" che ha pesato anche sulla diffusione della nostra lingua all'estero. "Ci siamo limitati a difendere l'italiano come lingua confinata nella nostra Penisola, parlata dagli italiani all'estero e da pochi eruditi, un approccio legato all'ital-nostalgia e che oggi deve invece puntare sull'ital-simpatia - ha affermato Riccardi, ricordando come il nostro sia un paese grande ed economicamente forte e "che può diventare un mondo al di fuori dei confini nazionali". "Nel 2014 abbiamo definito la lingua italiana una risorsa per il futuro e non solo un patrimonio del passato. L'ital-nostalgia è basata invece sull'idea di una patria piccola, mentre la nostra deve essere l'idea di una patria grande, sulla cui estroversione deve essere fatta una scelta sistemica - afferma Riccardi, segnalando come "esistano spazi, riserve di energia, amici dell'Italia, realtà in crescita che vanno federate in un tessuto di ital-simpatia" determinando così anche ripercussioni importanti sull'economia turistica. Il presidente della Dante ribadisce inoltre come la lingua italiana non sia solo "veicolo ma anche contenuto" e riconosce l'importanza della nuova mobilità italiana e dei nuovi italiani per la diffusione della nostra lingua - il quinto paese al mondo per l'insegnamento dell'italiano è l'Egitto, segnala Riccardi, ancorando la proiezione italiana anche ai nuovi equilibri demografici e geopolitici. Necessario quindi un "salto culturale" per una nuova promozione linguistica di qualità, fatta di professionalità più che di volontarismo.
Infine, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha richiamato l'impegno di questo governo "nell'avvio di una politica estera della cultura" e "che abbia nella promozione linguistica il suo asse fondamentale", ribadendo l'importanza di un momento di riflessione come gli Stati generali in una fase di "cambiamento epocale dell'apprendimento", in cui prevale la questione della selezione delle fonti più che quella della loro accessibilità. Giannini ha ricordato poi come la nostra lingua sia nata e si sia diffusa anche per corrispondere ad un progetto politico, come abbia mantenuto un carattere di stabilità rispetto al suo nucleo originario e abbia dato il massimo contributo all'accrescimento della cultura artistica ma anche scientifica. "Su ciascuno di questi aspetti noi abbiamo una responsabilità politica da assumere sul fronte della diplomazia linguistica e non dobbiamo scoraggiarci per i numeri perché non è questo il terreno della nostra competizione - ribadisce Giannini, ricordando come concorrano a tale diplomazia i connazionali all'estero, di vecchia e nuova emigrazione, "potenti ambasciatori dell'Italia, nuovo patrimonio di conoscenze e professionalità e spesso avamposto in luoghi che ora si affacciano sulla scena globale", e gli immigrati "che guardano non solo alle nostre coste ma anche alla nostra civiltà" e che "dobbiamo integrare con azioni precise e mirate" e tra esse ricorda l'istituzione della nuova classe di concorso per insegnanti di lingua italiana per stranieri. Oltre a ciò segnala l'importanza di "nuove forme di internazionalizzazione per il settore del cinema, dell'arte e dell'industria" e quantifica in 50 milioni di euro i fondi destinati alla promozione dell'italiano all'estero nella legge di stabilità appena varata dal governo. (Viviana Pansa - Inform)
 

Chiese in Svezia: per il rispetto dei diritti dei minori immigrati

Stoccolma -  Anche i bambini immigrati devono poter essere sostenuti nella loro crescita spirituale. È quanto, in sostanza, chiede il Consiglio delle Chiese di Svezia che commenta uno studio del Ministero per gli Affari Sociali relativo al livello di adesione della legislazione nazionale ai parametri posti dalla Convenzione universale per i diritti dell’infanzia. Secondo l’organismo ecumenico, che raggruppa tredici denominazioni cristiane, lo studio non offre una chiara definizione di «religione e di sviluppo spirituale» e lascia alcune ambiguità, per esempio, nei casi di bambini affidati alle cure dei servizi sociali. Questione molto sentita in Svezia, se si tiene conto che soltanto nel corso del 2015 sono arrivati nel paese ben 35.000 minori non accompagnati provenienti da Medio oriente e Africa (Afghanistan, Siria, Iraq, Somalia, Eritrea, Etiopia). «Le strutture deputate avrebbero l’autorizzazione a curare l’aspetto religioso e spirituale dello sviluppo dei bambini?», si domanda il Consiglio delle Chiese. Ed, eventualmente, aggiungono, ne avrebbero le competenze anche quando si tratta di bambini che provengono da contesti diversi dalla religione maggioritaria? Per questo le Chiese sostengono che per rispondere adeguatamente al diritto dei fanciulli lo stato deve «stabilire una collaborazione con i rappresentanti religiosi», affinché «la Convenzione sia pienamente rispecchiata nella legislazione svedese».
 

Bologna: mercoledì la presentazione del Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes

Bologna -  Uno dei dati più inquietanti che emerge dal 25° rapporto sull’immigrazione, che sarà presentato mercoledì a Bologna, è la forbice enorme che esiste tra la comune percezione sul fenomeno e i numeri che fotografano la realtà: una percezione spesso emozionale, veicolata dai media, spinge molti a parlare addirittura di «invasione inarrestabile», a fronte di un aumento nel 2015 di soli 11.000 immigrati su base nazionale, mentre le regioni del Nord Est, oltre alle Marche e all’Umbria registrano perfino una tendenza alla diminuzione del numero, con più partenze che arrivi. A curare il rapporto sono Caritas e Migrantes, le due istituzioni della Chiesa italiana che ogni giorno toccano con mano la realtà anche nelle zone profonde del paese. Dopo 25 anni di rilevazioni, appare evidente che le persone di origine straniera, molti dei quali nati in Italia, stanno diventando una componente strutturale per la crescita del nostro paese. I paesi nel mondo che hanno registrato i maggiori ingressi nel 2015 sono gli Stati Uniti, la Germania, la Russia e l’Arabia Saudita. È poi da considerare il fenomeno inverso in aumento degli italiani emigranti all’estero: per fare un esempio, con i suoi 600.000 italiani residenti, Londra potrebbe essere considerata la 16ª città italiana. Il rapporto Migrantes-Caritas dedica molta attenzione alle numerose iniziative di incontro e conoscenza reciproca. È l’unica strada da intraprendere sul piano politico, sociale, ma anche culturale ed ecclesiale. Se pensiamo al futuro immediato, non possiamo prescindere dal numero dei minori: il 21,6% dei minori in Italia sono di origine straniera, perché il tasso di natalità degli immigrati è molto più alto di quello degli italiani. Una emergenza veramente allarmante, evidenziata anche nel recente messaggio di Papa Francesco per la Giornata dei Migranti, è quella dei 12mila minori non accompagnati giunti in Italia. Tutto aperto è invece il problema dei 130.000 i richiedenti asilo e i rifugiati accolti nelle diverse regioni del paese, problema che investe l’Italia in prima battuta, ma di cui l’Europa deve cominciare a farsi carico. Per quanto riguarda la nostra regione Emilia Romagna, su 4 milioni e mezzo di abitanti, abbiamo 536.000 stranieri, più della metà donne. Provengono soprattutto da Romania, Marocco, Albania, Moldova e Ucraina. In regione, i minori sono 95.000, più della metà dei quali nati in Italia. Mercoledì alle 11 nell’auditorium Santa Clelia interverrà a presentare il rapporto Caritas-Migrantes 2015 l’Arcivescovo Matteo Zuppi e Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale di Migrantes. (Andrea Caniato -  Migrantes Bologna)
 

Tra le colline di Reggio Calabria nasce “Cimitero dei migranti”

Reggio Calabria - E' un borgo aspro, dove basta poco per vedere l'anima di quella gente, semplice e accogliente. E' Armo, piccola frazione di Reggio Calabria. Adagiato sulle colline, un lembo di terra scoscesa è ora il Cimitero dei migranti. E' nato su iniziativa del Comune e grazie alla cura del parroco della Santissima Maria Assunta, don Alain Alen, africano, dunque migrante anche lui. “L'obiettivo è di dare dignità a quelle persone. Se non l'hanno avuta da vivi, vogliamo fare in modo che ce l'abbiano almeno da morti”, spiega sr. Lina Guzzo, una scalabriniana della comunità di Reggio Calabria, congregazione che si occupa nel mondo proprio dell'assistenza a chi emigra e che ha prestato sin da subito assistenza per la realizzazione di questo spazio. Nel piccolo cimitero di Armo, dunque, oggi oltre alle salme del posto ci sono 45 africani (in maggioranza etiopi e nigeriani) che sognavano l'Europa e che invece hanno trovato la loro morte in mare. Tra loro, quattro bimbi tra i due e i tre anni. Uno dei piccoli ha un “papà speciale”: un turista tedesco che il giorno del naufragio (che risale alla scorsa primavera) ha preso in braccio il piccoletto in mare aperto sperando fosse ancora vivo. Quegli occhi di bimbo, però, non hanno mai avuto modo di guardare in faccia chi lo ha raccolto dalle onde. La salma arrivò al porto di Reggio Calabria mentre quell'uomo iniziò una ricerca tra polizia e istituzioni per capire dove fosse finito e salutarlo così per sempre. “Quei monticelli di terra rappresentano storie, tutte diverse. Vogliamo dare dignità a quelle persone e abbiamo cominciato a farlo a partire da un fiore, che abbiamo voluto portare a ciascuno di loro – ha raccontato suor Lina – Ora, con il parroco di Armo, abbiamo intenzione di fare un progetto dedicato. Tutte quelle vittime hanno bisogno di dignità”.
“Le cose belle non sempre fanno notizia – ha detto don Alain - Con una decina di parrocchiani, più della metà signore anziane con qualche problema di salute, abbiamo dato una sistemata alle tombe dei nostri fratelli naufragati”. La comunità delle scalabriniane di Reggio Calabria assiste i migranti in due formule: una, quella dell'emergenza, all'interno del Coordinamento ecclesiale emergenza sbarchi e l'altra con un centro di ascolto che aiuta i migranti ormai integrati nella comunità calabrese.
 

Migrantes: a Rovigo il progetto “studiando-viaggiando” per i lunaparchisti

Rovigo – Sabato scorso, 15 ottobre, al luna park di Rovigo allestito nel piazzale Censer, utilizzando la pista dell'autoscontro, si è celebrata la Santa Messa presieduta da Don Patrizio Boldrin incaricato diocesano Migrantes, in collaborazione con Monica Bergamini, referente Migrantes e Valeria Ravelli, referente per la  scolarizzazione dei minori dello stesso ufficio.
Alla celebrazione hanno partecipato molti ragazzi presenti con le loro attrazioni nel parco e per l'occasione si sono uniti alla funzione insegnanti delegati delle scuole interessate dal progetto "studiando e viaggiando" rivolto ai ragazzi della scuola superiore. La presenza degli insegnanti, dopo la S. Messa, è stata fondamentale – dicono le due operatrici pastorali Migrantes - nello scambio di suggerimenti e consigli, per affrontare con profitto il nuovo percorso didattico.
 

Chiese in Europa su la cura pastorale dei migranti cattolici orientali

Fatima - L’incontro annuale dei vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche in Europa si svolge quest’anno a Fátima (Portogallo), su invito del Patriarca di Lisbona, il card.  Manuel Clemente, presidente della Conferenza episcopale portoghese.
In questo incontro-pellegrinaggio al santuario mariano di Fátima, di cui ricorrerà nel 2017 il centesimo anniversario delle apparizioni, i vescovi rappresentanti 15 Chiese cattoliche orientali in Europa insieme a vescovi rappresentanti diverse conferenze episcopali dei Paesi dell’Europa occidentale (Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna) si confronteranno sulla sfide della cura pastorale dei migranti cattolici orientali in quei Paesi. In effetti, sin dal crollo dei regimi totalitari nei Paesi dell’Est-Europeo, un flusso massiccio di migranti cattolici di rito orientale, appartenenti quindi prevalentemente a chiese sui iuris, hanno iniziato una nuova vita nei Paesi Occidentali. Dopo vent’anni, con un flusso abbastanza costante di nuovi migranti e la nascita della seconda generazione fra i primi arrivati, le chiese locali che accolgono, prevalentemente di rito latino nei Paesi occidentali, sono confrontate a nuove sfide in termini di preservazione dell’identità culturale ed ecclesiale di questi migranti.
Nel santuario mariano, insieme al prefetto per la Congregazione per le Chiese Orientali, il Card. Leonardo Sandri, i partecipanti analizzeranno pertanto alcune questioni e sfide legate a questo particolare fenomeno migratorio. La situazione economica dei Paesi dell’Est-Europeo che porta alle migrazioni con il contributo dell’economista, João Luís César das Neves, la questione dell’integrazione, arricchita dalle testimonianze di una famiglia romena e di una docente che lavora quotidianamente con i “figli” dei migranti o ancora il rapporto tra chiesa che accoglie e chiesa di origine. L’incontro, scandito dalla celebrazione quotidiana dell’eucarestia in vari riti orientali, a testimonianza della ricchezza delle varie tradizioni liturgiche nella Chiesa cattolica, prevede anche una visita al Santuario di Nostra Signora a Nazaré e una preghiera di affidamento, nel santuario di Fátima, presieduta dal Segretario del dicastero vaticano preposto alla cura delle Chiese orientali, l’arcivescovo slovacco Mons. Cyril Vasil’. All’incontro, organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), parteciperà tra l’altro, quale suo primo incontro in qualità di nuovo Presidente del CCEE, il Card. Angelo Bagnasco.
I lavori si concluderanno domenica 23 ottobre con la celebrazione della divina liturgia presieduta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč nella Chiesa della Santissima Trinità e il passaggio della Porta Santa della Misericordia.
 

Discriminazione nel calcio: oggi un dossier alla Camera dei Deputati

Roma – Questa mattina, presso la sala stampa della Camera dei Deputati. le associazioni Antigone  Progetto Diritti e la polisportiva Atletico Diritti presenteranno un dossier sulle discriminazioni nei confronti degli immigrati nel calcio, sia a livello di scuole calcio che di sport agonistico. L’occasione della conferenza stampa sono le due settimane d’azione #FootballPeople, promosse dal network Fare  al fine di costituire un fronte unitario contro tutte quelle barriere che escludono le persone e le comunità. Tra il 6 e il 20 ottobre, gruppi amatoriali, squadre di calcio professioniste e migliaia di altri sui social media, celebreranno il potere del calcio nella lotta contro le discriminazioni e organizzeranno una serie di attività, tra cui partite dedicate, workshop educativi, tornei di calcio e molto altro, per promuovere e diffondere l’inclusione sociale. Le settimane d’azione Football People sono un momento per tutte le persone coinvolte a vario titolo nel mondo del calcio per schierarsi insieme per lo stesso obiettivo: promuovere un cambiamento positivo attraverso il calcio.
 

Papa Francesco: la povertà uccide

Città del Vaticano -  Oggi ricorre la Giornata mondiale contro la povertà. Papa Francesco, ieri all’Angelus, ha chiesto di unire le forse per combattere contro questo male. “Uniamo le nostre forze, morali ed economiche, per lottare insieme – ha detto - contro la povertà che degrada, offende e uccide tanti fratelli e sorelle, attuando politiche serie per le famiglie e per il lavoro”.
Il pontefice ieri mattina ha presieduto il rito della canonizzazione di 7 nuovi santi e sante. Si tratta di Salomone Leclercq (1745-1792), al secolo: Guglielmo Nicola Ludovico, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire; Giuseppe Sánchez del Río (1913-1928), laico, martire; Manuel González García (1877-1940), vescovo di Palencia, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth; Lodovico Pavoni (1784-1849), sacerdote, fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata; Alfonso Maria Fusco (1839-1910), sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista; Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero (1840-1914), sacerdote diocesano; Elisabetta della Santissima Trinità Catez (1880-1906), al secolo: Elisabetta Catez, monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.  “I santi – ha detto nel corso dell’omelia davanti a 80mila persone -  sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino al limite, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro”. Per Papa Francesco anche questi sette testimoni che da ieri sono iscritti nell’Albo die Santi “hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera. Per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele. Per il loro esempio e la loro intercessione, Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia”. (R.I.)
 

MCI Germania e Germania: riunita la delegazione

Francoforte - Per la prima volta il Consiglio di Delegazione si è riunito ad Aschaffenburg (10-11 ottobre), presso la Fraternità Francescana di Betania, vivendo da vicino il carisma di questo giovane Istituto, che è appunto quello dell’accoglienza. Molti i temi all’ordine del giorno, dalle informazioni sulle novità nelle Zone, agli appuntamenti del nuovo anno pastorale, tutti confermati. Il Consiglio ha valutato molto positivamente il Convegno Nazionale, le cui conclusioni pastorali sono state affidate a don Giovanni Ferro, che ha già riassunto in una prima bozza e che verranno presentate nei prossimi incontri di Zona, perché si possa dare un seguito concreto alle riflessioni emerse al Convegno Nazionale. Relazioni e dibattiti sono state raccolte in un CD, che verrà distribuito nei Convegni. Sono state fissate le procedure ed i tempi per il rinnovo del Consiglio di Delegazione (che scade a fine marzo del 2017). Prima di Natale (durante l’Avvento) si terrà il sondaggio per il Delegato ed il Vice-delegato, il cui risultato verrà poi mandato alla Migrantes. In febbraio-marzo 2017 avranno luogo le votazioni per i delegati e vice-delegati di Zona (ad esclusione di quella del Sud, appena rinnovata), e per la rappresentanza dei collaboratori pastorali assunti e dei volontari. Quella dei Giovani avverrà eletta durante il Meeting 2017 dai giovani stessi.
 

Azione Cattolica: oggi dibattito su nuovi nazionalismi, diritto internazionale e migranti

Roma - Il persistere della crisi economica, il costante incremento dei flussi migratori e la diffusione del terrorismo su scala globale hanno moltiplicato la paura delle società occidentali di perdere privilegi, welfare e sicurezza. L’Europa, nata all’indomani della seconda guerra mondiale attraverso l’apertura dei confini tra gli Stati membri per la libera circolazione di lavoratori, capitali, merci e servizi, si ritrova nuovamente divisa e frammentata, percorsa dalla necessità di rimarcare spazi e confini nazionali.
A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma del 1957 i confini tra i Paesi europei si sono moltiplicati. Non solo i confini di filo spinato e i muri a presidio delle frontiere, ma anche i confini di matrice culturale. A gettare le fondamenta di nuove barricate, sembra essere, incontrastata, la paura dell’altro. L’Europa sembra aver dimenticato in fretta la lezione della sua storia recente, delle cause e degli effetti dei totalitarismi nella prima metà del secolo breve. Quella lezione che invece aveva animato gli ideali dei padri fondatori nella costruzione di un progetto comune per tutti i popoli europei.
La crisi delle relazioni internazionali, non solo in Europa, riflette in realtà la crisi dell’uomo contemporaneo e trova le sue ragioni più profonde nella distanza incolmabile che separa la tutela dei diritti di un singolo (gruppo, popolo, Stato) dai diritti del resto del mondo. Si tratta di fenomeni che recentemente hanno trovato sponda anche negli Stati Uniti e che rischiano di diffondersi e radicarsi se non si troveranno risposte nuove e convincenti alle questioni di carattere globale.
I nodi problematici posti dal diffondersi di queste nuove forme di nazionalismo sono al centro del Convegno annuale organizzato dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, in collaborazione con la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, che si svolgerà oggi pomeriggio dalle ore 16 alle ore 20, a Roma presso la Domus Mariae (via Aurelia, 481), con a tema: Il diritto internazionale alla prova dei nuovi nazionalismi. Partecipano: Sandro Calvani, già direttore dell’UNICRI - United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute e attualmente consulente presso la Mae Fah Luang Foundation di Bangkok; Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale e presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”; Guido Formigoni, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università IULM di Milano; mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado; Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica; Ugo Villani, ordinario di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Bari e presidente della “Società Italiana di Diritto Internazionale”. Modera i lavori Michel D’Avino, direttore dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”.
 
 

Papa Francesco: chi si dice cristiano e caccia via un rifugiato è un ipocrita

Città del Vaticano - Chi si dice cristiano e caccia via un rifugiato è un ipocrita. Parola di Papa Francesco, che ieri ha usato questo esempio, parlando a un gruppo di giovani luterani ricevuti in udienza nell’Aula "Paolo VI".
«È ipocrisia cacciare un rifugiato – ha detto Papa Bergoglio -  Se mi dico cristiano e caccio un rifugiato, io sono un ipocrita». Analogamente lo sono «tutti quelli che vogliono difendere il cristianesimo e sono contro i rifugiati e le altre religioni». Francesco ha anche ricordato che l’ipocrisia è il peccato che Gesù condanna di più. Infatti «non si può essere cristiano senza vivere come cristiano, senza praticare le beatitudini, quello che Gesù ci insegna».
 

Quel milione di italiani che si sentono “fantasmi”

Milano - Xavier avrebbe voluto votare al prossimo referendum. «Sarebbe stato bello. Non poter votare significa non avere voce ed essere costretti a subire le scelte di altri», riflette. Ha 23 anni ed è arrivato in Italia dal Salvador quando ne aveva solo 10. La madre – che era emigrata alcuni anni prima per lavorare come colf – aveva deciso di portarlo in Italia anche per metterlo al riparo dai pericoli legati alla presenza delle Maras, i violenti gruppi criminali che spadroneggiano nel piccolo Paese centroamericano. «Ho sempre vissuto qui, mi sono diplomato, ora sto studiando mediazione culturale all’università – spiega Xavier Palma – Siamo italiani quanto i nostri coetanei, ci sentiamo italiani. Ma non siamo considerati cittadini». Sono circa un milione i giovani italiani di origine straniera che vivono in Italia. Molti sono arrivati qui appena bambini, come Xavier. Sempre più numerosi quelli che non hanno mai visto il Paese d’origine dei genitori se non durante le vacanze estive, perché nati in Italia. Parlano i dialetti delle città in cui sono cresciuti. Cittadini di fatto, ma non davanti alla legge e alla burocrazia. "Italiani con il permesso di soggiorno", si definiscono. Cittadini "fantasma" che ieri, hanno organizzato dei flash mob nelle piazze di diverse città italiane (Padova, Napoli, Bologna, Reggio Emilia, Palermo e Roma) per chiedere che venga approvata la legge di riforma della cittadinanza già licenziata dalla Camera il 13 ottobre 2015. Ma che da un anno esatto giace al Senato, sepolta da circa ottomila emendamenti, in buona parte presentati dalla Lega. La riforma prevede un passaggio dalla normativa attuale basata sullo "Ius sanguinis" (è italiano chi ha almeno un genitore italiano) allo "Ius soli temperato": è italiano chi nasce in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso Ue di lungo soggiorno. Ha inoltre diritto alla cittadinanza chi arriva entro i 12 anni di età e che abbia frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia: è il cosiddetto "Ius culturae". La protesta di ieri è stata lanciata su Facebook da un gruppo di giovani di seconda generazione, riuniti sotto la sigla "Italiani senza cittadinanza". «È passato troppo tempo, non possiamo continuare ad aspettare – spiega Paula Baudet Vivanco –. Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero mettersi alla prova, ma che non possono farlo perché hanno le ali tarpate». Xavier, ad esempio, ha dovuto rinunciare a una borsa di studio Erasmus a Stoccolma: «Se avessi avuto la cittadinanza, nessun problema – spiega –. Invece, non essendo cittadino italiano, avrei dovuto chiedere alla Svezia un nuovo permesso di soggiorno, rinunciando così a quello italiano. E questo in futuro potrebbe crearmi dei problemi». Anche Younes Warhou, 22enne studente di ingegneria gestionale, aveva un sogno nel cassetto: entrare in Aeronautica e diventare pilota. «Purtroppo, non avendo la cittadinanza, non ho potuto farlo – spiega –. Per me e per tanti ragazzi come me sono molti i sogni che si spengono». C’è chi deve rinunciare a un progetto di studio, chi a un master o a una gita scolastica. Ma ci sono anche i giovani sportivi che gareggiano, anche con buone prestazioni, ma che non possono portare i colori azzurri nelle gare internazionali. Ci sono i giovani impegnati nel sociale e che vorrebbero impegnarsi concretamente per il bene della propria comunità, ma che non possono farlo perché non hanno nemmeno il diritto di voto. «Stanno tenendo la nostra vita appesa a un filo – conclude Younes –. Per questo vorremmo che il Senato approvi subito la legge: non farlo significa condannarci all’incertezza. All’ingiustizia». (Ilaria Sesana – Avvenire)
 

Card. Vegliò: non è cristiano non accogliere il migrante

Città del Vaticano – “Non è umano né cristiano respingere i migranti”. Presentato questa mattina in Vaticano il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti ha sottolineato che oggi “l’Europa è molto egoista”: il migrante “dà fastidio perché viene a disturbare la nostra vita, perché ognuno vuole stare nella propria torre d’avorio, nella propria gabbia dorata. Ma questo egoismo non è umano e non è cristiano”.  Rispondendo alle domande dei giornalisti il porporato  ha anche sottolineato che “non è cristiano essere xenofobo e non è cristiano non accogliere il migrante, che ha diritti ma anche doveri nei confronti del Paese che lo accoglie”. “Il migrante – ha spiegato - deve essere riconoscente nei confronti del Paese che lo ospita, rispettarne le tradizioni e l’identità. Viceversa chi lo accoglie deve rispettare le sue tradizioni e identità”.
 

Papa Francesco: minori migranti “vulnerabili e senza voce”

Città del Vaticano - In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il prossimo 15 gennaio Papa Francesco si sofferma sul tema dei minori migranti “vulnerabili e senza voce” sollecitando tutti  a prendersi cura dei bambini che sono “tre volte indifesi” perché “minori”, “stranieri” e “inermi” quando per “varie ragioni sono forzati  a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”. Per il Papa la “via sicura” che conduce fino a Dio parte “dai più piccoli” e “l’accoglienza è condizione necessaria”. Da qui un appello contro “lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi dal lavoro minorile e arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati”. “Sono in primo luogo i minori – scrive nel Messaggio diffuso questa mattina - a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali” come pure dalla “globalizzazione nei suoi aspetti negativi”. “La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso dei minori”. Il Papa chiede “protezione, integrazione e soluzioni durature” per aiutare i minori migranti evidenziando che la loro situazione  “è ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità  o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Allora sono spesso destinati a centri di detenzione. Non è raro, infatti, che vengano arrestati e, poiché non hanno denaro per pagare la cauzione o il viaggio di ritorno, possono rimanere per lunghi periodi reclusi, esposti ad abusi e violenza di vario genere”. “Il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e regolarizzare la posizione dei migranti minorenni”, sottolinea Papa Francesco esortando a rispettare la loro “dignità” e a cercare “di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare”.  A volte, scrive, “invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo ‘interesse superiore'”.
 

Sabbia e sale

Roma - Scrivo questo appunto a margine della visita che Mons. Nunzio Galantino sta compiendo in Giordania. Negli spostamenti mi accompagna la testimonianza di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa: le sue “Lacrime di sale” accomunano il Mediterraneo a questo deserto che a pochi chilometri diventa Siria e Iraq. Comune è pure la dignità con cui i rifugiati tendono la mano nella speranza di poter stringere un lembo di futuro. E comune anche la risposta generosa di uomini e donne che accettano di sentirsene responsabili. Scrivo di una Chiesa in prima linea nell'aprire porte, accogliere e integrare quanti vi bussano stremati, rivestiti soltanto della loro fede.  (don Ivan Maffeis)