Primo Piano

L’impegno del CCEE: operatori di riconciliazione e pace a fianco dei migranti

Fatima - Nella Chiesa cattolica, i fedeli di rito latino e delle Chiese orientali cattoliche, sono sempre a casa ovunque si trovino sul continente europeo. Sono tutti figli di un’unica Chiesa e insieme annunciano la gioia del Vangelo di Cristo. È con questa rinnovata consapevolezza che si è concluso l’incontro, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), svoltosi a Fatima dal 20 al 23 ottobre. Ai lavori, sul tema "La cura pastorale dei fedeli delle Chiese orientali cattoliche
nei Paesi dell’Europa occidentale" hanno preso parte vescovi delle Chiese orientali cattoliche in Europa, insieme a rappresentanti di alcuni episcopati occidentali.
Al centro del messaggio finale l’indicazione dell’odierno «fenomeno migratorio» come «opportunità per la Chiesa, perché apre al dono dell’accoglienza», da vivere come occasione per testimoniare «ciò in cui crediamo» vale a dire «che la Chiesa non è una realtà ripiegata su se stessa bensì permanentemente aperta alla dinamica missionaria ed ecumenica, perché inviata al mondo ad annunciare e testimoniare, attualizzare ed espandere il mistero di comunione che la costituisce: a raccogliere tutto e tutti in Cristo». Nel documento finale si sottolinea inoltre la vicinanza «a quanti soffrono gravemente a causa della violenza e della guerra che continua a turbare tanti popoli, in particolare l’Ucraina e il Medio Oriente» e si indicano, come insegna il Papa, le parole «perdono, dialogo, riconciliazione» come vocabolario della pace, che non può esserci «senza la conversione del cuore».
«Perciò – continua il testo – vogliamo essere operatori di riconciliazione e di pace, impegnandoci a ricostruire l’armonia là dove si è spezzata. Seguendo l’eroico esempio dei pastorelli di Fatima, vogliamo continuare a pregare e a far penitenza per invocare da Cristo il dono della sua pace, senza mai stancarci, auspicando una pace non disgiunta dai doveri della giustizia, alimentata dal sacrificio, dalla carità, dalla misericordia».
 

“Señor de los Milagros”: processione a Pioltello

Milano - Il Señor de los Milagros è una devozione che parla di schiavi africani, di dipinti su muri delle case, terremoti e guarigioni inspiegabili. Nasce in Perù e poi, portata con sé dagli emigranti, arriva in tutto il mondo. Nella Diocesi di Milano è vissuta nelle famiglie e soprattutto nelle comunità di stranieri. Una volta l’anno diventa una processione molto sentita e colorata che riunisce migliaia di fedeli, in gran parte sudamericani, per lo più peruviani. Prima organizzata in centro a Milano, da qualche anno si sposta nelle Zone pastorali: la prossima sarà domenica 30 ottobre alle ore 10 a Pioltello. Il corteo partirà alle 10.30 dalla chiesa Maria Regina in via Perugino e, dopo aver percorso le vie del quartiere, ritornerà alla partenza, alle ore 14, per la Santa Messa concelebrata dai sacerdoti della città, dal responsabile diocesano della Pastorale dei migranti (Migrantes), don Alberto Vitali, e dal suo predecessore don Giancarlo Quadri, da due anni Cappellano del Centro pastorale per i fedeli italiani a Bruxelles. «A Lima la processione si tiene due volte l’anno, a ottobre. È l’evento cattolico più importante del Perù e non ne ho mai persa una», racconta Luis Gomez. Cinquantasei anni, dal 1993 in Italia, prima a Milano e poi a Pioltello, è uno degli organizzatori. Porterà il quadro in processione con la struttura che lo contiene, la «anda». «È molto pesante, quasi una tonnellata: la portiamo a spalle in gruppi di 32 persone, a turni». Il dipinto è una copia esatta di quello che viene trasportato in processione a Lima, «tranne le parti in oro precisa - che qui sono solo dorate. Lo abbiamo dal 2000, quando è arrivato via nave dal Perù in occasione del Giubileo». La devozione del Señor de los Milagros (cioè il «Signore dei miracoli») nasce nel 1650 quando alcuni uomini, si dice schiavi, originari dell’Angola dipingono un Cristo crocifisso sulla parete della casa dove sono soliti trovarsi, in un quartiere popolare di Lima. «Ecco perché - aggiunge Gomez - lo chiamiamo anche “Cristo moreno”, vale a dire Cristo nero, per il colore della pelle del suo autore». Il 13 novembre del 1655 un terremoto distrugge buona parte della capitale peruviana, ma il muro con il dipinto rimane sorprendentemente intatto. Molte persone lo interpretano come un segno divino e iniziano a pregare davanti all’effigie. Diversi raccontano di miracoli avvenuti a seguito di quelle preghiere.Italia o Sudamerica, «la devozione è la stessa», assicura Luis Gomez, «cambiano solo l’organizzazione e le dimensioni della processione». Quest’anno, per la prima volta, la «anda» sarà portata a spalla anche da alcuni ecuadoriani. «Siamo molto felici di questo spiega Gomez -: deriva dal fatto che dietro al Señor de los Milagros è dipinta la Virgen de las nubes, la Madonna delle nuvole, la cui devozione è molto viva in Ecuador». La scelta di non organizzare la processione solo a Milano, ma di spostarla ogni anno in una Zona pastorale è secondo Gomez «molto giusta. La confraternita del Señor de los Milagros è una realtà di tutta la Diocesi, a Pioltello siamo in 54, mi sembra una ricchezza portare il quadro dappertutto». Gomez è magazziniere, la moglie Maria del Pilar operatrice socio-sanitaria, i figli Luis Anthony e Miguel Ernesto l’uno universitario e l’altro muove i primi passi nel mondo del lavoro come cuoco. Si trovano bene a Pioltello, anche se «il nostro quartiere non è facile, ci sono circa cento etnie. Ma è questo il bello - conclude -: il Señor de los Milagros de-Una scorsa processione del «Señor de los Milagros ve venire dove c’è bisogno di Lui». (Filippo Magni – Milano Sette)
 
 
 

Trieste: danneggiata l’auto di un sacerdote che accoglie gli immigrati

Trieste – L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi di Trieste ha dato disposizione perché i suoi sacerdoti aprano di notte gli ambienti disponibili per l’accoglienza degli immigrati, che di giorno verranno aiutati dalle istituzioni incaricate.
Don Paolo Iannaccone, parroco in città a San Benedetto abate, si è subito messo a disposizione, offrendo l’edificio della scuola materna non più utilizzato. Lo ha fatto dopo aver discusso con i genitori e, quindi, raggiungendo un accordo che garantisce la massima sicurezza alla comunità. Ma tutto questo non è bastato ad impedire le reazioni.
Durante le Messe di domenica, la sua auto è stata manomessa, danneggiata.
E don Paolo, giornalista ed apprezzato conduttore di una rubrica religiosa di Rai Trieste, non ha voluto tacere. «Ritengo un’azione barbara, vigliacca e testimone di profonda immaturità umana quella di chi ha ben pensato questa mattina, probabilmente mentre celebravo Messa, di manifestare il suo dissenso verso l’avviata iniziativa emergenziale di accoglienza di profughi rompendo il fanale posteriore della mia vettura – ha scritto nel proprio profilo Fb –. Sono segnali intimidatori che fanno scaturire dal mio cuore una preghiera perché si abbassino i toni e ci si riappropri di un guizzo di civiltà». Don Paolo ha raccolto la solidarietà dei confratelli, della sua gente e del vastissimo popolo della solidarietà che è in Trieste. Ma i genitori di una vicina scuola per tutta risposta hanno confermato la raccolta di firme contro la generosità della parrocchia. (Francesco Dal Mas – Avvenire)
 

Avvenire: da oggi il nuovo sito

Milano - Da oggi il sito del quotidiano cattolico “Avvenire” è tutto nuovo. Grandi fotografie, argomenti collegati tra loro tramite un sistema innovativo di tag (marcatori), notizie più facilmente rintracciabili grazie alle sezioni dedicate agli argomenti «forti», dall' azzardo alla Terra dei fuochi, dai cristiani perseguitati ad Asia Bibi. Ma prima di tutto un dettaglio tecnico fondamentale: il nuovo avvenire.it è completamente «responsive», cioè si adatta in automatico a qualunque dispositivo si utilizzi. Si può navigare su tablet, personal computer e smartphone e si vede lo stesso identico sito: nessuna notizia verrà perduta da un device all' altro e ogni news, video e immagine sarà ottimizzata per le diverse fruizioni. Nel nuovo sito è stata data grande importanza alle foto. Oltre a quelle che compaiono in home page, anche alle fotogallery: sul desktop le foto saranno sfogliabili, mentre nella versione per smartphone compariranno in sequenza verticale. La grafica è stata pensata per rendere più intuitiva la navigazione: essenziale, chiara, lineare, con colori che rimandano alla diversa tipologia di articoli (opinioni, multimedia, interviste... ). La consultazione on line sarà facilitata grazie a un' organizzazione dei contenuti innovativa. Ogni sezione del sito - Agorà, Mondo, Chiesa, Economia... - diventa una vera e propria home page dalla quale navigare sempre più in profondità. Ogni singolo articolo diventerà una «storia», con elementi multimediali e link tematici. (A.Ma.)
 

Mormanno: oggi la presentazione del Centro di accoglienza straordinaria per migranti

Cassano allo Ionio -  oggi pomeriggio, presso il Seminario vescovile di Mormanno, il vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, terrà una conferenza stampa per presentare il Centro di accoglienza straordinaria “Casa di accoglienza Stella del Mattino” che proprio nella struttura vescovile mormannese è ospitato. Dalla notte dell’8 ottobre, proprio presso il seminario vescovile, attivo perlopiù d'estate, sono alloggiati 42 minori richiedenti asilo giunti in Calabria, dalle coste della Libia, dopo un viaggio lungo, faticoso e pericoloso avvenuto - come accade spesso da diversi anni ormai -  su una fatiscente imbarcazione, individuata e messa in salvo dalla nave “Phoenix” dell’Organizzazione MOAS - Migrant Offshore Aid Station - a largo del canale di Sicilia. Saliti a bordo sono stati effettuati i primi controlli clinici e le prime cure. 
Dopo essere approdata al porto di Corigliano con 415 persone di cui 61 minori e 3 morti, la Prefettura ha iniziato a distribuire con enorme difficoltà i migranti nei diversi centri d’accoglienza. Anche la Diocesi di Cassano è stata chiamata in causa, e prontamente il Vescovo, mons. Francesco Savino ha dato risposta positiva alla richiesta d’aiuto aprendo le porte del Seminario di Mormanno.
 I ragazzi, arrivati nella serata la sera, infreddoliti e affamati, dopo un stenuante viaggio di circa sei mesi con continue brutalità e violenze subite, hanno trovato un gruppo di persone pronte ad offrigli una bevanda e un pasto caldo. La commozione era tanta, i loro volti erano feriti, non solo fisicamente.
Sin da subito si è provveduto al monitoraggio medico previsto dal protocollo con risultati positivi. Dopo due giorni è stato attivato il corso di alfabetizzazione accolto con grande interesse e partecipazione da parte dei minori. 
In questi primi giorni l’esperienza continua e diventa ogni giorno più bella e interessante. La comunità mormannese, dopo una breve polemica iniziale legata soprattutto a temi politici, ha accolto come figli i 40 eritrei e i 2 somali. Sono centinaia le buste colme di vestiti fatte recapitare presso la struttura diocesana e decine le torte preparate per l’occasione. 
Il soggiorno a Mormanno sarà temporaneo fin quando i lavori di ristrutturazione renderanno abitabile la “Casa della Divina Provvidenza” in Francavilla. 
Sin dal primo momento è stata essenziale la vicinanza dei volontari delle due Parrocchie e dei parroci don Francesco Di Marco e don Francesco Perrone, e del parroco emerito mons. Giuseppe Oliva, attualmente alla guida della diocesi di Locri-Gerace.
 

Bologna: la festa de “Il Señor de los Milagros”

Bologna - Il mese di ottobre è dedicato dai peruviani sparsi in tutto il mondo alla devozione al «Señor de los Milagros». A Lima, in Perù, nella chiesa del Monastero delle Carmelitane, detto «de las Nazarenas» è custodita l’immagine originale: un affresco dipinto da uno schiavo, che rimase intatto nel terremoto del 1655. I fedeli cominciarono ad accorrere numerosi, pregando e ottenendo grazie e guarigioni, tanto che alla fine del ‘600 si iniziò a portare l’immagine in processione. Dovunque i peruviani sono emigrati nel mondo, hanno portato con sè un profondo amore per il Signore Crocifisso, costituendo delle Confraternite che sono aggregate a quella di Lima. Domenica scorsa la processione del Señor de los Milagros si è snodata lentamente nelle vie del centro di Bologna, partendo dalla basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano dove ha sede la comunità latino–americana, per raggiungere la Cattedrale. La processione è durata più di tre ore, divenendo così occasione non solo di folklore, ma anche di testimonianza. L’immagine del Señor de los Milagros resterà in Cattedrale fino alla fine dell’«ottobre morado». Venerdì 28, alle 20, l’Arcivescovo, mons. Matteo Zuppi celebrerà una Messa in spagnolo. (A.C.)
 

Minori stranieri: oggi un aula un progetto di legge per proteggerli

Roma - Arriva in aula alla Camera oggi, lunedì 24 ottobre, il progetto di legge sui minorenni stranieri. La commissione Affari costituzionali ha votato il mandato alla relatrice, Barbara Pollastrini (Pd), per il nuovo testo base della legge sui minori stranieri non accompagnati, a prima firma Sandra Zampa (Pd). Il provvedimento sarà in aula oggi per la discussione generale e dovrebbe concludere il suo iter nei giorni successivi.
 

Taranto: 15 famiglie pronte ad accogliere

Taranto - È partito da Taranto, con il supporto della diocesi ionica, l’affido temporaneo alle famiglie dei minori stranieri non accompagnati. Il progetto - il primo partito in Puglia - si chiama 'Ti prendo in affido' ed è l’esito di un protocollo d’intesa tra Tribunale dei Minori, Prefettura e Chiesa locale. Sono circa 300 i minori migranti, senza genitori o parenti, che attualmente si trovano in comunità di accoglienza ed hanno chiesto di poter essere affidati a famiglie tarantine. Provengono soprattutto dal nord Africa ed hanno tra i 13 ed i 17 anni. Potranno essere affidati a coppie sposate o conviventi ed a single tra i 40 ed i 56 anni che si dichiarino disponibili e soddisfino requisiti di base. I neo genitori prima di accogliere in casa il minore dovranno seguire un piccolo percorso di formazione per riuscire a prepararsi al meglio a questa nuova avventura. «Rendiamo questi ragazzi partecipi della vita della città – aveva detto l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro presentando l’iniziativa – non sono una minaccia ma una ricchezza». Il progetto è entrato in fase operativa da una settimana. «Già 15 famiglie hanno aderito – spiegano Elvira ed Antonio Demilito, coniugi referenti dell’Ufficio diocesano di Pastorale familiare – il nostro compito è quello del primo ascolto. Poi si passa al Tribunale. Non si tratta però dell’affido di bambini ma di adolescenti che si possono considerare già 'piccoli uomini'».( M.Luzi -  Avvenire)
 

Scalabriniane: fare piccole esperienze missionarie

Roma - “Non si è missionari solo se si va nei luoghi lontani. La missione è anche a casa, nei luoghi dove le persone si incontrano e chiedono aiuto. Dovunque ci sia una mano da tendere, lì c'è una missione”. Lo ha detto in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle suore missionarie scalabriniane, in occasione della Giornata mondiale missionaria che si è celebrata ieri.
“Papa Francesco ha parlato, giustamente, di testimonianza di amore di misericordia – ha aggiunto suor Neusa – e ogni luogo del mondo è una frontiera (culturale, sociale, politica), e in ogni frontiera noi tutti, religiosi e laici, possiamo testimoniare il cuore compassionevole di Gesù, che nella frontiera è il ponte, la via che unisce Dio e l’uomo, dando speranza e dignità alle persone, nonostante il peccato sociale dell’egoismo. L'invito che mi permetto di fare è di trasformare piccoli gesti di misericordia in esperienze di missione. L'Italia, per esempio, è una delle frontiere tra nord e sud del mondo e tendere una mano a chi ha bisogno è una delle più alte espressioni della capacità dell’uomo di mettersi in relazione. Fare piccoli esempi di questo vuol dire vivere quel disegno di vita donato da Dio”.
 

I migranti in Italia: un incontro a Bologna

Bologna - Una grande lezione di realismo: così l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi ha definito l’incontro con monsignor Giancarlo Perego, direttore generale di Migrantes, che ha presentato a Bologna mercoledì scorso l’ultimo rapporto sull’Immigrazione, realizzato da Migrantes e Caritas. Lezione di realismo, dunque, per uscire dall’idea di un’invasione o di una emergenza incontrollabile. I dati oggettivi mostrano tutt’altra situazione.
Mostrano il fatto che gli immigrati sono ormai parte strutturale del nostro sistema economico e sociale.
Don Perego ha fatto alcune esemplificazioni: la cura degli anziani, ad esempio. In Italia c’è un milione di famiglie che ha bisogno di un aiuto per assistere gli anziani, e l’80% delle persone impiegate sono straniere. L’agricoltura e la zootecnia italiana, con tutta la ricchezza delle sue espressioni territoriali, conta in larghissima parte sugli stranieri e tra i nuovi assunti in questo settore 9 su 10 sono stranieri. L’Italia vanta un patrimonio di 50 milioni di turisti ogni anno, una vera miniera, fonte di ricchezza per il paese: il 35% del personale addetto alle strutture recettive è straniero. Insomma, senza stranieri oggi l’Italia non può essere se stessa. Per non parlare della scuola: i 400mila studenti stranieri che sono presenti nei nostri istituti, hanno salvato dalla chiusura oltre 2000 scuole e hanno reso possibile in grande percentuale l’assunzione degli insegnanti precari. Piuttosto l’Italia, e non solo la politica, ma tutto il tessuto sociale, deve cominciare a leggere un altro dato che è veramente inquietante. Gli immigrati se ne vanno: per la prima volta cala il numero degli immigrati sul nostro territorio. Ci sono 20mila persone in regione che non sono più da considerare immigrati, in quanto hanno maturato il diritto alla cittadinanza, ma si registra in modo sensibile il dato delle seconde partenze, proprio tra i nuovi italiani.
La vera emergenza quindi comincia a essere quella della emigrazione piuttosto che l’immigrazione. Che non sia un segnale che la nave affonda? Ma chi sono gli immigrati oggi presenti in particolare nel nostro territorio regionale? Gli stranieri residenti in Emilia Romagna sono 536mila, più della metà sono donne. Nelle scuole della regione abbiamo 95mila alunni con cittadinanza estera, il 57% dei quali nati però in Italia, e sono concentrati soprattutto nella scuola primaria. Per quanto riguarda l’aspetto religioso, si calcola che in Italia siano presenti 1 milione di cristiani cattolici per i quali si sono costituite 750 comunità, con 1500 preti stranieri in servizio. Ci sono poi 1.500.000 cristiani ortodossi e 1.500.000 islamici. La comunità cristiana deve sentirsi fortemente interpellata sulla sua capacità di accogliere i fratelli nella fede: a Bologna sono costituite un’ottantina di piccole comunità neo-evangeliche nelle quali confluiscono anche molti cattolici, soprattutto africani, che evidentemente non si sentono a casa nelle nostre parrocchie. L’attenzione dei media si è soffermata sul tema dei profughi e dei richiedenti asilo che stanno sbarcando sulle coste italiane. Anche qui Migrantes offre una lezione di realismo: dei 450.000 sbarcati solo 160.000 sono rimasti in Italia. La grande maggioranza non resta in Italia se non il tempo necessario per transitare verso il Nord Europa. Questo è il numero: 160.000, ma si può parlare di emergenza per un paese di 60 milioni di abitanti? Monsignor Perego ha ricordato come dopo la seconda guerra mondiale, le famiglie dell’Emilia Romagna – le famiglie, non i comuni o le amministrazioni politiche – accolsero 60mila profughi istriani e dalmati. Oggi con tutte le tutele e le coperture offerte dal governo, nella nostra regione sono accolti due profughi ogni mille abitanti. Il Molise ne accoglie 11. Su questi dati tutta la società, e non solo la politica, è chiamata a riflettere e ad agire. È gente che fugge da 35 guerre e 200 disastri ambientali. Si può e si deve fare di più, perché le persone non sono numeri. (mons. Andrea Caniato -  Incaricato diocesano e regionale Migrantes Bologna e Emila Romagna)

Papa Francesco: appello per l’Iraq

Città del Vaticano – “In queste ore drammatiche, sono vicino all’intera popolazione dell’Iraq, in particolare a quella della città di Mosul. I nostri animi sono scossi dagli efferati atti di violenza che da troppo tempo si stanno commettendo contro i cittadini innocenti, siano musulmani, siano cristiani, siano appartenenti ad altre etnie e religioni”.
Un appello forte di pace quello rivolto ieri mattina da Papa Francesco per la popolazione irachena. “Sono rimasto addolorato – ha detto il Papa al termine della preghiera dell’Angelus - nel sentire notizie dell’uccisione a sangue freddo di numerosi figli di quell’amata terra, tra cui anche tanti bambini. Questa crudeltà ci fa piangere, lasciandoci senza parole. Alla parola di solidarietà si accompagna l’assicurazione – ha aggiunto - del mio ricordo nella preghiera, affinché l’Iraq, pur duramente colpito, sia forte e saldo nella speranza di poter andare verso un futuro di sicurezza, di riconciliazione e di pace. Per questo chiedo a tutti voi di unirvi alla mia preghiera, in silenzio”. Prima dell’Angelus il pontefice, nella Giornata Missionaria Mondiale – ha chiesto che  “la Chiesa abbia il coraggio di essere alternativa al mondo ma senza garanzia di successo”. “Oggi – ha aggiunto - è tempo di missione ed è tempo di coraggio! Coraggio di rafforzare i passi vacillanti, di riprendere il gusto dello spendersi per il Vangelo, di riacquistare fiducia nella forza che la missione porta con sé. È tempo di coraggio, anche se – ha sottolineato - avere coraggio non significa avere garanzia di successo. Ci è richiesto il coraggio per lottare, non necessariamente per vincere; per annunciare, non necessariamente per convertire. Ci è richiesto il coraggio per essere alternativi al mondo, senza però mai diventare polemici o aggressivi. Ci è richiesto il coraggio per aprirci a tutti, senza mai sminuire l’assolutezza e l’unicità di Cristo, unico salvatore di tutti. Ci è richiesto coraggio per resistere all’incredulità, senza diventare arroganti. Ci è richiesto anche il coraggio del pubblicano del Vangelo di oggi che con umiltà non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Oggi è tempo di coraggio. Oggi ci vuole coraggio”.(R.I.)
 

Lampedusa: via don Mimmo Zambito, al suo posto don Carmelo La Magra

Lampedusa - Ha saputo guidare la comunità nei momenti di maggiore tensione e ha spalancato le porte dell’unica parrocchia ai migranti, quando questi hanno protestato per le condizioni imposte dal sistema hotspot. Don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa dall’autunno del 2013, ha salutato l’isola dopo essere stato chiamato a ricoprire l’incarico di giudice del Tribunale Ecclesiastico Diocesano di Agrigento. Al suo posto l’arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro, ha nominato don Carmelo La Magra, già impegnato in passato come direttore dell’Ufficio Migrantes di Agrigento e insediatosi alla guida della Parrocchia “San Gerlando” della più grande delle isole Pelagie. Alla comunità di Lampedusa don Mimmo Zambito ha lasciato, tra le altre cose, i frutti di una sapiente attività pastorale rivolta alle famiglie e alle coppie di fidanzati, nonché un proficuo cammino ecumenico all’insegna della carità operosa. L’ex parroco, infatti, si è fatto promotore di un costante dialogo con gli esponenti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, presente sull’isola da circa tre anni con il progetto “Mediterranean Hope”. Da questo confronto, fondato sulla fraternità cristiana, è nato il “Forum Lampedusa Solidale”, organismo che ha riunito associazioni, movimenti ecclesiali, organizzazioni di volontariato, parrocchiani, donne e uomini di buona volontà. Uno spazio di condivisione e di progettazione, nato per promuovere condizioni più dignitose di accoglienza per i migranti, per favorire occasioni di reale conoscenza e integrazione tra residenti e stranieri, ma anche uno strumento per giungere ad una migliore definizione dell’identità isolana. Un segno, anche questo, dell’apertura dell’ex parroco alla società civile, ai “lontani”, per la realizzazione di una Chiesa “in uscita”, nel solco del pontificato di Papa Francesco.
Il congedo di don Mimmo Zambito è avvenuto in occasione della giornata della memoria per le vittime del 3 ottobre 2013, al termine di una cerimonia che ha visto pregare insieme le comunità cristiane e i sopravvissuti del tragico naufragio in cui persero la vita 368 persone. La comunità lampedusana ha voluto salutare il presbitero facendogli dono di una barca, un’opera d’arte contemporanea realizzata con il legno delle imbarcazioni utilizzate dai migranti per cercare un approdo di salvezza. (Luca Insalaco)
 

Ccee: la diversità non è un pericolo, ma un tesoro per tutta la Chiesa

Fatima - E’ con un accorato appello alla comunità internazionale per la fine del conflitto in Ucraina e il ricordo dei cristiani perseguitati in particolare in Medio Oriente che il Patriarca di Lisbona, il Cardinale Manuel Clemente, ha aperto oggi nella capitale portoghese l’incontro dei vescovi delle Chiese orientali cattoliche in Europa.
Nel salone della Chiesa parrocchiale di Rua dos Jerónimos, di fronte alla folta delegazione di vescovi giunti dall’Ucraina, guidata da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, il Patriarca Clemente ha ricordato il conflitto dimenticato nella regione del Doneck invitando la comunità internazionale a prendere “sul serio questo conflitto” affinché “gli interessi privati non prendano il sopravvento sul bene delle persone e sulla pace”.  Rivolgendosi poi a tutti gli altri vescovi, convenuti nella capitale lusitana - oltre cinquanta vescovi da 14 chiese cattoliche orientali, e rappresentanti delle Conferenze episcopali di Germania, Italia con mons. Guerino Di Tora, presidente della fondazione Migrantes, e Francia – il Patriarca di Lisbona ha voluto ricordare le Chiese perseguitate. “Oggi, se le vostre chiese possono godere i frutti della libertà ritrovata, abbiamo anche il dovere di ricordare le Chiese che ancora oggi sono perseguitate, specialmente nel Medio Oriente.  Mi sia quindi permesso di testimoniare la vicinanza di tutto l’episcopato portoghese alle Chiesa nel Medio Oriente: non vi dimentichiamo. Il vostro martirio incombe su noi! Possa il Consolatore farvi sentire la Sua presenza”.
Soffermandosi poi sul tema dell’incontro La cura pastorale dei migranti cattolici orientali nei Paesi occidentali, il Patriarca lusitano ha ricordato come il fenomeno migratorio di migliaia di fedeli cristiani che ha accompagnato il crollo della cortina di ferro, ha contribuito non solo a una migliore conoscenza della ‘cattolicità’ della Chiesa ma anche a rinnovarla “se anni fa eravate sconosciuti dalla maggioranza dei portoghesi, oggi, i vostri Paesi e le vostre Chiese sono diventati per noi nomi, persone concrete, colleghi di lavori, vicini di casa. Questo è l’altro volto delle migrazioni. … ormai non vi conosciamo soltanto per sentito dire, ma perché vi abbiamo visto e conosciuti, perché abbiamo mangiato, gioito e pianto insieme a voi. Questa esperienza di condivisione di vita ci permette di dire con gioia che la vostra gente e le vostre Chiese sono un dono per tutti noi”.
Dal canto suo, il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, l’organismo vaticano preposto alla cura di queste chiese, ha voluto ricordare il motivo e il significato che assume l’incontro a due passi del famoso Mosteiro dos Jerónimos, in cui nel 2007 con il Trattato di Lisbona “l’Europa di oggi è stata fondata”. “Siamo qui come Chiese Orientali Cattoliche in Europa perché anche noi abbiamo a cuore il futuro e l’identità di questo continente, e vogliamo camminare insieme ai Vescovi della Chiesa Latina per manifestare la comunione e la bellezza dell’essere tutti parte della Chiesa Universale, che accoglie in sé una varietà di espressioni e tradizioni”. Di fronte al fenomeno migratorio che ha toccata profondamente anche le chiese orientali cattoliche, il card. Sandri ha sottolineato come “anche l’Europeo, italiano, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, polacco, ungherese.. è stato migrante. Di questo dobbiamo avere memoria, anche dal punto di vista ecclesiale”. Il cardinale prefetto riconosce che “a volte si è impreparati”, e non si conosce bene il retroterra dei migranti “per questo si applicano forme di riduzionismo minimalista” quale per esempio la messa in lingua araba ma secondo il rito latino e senza tenere conto delle differenti provenienze ecclesiali nelle quali “l’arabo è la lingua della vita quotidiana per lo più, ma non lo strumento di riconoscimento e di appartenenza ecclesiale”.
La sessione di aperture si è poi conclusa con i saluti di Sua Beatitudine il Patriarca Gregorios III Laham di Antiochia dei Greco Melchiti e di Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halych. Il primo ha ricordato come i cristiani in Siria stanno vivendo una lunga via crucis che ha portato a uno “tsunami di emigrati” con la conseguente drastica diminuzione dei cristiani nel Paese. Ma accanto alle tante sofferenze che i siriani stanno vivendo, il Patriarca greco-melchita ha mostrato come questo tempo di prova sia anche connotato da una grande diaconia (servizio caritatevole) tra gli stessi cristiani, da un migliore e più intenso rapporto tra popolo e gerarchia ecclesiale, e da un ecumenismo di vita che supera le divisioni ecclesiali. Dal canto suo, l’Arcivescovo ucraino Sviatoslav Shevchuk, ha detto di vedere in questo “incontro-pellegrinaggio” un’occasione per riflettere su “come essere padri e pastori per i nostri immigrati che vivono in altri paesi d’Europa”. Il capo della Chiesa greco-cattolica d’Ucraina ha anche sottolineato la valenza positiva di questa peculiare migrazione. I fedeli delle chiese cattoliche orientali nei Paesi occidentali non sono solo oggetti di cura pastorale, ma veri e propri “agenti della nuova evangelizzazione”. Ringraziando il Patriarca di Lisbona per l’appello lanciato per la fine del conflitto in Ucraina, l’arcivescovo Schevchuk gli ha consegnato una copia dell’icona della Madonna di Fatima, concepita e dipinta proprio nella regione del Doneck.
 

Radio InBlu dedica programma “Atlante” a crisi e storie dimenticate

Roma - Le storie di confine e le crisi dimenticate che faticano a trovare spazio sulle pagine dei quotidiani e nei telegiornali. Così InBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane, della Conferenza Episcopale Italiana con il programma ‘Atlante’ condotto da Giorgia Bresciani, in onda ogni domenica alle 14.20, richiama l’opinione pubblica a non dimenticare conflitti, guerre e stragi che ancora oggi coinvolgono diversi paesi del mondo. Tra i primi temi affrontati nel programma la crisi istituzionale del Gabon, le stragi nel Nord Kivu, l’instabilità in cui è piombata la Repubblica democratica del Congo. Domenica prossima, 23 ottobre, appuntamento con la Thailandia all’indomani della morte del re Bhumibol Adulyadej, deceduto il 13 ottobre dopo settant’anni di regno.
 

Persone scomparse: la maggioranza sono stranieri

Roma - Sono 36.902 le persone scomparse in Italia e tre su quattro sono migranti. Infatti, le persone da rintracciare sono per il 77% stranieri (28.410) e solo per il 23% italiani (8.492).
E’ quanto si evince dalla Relazione semestrale redatta dall’ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse e illustrata al Viminale dal prefetto Vittorio Piscitelli e da Domenico Manzione sottosegretario al ministero dell’Interno.
Nella precedente relazione gli scomparsi erano 34.562; ora sono diventati 36.902. Dal 1974 - anno in cui è cominciato lo speciale censimento - al primo semestre di quest’anno le persone da
rintracciare, o scomparse, in Italia sono quasi 37mila, per la maggior parte di nazionalità straniera (77%). Se distinti per fascia di età si scopre che principalmente sono minorenni (64%).
Per quanto riguarda i migranti morti in mare “sono circa 700 i corpi ritrovati o, meglio, 675 sono le sacche, i ’body bags’, in quanto in ogni sacca non sempre ci sono ossa appartenenti a un solo corpo, perché si sono un  po’ mescolate durante le operazioni di recupero e le mareggiate, con
resti nella stessa sacca di più cadaveri. La cifra stimata dai medici legali va dai 700 agli 800 corpi, simile alla stima di circa 900 persone che era stata fatta inizialmente", ha detto – a proposito della tragedia del 18 aprile del 2015 al largo di Lampedusa - il prefetto Vittorio Piscitelli, Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, illustrando la Relazione.
Dei 675 ’body bags’, 217 sono relative ai corpi recuperati attorno al barcone, 195 in coperta, 218 nella stiva, 31 in sala macchine e 14 in sentina.
 

Rovigo: maxi poster delle parrocchie per invitare all’accoglienza

Rovigo - Sono pochi punti ma strategici. Tre maxi-poster formato 6 metri per tre con l’immagine di un barcone stracarico di migranti in mezzo al mare da alcuni giorni fanno bella mostra di se a Rovigo. So stati affissi davanti a una scuola, di fronte allo stadio e all’ingresso della tangenziale. L’idea della campagna pubblicitaria con messaggio umanitario è di alcuni parroci del città polesana.
Sui manifesti di 18 metri quadrati spicca la scritta in rosso su sfondo bianco "Accogliamo il messaggio di Papa Francesco, non alimentiamo la paura che provoca la chiusura".
«Abbiamo pensato, con i sacerdoti ed i superiori – spiega il spiega il responsabile del Vicariato di Rovigo, parroco di Borsea, don Silvio Baccaro –, di lanciare un messaggio per non perdere di vista le sofferenze di chi nel mondo sta peggio di noi. L’accoglienza è un valore cristiano, umano, essere accolti è importante quando si soffre, noi dobbiamo infondere un senso di speranza e amore più forte della paura ai nostri figli. È una responsabilità degli adulti nei confronti dei bambini e dei giovani».
Nella città a guida leghista, con 50mila abitanti e circa 600 profughi attualmente ospitati, la campagna pubblicitaria è un invito ma anche una risposta alle politiche anti-migratorie messe in campo da alcuni amministratori locali.
Il sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin, tra le proposte ha lanciato anche quella di una tassa di 5 euro al giorno da destinare alle casse comunali e da far pagare alle coop che seguono i profughi. Ma don Silvio in questo momento non vuole polemizzare. «Noi sacerdoti vogliamo che la nostra città, che è sempre stata accogliente, riscopra ancora questa dimensione. Non dobbiamo farci prendere dalla paura che genera paralisi – aggiunge – abbiamo voluto lanciare quest’iniziativa nei giorni dell’Ottobre Rodigino, quando la nostra città sarà visitata da migliaia di persone». E i tre luoghi prescelti per le affissioni, oltre ad essere strategici per i destinatari - soprattutto i più giovani - sono anche di grande passaggio. ((D. Fas. - Avvenire)
 

MCI Francia: pellegrinaggio al Santuario di Notre Dame de Fourvière di Lione.

Parigi - Le comunità italiane delle diocesi di Annecy, Grenoble, Chambery, Lione e Saint Etienne, in Francia, organizzano per domenica 23 l'annuale pellegrinaggio al santuario di Notre Dame de Fourvière a Lione.  Nella celebrazione eucaristica, presieduta da don Ferruccio Sant, coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia, sarà ricordato don Giovanni Battista Codutti, per oltre 50 anni a servizio delle comunità italiane di Lione e Chambery, deceduto il 27 luglio e un grazie particolare andrà a padre Felice Lo Muto che terminerà il servizio missionario 15 gennaio 2017; dopo il lavoro come minatore, ha esercitato il ministero sacerdotale nelle missioni italiane di Marsiglia e di Saint Etienne. La celebrazione prevede anche il passaggio della Porta Santa e una preghiera davanti alla statua della Madonna di Loreto venerata nella cripta della basilica.
 

Migrantes Rossano-Cariati: parte il progetto “Dietro il codice a barre …libera lo schiavo”

Rossano - E’ partito in questi giorni il progetto “Dietro il codice a barre ….libera lo schiavo” presso l’Istituto Ettore Majorana, promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Rossano-Cariati, dopo una prima presentazione  ai docenti di religione, ai gruppi di volontari e ai vari uffici diocesani e vari enti che lavorano sul territorio.  Come ogni anno su input dell’arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano viene scelto un tema da proporre ai ragazzi nelle scuole superiori ed in particolare ai ragazzi del biennio delle scuole superiori. Il progetto nasce dalla sinodalità di più uffici Diocesani, tra cui l’ufficio Migrantes,  la Caritas, l’ufficio per la Pastorale del Lavoro, l’ufficio di Insegnamento della religione Cattolica. Lo stesso vedrà la collaborazione dell’associazione culturale Rùskia e delle associazioni di volontariato Tenda e Fraternità Giovanni Paolo II. Lo scopo del progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi affinché come cittadini, promuovano la libertà e la giustizia sociale e lottino contro ogni forma di discriminazione in particolare contro lo sfruttamento minorile, la tratta degli esseri umani, il lavoro forzato, il lavoro nero e lo sfruttamento nel lavoro stagionale. “Un esempio è proprio il nostro territorio ricompreso nell’area della Diocesi Rossano-Cariati- dice Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio Migrantes - è interessato al fenomeno del lavoro stagionale e dello sfruttamento di persone che giungono nel nostro paese in cerca di lavoro”.   La base del progetto nasce da una mostra denominata “Dietro il codice a barre”, portata in Italia e tradotta dalla Caritas Internationalis,  di “Ressources Humaneis Sans Frontiers ”(RHSF è una ONG a vocazione internazionale con sede a Tolosa, fondata nel 2006) e delle Lingue dell’ enseignement per i diritti umani nell’ambito del lavoro. Azione che mira a sradicare il lavoro forzato e il lavoro minorile, che non sempre sono facili da scoprire atteso che alcuni indizi caratteristici quali la mancanza di consenso, la costrizione, la mancanza di autonomia non sono di facile individuazione. Da queste non uniche considerazione nasce l’idea di proporre questo progetto nelle scuole finalizzato a sensibilizzare i ragazzi sulle tematiche elencate sempre più attuali, partendo dal basso con interventi mirati a livello educativo e orientati alla rimozione delle cause di ingiustizia. Il   progetto vede la partecipazione di alcuni istituti di secondo grado con la collaborazione dei rispettivi docenti di religione che attraverso vari laboratori creativi tra cui il racconto empatico portano i ragazzi a conoscere queste tematiche.   Il racconto empatico nasce dall’esigenza di sensibilizzare i ragazzi all’ascolto interiore, attraverso dei valori assiologici che prendono in considerazione l’altro. “L’empatia secondo Edith Stein – dice Giovanni Mule coordinatore del progetto – è l’incontro tra psiche corpo e spirito”.  (Antonio La Banca)   
 

Foggia, ora c’è l’acqua per i braccianti rom

Roma - Nel "Ghetto dei Bulgari" ora è arrivata l’acqua potabile. Da martedì pomeriggio la Regione Puglia ha deciso l’invio quotidiano di un’autobotte nella baraccopoli in località La Pesciola, comune di Foggia, dove all’inizio della bella stagione arrivano ormai da dieci anni circa 800 braccianti stagionali bulgari, che si accampano in un terreno privo delle strutture essenziali. Baracche di tavole e teli di plastica, latrine all’aperto, cumuli di immondizia. E, fino a pochi giorni fa, nemmeno una fontanella. Quella più vicina era a qualche chilometro. In Regione assicurano che è solo l’avvio di un percorso per restituire dignità.
È il primo segnale concreto di attenzione delle istituzioni pubbliche in questo angolo di Terzo mondo, dove vivono per mesi centinaia di rom che arrivano dalla città di Sliven. Molte famiglie in macchina, col traghetto dalla Grecia. Una condizione di sfruttamento che li accomuna ai tanti migranti schiavizzati dai "caporali" locali. Il dramma nel dramma è la presenza dei bambini, che le famiglie devono portarsi in Italia dove raggranellano qualche centinaio di euro per sopravvivere d’inverno in patria. Mentre i genitori si spezzano la schiena nei campi – 25 euro per raccogliere in 10 ore quasi 5 tonnellate di pomodori – i bambini passano la giornata abbandonati tra polvere e immondizia. La stagione sta finendo e molti sono partiti: ora sono circa 250. A sollevare il caso erano state le denunce dell’Associazione 21 luglio cui Avvenire a inizio settembre aveva dato ampio spazio. Una visibilità mediatica che sembra avere smosso le istituzioni. Stefano Fumarulo in Regione Puglia è il direttore della sezione Sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni ed antimafia sociale: «Il problema – spiega Fumarulo – è che la provincia di Foggia pullula di ghetti. E i comuni spesso si rimpallano addirittura la competenza territoriale. Comunque su tutti intendiamo agire per tutelare chi è costretto a viverci. Più di una settimana fa ho inviata una pec, un’email certificata, al vicesindaco di Foggia che è anche assessore al welfare. Attendo una risposta. Ma intanto mi sono attivato».
Dopo gli articoli di Avvenire , dice il dirigente, «il tribunale dei minori di Bari s’è improvvisamente accorto del caso e ha aperto fascicoli cautelari civili. I genitori sono preoccupati che i servizi sociali del comune di Foggia arrivino e portino via i bambini, ipotesi che vedo poco credibile. Mi hanno telefonato preoccupati vari politici foggiani: io sto in Regione da dieci mesi, loro in Comune da anni e non si erano accorti di nulla? Ora stiamo formalizzando una collaborazione con RomAct, la rete del Consiglio d’Europa per i rom. E c’è un’intesa col sociologo delle migrazioni Antonio Ciniero dell’Università di Lecce. Andremo a Sliven per attivare un percorso condiviso: non vogliamo imporre nulla, ma alcune regole devono essere chiare, a tutela dei minori. Stiamo pensando a moduli abitativi temporanei, a immobili regionali da ristrutturare, anche all’eventuale disponibilità di strutture del patrimonio ecclesiale. Certo in quelle condizioni non possono vivere. Questione di dignità». (Luca Liverani – Avvenire)
 

Belluno: il 28 e il 29 ottobre convegno sulla migrazione minorile

Belluno - Negli anni tra il 2013 e il 2015 gli arrivi di minori stranieri non accompagnati in Italia sono aumentati del 100%, giungendo a superare la cifra di 15 mila. Da dove vengono questi bambini-Ulisse? Che storie hanno? Perché partono? Cosa succede loro durante il viaggio? A queste domande cercherà di dare una risposta il doppio appuntamento organizzato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo per il 28 e 29 ottobre. Il venerdì (28) con la presentazione del libro “Il bagaglio. Migranti minori non accompagnati. Il fenomeno in Italia, i numeri le storie”, di Luca Attanasio. L’autore, giornalista freelance, nel suo lavoro fornisce dati, analisi e interviste a minori non accompagnati, operatori, esperti, forze di polizia, organismi di accoglienza e identificazione, e raccoglie alcune storie, in particolare quella, incredibile, di Keita, che assiste appena tredicenne alla morte dei propri genitori uccisi dalla guerra civile in Costa D’Avorio e, rimasto solo, decide di partire. Analfabeta, senza soldi, ignaro dei principi minimali della geografia, si accoda a un gruppo di profughi che lasciano a piedi il Paese terrorizzati dal conflitto. Passerà una serie infinita di confini, montagne, deserti, mari e situazioni, conoscerà la crudeltà degli uomini, vedrà con i suoi occhi scuri l’abiezione del mondo, conquistandosi il suo futuro in Italia. Appuntamento alle 18.30 al Caffè Deon di Belluno, con la partecipazione dell’autore. Il sabato (29), il tema verrà ulteriormente approfondito a Feltre, presso l’Istituto Canossiano alle ore 9.30, con la conferenza dal titolo: “Migranti minori non accompagnati. La moderna odissea dei bambini-Ulisse”. All’evento parteciperà, oltre a Luca Attanasio, Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, con un intervento dal titolo: “I minori non accompagnati, richiedenti asilo e rifugiati in Italia”.