Primo Piano

Un dialogo vero con l’Islam è sempre possibile

Messina - In una società sempre più multiculturale e multireligiosa, la dimensione di esclusione, estraneità, lontananza, caratterizza ancora oggi la realtà socio-culturale delle comunità locali, sollecitate e trasformate dai fenomeni migratori. In Italia, in particolare, è aumentato il numero delle fedi professate: tra queste quella islamica ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica con caratteri spesso improntati all'allarmismo anche a causa della diffusione, dopo l'11 settembre, di una pericolosa quanto errata equazione tra islamismo e terrorismo.
Si è tenuto, nei giorni scorsi, , presso l’Istituto “Cristo Re” di Messina l’incontro “Noi e l’Islam, riflessioni e prassi pastorale”, organizzato dall’Ufficio diocesano Migrantes diretto dal diacono Santino Tornesi in collaborazione con la Consulta delle aggregazioni laicali, la Caritas diocesana, l’Ufficio per il dialogo interreligioso e moderato dal prof. Dino Calderone. Ospite dell’incontro è stato don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso e dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Bergamo, oltre che studioso di lingua araba, il quale dopo aver illustrato i precetti fondamentali dell’Islam, ha proposto una riflessione/dibattito sull’esigenza che la conoscenza delle altre culture debba diventare prassi pastorale. Dopo il saluto e l’introduzione del Delegato ad omnia dell’Arcidiocesi, mons. Gaetano Tripodo e del prof. Dario Tomasello, rappresentante della Comunità islamica messinese don Massimo, partendo dalla riflessione di Paolo VI che “nessuno è straniero, nessuno è escluso, nessuno è lontano” ha raccontato l’esperienza della sua diocesi, in cui sono stati realizzati alcuni centri musulmani con i quali si è avviato un buono dialogo e una conoscenza reciproca.
“Ci troviamo - ha detto don Rizzi - di fronte ad un mondo musulmano aperto alle differenze, dove in modo graduale si fa avanti l’esigenza di un’interpretazione esegetica della scrittura coranica con una visione più sfumata della ‘lontananza’ di Dio”. Affinché la convivenza fra religioni diverse non si traduca in una conflittualità distruttiva, tra esclusione e inclusione, è necessario investire sulla costruzione di un contesto sociale e culturale maggiormente organizzato e denso di relazioni virtuose, volte a sviluppare senso critico e a trasformare ciò che spesso viene rappresentato come un campo di battaglia in un terreno di convivenza.
"Risulta fondamentale - ha proseguito il sacerdote - comprendere che l'Islam è una realtà plurale e i musulmani che vivono in Italia e in Europa risentono in modo concreto delle condizioni sociali e culturali che esistono nei territori d'arrivo e permanenza, dove le stesse condizioni d'esistenza dell'immigrazione portano a definire una nuova pratica e una nuova identità religiosa”. Bisogna pensare, dunque, ad una religione articolata, che si esplica a diversi livelli fino a interessare i contesti locali, mostrando la dimensione glocale che la questione del pluralismo religioso assume nei territori d'immigrazione”.
L’incontro è stato propedeutico al secondo ciclo di riflessioni sul dialogo interreligioso, che partirà a gennaio 2017 secondo la formula consolidata del confronto su un tema specifico, tra un relatore di parte cristiana e uno di parte musulmana. (Rachele Gerace)

Siena celebra la Giornata Mondiale della Tolleranza

Siena - Siena celebra la Giornata mondiale della tolleranza con una mostra delle opere di Ellen Driscoll, l’artista newyorkese che da sempre ama approfondire le tematiche sociali  attraverso le interazioni artistiche con la natura. Una produzione originale che fa parte del cartellone di oltre 60 eventi di “Siena Città Aperta”, il festival nato dalla sinergia tra Comune, Fondazione Monte dei Paschi e Ateneo senese con l’obiettivo di trasformare la cultura in veicolo per contrastare violenze, emarginazioni e differenze.
Dal 1996 ogni 16 novembre si celebra la “Giornata Mondiale della Tolleranza”, istituita dall’Onu, per rilanciare il valore della tolleranza come base dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali. Un tema assai caro e presente nell’opera di Ellen Driscoll in cui le piante raccontano storie di tolleranza e di migrazioni, di convivenza e di scambio di culture. Nasce così “Venti Trasversali - (Crosswinds)”, la mostra che si inaugura il prossimo 16 novembre al Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici. L’esposizione, a ingresso gratuito, è organizzata in collaborazione con Siena Art Institute e sarà visitabile fino al 31 gennaio 2017.
La serie di disegni elaborati dall’artista americana inizia con l’indagine storica del processo di produzione del carbone vegetale in Toscana. Durante il lavoro si sviluppa, però, in una direzione diversa dalle attese e porta l’artista a una riflessione su un fenomeno molto più complesso: i fenomeni migratori.
Per quanto riguarda l’Italia, Ellen Driscoll è stata incuriosita dalle migrazioni dall’Albania dei primi anni ’90, che hanno portato molte persone della Terra delle aquile a trovare impiego nel settore agricolo, impegnandole anche nel processo di produzione del carbone vegetale.
Ne risulta un percorso circolare: il carbone vegetale creato a partire da specie di piante autoctone, oggi è prodotto dal lavoro di migranti dai Paesi vicini, in un ecosistema in cui molte piante non sono autoctone.
A partire da questa stimolate visione, Ellen Driscoll ha così realizzato alcuni disegni in cui la griglia diviene matrice e struttura il messaggio: nel disegno l’autrice accosta a una pianta autoctona, legata alla produzione del carbone vegetale, una pianta originaria di un altro paese, ma che ha solidamente attecchito adattandosi al nuovo ecosistema.
 

ACS-Italia: domani la presentazione del “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”

Roma – Domani, martedì 15 novembre 2016 alle ore 11.00 la Fondazione pontificia ACS-Italia presenta la XIII Edizione del “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”. Il “Rapporto” descrive il grado di libertà religiosa di cui ogni gruppo religioso gode e ha goduto in ogni Paese del mondo, dal giugno 2014 al giugno 2016. Vengono di conseguenza portate alla luce discriminazioni e persecuzioni di cui le diverse comunità (non solo cristiane) sono vittime. Anno dopo anno il “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” di ACS si è imposto all’attenzione di uomini di Chiesa, diplomatici, politici e giornalisti, e viene citato nell’ambito delle attività della Santa Sede, delle Commissioni parlamentari nazionali e dell’Unione Europea. È redatto da studiosi coordinati da una Commissione internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, grazie anche ad informazioni provenienti da fonti locali, costantemente in contatto con la Fondazione pontificia. 
La Conferenza Stampa, preceduta da un welcome-coffee (ore 10.30), è moderata da Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire. Alle ore 11.00 il Presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano, apre i lavori con il saluto iniziale. Segue l’introduzione del Direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, e la descrizione di metodologia e fonti da parte di Marta Petrosillo, Componente del Comitato editoriale del Rapporto 2016.
Seguono gli interventi del Cardinale Mauro Piacenza, Presidente internazionale di ACS, e del Professor Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale. Testimone proveniente da un Paese-simbolo delle violazioni della libertà religiosa, la Siria, è Monsignor Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi.
 

Cremona: se il patrono sprona tutti all’accoglienza

Cremona - Leggendo la vita di S. Omobono, Patrono di Cremona, colpisce sempre lo stile e la testimonianza aperta all’ospitalità, al punto tale che la sua casa diventa un ospitium, un luogo per i poveri e gli ultimi, anche forestieri. Ma ancora di più, nell’itinerario di vita del Santo patrono, colpisce come in una città chiusa, in difesa, tra lotte interne ed esterne, egli propone di superare la conflittualità sociale e di creare dei luoghi di ospitalità, primo fra tutti l’ospedale.
Un messaggio quanto mai attuale, anche in mutate condizioni storiche e sociali.
Oggi le nostre famiglie, le nostre città sono interpellate a leggere una storia nuova di migrazioni, soprattutto di richiedenti asilo e rifugiati, che approdano sulle nostre coste e arrivano tra noi. Sono 480.000 le persone che tra il 2014 e il 10 novembre 2016 sono sbarcate e circa 170.000 quelle che si sono fermate in Italia e presenti in circa 7.000 strutture – di prima e seconda accoglienza – nelle città e nei paesi in Italia. Oltre 30.000 sono i migranti oggi ospitati in oltre 3.000 strutture ecclesiali. Anche Cremona vede luoghi e storie di ospitalità civile ed ecclesiale, che continuano a indicarla come la «capitale della carità» – per usare una espressione cara al giornalista cremonese Fiorino Soldi – , ma con una fatica maggiore. False informazioni, desiderio di consenso facile, paure rischiano di incrinare una straordinaria storia di carità anche nella nostra terra. Troppi Comuni non pensano a un progetto SPRAR; anche le parrocchie faticano a inventare e sollecitare storie familiari di ospitalità; cresce l’indifferenza nei confronti di vicende che se conosciute, aprirebbero il cuore e la mente; si moltiplicano facili giudizi; si alimenta con iniziative pubbliche la contrapposizione e la conflittualità sociale; si dimenticano le responsabilità di 35 guerre in atto, di terre sfruttate economicamente da multinazionali occidentali, di un creato violato e che costringe ad abbandonare la propria terra. Si preferisce lasciar morire lentamente le nostre città – a Cremona a 10 nascite corrispondono 14 morti e in provincia a 7 nascite corrispondono 11 morti – anziché aprirsi all’ospitalità di giovani, a ripensare la città con nuovi spazi ed esperienze aggregative, nuovi luoghi e strumenti di mediazione sociale e culturale. S. Omobono, con il suo stile di ospitalità, il suo interesse per la vita della città, il suo amore per la pace ci indica anche oggi una strada per «governare» una situazione che se lasciata a paure, pregiudizi e luoghi comuni rischia di non dare futuro e speranza a persone in fuga da 65 paesi del mondo, ma soprattutto ai giovani, alle famiglie delle nostre città e dei nostri paesi. (Mons. Gian Carlo Perego – CremonaSette)
 

Rifugiati: mercoledì la presentazione del Rapporto “Protezione Internazionale”

Roma - Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana, Cittalia e Servizio Centrale dello SPRAR, in collaborazione con UNHCR, presentano per il terzo anno consecutivo il Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2016.
La presentazione, alla stampa, si svolgerà presso la Sala Presidenza Anci, in Via dei Prefetti 46. Il Rapporto fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia e in Europa, con un importante focus sulla salute mentale e immigrazione nel nostro Paese.
Nel 2015 e nel primo semestre del 2016 si sono acuite e cronicizzate molte situazioni di guerra: si contano 35 conflitti in atto e 17 situazioni di crisi.
Tali scenari di guerra provocano la fuga di un numero tanto maggiore di persone quanto più lungo e cruento diventa il conflitto o quanto più perdurano nel tempo situazioni di insicurezza, violenza e violazione dei diritti umani.
Nel mondo, nel corso del 2015, sono state costrette a fuggire dalle loro case, circa 34mila persone al giorno: in media 24 persone al minuto.
Altri motivi di fuga sono costituiti dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso al cibo e all’acqua, dal fenomeno del cosiddetto land grabbing (la sottrazione di terreni produttivi nei paesi più poveri) e dall’instabilità creata dagli attentati terroristici.
Nel 2015 sono stati 65,3 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo.
Nello scenario mondiale, i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati si trovano in regioni in via di sviluppo. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno; la Siria è il primo paese di origine con 4,9 milioni di rifugiati.
Alla presentazione interverranno Veronica Nicotra Segretario generale Anci; Leonardo Domenici Presidente Fondazione Cittalia; Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes; Matteo Biffoni Sindaco di Prato e delegato immigrazione ANCI; Domenico Manzione Sottosegretario Ministero dell’Interno.
 

Canale di Sicilia: 1.400 salvati su 6 barconi

Roma - Non si fermano le traversate di migranti nel Canale di Sicilia. E sabato sono state soccorse 1.400 persone nel Mediterraneo centrale, nel corso di sette distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia costiera a Roma. Nello specchio di mare interessato dalle richieste di aiuto sono intervenuti anche i mezzi di Moas, l’organizzazione non governativa maltese che fornisce soccorsi e assistenza ai profughi lasciati alla deriva. “I migranti – fa sapere una nota della Guardia costiera – si trovavano a bordo di 6 gommoni e un barcone. Sono intervenute nelle operazioni di soccorso unità appartenenti alle Ong Moas, Medici Senza Frontiere, Sos Mediterranee e Jugend Rettet”.
 

CNAL: accoglienza è sfida culturale

 
Roma -  Si è discusso di 'Migrazioni: accoglienza e integrazione' all’assemblea nazionale della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. Paolo Morozzo della Rocca, dell’università di Urbino, è intervenuto partendo dal confronto numerico dei flussi migratori: piccoli paesi di pochi milioni di abitanti, come Libano e Giordania, ospitano rispettivamente un milione e mezzo e un milione e 300mila profughi, mentre in tutta Europa il flusso nel 2015 si è fermato a un milione e 560mila accoglienze. “Dobbiamo interrogarci – ha aggiunto il professore – sull’affanno dell’Europa” e sulle sue responsabilità che riguardano anzitutto l’incapacità di assicurare vie legali all’ingresso di chi fugge da guerra e fame e poi sul modo di gestire le crisi umanitarie. Fondamentale l’impegno della società civile e in particolare della pastorale che può premere perché vengano modificate o attuate alcune scelte di intervento. L’accoglienza per CNAL comporta un contenuto esigente: una sfida culturale, quella di costruire una società capace di accogliere e confrontarsi.
 
 

Studenti Stranieri: il card. Vallini ha inaugurato il Centro internazionale “Giovanni XXIII”

Roma – “Questa casa vuole portare un grande messaggio: aiutare i giovani, che vengono a studiare a Roma, a essere luce e sale del mondo”. E’ quanto ha detto ieri sera il card. Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, inaugurando la nuova sede del Centro Internazionale “Giovanni XXIII”. Cinque piani voluti dalla diocesi capitolina per accogliere 44 studenti internazionali, provenienti da diversi Paesi del Mondo,  che hanno scelto Roma per i loro corso di formazione
Il Centro è “un’opera di Dio e noi abbiamo la responsabilità di custodirla”, ha detto il direttore don Fabio Iodice: “adesso la Chiesa di Roma può svolgere meglio il suo servizio di amore alle Chiese sorelle” evidenziando che il “cuore” della struttura è la cappella, dedicata alla Misericordia, inaugurata dal cardinale Vallini che ha anche ricordato l’impegno del Vicariato di Roma per consegnare questa sede al Centro sottolineando che l’incontro tra le varie culture dei giovani che abitano qui diventa “una ricchezza anche per la nostra chiesa locale”. (R.I.)
 

Papa Francesco a “la Repubblica”: la “maggiore preoccupazione” sono i profughi e i rifugiati

Roma - La maggiore preoccupazione oggi per Papa Francesco sono i profughi e gli immigrati. Lo ha confessato oggi in una intervista pubblicata dal quotidiano “La Repubblica” all’ex direttore Eugenio Scalfari. La maggiore preoccupazione oggi sono “i profughi e rifugiati”, ha detto il Papa rispondendo ad una domanda: “in piccola parte cristiani ma questo non cambia la situazione per quanto ci riguarda, la loro sofferenza e il loro disagio; le cause sono molte e noi facciamo il possibile per farle rimuovere. Purtroppo molte volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei paesi ricchi i quali temono l’accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. È un circolo perverso e deve essere interrotto”. Per Francesco occorre “abbattere i muri che dividono”.
 

Papa Francesco a “la Repubblica”: la “maggiore preoccupazione” sono i profughi e i rifugiati

Roma - La maggiore preoccupazione oggi per Papa Francesco sono i profughi e gli immigrati. Lo ha confessato oggi in una intervista pubblicata dal quotidiano “La Repubblica” all’ex direttore Eugenio Scalfari. La maggiore preoccupazione oggi sono “i profughi e rifugiati”, ha detto il Papa rispondendo ad una domanda: “in piccola parte cristiani ma questo non cambia la situazione per quanto ci riguarda, la loro sofferenza e il loro disagio; le cause sono molte e noi facciamo il possibile per farle rimuovere. Purtroppo molte volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei paesi ricchi i quali temono l’accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. È un circolo perverso e deve essere interrotto”. Per Francesco occorre “abbattere i muri che dividono”.
 

CEI: a Trento un convegno su cattolici e protestanti, uno sguardo comune

Trento - Da mercoledì 16 a venerdì 18 novembre si svolgerà a Trento, presso il Collegio Arcivescovile (via Mons. Celestino Endrici, 23), il convegno ecumenico “Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma; uno sguardo comune sull’oggi e sul domani”, organizzato dalla consulta dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI e dai rappresentanti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, in occasione del 5° centenario della Riforma.
Dopo una riflessione biblica a due voci (la pastora Anna Maffei e la teologa Marinella Perroni), il pomeriggio del mercoledì sarà dedicato ad approfondire la conoscenza delle varie realtà nate dalla Riforma.
Giovedì mattina sono previste due relazioni teologiche, entrambe a due voci: il decano della Facoltà Valdese, Fulvio Ferrario, e l’arcivescovo Bruno Forte approfondiranno i nodi teologici del dialogo ecumenico; il professor Daniele Garrone e il vescovo Ambrogio Spreafico rifletteranno sulla riconciliazione delle memorie e sul dialogo ebraico-cristiano.
Nel pomeriggio di giovedì l’attenzione si sposterà sui percorsi del dialogo tra cattolici e protestanti (il pastore Eugenio Bernardini e don Angelo Maffei) e sulle esperienze concrete dell’ecumenismo della carità (don Marco Gnavi e la pastora Maria Bonafede).
Le due serate di mercoledì e giovedì saranno rispettivamente dedicate ad un viaggio musicale attraverso i legami artistici tra le due tradizioni e, giovedì, ad una celebrazione ecumenica in Cattedrale.
Le conclusioni del venerdì mattina si prefiggono di tracciare le prospettive per le prossime tappe del cammino ecumenico (Paolo Naso e Alberto Melloni, e poi Luca M. Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, e don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo della CEI).
 

La Plata: il 19 novembre lo Spettacolo Teatrale “l’Emigrante”

La Plata - Il prossimo 19 novembre alle ore 20.30 presso il Teatro de Cámara de City Bell di La Plata  andrà in scena lo spettacolo teatrale “L'emigrante”.
Questa opera teatrale vuole ricordare il fenomeno migratorio italiano che ha interessato soprattutto i piccoli paesi del Sud d´Italia negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. “Sicuramente – spiegano al Consolato Generale d’Italia - ognuno vedrà in quest’opera la propria storia, quella di qualche parente, di un amico o di un paesano, e potrà capire la sofferenza di ogni emigrante.
L’opera è stata scritta da Bentivoglio Zurzolo, emigrato in Argentina all’età di 18 anni. L'iniziativa è stata organizzata dal Consolato Generale d'Italia in La Plata con la collaborazione del Teatro de Cámara di City Bell.
 
 

Bellunesi nel Mondo: in aumento gli oriundi bellunesi che visitano la sede

Belluno - Porte sempre aperte all’Associazione “Bellunesi nel Mondo”. E’ infatti in aumento il numero di oriundi bellunesi che, venendo in visita a Belluno, ne approfittano per conoscere l’Associazione Bellunesi nel Mondo e anche per diventare soci di una realtà che quest’anno ha raggiunto i 50 anni di attività.
E’ il caso della famiglia Zanolla che, la scorsa settimana, ha visitato la sede Abm e il MiM Belluno per poi, accompagnati dal direttore Marco Crepaz, scoprire le bellezze del Centro storico.
 

Mattarella: rispettare ripartizioni per i migranti in Ue

Milano - Serve un’Europa più matura per affrontare l’emergenza dei flussi migratori. Ma anche più unita. È il monito che lancia il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. E lo fa di fronte ai prefetti, quelle figure istituzionali, cioè, in prima linea con i migranti. «Siamo di fronte a un fenomeno complesso, che non può essere affrontato con illusorie semplificazioni. Proprio noi che viviamo alla
frontiera d’Europa avvertiamo che sarebbe oggi necessaria una Europa più matura», ha detto Mattarella in occasione dell’incontro con i prefetti alla presenza del ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Occorre togliere ogni alibi a quanti all’interno del nostro Paese intendono sottrarsi ai doveri di solidarietà con le altre città e con gli altri cittadini – ha detto Mattarella – Si tratta dello stesso impegno che conduciamo come Paese all’interno dell’Unione europea perché siano rispettate le decisioni assunte a Bruxelles sulla ripartizione dei migranti: un’equa distribuzione dei pesi anche al nostro interno è coerente con quella nostra richiesta e la rende più credibile». Mattarella ha anche ricordato il ruolo decisivo dei prefetti. Ma è altrettanto importante però, secondo il Capo dello Stato, coinvolgere e responsabilizzare sulla gestione dell’emergenza anche sindaci e cittadini, in modo da comprendere meglio le eventuali ragioni della diffidenza. Intanto, per ridurre l’ondata di arrivi e contrastare la tratta di esseri umani, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni è impegnato in questi giorni, con una delegazione europea, proprio in una missione in Africa. La prima tappa, ieri, in Niger. Il Paese da cui partono e transitano molte persone in fuga dall’Africa subsahariana, per approdare in Libia e da qui affrontare la traversata del Mediterraneo per raggiungere l’Europa. L’obiettivo, non ha nascosto il titolare della Farnesina, è quello di «chiudere entro l’anno l’"autostrada" per la Libia». «L’immigrazione illegale che arriva in Italia attraverso il Mediterraneo
passa dal Niger, attraversando il deserto. Un fenomeno che causa vittime che non possiamo più accettare di lasciare nelle mani delle organizzazioni di trafficanti» ha detto Gentiloni, dopo l’incontro a Niamey con il presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou. Ogni anno
il Niger è attraversato da 150mila migranti. «Dobbiamo lavorare insieme, governo italiano, governo del Niger e Ue, per dare una risposta a questa catastrofe umanitaria». Si tratta della prima missione congiunta Italia-Ue nell’ambito del Migration compact che prevede al momento una serie di accordi con 5 Paesi africani per ridurre il flusso dei migranti. L’Europa ha deciso di stanziare per questo 500 milioni di euro, mentre l’Italia finanzierà un fondo speciale aggiuntivo di 200 milioni di euro. Il viaggio di Gentiloni proseguirà oggi in Mali e domani in Senegal. Ma nel Mediterraneo, anche col maltempo, non si fermano i soccorsi dei migranti in difficoltà. Più di 120 persone, per la maggior parte siriani in fuga dalla guerra, sono stati soccorsi al largo dell’isola di Cipro: tra loro, ci sono anche 42 bambini e 19 donne. L’imbarcazione sarebbe partita da Mersin, in Turchia. A Parigi, invece apre il campo di transito più grande d’Europa. Riservato solo agli uomini, il centro ospiterà fino a 600 rifugiati, per un massimo di 5-10 giorni, in transito nella capitale francese. Sarà gestito dall’associazione Emmaus Solidarité. (Daniela Fassini – Avvenire)
 

Studenti internazionali: oggi a Roma la nuova sede del Centro “Giovanni XXIII”

Roma - Sarà il cardinale Agostino Vallini, Vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma, ad inaugurare, questa sera, la nuova sede del Centro Culturale Internazionale “Giovanni XXIII” che sopita studenti internazionali . Il programma prevede , alle ore 18,00, una preghiera di Benedizione nella Cappella della Misericordia, presieduta dal Card. VALLINI. Seguiranno discorsi di inaugurazione e  una Lectio magistralis sul tema: “Giustizia penale e Misericordia” affidata alla prof.ssa Marzia Ferraioli.
 

Cremona: oggi incontro con Mons. Perego su Richiedenti asilo e rifugiati

Cremona - Dopo il convegno del 5 novembre sui 100 anni delle Cucine Benefiche di Cremona, la Settimana della Carità prosegue in diocesi con un ulteriore occasione di riflessione. Questa sera, alle 20.45, presso il Teatro comunale “C. Gallerani” di San Giovanni in Croce Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, aiuterà ad approfondire il tema: “Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: la partenza, il viaggio, l’accoglienza nelle città, tra solidarietà e indifferenza”. Attualmente nella diocesi di Cremona sono  632 i migranti accolti. Provengono da 23 Paesi: Nigeria, Ghana, Gambia, Nepal, Repubblica Centrafricana, Mali, Pakistan, Guinea Bissau, Guinea Conakri, Somalia, Afghanistan, Costa d’Avorio, Senegal, Camerun, Burkina Faso, Bangladesh, Liberia, Botswana, Niger, Eritrea, Etiopia, Togo, Sierra Leone.
 
 

ACS-Italia: il 15 novembre la presentazione del “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”

Roma - Martedì 15 novembre 2016 alle ore 11.00 la Fondazione pontificia ACS-Italia presenta la XIII Edizione del “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”. Il “Rapporto” descrive il grado di libertà religiosa di cui ogni gruppo religioso gode e ha goduto in ogni Paese del mondo, dal giugno 2014 al giugno 2016. Vengono di conseguenza portate alla luce discriminazioni e persecuzioni di cui le diverse comunità (non solo cristiane) sono vittime. Anno dopo anno il “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” di ACS si è imposto all’attenzione di uomini di Chiesa, diplomatici, politici e giornalisti, e viene citato nell’ambito delle attività della Santa Sede, delle Commissioni parlamentari nazionali e dell’Unione Europea. È redatto da studiosi coordinati da una Commissione internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, grazie anche ad informazioni provenienti da fonti locali, costantemente in contatto con la Fondazione pontificia. 
La Conferenza Stampa, preceduta da un welcome-coffee (ore 10.30), è moderata da Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire. Alle ore 11.00 il Presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano, apre i lavori con il saluto iniziale. Segue l’introduzione del Direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, e la descrizione di metodologia e fonti da parte di Marta Petrosillo, Componente del Comitato editoriale del Rapporto 2016.
Seguono gli interventi del Cardinale Mauro Piacenza, Presidente internazionale di ACS, e del Professor Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale. Testimone proveniente da un Paese-simbolo delle violazioni della libertà religiosa, la Siria, è Monsignor Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi.
 

Svezia: seminari di formazione “per persone che lavorano con richiedenti asilo e rifugiati”

Jönköping - Si terrà il 10 e 11 novembre a Jönköping il primo di una serie di seminari che le Chiese svedesi hanno organizzato, in collaborazione con Croce Rossa e Save the Children, “per le persone che lavorano con richiedenti asilo e rifugiati in realtà ecclesiali o in associazioni senza scopo di lucro”. Obiettivo dei seminari (che saranno circa venti entro la primavera del 2019) è – spiega l’agenzia SIR - di dotare le persone che nelle comunità del territorio svedese prestano aiuto ai richiedenti asilo di “conoscenze approfondite sui procedimenti e sulle norme legali legate all’asilo e all’immigrazione”, ma anche sulle “dimensioni psicologiche e sociali implicate con l’arrivo di queste persone” e così “dare nuova energia e incoraggiare l’impegno continuo” di chi opera già in questo ambito, dice Peter Karlsson, responsabile del progetto. Nelle due giornate di seminario ci sarà tempo anche per affrontare casi specifici, per sostenere il “networking” fra le realtà che lavorano nell’accoglienza e scambiare esperienze. Il corso è parte di un progetto educativo più ampio denominato #värme (calore) perché l’accoglienza avvenga nel segno della “dignità, compassione, conoscenza”, spiega ancora Karlsson. Il corso è cofinanziato da un contributo del Fondo Ue per asilo, migrazione e integrazione (Amif) e dal Consiglio delle Chiese; gli organizzatori contano di offrire la formazione a circa 800 persone nel corso del ciclo di seminari. Dopo Jönköping, a dicembre sarà la volta di Sundsvall.
 

Rosarno: quei migranti sconfitti dal pregiudizio

Rosarno - La tensione tra immigrati e italiani non si ferma neanche davanti al calcio. Soprattutto in territori difficili come San Ferdinando, paese della Piana di Gioia Tauro con il comune sciolto per infiltrazione della ’ndrangheta. Campionato di seconda categoria, in calendario la partita tra il Rosarno e il Koa Bosco, la squadra composta di migranti africani che vivono nella tendopoli-baraccopoli, un ghetto con quasi mille lavoratori immigrati. Sfruttati e emarginati.
Per loro, per tentare un cammino di riscatto e integrazione, don Roberto Meduri, giovane parroco al Bosco di Rosarno, ha “inventato” la squadra di calcio. Si comincia nel 2013 con la partecipazione al campionato di terza categoria, accolta con curiosità e anche con simpatia dai locali. «Quando il calcio fa miracoli: a Rosarno la gente tifa per la squadra dei neri», titolava un nostro articolo di presentazione. E i ragazzi africani, tra gli applausi, vincono il campionato e vengono promossi in seconda categoria. Ma l’anno scorso l’aria cambia, in alcune trasferte vengono insultati, in campo e fuori ci sono provocazioni e violenze, anche contro il pulmino che don Roberto usa per accompagnarli. È ancora aperta la ferita per i fatti del 2010, le violenze, anche mafiose, sui migranti e la loro dura reazione. Campionato difficile, ma i giovani della tendopoli riescono a evitare la retrocessione. Quest’anno comincia bene, sempre tra i primi tre in classifica ma il clima peggiora.
Nel paese lo slogan è «prima gli italiani e poi gli africani». La crisi economica incattivisce e c’è chi soffia sul fuoco, con speculazioni politiche e mafiose, tirando in ballo anche la squadra di calcio. Così la scorsa settimana sono cominciate a girare minacce, provocazioni, proprio in vista della partita di domenica. Segnali concreti. Allo stadio di San Ferdinando c’erano due auto dei carabinieri. Non è certo bello vedere una partita blindata anche tra i dilettanti ma, come ci dice più tardi un ufficiale, «dovevamo esserci, la prevenzione ha funzionato». Almeno fuori dal rettangolo di gioco. Perché invece sul terreno la tensione è evidente, soprattutto tra i rosarnesi, peraltro primi in classifica, al punto che il loro stesso portiere deve urlare «ragazzi calma, stiamo giocando a pallone». Ma i falli fioccano e i ragazzi africani cominciano a reagire, così dagli spalti gli amici che li hanno accompagnati lanciano l’invito in italiano e in francese. «Stai calmo, non parlare. Devi giocare. Il faut jouer». I locali sono più smaliziati e a ogni fallo degli africani restano a terra e montano le proteste della panchina. Anche entrando in campo, senza che l’arbitro riesca a calmare gli animi. Non mancano spintoni e accenni di rissa. Così dopo alcuni gol falliti dal Koa Bosco a segnare è il Rosarno. Seguono invasione di campo e sfottò a profusione.
Alla sosta del primo tempo ancora tensioni. Negli spogliatoi don Roberto prova a calmare i suoi ragazzi. «Dovete capire che la squadra serve per avere lavoro e integrazione. È un progetto che è utile a tanti. Se accettate le provocazioni cade tutto». Ma nel secondo tempo la musica non cambia, fino a una doppia espulsione. Il risultato resta immutato (1-0) e al triplice fischio i giocatori e soprattutto la panchina del Rosarno esplode in un’esultanza che va ben oltre le regole del fair play. E mentre i tifosi continuano a festeggiare, quelli del Koa Bosco riprendono le biciclette. Si torna a casa. Anzi, alle baracche del ghetto. (A.M.Mira – Avvenire)
 
 

Migrantes Rossano-Cariati. Celebrata la Festa dei Popoli

 Corigliano- In questi giorni nello spiazzale antistante la chiesa di Santa Maria ad Nives di Corigliano  si è svolta la “Festa dei Popoli”. L’arcivescovo di Rossano-Cariati, Mons. Giuseppe Satriano ha fortemente voluto questo momento di incontro tra i vari popoli mettendo in risalto lo scambio reciproco che è presente tra i vari popoli e la collaborazione tra i vari gruppi.   La festa è stata promossa dalla Diocesi Rossano-Cariati e ha visto la partecipazione della Caritas Diocesana e dell’ Ufficio  Migrantes con la collaborazione di diverse associazioni presenti nella zona  e  alcuni Uffici Diocesani. La Festa si è svolta in diversi momenti tra cui la preghiera comunitaria, la presentazione dei vari popoli e la conoscenza delle varie culture attraverso i loro piatti tipici e i loro abiti tradizionali. La Festa dei popoli è stata un occasione  importante  per incontrare e conoscere i vari popoli. Una diversità che nella diocesi calabrese vede tantissime nazioni ed etnie tra cui: Romania, Ucraina, Bulgaria, Albania, Lituania, Polonia, Marocco, Tunisia, Senegal, Nigeria, Ghana, Etiopia, Filippine, India, Costa D’avorio tra quelle più diffuse. “Tutte queste popolazioni e queste varie etnie-dice Don Enzo Malizia Direttore dell’Ufficio Missionario - sono venuti qui per realizzare i propri sogni, migliorare le loro condizioni di vita o perché scappano dalla guerra”. La storia che si ripete,  anche i nostri nonni o i nostri genitori sono partiti in America o in Australia in cerca di fortuna. “E’ importante mostrare il volto bello dei migranti, quello reale che non sempre passa attraverso i media - dice Giovanni Fortino  Direttore dell’Ufficio Migrantes - cioè il vissuto di ognuno, la bellezza della diversità”. Un numero considerevole di persone ha partecipato con interesse alla festa. (Antonio La Banca)