Primo Piano

MCI Germania e Scandinavia: continua la Colletta per i terremotati in Italia

Francoforte - Le Comunità Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia hanno avviato una colletta per le popolazioni del Centro Italia colpite dal grave sisma di mercoledì mattina 24 agosto 2016 e scosse successive. Sul fondo di solidarietà della Delegazione continuano ad arrivare le somme raccolte. La colletta pertanto continua. Prossimamente il Consiglio di Delegazione deciderà dove in concreto inviare gli aiuti. Questo il recapito bancario per continuare i versamenti: Italienische Missionare Solidaritätsfonds IBAN: DE53 5019 0000 0000 276014 - BIC: FFVBDEFF - Terremoto centro Italia.
La Delegazione – si legge in una nota pubblicata sul mensile “Corriere d’Italia - ringrazia per tutti i contributi ed invita a tener desta l’attenzione per i paesi colpiti, in particolare ora che arriva la cattiva stagione e si avvia il difficile e lungo periodo della ricostruzione.
 

A Modena la prima edizione del Festival della migrazione

Modena - Tre giorni di convegni, dibattiti, laboratori, spettacoli e mostre per entrare nel vivo del tema migrazione e approfondirlo grazie alla partecipazione di relatori internazionali e alla voce dei protagonisti e delle loro storie. Questo l’obiettivo del Festival della migrazione, dal 25 al 27 novembre a Modena, che per questa prima edizione ha scelto di investigare il tema “Diritto al viaggio: noi e loro” a 360°: dall’approccio giornalistico, giuridico e politico all’ottica antropologica e sociologica, passando per l’arte come strumento di integrazione. Non da ultime le testimonianze dirette dei migranti, i loro racconti dal vivo e attraverso immagini fotografiche e video racconti.
“Con questo Festival – queste le parole di Luca Barbari, presidente di Porta Aperta, associazione promotrice insieme a Fondazione Migrantes, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - vogliamo ricordare a chi oggi innalza muri e nega il diritto a un rifugio per chi fugge dalla fame e dalla guerra, che così facendo sta contraddicendo i diritti che fondano la nostra casa europea, che è nata per estendere la pace, le libertà anche di movimento ed i diritti. L'unica alternativa praticabile alla chiusura nelle nostre paure, è un impegno generale di accoglienza e di inclusione che non discrimini tra profughi, migranti e cittadini europei in difficoltà. Facciamo nostre le parole di Papa Francesco, che ha esortato i volontari ad aiutare ‘la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati’”.
“Un Festival per condividere, anche attraverso l’arte, il racconto dei migranti, per rafforzare strumenti, modi e luoghi per tutelare il diritto di migrare e il diritto di rimanere nella propria terra – commenta mons. Gian Carlo Perego, direttore generale di Migrantes -. Un Festival che invita ad abbandonare ogni forma di precarizzazione dell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, per costruire nelle nostre città nuovi servizi attenti a tutelare la dignità di persone in cammino. La democrazia italiana ed europea trova nella tutela dei migranti il banco di prova più importante per il suo futuro. Diversamente, il rischio è un ritorno a nazionalismi e protezionismi che mettono a rischio la sicurezza del nostro Paese e dell’Europa”.
Il Festival, il cui comitato scientifico si avvale della presidenza onoraria di Romano Prodi, si aprirà, venerdì 25 novembre alle 9, con la sessione “Noi e loro: la bomba immigrati sull’Italia. La stampa tra dati oggettivi e luoghi comuni”: dopo l’intervista al vescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, l’intervento di due firme di punta del giornalismo italiano: Giampaolo Musumeci, giornalista e conduttore del programma “Nessun luogo è lontano” su Radio 24 e Jacopo Storni, giornalista di Redattore Sociale e Corriere.it e autore del libro “L’Italia siamo noi”. Protagonista del pomeriggio, alle 18, Domenico Quirico reporter de “La Stampa” e autore del libro “Esodo. Storia del nuovo millennio”.
La seconda giornata del Festival della migrazione, sabato 26 novembre, sarà inaugurata alle 9.30 nell’aula convegni del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio dal convegno “Noi e loro: dall’accoglienza alla convivenza inter-etnica, una sessione che investigherà le questioni giuridiche connesse all’immigrazione con avvocati e giuristi in prima linea nella difesa dei migranti e dei richiedenti asilo.
“Noi e loro: tra scarsità e abbondanza. Cambiamo paradigma”: nel pomeriggio di sabato dalle 16.30, sempre nell’aula convegni del Dipartimento di Giurisprudenza, un convegno a più voci con monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, l’antropologo Francesco Remotti e di Paolo Cianconi, psicoterapeuta.
La terza e ultima giornata del Festival della migrazione si aprirà domenica 27 novembre alle 9.30 nell’aula convegni del Dipartimento di Giurisprudenza e avrà al centro il tema “Noi e loro: la verità? Entri e ti senti fuori”. Protagonisti saranno due sindaci ‘di frontiera’: Giuseppina (Giusi) Maria Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa e Enrico Ioculano, primo cittadino di Ventimiglia. Poi tanti i relatori che prenderanno la parola, segnaliamo Cecile Kyenge, eurodeputata e Alessandra Morelli di UNHCR.
Alle 16 di domenica al Tempio la parola ai migranti e alle loro storie, a seguire l’intervento della scrittrice e musicista italo-etiope Gabriella Ghermandi, autrice di “Regina di fiori e di perle”. A seguire la presentazione del volume “Dal libro dell’Esodo”, il reportage realizzato dal fotografo modenese Luigi Ottani e dall’artista Roberta Biagiarelli sul confine greco-macedone, a cui hanno lavorato assieme a Paolo Rumiz e Cecile Kyenge.
A chiudere il pomeriggio, alle 18 in Duomo, la messa celebrata dal vescovo mons. Castellucci e di nuovo al Tempio alle 19 il lancio del tema per il 2017.
Ricco anche il programma serale del Festival della migrazione: si parte venerdì 25 novembre alle 21 con la proiezione di “Io sto con la sposa”, si prosegue sabato 26 alle 20 con il dibattito “Noi e loro: la musica come strumento di integrazione” e il laboratorio sociale afrobeat di Guglielmo Pagnozzi, per chiudere poi domenica alle 21 con il del docu-film “Dream is reality”.
 
 
 
 

Risorsa stranieri: nasce l’archivio dei saperi

Torino – I saperi per combattere la paura. Quella che provano i migranti, nel loro arrivare in una terra lontana dopo un viaggio terribile e pericolosissimo. E quella delle cosiddette “comunità spaventate”, che per motivi geografici o sociali si sentono indifese rispetto all’arrivo di persone culturalmente molto differenti. La Rete italiana di cultura popolare, l’Ufficio pastorale migranti della diocesi di Torino e la cooperativa sociale Progetto tenda, con l’aiuto della Fondazione Crt, stanno realizzando il primo archivio digitale in Italia per la raccolta dei saperi dei migranti e dei nuovi cittadini, patrocinato dal Consiglio d’Europa e dal Network delle città italiane interculturali.
Il progetto, presentato al Sermig in occasione del Festival dell’oralità popolare, crea uno strumento di innovazione culturale, basato su un portale che faciliti l’incontro fra le diverse culture attraverso la pratica del “sapere fare”. Le competenze raccolte, professionali o amatoriali (dalla lavorazione del legno alla costruzione di macchinari, dal saper raccontare una favola al costruire giochi per bambini) diventano così proposte di integrazione con i saperi italiani, oltre a garantire la preservazione delle culture dei nuovi cittadini. La raccolta delle informazioni avviene in sede di colloquio.
«Il questionario – racconta Sara Negarville, vicepresidente della cooperativa Progetto tenda – viene
proposto a persone stabilmente in città che appartengono a comunità meno rappresentate a Torino, come il Pakistan, l’Afghanistan e i paesi dell’Africa centro occidentale. Chi incontriamo spesso porta saperi personali insospettabili, anche di alto livello: c’è chi ha competenze estremamente tecniche di un certo mestiere, chi ha acquisito eccezionali conoscenze artigianali e chi possiede saperi di cultura popolare legati soprattutto ai riti di passaggio della vita». Tra di loro, molti artisti, fotografi, cantanti e persino videomaker: «È un progetto di profonda valenza socio-culturale. Il migrante non è più soltanto un assistito e l’operatore sociale si mette in relazione per connettersi all’altro in chiave paritetica». Il database verrà proposto alle istituzioni e alle associazioni di categoria. Tra le capacità professionali proposte, qualcuna potrebbe risultare utile anche aziende. «Ha già aderito la Camera di Commercio di Torino – assicurano gli organizzatori – con l’intenzione
di portarlo all’attenzione della rete nazionale. Possiamo tranquillamente affermare che Torino è davvero una città laboratori anche sul sociale. Enti diversi si aggregano per la creazione di una piattaforma comune che metta in condivisione le competenze dei migranti. Il fine è anche di comprendere le loro storie e, quindi, di comprendere le persone che si nascondo in quelle storie». (Danilo Poggio – Avvenire)
 
 

Canale di Sicilia: anche ieri salvati 580 migranti

Milano - Continuano le partenze dalla Libia, malgrado il mare agitato. Anche ieri nel Canale di Sicilia, sono circa 580 i migranti salvati in cinque distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia costiera italiana. I soccorritori hanno recuperato anche un cadavere. Uomini, donne e bambini erano a bordo di 4 gommoni, di cui uno semiaffondato, e di una piccola imbarcazione in legno. Ma l’ondata di arrivi non si fermerà. Il numero, già aumentato del 16% rispetto all’anno scorso, è destinato infatti a superare la cifra record del 2014, quando a fine anno arrivarono 170.100 migranti. Ne è convinto il Capo dipartimento immigrazione del Ministero dell’Interno, Mario Morcone, che ha presentato i dati ieri in Commissione diritti umani al Senato.
Per Frontex, inoltre, ottobre è stato il mese record per l’Italia: con circa 27.500 migranti sbarcati sulle nostre coste, oltre il doppio rispetto al mese di settembre. Incoraggiati dal mare calmo, i trafficanti hanno stipato ancora di più i barconi inadeguati per la traversata, provocando un numero di morti in mare molto elevato: 127 corpi sono stati ritrovati ma molti altri sono dispersi. Le nazionalità più rappresentate fra i migranti giunti in Italia sono la nigeriana e l’eritrea. (D. Fas.)
 

Rifugiati: l’accoglienza in Italia

Roma  - Per far fronte alla crescente richiesta di accoglienza dei migranti, negli ultimi anni sono state predisposte strutture dedicate  che, dopo una fase iniziale di emergenza, sono state, attraverso
un processo incrementale, portate sempre più a sistema, ottemperando, parallelamente, anche alle disposizioni fissate a livello europeo. Al 31 dicembre 2015 – secondo il “Rapporto Protezione Internazionale” presentato questa mattina e redatto da Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana,  Cittalia e Sprar con la collaborazione dell’UNHCR - i migranti complessivamente presenti nelle varie strutture di accoglienza sono oltre 114.400  (+64% rispetto allo stesso periodo del 2014). Nel dettaglio, nelle strutture temporanee CARA/CDA/CPSA gli immigrati accolti erano 7.394, nei centri di accoglienza straordinaria (CAS) 76.683 e nei centri SPRAR oltre 30.300. Rispetto ai 76.683 migranti accolti nei CAS, la quota maggiore è ospitata in strutture della Lombardia (16,3%), Veneto (9,9%), Piemonte (9,1%) e Campania (9%) mentre la maggior parte di migranti residenti nei CARA/CDA/CPSA è in Sicilia (45,8%); seguono, con cifre molto inferiori, Puglia (23,5%), Calabria (13,6%) e Lazio (10,5%). Relativamente invece alle presenze di richiedenti asilo e rifugiati nei centri SPRAR, sono il Lazio e la Sicilia ad ospitarne il numero maggiore (22,4% e 20,1%). Se al 30 giugno 2016 risultavano presenti nelle diverse strutture 135.045 migranti (96.701 nelle strutture temporanee, 14.848 nei centri di prima accoglienza e hotspot  e 23.496 nei centri SPRAR) a fine ottobre 2016  gli accolti nelle diverse strutture erano 171.938 migranti , di cui 133.727 nelle strutture temporanee (pari al 77,7% del totale), 14.015 (8,1%) nei centri di prima accoglienza, 1.225 (0,7%) negli hotspot e 22.971 (13,3%) nei centri SPRAR.
 

Protezione Internazionale: I “numeri italiani” del Rapporto presentato oggi

Roma -  In Italia, nel 2015, il numero dei migranti sbarcati sulle coste -  quasi tutti dalla Libia - ha raggiunto la quota di 153.842  (di cui tre quarti di sesso maschile e 10,7% minori); tale cifra, seppur
inferiore a quella registrata nel 2014 (con oltre 170mila sbarchi), rappresenta un valore considerevole alla luce dell’aumento degli ingressi attraverso la rotta balcanica e quella del Mediterraneo orientale. Complessivamente – si legge nel “Rapporto Protezione Internazionale” presentato questa mattina e redatto da Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana,  Cittalia e Sprar con la collaborazione dell’UNHCR -   nel 2015 i minori giunti sulle coste del nostro Paese sono stati 16.478 (pari al 10,7% del totale dei migranti sbarcati, in diminuzione rispetto al 2014 quando erano il 15,4%), di cui la maggior parte (12.360, il 75% del totale) sono arrivati da soli e la restante parte in compagnia di almeno un adulto (4.118). Rispetto ai paesi di origine , nel 2015 la maggior parte dei migranti provengono dall’Eritrea  (39.162 pari al 25,4% del totale) e dalla Nigeria  (22.237); seguono somali (12.433), sudanesi (8.932) e gambiani (8.454). I siriani rappresentano solo la sesta nazionalità (7.448) mentre nel 2014 si collocavano al primo posto (42.323). Anche nei primi sei mesi del 2016, le prime due nazionalità di migranti sbarcati sono quella nigeriana ed eritrea, ma a posti invertiti (rispettivamente 10.515 e 9.035). Nel primo semestre del 2016 i migranti sbarcati sono stati 68.876, più o meno come quelli giunti l’anno precedente nello stesso periodo, mentre a fine ottobre 2016 sono giunti a quota 159.432 (+13% rispetto all’anno precedente) di cui 19.429 minori stranieri non accompagnati (pari al 12,1%).  fronte di questi arrivi, nel 2015 le domande di protezione internazionale  presentate in Italia sono state 83.970  (+32% rispetto al 2014), di cui l’88,5% da parte di uomini e il 4,7% costituito da minori stranieri non accompagnati (3.959 casi). Le prime cinque nazionalità di richiedenti asilo risultano essere Nigeria, Pakistan, Gambia, Senegal e Bangladesh e corrispondono a circa il 60% del totale. Nei primi sei mesi del 2016 le domande sono state 53.729 , il 64% in più rispetto allo stesso periodo del 2015; le quattro nazionalità prevalenti rimangono le stesse del 2015 mentre sale al quinto posto la Costa d’Avorio.
 

Accoglienza e immigrazione, presentato a Roma il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia

Roma - A livello mondiale, nel 2015, circa 34mila persone al giorno sono state costrette a fuggire dalle loro case per l’acuirsi di conflitti e situazioni di crisi, ovvero una media di 24 persone al minuto: Si sono così contati, nel 2015,  oltre 65 milioni migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo.
Si trovano in regioni in via di sviluppo i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati a livello mondiale. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno.
, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale: un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% delle istanze in UE) si conferma il primo paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi primi cinque paesi raccolgono il 74,8% delle domande presentate nell’Unione Europea.
Alla fine di ottobre 2016 si contano 4.899 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa, di queste 3.654 nel Mar Mediterraneo.
Sempre alla fine di ottobre 2016, sono arrivate in Italia 159.432 persone (+13% rispetto all'anno precedente), fra cui 19.429 minori non accompagnati (12,1%); alla stessa data in Italia 171.938 persone accolte in diverse strutture di accoglienza (CARA, CDA, CPSA, CAS, SPRAR).
Questo in estrema sintesi il quadro generale che ci restituisce il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 presentato questa mattina a Roma presso la sede di Anci e realizzato da ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e  dal Servizio Centrale dello SPRAR, in collaborazione con UNHCR.
 
“Il sostegno ai Comuni che accolgono e, attraverso di loro, alle persone in fuga da guerre e violazioni dei diritti umani caratterizza l’impegno di Anci che, attraverso la rete dello Sprar, punta all’accoglienza diffusa e sostenibile sul territorio, soprattutto grazie alla collaborazione e al pieno coinvolgimento degli attori locali”  ha dichiarato il segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra in apertura dei lavori. “Il nostro obiettivo è concorrere ad organizzare un sistema di accoglienza ed integrazione stabile che superi la gestione emergenziale e dia risposte al disagio di molte comunità, eliminando gli addensamenti e assicurando controllo”.
“In questa direzione – ha proseguito Nicotra - per supportare i Comuni che volontariamente scelgono di aderire alla rete abbiamo proposto, tra gli emendamenti alla Legge di bilancio, la possibilità di non calcolare le spese per il personale impegnato nei progetti Sprar ai fini della valutazione dei tetti di spesa e di assunzioni di personale. Voglio ricordare anche il superamento del limite dei 45 euro al giorno per i progetti SPRAR a favore dei MSNA. Si tratta di un altro tassello importante che speriamo possa permettere di estendere la rete a beneficio di tutti”.  
, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, ha presentato i dati del Rapporto sulla protezione internazionale 2016, evidenziando numeri e aspetti nuovi delle migrazioni forzate a livello nazionale, europeo, internazionale. Commentando i dati ha sottolineato come purtroppo sia evidente la crescita del numero delle accoglienze in strutture precarie e straordinarie (oltre il 300% in tre anni), mentre il numero delle persone richiedenti asilo e rifugiati negli SPRAR è aumentata solo del 20%: dati che chiedono di continuare un impegno di accoglienza diffusa e organica sul territorio nazionale, a tutela di un diritto fondamentale, quale è l’asilo.
 Anche la situazione dei minori non accompagnati, quasi raddoppiati nel 2016  rispetto al 2015 – ha proseguito Mons. Perego - vede ancora un’accoglienza in strutture straordinarie (12.000 su 14.000), inoltre concentrata sia nelle strutture straordinarie che negli SPRAR per i minori soprattutto in Sicilia  (ad esempio, 10 volte più che in Veneto e 5 volte più che in Lombardia) e in Calabria, con la crescita anche del numero degli irreperibili (almeno 8.000 nel 2016): un tema che chiede urgentemente  l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore della legge Zampa-Pollastrini.
 “I numeri presentati oggi - ha sottolineato il delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni – evidenziano quanto sia sempre più urgente l’attuazione un sistema di accoglienza  organizzato, sostenibile e radicato sul territorio, per rispondere in modo efficace e proporzionato alla crescita della domanda di protezione internazionale nel nostro Paese”
“Per questo il lavoro dell’Anci – ha proseguito Biffoni - va nella direzione del rafforzamento e dell’aumento del numero dei Comuni che aderiscono allo Sprar, l’unico sistema che garantisce una gestione pienamente trasparente delle misure di accoglienza, una diffusione delle strutture che rispetti criteri di proporzionalità con la popolazione residente, e la costruzione di percorsi di condivisione con la cittadinanza e il mondo del terzo settore qualificato, tutti elementi imprescindibili per vincere la partita dell’accoglienza. Per i Comuni questo richiede uno sforzo che facciamo convinti che l’Europa debba però svolgere la propria parte e in attesa che la cooperazione internazionale porti i suoi frutti nei Paesi di partenza dei richiedenti asilo”.
“L’impegno dell’Anci – ha concluso Biffoni - ha permesso di fare un importante passo in avanti in questo senso con due atti concreti: l’attivazione della clausola di salvaguardia, inserita nella direttiva ministeriale dello scorso ottobre, che rende esenti i Comuni della rete Sprar, o che intendano aderirvi, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza e il Piano di ripartizione nazionale, che ci auguriamo possa vedere la luce entro la fine dell’anno”.
 

Protezione Internazionale: i paesi di accoglienza

Roma - Nel 2015 i primi dieci paesi di accoglienza di rifugiati si trovavano in regioni in via di sviluppo (complessivamente il 58%, pari a 9,3 milioni di persone). Il dato è contenuto nel “Rapporto Protezione Internazionale” presentato questa mattina e redatto da Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana,  Cittalia e Sprar con la collaborazione dell’UNHCR.   La Turchia si conferma il paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo nel suo territorio (2,5 milioni contro 1,6 dell’anno precedente). Segue il Pakistan con 1,6 milioni di rifugiati (in leggero aumento rispetto al 2014), la maggioranza dei quali provenienti dall’Afghanistan, e il Libano con 1,1 milioni. Al quarto posto troviamo l’Iran, con 979 mila persone, seguito a stretto giro dall’Etiopia (736 mila), la Giordania e il Kenya (rispettivamente 664 mila e 553 mila unità). Rispetto invece ai paesi di origine dei rifugiati, alla fine del 2015 la Siria rappresenta il primo paese al mondo con 4,9 milioni di rifugiati, distribuiti soprattutto nei paesi limitrofi, in particolare Turchia, Libano, Giordania, Iraq e Egitto, nonché in Germania e Svezia. L’Afghanistan si conferma al secondo posto con 2,7 milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali residenti in Pakistan e in Iran, oltre che in Germania e Austria; segue la Somalia (1,1 milioni soprattutto in Kenya ed Etiopia), il Sud Sudan (778 mila stimati), il Sudan (628 mila), la Repubblica Democratica del Congo (541 mila), la Repubblica Centrafricana (471 mila), il Myanmar (451 mila), l’Eritrea (411 mila) e la Colombia (340 mila). Se conteggiati insieme, questi primi dieci paesi di origine ospitano il 76% della popolazione globale dei rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR.
 

Rapporto Protezione Internazionale: chi fugge, perché e verso dove

Roma - Nel 2015 e nel primo semestre del 2016 si è assistito all’acuirsi e cronicizzarsi di molte situazioni di guerra, tanto che si contano 35 conflitti in atto e 17 situazioni di crisi. Tali scenari di guerra, oltre a causare morte e distruzione, provocano la fuga di un numero tanto maggiore di persone quanto più lungo e cruento diventa il conflitto o quanto più perdurano nel tempo situazioni di insicurezza, violenza e violazione dei diritti umani. Altri motivi di fuga sono costituiti dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso al cibo (per mancanza di un’equa distribuzione della produzione mondiale) e all’acqua, dal fenomeno del cosiddetto land grabbing, che sottrae terre produttive ai paesi più poveri, e dall’instabilità creata dagli attentati terroristici.
A causa di questi fattori si contano nel 2015 a livello mondiale 65,3 milioni di migranti forzati,  di cui 21,3 milioni di rifugiati  (16,1 milioni sotto il mandato dell’UNHCR), 40,8 milioni di sfollati interni  e 3,2 milioni di richiedenti asilo , il più alto numero registrato dalla seconda guerra mondiale.  I dati sono contenuti nel “Rapporto Protezione Internazionale” presentato questa mattina e redatto da Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana,  Cittalia e Sprar con la collaborazione dell’UNHCR.  Solo nel corso del 2015, più di 12,4 milioni  di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case in cerca di protezione; di queste, circa 8,6 milioni sono rimaste all’interno dei confini nazionali, mentre circa 1,8 milioni hanno trovato protezione in altri paesi. I restanti 2 milioni costituiscono i nuovi richiedenti asilo. Ciò significa che in media ogni minuto sono 24 le persone sfollate in tutto il mondo  (contro le 30 del 2014), circa 34 mila al giorno. Il numero totale dei rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR (16,1 milioni) è aumentato per il quinto anno consecutivo, soprattutto per il perdurare del conflitto in Siria. Il numero complessivo di rifugiati è stato però ridotto grazie al ritorno volontario di circa 201 mila  rifugiati, il reinsediamento
di circa 107 mila  persone e la naturalizzazione  di almeno altre 32 mila . Alla fine del 2015, più della metà dei rifugiati a livello mondiale – il 55% ossia circa 8,8 milioni di persone – risiedeva  in Europa o in un paese dell’Africa sub-sahariana. In particolare: la regione sub-sahariana  ha ospitato 4,4 milioni di rifugiati; l’Europa  ha accolto un numero di poco inferiore al precedente (4,4 milioni, con un incremento di 1,3 milioni rispetto all’anno precedente); la regione dell’Asia e del Pacifico  ha ospitato 3,8 milioni di rifugiati; il Medio Oriente e il Nord Africa  hanno accolto 2,7 milioni di rifugiati; infine, la regione delle Americhe  ha ospitato la quota più bassa, pari a 746 mila rifugiati.
 
 

Papa Francesco ai vescovi Usa: creare “cultura dell’incontro”

Città de Vaticano - La Chiesa americana, durante la sua storia, “ha accolto e integrato nuove ondate di immigrati. Nella ricca varietà delle loro lingue e tradizioni culturali, essi hanno forgiato il volto mutevole della Chiesa americana”. A dirlo è stato ieri sera, in un video messaggio all’Assemblea della Conferenza Episcopale degli stati Uniti, Papa Francesco. Parlando ai presuli riuniti a Baltimora fino a domani il pontefice ha sottolineato che la vera sfida oggi è quella di “creare una cultura dell’incontro, che incoraggi gli individui e i gruppi a condividere la ricchezza delle loro tradizioni ed esperienze, ad abbattere muri e a costruire ponti. La Chiesa in America, come altrove, è chiamata a ‘uscire’ dal suo ambiente sicuro e a essere un fermento di comunione. Comunione tra noi, con gli altri cristiani e con tutti coloro che cercano un futuro di speranza. Dobbiamo diventare – sottolinea il Papa – sempre più pienamente una comunità di discepoli missionari, colmi di amore per il Signore Gesù e di entusiasmo per la diffusione del Vangelo. La comunità cristiana deve essere segno e profezia del piano di Dio per l’intera famiglia umana. Siamo chiamati a essere portatori di buone notizie per una società attanagliata da sconcertanti cambiamenti sociali, culturali e spirituali e da una crescente polarizzazione”.
 

Ancora tragedie in mare: morti e decine di dispersi

Milano - Tre naufragi in 24 ore. Sei corpi senza vita recuperati, quasi mille persone salvate e decine di dispersi. Il bilancio che arriva dal canale di Sicilia, ancora una volta, è drammatico. Dieci operazioni di salvataggio in poche ore, di cui tre naufragi. I soccorritori hanno ancora negli occhi le facce di quei bimbi, di quelle donne e di quegli uomini aggrappati a quel che resta dei gommoni ormai affondati. È notte. Il buio e il maltempo nascondono i corpi in mare. C’è burrasca. Una petroliera si accorge che fra le onde c’è un gommone o quel che resta di qualcosa che poteva galleggiare. Si avvicina. Ci sono persone in acqua. Lancia l’allarme e nel frattempo mette in salvo 15 persone. Nello stesso momento, in un’altra zona del Canale di Sicilia un altro gommone è colato a picco. La nave Aquarius dell’Ong italo- tedesca Sos Mediterranee riesce a salvare 114 naufraghi. Sul gommone ormai completamente sgonfio, sono stati trovati cinque cadaveri. Una sesta persona è stata vista sparire risucchiata dalle acque. Altri 100 migranti sarebbero dispersi nel terzo naufragio al largo delle coste libiche, secondo la Ong tedesca Jugend Rettet, con una nave di soccorso nell’area impegnata nelle ricerche di superstiti. Il numero delle vittime potrebbe aumentare di ora in ora. «Dopo aver risposto alla chiamata della Guardia costiera, siamo arrivati sul luogo del naufragio alle due del pomeriggio – racconta Mathias Menge, coordinatore della squadra di ricerca e soccorso dei Sos Mediterranee – e subito abbiamo iniziato a distribuire i giubbotti di salvataggio e altri dispositivi di galleggiamento. Più tardi i sopravvissuti ci hanno detto che il loro gommone era partito dalla Libia alle 2 del mattino e dopo due ore aveva iniziato a imbarcare acqua. Quando la Aquarius è arrivata, la loro imbarcazione stava cominciando a sgonfiarsi. Abbiamo fatto tutto il possibile, ma purtroppo sei persone hanno perso la vita in questa tragedia». All’arrivo della Aquarius i passeggeri dell’imbarcazione hanno cominciato a lanciarsi in acqua. Tra i naufraghi messi in salvo anche 24 minori, tra cui tre bambini sotto i 5 anni, e 8 donne. Un bambino, all’incirca di 10 anni e proveniente dal Camerun, era in acqua a testa in giù, privo di sensi per aver inalato carburante e bevuto acqua di mare. «Per fortuna è stato soccorso in tempo e portato a bordo per le cure mediche urgenti» racconta Sarah Giles, medico di Msf a bordo dell’Aquarius. All’arrivo sul ponte della nave molte persone erano traumatizzate, coperte di benzina e in lacrime. Molti dei sopravvissuti sono stati trattati per ipotermia, inalazione di carburante e gravi ustioni da benzina. Dal Viminale, intanto, c’è l’aggiornamento sul numero degli arrivi di quest’anno. Un numero aumentato, naturalmente, in quanto l’Italia, ormai da diversi mesi (esattamente dallo scorso 21 marzo, da quando è stato siglato cioè l’accordo Ue-Turchia) è l’unica porta aperta del Mediterraneo. Da qui e solo da qui si passa infatti per approdare in Europa. I migranti sbarcati sulle coste italiane dall’1 gennaio a oggi sono 166.686, il 16,09% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (143.581). Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, i migranti accolti attualmente sono 175.770, a fronte dei 103.792 e dei 66.066 di due anni fa: nel dettaglio, 137.347 sono nelle strutture temporanee, 13.888 nei centri di prima accoglienza e 1.474 negli hotspot mentre 23.061 occupano (al 31 ottobre) posti Sprar – Sistema protezione rifugiati richiedenti asilo. La regione che ne ospita di più e la Lombardia (13%) davanti a Lazio (9%), Piemonte (8%), Veneto (8%), Campania (8%), Sicilia (8%), Emilia Romagna (7%), Toscana (7%) e Puglia (7%). Raddoppiati inoltre i minori stranieri non accompagnati. Nel 2016 sono sbarcati 22.772 minorenni soli, contro i 12.360 dell’anno passato e i 13.026 di due anni fa (Daniela Fassini - Avvenire)
 
 

Paesi Bassi: dalla Chiesa olandese un opuscolo al Papa con le iniziative di solidarietà verso i rifugiati

Paesi Bassi - Un “opuscolo sulla solidarietà vissuta con i rifugiati e gli stranieri nei Paesi Bassi” è stato consegnato oggi a Papa Francesco dal cardinale di Utrecht Willem Eijk a nome di tutta la Chiesa olandese. Settantadue pagine per raccontare che cosa i cattolici olandesi, spesso in collaborazione con altre persone “di buona volontà”, hanno fatto nell’anno della misericordia. “È importante che i cristiani non gettino la spugna e non costruiscano una recinzione nel proprio cuore, nemmeno quando il gran numero di rifugiati genera scoraggiamento o ansia”, scrive nella prefazione il vescovo di Rotterdam e presidente della Conferenza episcopale Mons. Hans Van den Hende. L’opuscolo spiega, diocesi per diocesi, le attività esistenti: dall’accoglienza ai pasti, dalla raccolta fondi alle attività sportive o per le donne, dai corsi di lingua all’aiuto per chi cerca lavoro o l’assistenza per il rimpatrio: “Il libro non vuole essere una vetrina della misericordia, ma dare testimonianza e incoraggiamento”, scrive il vescovo. A volte sono realtà più strutturate, altre sono iniziative sporadiche o i volontari di una parrocchia, come a Frederiksoord, che forniscono lezioni di lingua, mettono le biciclette a disposizione dei rifugiati, s’impegnano per mantenere contatti sociali con loro, coinvolgendoli nelle “attività speciali” organizzate dalla parrocchia. La brochure sarà inviata a tutte le comunità perché sia di ispirazione e incoraggiamento per continuare il lavoro.
 

Svizzera: costituita la Presidenza nazionale delle Acli

Zurigo - Dopo il Congresso di Lugano dello scorso ottobre, il Consiglio nazionale delle Acli della Svizzera, eletto per il mandato 2016-2020, si è riunito per la prima volta sabato scorso a Zurigo presso la sede centrale delle Acli della Svizzera. Il nuovo presidente nazionale, Giuseppe Rauseo, nel salutare i presenti e soprattutto i molti nuovi membri del Consiglio segno di un sostanziale ricambio generazionale, ha delineato gli assi di impegno del movimento per il 2017 e proposto le linee essenziali per il programma del quadriennio. Si intende costruire un modello organizzativo compatibile – ha spiegato - con un impegno volontario, dove i compiti siano suddivisi sulla scorta delle competenze e delle predisposizioni di ognuno dei membri del Consiglio nazionale, rilanciare il lavoro di sistema tra il movimento e i suoi servizi con l’istituzione di un Comitato nazionale dei servizi e la pianificazione di momenti formativi destinati ai dirigenti nazionali e regionali e agli operatori dei servizi, rafforzare le campagne del tesseramento, accompagnare la nascita di nuovi Circoli, ma anche incentivare la partecipazione alla vita sociale e politica rinnovando l’attenzione ed il servizio verso le fasce emarginate della popolazione e tutti coloro che si trovano nel bisogno.
“Siamo consapevoli – ha aggiunto il presidente - di essere portatori di una grande tradizione da difendere ma anche di avere grandi risorse umane e tutti gli strumenti necessari per proporre progetti innovativi. La nostra vera sfida è proprio questa: riuscire a mantenere inalterati i principi e i valori da cui sono nate le Acli, ma adeguando le modalità di intervento alle esigenze del nostro presente e cercando di essere pronti per il futuro”.
 

Prato: al via il primo master universitario per l’accoglienza ai migranti

Prato - Se l'immigrazione va governata con l'anima ma anche con la testa, se al buon sentimento è necessario che si affianchino le giuste professionalità, ben venga e ben ci sta allora anche un master universitario sull'accoglienza ai migranti, per formare figure in grado di operare a sostegno dei richiedenti asilo. Undicimila oggi in Toscana. A Prato hanno iniziato a riflettere sei mesi fa e quel master, primo in Italia nel suo genere, è già realtà. "Un percorso importante – dice l'assessore all'immigrazione della Regione, Vittorio Bugli -, perché l'accoglienza non è solo questione di trovare alloggi, pasti e gestori. Rincorriamo questo fenomeno e ci mettiamo tante gambe. Invece servirebbe anche tanto sapere. Sessantacinque milioni di persone che fuggono e si spostano nel mondo è qualcosa infatti che cambia la società e se non ci mettiamo la testa rischia di sfuggirci di mano". Il master di Prato in fondo è nato da un riflessione analoga: un corso per prepararsi al dopo, perché quella dei popoli in movimento è questione complessa più che complicata, perché più piani e fragilità si sovrappongono e la terapia va dunque ben calibrata, perché l'immigrazione e le fughe da dove si muore di guerra o di fame nel mondo non possono essere considerate un'emergenza, ma sono un fenomeno che continuerà chissà per quanto tempo, connesso con la società e allo sviluppo. Il master è stato presentato e inaugurato ieri nella sede della Fondazione Santa Rita sulla salita dei Capuccini, con interventi del vescovo, del prefetto, del vicesindaco della città e dell'assessore Bugli appunto. Il corso, due anni e accesso con un ampio ventaglio di lauree di primo livello, è stato pensato a quattro mani dall'Università di Firenze e dalla Fondazione Opera Santa Rita, che a Prato da tempo, attraverso Coop 22, si occupa delle gestione dei richiedenti asilo: un percorso rivolto a chi opera sul campo, "un master nella polvere – sottolineano gli organizzatori – con la gente che lavora", venti iscritti da più parti d'Italia e lezioni settimanali, sul banco ad approfondire temi giuridici e sociologici, a studiare anche nozioni di geopolitica ed antropologiche culturali, pure conoscenze sanitarie e alla fine un tirocinio, presso enti pubblici o no profit che si occupano di accoglienza. Un master sulle norme in continuo movimento, per insegnare che non c'è solo il bianco e nero spesso, che oltre al diritto all'asilo ci sono gli apolidi ad esempio (e tra chi arriva ce ne potrebbero essere), che ci sono le vittime delle tratte e che di stereotipi sono pieni i popoli che accolgono ma anche chi fugge, ammaliato dall'Europa tutta lustrini delle pubblicità e soap opera.
 
 

Agricoltura: in vigore la legge su lavoro nero e sfruttamento

Roma - E’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ed è entrata in vigore il 4 novembre scorso  la legge 29 ottobre 2016, n. 199, che contiene le “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.
 

CGIE sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre

Roma -  Alla vigilia del voto referendario per la riforma costituzionale al quale parteciperanno oltre quattro milioni di cittadini aventi diritto stabilmente residenti o temporaneamente domiciliati all’estero il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero invita i Comites, il mondo associativo, le numerose organizzazioni nazionali presenti all’estero a promuovere la partecipazione al voto perché l’esercizio di questo diritto “è un dovere civico, a vigilare affinché il voto sia garantito a tutti i cittadini aventi diritto” e auspica “la massima trasparenza per garantire pari opportunità e uguaglianza, ricordando nel rispetto dei dettami costituzionali che il voto è libero, segreto, diretto e uguale”.
Il CGIE auspica “un vivo e civile protagonismo dei cittadini italiani all’estero per contribuire a mantenere vivi e saldi i principi, che hanno reso grande la storia del nostro Paese e delle sue istituzioni”.
La data del voto referendario in Italia è il 4 dicembre mentre all’estero è anticipata di due settimane.
Votano all’estero per corrispondenza gli elettori iscritti all’AIRE residenti nei Paesi nei quali le condizioni locali consentono il voto per corrispondenza;  gli elettori temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio o cure mediche che abbiano presentato l’opzione per il voto all’estero entro il 2 novembre 2016, e i loro familiari conviventi, qualora non iscritti all’AIRE.
Si vota per corrispondenza, con le modalità indicate dalla Legge 27 dicembre 2001 n. 459 e dal Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2003 n. 104. In particolare gli Uffici consolari inviano per posta a ciascun elettore un plico contenente: il certificato elettorale (cioè il documento che certifica il diritto di voto); la scheda elettorale; una busta piccola (di norma di colore bianco); una busta di formato più grande, preaffrancata, recante l’indirizzo del competente Ufficio consolare; un foglio informativo.
L’elettore esprime il proprio voto tracciando un segno (ad es. una croce o una barra) sul rettangolo della scheda che contiene le parole SI o NO utilizzando esclusivamente una  penna biro di colore blu o nero; la scheda va inserita nella busta piccola che deve essere accuratamente chiusa e contenere esclusivamente la scheda elettorale; nella busta più grande già affrancata (riportante l’indirizzo dell’Ufficio consolare competente), l’elettore inserisce il tagliando elettorale (dopo averlo staccato dal certificato  elettorale seguendo l’apposita linea tratteggiata) e la busta piccola chiusa, contenente la
scheda votata;  e) la busta già affrancata così confezionata deve essere spedita per posta immediatamente, in  modo che arrivi all’Ufficio consolare entro – e non oltre – le ore 16:00 (ora locale)
del 1° dicembre 2016;  le schede pervenute successivamente al suddetto termine non potranno essere scrutinate e saranno incenerite.
“Si invitano – si legge in una nota del Cgie -  tutti i connazionali, qualora non avessero già provveduto, a voler comunicare tempestivamente ai Consolati e alle Cancellerie Consolari presso le Ambasciate italiane (per posta o per email) il trasferimento della propria residenza. Gli elettori che, alla data del 20 novembre p.v., non avessero ricevuto il plico elettorale, potranno contattare i consolati o le cancellerie consolari presso le Ambasciate italiane per verificare la propria posizione e richiedere - ove ne ricorrano le condizioni - l’emissione di un duplicato.
 
 

Migrantes Umbria: accogliere i migranti per educarci alla carità gratuita

Todi – Nei giorni scorsi a Todi, presso i locali della Curia vescovile, si è tenuto l’incontro degli Uffici Migrantes delle diocesi umbre presieduto da Mons. Benedetto Tuzia, vescovo della Diocesi di Orvieto – Todi e delegato della conferenza Episcopale Umbria per le Migrazioni. Dopo una breve introduzione di Mons. Luigi Filippuci,  delegato regionale Migrantes,  si è passati a presentare le iniziative e le problematicità delle varie diocesi dal punto di vista migratorio.  Per quanto riguarda i rifugiati e i richiedenti asilo tutte le diocesi, tramite la Migrantes o le Caritas Diocesane, hanno accolto i rifugiati e in alcune diocesi si sono creati  anche collegamenti con altri enti e associazioni che operano sul territorio. I cittadini stranieri residenti in Umbria sono 98.618, provenienti da Romania, Albania, Marocco e Macedonia. Due sono attualmente le tipologie migratorie.  Ci sono i migranti degli anni Novanta abbastanza integrati nel tessuto sociale e gli ultimi flussi migratori provenienti da Afghanistan, Gambia, Marocco, Niger, Siria, Eritrea ecc. in attesa di riconoscimento del loro stato giuridico. “Accogliere i migranti – ha sottolineato Mons. Tuzia – è una buona palestra per educare alla carità gratuita e al mondo dei valori. I migranti accolti devono stare in mezzo alla gente, non possono essere isolati ed è importante, nella mediazione culturale e linguistica, farsi aiutare dai migranti di prima generazione che sono da più tempo in Italia,  per evitare fraintendimenti ed incomprensioni”. In tutte le diocesi umbre c’è una buona collaborazione tra i vari uffici di Migrantes, Caritas, Ecumenismo e Dialogo interreligioso, per venire incontro alle opportunità di conoscenza, di dialogo e di rispetto, attraverso “buone prassi quotidiane”, curandone l’aspetto educativo e l’inserimento nel tessuto cittadino. Don Francesco, delegato diocesano di Città di Castello, ha presentato l’iniziativa promossa dal suo vescovo, il quale ha invitato le varie comunità parrocchiali ad accogliere i nuovi migranti, ogni domenica, in una parrocchia. La Migrantes di Foligno, in collaborazione con il Progetto Cittadini del Mondo promuove informazione,  integrazione ed accompagnamento di tradizioni e culture  in ambito parrocchiale e presso le scuole,  per facilitare una accoglienza sempre più mirata a costruire ponti di dialogo, piuttosto che muri che respingono le persone. Nella Diocesi di Orvieto – Todi si sta aprendo una casa di accoglienza per minori che si spera di rendere operativa entro il 17 gennaio, in occasione della giornata mondiale delle migrazioni. A Perugia si celebra ogni anno la Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato in collaborazione con le ACLI.  I delegati diocesani hanno posto una particolare attenzione su due problematiche: gli oratori parrocchiali siano sempre più luoghi aperti e presidi sul territorio, favorendo l’educazione e l’istruzione dal punto di vista scolastico e catechetico anche per gli immigrati;  particolare considerazione verso gli artigiani e piccoli imprenditori che operano sul territorio per un lavoro che dia sempre più sicurezza alle persone e alle famiglie. 
 
 

L’accoglienza libera dalla paura

Bologna - Fatti come quelli successi nel ferrarese qualche settimana fa (paesi che hanno rifiutato gli immigrati loro assegnati) addolorano e un po’ indignano, purtroppo credo siano semplicemente la punta di un iceberg che da tempo si sta formando sotto la superficie della civiltà occidentale. Scriveva Ernesto Balducci: “L’Europa è costretta a confrontarsi finalmente con l’altro, e non più con il piglio dell’aggressività, non più con la tracotanza sacra o laica dei conquistadores del ‘500, ma in atteggiamento di rispetto e di attesa, nella convinzione che il futuro dell’umanità passa attraverso l’accoglimento di doni che culture sommerse o rimosse sono in grado di portare al destino comune del genere umano”. E’ vero che non siamo molto organizzati, probabilmente tra le varie parti in gioco ci vorrebbe più comunicazione e una riflessione congiunta per affrontare questa novità culturale, è vero che molti non credono sia possibile un percorso di integrazione, ma la vera questione è che l’Europa è abituata da qualche secolo a pensarsi come la vera civiltà chiamata a esportare la sua cultura attraverso la modalità coloniale, espressione della sua autoreferenzialità. Questo confronto con l’Altro portatoci da queste immigrazioni epocali ci costringe a vedere il monologo culturale occidentale. Gli altri non sono più volti, non sono più storie, ma anonimamente “stranieri”, “migranti”, “profughi”. La cosificazione del soggetto è un meccanismo che crea una progressiva distanza dall’umano liberandoci dal pericolo di far sorgere dentro di noi la naturale empatia. La lettura che dovremmo fare è un’altra. Queste persone che stanno fuggendo da guerre, persecuzioni e fame, non sono forse la possibilità di recuperare la nostra vera umanità che, libera dalla paura, può trasformarsi in opportunità di crescita affinché il nostro mondo non muoia di asfissia e narcisismo? Chi si guarda troppo sulla superficie dello stagno prima o poi ci casca dentro. Stiamo rischiando di perdere la capacità relazionale che ci rende veramente umani, queste persone sono lo specchio che ci ricorda la nostra umanità. Sotto la cenere però sono convinto siano presenti i talenti dell’intercambio, del confronto culturale che hanno costruito la nostra storia italiana. Si tratta di insistere e non desistere affinché riaffiorino. Tutte le agenzie educative come le famiglie, le scuole, le parrocchie, gli enti pubblici, dovrebbero sedersi assieme ai cittadini attorno a un tavolo e approfondire queste tematiche, soprattutto per verificare se le nostre scelte di oggi, a volte dettate dall’istinto, conducono ad una umanizzazione della società e dei nostri giovani oppure se nel lungo tempo ammalano il mondo dei nostri figli per la nostra eredità inquinata poco lungimirante. La condivisione di oggi ci libera dalla paura di domani. (Massimo Ruggiano - Vicario Episcopale per la Carità- Bologna)
 

Salvataggi in mare: oltre 1.500 migranti soccorsi

Roma - Sono oltre 1.500 i migranti soccorsi nell’ultimo fine settimana. Malgrado il freddo e il maltempo non si fermano le partenze dalla costa della Libia. Ma non è solo il Canale di Sicilia ad essere preso d’assalto dalle rotte dei trafficanti. Ieri la Guardia costiera italiana ha effettuato anche due soccorsi nel mar Egeo, di fronte all’isola greca di Chios. Una motovedetta della Guardia costiera di Reggio Calabria ha salvato una ventina di persone, nel corso di due distinte operazioni. In particolare, 10 migranti (9 uomini e una donna) di nazionalità afgana sono stati soccorsi mentre si trovavano a bordo di un piccolo gommone, mentre otto siriani a bordo di una imbarcazione in vetroresina sono stati tratti in salvo domenica. L’Operazione Poseidon 2016 è iniziata a giugno di quest’anno e prevede, nel periodo 1 novembre-31 dicembre, l’impiego di una motovedetta della Guardia costiera italiana a supporto di quella greca.
 

Minori stranieri: in Sicilia accordo modello per accoglienza

Palermo - Accompagnare i ragazzi stranieri che approdano da soli a Palermo in un percorso di formazione e inserimento, sottraendoli al rischio di finire nelle "mani sbagliate" o addirittura scomparire, come denunciano le statistiche delle ong. A Palermo e provincia i minori stranieri non accompagnati vengono presi in carico da tutte le istituzioni competenti, ciascuna secondo il proprio ruolo, con l’obiettivo di avviare progetti individualizzati con un piano di istruzione e formazione, istituire un elenco di tutori volontari che curino i bisogni specifici dei ragazzi, risolvere le criticità e i tempi lunghi legati all’identificazione e alla richiesta di protezione internazionale o di permesso di
soggiorno. Sono i contenuti di un protocollo d’intesa sottoscritto in prefettura a Palermo, dai soggetti istituzionali coinvolti, tra cui il Comune, il Tribunale civile e il Tribunale per i minori, la Procura minorile, Questura, Asp, Università, Ufficio scolastico regionale e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune, alla presenza del prefetto Antonella De Miro e del ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Si tratta di un unicum in Italia, che potrà servire come paradigma in altre zone del Paese. Pensiamo di aver piantato il seme giusto per affrontare il problema dei minori stranieri non accompagnati», afferma Alfano. I minori stranieri non accompagnati giunti in città con le navi di soccorso sono triplicati, passando da 500 nel 2015 a 1.500 nel 2016. «Accogliere nella maniera giusta non è un fatto di buonismo, ma il modo per garantire la sicurezza nel nostro Paese, non facendo di questi ragazzi dei disadattati, non alimentando il germe dell’esasperazione», ha sottolineato il ministro. (Alessandra Turrisi – Avvenire)