Primo Piano

UNHCR: 3,7 milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola

Ginevra - “Mettiamocelo in testa. Solo con l’istruzione un bambino rifugiato ricomincia a scrivere la sua vita”. È questo il titolo della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). La campagna si rivolge ai cittadini, alle istituzioni e ai media con l’obiettivo di accendere i riflettori sull’importanza cruciale dell’istruzione per la sopravvivenza e il futuro di milioni di bambini rifugiati e per raccogliere fondi per contribuire a dare un’istruzione a 1 milione di bambini rifugiati in 12 paesi, tra cui la Siria e il Kenya. Da ieri, 21 novembre all’11 dicembre si potrà sostenere la campagna di UNHCR inviando un sms al 45516.
Come emerge dal rapporto dell’UNHCR “Missing Out”, al mondo ci sono circa 3,7 milioni di bambini rifugiati che non hanno la possibilità di andare a scuola. Fra essi, sono circa 1 milione e 750 mila i bambini rifugiati che non frequentano la scuola primaria. Dal 2011 vi è stato un aumento costante della popolazione di rifugiati in età scolare e solamente nel 2014 è cresciuta del 30 per cento. Per i rifugiati, infatti, la probabilità di non poter frequentare la scuola è cinque volte superiore alla media globale, dice l’UNHCR: solo il 50 per cento dei bambini rifugiati ha accesso all'istruzione primaria, rispetto a una media globale di oltre il 90 per cento. E quando questi bambini crescono, il divario diventa un baratro: solo il 22 per cento degli adolescenti rifugiati frequenta la scuola secondaria rispetto a una media globale del 84 per cento. Riguardo all’istruzione superiore, solo l'uno per cento dei rifugiati frequenta l'università, a fronte di una media globale del 34 per cento. “Per l’UNHCR l’istruzione è una priorità assoluta. Per la sopravvivenza di un bambino la scuola non è meno importante di una tenda dove dormire, del cibo o delle cure mediche”, commenta Carlotta Sami, portavoce dell’Agenzia Onu per il Sud Europa: “la scuola infatti è un luogo protetto, che mette al riparo i bambini dalla violenza e dal rischio di subire abusi, o da matrimoni e gravidanze precoci.  Dare istruzione a un bambino rifugiato significa offrirgli una opportunità per socializzare e superare il trauma della guerra. La scuola salva la vita dei bambini, offre loro le risorse per crearsi un futuro migliore e contribuisce a costruire un mondo senza guerra. Ma per realizzare il nostro obiettivo di garantire istruzione primaria a 1 milione di bambini abbiamo bisogno del sostegno di tutti” conclude Sami. E se garantire l’accesso all’istruzione è fondamentale per i bambini rifugiati, dall’altro lato è altrettanto importante che i giovani italiani abbiano una corretta conoscenza dell’asilo e delle condizioni di vita dei rifugiati in Italia. Per questa ragione, parte dei fondi raccolti con la campagna saranno utilizzati per attività di sensibilizzazione e informazione. La campagna è iniziata ieri con un evento performance con l’istallazione, nella cornice del Teatro Quirinetta di Roma, de ‘La scuola interrotta’, che riproduce l’istantanea di un’aula distrutta e abbandonata durante una lezione a causa della guerra. Un insieme di contributi video, alternati alla voce di Emanuela Rossi e all’interpretazione di Nancy Brilli, Nicole Grimaudo, raccontano le testimonianze e i ricordi di chi è fuggito dall’orrore della guerra. Inoltre, il mondo del calcio ha aderito alla campagna a cui dedicherà la giornata di campionato del 26 e 27 novembre. Sono in programma delle iniziative di visibilità in tutti gli stadi italiani di Serie  A, appelli di raccolta fondi degli allenatori. Sosterranno la campagna anche 4 ex calciatori del calibro di Luca Toni, Gianluca Vialli, Beppe Bergomi e Demetrio Albertini. 
 

“Obolo di San Pietro”: da oggi il nuovo sito

Città del Vaticano - Un nuovo sito web per la carità del Papa. Da oggi, 21 novembre, è on line il portale dell’Obolo di San Pietro, raggiungibile su www.obolodisanpietro.va.
Alla colletta che tradizionalmente si svolge in tutto il mondo cattolico in concomitanza della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e rappresenta l’aiuto economico che i fedeli offrono al Papa per le necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi si aggiunge ora la possibilità di una più estesa partecipazione.
Oggi l’antica iniziativa di solidarietà sbarca su internet, attraverso un sito dedicato e completamente nuovo, disponibile da subito in italiano, inglese e spagnolo. Il portale sarà aggiornato con immagini e parole di Papa Francesco e presto sarà tradotto in altre lingue. Nato per volontà della Santa Sede, il sito è il frutto di una importante sinergia tra Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Segreteria per la Comunicazione e Istituto per le Opere di Religione, informa una nota della Segreteria di Stato e diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Oltre ai contenuti, grande accuratezza è stata rivolta alla cura tecnica e alla navigabilità del sito, rivolto ai fedeli di tutto il mondo, che potranno così approfondire i significati del loro gesto e offrire, anche on line, il loro apporto concreto alle opere di misericordia, di carità cristiana, di pace e di aiuto alla Santa Sede.
 

Il lavoro che vogliamo: al via il cammino verso la Settimana Sociale dei Cattolici in Italia

Roma - “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale” è il tema della prossima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017. Tre gli obiettivi principali che si prefigge il Comitato scientifico e organizzatore dell’evento: denunciare le situazioni di sfruttamento, illegalità, insicurezza, disoccupazione – specie al Sud e tra i giovani – e le problematiche legate al mondo dei migranti, dando voce alle storie dei lavoratori e delle lavoratrici; far conoscere le buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione; costruire alcune proposte da presentare sul piano istituzionale, per superare le difficoltà di accesso al lavoro e assicurarne condizioni dignitose.
Il cammino di preparazione all’evento di Cagliari prende ufficialmente il via con una lettera inviata dal Presidente del Comitato, l’Arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, a tutte le diocesi italiane. Quattro le tappe che segneranno questo itinerario: il  VI° Festival di dottrina sociale della Chiesa (Verona, 24-27 novembre 2016); il Convegno “Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?” (Napoli, 8-9 febbraio 2017); il Seminario Nazionale dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della CEI (Firenze, 23-25 febbraio 2017) e il Convegno Nazionale di Retinopera, Il senso del lavoro oggi. Famiglia, giovani, generazioni a confronto sul presente e sul futuro del lavoro (Roma, 13 maggio 2017).
 

Migrazioni climatiche: la nuova emergenza epocale

Roma - Secondo la ricerca CeSpi “Migrazioni e cambiamento climatico” (2015), negli anni che vanno dal 2008 al 2014 quasi 160 milioni di persone sono state costrette a migrare dal loro Paese per l’effetto di calamità e disastri ambientali generati dai profondi mutamenti del clima e a muoversi verso altre regioni o addirittura verso continenti diversi. L’emergenza climatica e lo stretto legame con gli esodi forzati di popolazioni, non più soltanto dal Sud verso il Nord del Mondo, impone alla politica di fissare in agenda il tema prioritario della soluzione degli scompensi ambientali per scongiurare nuovi disastri sociali, politici ed ecologici e programmare un’efficiente politica di accoglienza.
A fare il punto sullo stato delle cose in materia di flussi migratori per cause climatiche, raccogliere idee e proposte per una efficace azione politica orientata alla sostenibilità sarà “The Path”, la Conferenza internazionale dedicata al fenomeno delle Migrazioni causate dai cambiamenti climatici. La prima tappa, si svolgerà in Vaticano nell’aula magna Benedetto XVI della Pontificia Università Lateranense l’1 e 2 Dicembre 2016 e sarà un ulteriore momento di riflessione e confronto all’indomani di COP 22 sui cambiamenti climatici - Marrakech 2016. “The Path” prende spunto dall’Enciclica “Laudato Sì” di papa Francesco e focalizza l’attenzione sul problema dell’accoglienza in Italia ed in Europa di uomini, donne e bambini che fuggono da situazioni ambientali insostenibili. “…oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.”
La Conferenza sarà aperta dal Rettore della Pontificia Università Lateranense, mons. Enrico dal Covolo e vedrà la partecipazione, fra gli altri,  del card. Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Andrea Orlando Ministro della Giustizia, Izzeddin Elzir, Presidente dell’Ucoii. Al Convegno parteciperanno anche i Sindaci che sono impegnati in prima linea sul fronte dell’accoglienza Giusi Maria Nicolini Sindaco di Lampedusa, Matteo Biffoni Sindaco di Prato e delegato Anci all'Immigrazione ed alle politiche per l'integrazione, nonché Rossella Muroni, Presidente di Legambiente, e Giuseppe Notarstefano Vicepresidente Nazionale di Azione Cattolica Italiana. I lavori saranno moderati da Gad Lerner e Luca Pagliari.
 
 

Papa Francesco: i tre temi delle prossime GMG

Città del Vaticano - “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” (Lc 1,49); “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30) e “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Questi i temi scelti da Papa Francesco per il percorso triennale delle Giornate Mondiali della Gioventù, che culminerà nella celebrazione internazionale dell’evento, in programma a Panama per il 2019. Il cammino spirituale indicato dal Pontefice, informa una nota della Sala Stampa della Santa Sede - prosegue con coerenza la riflessione avviata con le ultime tre Giornate Mondiali della Gioventù (2014-16), incentrate sulle Beatitudini. “Come sappiamo, Maria è colei che tutte le generazioni chiameranno beata (cfr. Lc 1, 49). Nel discorso preparato per l’incontro con i volontari della GMG di Cracovia, Papa Francesco illustrava gli atteggiamenti della Madre di Gesù indicandola come modello da imitare. Poi, parlando a braccio in quell’occasione, ha invitato i giovani a far memoria del passato, avere coraggio nel presente e avere/essere speranza per il futuro”, si legge nella nota. I tre temi scelti dal papa mirano a dare “all’itinerario spirituale” delle prossime GMG una “forte connotazione mariana”, richiamando al tempo stesso l’immagine di una gioventù in cammino tra passato (2017), presente (2018) e futuro (2019), animata dalle tre virtù teologali: fede, carità e speranza. (R.I.)
 

Piccoli rifugiati salvano asilo ed elementari

Milano - Asilo e scuola elementare salvi grazie ai bimbi dei rifugiati. Succede a Bore, un piccolo comune sull’Appennino parmense. Poco più di 750 abitanti perlopiù anziani come in ormai in molte località montane. Qui il sindaco Fausto Ralli (Lista civica) ha stretto un patto con il nuovo Prefetto di Parma: ok all’accoglienza, ma solo di famiglie con bambini in età scolare. Il patto ha funzionato: ad agosto 2015 sono arrivate i primi due nuclei. Padre e madre con tre figli al seguito, dalla Nigeria. Alcuni mesi dopo, una terza famiglia curda con due figli. Tutti piccoli e in età scolare. Grazie a loro, l’anno scorso, si è potuta formare una classe dell’asilo nido, scongiurandone la chiusura. Quest’anno, è accaduto lo stesso con la scuola elementare. Il piccolo Enchwy Destiny, nigeriano, è l’unico studente della classe prima. In questo modo si è garantita la continuità della struttura pubblica. «Grazie a loro, l’anno scorso siamo riusciti a formare una classe e a salvare la scuola dell’infanzia e quest’anno, è accaduto lo stesso con la scuola elementare. In questo modo abbiamo salvato il servizio pubblico e risolto un problema per i nostri cittadini» racconta il sindaco del comune parmense. Il rischio, per i bambini di Bore senza l’arrivo dei rifugiati, era la migrazione quotidiana nelle strutture pubbliche più vicine: che, tradotto in chilometri, voleva dire almeno 25 per la scuola dell’infanzia e 15, a Vernasca, nel Piacentino, per quella elementare.
A Bore l’accoglienza dei rifugiati si è tradotta in risorsa per il territorio. Ma non è stato facile. Ci sono voluti diversi incontri con i cittadini. Ma anche una buona dose di determinazione. «In quel periodo ho ricevuto alcune lettere anonime di minacce personali, pesantissime – aggiunge il sindaco – poi però per fortuna la cosa si è spenta». «Se si evita di caricare i migranti su pullman, si lavora con i cittadini e la prefettura si ottiene un buon inserimento e l’accoglienza va a beneficio della comunità, come è successo da noi» svela la formula magica dell’integrazione, il primo cittadino Ralli, riferendosi, senza pochi giri di parole, alla vicenda tanto discussa del comune di Gorino, a Ferrara dove, invece, 12 donne nordafricane sono state rifiutate.
Nella piccola località montana, le tre famiglie di rifugiati vivono in appartamenti di proprietà del Comune. Le madri si occupano dei figli, i padri partecipano attivamente alla vita della comunità.
«Collaborano anche con il Comune, con attività di giardinaggio e di pulizia delle strade – aggiunge Ralli – alcuni hanno anche dimostrato di avere particolari abilità in falegnameria, sono assolutamente inseriti, hanno socializzato e vanno al bar».
Anche qualche chilometro più in là, sempre nel Parmense, non mancano belle storie di accoglienza ed integrazione. A Berceto, non lontano dal Passo della Cisa, alcuni rifugiati, oltre a spazzare la neve e a pulire le strade, aiutano anche i molti anziani rimasti soli in Paese. Un modo per ricambiare, spiegano i migranti, chi ha aperto la propria casa, ma anche il proprio cuore. (Daniela Fassini – Avvenire)
 

Papa Francesco: presentata la lettera apostolica “Misericordia et misera”

Città del Vaticano - Concluso il Giubileo “è tempo di guardare avanti e di comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza della misericordia divina”. E “le nostre comunità potranno rimanere vive e dinamiche nell’opera di nuova evangelizzazione nella misura in cui la ‘conversione pastorale’ che siamo chiamati a vivere sarà plasmata quotidianamente dalla forza rinnovatrice della misericordia”. È questa l’esortazione di Papa Francesco a tutto il popolo cristiano con la Lettera Apostolica “Misericordia et misera” firmata ieri dal pontefice al termine dell’Anno Giubilare e presentata questa mattina. Una lettera con la quale Bergoglio stabilisce la Giornata mondiale dei poveri da celebrare la 33ma domenica del tempo ordinario. Nella lettera il pontefice esorta a riscoprire la “gioia” suscitata dalla misericordia e dal perdono, specialmente oggi quando siamo immersi “in una cultura spesso dominata dalla tecnica” e “sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani”. Di qui l’urgenza di avere “testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali”. Il Pontefice invita tutti a “celebrare la misericordia”. Papa Francesco ricorda, nella lettera ricca di suggerimenti, che questo Anno giubilare “ci ha immesso nella via della carità che siamo chiamati a percorrere ogni giorno con fedeltà e gioia”, perché “voler essere vicini a Cristo esige di farsi prossimo verso i fratelli, perché niente è più gradito al Padre se non un segno concreto di misericordia”. E confessa che durante l’Anno Santo, “specialmente nei ‘venerdì della misericordia’”, ha “potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo”, anche se “spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa”. Di qui l’invito di “dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia”, che si occupino delle popolazioni che ancora oggi “soffrono la fame e la sete”, o delle “masse di persone continuano a migrare da un Paese all’altro in cerca di cibo, lavoro, casa e pace”. Perché “la cultura dell’individualismo esasperato, soprattutto in occidente, porta a smarrire il senso di solidarietà e di responsabilità verso gli altri”.
 

Messico: XII Carovana delle madri alla ricerca dei loro figli scomparsi mentre emigravano

Cuahutemoc – Sono una cinquantina le madri dei giovani migranti scomparsi che danno vita all’edizione 2016 di quella che ormai è nota come la "Carovana delle Madri". La Carovana è partita nei giorni scorso da La Mesilla, Ciudad Cuahutemoc, città al centro dello stato messicano di Chihuahua, che viene considerata la porta di accesso alla regione della Sierra Tarahumara. Da qui la Carovana percorrerà 11 stati e 30 località. L’iniziativa, che compie 12 anni, sempre nel segno della speranza e della testimonianza, quest’anno ha scelto come slogan “Buscamos vida en caminos de muerte” (Cerchiamo la vita per le strade della morte) ed è in memoria di Berta Caceres, ambientalista honduregna assassinata il 3 marzo scorso.
Il percorso completo della Carovana quest’anno – riferisce l’agenzia Fides -  si potrà seguire anche su internet, grazie alla collaborazione del Movimento Migrante Mesoamericano che sostiene l'iniziativa. La conclusione il 3 dicembre, quando la Carovana arriverà a Ciudad Hidalgo, nel Chiapas, dove si svolgerà una cerimonia lungo il fiume, a Tapa Chula. Fra le principali città che toccherà la carovana ci sono Comitan, San Cristobal, Villahermosa, Cordoba-Veracruz, San Luis Potosi, Ciudad de Mexico e Puebla.
Parte della carovana è partita il 10 novembre e ha già percorso qualche paese del CentroAmerica, come Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, ma il tratto dentro il Messico è quello decisivo. Proprio per questo si vuole sottolineare che l'ingresso in Messico avviene su tutta la frontiera, ed è qui che i migranti in transito vengono presi di mira da trafficanti di persone, reti criminali, gruppi di “coyotes”, ecc. Lo scopo della Carovana è attirare l’attenzione dei media nazionali ed internazionali per dare voce alle madri che formano questa carovana di denuncia e di ricerca dei loro figli, contattati l'ultima volta in qualche parte del territorio messicano.
 

Padova: un incontro sui “nuovi italiani”

Padova – Si svolgerà domani, 22 novembre, il secondo dei quattro incontri per dare voce a chi quotidianamente affronta e dà risposte concrete a problemi quali povertà, immigrazione, violenza di genere e disabilità. Dare voce al bene che c’è tra noi è infatti, il filo conduttore del ciclo di incontri culturali “Nuove sfide e nuove risposte: i testimoni” che ha preso il via martedì 15 novembre nella Sala dello Studio Teologico del Santo. Domani,  22 novembre, secondo incontro, con il medico e politico pakistano Paul Jacob Bhatti e il sindacalista senegalese della Cisl Abdoulaye Laity Fall che saranno protagonisti con il docente universitario Stefano Allievi della serata sui nuovi italiani. Il ciclo di incontri è organizzato in sinergia da Basilica di Sant’Antonio, Basilica di Santa Giustina e da “Corsia del Santo - Placido Cortese”.
 

Associazione 21 luglio: in Italia quasi 20.000 minori rom vivono in emergenza abitativa e in condizioni di povertà assoluta

Roma - Nella Giornata dedicata alla tutela e alla salvaguardia del benessere del bambino, Associazione 21 luglio denuncia la condizione di povertà assoluta e marginalità sociale dei circa 20.000 minori rom che in Italia vivono in emergenza abitativa all’interno di baraccopoli formali e informali. Per celebrare questa giornata ripartendo dall’infanzia che vive nella morsa del disagio e della povertà, il 21 novembre presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio a partire dalle 17.30, Associazione 21 luglio organizzerà il convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto” e presenterà il nuovo report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa nella città di Roma”. Per questi minori, i “figli delle baraccopoli”, l’aspettativa di vita media è di circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione, denuncia l’associazione:  “dalla nascita sono esposti al rischio di malnutrizione e malattie infettive quali scabbia e tubercolosi, oltre che di infezioni virali, micotiche e veneree. Tra gli adolescenti si registra un’elevata diffusione delle cosiddette “patologie da ghetto”, come ansia e depressione, e un consumo considerevole di alcool e stupefacenti. L’accesso all’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, è limitato e incostante. Nonostante nell’articolo 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’istruzione primaria gratuita sia riconosciuta come un diritto fondamentale di tutti i bambini, in Italia in un caso su 5 i minori che oggi vivono in un insediamento non inizieranno mai il percorso scolastico; solo nell’1% dei casi avranno la possibilità di frequentare le scuole superiori e le probabilità di accedere ad un percorso universitario sono ridotte a zero”.
Nonostante l’Italia abbia ratificato nel 1991 la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fino ad ora “non sono state applicate politiche nazionali e locali capaci di offrire una risposta adeguata a questa condizione allarmante”, spiega l’associazione  che ribadisce come “il primo passo necessario per restituire i diritti fino ad oggi negati a questi 20.000 minori, sia quello di individuare percorsi inclusivi di uscita e di superamento delle baraccopoli. La questione abitativa è infatti alla radice del disagio: finché questi minori cresceranno tra cumuli di rifiuti in condizioni igienico-sanitarie allarmanti, nelle periferie estreme delle città e lontani dai servizi, privati degli spazi idonei per lo studio e per il gioco, sarà impossibile costruire per loro un nuovo futuro fondato sui diritti e su una piena cittadinanza”.
 
 
 

Una comunicazione ricca di valori

Glasgow - A Glasgow, vescovi ed esperti della comunicazione della Chiesa in Europa si sono riuniti per discutere le sfide e le opportunità legate a una comunicazione che si vuole anche “ricca” di valori. In un tempo segnato da un forte individualismo, dove la persona, i suoi desideri e le sue emozioni, diventano la misura di ogni decisione e comunicazione,  la testimonianza, personale e coerente delle proprie convinzioni, sembra essere il mezzo più importante ed efficace per dire chi siamo e in cosa crediamo. Nella comunicazione ecclesiale, la testimonianza è, di fatto, il primo valore con il quale la chiesa può e deve comunicare. Attraverso il contributo di due esperti, il filosofo Mikolaj Slawkowski-Rode (università di Varsavia) e la dott.ssa Mary Neal (università di Strathclyde-Glasgow), i partecipanti hanno analizzato il ruolo dei valori nelle attuali società, la loro formazione, la loro importanza e l’uso che ne fanno i media. Successivamente vescovi e esperti di comunicazione hanno discusso alcuni esempi di come i valori vengono usati nel mondo del marketing, della politica e della produzione cinematografica. Consapevoli che la comunicazione necessita sempre di essere educata, l’incontro ha visto anche un momento di formazione sulla comunicazione dei valori da parte del prof. Bruno Mastroiani (Pontificia Università Santa Croce-Roma) e la presentazione del protocollo per l’uso dei social media nelle diocesi e parrocchie scozzesi, presentata da Annie McGuiree, esperta in social media per la BBC. La riunione è stata poi arricchita da una visita agli studi televisivi della BBC di Glasgow e alla Kelvingrove Art Gallery che custodisce il famoso “Cristo di San Juan de la Cruz” di Salvatore Dalì. L’incontro è stato preceduto dalla riunione annuale degli addetti stampa e portavoce delle Conferenze episcopali in Europa, durante la quale i responsabili della comunicazione della Chiesa in Europa si sono confrontati su numerosi temi di attualità: la comunicazione attorno alla realtà delle migrazioni; il prossimo incontro mondiale delle Famiglie di Dublino (2018); la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia (luglio 2016); la commemorazione dei 500 anni della Riforma e il 100° anniversario delle apparizioni di Fatima. Successivamente, il Prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, Mons. Dario Edoardo Viganò, ha illustrato il piano di riforma della comunicazione della Santa Sede e dei mezzi che la realizzano. Insieme ai portavoce, sono stati individuati alcuni ambiti di collaborazione per sviluppare la comunicazione interna tra la Chiesa in Europa e la Santa Sede. L’incontro dei portavoce si è concluso con un momento di riflessione sull’Europa, dal punto di vista delle istituzioni e del magistero papale, momento animato dai segretari generali della Comece e del CCEE. I lavori, animati dal Vice-Presidente CCEE, Mons. Stanislav Gadecki, e dal Presidente della Commissione CCEE per le comunicazioni sociali, Mons. José Ignacio Munilla Aguirre, si sono svolti a Glasgow su invito dell’arcivescovo locale, Mons. Philip Tartaglia, Presidente della Conferenza episcopale scozzese. L’incontro 2017 dei portavoce si svolgerà a Sofia in Bulgaria dal 7 al 10 giugno 2017.
 
 

Migrantes Emilia Romagna: nuovi problemi e sfide

Bologna  - Si è tenuta nei giorni scorsi a Bologna la riunione della consulta regionale Migrantes, l’organismo che riunisce i direttori degli uffici diocesani per i migranti dell’Emilia–Romagna. All’incontro erano stati invitati i sacerdoti e gli operatori pastorali delle comunità cattoliche africane organizzate nel territorio regionale. È stata una preziosa occasione per rafforzare la collaborazione pastorale nel territorio, segnata in questo periodo soprattutto dall’arrivo di numerosi richiedenti asilo provenienti dall’Africa sub–sahariana. La presenza di comunità già radicate nel nostro territorio è molto preziosa infatti per offrire un accompagnamento spirituale a persone che giungono in regione dopo un percorso umano devastante. Uno degli elementi che è stato sottolineato con forza è la necessità di collaborare con le chiese africane alla diffusione di notizie corrette riguardo all’avventura migratoria, perché numerosi nuovi arrivati raccontano apertamente di  essere stati attratti dal fascino di illusioni veicolati da media corrotti al soldo di organizzazioni criminali che speculano in molti modi su questa ondata migratoria. Ci si è molto interrogati inoltre sugli atteggiamenti di diffidenza, se non perfino di ostilità di alcune parti anche del nostro territorio, come è il caso di Gorino nel ferrarese. Si è concordato sul fatto che non ci si può limitare a un atteggiamento di giudizio. Questi episodi sono segnali di una paura che deve essere riconosciuta e affrontata, attraverso una capillare opera di informazione e di formazione. Risulta ancora in gran parte poco conosciuto e utilizzato lo strumento del vademecum realizzato da Caritas e Migrantes che offre linee molto concrete di intervento per realizzare una accoglienza diffusa nelle comunità cristiane ed evitare la soluzione (giudicata poco positiva) della concentrazione di migranti in strutture numerose. Le comunità africane dal canto loro, chiedono alle diocesi maggiore disponibilità anche nell’utilizzo delle chiese e degli spazi pastorali, che spesso sono offerti dalle
parrocchie sulla base della loro disponibilità. Molti dei nuovi arrivati, infatti, chiedono con forza di essere aiutati a riunirsi in preghiera e di poter raccontare la propria esperienza. Con un certo sgomento registriamo infatti il pullulare in tutte le nostre città di sette evangeliche che nascono da questa esigenza di spiritualità e socializzazione. A dare un quadro più completo del fenomeno, il recentissimo rapporto sulla protezione internazionale, che registra l’acuirsi e la cronicizzazione di molte situazioni di guerra. Nel mondo, nel corso del 2015, sono state costrette a fuggire dalle loro case, circa 34mila persone al giorno: in media 24 persone al minuto. Altri motivi di fuga sono costituiti dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso al cibo e all’acqua, dal fenomeno del cosiddetto land grabbing (la sottrazione di terreni produttivi nei paesi più poveri) e dall’instabilità creata dagli attentati terroristici. Nello scenario mondiale, i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati si trovano in regioni in via di sviluppo. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno; la Siria è il primo paese di origine con 4,9 milioni di rifugiati. (Andrea Caniato – Direttore Migrantes Bologna)
 

Papa Francesco: “Misericordia et Misera” a conclusione del Giubileo

Città del Vaticano – Domenica 20 novembre Papa Francesco chiuderà l’Anno Santo della Misericordia . E a conclusione dell’evento la lettera apostolica “Misericordia et Misera” che verrà presentata e diffusa lunedì mattina, 21 novembre, nel corso di una conferenza stampa in programma presso la Sala Stampa della Santa Sede.  Alla conferenza stampa  interverrà monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della  nuova evangelizzazione.
 

Studenti Internazionali: alla Cattolica nell’a.s 2015/16 3747 studenti

Milano - Sono 20.000 gli universitari italiani che intendono fare la differenza a livello internazionale, scegliendo un percorso di studio all'estero per affinare una professionalità da spendere in qualsiasi contesto. Più del 10% vengono da Università Cattolica.
L'ateneo di Largo Gemelli consolida, infatti, la sua dimensione internazionale: sono 2155 gli studenti dell'ateneo di Largo Gemelli che hanno scelto un programma di studio all’estero.
Di questi, 858 hanno scelto di frequentare un anno o un semestre intero in un ateneo internazionale; 347 hanno optato per i Summer Program (corsi intensivi che si svolgono presso le università internazionali, durante i mesi estivi). Invece per i corsi di lingue si sono iscritti e sono partiti in 454. Oltre a questo, l’Ateneo milanese offre anche la possibilità di svolgere un periodo di stage all’estero presso grandi aziende o presso università per chi si occupa della ricerca. Lo scorso anno accademico 317 studenti hanno colto questa opportunità. Le mete più gettonate: Stati Uniti e Cina.
In 86, tramite l’Università hanno scelto di partire per svolgere un'attività di volontariato presso diverse sedi di alcuni enti non governativi o no profit, e per finire sono 58 i laureandi che effettuano all'estero attività di ricerca per la propria tesi. Le destinazioni più gettonate lo scorso anno sono state Stati Uniti, Inghilterra e Francia.
Questi numeri si inseriscono all’interno dei dati dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca innovativa, ente del Ministero dell’Istruzione, che ha registrato nel 2015/16 un aumento di interesse degli atenei e degli studenti italiani per i diversi programmi di studio all’estero. Infatti il totale degli studenti italiani coordinati dall’Istituto nazionale che sono andati negli atenei internazionali sono stati 20.939, inoltre sono stati 5.116 quelli in mobilità per tirocinio in imprese europee (+20% rispetto all’anno precedente).
Inoltre, crescono gli studenti internazionali in arrivo in Università Cattolica in linea con quanto presentato dalla ricerca Study in Milan creata da Camera di Commercio di Milano, Comune di Milano e dalle principali Università ed Enti di Alta Formazione Milanesi. I dati presentati rivelano che Milano attira il 25% degli studenti internazionali presenti in Italia: in 18.000 hanno scelto gli atenei milanesi negli ultimi 5 anni per il loro percorso di studi.
In questo contesto, lo scorso anno accademico 2015/2016, nell'ateneo di Largo Gemelli, erano presenti 3747 studenti internazionali, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Gli studenti internazionali sono arrivati da novantotto Paesi diversi: dal Kirghizistan all’Honduras, dal Congo all’Australia, per citarne alcuni.
Quest’anno invece l’Università Cattolica del Sacro Cuore riscontra una crescita di iscrizioni pari al 23% rispetto al 2015 solo per la prima metà degli arrivi dell’anno. Infatti l’Ateneo si aspetta di accogliere un numero simile se non superiore di studenti internazionali a partire da febbraio per i programmi in partenza nel II semestre e in estate.
A inizio settembre sono stati accolti presso l’Ateneo di largo Gemelli circa 843 studenti di 83 Paesi diversi. Dal Kazakistan all’Indonesia, dal Ghana all’Australia, per citarne alcuni. Di questi, 460 hanno scelto i programmi Exchange o Study Abroad, mentre 102 si sono iscritti ai master di 1° livello; e per finire sono 281 gli studenti internazionali che hanno scelto i corsi di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico.
La facoltà che ha visto più iscritti è quella di Economia, grazie anche all’attivazione dei nuovi corsi di laurea in lingua inglese; molti degli studenti internazionali che hanno scelto una laurea triennale hanno manifestato interesse per il corso di International Relations and Global Affairs della facoltà di Scienze Politiche. I master più gettonati afferiscono alla facoltà di Economia e a quella di Lettere.
La maggior parte di questi studenti, vale a dire l’11% del totale, proviene dagli Stati Uniti, mente al secondo posto si trova la Francia con il 10%; e il terzo scalino del podio lo conquistano gli studenti cinesi che quest’anno rappresentano il 7% sul totale degli studenti internazionali che sono arrivati.
 

Svizzera: domani un convegno su “Aspetti della nuova migrazione italiana in Ticino”

Bellinzona -  “Aspetti della nuova migrazione italiana in Ticino”. Sarà questo il tema di un convegno promosso dal Comites Lugano-Ticino  unitamente alle Associazioni attive nel Cantone e che si svolgerà domani, dalle ore 9,00, a Bellinzona presso l’Hotel Internazionale.
Ad aprire il convegno il console generale a Lugano Marcello Fondi che porterà il suo saluto. Seguiranno le relazioni di Paolo Ruspini, ricercatore presso l’Usi di Lugano; Alessandro Tarpini, responsabile nazionale frontalieri Cgil; Abbondio Adobati del Comites;  Paolo Cicale, attivo nel campo del Counseling filosofico in Ticino. Le riflessioni conclusive saranno affidate a membri del CGIE.
 

Papa: nella sua visita a Milano incontrerà anche famiglie stranieri e rom

Milano -   Papa Francesco, come è noto, il prossimo 25 marzo visiterà la diocesi di Milano. Tra i primi appuntamenti – ha detto ieri il cardinale Angelo Scola presentando il programma - anche famiglie islamiche, famiglie di immigrati stranieri e rom. La visita del pontefice comincerà con l’arrivo all’aeroporto di Linate, dove Bergoglio sarà accolto dall’arcivescovo Scola e dalle autorità milanesi e lombarde. Quindi subito la visita alle Case bianche, un complesso di edifici popolari, nella parrocchia di San Galdino, dove il pontefice incontrerà le famiglie residenti in una delle zone periferiche del capoluogo: fra queste, anche famiglie islamiche, famiglie di immigrati stranieri e rom. Tra gli appuntamenti la visita al carcere di San Vittore, dove il Papa si fermerà oltre due ore, visitando alcune celle e pranzando con i detenuti del Terzo raggio. Seguirà la messa al parco di Monza e successivamente allo Stadio Meazza per incontrare i cresimandi con i loro genitori, padrini e madrine, ed educatori degli oratori. La visita si concluderà con la partenza dall’aeroporto di Linate alle 18.30.
 

Migrantes: oggi la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a Napoli

Napoli – Sarà presentato oggi a Napoli, alle ore 11,00, nella sede del Consiglio Regionale della Campania (Centro Direzionale isola f13) il “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Alla presentazione del Rapporto, cui hanno collaborato sessanta autori, dall’Italia e dall’estero, per un totale di cinquantuno diversi saggi,  parteciperanno Delfina Licata, curatrice del volume, che tratterà il tema “La mobilità italiana tra appartenenze multiple e spazi urbani”, Toni Ricciardi, coautore del Rapporto, il consigliere ragionale Carlo Iannace, l’Assessore regionale alle Politiche sociali, Lucia Fortini, la Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Rosa D’Amelio. Nei giorni scorsi il rapporto è stato presentato a Trento. Altre iniziative, nelle prossime settimane, in Italia e all’estero.
 

È strage in mare: 103 annegati

Milano - Il Canale di Sicilia resta per i migranti il tratto di mare più pericoloso al mondo. L’ultimo naufragio ha visto colare a picco un gommone nella notte tra mercoledì e ieri, 30 chilometri al largo della Libia. Il bilancio provvisorio è gravissimo: su 130 persone a bordo, come ha riferito Medici senza Frontiere, 27 persone sono state messe in salvo. Almeno sei i corpi recuperati. Gli altri sono tutti dispersi. I sopravvissuti sono stati trasferiti sulla Bourbon Argos, di Medici senza frontiere. Hanno riferito che altre 90 o 100 persone si trovavano con loro. Un numero «plausibile, dato che queste barche sono sempre le stesse, lunghi gommoni che di solito trasportano 120-130 persone », ha spiegato il responsabile dei progetti di Medici Senza Frontiere Italia, Loris De Filippi. «In quel momento ho pensato che stavamo per morire – ha raccontato Abdoullae Diallo, un senegalese di 18 anni che è tra i 27 sopravvissuti - sapevo che non eravamo vicini all’Italia e senza un motore non potevamo andare lontano. Il trafficante ci ha detto che saremmo stati soccorsi, ma sentivo che saremmo morti». Molti dei sopravvissuti hanno ustioni chimiche su diverse parti del corpo, provocate dal contatto con il combustibile. «Sono tristi, scioccati e traumatizzati - spiega Elisa Compagnone, psicologa che si occupa dei migranti a bordo della nave di Msf - vogliono solo riposarsi e dimenticare».
Mercoledì le autorità greche avevano trovato al largo dell’isola di Taso, nel nord del Mar Egeo, una barca alla deriva con 19 persone a bordo, quattro di loro senza vita. «Le condizioni sono terribili e la gente continua comunque a mettersi in mare, questo la dice lunga su quanto queste persone siano disperate», ha sottolineato De Filippi. Preoccupazione è stata nuovamente espressa da Papa Francesco, che ha definito l’emergenza dei flussi migratori un «problema drammatico per l’umanità. La Santa Sede e le Chiese locali stanno facendo sforzi straordinari per affrontare questa situazione, cercando la pace nelle regioni e nei paesi in guerra e promuovendo lo spirito di accoglienza; ma non sempre si riesce a ottenere tutto quello che si vuole».
Solo tre giorni fa un altro gommone era naufragato a 30 miglia dalle coste africane. Ben sei i morti con 144 persone stremate dal viaggio e portate in salvo. Molte persone erano traumatizzate, coperte di benzina e piangevano, manifestando grande riconoscenza per essere state salvate.
L’emergenza è continua, tanto che secondo Frontex circa 27.500 migranti sono sbarcati sulle coste italiane nel mese di ottobre, il dato mensile più alto registrato nel mar Mediterraneo centrale e più del doppio del mese precedente. Secondo il Ministero dell’Interno il totale dell’anno si sta velocemente avvicinando al record del 2014 di 170mila migranti. Il diritto all’asilo politico resta però uno dei fronti più controversi all’interno dell’Unione Europea. Gli stati membri cercano un’intesa sulla riforma del sistema comune, ma l’obiettivo non appare alla portata. Lo ha confermato il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. Arrivando in Consiglio europeo per la cena informale dei Ventotto, Avramipoulos sulla gestione dei richiedenti asilo ha detto che «dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra solidarietà, responsabilità ed efficacia». Ma prima ancora occorre trovare «comprensione e fiducia reciproca, gli anelli mancanti » della strategia dell’Ue. Divisioni e tentennamenti che restano il migliore alleato dei trafficanti di uomini. (Nello Scavo – Avvenire)
 

Associazione 21 luglio: in Italia quasi 20.000 minori rom vivono in emergenza abitativa e in condizioni di povertà assoluta

Roma - Nella Giornata dedicata alla tutela e alla salvaguardia del benessere del bambino, Associazione 21 luglio denuncia la condizione di povertà assoluta e marginalità sociale dei circa 20.000 minori rom che in Italia vivono in emergenza abitativa all’interno di baraccopoli formali e informali. Per celebrare questa giornata ripartendo dall’infanzia che vive nella morsa del disagio e della povertà, il 21 novembre presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio a partire dalle 17.30, Associazione 21 luglio organizzerà il convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto” e presenterà il nuovo report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa nella città di Roma”. Per questi minori, i “figli delle baraccopoli”, l’aspettativa di vita media è di circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione, denuncia l’associazione:  “dalla nascita sono esposti al rischio di malnutrizione e malattie infettive quali scabbia e tubercolosi, oltre che di infezioni virali, micotiche e veneree. Tra gli adolescenti si registra un’elevata diffusione delle cosiddette “patologie da ghetto”, come ansia e depressione, e un consumo considerevole di alcool e stupefacenti. L’accesso all’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, è limitato e incostante. Nonostante nell’articolo 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’istruzione primaria gratuita sia riconosciuta come un diritto fondamentale di tutti i bambini, in Italia in un caso su 5 i minori che oggi vivono in un insediamento non inizieranno mai il percorso scolastico; solo nell’1% dei casi avranno la possibilità di frequentare le scuole superiori e le probabilità di accedere ad un percorso universitario sono ridotte a zero”.
Nonostante l’Italia abbia ratificato nel 1991 la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fino ad ora “non sono state applicate politiche nazionali e locali capaci di offrire una risposta adeguata a questa condizione allarmante”, spiega l’associazione  che ribadisce come “il primo passo necessario per restituire i diritti fino ad oggi negati a questi 20.000 minori, sia quello di individuare percorsi inclusivi di uscita e di superamento delle baraccopoli. La questione abitativa è infatti alla radice del disagio: finché questi minori cresceranno tra cumuli di rifiuti in condizioni igienico-sanitarie allarmanti, nelle periferie estreme delle città e lontani dai servizi, privati degli spazi idonei per lo studio e per il gioco, sarà impossibile costruire per loro un nuovo futuro fondato sui diritti e su una piena cittadinanza”.
 
 

Bucarest: lo scorso 15 novembre il I° Forum interreligioso

Bucarest - Il dialogo tra le religioni è un segno dei tempi che la Chiesa Cattolica ha accolto e che ha coinvolto in prima persona la Missione Cattolica Italiana di Amburgo, la Patriarchia Ortodossa Rumena e Palazzo Italia Bucarest, che unitamente all’Associazione Lucani nei Balcani e all’Associazione Prima Persona e V. di Amburgo   hanno promosso il Primo Forum sul Dialogo Interreligioso. All’evento moderato dal giornalista Tony Mazzaro nella prima parte e nella seconda dalla giornalista Cleopatra Lorintiu, sono intervenuti religiosi quali don Pierluigi Vignola (Fondazione Migrantes - Missione Cattolica Italiana ad Hamburg), Emanoil Babus, Professore della Facoltà Teologica Ortodossa presso l'Università di Bucarest - titolare della sezione Bizantinologia, Suor Maria Michaela Martiniello (Fondazione “Victorine le Dieu”), don Wilhelm Danca, Decano della Facoltà di Teologia Cattolica presso l’Università di Bucarest e Rettore dell’Istituto Teologico Romano-Cattolico, Dirar Kutaini, Presidente del Centro Culturale Europeo Romeno-Panarabo, Ilie Valentin della Facoltà Teologica Ortodossa Justinian Patriarhul di Bucarest e rappresentanti istituzionali tra i quali mons. Miguel Maury Buendìa, Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia, Diego Brasioli, Ambasciatore d’Italia in Romania, l’Arcivescovo Ortodosso Armeno  Mons. Datev Hagopian e Mihaly Zoltan Nagy, Vice-Presidente dell’Istituto Rumeno di Cultura. Il dialogo interreligioso – ha sottolineato Giovanni Baldantoni, Presidente di Palazzo Italia Bucarest - rientra a pieno titolo nella missione di evangelizzazione della Chiesa Cattolica e favorisce il rafforzamento della propria identità attraverso un atteggiamento preliminare di rispetto per l’altro e di fiducia. Nel 50.mo anniversario della Dichiarazione Conciliare “Nostra Aetate” sulle relazioni della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane – ha aggiunto – l’iniziativa assume una maggiore rilevanza di comprensione tra culture, sensibilità ideali e religioni diverse. 
“A causa della violenza e del terrorismo – hanno sostenuto i relatori intervenuti - si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso. Possiamo – hanno evidenziato i religiosi intervenuti - camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose”. L'umanità – è l’insegnamento di Papa Francesco - ha bisogno della pace sempre, ma ancor più ne ha bisogno ora, dopo i continui tragici eventi che hanno scosso la sua fiducia e in presenza dei persistenti focolai di laceranti conflitti che tengono in apprensione il mondo. È doveroso, pertanto, che le persone e le comunità religiose manifestino il più netto e radicale ripudio della violenza, di ogni violenza, a partire da quella che pretende di ammantarsi di religiosità, facendo addirittura appello al nome sacrosanto di Dio per offendere l'uomo”.