Primo Piano

Reggio Calabria: proroga per la coop dei rom

Reggio Calabria -  Una proroga 'in prova' per un servizio, però, già espletato da 22 anni. Gli operatori della cooperativa Rom 1995 possono tirare un mezzo sospiro di sollievo. Lo 'spauracchio' del licenziamento collettivo è - temporaneamente - allontanato. Infatti, il servizio di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti resterà in capo alla cooperativa, almeno per i prossimi due mesi, unitamente allo stoccaggio della 'spazzatura elettronica'. Niente da fare per la gestione dell’isola ecologica seppure- a pochi metri dalla sede della coop - ne sia stata aperta una nuova di zecca dal Comune di Reggio Calabria. Un’hub che sarà a totale pertinenza, però, di Avr, l’azienda aggiudicataria della gestione del ciclo rifiuti nella città dello Stretto. La storia della Rom 1995 rappresenta un unicum: infatti, grazie al supporto della Caritas diocesana di Reggio Calabria e delle realtà operanti nel terzo settore locale, è stata la prima cooperativa ad avere in concessione un bene confiscato alla ’ndrangheta, al boss Aquilino del rione Condera: un luogo divenuto caro ai cittadini reggini che hanno apprezzato l’attività efficiente ed efficace della cooperativa. Efficiente perché rispondeva in modo legale alla necessità dello smaltimento di mobili, elettrodomestici e quanto non rientrava nel rifiuti solidi urbani, che per troppo tempo era rimasto nell’alveo delle attività del malaffare. Era proprio la comunità nomade ad effettuare il 'porta a porta' abusivo. A metà degli anni ’90 nacque l’idea di 'trasformare' quell’usanza in un’occasione di lavoro proprio per la comunità rom, specialmente per tutti i giovani che erano già stati colpiti da restrizioni detentive per reati penali. Per questo l’attività della Rom 1995 è da subito diventata socialmente efficace. Il tutto fino allo scorso 10 dicembre.
La nuova gara d’appalto sulla gestione del ciclo dei rifiuti, aggiudicata dall’Avr - società romana attiva negli appalti pubblici in Calabria - non contemplava l’azione della coop sociale. Un aspetto burocratico che fa allontanare le due realtà coinvolte.
Un paradosso, sottolineato dalle parole di apprezzamento espresse dall’Amministrazione comunale di Reggio Calabria proprio alla Rom 1995 in occasione dell’inaugurazione della nuova isola ecologica. La casa sottratta alla ’ndrangheta rischia di chiudere i battenti: alla cooperativa è rimasto - con una commessa certa - solo lo smaltimento dei rifiuti elettronici. Troppo poco per dare sostenibilità alla Rom 1995 con i suoi 20 dipendenti. «Abbiamo accettato le scelte 'dall’alto' – ha spiegato Domenico Modafferi, presidente della cooperativa – senza alcun ostruzionismo o polemica».
Un primo passo comunque si è fatto. L’accordo, raggiunto nottetempo per via di un crescente malcontento tra la cittadinanza, ha fatto rivedere le proprie posizioni all’amministratore delegato di Avr, Claudio Nardecchia. Da Palazzo San Giorgio, sede dell’amministrazione comunale reggina, garantiscono l’impegno del sindaco Giuseppe Falcomatà sulla vicenda. Alchimie geopolitiche - su un settore, quello della gestione della 'monnezza', al centro dell’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria - che hanno convinto Avr a riattivare una trattativa precedentemente arenata su proposte ritenute 'irricevibili' dalla cooperativa. Poi la fulminea rimodulazione delle parti con la possibilità, seppur per soli 60 giorni, di una nuova primavera per la Rom 1995. (Federico Minniti - Avvenire)
 
 

Sanremo: appello “arcobaleno” di Mika in difesa di “tutti i colori”

Sanremo - "La musica fa cambiare il colore della mia anima. Posso essere bianco, blu, violetto... tutto. E' molto bello essere di tutti i colori". E quanto ha detto ieri sera, durante il Festival di Sanremo,  il super ospite  Mika prima di esibirsi nella sua performance. "Se qualcuno  - ha aggiunto - non vuole accettare tutti i colori del mondo e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori.. Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica".
 

Empoli: richiedenti asilo diventano prof

Empoli - Richiedenti asilo danno ripetizioni di francese e matematica a una decina di studenti delle scuole superiori. Accade a Empoli, protagonisti due ragazzi camerunensi ospiti dei centri di accoglienza gestiti dal consorzio Co&So Empoli, che fa parte della rete Federsolidarietà- Confcooperative Toscana. Ogni settimana, i ragazzi di madrelingua francese vestono i panni di prof e aiutano gli studenti nei compiti, una lezione che poi si trasforma in un rapporto di conoscenza e amicizia. "È un modo diverso per accogliere e conoscere - ha detto Diego Landi, coordinatore dei Cas di Co&So Empoli -. Sono ragazzi che hanno un livello di scolarizzazione alto e che hanno deciso di mettersi a disposizione della comunità".
Il consorzio ha adottato anche un altro metodo per integrare le persone migranti. "Presentiamo personalmente alle comunità i migranti che arrivano sul territorio - continua Landi -. Promuoviamo una partecipazione reale alla vita della comunità". Sono molte, ad esempio, le attività sportive iniziate dai ragazzi ospiti dei due centri di accoglienza straordinaria gestiti dal consorzio tramite la cooperativa Pegaso: calcio e atletica, ma anche judo.
Co&So Empoli gestisce 7 strutture sul territorio che ospitano 125 richiedenti asilo, tutti uomini dai 19 ai 30 anni. Ben 15 diverse nazionalità che hanno imparato a convivere e a rispettarsi. "Essere al servizio della comunità, accogliere i più deboli, è la nostra missione - ha detto Claudio Freschi, presidente Co&So Empoli e vicepresidente Federsolidarietà Confcooperative Toscana -. Per fare questo ci siamo dati delle regole, delle linee guida condivise con tutti i nostri operatori".



 

Trump e la protezione internazionale mortificata

Roma - Le prime decisioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America riguardano anche la politica migratoria: la costruzione di un muro di 3.200 chilometri tra Messico e Stati Uniti, il blocco del programma di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, l’esclusione del visto a migranti islamici che provengono da sette paesi. Tre decisioni gravi, che hanno come effetto immediato una rinnovata forma di protezionismo certamente, ma anche una volontà di chiusura e di esclusione. La conseguenza più grave delle scelte di Trump non sono solo sul piano politico, ma anche, soprattutto sul piano culturale. Si ripropone, infatti, una coniugazione stretta tra immigrazione e criminalità, immigrazione e terrorismo, terrorismo e islamismo.
Le manifestazioni di dissenso, anche dell’Episcopato statunitense, sono un’immagine che sottolinea come, anziché leggere nelle storie migratorie persone in pericolo – come ha ricordato più volte Papa Francesco – si considerano i migranti un pericolo.
Sono scelte che avranno conseguenze gravi sul piano delle relazioni tra gli Stati Uniti e alcuni Paesi, ma che condizioneranno gravemente anche il cammino di dialogo e di ricerca, la lotta al terrorismo, che avevano visto passi significativi di condivisione tra Chiese e mondo mussulmano.
Una seconda immagine, questa volta positiva, è la firma di una convenzione, che se anche non mostrata provocatoriamente come quella del presidente degli Stati Uniti, favorirà la partenza in sicurezza di 500 persone migranti dell’Eritrea, della Somalia, del Sud Sudan, tra le più fragili, dall’Etiopia. Sono i corridoi umanitari, la seconda esperienza in Italia, questa volta voluta dalla Conferenza episcopale italiana e dal Ministero degli esteri, con la collaborazione di Caritas, Migrantes e della Comunità di Sant’Egidio. Un corridoio umanitario finanziato da un’altra firma, quella dei cittadini italiani che hanno sostenuto la Chiesa cattolica in Italia: una firma per la vita, per i più poveri, per i migranti forzati.
Le nostre comunità saranno invitate a costruire una storia biennale di accoglienza per persone e famiglie che hanno ottenuto una forma di protezione internazionale nel nostro Paese: una nuova storia di accoglienza e integrazione, un servizio segno, di una Chiesa che cammina con gli uomini.
Una terza immagine di questi giorni è il pulmino stracarico di richiedenti asilo che, grazie a organizzazioni criminali italiane e straniere, attraversa l’Italia dalla Sicilia a Ventimiglia, derubando degli ultimi soldi i migranti. Il pulmino segnala un dato che già conoscevamo, che cioè 2 su 3 delle persone sbarcate sulle coste italiane ha continuato il suo viaggio dall’Italia dentro l’Europa. Oltre a non creare corridoi umanitari dai territori dove vivono migranti costretti a lasciare per diverse ragioni vitali la loro terra, vie legali d’ingresso dai Paesi da dove si fugge, anche nel nostro Paese non abbiamo creato vie legali per continuare il viaggio, complice anche il fallimento dei ricollocamenti europei. Alle immagini dei pulmini stipati che attraversano il nostro Paese possono essere affiancate le immagini delle stazioni, delle spiagge, dei parchi, dei ponti dove transitano, soprattutto nelle grandi città e alle frontiere, molti migranti forzati, anche minorenni. Immagini diverse, ognuna delle quali provoca a una responsabilità nuova. Di tutti. (Mons. Gian Carlo Perego - direttore generale Fondazione Migrantes)
 
 

Unaie: Ilario del Bianco nuova presidente

Roma - L’assemblea elettiva dell’UNAIE (Unione nazionale associazioni immigrati ed emigrati), convocata nei giorni scorso a Mestre-Venezia, ha rinnovato le cariche statutarie per il mandato che andrà a scadenza nel mese di febbraio 2020. Alla presidenza della storica unione delle associazioni regionali e provinciali - che nel 2016 ha festeggiato il suo 50mo compleanno – è stata eletta Ilaria del Bianco, presidente dell''Associazione Lucchesi nel Mondo, che all’epoca era nel gruppo delle associazioni fondatrici dell’UNAIE.
Per la prima volta la presidenza dell’UNAIE è stata affidata a una donna, ma anche nel neoeletto Consiglio Direttivo, completamente rinnovato, che affiancherà la presidente vi è un’equilibrata rappresentanza di genere.
“Raccolgo un’eredità pesante – ha dichiarato Ilaria Del Bianco – dopo i dieci anni di presidenza di Franco Narducci, che tanto si è prodigato e tanto ha fatto per le associazioni che rappresentano le comunità italiane all’estero, legate profondamente ai loro luoghi di origine, spesso coincidenti con il proprio Comune di nascita oltre che con la Regione di appartenenza. Tutti noi abbiamo ringraziato Franco Narducci e riteniamo che il miglior riconoscimento per lui sia proseguire con la stessa forza con cui ha guidato l’UNAIE. Ho ben presente le sfide che mi attendono – ha proseguito Ilaria del Bianco – perché sono quelle che affronto già come presidente della Lucchesi nel Mondo, potendo contare sulla lunga esperienza di tanti collaboratori e sullo straordinario patrimonio storico, artistico e produttivo della nostra Regione. Un patrimonio che ci accomuna a tante altre Regioni italiane”.
La neoeletta Presidente dell’UNAIE è stata molto attiva durante la lunga fase degli Stati Generali dell’associazionismo italiano nel mondo e a lei fu affidata la relazione introduttiva di quell’assemblea mondiale svoltasi a Roma. Ma anche il suo qualificato attivismo con la Lucchesi nel Mondo, che spesso l’ha vista fianco a fianco delle istituzioni, delle fondazioni bancarie e delle forze politiche per promuovere Lucca, i suoi tesori e il suo territorio, sarà un buon punto di riferimento.
“Ho la fortuna di poter contare su due pesi massimi che mi affiancheranno, ha evidenziato Ilaria Del Bianco, cioè i due vice presidenti eletti, Alberto Tafner (presidente della Trentini nel Mondo) e Oscar De Bona (presidente della Bellunesi nel Mondo e già assessore della Regione Veneto con delega all’emigrazione). Ma anche sull’entusiasmo e la professionalità dei membri del Consiglio Direttivo: Mario Algeo (Trevisani nel Mondo), Lia Di Menco (Abruzzo Mondo), Federica Merlo (Fondazione Verga), Luigi Papais (Ente Friuli nel Mondo) e Stefania Schipani (Filitalia)”.
 

Migrantes: a Torino la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo

Roma - All’interno della cornice dei suoi studi che trattano specificatamente la mobilità umana, la Fondazione Migrantes, all’inizio del 2017, dedica un’analisi specifica al mondo dei richiedenti asilo, partendo da una prospettiva storica che cerca di “afferrare” i tempi e le cause di un fenomeno che accompagna, da sempre, la cosiddetta “era delle migrazioni”. Esso, di recente, è “ripreso”, rendendosi visibile e allarmando, complice sicuramente una consistenza numerica più importante ma anche una informazione volta spesso più a “preoccupare” che a “informare”. 
Questi temi sono affrontati nel volume “Il diritto d’Asilo. Minori rifugiati vulnerabili e senza voce che sarà presentato a Torino il prossimo 16 febbraio. Un volume che prova attraverso le sue sezioni principali – Europa, Italia e MSNA – a muoversi su piani diversi.
Sul piano dell’analisi, cercando di rendere conto dello “stato di salute” del diritto d’asilo negli ultimi due anni, mentre prova anche a leggerlo con una maggiore profondità temporale per capire come mai si è arrivati a questi nodi irrisolti così complessi, sia in Unione Europea che in Italia.
Fornisce quindi una lettura puntuale e critica, ma oltre a queste analisi, ipotizza anche delle strade percorribili per iniziare a gestire con diversa responsabilità il fenomeno delle persone in fuga, la loro accoglienza e i successivi percorsi di accompagnamento all’autonomia.
La presentazione, per la prima volta in Italia, sarà giovedì 16 febbraio – dalle ore 14,30 alle 17,30 – presso la sala Multimediale in Corso Regina Margherita, 174 a Torino. Interverranno, per i saluti istituzionali,  S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e la Dr.ssa Monica Cerutti, Assessore alle Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione della Regione Piemonte. 
Seguirà una Tavola rotonda sul tema “Il Diritto d’Asilo: le sfide in Europa e in Italia” moderata da Mariacristina Molfetta e Delfina Licata della Fondazione Migrantes, alla quale interverranno Chiara Marchetti, Elena Rozzi, Gianfranco Schiavone, Maurizio Veglio mentre il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego tratterà il tema “La Chiesa in Italia e l’accoglienza”. 
 

Centro Astalli: sui migranti tutto sbagliato! Si ritorni all’asilo

Roma - Oggi a Roma il Governo ha siglato l'accordo sul controllo dei flussi migratori tra Italia e Tunisia, che rafforza quello già firmato nel 2011 dal governo Berlusconi. Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione per questo accordo firmato a pochi giorni da quello con la Libia. Si continua a bloccare i migranti senza dar loro alcuna possibilità di arrivare in Europa in sicurezza”. P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli commenta: “Perché si parla esclusivamente di immigrazioni irregolari o persino clandestine senza mai nominare i rifugiati? Istituzioni nazionali e sovranazionali diano conto delle ripetute violazioni del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato”. Gli ultimi arrivi via mare descrivono Iraq, Nigeria, Afghanistan. Eritrea, Pakistan come nazionalità prevalenti dei migranti, con un aumento significativo di donne e bambini. “Non sono – spiega il Centro dei Gesuiti - né irregolari né clandestini, i cui diritti umani dovrebbe essere comunque tutelati, ma sono persone in fuga da guerra, persecuzioni e terrorismo che la costituzione italiana e le convenzioni internazionali ci impongono di accogliere e proteggere. Si stanno mettendo in atto politiche miopi e demagogiche che vanno interrotte immediatamente. L’Italia faccia di più e meglio”.  “Lavori socialmente utili, hot spot, CIE sono misure disordinate, volte più a mostrare un apparente efficientismo politico che a gestire in maniera serie e lungimirante un fenomeno complesso che potrebbe avere effetti e ricadute positive nella nostra società” conclude  Ripamonti
 
 

Bellunesi nel mondo: un pranzo per raccogliere fondi a favore della chiesetta di San Liberale

Belluno - Dal 2016 la chiesetta di San Liberale è il luogo sacro degli emigranti bellunesi. Un luogo che però necessita di una grande opera di restauro. Allo stato attuale i lavori sono fermi perché prima è necessario coprire i debiti accesi per il primo stralcio di recupero. Parliamo di circa 50.000 euro che la parrocchia di Sargnano si è impegnata a coprire per preservare una delle chiese più antiche del comune capoluogo, riferisce l’Associazione Bellunesi nel Mondo che si è impegnata, attraverso le proprie Famiglie e i propri soci, a raccogliere fondi destinati alla copertura del debito. La prossima iniziativa in programma è un pranzo presso la Birreria di Pedavena che si terrà nella giornata di sabato 11 marzo 2017, con inizio alle ore 12.30. All’iniziativa può partecipare chiunque sia intenzionato a sostenere questa raccolta fondi. Sempre nella giornata di sabato 11 marzo verrà presentato il libro dedicato al 50.mo dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.
 
 

Commissione Ue: ricollocare i richiedenti ammissibili in Italia e in Grecia è possibile

Bruxelles - Nei due mesi trascorsi dallo scorso 8 dicembre gli Stati membri Ue “hanno continuato ad aumentare gli sforzi di reinsediamento, offrendo finora canali di accesso legali e sicuri a 13.968 persone. Anche per quanto riguarda le ricollocazioni si è confermata una tendenza generalmente positiva, con 3.813 ricollocazioni in più, nel periodo di riferimento, e un picco mensile (1.926) raggiunto nel mese di dicembre, il più elevato mai registrato. In tutto sono state ricollocate finora 11.966 persone”. I dati vengono proposti dalla Commissione europea, con un tono eccessivamente ottimistico rispetto alle centinaia di migliaia di profughi sbarcati in questi anni sulle coste italiane e greche. Infatti poco, nella relazione sul tema, l’Esecutivo è poco dopo costretto ad ammettere che “per consolidare i progressi compiuti e conseguire gli obiettivi mensili stabiliti dalla Commissione di mille ricollocazioni dall’Italia e duemila dalla Grecia occorrono tuttavia ulteriori sforzi da parte degli Stati membri”. Dimitris Avramopoulos, commissario per la migrazione, commenta: “Negli ultimi mesi si sono registrati progressi in materia sia di ricollocazione che di reinsediamento. Ma se vogliamo che i nostri sforzi siano commisurati alla portata della sfida, sia negli Stati membri che si trovano in prima linea che nei Paesi a noi vicini, è necessario fare di più e più rapidamente. Ricollocare tutti i richiedenti ammissibili in Italia e in Grecia è possibile, ma per far questo occorrono la volontà politica, l’impegno e la perseveranza di tutti gli Stati membri”.
 

Comece: accordo con Libia “non solleva l’Europa dell’obbligo di salvare vite e rispettare diritto di asilo”

Bruxelles - “La Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e la Chiesa cattolica di Malta, ricordano che il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne della Libia non solleva l’Europa dell’obbligo di salvare delle vite e di mettere in campo un sistema di asilo giusto, trasparente ed efficace, basato su standard elevati di protezione”. Così si legge in una nota apparsa sul sito dei vescovi europei a pochi giorni dalla firma, il 2 febbraio scorso, di un accordo tra Italia a Libia, con l’appoggio del Consiglio europeo. Questa indicazione, riferisce il Sir, era già stata espressa dalla Chiesa cattolica di Malta nel documento pubblicato a pochi giorni dall’inizio della presidenza maltese del Consiglio dei ministri Ue. Se questo accordo con la Libia, come quello con la Turchia e alcuni Paesi africani, fa parte di una “politica migratoria dell’Ue che rafforza la dimensione esterna”, resta la necessità di riformare il regolamento di Dublino e il sistema europeo comune di asilo, sostenere gli investimenti in Africa e Medio Oriente, ma soprattutto di “rispettare pienamente i diritti dei migranti, in piena conformità con le regole del diritto internazionale”.
 

Papa Francesco: più importante degli accordi internazionali è la vita dei migranti

Città del Vaticano – “La Chiesa è nata in uscita. Era chiusa nel Cenacolo e poi è uscita. E deve rimanere in uscita. Non deve tornare a chiudersi nel Cenacolo. Gesù ha voluto fosse così. E ‘fuori’ significa quelle che io chiamo periferie, esistenziali e sociali. I poveri esistenziali e sociali spingono la Chiesa fuori di sé. Pensiamo a una forma di povertà, quella legata al problema dei migranti e dei rifugiati: più importante degli accordi internazionali è la vita di quelle persone!”. A dirlo è stato  Papa Francesco ricevendo, lo scorso 25 novembre, 140 Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose maschili (Usg),  riuniti alla fine della loro 88a Assemblea Generale. Il colloquio  si svolse a porte chiuse. Quel colloquio è ora pubblicato sul n. 4000 di “Civiltà Cattolica” – e anticipato, in parte oggi dal Corriere della sera” - il quindicinale dei Gesuiti diretto da Padre Spadaro. (R. Iaria)
 

Ha bevuto per giorni acqua salata: morto migrante 15enne

Vibo Valentia - Denutrito e disidratato, dopo aver bevuto per giorni acqua salata. È morto così, un migrante 15enne, di origine etiope. Il giovane è deceduto nell’ospedale di Vibo Valentia, dove era stato ricoverato in gravi condizioni domenica sera subito dopo essere sbarcato dalla nave della guardia costiera insieme ad altre 600 persone. Partito dal suo Paese di origine, era stato soccorso nel Canale di Sicilia mentre era su un barcone. Le sue condizioni erano subito sembrate gravi al punto che si era reso necessario il ricovero in codice rosso, ma non è riuscito a superare la notte. Una sorte, la sua, che, purtroppo lo accomuna ad altre venti persone. I migranti, trovati in condizioni simili, si trovano ora ricoverati in varie strutture sanitarie in condizioni precarie: molti di loro hanno bevuto per giorni solo acqua di mare che ha compromesso le normali funzioni organiche. (Saveria Maria Gigliotti - Avvenire)
 

Tratta: suor Bonetti, “arrivate in Italia 12mila minorenni nigeriane, troppi clienti”

Roma -  “Negli ultimi mesi sono arrivate in Italia 12mila minorenni nigeriane”, denuncia al Sir suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente dell’associazione Slaves no more, da vent’anni impegnata nella lotta alla tratta: sono tra le 50 e le 70mila le donne costrette a prostituirsi in Italia perché vittime della tratta. Oggi, 8 febbraio, nelle Chiese di tutto il mondo si celebra la terza edizione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta (sul sito preghieratratta.org si trovano varie iniziative e materiali), istituita da Papa Francesco nel 2015 su richiesta delle religiose. Il tema di quest’anno è “Sono bambini! Non schiavi” per puntare l’attenzione su 30 milioni di bambini nel mondo, di cui il 68% in Africa, vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, lavorativo, servitù domestica, traffico di organi, pratiche criminali. Anche in Italia il fenomeno è in costante aumento ed evoluzione. Cresce infatti la domanda da parte dei clienti, di tutte le età e classi sociali, e di conseguenza l’offerta di giovani donne “usa e getta” a prezzi sempre più bassi, “fino a 10 euro”.
“Al mattino le prelevano i trafficanti nei centri – racconta suor Bonetti – e dopo una giornata in strada le riportano la sera, come se fossero in un bed and breakfast”. Secondo la religiosa informazione e sensibilizzazione sono due priorità: “Le parrocchie possono fare molto, anche perché il 90% dei clienti sono cattolici. Non dico praticanti ma sono cresciuti in una cultura cattolica. Dobbiamo far emergere i problemi che stanno distruggendo le famiglie”. “Se riusciamo a fare in modo che tutte le parrocchie diventino sensibili – afferma – potremo arrivare ad un vero cambiamento di mentalità. Perché è un fatto culturale: sempre più gente pensa che si possa comprare tutto, anche il corpo di una persona”. Il focus sul “cliente” è dunque fondamentale: “Bisogna far capire che anche chi cerca sesso a pagamento è uno schiavo, perché diventa una dipendenza, come il gioco d’azzardo. Dobbiamo lavorare tantissimo per creare una cultura del rispetto. E far capire che non è lecito, perché queste donne sono schiave”. In 20 anni la rete di religiose ha dato un futuro di lavoro e integrazione a 6.000 donne, tolte dalla strada e dallo sfruttamento.
 

Scalabriniane: oggi preghiera contro tratta, “la speranza è che le istituzioni decidano”

Roma - “Mentre gli Stati del mondo – che si dicono democratici - discutono su come gestire i fenomeni migratori nei loro Paesi, criminali senza scrupoli continuano nella loro azione indiscriminata. Migliaia di persone, ogni giorno, sono oggetto della loro condotta che ogni tribunale giudicherebbe inumana. Oggi il mondo prega per loro e prega per le innumerevoli vittime di questo crimine che tocca le povere anime di chi migra e viene sfruttato”. Lo dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie Scalabriniane, congregazione che sin dalla sua fondazione si occupa dei migranti. “Eccoli i diritti negati: bambini messi a lavorare sin dalla tenera età, abusati sessualmente, strappati dalle loro famiglie. E queste sono solo alcune delle immagini che riguardano i più piccoli – ha aggiunto suor Neusa – Più che fare muri sarebbe il caso di concentrare l'attenzione dell'intero pianeta su questo dramma. I criminali che muovono tutto questo superano tutte le frontiere per un dio che non è il nostro: il Dio denaro. Se le istituzioni vogliono davvero lottare contro questo, lo facciano davvero. Tutte insieme. La giornata di preghiera speriamo possa aiutarli a decidere”.
 

Ismu: il 2016 anno record dei richiedenti asilo

Milano - Il 2016 appena concluso ha segnato per il nostro Paese un nuovo record: in base ai dati del Ministero dell’Interno il numero di richiedenti asilo e protezione internazionale ha raggiunto la cifra più alta mai registrata in un ventennio, oltre 123mila (10mila ogni mese, il 47% in più rispetto all’anno precedente). Se si considera il triennio 2014-2016 che ha avviato una nuova fase di flussi migratori verso l’Europa, l’Italia – si legge oggi in una nota dell’Ismu -  ha accolto sulle proprie coste in tre anni oltre 500mila migranti, più di quanti ne sono arrivati nei 17 anni precedenti di sbarchi. Parallelamente crescono in modo significativo i migranti che fanno richiesta di asilo politico e protezione internazionale nel nostro Paese, oltre 270mila nel triennio considerato; tra questi tuttavia va ricordato che vi sono anche persone che hanno raggiunto l’Italia su altre rotte terrestri o aeree – si pensi per esempio agli oltre 2.200 ucraini che hanno chiesto asilo politico nel 2016.
Si può affermare che la richiesta di asilo sia oggi – scrive l’Ismu - la principale modalità di ingresso nel nostro Paese, come emerge anche dai dati relativi agli ingressi regolari elaborati da Istat sui nuovi permessi di soggiorno rilasciati ogni anno che evidenziano come nei primi 10 mesi del 2016 gli ingressi per motivi di asilo/protezione umanitaria abbiano persino superato quelli per ragioni familiari e massicciamente distanziato quelli per lavoro.
I 123mila richiedenti asilo del 2016 sono stati in larga maggioranza uomini (85%), anche se la componente femminile ha registrato un incremento nell’ultimo triennio (costituivano il 7,5% dei richiedenti nel 2014, erano il 12% nel 2015 e rappresentano il 15% nel 2016); sono stati oltre 11.400 i minorenni che hanno richiesto l’asilo nel 2016 (sia al seguito di genitori che non accompagnati).
Nel 2016 si conferma il primato della Nigeria come primo Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, pari a 27mila, un quinto del totale e in continua crescita (+48% rispetto al 2015). Seguono Pakistan (11% del totale), Gambia (7,2%) e Senegal (6,2%).
Relativamente agli esiti delle domande esaminate, i dati disponibili evidenziano un aspetto importante: a fronte di un aumento di richieste di asilo e protezione internazionale diminuisce la proporzione di coloro che si vedono riconosciuta una qualche forma di protezione (status rifugiato, sussidiaria o umanitaria). Nel corso del 2016 gli esiti negativi hanno riguardato i due terzi delle richieste, cioè oltre 55mila persone che secondo le Commissioni Territoriali non avevano i requisiti per la protezione. I dinieghi – sottolinea l’Ismu - sono aumentati in particolare dal 2015, diventando la maggioranza degli esiti; negli anni precedenti invece tale percentuale era intorno al 30-40%. Tra gli esiti positivi prevale nel nostro Paese la concessione di protezione umanitaria (oltre 18mila nel 2016, pari a un quinto del totale), mentre è molto bassa la quota di coloro a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato, il 5,5% del totale nel 2016 e il 5% nel 2015, in diminuzione rispetto agli anni 2013-2014.
 

Brasile: nuovo fronte missionario in Amazzonia per i missionari italiani

Boa Vista - “Il cuore della Chiesa di Roraima, estremo nord dell’Amazzonia brasiliana, ha sussultato di gioia per l’accoglienza della Chiesa sorella di Padova che, sabato 21 gennaio, ha sigillato il suo impegno di aprire un nuovo fronte missionario in questo angolo di Amazzonia, ai confini con il Venezuela e la Guyana inglese”. Lo racconta all’agenzia vaticana Fides don Lucio Nicoletto, primo missionario fidei-donum della diocesi patavina, che insieme a don Benedetto Maria Zampieri, ha assunto la guida della parrocchia São José Operario, nella città di Caracaraí, quasi al centro della diocesi di Roraima, l’unica che, in Brasile, possiede un territorio che corrisponde allo stato omonimo, appartenente alla Repubblica federativa del Brasile.
“Il cammino che ha portato la diocesi di Padova a maturare questa scelta è stato lungo e sofferto”, continua don Lucio. “In Brasile ormai dal 1953, i missionari padovani si sono impegnati principalmente nel territorio della Baixada Fluminense, alla periferia di Rio de Janeiro. Ma già negli anni ottanta si manifestò tra di loro l’esigenza di non ridurre la visione e l’impegno missionario in Brasile solo in questo territorio specifico. Oggi, dopo anni di riflessione, preghiera e dialogo, le Chiese di Padova e di Roraima ringraziano il Signore per questa epifania dello Spirito che si manifesta visibilmente nell’impegno missionario tra due Chiese in dialogo e cooperazione. In questo contesto non si può dimenticare il sacrificio concreto di don Ruggero Ruvoletto, fidei-donum padovano ucciso barbaramente a Manaus nel settembre del 2009. Attraverso la sua esperienza missionaria a Manaus, già lavorava per aprire gli occhi e il cuore della Chiesa di Padova affinché riuscisse ad accogliere il grido dei popoli dell’Amazzonia immersi in un contesto di ingiustizie sociali e di sfruttamento ambientale senza precedenti. Il suo sangue, segno di martirio e di profezia, ci ricorda la dimensione missionaria di ogni singolo battezzato e di tutta la Chiesa, una dimensione che si fa profezia soprattutto quando accoglie il grido dei poveri e degli oppressi del pianeta e rinnova l’opzione preferenziale di camminare con loro a motivo di Cristo”.
 

Papa Francesco prega per i migranti

Città del Vaticano - La Giornata di preghiera contro la tratta di persone  si celebra oggi perché oggi è la festa di Santa Giuseppina Bakhita, una ragazza “schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata ma che non ha perso la speranza e finì per arrivare come migrante in Europa”. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco ripercorrendo, in breve, la vita di santa Bakhita che proprio in Italia “sentì la chiamata del Signore e si fece suora”. Da qui la preghiera del Pontefice per “tutti i migranti, i rifugiati, gli sfruttati che soffrono tanto, tanto”.  E parlando di migranti Papa Francesco ha voluto ricordare “in modo speciale” i “nostri fratelli e sorelle rohingya cacciati via dal Myanmar, che vanno da una parte all’altra perché nessuno li vuole. È gente buona, pacifica: sono buoni, sono fratelli e sorelle! È da anni che soffrono: sono stati torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti la loro tradizione, la loro fede musulmana”. Poi l’esortazione a “pregare per loro, per i nostri fratelli rohingya” il Padre Nostro, salutata da un applauso dei fedeli. Infine, la preghiera per Santa Giuseppina Bakhita, per la quale il Papa ha chiesto “un applauso”, immediatamente ricambiato. (R.I)
 

Papa Francesco: appello ai governi a fare ogni sforzo per debellare la piaga della Tratta delle persone

Città del Vaticano – “Quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione” la piaga della Tratta delle persone “dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità”. Con queste parole, al termine dell’Udienza Generale di questa mattina Papa Francesco ricorda la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che si celebra oggi e dedicata in particolare a bambini e adolescenti”.
Il Pontefice, dopo aver incoraggiato “tutti coloro che in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione” ha sottolineato la necessità di “fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile”.
La Fondazione Migrantes, insieme all’USMI, ha inviato a tutte le proprie sede, in occasione di questa giornata, materiale informativo oltre che di riflessione e preghiera. (R.I.)
 
 

Un cambio di mentalità verso i temi ambientali: un convegno Migrantes a Roma

Roma - “Il tema dell'asilo è entrato nella storia come risposta alla legge del taglione. Una risposta come giustizia, una giustizia diversa e più umana”.  A dirlo ieri sera, presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, il Direttore generale ella Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, concludendo il convegno sul tema “Educare alla salvaguardia del creato in tempo di migrazioni” promosso dalla Fondazione Migrantes e durante il quale sono stati presentati due nuove pubblicazioni. Si tratta di “Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali” di Carlotta Venturi (Tau editrice) e “Amici della Terra. Vivere nel rispetto del creato” (MamApulia), curato da Daniela Marcheggiani e Mirko Notarangelo.
Nell’introdurre i lavori il Direttore Migrantes della diocesi di Roma, Mons. Pierpaolo Felicolo, ha evidenziato che il tema della migrazione è ormai una realtà e come tale deve essere anche per la Chiesa invitata ad una pastorale ordinaria. La Chiesa – ha detto Mons. Felicolo - chiede “un cambio di stile di vita e ci invita a essere attenti verso questo tema, nuovo segno dei tempi. Una chiesa che si “fa ponte per la promozione dell'uomo andandogli incontro”. Gli ha fatto eco Rocco d'Ambrosio della Pontificia Università Gregoriana, che ha sottolineato la mancanza di conoscenza reale dei flussi migratori e soprattutto dei flussi migratori per cause ambientali. “Se esiste un vuoto di conoscenza allora c'è bisogno – ha detto - di cercare di fare qualcosa affinché queste tematiche entrino nella pastorale ordinaria e non più straordinaria. A partire dai piccoli con l’invito a conoscere e ad amare l’ambiente che ci circonda”. Sono seguiti gli interventi dei due curatori delle pubblicazioni che hanno risposto anche alle domande dei partecipanti. (R.I.)
 

Migrantes: legge cittadinanza aiuta a superare le paure

Roma – “Il decreto legge che modifica ed estende lo Ius soli, dopo l'approvazione alla Camera, è ferma, latita”. A dirlo è Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes commentando la manifestazione di ieri promossa dalla campagna “L’Italia sono anch’io”, alla quale aderisce anche l’organismo della CEI. Per il direttore Migrantes “si ha paura di esporsi politicamente, per una realtà che non farebbe che migliorare e facilitare i percorsi di partecipazione, di integrazione”. La manifestazione, che continua a dare voce alla campagna “L'Italia sono anch'io”, che aveva raccolto oltre 200.000 firma per allargare lo  ‘Ius soli’, vuole essere – spiega Mons. Perego -  “un invito a superare paure, limitazioni, per condividere un atto politico intelligente che rappresenti la realtà dell'immigrazione oggi”.