Primo Piano

Ragusa : domani l’inaugurazione della mostra “Migrantes”

Ragusa - S’inaugura domani giovedì 23 febbraio alle ore 19.00 presso il Palazzo Garofalo di Ragusa la mostra interculturale d’arte “Migrantes”. L’iniziativa, unica del suo genere, è promossa dagli Uffici per la Cultura, Caritas, Migrantes e Missioni della Diocesi di Ragusa e vede la partecipazione di trentanove artisti professionisti, tra cui dei giovani talenti, e il coinvolgimento di ragazzi ospiti in diversi centri di accoglienza che animeranno la sezione “testimonianze” della mostra. Dipinti, fotografie, sculture, testimonianze video con canti, poesie e danze: un intreccio di linguaggi per un percorso che diventa metafora dell’esistenza.
Ad offrire la consulenza scientifica per quest’innovativa esperienza interculturale è stata la Cattedra di “Dialogo tra le culture” di Ragusa, avvalendosi della sua esperienza decennale di promozione del dialogo interculturale e interreligioso sul territorio ibleo.
L’incontro si aprirà con i saluti del vescovo, mons. Carmelo Cuttitta, del sindaco Federico Piccitto e di Giovanna Criscione (provveditore agli studi della Provincia di Ragusa). Ad introdurre i lavori Giuseppe Di Mauro (curatore generale) e Salvo Barone (direttore artistico). Seguiranno la relazione di Elisa Mandarà (critica d’arte) e la testimonianza di Veronica Racito (Fondazione “Buon Samaritano” di Vittoria). L’iniziativa vedrà il coinvolgimento di decine di liceali attraverso progetti di “Alternanza scuola-lavoro” e di numerosi volontari del servizio civile nazionale.
 

Decaro (ANCI): i sindaci possono governare il fenomeno migratorio che altrimenti subirebbero

Roma - “I migranti devono essere distribuiti sul territorio in modo omogeneo e sulla base delle caratteristiche specifiche delle comunità ospiti. Una strada che si percorre soltanto coinvolgendo i sindaci che possono presentare progetti territoriali nell’ambito del sistema Sprar e, offrendo ospitalità a circa 3 migranti per mille abitanti, governare un fenomeno che altrimenti rischierebbero di subire. Da un primo bilancio, abbiamo ragione di essere fiduciosi: sono già 1.200 i Comuni che adottano lo Sprar e molti altri stanno completando le loro domande la cui prima scadenza è fissata alla fine di marzo”. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, in audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, presieduto dall’onorevole Laura Ravetto, ha illustrato il percorso tracciato dall’associazione dei Comuni per coinvolgere i sindaci nella gestione dei flussi migratori.
“L’Anci, partendo dalla ripartizione delle quote per regione stabilite nel 2014, ha proposto una distribuzione equilibrata sulla base della popolazione residente – ha spiegato Decaro – per evitare situazioni eclatanti come la concentrazione, su iniziativa della prefettura, di oltre mille migranti su un territorio di circa tremila abitanti: è successo nei due Comuni limitrofi di Cona e Bagnoli in Veneto. L’impatto rischia di essere difficilmente sostenibile sia per i migranti sia per i residenti. Il sistema Sprar, opportunamente rivisto, quindi a sportello non più ingabbiato da finestre temporali, consente, su base volontaria, a ogni sindaco o a un raggruppamento di piccoli Comuni di gestire l’accoglienza sulla base delle specifiche caratteristiche della città. Certo un prefetto può comunque immaginare di insediare in un agriturismo centinaia di migranti nonostante il Comune ne ospiti altri in piccoli gruppi attraverso lo Sprar. È successo a Vitulano, in Campania, ma grazie all’accordo con l’Anci, quel prefetto ha dovuto fare marcia indietro”.
Decaro ha quindi riepilogato altre misure assunte dal governo negli scorsi mesi su sollecitazione dei sindaci: dai 500 euro per ciascun migrante ospite riconosciuto nella legge di bilancio ai Comuni, al potenziamento delle commissioni territoriali e alla semplificazione delle procedure di ricorso per dimezzare i tempi d’attesa per l’esame delle richieste di diritto all’asilo. “E’ un ottimo risultato anche la possibilità, introdotta nel recentissimo decreto immigrazione, di affidare ai migranti, su base volontaria, attività di utilità sociale – ha concluso Decaro –. Una iniziativa in grado di favorire davvero l’integrazione che passa necessariamente dal superare la diffidenza verso chi non si conosce”.
 

Card. Parolin: la migrazione non “un’emergenza transitoria” ma “una sfida all’umanità” e “un diritto umano da salvaguardare”

Roma - Non “un’emergenza transitoria” ma “una sfida all’umanità” e “un diritto umano da salvaguardare e da affrontare con un programma sistematico e articolato di interventi, condiviso a livello multilaterale con condivisione di oneri e responsabilità”. Così il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, intervenuto alla seconda e ultima giornata del VI Forum internazionale su migrazioni e pace in corso alla Camera dei deputati, definisce il fenomeno delle migrazioni e lo quantifica: “244 milioni di migranti nel 2016” sono una vera “componente strutturale”. 
“L’incoraggiamento del Papa a farci carico di queste situazioni che oggi stanno esplodendo in mezzo a tante sordità e visioni limitate di benessere nazionale o regionale – avverte – ci interpella fortemente a unire gli sforzi con tutte le persone di buona volontà per far sì che le migrazioni si trasformino da necessità in opportunità”. “La storia dell’umanità – prosegue – è stata sempre segnata dalle migrazioni causate dalla povertà, dal sottosviluppo e dallo sfruttamento, pur nella disponibilità di risorse naturali”.
Di qui il richiamo al rapporto Oxfam 2016, secondo il quale “le otto persone più ricche possedevano la stessa ricchezza netta dei 3,6 miliardi di persone più povere, e nel 2015-2016 dieci tra le multinazionali più ricche hanno generato i profitti corrispondenti a quanto raccolto dalle casse pubbliche di 180 Paesi”. “Gran parte della popolazione mondiale – aggiunge – paga pesanti oneri di povertà, sottosviluppo e sfruttamento” mentre i passi necessari a realizzare l’Agenda di sviluppo 2013 “sono complicati da realizzare”.
 

Cittadinanza: continua la mobilitazione in varie città italiane

Roma - A Milano, come a Roma. Sono proseguiti anche ieri i sit-in nelle principali città italiane dal titolo ’’Italiano anch’io’’. Nel capoluogo milanese, la mobilitazione di immigrati di seconda generazione si è svolta a Piazza della Scala. L’iniziativa rientra nella più ampia mobilitazione del ’’febbraio della cittadinanza’’ che vede riunirsi presso il Pantheon di Roma ogni martedì un gruppo di giovani che chiede al Senato di approvare la riforma sulla cittadinanza. Pubblichiamo qui a fianco la testimonianza di Asmae Dachan, scrittrice italo-siriana, che riflette sul desiderio di cittadinanza di tanti suoi coetanei.
 

Oltre 500 persone salvate nel Canale di Sicilia: erano a bordo di un barcone di legno stracarico

Roma - Naufragi ma anche soccorsi. Dopo solo un breve periodo di stop, per il freddo e il maltempo, riprendono le traversate di barconi e gommoni stracarichi di migranti.
Circa 630 persone sono state soccorse la scorsa notte, nel Mediterraneo centrale, in due distinte operazioni coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma. Operazioni che si sono concluse solo alle prime luci dell`alba. I migranti, che si trovavano a bordo di un barcone e di un gommone, sono stati raggiunti e soccorsi da Nave Dattilo della Guardia Costiera. Su un barcone di legno erano stipate oltre 500 persone, impaurite ed infreddolite per la lunga e pericolosa traversata. Altre 100 erano a bordo di un gommone bianco, senza chiglia, prodotti in Cina, che i trafficanti comprano per pochi dinari.
 

Papa Francesco ai circensi: “continuate a fare bellezza”

Città del Vaticano - "Continuate a fare bellezza". Questo l'invito rivolto questa mattina da Papa Francesco ai circensi Al termine dell'udienza generale che ha visto corso l'esibizione di un piccolo spettacolo degli artisti del Circo del Rony Rolley Circus che hanno cantato e ballato per Papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro. " Loro fanno la bellezza", ha detto il Papa a braccio Papa Francesco: "e la bellezza è la strada che porta a Dio. Continuate a fare bellezza!".
 

CENSIS: presentata oggi una ricerca sul mondo dei Circhi

Roma - Il  settore circense ha subito un calo tra il 2010 e il 2015 che ha riguardato sia il numero di spettacoli rappresentati (-11%, più sensibile al Centro: -29%), sia il numero di spettatori (-5%, in particolare nel Nord-Est: -42%). Sono diminuiti del 9% anche i contributi destinati alle attività circensi dal Fondo unico per lo spettacolo. Si sono quasi dimezzati i contributi a favore dei circhi con animali (-46%) e si sono azzerati i finanziamenti relativi ai nuovi investimenti. La spesa al botteghino è aumentata del 21% a livello nazionale, ma solo grazie al volano di Expo 2015, che con Le Cirque du soleil ha influito sull’aumento dei ricavi al Nord-Ovest, mentre sono diminuiti in tutte le altre aree geografiche. È quanto emerge dallo studio realizzato dal Censis in collaborazione con la Lav sul mondo circense in Italia e sul possibile impatto della legge di riforma del settore. Una ricerca presentata questa mattina a Roma.  Secondo i dati forniti durante la presentazione il calo è più evidente al Centro (-29%), in particolare in Umbria (-53%), ma anche in Toscana (-30%) e il Lazio  (-20%). Al Sud (-10%) la riduzione è stata forte in Abruzzo (-60%), Campania (-32%) e Puglia (-23%), mentre Calabria (+46%) e Sicilia (+55%) mostrano un sensibile aumento. Segno negativo anche per il Nord-Est: -15%. In controtendenza rispetto al dato nazionale è il Nord-Ovest (+20%), in particolare la Lombardia (+29%), che nel 2015 è stata la seconda regione per numero di spettacoli circensi dopo la Sicilia (rispettivamente con 1.725 e 2.034 rappresentazioni).
I contributi del Fondo unico per lo spettacolo destinati al complesso delle attività circensi sono diminuiti del 9% tra il 2010 e il 2015, passando da 3.318.000 a 3.010.000 euro e da 50 a 18 domande accolte. I contributi erogati relativi ai nuovi investimenti (cioè per l’acquisto di nuove attrazioni, impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali) sono passati da 241.000 euro nel 2012 (furono accolte 6 domande) a 0 nel 2015. Si dono dimezzati i contributi per i circhi con animali (da 2.508.492 euro nel 2011 a 1.358.026 euro nel 2015). Mentre aumentano i contributi per i Circhi contemporanei (da 30.000 a 296.722 euro) e per i Circhi tradizionali senza animali (da 10.000 a 263.528 euro).
 

FMC, ECA e Maciva hanno scritto alla 7° Commissione del Senato a favore del circo con animali

Roma - Tre organismi internazionali rappresentativi del circo nel mondo hanno preso posizione a favore del circo con animali ed inviato altrettante lettere alla settima Commissione del Senato che sta esaminando il Ddl 2287-bis anche in materia di circhi.
Sono  - riferisce il sito web dell'Ente Nazionale Circhi - www.circo.it - Fédération Mondiale du Cirque, l’European Circus Association e Maciva, organizzazione – quest’ultima – statale ungherese. 
"A nome mio personale e anche interpretando i sentimenti del circo italiano, esprimo un vivo ringraziamento a FMC, ECA e Maciva, e in particolare ai loro rappresentanti, per questa presa di posizione a favore del circo classico con animali, componente essenziale e irrinunciabile del più grande spettacolo del mondo”, dichiara il presidente ENC Antonio Buccioni.



 

Mattarella: in Cina l’incontro con la comunità italiana

Pechino - L'incontro con i rappresentanti della collettività italiana a Pechino è stato il primo impegno della Visita di Stato nella Repubblica Popolare Cinese del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato incontrerà nella capitale il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, il Presidente del Comitato Permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Zhang Dejiang e il Primo Ministro Li Keqiang.



 

Scelte, gesti e doveri nell’incontro con i migranti

di Mons. Gian Carlo Perego
Città del Vaticano - Ero vicino a una famiglia di rifugiati eritrei – papà, mamma e il piccolo Adonai (che in ebraico significa ‘Mio Signore’) -,  mentre ascoltavo le parole del Papa ai partecipanti al VI Forum internazionale “Migrazioni e pace”, ieri mattina, 21 febbraio, nella sala Clementina. Il loro sguardo commosso, ma soprattutto la loro storia di migrazione forzata che li ha prima divisi e poi ricongiunti dopo un viaggio per l’una dallo Yemen attraversando il Mar Rosso e per l’altro dal deserto del Sahara per poi attraversare il Mediterraneo e sbarcare a Lampedusa, rendevano ancora più reali e concrete  le indicazioni di Papa Francesco. Un discorso che è quasi un programma pastorale e sociale, articolato attorno a quattro verbi. Accogliere, anzitutto, che non equivale ad aspettare, attendere i migranti, ma favorire “canali umanitari accessibili e sicuri” e preparare le nostre comunità a un’accoglienza diffusa, personale e familiare. Proteggere, tutelare i migranti dallo sfruttamento, dall’abuso, dalla violenza, con una lotta  aperta ai trafficanti di esseri umani, ma anche rafforzando e non indebolendo gli strumenti giuridici di tutela dei migranti forzati. Promuovere, lavorando per lo sviluppo, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, perché le migrazioni forzate di oggi nascono dall’impossibilità delle persone di vivere nella loro terra, troppe volte violate da guerre, terrorismo, disastri ambientali anche causati dall’uomo, ingiustizie: non si può indebolire la cooperazione internazionale in questo momento. E infine integrare, un processo biunivoco di mutuo riconoscimento, che nasce dal basso, evita ghettizzazioni, facilita il ricongiungimento familiare e, per la comunità cristiana, è segno di una Chiesa Cattolica, universale. Quattro verbi, quattro azioni che sono guidati da  tre doveri, che sempre il Magistero sociale, in particolare, cinquant’anni fa, l’enciclica Populorum progressio di Paolo VI, ha sottolineato: il dovere di giustizia, di civiltà, di solidarietà. Attorno a questi doveri si costruisce una testimonianza cristiana nella vita sociale che s’impegna a superare le ingiustizie: da quelle di una distribuzione non equa dei beni, a quelle legate allo sfruttamento di persone e territori. I più non possono accontentarsi delle briciole. L’impegno per la giustizia  si accompagna ad ogni forma di tutela della dignità della persona umana del migrante, anche in condizione di irregolarità. Giustizia e civiltà camminano se c’è un impegno sempre più allargato di solidarietà, che nasce dall’interesse per l’altro, riconosciuto come fratello, superando paure, pregiudizi, separazioni. E “la cultura dell’incontro”, ancora una volta ribadita  da Papa Francesco, è l’alfabeto che deve guidare il nostro cammino.
Papa Francesco ha concluso il suo discorso affidando alla Chiesa, ancora una volta, i bambini e gli adolescenti in fuga, oltre il 50% di tutti i rifugiati nel mondo e 26.000 tra  i migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2016. E’ a partire da loro che la nostra testimonianza cristiana con i migranti è chiamata a coniugare i verbi  accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Un impegno. Un cammino insieme. (Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Fondazione Migrantes e Arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio).



 

Naufragio: Decine di cadaveri di migranti sulla costa occidentale libica

Milano - I corpi di 74 migranti, tra cui quelli di tre donne, sono stati trovati sulla costa occidentale libica, nella zona di Al Harsha a Zawiya, 45 chilometri a ovest di Tripoli. Lo ha riferito il portavoce della Mezzaluna rossa libica, Mohamed Misrati, che ha aggiunto che è stata rinvenuta un'imbarcazione in grado di portare oltre cento persone. Non è escluso quindi che il mare possa restituire altri i corpi di altre vittime di questo nuovo naufragio.
"È stata trovata una imbarcazione", ha confermato il portavoce, aggiungendo che dunque "c'è la possibilità che" in mare "vi siano altri corpi, in quanto l'imbarcazione poteva accogliere oltre un centinaio di persone. Dall'aspetto, le vittime sembrano essere di "diverse nazionalità africane". I corpi sono stati restituiti dal mare sulle coste della città.
La conferma è arrivata dalla Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa, che sul proprio account twitter ha pubblicato le foto di decine di sacchi neri e bianchi, allineati sulla spiaggia.
 

Ucraina: il nunzio Gugerotti, “il primo martirio è il silenzio internazionale”

Roma -  “Destinati a morire nel silenzio, nell’indifferenza generale”. Monsignor Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Ucraina, non usa giri di parole per descrivere la situazione nella regione orientale del Paese dove i combattimenti, nonostante gli Accordi di Minsk, nonostante le prese di posizione e le promesse, non sono mai cessati. Il nunzio è stato in quelle zone il 14 e il 15 febbraio. In particolare ha visitato la città di Avdiyivka presa di mira da bombardamenti pesanti a fine gennaio che hanno causato decine di morti, distruzione, interruzioni del servizio di erogazione di acqua e di luce e, quindi, mancanza di riscaldamento. Il nunzio racconta di case danneggiate e di una città in parte disabitata, perché la gente è sfollata. “Ogni notte si sentono bombardamenti. Non esiste una stabilità. È uno stillicidio costante”.
Lei ha incontrato a Sviatohirsk i bambini sfollati. In quale situazione li ha trovati?
I bambini sono apparentemente sereni. Ospiti in strutture lontane dai luoghi del conflitto, si fanno compagnia. Ma i traumi si notano in altre circostanze, quando tornano in famiglia e non sono comunitariamente impegnati. Quindi noi non sappiamo ancora valutare quali siano realmente le conseguenze psicologiche di questi traumi. C’è poi un secondo elemento che pesa molto ed è il fatto che gli adulti sono sconvolti. Vivono da più di due anni in questa situazione d’instabilità e i nervi non reggono più. La gente non riesce quasi più a reagire. Le famiglie sono divise, sfollate in zone diverse. C’è poi una grande quantità di persone che non può lasciare la propria casa o perché non ha i mezzi, o perché isolata, o perché malata e anziana… e quindi vive con un pezzo di pane e un po’ di te e con temperature che raggiungono i 16/17 gradi sotto zero. In Europa pensare che ci sia una moria di questo genere è una scandalo per tutte le coscienze. Un’insegnante, per esempio, è scoppiata a piangere davanti a me e ai bambini, chiedendomi: “Dica al Papa che faccia tutto il possibile per liberarci da questa guerra assurda e inutile”.
Che cosa le ha detto?
Le ho assicurato che noi, cattolici in Europa, preghiamo per loro, che non li abbandoniamo. Le ho detto che il nostro ricordo è con loro e che stiamo facendo di tutto per sostenere l’aiuto che il Papa promuove personalmente per loro. Ma la sensazione, che loro hanno, è quella di sentirsi abbandonati, di non appartenere a nessuno.
Ma, secondo lei, perché si parla così poco di Ucraina?
Una delle ragioni è il fatto che purtroppo i focolai di violenza nel mondo sono numerosi. Una seconda ragione è che probabilmente non fa comodo parlarne.
A chi non fa comodo e perché?
Alle potenze che sono impegnate nella guerra. I conflitti congelati diventano, in qualche modo, una sconfitta generale per tutti, in cui nessuno ha la vittoria. Allora si preferisce non portarli all’attenzione dell’opinione pubblica. Ma il primo martirio di questa gente è il silenzio internazionale che è stato rotto, in qualche modo, da questa iniziativa del Santo Padre.
Ce ne può parlare?
È la grande raccolta di fondi che è stata fatta lo scorso anno ad aprile in tutta l’Europa, per sovvenire alle necessità di queste persone. Sono stati raccolti 16 milioni di euro, di cui 5 sono stati dati dal Papa personalmente. C’è un comitato tecnico presieduto dal vescovo Jan Sobilo che ha il compito di distribuire questi fondi sulla base di una certificazione piuttosto rigorosa che noi chiediamo. Da questa somma sono stati prelevati recentemente 200mila euro per interventi immediati in aiuto alla popolazione in seguito all’ultima emergenza nella zona.
Come verranno utilizzati?
In parte sono dei voucher con destinazione specifica alle famiglie con i bambini per dare possibilità di accedere ai prodotti necessari per nutrirli e curarli. Una parte è destinata ad azioni di cura psicopedagogica rivolta ai bambini per alleviare traumi particolarmente violenti. E un’altra parte è destinata alle riparazioni degli edifici, soprattutto scuole.
Se l’Europa è indifferente, il Papa segue invece con estrema attenzione la situazione. Come lo fa? E che cosa le dice?
Costantemente. Ci sentiamo, ci scriviamo, anche per mail. Lui è impegnato e interessato a vedere che questa operazione umanitaria giunga a buon fine. E poi la sua seconda preoccupazione è che questa guerra finisca. Ma i componenti di questo conflitto sono così complessi, sfuggenti e intestarditi che è estremamente difficile riuscire anche solo a favorire la costruzione di un dialogo.
E quindi?
Primo, ci vuole la buona volontà che consenta di aprirsi reciprocamente. Secondo, occorre che le potenze internazionali e le organizzazioni internazionali prendano sul serio il problema. Non bastano generiche condanne. Terzo, occorrono gli strumenti perché le decisioni o gli accordi presi vengano messi in pratica. L’Osce, per esempio, ha rilevato che in questi ultimi combattimenti sono stati usate da tutte e due le parti armi che gli accordi di Minsk avevano proibito. È inutile quindi che si faccia un accordo se poi l’accordo viene disatteso immediatamente.
 

Francescani: p. Gambetti confermato Custode del sacro Convento

Assisi - Alla vigilia del Capitolo Custodiale Ordianario, nel refettorio del Sacro Convento, alla presenza di tutti i frati iscritti alla Custodia e di quelli che vi risiedono, compresi i novizi e i post-novizi, Padre Mauro Gambetti è stato riconfermato Custode del Sacro Convento di Assisi, per il secondo quadriennio. L'annuncio, del Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali Padre Marco Tasca, è stato accolto da un lungo applauso dell'intera comunità conventuale. L’elezione da parte del Definitorio generale è avvenuta nella riunione del 16 febbraio con voto unanime.
“L'intera fraternità – dice il Direttore della Sala Stampa dei Frati Minori Conventuali di Assisi,   p. Enzo Fortunato - ringrazia il Signore e il serafico Padre San Francesco per padre Mauro Gambetti e si stringe attorno a lui per questa ulteriore navigazione nei mari di Dio. E' l'uomo la principale strada della Chiesa  che questa comunità vuole amare e servire”.
La fraternità conventuale è composta oggi da 80 frati e 30 tra chierici e novizi. Le nazioni rappresentate sono 21. Tra le presenze più forti quella cinese.
 

Scalabriniane: garantire diritto di non emigrare

Roma - "La migrazione è un fenomeno che fa parte della storia umana. Le stime delle Nazioni Unite indicano 244 milioni di migranti internazionali e 65,3 milioni di persone in situazione di migrazione forzata. Al di là dei numeri stiamo parlando di vite, progetti e sogni di persone che spesso trovano nella migrazione l'unica alternativa per la sopravvivenza o la ricerca di una speranza per il futuro”. Lo ha detto suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle scalabriniane, nel suo discorso nel workshop pre-forum internazionale migrazioni e pace che si è svolto ieri alla Camera dei Deputati. “La partecipazione dei minori nei flussi migratori, secondo l'ACNUR, è aumentata negli ultimi anni a un ritmo accelerato e rappresenta più della metà dei rifugiati nel mondo. In linea con il messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Migrante e del Rifugiato 2017, ricordiamo che i bambini e gli adolescenti in movimento nei flussi di popolazione sono i primi a soffrire, con situazioni degradanti come la tratta di esseri umani, lo sfruttamento, l'abuso e la privazione dei diritti come quello di avere un ambiente sano e sicuro in famiglia, quello di un'istruzione adeguata, quello di gioco e quello di vivere e crescere in un contesto di pace. Anche le donne migranti hanno bisogno della nostra attenzione, poiché anch’esse diventano spesso più vulnerabili nei flussi di migrazione e di rifugio. Molte volte sono esposte al rischio di soffrire sfruttamento sessuale o nel lavoro”. Suor Neusa ha anche sottolineato come “bisogna superare l'idea che la migrazione è un problema da risolvere o una contingenza da controllare. La migrazione è di per sé un fenomeno storico e sociale che si verifica in modo positivo quando è volontaria. In altre parole, richiamiamo l'attenzione sull'importanza che le persone abbiano, insieme al diritto di emigrare anche il 'diritto di non emigrare'. Ossia, ogni Paese deve assicurare ai suoi cittadini condizioni di vita in modo che questi non abbiamo bisogno di viaggiare, se non lo vogliono. In questo contesto, il diritto a emigrare sarebbe correlativo al diritto di restare”. Per la congregazione delle suore missionarie scalabriniane partecipano oltre alla superiora generale, Suor Neusa de Fatima Mariano, anche le sorelle Etra Modica, Marlene Vieira, Albertina Pauletti, Elizabeth Pedernal, Milva  Caro, Giuliana Bosini, Terezinha Santin, Rosa Maria Martins, Manuela Simoes, Janete Ferreira. Tra le scalabriniane presenti, anche suor Rosita Milesi, collaboratrice del settore pastorale della Mobilità umana della Conferenza Episcopale dei vescovi del Brasile, che è intervenuta nel corso dei lavori.



 

Papa Francesco: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”

Città del Vaticano - “È dovere di solidarietà contrastare la cultura dello scarto e nutrire maggiore attenzione per i più deboli, poveri e vulnerabili”. Papa Francesco questa mattina ha incontrato i partecipanti alla sesta edizione del Forum Internazionale “Migrazioni e Pace”, sul tema Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dallo Scalabrini International Migration Network (SIMN) e dalla Fondazione Konrad Adenauer: occasione per auspicare “un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti”: “Il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla ‘cultura dello scarto’ – ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore”. Poi il Papa ha richiamato l’attenzione “su un gruppo particolarmente vulnerabile tra i migranti, profughi e rifugiati che siamo chiamati ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare”: i bambini e gli adolescenti “che sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”. Un tema caro al quale il pontefice ha voluto dedicare il messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si è celebrata lo scorso 15 gennaio. Per il papa  “il nostro impegno a favore dei migranti, dei profughi e dei rifugiati è un’applicazione di quei principi e valori di accoglienza e fraternità che costituiscono un patrimonio comune di umanità e saggezza cui attingere”, sottolineando ancora una volta che “ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione”. “Oggi più che mai è necessario riaffermare la centralità della persona umana, senza permettere che condizioni contingenti e accessorie, come anche il pur necessario adempimento di requisiti burocratici o amministrativi, ne offuschino l’essenziale dignità”, ha detto ancora richiamando la necessità di recuperare “il valore della fraternità”, che ci obbliga a “trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello”, altrimenti “diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura”.
Papa Francesco ha poi ricordato le tante tragedia che toccano i migranti e che causano morte. Tragedia – ha detto - che marcano a fuoco” la loro vita” come guerre, persecuzioni, abusi, violenze, morte e che “non possono che sgorgare spontanei sentimenti di empatia e compassione”. Il dovere di solidarietà – ha poi spiegato -  “dovere di solidarietà”, che “nasce proprio dalla capacità di comprendere i bisogni del fratello e della sorella in difficoltà e di farsene carico. Su questo, in sostanza, si fonda il valore sacro dell’ospitalità, presente nelle tradizioni religiose. Per noi cristiani, l’ospitalità offerta al forestiero bisognoso di riparo è offerta a Gesù Cristo stesso, immedesimatosi nello straniero”.
Bergoglio ha poi detto che i recenti movimenti migratori  che interessano “praticamente ogni parte della terra” oggi sono in gran parte “spostamenti forzati, causati da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze, povertà estrema e condizioni di vita indegne”. Spostamenti  che aumentano “le sfide poste alla comunità politica, alla società civile e alla Chiesa” e che chiedono di “rispondere ancor più urgentemente a tali sfide in modo coordinato ed efficace”. Il papa ha quindi insistito su  quattro i verbi su cui articolare la “comune risposta” a tale fenomeno: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. (R.I.)
 

Marsala: diocesi e pro loco donano 900 corpetti con rifrangenti per i migranti

Marsala - La Diocesi di Mazara del Vallo e la Pro Loco 2.0 di Marsala doneranno 900 corpetti con bande catarifrangenti alle comunità che nel territorio di Marsala e Petrosino ospitano migranti richiedenti asilo (i minori sono 360). La decisione è stata presa dal Vescovo Mons. Domenico Mogavero e dal Presidente della Pro Loco, Mario Ottoveggio, dopo l’ultimo fatto di cronaca nel quale è morto un giovane africano di 25 anni, investito mentre sulla statale 115 per Trapani viaggiava in bicicletta. L’incidente è avvenuto all’altezza di contrada Dammusello, a circa quattro chilometri dal centro di Marsala. I migranti sono soliti percorrere a piedi o in bici, anche nelle ore serali, le strade del territorio.  “A poche ore da quell’incidente ci siamo chiesti cosa era possibile fare per questi nostri amici migranti, molti dei quali vediamo girovagare in bicicletta senza i minimi strumenti di sicurezza. Così, da un incontro col Vescovo, abbiamo deciso di comune accordo di fornire tutte le comunità del nostro territorio cittadino dei corpetti”. Un piccolo dono ma utile, “che speriamo venga apprezzato dai migranti» ha detto il Vescovo. Quello tra la Diocesi di Mazara del Vallo e la Pro Loco 2.0 di Marsala è una collaborazione nata già prima del Natale: grazie alla disponibilità dell’ente ecclesiastico, all’interno dell’ex chiesa del Carmine è stata allestita la Casa di Babbo Natale, con l’impegno della Pro Loco 2.0 che all’interno della struttura ha apportato migliorie per la fruizione, garantendo, tra l’altro, la manutenzione ordinaria e straordinaria. Sui corpetti verranno incisi anche i loghi dei due enti che promuovono l’iniziativa. La consegna dei corpetti ai rappresentanti delle diverse comunità avverrà la prossima settimana, alla presenza, tra gli altri, anche del comandante della Polizia Municipale, Michela Cupini. Sempre a Marsala, nella parrocchia Sant’Anna, il parroco don Tommaso Lombardo ha chiesto ai fedeli, per il periodo delle Quarantore, di donare non candele ma corpetti con bande catarifrangenti da consegnare poi ai migranti.  
 

MCI Barcellona: manifestazione per l’accoglienza “segno forte e in controtendenza”

Barcellona – “E’ stata una manifestazione importante sia dal punto di vista numerico che simbolico soprattutto per quel che significa, nell’attuale scenario europeo: un segno forte e in controtendenza rispetto ad altre posizioni di chiusura verso chi chiede accoglienza”. A dirlo oggi il missionario per la comunità italiana di Barcellona, don Luigi Usubelli,  dopo la manifestazione di ieri per chiedere che la Spagna accolga “da adesso” le migliaia di rifugiati che si era impegnata ad ospitare nel 2015. Tema della manifestazione “Noi vogliamo accogliere” (“volem acollir”, in catalano) e che dimostra la “vocazione della città all’accoglienza”.  Negli ultimi anni infatti è diventata una città “a forte attrazione turistica, tra le prime in Europa. E anche per questo motivo ha sviluppato questa attenzione verso i nuovi arrivati”.
 

Oggi un Forum delle realtà ecclesiali sulle migrazioni

Roma - Missioni, congregazioni, Caritas, volontari, parrocchie. La rete degli organismi ecclesiali coinvolti nel fenomeno migratorio è globale e capillare. Ed è ora di serrare i ranghi, di fronte all’aggravarsi delle crisi internazionali, dei mutamenti climatici, dei populismi. Parte il cantiere per un "forum permanente" delle organizzazioni cattoliche che si occupano di immigrazione: avrà riunioni a cadenza biennale, produrrà campagne di sensibilizzazione (anche per le comunità cristiane), promuoverà politiche rispettose della dignità umana. Punto di raccordo ideale, la nuova "sezione migranti e profughi" che papa Francesco ha istituito all’interno del nuovo Dicastero per il servizio per lo sviluppo umano integrale.
È l’ambiziosa agenda che emerge al seminario preparatorio del VI Forum internazionale su migrazioni e pace promosso dal Simn, lo Scalabrini International Migration Network, in corso a Roma, organizzato col Dicastero per lo sviluppo umano e la Fondazione Konrad-Adenaur-Stiftung: oltre 200 rappresentanti di ong internazionali, istituzioni, governi, atenei, oggi in udienza da papa Francesco. E la rete ecclesiale proporrà la realizzazione di un Sinodo sui problemi della mobilità umana, assieme alla stesura di un "rapporto globale" sull’azione della Chiesa nell’ambito migratorio.
Al seminario sfilano le grandi organizzazioni religiose da anni a fianco di chi fugge dalla violenza e dalla povertà. Padre Sandro Gazzola, superiore generale dei Missionari di San Carlo, gli scalabriniani, illustra l’azione in 34 paesi: parrocchie interetniche, missioni, case del migrante, orfanotrofi, campi rifugiati, scuole, case di riposo. Don Martin Lazarte parla dell’azione dei Salesiani  che in 133 paesi assistono 1,7 milioni di migranti (di cui 400 mila rifugiati) con una rete di 3.643 scuole, 826 istituti professionali, 85 università, 1.929 oratori, 688 opere sociali, 441 convitti, 2.277 parrocchie.
Il Jesuit Refugee Service è presente in 45 paesi con oltre 2mila addetti: il presidente padre Tom Smolich è preoccupato per i tagli del 70% del bilancio dell’Unhcr nel Darfur.
Concorda sul "fare squadra" suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum, network di religiose contro la tratta: «Impariamo dai trafficanti, che lavorano in rete efficacemente». Per monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes e arcivescovo eletto di Ferrara-Comaccio, la sensibilizzazione deve partire dalle comunità cristiane: «Un sondaggio all’uscita della messa rivela che il 54% vorrebbe "gli immigrati a casa loro"». (L.Liverani)
 

Ospedale Bambino Gesù: nel deserto dei profughi si curano i più piccoli

Karak  -Tutti vorrebbero avere un nonno come Abdelmajid. Ogni settimana attraversa il deserto di Moab per accompagnare i nipoti dalla dottoressa Kofler. Sempre con il sorriso, anche se nessuno lo fa lavorare e vivono in sette con il sussidio delle Nazioni Unite. Sempre con il sorriso, anche se la casa di Homs è stata prima bombardata dagli aerei della Coalizione e poi espropriata dagli uomini del Califfo. Sempre con il sorriso, anche se gli amici di una vita l' hanno tradito e derubato. Abdeladjim sorride e ringrazia Allah anche quando deve raccomandare a Nadia di aspettarlo in macchina, perché, con una sola sedia a rotelle, può spostare solo due nipoti per volta. Li opereranno tutti e Omar e Mohammed un giorno potrebbero camminare: Nadia, lei no. Ha tredici anni. Al massimo riuscirà a tenere i piedi un po' più dritti, sulla carrozzella. Eppure sorride anche lei, non appena scorge il neuroriabilitatore dell' ospedale pediatrico Bambino Gesù. I tre fratellini siriani - tutti affetti da una forma di patologia neuromuscolare degenerativa che provoca anche un grave ritardo cognitivo - saranno operati all' ospedale universitario di Amman al termine di un percorso di cura che l' ospedale della Santa Sede offre da qualche tempo nell' Ospedale italiano di Karak, gestito dalle missionarie comboniane. «Periodicamente, un' équipe altamente specializzata cura i bambini della regione, molti dei quali sono profughi iracheni e siriani - spiega Lorenzo Borghese, responsabile delle operazioni internazionali dell' ospedale della Santa Sede -. La ratio è quella di creare un polo di neuroscienze che assista la popolazione e al tempo stesso formi gli specialisti, che qui mancano. Tuttavia, quando un paziente necessita di un intervento, preferiamo che sia effettuato in loco, perché ciò permette di gestire meglio il percorso post-operatorio». Nella provincia più povera del Paese, il Bambino Gesù ha realizzato una unità di neuropsichiatria infantile e neuroriabilitazione, provvista di elettroencefalogramma ed elettromiografo, e ha formato due fisioterapiste e un tecnico, tutti giordani. Presto, verrà avviata una collaborazione con l' università Mutah: l' obiettivo è quello di preparare degli specialisti in grado, a loro volta, di fare formazione nel campo dell' autismo. La domanda di assistenza è alta; in Giordania si registra un tasso significativo di disabilità infantili. «In tre anni sono passati dall' unità di neuropsichiatria infantile 550 bambini - spiega il neuropsichiatra Giovanni Valeri - ma forse è più importante che, malgrado ci si trovi in mezzo al deserto giordano, in una società tradizionalista, i bambini arrivino accompagnati da entrambi i genitori; o che le mamme filmino i trattamenti riabilitativi con i telefonini per ripeterli una volta a casa e che qualcuno chieda in prestito gli ausili che utilizziamo durante le sedute di fisioterapia. C' è insomma una grande attenzione e una riconoscenza palpabile per quello che stiamo facendo». Effettivamente, il successo di queste iniziative si coglie solo se si considera il contesto: fino a qualche anno fa, anche in queste regioni il bambino disabile era condannato all' indifferenza e a vivere recluso in casa, al riparo dai pericoli e dalla vergogna, non diversamente da quanto avveniva nell' Italia rurale all' inizio del Novecento. Oggi in Giordania, grazie alle politiche governative promosse dalla regina Ranja, le cose stanno cambiando ma i centri pubblici non arrivano a soddisfare la domanda; un' ora di terapia privata costa ancora un quinto dello stipendio e i salari del Sud violano ogni statistica. Nell' area di Karak, poi, si riversano molti dei profughi iracheni e siriani che cercano riparo in questo Paese incuneato tra le guerre. Secondo la Caritas, la Giordania ospita due milioni e 7.000 rifugiati. Secondo l' Acnur, 650.000 sono siriani. Nella terra di Rut e Noemi arrivano soprattutto da Homs e Aleppo: non possono tornare indietro e moltissimi non sanno dove andare. «Abbiamo dei parenti negli Stati Uniti, ma con tre bambini disabili è difficile... » ci spiega Abdelmajid, svelando l' angoscia di chi non può contare né su un'assicurazione - che regola l' accesso al sistema sanitario giordano - né sulla solidarietà familiare, su cui si incardina la società araba. L' integrazione con la popolazione giordana è l' unica speranza cui aggrapparsi: è avvenuto ai palestinesi accolti negli anni Sessanta e il grande campo profughi di Zaatari è già una 'città', ancorché di tende. Il governo di Amman oscilla tra la generosità («eccezionale» secondo il nunzio Alberto Ortega Martin) e la paura che la nuova ondata travolga gli equilibri nel regno hashemita, dove convivono già sei milioni di giordani e tre milioni di stranieri. Nell' estate scorsa, il rischio di infiltrazioni del Daesh ha indotto i giordani a chiudere le frontiere ma nel berm, la terra di nessuno al confine siriano, tra i campi di Hadalat e Rubkan, si sono raccolti novantamila fuggiaschi, che sono ostaggi delle milizie locali. Le autorità temono infiltrazioni jihadiste e le tensioni si avvertono anche a Karak, dove in dicembre un assalto al castello crociato ha provocato dieci vittime, tra cui una turista canadese; la presenza del nosocomio è stata decisiva per salvare numerose vite. «In ottant' anni, con la nostra attività, oltre a sostenere la piccola comunità cristiana presente in quest' area - spiega suor Adele Brambilla, che guida quest' ospedale da 50 posti letto e un affollatissimo poliambulatorio -, abbiamo instaurato un vero dialogo di vita con i musulmani, che siano beduini o gorani, giordani o profughi iracheni, siriani o etiopi». Un rapporto di fiducia che la collaborazione con il Bambino Gesù fa crescere, mettendo a disposizione dei più poveri terapie d' eccellenza che non potrebbero permettersi e inserendoli in un percorso riabilitativo, sia neurologico che neuropsichiatrico, che coinvolge attivamente le famiglie. A Karak, l' ospedale pediatrico della Santa Sede applica un innovativo protocollo di parental traininge presto si lavorerà sulla sindrome post-traumatica da stress, che affligge i minori siriani Dovrebbe nascere anche un reparto di pediatria per rendere possibile il ricovero. Non ne avrà bisogno Gazel, che gioca a nascondino con i medici, quando non salta in btraccio alla suora: quattro anni e una sindrome autistica che lasciava poche speranze, «ma i risultati che otteniamo grazie all' aiuto del Bambino Gesù sono quelli di un centro di neuroriabilitazione italiano - commenta la religiosa - e sei bambini sono già stati dimessi». (Paolo Viana – Avvenire)
 
 

Bologna: un convegno sul tema dell’accoglienza dei migranti

Bologna - Una preziosa occasione di riflessione e di formazione, la giornata promossa lunedì scorso, a livello regionale, da tre Uffici pastorali della diocesi di Bologna: Caritas, Migrantes e Pastorale familiare, per riflettere sul tema dell’ accoglienza, imparando a guardare ai migranti come a persone, inserite nella loro trama di relazioni, soprattutto familiari, con luci e ombre e tante potenzialità.
La professoressa Maddalena Colombo dell’Università Cattolica di Milano, ha aperto i lavori offrendo una chiave di lettura preziosa del fenomeno. L’accoglienza sarà dunque più piena e integrata se si guarda non agli individui, ma alla famiglia dentro al fenomeno della migrazione.
«La famiglia è un po’ la chiave di volta della migrazione – ha spiegato Maddalena Colombo – anzi si può capire la migrazione più in profondità proprio a partire dalla famiglia. C’è sempre una scissione da cui si genera una nuova cellula e questo è ciò che è avvenuto per il migrante, anche se apparentemente è solo. Da questo punto di vista vanno compresi i suoi legami sul posto perché sono quelli che più direttamente aiutano il suo inserimento prima, e poi naturalmente l’integrazione, ma con un occhio anche ai legami che permangono al di là magari nei confini».
Oggi in Italia, infatti, un bambino su cinque ha almeno un genitore straniero e – nonostante le apparenze – se oggi nel nostro Paese aumenta il numero degli stranieri, questo accade non tanto per l’arrivo di altre persone, quanto per la nascita di bambini che non hanno la cittadinanza, ma che crescono qui e si affacciano alla vita con la lingua e la cultura italiana. È il tema delicato delle seconde generazioni, che va oltre la semplice questione del diritto di cittadinanza.
La famiglia migrante, sostiene la professoressa, ha bisogno di essere accolta con intelligenza, ma per la vecchia Italia c’è anche tanto da imparare: «ma se sono nati qui prevale di solito il volersi assimilare, cioè voler “neutralizzare” la loro faccia da immigrato: anche questa è una tendenza che possiamo accompagnare in una diversa rielaborazione, perché se non hai fatto i conti prima con le tue origini, potresti farlo un giorno e questo potrebbe essere anche traumatico con costi personali ma anche sociali. E’ perciò importante che sia data loro la possibilità di elaborare una integrazione senza assimilazione». (Andrea Caniato)