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Papa Francesco: “preoccupato” di fronte ai “segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia” in Europa

Città del Vaticano - “Di fronte ai flussi migratori massicci, complessi e variegati, che hanno messo in crisi le politiche migratorie fin qui adottate e gli strumenti di protezione sanciti da convenzioni internazionali, la Chiesa intende rimanere fedele alla sua missione: quella ‘di amare Gesù Cristo, adorarlo e amarlo, particolarmente nei più poveri e abbandonati; tra di essi rientrano certamente i migranti ed i rifugiati’”. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco incontrando in Vaticano i direttori della pastorale dei migranti in Europa che da ieri sono riuniti, su iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Per l’Italia il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Per il papa “l’amore materno della Chiesa verso questi nostri fratelli e sorelle chiede di manifestarsi concretamente in tutte le fasi dell’esperienza migratoria, dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno, cosicché tutte le realtà ecclesiali locali situate lungo il tragitto siano protagoniste dell’unica missione, ciascuna secondo le proprie possibilità. Riconoscere e servire il Signore in questi membri del suo ‘popolo in cammino’ è una responsabilità che accomuna tutte le Chiese particolari nella profusione di un impegno costante, coordinato ed efficace”. Papa Francesco si dice preoccupato di fronte ai “segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia” che si riscontrano in diverse regioni d’Europa. Esse – ha spiegato -  sono spesso motivate dalla diffidenza e dal timore verso l’altro, il diverso, lo straniero”. Il pontefice è ancor più preoccuopato  dalla “la triste constatazione che le nostre comunità cattoliche in Europa non sono esenti da queste reazioni di difesa e rigetto, giustificate da un non meglio specificato ‘dovere morale’ di conservare l’identità culturale e religiosa originaria. La Chiesa si è diffusa – ha aggiunto - in tutti i continenti grazie alla ‘migrazione di missionari che erano convinti della universalità del messaggio di salvezza di Gesù Cristo, destinato agli uomini e alle donne di ogni cultura. Nella storia della Chiesa – spiega - non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle, garantendo una costante apertura verso l’altro, considerata come una concreta possibilità di crescita e di arricchimento”. Lo Spirito, “ne sono sicuro, ci aiuta anche oggi a conservare un atteggiamento di apertura fiduciosa, che permette di superare ogni barriera, di scavalcare ogni muro”.
Papa Francesco ha anche percepito, ascoltando le Chiese particolari in Europa, “un profondo disagio” di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati. Tale disagio “va riconosciuto e compreso alla luce di un momento storico segnato dalla crisi economica, che ha lasciato ferite profonde” e “aggravato dalla portata e dalla composizione dei flussi migratori, da una sostanziale impreparazione delle società ospitanti e da politiche nazionali e comunitarie spesso inadeguate. Ma il disagio è anche indicativo dei limiti dei processi di unificazione europea, degli ostacoli con cui si deve confrontare l’applicazione concreta della universalità dei diritti umani, dei muri contro cui si infrange l’umanesimo integrale che costituisce uno dei frutti più belli della civiltà europea. E per i cristiani – ha detto il Papa - tutto questo va interpretato, oltre l’immanentismo laicista, nella logica della centralità della persona umana creata da Dio unica e irripetibile.
L’arrivo di “tanti fratelli e sorelle nella fede”, da una prospettiva “squisitamente” ecclesiologica,  offre alle Chiese in Europa “una opportunità in più di realizzare pienamente la propria cattolicità, elemento costitutivo della Chiesa che confessiamo ogni domenica nel Credo. Del resto, negli ultimi anni, molte Chiese particolari in Europa sono state arricchite dalla presenza di migranti cattolici, che hanno portato le loro devozioni e il loro entusiasmo liturgico e apostolico”. Da una prospettiva “missiologica”, papa Bergoglio ha detto che  i flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova “frontiera” missionaria, occasione “privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose”. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni - - ha detto ancora - è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente”.
Papa Franceco ha quindi ricordato i quattro verbi utilizzati nel suo messaggio per la prossima Giornatra Mondiale del Migrante e Rifugiato: accogliere, proteggere, promuovere, integrare spiegando che il verbo accogliere si traduce poi in altri verbi quali “ampliare le vie legali e sicure di ingresso, offrire una prima sistemazione adeguata e decorosa e assicurare a tutti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base”. Il verbo proteggere si “specifica in offrire informazioni certe e certificate prima della partenza, difendere i diritti fondamentali dei migranti e rifugiati indipendentemente dal loro status migratorio e vegliare sui più vulnerabili, che sono i bambini e le bambine”. Promuovere significa “essenzialmente – per papa Bergoglio -  garantire le condizioni per lo sviluppo umano integrale di tutti, migranti e autoctoni” e il verbo integrare si traduce “in aprire spazi di incontro interculturale, favorire l’arricchimento reciproco e promuovere percorsi di cittadinanza attiva”.
Il papa informa che la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale  ha preparato 20 punti di azione che le Chiese locali sono “invitate” ad “utilizzare, completare e approfondire” nella propria pastorale: punti fondati sulle “buone pratiche” che caratterizzano la risposta “tangibile della Chiesa ai bisogni dei migranti e dei rifugiati. Gli stessi punti – ha detto - sono utili per il dialogo che le varie istituzioni ecclesiali possono avere con i rispettivi governi”. Punti di azione che conformano anche “un paradigma articolato dei quattro verbi sopra menzionati, paradigma che potrebbe servire da metro di studio o di verifica delle prassi pastorali in essere nelle Chiese locali, in vista di un aggiornamento sempre opportuno e arricchente. La comunione nella riflessione e nell’azione sia la vostra forza, perché, quando si è da soli, gli ostacoli sembrano molto più grandi. La vostra voce sia sempre tempestiva e profetica, e, soprattutto sia preceduta da un operato coerente e ispirato ai principi della dottrina cristiana”, ha concluso. In aperura dell’udienza il pontefice è stato salutato dal card. Angelo Bagnasco, presidente del CCEE che ha sottolineato l’impegno delle chiese a favore dei migranti (Raffaele Iaria)
 
 

Papa Francesco: oggi l’incontro con i direttori “Migrantes” d’Europa

Roma - Si è aperto ieri pomeriggio a Roma l’incontro annuale dei vescovi e delegati responsabili per la pastorale dei migranti delle Conferenze Episcopali in Europa, che si concluderà domani. Questa mattina i delegati saranno ricevuti da Papa Francesco. Tra I momenti  forti dell’incontro il dialogo-confronto con i responsabili per la sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. A Roma, dopo la presentazione del rapporto sul lavoro delle Conferenze Episcopali nell’ambito della pastorale dei migranti da parte del prof. Gian Carlo Blangiardo, docente presso l’Università di Milano Bicocca, i direttori nazionali hanno presentato le attuali sfide, proprie a ciascun Paese, dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti.
 

Tragedia in Libia: 100 migranti dispersi

Milano - Ancora orrore nel Mediterraneo. Avevano finito la benzina e sono rimasti in balia del mare per giorni. Almeno 100 migranti hanno perso la vita, così, davanti alle coste della Libia. È il primo grande naufragio di cui siamo giunti a conoscenza - dopo gli accordi col governo di Tripoli per fermare i migranti che vogliono scappare dalle violenze. In trenta sono riusciti a raggiungere la spiaggia, a nuoto, sfiniti. Fra loro ci sono cinque donne e una bambina. Altri sette sono stati tratti in salvo dalla guardia costiera libica che ha anche recuperato il barcone affondato con a bordo quattro corpi senza vita, fra cui due donne. «L’imbarcazione, distrutta, è stata trovata nella zona di Sidi Saied, 20 km a ovest di Zuara» ha dichiarato il portavoce della marina libica, Ayoub Qassem. «Secondo i migranti illegali, circa 130 di loro – prosegue Qassem – erano a bordo dell’imbarcazione quando ha lasciato la zona di Sabrata venerdì 15 settembre ». Il naufragio, precisa il portavoce, è stato causato dall’«esaurimento del carburante». Da quando la Guardia costiera libica è scesa in mare attiva più che mai - grazie agli aiuti e ai mezzi forniti dall’Europa e anche dall’Italia - e agli accordi siglati col governo di Tripoli, gli sbarchi in Sicilia
e a Lampedusa sono crollati: meno 80% nel mese di agosto, meno 20% da inizio anno, rispetto al 2016. La preoccupazione principale rimane tuttavia la 'detenzione' nei centri libici, autorizzati e non-autorizzati, dove vengono riportati i migranti soccorsi in mare. Oltre tremila, fa sapere la Ong tedesca Sea Watch, quelli salvati dalla Guardia costiera libica negli ultimi dieci giorni e altri 2mila
sbarcati in Italia. Intanto però in Libia è sempre più caos. Sembra infatti che la ripresa delle partenze sia anche la diretta conseguenza dello scontro armato che si sta consumando lungo le coste libiche. È di almeno sei miliziani morti e 48 feriti il bilancio di 4 giorni di scontri tra bande rivali di trafficanti di esseri umani a Sabrata, il crocevia, a 40 km ad ovest di Tripoli, di questo commercio disumano, e forze legate in qualche modo al governo di unità nazionale di Tripoli, del premier Fayez al Sarraj. Il gruppo, la brigata Anas al-Dabbashi, sta cercando di legittimarsi e di ottenere impieghi di Stato nel settore della sicurezza dal governo di Tripoli in cambio del blocco alle partenze dei barconi dalle coste di Sabrata verso l’Italia. Lo rivela all’agenzia Reuters un componente di alto livello dell’organizzazione, che si è identificato come Mohamed. La fonte ha dichiarato che c’è stato almeno un incontro tra funzionari del governo e Ahmed al-Dabbashi, indicato come uno dei maggiori 'facilitatori' del traffico di esseri umani in Libia in un Rapporto Onu pubblicato quest’anno e anticipato da Avvenire.
Mohamed ha inoltre riferito che alla brigata è stata offerta anche la possibilità di un’amnistia per le attività legate al traffico svolte in passato. Con l’Italia e l’Unione europea che offrono milioni di
euro alle autorità locali libiche capaci di bloccare il traffico, i gruppi armati hanno interesse a provare di essere gli unici nelle condizioni di controllare il territorio. «Quest’affare del traffico... tutti sanno che la Libia non rimarrà così per sempre»,dice Mohamed. (D. Fassini - N. Scavo - Avvenire)
 

Bce: da migranti e donne ampio contributo alla ripresa

Francoforte - Donne e immigrati hanno fatto da traino alla ripresa. Parola della Banca centrale europea che, confermando la serie positiva delle previsioni sulla crescita economica, ha rivisto al rialzo le stime del Pil nell'Eurozona portandole al 2,2% per il 2017. Nell'Eurozona "durante la ripresa l'immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l'afflusso di lavoratori dai nuovi stati membri dell'Unione europea" scrive la Bce nel bollettino, spiegando che "a sua volta, ciò ha verosimilmente avuto un effetto considerevole sulla forza lavoro, in particolare in Germania e Italia". Francoforte sottolinea poi che "sebbene l'offerta di lavoro nell'area dell'euro stia continuando ad aumentare, negli ultimi dieci anni il suo tasso di crescita ha subito un rallentamento".
Determinante per l'aumento della forza lavoro durante la ripresa economica è stata la partecipazione femminile. La Bce spiega che tale aumento e il modo in cui tale partecipazione differisce da quella maschile "sono riconducibili in larga parte alle divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne". Infatti "nella popolazione femminile in età lavorativa la percentuale di donne con un'istruzione terziaria è più elevata rispetto all'analoga percentuale fra gli uomini". La forza lavoro dell'area dell'euro sta inoltre "subendo un processo di invecchiamento e un numero sempre maggiore di individui rimane in attività lavorativa più a lungo". Negli ultimi quattro anni il tasso di partecipazione delle persone d'età compresa tra i 50 e i 64 anni è salito (di 0,7 punti percentuali per la fascia 50-54, di 3,8 punti percentuali per la fascia 55-59 e di 7,6 punti percentuali per la fascia 60-64). "Ciò è riconducibile all'innalzamento dell'età pensionabile nella maggior parte dei paesi, ma anche ad altri fattori, ad esempio il sempre più elevato livello di istruzione della popolazione", sottolinea l'istituzione di Francoforte.
Nessuna novità sulla politica economica. La Bce ha confermato di voler lasciare invariato l'orientamento e che deciderà in autunno riguardo una calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell'anno. Lo scrive l'Istituto di Francoforte nel suo bollettino, spiegando che negli ultimi mesi l'inflazione ha registrato "un lieve aumento" ma nel complesso resta "su livelli contenuti" e di conseguenza, "è ancora necessario un grado molto elevato di accomodamento monetario". La Bce ha abbassato le sue stime sull'inflazione dell'Eurozona per il 2017 a 1,5%, per il 2018 a 1,2% dal precedente 1,3% e per il 2019 a 1,5% dal precedente 1,6%. Riviste al rialzo le stime di crescita per la zona euro per il 2017 al 2,2% dall'1,9% precedente, mentre restano invariata quelle per il 2018 e 2019 rispettivamente all'1,8% e all'1,7%.
 
 

Papa Francesco: tante volte i cattolici si scandalizzano per la Misericordia

Città del Vaticano - “La porta per incontrare Gesù è riconoscersi peccatore”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco alla Messa a Casa Santa Marta. L’omelia ripercorre la conversione di San Matteo, nel giorno in cui la Chiesa lo festeggia. Un episodio dipinto da Caravaggio, in una tela cara al Papa. Tre le tappe della vicenda: incontro, festa e scandalo. Gesù aveva guarito un paralitico e incontra Matteo, seduto al banco delle imposte. Faceva pagare le tasse al popolo di Israele per darle, poi, ai romani e per questo era disprezzato, considerato un traditore della Patria.
Gesù lo guardò, gli disse: “Seguimi”. E lui si alzò e lo seguì, come narra il Vangelo odierno. Da una parte, lo sguardo di San Matteo, uno sguardo sfiduciato: guardava “di lato”, “con un occhio Dio”, “con l’altro il denaro”, “aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio”,  e anche con uno sguardo scontroso. Dall’altra, lo sguardo misericordioso di Gesù che - dice il Papa - lo ha guardato con tanto amore”. La resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, “cade”: si alzò e lo seguì. “È la lotta fra la misericordia e il peccato”, sintetizza il Papa.
L’amore di Gesù è potuto entrare nel cuore di quell’uomo perché “sapeva di essere peccatore”, sapeva di “non essere ben voluto da nessuno”, anche disprezzato. E proprio “quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù”. Quindi, “lasciò tutto e se ne andò”. Questo è l’incontro fra il peccatore e Gesù.
“È la prima condizione per essere salvato: sentirsi in pericolo; la prima condizione per essere guarito: sentirsi ammalato. E sentirsi peccatore, è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia. Ma pensiamo alla sguardo di Gesù, tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso. E anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi; è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva. Non aver paura”.
Come Zaccheo, anche Matteo sentendosi felice invitò, poi, Gesù a casa a mangiare. La seconda tappa è infatti proprio “la festa”. Matteo ha invitato gli amici, “quelli dello stesso sindacato”, peccatori e pubblicani. Sicuramente a tavola, facevano domande al Signore e lui rispondeva. Questo – nota il Papa – fa pensare a quello che dice Gesù nel Capitolo XV di Luca: “Ci sarà più festa nel Cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti”. Si tratta della festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia”.  Gesù, infatti, “spreca misericordia”, per tutti, afferma Francesco. Quindi, il terzo momento: quello dello “scandalo”. I farisei vedendo che pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. “Sempre uno scandalo incomincia con questa frase: ‘Ma come mai?’”, nota il Papa. “Quando voi sentite questa frase, puzza” - sottolinea -  e “dietro viene lo scandalo”. Si trattava, in sostanza, della “impurezza di non seguire la legge”. Conoscevano benissimo “la Dottrina”, sapevano come andare “sulla strada del Regno di Dio”, conoscevano “meglio di tutti come si doveva fare” ma “avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore”. E, quindi, “sono stati chiusi nella gabbia dei sacrifici” magari pensando: “Ma facciamo un sacrificio a Dio”, facciamo tutto quello che si deve fare, “così ci salviamo”. In sintesi, credevano che la salvezza venisse da loro stessi, si sentivano sicuri. “No! Ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo”, ribadisce il Papa.
“Quel ‘come mai’ che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattolici quando vedevano opere di misericordia. Come mai? E Gesù è chiaro, è molto chiaro: ‘Andare a imparare’. E li ha mandati a imparare, no? ‘Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia – ( quello che) Io voglio – e non sacrifici, perché Io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori’. Se tu vuoi essere chiamato da Gesù riconosciti peccatore”.
Francesco esorta, dunque, a riconoscersi peccatori, non in astratto ma con “peccati concreti”: tanti “tutti noi ne abbiamo”, dice. “Lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore”, prosegue. E soffermandosi ancora sullo scandalo, rileva che ce ne sono tanti:
“Ce ne sono tanti, tanti … E sempre, anche nella Chiesa oggi. Dicono: ‘No, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no … Sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli’. Anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati. Pensiamo a Santa Giovanna D’Arco, mandata al rogo, perché pensavano fosse una strega e condannata. Una santa! Pensate a Santa Teresa, sospettata di eresia, pensate al Beato Rosmini. ‘Misericordia, Io voglio, e non sacrifici’. E la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità. Peccatori. E Lui viene, e ci incontriamo. È tanto bello incontrare Gesù!”. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 
 
 

Migrantes Vercelli: al via la Festa dei Popoli

Vercelli - Arte, informazione e giovani: sta tutta in queste dimensioni la nona edizione di Festa Popoli, la manifestazione promossa dalla Diocesi di Vercelli, in collaborazione con il Centro Territoriale per il Volontariato BI-VC e con il supporto del Comune di Vercelli.
Come dagli inizi, gli intenti fondamentali vanno verso una cultura di accoglienza e di scambio interculturale, e per questo tante saranno le iniziative per promuovere e sostenere una rete di attori sociali italiani e stranieri nel territorio di Vercelli. La base sarà ancora una volta quella dell'incontro, nella convinzione che il tutto si gioca nell'esperienza dell'altro, nella conoscenza personale. Quest'anno il veicolo privilegiato sarà l'arte, nei diversi linguaggi espressivi e nelle diverse provenienze culturali, in una fruizione libera che diventa formazione umana e comunitaria.
Grande spazio sarà dato all'informazione, soprattutto intorno alla normativa e all'organizzazione del territorio sull'accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati.
Anche l'edizione 2017 della Festa dei Popoli è realizzata grazie alla collaborazione di numerosi enti, associazioni, gruppi: la rete che lavora all’allestimento degli eventi costituisce il primo nucleo di relazioni costruttive e aperte che via via si espande nel tessuto cittadino e oltre, arricchendosi progressivamente di nuovi incontri, progetti, volti, sensibilità. In particolare quest'anno segnaliamo Migr'Action e le Associazioni che hanno vinto il bando del CTV e hanno così potuto costruire con sapienza molti degli eventi che precedono la grande festa finale, i Musei cittadini che prontamente si sono adoperati per accogliere con il prezioso patrimonio artistico della città le persone venute da lontano, e l'Università del Piemonte Orientale – in modo speciale il Dipartimento di Studi Umanistici – che ha messo a disposizione competenze e conoscenze importanti. Ancora una volta segnaliamo il contributo prezioso, nell'organizzazione e nell'animazione degli appuntamenti, dei Giovani del Servizio Civile del Comune di Vercelli.
Il cammino si apre domenica sera 24 settembre, con un incontro sulla Siria proposto dall’Ufficio Migrantes, con la partecipazione del giornalista Andrea Avveduto. Subito dopo si inaugura la mostra Migranti, la sfida dell'incontro.  In Seminario, oltre che questa mostra trova spazio anche un'altra esposizione di fotografie curata da Amnesty International: Yemen ieri, Yemen oggi.
Le mostre restano visitabili nei locali del Seminario fino al giorno 5 ottobre.
Dal giorno successivo è possibile apprezzare anche gli scatti di César Dezfuli Riello, sulla storia di Malik, dal suo salvataggio a Biella. Questa mostra, proposta da Migr'Action, sarà allestita nel corridoio d'ingresso del Comune di Vercelli.
Martedì 26 settembre prendono avvio i pomeriggi di arte e amicizia: visita ai musei della città e a seguire, assaggi etnici, musica e tanto dialogo negli spazi dei Centri di Accoglienza Straordinaria di Vercelli.  Il pomeriggio del 26 settembre è il Museo Leone ad accogliere italiani e stranieri per una visita a ingresso libero a carattere interculturale, guidata, oltre che dal personale del Museo, da alcuni giovani richiedenti asilo e universitari. Gli stessi ci accompagnano poi verso il CAS dell'Aravecchia, dove si può partecipare all'Aperipopolo, l'iniziativa ormai diventata classica per Festa Popoli, in cui questa volta ad accogliere e offrire degustazioni, musica e amicizia sono gli stessi richiedenti asilo ospitati nella struttura.
La stessa formula, ovvero visita al museo, passeggiata e Aperipopolo, si ripete il pomeriggio del 28 settembre (con visita al Museo Borgogna e Aperipopolo al CAS ex Asilo Arcobaleno – Obiettivo Onlus, in via Monte Bianco) e quello del 4 ottobre (con visita al Museo del Tesoro del Duomo e Aperipopolo al CAS “Migrantes” - ANTEO, in vicolo santa Caterina).
I giovani sono nuovamente, e ancor più, protagonisti nella serata di mercoledì 27 settembre. A proporre il Tandem linguistico, fatto di conversazioni informali e assaggi da gustare tutti insieme, è il Settore giovani del Comune di Vercelli. L'iniziativa si colloca infatti in un percorso già avviato con i due appuntamenti dello scorso maggio e che continuerà nel futuro. L'idea di base è la pratica della lingua straniera attraverso scambi linguistici tra persone di diversa lingua madre desiderose di approfondire le loro conoscenze rispetto alla lingua del/dei proprio/i “partner”.
Venerdì 29 settembre, ore 20.30, ancora in Seminario, l'associazione “Noi con voi” propone la visione di un docufilm di Marcello Merletto, Wallah je te Jure. Al termine si tiene un dibattito sollecitato dal professor Gianluigi Bulsei, dell'Università del Piemonte Orientale, e da padre Giancarlo Iollo.
Grande giornata dedicata all'arte e all'informazione, quella di sabato 30 settembre: gli spazi dell'ex 18 ospitano infatti diversi appuntamenti all'insegna del dialogo, della partecipazione responsabile e della creatività.
Alle ore 10.30 l'associazione Migr'Action propone il primo dei tre workshop da essa organizzati: Linee guida dell'accoglienza. A intervenire sono l'avvocato Giulia Vicini, dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Patrick Konde, dell'Unione Sindacale di Base e il giornalista RAI Davide Demichelis. Lo scopo fondamentale è comprendere il fenomeno migratorio nelle sue dinamiche legislative a livello europeo e italiano, con una particolare attenzione alle forme dell'accoglienza.
Nel pomeriggio, a partire dalle 14, l'associazione Libriamoci a Vercelli, il maestro Roberto Gianinetti e un gruppo di studenti dell'Istituto Lagrangia insieme ad alcuni richiedenti asilo offrono la possibilità di sperimentare insieme tecniche artistiche varie, con suggestioni artistiche dal mondo.
Alle ore 16 inizierà il II workshop informativo: L'accoglienza a Vercelli. L'attenzione è quindi rivolta alle varie iniziative istituzionali e di volontariato che il territorio presenta, con un'insistenza speciale sulle novità dello SPRAR e il percorso del tavolo migranti, che riunisce, per proposta del CTV di Vercelli, i gruppi e le associazioni che si occupano a vario titolo di persone straniere. Ampio spazio è inoltre dato alle esperienze di successo nell'integrazione.
Un altro importante appuntamento di informazione e confronto sull'orizzonte dell'accoglienza è quello di domenica 1 ottobre: alle ore 21, nei locali del Seminario l'Ufficio Migrantes della diocesi di Vercelli promuove una tavola rotonda sui Corridoi umanitari. Intervergono Daniele Albanese, di Caritas Italia, Elisabetta Libanore, per la Diaconia Valdese, e Daniela Sironi, presidente di Sant'Egidio Piemonte.
Non è casuale la scelta del 3 ottobre per un'intera giornata dedicata alla riflessione e all'approfondimento: è la giornata in memoria dei morti nel Mediterraneo, e riteniamo doveroso e altamente formativo proporre agli studenti, ma anche a tutti i cittadini, un quadro di informazioni corrette e una riflessione etica seria in materia di dialogo interculturale, fenomeno migratorio e, soprattutto, accoglienza. Per tale motivo abbiamo chiesto il contributo dell'Università del Piemonte Orientale (oltre che docenti del DISUM sarà coinvolto nel pomeriggio anche il professor Roberto Mazzola, Presidente del Corso di Laurea in Giurisprudenza), dell'ASGI, della Prefettura e di altri attori sociali del territorio.
Tutti gli appuntamenti del 3 ottobre sono in Seminario. Al mattino alle 8.30 prenderà avvio la tradizionale mattinata di studi per gli studenti universitari e delle scuole superiori. Quest'anno sarà dedicata alle Culture in dialogo, e prevede, prima dei numerosi tavoli di lavoro interattivi, le relazioni di alcuni docenti di filosofia: Anna Elisabetta Galeotti, Luca Ghisleri, Iolanda Poma e Gabriella Silvestrini.
Alle ore 17 si tiene il grande Convegno rivolto a tutta la cittadinanza dal titolo Immigrazione qui oggi”. Interviene il Prefetto Maria Rosa Trio, Alberto Guariso, dell'Associazione Studi Giuridici per l'Immigrazione, Paola Montano, assessore alle politiche sociali del Comune di Vercelli. Introduce e modera l'incontro Roberto Mazzola, presidente del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell'Università del Piemonte Orientale.
Giovedì 5 ottobre, alle ore 20,30 all'ex-18 è proposto l'ultimo workshop informativo, incentrato sul ruolo dell'associazionismo e della rete nell'accoglienza. Sono previsti i contributi di numerosi rappresentanti di associazioni etniche e multiculturali.
Il giorno successivo si torna in Seminario per la serata conclusiva di “Cammini Giovani”, i laboratori espressivi, con proposte interculturali su tematiche legate al dialogo, all'integrazione e alle relazioni, a cura della Pastorale universitaria della diocesi di Vercelli, in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale, il Comune e la Prefettura di Vercelli. Il Progetto ha coinvolto una cospicua rappresentanza di tutti i giovani del territorio, soprattutto  universitari italiani e stranieri e  richiedenti asilo.  Per l'allestimento della serata di venerdì 6 ottobre, come per l'intero percorso avviato lo scorso marzo, ad affiancare Alfonsina Zanatta, responsabile della Pastorale Universitaria, saranno Davide Motto per la regia e la parte teatrale, Daniela Alberti e Roberto Gianinetti per quella grafico-artistica, e Matteo Bellizzi per l'ambito documentaristico e cinematografico.
E per finire....Sabato 7 ottobre, dalle ore 15, negli spazi dell'ex PISU, grande festa finale curata dal Centro Territoriale per il Volontariato, con la presenza di stand, degustazioni, esposizioni di prodotti da culture lontane  e intrattenimenti vari a cura di circa quaranta associazioni.
 

Festival Circo di Latina: nel 2018 la prossima edizione

Latina - Nel corso della sua storia quasi ventennale, l'International Circus Festival of Italy - Città di Latina ha conseguito prestigio e popolarità tali che, operatori di settore, artisti ed appassionati di Circo, annoverino la manifestazione tra quelle di più alto profilo artistico e culturale al mondo. Le edizioni più recenti del Festival hanno lasciato traccia “indelebile nella memoria di quanti, dai cinque continenti, hanno raggiunto la città di Latina per assistere al meglio della produzione circense internazionale. La stessa città di Latina, nei giorni del Festival, ha registrato un significativo incremento del flusso turistico con le evidenti implicazioni del caso”, si legge in una nota.
Il mantenimento di tali altissimi standard qualitativi, tuttavia – si legge - rende indispensabile un nuovo e marcato coinvolgimento di più attori all’interno della macchina organizzativa: partnership ed istituzionalizzazioni sono, pertanto, due passaggi ad oggi ineludibili allo scopo di rendere più corale, partecipata e foriera di opportunità, l’organizzazione di un Festival dalle notevoli implicazioni culturali”. In tal senso, l'Associazione Culturale "Giulio Montico", organizzatrice e produttrice dell'International Circus Festival of Italy - Città di Latina, ha ritenuto opportuno sospendere l’edizione 2017 del Festival per impiegare l’anno corrente alla definizione di un comitato organizzatore “affidabile ed efficace sia pure nella consapevolezza della complessità delle contingenze amministrative dei vari Enti pubblici italiani che hanno abitualmente sostenuto il Festival nelle sue passate edizioni”.
Al rammarico per lo " ‘stop’ inatteso e “non desiderato, che immaginiamo sarà condiviso dai tanti appassionati di cultura e tradizione circense in tutto il mondo, intendiamo far seguire un nuovo slancio che, con entusiasmo e determinazione, ci proietti all’Ottobre 2018 per la diciannovesima edizione dell'International Circus Festival of Italy – Città di Latina. Agli artisti, agli operatori di settore, a quanti a vario titolo abbiano a cuore il Festival, ed a tutto il pubblico, il ringraziamento per le continue attestazioni di stima ed apprezzamento che ci giungono e l'invito a perseverare nella passione per il Circo e la sua antica tradizione nella certezza di ritrovarci tutti nel 2018 accomunati da quello spirito di pace, condivisione ed amicizia che il Circo è capace di suggerire”.
 

Messico: la testimonianza di un italiano

Roma - “All’università il 19 settembre ogni anno si fa una simulazione di evacuazione per sapere come muoversi durante una scossa sismica. Alle 11 abbiamo fatto l’esercitazione e dopo 2 ore è arrivato il terremoto vero”. Così Amedeo Orlandini, 67 anni di Reggio Emilia, direttore della Facoltà di Filosofia e psicologia dell’Università cattolica Lumen Gentium di Città del Messico, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha raccontato gli attimi di paura durante la forte scossa che ha colpito il Messico. Ogni 19 settembre, giorno della ricorrenza del terremoto che nel 1985 aveva devastato Città del Messico provocando migliaia di vittime, una simulazione annuale, detta in spagnolo simulacro, ricorda alla popolazione come mettersi in salvo.
“La cosa impressionante – ha proseguito Orlandini - è che il 19 di settembre ricorre l’anniversario del forte terremoto di 32 anni fa a Città del Messico dove ci sono stati migliaia di morti. Questa volta i morti sembrano molto meno ma ci sono tanti dispersi”.
“Mi trovo a Città del Messico nella parte sud della città – ha concluso Orlandini – e la scossa l’ho sentita molto forte, ero all’università e stavo facendo lezione. Nella zona dell’università cattolica dove eravamo noi non ci sono stati danni ma nelle zone limitrofe ci sono stati diversi morti”.
 

Crocevia di sguardi: a Torino dal 5 ottobre al 15 novembre

Torino - La rassegna torinese “Crocevia di sguardi” giunge quest’anno alla sua tredicesima edizione. Da sempre la rassegna utilizza il mezzo del documentario per operare una riflessione che porti a capire e ad approfondire il tema delle migrazioni.
La scelta degli organizzatori per l’anno 2017 si sofferma su chi arriva in Europa e chi parte, chi sceglie di cambiare paese e cerca “di orientarsi e costruirsi un futuro” nonostante le dichiarazioni ufficiali, gli stravolgimenti politici e le ondate xenofobe. Infatti se l’Italia nel 2016 ha toccato il record di 181.000 arrivi, nello stesso anno si sono registrate 107.000 partenze fra gli italiani, soprattutto giovani con un istruzione superiore.
Il focus speciale di questa tredicesima edizione è dedicato alla Germania, il Paese europeo che ospita in assoluto il maggior numero fra richiedenti asilo e rifugiati e anche meta scelta da moltissimi giovani italiani “in fuga” dal Belpaese. Il focus prevede due incontri specifici di approfondimento realizzati in collaborazione con il Goethe-Institut di Torino (giovedì 9 novembre 2017 e mercoledì 15 novembre).
Il programma prevede anche un convegno (24 ottobre 2017) nel quale operatori culturali dall’Italia e dall’estero presenteranno esperienze legate all’audiovisivo e al cambiamento sociale, da cui il titolo “Il ruolo dell’audiovisivo come promotore di cambiamento sociale”.
I documentari proposti sono opere internazionali molto difficili da reperire e soprattutto sono opere che non passano quasi mai per i grandi schermi. Quindi otto giornate dal 5 ottobre fino al 15 novembre con cadenza settimanale (o quasi) da non perdere! (Mirtha Sozzi - www.viedifuga.org)
 

Ambasciatore italiano in Messico: “non ci sono italiani tra le vittime”

Roma -  “Per il momento tra le vittime non ci sono italiani”. Lo ha detto l’ambasciatore italiano a Città del Messico, Luigi Maccotta, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane, commentando il terremoto che ha colpito il Messico.
“Siamo in contatto permanente - ha aggiunto l’ambasciatore Maccotta - con la rete dei consoli onorari. Le zone più colpite sono quelle del centro e del sud. Queste rete funziona perché riusciamo ad avere notizie in tempi brevi. Ciò che dispiace molto è la morte di oltre 150 messicani. Nonostante tutto il Paese, le autorità e la popolazione danno dimostrazione di grande efficienza e solidarietà”
 

Papa Francesco: dedicata alla speranza l’udienza generale di questa mattina

Città del Vaticano - La speranza è “la virtù di un 
cuore che non si chiude nel buio, non si ferma al passato, ma sa 
vedere il domani”. Così Papa Francesco con un
tweet, spiega in che cosa consiste la speranza. E alla speranza ha dedecato l’udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro invitando tutti ad essere “responsabile di questo mondo e 
della vita di ogni uomo. Pensa che ogni ingiustizia contro un 
povero è una ferita aperta, e sminuisce la tua stessa dignità", ha detto il papa sottolineando che la  vita “non cessa con la tua esistenza, e in questo mondo 
verranno altre generazioni che succederanno alla nostra, e tante 
altre ancora. E ogni giorno domanda a Dio il dono del coraggio. 
Ricordati - ha aggiunto Papa Francesco - che Gesù ha vinto per 
noi la paura. Lui ha vinto la paura! La nostra nemica più infida 
non può nulla contro la fede. E quando ti troverai impaurito 
davanti a qualche difficoltà della vita, ricordati che tu non 
vivi solo per te stesso".
Quattro gli imperativi del pontefice:  “Vivi, ama, sogna, credi”.  “Non arrenderti alla notte”, “non concedere spazio ai pensieri negativi. Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione”. “Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera”, l’immagine scelta per esortare a non credere che la lotta che conduciamo quaggiù sia inutile. Dio ci ha fatto per fiorire, come il mandorlo. “Ovunque tu sia, costruisci!”, l’imperativo: “Se sei a terra, alzati, non rimanere mai caduto, alzati, lasciati aiutare per essere in piedi! Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla”.
“Opera la pace in mezzo agli uomini, e non ascoltare la voce di chi sparge odio e divisioni, non ascoltare queste voci”, gli utensili necessari per pacificare il mondo. Gli esseri umani sono stati creati per vivere insieme: non c’è diversità che possa esimerci da questo compito. Nei contrasti, per Francesco, bisogna abituarsi ad avere pazienza: ognuno è depositario di un frammento di verità.
Amare le persone, una. Rispettare il cammino di tutti, perché ognuno di noi ha la sua storia da raccontare. Mentre prosegue a darci del “tu”, il Papa ricorda che “ogni bambino che nasce è la promessa di una vita che ancora una volta si dimostra più forte della morte”. Bisogna proteggere questa luce che brilla nelle tenebre: è la ricchezza più grande affidata alla nostra vita.
“E soprattutto sogna, non avere paura di sognare, sogna!”, la consegna centrale della catechesi: “Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà”.
Come hanno fatto quegli  uomini capaci di immaginazione che hanno solcato gli oceani e hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Sono i pionieri di un futuro migliore per l’umanità.
“Sii responsabile di questo mondo e della vita di ogni uomo. Pensa che ogni ingiustizia contro un povero è una ferita aperta, e sminuisce la tua stessa dignità”.
Francesco declina così il concetto di responsabilità, che parte dalla consapevolezza che la vita non termina con noi: verranno altre generazioni, è a loro che bisogna avere il coraggio di rispondere. Gesù ha vinto la paura, la certezza per vincere la nostra nemica più infida, che non può nulla contro la fede. Attraverso ciascuno di noi, “con la sua mitezza vuole sottomettere tutti i nemici dell’uomo: il peccato, l’odio, il crimine, la violenza, tutti i nostri nemici”.
“Abbi sempre il coraggio della verità, però ricordati: non sei superiore a nessuno”. È il monito contenuto nella parte finale dell’udienza: “Coltiva ideali. Vivi per qualcosa che supera l’uomo”, anche se un giorno questi ideali ti dovessero chiedere un conto salato da pagare. “Vivi, ama, sogna, credi”, conclude Francesco esortando a non rimanere ingabbiati nei nostri errori, come fossero una prigione:  “Vivi, ama, sogna, credi”, i quattro verbi dell’imperativo finale: “E, con la grazia Dio, non disperare mai”.
 

Gruppo di lavoro delle Chiese e i migranti

Roma - Il gruppo misto di lavoro (gml) tra il Consiglio Ecumenico delle Chiese e la Chiesa cattolica — istituito nel 1965 per monitorare e rafforzare la cooperazione — si è riunito dal 12 al 15 settembre a Lisbona, presso la casa madre della congregazione delle Suore ospedaliere francescane dell’Immacolata Concezione, con il sostegno della Commissione Ecumenica della Conferenza Episcopale del Portogallo, presieduta dal vescovo Mons. Manuel da Silva Rodrigues Linda. Il pro- gramma comprendeva un incontro con i rappresentanti delle Chiese di Lisbona e una visita al santuario cattolico di Nostra Signora di Fátima  in occasione delle celebrazioni del suo centenario.
Il ruolo della cultura, della religione e del dialogo nella costruzione della pace, e le sfide e le opportunità̀ per la cooperazione ecumenica nell’ambito dei migranti e dei  rifugiati sono stati discussi in maniera approfondita in questo incontro alla luce degli insegnamenti di Gesù̀ Cristo secondo il Vangelo. Durante il mandato attuale (2014-2021) il gruppo misto di lavoro, composto da venti membri, è presieduto dai due co-moderatori, il metropolita Nifon di Targoviste, della Chiesa ortodossa romena, e monsignor Diarmuid Martin, arcivescovo cattolico di Dublino.
Il gml ha formato due gruppi di riflessione, ciascuno dedito a un tema specifico: la costruzione della pace e le difficoltà relative agli immigrati e ai rifugiati. Questi gruppi lavorano sia tra una plenaria e l’altra che durante tali riunioni per affrontare le questioni all’ordine del giorno, individuare le possibilità̀ di una maggiore collaborazione e avanzare suggerimenti concreti al riguardo. Il loro lavoro è seguito da membri della Santa Sede e del Consiglio ecumenico delle Chiese aventi particolare esperienza in questi ambiti.
L’obiettivo del gruppo che si occupa della costruzione della pace è individuare il contributo positivo che le Chiese possono apportare insieme alla risoluzione dei conflitti e alla prevenzione della violenza. Il gruppo riconosce il fatto che la cultura, la religione e anche il dialogo possono essere strumentalizzati per scatenare violenze e conflitti. Tra le comunità̀ di credenti cresce la consapevolezza che la costruzione della pace richiede il coinvolgimento attivo delle Chiese. È importante costruire sulla base di esempi riusciti di collaborazione ecumenica e individuare nuovi modi in cui le Chiese possono testimoniare la pace giusta.
La situazione attuale dei migranti e dei rifugiati è un “segno dei tempi” significativo. Essa esige una risposta comune da parte di tutte le Chiese e la loro collaborazione con gli altri operatori nel settore. Le Chiese sono chiamate a rafforzare la loro cooperazione nell’accogliere, nel proteggere, nell’integrare i rifugiati e i migranti e nel dare loro nuove opportunità̀. Sebbene il fenomeno migratorio abbia sempre fatto parte della storia umana, l’attuale migrazione forzata, il rifiuto dei rifugiati e gli atteggiamenti razzisti presenti in molti luoghi sono fonte di crescente preoccupa- zione per le Chiese, le quali si impegnano a rafforzare una cultura di apertura e di accoglienza.
Il gml presenterà̀ raccomandazioni pastorali per la Chiesa cattolica e per il Consiglio ecumenico delle Chiese su entrambi i temi. L’obiettivo di queste raccomandazioni è condurre le Chiese a una maggiore unità nell’affrontare tematiche di vitale importanza.
 
 
 
 

Missionari Cimi: sulla Libia accordo scellerato

Roma - «Siamo inorriditi che Mare Nostrum si sia trasformato in Cimiterium Nostrum, tomba per oltre cinquantamila migranti. Noi missionari italiani, a lungo ospiti di tanti popoli d’Africa che ora bussano alla nostra porta, siamo profondamente indignati per quanto sta avvenendo ai migranti nel Mediterraneo ». I missionari della Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani), in una dura presa di posizione pubblicata in questi giorni su diverse riviste missionarie, puntano il dito contro le politiche messe in atto per fermare i flussi migratori. «Ancora più scandalosa – proseguono i religiosi – la campagna contro le organizzazioni non governative, accusate di collaborare con gli scafisti, mentre invece hanno salvato tante vite umane». I missionari criticano gli accordi «per forzare i governi africani del Nordafrica e del Sahel a bloccare i migranti nei loro Stati. E ancora più grave è l’accordo fatto dal governo Gentiloni (con la benedizione dell’Unione europea!) con la Libia nella persona di Fayez Al-Sarraj, leader del Governo di accordo nazionale, che rappresenta ben poco in quel Paese». La Libia «è un Paese frantumato in mille pezzi, in conseguenza della guerra assurda che noi abbiamo fatto contro Gheddafi (2011) – ricordano i missionari – E così l’Italia si è accordata con le milizie e la guardia costiera di Al-Sarraj per bloccare i migranti nell’inferno libico dove sono torturati, stuprati o destinati a morire nel deserto di sete». Come nel 2016 quando l’Ue stanziò 6 miliardi di euro per bloccare i flussi dalla Turchia verso la rotta balcanica, «oggi l’accordo con la Libia punta a bloccare la rotta africana ». «Noi missionari condanniamo con forza questo accordo scellerato che sarà pagato così pesantemente dai popoli africani, a noi così cari – sottolineano –. Questo costituisce per noi il naufragio dell’Europa come patria dei diritti ». I missionari chiedono l’apertura di corridoi umanitari; un embargo sulla vendita di armi italiane e una seria politica economica verso questi Paesi, non ai governi, ma alle realtà di base per permettere ai popoli d’Africa di rimettersi in piedi. Intanto ieri, la Ong JugendRettet è passata all’attacco. Le accuse mosse all’organizzazione impegnata nei soccorsi in mare e fermata ad agosto «sono infondate». C’è stata «una falsificazione terrificante» sostengono i legali che si basano su dichiarazioni di due agenti di sicurezza privati, «vicini a gruppi di estrema destra».
 
 

Migranti: l’odissea degli scafisti ‘forzati’

Milano- Sono l’ultimo anello di una lunga catena fatta di violenze, soprusi e trattamenti inumani e degradanti in Libia. Sono gli 'scafisti forzati'. Migranti che, come tutti gli altri compagni di viaggio hanno pagato la traversata e che a un certo punto vengono scelti dai veri trafficanti e costretti a prendere la guida del gommone o a tenere in mano la bussola. Persone che una volta sbarcati in Italia vengono indicati dai loro compagni di viaggio, fermati, arrestati e accusati di traffico di essere umani. «Ci sono migliaia di casi in cui semplici migranti una volta sbarcati vengono arrestati come presunti scafisti – racconta Paola Ottaviano, legale dell’associazione Sicilia Migranti – abbiamo fatto una stima: ogni 150 sbarchi almeno due persone vengono arrestate con l’accusa di essere scafisti e trafficanti». Calcolatrice alla mano dietro le sbarre italiane si contano circa 1.500 'scafisti forzati', come vengono chiamati dall’associazione. A volte capita anche che, abbandonati da soli in mezzo al mare, alcuni di loro decidano di mettersi alla guida per cercare di rimanere a galla, senza imbarcare acqua, in attesa dei soccorsi. In questi casi è molto facile finire fra le fila degli accusati come scafisti dalle autorità italiane. I compagni di viaggio spesso sono traumatizzati, impauriti, magari non parlano la stessa lingua ma sono perfettamente in grado di indicare la persona che era alla guida del gommone. «Questi scafisti forzati, obbligati a prendere la guida del gommone con la pistola puntata alla testa, sono loro stessi vittime di tratta – prosegue Ottaviano – in quanto costrette a compiere un reato. L’obbligo di guidare un gommone è l’ultimo anello della catena dello sfruttamento, di quello che hanno già subito durante il viaggio sulla terraferma e in Libia. Un obbligo che ha conseguenze molto pesanti in Italia. Molti di loro ci hanno raccontato di essere stati in carcere ma di non aver capito bene perché». Come Adbelrahman El Monsif, che non si dà pace. È da due anni in carcere, prima a Catania e poi a Caltagirone. «È accusato di favoreggiamento e omicidio plurimo – racconta il legale che lo assiste, Francesco Turrisi – nel barcone su cui ha viaggiato sono state trovate 49 persone morte asfissiate nella stiva». Abdel in Libia faceva il calciatore, giocava nel Benghasi con un contratto da 50mila dinari l’anno (circa 27mila euro, ndr) poi con la guerra si è trasferito a Tripoli, aveva già il biglietto aereo per raggiungere l’Europa, andare a Malta. Gli è stato negato il visto. E il mare è rimasta la sua unica via di fuga. «Il perito del Tribunale ha setacciato il suo cellulare e dai messaggi inviati agli amici, e dalle telefonate fatte alla mamma e alla zia prima di imbarcarsi si capisce perfettamente che è un ragazzo come molti altri, impaurito e timoroso del viaggio che si appresta a fare. Lui e altri due suoi compagni sono stati indicati dai migranti a bordo della barca. Ma su quel barcone, stracarico, con persone accalcate l’una sull’altra, col buio e la paura di morire, sarebbe stato quasi impossibile rimanere lucidi per individuare gli scafisti o i trafficanti fra loro».
Sono complessivamente 81 i 'presunti' scafisti o trafficanti fermati dalle autorità italiane dall’inizio dell’anno. Come gli ultimi cinque ieri a Ragusa, incastrati da un video recuperato su un telefonino. Si tratta di cinque tunisini, fermati subito dopo lo sbarco di 121 migranti. Gli investigatori hanno trovato in uno dei cellulari in uso a una donna un video che riprendeva il capitano e l’equipaggio intenti a ridere a scherzare tra loro in cabina di comando. Inizialmente reticenti, davanti al video i migranti hanno finito per descrivere nel dettaglio il ruolo di ogni membro dell’equipaggio. I migranti erano partiti dalla Tunisia facendo rotta sulle coste di Agrigento ma sono stati intercettati prima da un pattugliatore della Guardia di finanza. A bordo erano tutti tunisini e avevano pagato per la traversata circa duemila euro ciascuno ai cinque connazionali fermati dalla polizia. Gli scafisti sono stati rinchiusi nel carcere di Ragusa. (Daniele Fassino - Avvenire )
 
 

Papa Francesco: “le grandi migrazioni” hanno bisogno di “accompagnamento” intelligente

Città del Vaticano – Papa Francesco scrive alle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù nel centenario della morte di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti. Le cabriniane sono riunite, in questi giorni a Chicago (fino a sabato 23 settembre) pe l’assemblea generale. “Il carisma di Santa Francesca Saverio Cabrini – scrive papa Bergoglio -  anima una dedizione totale e intelligente verso gli emigranti, che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo”. Una scelta “frutto della sua obbedienza sincera e amorosa al Santo Padre, Papa Leone XIII” e che “non esclude l’attenzione ad altri campi di azione missionaria”. In particolare, per il papa, la patrona dei migranti “unisce l’attenzione alle situazioni di maggiore povertà e fragilità, come gli orfani e i minatori, a una lucida sensibilità culturale, che, in continuo dialogo con le gerarchie locali, si impegna a conservare e ravvivare nei migranti la tradizione cristiana recepita nei paesi d’origine, una religiosità talvolta superficiale ma spesso impregnata di un’autentica mistica popolare, offrendo d’altra parte le strade per integrarsi pienamente nella cultura dei paesi di arrivo, così che i migranti italiani fossero accompagnati dalle Madri Missionarie ad essere pienamente italiani e pienamente americani. La vitalità umana e cristiana dei migranti diventa così un dono per le Chiese e i popoli che accolgono”. “Le grandi migrazioni odierne – sottolinea ancora il pontefice - necessitano di un accompagnamento pieno di amore e intelligenza come quello che caratterizza il carisma cabriniano, in vista di un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo e non separazione e ostilità”.
 

Serbia: “piccolo Picasso” afghano aiuta bisognosi

Belgrado - In Serbia tutti lo chiamano il “Piccolo Picasso” per il suo grande talento artistico in pittura e grafica. Farhard Nuri, 10 anni, è un profugo afghano giunto in Serbia nei mesi scorsi con la sua famiglia in viaggio lungo la ‘rotta balcanica’, da tempo ormai chiusa. Vive con i genitori e i suoi fratelli nel centro di accoglienza di Krnjaca, presso Belgrado, e il loro obiettivo è recarsi in Svizzera. Di recente è stata organizzata nella capitale una mostra di suoi lavori - disegni, ritratti, acquarelli - a scopo umanitario, con l’intento di partecipare a una campagna di raccolta fondi per finanziare le cure di un bambino serbo gravemente malato.
“I miei genitori all’inizio non credevano che avrei esposto le mie opere a una mostra”, ha detto il giovane profugo citato dalla stampa belgradese. “In Afghanistan non avrei mai pensato a una cosa del genere. Qui è tutto diverso, e sono tanto contento”.
Farhard ha le idee chiare. “Prima di tutto voglio studiare, dopodiché voglio andare in un altro Paese, ad esempio in Svizzera. Là , con la vendita delle mie opere e disegni voglio aiutare la mia famiglia, e voglio anche che mio fratello vada a scuola. In seguito intende studiare pittura”. Il “piccolo Picasso”, uno dei circa duemila minori ospitati nei centri di accoglienza profughi in Serbia, è stato ricevuto con la sua famiglia nei giorni scorsi dal presidente serbo Aleksandar Vucic, che ha loro proposto di stabilirsi in Serbia. “Non siamo un Paese ricco come la Svizzera, ma Belgrado è una bella città , e se decideste di restare vi daremmo subito la cittadinanza”, ha detto Vucic citato dai media. Per il presidente, Farhard verrebbe aiutato a sviluppare in Serbia il suo talento artistico, mentre il padre troverebbe presto un lavoro. “Sta a voi decidere”, ha aggiunto Vucic. (ANSAmed)
 
 

Migrantes Agrigento: conclusi i “Laboratori estivi 2017”

Agrigento - Si sono conclusi ad Agrigento i “Laboratori estivi 2017”, una iniziativa del Servizio Migrantes della diocesi di Agrigento, in collaborazione con il CPIA (Centro per l’Istruzione degli Adulti) e con le missionarie secolari scalabriniane. Durante tre settimane (dal 21 agosto al 9 settembre) si sono tenuti corsi pomeridiani di italiano e Laboratori teorico-pratici di informatica, fotografia e attività artistiche. Sono stati realizzati anche un piccolo torneo di calcio, lezioni di educazione civica in lingua francese e inglese, una festa tra giovani e la cerimonia conclusiva (9 settembre) con consegna degli attestati, con la presenza del Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, del Provveditore e di altre autorità.
Nati come progetto sperimentale, i Laboratori Estivi, sono stati luoghi d’incontro per giovani molto diversi: migranti, rifugiati e autoctoni. I principali destinatari, ma anche i primi protagonisti, sono stati i minori stranieri non accompagnati, ospiti delle comunità di prima e seconda accoglienza, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, provenienti da Gambia (15) Guinea (10) Costa d’Avorio (4), Mali (4) e Senegal (4), Burkina Faso, Nigeria, Afghanistan e Bangladesh. Oltre ad alcuni giovani locali che hanno guidato i Laboratori con grande disponibilità, hanno collaborato attivamente anche ragazzi di diverse nazionalità provenienti da Germania e Italia (Milano, Trapani). Ogni Laboratorio prevedeva, infatti, la figura di un professionista competente e responsabile, affiancato da alcuni volontari in qualità di facilitatori e soprattutto come compagni di viaggio di questa particolare esperienza. Ne è risultata una scuola per tutti: tutti abbiamo imparato gli uni dagli altri.
Punto-chiave di tutta questa esperienza è stata la Parola di Dio: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35): per un esodo anche culturale che genera uno sguardo nuovo sui migranti, su noi stessi e sul mondo. (Mariella Guidotti - Referente Migrantes – Diocesi Agrigento)
 

Roma: ad ottobre la presentazione del Rapporto della Fondazione Moressa

Roma – Sarà presentato il prossimo 18 ottobre a Roma il Rapporto 2017 sull’economia delle Migrazioni della Fondazione Moressa sul tema “La dimensione internazionale delle Migrazioni”. Negli ultimi anni la gestione delle migrazioni internazionali ha rischiato – spiega la Fondazione Moressa - di compromettere la tenuta dell’Unione europea. Dal momento che i fattori scatenanti ˗ conflitti, crisi ambientali, instabilità politiche ˗ non accennano a diminuire, appare chiaro che il fenomeno non può essere gestito dai singoli governi, e dovrà coinvolgere sempre di più programmi internazionali di cooperazione allo sviluppo. In questo quadro generale, l’edizione 2017 del Rapporto sull’economia dell’immigrazione si concentra sulla dimensione internazionale del fenomeno migratorio, che nel mondo coinvolge quasi 250 milioni di persone. Il Rapporto mantiene – aggiunge la Moressa - uno sguardo privilegiato all’impatto economico dell’immigrazione in Italia, con la consueta analisi puntuale di quanto accade a livello di mercato del lavoro, imprenditoria, gettito fiscale e contributi previdenziali.
 

Papa Francesco avvicinarci a chi soffre, per restituire dignità

Città del vaticano -  “Compassione”, “avvicinarsi”, “restituire”. Alla Messa mattutina a Casa Santa Marta Papa Francesco prega il Signore affinché ci dia “la grazia” di avere compassione “davanti a tanta gente che soffre”, di avvicinarci e di portare queste persone “per mano” al posto di “dignità che Dio vuole per loro”. Prendendo spunto dall’odierno Vangelo di Luca, dedicato al racconto della risurrezione del figlio della vedova di Nain per opera di Gesù, il Pontefice spiega come nell’Antico Testamento i “più poveri degli schiavi” fossero proprio le vedove, gli orfani, gli stranieri, i forestieri. E l’invito che ricorre è quello ad aver “cura” di loro, per far sì che si inseriscano “nella società”. Gesù, che ha la capacità di “guardare il dettaglio”, perché “guarda con il cuore”, ha compassione: “La compassione è un sentimento che coinvolge, è un sentimento del cuore, delle viscere, coinvolge tutto. Non è lo stesso della “pena”, o di … “peccato, povera gente!”: no, non è lo stesso. La compassione coinvolge. E’ “patire con”. Questo è la compassione. Il Signore si coinvolge con una vedova e con un orfano … Ma dì, tu hai tutta una folla qui, perché non parli alla folla? Lascia … la vita è così … sono tragedie che succedono, accadono … No. Per Lui era più importante quella vedova e quell’orfano morto, che la folla alla quale Lui stava parlando e che lo seguiva. Perché? Perché il suo cuore, le sue viscere si sono coinvolti. Il Signore, con la sua compassione, si è coinvolto in questo caso. Ebbe compassione”.
La compassione dunque spinge “ad avvicinarsi”, osserva il Papa: si possono vedere tante cose ma non avvicinarsi ad esse: “Avvicinarsi e toccare la realtà. Toccare. Non guardarla da lontano. Ebbe compassione - prima parola - si avvicinò - seconda parola. Poi fa il miracolo e Gesù non dice: ‘Arrivederci, io continuo il cammino’: no. Prende il ragazzo e cosa dice? ‘Lo restituì a sua madre’: restituire, la terza parola. Gesù fa dei miracoli per restituire, per mettere al proprio posto le persone. Ed è quello che ha fatto con la redenzione. Ebbe compassione - Dio ebbe compassione - si avvicinò a noi in suo Figlio, e restituì tutti noi alla dignità di figli di Dio. Ci ha ricreati tutti”.
L’esortazione è a “fare lo stesso”, prendere esempio da Cristo, avvicinarsi ai bisognosi, non aiutarli “da lontano”, perché c’è chi è sporco, “non fa la doccia”, “puzza”: “Tante volte guardiamo i telegiornali o la copertina dei giornali, le tragedie … ma guarda, in quel Paese i bambini non hanno da mangiare; in quel Paese i bambini fanno da soldati; in quel Paese le donne sono schiavizzate; in quel Paese … oh, quale calamità! Povera gente … Volto pagina e passo al romanzo, alla telenovela che viene dopo. E questo non è cristiano. E la domanda che io farei adesso, guardando tutti, anche a me: “Io sono capace di avere compassione? Di pregare? Quando vedo queste cose, che me le portano a casa, attraverso i media… le viscere si muovono? Il cuore patisce con quella gente, o sento pena, dico ‘povera gente’, e così … “. E se non puoi avere compassione, chiedere la grazia: ‘Signore, dammi la grazia della compassione’”!
Con la “preghiera di intercessione”, con il nostro “lavoro” di cristiani, dobbiamo essere capaci di aiutare la gente che soffre, affinché “venga restituita alla società”, alla “vita di famiglia”, di lavoro; insomma: alla “vita quotidiana”.
 

Card. Montenegro: “a Lampedusa tanto allarme non corrisponde a verità”

Roma -  “Non mi risulta che tanto allarme corrisponda a verità. Una cosa è dire che qualcuno ruba una bottiglia, altro è che i migranti stanno abusando o esagerando. Da quello che so, ed è fonte certa, questo non è ancora avvenuto. Ma visto che fa parte delle cose da dire si dice come se niente fosse”. Così il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (la diocesi a cui appartiene anche Lampedusa) e presidente di Caritas italiana, commenta al Sir le parole del nuovo sindaco di Lampedusa che accusa i migranti ospiti del centro d’accoglienza di “minacce, molestie e furti”. “È possibile che qualcuno possa aver rubato una bottiglia di vino  – dice a margine della presentazione al Senato del progetto “Sanità di frontiere” -. Ma mi chiedo: giovani costretti a stare giornate intere senza far niente è chiaro che chiusi in un ambiente comincino a diventare cattivi. Anche noi ci troveremmo nella stessa situazione”. A proposito della riapertura della rotta tunisina, con italiani che potrebbero essere coinvolti in traffici di migranti verso la Sicilia, il card. Montenegro non si meraviglia più di tanto: “L’uomo approfitta sempre, e dove può tirare a suo vantaggio tira. Il male è intelligente e le inventa tutto. Non sono angioletti a correre di qua e di là a portare persone. Prima c’era la droga, ora con ‘Mafia capitale’ abbiamo capito che conviene più mettersi nel campo delle migrazioni perché è meno rischioso. Anche noi, che siamo incompetenti, ci accorgevamo in tempi passati che quando si svuotava il centro di Lampedusa il giorno dopo arrivava un barcone. Quindi c’è qualcuno che guida”. Per questo, prosegue, “lo Stato e la società devono stare con gli occhi aperti. Noi continuiamo a meravigliarci come se fosse la prima volta di tutto ma la prima volta non lo è più, perché è già successo tante altre volte. Però se resta meraviglia e non resta azione, questa diventa responsabilità”. A proposito degli accordi con la Libia che hanno bloccato le partenze risponde: “Gli accordi sì, ma che siano chiari. Se è vero quello che si dice sui giornali, che chi torna indietro viene torturato e si trova in campi di concentramento, non so se sia proprio questo il desiderio di chi ha fatto l’accordo. Se sia solo un voler togliere di mezzo chi dà fastidio e non interessarsi come e comunque. Credo che questo non rientri in un accordo sereno che permetta uno sviluppo verso il bene”. Sul rinvio della legge sullo ius soli il card. Montenegro pensa che “ci siamo dimenticati di guardare al futuro. Con un presente siffatto in qualche modo stiamo bloccando la strada, perché un futuro a chiusure ermetiche non sarà possibile e la storia passata ce lo dice”.  In merito all’enfasi che alcuni media hanno dato all’equazione migranti-malattie il presidente di Caritas italiana risponde: “I medici confermano che non sono i migranti a portare le malattie. È l’informazione che sta giocando poco garbatamente, anzi di proposito, e ha una propria responsabilità e un proprio tornaconto”.