Primo Piano

Veneto: notte tranquilla, calda e di riposo per i 212 migranti in marcia da Cona a Venezia, ospitati e accolti nelle strutture parrocchiali e diocesane

Venezia - Nella giornata di oggi, venerdì 17 novembre, i 212 migranti che hanno avviato la marcia di protesta da Cona e che hanno trascorso la notte nei patronati parrocchiali della zona di Mira verranno distribuiti in tutto il Veneto. La notte appena trascorsa – si legge sul sito del settimanale diocesano www.genteveneta.it -  è stata tranquilla, “calda” e di riposo. E dopo la cena della sera, in mattinata è arrivato il tempo della colazione.
Al termine di una lunga giornata, fatta di tensione e anche di tanti atti concreti di generosità, l’annuncio è stata reso noto dal sindaco di Mira, Marco Dori: «Domani tutti troveranno una nuova collocazione, secondo un modello di ospitalità diffusa. E spero che anche altri Comuni, che finora hanno atteso, diano una mano, così da ottenere una condizione migliore per tutti».
L’importanza di una serena e pacifica conclusione di questa protesta, con la redistribuzione dei profughi in tanti diversi Comuni è sottolineata a anche da Mons. Dino Pistolato, che ha coordinato oggi le operazioni di accoglienza nelle parrocchie e nella struttura della Caritas a Mira Porte: «È fondamentale che tutti i Comuni, e non solo quelli più grandi e sensibili o remissivi, accettino il modello dell’accoglienza diffusa. La buona conclusione, poi, di questa protesta, sarà il modo migliore per evitare che diventi uno spunto per emulazioni». È poi fondamentale, prosegue don Pistolato, «che si riducano i tempi i tempi di attesa del giudizio sulla domanda di asilo politico e di status giuridico. E non si va da nessuna parte se non si dà un permesso che sia riconosciuto da tutti i Paesi dell’Unione europea». In totale le persone ospiti stanotte delle comunità cristiane sono 212: 55 sono a San Nicolò di Mira, altri 45 sono nel patronato di Gambarare e ancora 47 in quello di San Pietro di Oriago; 45 a Borbiago e 20, infine, in Casa San Raffaele a Mira Porte, nella struttura di prima accoglienza della Caritas diocesana. Nessun’altra realtà, se non la Chiesa – nelle sue articolazioni sul territorio – avrebbe potuto rendersi disponibile in così poco tempo per dare un tetto e una cena a così tante persone.
«Sono a Cona da un anno e due mesi. E ancora nessun giudice ha deciso se posso avere l’asilo politico». È la denuncia di uno dei 200 migranti che in queste ore hanno raggiunto i patronati parrocchiali miresi per passare la notte, dopo una giornata di marcia. A protestare contro i tempi lunghi e insopportabili della giustizia è un profugo che, in questo momento, si trova nel patronato parrocchiale di Borbiago, insieme ad altri 40 compagni di viaggio. Molti altri si trovano nelle medesime condizioni, ad attendere una sentenza che tarda ad arrivare, alloggiati in una ex base militare che è inadeguata dimora per 1100 persone (adesso: ma fino a ieri erano 1300).
 

Dublino: Paese di arrivo non più automaticamente responsabile per domande asilo

Starsburgo - La plenaria del Parlamento 
europeo ha approvato ieri a Strasburgo, con 390 voti a favore, 
175 contro e 44 astenuti, il suo mandato negoziale sulla riforma 
del sistema di Dublino, che, se accettato dal Consiglio Ue, 
potrebbe fine all’attuale principio (penalizzante per l’Italia) 
secondo cui il paese di primo arrivo dei migranti si assume tutte 
le responsabilità nella gestione e nell’accoglienza dei 
richiedenti asilo. I deputati potranno ora avviare colloqui con il Consiglio, non appena gli Stati membri avranno concordato la propria posizione negoziale. Le modifiche proposte mirano a porre rimedio alle carenze dell’attuale sistema e a garantire che tutti gli Stati membri accettino la propria parte di responsabilità per l'accoglienza dei richiedenti asilo.
Nel quadro della riforma, il Paese in cui un richiedente asilo arriva per primo non sarebbe più automaticamente responsabile del trattamento della domanda di asilo. I richiedenti asilo verrebbero invece ripartiti tra tutti i Paesi dell'Unione europea e sarebbero ricollocati in un altro Stato membro rapidamente e in maniera automatica.
I Paesi UE che non accolgono la propria quota di richiedenti asilo rischierebbero, secondo la proposta dei deputati, di veder ridotto il loro accesso ai fondi UE. Cecilia Wikström,  la relatrice per la riforma del regolamento di Dublino, ha dichiarato: "Con il Parlamento pronto ad avviare i negoziati, esorto il Consiglio ad adottare al più presto una posizione comune, in modo da poter avviare i negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio e mettere in atto quanto prima un sistema di asilo europeo realmente nuovo e ben funzionante". Il regolamento di Dublino è l’insieme di regole dell'Unione europea che determina quale Stato membro sia responsabile del trattamento di una domanda di protezione internazionale. Il diritto di chiedere asilo è sancito dalle Convenzioni di Ginevra, che sono state firmate da tutti gli Stati membri e integrate nei Trattati europei. La decisione della commissione per le libertà civili di avviare colloqui con il Consiglio è stata annunciata lunedì in apertura di sessione a Strasburgo. Poiché più di 76 deputati hanno presentato obiezioni alla decisione prima della mezzanotte di martedì, la votazione sul mandato negoziale è stata aggiunta all'ordine del giorno.
 
 

Da Scalabrini e Cabrini vie nuove per la missione

Piacenza - «Cinque anni fa, non avevamo nessun sacerdote indonesiano. Ora ne abbiamo 15. A fine 2012, tra i nostri padri c’era un solo vietnamita, adesso sono 9 e il prossimo anno ne saranno ordinati 8». Il carisma del beato Giovanni Battista Scalabrini sbarca in Asia e apre nuove strade all’Istituto dei missionari di san Carlo Borromeo. «Come il nostro fondatore, anche noi siamo sempre in cammino, per dare risposte nuove a fenomeni nuovi», sottolinea padre Luis Antonio Diaz Lamuz, colombiano, membro della Direzione generale della Congregazione che si prepara a celebrare i 130 anni di fondazione e il ventennale della beatificazione del vescovo che a fine Ottocento ebbe l’intuizione di assicurare un accompagnamento ai tanti italiani emigrati nelle Americhe. È Piacenza, la diocesi che Scalabrini guidò dal 1876 al 1905 e dove ha sede la casa-madre dell’Istituto, ad ospitare domani in via Torta (ore 9-18) il convegno di studi in occasione del doppio anniversario. Sarà un’opportunità per riflettere sulle moderne sfide dell’emigrazione a partire dalla sollecitudine pastorale di due pionieri: il beato Scalabrini, appunto, e santa Francesco Saverio Cabrini, della quale ricorre quest’anno il centenario dalla morte. Tra i relatori l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente emerito all’Onu, Luigi Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero e politiche migratorie del ministero degli Esteri, il giornalista Gian Antonio Stella, la madre generale delle missionarie cabriniane Barbara Luise Staley, lo scalabriniano padre Gelmino Costa, suor Leocadia Mezzomo delle missionarie scalabriniane. Porteranno il loro saluto anche i vescovi di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, e quello di Lodi, diocesi natale della Cabrini, Maurizio Malvestiti. Era il 28 novembre 1887 quando, sulla tomba del patrono di Piacenza sant’Antonino, fecero la loro promessa don Giuseppe Molinari e don Domenico Mantese, i primi due missionari al servizio dei migranti. A distanza di 130 anni, la storia si ripete. Non ci sono più gli italiani nella condizione di emergenza e abbandono, tacciati in massa di essere delinquenti e portatori di malattie. Ci sono altre nazionalità. E, spesso, altre fedi. «Il nostro carisma è sempre attuale perché, come aveva intuito Scalabrini, l’emigrazione è un fenomeno permanente dell’umanità», riflette padre Diaz Lamuz, che abbiamo incontrato a Piacenza in occasione del mese di formazione dei giovani scalabriniani. «In un fenomeno negativo, ovvero le persone che emigrano per fuggire alla povertà o a condizioni difficili – prosegue –. Scalabrini vedeva la Provvidenza all’opera, per portare il seme del Vangelo in altre terre e non solo per custodirlo nel cuore di chi già lo aveva ricevuto, ma anche per condividerlo con coloro che ancora non lo conoscono. Anche oggi attraverso l’accoglienza, la solidarietà e il rispetto delle differenze, si può fare evangelizzazione».
I missionari di san Carlo Borromeo, nati in Europa, cresciuti nelle Americhe, stanno conoscendo una nuova stagione della loro storia in Vietnam, in Indonesia e nelle Filippine. Una piccola comunità è a Taiwan, seguita da un missionario cinese, e una in Giappone. “Ponti, non muri” è lo slogan che contrassegna i loro progetti, e non solo in riferimento ai richiedenti asilo. Le barriere possono resistere anche all’interno delle nostre chiese, tra cattolici di nazionalità diverse. «A volte si cerca di organizzare l’orario della domenica in modo che tutti abbiano uno spazio, ma senza incrociarsi – fa notare padre Diaz Lamuz –. Così non va bene. Non c’è accoglienza vera senza un incontro». (Barbara Sartori – Avvenire)
 

Papa Francesco: il regno di Dio lo fa crescere lo Spirito Santo, non i piani pastorali

Città del Vaticano - Il regno di Dio non è uno spettacolo, né "un carnevale", “non ama la pubblicità”: è lo Spirito Santo a farlo crescere, non “i piani pastorali”. Lo ricorda Papa Francesco stamani alla Messa a Casa Santa Marta commentando il Vangelo odierno (Lc 17,20-25). Tutta l’omelia si dipana, infatti, a partire dalla domanda che i farisei rivolgono a Gesù: “quando verrà il regno di Dio?”. 
Una domanda semplice, che nasce da un cuore buono e appare tante volte nel Vangelo, sottolinea il Papa, come riferisce la radio Vaticana. Ad esempio, Giovanni Battista, quando si trova in carcere, angosciato, invia i suoi discepoli a chiedere a Gesù se fosse lui colui che deve venire o se si dovesse aspettare un altro. Oppure, in un altro Passo, la domanda torna, questa volta “sfacciata”: “se sei tu, scendi dalla croce”. “Sempre il dubbio”, la “curiosità” su quando verrà il regno di Dio, nota Francesco.
“Il regno di Dio è in mezzo a voi”: è la risposta di Gesù. Quel “lieto annuncio” nella sinagoga di Nazareth quando Gesù, dopo aver letto un passo di Isaia, dice che quella Scrittura si è adempiuta “oggi” in mezzo a loro.
Come il seme che, seminato, cresce da dentro, così il regno di Dio cresce “di nascosto” in mezzo “a noi”- ribadisce il Papa - o si trova nascosto come “la gemma o il tesoro” ma “sempre nell’umiltà”.
“Ma chi dà la crescita a quel seme, chi lo fa germogliare? Dio, lo Spirito Santo che è in noi. E lo Spirito Santo è spirito di mitezza, spirito di umiltà, è spirito di ubbidienza, spirito di semplicità. E’ lui che fa crescere dentro il regno di Dio, non sono i piani pastorali, le grandi cose… No, è lo Spirito, di nascosto. Fa crescere e arriva il momento e appare il frutto”.
Nel caso del buon ladrone, il Papa si domanda chi sia stato a seminare il seme del regno di Dio nel suo cuore: forse la mamma – ipotizza – o forse un rabbino quando gli spiegava la legge . Poi, forse, se ne è dimenticato ma ad un certo punto “di nascosto” lo Spirito lo fa crescere. Tutto questo fa dire al Papa che il regno di Dio è sempre “una sorpresa” perché è “un dono dato dal Signore”.
Gesù spiega anche che “il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà: ‘Eccolo qui oppure eccolo là’”. “Non è uno spettacolo o più brutto ancora” - ma tante volte lo si pensa - “un carnevale”, ribadisce il Papa.
“Il regno di Dio non si fa vedere con la superbia, con l’orgoglio, non ama la pubblicità: è umile, nascosto e così cresce. Penso che quando la gente guardava la Madonna, lì, che seguiva Gesù: ‘Quella è la mamma, ah…’. La donna più santa, ma di nascosto, nessuno sapeva il mistero del regno di Dio, la santità del regno di Dio. E quando era vicino alla croce del figlio, la gente diceva: ‘Ma povera donna con questo criminale come figlio, povera donna…’. Niente, nessuno sapeva”.
Il regno di Dio, quindi, cresce sempre di nascosto perché “c’è lo Spirito Santo dentro di noi” – ricorda il Papa – che “lo fa germogliare fino a dare il frutto”.
“Noi tutti siamo chiamati a fare questa strada del regno di Dio: è una vocazione, è una grazia, è un dono, è gratuito, non si compra, è una grazia che Dio ci dà. E noi tutti battezzati abbiamo dentro lo Spirito Santo. Come è il mio rapporto con lo Spirito Santo, quello che fa crescere in me il regno di Dio? Una bella domanda per da farci oggi tutti noi: io ci credo, credo davvero che il regno di Dio è in mezzo a noi, è nascosto o mi piace più lo spettacolo?”.
Francesco conclude esortando a chiedere allo Spirito Santo la grazia di fare germogliare “in noi e nella Chiesa, con forza, il seme del regno di Dio perché divenga grande, dia rifugio a tanta gente e dia frutti di santità”.
 
 

Giornata Poveri: a Lamezia un dossier sul mondo migrante

Lamezia Terme - All’interno della Giornata Mondiale dei Poveri che si svolgerà domenica in tutto il mondo nella diocesi di Lamezia Terme  lunedì 20 novembre alle 12.30 nel salone dell'episcopio sarà presentato il dossier  "Lavoro indecente. I braccianti  stranieri  nella piana lametina", a cura di Francesco Carchedi, Marina Galati, Isabella Saraceni dell'associazione Comunità Progetto Sud. Analizzando dati e materiali attinenti alle condizioni dei braccianti stranieri nell'area lametina, l'indagine – spiega una nota - ha scandagliato la dimensione specifica del mercato del lavoro regionale, i segmenti del medesimo dove maggiore è la presenza straniera e all'interno di questi dove maggiori sono le modalità occupazionali più dure e pericolose, facendo emergere una realtà che tutti percepiscono ma che nessuno riconosce come modalità di sfruttamento grave e dunque sanzionabile giuridicamente. Le attività lavorative ai limiti della legalità – aggiunge la diocesi - non appaiono episodiche o semplicemente marginali, ma del tutto incardinate nelle pratiche usuali del mercato del lavoro locale. Sono dunque pratiche che non appartengono al passato remoto, ma purtroppo sono di presente attualità”. In una lettera inviata a tutte le associazioni di volontariato il vescovo diocesano, Mons. Luigi Cantafora ha invitato a partecipare alle iniziative in programma “per ritrovarci insieme nella preghiera per dare voce ai poveri che non ha voce. Grazie alla vostra presenza e azione, tante mani aiutano chi è nel bisogno. Vorremmo dirvi grazie e riscoprirci uniti nella preghiera per apprezzare, valorizzare e includere chiunque si trova nel disagio”.
 
 

Storie di Migrantes al festival BookCity di Milano: “l’approccio al dialogo inizia nei condomini”

Milano - “I libri tracciano una linea di confine tra la nostra sfera istintiva e quella intellettiva” – dice Damiano Meo, autore di “Storie di semola e semplicità” (Tau e Fondazione Migrantes) e aggiunge: “scoprire che la lettura possa diventare una piacevole ricerca di se stessi e degli altri trasforma un ammasso di carta stampata in un processo di crescita e di riflessione”. In quest’ottica, il fenomeno delle biblioteche di condominio, che a Milano sono circa una decina, diventa un trend di sviluppo culturale attraverso non-luoghi che vengono riconvertiti in punti di socialità, dialogo e persino ascolto. Nasce da questi presupposti la manifestazione che venerdì 17, alle ore 17, nella Biblioteca di condominio Pastonchi, in occasione dell’iniziativa BookCity, vedrà il reading del tascabile “Storie di semola e semplicità”. La proiezione di un cortometraggio dal titolo “Save Our Souls”, sull’esperienza della migrazione, realizzato dallo stesso autore, innescherà un dialogo e il cuscus preparato da volontarie di origine africana profumerà l’ambiente. In un condensato di  pagine, il tascabile affronta il fenomeno migratorio italiano ed europeo attraverso prospettive multiple: la cucina, le ibridazioni, la lingua e i dati. La narrazione inizia con un “quasi Natale” nella cucina di una donna musulmana. E da lì si sposta in ambienti lavorativi e in strada, attraversando festività musulmane e cristiane, con la leggerezza di chi ha voglia di scoprire il vicino di casa ed il bagaglio di tradizioni che egli custodisce. Tali argomenti vengono affrontati con un linguaggio adatto a tutti, al fine di creare ponti in maniera trasversale e transgenerazionale, coinvolgendo nella riflessione sia gli adolescenti che i loro genitori. L’iniziativa è stata organizzata tramite il servizio di custodia sociale che opera per prevenire emarginazione, solitudine e supporta le persone in situazione di fragilità attraverso progetti mirati gestiti dal Comune di Milano. “Se è vero che le parole non possano cambiare il mondo, possono però far qualcosa per migliorarlo” – puntualizza lo scrittore, con un sorriso carico di speranza: “bisogna partire dal presupposto che nessuno sia cattivo per sua natura, ma la cattiveria sia il risultato di prigioni culturali, mentali e materiali, quelle fatte di pregiudizi, diffidenze, bugie, controversie e stenti”. Così la letteratura diviene il pretesto per innescare esperienze di contatto, di socialità, di culture a confronto, di benessere condiviso e di pace.
 

Migranti: sale a 100 il bilancio dei dispersi dei giorni scorsi

Salerno - Sono almeno un centinaio i migranti dispersi, caduti in mare e morti quasi certamente per annegamento: sono quelli che si trovavano sul gommone insieme con le donne i cui cadaveri sono stati poi recuperati e trasportati a Salerno. È quanto riferisce la Procura salernitana sulla base del bilancio dei quattro interventi di salvataggio effettuati a largo delle coste libiche il 3 novembre scorso nel corso dei quali sono stati soccorsi e messi in salvo 410 migranti, oltre alle salme delle giovani arrivati a Salerno a bordo della nave Cantabria lo scorso 5 novembre.
E domani si terranno nel Cimitero Monumentale della città i funerali delle ventisei giovani migranti. Il rito funebre, alla quale è stata invitata la cittadinanza tutta a partecipare, si svolgerà nella piazza degli Uomini Illustri del cimitero monumentale della città e saranno organizzati dal Comune, che ha proclamato il lutto cittadino. Saranno presenti anche l’arcivescovo Luigi Moretti e l’imam Abderrhmane Es Sbaa. Solo due delle ventisei giovani sono state riconosciute: si tratta di Marian Shaka, di fede musulmana, e Osato Osaro, di fede cristiana.
Sono, fino a questo momento, due gli scafisti sottoposti a fermo. Le indagini hanno consentito di acquisire «gravi indizi di colpevolezza» nei confronti di Mohamed Ali Al Bouzid, di origine egiziana e di Al Mabrouc Wisam Harar, di nazionalità libica, entrambi a bordo del gommone bianco soccorso dalla motonave spagnola Esps Cantabria lo scorso 3 novembre. Alle identificazioni dei due - si legge in una nota del procuratore Corrado Lembo - si è giunti grazie alle dichiarazioni di più migranti che viaggiavano a bordo dello stesso gommone pilotato dai fermati.
 

Dalle donne rom un aperitivo per l’Africa

Milano: Oggi, alle 19, si tiene a Milano l’aperitivo "Donne rom per l’Africa", a sostegno del centro nutrizionale di Balaka in Malawi. Un momento di festa, tra musica e piatti tipici, presso la sede della Comunità di Sant’Egidio, in via Olivetani 3. Ad accogliere i partecipanti una ventina di donne rom. Tutte vivono in casa, molte lavorano in alberghi a cinque stelle e case private, diverse erano analfabete e hanno imparato a leggere e scrivere. Nel frattempo tanti loro figli sono cresciuti e oggi frequentano le scuole superiori.
«Ne abbiamo fatta di strada – sorride Flora – insieme a Sant’Egidio: loro c’erano sempre nei momenti difficili e in quelli belli. Magari i problemi non sono finiti, ma siamo diventati amici tra rom e non rom e questo ci ha cambiato la vita». «Quando ho conosciuto Flora – dice la sua "amica di sempre" Assunta Vincenti – abitava in baracche tra i topi, veniva sgomberata ogni mese, ma con tenacia ci chiedeva aiuto per portare i figli a scuola». Oggi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato in un istituto per anziani, ogni mese paga l’affitto della casa e, appunto, si impegna gratuitamente per l’Africa. Spiega Assunta: «Questo vuol dire diventare cittadine a pieno titolo». L’intero ricavato della serata sarà devoluto per il centro nutrizionale del Malawi, dove alcuni volontari di Sant’Egidio si recano periodicamente. «È come una catena – continua Flora – le nostre famiglie sono state aiutate dalla Comunità, ora tocca a noi». Intanto, con praticità, si divide l’elenco della spesa con Ioana, Narcisa, Dorina, Gina…(Stefano Pasta)
 

“Influx”: il documentario sugli italiani a Londra tra Università, TV e Festival Internazionali

Londra – E’ stato presentato ieri a Londra il film di Luca Vullo “Influx” sui nostri connazionali nella città londinese. Oltre al regista anche il Console Generale d’Italia Massimiliano Mazzanti, uno dei protagonisti del film con la sua testimonianza istituzionale. Dal 14 a sabato 18 novembre “Influx” esce sul Broadcast inglese Community Channel, sotto forma di serie TV in 4 puntate con il titolo Italians in London. Community Channel è un canale televisivo gratuito per la televisione britannica supportato da diverse emittenti, tra cui la BBC.
Inoltre il regista e la sua casa di produzione Ondemotive Productions faranno parte della Delegazione Italiana Doc.It. (Documentaristi Italiani) che parteciperà, dal 168 al 22 novembre -   al FORUM IDFA di Amsterdam, l’evento più grande ed importante al mondo per il mercato dei documentari ed i produttori del settore.
 

Mostra multimediale “nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica”

Milano - Una mostra multimediale che regala un viaggio dentro l’universo delle “nuove generazioni”. Uno strumento prezioso dal punto di vista informativo e educativo, utilizzabile in scuole, università, parrocchie, centri culturali, luoghi di aggregazione.
Sono più di un milione e mezzo i giovani nati in Italia da genitori stranieri, o che sono arrivati qui da piccoli e hanno messo radici in quello che considerano il “loro” Paese. Quali legami mantengono con le tradizioni ereditate dai genitori e dalle terre di cui sono originari, quali vincoli stringono con i valori delle societàà in cui stanno crescendo? Che ruolo giocano nella costruzione della loro identitàà la famiglia, la scuola e gli altri ambienti in cui vivono? Le nuove generazioni sono un punto di incontro tra mondi lontani, che in seguito ai flussi migratori sono diventati vicini. Sempre meno "stranieri figli di stranieri", sempre più "nuovi italiani". La mostra è disponibile nel formato “itinerante” che viene noleggiato (23 pannelli rigidi  formato 100x140 cm e un dvd con 7 video), oppure nella versione per le scuole (13 poster formato 70x100 cm e 1 dvd con 7 video, in vendita al costo di 100 euro + Iva 22%). Propone un viaggio dentro gli ambienti in cui vivono le nuove generazioni: scuola, famiglia, luoghi di aggregazione. E affronta argomenti di attualitàà come il nodo della cittadinanza e la questione del terrorismo. Il catalogo, a cura di Giorgio Paolucci e con una prefazione dello scrittore Eraldo Affinati, propone venti ritratti di questi giovani e un saggio dello storico Danilo Zardin che illustra le “contaminazioni” tra persone di diverse origini, di cui è costellata la storia dell’Italia. Al catalogo è allegato un dvd, a cura di Andrea Avveduto, che propone un viaggio nel mondo delle nuove generazioni (www.sefeditrice.it/Scheda.asp?IDV=3996). La mostra ha il patrocinio di: MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome, Fondazione Migrantes, Università Cattolica del Sacro Cuore. (Per informazioni: www.meetingmostre.com, info@meetingmostre.com, 0541.728565)
 

Migranti: contro le fake news l’impegno di tutti

Roma - I migranti provenienti dall’Africa sono la spia di una serie di ingiustizie economiche e sociali originate a livello globale che interpellano tutti a operare per una vera giustizia fondata sulla solidarietà: è questo il senso della serie di interventi all'incontro "L'Africa non è una fake news", promosso dai missionari comboniani, tenutosi ieri a Roma. Il dato principale da sottolineare è che il fenomeno delle migrazioni riguarda in primo luogo l’Africa: l’Uganda da sola, ad esempio, accoglie più di un milione di rifugiati sud-sudanesi. Il numero di migranti e di persone in ricerca di asilo che giunge in Europa è una percentuale minima rispetto agli africani che si spostano all’interno del loro continente. Persone spesso in fuga da guerre, cambiamenti climatici e dalla spogliazione delle loro terre per far posto alle multinazionali agricole straniere. “Il fenomeno dei migranti che tanto spaventa le opinioni pubbliche europee è un fenomeno che noi stessi produciamo”, ha sottolineato padre Domenico Guarino, missionario comboniano che, dopo aver operato in America Latina, in particolare in Perù, opera presso la comunità di Palermo a favore dei migranti.
Un solo dato può dare un’idea di quanto affermato da p. Guarino: sui 30 milioni di ettari di terra fertile accaparrata in tutto il mondo dal cosiddetto "land grabbing", circa la metà sta in Africa. Luciano Ardesi, sociologo ed esperto del land grabbing, ovvero dell’accaparramento di terreni agricoli per interessi economici e finanziari stranieri, spiega che i processi di land grabbing si sono accelerati negli ultimi 10 anni, a causa della crisi finanziaria del 2007-2008, che ha spinto gli investitori internazionali a diversificare i loro investimenti, e a causa della richiesta crescente di derrate alimentare e per l’aumento della produzione di biocarburanti. Il fenomeno è difficile da monitorare con precisione perché la maggior parte dei contratti tra i governi interessati e gli investitori sono coperti dal segreto. Alcuni dati però sono noti. Il Mozambico guida la classifica dei paesi africani interessati dal fenomeno: ben 3 milioni di ettari (il 10% del suo suolo) sono stati concessi in affitto a lungo termine a multinazionali e a Stati esteri. Un singolo contratto con una società degli Emirati Arabi Uniti relativo alla concessione di 600.000 ettari di terre coltivabili ha provocato lo spostamento di ben 500.000 contadini che hanno perso così i loro mezzi di sostentamento. Sono le donne le principali vittime della distruzione dell’agricoltura tradizionale, causate dal land grabbing, perché le donne sono la principale forza lavoro dell’agricoltura africana. Le donne sono, a loro volta, le principali vittime del traffico di esseri umani, ha ricordato suor Gabriella Bottani, comboniana, coordinatrice di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata contro la tratta delle persone. La religiosa ha ricordato che vi sono persone trafficate all’interno del loro stesso paese, altre verso paesi limitrofi e poi ci sono quelle inviate verso altri continenti. Secondo alcune stime, si sono riscontrati africani trafficati in 69 nazioni di tutto il mondo, Americhe comprese. È chiaro quindi che vi sono organizzazioni criminali in grado di gestire traffici così complessi. Uso di organi umani, (sia a fini medici, sia per compiere riti “magici”), sfruttamento della prostituzione e altro sono la motivazione di questi traffici.  L’Africa viene quindi depredata delle sue persone, delle sue terre e delle sue ricchezze naturali. Il paese per antonomasia vittima questa depredazione è la Repubblica Democratica del Congo, vera cassaforte di legname, minerali strategici (rame, cobalto, coltan, stagno, oro), di diamanti e di petrolio. Ma per la popolazione congolese queste ricchezze non sono una benedizione ma una maledizione, perché interessi interni e stranieri hanno fatto sì che il paese sperimentasse i 32 anni di dittatura di Mobutu e poi un periodo di instabilità che persiste tuttora, al fine di potere depredare illegalmente le sue risorse. P. Elias Sindjalim (comboniano togolese che opera nella RDC) ha sottolineato che, a causa di questa situazione, l’86% della popolazione congolese è disoccupata e che chi ha un lavoro ha un salario insufficiente, che negli ultimi due anni è stato dimezzato dal deprezzamento della valuta nazionale. La speranza, osserva a Fides p. Elias “verrà dal risveglio delle popolazioni africane. Soluzioni africane a problemi africani”. (L.M - Fides)
 
 

Osservatorio di Pavia: Tg, non fanno notizia le periferie del mondo

Roma - In cinque anni di telegiornali italiani il racconto delle periferie del mondo, non solo geografiche, è stato pari all’1% dell’offerta informativa totale. Le notizie riguardanti paesi e contesti in cui germinano conflitti endemici, epidemie e povertà sono state in tutto 492, con una media di sette al mese divise tra tutti i notiziari televisivi. Si parla dei principali telegiornali trasmessi in chiaro sul digitale terrestre nel nostro Paese (Mediaset, Rai e La7), quelli che l’Osservatorio di Pavia, sotto la guida di Paola Barretta, ha analizzato tra il 2012 e il 2017 su iniziativa di Cospe, Ong attiva nella cooperazione da 35 anni, con il sostegno di Fnsi e Usigrai. Un tentativo di mettere a fuoco non soltanto la quantità di spazio dedicato dai nostri notiziari agli esteri, ma anche la qualità e la cornice narrativa adottata. Il rapporto, dall’eloquente titolo “Illuminare le periferie”, è stato presentato ieri nella sede romana della Fnsi, alla presenza del segretario Raffaele Lorusso, del presidente Giuseppe Giuglietti, del segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani e di Anna Meli di Cospe. Viene fuori la tendenza a occuparsi di alcuni paesi solo quando è inevitabile. La narrazione di fenomeni come il terrorismo e l’immigrazione, ad esempio, implica che si parli dei luoghi da cui hanno origine. Eppure, anche in questo caso, il racconto del contesto e cioè delle cause che li hanno generati, è quasi sempre approssimativo o più spesso assente. E così, mentre nazioni come la Guinea-Bissau, la Repubblica democratica del Congo e la Somalia spariscono del tutto dai nostri notiziari, la Repubblica Centrafricana deve al viaggio di papa Francesco il poco spazio a lei dedicato. Restando in tema, negli ultimi due anni le notizie sui viaggi e gli appelli del Pontefice sono appena 14, poco meno di quelle riguardanti conflitti endemici e migrazioni forzate (26). Un trattamento ancora peggiore è riservato al racconto delle violazioni dei diritti umani e della libertà delle donne (sei notizie), mentre la povertà e le carestie ne meritano soltanto cinque. Dati che stridono con l’andamento generale del settore esteri, che nello stesso periodo di riferimento ha invece conosciuto un forte incremento, per una visibilità complessiva pari al 19%. Gran parte di questo spazio, però, è occupato dalla politica (32%), dalla cronaca (32%) e da guerre e terrorismo (30%). Il risultato è una gerarchia delle notizie eurocentrica, che colpisce non solo l’Italia, ma anche gli altri paesi europei, e relega l’Africa nell’oblio con appena il 5% di spazio nelle principali testate del continente. (Matteo Marcelli)
 

Migranti: a Piacenza incontro su esperienza Scalabrini e Cabrini

Piacenza - Si terrà il prossimo 18 novembre a Piacenza, nella Casa madre dei missionari scalabriniani (in via Francesco Torta 14) il convegno “Giovanni Battista Scalabrini, Francesca Saverio Cabrini: Pionieri della sollecitudine pastorale nelle migrazioni”. L'iniziativa cade nel ventennale dalle beatificazione di monsignor Scalabrini. L'appuntamento inizierà alle 9 con l'introduzione del giornalista Gian Antonio Stella. A seguire ci sarà un intervento di padre Gelmino Costa, sul viaggio di Scalabrini in Brasile e Argentina e, successivamente, l'illustrazione del viaggio di Scalabrini negli Stati Uniti d'America. Tra gli interventi, anche suor Leocadia Mezzomo, postulatrice delle missionarie scalabriniane, e suor Barbara Luise Staley, superiora generale delle suore cabriniane, del nunzio apostolico Silvano Tomasi, Luigi Vignali (Direttore generale della Farnesina per gli italiani all'estero) e dei vescovi di Piacenza e Lodi, Mons. Gianni Ambrosio e Mons. Maurizio Malvesti.
 

MCI Germania: è morto p. Santo D’Accorso

Francoforte - È deceduto sabato 14 ottobre scorso, all’età di 86 anni, in Sicilia, P. Santo D’Accorso. La messa di suffragio ha avuto luogo domenica 29 ottobre nella Liebfrauenkirche di Wildberg. Era nato a Leonforte (Enna) il 23.10.1931 e ordinato sacerdote nell’Ordine dei Cappuccini il 22 giugno del 1958. Nell’estate del 1970, a Mönchengladbach per una sostituzione estiva, manifesta la disponibilità a lavorare nelle MCI. Il suo desiderio va in porto l’anno successivo, quando viene assegnato alla Comunità di Ludwigsburg (sede a Mühlacker) come cooperatore. Il primo ottobre 1973 diventa rettore della Missione Cattolica Italiana di Heilbronn e nel 1980 di quella di Calw-Wildberg, dove resta fino al pensionamento, avvenuto il primo maggio 1995, anche per motivi di salute. Il suo forte legame con la diocesi di Rottenburg-Stuttgart si era espresso già dieci anni prima con la richiesta dell’incardinazione, accordatagli con decreto vescovile il 6 dicembre 1985. Anche se da anni in Sicilia, il suo generoso impegno pastorale continua a lasciare il segno, come riconoscono il decanato di Calw, la parrocchia Nagold-Wildberg e la Missione di Calw nella Traueranzeige. Lo affidiamo al Signore nella preghiera.
 
 

Domenica la Giornata dei Poveri

Città del Vaticano – Domenica prossima, 19 novembre, si celebrerà la I Giornata Mondiale dei Poveri. Questa celebrazione è stata voluta fortemente da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia, affinché tutta la comunità cristiana “fosse chiamata a tendere la propria mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne cui viene calpestata la dignità”, spiega oggi una nota della Sala Stampa della Santa Sede.
In questa Giornata più di 4.000 tra bisognosi, persone meno abbienti e poveri accompagnati dal personale delle associazioni di volontariato provenienti non solo da Roma e dal Lazio, ma anche da diverse diocesi del mondo, (ad es. Parigi, Lione, Nantes, Angers, Beauvais, Varsavia, Cracovia, Solsona, Malines-Bruxelles e Lussemburgo) raggiungeranno la Basilica di San Pietro per partecipare alle Messa celebrata da Papa Francesco alle ore 10.00. Terminata la Messa, 1.500 di loro saranno ospitati in Aula Paolo VI, per prendere parte ad un pranzo festivo insieme a Papa Francesco. Animeranno questo momento la Banda della Gendarmeria Vaticana e il coro “Le Dolci Note”, composto da bambini dai 5 ai 14 anni. Gli altri 2.500 saranno, invece, trasferiti, spiega la nota vaticana -  presso mense, seminari e collegi cattolici di Roma (Pontificio Collegio Americano del Nord, Collegio Apostolico Leoniano, Mense del Circolo San Pietro, Mensa Caritas Roma, Comunità di Sant'Egidio, Pontificio Seminario Romano Minore, Pontificio Ateneo Regina Apostolorum) per partecipare anche loro ad un pranzo festivo. I poveri saranno serviti da 40 Diaconi della Diocesi di Roma e da circa 150 volontari provenienti dalle parrocchie di altre Diocesi. Il menù che il ristorante “Al Pioppeto” di Sergio Dussin servirà nell’Aula Paolo VI, sarà composto da gnocchetti sardi padellati con pomodoro, olive e formaggio Collina Veneta, bocconcini di vitello con verdure, polenta e broccoli di Bassano, tiramisù alla veneta, acqua, aranciata e caffè.
Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, come organizzatore dell’evento, si è rivolto ad alcune associazioni di volontariato, quali la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio, l’Ordine di Malta, i Nuovi Orizzonti, la Comunità Giovanni XXIII, l’Associazione Fratello 2016, le Opere Antoniane di Roma, le ACLI Roma, i Gruppi Vincenziani di Volontariato; così come alle realtà vicine alle persone emarginate e alle parrocchie, affinché riuscissero a coinvolgere tutti i bisognosi a prendere parte a questa Giornata. Generosa è stata la risposta di tutti questi istituti, che hanno offerto un supporto prezioso nell’organizzazione.
Tra le iniziative in preparazione alla Giornata certamente da sottolineare il Presidio Sanitario Solidale, attivo – da lunedì 13 a domenica 19 novembre, dalle 9:00 alle 16:00 - in Piazza Pio XII. In questa area medica saranno effettuate gratuitamente, per tutti coloro che lo richiederanno, analisi cliniche, visite mediche specialistiche di cardiologia, di dermatologia, di infettivologia, di ginecologia e di andrologia. Sabato 18 novembre, alle ore 20:00, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, - volutamente scelta per il richiamo al Santo diacono di Roma che all’imperatore che gli chiedeva le ricchezze della Chiesa, presentò i poveri dicendo: “Questi sono il vero tesoro della Chiesa” – sarà celebrata una Veglia di preghiera per il mondo del volontariato che ogni giorno nel silenzio del loro impegno offrono sollievo e gioia a tanti poveri. Nella preparazione della I Giornata dei Poveri è stato realizzato un sussidio pastorale, dal titolo “Non amiamo a parole ma con i fatti”, tradotto in 6 lingue, pubblicato in Italia dall’Editrice San Paolo. In Italia e nel resto del mondo, le diocesi e le parrocchie hanno accolto con entusiasmo – spiega la nota - l’invito di Papa Francesco, con tante iniziative a favore delle persone meno fortunate”.
 

In 58 sul veliero alla deriva: a bordo anche 16 minori

Crotone – Questa volta il viaggio della speranza verso un futuro migliore per sé e per i propri figli è stato affidato ad un veliero di dodici metri, battente bandiera tedesca. È su questo natante che si sono imbarcati 58 cittadini extracomunitari, tra cui 33 uomini, 9 donne e 16 minori accompagnati, tutti di nazionalità curda irachena, con destinazione l’Italia. Il loro viaggio, carico di voglia di riscatto e di sogni, è finito al largo delle coste calabresi. È qui che un’imbarcazione della sezione operativa aeronavale della Guardia di finanza di Crotone intercetta il natante ed avvia immediatamente, così come previsto, le operazioni di soccorso e di recupero. È notte inoltrata tra domenica e lunedì, quando le fiamme gialle individuano il veliero. Sta solcando il mare ad un miglio dalla costa di Capo Colonna. Compresa la situazione, dal porto di Crotone salpano le imbarcazioni della finanza che, raggiunto il natante in mare aperto, lo scortano fino allo scalo crotonese dove si avviano le operazioni di sbarco e si effettuano le foto segnalamento. Contestualmente, si eseguono i controlli sanitari di routine da cui emerge che le condizioni dei profughi sono buone e non sembrerebbero preoccupanti. Una vera e propria “macchina dei soccorsi” che si attiva fino alle prime ore del giorno. A terra, infatti, insieme ai finanzieri, si attiva anche il dispositivo di accoglienza predisposto dalla Prefettura che prevede il coinvolgimento delle forze dell’ordine e delle associazioni di volontariato. Concluse le fasi di controllo, i migranti sono condotti nella struttura di accoglienza Sant’Anna, mentre contestualmente vengono avviate le indagini del caso per accertare la presenza di scafisti a bordo. (Saveria Maria Gigliotti)
 
 

Papa Francesco: gli scandali feriscono e uccidono cuori e speranze

Città del Vaticano - Gli scandali che feriscono i cuori e uccidono speranze e illusioni: ne ha parlato stamane Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. “E’ inevitabile che vengano scandali”, ha ricordato il Papa, riprendendo le parole di Gesù nel Vangelo odierno, ma “guai a Colui a causa del quale vengono”. Da qui l’avvertimento, riferisce la Radio Vaticana, ai suoi discepoli: “State attenti a voi stessi!”, “..cioè state attenti a non scandalizzare. Lo scandalo è brutto perché lo scandalo ferisce, ferisce la vulnerabilità del popolo di Dio e ferisce la debolezza del popolo di Dio e tante volte queste ferite si portano per tutta la vita. E anche non solo ferisce, lo scandalo è capace di uccidere: uccidere speranze, uccidere illusioni, uccidere famiglie, uccidere tanti cuori…”
“State attenti a voi stessi” è un monito per tutti, ha sottolineato Francesco, specie di chi si dice cristiano ma vive come pagano. E’ questo “lo scandalo del popolo di Dio”: “quanti cristiani col loro esempio allontanano la gente, con la loro incoerenza, con la propria incoerenza: l’incoerenza dei cristiani è una delle armi più facili che ha il diavolo per indebolire il popolo di Dio e per allontanare il popolo di Dio dal Signore. Dire una cosa e farne un’altra”.
Questa è “l’incoerenza”, che da scandalo, che deve oggi farci domandare - ha sollecitato il Papa  -: “come è la mia coerenza di vita? Coerenza col Vangelo, Coerenza col Signore?”. Ha portato quindi l’esempio di imprenditori cristiani che non pagano il giusto e si servono della gente per arricchirsi o anche lo scandalo dei pastori nella Chiesa che non curano le pecore e se ne allontanano. “Gesù ci dice che non si può servire a due signori, a Dio e ai soldi, e quando il pastore è uno attaccato ai soldi, scandalizza. E la gente si scandalizza: il pastore attaccato ai soldi. Ogni pastore deve chiedersi: come è la mia amicizia con i soldi? O il pastore che cerca di andare su, la vanità lo porta ad arrampicarsi, invece di essere mite, umile, perché la mitezza e l’umiltà favoriscono la vicinanza al popolo. O il pastore che si sente signore e comanda tutti, orgoglioso, e non il pastore servitore del popolo di Dio..”
“Oggi può essere - ha concluso Francesco la sua omelia - una bella giornata per fare un esame di coscienza su questo: scandalizzo o no e come? E così possiamo rispondere al Signore e avvicinarci un po’ più a Lui.”
 
 

BCC: triplicato numero degli stranieri nell’ultimo decennio in Calabria

Cosenza - Dal 2005 al 2016, la Calabria ha visto triplicato il numero di residenti stranieri che passano dai 33.525 agli attuali 102.824. La provincia cosentina registra un incremento ancora più consistente quadruplicando le presenze straniere (da 8.477 a 33.410) e concentrando nel proprio territorio il 32,5% delle presenze complessive calabresi. è il quadro che emerge dal consueto rapporto annuale sull’economia locale realizzato dall’Istituto Demoskopika per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati e presentato oggi. In dieci anni, gli stranieri residenti sul territorio regionale e in provincia di Cosenza sono aumentati rispettivamente del 207% e del 294%. La prima comunità nazionale presente in regione e in provincia risulta essere quella rumena rispettivamente con 34.076 (33,1% del totale regionale) e 13.937 presenze (41,7% del totale provinciale), seguita da quella marocchina con 14.392 (14%) e 3.286 (9,8%) presenze. Seguono a distanza sia in Calabria che nel territorio cosentino le comunità ucraine e bulgare.
Secondo il Rapporto Nel 2015 il numero dei lavori dipendenti extracomunitari in Italia è stato pari a 1.174.218 a fronte di un totale di 14.247.179. In termini percentuali gli stranieri rappresentano l’8,2% del totale dei lavoratori (9,8% uomini e 6,1% donne). Nel confronto con l’Italia e le altre aree del Centro-Nord, la Calabria e la provincia di Cosenza presentano una quota di lavoratori extracomunitari più contenuta, rispettivamente pari al 5,8% e 4,4% ma comunque superiore a quella media del Sud (3,2%) e delle Isole (1,9%). Se consideriamo il numero complessivo dei lavoratori extracomunitari sia autonomi che dipendenti – spiegano i ricercatori - l’incidenza percentuale sul totale rimane quasi invariata: 6,2% Calabria e 4,5% Cosenza. Nell’analisi dell’andamento di lungo periodo, in otto anni dal 2007 al 2015, sia in regione che in provincia si è avuta una crescita del numero complessivo di lavoratori extracomunitari: +45,6% passando da 15.434 a 22.467 in Calabria e da 4.147 a 5.795 a Cosenza che registra un +39,8% (a fronte del 25,9% del dato medio italiano). Riguardo i paesi di provenienza, per la Calabria, in testa per numerosità troviamo i lavoratori del Marocco (32,2%) Ucraini (12,2%) e Indiani (11,1%) che insieme rappresentano oltre il 55% del totale. La provincia cosentina allo stesso modo della regione vede ai primi due posti i lavoratori marocchini (26,4%) e ucraini (14,2%), seguiti dai lavoratori albanesi (12,4%) cinesi (8,3%) e filippini (7,6%). Nel 2016, gli imprenditori stranieri in Calabria, secondo i dati del Centro Studi Unioncamere, sono pari a 13.591 e a 4.174 in provincia Cosenza, con un incremento rispettivamente del 3,8% e 3,2% rispetto all’anno precedente; variazioni in linea con il dato medio italiano che è stato pari al 3,3%. In valore assoluto, la provincia di Reggio Calabria e di Cosenza ospitano la maggiore quota di imprenditori stranieri, rispettivamente il 32,2% e il 30,7% del totale regionale, seguite da Catanzaro con il 25,7%.
Relativamente ai settori di attività, il principale per presenza di imprenditori stranieri è il commercio: per la Calabria le imprese commerciali rappresentano il 75,1% del totale, per la provincia cosentina il 64,2%,  a seguire le imprese operanti nel settore dei servizi con l’11,4% e il 16,7% dei casi, le imprese edili 6,2% e 8,6%, mentre le meno numerose sono le imprese agricole (3,8% Calabria e 5,9% Cosenza) e dell’industria in senso stretto (3,6% regione e 4,6% provincia).
Secondo la stima dell’Istituto Demoskopika realizzata analizzando i dati più recenti sulla contabilità regionale e provinciale aggiornati per le oltre13 mila imprese calabresi, condotte da stranieri, contribuirebbero con oltre un miliardo (1.014 milioni di euro) alla creazione del 4,9% del valore aggiunto regionale. In provincia di Cosenza l’apporto, sempre in termine di incidenza, sarebbe ancora maggiore: quasi mezzo miliardo di euro (478,6 milioni di euro), pari al  6,9% del totale valore aggiunto provinciale. A livello nazionale l’apporto economico delle imprese guidate da stranieri è pari al 7% del totale valore aggiunto italiano. Sia per l’intero territorio regionale che per la provincia cosentina il contributo maggiore deriverebbe dalle imprese straniere operanti nel settore del commercio; per entrambe le aree si registra quasi la stessa incidenza sullo stesso comparto rispettivamente il 14,7% e il 13,7%. Sul fenomeno dello sfruttamento del lavoro degli immigrati e del lavoro sommerso sono stati ascoltati gli imprenditori cosentini che ne confermano una forte e radicata presenza anche nella loro zona. Sono quasi tre su quattro (il 73,7%) a denunciare che lo sfruttamento dei lavoratori immigrati è molto (20,6%) e abbastanza diffuso (53,1%), in pochissimi evidenziano l’assenza del fenomeno (solo per il 3,7% è per niente diffuso) mentre per il 22,6%, anche se poco, è presente. Gli imprenditori che più degli altri evidenziano una maggiore diffusione del fenomeno sono quelli dei servizi (84,3%), seguiti subito dopo dagli imprenditori del settore edile (78%) e dell’agricoltura (73,2%). Solo il 9,2% degli imprenditori dichiara di avere nel proprio organico lavoratori stranieri.  Rispetto al livello occupazionale la maggioranza di questi, il 48,6%, ricopre mansioni non qualificate, di operaio non specializzato, bracciante agricolo, ecc., un dato questo perfettamente in linea con la tendenza generale registrata a livello nazionale; il 43,2% è operaio specializzato o svolge lavori di tipo artigianale, il 13,5% riguarda addetti qualificati nelle attività commerciali e nei servizi (es. cameriere, commesso, cuoco, addetto alle vendite, assistenza personale, ecc.), mentre in pochissimi sono gli stranieri che lavorano come tecnici specializzati non laureati (2,7%) e praticamente inesistenti gli impiegati d’ufficio e le figure di elevata specializzazione, come le professioni intellettuali, scientifiche (dirigente, quadro). Sulla propensione futura di impiegare, qualora c’è ne fosse la possibilità, lavoratori stranieri, il campione appare perfettamente diviso tra risposte negative, il 45,8%, e risposte positive, il 45%.
"Gli immigrati stanno invadendo le città; prima li controllavano perché erano pochi, ma ora arrivano in migliaia". È questa l’espressione che, con il 78,6%, raccoglie il livello di condivisione maggiore tra gli imprenditori. La frase con il secondo più alto assenso è ancora a polarità negativa e sottolinea l’associazione immigrazione-criminalità: il 65,6% del campione è abbastanza/molto d’accordo con la frase “l’aumento del numero di immigrati favorisce l’aumento della criminalità e del terrorismo”. Questo orientamento negativo, molto probabilmente alimentato dai mezzi di comunicazione dopo i recenti attentati terroristici, – si legge nello studio -si è sicuramente rafforzato tra gli imprenditori.
Tuttavia, oltre la maggioranza degli intervistati sembra credere, essendo molto/abbastanza d’accordo (63,4%), che i comportamenti illegali degli immigrati siano legati alle condizioni nelle quali essi vivono.  A seguire la frase con il più alto assenso (49,7% molto/abbastanza d’accordo), questa volta a polarità positiva, riguarda l’arricchimento culturale che può provenire dall’incontro con l’alterità: "l'immigrazione dei cittadini stranieri è positiva perché permette il confronto tra culture diverse". Si può, quindi, osservare che timori e diffidenze nei riguardi degli immigrati sono ancora largamente diffusi, malgrado sono stato rilevate significative posizioni di apertura.
Nonostante la frase “L'immigrazione dei cittadini stranieri è positiva perché permette il confronto tra culture diverse” sia stata una delle più accettate, alla domanda su cosa dovrebbero fare gli uffici pubblici e i luoghi di lavoro per permettere agli stranieri di mantenere i propri usi e costumi, tre intervistati su quattro (74,6%) ha risposto che devono essere gli immigrati ad adeguarsi completamente. Pochi, il 6,5%, hanno risposto che dovrebbero essere gli uffici ad adeguarsi completamente e il 17,2% solo alle necessità più importanti.
 

Calabria: imprese straniere contribuiscono al Pil calabrese con oltre un miliardo di euro

Cosenza - Le circa 14 mila imprese straniere in Calabria hanno prodotto oltre un miliardo di ricchezza, un valore aggiunto pari al 4,9% del prodotto interno lordo regionale. Nell’ultimo decennio è triplicato il numero degli stranieri in Calabria superando, nel 2016, la soglia delle 100 mila presenze. Cresciuto anche il numero dei lavoratori extracomunitari: 22.467 unità con un incremento pari al 45,6% rispetto al 2007. Prevale il livello di chiusura degli imprenditori nei confronti degli immigrati. Dallo studio, inoltre, è emerso il giro d’affari dell’accoglienza clandestina: 4,2 miliardi di introiti nelle tasche della criminalità organizzata. Sul versante della congiuntura economica, l’indagine continuativa annuale mostra un 2016 caratterizzato da una condizione di sostanziale stabilità congiunturale dopo i segnali di miglioramento dall’inizio crisi (2008), stabilità confermata anche per il 2017 dalle previsioni formulate dagli imprenditori. Una quota consistente di imprese, infine, sta ancora scontando gli effetti della crisi economica: l’indice di fiducia si attesta all’85,5 segnando una flessione di 4 punti rispetto all’anno precedente (nel 2016 era pari al 89,5). è il quadro che emerge dal consueto rapporto annuale sull’economia locale realizzato dall’Istituto Demoskopika per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati.
«Negli ultimi dieci anni, – dichiara il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – il numero degli stranieri in Calabria è triplicato, in provincia di Cosenza addirittura quadruplicato. Ciò ha prodotto importanti cambiamenti nell’assetto sociale ed economico del territorio determinando, da un lato, problemi di integrazione e sostenibilità ma, dall’altro lato, producendo benefici per il contributo che gli immigrati forniscono in alcuni ambiti e settori economici, nella ripresa dei processi demografici e nell’arricchimento culturale derivante dal confronto con diverse civiltà e stili di vita. Un apporto, ad oggi, - spiega Nicola Paldino - poco valorizzato dal sistema imprenditoriale regionale, ancora confinato nelle fasce più basse della piramide occupazionale. A fronte di un notevole calo dell’occupazione “autoctona”, nel corso degli ultimi anni, l’occupazione degli stranieri, al contrario, aumenta divenendo indispensabile principalmente nei settori ad alta intensità di lavoro e rispondendo a specifici fabbisogni di manodopera altrimenti insoddisfatti. In questo contesto, - conclude il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – le politiche pubbliche, volte sia a favorire l’accoglienza dei nuovi venuti, sia a prevenire e reprimere i fenomeni di irregolarità e criminalità, assumono un rilievo particolare e richiedono un forte coordinamento fra politiche sociali in senso lato e politiche per il lavoro e per la formazione, per rispondere efficacemente ai bisogni della persona e della sua comunità familiare e sociale».
«Nonostante, la nostra indagine, – commenta il direttore dell’istituto Demoskopika, Nino Floro – abbia evidenziato il significativo contributo degli stranieri alla ricchezza regionale, il tessuto produttivo calabrese non percepisce l’immigrazione nella sua dimensione economica manifestando un basso livello di apertura. Due imprenditori su tre, infatti, sono convinti che il contributo all’economia degli immigrati sia scarso o poco rilevante o comunque minore rispetto ai benefici ottenuti. Inoltre, l’indagine conferma lo scarso impiego delle risorse umane, culturali, linguistiche e relazionali di cui gli immigrati sono portatori. Lo spaccato che emerge dal sentiment degli imprenditori – conclude Nino Floro - sembra piuttosto chiaro: la persistenti criticità economiche e sociali regionali condizionano il processo di integrazione con gli immigrati, a loro volta catapultati in una realtà di diffusa precarietà e irregolarità caratterizzata dal fenomeno del lavoro nero, dallo sfruttamento e dalla segregazione occupazionale specie in alcuni settori, come in quello agricolo, spesso ad opera di reti criminali».
 
 

Mons. Galantino: “l’agire di Dio fondamento dell’accoglienza”

Fiesole - Avere il coraggio di accogliere: nella Chiesa e nella società. Non ha avuto remore il Segretario generale della CEI, Nunzio Galantino, intervenendo alla Badia Fiesolana a chiusura di un ciclo d’incontri dedicato all’ “Alterità” e promosso per il 25° della morte di padre Ernesto Balducci, che della Badia fu per decenni un pilastro. Tema del convegno era appunto “Il significato cristiano dell’accoglienza” e il Segretario della CEI gli ha subito dato un taglio preciso: “Perché il credente accoglie? E dove trova questa forza? La Chiesa non affronta mai con superficialità questo aspetto della nostra epoca”, perché “al fondamento dell’accoglienza per i cristiani non c’è un sentimento buonista, ci sta l’agire di Dio. Essere accoglienti significa per i cristiani esprimere la propria fede; quando facciamo accoglienza, stiamo aiutando il Padreterno a raggiungere il suo obiettivo, il mondo come Dio lo vuole”. La Chiesa dunque unisce, accoglie e dona e solo così è veramente cristiana.
Citando poi alcuni testi di padre Balducci, Galantino ha invitato ad agire concretamente, perché oggi sul tema “si gioca la carica profetica del cristiano in un mondo dove prevale la cultura dello scarto”. Ma l’accoglienza è anche un “tema di civiltà”. Monsignor Galantino lo segnala perché parla davanti a numerose autorità laiche: la vicepresidente del Senato Rosa Maria Giorgi, il segretario generale dell’istituto Universitario Europeo Vincenzo Grassi, il presidente della “Fondazione Balducci” Andrea Cecconi e Anna Ravoni sindaco di Fiesole. Una questione che va affrontata nella legalità, con profonda serietà: “Non capisco perché – è l’affondo del segretario CEI – due anni fa qualcuno votò la legge sullo Ius soli, fece discorsi bellissimi, e oggi dica no. Si sono inventati la storia che è una legge importante e bella, ma non è il momento. Dopo due anni, non è il momento... Noi sappiamo che dietro c’è solo l’interesse. Siccome non fa voti, non porta benemerenze parlare di accoglienza, certe frange della politica decidono di non parlarne, si scocciano se qualcuno mette fuori questo tema, aspettano l’occasione per dire 'Avete visto? Con loro non c’entro niente!'. Molto spesso ho l’impressione che anche sul piano dell’impegno politico ci sia una sorta di Olimpiade ad appiattirsi sulle posizioni che più pagano”.
Quasi a risposta anche la vicepresidente del Senato, Rosa Maria Giorgi, era entrata nello stesso ambito auspicando una rapida approvazione dello Ius soli: “Stiamo dialogando con altre forze politiche per trovare una sintesi rapida e veloce che porti all’esito voluto. Lo Ius soli è la legge dell’accoglienza, un segnale forte d’integrazione. Non abbiamo potuto anticipare i tempi perché in questa fase avrebbe significato la bocciatura della legge e questo è ciò che non vogliamo”. Il vescovo di Fiesole, nonché vicepresidente CEI per l’Italia centrale, monsignor Mario Meini ha completato la serata illustrando nel concreto alcune formule di accoglienza applicate dalla sua diocesi con la collaborazione di varie parti sociali. (Antonio Degli Innocenti)