Primo Piano

Mattarella: rispetto tra culture e fedi diverse per una società pacifica

Roma - “La ricorrenza dell'Eid al Fitr offre l'opportunità per ribadire l'importanza che la Costituzione attribuisce alla libertà religiosa e al rispetto tra culture e fedi diverse per assicurare una società pacifica e stabile, democratica e coesa”. È quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione della fine del Ramadan che rappresenta “un mese sacro e un momento centrale di riflessione, raccoglimento e festa per i musulmani”.
“Il proliferare nel mondo di episodi di estremismo, violenza e intolleranza, talvolta abusivamente ammantati di motivazioni religiose, richiede – aggiunge il Capo dello Stato -  un rinnovato e convinto impegno per promuovere una cultura della convivenza pacifica e inclusiva.  E' necessario lavorare tutti insieme in questa direzione. La mia esortazione si rivolge, in particolare, a tutti coloro che possono svolgere un ruolo nel prevenire e rimuovere l'incitamento all'odio e alla violenza. A questo scopo è fondamentale rendere consapevoli le nuove generazioni e investire sulla loro educazione perché facciano propri e diffondano i fondamentali valori di tolleranza e rispetto reciproco. In questa lieta circostanza  - conclude Mattarella - rivolgo a tutti i cittadini italiani di fede musulmana e ai musulmani ospiti o residenti del nostro Paese, un sincero augurio di felice Eid al Fitr”.
 

Migrantes Andria: le iniziative per la Giornata Internazionale del Rifugiato

Andria - “Sarà un appuntamento importante di incontro tra la cittadinanza e con i richiedenti protezione che la nostra città accoglie”. Così Andria di prepara, con una serie di iniziative, alla Giornata Internazionale del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 20 giugno. La Comunità “Migrantesliberi, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria, promuove, per l’occasione, “diversi momenti di condivisione con l’intento di rafforzare l’incontro tra la comunità locale, i rifugiati ed i richiedenti asilo”, si legge in una nota.
Il 20 giugno lale 17,00 l’open house presso “Casa S. Croce – Rosario Livatino”, bene confiscato alla criminalità e sede dello Sprar. Dopo i saluti di don Geremia Acri, responsabile della Comunità “Migrantesliberi”, e di Francesca Magliano, assessore alle Politiche sociali del Comune di Andria, verrà presentato alla cittadinanza il progetto territoriale “Come.Te”. A parlarne, saranno Ottavia Matera, dirigente del settore socio-sanitario del Comune di Andria, e Alba Pistillo, responsabile Area migrazione e progetto Sprar della Comunità “Migrantesliberi”. Alle 19, presso la parrocchia San Riccardo in Andria, verrà celebrata la messa “in ricordo di quanti sono morti in mare, quanti sono colpiti dall’odio, dall’indifferenza e dai pregiudizi”. Alle 20, poi, sarà la volta dello spettacolo “L’Uomo Nero”, scritto da Sabino Liso e portato in scena nell’auditorium della parrocchia San Riccardo. Seguirà, alle 21, un momento di convivialità, presso gli spazi aperti dell’oratorio San Riccardo, con degustazione di piatti da tutto il mondo e musica. “L’intera comunità cittadina – spiegano i promotori – è invitata a partecipare per facilitare la costruzione di ponti e dialogo con i nostri amici, che vengono in Italia in cerca di futuro e soprattutto speranza”.
 

Card. Parolin: “non venga meno sensibilità umanitaria dell’identità italiana”

Città del Vaticano - Ho fiducia che da parte italiana non venga meno quella sensibilità umanitaria che da sempre ha caratterizzato il Paese e che fa parte dell’identità italiana”. Questo l’auspicio del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, interpellato dai giornalisti sulla vicenda della nave Aquarius, a margine del Colloquio internazionale sulle migrazioni Santa Sede-Messico in corso oggi alla Casina Pio IV in Vaticano. “Sulle decisioni non intendo commentare perché la situazione giuridica è molto molto complessa, bisogna approfondire un po’ – ha detto –. Credo sia importante che ci sia una risposta comune”. “Il ruolo della Chiesa – ha aggiunto riferendosi al messaggio del Papa inviato oggi al Colloquio – è ricordare i grandi principi di base per affrontare il problema delle migrazioni: l’umanità e la fraternità. Il Papa insiste molto su questo”. (Sir)
 

Papa Francesco: l’insulto uccide il futuro, passa dall’ invidia all’ amicizia

Città del Vaticano - Quando insulto, magari anche in macchina nell’ora di punta, ma più spesso per invidia, inizio ad uccidere l’altro, gli tolgo il diritto ad essere rispettabile, uccido il suo futuro. La riconciliazione che ci chiede Gesù è radicale, rispettare la dignità dell’altro e anche la mia. Così Papa Francesco nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, questa mattina, come riferisce Vatican News, commentando il Vangelo di Matteo sul discorso di Gesù sulla giustizia, l’insulto e la riconciliazione.
“Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario” perché non ti consegni al giudice “e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione”. L’invito di Gesù ai discepoli commenta il Papa è “saggezza umana: sempre è meglio un cattivo accordo che un buon giudizio”. Per fare capire bene il suo insegnamento sul rapporto di amore, di carità con i nostri fratelli, Il Signore usa “un esempio di tutti i giorni”. Poi però “va oltre e spiega il problema degli insulti”.
Sono insulti antiquati, quelli citati da Gesù, sorride il papa, “noi abbiamo un elenco di insulti più fioriti, più folclorici, più colorati”. Ed è duro perché al “non uccidere” dei Comandamenti aggiunge: “chiunque si adira con il proprio fratello dovrà andare in giudizio”. Dire al fratello “stupido” o “pazzo” porta alla condanna. Perché l’ insulto “è l’inizio dell’uccidere, è uno squalificare l’altro, togliere il diritto di essere rispettabile, è metterlo da parte, è ucciderlo dalla società”.
Qui il Papa viene a noi, che siamo “abituati a respirare l‘aria degli insulti”. Basta “guidare la macchina durante l’ora di punta. Lì c’è un carnevale degli insulti. E la gente è creativa per insultare”. E i piccoli insulti, “che per caso si dicono in ora di punta mentre guidiamo la macchina, divengono, dopo, grossi insulti”. E l’insulto cancella il diritto di una persona. ‘No, non ascoltarlo’. “E la lapida. Questa persona non ha più diritto di parlare”, è stata cancellata la sua voce.
L’insulto è tanto pericoloso, spiega quindi Francesco, “perché tante volte nasce dall’invidia”. Quando una persona ha una disabilità, mentale o fisica, non mi minaccia, e non abbiamo voglia di insultarla. Ma quando una persona fa qualcosa che non piace io l’insulto e la faccio passare come “disabile”: disabile mentale, disabile sociale, disabile famigliare, senza capacità di integrazione … E per questo uccide: uccide il futuro di una persona, uccide il percorso di una persona. È l’invidia che apre la porta, perché quando una persona ha qualcosa che mi minaccia, l’invidia mi porta a insultarla. Quasi sempre c’è l’invidia lì.
Il Libro della Sapienza, aggiunge il Pontefice, “ci dice che per l’invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo. È l’invidia che porta la morte”. Se diciamo “io non ho invidia di nessuno“, pensiamoci bene: “quell’invidia è nascosta e quando non è nascosta, è forte, è capace di farti diventare giallo, verde, come fa il liquido biliare quando sei ammalato”. Gente con l’anima gialla, con l’anima verde per l’invidia che li porta all’insulto, li porta a distruggere l’altro.
Ma Gesù ferma questo percorso, sottolinea alla fine Papa Francesco: “No, questo non si fa”, al punto che se tu vai a pregare, vai a Messa e ti accorgi che uno dei tuoi fratelli ha qualcosa contro di te, va a riconciliarti. Gesù è così radicale. La riconciliazione non è un atteggiamento di buone maniere, no: è un atteggiamento radicale, è un atteggiamento che cerca di rispettare la dignità dell’altro e anche la mia. Dall’insulto alla riconciliazione, dall’invidia all’amicizia. Questo è il percorso che Gesù ci dà oggi. Oggi ci farà bene pensare, conclude il Papa: “come insulto, io? Quando insulto io?” Quando stacco l’altro dal mio cuore con un insulto? E vedere se lì c’è quella radice amara dell’invidia che mi porta a voler distruggere l’altro per sopraffarlo nella concorrenza. Non è facile questo. Ma pensiamo: che bello non insultare mai. È bello, perché così lasciamo crescere gli altri. Che il Signore ci dia questa grazia.
 

Card. Parolin: “c’è dimensione di umanità che nessuno può permettersi di ignorare”

Città del Vaticano - La collaborazione multilaterale tra gli Stati sul tema delle migrazioni va “accresciuta e migliorata per affrontare in modo adeguato le sfide della nostra epoca”.  Anche se “la sfiducia” provoca spesso “politiche emergenziali, c’è una dimensione di umanità che nessuno può permettersi di ignorare”: lo ha affermato oggi il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, nel suo intervento al Colloquio  Santa Sede - Messico sulla migrazione internazionale in corso alla Casina Pio IV in Vaticano, promosso dalla Segreteria per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e dall’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede.
“Nuove sfide sempre molto pregnanti e complesse caratterizzano il fenomeno migratorio – ha osservato – mentre tante domande rimangono senza risposta”. Il card. Parolin ha auspicato che si sostituisca la “logica dell’indifferenza” con “la globalizzazione della solidarietà”, anche grazie al processo in corso a New York per un Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare. “Si tratta di un compito difficile – ha ammesso – considerando che il clima internazionale è cambiato rispetto al 2016, a causa della mancanza di disponibilità di molti Paesi a conciliare le giuste istanze di sovranità nazionale con la necessità di dare risposte a chi è costretto ad abbandonare il proprio Paese”. Le migrazioni, ha proseguito, “interrogano tutti per i problemi politici, sociali e religiosi che implicano” ma “cresce la tendenza ad adottare agende politiche che si oppongono all’arrivo di migranti”.  La questione migratoria richiede perciò “un forte impegno politico e umanitario per mantenere gli obblighi accettati a livello internazionale”. La Santa Sede, ha precisato, “non vuole interferire sulle decisioni degli Stati ma ricordare che i principi di umanità e fraternità sono gli unici che garantiscono una armoniosa vita di relazione. Ignorarli porta ad una regressione dei principi stabiliti dalla comunità internazionale e mina la coesione sociale”. Il card. Parolin ha ricordato anche l’importanza di garantire “il diritto a restare nella propria terra, altrimenti è necessaria la collaborazione di tutti durante il processo migratorio”. “C’è una base a cui tutti hanno diritto – ha sottolineato – fondata sul rispetto dei diritti umani e fondamentali: accesso alla salute, educazione, giustizia e cibo a sufficienza in tutti i Paesi di transito, arrivo e rimpatrio”. Il successo del futuro Patto globale sulla migrazione “anche se non sarà vincolante”, ha detto, “dipenderà dal buon uso che se ne farà”. La Santa Sede auspica dunque “una migrazione più sicura, mirata, responsabile”. “I migranti sono prima di tutto persone che non aspirano ad altro che a poter vivere in dignità”, ha concluso.
 

Istat: circa 200 le nazionalità presenti in Italia

Roma - Oltre il 50% degli stranieri residenti in Italia è cittadino di un Paese europeo (2,6 milioni di individui), oltre il 30% (1,6 milioni) di un Paese dell’Unione. Tra i cittadini europei, provengono dagli Stati dell’Europa centro orientale non appartenenti all’Ue più di 1 milione di persone. I datiu sono contenuti nel Bilancio Demografico Nazionale dell’Istat. Gli Stati africani sono rappresentati per un ulteriore 21,3%, prevalentemente cittadini di Paesi dell’Africa settentrionale (12,7%) e occidentale (7,3%); più o meno la stessa quota sul totale (20,5%) spetta ai cittadini dei paesi asiatici (oltre 1 milione di persone per entrambi i continenti). Il continente americano conta oltre 370 mila residenti in Italia (7,2%), quasi tutti cittadini di Paesi dell’America centro meridionale (6,9%). Completano il panorama, con percentuali molto esigue, i cittadini dell’Oceania e gli apolidi.
Complessivamente, sono presenti nel nostro Paese poco meno di 200 nazionalità. Le prime dieci cittadinanze in ordine di importanza numerica da sole raggruppano il 63,7% del totale dei residenti stranieri (3.277.759 individui), le prime cinque il 50,1% (2.574.815). La collettività più numerosa è quella rumena con 1.190.091 residenti, il 23,1% del totale. Seguono i cittadini dell’Albania (440.465, l’8,6%), del Marocco (416.531, l’8,1%), della Cina (290.681, il 5,7%) e dell’Ucraina (237.047, il 4,6%).
Le diverse collettività mostrano modelli migratori molto differenti tra loro, con riferimento alla distribuzione sul territorio, alla composizione per genere, alla dimensione dei nuclei familiari e spesso anche all’attività lavorativa svolta nel nostro Paese, tanto che per alcune collettività si parla di vere e proprie “specializzazioni produttive”. Se in generale – si legge nel testo - la presenza straniera si concentra nelle regioni del Centro-nord, non mancano casi particolari, come quello della collettività ucraina che ha una storia migratoria relativamente recente ed è composta per il 78,0% da donne breadwinner. Il 18,3% dei cittadini ucraini risiede in Campania, in particolare nelle zone del napoletano e limitrofe. Vi sono poi collettività di più antico insediamento, come quella filippina, che presenta un rapporto tra i generi molto più equilibrato (le donne sono poco meno del 57%). La distribuzione sul territorio si polarizza soprattutto attorno ad alcune città metropolitane come Roma, Milano, Bologna e Firenze.  Un’altra comunità numericamente importante - e concentrata in alcune zone della Penisola - è quella cinese. Da alcuni poli principali come Milano, Firenze-Prato e Roma, si è nel tempo diffusa ampiamente anche altrove, specie nel Nord-est della dorsale adriatica e nell’area del napoletano. La comunità cinese presenta un rapporto tra i generi equilibrato (le donne costituiscono il 49,6%), ed è solitamente strutturata in famiglie.
Come la filippina, anche la comunità marocchina è di antico insediamento in Italia ma, rispetto alla prima, mostra un’ampia diffusione sul territorio: al Nord (soprattutto al Nord-est), nella costiera nord-adriatica, in Campania e nel Lazio. Gli uomini sono il 53,3%.
I cittadini rumeni, pur essendo presenti lungo tutta la Penisola sono per lo più concentrati nei grandi centri urbani del Centro e del Nord. In particolare un quinto dei rumeni risiede nel Lazio (19,6%) e, di questi, il 79,0% nella provincia di Roma.
La graduatoria dei primi cinque Paesi di cittadinanza degli stranieri residenti in Italia resta immutata rispetto all’anno precedente; tuttavia, nel corso del 2017 le diverse collettività hanno subito variazioni di entità e a volte anche di segno differenti. Aumentano i cittadini rumeni (+1,8%), cinesi (+3,1%), ucraini (+1,1%), mentre diminuiscono albanesi (-1,8%) e marocchini (-1,0%). Estendendo lo sguardo alle altre collettività straniere con più di 50 mila residenti nel nostro paese, si segnalano soprattutto i cittadini bangladesi, che sono cresciuti del 7,8% rispetto al 31 dicembre 2016 (raggiungendo le 131.967 unità), gli egiziani (+6,0%,119.513 unità), i pakistani (+ 5,5%, 114.198 unità), i cingalesi (+2,9%, 107.967 unità). Aumentano anche i cittadini di diversi paesi africani, principalmente la Nigeria (+19,8%, 106.069) e il Senegal (+4,7%, 105.937). Con riferimento a questo continente, si segnalano incrementi elevati anche per nazionalità meno rappresentate, quali quelle del Gambia (+42,0%, 19.567), del Mali (+29,6%, 19.134), della Costa d’Avorio (+15,7%, 30.271), del Camerun (+9,2%, 14.529). Risulta infine in crescita il numero di Afghani (+4,6%, 11.738). Di contro, diminuiscono i residenti ecuadoriani (-3,3, 80.377), moldavi (-2,8%, 131.814), peruviani (-1,7%, 97.379) e polacchi (-1,4%, 95.727).
Sulla riduzione di residenti di alcune nazionalità di più antico insediamento, oltre alle migrazioni verso l’estero influisce anche l’elevato numero di acquisizioni della cittadinanza italiana, non bilanciato da consistenti nuovi flussi migratori in ingresso.
 

Germania: la devozione di San Cono a Donauwoerth

Donauwoerth - Si celebrerà sabato 23 giugno nella Chiesa della Santa Croce in Donauwoerth la festa di San Cono con la celebrazione della Messa a cui parteciperanno i devoti del Vallo di Diano che vivono e lavorano in Germania. E’   un momento di fede e di incontro di coloro sono emigrati già dagli anni 60 in Germania. A presiedere la liturgia eucaristica don Andrea La Regina, sacerdote della diocesi di Teggiano-Policastro e responsabile macro-progetti di Caritas Italiana. Qualcuno pensa - spiega don Andrea - che la religiosità popolare che gli italiani emigrati professano sia il “residuo di un tempo passato che è spazzato via dalla globalizzazione e che l’integrazione debba essere solamente un’omologazione. Ma non è così”. Ogni anno la  Fondazione Migrantes presenta il Rapporto sugli Italiani nel Mondo in cui si analizzano le diverse esperienze di fede delle varie comunità che mostrano una ricchezza di esperienza umana e religiosa che funge da solida base per la vita comunitaria dei nostri migranti. Parliamo dell’esperienze in America del Sud e del Nord e anche in Europa vi sono iniziative interessanti legate sia alle missioni cattoliche che alle varie associazioni di connazionali, aggiunge: “l’identità storico - religiosa è un elemento di forza e non vuole essere un’iniziativa di nicchia, ma è il professare la fede e conservare il patrimonio di religiosità e di valori umani da condividere con le identità culturali e religiose di approdo. E’ un modo di condividere la ricchezza della fede e della devozione ai Santi nelle nuove comunità in un confronto ricco di condivisione maturazione della coscienza ecclesiale e civile. Così - conclude il sacerdote -  si contribuisce a creare, contro la solitudine e l’omologazione un processo di globalizzazione senza valori solidali  in cui ogni identità culturale contribuisce allo sviluppo integrale  e alla pace fra i popoli nella giustizia  e nel rispetto della dignità di ogni persona e nella ricerca del bene comune”.
 

Istat: acquisizioni di cittadinanza italiana in calo

Roma - In diminuzione il numero di nuovi cittadini italiani: nel 2017 sono meno di 147 mila, 30 ogni mille stranieri, con un decremento rispetto al 2016 di 38 punti percentuali. Lo si legge nel Report Istat Bilancio Demografico nazionale. Si tratta in ogni caso – sottolinea l’ Isitituto di statistica italiano - di un dato consistente, il terzo più elevato dopo quelli del 2016 e 2015. Nel conteggio sono comprese le acquisizioni e i riconoscimenti della cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione, trasmissione automatica al minore convivente da parte del genitore straniero divenuto cittadino italiano, per elezione da parte dei 18enni regolarmente residenti ininterrottamente dalla nascita, per ius sanguinis di cittadini con avo italiano.  
La diminuzione registrata nel 2017 si manifesta - fa notare l’Istat - dopo il trend di forte crescita degli ultimi anni. È possibile che questo calo “sia dovuto ad una riduzione della platea degli aventi diritto. Tuttavia è anche possibile che su questo dato abbia influito una modifica della modalità di presentazione della domanda di acquisizione della cittadinanza italiana, introdotta nel 2015, ma i cui effetti possono manifestarsi solo due anni dopo, dati i tempi tecnici di espletamento delle pratiche amministrative”.
 

Istat: i flussi migratori nel Bilancio demografico nazionale

Roma - I flussi migratori dall’estero rappresentano una voce importante del bilancio demografico nazionale italiano. Essi hanno contribuito nel corso degli ultimi 30 anni - si legge nel Report del Bilancio demografico nazionale Istat -  all’incremento della popolazione residente nel nostro Paese, “controbilanciando la perdita dovuta al saldo naturale negativo e contribuendo a un ringiovanimento della popolazione. Negli ultimi anni, tuttavia, il saldo migratorio è più contenuto rispetto al decennio precedente”.
Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero in Italia sono stati oltre 343 mila nel 2017 (cittadini stranieri nell’87,7% dei casi). Gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono oltre 42 mila, in crescita rispetto al 2016 di oltre 4 mila unità.  Hanno lasciato il nostro Paese – secondo l’Istat - nel 2017 circa 155 mila persone (di cui quasi 115 mila di cittadinanza italiana), con una flessione di quasi 2 mila unità rispetto al 2016, relativa all’emigrazione di cittadini stranieri, mentre è stabile il numero di emigrati italiani. Tra questi è in continuo aumento il numero di italiani nati all’estero: più di 27 mila nel 2016 e circa 32 mila nel 2017 (dato provvisorio). Si tratta prevalentemente di cittadini di origine straniera che emigrano in un Paese terzo o fanno rientro nel Paese d’origine dopo aver trascorso un periodo in Italia ed aver acquisito la cittadinanza italiana. Se a questi si sommano anche i figli nati in Italia che emigrano con il nucleo familiare, si raggiungono circa 44 mila persone.
Le analisi condotte sulle Iscrizioni e Cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza nel 2016 dall’Istat possono presumibilmente confermarsi per il 2017. Emergono alcune “peculiarità nei comportamenti migratori a seconda del paese di origine: i cittadini italiani di origine asiatica emigrano prevalentemente verso un altro paese dell’Unione europea, mentre quelli nativi dell’America Latina mostrano la tendenza a rientrare nel Paese di origine”.
 

Papa Francesco: difendere dignità e diritti fondamentali dei migranti

Città del Vaticano - “Nel momento attuale, in cui la Comunità internazionale è impegnata in due processi che condurranno ad adottare due patti globali, uno sui rifugiati e l’altro sulla migrazione sicura, ordinata e regolare, vorrei incoraggiarvi nel vostro compito e nel vostro sforzo affinché la responsabilità della gestione globale e condivisa della migrazione internazionale trovi il suo punto di forza nei valori della giustizia, della solidarietà e della compassione”. E’ quanto scrive papa Francesco in un messaggio rivolto ai partecipanti al “II Colloquio Santa Sede - Messico sulla migrazione internazionale”, che si svolge oggi in Vaticano su iniziativa della Segreteria per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e dell’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede, con la collaborazione della Pontificia Accademia delle Scienze e della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Per Papa Francesco occorre “un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società. Perciò, l’atteggiamento fondamentale è quello di ‘andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo’”. E per  far fronte e dare risposta al fenomeno della migrazione attuale, è necessario “l’aiuto di tutta la Comunità internazionale, dal momento che esso ha una dimensione transnazionale, che supera le possibilità e i mezzi di molti Stati. Questa cooperazione internazionale è importante in tutte le tappe della migrazione, dal Paese di origine fino alla destinazione, come pure nel facilitare il ritorno e il transito. In ognuno di questi passaggi, il migrante è vulnerabile, si sente solo e isolato. Prendere coscienza di questo è di capitale importanza se si vuole dare una risposta concreta e degna a questa sfida umanitaria”.Nella questione della migrazione “non sono in gioco solo numeri, bensì persone – sottolinea il pontefice nel messaggio letto da mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati -   con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi. Un’attenzione speciale va riservata ai migranti bambini, alle loro famiglie, a quanti sono vittime delle reti del traffico di esseri umani e a quelli che sono sfollati a causa di conflitti, disastri naturali e persecuzioni. Tutti costoro sperano che abbiamo il coraggio di abbattere il muro di quella complicità comoda e muta che aggrava la loro situazione di abbandono e che poniamo su di loro la nostra attenzione, la nostra compassione e la nostra dedizione”.
Il pontefice esorta quindi a continuare “i vostri sforzi per andare incontro a questo grido dei nostri fratelli, che ci chiedono di riconoscerli come tali e di dare loro l’opportunità di vivere in dignità e pace, favorendo così lo sviluppo dei popoli” e ricorda che questo incontro avviene nel 25° anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti Messicani e la Santa Sede: è “un’occasione propizia per rafforzare e rinnovare i nostri legami di collaborazione e di intesa per continuare a lavorare insieme in favore dei bisognosi e degli scartati della società”. (Raffaele Iaria)
 

Nave Aquarius: Azione Cattolica, “nessuno è innocente”

Roma - “Nella drammatica vicenda della nave Aquarius, che sta solcando il Mediterraneo con a bordo 629 persone in fuga dalla miseria e dalle persecuzioni di spietati aguzzini, non ci sono innocenti”. Lo afferma oggi la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica italiana in una nota pubblicata sul sito dell’associazione (http://azionecattolica.it/). “Non sono innocenti gli Stati europei, che con miopia e supponenza hanno abbandonato l’Italia in tutti questi anni, lasciandola sola ad affrontare un fenomeno di portata enorme, senza rendersi conto che non esistono frontiere capaci di fermare la storia”, afferma. “Non lo sono le istituzioni europee, sempre pronte ad alzare la voce per imporre il rispetto dei vincoli e delle normative, ma timorose e incerte nel richiamare ciascun Paese alle proprie responsabilità”, prosegue. “Non sono innocenti le forze politiche dell’uno e dell’altro schieramento – dichiara l’Ac -, quelle che per molti anni non hanno saputo o voluto farsi carico del problema delle migrazioni in maniera giusta ed efficace, se non ricorrendo a provvedimenti tampone e forse preferendo velare la realtà allontanandola dai nostri sguardi e dalle nostre coste, e quelle che hanno scelto di fare di una nave carica di persone senza speranza un’opportunità per ‘segnare un punto’ a loro favore, o che si sono accontentate di dire che sono migliori di chi c’era prima”. “Non siamo innocenti noi, cittadini italiani, che ci siamo assuefatti al principio che la nostra tranquillità, il nostro benessere, il nostro lavoro e i nostri figli vengono prima di quelli degli altri, non importa se in fuga dalla morte, dalla povertà, dalla persecuzione – si legge nella nota. Dimenticandoci che anche noi, un tempo, siamo stati un popolo di migranti”. Ma nemmeno “noi, comunità di credenti, che ci siamo rassegnati all’idea che tutto questo non ha nulla a che vedere con la nostra fede”. Infine, “non lo siamo noi, presidenza nazionale di Azione Cattolica, che per un intero giorno ci siamo chiesti se dire o no qualcosa su questa vicenda, temendo di non essere compresi, di essere accusati di fare politica di parte, di non rispettare le tante diverse sensibilità dei nostri aderenti”. “Gli innocenti sono là, su quella nave – conclude la nota. Uomini, donne, bambini. Ogni ora in più che passano in mezzo al mare è semplicemente un’ingiustizia”.
 

Campagna “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”

Roma - A un anno esatto dal lancio della campagna “Ero straniero - L’umanità che fa bene” per nuove politiche su asilo e immigrazione in Italia, da febbraio 2018 è partita questa nuova iniziativa che si rivolge alle istituzioni europee. Sono tre gli obiettivi al centro dell’ICE "Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”: decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati e proteggere le vittime di abusi. Un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri. Le sottoscrizioni utili dovranno essere raccolte entro febbraio 2019. Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e sono numerosi i network europei coinvolti. Per firmare, clicca su http://welcomingeurope.it/
 

Parlano 28 lingue del mondo e sono “Felicemente italiani”

Milano - “Felicemente italiani” è il titolo del nuovo libro di “Vita e Pensiero” che raccoglie la ricerca qualitativa su “I giovani e l’immigrazione” realizzata da Istituto Toniolo e Fondazione Migrantes e curata da Rita  Bichi, Paola Bignardi, Fabio Introini, Cristina Pasqualini.
Il campione, formato da 204 giovani tra i 18 e 29 anni distribuiti su tutto il territorio nazionale, comprende anche 60 intervistati con background migratorio provenienti da 28 diversi Paesi. È questa la prima ricerca in Italia che in maniera così ampia si occupa di loro.
 

Nave Aquarius: lettera dei missionari

Roma - “Come cittadini e cristiani siamo esterrefatti e indignati della decisione del ministro degli interni Matteo Salvini, che impedisce alla nave Aquarius di portare in salvo nei porti italiani 629 migranti salvati in acque territoriali libiche”. Comincia così la lettera-appello indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dalla Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi), dal Segretariato unitario di animazione missionaria (Suam) e dalla Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato (Gpic) della Cimi. “Il rifiuto di prestare soccorso ai migranti non ha precedenti nella nostra storia ed è in flagrante violazione delle convenzioni internazionali, di cui anche l’Italia è firmataria, che obbligano il soccorso in mare a chi è in pericolo di morte – affermano gli organismi di coordinamento di tutti i missionari italiani -. Tra i migranti sulla nave ci sono oltre cento minori non accompagnati e sette donne incinte. Una cinquantina di migranti sono stati salvati mentre erano a rischio di morire annegati”. I missionari deplorano la decisione di Malta, prima destinazione di sbarco, “che si è rifiutata di accettare l’attracco della nave Aquarius. Così come la chiusura della Francia e della Spagna (che all’ultima ora si è resa disponibile a ricevere la nave nel porto di Valencia) ad ogni possibilità di accoglienza dei migranti”. “Ma è deplorevole e vergognoso che l’Italia decida di allinearsi – sottolineano -, facendo così pagare a persone innocenti e bisognose di aiuto il prezzo di una diatriba tra Stati su chi si debba assumere la responsabilità di accoglierle”. “È vero – proseguono -, l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno migratorio che ha una portata enorme e implicazioni internazionali (specie nel bacino del Mediterraneo) che chiamano in causa l’attenzione e il peso geopolitico dell’Unione europea. È quindi corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles, chiedendo ai partner europei di farsi carico, anche loro, del dossier migranti”. Ma allo stesso tempo, precisano, “l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali”. “È importante – suggeriscono i missionari – che l’Italia mantenga un doppio ruolo: essere un porto sicuro per i migranti e nel contempo non smettere di sollecitare l’Europa a trovare soluzioni percorribili (non semplicemente fondate sul controllo militare delle aree di transito dei migranti, come avviene in Niger e Mali), anche nei Paesi di partenza dei migranti”. “I partner europei – concludono – devono essere sollecitati a spostare il baricentro delle proprie politiche verso il Mediterraneo”, anche “attraverso la pacificazione e la stabilizzazione degli Stati nordafricani”. (SIR)
 

Carruet: presenza italiana in Belgio “molto importante”

Bruxelles -La presenza italiana in Belgio “è molto importante”. A dirlo ieri sera l’ambasciatore del regno del Belgio in Italia Frank Carruet ieri sera nell’Aula magna del rettorato dell’Università “La Sapienza di Roma. L’occasione la cerimonia di premiazione della XIX edizione del Premio Roma. L’Ambasciatore ha ricevuto il premio “Roma-Bruxelles” istituito per celebrare il simbolico gemellaggio con la Capitale del Belgio. A lui, come a tutti i premiati, la Lupa Capitolina. Carruet ha sottolineato il contributo data dagli italiani al Belgio in cari capi: dallo sport alla politica alla cultura e il ruolo della cooperazione tra i due Paesi. Un ruolo che ha sottolineato anche l’ambasciatrice italiana in Belgio in occasione della presentazione del Premio nella capitale europea. Il Belgio conta su una delle comunità italiane storiche tra le più attive, “un ponte naturale per la promozione e la diffusione del nostro patrimonio artistico e letterario, della nostra lingua, ma più in generale del ‘brand Italia’, che include anche le eccellenze scientifiche e tecnologiche del nostro Paese”. La storia dell’emigrazione italiana in Belgio è una storia “di nostalgia e di dolore ma anche  una “bellissima storia di integrazione che, anche grazie all’apertura che contraddistingue la società belga, è costellata dai numerosi successi compiuti in tutti i campi dagli italiani che qui hanno posto le loro radici”.
Ad aprire la cerimonia, ieri sera, la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri. A salire sul palco uomini della cultura, dello spettacolo, delle istituzioni e della letteratura introdotti dagli inni nazionali dell’Italia, del Belgio (gemellato quest’anno con il Premio Roma) e Europeo  oltre alla marcia trionfale dell’Aida.
I premi sono stati consegnati a: Alberto Angela, giornalista,  per la Promozione delle meraviglie italiane nel mondo;  Giuliano Amato, Giudice Costituzionale, nel 70mo anniversario della nascita della Costituzione Italiana;  Vincenzo Barone, Direttore della Normale di Pisa,  al quale è andato il Premio Roma Urbs Universalis; Diego Della Valle, imprenditore, per la promozione dell’imprenditoria italiana nel mondo; Nicola Gratteri, magistrato,  per la lotta alla criminalità organizzata; Andrea Riccardi, storico,  in occasione del 50° anniversario di fondazione della Comunità di Sant’Egidio e Federica Mazzucca, ricercatrice, per la ricerca in campo oncologico “Irma Feroci Milesi”. Sono stati consegnati anche i premi delle due sezioni in concorso: per la Narrativa Luigi  Guarnieri con il romanzo  “Forsennatamente Mr Foscolo”, La nave di Teseo e per la Saggistica a Paolo Mieli, “Il Caos italiano”, edito da Rizzoli 
 
 
 
 
 

Scalabriniane: Vite da salvare, seguire moniti evangelici indicati da Papa

Roma - “Ci sono 629 vite umane che vanno salvate, si fa confusione tra salvare e accogliere e questo a prescindere dalle scelte politiche. Il caso, o meglio, le persone presenti sulla nave Aquarius sollecita il nostro essere persone con una coscienza morale che deve rabbrividire di fronte a questa situazione che sembra stia trattando di affari umani e non di persone”. E’ quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane. “La vera lotta è da fare nei riguardi dei trafficanti di esseri umani, criminali senza scrupoli che approfittano delle speranze della povera gente – ha aggiunto – I corridoi umanitari sono una soluzione per gestire questi flussi ma è necessario che tutti capiscano come i quattro verbi indicati da Papa Francesco, ‘accogliere’, ‘proteggere’, ‘promuovere’ e ‘integrare’ siano alla base di un percorso concreto di pace, dialogo e convivenza civile. La politica sta utilizzando criteri rigidi, di strapotere, perché il loro pensiero non rappresenta tutta l’Italia o l’Europa, per cui è da combattere anche questo agire politico. Si dia priorità – è la richiesta della religiosa -  a quella povera gente, disperata, a quel grido che spetta a noi raccogliere”.
 

Sant’Antonio e la devozione dei migranti

Palermo – Oggi, 13 giugno,  è la festa di S. Antonio da Padova. E’ celebrata con grande fede e devozione da milioni di cattolici in tutto il mondo. La devozione verso S. Antonio nata a Padova si è estesa in tutto il mondo ad opera dei francescani che ne hanno diffuso la sua santità accompagnata da miriadi di miracoli. E’ un Santo definito taumaturgo: chi lo prega riceve grazie e miracoli. I francescani poi, nella loro evangelizzazione in molte parti del globo, hanno dedicato a questo santo un giorno della settimana: il martedì.
Ogni martedì le chiese cattoliche della Romania si riempiono di fedeli ortodossi che vanno a pregare il santo seppellito ai Padova. A lui rivolgono preghiere e suppliche scrivendo in dei foglietti le loro intenzioni.
Ogni martedì anche a Palermo la chiesa di S. Antonino in Corso Tukory, è un via vai di fedeli che vi si recano per innalzare preghiere al Santo dei miracoli. Ma questa volta non ci sono solo i cattolici o i cristiani ortodossi, ma bensì anche induisti e buddisti provenienti da diverse parti dell’est asiatico residenti nella città, in particolare srilankesi e mauriziani. La devozione a S. Antonio, conosciuto e venerato nel mondo cattolico, ha travalicato l’appartenenza religiosa specifica perché questo santo risponde ai bisogni dell’uomo, ai bisogni di pace, di salute, di prosperità, di lavoro, etc. S. Antonio entra nella vita di ogni giorno e si fa compagno di viaggio di quanti lo invocano e per loro intercede presso il Padre celeste elargitore di ogni dono e di ogni grazia, al di là di ogni appartenenza religiosa. I cattolici hanno “contagiato” di questa devozione i loro connazionali, penetrando il vissuto quotidiano. I membri di una comunità etnica, in quanto cattolici ricevono grazie da S. Antonio. Per osmosi anche quanti appartengono alla medesima area culturale, possono ricevere grazie dal medesimo santo se gli rivolgono preghiere e suppliche. Una pista per l’evangelizzazione è quella della pietà popolare se essa è intrisa del Vangelo e dell’annuncio kerigmatico della passione, morte e resurrezione di Cristo Signore. La comunicazione della “devozione” ai santi passa attraverso tutti gli aspetti della cultura e delle culture, cioè di tutto quel bagaglio umano ed esistenziale che ogni essere umano porta e conserva nella “valigia” della propria vita come “bagaglio” esistenziale. Proprio perché esistono delle relazioni umane interpersonali i cattolici hanno potuto trasmettere anche ai non cristiani la ricchezza della relazione con S. Antonio. Ciò è avvenuto inizialmente nei loro Paesi d’origine e continua ad essere vissuto e trasmesso anche oggi nel Paese che li ha accolti come Paese d’approdo del loro progetto migratorio.
I migranti non sono solo soggetti passivi del loro cammino umano e religioso, come il più delle volte noi pensiamo, ma bensì soggetti attivi nella trasmissione della fede in Cristo Gesù Salvatore del mondo. Soggetti attivi anche nel dialogo interreligioso ovunque essi si trovino e scelgano di vivere. Un dialogo costruito e vissuto “dal basso” che come operatori pastorali siamo interpellati a decodificare come uno dei “segni dei tempi”.
Dal tempo di Gesù molta gente continua a cercare “un segno”, a seguire Gesù perché egli continua in altro modo a compiere miracoli e prodigi. Noi speriamo e preghiamo perché tutti i credenti smettano di cercare i “doni di Dio” e sappiano accogliere e seguire il “Dio dei doni”. (a cura di Sergio Natoli, Migrantes Palermo)
 
 

Centro estivo al Piccolo Circo dei Sogni

Peschiera Borromeo – E’ da ieri partito il Circus Summer Camp al tendone stabile di Peschiera Borromeo. Il Piccolo Circo dei Sogni, nella sua veste estiva, accoglie tutti coloro che vogliono divertirsi durante le vacanze scolastiche pur rimanendo in città. Il servizio, fino al 27 luglio, vuole essere un aiuto per quei genitori che non sanno dove lasciare i figli nei mesi estivi oppure vogliono creare loro un’opportunità di socializzazione e svago come alternativa ai soliti centri estivi. All’interno del circo diretto da Paride Orfei e Sneja Nedeva, saranno organizzate attività giornaliere per insegnare ai ragazzi dai 4 ai 18 anni l’arte circense. Nella fattispecie, la giornata sarà scandita da molteplici momenti ludici: dall’arrivo (ore 9.00 - 9.15) al pranzo (12.30) è prevista la scuola di circo, includendo il riscaldamento all’inizio e la merenda a metà mattinata. Nel primo pomeriggio sono proposte attività soft, come la visione di film o spettacoli, per far riprendere i ragazzi dall’allenamento mattutino; dalle 15 alle 17 si lascia libero spazio ai desideri di ciascuno, cercando di accontentare sia chi vuole proseguire con il potenziamento (stretching) sia chi vuole rilassarsi in piscina (il circo è provvisto di due piscine semirigide) oppure dedicarsi allo sport (basket, pallavolo, danza, calcetto, ping pong). Il Circus Summer Camp mette a disposizione un servizio pre-scuola dalle 8 alle 9 e un post-scuola dalle 17 alle 18.
 
 

Caritas e Migrantes Ragusa: oggi sul palco “Pinocchio nel paese dei farlocchi”

Ragusa - Bambini, figli di immigrati e delle famiglie di agricoltori di Marina di Acate, porteranno oggi sul palco del Teatro don Bosco di Ragusa, alle 19.30, lo spettacolo “Pinocchio nel paese dei farlocchi”. Si tratta dell’ultimo atto di un percorso portato avanti, per il secondo anno consecutivo, dalla Caritas e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Ragusa, che hanno organizzato un laboratorio teatrale. I ragazzi che vi hanno partecipato sono 20 e rappresentano una piccola parte dei circa 200 minori censiti dal presidio Caritas di Marina di Acate. Molti di loro non frequentano la scuola, non hanno spazi di condivisione con i coetanei, lavorano come baby sitter all’interno o all’esterno della propria famiglia mentre gli adulti si trovano nelle serre. Alcune volte anche loro si recano nei campi per lavorare. “Tutti, in definitiva, sono privati della possibilità di vivere pienamente la propria infanzia o adolescenza”, segnala l’Ufficio Migrantes. Il testo portato in scena è stato scritto da Silvia Leggio e Fabio Guastella, che ne ha curato anche la regia. Lo spettacolo sarà rappresentato anche domani, mercoledì 13 giugno, al teatro Golden Hall di Vittoria, alle 19.30.
 

Viminale: arrivi in calo del 77,45% rispetto al 2017

Roma - Il numero di migranti sbarcati in Italia dal 1 gennaio 2018 è pari a 14.441. Un dato nettamente in calo rispetto agli anni precedenti e diffuso oggi dal Viminale nel report di aggiornamento pubblicato sul sito istituzionale. Nel 2016 gli arrivi erano stati 52.775 mentre nello stesso periodo, nel 2017 gli arrivi erano stati 64. In dettaglio i migranti provenienti dalla Libia (9.832 nel 2018) sono in calo dell’84% rispetto al 2017 e  dell’81,37% rispetto a due anni fa mentre gli arrivi sono in calo del 72,64% rispetto al 2016 e del 77,45% rispetto alo scorso anno.