Primo Piano

Mondo Migliore: oggi il card. Krajewski con dei gelati regalati da papa Francesco

Rocca di Papa - Dei 100 migranti della Nave “Diciotti” arrivati al centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa e presi in carico dalle diocesi italiane ne sono rimasti 35. Otto partiranno già questo pomeriggio per Torino dove saranno accompagnati dai volontari della Migrantes Il cardinale, riferisce il Sir,  salutandoli, ha detto loro: “Vi porto il saluto di questo uomo vestito di bianco che si chiama Papa Francesco. Vi sta vicino e vi porta la sua benedizione”.
Il card. Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, si è fermato a pranzo con gli ospiti  portando per tutti dei gelati. “È la benedizione del Santo Padre per loro”, ha detto il porporato spiegando il motivo della visita: “Soprattutto per quelli che partono. L’augurio è che trovino qui, in Italia, dappertutto, un cuore cristiano generoso e che si possano sentire finalmente a casa”.
 
 

Vicenza: il direttore Migrantes al Luna park a Campo Marzo

Vicenza – Oggi il direttore Migrantes della diocesi di Vicenza, padre Michele De Salvia, sarà a Campo Marzo per benedire le attrazioni del Luna Park arrivato questi giorni nel vicentino.
Il Luna Park ogni  martedì e ogni giovedì dalle 20.30 in poi offrirà ai clienti uno sconto di un euro sulle attrazioni. Una iniziativa- spiegano - che “abbiamo voluto intraprendere per richiamare qui sempre più persone”. In questi giorni saranno promosse anche altre iniziative
 
 

Mons. Nosiglia: a Torino due eritrei della “Diciotti”. Arriveranno stasera

Torino – “Sono lieto che la Diocesi di Torino possa accogliere due immigrati della nave Diciotti inviati dalla CEI. Arrivano questa sera, in un pullman con due volontari di Migrantes che li accompagnerà qui direttamente da Rocca di Papa”. Così questa mattina l’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia che aveva dato, sin da subito, la disponibilità della diocesi. “Appena saputo dell’impegno preso dalla CEI, la sera di domenica 26 agosto, abbiamo preso contatto con la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale offrendo la disponibilità della Diocesi di Torino ad accogliere da 10 a 15 immigrati della Diciotti. Abbiamo infatti ricevuto – dice il presule - da diverse realtà della nostra città, comprese alcune parrocchie, una immediata risposta positiva ad accogliere questi nostri fratelli e sorelle. Ho anche invitato le Diocesi del Piemonte a farsi carico di qualche immigrato e diverse hanno aderito. Poi in tutta Italia è cresciuto il numero delle Diocesi pronte ad accogliere: e questo è un bellissimo segnale. Così da 10-15 persone il numero per Torino è sceso a 2: sono giovani eritrei che saranno accolti dal Cottolengo”.
Mons. Nosiglia di dice “contento della disponibilità dimostrata dalla città, che denota una forte sensibilità in atto nella nostra Diocesi, malgrado l’alto numero di immigrati e rifugiati che in questi anni abbiamo accolto e stiamo gestendo nelle nostre strutture. L’accoglienza di questi nostri fratelli e sorelle (come si fa anche per tanti poveri, senza dimora o in difficoltà per la casa, il lavoro o la salute) non si limiterà a offrire loro un alloggio ma li accompagnerà passo passo a ritrovare fiducia in se stessi e a inserirsi nella nostra società, con diritti e doveri propri di ogni persona e cittadino”. Lo sforzo di accoglienza che Torino con tante altre Diocesi italiane sta compiendo, in collaborazione con famiglie religiose, istituzioni e associazioni laiche – aggiunge Mons. Nosiglia - è uno degli esempi più forti e importanti che possiamo offrire all’intera società del nostro Paese. Questo ritrovarsi e lavorare insieme su valori comuni di giustizia, solidarietà e amore è davvero una ‘foresta che cresce’, anche se sappiamo che ‘fa più rumore un albero che cade’… Sì, sono certo e credo fermamente che il bene alla fine fa sempre breccia nel cuore di ogni persona e può innescare una emulazione, una “sfida di solidarietà” positiva e feconda di frutti per l’intera società”.
Torino, riconosciuta come “città della Provvidenza, si è ancora una volta – conclude l’arcivescovo -  dimostrata all’altezza della sua fama e ha mostrato il suo vero volto. Mi auguro che tutti, credenti e laici, continuiamo su questa strada uniti e concordi”.
 
 

Sovvenire: nel servizio ai poveri la Chiesa più autentica

Ciampino – E’ possibile allargare lo sguardo ed imparare ad essere Chiesa a partire dal sostegno economico, cioè dalla firma 8xmille e dalle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti? E, oltre i bilanci rendicontati, formare sacerdoti che invitino alla corresponsabilità economica, e fedeli, che donando magari poco e in tanti, siano più uniti a parroci e missionari? Anche quest’anno il Campus “ComuniDare” del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, in corso da ieri fino a venerdì prossimo al “Carmelo” di Ciampino (Roma), forma a questi temi oltre cento seminaristi, accompagnati dal vicepresidente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) don Enzo Gabrieli, con docenti d’eccezione. “Siamo qui per imparare la libertà di cuore e la responsabilità di fronte ai beni che il Signore ci affida – ha indicato in apertura Mons. Donato Negro, presidente del Comitato promozione sostegno economico della CEI e arcivescovo di Otranto –. Trasparenza, sobrietà, condivisione ci parlano della Chiesa più autentica, quella del servizio e dei poveri”.
Quando nella gestione viene tradito il patto di fiducia, “lo scandalo impoverisce tutti nell’identità ecclesiale, in ciò che siamo – ha scandito don Ivan Maffeis, sottosegretario CEI e direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali –. Le fake news, notizie a metà che insinuano facendo leva sulle emozioni, pur se smentite, restano a lungo sui social. È la logica del serpente, ha indicato papa Francesco, che ruba alle persone la libertà del cuore”. Nella tavola rotonda con i direttori CEI, l’economo Mauro Salvatore ha spiegato: “La fede illumina tutto, anche i bilanci. E oggi è ancora più stringente la trasparenza nell’erogazione dei fondi 8xmille”. “La Chiesa non è libera di utilizzare i suoi beni senza risponderne – ha ribadito il sottosegretario CEI Mons. Giuseppe Baturi, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi giuridici –. Dalla Presbyterorum ordinis al nuovo Codice di diritto canonico l’enfasi è sull’uso dei beni strettamente necessari all’evangelizzazione. Il resto è illegittimo”.
“Anche per i restauri delle chiese – ha detto don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto – dobbiamo passare dalla logica delle spese al valore evangelico dei nostri beni”. I crescenti fondi 8xmille per la carità rispondono all’impoverimento delle famiglie, “ma è importante agire non solo in Italia, perché la nostra cattolicità ci impone di allargare lo sguardo a tutti i fratelli” ha aggiunto don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio CEI per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo. A 30 anni dalla lettera dei vescovi “Sovvenire alle necessità della Chiesa”, la strada è ancora lunga: “oltre il 45% degli italiani, in una ricerca 2016 Gfk Eurisko, pensa che a remunerare i sacerdoti provveda il Vaticano, anziché 8xmille e Offerte” ha ricordato lo statistico Paolo Cortellessa. “Ora l’impegno è rendicontare in modo parlante, non solo tecnico, i bilanci – ha concluso il responsabile del Servizio promozione CEI, Matteo Calabresi –. La trasparenza fa crescere generosità e fiducia. In gioco c’è la vita della Chiesa che vogliamo, ognuno deve sentirsene parte”. (Laura Delsere)
 
 

Regione Marche capofila del progetto Migrant.net

Roma - Si chiama Migrant.net e favorisce l’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro potenziando i servizi dei Centri per l’impiego. E’ il progetto che vede la Regione Marche capofila con l’assegnazione di 866 mila euro dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (iscritti con variazione al bilancio di previsione 2018-2020) per la sua realizzazione. Un progetto che agevola – spiega una nota - l’accesso al mercato del lavoro dei migranti aumentando al contempo la capacità dei servizi regionali di intercettare i cittadini di Paesi terzi, vulnerabili o in condizione di disagio occupazionale, tramite l’erogazione di una gamma differenziata di politiche e servizi di informazione, orientamento al lavoro e valorizzazione delle competenze acquisite anche durante il percorso migratorio, attraverso l’attivazione di servizi individuali personalizzati e finalizzati all’integrazione e alla promozione dell’occupazione. Le azioni sono orientate a migliorare la conoscenza e l'accesso ai servizi al lavoro presenti sul territorio attraverso il coinvolgimento attivo dei Centri per l'Impiego, anche mediante la semplificazione delle informazioni e la costruzione di percorsi, condivisi tra operatori e destinatari, per definire il sistema ottimale per il singolo soggetto, e i diritti, doveri e responsabilità dei diversi attori in gioco. Il lavoro sarà in sinergia tra servizi in modo da favorire la complementarietà con le politiche e le azioni promosse nell'ambito dei POR FSE. Oltre al coinvolgimento attivo dei Centri per l'Impiego, la proposta progettuale ha sviluppato un partenariato con enti locali, enti pubblici, titolari di progetti SPRAR nei propri territori, attraverso una manifestazione di interesse a cui hanno aderito i 9 partner coinvolti (Enti capofila di SPRAR): i Comuni di Pesaro, Ancona, Macerata, Recanati, Porto Recanati, Fermo, Montedinove, Porto San Giorgio e l'ASP Ambito 9 di Jesi. La rete poi vede coinvolti anche altri 30 soggetti aderenti marchigiani tra associazioni di categoria, atenei, cooperative sociali e ATS.
 
 

Latina: ad ottobre la 19ma edizione del festival del Circo

Si svolgerà dal 18 al 22 ottobre la XIX edizione del “Festival International Circus Festival of Italy” di Latina. Saranno ventisette i numeri in gara, le performance saranno originali e gli artisti, provenienti da  tre  continenti e tredici nazioni si cimenteranno davanti a due giurie, una Tecnica Internazionale  composta da esperti del settore provenienti dai quindici circhi più famosi del mondo e ad una della Critica costituita da giornalisti e personalità del mondo dello spettacolo che saranno in sala domenica 21 ottobre.
Questa edizione si svolge nell’anno in cui si celebrano i 250 anni della nascita del circo moderno. Fu, infatti, il giovane ussaro Philip Astley, nel 1768 a presentare per la prima volta su una pista circolare allestita a Londra vicino al ponte di Westminster, uno spettacolo equestre intorno al quale ruotavano i numeri provenienti dalla fiera con giocolieri, funambuli, equilibristi e anche scimmie e cani ammaestrati. In Italia, i primi spettacoli itineranti comparvero nel 1872, in pista la famiglia Togni, la prima famiglia di circensi italiana che si fregiò, con proclama reale, del titolo di Circo nazionale. E quest’anno, su iniziativa del presidente del festival, alla manifestazione parteciperà Flavio Togni che porterà in pista uno dei numeri più belli della sua Scuola Equitazione. (R.I.)
 

Papa Francesco: fare esame di coscienza per lasciare spazio allo Spirito

Città del Vaticano - Il cuore dell’uomo è come un “campo di battaglia”, dove si affrontano due “spiriti” differenti: uno, quello di Dio, ci porta “alle opere buone, alla carità, alla fraternità”, l’altro, quello del mondo, ci sospinge “verso la vanità, l’orgoglio, la sufficienza, il chiacchiericcio”. Lo sottolinea Papa Francesco, celebrando, come riferisce Vatican News,  la Messa a Santa Marta questa mattina. Il punto di partenza delle riflessioni del Pontefice è la Prima Lettura, in cui “l’apostolo Paolo insegna ai Corinzi la strada per avere il pensiero di Cristo”, un cammino contraddistinto dall’abbandono allo Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo, infatti, che ci porta a “conoscere Gesù”, ad avere i suoi stessi “sentimenti”, a comprenderne il “cuore”.
 “L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito”: chiarisce Papa Bergoglio nell’omelia: “Ci sono due spiriti, due modalità di pensare, di sentire, di agire: quella che mi porta allo Spirito di Dio e quella che mi porta allo spirito del mondo. E questo succede nella nostra vita: noi tutti abbiamo questi due ‘spiriti’, diciamo così. Lo Spirito di Dio, che ci porta alle opere buone, alla carità, alla fraternità, a adorare Dio, a conoscere Gesù, a fare tante opere buone di carità, a pregare: questo. E l’altro spirito del mondo, che ci porta verso la vanità, l’orgoglio, la sufficienza, il chiacchiericcio: tutta un’altra strada. Il nostro cuore – diceva un santo – è come un ‘campo di battaglia, un campo di guerra dove questi due spiriti lottano’”.
 “Nella vita cristiana”, dunque, “si deve combattere per lasciare spazio allo Spirito di Dio” e “cacciare via lo spirito del mondo”. E un “esame di coscienza” giornaliero, suggerisce il Pontefice, aiuta a “individuare le tentazioni”, a chiarire come agiscono queste forze contrapposte.
“È molto semplice: abbiamo – dice papa Francesco - questo gran dono, che è lo Spirito di Dio, ma siamo fragili, siamo peccatori e abbiamo anche la tentazione dello spirito del mondo. In questo combattimento spirituale, in questa guerra dello spirito, bisogna essere vincitori come Gesù”.
Tutte le sere, conclude Papa Francesco, il cristiano dovrebbe ripensare alla giornata appena trascorsa per verificare se è prevalsa la “vanità” e la “superbia” o se è riuscito a imitare il Figlio di Dio: “Conoscere cosa succede nel cuore. Se noi non facciamo questo, se noi non sappiamo cosa succede nel nostro cuore – e questo non lo dico io, lo dice la Bibbia – siamo come gli ‘animali che non capiscono nulla’, vanno avanti con l’istinto. Ma noi non siamo animali, siamo Figli di Dio, battezzati con il dono dello Spirito Santo. Per questo è importante capire cosa è successo oggi nel mio cuore. Il Signore ci insegni a fare sempre, tutti i giorni, l’esame di coscienza”.
 
 

“Liberi di partire, liberi di restare”: 61 i progetti in fase di realizzazione

Roma - La Chiesa italiana continua il suo impegno sul fronte dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’accompagnamento di quanti sono costretti a fuggire dalla propria terra come pure di quelli che si trovano nei Paesi di origine e di transito. Grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, sono 61 i progetti in fase di realizzazione per un totale di 13.196.940 euro. Di questi, quaranta (per uno stanziamento di 2.466.270 euro) sono stati avviati nelle diocesi italiane, grazie al coinvolgimento delle comunità locali, tra cui quelle di Acqui, Andria, Arezzo, Aversa, Catanzaro, Chioggia, Crotone, Faenza, Fano, Genova, Pescara, San Benedetto del Tronto, Trieste, Vigevano. Dieci iniziative, per una somma complessiva di 2.194.070 euro sono attive in Italia grazie ad associazioni, cooperative e istituti religiosi, mentre 5 sono i progetti nei Paesi di transito (Niger, Tunisia, Algeria, Albania e Turchia) per una somma di 3.134.600 euro e 6 quelli nei paesi di partenza per uno stanziamento di 5.402.000 euro. Proprio sulla scia dei quattro verbi indicati dal papa – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – la Campagna si propone infatti di agire su due piani paralleli: sensibilizzare la popolazione sul tema e realizzare interventi negli ambiti dell’educazione e dell’informazione, della sanità, della promozione di opportunità lavorative nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza. “Liberi di partire, liberi di restare”, che mette a disposizione 30 milioni di euro dai fondi dell’8xmille, rappresenta infatti un segno affinché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione di quanti arrivano nel nostro Paese, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra.
 
 

UNHCR: “traversate più pericolose che mai, un morto ogni 18 persone nel 2018”

Ginevra - “Si calcola che tra gennaio e luglio 2018, nel Mediterraneo centrale abbia perso la vita o risulti dispersa una persona su 18, in confronto a una su 42 nello stesso periodo del 2017”. Lo denuncia il rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) “Desperate Journeys” (Viaggi disperati) secondo il quale dall’inizio del 2018 ad oggi, oltre 1.600 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale dall’inizio del 2018 si sono verificati dieci incidenti che sono costati la vita a 50 persone o più, la maggior parte delle quali partite dalla Libia. Sette di questi incidenti sono avvenuti dopo il mese di giugno. Finora, nel corso dell’anno, sono morte più di 300 persone lungo la rotta marittima dal Nord Africa alla Spagna, un netto aumento rispetto al 2017, quando si erano registrati 200 decessi nell’arco dell’anno. Nel mese di aprile oltre 1.200 persone hanno raggiunto la Spagna via mare: il tasso di mortalità è così salito a un decesso su ogni 14 persone che arrivano in Spagna via mare. Più di 78 rifugiati e migranti sono morti ad oggi lungo le rotte terrestri in Europa o presso le frontiere, rispetto ai 45 registrati lo scorso anno nello stesso periodo.
 

Migrantes Vercelli: mercoledì l’arrivo di due migranti della nave “Diciotti”

Vercelli - Arriveranno mercoledì i migranti della nave “Diciotti” accolti dalla diocesi di Vercelli. Lo scorso 1 agosto, in occasione della festa di Sant’Eusebio, patrono della diocesi, l’arcivescovo, Mons. Marco Arnolfo ha invitato una delegazione di migranti. Salutandoli ha detto “Benvenuti in famiglia, sentitevi come a casa vostra”. La diocesi eusebiana, attraverso l’Ufficio per la pastorale Migrantes, ha dato, da subito, alla Conferenza Episcopale Italiana la sua disponibilità all’accoglienza di due richiedenti asilo tra quelli sbarcati dalla nave “Diciotti” e attualmente ospitati nel Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa: l’accoglienza sarà realizzata in “una struttura già pronta e funzionante, e sarà gestita dall’Associazione Sant’Eusebio, braccio operativo dell’Ufficio per la pastorale Migrantes”, dice il direttore dell’ufficio Paolo Solidani sottolineando che la disponibilità data alla CEI per la vicenda dei profughi della nave “Diciotti” rientra in “un’opera di accoglienza ormai consolidata nella nostra diocesi”.
“La responsabile dell’Associazione Sant’Eusebio, Mariachiara Savino – spiega Solidani – e tutto il personale volontario che fa capo a questa struttura, sta seguendo da tempo una serie di progetti rivolti a migranti, accompagnati nel loro percorso di richiedenti asilo. Per realizzare tali attività ci avvaliamo di un team di esperti psicologi, assistenti sociali, medici, operatori ed altre figure qualificate”.
Mercoledì una delegazione Migrantes di Vercelli  sarà a  Roma per prendere e accompagnare i due giovani a Vercelli: si tratta di due eritrei di 24 e 25 andranno a vivere a Larizzate, frazione alle porte di Vercelli, in una struttura gestita dall’Associazione Sant’Eusebio.
 

Mons. Spreafico: “preoccuparci seriamente dei milioni di migranti per cause ambientali”

Frosinone - “Molti dei migranti che giungono nelle nostre terre scappano dalle conseguenze di questi disastri naturali provocati dall’uomo. Avrebbe senso cominciare a preoccuparci seriamente dei milioni di migranti per cause ambientali”. Lo ha detto il vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, Mons. Ambrogio Spreafico, nell’omelia della messa che ha presieduto ieri nella basilica di Santa Salome in occasione della Giornata per la custodia del Creato, riferisce il Sir. Dopo aver ricordato che “nessuno è mai padrone assoluto” della vita e della terra, il presule ha richiamato “i problemi e i drammi che si creano all’ambiente a causa di un uso esagerato e incontrollato delle risorse: si rovina il creato e allo stesso tempo si rendono infelici le persone, soprattutto quelle che soffrono più direttamente le conseguenze della violenza contro il creato”. Quindi, Mons. Spreafico ha ricordato “coloro che soffrono la fame e la sete per le conseguenze della desertificazione della terra, specialmente in Africa”. Dal vescovo poi l’invito a esaminare “il nostro cuore, i pensieri, i sentimenti, i propositi, che ci portano a scelte che ostacolano il bene che potremmo fare e rafforzano il male”. “Pensate quanto tempo dedichiamo alla cura del nostro benessere e del corpo, e quanto poco alla cura del cuore e dello spirito, attraverso la riflessione, la lettura, la preghiera, il dialogo con gli altri, le relazioni”. Dopo aver segnalato “una stretta connessione tra custodire il fratello, cioè l’altro, e custodire il creato”, il vescovo ha affermato che “donne e uomini che non coltivano il proprio cuore, lasciando crescere rabbia e semi di violenza, conducono non all’armonia, ma all’egemonia e al possesso, all’inimicizia, a un mondo pieno di rancori, che escludono i poveri e provocano disordine nel creato”. “C’è un’ecologia umana da far emergere nelle scelte di ogni giorno, nel nostro parlare, nel nostro fare, nel nostro agire – ha concluso il presule -. Quanto una parola buona, un gesto d’attenzione, un saluto cortese possono rendere migliore l’ambiente umano in cui viviamo! Quanto i nostri gesti potrebbero aiutare uno sviluppo sostenibile del creato!”.
 
 

Capua: arrivati cinque migranti della Nave Diciotti

Capua - Cinque uomini eritrei salvati dalla Nave Diciotti sono arrivati in queste ore nella diocesi di Capua su iniziativa del vescovo, Mons. Salvatore Visco. Si tratta – spiega il direttore Migrante Antonio Casale -  di “un gesto di accoglienza, fatto con prudenza e semplicità”. Casale sottolinea  che “rispetto al tema dell’immigrazione, la diocesi ha atteggiamenti variegati: ci sono zone più sensibili e altre più serene. I problemi ci sono ovunque, di fronte al bombardamento mediatico noi stiamo attenti a far comprendere la realtà delle cose”. I migranti  “hanno un’età media di 20 anni, sono molto giù: hanno avuto problemi di scabbia, ma sono stati già trattati a Rocca di Papa e ora proseguiranno le terapie”, racconta il direttore della Migrantes ricordando che “sono ospitati nelle strutture parrocchiali e diocesane del territorio”. “Oggi – aggiunge – hanno iniziato i colloqui con il mediatore culturale”.
 

Papa Francesco: dinanzi a chi cerca lo scandalo, silenzio e preghiera

Città del Vaticano -  “La verità è mite, la verità è silenziosa”, “con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione”, l’unica strada da percorrere è quella del “silenzio” e della “preghiera”. Lo sottolinea Papa Francesco, riprendendo la celebrazione della Messa nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice, riferisce Vatican News, parte dall’odierno Vangelo di Luca (Lc 4, 16-30), in cui Gesù, tornato a Nazareth, viene accolto con sospetto. La Parola del Signore cristallizzata in questa narrazione permette, dunque, di “riflettere sul modo di agire nella vita quotidiana, quando ci sono dei malintesi” e di comprendere “come il padre della menzogna, l’accusatore, il diavolo, agisce per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo”.
Giunto nella sinagoga, Gesù è accolto da una grande curiosità: tutti vogliono vedere con i propri occhi le grandi opere di cui è stato capace in altre terre. Ma il Figlio del Padre Celeste usa solo “la Parola di Dio”, un’abitudine che adotta anche quando “vuol vincere il Diavolo”. Ed è proprio questo atteggiamento di umiltà che lascia spazio alla prima “parola-ponte”, chiarisce Papa Bergoglio, una parola che semina il “dubbio”, che porta a un cambio di atmosfera, “dalla pace alla guerra”, “dallo stupore allo sdegno”. Con il “suo silenzio” Gesù vince i “cani selvaggi”, vince “il diavolo” che “aveva seminato la menzogna nel cuore”. “Non erano persone, erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città. Non ragionavano, gridavano. Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così: ‘Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino’. La dignità di Gesù: con il suo silenzio vince – ha detto papa Bergoglio -  quella muta selvaggia e se ne va. Perché non era arrivata ancora l’ora. Lo stesso accadrà Venerdì Santo: la gente che Domenica delle Palme aveva fatto festa per Gesù e gli aveva detto ‘Benedetto Tu, Figlio di Davide’, diceva ‘crucifige’: avevano cambiato. Il diavolo aveva seminato la menzogna nel cuore, e Gesù faceva silenzio”.
 “Questo – afferma il Papa – ci insegna che quando c’è questo modo di agire, di non vedere la verità, resta il silenzio”: il silenzio che vince, ma tramite la Croce. Il silenzio di Gesù. Ma quante volte nelle famiglie incominciano delle discussioni sulla politica, sullo sport, sui soldi e una volta e l’altra e quelle famiglie finiscono distrutte, in queste discussioni nelle quali si vede che il diavolo è lì che vuol distruggere … Silenzio. Dire la sua e poi tacere. Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa. Non è facile, quello che ha fatto Gesù; ma c’è la dignità del cristiano che è ancorata nella forza di Dio. Con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie: silenzio. E preghiera”.
Papa Francesco conclude con questa preghiera: “Il Signore ci dia la grazia di discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere. E questo in tutta la vita: nel lavoro, a casa, nella società … in tutta la vita. Così saremo più imitatori di Gesù”.
 
 

I migranti della “Diciotti”: “grazie al Papa che ci ha accolti”

MIlano – “Abbiamo sentito che siamo stati accolti grazie al Papa e quindi siamo fiduciosi che tutto andrà bene”. Lo ha detto Josief Kesete, Milano 25 anni parlando coi giornalisti a Casa Suraya, il centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo di Milano all’interno del complesso di proprietà dell’Istituto delle Suore della Riparazione dove è giunto con gli altri migranti (4 uomini e 4 donne, tutte di nazionalità eritrea), trasferiti da Rocca di Papa dove erano stati momentaneamente accolti dopo lo sbarco dall’incrociatore della Guardia costiera italiana “Diciotti”.
“In Libia sono salito a bordo di una vecchia barca in legno, malmessa, insieme ad oltre 190 persone. Dopo due giorni e due notti di navigazione con il mare grosso, siamo stati salvati dalla nave della guardia costiera. A bordo l’equipaggio italiano ci ha trattato benissimo. Ma quando siamo arrivati in porto il capitano ci ha detto che il governo non ci voleva”, ha spiegato.
Josief racconta di essere partito dall’Eritrea, tre anni fa, di avere pagato 5mila euro ai trafficanti e di avere subito violenze e torture e di avere visto morire molti suoi compagni.
«Sono stato fortunato. Altri sono stati rapiti e hanno dovuto pagare due o tre volte il riscatto. Altri non avevano i soldi e non ce l’hanno fatta”, ha sottolineato.
“Tutti gli 8 migranti resteranno per il momento a Casa Suaraya dove ci sono tutte condizioni per fare le visite mediche di rito e capire le loro aspettative – ha spiegato Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. In base alle loro caratteristiche definiremo la destinazione migliore: abbiamo già individuato appartamenti che fanno al caso loro all’interno del sistema diocesano di accoglienza diffusa. Siamo certi che troveranno comunità accoglienti e operatori in grado di accompagnarli in tutte le necessità, compresa quella legale, ma anche successivamente di affiancarli nel percorso di integrazione, valorizzando capacità e competenze. Ci impegniamo affinché il loro inserimento sia dignitoso per loro ma anche positivo per le nostre comunità”.
 

Papa Francesco: appello per la situazione della Siria

Città del Vaticano – Ancora una volta il pensiero di Papa Francesco è andato alla situazione che sta vivendo la Siria. Nel Paese – ha detto ieri il Papa al termine della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro - “spirano ancora venti di guerra e giungono notizie inquietanti sui rischi di una possibile catastrofe umanitaria” nella Provincia di Idlib. “ Rinnovo  il mio accorato appello alla Comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti della diplomazia, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del Diritto umanitario internazionale e per salvaguardare le vite dei civili”, ha concluso.
 

Don Maffeis: una quarantina di migranti nelle prossime ore nella diocesi

Roma - Saranno queste le prime diocesi che accoglieranno i migranti della nave Diciotti: Milano, Terni-Narni-Amelia, Capua, Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Frosinone-Veroli-Ferentino e Firenze. Complessivamente le diocesi che hanno offerto disponibilità all’accoglienza sono oltre 40, insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII, alla Comunità Nuovi Orizzonti e alla Cooperativa Auxilium che gestisce il Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa e altre strutture simili. A dirlo è stato don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali parlando con il Sir. “Ciò che maggiormente ha colpito in questi giorni – sottolinea don Maffeis – è la disponibilità generosa, gratuita e spontanea delle nostre Chiese locali. Noi non abbiamo fatto alcun appello”. 
La Chiesa italiana - ha aggiunto - ha una tradizione d’accoglienza reale: nelle diocesi ci sono già tra le 26mila e le 28mila persone accolte. E le strutture ecclesiali, coinvolte in questa nuova emergenza, sono già impegnate in questo senso. Un bel segno, davvero, che contribuisce a raccontare l’altra faccia di un Paese che non è solo diviso. È una buona parola per il futuro dell’Italia, perché nelle diocesi ci sono persone concrete, parrocchie coinvolte nei vissuti della gente, territori non solo geografici”. Don Maffeis sottolinea anche il lavoro compiuto da Caritas Italiana che “ha provveduto a verificare le destinazioni dei profughi, facendo incontrare le storie di questi ultimi con la disponibilità offerta dalle Chiese locali”. In momenti come questo appena vissuto, conclude, “emerge con chiarezza la rete capillare costruita efficacemente sul territorio, fatta di ascolto e incontro con le vecchie e nuove povertà”.

“L’emigrante” su radio Italia con Giò Di Sarno

Roma - Va in onda ogni martedì, alle ore 17, su Radio Italia Anni 60 (Fm 100.5) il programma “L’Emigrante” ideato e condotto da Giò Di Sarno. I protagonisti, ospiti della conduttrice, saranno migranti residenti a Roma ma originari di altre regioni italiane o di altri Paesi e che racconteranno il loro modo di vivere la città.  
Ma perché questo programma?. Perchè – spiega la conduttrice – “mi piace conoscere le persone nel profondo, individualmente. Credo che tutti, presi singolarmente, abbiamo una storia straordinaria da raccontare. Non è un programma politico, né possiamo purtroppo metterci al servizio di chi ha bisogno di risolvere un problema pratico, anche se, quest' ultimo  per me, sarebbe un sogno fantastico da realizzare”. Secondo Giò Di Sarno “ascoltando storie di persone che hanno dovuto lasciare le proprie radici per i motivi più svariati e sono riusciti nel loro intento, è sicuramente d'aiuto per chi si scoraggia per molto poco. Cavarsela in una città non propria, soprattutto se si viene da piccoli centri e, non si è abituati  alla metropoli, è una vera impresa. Oggi con l'ausilio dei dispositivi elettronici è più facile avere un contatto diretto con la propria terra d'origine, però comporta meno integrazione. Al Nord, quando andava il meridionale, si appoggiava subito a una comunità di compaesani. Oggi avviene soprattutto per gli stranieri che vivono nel nostro Paese”. (R.Iaria)
 

Mondiali Antirazzisti al Sud, da oggi in provincia di Matera

Roma - Da oggi a domenica 2 settembre Nova Siri, in provincia di Matera, ospiterà la prima edizione dei “Mondiali Antirazzisti al Sud”, organizzati dall’Uisp. La manifestazione cui parteciperanno squadre composte da migranti e richiedenti asilo prevede tornei di beach volley, beach tennis e basket, che affiancheranno il torneo di calcio a 7, giocato secondo le regole dei Mondiali Antirazzisti: auto-arbitrato e con tempi di 10 minuti ciascuno.
“L’Uisp continua il suo impegno sul tema dell’inclusione ed integrazione attraverso lo sport – dichiara Michele Di Gioia, presidente Uisp Basilicata - L’organizzazione dei Mondiali Antirazzisti al Sud rappresenta un’occasione importante per il nostro territorio. In un momento storico in cui si alimentano paure ed ostilità, noi ribadiamo con determinazione la centralità di occasioni di confronto e dialogo mediante lo sport sociale e per tutti. L’iniziativa si pone nel solco del progetto nazionale Uisp Sportantenne”.
La manifestazione rispecchia lo spirito dei Mondiali Antirazzisti, il tradizionale appuntamento Uisp all’insegna dell’accoglienza e dell’amicizia. Saranno giornate ricche di sport, musica e dibattiti. Circa cento persone si incontreranno per tre giorni di inclusione e collaborazione. La caratteristica è la convivenza: infatti, tutti i partecipanti dormiranno al Camping dei Mitemi, costruendo una comunità con un mosaico di lingue differenti.
Questa sera verrà inaugurata sulla spiaggia la “Porta del Mediterraneo”, un’installazione che rimarrà accessibile per le tre giornate, e sotto la quale i partecipanti potranno lasciare i propri messaggi e i propri pensieri. Nella mattinata di domenica 2 settembre la manifestazione si chiuderà con un dibattito a cura di Uisp ed Arci, a cui parteciperà tra gli altri Pietro Simonetti della Regione Basilicata, responsabile del Coordinamento delle politiche per i migranti.
 

Venezuela: l’esodo al contrario degli italiani

Roma - Più che esodo, quello venezuelano è un “controesodo”. Per tutta la seconda metà del Novecento, la nazione è stata la meta di centinaia di migliaia di stranieri. Italiani inclusi. Nel periodo dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni Settanta, oltre 200mila connazionali si sono trasferiti a Caracas e dintorni, attratti dal boom petrolifero.
Dando vita alla terza comunità italiana più popolosa dell’America Latina. Non a caso, il Venezuela è il secondo Paese al mondo per consumo di pasta. Negli ultimi quattro anni, però, la crisi drammatica ha provocato una repentina inversione di tendenza.
Caracas è ormai terra d’esodo. L’Italia è una delle destinazioni più ambite: in meno di quattro anni sono arrivati in 49.831, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. La maggior parte di questi ha parenti che possano aiutarli nei primi tempi.
Tanti hanno la doppia cittadinanza. Figli e discendenti di espatriati, dunque, si trovano a fare il percorso inverso rispetto a genitori e nonni. Chi non ha il vantaggio dell’origine, sempre più spesso, ricorre alla richiesta d’asilo: nel 2017, queste sono state 544, il 280 per cento rispetto all’anno precedente. (Lu.C. - Avvenire)

 

Mini-sbarchi: quasi 100 migranti arrivati a Lampedusa

Milano - Mentre si discute sui porti di approdo, muri e ridistribuzione di chi viene soccorso, non si fermano gli arrivi “fantasma” e i mini sbarchi.
Sono in tutto un centinaio i migranti che hanno raggiunto tra ieri notte e le prime ore dell’alba le coste di Lampedusa. Una dozzina di loro sono giunti sull’isola, ieri mattina, a bordo di una piccola imbarcazione trainata da un peschereccio tunisino. Entrambi i mezzi sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza.
I migranti, tra cui alcuni minori, sarebbero in buone condizioni di salute e sono stati trasferiti nell’hotspot dell’isola.