Primo Piano
Parlamento Europeo: “profonda preoccupazione per il numero di rom apolidi in Europa”
Anci: domani la presentazione Atlante Sprar 2017
Roma - I dati relativi ai beneficiari accolti, agli interventi realizzati, ai servizi offerti e alle strutture rese disponibili dalla rete degli enti locali dello Sprar. Questi i contenuti dell’Atlante Sprar 2017 che saranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani, giovedì 15 novembre a Roma, alle ore 14.00, presso la sede Anci di Via dei Prefetti 46. Il rapporto restituisce il quadro di un sistema sostenibile che integra e che si connette con i sistemi di welfare territoriale. Fondamentale la collaborazione tra Prefetture ed enti locali nel favorire una integrazione fatta di numeri sostenibili, piccole strutture, lavoro in rete. Presenterà i dati del Rapporto la direttrice del Servizio centrale dello Sprar Daniela Di Capua.
Alla conferenza stampa interverranno il sindaco di Prato e delegato Anci all’Immigrazione Matteo Biffoni, il segretario generale Anci Veronica Nicotra, il Sindaco di Livorno e vice presidente Anci Filippo Nogarin, l’assessore di Roma Laura Baldassarre, il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno, il presidente del Consiglio comunale di Torino Fabio Versaci. E’ inoltre previsto l’intervento del capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, prefetto Gerarda Pantalone, e del direttore generale Immigrazione del ministero del Lavoro Tatiana Esposito.
Centro Astalli: presentato il rapporto “Dimenticati ai confini d’Europa”
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Cgie: sabato 17 convegno sulle donne italiane all’estero
Torino alla prova dell’integrazione
Noi sbagliamo quando crediamo che gli italiani stiano tutti schierandosi “contro” l’accoglienza agli stranieri: è una sensazione prodotta dai mezzi d’informazione (e da una certa propaganda) ma non corrisponde al sentire di milioni di persone sensibili alla fatica dei migranti. L’area torinese è ricca di esperienze di accoglienza costruttiva.
Si misura con tutti gli indiscutibili problemi dell’emergenza, ma avrà grandi vantaggi se – come propone l’Agorà del Sociale – si metterà in ascolto delle buone pratiche avviate nei territori. Fra i contributi di riflessione che ricaviamo da queste esperienze ce n’è uno, in particolare, che occorre approfondire con attenzione: la riflessione sul confine fra accoglienza e integrazione, che sono momenti distinti e successivi nel soccorso ai migranti, e devono essere affrontati distintamente.
Gli stranieri che giungono in Italia stanno nelle strutture di prima accoglienza finché ad un certo punto – ottenendo il permesso di soggiorno – abbandonano la prima accoglienza: quale strada imboccano da quel momento in avanti? Qui sta il tema dell’integrazione dopo la prima accoglienza.
Pone la questione della casa, del lavoro, della salute. Per ciascuna questione esistono nell’area torinese esperienze molto significative, che merita conoscere. (Sergio Durando – Direttore Migrantes Torino)
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“Sono molto affezionato e legato a voi, perché qui ho trascorso gli anni più belli della mia vita”, ha scritto don Gilberto ai suoi parrocchiani.
Card. Bassetti al Luna Park di Perugia
Don Medori ha ricordato alcuni momenti importati della loro preparazione grazie all’opera del gruppo dei catechisti della sua parrocchia da sempre vicina alle famiglie del Luna Park, come il giorno del ritiro spirituale ad Assisi e la visita alla cattedrale di Perugia, sostando davanti alla cattedra del vescovo, “quel seggio da dove – ha commentato il parroco – eminenza lei insegna il cammino al popolo di Dio e qui, oggi, abbiamo persone che la conoscono bene la strada essendo sempre in cammino per lavorare e per vivere”.
Il card. Bassetti, durante l’omelia, ha preso spunto da queste parole di don Francesco Medori, che hanno ricordato il cammino come origine della fede cristiana, per dire alle famiglie del Luna Park: “Voi siete la mia ‘Chiesa caldea’, perché voi continuate il cammino di Abramo, il nostro padre della fede, da cui ha origine la Chiesa cattolica dei caldei… Sono innamorato anche della vostra vita nomade, viaggiante, una testimonianza umana e cristiana che nella società di oggi diventa un segno di libertà. Siete un esempio di libertà che va oltre tanti schemi in cui la società si è chiusa fin troppo nel proprio egoismo”.
Nell’apprezzare molto l’opera svolta da don Francesco Medori, in qualità anche di incaricato diocesano della Pastorale per i fieranti e i circensi, e del gruppo dei catechisti della Parrocchia di Ferro di Cavallo, il cardinale Bassetti ha sottolineato che “la gente non va seguita solo nelle parrocchie, ma dove si trova e in tutto quello che fa, perché, grazie a Dio, la Chiesa è anche più grande della Parrocchia e della Diocesi. Per la Chiesa, ha detto san Paolo, siamo delle ‘pietre vive’, perché animate dallo Spirito Santo, che formano con Cristo un unico corpo, un’unica realtà spirituale qualunque sia la nostra vocazione e quello che facciamo e dove abitiamo. Siamo Chiesa ovunque, perché siamo la dimora di Dio e quanto è grande la dignità di ogni cristiano a cui io posso dire: tu sei tempio di Dio, ma anche di ogni uomo che non è cristiano, perché, ci ricorda san Paolo, è destinato ad essere figlio di Dio, non c’è nessuno che è escluso”.
Il Card. Bassetti, ricordando che quest’anno sono 24 anni che incontra da vescovo le famiglie del Luna Park (prima a Massa Marittima, poi ad Arezzo ed oggi a Perugia), ha detto loro che le “nozze d’argento” del suo episcopato desidera festeggiarle “anche con tutti voi, stando insieme a pranzo il prossimo anno”. Il desiderio del presule è stato subito accolto da Enzo La Scala, coordinatore e portavoce del Luna Park, ringraziandolo a nome di tutta la famiglia del Luna Park perché, ha detto, “abbiamo il piacere e l’onore di averla come nostra guida spirituale ed è quello che a noi serve per andare avanti giorno dopo giorno nell’affrontare i sacrifici, soprattutto quando il tempo è poco clemente. Oggi abbiamo avuto un’impronta felice, perché la vita non è solo pioggia o sole, è la speranza, e lei ci ha dato un segnale di speranza”.
Migrantes: ad Ostia l’incontro nazionale degli operatori pastorali dello spettacolo viaggiante
Ad aprire i lavori il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Seguiranno le relazioni di p. Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sul tema “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti…” (Lc. 10, 41) seguito da una relazione di Mons. Piergiorgio Saviola sul “cammino della causa di beatificazione del Servo di Dio don Dino Torreggiani”. La mattina successiva, 21 novembre, celebrazione presso la Parrocchia S. Maria Regina Pacis di Ostia. Poi spazio a “fieranti e circensi si raccontano”. Nel pomeriggio don Marco Cagnin, operatore pastorale della diocesi di Treviso. Il 22 novembre le conclusioni affidate a don Mirko Dalla Torre della Consulta Nazionale dello spettacolo viaggiante. Seguirà una Celebrazione Eucaristica per i 50 anni di professione religiosa di sorella Jeanningros Genevieve delle Piccole sorelle di Gesù. (Raffaele Iaria)
Card. Bassetti: non soffiare sul fuoco delle divisioni
Lo ha detto questa sera il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, introducendo i lavori dell’Assemblea straordinaria dell’episcopato italiano che si è aperta oggi in Vaticano.
“Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia ha aggiunto il porporato - rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva”. Tra le attese che preoccupano quelle di “una scuola qualificata, che sia frontiera e laboratorio educativo da cui non possono essere esclusi i nuovi italiani, per i quali torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza”.
Catania: formare i minori stranieri non accompagnati nel campo della panificazione
L’iniziativa – che sarà presentata domani pomeriggio, 13 novembre, a Catania presso l'Istituto San Giuseppe della Congregazione Suore Serve della Divina Provvidenza – sarà realizzato con i fondi della Conferenza episcopale italiana nell'ambito della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”.
I corsi dureranno 18 mesi, suddivisi tra ore in aula e pratica di laboratorio per un “apprendimento del fare” che offrirà ai ragazzi la conoscenza degli aspetti riguardanti la normativa di riferimento per la panificazione, la lievitazione, le varie tecniche di cottura e nello stesso tempo migliorare la conoscenza della lingua italiana. A conclusione delle ore di laboratorio è previsto anche un tirocinio formativo.
Continua cosi l'impegno dell'Istituto catanese per l’inclusione sociale e lavorativa di minori stranieri non accompagnati dopo il progetto “Semi di accoglienza” dello scorso anno dedicato ai laboratori di sartoria etnica e di pasta fresca. Il nuovo progetto, in continuità con il precedente, si prefissa l'obiettivo di rendere i giovani autonomi e protagonisti del mondo del lavoro con l'apertura di un punto vendita per i prodotti da forno realizzati direttamente nel laboratorio della comunità. Gestione che sarà affidata ad una Cooperativa di nuova costituzione, formata dalle donne e dai giovani in condizioni di disagio coinvolti nel progetto.
Papa Francesco: il vescovo è un servitore e non un principe
Per questo – sottolinea il Papa – Paolo lascia Tito a Creta per mettere ordine, ricordandogli che la “prima cosa è la fede”. Allo stesso tempo dà dei criteri e delle istruzioni sulla figura del vescovo “come amministratore di Dio”: “La definizione che dà del vescovo è un ‘amministratore di Dio’, non dei beni, del potere, delle cordate, no: di Dio. Sempre deve correggere se stesso e domandarsi: ‘Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?’. Il vescovo è amministratore di Dio. Deve essere irreprensibile: questa parola è la stessa che Dio ha chiesto ad Abramo: ‘Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile’. È parola fondante, di un capo”.
Il Papa ricorda ancora come non deve essere un vescovo. Non arrogante né superbo, non collerico e non dedito al vino, uno dei vizi più comuni al tempo di Paolo, non affarista né attaccato ai soldi. “Una calamità per la Chiesa – afferma – un vescovo del genere” anche se avesse uno solo di questi difetti. Capace di “dare ospitalità”, “amante del bene”, “assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola degna di fede che gli è stata insegnata”: queste le peculiarità del servitore di Dio; “così è il vescovo. Questo è il profilo del vescovo. E quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio per sapere se si può andare avanti in altre indagini. Ma, soprattutto, si vede che il vescovo deve essere umile, mite, servitore, non principe. Questa è la Parola di Dio. ‘Ah, sì, padre, questo è vero, questo dopo il Vaticano II si deve fare…’- ‘No, dopo Paolo!’. Non è una novità postconciliare questa. Questo è dall’inizio, quando la Chiesa si è accorta che doveva mettere ordine con vescovi del genere’”.
“Nella Chiesa – conclude il Papa- non si può mettere ordine senza questo atteggiamento dei vescovi”. Ciò che conta davanti a Dio non è essere simpatici, predicare bene ma l’umiltà e il servizio. Ricordando la memoria di san Giosafat, vescovo e martire, Francesco chiede preghiere per i vescovi perché “siano così, siamo così, come Paolo ci chiede di essere”.
“Dimenticati ai confini d’Europa”: una ricerca del Centro Astalli
Alla presentazione interverranno p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli; Josè Ignatio Garcia, direttore JRS Europe e alcune testimonianze ; Chiara Peri, curatrice della versione italiana della ricerca. Modererò l’incontro Luca Liverani, giornalista di Avvenire.
Card. Montenegro al Festival della Migrazione: “rimettere in campo il criterio della solidarietà”
Il porporato ha parlato della sua esperienza nella diocesi di Agrigento che ha al suo interno l’isola di Lampedusa: un’isola di 5500 abitanti che è arrivata ad ospitare 10mila stranieri. “È normale sentirsi smarriti, ma quando senti le storie e vedi i volti, capisci – ha detto - che quelle persone non stanno facendo una visita di piacere: una donna su un barcone non ha potuto partorire perché lo spazio non era sufficiente. Tutta questa gente che tentiamo di eliminare, sono persone che dobbiamo
guardare: non sono solo pance da riempire, sono uomini che hanno bisogno di vedere riconosciuta la loro dignità. Dobbiamo ritrovare il coraggio di dare senza misurare, dobbiamo rimettere in campo il criterio della solidarietà”. Gesù - ha perseguito il cardinale - nel suo testamento “ci ha lasciato due doni: l’eucarestia e i poveri. Noi abbiamo tagliato il foglio in due, abbiamo tenuto sul tavolo quello dell’eucarestia e messo nel cassetto quello dei poveri. Così può capitare che vengo in chiesa per incontrare Lui, ma Lui è fuori con la mano tesa e non lo riconosco. Quando il povero si sentirà guardato, forse continuerà ad avere fame, ma si sentirà finalmente un uomo”. (R. Iaria)
Festival della Migrazione: più umanità
Mons. Perego ha preso spunto dal titolo della terza edizione del Festival ‘Umani 100 %’ per guardare al fenomeno migratorio con una prospettiva diversa: “Dobbiamo passare dai numeri alle storie delle persone. Ci sono drammi, viaggi disseminati di sofferenze: l’umanità deve andare anche incontro a questo aspetto delle migrazioni. La preoccupazione oggi è vedere ulteriormente indebolita questa umanità, sbilanciando l’esperienza legislativa sull’immigrazione sul tema della sicurezza. Sarebbe un errore gravissimo: la parola umanità è una provocazione forte in questo contesto politico e culturale”.
Infine il Festival è stato insignito di una medaglia da parte del Presidente della Repubblica, a causa delle motivazioni di dialogo e confronto che animano questa iniziativa. “Il ringraziamento va al Presidente Mattarella – spiegano don Gianni De Robertis e Luca Barbari, rispettivamente direttore di Fondazione Migrantes e presidente di Porta Aperta che organizzano l’iniziativa insieme ad altre realtà – che ci ha voluto fare questo grande regalo. Uno stimolo ulteriore a proseguire sulla strada, lunga e non sempre facile da percorrere, dell’incontro che porta alla vera integrazione”.
Il Festival della Migrazione è promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0.
Sono ben 50 gli aderenti, tra enti locali, mondo accademico e sindacale, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
Festival della Migrazione: ieri la conclusione con un dibattito sul dialogo tra religioni
“Non sono le religioni che dialogano o che possono alimentare la concordia nella città, ma le persone”, ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni de Robertis introducendo i lavori. “Mi ha molto colpito – ha aggiunto - in un mio recente viaggio in Marocco la citazione di un pensiero di Mons. Claverie, Vescovo di Orano in Algeria, ucciso nel 1993. Diceva: ‘Non può dialogare con l’Islam chi non ha almeno un amico musulmano’. Occorre per questo moltiplicare nelle nostre città le occasioni di incontro, di conoscenza, di amicizia fra persone di culture e di fedi diverse”.
Nella preghiera – ha poi detto il Card. Francesco Montenegro aprendo il dibattito moderato da Elisabetta Soglio, Direttrice di “Buone Notizie” del Corriere della Sera – ci sentiamo tutti figli e scopriamo nell’altro una ricchezza, un fratello”. La fede, per il porporato – è “stare accanto all’altro come se ci fosse Dio. Ma da cristiani dobbiamo schiacciare sull’acceleratore, siamo troppo concentrati sul culto, rischiamo di pregare dicendo a Dio cosa deve fare”. Se c’è una comunità non accogliente “probabilmente – ha detto il card. Montenegro – non ha ancora incontrato Dio. Un Dio rigido che mette muri è un Dio che non riesco a immaginare”.
Al dibattito anche il presidente dell’Ucooi, l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, Yassine Lafram secondo il quale “se Dio avesse voluto, ci avrebbe fatto tutti uguali ma siamo diversi. Non abbiamo scelta se non quella di fare un cammino insieme nel rispetto delle specificità di ognuno e della nostra identità”. Da qui, secondo il rappresentante islamico, il bisogno e la necessità del dialogo: “non si può far finta di niente”, ha detto: “per ciascun credente e cittadino diventa un dovere conoscersi per andare oltre le nostre paure”.
“La convivenza e la concordia – ha detto poi il rabbino capo di Modena e Reggio Emilia, Beniamino Goldstein – si imparano vivendo assieme e conoscendo l’altro e quello che è importante per lui. Servono – ha aggiunto – tempo e pazienza. Le religioni non sono causa di conflitto”. Per il valdese Massimo Mezzetti, assessore alla cultura della regione dell’ Emilia Romagna, “stiamo perdendo il rispetto della nostra cultura e civiltà”. (Raffaele Iaria)