Primo Piano

Istat: 3milioni e settecentomila e cittadini non comunitari in Italia

Istat - Al 1° gennaio 2018 sono 3.714.934 i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia, valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. I paesi più rappresentati sono Marocco (443.147), Albania (430.340), Cina (309.110), Ucraina (235.245) e Filippine (161.609). Il dato è  stato fornito oggi dall’Istat nel report sui cittadini non comunitari in Italia.  Nel 2017 – informa l’istituto di statistica - i nuovi permessi concessi ammontano a 262.770, il 16% in più rispetto al 2016. Continua la crescita dei nuovi permessi concessi per motivi di asilo e protezione umanitaria, che toccano un nuovo record storico: oltre 101mila nuovi rilasci (il 38,5% del totale dei nuovi permessi). La richiesta di asilo e protezione internazionale è per gli uomini la prima motivazione di ingresso (54,3%). I principali paesi di cittadinanza delle persone in cerca di asilo e protezione internazionale sono Nigeria, Pakistan e Bangladesh. Al 1° gennaio 2018 le famiglie con almeno un cittadino non comunitario (con permesso di soggiorno valido) sono circa 1 milione e 300mila, secondo il dato Istat.
 
 

Parlamento Europeo: “profonda preoccupazione per il numero di rom apolidi in Europa”

 Strasburgo – il Parlamento Europeo ha adottato ieri una risoluzione per chiedere norme comuni a tutela dei diritti di tutte le minoranze nazionali nell'UE. Il Parlamento invita la Commissione europea – si legge in una nota -  a elaborare una direttiva che introduca “standard minimi di tutela delle minoranze nell'Unione europea, includendo parametri e norme per impedire agli Stati membri di discriminare le minoranze”. Nella risoluzione non legislativa adottata con 489 voti in favore, 112 voti contrari e 73 astensioni, i deputati chiedono una definizione giuridica comune di “minoranza” e raccomandano “l'adozione della definizione contenuta nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)”. Il Parlamento sottolinea che i Paesi membri devono garantire pari diritti culturali, linguistici ed educativi all'8% dei cittadini dell'UE che appartengono a minoranze nazionali nell’Unione europea. Inoltre, mette in rilievo la necessità di un sistema comunitario di protezione delle minoranze che dovrebbe essere accompagnato da una valutazione delle politiche degli Stati membri in questo campo.  La risoluzione esprime “profonda preoccupazione per il numero di rom apolidi in Europa, spesso spinti all'emarginazione. Di conseguenza, i deputati chiedono ai Paesi dell'Unione europea di porre fine all'apolidia e di garantire che questa minoranza goda pienamente dei diritti umani fondamentali”.
 

Anci: domani la presentazione Atlante Sprar 2017

Roma - I dati relativi ai beneficiari accolti, agli interventi realizzati, ai servizi offerti e alle strutture rese disponibili dalla rete degli enti locali dello Sprar. Questi i contenuti dell’Atlante Sprar 2017 che saranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani, giovedì 15 novembre a Roma, alle ore 14.00, presso la sede Anci di Via dei Prefetti 46. Il rapporto restituisce il quadro di un sistema sostenibile che integra e che si connette con i sistemi di welfare territoriale. Fondamentale la collaborazione tra Prefetture ed enti locali nel favorire una integrazione fatta di numeri sostenibili, piccole strutture, lavoro in rete. Presenterà i dati del Rapporto la direttrice del Servizio centrale dello Sprar Daniela Di Capua.
Alla conferenza stampa interverranno il sindaco di Prato e delegato Anci all’Immigrazione Matteo Biffoni, il segretario generale Anci Veronica Nicotra, il Sindaco di Livorno e vice presidente Anci Filippo Nogarin, l’assessore di Roma Laura Baldassarre, il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno, il presidente del Consiglio comunale di Torino Fabio Versaci. E’ inoltre previsto l’intervento del capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, prefetto Gerarda Pantalone, e del direttore generale Immigrazione del ministero del Lavoro Tatiana Esposito.

 
 

Centro Astalli: presentato il rapporto “Dimenticati ai confini d’Europa”

Roma - Unione Europea sempre più fortezza. La chiusura verso i richiedenti asilo non caratterizza solo le politiche comunitarie, ma anche i singoli stati. Respingimenti violenti alle frontiere e ostacoli alle domande d’asilo si registrano ormai in molti paesi membri: dalla Spagna, a Malta, dalla Romania alla Croazia. E l’Italia, col decreto sicurezza all’esame del Parlamento, rischia di avviarsi sulla stessa strada. La denuncia arriva dal rapporto Dimenticati ai confini d’Europa del Centro Astalli, realizzato in collaborazione con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ( Jrs) e l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo. Il rapporto si basa su 117 interviste realizzate in diversi Paesi e regioni d’arrivo: l’enclave spagnola di Melilla, Sicilia, Malta, Grecia, Romania, Croazia e Serbia. A presentare il dossier il presidente del Centro, padre Camillo Ripamonti, il direttore del Jrs Europa padre Josè Ignacio Garcia e la curatrice della versione italiana Chiara Peri. Dalle interviste è emerso un tratto comune, ha spiegato padre Garcia: “Le politiche europee sono riuscite a ridurre il numero degli arrivi via mare in Italia e Grecia, ma hanno fallito nel loro obiettivo di migliorare la situazione di tante persone in cerca di protezione”. In sostanza “gli stati membri dell’Ue continuano a investire energie per impedire ai migranti di raggiungere l’Europa o confinarli in 'centri controllati' ai confini esterni”. Fatto ciò, “i politici europei sembrano pensare che se impediamo ai rifugiati di raggiungere le nostre coste, non abbiamo bisogno di un sistema d’asilo comune in Europa”. Arrivare ai confini dell’Europa costa sofferenze enormi. A una somala di 19 anni i trafficanti hanno detto che se non avesse pagato per la traversata le avrebbero rubato il bambino per venderlo. Quasi tutti i 17 intervistati in Croazia e Serbia, tra cui 5 minori, hanno riferito di violenze fisiche da parte della polizia di frontiera croata e di respingimenti immediati verso la Serbia. A Melilla un giovane di 27 anni del Burkina-Faso, Mamadou, dopo aver scavalcato l’ultima serie di barriere è caduto da sei metri ferendosi gravemente le caviglie: le forze di sicurezza spagnole invece di portarlo in ospedale lo hanno respinto in Marocco. A Derav, curdo iracheno chiuso in un centro di detenzione in Romania, è stata rifiutata la domanda di asilo perché presentata dal centro di detenzione e non al momento in cui è arrivato. L’accesso alle procedure d’asilo poi - afferma la ricerca - viene spesso scoraggiato esplicitamente con la giustificazione che la domanda non verrebbe accettata. Molti evitano di presentarla, mentre tentano di raggiungere familiari o amici in altri Paesi, consci che il regolamento di Dublino li rispedirebbe al Paese di ingresso, da cui altri fuggono “per le condizioni disumane dei centri di accoglienza in cui si trovano”. “Il nostro Paese – ha detto padre Ripamonti – ha scelto di adottare nuove misure che rendono più difficile la presentazione della domanda d’asilo in frontiera, introducono il trattenimento ai fini dell’identificazione, abbassano gli standard dei centri di prima accoglienza, oltre a cancellare migliaia di posti di lavoro nel settore”. All’Ue il Centro Astalli chiede invece “vie legali e sicure, condizioni di accoglienza dignitose e procedure d’asilo accessibili, rapide e trasparenti in tutti i Paesi, la radicale riforma del regolamento di Dublino”. Patrick Doelle, Funzionario della Commissione Europea nella direzione generale Immigrazione e affari interni, intervenendo a margine della presentazione ha spiegato che “la Commissione sta verificando gli effetti che porterà il decreto sicurezza sul sistema, ed è preoccupata per quello che sembra un passo indietro”. (L. Liverani)
 
 

Fusie: il 15 novembre il congresso mondiale

Roma - Si terrà a Roma il prossimo 15 novembre un convegno sull’informazione italiana all’estero organizzato da Fusie e Cgie. Al centro dei lavori, al quale interverranno oltre agli operatori del settore anche esperti e rappresentanti istituzionali, un confronto sui temi legati alla nuova legge sull’editoria, al ruolo delle testate italiane all’estero, anche come strumenti di promozione della lingua italiana nel mondo e di sostegno all’internazionalizzazione, alle potenzialità e ai rischi dell’impiego delle nuove tecnologie.
 
 

Cgie: sabato 17 convegno sulle donne italiane all’estero

Roma – Si terrà a Roma sabato 17 novembre il secondo seminario delle Donne Italiane all’Estero promosso dal Cgie, il Consiglio generale degli Italiani all’estero con l’obiettivo di tracciare il quadro dell’evoluzione della presenza delle donne italiane che vivono fuori dai confini nazionali. Dopo i saluti del Sottosegretario di Stato con delega per gli italiani all’estero, Ricardo Merlo e del Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone seguiranno vari interventi. Delfina Licata della Fondazione Migrantes e curatrice del rapporto Italiani nel Mondo modererà un incontro che vedrà protagoniste, fra gli altri, Natasha Mazzone, unica italiana eletta al Parlamento del Sudafrica (Democratic Alliance); Annalisa Gadaleta, Assessore alla Cultura e istruzione nel comune di Molenbeek-Bruxelles; Paola Cuneo, promotrice imprenditoria femminile nell’ambito della nuova mobilità, Consigliere Camera di Commercio Italo-britannica, Londra. Tra gli interventi, in altre sessioni di lavoro quelli di Liliana Ocmin, italo-peruviana, Responsabile Dipartimento Politiche migratorie, femminili e giovanili della CISL Confederale; Maria Carolina Casati Digiampietri, Progetto Riscrivendo il passato per dare significato al futuro, Brasile; Mara Favia, Francia, esponente nuova mobilità; una esponente delle realtà in crisi in Venezuela. Sulla promozione dell’insegnamento di lingua e cultura come supporto al sistema Paese  interverranno  la Rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia, Giuliana Grego Bolli; Maria Manganaro, Dirigente Scolastica Europa; Ilaria Costa. Direttrice Esecutiva Italian-American Committee on Education – IACE, USA; Lucia dalla Montà, Preside Scuola Colombo, Buenos Aires. Sono inoltre previsti gli interventi di Luigi Maria Vignali, Direttore generale della DGIT, e di Vincenzo de Luca, Direttore Generale della DGSP del MAECI.
 

Torino alla prova dell’integrazione

Torino - Il bando piemontese per “tutori volontari” dei minori stranieri non accompagnati ha ottenuto la risposta generosa di quasi 600 persone. Il progetto “Ancora”, che prepara tutori volontari per i rifugiati in uscita dalle strutture di prima accoglienza, sta coinvolgendo altre decine di uomini e donne.
Noi sbagliamo quando crediamo che gli italiani stiano tutti schierandosi “contro” l’accoglienza agli stranieri: è una sensazione prodotta dai mezzi d’informazione (e da una certa propaganda) ma non corrisponde al sentire di milioni di persone sensibili alla fatica dei migranti. L’area torinese è ricca di esperienze di accoglienza costruttiva.
Si misura con tutti gli indiscutibili problemi dell’emergenza, ma avrà grandi vantaggi se – come propone l’Agorà del Sociale – si metterà in ascolto delle buone pratiche avviate nei territori. Fra i contributi di riflessione che ricaviamo da queste esperienze ce n’è uno, in particolare, che occorre approfondire con attenzione: la riflessione sul confine fra accoglienza e integrazione, che sono momenti distinti e successivi nel soccorso ai migranti, e devono essere affrontati distintamente.
Gli stranieri che giungono in Italia stanno nelle strutture di prima accoglienza finché ad un certo punto – ottenendo il permesso di soggiorno – abbandonano la prima accoglienza: quale strada imboccano da quel momento in avanti? Qui sta il tema dell’integrazione dopo la prima accoglienza.
Pone la questione della casa, del lavoro, della salute. Per ciascuna questione esistono nell’area torinese esperienze molto significative, che merita conoscere. (Sergio Durando – Direttore Migrantes Torino)
 

Consiglio d’Europa: a Milano e Torino l’esperienza dei “passaporti europei per la qualificazione dei rifugiati”

Strasburgo -  Procede l’esperienza dei “passaporti europei per la qualificazione dei rifugiati (Eqpr)”, strumento sviluppato dal Consiglio d’Europa per facilitare il riconoscimento delle qualifiche dei rifugiati, anche in assenza di una documentazione completa. Una nuova sessione di valutazione si svolgerà in Italia (Torino, Milano, 12-16 novembre), dove le qualifiche dei rifugiati saranno valutate da esaminatori professionisti dei Centri nazionali di riconoscimento delle qualifiche (Enic/Naric) di Germania, Francia, Grecia, Italia e Norvegia. Il passaporto può essere utilizzato dai rifugiati anche se si trasferiscono in altri Paesi europei.
 

Messico: la carovana migranti ha raggiunto Guadalajara

Roma - Sono arrivati a partire da sabato e hanno continuato ad affluire domenica e ieri a Guadalajara i migranti della carovana centroamericana che sta risalendo il Messico per cercare di arrivare negli Stati Uniti. Grazie all’aiuto di numerosi mezzi di trasporto, ci sono dunque voluti, per i più veloci, un paio di giorni per compiere i 500 chilometri circa che separano città del Messico da Guadalajara, la seconda città del Paese. “Ma gli arrivi continueranno fino a giovedì – spiega al Sir padre Alberto Cerro, Direttore della Casa del migrante di Guadalajara -. Gli arrivi avvengono alla spicciolata perché i migranti riescono a ottenere via via di compiere il tragitto a bordo di vari mezzi di trasporto. E poi nei giorni successivi arriveranno le altre più piccole carovane che stanno risalendo il Messico”. Anche qui, come è accaduto nella capitale, la città si è organizzata per accogliere la carovana, al palasport Benito Juárez. Spiega ancora padre Cerro: “Quando i gruppi di migranti arrivano a Guadalajara, vengono portati dalle autorità statali e municipali al centro di accoglienza del palasport. Qui, ci prendiamo cura di loro, attraverso un coordinamento che coinvolge Governo, Chiesa e volontari. Prestiamo loro attenzione medica, psicologica e umanitaria, mettendo loro a disposizione alimenti, vestiti, scarpe”. Nel frattempo, anche se mancano ancora 2.500 chilometri, la città frontaliera di Tijuana si prepara ad accogliere i migranti (per la verità una prima avanguardia di 80 persone è già giunta ieri nella località di confine). In una conferenza stampa tenuta venerdì scorso, l’arcivescovo Francisco Moreno, che era assieme a operatori e soggetti che si occupano di mobilità umana, ha invitato tutti – Chiesa, Governo e società civile – a fare ogni sforzo per accogliere la carovana, in un contesto non facile, dato che già ora la Casa del migrante gestita dagli scalabriniani e la Casa dell’Assunta sono al limite della loro capienza.
 
 

MCI Germania: don Piergiorgio Fantastico nuovo Missionario a Neu-Ulm e Ulm

Francoforte - Con decreto del 23 ottobre 2018, a firma del Vicario generale di Augsburg Harald Heinrich, in vigore dall’ 1 novembre, don Piergiorgio Fantastico è stato nominato responsabile delle Comunità italiane  di Neu-Ulm e di Ulm. L’ingresso ufficiale domenica scorsa  11 novembre a Neu-Ulm-Offenhausen con una solenne concelebrazione nella chiesa St. Albert. Don Piergiorgio, originario di Nardò (Puglia), incardinato nella diocesi di Nardó-Gallipoli, è stato ordinato sacerdote il 30 settembre 1993 ed ha svolto il ministero presbiterale in diverse parrocchie della diocesi. Ultimamente era Direttore della Caritas diocesana. “A lui ben arrivato e tanti cari auguri per il nuovo lavoro pastorale”, dice il delegato nazionale delle Missioni cattoliche italiane in germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli: a don Giuseppe Gilberti “un rinnovato immenso grazie per i suoi 36 anni di generoso impegno accanto ai connazionali in Germania”.
 “Sono molto affezionato e legato a voi, perché qui ho trascorso gli anni più belli della mia vita”, ha scritto don Gilberto ai suoi parrocchiani.
 
 

Card. Bassetti al Luna Park di Perugia

Perugia – “Vi porto il saluto di tutti i vescovi italiani come presidente della CEI perché voi, grazie a Dio, viaggiate per l’Italia”. Così il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI ha salutato le ottanta famiglie del Luna Park allestito per un mese nell’area di Pian di Massiano del capoluogo umbro, incontrate nei giorni scorsi per l’annuale appuntamento con gli operatori (circa 350) di questo mondo viaggiante del divertimento e dello spettacolo (con 124 attrazioni) che da quasi 70 anni, in autunno, giunge a Perugia. All’inizio della messa celebrata dal Card. Bassetti sulla pista di un autoscontro (come è tradizione), il parroco di San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo don Francesco Medori, nonché incaricato diocesano della Pastorale per i fieranti e i circensi, ha presentato le quattro ragazze e le quattro bambine che si sono preparate a ricevere i sacramenti della cresima e della prima comunione dalle mani del porporato.
 Don Medori ha ricordato alcuni momenti importati della loro preparazione grazie all’opera del gruppo dei catechisti della sua parrocchia da sempre vicina alle famiglie del Luna Park, come il giorno del ritiro spirituale ad Assisi e la visita alla cattedrale di Perugia, sostando davanti alla cattedra del vescovo, “quel seggio da dove – ha commentato il parroco – eminenza lei insegna il cammino al popolo di Dio e qui, oggi, abbiamo persone che la conoscono bene la strada essendo sempre in cammino per lavorare e per vivere”.
Il card. Bassetti, durante l’omelia, ha preso spunto da queste parole di don Francesco Medori, che hanno ricordato il cammino come origine della fede cristiana, per dire alle famiglie del Luna Park: “Voi siete la mia ‘Chiesa caldea’, perché voi continuate il cammino di Abramo, il nostro padre della fede, da cui ha origine la Chiesa cattolica dei caldei… Sono innamorato anche della vostra vita nomade, viaggiante, una testimonianza umana e cristiana che nella società di oggi diventa un segno di libertà. Siete un esempio di libertà che va oltre tanti schemi in cui la società si è chiusa fin troppo nel proprio egoismo”.
Nell’apprezzare molto l’opera svolta da don Francesco Medori, in qualità anche di incaricato diocesano della Pastorale per i fieranti e i circensi, e del gruppo dei catechisti della Parrocchia di Ferro di Cavallo, il cardinale Bassetti ha sottolineato che “la gente non va seguita solo nelle parrocchie, ma dove si trova e in tutto quello che fa, perché, grazie a Dio, la Chiesa è anche più grande della Parrocchia e della Diocesi. Per la Chiesa, ha detto san Paolo, siamo delle ‘pietre vive’, perché animate dallo Spirito Santo, che formano con Cristo un unico corpo, un’unica realtà spirituale qualunque sia la nostra vocazione e quello che facciamo e dove abitiamo. Siamo Chiesa ovunque, perché siamo la dimora di Dio e quanto è grande la dignità di ogni cristiano a cui io posso dire: tu sei tempio di Dio, ma anche di ogni uomo che non è cristiano, perché, ci ricorda san Paolo, è destinato ad essere figlio di Dio, non c’è nessuno che è escluso”.
Il Card. Bassetti, ricordando che quest’anno sono 24 anni che incontra da vescovo le famiglie del Luna Park (prima a Massa Marittima, poi ad Arezzo ed oggi a Perugia), ha detto loro che le “nozze d’argento” del suo episcopato desidera festeggiarle “anche con tutti voi, stando insieme a pranzo il prossimo anno”. Il desiderio del presule è stato subito accolto da Enzo La Scala, coordinatore e portavoce del Luna Park, ringraziandolo a nome di tutta la famiglia del Luna Park perché, ha detto, “abbiamo il piacere e l’onore di averla come nostra guida spirituale ed è quello che a noi serve per andare avanti giorno dopo giorno nell’affrontare i sacrifici, soprattutto quando il tempo è poco clemente. Oggi abbiamo avuto un’impronta felice, perché la vita non è solo pioggia o sole, è la speranza, e lei ci ha dato un segnale di speranza”.
 
 

Migrantes: ad Ostia l’incontro nazionale degli operatori pastorali dello spettacolo viaggiante

Roma - “Testimoni del Vangelo di Gesù tra fieranti e circensi. L’accoglienza e l’ascolto della gente del viaggio”. Questo il tema dell’Incontro nazionale degli operatori della pastorale del circo e del luna park della Fondazione Migrantes che si svolgerà ad Ostia dal 20 al 22 novembre prossimo.
Ad aprire i lavori il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Seguiranno le relazioni di p. Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sul tema “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti…” (Lc. 10, 41) seguito da una relazione di Mons. Piergiorgio Saviola sul “cammino della causa di beatificazione del Servo di Dio don Dino Torreggiani”. La mattina successiva, 21 novembre, celebrazione presso la Parrocchia S. Maria Regina Pacis di Ostia. Poi spazio a “fieranti e circensi si raccontano”. Nel pomeriggio don Marco Cagnin, operatore pastorale della diocesi di Treviso. Il 22 novembre  le conclusioni affidate a don Mirko Dalla Torre della Consulta Nazionale dello spettacolo viaggiante. Seguirà una Celebrazione Eucaristica per i 50 anni di professione religiosa di sorella Jeanningros Genevieve delle Piccole sorelle di Gesù. (Raffaele Iaria)
 

Card. Bassetti: non soffiare sul fuoco delle divisioni

Città del Vaticano - “Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno. Ne è segno un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere. Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia. La risposta a quanto stiamo vivendo passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà”.
Lo ha detto questa sera il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, introducendo i lavori dell’Assemblea straordinaria dell’episcopato italiano che si è aperta oggi in Vaticano.
“Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia  ha aggiunto il porporato -  rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva”. Tra le attese che preoccupano quelle di “una scuola qualificata, che sia frontiera e laboratorio educativo da cui non possono essere esclusi i nuovi italiani, per i quali torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza”.
 

Catania: formare i minori stranieri non accompagnati nel campo della panificazione

Catania – “Lievito di Speranza”: questo il nome di un progetto che permetterà a 20 minori stranieri non accompagnati e non solo di formarsi nel campo della panificazione e potenziare l’italiano.
L’iniziativa – che sarà presentata domani pomeriggio, 13 novembre, a Catania presso l'Istituto San Giuseppe della Congregazione Suore Serve della Divina Provvidenza – sarà realizzato con i fondi della Conferenza episcopale italiana nell'ambito della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”.
I corsi dureranno 18 mesi, suddivisi tra ore in aula e pratica di laboratorio per un “apprendimento del fare” che offrirà ai ragazzi la conoscenza degli aspetti riguardanti la normativa di riferimento per la panificazione, la lievitazione, le varie tecniche di cottura e nello stesso tempo migliorare la conoscenza della lingua italiana. A conclusione delle ore di laboratorio è previsto anche un tirocinio formativo.
Continua cosi l'impegno dell'Istituto catanese per l’inclusione sociale e lavorativa di minori stranieri non accompagnati dopo il progetto “Semi di accoglienza” dello scorso anno dedicato ai laboratori di sartoria etnica e di pasta fresca. Il nuovo progetto, in continuità con il precedente, si prefissa l'obiettivo di rendere i giovani autonomi e protagonisti del mondo del lavoro con l'apertura di un punto vendita per i prodotti da forno realizzati direttamente nel laboratorio della comunità. Gestione che sarà affidata ad una Cooperativa di nuova costituzione, formata dalle donne e dai giovani in condizioni di disagio coinvolti nel progetto.
 

Papa Francesco: il vescovo è un servitore e non un principe

Città del Vaticano - E’ la Lettera di san Paolo apostolo a Tito a guidare la riflessione di Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Fervore e disordine sono le due parole che il Pontefice usa per raccontare come nacque la Chiesa, ricordando anche le “cose ammirabili” compiute. “Sempre c’è confusione – afferma - la forza dello Spirito, disordine e non dobbiamo spaventarci” perché “è un bel segno”: “Mai la Chiesa è nata tutta ordinata, tutto a posto, senza problemi, senza confusione, mai. Sempre è nata così. E questa confusione, questo disordine, va sistemato. È vero, perché le cose devono mettersi in ordine; pensiamo, per esempio, al primo Concilio di Gerusalemme: c’era la lotta fra i giudaizzanti e i non giudaizzanti … Pensiamo bene: fanno il Concilio e sistemano le cose”. 
Per questo – sottolinea il Papa – Paolo lascia Tito a Creta per mettere ordine, ricordandogli che la “prima cosa è la fede”. Allo stesso tempo dà dei criteri e delle istruzioni sulla figura del vescovo “come amministratore di Dio”: “La definizione che dà del vescovo è un ‘amministratore di Dio’, non dei beni, del potere, delle cordate, no: di Dio. Sempre deve correggere se stesso e domandarsi: ‘Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?’. Il vescovo è amministratore di Dio. Deve essere irreprensibile: questa parola è la stessa che Dio ha chiesto ad Abramo: ‘Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile’. È parola fondante, di un capo”. 
Il Papa ricorda ancora come non deve essere un vescovo. Non arrogante né superbo, non collerico e non dedito al vino, uno dei vizi più comuni al tempo di Paolo, non affarista né attaccato ai soldi. “Una calamità per la Chiesa – afferma – un vescovo del genere” anche se avesse uno solo di questi difetti. Capace di “dare ospitalità”, “amante del bene”, “assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola degna di fede che gli è stata insegnata”: queste le peculiarità del servitore di Dio; “così è il vescovo. Questo è il profilo del vescovo. E quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio per sapere se si può andare avanti in altre indagini. Ma, soprattutto, si vede che il vescovo deve essere umile, mite, servitore, non principe. Questa è la Parola di Dio. ‘Ah, sì, padre, questo è vero, questo dopo il Vaticano II si deve fare…’- ‘No, dopo Paolo!’. Non è una novità postconciliare questa. Questo è dall’inizio, quando la Chiesa si è accorta che doveva mettere ordine con vescovi del genere’”.
“Nella Chiesa – conclude il Papa- non si può mettere ordine senza questo atteggiamento dei vescovi”. Ciò che conta davanti a Dio non è essere simpatici, predicare bene ma l’umiltà e il servizio. Ricordando la memoria di san Giosafat, vescovo e martire, Francesco chiede preghiere per i vescovi perché “siano così, siamo così, come Paolo ci chiede di essere”.
 

“Dimenticati ai confini d’Europa”: una ricerca del Centro Astalli

Roma - Dare voce alle esperienze dei migranti e dei rifugiati, per rendere chiaro il nesso tra quello che hanno vissuto e le politiche europee che i governi hanno adottato. E’ l’obiettivo della ricerca “Dimenticati ai confini d’Europa”, realizzata dal Centro Astalli in collaborazione con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Europa (JRS Europe) e l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo, per raccontare l’esperienza dei migranti forzati che sono riusciti ad arrivare in Europa negli ultimi tre anni. La ricerca - che verrà presentata domani mattina alle 11 presso il Centro Astalli - si basa su 117 interviste qualitative realizzate nell’enclave spagnola di Melilla, in Sicilia, a Malta, in Grecia, in Romania, in Croazia e in Serbia. Ciò che emerge – spiega una nota - è che il momento dell’ingresso in Europa, sia che esso avvenga attraverso il mare o attraverso una foresta sul confine terrestre, “non è che un frammento di un viaggio molto più lungo ed estremamente traumatico. Le rotte che dall’Africa occidentale e orientale portano fino alla Libia sono notoriamente pericolose, specialmente per le donne, spesso vittime di abusi sessuali o costrette a prostituirsi per pagare i trafficanti”. Il report mostra che alle frontiere dell’Unione Europea, e talora anche a quelle interne, c’è “una vera e propria emergenza dal punto di vista della tutela dei diritti umani. L’assenza di vie legali di accesso per le persone bisognose di protezione le costringe – si legge ancora nella nota - ad affidarsi ai trafficanti su rotte che si fanno sempre più lunghe e pericolose. I tentativi dell’UE e degli Stati Membri di chiudere le principali rotte non proteggono la vita delle persone, come a volte si sostiene, ma nella maggior parte dei casi riescono a far sì che la loro sofferenza abbia sempre meno testimoni”. In occasione della presentazione del report, il Centro Astalli esprime “preoccupazione anche per le crescenti difficoltà di accesso alla protezione in Italia”: in un momento in cui molti migranti restano “intrappolati – spiegano - in Libia in condizioni disumane e il soccorso in mare è meno efficace rispetto al passato, il nostro Paese ha scelto di adottare nuove misure che rendono più difficile la presentazione della domanda di asilo in frontiera, introducono il trattenimento ai fini dell’identificazione, abbassano gli standard dei centri di prima accoglienza. Quando le politiche, nazionali ed europee, spingono le persone ai margini, come accade sempre più spesso, è più facile che i leader e I cittadini europei perdano di vista il fatto che i migranti sono persone, che continuano a conservare la speranza anche in situazioni molto difficili e hanno in ogni circostanza diritto ad essere rispettati nella loro dignità”.
Alla presentazione interverranno p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli; Josè Ignatio Garcia, direttore JRS Europe e alcune testimonianze ; Chiara Peri, curatrice della versione italiana della ricerca. Modererò l’incontro Luca Liverani, giornalista di Avvenire.

Card. Montenegro al Festival della Migrazione: “rimettere in campo il criterio della solidarietà”

Modena - “Sono tanti quelli che non vedono i loro diritti rispettati. E tante volte noi facciamo i furbetti: quando vediamo qualcuno che soffre diciamo ‘tanto c’è il paradiso’. Ma se il Signore ci ha dato la vita, è perché anche in questa vita noi potessimo stare meglio, e ci ha chiesto di stare qui per aiutare tutti a stare meglio, per cominciare a rendere questo mondo il paradiso”. A dirlo, ieri mattina, il card. Francesco Montenegro presiedendo, nel Duomo di Modena, una solenne celebrazione eucaristica. Con lui, a concelebrare, l’arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci e Il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis.
Il porporato ha parlato della sua esperienza nella diocesi di Agrigento che ha al suo interno l’isola di Lampedusa: un’isola di 5500 abitanti che è arrivata ad ospitare 10mila stranieri. “È normale sentirsi smarriti, ma quando senti le storie e vedi i volti, capisci – ha detto -  che quelle persone non stanno facendo una visita di piacere: una donna su un barcone non ha potuto partorire perché lo spazio non era sufficiente. Tutta questa gente che tentiamo di eliminare, sono persone che dobbiamo
guardare: non sono solo pance da riempire, sono uomini che hanno bisogno di vedere riconosciuta la loro dignità. Dobbiamo ritrovare il coraggio di dare senza misurare, dobbiamo rimettere in campo il criterio della solidarietà”. Gesù  - ha perseguito il cardinale - nel suo testamento “ci ha lasciato due doni: l’eucarestia e i poveri. Noi abbiamo tagliato il foglio in due, abbiamo tenuto sul tavolo quello dell’eucarestia e messo nel cassetto quello dei poveri. Così può capitare che vengo in chiesa per incontrare Lui, ma Lui è fuori con la mano tesa e non lo riconosco. Quando il povero si sentirà guardato, forse continuerà ad avere fame, ma si sentirà finalmente un uomo”. (R. Iaria)
 
 

Festival della Migrazione: più umanità

Modena - “Siamo in un periodo di smarrimento: tutti i fenomeni sociali vanno gestiti e organizzati, ma qui stanno riemergendo manifestazioni di odio e questo preoccupa moltissimo. È un momento storico di irrazionalità. Le tensioni paradossalmente peggiorano nell’anno in cui l’immigrazione cala. La gente deve convincersi, col tempo, della verità delle cose: non parlo di buon cuore, mi accontento che torni la razionalità, ad esempio a proposito dei nostri problemi demografici ed economici che sono enormi”. Le parole di Romano Prodi, presidente onorario del comitato scientifico del festival della migrazione, rappresentano un monito molto forte. Prodi (insieme a Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e al card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana) ha partecipato alla tre giorni che a Modena ha raccolto quasi 5.000 presenze, tra dibattiti, convegni, mostre (la rassegna ‘Alle radici’ da sola ha coinvolto 2mila studenti delle superiori e nelle prossime settimane sarà replicata in altre città), spettacoli ed eventi.
Mons. Perego ha preso spunto dal titolo della terza edizione del Festival ‘Umani 100 %’ per guardare al fenomeno migratorio con una prospettiva diversa: “Dobbiamo passare dai numeri alle storie delle persone. Ci sono drammi, viaggi disseminati di sofferenze: l’umanità deve andare anche incontro a questo aspetto delle migrazioni. La preoccupazione oggi è vedere ulteriormente indebolita questa umanità, sbilanciando l’esperienza legislativa sull’immigrazione sul tema della sicurezza. Sarebbe un errore gravissimo: la parola umanità è una provocazione forte in questo contesto politico e culturale”.
Infine il Festival è stato insignito di una medaglia da parte del Presidente della Repubblica, a causa delle motivazioni di dialogo e confronto che animano questa iniziativa. “Il ringraziamento va al Presidente Mattarella – spiegano don Gianni De Robertis e Luca Barbari, rispettivamente direttore di Fondazione Migrantes e presidente di Porta Aperta che organizzano l’iniziativa insieme ad altre realtà – che ci ha voluto fare questo grande regalo. Uno stimolo ulteriore a proseguire sulla strada, lunga e non sempre facile da percorrere, dell’incontro che porta alla vera integrazione”.
Il Festival della Migrazione è promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0.
Sono ben 50 gli aderenti, tra enti locali, mondo accademico e sindacale, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
 
 

Festival della Migrazione: ieri la conclusione con un dibattito sul dialogo tra religioni

Modena -  “Il contributo delle religioni alla concordia nella città”: è stato questo il tema dell’ultimo focus che ha concluso ieri sera a Modena la terza edizione del Festival della Migrazione promosso, fra gli altri, dalla Fondazione Migrantes insieme a Porta Aperta, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0. 
“Non sono le religioni che dialogano o che possono alimentare la concordia nella città, ma le persone”, ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni de Robertis introducendo i lavori. “Mi ha molto colpito – ha aggiunto - in un mio recente viaggio in Marocco la citazione di un pensiero di Mons. Claverie, Vescovo di Orano in Algeria, ucciso nel 1993. Diceva: ‘Non può dialogare con l’Islam chi non ha almeno un amico musulmano’. Occorre per questo moltiplicare nelle nostre città le occasioni di incontro, di conoscenza, di amicizia fra persone di culture e di fedi diverse”.
Nella preghiera – ha poi detto il Card. Francesco Montenegro aprendo il dibattito moderato da Elisabetta Soglio, Direttrice di “Buone Notizie” del Corriere della Sera – ci sentiamo tutti figli e scopriamo nell’altro una ricchezza, un fratello”. La fede, per il porporato – è “stare accanto all’altro come se ci fosse Dio. Ma da cristiani dobbiamo schiacciare sull’acceleratore, siamo troppo concentrati sul culto, rischiamo di pregare dicendo a Dio cosa deve fare”. Se c’è una comunità non accogliente “probabilmente – ha detto il card. Montenegro – non ha ancora incontrato Dio. Un Dio rigido che mette muri è un Dio che non riesco a immaginare”.
Al dibattito anche il presidente  dell’Ucooi, l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, Yassine Lafram secondo il quale “se Dio avesse voluto, ci avrebbe fatto tutti uguali ma siamo diversi. Non abbiamo scelta se non quella di fare un cammino insieme nel rispetto delle specificità di ognuno e della nostra identità”. Da qui, secondo il rappresentante islamico, il bisogno e la necessità del dialogo: “non si può far finta di niente”, ha detto: “per ciascun credente e cittadino diventa un dovere conoscersi per andare oltre le nostre paure”.
“La convivenza e la concordia – ha detto poi il rabbino capo di Modena e Reggio Emilia, Beniamino Goldstein – si imparano vivendo assieme e conoscendo l’altro e quello che è importante per lui. Servono – ha aggiunto – tempo e pazienza. Le religioni non sono causa di conflitto”. Per il valdese Massimo Mezzetti, assessore alla cultura della regione dell’ Emilia Romagna, “stiamo perdendo il rispetto della nostra cultura e civiltà”. (Raffaele Iaria)
 
 
 

Papa Francesco: “respingere la cultura della guerra”

Città del Vaticano - “La pagina storica del primo conflitto mondiale è per tutti un severo monito a respingere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’Angelus di ieri, in cui ha ricordato il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. “Mentre preghiamo per tutte le vittime di quella immane tragedia, diciamo con forza: investiamo sulla pace, non sulla guerra! E, come segno emblematico – ha aggiunto il pontefice -  prendiamo quello del grande San Martino di Tours, che oggi ricordiamo: egli tagliò in due il suo mantello per condividerlo con un povero. Questo gesto di umana solidarietà indichi a tutti la via per costruire la pace”.