Primo Piano

Accolti e accoglienti: è l’altra Italia

Roma - Kady venerdi ha abbracciato il Papa. È ancora emozionata mentre racconta come sia stata accolta a casa dell’arcivescovo di Foggia Vincenzo Pelvi, grazie all’intervento della direttrice della Caritas diocesana Giuseppina Di Girolamo. «Sono arrivata dal Senegal a Roma sei anni fa – spiega – con un volo di linea. Mia mamma era morta e volevo studiare. Ho dovuto rifare le medie e mi sto diplomando in ragioneria alle serali per proseguire all’università. A casa del vescovo mi sentivo in famiglia, ci sono stata alcuni mesi, mi diceva che la casa del Signore è di tutti. È come un padre, mi aiuta ancora oggi che ho raggiunto maggiore autonomia. Lavoro alla mattina in un bed and breakfast e qualche pomeriggio alla Caritas».
A Sacrofano si sono date appuntamento le storie di un’Italia nascosta e controcorrente per il meeting 'Comunità accoglienti, liberi dalla paura' organizzato da Caritas italiana, Fondazione Migrantes e Centro Astalli con 500 partecipanti da 90 diocesi, tra cui profughi e rifugiati di 38 nazioni. Dopo l’incontro con il Santo Padre venerdì pomeriggio e l’incoraggiamento dell’arcivescovo di Fabriano Matelica Stefano Russo, segretario generale della Cei, sono intervenuti diversi presuli come il vescovo di Civita Castellana Romano Rossi, il vicario di Roma Angelo de Donatis, i vescovi ausiliari della diocesi capitolina Guerino Di Tora, presidente della Migrantes, e Paolo Lojudice e l’emerito di Trento Luigi Bressan.
«Questo meeting – commenta il responsabile del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti – ha una grande importanza in questo momento storico dove il tema delle migrazioni ha assunto caratteri globali, ma ha anche una certa importanza per l’Europa e il nostro Paese. Sempre di più si scatenano paure legate alla non conoscenza del fenomeno: la paura della gente comune, la paura di tutti noi e non dobbiamo dimenticare la paura delle persone che arrivano nel nostro territorio, che sperimentano un mondo nuovo e una cultura nuova».
Le sue paure Momodou, 23 anni, senegalese, le aveva vinte quando è stato accolto in una comunità religiosa che ha aderito al progetto del centro Astalli. Oggi ritornano con l’incertezza del decreto sicurezza. «Ho la protezione umanitaria, anche se adesso devo provare a cambiare permesso di soggiorno, perché so che non esiste più in Italia. Per fortuna lavoro, spero di non aver problemi». È scappato a 17 anni. «Nel Casamance, la regione del Senegal dove vivevo, c’erano la guerra e i ribelli. Non potevo restare. Così sono fuggito. Sono stato in Mali, Burkina Faso, Niger. In ogni Paese mi sono fermato per lavorare e mettere da parte i soldi per proseguire il mio viaggio». In Libia è stato venduto ai trafficanti. «Ci hanno chiuso in una piccola casa con tante altre persone. Era un carcere illegale, segreto. Alla fine ho pagato 100 dollari e mi hanno fatto andare. Sono arrivato a Tripoli, dove ho lavorato 1 mese e mezzo per una grande multinazionale che produce una famosa bevanda che qui in Italia si beve tantissimo. Trasportavo le cassette di lattine. Lavoravo 12 ore, mi davano circa 20 dollari al giorno. Ho pagato 500 dollari il posto sul gommone. Eravamo 117 persone. Troppi perché la barca era piccola. Dopo 4 giorni in mare con le onde alte, ero sicuro che saremmo morti. Ma in lontananza abbiamo visto due navi. Tutti si volevano avvicinare, ma era troppo pericoloso, le onde provocate dalle navi ci avrebbero scaraventato in acqua. Siamo rimasti fermi per tanto tempo. Alla fine una nave inglese ha buttato in acqua le scialuppe e ci hanno fatto salire. Ci hanno fatto sbarcare, a Trapani dove ci hanno messo per 10 giorni in un campo da basket. Non capivamo bene cosa sarebbe successo, perché nessuno ci diceva nulla. Da Trapani mi hanno trasferito a Bari al Cara. Dopo due anni ho ottenuto la protezione umanitaria e così ho avuto diritto a un posto in un centro dello Sprar. Lì finalmente ho cominciato a progettare il mio futuro in Italia». Momodou ha cominciato a studiare. Ha preso il diploma di terza media. Ha ottenuto la qualifica di mediatore culturale. Ora lavora tutte le mattine e il pomeriggio frequenta l’istituto superiore per prendere il diploma di meccanico: «Voglio iscrivermi all’università».
Nell’ottobre 2016 Stefano Canestrini, responsabile del Centro Astalli di Trento, ha lanciato un appello alle comunità religiose delle Provincia per aprire le porte ai rifugiati. «Siamo partiti con gesuiti, comboniani, cappuccini e Dehoniani. In tutto sono state accolte 34 persone inviateci dalla Questura arrivate nei porti italiani e trasferite in Trentino. Lo Stato finora copriva 30 euro al giorno, poi le comunità mettevano a disposizione le strutture e il valore aggiunto dei volontari. Sono stati inseriti in corsi di formazione, a livello lavorativo e nelle comunità. Almeno il 70% è diventato autonomo. Ora che la nuova giunta provinciale ha accolto la circolare del Viminale che ha tagliato i costi e i servizi di assistenza, con la diocesi e le comunità religiose si sta rivedendo la progettualità per fare rete e sinergie per non far naufragare il progetto».
L’accoglienza ha cambiato anche la vita di Alice Arpaia e Federico Savia, sposati da 15 anni e senza figli. Scout e Azione Cattolica nel percorso, nel settembre 2015 hanno ascoltato l’appello del Papa e, attraverso Migrantes diocesana, si sono rivolti a Casa affido del comune di Torino accogliendo in casa Igli, arrivato minorenne e solo dall’Albania. Come tanti suoi coetanei che ancora vedono il Belpaese come una opportunità. Igli oggi ha 20 anni, vive con loro e sta finendo un corso di formazione professionale di cucina, cerca lavoro per andare a vivere da solo. «Non cercavamo un figlio – spiegano – è non è stato facile avere in casa un adolescente. Ma una volta chiarite le regole abbiamo imparato a rispettarci e a volerci bene». La coppia è andata in Albania a conoscere la famiglia del ragazzo. Federico e Alice ora ci riprovano. Si trasferiranno a San Salvario, cuore multietnico torinese, per aprire una casa famiglia diocesana per sei minori stranieri soli. (Paolo Lambruschi)
 
 

Don De Robertis: liberarsi dalla paura

Sacrofano - “Grazie a voi e a tutti coloro che nel nostro Paese, come ha detto recentemente il Santo Padre parlando al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ‘contribuiscono a tenere vivo quello spirito di fraterna solidarietà che ha lungamente contraddistinto l’Italia’”...

Stella Maris Genova: nel 2018 visitate 1.537 navi ed incontrato 31.767 marittimi

Genova - Nel 2018 i volontari della Stella Maris di Genova hanno visitato 1.537 navi ed incontrato a bordo 31.767 marittimi. Di questi, 1.171 sono stati ospitati presso le strutture dell’associazione. È quanto si apprende dalla lettura dei dati diffusi dai responsabili dell’associazione e pubblicati sul settimanale cattolico di Genova, “Il Cittadino”. “Nel corso del 2018 – si legge nel report – durante le visite a bordo abbiamo riscontrato un progressivo miglioramento delle condizioni ambientali (in aumento le navi con internet) e contrattuali in termini di permanenza a bordo. Per il personale asiatico i contratti hanno un trend a scendere verso i 10/9/8 mesi. Le news nelle varie lingue che portiamo a bordo sono sempre gradite”. In particolare, per l’attività della Stella Maris, si registra la proficua collaborazione con gli studenti dell’Istituto Nautico di Genova che, attraverso l’utilizzo dei crediti formativi, “prendono confidenza con l’ambiente marittimo insieme ad alcuni diplomati in attesa di imbarco e specializzazione che ci hanno consentito di essere operativi anche nel mese di agosto”. Viene infatti sottolineato che “molti di questi giovani continuano il servizio presso l’Associazione diventando volontari attivi anche dopo la Maturità”. Dalle tabelle rese pubbliche si sottolinea che “la presenza di navi con tre o più nazionalità degli equipaggi può accrescere il disagio dei marittimi a bordo, e rappresentare un rischio in caso di grave incidente della nave dove la pronta comprensione della lingua ufficiale di bordo (inglese) è determinante, per impartire o ricevere un ordine, per la propria ed altrui incolumità e per la salvezza della stessa nave”. La maggior parte dei marittimi incontrati dai volontari genovesi è di nazionalità filippina. Seguono quella indiana, italiana, ucraina, cinese. (Sir)
 

Cinesi a Milano: ieri la visita dell’Arcivescovo mons. Delpini

Milano - Ieri sera l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha visitato, in occasione del capodanno cinese, il centro culturale cinese in via Paolo Sarpi. Ad accoglierlo il cappellano, don Giuseppe Zhung e uno spettacolo di un gruppo di musicale cinese e da alcune danze.
Il presule ha quindi visitato il centro culturale. Dopo uno scambio di doni mons. Del Pini – ci informa don Zhung - ha ringraziato per l’accoglienza ricevuta.
Sempre ieri una cena alla quale ha partecipato il presule: “abbiamo mangiato insieme piatti della cucina cinese”, ci racconta il cappellano. Dopo la cena l'arcivescovo ha salutato tutti, ha mostrato la “vicinanza della Chiesa ambrosiana alla comunità cinese” augurandosi collaborazione e ha distribuito una la Bibbia in lingua italiana e cinese. “Con la vicinanza del nostro amato vescovo al Popolo delle genti, tanti fratelli hanno detto che stiamo crescendo e vivendo una storia nuova e una pagina nuova per la missione”, conclude il cappellano che lascerà presto Milano per tornare a Roma e riprendere i suoi studi oltre che collaborare nella pastorale con i cinesi cattolici.
 

Card. Parolin: il fenomeno “non è un problema di un Paese ma di tutta l’Europa”

Roma - “L’incontro si è svolto in un clima di grande ascolto”. Lo ha riferito ieri il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, conversando con i giornalisti a margine dell’incontro a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, per gli eventi celebrativi dei Patti Lateranensi e dell’Accordo di revisione del Concordato, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali dello Stato e della Chiesa cattolica. “Siamo partiti dal concetto di inclusione, espresso dal presidente del Consiglio”, ha riferito Parolin, cioè “soprattutto dal concetto di inclusione per le fasce più deboli della popolazione”.
Un tema questo di cui si è parlato molto, ha riferito Parolin, che ha aggiunto: “Naturalmente ci sono poi gli strumenti che permettono questa inclusione, e ci possono essere anche piccole sfumature”. “Anche il tema dei migranti è stato tra i più discussi, soprattutto dal punto di vista dell’integrazione” ha spiegato Parolin: “Abbiamo insistito molto perché ci sia una visione di integrazione, sapendo quanti altri problemi ci sono”. “Si tratta di un problema che deve essere assunto da tutti. È uno dei punti su cui anche il governo italiano ha insistito, e la Santa Sede ha sempre detto che quello dei migranti non è il problema di un Paese ma di tutta l’Europa".
 

A Bari un muro di solidarietà

Bari - Anche un muro può diventare il simbolo di fratellanza e condivisione. Questa volta non si tratta di una barriera magari da abbattere per restituire dignità, ma un solido punto di riferimento per aiutare le persone fragili. A Bari, nella centrale piazzetta Balenzano, su idea dell’associazione di volontariato InConTra è stato inaugurato il 'muro della solidarietà', un’iniziativa volta ad assistere con ancora più efficacia i senza fissa dimora e gli indigenti, fornendo loro abiti, coperte e altri beni che potranno essere liberamente donati dai cittadini.
Sono stati montati dei pannelli dipinti da una writer che ha messo a disposizione del progetto la sua competenza grafico-artistica. Una grande parete multicolore dove idealmente si fondono lo spirito solidale e l’aiuto concreto.
L’allestimento di un presidio fisso, lateralmente al locale in cui ogni sera viene servita la cena per clochard e poveri, consentirà di ampliare la rete del servizio che vede coinvolti realtà parrocchiali e associazioni per dare assistenza e supporto agli 'invisibili' spesso dimenticati e abbandonati al proprio destino. I volontari di InConTra da circa dieci anni distribuiscono 300 pasti caldi nei pressi della stazione centrale oltre ad assistere 200 famiglie in difficoltà portando nelle loro abitazioni cibo, farmaci e vestiti. (Nicola Lavacca - Avvenire)
 

Brasile: parte iniziativa di solidarietà delle Suore scalabriniane per migranti venezuelani

Roma - Si chiama “Migrazione venezuelana, appello alla solidarietà”, ed è il progetto avviato dalle Suore missionarie scalabriniane in Brasile per cercare di aiutare i tanti venezuelani che stanno fuggendo dal loro Paese. Le sorelle (che sin dalla loro fondazione si occupano di assistenza ai migranti) lo hanno promosso anche grazie al Servizio Itinerante Scalabriniane, una nuova iniziativa da loro stesse realizzata che consiste in un team di sorelle che a secondo dove vi sono situazioni di emergenza di migranti e rifugiati, marcano presenze o sono insufficienti, per esempio il servizio di accoglienza iniziato in Messico.
A Boa Vista, nel nord del Brasile, le suore li stanno accogliendo come prima facevano per i migranti haitiani.  A loro viene offerto non solo un tetto, ma anche consulenza legale, insegnamento della lingua locale e, soprattutto, un servizio di orientamento al mondo del lavoro e uno spazio per la parte spirituale. Nella città, capitale dello Stato di Roraima, sono soprattutto le famiglie che grazie alla rete delle Suore Missionarie Scalabriniane, su voli di linea organizzati dal governo brasiliano. sono trasferiti nella Casa Madre Assunta di Vila Prudente, a San Paolo del Brasile, già orfanotrofio per i figli dei migranti italiani, dove viene ospitato un gruppo di 6 famiglie venezuelane e circa altre 30 persone arriveranno per la fine di questo mese di febbraio.
 “Grazie anche alla collaborazione con le suore presenti in Brasile - spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale - abbiamo avviato anche un tam tam per cercare luoghi temporanei di rifugio, da 3 a 6 mesi. Abbiamo promosso un’azione con le nostre suore per coinvolgere altre Congregazioni, istituzioni, parrocchie o famiglie. Vogliamo creare un progetto quantomai aperto, consapevoli che lo spazio che metteremo a disposizione non sarà sufficiente e non sarà in grado di soddisfare le esigenze di tante persone che cercano riparo temporaneo. Chiediamo quindi il coinvolgimento di tutti per offrire rifugio ai migranti per un certo periodo, tra i 3 e i 6 mesi. La situazione venezuelana è molto critica e il cammino di solidarietà che coinvolge il Brasile è per noi una sfida da seguire”.  Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito: www.caminhosdesolidariedade.org.br.
 

Papa: su Tv2000 in diretta la messa del meeting “Liberi dalla paura” di Migrantes, Caritas e Centro Astalli

Roma - Tv2000 in collaborazione con Vatican Media trasmette in diretta, venerdì 15 febbraio dalle ore 16, la messa presieduta da Papa Francesco in apertura dell’incontro delle realtà di accoglienza ‘Liberi dalla paura’, organizzato dalla Fondazione Migrantes, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli, che si tiene presso la Fraterna Domus di Sacrofano vicino Roma dal 15 al 17 febbraio. L’incontro è dedicato a coloro che hanno ospitato o sono stati ospitati da realtà impegnate in percorsi di accoglienza per i migranti.
L’approfondimento di Tv2000 inizia alle 15.20 con la trasmissione “Siamo noi”, condotta da Massimiliano Niccoli e Gabriella Facondo, con ospiti in studio il giornalista Toni Mira e Francesco Spagnolo dell’Ufficio Comunicazione di Caritas Italiana, che commentano l’evento in attesa dell’arrivo del Pontefice.
Al termine della messa con papa Francesco, segue la trasmissione “Il Diario di Papa Francesco”, condotta da Gennaro Ferrara, con alcuni esponenti delle fondazioni impegnate nell’organizzazione dell’incontro: il direttore Migrantes di Roma e Lazio Mons. Pierpaolo Felicolo e la responsabile per la comunicazione del Centro Astalli Donatella Parisi.
 

Adottano ragazzo senegalese: scritte razziste sui muri di casa

Melegnano - Non porta rancore a nessuno, è nel suo carattere essere positivo. Ieri, come fa tutti i giorni, Bakary Pozzi, 22enne senegalese ha partecipato ai corsi scolastici per ottenere la licenza di terza media e, dopo le 17, era in campo sulla pista dell’Atletica Melegnano con cui ha vinto più di una gara. Tutto normale, come se quelle scritte odiose “Italiani = M..” e “Italiani pagate per questi negri di m.” non fossero mai apparse sui muri della casa dove vive con la sua nuova famiglia, a Melgnano.
La stessa serenità di papà Paolo, della mamma Angela Bedoni, insegnante alla scuola primaria, e del fratello italiano Lorenzo. «Non avrei mai pensato – ha detto la madre – che il clima di odio contro gli immigrati colpisse la mia famiglia, il mio Bak, un ragazzo mite, che da tre anni condivide con noi la quotidianità, l’esperienza del volontariato, il servizio per gli altri». Una storia simile a quella di molti altri ragazzi, quella di Bak, in cui le difficoltà non hanno mai vinto la speranza. «Dopo aver salutato la mamma naturale a Dakar – racconta ancora Angela – il ragazzo è arrivato in Libia. Qui è stato messo su di un barcone. Lui come tanti altri figli del mare, cinque anni fa è sbarcato a Lampedusa. In tempi brevi il permesso umanitario. Il trasferimento al nord. L’accoglienza nella struttura per immigrati San Francesco di San Zenone al Lambro». Poi l’incontro con i Pozzi, una famiglia dal cuore grande, con l’accoglienza del dna, con l’attenzione agli ultimi nella loro quotidianità. «Con mio marito e con mio figlio Lorenzo, in accordo con Bak – dice ancora Angela – abbiamo deciso per l’adozione. Un percorso non facile, ma alla fine, con il consenso della mamma senegalese, lo scorso 3 ottobre la nostra famiglia si è allargata».
I Pozzi evitano di parlare del Bak migrante, delle difficoltà provate in Libia, dei racconti delle atrocità viste e anche subite dal loro ragazzo, della miseria senegalese. Preferiscono sottolineare l’ottima inclusione, l’accoglienza ricevuta in paese. «Lunedì notte quelle scritte infamanti che evidenziano il clima di intolleranza – aggiunge mamma Angela –. C’è bisogno di riflettere, di una società che abbia sguardi di inclusione».
Tutta la città, intanto, si è stretta intorno ai Pozzi. Una famiglia molti conosciuta: il papà della signora Angela fu tra i fondatori del movimento Scout dopo la guerra. La famiglia, poi, ha conosciuto il dolore della tragica perdita di una figlia. Lucia, 17 anni, la notte di Natale del 2004, venne travolta sul sagrato del santuario della città, da un’auto.
Tra i primi a portare la solidarietà alla famiglia, don Mauro Colombo, il prevosto di Melegnano. Una condanna netta dell’episodio che non rispecchia per nulla la comunità in cui il volontariato e l’attenzione ai più deboli è una regola importante. «Questo episodio negativo – commenta il sacerdote – che turba la gente, sappia trasformarsi positivamente in un momento di riflessione per tutti e che, sollecitati da quanto annuncia Papa Francesco, faccia riscoprire la dignità della persona al di la del colore della pelle, perché ogni creatura umana è figlia di Dio».
Il sindaco Rodolfo Bertoli che questa sera con la giunta incontrerà i Pozzi non usa mezzi termini per condannare la faccenda. «Chi ha scritto quelle parole è un idiota. Condanno il gesto che non rispecchia la forte presenza di associazionismo, la solidarietà dei miei concittadini». Anche dai partiti è arrivata solidarietà. «I valori della cittadinanza e della famiglia sono scolpiti e indelebili nella Costituzione repubblicana, e sono indipendenti dall’etnia o dal colore della pelle», ha detto il consigliere lombardo del M5S, Nicola Di Marco. Mentre Alessandro Lambri, coordinatore cittadino Pd, condanna «il clima ormai teso, carico d’odio ed ignoranza in cui versa la nostra società». (Pierfranco Redaelli – Avvenire)
 
 
 

Modena: quattro serate per passare “dalla paura all’incontro”

Modena - Sono quattro gli incontri che un nutrito gruppo di associazioni del mondo cattolico propongono ai modenesi sul tema delle migrazioni. Quattro come i verbi indicati da Papa Francesco, che, rivolgendosi al corpo diplomatico lo scorso 13 dicembre ha affermato la “nostra responsabilità morale, con la dovuta attenzione al bene comune, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che bussano alle nostre porte in cerca di un futuro sicuro per loro stessi e per i loro figli”.
La rassegna si intitola Dalla paura all’incontro e si articola su una serie di confronti in occasione della pubblicazione del volume Abbecedario delle migrazioni(Giappichelli, 2018).
L’iniziativa è promossa dall’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Modena-Nonantola, dall’Ugci, dall’Agesci delle zone di Modena e Modena Pedemontana, dall’Azione cattolica diocesana, da Missio– servizio di animazione missionaria, dall’associazione Porta Aperta, Fuci, Csi, UniAMo, Ufficio Migrantes diocesano, Ho Avuto Sete, Arte Migrante Modena e Festival della Migrazione.
Il primo incontro, Accogliere, avrà luogo domenica prossima presso la chiesa della Madonna Pellegrina (via don Minzoni 194) alle 20.45 e sarà tenuto dall’arcivescovo Mons. Erio Castellucci.
Seguirà, martedì 26 febbraio alle 20.45, presso la chiesa di San Paolo (via del Luzzo 130) Promuovere, con l’arcivescovo di Ferrara–Comacchio Mons. Giancarlo Perego.
I successivi incontri, dedicati ai temi Proteggere e Integrare, avranno luogo rispettivamente presso la parrocchia di San Lazzaro (via Borri 90) e presso quella di Gesù Redentore (via Leonardo da Vinci 120). Le date e i relatori saranno comunicati prossimamente. (Francesco Gherardi – Nostro Tempo)
 

Migranti: a Sacrofano nel segno dell’accoglienza la visita del Papa

Comunità accoglienti: liberi dalla paura Roma - Tre anni fa il Santo Padre ricordava come «di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi (...) il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta». E lanciava «un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi».  In molti hanno risposto e la Chiesa italiana ha moltiplicato le iniziative già consolidate di accoglienza diffusa, aprendo le porte delle proprie diocesi.
Proprio a sottolineare la sua costante attenzione all’accoglienza, il Santo Padre presiederà venerdì 15 febbraio alle ore 16, presso la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma) una celebrazione eucaristica, in apertura dell’incontro delle realtà di accoglienza, organizzato da Fondazione Migrantes, Caritas Italiana e Centro Astalli dal 15 al 17 febbraio 2019.
L’iniziativa intende essere un momento di comunione con famiglie, parrocchie, istituti religiosi e altre realtà che sono impegnate in percorsi di ospitalità di migranti.
Con l’obiettivo di conoscersi, scambiarsi idee, esperienze e progettualità, e anche esprimere gratitudine a quanti, con la loro disponibilità, sono segno di autentica fraternità, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva. Si vuole così esprimere un messaggio di fiducia e di speranza, perché – rispetto all’accoglienza – non prevalgano inquietudini e paure. Le esperienze dei partecipanti a questo incontro testimoniano che la convivenza pacifica è davvero possibile.
 
N.B. La visita del Santo Padre avrà carattere privato, per cui è esclusa la presenza di giornalisti e operatori della comunicazione. La ripresa in diretta della Santa Messa sarà curata da Vatican Media - Centro Televisivo Vaticano.
 

Eparchia di Lungro: nata dai migranti compie un secolo di vita

Lungro – Con una Divina Liturgia nella Cattedrale di Lungro oggi pomeriggio l’Eparchia degli Italo – Albanesi dell’Italia Continentale apre celebrazioni per il suo primo centenario. Infatti proprio cento anni fa, il 13 febbraio 1919, Benedetto XV emanava la Costituzione Apostolica “Catholici fideles” che istituiva l’Eparchia.  
“I fedeli cattolici di rito greco, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, accolti con generosa liberalità nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo – scriveva Benedetto XV - di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano.  […]”. La Santa Sede con questo atto decretava l’unitarietà giuridica e la tutela dei discendenti del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, a suo tempo insignito del titolo di “Atleta di Cristo”, per l’impegno profuso, dal 1443 al 1468, con i suoi  soldati, nella difesa della libertà e dell’autodeterminazione del proprio popolo e della cristianità europea. L’esodo degli Albanesi avvenne nei secoli XV-XVIII, dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la morte di Skanderbeg nel 1468. I profughi albanesi  dovettero abbandonare la Madre Patria, per “poter rimanere in vita, liberi e cristiani; nel doloroso viaggio poterono portare con loro poche cose, le meno pesanti, le più preziose, quelle incancellabili: i ricordi, la lingua, la fede cristiana, vissuta secondo il rito bizantino. Nel suolo patrio lasciavano dolore, vuoto e desolazione”, si legge in una nota.
Alla celebrazione di oggi si registra la presenza del Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il Card. Ernest Simoni che subì il carcere duro negli anni della persecuzione ateista in Albania, il vescovo di Piana degli Albanesi, Mons. Giorgio Demetrio Gallaro nonché diversi vescovi provenienti da Albania, Kosovo, Grecia e Ungheria oltre ai vescovi calabresi guidati dal  Presidente della Conferenza Episcopale regionale, Mons. Vincenzo Bertolone.
Attualmente l’Eparchia comprende 30 parrocchie suddivise anche in altre regioni limitrofe e conta  circa 40.000 fedeli. A guidarla il vescovo Mons. Donato Oliverio. Le parrocchie sono affidate ad una cinquantina di papàdes, sacerdoti. A ripercorrere le fasi storiche dell’Eparchia anche un sussidio con molte foto, curato da p. Lanza e da Demetrio Guzzardi  nel quale l’eparca, Mons. Oliverio, evidenzia come in questi  ultimi anni tutte le “nostre Chiese hanno raggiunto uno splendore conveniente, adeguato e confacente a favorire l’incontro dell’umano con il divino”. (Raffaele Iaria)
 

Exodus: a Roma una mostra al Caravita

Roma - La Chiesa di San Francesco Saverio del Caravita a Roma ospiterà la mostra “EXODUS”  di Safet Zec, un ciclo di grandi opere pittoriche ispirate al tema delle migrazioni. La mostra  - che sarà inaugurata il 20 febbraio alle 18,00 - sarà aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle 19 dal 21 febbraio al 31 luglio 2019 e sarà accompagnata da un vasto programma di incontri tematici ad ingresso libero. L’evento, promosso e sostenuto dalla Fondazione Migrantes, Caritas Italiana, Caritas di Roma,  è stato realizzato dall’ associazione A.M.I.C.I. con la collaborazione di Agite S.r.l.. L’esposizione del ciclo pittorico Exodus di Safet Zec è accolta nell’oratorio di San Francesco Saverio del Caravita, nel cuore di Roma, a lato della Chiesa di Sant’Ignazio. In questi spazi armonici e suggestivi, il percorso della mostra può proseguire visitando anche la maestosa Chiesa del Gesù dove, nella Cappella della Passione, è collocata la Pala della Deposizione di Cristo, un’altra grande opera dipinta da Safet Zec, svelata e benedetta da papa Francesco il 27 settembre 2014. La mostra è curata da Giandomenico Romanelli, insigne storico dell’arte che per oltre 30 anni ha diretto i Musei Civici Veneziani e che ha dedicato a Safet Zec, rifugiato dalla Bosnia a Venezia, l’antologico Il potere della pittura al Museo Correr nel 2010. “Nei suoi grandi pannelli dipinti con tecnica mista allestiti nello spazio sacro dell’Oratorio del Caravita - sottolinea Romanelli nel suo saggio in catalogo - Zec ritrova le linee portanti della sua ricerca trentennale, impegno contro ogni guerra e la feroce inutilità della violenza”. Attraverso l’arte, Zec esprime il suo grido di dolore e di denuncia con intensa e profonda umanità, lasciando parlare i volti e le figure che animano le sue opere.
 
 

Migranti: a Sacrofano nel segno dell’accoglienza. la visita del Papa

Comunità accoglienti: liberi dalla paura Roma - Tre anni fa il Santo Padre ricordava come «di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi (...) il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta». E lanciava «un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi».  In molti hanno risposto e la Chiesa italiana ha moltiplicato le iniziative già consolidate di accoglienza diffusa, aprendo le porte delle proprie diocesi.
Proprio a sottolineare la sua costante attenzione all’accoglienza, il Santo Padre presiederà venerdì 15 febbraio alle ore 16, presso la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma) una celebrazione eucaristica, in apertura dell’incontro delle realtà di accoglienza, organizzato da Fondazione Migrantes, Caritas Italiana e Centro Astalli dal 15 al 17 febbraio 2019.
L’iniziativa intende essere un momento di comunione con famiglie, parrocchie, istituti religiosi e altre realtà che sono impegnate in percorsi di ospitalità di migranti.
Con l’obiettivo di conoscersi, scambiarsi idee, esperienze e progettualità, e anche esprimere gratitudine a quanti, con la loro disponibilità, sono segno di autentica fraternità, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva. Si vuole così esprimere un messaggio di fiducia e di speranza, perché – rispetto all’accoglienza – non prevalgano inquietudini e paure. Le esperienze dei partecipanti a questo incontro testimoniano che la convivenza pacifica è davvero possibile.
 
N.B. La visita del Santo Padre avrà carattere privato, per cui è esclusa la presenza di giornalisti e operatori della comunicazione. La ripresa in diretta della Santa Messa sarà curata da Vatican Media - Centro Televisivo Vaticano.