1 Agosto 2026 – “Quel che è accaduto nell’enclave spagnola in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte e un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile”. Sono le parole con le quali l’arcivescovo di Palermo, e presidente della Commissione Cei sulle migrazioni (Cemi) e della Fondazione Migrantes, mons. Corrado Lorefice, ha introdotto un suo commento ai fatti di Ceuta, reso noto dalla chiesa palermitana.
Di fronte al ripetersi di simili fatti tragici, “il rischio – avverte mons. Lorefice – è proprio l’anestesia della coscienza, che rende banale il male. Creare torpore, creare coscienze assopite è il progetto occulto dell’Occidente. Prova ne è il modo in cui Ceuta viene raccontata dai governi e dai media del Vecchio Continente. Nessun rispetto, nessuna partecipazione, nessun dolore, nessun senso di umanità, nessuna spiegazione delle ragioni profonde. Solo l’allarme, del tutto infondato dal punto di vista giuridico, di una invasione di fatto impossibile (c’è il mare, c’è Gibilterra tra Ceuta e l’Europa); solo la squalifica, assurda e in verità controintuitiva, di ogni politica di accoglienza e di inclusione”.
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