Centralità del lavoro, veicolo di libertà ed elevazione sociale sull’ultimo numero di “Libertàcivili”

Roma – L’industria, le costruzioni, l’agricoltura, il commercio. Sono, ancora oggi, i principali settori del tessuto economico-produttivo italiano in cui hanno trovato facile impiego gli immigrati con una tendenza – più evidente negli ultimi anni – ad un affermarsi della figura dell’immigrato imprenditore.

 
E’ sul lavoro quale mezzo di inclusione ed elevazione sociale che fa il focus l’ultimo numero del 2011 della rivista ‘libertàcivili’ il bimestrale di studi e documentazione sui temi dell’immigrazione, curata dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione e in distribuzione in questi giorni.
Nell’editoriale, il capo dipartimento Angela Pria, riscopre la dimensione umana del lavoro non solo come semplice fattore della produzione ma quale via principale attraverso cui le persone vivono e realizzano se stesse. Dietro al lavoro, oltre al profitto d’impresa vi è la persona come centro di imputazione giuridica di diritti.
Secondo l’economista Stefano Zamagni, in una intervista raccolta da Giuseppe Sangiorgi – direttore responsabile della rivista – per guidare le politiche economiche e sociali verso gli immigrati è necessario rielaborare antichi e nuovi principi valorizzando il ruolo della società civile.
Talento, merito, upgrading professionale, ascensore sociale, business class dell’immigrazione: sono le parole che caratterizzano un primo piano che mette in luce le capacità lavorative ed imprenditoriali degli immigrati.
L’articolo di Laura Zanfrini, responsabile del settore Economia e lavoro della fondazione Ismu (Università Cattolica di Milano), così, titola: “Immigrati, i vincenti della crisi?”. La scommessa è ora quella di trasformarli in protagonisti del riscatto per l’economia.