Milano – Il 62% degli italiani non vorrebbe avere persone di etnia rom come vicini di casa. E’ uno dei dati che emerge da una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, basata su un questionario sottoposto a 1519 persone. L’indagine fa parte di una ricerca del Programma EVS (European Values Study) avviato nel 1981 con una costante estensione delle comunità nazionali e del campione complessivo. A questa indagine il mondo accademico italiano ha dato non soltanto il suo contributo analitico ed interpretativo, ma anche il suo apporto economico ed organizzativo dapprima attraverso l’Università di Trento (a cui hanno fatto capo le rilevazioni del 1990 e del 1999) e ora attraverso l’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha ottenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana un sostegno all’iniziativa e il suo inserimento nel progetto culturale della Chiesa italiana. Alla domanda “Chi non vorresti avere come vicino di casa”, gli italiani intervistati hanno messo al primo posto cittadini di etnia rom, seguiti da tossicodipendenti (58%), persone con precedenti penali (51%) o con problemi di alcolismo (44%), soggetti “emotivamente instabili” (38%) o malati di Aids (29%).
Per Giancarlo Rovati, ordinario di Sociologia dell’Università Cattolica “gli italiani non si ritengono razzisti ma provano diffidenza se percepiscono una minaccia”.
Sempre secondo la ricerca contrariamente a quanto si afferma spesso, gli italiani non sembrano preoccupati del fatto che gli immigrati portino via il lavoro: quasi il 40% è dell’idea che questo non succeda, contro il 35% che invece si colloca sul versante opposto. Non c’è accordo elevato – spiegano i ricercatori – neppure sull’affermazione che la vita culturale italiana sia indebolita dalla presenza degli immigrati (il 46% è in disaccordo con questa affermazione). Le preoccupazione maggiori si colgono invece riguardo all’aumento della criminalità e alla densità degli insediamenti.
Tra le altre tendenze rilevate dallo studio, per quanto riguarda la solidarietà sociale, è emerso che gli italiani si interessano di più di connazionali bisognosi (“in qualche misura” interessanti per il 44% del campione) che degli immigrati in difficoltà presenti in Italia (“in qualche misura” interessanti per il 37% del campione).


