Roma – Arriva in libreria “Città senza dimora”, indagine sulle strade dell’esclusione prodotta dalle città italiane. Un viaggio per cercare di conoscere e comprendere le storie, e ciò che sta dietro i percorsi di vita, delle migliaia di persone che a Roma e Firenze – le due città oggetto di questo studio – vivono senza dimora, nella consapevolezza che il grado di equità e il progresso civile di una società si misurano soprattutto dalla capacità di proteggere e integrare le persone più vulnerabili.
Ottomila persone a Roma, mille a Firenze secondo le stime di Medu. Un fenomeno drammatico che, nel nostro Paese, ha assunto negli anni dimensioni sempre maggiori. Tra di essi sempre più giovani, migranti e rifugiati. Ma che cosa si intende con la nozione incerta di “senza dimora” ? Chi sono, soprattutto, le persone che Medu ha cercato di raggiungere con questa indagine? Tra di esse non vi sono solo coloro che, privi di qualsiasi sistemazione, vivono in strada, ma anche quelle persone accolte, con soluzioni provvisorie, in strutture di accoglienza pubbliche e private, o che si trovano in sistemazioni abitative marginali e inadeguate, fortemente al di sotto degli standard minimi. L’indagine è stata condotta nell’arco di sei mesi nei luoghi e negli insediamenti più significativi delle due città, a cui poi sono stati dedicati capitoli specifici del libro.
I volontari di Medu – medici, infermieri, operatori di strada, mediatori – hanno effettuato 103 uscite e assistito 513 pazienti, effettuato oltre 600 visite mediche, fornito informazione ed orientamento ad oltre mille persone. Tra di essi sempre più numerosi sono i rifugiati costretti a vivere in strada a causa delle gravi “insufficienze dei servizi di accoglienza e di integrazione” del nostro Paese, che, di fatto, creano nuovi homeless. A Roma oltre il 40% dei pazienti visitati da Medu era costituito da richiedenti asilo, rifugiati o comunque profughi che transitano in Italia per fare richiesta d’asilo in qualche paese dell’Europa del Nord. Una caratteristica che accomuna tutti i rifugiati senza dimora è la giovane età. L’83 per cento dei migranti forzati assistiti da Medu aveva infatti meno di trent’anni, un’età media sensibilmente più bassa rispetto a quella della popolazione totale che vive sulla strada.


