Popoli: un’inchiesta sugli immigrati che si dedicano al volontariato in Italia

Milano – “Se credi in alcuni valori, non importa dove ti trovi (…). Chi era abituato a lavorare per gli altri in patria, prima o poi, farà lo stesso nel Paese di adozione: sono queste le parole con cui Rahim Benachour, marocchino che vive da dieci anni in Italia dove ha un lavoro come contabile e ha formato una famiglia accoglie il giornalista del mensile dei gesuiti “Popoli” che nel numero di febbraio pubblica una inchiesta sugli immigrati che si dedicano al volontariato nel nostro Paese.

 
Iniziano, infatti, a moltiplicarsi i casi di immigrati che aiutano italiani e stranieri svantaggiati. Come spiega Annamaria Fantauzzi, docente di Atropologia medica e culturale all’Università di Torino “è un modo per dimostrare agli italiani che anche loro sono in grado di contribuire in modo positivo alla costruzione della società”.
Il volontariato degli immigrati trova ostilità di alcuni italiani. “Esistono resistenze quando l’immigrato non è conosciuto e quando deve occuparsi di aspetti delicati (assistenza sanitaria, aiuto domestico, ecc.)”, racconta Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori presso l’Università Statale di Milano. È il caso di Via Padova, nel capoluogo lombardo: “Ti regalo un’ora del mio tempo” è un’iniziativa lanciata da un gruppo di giovani provenienti da Senegal, Perù, Bolivia, Polonia e Ucraina, che hanno offerto il loro aiuto agli anziani milanesi per fare la spesa o altre incombenze. Nonostante tanta pubblicità, finora nessun anziano li ha contattati.
Nel numero diverse iniziative di volontariato.