Isola del Giglio – Se una grande nave da crociera è una città che galleggia, loro sono un quartiere e nemmeno piccolo. Sono tanti e in gran parte stranieri, gli uomini (e le donne) dell’equipaggio. Di solito il rapporto è uno a tre: ciascun lavoratore deve “badare” a tre passeggeri. Sulla Costa Concordia erano più di mille e adesso piangono il collega peruviano scomparso nel naufragio. Gli amici ricordano Thomas Alberto Costilla Mendoza, 49 anni, che puliva le cabine per mandare i soldi alla famiglia rimasta a Cuzco, ma ha trovato la morte all’Isola del Giglio e chiedono notizie di Erica, barista sudamericana di 23 anni di cui non si sa ancora nulla, come degli altri quattro lavoratori dispersi.
Tra i marittimi scampati al naufragio e sistemati a Grosseto, a confortare e rincuorare c’è don Giacomo Martino, Direttore dell’Ufficio per la pastorale degli addetti alla navigazione della Fondazione Migrantes.
Qual è la condizione dei lavoratori stranieri impiegati sulle navi?
“È necessario distinguere tra navi da carico e navi passeggeri, che sono obbligate a rispettare standard di qualità altissimi. Anche per questo, adesso sono tutti molto abbattuti. Hanno assistito a vere scene di coraggio, se non di eroismo, di chi, in tutti i modi, ha cercato di soccorrere i passeggeri. E, invece, leggendo certi giornali, sembra quasi che i turisti si siano salvati da soli”.
Com’è, invece, la situazione sulle navi cargo?
“Qui le cose cambiano. A partire dal fatto che, tante di queste navi, issano sul pennone quella che in gergo si chiama ‘bandiera ombra’ o ‘bandiera di convenienza’ per evitare di pagare le tasse. La Federazione internazionale dei lavoratori pubblica l’elenco delle bandiere dei Paesi che ‘prestano’ le proprie bandiere a questo scopo. Su queste navi anche le condizioni dei lavoratori sono precarie, ma è praticamente impossibile, che una nave da crociera abbia una bandiera ombra”.
Perché è così sicuro?
“Non sono un tecnico, ma so per certo che quando la nave arriva in porto la polizia, non soltanto quella italiana, effettua controlli minuziosi. Per il nono anno consecutivo, nel 2011 la nostra Capitaneria di porto ha fatto registrare il più alto numero di controlli sulle navi. Anche volendo, insomma, non sarebbe proprio possibile sfuggire”.
Che contratto hanno i lavoratori marittimi?
“A quelli di nazionalità europea viene applicato il contratto italiano, mentre agli altri è applicato quello riconosciuto dal sindacato internazionale dei marittimi. Nel caso della Costa, bisogna dire anche che è l’unica compagnia al mondo con una propria politica di welfare certificata”.
Esiste un problema legato alla multietnicità dei membri dell’equipaggio? Può aver causato problemi nelle fasi dell’emergenza?
“Gli equipaggi, una volta alla settimana, effettuano esercitazioni. Personalmente, mi sono calato centinaia di volte con la scialuppa di salvataggio. Certo, in condizioni ottimali e non certo durante un’emergenza. Ma posso assicurare che ciascuno sa esattamente cosa fare. Il fatto di provenire da Paesi diversi e con lingue differenti non si pone. Tutti i lavoratori di una nave passeggeri, tranne pochissime eccezioni, sono dedicati al rapporto con i turisti e tutti parlano almeno l’inglese per poter comprendere le richieste e anche per farsi capire. Questa è una condizione imprescindibile per lavorare sulle navi. Anche per i nostri cappellani”. (P. Ferrario – Avvenire)


