Un milione di somali rifugiati all’estero

Ginevra – Sono oltre un milione i somali costretti a lasciare il loro Paese dalle violenze della guerra civile e rifugiati soprattutto in Kenya, Yemen, Egitto, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Tanzania e Uganda. Il numero è stato fornito dall’alto commissariato dell’Onu per i Rifugiati (UNHCR) in una nota nella quale si aggiunge che ai rifugiati profughi all’estero accertati (1.030.000) si aggiungono oltre 1.360.000 sfollati interni, che si trovano in particolare nelle regioni centromeridionali della Somalia, dove nelle ultime settimane si è concentrata l’offensiva delle forze governative e dell’Amisom, la missione dell’Unione africana, contro le milizie radicali islamiche di al Shabaab. I dati diffusi dall’UNHCR giungono a pochi giorni dall’appello del Kenya che ha chiesto alle Nazioni Unite una mobilitazione delle sue agenzie per trasferire parte dei 650.000 rifugiati somali che vivono nei campi profughi dell’area di Daadab, dove la situazione è ormai diventata insostenibile. A questo proposito l’UNHCR ha sottolineato che nella capitale somala Mogadiscio, a seguito di quello che definisce un miglioramento della sicurezza, hanno fatto ritorno oltre 65.000 profughi provenienti da varie città della Somalia centromeridionale e dai Paesi confinanti. La maggior parte dei rifugiati somali sono originari proprio di Mogadiscio e hanno abbandonato la capitale tra il 2007 e il 2008, quando vi infuriava la lotta armata tra le forze governative e gli insorti guidati appunto dalle milizie di al Shabaab. Più di 120.000 di loro — ricorda la nota diffusa dall’UNHCR — vivono in abitazioni di fortuna lungo il cosiddetto corridoio di Afgooye, la strada che collega tale località alla capitale, distante una settantina di chilometri. I somali stanno vivendo oggi una delle peggiori crisi umanitarie nel mondo. Secondo i rapporti dell’UNHCR e delle altre agenzie dell’ONU, oltre tre milioni e settecentomila somali hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria a causa della siccità, oltre che dei problemi di sicurezza. Agli aiuti umanitari è legata cioè la sopravvivenza stessa di oltre un terzo della popolazione, in particolare dei bambini delle regioni centromeridionali che soffrono di grave malnutrizione.