Padova – “Natale: Accogliere l’Accogliente”: è questo il titolo del dossier pubblicato dal “Messaggero di Sant’Antonio”, nel numero di dicembre. Un dossier insolito, dedicato al Natale; fuori dagli schemi ma specchio della vita quotidiana. Interessante per le diverse chiavi di lettura e le particolari sfaccettature che assume: tutto si sviluppa in quattro racconti inediti, realizzati da altrettanti scrittori. Quattro punti di vista sullo stesso tema: l’accoglienza. Soprattutto quella scomoda, che ci chiede di cambiare, di diventare migliori. Il Natale, infatti, è la festa dell’incontro per eccellenza, che fa cadere ogni muro e barriera.
Dopo l’introduzione di Ugo Sartorio, direttore della rivista, il dossier dà spazio alle riflessioni sul senso dell’accoglienza, come quella di Eraldo Affinati (Accogliere il migrante): “Consegnare le parole”, o quella di Beatrice Masini (Accogliere la fragilità): “La donna dello specchio”. O, ancora, la riflessione di Antonia Arslan (Accogliere se stessi nella malattia): “Ritrovarsi in un sorso d’acqua”, per concludere con lo scritto di padre Ermes Ronchi (Accogliere Dio): “Accogliere, voce del verbo amare”.
“Il pensiero del Natale – scrive il direttore del «Messaggero di Sant’Antonio» – è ripostiglio di pensieri morbidi, ovattati, dove tutto concorda e anche le increspature si rilassano, ma fa sbalzare contraddizioni enormi. La festa dell’accoglienza – aggiunge – è per molti un duro confrontarsi con barriere che respingono, dentro o fuori, e fanno male”. Come accade all’immigrato, spesso di altra religione, che guarda con curiosità quelli che dicono di credere nel Divin Bambino sciamare frettolosi, fino a sgomitare, nei luoghi dove il consumo è compulsivo. Che cosa vede chi corre così verso il Natale? Quali occhi? Le attese di chi?, ci si chiede nel dossier.
Ma è anche difficile fare posto alla fragilità che incombe, relativizza e spesso deride. La portiamo sempre con noi e da fuori alcuni segnali la acutizzano. Se poi si riflette sull’accoglienza di se stessi nella malattia, le cose si fanno serie. Da una parte si combatte con tutte le proprie forze contro un nemico che s’installa nel corpo e nella mente succhiando energie, condizionando i pensieri, e ci violenta. Dall’altra non possiamo che convivere con il mostro che ci opprime, guadagnando tempo e approfittando di ogni minima tregua per recuperare le forze e reagire.
Accogliere Dio, infine, è il grande azzardo. “A Natale – scrive padre Ronchi a chiusura del dossier – è l’intero creato, tra una stalla e un volo d’angeli, che celebra il rito dell’amore irrevocato tra Dio e l’umanità: io accolgo te. L’identico rito è celebrato nel cuore del cielo: un Dio nasce nella carne, un Uomo nasce in Dio”.


