Bergamo – La scuola multiculturale, ovvero gli alunni stranieri in classe, quali cambiamenti portano? Quali opportunità, quali problemi? Ne parla Vinicio Ongini nel libro “Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale”, Edizioni Laterza, che si presenta oggi alle 18,15 nell’ambito del ciclo di incontri Ex-Libris, promosso da Fondazione Bernareggi e Libreria Buona Stampa, al Centro Congressi Giovanni XXIII.
Dialogano sul tema con l’autore del libro Antonella Giannellini dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Nada Charara dell’Agenzia per l’integrazione, Carlo Lanzanova della Fabbrica dei Sogni, moderati dal direttore Migrantes Massimo Rizzi.
Il saggio indaga sulle questioni legate alla presenza dei ragazzi stranieri in classe facendo parlare i protagonisti della scuola italiana multiculturale: bambini e insegnanti, studenti, presidi, genitori, ma anche il gelataio del quartiere e il sindaco del paese, la tabaccaia di fronte alla scuola e la signora torinese trasferitasi in Calabria. Il quadro che ne risulta, interessante e sorprendente, è quello di una scuola dignitosa ma quasi invisibile, una scuola normale, che costruisce giorno per giorno, con i materiali che ci sono. Una scuola per la quale la diversità, la multiculturalità è un bene, una bellezza, una possibilità.
Vinicio Ongini è stato maestro per vent’anni, è autore di numerosi saggi e libri per bambini, nell’occasione del 150° dell’Unità d’Italia ha coordinato il programma nazionale per le scuole “In viaggio con le Fiabe italiane di Italo Calvino”. Attualmente lavora all’ufficio Integrazione alunni stranieri del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Facendo leva sulla sua esperienza di insegnante, si addentra nel mondo della scuola spaziando da Nord a Sud. E fa affiorare progetti e prassi quotidiane legate alla convivenza tra bambini e ragazzi di culture e provenienze diverse. La diversità, dice Vinicio Ongini, arricchisce e unisce le persone.
Diverse sono anche le realtà delle diverse scuole che Ongini descrive: quelle di città, quelle di provincia, quelle delle valli, quelle delle periferie metropolitane, quelle dei borghi storici. Ci sono tante Italie diverse, ognuna delle quali ha problemi e specificità di cui tenere conto. Studiando la scuola multietnica, fin dagli inizi, Ongini ha scoperto subito tratti interessanti, ha notato per esempio che la motivazione degli studenti stranieri è molto forte, a volte anche più di quella di tanti coetanei italiani. E racconta esperienze interessanti e curiose, come quelle di scuole di piccoli comuni del Nord che sono riuscite a rimanere aperte, nonostante i tagli degli ultimi anni e il calo degli studenti, perché hanno accolto studenti indiani sikh giunti dalle campagne lombarde.
Il libro di Ongini invita a dare attenzione a una scuola che valorizzi azioni e progetti virtuosi, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni.


