Ricerca sull’emigrazione friulana prima e dopo l’unità d’Italia

Pordenone – Da un’emigrazione di tipo temporanea e stagionale, costituita prevalentemente da manodopera poco qualificata adatta a lavori generici di manovalanza, si passò gradualmente, dopo l’unificazione del Friuli Venezia Giulia al Regno d’Italia, ad un’emigrazione di tipo permanente e più professionalizzata. Sono queste le conclusioni cui sono giunti Miriam Davide, Michele e Sara Bernardon del circolo culturale “Castel Mizza” al compimento del loro lavoro di ricerca sull’emigrazione friulana nel periodo immediatamente prima e dopo l’Unità d’Italia, presentato la scorsa settimana a Cavasso Nuovo. Fra i convenuti, oltre al Sindaco Emanuele Zanon, anche il Vicepresidente del Consiglio regionale, Maurizio Salvador, la responsabile del servizio corregionali all’estero, Bruna Zuccolin, e il Presidente dell’Efasce, Gina Fasan.

 
Gli studiosi, riferisce la Pordenonesi nel Mondo, hanno presentato l’emigrazione friulana preunitaria, che “interessò soprattutto i Paesi della montagna friulana e fu indirizzata verso le città limitrofe del Friuli e le vicine regioni dell’Impero Austro Ungarico, accettata e considerata fatalmente quasi come un male necessario che riduceva la massa dei disoccupati”.
Negli anni successivi all’Unità d’Italia, hanno proseguito gli esperti, “si passò gradualmente ad un tipo di emigrazione permanente e transoceanica: sempre più spesso erano gli agricoltori a svendere il loro podere e ad emigrare definitivamente così come gli artigiani e operai specializzati quali muratori, mosaicisti, terrazzieri, decoratori, tagliapietre e piccoli imprenditori edili che partivano con i loro contratti di lavoro verso le regioni europee, il vicino Oriente e le Americhe”. (Aise)