L’International Chamber of Shipping prende posizione sul piano ecologico e la pirateria

Londra – L’International Chamber of Shipping (ICS), ha tenuto Consiglio il 13 settembre scorso, esprimendo grande soddisfazione per l’adozione da parte dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), nel giugno scorso, di una serie di norme tecniche che aiuteranno il settore dei trasporti marittimi a ridurre ancor più sensibilmente le emissioni di CO2 a livello globale. In quell’occasione si sono stabilite anche alcune regole per l’istituzione di un fondo di compensazione ambientale, a carico delle stesse navi, prime consumatrici di carburante, invece di un sistema di scambio delle emissioni.

 
Tale regolamento, vincolante dal 2013, ambisce a dissuadere i governi dal perseguire modalità di abbattimento di CO2 in ambito UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) o attraverso esigenze regionali, per esempio dall’UE. Misure, quest’ultime, che interesserebbero solo parte della flotta mondiale e con contributi minimi, anche se concordati con IMO. In ogni caso entrambe le questioni saranno discusse durante la prima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, prevista a Durban nel dicembre 2011.
L’EEDI (Energy Efficiency Design Index) che sarà applicato alle nuove navi, per ragioni politiche subirà delle deroghe, approvate dal consiglio ICS e concordate con l’IMO, al fine di fugare eventuali timori tra le nazioni in via di sviluppo, ha ricordato il Presidente dell’ICS Polemis.
Il Consiglio ha, in quell’occasione, affrontato anche il tema della “pirateria”, sottolineando, per bocca del Presidente, che la concomitanza di tali temi con il decennale dell’attacco alle Twin Towers potrebbe anche sembrare ironico, ma fino ad un certo punto, se si conta il fatto che i vari governi hanno fatto svariati tentativi di soluzione su questo fronte e, accanto a ciò, vi è la sofferenza patita dalle famiglie dei marittimi ostaggi dei pirati di tutti i mari che resta. Riguardo a questa piaga, tutti i membri dell’ICS hanno concordato nell’utilizzare ogni occasione per evidenziare la gravità della crisi e dell’abbandono, da parte della comunità internazionale, di certe aree marittime, come l’Oceano Indiano, a tutt’oggi in mano ai pirati, nonostante gli sforzi e la presenza di navi delle Marine Militari nella zona. Un contributo, quest’ultimo, che però risulta insufficiente: globalmente la politica militare messa in atto dai governi appare inadeguata e non ancora supportata da una volontà politica.
Le misure molto radicali prese dall’IMO restano invece valide (come il Codice ISPS – International Ship e impianti portuali di sicurezza), atte a ridurre la possibilità che il trasporto marittimo possa venire usato dai terroristi per attaccare maggiori ambiti della società, già pesantemente bersagliata da pirati nel corso degli ultimi 10 anni, in quello che è il trasporto marittimo e la fluidità degli scambi commerciali mondiali.